Per il Sindaco Chiara Appendino (il più amato d’Italia, da recenti statistiche) è giunto il momento di permettere una “colonizzazione” di banche islamiche per incoraggiare e incentivare i musulmani a comprare immobili sotto la Mole.
A dirlo, lei stessa ieri in un intervista rilasciata su Sky nella quale ha annunciato che “ è auspicabile a Torino la costituzione di banche islamiche che adottino una finanza conforme alla Sharia”.
Parole che per alcuni, tuonano come un serio e preoccupante segnale per il futuro perché adesso, davvero, non si comprende più quale sia il reale percorso che trama chi governa la nostra Città.
Mentre gli attentati terroristici rivendicati dall’Isis sono all’ordine del giorno, e proprio a Torino sabato scorso con provvedimento del Ministro dell’Interno Marco Minniti è stato espulso un cittadino marocchino per motivi di sicurezza dello Stato in quanto aveva intrapreso un percorso di radicalizzazione, considerando il nostro un Paese di miscredenti, arrivando persino nel 2012 a rifiutare il giuramento per ottenere la cittadinanza italiana ritenendo che l’osservanza della nostra Costituzione avrebbe offeso la sua religione perché non rispetta i dettami della Sharia, l’amministrazione grillina torinese lavora proprio per favorire una finanza a misura di Sharia, la legge islamica che in materia di finanza prevede il divieto di chiedere interessi sui prestiti poiché apportano profitto alla posizione più forte indebolendo ulteriormente chi contrae il debito, e investimenti
responsabili senza speculazione.Se così fosse, è facilmente deducibile che ci sarebbe una disparità assoluta di vincoli di accesso al credito tra chi contrae mutui con le “nostre” banche e chi invece, per appartenenza religiosa si rivolge agli istituti islamici.
Non si tratta di generalizzare: certo che non tutto l’Islam è terrorismo, ma ci si chiede se le nostre regole e tradizioni cattoliche avrebbero la stessa benevola accoglienza nei Paesi Arabi.
L’ annuncio arriva dopo aver ospitato il Turin Islamic Economic Forum ad inizio marzo e obbligando la Città in quelle giornate ad assumere costumi leciti secondo il Corano, halal friendly, Chiara Appendino ha così deciso che per integrare meglio i musulmani e incoraggiarli ad acquistare immobili in Italia, è necessario avviare una colonizzazione islamica delle banche conformi ai principi della Sharia.
Se a questa manovra del sindaco Appendino seguono in parallelo i tagli alle scuole cattoliche (motivate da “prevedibili” ragioni di Bilancio) la riflessione d’obbligo, semplicemente stando al recepimento dei messaggi che ci pervengono dal mondo arabo-musulmano è che il loro piano di colonizzare l’Occidente attraverso l’acquisizione di capitale, dunque comprarci, ove non riescono a sottometterci o convertirci avanza.
E’ ormai noto, nonostante i tentativi di beatificazione del Sindaco Appendino come esempio virtuoso di amministrazione a Cinque Stelle, che il gioco di Chiara è molto lontano dai principi con i quali si era presentata a chi le ha dato fiducia, al di là del meglio o peggio sulla tenuta dell’asfalto in Città, oltre che sulla totale mancanza di attenzione ai problemi delle periferie e di chi le vive che neanche un popolo bue potrebbe accettare, figurarsi i Torinesi che con dignità ogni giorno affrontano rassegnati (forse) aumenti delle tasse, (ma gli assessori della Giunta Cinque Stelle continuano a viaggiare in auto blu e no, non c’è stato nessun taglio di stipendio della Sindaca, come aveva ipotizzato di fare) la sicurezza che non c’è come dovrebbe, e le corsie preferenziali su sanità, asili, case popolari a cui gli immigrati continuano ad avere accesso. Se poi questo modello di governo dovesse venire promosso su base nazionale, dato che non viene taciuta l’ipotesi di candidare a Premier Chiara Appendino, forse è giunto il momento di soffermarsi a valutare, prima di votare, con chi si ha poi a che fare nella realtà.
CV
(foto: il Torinese)






in carico 2.880 persone i cui 2.345 disoccupati e 535 svantaggiati: 292 sono state inserite in tirocinio, 160 sono stati avviati al lavoro. Pentenero e Del Conte hanno visitato il Centro per l’impiego di Rivoli, Prima Industrie e andranno nel pomeriggio nello stabilimento Fca di Mirafiori.
Mercoledì 29 Marzo, alle ore 10.00, si terrà nell’Aula di Palazzo Lascaris la
In questi giorni si sta facendo sentire sempre di più, la protesta dei commercianti della zona centrale di Torino contro i piani della sindaca Chiara Appendino e della sua giunta. L’esecutivo di Palazzo Civico ha dichiarato di avere in programma, infatti, il prolungamento dell’ orario della Zona traffico limitato, portando il divieto di transito fino a sera. Il simbolo della protesta è un cartello bianco, affisso sulla vetrina di ogni negozio, con la scritta a caratteri cubitali : “NO ZTL PROLUNGATA”. La mobilitazione è partita in maniera spontanea e silenziosa (almeno per il momento), da un gruppo di commercianti dell’area pedonale di via Giovanni Amendola, per poi estendersi piano piano anche alla maggior parte dei negozi di via Roma e delle zone limitrofe. “Vogliono prolungare la fascia oraria della zona Ztl fino alle 19”- recita il manifesto appeso dietro ogni vetrina- “I negozianti- conclude l’avviso- chiedono di ridurla alle 9e30 in modo da facilitare il commercio”. Maria Lapietra, assessora alla Mobilità, ha però ancora confermato nei giorni scorsi, la volontà di rivedere e con molta probabilità modificare, gli orari della Ztl.
Apre i battenti dopo meno di due anni di lavori il Torino Outlet Village, la shopville del lusso frutto di un investimento da 100 milioni di euro
Il Salone del libro di Torino incassa il primo importante risultato. A due mesi dall’evento – ricordiamo che il Salone si svolgerà al Lingotto dal 18 al 22 maggio – gli espositori hanno risposto con entusiasmo, raggiungendo già un numero maggiore rispetto a quello dell’anno precedente. Sono 350 gli espositori che si sono iscritti per partecipare alla Book Fair torinese, mentre erano 330 quelli totali della scorsa edizione. “Avevo un po’ sfidato la scaramanzia pronosticando per la primavera sorprese positive anche in termini di partecipazione degli espositori – dichiara a Repubblica il direttore del Salone, Nicola Lagioia – ” Fortunatamente non si è peccato d’ottimismo e questo significativo dato premia innanzitutto la squadra della Fondazione che, sia sul piano professionale che relazionale, sta portando avanti senza sosta da ottobre, un lavoro intensissimo.”
Si è svolto oggi a Palazzo Lascaris il convegno “Quale cognome per i figli?”, promosso dallo Zonta Club International con il patrocinio della Consulta Femminile regionale
possibilità di utilizzare il cognome materno ha un’importanza che va oltre le strette implicazioni burocratiche o legislative. E’ un discorso legato alla maternità, agli affetti, alla storia di un figlio e – di conseguenza – di una famiglia. Si tratta del diritto all’identità personale, del principio di uguaglianza e di pari dignità dei genitori. E’ un tema di civiltà che non deve vedere l’italia esclusa rispetto a quanto già avviene in molti paesi europei”.