ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 628

A 50 anni dalla Guerra dei Sei giorni

FOCUS

di Filippo Re

Donald Trump intende cambiare il Medio Oriente ma per il momento non si sa come. Mentre l’ex presidente Obama aveva atteso quattro anni prima di recarsi in Israele, Trump ha raggiunto Gerusalemme, dopo un’importante tappa a Riad, ad appena quattro mesi dal suo insediamento alla Casa Bianca. Mentre i negoziati tra israeliani e palestinesi sono in una fase di stallo da almeno tre anni e Netanyahu e Abu Mazen non si incontrano ufficialmente dal 2010, il presidente degli Stati Uniti fa sapere al mondo che farà tutto il possibile per aiutare le due parti ad arrivare a un accordo di pace ma per ora nessun piano concreto è stato annunciato. A 50 anni dalla Guerra dei Sei giorni, 5-10 giugno 1967, tutti i tentativi di risolvere la questione israelo-palestinese sono falliti o si sono bloccati a metà percorso e la normalizzazione dei rapporti tra Tel Aviv e molti Paesi arabo-islamici è ancora lontana. Quel conflitto si risolse in realtà nell’arco di poche ore: la terza guerra arabo-israeliana fu una clamorosa e straordinaria vittoria di Israele e un’altra catastrofe per il mondo arabo. Furono distrutte le forze armate dell’Egitto, della Giordania e della Siria e lo Stato ebraico arrivò a controllare l’intera Gerusalemme, la Cisgiordania, Gaza, il deserto del Sinai e il Golan. Da alcune settimane è festa nello Stato ebraico: la bandiera con la stella di David sventola ovunque, dai finestrini di centinaia di auto così come dai palazzi pubblici e dai balconi delle case per celebrare il trionfo del ’67 e la riunificazione di Gerusalemme che provocò rabbia e sgomento nei Paesi arabi. La crisi israelo-palestinese è un problema talmente complesso che oggi la comunità internazionale è più propensa a gestirla piuttosto che a tentare di risolverla in tutti i suoi molteplici aspetti, in un contesto mediorientale dove divampano altre crisi, ancora più gravi, dalla Siria all’Iraq, dallo Yemen alla Libia sullo sfondo di un scontro perenne tra il mondo sunnita guidato dai sauditi e quello sciita a guida iraniana. La guerra dei Sei Giorni in cui l’esercito israeliano sbaragliò le Forze armate di Egitto, Siria e Giordania fu uno dei conflitti più brevi della storia eppure è all’origine della maggior parte degli avvenimenti che si sono succeduti in Medio Oriente negli ultimi decenni. Dalla guerra del Kippur del 1973 a quella del Libano, dal Settembre Nero del 1970 allo scontro sugli insediamenti ebraici, il futuro di Gerusalemme, gli accordi di Camp David del 1978 tra Israele e l’Egitto con protagonisti Sadat, Begin e Carter, l’Intifada e i continui scontri tra israeliani e palestinesi nei Territori occupati. Due fatti importanti precedettero l’inizio della Guerra dei Sei giorni. Ad aprile l’aviazione israeliana abbattè sei aerei siriani di fabbricazione sovietica scatenando l’ira di Mosca e a maggio il leader egiziano Nasser decise di bloccare lo stretto di Tiran sul golfo di Aqaba dopo aver chiesto al segretario genereale dell’Onu U Thant di ritirare i caschi blu dal canale di Suez.

Lo stretto di Tiran è l’unica via di accesso al porto israeliano di Eilat attraverso il Mar Rosso. Il gesto di Nasser, che schierò quasi 100.000 soldati nel Sinai con 900 carri armati, fu ritenuto dagli israeliani un classico “casus belli”. Siria, Giordania e Iraq si allearono con l’Egitto mentre un fronte arabo formato da Arabia Saudita, Kuwait, Algeria, Libia e Sudan inviò reparti militari. Lo scontro militare tra i due Paesi sembrava ormai inevitabile. In Israele la preoccupazione salì alle stelle: fu formato un governo di unità nazionale e Moshè Dayan, ministro della difesa, propose di spezzare l’accerchiamento arabo con un attacco preventivo per impedire il collegamento fra le truppe arabe. Fu la mossa decisiva per le sorti della guerra che si svolse dal 5 al 10 giugno 1967. In meno di tre ore l’aviazione egiziana fu annientata a terra negli aeroporti dagli aerei con la stella di David e nello stesso giorno 22 aerei giordani e 55 siriani furono abbattuti. Gli storici sottolineano che si trattò dell’attacco aereo più imponente del dopoguerra, se non di tutti i tempi. Le forze israeliane avanzarono fino al canale di Suez mentre sul versante siriano e giordano raggiunsero con gravi perdite le alture del Golan e la Cisgiordania entrando nella Città Vecchia di Gerusalemme il 7 giugno per fermarsi a soli 40 chilometri da Damasco. Il 10 giugno Israele e gli Stati arabi posero fine alle ostilità accettando l’invito delle Nazioni Unite. Per lo Stato ebraico, che non si è mai ritirato dai Territori occupati respingendo tutte le risoluzioni dell’Onu, si trattò di una vittoria schiacciante sul nazionalismo arabo che uscì devastato dal conflitto che provocò una nuova ondata di rifugiati. Il solo Egitto pagò un prezzo altissimo in vite umane, i soldati uccisi furono circa 10.000 e 350 gli aerei distrutti.

