ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 753

Daini e cinghiali sulle strade: un pericolo

CinghialChi ha il compito legislativo, amministrativo e sociale di  almeno “regolare” il numero dei pericolosissimi ungulati, e se ciò non viene fatto o nemmeno perseguito a chi si deve addebitare la grave responsabilità ?

 

Adeguatamente “sensibilizzato”al tema dei sempre più ingenti danni molto gravi provocati dai cinghiali ( o porcastri ) non solo alle coltivazioni agricole nel Torinese e nelle altre province, ma nella fattispecie alla mia autovettura ( e, per fortuna, non al sottoscritto)  a seguito di un violentissimo impatto proprio con un bell’esemplare di cinghiale adulto nei pressi di Castagnole Monferrato ( una sera di ritorno da Asti dopo aver organizzato la riuscita, almeno quella, manifestazione del “Processo alla DOC” per il Cinquantenario della legge istitutiva), sto notando negli ultimi tempi un ulteriore, se mai fosse possibile, inasprimento e peggioramento del fenomeno avendo letto tra l’altro recentemente di un in impatto simile vicino a Casale che ha provocato gravissime ferite al meno fortunato autista.

 

Ad adiuvandum, oltre alle frane che ormai fanno parte integrante del nostro Paesaggio perché nessuno mi pare abbia una pallida idea di quando potrebbero eventualmente essere ripristinate ( Unesco !!? ) e per non farci mancare assolutamente nulla si sono aggiunti anche  i daini, razza che non  mi pare sia autoctona del Monferrato ( sic !!! ), che hanno recentemente  semidistrutto l’auto di una mia amica che mi ha raccontato di essersela vista veramente brutta sulla strada Casale – Vignale al bivio per Ottigliio a causa dell’impatto ovviamente violentissimo con un daino di circa 70 chili con conseguenze di carattere fisico e gravissimi danni all’autovettura. Lo sconcerto e l’amaro commento è stato il pensare cosa sarebbe successo se in quel momento fosse sopraggiunta, invece di un’auto, una  motocicletta !!!

 

Ora non  stiamo neanche a questionare, anche se sarebbe solo legittimo, su quanto e chi dovrebbe giustamente pagare questi danni ( la Provincia non c’è più,  ma non c’era giù più da un bel po’ di tempo e comunque figuriamoci poi se c’è ancora un euro su qualche capitolo per queste cose!), ma la gravissima responsabilità di attentare alla nostra integrità fisica ed in molti casi  alla nostra vita a chi dobbiamo addebitarla ? Chi ha il compito legislativo, amministrativo e sociale di  almeno “regolare” il numero dei pericolosissimi ungulati, e se ciò non viene fatto o nemmeno perseguito a chi si deve addebitare la grave responsabilità ? E nel caso ancora più eclatante dei daini la responsabilità di averli introdotti in qualche modo sul nostro territorio, e poi gli sono evidentemente scappati,  dovrebbe essere ancora più evidente ed abbastanza chiara, ma non succede mai nulla e lasciamo stare tutto com’è? Ma siamo proprio sicuri di essere sulla strada giusta o se, forse, non sia ormai obbligatorio ed indilazionabile almeno un sussulto od uno scatto di orgoglio pubblico e sociale di fronte a queste vergognose,  penose e colpevoli situazioni ?

 

Andrea Desana

 

 

 

                                                                                                                

Un caffè per combattere l’ Alzheimer

ASVAD

Una delle idee più brillanti è stata quella di organizzare il Caffè Alzheimer, una serie di incontri tra i familiari degli ammalati, per trascorrere tre ore scambiandosi pensieri e opinioni, con i l supporto del Centro di salute psicofisica

 

L’Associazione Asvad (solidarietà e volontariato a domicilio)  opera  dal 1990 a Torino ed è una Onlus  riconosciuta dalla Regione Piemonte. Si rivolge in primis alle persone in difficoltà e sostiene le famiglie dei malati di Alzheimer, patologia neurologica degenerativa che colpisce le cellule cerebrali inducendo  il malato ad uno stato di non autosufficienza, creando una situazione difficile per la famiglia che lo deve accudire.

