LIFESTYLE- Pagina 115

Scopri la magia di Tulipani Italiani: a Grugliasco sono 380mila

La stagione 2025 è alle porte, manca poco all’apertura. Nel campo di Arese, vicino a Milano, vi aspetta il più
grande U-PICK GARDEN d’Italia, dove potrete immergervi in un mare di colori tra 660.000 tulipani bellissimi e
variopinti, coltivati con cura per regalarvi un’esperienza unica. Nel frattempo, alle porte di Torino, nel campo
di Grugliasco, abbiamo piantato 380.000 splendidi fiori, pronti a sbocciare e a creare un panorama mozzafiato.
Una stagione ricca di emozioni e bellezza naturale vi attende, per vivere momenti indimenticabili a contatto con
la natura!
Nonostante le difficoltà legate all’aumento dei costi di bulbi importati dall’ Olanda, continuiamo con
passione a rendere i nostri campi un luogo unico e magico, dove la natura si esprime in tutta la sua bellezza. Ogni
anno cerchiamo di migliorare, introducendo nuove varietà di fiori (in questa stagione abbiamo aumentato il
numero di bulbi di Narcisi, Iris e Allium), installazioni uniche e attività per tutte le età, affinché ogni visita diventi
un’esperienza indimenticabile. La nostra missione è creare un legame speciale tra uomo e natura, promuovendo
uno stile di vita sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Con il vostro supporto e il vostro entusiasmo, possiamo
continuare a far sbocciare un futuro più verde, pieno di emozioni e colori. Restate connessi sui nostri canali
Instagram, Facebook, TikTok e Twitter per non perdere le novità e condividete con orgoglio i vostri momenti
più belli!
L’apertura dipende dalla temperatura e dalla stagione primaverile; i due campi apriranno probabilmente tra il
15 e il 22 marzo 2025 per continuare indicativamente fino alla fine di aprile. Vi aspettiamo per festeggiare la
Pasqua passeggiando e raccogliendo splendidi tulipani. La fioritura durerà al massimo sei settimane. Saremo
aperti 7 giorni su 7 dalle 9.00 alle 19.30, sabato e domenica dalle ore 8.30 fino alle 19.30. La pioggia non ci
spaventa. Saremo aperti anche nei giorni di brutto tempo, che dona ai fiori vita e freschezza. Approfittate di
questa occasione unica per immergervi nei colori e nei profumi della primavera! La chiusura è prevista solo nel
caso di mal tempo pericoloso per i visitatori.
Ogni giorno i filari nei campi cambieranno, trasformando il paesaggio in uno spettacolo unico e irripetibile! I
bulbi selezionati con cura, dai precoci ai tardivi, permetteranno ai visitatori di vivere l’esperienza di raccogliere
tulipani e immortalare momenti speciali per tutta la durata dell’evento. Come sempre, ci dedichiamo con
passione a offrire tulipani di qualità superiore, dai colori vivaci e intensi. Nel nostro Show Garden, un vero
paradiso per gli amanti dei fiori, potrete scoprire le varietà, lasciarvi incantare dalla loro bellezza e divertirvi
a cercare e raccogliere i vostri preferiti tra i filari multicolore.
Siamo ad Arese, in Via Luraghi 1, nel cuore del Parco delle Groane, immersi nei campi che si trovano di fronte
a IL CENTRO, nella suggestiva area conosciuta come La Valera. Desideriamo esprimere la nostra profonda
gratitudine alla direzione de IL CENTRO di Arese per il continuo supporto e la collaborazione costruttiva che ci
hanno dimostrato negli ultimi anni; un sentito ringraziamento anche al Comune di Arese e al corpo di Polizia
Locale di Arese, che con grande professionalità e disponibilità ci affiancano, garantendo sempre un prezioso
sostegno alle nostre attività.
Il campo di Grugliasco rappresenta per noi una straordinaria opportunità di condivisione e crescita. Grazie alla
collaborazione con l’Agriturismo Cascina Duc e alla famiglia di agricoltori che ci ospita, possiamo entrare in
contatto diretto con una realtà autentica, dove tradizione e innovazione si incontrano in armonia. Grugliasco,
con il suo fascino storico e il suo impegno per la sostenibilità, ci ispira ogni giorno a fare del nostro meglio per
valorizzare il territorio. L’entusiasmo e il calore dei visitatori sono il motore che ci spinge a crescere e a
migliorare, rendendo ogni stagione unica e indimenticabile. Continuare insieme questo cammino ci riempie di
gioia e gratitudine.

Edwin, Nitsuhe

La gestione ottimale delle nostre energie / 1

Prima parte 

Dio come sono stanca/stanco! Non riesco a trovare le energie per fare tutto ciò che dovrei! Quante volte sentiamo (o diciamo noi stessi…) queste frasi? Anche nei miei colloqui di coaching e counselling, e nelle attività di sportello d’ascolto che svolgo in aziende ed enti, queste considerazioni sono frequenti.

