ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 686

Professione volontario: da Infine Onlus formazione e servizi

A Torino Infine Onlus forma 30 volontari da inserire nel progetto Prendi l’Alzheimer per mano

Infine Onlus opera a Torino dal 2014 con progetti di assistenza alle famiglie che devono prendersi cura di malati di demenza con un approccio che considera il sostegno ai caregiver della stessa importanza delle terapie per i malati. Con la stessa visione globale Infine Onlus affronta la relazione con i volontari che sono i protagonisti delle attività di assistenza. Il volontario Infine Onlus viene accolto in una comunità creata per fornirgli tutti gli strumenti utili per affrontare la missione di cura che gli viene affidata.

infine merenda

Fa parte della filosofia di Infine Onlus creare per tutte le iniziative che propone gruppi di lavoro in cui la consapevolezza della missione deve essere accompagnata da attività di approfondimento, ricerca e condivisione spiega Marina Sozzi Presidente di Infine Onlus – Ed è con questo spirito che con i nostri volontari lavoriamo anche per dare occasioni di perfezionamento e sviluppo al loro impegno sociale che non è improvvisato: non sono angeli, sono professionisti”.

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I trenta volontari che Infine ricerca per ampliare i suoi servizi devono essere maggiorenni, con una disponibilità di tempo costante e puntuale di due ore la settimana, da dedicare al sostegno delle famiglie indicate dalle ASL come bisognose di assistenza con attività di aiuto a casa che permettano ai caregiver di prendersi una pausa personale allontanandosi dal malato.Il team di Infine Onlus formato da coordinatori, psicologi, formatori, dopo un colloquio attitudinale avvia un corso di 36 ore per preparare i candidati con nozioni mediche sulla la demenza e l’Alzheimer, sulla comprensione e la gestione della malattia da un punto di vista psicologico, sulle tecniche di stimolazione cognitiva, ma anche con attività volte a preparare il volontario a gestire gli stress a cui è sottoposto, dalla gestione delle emozioni alle nozioni di primo soccorso.Prima di conseguire l’attestato di partecipazione i volontari possono ancora praticare le tecniche acquisite nell’Alzheimer Caffè di Via Luserna 8 a Torino e nei gruppi attivi nella sede di Infine Onlus.Terminato il tirocinio è la coordinatrice delle famiglie che accompagna il volontario dalla famiglia per costruire insieme le modalità di intervento. Per Infine Onlus è importante che i volontari e le famiglie si trovino a loro agio insieme e quindi l’impegno è volto a cercare il “giusto volontario con la giusta famiglia”. Il volontario, dopo l’inserimento, instaura un rapporto diretto con la famiglia che gli permette di concordare orari, giorni, occasioni per vedersi ed essere di aiuto, ma può per qualsiasi evenienza confrontarsi con la coordinatrice, lo psicologo o la responsabile dei volontari in sede.

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Una volta al mese i volontari si ritrovano con il coordinatore e lo psicologo che supervisiona il progetto per confrontarsi e condividere le varie esperienze ed esigenze.

Ai volontari viene offerta la tessera associativa di Infine Onlus con i seguenti benefit:

 

ingresso gratuito a tutte le iniziative di Infine Onlus e accesso alla biblioteca

sconto del 10% presso la libreria “Fontana” di Via S. Francesco d’assisi, 18

 

Ogni venerdì pomeriggio presso la sede di infine Onlus c’è la “merenda del volontario”: uno spazio di incontro dove è possibile conoscere lo staff di Infine Onlus, la sede e porre tutte le domande sulle modalità di volontariato. Chi vuole diventare volontario Infine Onlus può compilare il form sul sito www.infine.it

Turismo Halal friendly? Sotto la Mole diventerà realtà

islam modaQuali accorgimenti per un hotel o un ristorante “su misura” per il turista di religione islamica? Il tema del turismo ‘halal friendly’ è stato materia di dibattito per gli operatori del settore, nell’incontro promosso da Comune, Università e Turismo Torino in vista del terzo Forum della Finanza Islamica in programma il 6 e 7 marzo nella nostra città.  Sono necessari cibi che Bianconerispettino i divieti, una copia del Corano nel comodino, frigobar senza alcolici e Tv senza canali per adulti. Oltre a  prodotti per il corpo certificati halal, indicazione delle sale di preghiera  vicine e della Mecca per il momento della preghiera. “Sotto la Mole non abbiamo ancora alberghi o ristoranti ‘halal friendly’ – dice Paolo Pietro Biancone, esperto di finanza islamica dell’Università, (nella foto a sinistra, che i nostri lettori conoscono poiché tiene una rubrica sui temi economici  qui sul “Torinese” – ndr) -. Si tratta di un turismo di alta gamma ed è quindi  importante capire che rappresenta un’opportunità per gli operatori. Inoltre l’accoglienza halal non penalizza il cliente tradizionale”.

