Sabrina Allegra è una sociologa freelance specializzata in temi riguardanti il genere. Con il fotografo Stefano Di Marco ha realizzato un reportage (Empowering women through their job and passion) focalizzando l’attenzione sull’empowerment delle donne attraverso la loro professione. Il reportage comprende sei storie di donne, corredate di foto
Di Sabrina Allegra http://www.womensocialinclusion.org/
Foto di Stefano Di Marco http://www.stefanodimarco.com/

5/ ADRIANA RUSSO, FOTOGRAFA E VIDEOMAKER
CHI È ADRIANA RUSSO?
Siciliana e passionale, Adriana nella sua professione di fotografa e videografa si occupa di raccontare le storie delle persone e le emozioni vissute. Adriana dirige la sua attività presso lo studio Wedon-Produzioni video di Rivoli, specializzato in servizi video per matrimoni, in stretta collaborazione con lo studio fotografico Monocromo studio di Paola Licciardi (per conoscere la storia di Paola vai alla sua intervista).
COME NASCE LA PASSIONE PER LE IMMAGINI?
Adriana coltiva la passione per l’arte fin da piccola: ha sempre amato disegnare, in particolar modo i fumetti.
Crescendo intraprende altre strade, ma al quinto anno della Facoltà di Lingue realizza che il suo destino è un altro. Inizia ad occuparsi di grafica per un’azienda, prima come impiegata e poi come grafica, per poi mettersi in proprio con un socio. La consistente esperienza maturata sul campo e l’incontro con l’attuale collega Paola Licciardi sono le premesse per un’ulteriore crescita professionale, culminata nel progetto Monocromo studio e Wedon produzioni video.
LA SUA FONTE DI ISPIRAZIONE NELLA SUA PROFESSIONE?
Adriana nel suo lavoro si lascia guidare dalla passione. La sua è una sorta di missione il cui obiettivo ultimo è di raccontare attraverso i suoi occhi quello che vede, rendendolo nel tempo immortale. Il percorso che porta alla realizzazione di questo obiettivo è colmo di attenzioni dedicate alle persone che si rivolgono a lei, andando oltre al mero servizio offerto. Dalle prime chiacchere in studio sino al fatidico “giorno del sì”, Adriana studia attentamente chi ha di fronte personalizzando il servizio richiesto. Nei servizi video prodotti da Adriana traspare, infatti, umanità e sincerità rese possibili dal vivere l’evento da vicino. É come se la telecamera catturasse ed assorbisse l’emozione degli sposi riproducendola sia nelle immagini che nei video.
QUANTO É IMPORTANTE AVERE UNA PERSONA DI RIFERIMENTO SU CUI CONTARE?
Circa quattro anni fa Adriana decide di prendere in mano la sua vita e di trasferirsi a Torino per realizzare nuovi sogni e progetti. Lasciare casa e famiglia non è stato facile, racconta. La sua famiglia era molto scettica rispetto alle scelte di vita di Adriana, temevano che a 32 anni fosse un azzardo mollare tutto per ricominciare da zero. Grazie al supporto di sua sorella, che ha sempre creduto in lei, riesce gradualmente a far capire alla sua famiglia quanto per lei fosse importante realizzare se stessa. Dopo tanta gavetta e tanti sacrifici, Adriana è riuscita a trasformare la sua passione in una vera e propria professione.

QUALI SONO LE DIFFICOLTÁ INCONTRATE IN AMBITO PROFESSIONALE?
Le difficoltà più grandi che ha affrontato Adriana sono sicuramente imputabili al suo accento siciliano. Se pensavate che pregiudizi e discriminazioni contro i meridionali fossero una storia passata, riconducibile agli anni del boom economico e delle grandi migrazioni al nord, dovete ricredervi. Adriana racconta come, agli inizi della sua carriera di fotografa e videomaker, il suo accento l’avesse relegata alla posizione di assistente anziché di prima fotografa. Un fatto inacettabile che per fortuna non l’ha mai scoraggiata. Un’altra difficoltà incontrata nel mondo del lavoro, e questa volta soprattutto in Meridione, è la concezione di fotografa o videomaker come semplice esecutore di un servizio. In questi casi, chi paga si sente in diritto di imporre la propria visione senza lasciare al professionista lo spazio creativo necessario. La fotografia e la videografia sono delle vere e proprie forme d’arte, nonostante le discordanze in materia, e come tali vanno intese. Altro punto che talvolta gioca a sfavore di Adriana è la sua giovane età: essere giovani a primo impatto può far rima con principiante. In un Paese come il nostro, dove i giovani fanno fatica a farsi largo nell’ascesa professionale, non stupisce affatto questo pregiudizio. Un elemento in più che fa onore alla perseveranza e professionalità di Adriana.
IN QUANTO DONNA?
Tradizionalmente il professionista in campo fotografico è sempre stato uomo. Ci sono tante spiegazioni per questo dato di fatto, nessuna che abbia però a che fare con meriti e competenze di genere innate. La democratizzazione di certe professioni accessibili non più solo agli uomini, ma anche a professioniste donne, ha costituito un successo innegabile, sebbene permangano delle diffidenze di fondo. Nonostante la fatica iniziale nel trasmettere fiducia ai suoi clienti, Adriana confida come, nel suo lavoro, l’essere donna rappresenti una marcia in più. Il saper cogliere dettagli, raccontare un evento riportandone a galla le sensazioni e le emozioni dei protagonisti sono il marchio di fabbrica di Adriana.