Sempre più persone hanno pesanti difficoltà nel trovare le energie sufficienti ad affrontare i tanti impegni della quotidianità. Qualunque sia il nostro ruolo sociale, lavorativo e familiare, ognuno di noi vive situazioni che richiedono un forte impiego di energie fisiche e mentali.

Per stare bene, dobbiamo perciò fare in modo di avere un sufficiente livello energetico, che ci permetta di affrontare nel modo migliore i tanti impegni (e ruoli…) della nostra vita. È sorprendente notare che ci sono persone sempre attive e piene di energia, che affrontano con vigore i numerosi e pressanti impegni della loro vita.

Viceversa tutti noi conosciamo altri soggetti che sono sempre stanchi, nonostante che le loro giornate siano tutt’altro che piene di impegni e di incombenze… Quali sono le caratteristiche e i comportamenti che rendono così diverse tra loro queste persone, rispetto alla gestione delle loro energie?

Uso spesso, anche nei miei corsi di formazione sulle Soft Skills, la metafora del serbatoio di energie: possiamo visualizzare il nostro livello energetico come fosse, appunto, un serbatoio, con un immaginario rubinetto, spesso troppo aperto a causa dei tanti impegni e dello stress.

Da cui escono le nostre energie e una apertura superiore nella quale immettiamo, attraverso l’alimentazione, il sonno, il relax, ecc, nuove energie. Se le energie che escono dal serbatoio sono superiori a quelle che entrano, e se questa situazione si prolunga per un tempo eccessivo, inevitabilmente ci troviamo in carenza energetica.

Roberto Tentoni
Coach AICP e Counsellor formatore e supervisore CNCP.
www.tentoni.it
Autore della rubrica settimanale de Il Torinese “STARE BENE CON NOI STESSI”.

(Fine della prima parte)

Potete trovare questi e altri argomenti dello stesso autore legati al benessere personale sulla Pagina Facebook Consapevolezza e Valore.

Città vs campagna

Da alcuni anni, particolarmente dalle metropoli come Milano, si assiste ad una migrazione verso la periferia, verso la campagna, oggetto tanto di vantaggi quanto di svantaggi nei confronti della metropoli. Esempio eclatante sono i milanesi che, pur lavorando ogni giorno sotto la Madonnina, a fine giornata prendono il treno AV e vengono a Torino dove hanno preso casa, mangiano e dormono, per tornare il giorno dopo verso la metropoli lombarda e così via finché non cambino le condizioni di vita o non arrivi la sospirata pensione. Al di là di ogni considerazione economica, è evidente che l’apparente sacrificio cui si sottopongono questi pendolari interregionali viene ripagato da qualche altro vantaggio; se fosse solo un problema economico basterebbe andare ad abitare in qualche Comune del milanese o dei dintorni (magari Cassinetta di Lugagnano, Tavazzano con Villavesco, Pantigliate, ecc) dove gli affitti sono sicuramente inferiori a quelli del capoluogo.

E’ evidente come questa tendenza, sempre più frequente, affondialtrove le sue origini: da un lato i tempi di percorrenza, specie se si è costretti ad utilizzare l’auto, sono tra le principali cause di insoddisfazione in chi lavora ed abita in Milano; dall’altro lo stress di inquinamento, traffico, rumore, problemi di parcheggio, costi (parcheggi a 4 euro l’ora non sono giustificabili) rendono competitiva qualsiasi soluzione alternativa.

Parlando con uno di questi pendolari che quotidianamente sale a Porta Susa su un treno AV per scendere circa ¾ d’ora dopo in Centrale, è emerso come il tempo impiegato dal lavoro a casa sia lo stesso (prima doveva attraversare Milano da un’estremità all’altra), ma il risparmio sull’affitto di casa permette di acquistare l’abbonamento mensile e avanzano ancora alcune centinaia di euro al mese.

Io personalmente adoro Milano ma non vi ho mai abitato, escludendo periodi di 4-5 giorni per corsi, progetti, ecc) dunque non ho una realistica percezione di cosa significhi affrontare la quotidianità; posso però dedurre che, scioperi ferroviari a parte, mettendo su un piatto della bilancia il risparmio e sull’altro il disagio di dover viaggiare, sarà il primo piatto quello che penderà verso il basso.

Naturalmente questo criterio non può essere considerato universale perché molti fattori intervengono nella scelta: genitori anziani da accudire, problemi di salute che sconsigliano i viaggi, discordanza con gli orari di uscita da scuola dei figli, distanza della sede di lavoro dalla stazione ferroviaria e altro ancora.

Ma quello che deve fare riflettere è che una società che ha fatto dello sviluppo industriale la propria carta vincente ora è satura di tutto ciò che questo sviluppo ha portato con sé: motorizzazione di massa, edifici dove anche dopo anni non ci si conosce tutti, assemblee condominiali più simili ad un saloon del far west che ad un ritrovo dove decidere gli interessi di tutti, mezzi pubblici spesso inadatti alle esigenze degli utenti e distanze enormi da percorrere per soddisfare le esigenze basilari (spesa, medico, scuola) hanno di fatto saturato gli animi di chi vi abita.