EXODOS – una mostra fotografica per parlare di profughi

exod5Dal 24 gennaio al 24 febbraio, presso la Sala Mostre del Palazzo della Regione Piemonte, in piazza Castello 165 a Torino, dalle 10 alle 18, con ingresso libero, la mostra “EXODOS – rotte migratorie, storie di persone, arrivi, inclusione” sarà il contenitore per approfondire il tema dei migranti, dall’accoglienza ai servizi di inclusione sociale e lavorativa. La mostra, realizzata dall’Associazione Allievi del Master in Giornalismo “Giorgio Bocca”, si avvale delle immagini di 12 fotografi e video maker e documenta il exod siccardiviaggio dei profughi dai campi di raccolta fino alla situazione in Piemonte. Immagini impattanti ma anche un ricco programma di incontri, di testimonianze, di riflessioni e di workshop.Le immagini sono di Marco Alpozzi, Mauro Donato, Max Ferrero, Mirko Isaia, Giulio Lapone, Matteo Montaldo, Giorgio Perottino, Andreja Restek, Paolo Siccardi e Stefano Stranges, mentre i video sono di Stefano Bertolino e Cosimo Caridi. L’obiettivo del progetto è quello di fornire un punto di vista sulla crisi dei migranti, un punto di vista sfaccettato e multiforme, tanti sono gli autori impegnati in questo reportage collettivo; raccontare il «volto umano» della crisi dei migranti exodpartendo dalle persone, dagli sguardi, dalle storie; valorizzare quanto costruito in questi anni dai nostri territori sul tema dell’accoglienza e dell’integrazione. Le foto e i video sono stati realizzati tra il 2014 e il 2016 in alcuni dei momenti e dei luoghi più drammatici dell’emergenza profughi, come le isole di Lesbo e Kos, la frontiera di Idomeni, la giungla di Calais, ma anche i Balzi Rossi vicino a Ventimiglia o il mare al largo di Lampedusa. Per l’allestimento, si è scelto un percorso tematico, per guidare il pubblico nei vari momenti che scandiscono la quotidianità di chi dalla propria terra intraprende il cammino verso un mondo  migliore. exod35Nell’itinerario espositivo si è così scelto di individuare e concentrare l’attenzione sulle fasi salienti di questi viaggi: il «Mare», trampolino e naufragio verso il miraggio di un nuovo mondo; la «Strada», attraverso i campi, i fiumi, le lande desolate delle terre di nessuno; l’arrivo davanti alle «Barriere», fatte di reti, muri, confini; i exod56«Campi», luoghi di attesa, di riposo, di speranza, di paura; «Incontri» tra le società, i turisti e i migranti. La mostra è stata realizzata dall’associazione Allievi del Master in Giornalismo Giorgio Bocca e dalla Regione Piemonte e affronta il tema osservandolo da tre diversi punti di vista: quello dell’esperienza e della narrazione internazionale, quello dell’esperienza del sistema di accoglienza e quelle degli strumenti di inclusione della Regione Piemonte.

Svastica e bestemmia, ecco il prodotto di una società nichilista

Il fatto che dei teppistelli pinerolesi  si divertissero ad imbrattare una cristiani chiesachiesa con bestemmie e svastiche rivela il grado di avvilimento a cui si è giunti. Si poteva capire ,in passato  e forse anche nel presente, la bestemmia dell’operaio in fabbrica o del contadino  alle prese con il suo duro lavoro dei campi. C’erano persone che avevano addirittura assunto la bestemmia come intercalare quasi inconsapevole. Ma che ci siano dei giovani che scrivano per divertimento delle bestemmie, coniugandole  con le svastiche hitleriane, è davvero troppo. Chi scrive è per la libertà di pensiero e non ritiene che nessuna opinione, neppure la hitler_cardinal4più odiosa e grossolana come la bestemmia, debba essere considerata un reato: ciascuno ha, per esprimersi, i mezzi che ha. C’è il santo e il bestemmiatore, il poeta e lo scaricatore portuale, con in mezzo tanta gente banale che non ha opinioni e che non prega e non bestemmia. Divertirsi offendendo gli altri  risulta tuttavia particolarmente difficile da comprendere. Mi piacerebbe conoscere il grado di acculturazione dei questi giovani e dove hanno  frequentato o frequentino  la scuola. Nella loro mostruosa ignoranza i ragazzini di Pinerolo  non lo sanno, ma l’accoppiamento  di bestemmia e svastica  non appare così strano: Hitler , in nome di un paganesimo germanico  delirante, voleva proprio cancellare la civiltà cristiana nel 1942 trovò cristiani croce chiesanel laico Croce il suo  strenuo difensore: così nacque il famoso “Perché non possiamo non dirci cristiani” durante la  sua villeggiatura in Piemonte. Certo gli untorelli che usano la bomboletta spray non costituiscono pericoli di sorta, perché lo fanno per divertimento. Dopo aver giustificato per troppi anni l’ignoranza e aver declassato la funzione della scuola anche come scuola di civismo, ci ritroviamo a fare i conti con questi giovani  che certo sono un’eccezione, ma spesso l’eccezione purtroppo conferma la regola. Sono i figli di una società malata e nichilista e il prodotto deteriore di una scuola che non riesce più a svolgere la sua funzione.
                                                                                                                       Pier Franco Quaglieni