 

Su questo tema una delle idee più brillanti dell’associazione torinese è stata quella di organizzare il Caffè Alzheimer, una serie di incontri tra i familiari degli ammalati, per trascorrere tre ore scambiandosi pensieri e opinioni, con i l supporto degli esperti del Centro di salute psicofisica. Missione dell’Asvad è  non solo offrire un valido aiuto ma principalmente contrastare l’isolamento dei famigliari e malati e dare loro un  adeguato sostegno morale. La demenza  non è provocata soltanto da malattie che colpiscono il cervello.

 

“Le malattie che provocano demenza – spiegano i responsabili dell’associazione – sono oltre 60 ed hanno esordio, durata e prognosi diverse, in relazione alla causa che ne ha provocato l’insorgenza. Esistono delle forme di demenza dette primarie, di origine sconosciuta, in cui la demenza è il sintomo principale del quadro clinico (per esempio la malattia di Alzheimer), e forme dette secondarie, in cui la malattia fa parte di un quadro clinico più complesso, che può coinvolgere altri organi oltre al sistema nervoso centrale: in questi casi la causa è conosciuta (ne sono esempio le demenze conseguenti ad alterazioni vascolari cerebrali come quelle multi-infartuale)”. Tra le iniziative dall’associazione segnaliamo lo Sportello di accoglienza e ascolto, il sostegno psicologico e la tutela ei diritti del malato.

 

Il sito web dell’associazione è: www.asvadtorino.org

Malati e disabili: nuovi servizi per l’Ostensione

duomoRecapiti delle strutture che daranno accoglienza. Firmata il 28 ottobre la convenzione


Due «case» per accogliere i malati e disabili che, con i loro accompagnatori, visiteranno la Sindone.

 

Sono stati firmati il 28 ottobre 2014 all’ospedale Molinette i protocolli di accordo tra la Città della Salute e della Scienza di Torino, la Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo), l’Arcidiocesi di Torino ed il Comitato per l’Ostensione della Sindone, con cui si mettono a disposizione dei pellegrini malati due strutture attrezzate, presso l’ospedale «Maria Adelaide» e la Piccola Casa di via Cottolengo. Nell’intero periodo dell’ostensione (19 aprile – 24 giugno 2015) saranno disponibili nelle due strutture 70 posti letto.

 

I malati, insieme con i giovani, saranno infatti i «protagonisti» dell’Ostensione 2015, che si tiene anche in concomitanza con le celebrazioni per il 200° anniversario della nascita di San Giovanni Bosco. Per questo la Pastorale della Salute della Diocesi di Torino ha pensato ad un servizio di «accueil» che, sul modello di Lourdes, possa favorire la presenza dei malati all’Ostensione.

 

Le due strutture che offriranno servizi di pernottamento, colazione, pranzo, cena, personale volontario 24 ore su 24 ed assistenza medica sono: un reparto del “Maria Adelaide” (40 posti letto) ed alcuni locali del Cottolengo (30 posti letto). Entrambi si trovano a meno di un chilometro dal Duomo: il “Maria Adelaide” in Lungo Dora Firenze, l’ospedale Cottolengo appena oltre Porta Palazzo.

 

Ci saranno inoltre 4 luoghi di ospitalità per chi viene in visita alla Sindone in giornata ed ha bisogno di luoghi dove consumare i pasti (anche al sacco), riposare ed utilizzare i servizi igienici. Oltre alla Piccola Casa della Divina Provvidenza – Cottolengo, saranno disponibili il Santuario di Maria Ausiliatrice – Valdocco, il Santuario della Consolata, la sede del Sermig a Borgo Dora.

 

Il supporto offerto punta a far sì che i pellegrini malati e/o disabili trovino un’accoglienza capace di garantire loro l’accesso a tutti i luoghi che rientrano nel percorso sindonico: dalla visita in Duomo, ai percorsi cittadini, ai luoghi di ospitalità, ai trasporti, all’assistenza sanitaria ed agli accompagnatori necessari per tutta la durata del loro soggiorno a Torino.Tutte le informazioni relative all’accoglienza saranno disponibili sul sito internet ufficiale dell’Ostensione della Sindone www.sindone.org, a partire dal mese di novembre.