Fra quanti ancora ancora resistono, una minima parte ha interessi tali da non potersi spostare di città, da non potersi allontanare dai luoghi sede di questi interessi, mentre la maggior parte non vuole uscire dalla confort zone, da quel luogo virtuale nel quale non si sta poi così male e, in ogni caso, starebbe peggio a dover decidere diversamente, a dover affrontare un cambiamento.

Questo non cambiare, però, non è sempre la scelta migliore: l’epigenetica studia e spiega proprio come alcune patologie siano influenzate dall’ambiente in cui viviamo; pensiamo soltanto ad inquinamento dell’aria, elettronico o acustico, allo stress negativo di stare in colonna in auto, sentendosi impotenti, di dover giocare alle slot con i parcometri su una strada già nostra grazie al gettito IRPEF e così via.

E’ evidente, però, vedendo l’ampiezza del fenomeno che questo disagio, questa nuova tendenza sia la testimonianza che la nostra società stia correndo ai ripari dopo aver fatto indigestione di agi, di lusso, di comodità.

Forse se riprogrammassimo le nostre abitudini attribuendo un giusto equilibrio tra efficienza, comodità, natura, risparmio e, perché no, tempo libero riusciremmo a trovare la giusta collocazione.

Oppure continuare a lamentarci.

Sergio Motta

Panfua: Il Nuovo Tempio dei Fluffy Pancake a Torino

SCOPRI – TO   ALLA SCOPERTA DI TORINO

Torino è una città che ha sempre saputo mescolare tradizione e innovazione e ora accoglie con entusiasmo un nuovo indirizzo gastronomico che sta già conquistando il cuore degli amanti della colazione e non solo. Si chiama Panfua, ed è un locale che ha appena aperto in Via Maria Vittoria, con un’offerta che ruota attorno a uno dei piatti più amati e confortanti: i fluffy pancake.
Da sempre simbolo della colazione americana, i pancake sono diventati un must per molti anche in Italia, ma a Panfua la ricetta si reinventa, con una proposta unica che non si limita alla versione dolce. Il ristorante offre anche pancake salati, pensati per soddisfare i gusti più diversi e adattarsi a ogni momento della giornata. Se fino a qualche tempo fa i pancake erano considerati un piatto esclusivamente dolce, oggi si trovano anche con farciture salate, un’idea innovativa che Panfua ha portato a Torino con grande successo.
Il fascino dei fluffy pancake, rispetto alla versione più sottile e compatta, risiede nella loro morbidezza e leggerezza. Questi pancake, alti e soffici, si sciolgono praticamente in bocca, regalando una sensazione di piacere che si sposa perfettamente con gli ingredienti freschi e di qualità che il locale utilizza. La preparazione è un’arte che richiede attenzione e cura: l’impasto, arricchito da lievito e una selezione precisa di farine, crea una base perfetta, che si presta a mille varianti, sia dolci che salate.
Ma a Panfua non si trova solo la versione tradizionale con sciroppo d’acero e frutta fresca. La vera novità è la possibilità di personalizzare il piatto come meglio si crede, scegliendo tra una vasta gamma di farciture, salse, frutta, formaggi e addirittura piatti salati. Immaginate un pancake farcito con uova strapazzate, bacon croccante, o una versione vegetariana con avocado, pomodori secchi e hummus: un abbinamento che potrebbe sembrare inusuale, ma che si rivela assolutamente irresistibile
Un’Offerta Sana e Deliziosa
Ma quello che distingue davvero Panfua è la sua attenzione al benessere e all’equilibrio alimentare. Molti dei suoi clienti, infatti, apprezzano anche la possibilità di gustare i pancake senza sensi di colpa. Il locale propone diverse varianti che rispondono alle esigenze alimentari di chi segue diete particolari. Per chi è intollerante al glutine o preferisce una versione vegana, Panfua ha pensato a pancake preparati con farine alternative e dolcificanti naturali, offrendo anche la possibilità di scegliere una versione a basso contenuto di zuccheri. Grazie a queste varianti, anche chi è attento alla propria alimentazione può concedersi un piccolo piacere senza rinunciare alla leggerezza.
E per accompagnare i pancake, il locale offre una selezione di bevande salutari, come succhi freschi, centrifughe di frutta e verdura, e smoothies ricchi di vitamine. Non mancano ovviamente caffè, tè e altre bevande più tradizionali, ma l’idea è di proporre una colazione sana e nutriente, senza rinunciare al gusto.
L’atmosfera di Panfua è un altro punto di forza; il locale, dall’aspetto moderno ma caldo e accogliente è perfetto per trascorrere una mattina in compagnia o per una pausa rilassante durante la giornata. Gli interni, semplici ma eleganti, invitano a sedersi e godere di un’esperienza che va oltre il semplice pasto: qui, infatti, si viene accolti con un sorriso e con la promessa di un prodotto genuino, preparato con cura.
Il team di Panfua è giovane e dinamico, sempre pronto a consigliare i clienti nella scelta della versione migliore dei pancake, che possono essere gustati sia per un brunch, che per una cena alternativa. La passione e l’entusiasmo che si percepiscono in ogni dettaglio fanno di questo locale un punto di riferimento per chi cerca qualcosa di nuovo, ma anche di qualità, nel panorama gastronomico torinese.
Panfua non è solo un luogo dove mangiare, ma un’esperienza che celebra la creatività in cucina e l’incontro di culture gastronomiche. Grazie alla sua proposta variegata, il locale è perfetto per ogni tipo di cliente, da chi cerca un piatto goloso ma sano a chi è sempre alla ricerca di nuove tendenze culinarie. Ogni visita a Panfua è un’opportunità per esplorare nuovi abbinamenti di ingredienti e scoprire combinazioni che forse non sibsarebbero mai immaginate. Che si tratti di una colazione abbondante, una merenda o una cena fuori dagli schemi, i fluffy pancake di Panfua sono pronti a conquistare anche i palati più esigenti.
Con l’apertura di questo nuovo locale, Torino si conferma come una città che guarda al futuro senza dimenticare le tradizioni, in un perfetto equilibrio tra innovazione e cultura gastronomica.
NOEMI GARIANO