 

 

Scissioni, risultato finale a somma negativa

LA VERSIONE DI GIUSI / di Giusi La GangaLA GANGA

Di scissioni di partito me ne intendo, purtroppo. Le dinamiche sono sempre le stesse: I voti un po’ se ne vanno, molti restano, parecchi mandano a quel paese entrambi i contendenti. Il risultato finale è a somma negativa.

RENZI LAVAGNA

Per queste ragioni sono fra quelli che pensano che il PD debba essere difeso e sostenuto, per quanti errori abbia fatto l’attuale gruppo dirigente. Ho partecipato ieri alla riunione preparatoria dell’assemblea nazionale, che si terrà il 18 febbraio, dell’Associazione Democraticisocialisti, promossa dal Presidente della Toscana, Enrico Rossi, che intende tener viva, dentro e non fuori dal PD, la cultura socialista, rinnovata e attrezzata ad affrontare i tempi completamente nuovi di fronte a noi. Viviamo un passaggio difficilissimo della democrazia italiana, che sconta una classe dirigente inadeguata e litigiosa, con un elettorato che passa da un uomo della Provvidenza all’altro, senza rendersi conto che non esistono scorciatoie salvifiche ma solo la necessità di un duro lavoro di ricostruzione del paese.

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Si vuole andare di corsa a votare, senza mettere ordine nella legge elettorale e senza costruire i presupposti politici perché il voto risulti utile all’Italia. Ognuno fa un miope calcoletto di convenienza personale o di fazione. L’esito è già scritto, al di là delle frottole propagandistiche: l’ingovernabilità si accentuerà e le prospettive di un’Italia come la Grecia si avvicinano. Continua a sorprendermi il fattopd unita che molte persone che stimo non vedano o fingano di non vedere i pericoli che incombono. Che preferiscano applaudire entusiasticamente anziché provare a ragionare. Che si spellano le mani quando sentono dire che la legislatura è finita con il voto del 4 dicembre (ed è vero, nella sostanza) e che si indignano però se si fa notare come quel voto abbia anche chiuso il ciclo dell’attuale gruppo dirigente del PD e che sia necessario un nuovo congresso. In altri tempi, dopo tre sconfitte consecutive si sarebbe sentito il bisogno di una nuova legittimazione congressuale. Oggi si fa finta di nulla, anzi si spera che i contestatori (che non sempre hanno ragione) tolgano il disturbo.
Possibile che si debba andare baldanzosi verso un baratro?

 

Giusi La Ganga

Il caro, vecchio quaderno dei conti in mostra al Museo del Risparmio

POKE RISPARMIOIl Museo del Risparmio di Torino lancia una call for action: “fateci avere i vecchi quaderni dei conti della vostra famiglia”. Daranno un contributo prezioso alla mostra che il Museo sta preparando nelle sue sale in vista dell’8 marzo.

Quel genio di mia nonna! Dai libri di casa al kakebo” sarà un’esposizione di ricordi di famiglia e di veri e propri cimeli messi a disposizione da alcune istituzioni. Non mancherà l’ultimo arrivato: il kakebo, versione rivisitata del quadernetto dei conti di casa inventato nel 1904 dalla giapponese Motoko Hani, figlia di samurai e prima direttrice donna di una rivista femminile.

C’è molto da imparare dalle precedenti generazioni, che già avevano grandi capacità di pianificazione da cui prendere esempio. Come spendevano le nostre nonne? Come gestivano il bilancio familiare o i terreni, le cascine, i raccolti? E come annotavano queste spese?

