Per noi il carnevale era Piazza Vittorio. Ci si metteva dei soldini da parte e il giorno prefissato si dava giù al piccolo gruzzolo
Ritrovo davanti alla Parrocchia Michele Rua. Prendevamo il 57. Pullman con bigliettaio che, simpaticamente ci faceva lo sconto.
Tutto cominciava stressando i genitori per il costume. Mia madre sarta qualcosa riusciva a fare, risparmiando. Le mie assillanti richieste erano volte ad avere il costume da cowboy. Cappello incluso. Cedette di schianto pur di non sentirmi. Dunque tornati da scuola ingollavamo il pranzo e via. Prima del pullman una capatina dal cartolaio per le munizioni fatte di coriandoli e poi eccoci verso l’avventura. Fermata davanti al Duomo e poi tutta in via Po. Era tra le poche scorribande in centro. Il nostro regno continuava ad essere la Barriera. Arrivati in piazza Vittorio un giro di perlustrazione e di ricognizione delle giostre. Sempre le stesse da decenni. I soldi non erano tanti e dovevamo selezionare e comunque era bello cazzeggiare in cerca di altre comitive.
Ed appena arrivava una comitiva di ragazzine giù a scherzare con la solita logica dei guasconi ante litteram. Una delle poche occasioni di incontro con l’altro sesso. Alle elementari e medie non c’erano classi miste e l’oratorio era solo per maschi. Che freddo faceva, ed i costumi non coprivano. Ma eravamo fatti d’ acciaio. Le poche volte che ci sentivamo un po’ male era il giorno prima di una interrogazione. Io mi ero inventato il classico mal di testa ma dopo due o tre volte mio padre mi aveva preso da parte ammonendomi: prima o poi dovrai essere interrogato. Ed il mal di testa svanì per sempre anche senza aspirina.
Il raffreddore manco a parlarne. E l’altro pezzo forte era il Gianduia. Grande lecca lecca. Di diverse dimensioni esposti nelle vetrine delle pasticceria. Ghigo in primis, al fondo di via Po. Costava troppo e ci accontentavamo di vedere in vetrina le composizioni. Il ricordo non è di angosciante rinuncia. Anzi, di assoluta normalità. Il costume bastava per sentirci importanti. Costume con pistola annessa. Sempre di plastica e tra i motivi della nostra invincibilità. Si tirava tardi per poi rientrare. Bella giornata. Belle giornate. Si direbbe oggi spensierate. Ad aspettare un altro anno per un nuovo giorno di Carnevale, un nuovo anno di spensieratezza.
Patrizio Tosetto
(Foto Museo Torino)

Caro Ariete, la maggior parte delle persone è naturalmente – ed ingenuamente – portata a pensare che il nome Dolcetto abbia un nesso con il tasso zuccherino di questo vino. In realtà, il nome sembra derivare dal piemontese “Duset”, che definisce un piccolo dosso collinare, richiamando l’andamento tipico di quella vigna. Amico Ariete, nel mese di febbraio non limitarti ad aggredire il mondo a testate ma concediti qualche bicchiere di dolcetto – delle Langhe, del Monferrato o di Dogliani – e soprattutto non scambiare dei piccoli ostacoli per degli zuccherini. In questo modo eviterai con destrezza equivoci e cadute fortuite.
Il premio Nobel Rita Levi Montalcini, scienziata, accademica e personaggio politico Torinese, nata sotto il segno del Toro disse: “Non è l’assenza di difetti che conta, ma la passione, la generosità, la comprensione e simpatia del prossimo, e l’accettazione di noi stessi con i nostri errori, le nostre debolezze, le nostre tare e virtù, così simili a quelle dei nostri ascendenti e discendenti.” Fortissimo Toro, ormai lo sanno tutti che aneli alla perfezione, ma per raggiungere il tuo Nirvana dovrai iniziare questo mese intraprendendo la via dell’accettazione: Namastè.
Il piccolo comune di Barbania, paesino canavesano dal nome di origine celtica, in provincia di Torino, detiene un record da guinness (non la birra) dei primati: su circa 1.600 abitanti, ben sessanta sono nati da parti gemellari. Questa percentuale è doppia rispetto alla media mondiale. Caro Gemelli, rifletti su questo aneddoto e non fidarti solo della mera statistica, bensì insaporisci questo mese bisestile con un pizzico di magia. Puoi iniziare sin da subito, concedendoti qualche gita nel canavese, illuminato dal sole e da un buon bicchiere di Erbaluce, per terminare la giornata in bellezza al Carnevale di Ivrea.



Cosa intendeva?
Quanto è forte l’ostilità tra Kate e Meghan?
studiare coltivazioni biologiche, come ha fatto nelle sue tenute. Camilla è fortissima ed è stata la donna più odiata del regno. Quando Meghan si lamenta della stampa, mi viene in mente cosa scrissero quando scoppiò lo scandalo dell’amore tra Carlo e Camilla. Lei non poteva neanche uscire di casa, mandava gli amici a fare la spesa. Carlo, ad Highgrove, confessò che si vergognava davanti ai camerieri.
Di lei cosa l’ha colpito di più ?



