perlomeno penso di ricordarmi i carbonari che partivano da Stura e portavano da via Lauro Rossi il carbone fino a Porta Palazzo. Si stendeva sopra a grandi lenzuola e si vendeva al chilo. I venditori erano uomini oramai tutti neri in volto e chi comprava erano donne con i mariti che lavorano alla Feroce (la Fiat). Allora a Porta Palazzo si andava anche di domenica. Rigorosamente a piedi e nei momenti eccezionali il ritorno in tram. Giusto perché si era fatto tardi ed alle 12,30 si doveva pranzare. Anche la classe operaia aveva i suoi tempi. Allora non c’ era costruito nulla dei mercati coperti. Piccolo, vedevo il mondo molto più grande. Porta Palazzo era uno spazio enorme come un mare che allora non avevo ancora conosciuto. Al centro venditori di piatti che battevano per venderli. Microfono alla bocca urlavano: fate la vostra offerta. Non sempre la base economica era rispettata in su. Anzi il più delle volte l’offerta era al ribasso. E poi i dialetti. Uno spettacolo. Con calabresi o napoletani che per farsi capire si inventavano improbabili lingue miste tra torinese ed italiano producendo un idioma naif.
elementare. Ci davano il voto per la bella calligrafia. Sono sempre stato una schiappia. Salutando come una liberazione la prima macchina da scrivere Olivetti Lettera 22. Ogni anno si doveva comprare una penna Aurora. Dal cartolaio, 500 lire. Porta Palazzo, 450 lire. Prezzo base ovviamente. Poi si trattava. Colore permettendo . Più tardi sarebbe arrivato lo stupendo libro La donna della domenica di Fruttero e Lucentini con il successivo e stupendo film con Mastroianni, il mirabile commissario Santamaria. Porta Palazzo era luogo d’ incontro delle regioni di Italia. Ed anche qui non tutto era perfetto. Anzi si capiva, si intuiva che qualcosa non andava. Chiedevo a mio padre: chi sono quei signori? Caporali. Chi sono i caporali? Sfruttatori che fanno lavorare in nero le persone che ingaggiano.
Nero? Senza contratti di lavoro. Sicurezza zero . Soprattutto nell’ edilizia. Ma anche le boite come i mercati rionali o i mercati generali. Polizia mai vista. Imparata la prima lezione sull’ ingiustizia sociale. Ed ora? In fondo in molti casi, in troppi casi, nulla è cambiato. E se volete, passando il tempo molto è peggiorato. Quando hanno deciso di istituire il mercato del baratto mi è parsa una cosa buona e giusta. Un tentativo di integrazione, attraverso una cosmopolita rigatteria dove potevi trovare un po’ di tutto. Vestiti usati, soprammobili e altre cose. Poi si sono affacciate storie di furti. O di rom che spaccavano gli appositi contenitori di vestiti usati per rubarli e rivenderli. Storie di illegali, e oggi come ieri ciò che sembrava positivo è diventato negativo. Ieri difficile integrazione tra il Sud ed il Nord. Con la “variabile ” della criminalità organizzata. Oggi tra gli immigrati di tutte le parti del mondo ed una Torino impoverita e spaurita. Ieri c’ era la Fiat che assumeva. Non sempre le condizioni di lavoro erano accettabili. Si moriva di lavoro. Si costruivano alloggi in ogni dove, senza un piano regolatore . Tutto caotico e non proprio tipico di un paese civile. Oggi questa confusione è aumentata. Ieri luci ed ombre. Oggi stiamo cercando le luci che non troviamo, così il ricordo é anche un modo di sopravvivere. Ed in fondo ci piace più la Porta Palazzo di ieri, quando c’era un domani che oggi non intravedo.


I tomini freschi di latte vaccino a pasta morbida, dal gusto leggermente acidulo, hanno origini antichissime e spiccano tra i tipici antipasti della cucina piemontese.
Le mele cotte evocano ricordi e profumi d’infanzia, un comfort food della stagione invernale