 

Le strutture che offriranno ospitalità diurna sono:

Le due strutture che offriranno servizi di pernottamento, colazione, pranzo, cena, personale volontario 24 ore su 24 ed assistenza medica sono:

  • Accueil Maria Adelaide, con 40 posti letto: Lungodora Firenze, 87
  • Accueil Cottolengo, con 30 posti letto: Via San Giuseppe Benedetto Cottolengo, 13/A

Il primo passo importante è stato compiuto il 28 ottobre, presso l’ospedale Molinette di Torino, con la firma della convenzione tra il Comitato per l’Ostensione, l’Arcidiocesi di Torino e la Piccola Casa della Divina Provvidenza e del protocollo d’intesa con l’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute e della Scienza di Torino per la concessione in comodato d’uso dei locali del presidio ospedaliero “Maria Adelaide” per il periodo dell’Ostensione. Hanno firmato la convenzione l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, il presidente del Comitato organizzatore dell’Ostensione, Elide Tisi, il direttore generale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Città della Salute, Gian Paolo Zanetta, e don Lino Piano, Padre generale della Piccola Casa della Divina Provvidenza (Cottolengo), alla presenza dell’Assessore alla Sanità della Regione Piemonte Antonio Saitta. L’obiettivo dell’iniziativa è rendere soggetti attivi e protagonisti i malati ed i disabili all’interno dell’organizzazione dell’Ostensione della Sindone, affidando loro anche alcuni servizi, compatibilmente con le loro capacità ed il loro stato di salute, in un’ottica di inclusione e partecipazione.

 

(www.diocesi.torino.it)

Graffiti pubblicitari? Li scriviamo con lo yogurt

graffiti ecoMarketing innovativo sui marciapiedi periferici. Basta un getto d’acqua per cancellare le scritte

 

Grazie al nuovo articolo introdotto alcuni mesi fa nel “Piano generale degli impianti pubblicitari” del Comune,anche i marciapiedi sono utilizzabili come spazio di diffusione pubblicitaria. Dice il regolamento: «La pubblicità a pavimento è ammessa solo se realizzata con tecniche non invasive come vernici biodegradabili e solo se applicata su superfici in asfalto o cemento». La norma prevede che questa tecnica, inaugurata la scorsa primavera in corso francia dall’ipermercato carrefour,  non possa essere impiegata nelle zone del centro.

 

Una volta finito il periodo di concessione comunale le scritte devono essere rimosse dal privato. in questi giorni i messaggi pubblicitari, sempre a cura di  Carrefour, sono apprsi sui marciapiedi di via Nizza. Quella impiegata è una tecnica nuova che sfrutta materiali naturali e vernici atossiche a base di…. yogurt. I graffiti, per i quali l’azienda ha pagato la tassa municipale saranno rimossi dagli incaricati che li hanno applicati. Basta un po’ di acqua. 

 

(Foto: il Torinese)

Artissima, Cattelan scandalizza Palazzo Cavour

cattelan ditoLa mostra Shit and Die abbina immagini estreme di sesso e morte, allo scopo di lanciare il  messaggio: “tanto tutti dobbiamo morire”(“Ricordati che devi morire” ci rammenterebbe il maestro Laurenti, “socio” di Paolo Bonolis)

 

Dopo lo scandalo della “cicciona” che, effigiata sulla locandina della mostra LGBT, calpestava un’immagine sacra, nuove polemiche “artistiche” a Torino. Questa volta nell’occhio del ciclone la mostra “Shit and Die” dell’artista Maurizio Cattelan, in corso nell’ambito di Artissima a Palazzo Cavour, edificio che diede i natali al conte Camillo. La mostra abbina immagini estreme di sesso e morte, allo scopo di lanciare il  messaggio: “tanto tutti dobbiamo morire”(“Ricordati che devi morire” ci rammenterebbe il maestro Laurenti, socio di Paolo Bonolis).