Ecomuseo dei Seggiolai di Azeglio, una storia antica che inizia con “un pezzo di legno”

C’era una volta… “un pezzo di legno” scriveva Carlo Lorenzini, in arte Collodi. Anche questa storia inizia con un pezzo di legno, ma il legno non è destinato a diventare burattino, bensì una sedia impagliata che in comune con Pinocchio ha avventure, viaggi e un legame stretto con i suoi artigiani: il seggiolaio, il cadregat in dialetto e l’impagliatrice, l’ampajaura.

L’attività, sviluppatasi a partire dalla metà dell’Ottocento, coinvolge gran parte delle famiglie del Comune di Azeglio e si sviluppa a tal punto da riuscire a dare impulso non solo al commercio locale, ma a creare flussi stabili verso il Nord Italia, la Svizzera, la Francia e gli Stati Uniti, affievolendosi, per poi cessare del tutto intorno agli anni ’80 del secolo scorso, travolta dalla produzione in serie, dalle macchine e dall’utilizzo di quella tecnologia che ha tutto uniformato, spazzando via il calore del passato a vantaggio della freddezza di un presente sempre più rapido e superficiale. Nel 2004, con grande impegno e amore, i volontari dell’Associazione ARTEV hanno creato l’ecomuseo “La Cadrega fiurja”, un piccolo gioiello che custodisce e sottrae al trascorrere del tempo il racconto della nascita della produzione e dell’impagliatura delle sedie, un luogo di gozzaniana memoria dove regna non il rimpianto, ma semplicemente quella sottile malinconia che tutto avvolge e tutto rende caro.

Ai locali si accede attraverso una piccola scalinata che da piazza Massimo d’Azeglio scende verso via XX Settembre, costeggiando la Torre Campanaria e la Chiesa Parrocchiale. Una lungo e ampio ingresso ospita numerosi esemplari di sedie sottratte al trascorrere del tempo, sedie umili per la cucina contadina e sedie eleganti per la sala da pranzo, sedie impagliate con la lesca, l’erba palustre che con la paglia di segale costituisce la seduta, e sedie alle quali si intreccia la canapa, sedie che si fronteggiano e si affiancano, richiamando alla mente la “Sedia di Vincent” e la “Sedia di Gauguin” dipinte da Van Gogh, in apparenza vuote, ma evocative di presenze, di volti, di storie, di emozioni. Non poteva mancare la ricostruzione della sala da pranzo o salotto con i manufatti azegliesi, con il servizio “buono” che nessuno utilizzerà, con il canapè impagliato sul quale non siederà nessuno, con i volti sottratti per sempre al trascorrere del tempo da uno scatto fotografico. “Fuga delle stanze morte! Odore d’ombra! Odore di passato!”, citando Gozzano. E poi la cucina con l’angolo per impagliare e il laboratorio di falegnameria del cadregat con gli utensili, gli attrezzi, le sedie incompiute, la paglia ancora da intrecciare. Questo sito espositivo che dovrebbe essere conosciuto e protetto, come conosciute e preservate devono essere le nostre radici perché il presente e il futuro non si possono costruire senza passato, senza origini, senza un punto dal quale partire e al quale tornare, rappresenta solo una cellula dell’Ecomuseo, che si compone anche del “Sentiero della lesca”, il percorso naturalistico nel bosco e sulla sponda azegliese del lago di Viverone, dove si può osservare l’erba lacustre usata per l’impagliatura, e dovrebbe coinvolgere la vecchia fabbrica di sedie fondata nel 1879 dal cav. Santina, in regione Pila, nella quale i macchinari funzionano ancora. Una via dell’anima, un ritorno alle origini e alle storie delle generazioni che ci hanno preceduto, di quegli antenati che vivono nelle memorie e nei gesti ripetuti, oltre che nei nostri cuori e che un umile oggetto come una semplice sedia può riportarci, per caso, alla mente, simile alla “madeleine intinta nell’infuso di tiglio del ricordo”.