Per partecipare all’iniziativa servono le foto del proprio libro di casa, almeno della copertina e di una pagina interna, accompagnate da un commento che ne racconti la storia o le particolarità. Si possono mandare al Museo del Risparmio attraverso Facebook, e-mail e Instagram entro il 20 febbraio. I dettagli sul sito www.museodelrisparmio.it

 

 

1947: settant’anni dopo al Centro Pannunzio

repubblica donnaVenerdì 3 febbraio alle ore 18 nella sede del Centro Pannunzio, Sala “Sergio Pininfarina” (via Maria Vittoria 35 H, Torino), Pier Franco Quaglieni terrà una conferenza sul tema: 1947, UN ANNO CRUCIALE DELLA STORIA D’ITALIA, SETTANT’ANNI DOPO. Secondo alcuni, il ’47 è stato l’anno in cui l’Italia ha scelto la conservazione piuttosto che le riforme, secondo altri, è l’anno in cui Alcide De Gasperi, Luigi Einaudi e Giuseppe Saragat hanno salvato l’Italiaitalia 2 da una dittatura comunista incombente, facendo fare al Paese una scelta di campo inequivocabilmente occidentale. Si è trattato di un periodo tormentato, animato da forti passioni e scosso da profonde, laceranti conflittualità che hanno pesato nella storia successiva. Fu l’anno della Costituzione, del Trattato di Pace, del passaggio di Istria e Dalmazia alla Jugoslavia, della scissione di Palazzo Barberini, della strage di Portella della Ginestra, della morte di Vittorio Emanuele III. I 70 anni trascorsi offrono l’opportunità di enucleare i temi più importanti per una ricostruzione storica mettendo a confronto tante opinioni discordanti per offrire a chi ascolta la possibilità di trarre le conclusioni che ritiene.

 

A Vinovo il laboratorio Rigeneration del Sermig

Apre i battenti a Vinovo (Torino) il laboratorio di rigenerazione di grandi elettrodomestici del progetto del Sermig, “Rigeneration”, che coniuga solidarietà e imprenditorialità. E’ ospitato nei locali messi a disposizione da Astelav, storica azienda torinese da 50 anni specializzata in ricambi per elettrodomestici.

arsenale-paces ermig

Al taglio del nastro, che si terrà martedì 31 gennaio alle ore 9, sarà presente Ernesto Olivero. La nuova iniziativa dell’associazione di volontariato fondata da Ernesto Olivero ha un duplice scopo: “Creare opportunità di lavoro per persone in difficoltà e contribuire a costruire una mentalità di contrasto allo spreco e all’ inquinamento”, spiega Rinaldo Canalis, coordinatore del progetto.

 

Laboratorio Rigeneration presso Astelav s.r.l.

Via Cavour 20 – Frazione Garino, Vinovo (TO)

Arrivano i treni Fast, sostituiscono i Frecciabianca

TRENI SERA STAZIONEGià a partire da lunedì 30 gennaio saranno in funzione  due coppie di treni regionali “Fast” in sostituzione dei Frecciabianca da Torino a Milano, poi diventeranno tre. Da Torino si fermeranno solo a Vercelli, Novara e Rho, fino a Milano Porta Garibaldi, con tempi di percorrenza pari o persino inferiori a quelli dei Frecciabianca cancellati da Trenitalia. I nuovi convogli cercheranno di ridurre l’impatto degli aumenti sugli abbonamenti  mensili da Torino e Vercelli verso Milano. L’assessore regionale ai Trasporti Balocco sottolinea  che gli aumenti non sono di responsabilità della Regione.

 

(foto: il Torinese)