 

Scende in campo la politica con la richiesta di  Question Time da parte del consigliere municiaple radicale Silvio Viale “per sapere se il Comune abbia concesso il Patrocinio”, e ovviamente per chiedere – nell’eventualità – di ritirarlo, così come venne fatto per la grassona di cui sopra. Cattelan, del resto, è artista noto in tutto il mondo per le sue opere ad alto tasso di provocazione, come il famoso “dito medio” (nella foto) esposto a Milano. Come curatore, ha realizzato per Artissima, fiera di arte contemporanea al Lingotto di Torino, la mostra dal titolo ‘Shit and Die’, che intende far riflettere sulla morte e sulla banalità del male. Grazie all’ autore del “dito medio” il rilievo  mediatico – appunto – è garantito.

 

LA MOSTRA DELLA DISCORDIA

Shit and die, uno dei famosi slogan al neon di Bruce Nauman, è questo il provocatorio titolo scelto da Maurizio Cattelan per l’edizione 2014 di One Torino. Il progetto di Artissima quest’anno è ospitato nelle sale di Palazzo Cavour dove l’artista milanese, insieme alle due giovani curatrici Myriam Ben Salah e Marta Papini, ha ideato un percorso diviso in sette sezioni, ognuna delle quali dedicata a un aspetto particolare di Torino. Pezzi di design, opere d’arte e oggetti presi presi in prestito dalle collezioni e dalle istituzioni della città, entrano in contatto con opere contemporanee site specific realizzate apposta per la mostra dando vita a un dialogo che dal particolare arriva all’universale toccando diversi temi esitenziali, uno su tutti la vita e la morte, proprio come sottolinea il titolo della mostra. L’allestimento, complesso e interconnesso, presenta lavori di artisti affermati accanto a quelli di giovani emergenti. La mostra   termina l’11 gennaio.

 

(Fonte: http://www.contemporarytorinopiemonte.it/ – Foto: Frank Sniper, il Torinese)

A Santena ricordata l’alluvione del 1994

Una conferenza tecnica e l’intervento del meteorologo Luca Mercalli

 

alluvioneVent’anni fa, il 5 e 6 novembre 1994, il Piemonte venne colpito da un evento alluvionale che interessò gran parte del territorio regionale. E anche Santena ne venne toccata. Per ricordare i 20 anni di quella tragica e dolorosa esperienza, nel comune torinese sono state organizzate una serie di iniziative. Tra queste vi è stata nche la conferenza tecndca  di venerdì nella Sala Visconti Venosta, in piazza Visconti Venosta, a più voci moderate da Domenico Tropeano, ricercatore del Cnr.  E’ intervenuto anche il presidente della Società meteorologica italiana, Luca Mercalli che ha incentrato  il suo contributo su “Convivere con i cambiamenti climatici” orientandolo sul ruolo dei cittadini nella prevenzione.

 

Massimo Iaretti

 

Torino impara l’arte, mostre e musei aperti sabato notte

artissima1artissima6Questo weekend è  l’anteprima del  mese più ricco per Torino capitale  del contemporaneo: Contemporaryart Speciale Autunno 2014 è il pacchetto contenente i tanti appuntamenti a tema

 

Con Artissima 2014, dopo l’antipasto di Paratissima, e le provocazioni su morte e sesso firmate Maurizio Cattelan a Palazzo Cavour (vedi nostro servizio in altra sezione del Torinese) si apre ufficialmente l’abbuffata di arte che farà di Torino, in questo fine settimana, la capitale del contemporaneo. All’Oval del Lingotto la rassegna propone le sue sezioni: Main Section, New Entries, Present Future e Back to the Future, per un totale di 194 gallerie. Ben 137 straniere e 57 italiane.

 

La fiera diretta da Sarah Cosulich, dopo il taglio del nastro di ieri sera, sarà aperta al pubblico da oggi fino fino a domenica dalle 12 alle 20. Esposte le opere di più di mille artisti provenienti da trenta paesi.