 

Barbara Castellaro

 

Visite su prenotazione

P.za M. d’Azeglio – 10010, Azeglio

0125 72537 / 3398151581

artev@libero.it

Le Maschere di 40 comuni piemontesi a Palazzo Lascaris

Clima di festa e atmosfera d’altri tempi, nella giornata di mercoledì 12 marzo, nell’atrio delle carrozze di Palazzo Lascaris, da poco restaurato, dove le maschere tradizionali di una quarantina di comuni piemontesi si sono date appuntamento per essere ricevute dal Presidente del Consiglio Regionale Davide Nicco e prendere parte all’evento “Maschere a Palazzo”.

“In un mondo sempre più globalizzato – ha dichiarato il Presidente Nicco accogliendo le maschere – il Carnevale diventa occasione per far festa, ma anche per stare insieme e socializzare. Le maschere rappresentano una sorta di baluardo per valorizzare e tramandare storie e tradizioni di ogni singolo comune”.

Tra nobili e popolani, principi azimati, dame imparruccate e artigiani con i propri strumenti di lavoro, le maschere e iloro accompagnatori hanno avuto modo di visitare le sale auliche del piano nobile, la Sala dell’Ufficio di Presidenza e l’Ufficio del Presidente, la Sala delle Gesta di Sansone e quella delle Allegorie, oltre alla mostra “Orizzonte bianco” allestita al piano terra nella galleria Spagnuolo.

“Palazzo Lascaris è la casa di tutti i piemontesi – ha ricordato Nicco – sempre aperta a chi intenda visitarlo”.

All’iniziativa era presenti le Consigliere Marina Bordese e Gianna Pentenero, oltre ad alcuni Sindaci dei comuni rappresentati. Per la Città di Torino hanno preso parte le maschere Brindor e Caterinetta, oltre alla Lavandera e ij Lavandè d’ Bertula, il Conte Filippo e la Contessa Caterina di Agliè, le maschere in stile veneziano di Almese, il Gran Giardiniere e la Bella Cussotera di Brandizzo, il Marchese Teodoro I di Chivasso, il Re Peperone e la Bela Povronera di Carmagnola, i Conti di Casalborgone, i Conti di Baldassano di Gassino Torinese, il Conte Mombello Ugonetto e la Contessa Agnesina Gorreno di Moncalieri, il Conte Verde e Bona di Borbone di Rivoli, il Nobile del Castello di Revigliasco, i Conti Vagnone di Trofarello, i Conti Cremieu di Venaria Reale. Per la provincia di Asti sono intervenuti i Signori di Rivalba e Catelnuovo Don Bosco, per la provincia di Biella Gipin e Catlin a di Biella, per la provincia di Cuneo Ciaferlinx di Saluzzo e Monsù e Madama Ramassa di San Giorgio.

Mara Martellotta

Scienza di confine. Non ancora provata, ma in attesa di…

Venerdì 14 marzo il GARAGE DI ARTE e CULTURA propone una conferenza che sarà di sicuro impatto.

Siamo da secoli immersi nella realtà scientifica, una realtà che per approvare ogni scoperta deve sottoporla a verifiche ripetibili in laboratorio. Una volta dimostrata l’autenticità della scoperta, questa sarà infine presentata a esperti internazionali che ne valideranno accettazione e utilizzo pratico, almeno quando possibile (l’astronomia ha scienze provate ma poche volte praticamente utilizzabili).

Ci sono però avvenimenti, esistono storie, testimonianze, ritrovati archeologici che, pur nell’impossibilità di poter fornire prove tangibili, ci invitano a domande su chi veramente siamo e se la realtà che ci circonda è così limpida e lineare come ci viene raccontata.

La serata del prossimo venerdì si incentra attorno all’eredità spirituale ed intellettuale di Giancarlo Barbadoro, indiscusso leader de IL LABORATORIO DEL GRAAL, scomparso qualche anno fa.

Colto studioso di Religioni, antropologia, archeologia, ha lasciato in eredità al Gruppo un approccio alla conoscenza non convenzionale, non dogmatico, non vincolato a pregiudizi e preconcetti culturali o intellettuali, come le sue pubblicazioni hanno sempre dimostrato.

Alla ricerca di intelligenze diverse” – per esempio – è un suo famoso testo del 1991 nel quale l’argomento della ricerca della vita “al di fuori” della nostra realtà planetaria assume connotati amplissimi che superano i confini entro cui questo argomento viene spesso relegato.

Tornando alle prime righe di questa breve presentazione, quali sono i confini di cui si deve occupare la cosiddetta Scienza? Chi o cosa ha doveri e diritti di stabilire cosa sia “vera “scienza e cosa non lo sia? E soprattutto su quali basi poggerebbero questi limiti?

L’intelligente termine di “Scienza di Confine” considera proprio questo aspetto, mettendo sul tavolo non angolari risposte, ma certamente domande alla nostra sete di Sapere.

Esobiologia, ufologia, reperti archeologici o paleontologici, a detta di molti sono temi desueti e anacronistici perché non spiegabili con i sopracitati metodi convenzionali.

