Una preparazione che ci ricorda il “gazpacho”, ma dal quale si distingue, ad esempio per l’utilizzo del pane raffermo nella miscela con il pomodoro. Ma non permettetevi questi accostamenti così scontati: a Cordova ci hanno scritto libri interi dedicati a questo piatto e potrebbero risentirsi. Mi permetto di sottolineare l’origine antica del piatto, si trovano riferimenti anche in Apicio e sottolineo la vicinanza con altre preparazioni mediterranee, come ad esempio la nostra panzanella toscana.

Il salmorejo è un piatto senza tempo, antico, rotondo e, soprattutto, è uno dei grandi protagonisti della gastronomia di Cordoba, che lo ha fatto suo e gli ha dato il nome. Non ha bisogno di cottura, si mangia freddo, è adatto al clima caldo. Frutto della sapiente miscela di pane e olio, cereali e olive, strettamente legato alla qualità e alle varietà locali di pomodori (della valle del Gadalquivir, varietà larga vida, anairis, caramba, oppure tipo pera) e delle olive (varietà arbequino, hojiblanca, picudo e picual). Il pane, componente importante in questa preparazione, il grande protagonista dell’alimentazione mediterranea: la ricetta tradizionale prevede l’uso del pan de telera, un pane tipico di Cordoba, la cui forma ricorda la montera di un torero. Senza dimenticarci delle antiche varietà di aglio (ajos blancos, morados o rosas) e del fior di sale, oppure degli ingredienti di accompagnamento: le uova e il prosciutto crudo (il più che famoso jamon iberico). Se, poi, trasgredendo alla ricetta canonica, volete aggiungere anche un po’ di aceto, beh!, certo non mancano le varietà legate alle uve coltivate localmente: provate a aggiungere el vinagre de Montilla-Moriles al salmorejo!.

Un piatto figlio dei prodotti più eccellenti del mondo agricolo andaluso, che lo ha accompagnato nella sua trasformazione da piatto povero, di umili origini a piatto proposto in tutti i più importanti locali della ristorazione di Cordova: un piatto che è diventato un riferimento emblematico di questa città. A Cordoba oggi c’è una Confraternita, la Confradia Gastronomica del Salmorejo Cordobés, che si occupa di studiare e promuovere il piatto, soffermandosi sulla scelta delle diverse varietà di ingredienti: gli olii (monovarietali o blend), i pomodori più adatti, il modo migliore per degustarlo o la presentazione più adatta. Certo il percorso di valorizzazione è iniziato solo con il XXI secolo, ma il cammino è stato rapido e oggi la Spagna sicuramente inizia a competere anche con il nostro paese nella valorizzazione dei prodotti tipici.Insomma, il salmorejo è un piatto gustoso e semplice, che può trasformarsi in salsa o piatto principale, crema o conforto per i giorni più torridi. Sicuramente è uno dei grandi piatti della storia della gastronomia andalusa, e perché no, può anche essere il suo futuro.
Ignazio Garau
Ingredienti:
- I Kg. di pomodori
• 200 gr. di pane vecchio di qualche giorno
• 100 gr. di olio extra vergine di oliva
• 1 spicchio di aglio
• 10 gr. di sale
Procedimento:
Lavare e spellare i pomodori immergendoli per qualche minuto in acqua bollente, eliminare i semi. Spezzare il pane e ammollarlo nell’acqua di vegetazione dei pomodori, lasciandolo per qualche istante a ammorbidirsi. Procedere a triturare il tutto con il mixer, mettendo pomodori, pane, olio evo, l’aglio e il sale. Volendo si può aggiungere qualche foglia di basilico. Servire nei piatti, decorando con uovo sodo e prosciutto crudo tagliato a dadini.
