 

Questo weekend è  l’anteprima del  mese più ricco per Torino capitale  del contemporaneo: Contemporaryart Speciale Autunno 2014 è il pacchetto contenente i tanti appuntamenti a tema. ll programma – reso possibile dalla compartecipazione tra Città di Torino, Regione Piemonte e Fondazione per l’Arte Crt e il contributo di tutti gli enti e istituzioni operanti nel settore dell’arte contemporanea a Torino e in Piemonte – è indubbiamente ricco: domani, sabato 8 novembre, ci sarà la Notte delle Arti contemporanee, con tutti i musei e gallerie cittadine aperti, una vera festa della cultura tra mondano, didattico e commerciale.

 

Tra i progetti di Contemporary, da sottolineare anche gli appuntamenti legati al gemellaggio “Torino incontra Berlino” tra cui, il 9 novembre al Teatro Regio la serata musicale “Nove novembre -1989 Berlino: il suono dei muri che cadono”. Innumerevoli le mostre nei tanti musei di Torino e cintura.

 

Alla Gam le esposizioni di Roy Lichtenstein e Cecily Brown, il Castello di Rivoli fino al 15 febbraio ppropone “2015 Sophie Calle.MadRe” e “Intenzione Manifesta. Il Disegno in tutte le sue forme”. E ancora: la Pinacoteca Agnelli fino al 22 febbraio presenta “Martino Gamper. design is a state of mind”, Palazzo Madama la mostra fotografica di National Geographic “Women of Vision”, Palazzo Chiablese la mostra sull’Avanguardia russa. Sono già accese le 19 Luci d’Artista  e   si apre The Others, nelle ex carceri delle Nuove.

 

“Facce di bronzo” (o di marmo) in rete sul Torinese

Lavazza cavalloARCHITETTURAC’è chi li usa per darsi appuntamento, chi li considera un posto tranquillo per riposarsi un po’ e chi, addirittura, si “selfa” in loro compagnia; eppure la maggior parte dei cittadini di Torino non (ri)conosce i protagonisti dei monumenti che rappresentano la storia ma soprattutto la bellezza della propria città

 

Nell’archivio della rubrica ARTE i primi articoli sui monumenti torinesi

 

Essere un buon cittadino vuol dire rispettare ma anche conoscere la propria città. E per conoscere non bisogna intendere saper collocare i vari Corsi o le principali Piazze, ma si parla di una conoscenza almeno approssimativa di quelli che sono stati per decenni i protagonisti della storia della nostra città.

 

Sono sopravvissuti alle guerre, ai bombardamenti e persino a terremoti ed alluvioni, eppure i nostri celebri antenati di marmo o di bronzo passano con quasi totale indifferenza sotto gli occhi dei torinesi. C’è chi li usa per darsi appuntamento, chi li considera un posto tranquillo per riposarsi un po’ e chi, addirittura, si “selfa” in loro compagnia; eppure la maggior parte dei cittadini di Torino non (ri)conosce i protagonisti dei monumenti che rappresentano la storia ma soprattutto la bellezza della propria città.

 

Tuttavia, c’è stato un tempo in cui lo sguardo fiero ed il bagaglio di azioni erudite e valorose di questi protagonisti del passato erano conosciuti e celebrate dalla maggior parte dei cittadini, tanto che quasi tutte le solenni statue venivano realizzate grazie a sottoscrizioni pubbliche cui, pare, gli abitanti di Torino rispondevano con generosità.

 

Ma i tempi sono cambiati e così come è vero che l’arte contemporanea non conosce più il linguaggio della celebrazione e del “piedistallo” e anche sempre più vero che il disinteresse che oggi la maggioranza dei cittadini ha per la propria città manderebbe fallita qualsiasi sottoscrizione di fondi per onorare con una statua (se mai si palesasse un uomo degno ti tale commemorazione), un cittadino torinese e non.