COSA SOGNAVA DA PICCOLA ADRIANA
Quand’era piccola Adriana sognava di fare il Presidente della Repubblica: avrebbe potuto essere la prima Presidentessa nella storia repubblicana d’Italia! Politica a parte, l’arte e la tecnologia hanno sempre avuto un gran fascino per Adriana. Senza sapere con precisione quale sarebbe stata la sua strada, Adriana desiderava trovare il suo posto nel mondo, lasciando in qualche modo la propria impronta attraverso il suo lavoro.
OGGI LE DONNE SONO DAVVERO LIBERE DI SCEGLIERE IL LORO DESTINO?
Adriana ha trascorso gran parte della sua vita a Scicli, in provincia di Ragusa, e dalla sua intervista emergono considerazioni molto interessanti sulla realtà meridionale e su quella settentrionale. Mentre al Nord la donna si sente più libera di esprimersi, al Sud è molto difficile che la donna possa trovare una sua collocazione. Fa molto fatica, non le viene data neanche l’opportunità. Il ruolo assegnatole dalla società è quello di mamma e moglie. Se lavora è perché deve portare a casa il secondo stipendio, non certo per realizzare le sue passioni e se ci sono donne impegnate a realizzarsi è perché possono contare sul sostegno di qualcuno che crede in loro. Ma in generale, difficilmente le donne del Sud riescono a portare a termine il loro progetto di vita: “se hanno una passione questa diventa semmai un hobby’’. Adriana crede fermamente che a Scicli, come in altri luoghi del Sud, debba cambiare la cultura e con essa il modo di pensare della gente, perché non esistono professioni maschili e professioni femminili. “Ci sono lavori e ci sono passioni che possono muovere le montagne. Se ognuno di noi potesse trovare il proprio posto nel mondo si avrebbero effetti positivi per la società tutta”. Superare queste barriere mentali dipende in primo luogo dalle donne: “possiamo fare tutto se ci muove la passione, a prescindere dalla famiglia e dai figli”. In un Meridione ancora troppo maschilista, il motore del cambiamento siamo noi stesse. Adriana è parte di questo cambiamento, una piccola ma preziosa goccia nel mare, un esempio positivo per chiunque voglia mettersi in proprio, al Nord come al Sud, credendo nelle proprie competenze e senza mai tradire la propria vocazione. Secondo Adriana, l’ambizione primaria nella vita di ciascuno dovrebbe essere il raggiungimento della serenità personale, a qualunque costo.
ADRIANA RUSSO IN SINTESI?
Determinata, passionale, umile.
La nonna le ha sempre insegnato ad essere umile e a non sentirsi mai arrivata. Le ha trasmesso l’importanza del continuo apprendimento, anche dal confronto con chi la circonda, perché si può imparare da tutti, anche dai propri assistenti. Nella circolazione delle buone idee, non c’è gerarchia che tenga sostiene Adriana.
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L’allarme lanciato dal sindacato Nursing Up sulla situazione del fabbisogno del personale in sanità è alto. E il sindacato degli Infermieri Italiani è pronto a ogni azione per opporsi a decisioni che possano spalancare le porte alle esternalizzazioni, quando la vera necessità è invece di assumere, attingendo anche dalle grandi sacche di disoccupazione che attanagliano purtroppo anche gli infermieri.






Dal 21 al 24 marzo il Campus Einaudi di Torino ospita circa novanta studenti provenienti da tutta Italia, che partecipano al progetto realizzato in collaborazione con il Movimento studentesco per le organizzazioni internazionali (Msoi), Europae (rivista di affari europei) e Movimento Giovani federalisti
Sarà il tempo a decidere se Diem 25 potrà modificare l’Europa e, con essa, la storia dei prossimi anni. Al momento, però, questo vento di cambiamento sembra dare risposte a chi si sentiva sperduto e deluso, regalando un nuovo sogno, una via diversa da percorrere
senza uno spirito democratico, in cui il demos è privato dei propri diritti e in cui sono un gruppo di tecnocrati a prendere le decisioni. Il manifesto sul quale si fonda Diem 25 parte dalla considerazione che i popoli europei hanno il diritto e il dovere di riprendere il controllo della loro Europa, basandosi su quattro fondamentali principi: nessun popolo europeo può essere libero se la democrazia di un altro viene violata; nessun popolo europeo può vivere nella dignità finché un altro ne è privato; nessun popolo europeo può sperare di avere prosperità se è precipitato nell’insolvibilita’ e nella depressione permanenti; nessun popolo europeo può svilupparsi senza impegni mentali per i suoi cittadini più modesti, senza sviluppo umano, equilibrio ecologico e determinazione a svincolarsi totalmente dalle energie fossili, in un mondo che cambia i suoi modi di funzionamento e non il clima del pianeta.
regalato al mondo intero la filosofia, la politica, la retorica, l’epica, la poesis, l’arte e la mitologia, da quella terra di dei, eroi e grandi ideali che ha insegnato al mondo che, liberati tutti i mali, sul fondo del vaso di Pandora rimase la consolazione più grande: la speranza.
abbreviato CDV ? 




