Si rompe una cosa a casa? Forse non è necessario ricomprarla o portarla a riparare. Vogliamo riciclare vecchi oggetti ridandogli una nuova vita o cambiandone la destinazione d’uso?
Sì, si può fare tranquillamente con creatività e fantasia. Cassette della frutta che diventano tavolini o librerie, un vecchio copertone trasformato in una comoda cuccia per il cagnolino oppure lattine che diventano lampade di design. Tutte, o quasi tutte, le nostre cose, risposte magari da anni in cantina in attesa di essere buttate, possono mutare in nuovi oggetti come la zucca di Cenerentola che diventa una carrozza. Ovviamente é bene capire se ci sono tutte le condizioni per intraprendere il lavoro e soprattutto essere certi di operare in sicurezza, ma a parte questo e con l’aiuto di diversi siti che dispensano consigli ed idee, si può addirittura rinnovare interamente la casa in maniera low cost e con la soddisfazione di aver prodotto tutto da soli. D’altronde il detto dice Chi fa da sé fa per tre. Ci sono vari siti che possiamo consultare alla ricerca di indicazioni utili, Pinterest, per esempio, è un mondo, un pianeta di idee, uno scenario immenso di ispirazione, Bricoportale.it è ricchissimo di suggerimenti e guide per i diversi lavori del fai da te, Bricoliamo.it contiene video tutorial per ogni tipo di intervento e anche le informazioni per visitare le fiere a tema. Ovviamente anche Youtube rappresenta un importante supporto perché con i suoi video è capace davvero di illustrarci come fare qualsiasi cosa. Le statistiche dicono che il DIY è un fenomeno in crescita, una passione in aumento per chi ama le attività di autoproduzione casalinga ma anche l’opportunità, sempre più apprezzata, di non dover ricorrere agli acquisti, non sempre economici purtroppo, quando si guasta una cosa o quando si ha bisogno di un nuovo mobile. Pur vivendo in un momento in cui si è bombardati dalla pubblicità, dalla spinta agli acquisti e dal febbrile desiderio di avere sempre tutto nuovo e alla moda, questa pratica del fai da te sta prendendo piede e sta interessando una grande fetta della popolazione, l’Italia è, tra l’altro, uno dei paesi che ne sta beneficiando di più. Oltre ad essere una pratica utile che aiuta le tasche sostenendo il risparmio economico , il Do It Yourself è anche terapeutico, un esercizio per la nostra mente. Essere impegnati in varie attività pratiche è un toccasana per il nostro cervello, aiuta a ridurre lo stress ed è un supporto nella cura della depressione. Si producono gli ormoni del benessere, si medita concentrandosi sull’attività che si sta svolgendo, allontanando così altri tipi di pensieri, e si migliora l’autostima nel constatare le proprie abilità. E’ inoltre un potenziatore di creatività, è capace infatti di far emergere tutte quelle nostre attitudini e predisposizioni, che altrimenti, probabilmente, rimarrebbero inespresse.
Maria La Barbera
Due tradizioni secolari fuse in una. Questo è il caso molto originale in Piemonte, precisamente a Torino, che vede protagonisti il Pastificio Giustetto, in via Santa Teresa, e l’attigua Enoteca-Osteria Rabezzana, in via San Francesco d’Assisi. Essi costituiscono oggi una realtà unica, seppur variegata nelle loro rispettive produzioni, sotto la guida del patron Franco Rabezzana, nipote degli originari titolari della pastificio, i fratelli Anna e Luigi, e figlio di Renato Rabezzana e Maria Giustetto, che hanno gestito dal 1947 l’enoteca più storica di Torino. Dal 2019 questa realtà si è aperta alla partecipazione di molteplici investitori, attraverso l’utilizzo dello strumento finanziario del crowdfunding, di origine anglosassone.




Il nome dice tutto. Sono molti gli elementi del menù e del locale che richiamano le origini del posto che ci ospita, un ambiente accogliente ed elegante, con il soffitto a volte, mattoni a vista e lampade a luci calde.