 

Quindi in assenza di fondi ma soprattutto senza la presenza di uomini giusti e valorosi da celebrare, non ci resta altro che cercare di far conoscere al meglio gli eroi del passato. Per questo motivo “Il Torinese” porterà i suoi web-lettori a conoscere la storia e soprattutto le meraviglie della propria città con un appuntamento settimanale nella sua rubrica “ARTE”.

 

Vi auguriamo una buona lettura ed uno splendido viaggio per le strade di un museo a cielo aperto.

 

(Foto: il Torinese)

 

Simona Pili Stella

Papa Francesco: “Sarò a Torino il 21 giugno”

“A Dio piacendo mi recherò in pellegrinaggio a Torino”. Correva l’anno 1578 quando per la prima volta la Sacra Sindone venne portata in città

 

papa francisPapa Francesco sarà in città il prossimo 21 giugno, in occasione dell’Ostensione della Sindone. E’ stato lo stesso pontefice a dare la notizia durante l’udienza in Vaticano, dove era presente una delegazione torinese. “Sono lieto di annunciare che – ha detto il santo padre – a Dio piacendo, il 21 giugno prossimo mi recherò in pellegrinaggio a Torino per venerare la Sacra Sindone e onorare san Giovanni Bosco, nella ricorrenza bicentenaria della sua nascita”.  Entusiasmo da parte del sindaco Piero Fassino  che si dice “orgoglioso della visita” e dell’arcivescovo, mons. Cesare Nosiglia: “è motivo di speranza”. Mentre il consigliere comunale Giuseppe Sbriglio presenta una mozione che, sottolineando “le origini piemontesi del Papa ed il legame profondo che egli ha dimostrato avere con il nostro territorio” propone di fare di Francesco un cittadino onorario di Torino.

 

 E’ stato tanto “cool” per chi è  piemontese,  il fatto che Papa Francesco abbia usato, tempo fa, all’ udienza generale  l’espressione dialettale ”munia quacia”, (si pronuncia più o meno “mugna”) traducibile con “aspetto da acqua cheta”, prostrata e dimessa almeno all’apparenza. Il santo padre, che non ha mai fatto mistero dell’attaccamento alle proprie radici,  ha usato lo “slang” della sua antica terra di origine per attaccare quegli ipocriti che si mascherano dietro una facciata umile ma che, in realtà, non è tale. Un grande comunicatore, bisogna riconoscerlo. In quell’occasione è stato (inconsapevole?) testimonial del Piemonte e della sua cultura. duomo

 

Non si conosce ancora la durata della visita. Un giorno o due? Certo, il pontefice aveva espresso il proprio desiderio di andare a far visita ai suoi parenti, sia a Portacomaro nell’Astigiano, sia a Torino. Ma l’agenda del vescovo di Roma è ovviamente fittissima. Il capoluogo regionale, con la visita del Papa, celebrerà in grande stile l’Ostensione della Sindone e il bicentenario di don Giovanni Bosco. In città sono previste nei prossimi mesi centinaia di migliaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo. Un momento importante per i fedeli e anche per l’immagine di Torino e del Piemonte.

 

Correva l’anno 1578 quando per la prima volta la Sacra Sindone venne portata a Torino per offrire all’Arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, la possibilità di venerarla risparmiandogli il lungo viaggio fino a Chambèry. Da quella data in poi, la Sacra Sindone è stata mostrata pubblicamente in più occasioni. Ed il prossimo anno, dopo 5 anni dall’ultima esposizione, sarà nuovamente mostrata al pubblico a Torino, in occasione delle celebrazioni per i 200 anni dalla nascita di San Giovanni Bosco.

 

I pellegrini avranno così l’occasione di ammirare dal vivo il Sacro Lenzuolo funebre in cui, secondo la tradizione, venne avvolto il corpo di Cristo dopo la deposizione dalla croce.L’esposizione pubblica della Sindone partirà il 19 aprile e durerà fino al 24 giugno 2015, festa di San Giovanni Battista (patrono di Torino) e onomastico di Don Bosco, “Padre e Maestro dei giovani”. In pochi mesi sono state migliaia le adesioni dei volontari che hanno dato la loro disponibilità per la straordinaria ostensione,  Per loro è stata anche celebrata, pochi mesi fa,  una messa speciale nel Duomo dove, a prendere la parola, è stato il presidente della Commissione diocesana per la Sindone e vicepresidente del Comitato organizzatore dell’ostensione, Don Roberto Gottardo.