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(dal settimanale “La Voce e il Tempo” )

 

“Un due tre! Eu…ro…pa”!

I PICCOLI ALUNNI DELLA SCUOLA TOMMASEO SI INTERROGANO SU “INTEGRAZIONE” E “IDENTITA’ CULTURALE” ATTRAVERSO LA MEMORIA DEL LORO VISSUTO

Il titolo sa di gioco. Anche se dietro ci sta un lavoro quanto mai serio, impegnativo, coinvolgente e altamente educativo. E del resto, nulla è più serio, impegnativo, coinvolgente ed educativo del gioco. Quello dei bimbi, s’intende. “Un due tre! Eu…ro…pa”, si intitola così la coloratissima piacevole e ricca mostra – disegni e pensieri raccontati con “scientifica libertà” – allestita presso l’Istituto Comprensivo “Niccolò Tommaseo” di via dei Mille 15, a Torino (tel. 011/8122190), fino al prossimo 8 giugno. L’esposizione è il frutto conclusivo di un laboratorio-pilota di storia eseguito dai 25 bimbi della classe III/D, basato sul racconto della propria storia individuale e famigliare. Un percorso attraverso il quale gli alunni, facendo uso dell’oralità e della visualità, sono andati alla ricerca delle loro radici culturali, studiando la propria genealogia di famiglia, la mobilità migratoria e la diversità delle proprie appartenenze socio-culturali. “Io sono stata felicissima – scrive Emma – quando ho scoperto che la mia bisnonna per lavoro si è dovuta spostare a New York”. E a lei fa eco Lorenzo: “Io mi sento italiano quando vado in pizzeria o quando sono a scuola con i miei amici. Mi sento molto messicano quando mangio los tacos al pasto”. A guidare gli alunni nella ricerca e nell’elaborazione delle informazioni e dei dati acquisiti, l’insegnante Daniela Martinolich, supportata dalla ricercatrice e storica Leslie Hernandez Nova, che nel laboratorio didattico ha trasmesso il case-study della migrazione peruviana in Europa ( la più massiccia per quanto riguarda la comunità latino-americana) con fonti raccolte a partire dal 2001 e ad oggi depositate nell’archivio di AREIA, l’“Audioarchivio delle migrazioni tra Europa e America Latina” con sede presso il DAFIST, il Dipartimento di Storia Moderna e Contemporanea dell’Università di Genova. “Con l’insegnante Martinolich – racconta Leslie abbiamo cercato di tradurre il mio materiale raccolto nelle interviste autobiografiche ai peruviani: materiale visivo fra cui cartografie emotive, genealogie, rappresentazioni del luogo d’origine inteso non come luogo di nascita bensì come luogo di appartenenza culturale”. Dall’esame e dalla riflessione, collettiva e individuale, su tutta questa mole di materiale è nato pian piano il laboratorio messo in piedi con i ragazzi della “Tommaseo”, protagonisti centrali di una ricerca didattica che li ha visti impegnati nella ricostruzione di genealogie famigliari, così come nella realizzazione di disegni di viaggi e spostamenti che in vario modo hanno coinvolto nel passato e nel presente le loro famiglie, nonché di testi scritti relativi al loro modo di identificarsi in una specifica e ben chiara appartenenza culturale.

“In classe – sottolinea ancora Leslienon c’erano bimbi stranieri, ma piuttosto bambini ‘portatori’ di identità molteplici e fra loro diverse:un italo-messicano, un italo-brasiliano, una bimba italo-spagnola e un’altra italo-marocchina”. Dall’analisi dei loro alberi genealogici appare ben chiara (a loro stessi, soprattutto) la molteplicità delle loro “appartenenze”: dei Paesi e degli infiniti Passaggi geografici che hanno coinvolto nel tempo gli spostamenti delle loro famiglie. Un laboratorio, dunque, per meglio conoscersi. E farsi conoscere ed “accettare” dagli altri. La rassegna prevede anche un video, realizzato da Andrea Bertola, dal titolo esemplare de “La storia della nostra vita”.