Linea di confine, spigolature di vita e di storie torinesi

quaglienidi Pier Franco Quaglieni *

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Venerdì’ 27 si è celebrata la Giornata della memoria. Si sono tenute cerimonie in tutto il Piemonte. A Torino spicca il ricordo del Gen. Emanuele  Balbo Bertone di Sambuy trucidato insieme ad altri cinque  generali italiani nel 1945 nel lager tedesco in cui era prigioniero. Per merito di Nino Boeti , presidente del comitato regionale per l’affermazione dei valori della Resistenza e della Costituzione, le rievocazioni hanno sempre tenuto conto dell’apporto delle Forze Armate alla Resistenza e alla Guerra di Liberazione. Si tratta di un apporto considerevole, spesso ignorato per ragioni politiche per tanti anni. In alcune commemorazioni del 27 gennaio  in Piemonte è stato invece  trascurato il sacrificio dei 600mila internati militari in Germania,a pieno titolo resistenti anche in termini legali ,oltre che storici. Guareschi in “Diario clandestino” ci ha lasciato la più alta e commossa testimonianza di quella tragedia di cui fu partecipe e vittima. Guareschi scriveva che i soldati prigionieri, privati delle aushwitz2stellette, le sentivano come idealmente ” avvitate alla carne” .Un’espressione che, mi disse una volta il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa,lo aveva ispirato nell’affermare che i carabinieri  sentivano gli alamari “cuciti sulla pelle”. Parlando alla Prefettura di Savona ho ricordato anche la Principessa Mafalda di Savoia .Ma forse è troppo pretenderlo da chi ignora perfino gli internati militari. Si è  tentato addirittura di equiparare gli ebrei della Shoah con gli immigrati arrivati in Europa, rasentando il ridicolo, con affermazioni goffe e antistoriche. Ma ci si è guardati bene dal parlare di Israele e dell’esodo  odierno di tanti ebrei da un’Europa insicura ed impaurita   che sembra arrendersi, senza nemmeno tentare di difendere della sua identità laica e cristiana.

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Sullo storico edificio che ospita l’istituto “Regina Margherita” in via Valperga Caluso a Torino sono comparsi vistosi disegni geometrici rossi e blu che non c’entrano nulla con la facciata. Perché? Forse per far parlare del “Regina Margherita”? Finora nessuno ne ha parlato. Quando ebbe presidi  uomini come Roberto Berardi, divenuto ispettore centrale del Ministero della P.I., non c’era bisogno di espedienti di quel tipo: l’istituto era noto in tutto il Piemonte salviario muralesper il suo rigore, i suoi docenti qualificati, la sua storia. Il primo in assoluto cui seguiva il “Domenico Berti”, lasciando in fondo alla classifica il magistrale “Antonio Gramsci”, un’enclave contestativa e facilistica che finì assorbito da altro istituto per mancanza di allievi.  Un preside del “Regina Margherita” alla fine degli anni 70,nella sua foga demagogica, permise agli allievi di dipingere-l’espressione giusta sarebbe imbrattare – le aule e i corridoi  a loro piacimento, consentendo un obbrobrio esteticamente devastante. Dovette pagare, come al solito, il contribuente per recuperare le aule al loro stato originario. Contro quel preside non vennero mossi addebiti , anzi fu promosso.

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All’inaugurazione dell’anno giudiziario del 28 gennaio  le parole del Presidente della Corte d’Appello di Torino Arturo Soprano , che ha criticato apertamente l’ANM  e il suo anno-giudiziario giudici magistratipresidente Davigo per le sue “apparizioni mediatiche autocelebrative”, parlando anche di “comunicati sterili” e della necessità di ripensare la “politica”  dell’Associazione Magistrati, mi hanno indotto ad  un ideale, forse troppo emotivo, parallelo con il giudice Bruno Caccia,freddato sotto casa dalla criminalità organizzata. Caccia si rifiutò di scioperare, sentendo la funzione del magistrato talmente alta e indipendente, da rendere incompatibile l’esercizio del diritto di sciopero da parte dei magistrati.Era una schiena diritta che non si piegava di fronte a nulla e a nessuno.

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Domenica 29 gennaio nella chiesa di San Lorenzo verranno ricordati i soldati italiani che combatterono, morirono, soffrirono un’atroce prigionia  in URSS nel corso della II guerra mondiale. Mons. Carlo Chiavazza che vi partecipò come cappellano militare , dettò una lapide in ricordo dei commilitoni  caduti e reduci di Russia. Ogni sera alle 18 la campana di San Lorenzo suona in loro ricordo. Il vecchio parroco di San Massimo, il canonico Italo Ruffino , morto internaticentenario nel 2015 , ci ha lasciato un libro che andrebbe riletto:”Bianco, rosso e grigioverde” edito da Fogola. Insieme ai libri di Giulio Bedeschi , Mario Rigoni Stern, Don Carlo Gnocchi, quello di Italo Ruffino  è una testimonianza umana,letteraria e religiosa intensa.  Io lo ricordo per le sue prediche appassionate pronunciate dal pulpito di San Massimo, quand’ero bambino.  Mi colpiva la sua eloquenza ,magari senza capire a fondo il significato del suo dire ,sempre profondo e molto colto. Non sapevo che era stato cappellano in Russia, quando lo conobbi tanti anni dopo apprezzai la tempra di un uomo e di un sacerdote eccezionale. A San Massimo è ricordato il parroco che aiutò la Resistenza, sarebbe il caso di dedicare una lapide anche a Mons. Ruffino. 

*Direttore del Centro “Pannunzio”