 

sindoneGottardo ha celebrato messa e parlato ai presenti del significato della Sindone, cosa che verrà fatta ogni mese per mantenere alto il senso dell’ostensione e alimentare le motivazioni dei volontari. Ai volontari, tra cui alcuni giovanissimi, è stato chiesto di garantire possibilmente un turno a settimana per dieci settimane; il reclutamento ovviamente continuerà nei prossimi mesi presso la segreteria di Via Cappel Verde, angolo via XX Settembre. L’ Ostensione della Sindone a Torino del 2010 portò nel capoluogo piemontese oltre un milione e mezzo di pellegrini ma, per quella in programma nel 2015, forse complice la coincidenza con l’Expò di Milano e soprattutto complice la notizia della visita straordinaria in quei giorni di Papa Francesco, si prevede che l’affluenza di pellegrini e turisti a Torino potrebbe essere duplicata rispetto all’ultima volta.

 

Simona Pili Stella

 

I giovani artisti di “Beware wet paint”

Un dato emerge lampante: Internet ed i nuovi mezzi di comunicazione digitale sono fonti d’ispirazione comune alle giovani leve in mostra. Ed ecco la nuova arte 2.0 , dai connotati fortemente interdisciplinari

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Attenzione, pittura fresca, anzi freschissima, dato che stiamo parlando delle nuove tendenze artistiche internazionali, in mostra alla Fondazione Sandretto Re Rebaugengo (29 ottobre- 1 febbraio 2015) a “Beware wet paint”. L’allestimento fa il punto sulla nuova pittura ed è tra i più importanti dell’anno; organizzato in collaborazione con l’Institute of Contemporary Arts –ICA di Londra, curato dal suo direttore Gregor Muir.

 

E’ la collettiva di 11 affermati giovani artisti che stanno tracciando l’arte del  XXI secolo,  affiancati da due mostre monografiche: una dei lavori giovanili, di David Ostrowski e l’altra di Isa Genzken che, per la prima volta, presenta in Italia un ciclo di opere meno conosciute rispetto alle sculture ed installazioni che sono la cifra della sua fama.

 

Un dato emerge lampante: Internet ed i nuovi mezzi di comunicazione digitale sono fonti d’ispirazione comune alle giovani leve in mostra. Ed ecco la nuova arte 2.0 , dai connotati fortemente interdisciplinari.

 

-A partire da Cristopher Wool, l’artista più maturo tra quelli in mostra, considerato il più importante pittore americano vivente. Raggiunse la fama negli anni 80 con opere per cui adoperava rulli incisi con disegni floreali e geometrici, impressi in smalto nero su fondo bianco. Celebri anche i suoi “Word paintings” in cui parole e frasi sulle tele creano un interessante connubio tra linguaggio ed immagine. I suoi lavori successivi sono dominati da cancellature, scarabocchi, macchie ed abrasioni che rimandano alle caotiche realtà urbane.

 

-Altrettanto importante è Jeff Elrod, che combina astrazione pittorica e tecnologia digitale. All’origine della sua arte il periodo in cui, negli anni  90, lavorò di notte come tecnico addetto alla composizione delle fotografie per un quotidiano; è allora che, approfittando di stampanti e computer, iniziò ad usare un mouse per dipingere. Oggi proietta su tela i suoi disegni digitali, poi con lo spray ne ripassa le linee coperte da nastro adesivo che, una volta levato, rivela l’opera finita.

 

Accanto a questi  due mostri sacri, ecco i giovani che ne rappresentano l’evoluzione.

 

-Korakrit Arunanondchai, vive tra Bangkok e New York (dove recentemente ha presentato un’installazione al Museum of  Modern Art) e veleggia tra diverse forme espressive: pittura, performance e installazioni multimediali. Ama utilizzare materiali di uso quotidiano (come tessuto jeans, candeggina e fuoco) per opere  che esprimono una visione caleidoscopica di commercializzazione di stampo occidentale mischiata a elementi di spiritualità orientale.