Gianni Milani

Nelle immagini:

– La classe III/D

– Daniela Martinolich e Leslie Hernandez Nova
– Alcuni elaborati degli alunni

http://www.tommaseo.it/?p=1492

Petrolio e gas naturale: il Poli in Russia

 
Il Politecnico di Torino sigla un accordo quinquennale con la compagnia petrolifera russa

San Pietroburgo (Russia), 2 giugno 2017 – Attività di Ricerca e Sviluppo congiunte e formazione dei dipendenti di Gazprom Neft a Torino, dove dirigenti della compagnia terranno a loro volta lezioni e incontri. Sono questi i temi dell’accordo sottoscritto oggi nel quadro della visita del Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda in Russia tra Politecnico di Torino e la compagnia petrolifera russa Gazprom Neft, il quarto produttore russo di petrolio.

 

Nel settore dell’industria del petrolio e del gas naturale le tecnologie di frontiera hanno un ruolo sempre più importante e c’è grande attenzione alla collaborazione con istituzioni universitarie a livello internazionale per attività di ricerca, ma anche di formazione e trasferimento tecnologico.

 

L’accordo siglato oggi a San Pietroburgo durante lo SPIEF (St. Petersburg International Economic Forum) integra infatti attività di formazione avanzata e di ricerca congiunte. Per quanto riguarda la formazione, la convenzione prevede attività didattiche riservata a quadri e addetti della compagnia petrolifera russa al Politecnico, ma anche lezioni e incontri con dirigenti della Gazprom Neft a Torino, per illustrare le attività della compagnia e presentare proposte di collaborazione tra i due enti, allargando il campo al sistema socio-economico del territorio piemontese. A questo proposito è prevista nei prossimi mesi una giornata dedicata a questi temi e rivolta proprio alle aziende locali che già collaborano con l’Ateneo.

 

Le attività di ricerca congiunte riguarderanno vari aspetti della tecnologia e dell’innovazione nel settore del petrolio e del gas naturale. In particolare, verranno messe a sistema le competenze nei settori della geologia e dello studio di pozzi e riserve di gas e petrolio, delle tecnologie di scavo e costruzione delle infrastrutture, fino allo studio dello sfruttamento delle riserve tradizionalmente non sfruttate e delle risorse off shore; altri temi di collaborazione saranno gli aspetti di automazione e applicazione della robotica all’industria petrolifera, la sensoristica, fino alle tematiche di tutela dell’ambiente e della sicurezza dei lavoratori e degli impianti.

 

L’accordo, di durata quinquennale, è stato siglato dal Rettore del Politecnico Marco Gilli e da Vladyslav Baryshnikov, Vice CEO della Compagnia petrolifera russa.

 

“La stipula di accordi internazionali su queste tematiche qualifica il nostro Ateneo come un punto di riferimento per la ricerca, la formazione e il trasferimento tecnologico nel settore dell’Oil & Gas”, commenta il Rettore del Politecnico Marco Gilli, che conclude: “Ritengo che partnership di questo livello su tematiche di estrema importanza come quelle energetiche rappresentino per il nostro Ateneo, ma direi anche per il nostro Territorio e per il Paese, un ulteriore impulso all’apertura delle porte verso un mercato di grande interesse”.

 

Borse origami, bigiotteria e accessori per dare libero sfogo all’estro creativo

DECIMA PUNTATA – Viaggio nel vasto mondo degli hobbysti, tra chi per sopravvivere alla crisi sta cercando di trasformare in mestiere una passione

Una timida e riservata, l’altra espansiva e disinvolta. Entrambe dotate di grande estro creativo, sono amiche da tempo e da cinque anni anche “socie in affari”: lavorano insieme nei mercati degli hobbisti di Torino e provincia, ognuna con il suo prodotto ma aiutandosi reciprocamente. “Abbiamo deciso di scendere in piazza per guadagnare qualche soldino”, spiega Barbara Picozzi, estroversa e verace, creatrice di monili di vario genere. “Per sfruttare la creatività”, precisa Loretta Odorico, pacata e contenuta, specializzata in confezioni sartoriali.