Giancarlo Barbadoro ha, però, lavorato tutta la vita per indicarci che tanti ritrovamenti, testimonianze o vestigia misteriose (per esempio l’esistenza della mitica Città di Rama) sebbene non provate scientificamente, non sono smentibili perché irreali, ma restano mute testimonianze ancora in attesa di Risposte. Sono quindi Scienza… anche se di confine!

Esiste poi un altro inquietante aspetto da considerare. Il passato, anche prossimo, ha visto studiosi di altissimo livello non accettati o espulsi dai consessi ufficiali per non essersi piegati a centri di potere economico e politico (e a volte per il semplice fatto di essere Donne e non Uomini, oppure di colore, religioni o etnie non gradite) subendo persecuzioni e avversioni di ogni sorta.

Il caso dell’ingegnere serbo-croato Tesla, vittima di tanti insabbiamenti, ma contemporaneamente una delle menti più brillanti del suo tempo, spicca fra i tanti esempi (se ne parlerà al convegno di venerdì). Per finire, come scrisse il filosofo americano Popper, per distinguere la scienza dalle pseudoscienze, questa deve essere sottoposta a tentativi di falsificazione, prove empiriche tendenti a confutarla.

Ma non è il nostro caso perché focus sarà la testimonianza di fatti e reperti non ancora sottoposti a falsificazioni perché … solo ancora in attesa di prove concrete.

SCIENZA DI CONFINE – I casi più clamorosi ai confini della scienza.

Relatori Gianluca Roggero e Roberto Garosci. Moderatrice Rosalba Nattero.

In collaborazione con RADIO DREAMLAND www.radiodreamland.it

VENERDI’ 14 MARZO, ore 21.00 presso il GARAGE DI ARTE E CULTURA, piazza Statuto 15 Torino – ingresso libero

Per informazioni 011530.846

Ferruccio Capra Quarelli

“Oltre il fashion gap”, la moda di domani secondo IED Torino

 

 

“La moda è da sempre il riflesso della società e delle sue mutazioni, testimone dei cambiamenti culturali e identitaria del proprio tempo- racconta Paola Zini, direttrice di IED Torino – Parte da qui il progetto di un fashion film che non documenti solo una sfilata, ma sia un viaggio emozionale nel contesto del “caos creativo” che oggi i fashion designer si trovano ad affrontare”.

“Fashion Gap” è una pellicola dietro le quinte con diverse chiavi di lettura che, attraverso le immagini di backstage e di momenti progettuali, tra i rumori della città di Torino e testimonianze dal vivo, esplora a fondo come prendano vita le proposte creative degli studenti del Corso Triennale in Fashion Design e dà voce alla loro visione di un futuro possibile.

Ne è nato un manifesto che immagina un domani dove la qualità prevale sulla quantità, che guarda al passato reinterpretando i codici classici in una nuova prospettiva contemporanea.

Dieci outfit, progetto di tesi di altrettanti giovani stilisti, sono protagonisti del video realizzato dallo studio Comodo64 e dal regista e fotografo di moda Ivan Cazzola che, con uno sguardo originale e provocatorio, porta sullo schermo il processo creativo e le idee che lo hanno ispirato.

L’era di contrasti che vive la moda oggi, in bilico tra l’effimero dell’immagine digitale che alimenta un mercato sempre più veloce e la spinta verso il ritorno all’artigianalità, diventa lo spunto di partenza per indagare i temi più diversi, dall’impatto degli oggetti sulle relazioni sociali e sulla necessità di riscoprirne l’essenza, alla ricerca di un rifugio interiore e protezione attraverso la moda, alla rappresentazione della fluidità del tempo e della sua percezione, fino all’analisi critica della nostra società. Ciascun progetto unisce elementi di arte, moda e design, indagando il rapporto tra individuo e collettività, invitando alla riflessione sull’equilibrio ecologico, l’evoluzione delle idee e l’impatto del passato sul presente , attraverso tecniche innovative e simbolismi che sfidano la visione tradizionale della realtà.

“In IED – continua Paola Zini – stimoliamo i nostri studenti a vivere il fashion design non solo come una forma estetica, ma anche come un’opportunità per riflettere e rispondere alle sfide del presente con creatività e consapevolezza, senza perdere di vista la cultura e l’arte sartoriale che hanno reso celebre la tradizione italiana”.

Attraverso il confronto costante con i docenti e la coordinatrice del corso Alessandra Montanaro, gli studenti hanno prima prototipato virtualmente e poi partecipato attivamente alla produzione dei capi della propria linea, selezionati e confezionati con l’aiuto dei docenti di modellistica, Ilaria Turchetti e Gianpiero Capitani, con le pelli e i tessuti messi a disposizione dalle aziende leader Rino Mastrotto e Berto.

Ne sono nate collezioni che, seppur diverse nel concept e nelle tecniche di realizzazione, riflettono però una visione ben precisa, quella del corso di Fashion Design di IED Torino, che si distingue per una metodologia progettuale che unisce la cura per il dettaglio all’uso di strumenti digitali, come l’innovativo software CLO3D, con una grande attenzione a ogni fase della produzione, dallo sketch a mano libera fino al confezionamento dell’abito finito.

