Caro direttore,
sul sito della Città, a cose fatte, secondo la nuova linea della partecipazione cui è scesa la Amministrazione comunale, abbiamo saputo che la sera del 9 luglio alle Gallerie d’Italia si è tenuto il talk”Torino: il futuro ha una storia antica”. Il Sindaco, la Rettrice della Università e il Rettore del Politecnico moderati da una brava giornalista della RAI, Chiara Pottini, si sono confrontati in una conversazione informale sulle prospettive dello sviluppo e sulle future vocazioni della Città.
Una Città che in molti anche nella Amministrazione considerano in declino malgrado dal 1993 sia amministrata da Amministrazioni di sinistre autodefinitesi progressiste per potere ottenere l’appoggio di mondi di centro che con la sinistra a Torino non si erano mai accompagnati. Mentre le analisi non proprio esaltanti di Banca d’Italia e dell’IRES erano state presentate a tutta la Città qui a sentire parlare di futuro , chi dopo trent’anni non ci presenta una Torino proprio in forma , gli inviti sono stati fatti nell’assoluto riserbo e nel circolo chiuso di quelli cui piace la torino con la t minuscola, che non si sono indignati quando un Vescovo genovese figlio di un operaio cassaintegrato arrivato a Torino la aveva vista divisa in due , la metà della Città che sta bene che non si accorge della metà della Città che sta male. Un giudizio che per essere nella Città dei Santi sociali non era proprio il massimo.

Eppure a me sarebbe piaciuto sentire il parere della Professoressa Prandi , una donna sincera, colpevole di aver detto che Lei in Barriera non avrebbe mai abitato, e il Prof. Corgnati. Anche a me sarebbe piaciuto vedere il filmato sulla Storia della nostra Città. Neanche aver organizzato la più grande Piazza della Società civile torinese SITAV, una piazza che salvò l’opera più importante per il futuro di Torino, non mi ha dato il diritto di essere invitato nella bella Sala del Sanpaolo. Così mentre il Sindaco sfuggiva il confronto, noi dell’UDC con una trentina di amici abbiamo iniziato a parlare di Torino, dei suoi problemi economici, sociali, dell’isolamento in cui vivono oltre centomila anziani, delle difficoltà economiche di tanti cassa integrati e abbiamo iniziato a discutere alcune proposte per rilanciare la economia e il lavoro nella nostra Città.
La proposta di istituire una ZES anche al Nord mi sembra interessante anche se complicata. Con la Zes le aree industriali del Nord diventerebbero più competitive e si potrebbe far arrivare un secondo produttore di auto , il settore più importante della economia piemontese. Torino dovrà puntare molto di più del passato recente sulla Organizzazione di grandi Congressi o di Fiere internazionali. Mentre aspettiamo di capire cosa stiano facendo nel Centro per la Intelligenza Artificiale. Così come occorre accelerare la costruzione della TAV l’opera che ci porterà oltre un milione di turisti in più all’anno. Ci stiamo preparando alle prossime elezioni comunali, perché se si vuole rilanciare davvero il Lavoro e la Sicurezza a Torino , occorre assolutamente cambiare l’amministratore delegato come farebbero gli azionisti di qualsiasi grande azienda in calo da oltre vent’anni. C’è qualcuno che vuole continuare ad appoggiare la sinistra con una Città che nelle classifiche dei giornali economici e’ scesa di molti punti?
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Mino GIACHINO
UDC Torino









Recentemente è stato organizzato all’Istituto Sturzo a Roma un incontro fra alcune associazioni cattoliche sul tema importante e decisivo della democrazia, della rappresentanza democratica e anche, e soprattutto, sulla riforma della legge elettorale. Un’iniziativa degna di nota che, però, è stata conclusa da due leader dell’attuale sinistra italiana. Il capo del partito populista dei 5 stelle, Giuseppe Conte e la segretaria del Pd, Elly Schlein. Nulla in contrario, come ovvio ed evidente. Ma è curioso, nonchè singolare, che una importante e significativa iniziativa di un segmento rappresentativo del mondo cattolico italiano venga conclusa da due leader politici che, al di là di ogni polemica od osservazione critica, sono quasi antropologicamente alternativi rispetto alla storia, al pensiero, alla cultura e alla tradizione del cattolicesimo politico italiano, seppur variegato e composito al suo interno. Perchè quello che stupisce, e che inquieta, è che si corre il concreto rischio che in una fase politica dove vige un radicato ed inequivocabile pluralismo politico ed elettorale dei cattolici, dove la tesi dell’unità politica fa parte di un passato ormai improponibile – anche se nella Dc nessuno, ripeto nessuno per 50 anni, ha mai sostenuto il dogma dell’unità politica dei cattolici perchè si votava la Dc per ragioni esclusivamente politiche e perchè si era in un determinato contesto storico – e dove i cattolici si distribuiscono in modo equo ed omogeneo lungo l’intero scenario politico, si riaffermi un nuovo ed inedito neo collateralismo. Un collateralismo che non parte più dal partito – o dai partiti – nei confronti del mondo associazionistico ma si manifesta al contrario. E cioè, dai movimenti verso i partiti. Che, nel caso specifico, sono anche partiti la cui ragione sociale – e del tutto legittimamente – è lontanissima da tutto ciò che è anche solo genericamente riconducibile al cattolicesimo democratico, popolare e sociale. Ora, e senza alimentare ulteriori polemiche, credo che almeno su un punto non si può non concordare. Movimenti, gruppi, laici impegnati nel sociale e cattolici direttamente presenti nell’agone politico. E cioè, nessuno, ma proprio nessuno, può intestarsi in modo arrogante ed esclusivo la rappresentanza politica del mondo cattolico. O, peggio ancora, la parte che qualcuno ritene essere più responsabile, più accorta, più coerente e più matura come sostengono i cosiddetti “cattolici adulti” di prodiana memoria. Perchè i cosiddetti ed intramontabili “catto comunisti” – una categoria che esiste da sempre, addirittura era già presente prima della fine della dittatura fascista – non esauriscono affatto l’universo cattolico nel nostro paese. E questo perchè le molteplici sensibilità religiose, spirituali, etiche, culturali, sociali e politiche presenti nella galassia cattolica vanno rispettate rigorosamente e quasi dogmaticamente tutte. Insomma, per dirla in breve, nessuno può vantare di essere “più cattolico degli altri” e nè, tantomeno, di essere più titolato per ragioni misteriose e sconosciute sul terreno della coerenza nella dimensione pubblica e quindi politica. I “sepolcri imbiancati” per dirla con Carlo Donat-Cattin nella prima repubblica o i ”cattolici professionisti”, per usare una felice espressione di Mino Martinazzoli nella seconda repubblica, sono categorie che oggi non hanno semplicemente più cittadinanza. Nè attiva e nè passiva. Con buona pace di chi continua a sentirsi o a ritenersi tale.
Io non leggo mai né, tanto meno, ascolto l’ex magistrato Scarpinato, oggi ruggente esponente dei Cinque Stelle. Per mantenere fiducia nella Magistratura, l’ho sempre trascurato anche come magistrato, come ho fatto per Ingroia e qualche altro, a partire da Borrelli.