Seguono gli antipasti, in cui ovviamente la stagionalità e la sostenibilità la fanno da padrone; piatto simbolo è sicuramente Hokkaido, topinambur e bergamotto, che prevede la zucca Hokkaido con buccia cotta al vapore e poi rosolata, a questa viene aggiunta una nota di croccantezza con una tartare di topinambur, le cui bucce vengono utilizzate per preparare un brodo a cui si aggiungerà del succo di bergamotto per finalizzare il piatto.
La presentazione scenografica ed il connubio tra gli ingredienti hanno reso il paragone immediato con il dipinto di Gustave Klimt, Il bacio, 1907-1908; in cui i due amanti si abbandonano in un bacio su uno sfondo dorato, il cui contesto etereo viene volutamente ignorato dall’intensità dell’incontro. Proprio come la cena, è stato un continuo accostamento tra sapori ben distinti ma al tempo stesso complementari, in grado di fondersi come un bacio tra due amanti.
il susseguirsi delle poche ma selezionate attività commerciali di vendita e somministrazione delle eccellenze enogastronomiche del territorio, la presenza di piccoli negozi di abbigliamento e oggettistica per la casa particolari nel loro genere, l’aria “ urban style “ ed elegante tipica sabauda, suggellata dalla luce dei soli lampioni, rendono quest’area un piccolo gioiello di cui la città va particolarmente fiera.



Dal giorno in cui ho messo piede in questo nuovo “supermercato del gusto”, l’ho visto crescere, modificarsi, superare crisi, rinnovarsi di continuo per soddisfare sempre più una clientela che nel tempo ha individuato questo posto come un polo di riferimento gastronomico importante. Fin da subito, si respirava un senso di rilassatezza mentale, curiosando nelle varie corsie, quasi a dedicarsi dei momenti di contatto fra il cibo e i produttori, tanti, tantissimi e ognuno con le proprie peculiarità.
Col passare del tempo, Eataly Lingotto ( e poi anche nella sede più centrale della città, quella di via Lagrange) è diventata una tappa importante del sapere sul cibo piemontese e nazionale. Dalla pasta secca, alla pasta fresca, le cui vetrine di esposizione sono a “ cielo aperto” : si possono così scegliere agnolotti e plin come ci si trovasse in un vero e proprio pastificio. La loro realizzazione è stata improntata secondo lo stile della storica famiglia Alciati – che in termini di lavorazione dell’agnolotto è fra le più famose in Piemonte – e che da poco tempo aperto il nuovo bistrot “Giù da Guido”. E’ un luogo dedicato al “mangiare con lentezza” – ricavato in un’ampia area proprio vicino alla zona dei vini regionali e della cantina che contiene quelli più rinomati – dove è possibile gustare tante proposte della tradizione piemontese ma proposte in maniera rinnovata e allo stesso tempo gustosa : tra tavoli in stile retrò, in un’atmosfera rilassante e immersi in un tempo indefinito, assaporando portata dopo portata, l’amore e l’eleganza della loro cucina.
Grande attenzione è dedicata sopratutto ai vini, alle birre, ad etichette anche internazionali di liquori e distillati. Il cuore pulsante è proprio nello shop situato al piano inferiore. Lì una volta si poteva anche mangiare, con un menu un po’ più rustico in abbinamento alle birre: ora questa zona, insieme a tutti gli altri ristoranti a tema, sono stati spostati al piano principale.
Per 10 giorni, dal 20 al 30 gennaio, si sono succedute numerose cene e pranzi con cuochi e ristoranti di tutta Italia, non solo piemontesi, e che hanno trasmesso i valori dei luoghi di provenienza, le peculiarità e le ricette tradizionali; tutti seduti intorno ad una tavola al gusto di “ Italia” .
Nel pensiero che esprimeva sulla città di Torino, come potenziale sede di un’ulteriore apertura del ristorante, si è compreso come da romano, abituato a tempi e orari dilatati nel tempo, con ritmi di lavoro completamente diversi da quelle tipicamente sabaudi, sentisse forte la necessità- inaspettatamente- di volersi adeguare al rigore della città della mole, ai modi garbati e attenti di accogliere le nuove realtà gastronomiche, soprattutto se provenienti da regioni che portano con sé ricette particolarmente gustose, proprio come quelle della tradizione culinaria romana. E poi, testuali parole “ Torino è così bella!”