In classe gli studenti acquisiscono, infatti, capacità tecniche e artistiche, imparando a selezionare i materiali e a valorizzare la manualità. In questo approccio si innesta anche una particolare sensibilità alla sostenibilità e all’inclusività, promuovendo una moda che assimila le istanze delle nuove generazioni e celebra la diversità, permettendo a ogni giovane designer di sviluppare un proprio stile attraverso un percorso creativo che culmina in una tesi espressiva e personale.

La forte influenza dell’estetica urban, che identifica lo stile e richiama anche il contesto territoriale e il background in cui si sviluppa il corso, Torino ex città industriale con una storica vocazione all’innovazione, ritorna anche nel video. Il palcoscenico in cui sfilano i modelli sono, infatti, le strade di San Salvario, ma soprattutto gli ambienti della nuova sede Marconi di IED Torino, il cui progetto di riqualificazione, realizzato all’insegna dell’uso consapevole delle risorse e firmato dallo studio di architettura Mercante Testa, invita a trasformare l’ordinario in straordinario. Cuore pulsante dei nuovi spazi sono i laboratori di sartoria e accessori, dove i capi prendono vita, nel video e nella realtà. Qui e nell’Archivio gli studenti possono sperimentare materiali, filati, stoffe per approfondire la conoscenza delle diverse fibre e texture e lasciarsi ispirare.

In questo nuovo hub creativo trovano casa in particolare gli oltre 250 studenti iscritti ai corsi dell’area moda, dai Trienni in Fashion Design e Design del gioiello e accessori, ai corsi di Formazione Continua in Visual Merchandising e Clo 3D al Summer Camp in Fashion Graphics. Si tratta di un ampio ventaglio di opportunità di studio per esplorare le nuove tendenze e trasformarle in ispirazioni, imparare le tecniche e i processi di lavorazione, collaborando con alcuni dei più importanti brand del settore italiani e internazionali.

 

Mara Martellotta

In visita al Salone del Vino

Il Salone del Vino di Torino è tornato alle OGR Torino per la sua terza edizione: un evento dedicato all’eccellenza vitivinicola del Piemonte e alla ricchezza del suo territorio. Da sabato 1 a lunedì 3 marzo, le OGR Torino sono state coinvolte più di 500 cantine, tra gli stand, le masterclass e i talk in programma, offrendo a wine lovers e professionisti/e un’esperienza unica all’insegna della cultura del vino.
Alle OGR Torino è stato possibile scoprire cantine provenienti da tutto il Piemonte: dalle realtà artigiane alle storiche eccellenze vitivinicole. A completare l’esposizione vitivinicola era presente una sezione dedicata a rappresentanze nazionali e internazionali. Al Salone del Vino Torino era possibile incontrare consorzi, associazioni di tutela e promozione, enoteche regionali e una vasta selezione di cantine. Un’occasione per approfondire il panorama enologico piemontese e conoscere i vini di altre regioni e paesi.
Ecco alcuni vini che mi sono particolarmente piaciuti:

Josetta Saffirio

Barbera d’Alba Superiore 2022
Vigne di 10 anni a Roddino, sulle bucce per 5 giorni , affinamento 13 mesi 50% Barrique 50% botte francese da 3000; e poi tre mesi di cemento .
Barolo Comune dí Monforte 2019
Le uve provengono dai Cru Perno per il 40% e da Castelletto per il 60% , sulle bucce per 21 giorni poi acciaio e quindi affinamento per 19 mesi in botte francese da 3000 per il 90% e Barrique per il 10%. Poi due mesi di cemento.
Barolo Ravera Novello 2019
Mt 450, terreno soprattutto roccioso, sulle bucce per 21 giorni; vinificazione in acciaio e 18 mesi di botte francese da 1500 e poi in bottiglia .
Barolo Castelletto Riserva 2017 Monforte
Vigne del 1948 ed in media oltre sessant’anni, mt 420 terreno prevalentemente sabbioso, sulle bucce per 30 giorni, fermentazione solo in Barrique, poi 25 mesi in botti da 1500 quindi ceramica da 3 a 6 mesi .

Cascina Valle Asinari

Barbera d’Asti 2022 San Marzano Oliveto
Vigne di 20 anni, mt 300 , terreno prevalentemente sabbioso limoso, sulle bucce per 10 giorni poi cemento quindi 3 mesi di botte grande di Slavonia da 5000 e poi di nuovo cemento per almeno 1 mese .
Barbera d’Asti Superiore 2022
Stesse vigne di 20 anni ,selezionate nella parte centrale intorno a 200 mt, cemento poi affinamento 10 mesi in botte di rovere di Slovenia da 5000 poi di nuovo cemento per 2 mesi .
Barbera Nizza 2020
Vigne vicino a Moasca, mt 300, vinificato in cemento poi 20 mesi di botte grande Slavonia non tostata da 5000 e poi di nuovo cemento .