Esplosiva e incontenibile, Barbara fin da bambina si divertiva creando bigiotteria e trasformando in “gioielli” tutto quello che trovava, dai tappi delle bottiglie ai sassi recuperati per strada. Non le è stato facile convincere Loretta, che ama starsene per i fatti suoi ed è più restia ad aprirsi con la gente, a scendere in piazza: “L’ho presa per sfinimento. Tutti i giorni recitavo la stessa solfa: dai, tu fai le tue borse, io la mia bigiotteria. Vedrai, ci divertiremo. Riusciremo a guadagnare qualcosa e anche a fare felici delle persone, perché le cose che facciamo sono bellissime. E poi, le dicevo, se non incominci a cercare di vendere quello che fai, tra un po’ il tuo guardaroba scoppia. Sono tenace, non demordo. E alla fine ce l’ho fatta: siamo qui”, racconta Barbara.

“Quella che produco io – è sempre Barbara a parlare – è una bigiotteria umorale: le mie creazioni si trasformano al variare del mio umore. Se sono serena punto su oggetti glamour: fiorellini, oggetti leggeri e colori delicati, forme aggraziate e sinuose. Quando sono nervosa uso lacci e metalli che tratto a martellate, creo oggetti più spartani e aggressivi, ma non per questo meno accattivanti”.

Loretta ha frequentato la scuola per diventare sarta e modellista, e per anni ha collaborato con negozi e sartorie confezionando abiti su misura per i clienti più esigenti. “Ho smesso perché non ne potevo più di fare cose che rispecchiavano il gusto degli altri e non il mio. Potevo permettermelo, mio marito lavora a non mi ha mai fatto mancare nulla”, spiega. Quello del taglio e cucito per Loretta non era però solo un lavoro, ma soprattutto una passione. I panni della casalinga le stanno stretti e macchina da cucire, stoffe di vario genere e foggia, ago, filo e piccola minuteria da merceria continuano ad essere i compagni delle sue giornate. Produce per se stessa capi d’abbigliamento e accessori che rispecchiano il suo gusto. E perde letteralmente la testa per le borse e le custodie realizzate con la tecnica origami. Proprio quelle che oggi occupano gran parte del banco che divide con Barbara.

“Diamo qualità a basso costo, perché tutti hanno il diritto di farsi un regalino senza svuotare il portafoglio”, dice Barbara. “Da quando abbiamo incominciato – spiegano – non abbiamo mai aumentato i prezzi, anche se rispetto all’inizio compriamo materiali più pregiati, quindi più costosi, perché con il tempo abbiamo acquisito esperienza e consapevolezza e per valorizzare il nostro lavoro”. “La soddisfazione più grande – conclude Loretta – è che grazie ai nostri prodotti in questi anni siamo riuscite a crearci una clientela affezionata, che quando ci vede magari non compra, ma ci porta dolci e doni”.

Paola Zanolli

 

Ingegnere a 600 euro? La parola all’azienda

Ha suscitato clamore sui media nazionali l’annuncio di un’azienda torinese che offriva un posto di lavoro ad un ingegnere a 600 euro al mese. Ma è giusto che anche i titolari dicano la loro, perché spesso a creare un polverone sui giornali basta poco. “Si tratta di uno stage d’ingresso di sei mesi, che poi può essere convertito poi in apprendistato, nel pieno rispetto della normativa di legge nazionale e regionale”. E’ quanto sostiene Mauro Gatti, consigliere di amministrazione del gruppo Dimensione  di Grugliasco che ha pubblicato l’annuncio  “L’azienda – spiega all’Ansa –  ha 160 dipendenti, oltre il 90%  ha un contratto a tempo indeterminato e il tasso di conversione degli stage in contratti di apprendistato è dell’85%, mentre quello di conferma dei contratti di apprendistato è superiore al 95%. Per noi l’investimento in risorse umane un asset chiave per la società”. Intanto, il deputato di Sinistra Italiana-Possibile Giovanni Paglia ha presentato l’immancabile interrogazione parlamentare al ministro del Lavoro  Poletti. circa 50 milioni di fatturato all’anno, collabora con il Cern e altre istituzioni internazionali. il gruppo di Grugliasco è  specializzato nel settore dei servizi  in campo ospedaliero e prevede quest’anno 15 assunzioni con diversi profili. Magari anche di chi risponderà all’annuncio.