 

-La francese Isabelle Cornaro  esprime la sua genialità in filmati, sculture, disegni e dipinti. Affascinata dall’idea di riprodurre qualcosa di esistente in un’altra forma e materiale, dimostra come sia possibile nella serie in mostra “Reproductions”: ovvero le versioni ingrandite dei piccoli dipinti la cui realizzazione (veloce e spontanea) ha documentato nel  film”Floues et Colorées”.

 

– Il tedesco Nikolas Gambaroff vive tra New York e Los Angeles ed è interessato al linguaggio usato dai mass media. Le sue opere traboccano di carta stampata, fumetti e  poster. Ultimamente usa una tecnica di “decollage” in cui applica la pittura spray a strati su pagine dei quotidiani e dei DC Comics, poi rimuove parti della superficie e ne rivela le parti sottostanti. I suoi collage rivestono anche mobili, come tavoli e sedie.

 

-Nathan Hylden, a Los Angeles, crea dipinti in cui l’immagine iniziale è una fotografia fatta in studio, serigrafata su fogli di alluminio, che poi sovrappone e ricopre con spray e pennellate.

 

-Dalla navigazione sul  web ecco invece le creazioni del californiano Parket Ito che si definisce  un Yiba (young internet-based artist). E’convinto che Internet stia modificando sempre più il nostro  rapporto con la realtà e lo racconta assemblando in collage immagini selezionate dal web.

 

-Colombiano emigrato a Londra, Oscar Murillo, vuole esprimere il concetto di “comunità” mettendo in  relazione i mondi  distanti della sua terra di origine, povera e operaia, e il luccicante jet-set dell’arte di cui è protagonista, in veste di giovane artista di grande successo. Le sue opere, sempre di grande formato, implicano azione, performance e caos; ma dietro c’è una notevole pianificazione. Cuce tele di tanti formati differenti e compone particolari stendardi che espone orizzontalmente.

 

-Il portoghese Diogo Pimentão vive a Londra dove ammalia il pubblico con le sue performance. Le sue tele diventano superfici scultoree, invadono (in modo apparentemente casuale) muri e pavimento con grandi monocromi scuri che, guardati da vicino, evidenziano i tanti gesti e passaggi  dell’artista.

 

-Il corpo è al centro delle tele di Pamela Rosenkranz, che lo rappresenta come involucro vuoto,  fragile, ridotto a epidermide: usa telini  isotermici per meglio raccontare i corpi traumatizzati e le sue opere sono di ispirazione espressionista.

 

-L’americano  Ned Vena, bostoniano di nascita ma residente a Brooklyn, mischia echi Pop, Minimal e Street Art in un’interessante espressione artistica autoriflessiva. Usa programmi di grafica e utilizza materiali di derivazione industriale, come gomma e vinile, applicati con bombolette e adesivo.

 

-In mostra poi i lavori di David  Ostrowski, artista tra i più interessanti dell’ultima generazione di  pittori  astratti, paladino del rinnovamento  della pittura contemporanea. Per lui la pittura è ” il tentativo da dare un  significato all’insensato”. Nel 2011 un incendio distrusse il suo studio, bruciando tutte le tele, eccetto una, danneggiata dalle fiamme e macchiata di  fuliggine, ma ancora integra; è proprio da quella che ha ricominciato, con una nuova serie di dipinti. Composizioni in cui, con una tecnica particolare, mischia strati di sporco, polvere e vernice spray. E sostiene che le sue opere “..sono come i film francesi: romantici, apparentemente senza senso e ti portano  sempre a un fine”.

 

Isa Genzken presenta per la prima volta nel nostro paese il ciclo dei lavori di fine anni 80. Olii su tela monocromatici che già nel nome, “Basic Research”, esprimono un principio di interazione con l’ambiente. Sono frottage del pavimento del suo atelier, a metà strada tra opere scultoree e pittoriche.

 

Laura Goria