Luca Leggero

Erbaluce TURCIAURA 2023
“Torchiato d’oro”
Vigne del 2015, Villareggia (To), terreno composto da sabbia ciottoli e detriti morenici,
7 mesi di anfora poi leggero passaggio in tonneaux usato per 20 giorni .
Erbaluce Rend Nen 2022 e 2021
“Non rende !”
7 mesi di anfora , acidità alta da 3 ph
Langhe Dolcetto Retro’ 2023
Vigne a Murazzano, metri 750, ceppi del 1940 in parte reimpiantati nel 2014, sulle bucce 10 giorni vinificato in acciaio
Canavese Nebbiolo La Vila 2022
Mt 250/350 , clone picotenero, terreno con scheletro glaciale composto da sabbia, vinificato in acciaio poi 10 mesi di botte Rovere austriaco da 2500 e 5000 e poi tino troncoconico di Garbellotto poi 5 mesi di anfora .
Canavese Nebbiolo Maura Nen 2021
“Non matura !”
Gran Cru selezione sulle masse di Nebbiolo , terreno roccioso ,sulle bucce per 30 giorni poi 10 mesi di botte grande austriaca e minimo 6 mesi anfora alla fine .Molto buono .

Giro di vite

Pinerolo (To)
Vertuj 2023
Vigne di 5 anni di Bian Ver, metri 450 ,versante sud /ovest, terreno prevalentemente sabbioso e con componenti di argilla , 0 giorni sulle bucce, tenuto a 0° per tre giorni poi a 16° per circa 20 giorni. Buonissimo.
Carbune’ 2020
Vigne di chatus , vinificazione a cappello sommerso per 20 giorni e poi 24 mesi di tonneaux di media tostatura e poi 3 mesi in acciaio . Buonissimo.
Arcansiel 2021
Vigne di Ramìe ad alberello, vendemmia tardiva, 15 giorni sulle bucce ,vinificato in acciaio poi 12 mesi di Barrique usate e poi di nuovo acciaio .
Elianta 2022
Vigne di Malvasia moscata, verificate in acciaio, 40% sulle bucce e 40% senza bucce .
Errante 2021
Blend di 30% di Freisa 40% di Barbera e il resto Bonarda e dolcetto . vinificato in acciaio.
Scarpentà 2022
Vigne di 15 anni, terreno composto da graffite, mt 500 , vinificato in acciaio poi 12 mesi di Barrique . Fantastico!

Dellerba

Pinerolo (To)
Remu 2024
Vigne degli anni 70, terreno minerale e composto da graffite, 15 giorni sulle bucce ,vinificato in acciaio , 30% di Barbera 70% di vitigni autoctoni pinerolesi .
La Bifa D Bòsch 2023
” non me la racconti giusta “
vigne di Barbera pinerolese, 15 giorni sulle bucce , 8 mesi di botte francese di secondo passaggio da 1000 .
Brigate Neir 2023
Vigne di Freisa zona Santa Brigida, vigne del 2016,15 giorni sulle bucce, vinificato in acciaio, 10 mesi di botte francese da 1000 e poi di nuovo acciaio .molto buono .

Stefano Rossotto

Chieri
Albugnano Jubè 2021
Mt 400 , terreno marnoso e sabbia, 40 giorni sulle bucce , vinificato in acciaio poi 12 mesi di Barrique usate e poi di nuovo acciaio.
Freisa Andvinà 2022
Sulle bucce per 35 giorni, vinificato in acciaio poi 9 mesi di Barrique usate per il 50% e poi di nuovo acciaio.

La Tribuleira

Santo Stefano Belbo ( Cn)
Albarossa Carlò 2021
Vigne di 23 anni, terreno sabbioso con marne, mt 250 , versante s/e , 15 gg sulle bucce , vinificato in acciaio e poi 24 mesi di botte rovere di Slavonia da 1500 e poi di nuovo acciaio .
Nascetta lunica 2022
Terreni sabbiosi con marne ,mt 250, vers s/e , vigne 20 anni , vinificato in acciaio , 6 mesi sulle bucce fini.

Le Marie

Barge (To)
Debarges 2022
Nebbiolo 100%, terreno di roccia, oltre mt 400 sulle bucce per sei giorni, vinificato in acciaio e poi 10 mesi di botte di rovere di Slavonia da 2500 .
Barbera 2022
Terreno di roccia, oltre metri 400, sulle bucce per 10 giorni vinificato in acciaio per 12 mesi.

Cascina Gilli

Castelnuovo Don Bosco (AT)
Arvelè 2021
100% Freisa , mt 360 , versante s/e , terreno Marna argillosa grigio azzurra con importante componente calcarea, vinificato in acciaio poi 24 mesi Barrique usate .
Albugnano Notturno 2021
100% Nebbiolo Albugnano, mt 440, versante s/e
terreno marna argillosa grigia con importanti componente calcarea, sulle bucce per 15 giorni ,minimo 12 mesi 70% in botte grande 30% Barrique usate .
Alla prossima !
LUCA GANDIN