Domenica 27 agosto in Piazza Aldo Moro a Santhià (Vercelli) edizione straordinaria della nostra Mostra Scambio di mezzi e ricambi classici e d’epoca
La provincia di Alessandria è stata tutta, tra l’Ottocento ed il Novecento terra di emigrazione. E se ci fu chi andò in Australia, come ha riscoperto il sindaco di Conzano, Emanuele Demaria, sviluppando un rapporto intenso con il Nuovissimo Continente, attraverso il gemellaggio con la Contea di Ingham, moltissimi andarono anche nelle Americhe, come i genitori di Leon Panetta, poi diventato capo della Cia, partiti da Carega Ligure.
domenica in occasione della Festa patronale di Sant’Antonio ad Odalengo Grande. “E’ stato come il vedere i miei familiari contestualizzati nella terra di origine, molti dei quali non l’avevano mai vista, o come il mio bisnonno, che non hanno mai più rivisto, un reincontro dopo 120 anni e a distanza di 13500 chilometri”. La conversazione con Martha, che pur parla un discreto italiano, è però avvenuta in spagnolo e, ad ampi tratti in lingua piemontese. “All’Università statale di Cordoba – spiega – c’è un laboratorio specializzato in Piemontese, che frequento”. E sono in molti tra gli argentini di origine italiana i quali magari hanno dimenticato la lingua di Dante ma che parlano in vernacolo piemontese, tradizione che hanno mantenuto viva attraverso più generazioni. Lettore dell’ateneo è Gabriela Tribaudino, discendente di una famiglia che per cinque generazioni diede fabbri alla corte dei Savoia. Certo che fa effetto sapere che il piemontese, che in Piemonte va via via perdendo persone che lo parlano, viene mantenuto vivo nell’altra parte del mondo, addirittura nell’altro emisfero, Australe. “Fa piacere – commenta Fabio Olivero, sindaco di Odalengo Grande – che dopo 120 all’estero si senta
ancora un legame tanto forte, quasi fisico, con la terra dei propri avi”. Aggiunge Massimo Iaretti consigliere dell’Unione dei Comuni della Valcerrina con delega al turismo: “E’ di un certo effetto sentire una persona che nel profondo dell’animo e del cuore radici tra queste colline parlare in piemontese e sapere che a tredicimilacinquecento chilometri di distanza questa lingua viene mantenuta viva dai nipoti e dai pronipoti di coloro che se ne andarono, quando in Piemonte questo tassello portante delle sua storia si va perdendo e poco si fa per aiutare chi lotta, ed il termine lotta non è casuale, tutti i giorni tra mille difficoltà perché rimanga una lingua viva”. L’emigrazione in Valcerrina non fu solo nei comuni della Provincia di Alessandria, come ha dimostrato una bella mostra allestita nel periodo ta Natale e l’inizio del 2017 nel Comune di Brozolo
Torna per il quindicesimo anno consecutivo “
Il vermouth di Torino, il migliore e più antico, nato a cavallo tra il XVII e il XIX secolo e diventato un punto di riferimento per i produttori e l’aperitivo per antonomasia per gli amanti di questo prodotto unico, è pronto a sbarcare a New York
avventuroso, ci racconta il mondo dal loro punto di vista.C’è una cosa che nel loro viaggio non manca mai: lo sport. Lo sport è fondamentale. Dopo l’incidente è stato uno strumento di riabilitazione e oggi è il loro modo di raccontarsi, di dimostrare che nulla è impossibile e che anche nelle avversità la vita va presa di petto e vissuta, fino in fondo. Volare in ultraleggero, scoprire le profondità della terra attraverso un’escursione speleologica, correre in quad sulle dune di sabbia, fare parapendio, rafting, down hill, arrampicata, canottaggio, hand bike, tennis, sci nautico, diving… non c’è sport che
Danilo e Luca non abbiano provato, esperienza che non abbiano vissuto.E alla fine di questa lunga estate Viaggio Italia uscirà dall’Italia per portare la voglia di vivere dei due amici anche in Spagna e verso altre destinazioni europee. Prossimo appuntamento: Fuerteventura, dal 29 agosto al 9 settembre, per provare yoga, surf, kayak, diving, land sail, quad e trekking
a cura di Maurizio Platone