Screening ortottici pediatrici gratuiti al Mauriziano

Lunedì 5 giugno, in occasione del World Orthoptic Day (Giornata Mondiale dell’Ortottica), l’ambulatorio di Ortottica dell’ospedale Mauriziano di Torino effettuerà screening gratuiti in età pediatrica dalle ore 9 alle ore 12, presso l’ambulatorio di Oculistica del Padiglione 10A (diretto dal dottor Bruno Oldani). L’AIORAO (Associazione Nazionale rappresentativa in Italia degli Ortottisti Assistenti in Oftalmologia) intende portare a conoscenza e divulgare un’iniziativa mondiale promossa dall’Associazione d’Ortottica Internazionale (I.O.A.). Si tratta del World Orthoptic Day (WOD) per   la promozione della professione dell’Ortottista Assistente in Oftalmologia in tutti gli ambiti nei quali è riconosciuta. La Giornata Mondiale dell’Ortottica “WOD” viene celebrata ogni anno il primo lunedì del mese di giugno in tutto il mondo. L’ortottista è il professionista che tratta i disturbi motori e sensoriali della visione ed effettua tecniche di semeiologia strumentale oftalmologica. Molte famiglie con bambini lo incontrano nel percorso della prevenzione visiva. Una Giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema della prevenzione visiva “non solo pediatrica”, all’informazione ed alla distribuzione di materiale informativo relativo alla prevenzione ed alla riabilitazione visiva.

I documenti necessari per una vacanza con gli animali domestici

Di Patrizia Polliotto*

Prima di mettersi in viaggio per una vacanza o un soggiorno con un animale domestico, occorre prendere con sé alcuni fondamentali documenti. Tra questi, in primis, occorre il libretto delle vaccinazioni, compilato dal veterinario e contenente i dati del proprietario, oltre alle caratteristiche dell’animale, le date delle vaccinazioni eseguite fino a quel momento, il lotto e il numero di serie dei vari vaccini e la firma del medico, con la data di ogni operazione.

Anche se il libretto non ha valore legale, è comunque importante averlo a portata di mano perché in alcune dogane potrebbero domandarne l’esibizione. Se si va oltreconfine con un animale, è necessario che quest’ultimo abbia correttamente installato il microchip, obbligatorio dal 1° gennaio 2005, che viene inserito sottocute per tutti i cani e gatti nati successivamente a questa data.

Ma c’è di più. dal 1° ottobre 2004, tutti gli animali d’affezione devono avere il passaporto e quindi cane, gatto o furetto devono avere già il microchip, essere iscritti all’anagrafe veterinaria dell’ASL di zona e avere effettuato la vaccinazione antirabbica.

Soltanto al raggiungimento del ventunesimo giorno dal compimento della vaccinazione antirabbica si potrà invece richiedere il passaporto, documento privo di scadenza.

E’ bene ricordare che il Certificato di Vaccinazione Antirabbica va portato con sé anche in caso di spostamenti a mezzo treni, navi e aerei in Italia se si parte, o si arriva, in una regione o provincia dove si è verificato un caso di rabbia, e se in quel luogo è stata disposta un’ordinanza che impone tale importante vaccinazione agli animali.

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*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

UNIONE NAZIONALE CONSUMATORI
COMITATO REGIONALE DEL PIEMONTE
TEL. 011 5611800, Via Roma 366 – Torino
EMAIL: UNC.CONSUMATORITORINO@GMAIL.COM

 

L’arte di conservare il contemporaneo

“L’arte di conservare il contemporaneo: servizi e punti di vista a confronto”. Il 6 giugno alle 21.00 incontro aperto al Circolo dei Lettori Con questo titolo l’innovativo servizio per l’arte “Project MARTA – Monitoring Art Archive” si presenta come organizzatore, al Circolo dei Lettori, di una serata divulgativa che si terrà di fronte al pubblico in Palazzo Graneri della Roccia, il prossimo 6 giugno alle ore 21

Relatori, oltre alla dott.ssa Benedetta Bodo di Albaretto, conservatrice dei beni culturali e fondatrice di Project MARTA, il prof. Francesco Poli, storico dell’arte, docente ed esperto del mercato dell’arte contemporanea, il dott. Antonio Rava, restauratore e docente specializzato in arte contemporanea e l’artista Giorgio Griffa. Dopo l’incontro del 15 marzo a Palazzo Bricherasio, in collaborazione con l’assicurazione per l’arte BROSEL s.p.a., rivolto specificatamente al mondo dei collezionisti, e la presentazione del progetto a Reggio Emilia, lo scorso 20 maggio, promossa dal laboratorio di restauro Vicolo Folletto, Project MARTA torna così alla sua vocazione principale di divulgazione e sensibilizzazione sulla tutela delle opere d’arte contemporanee, spesso di difficile gestione per quanto riguarda la movimentazione, la tutela e gli eventuali interventi manutentivi. Project MARTA – Monitoring Art Archive è infatti un servizio innovativo per la sua impostazione: si tratta di un archivio di schede tecniche sviluppate sulla base di un’intervista diretta all’artista, che accompagnano l’opera nei vari passaggi di proprietà in modo da rendere disponibile costantemente un identikit utile a tutti gli operatori del settore che possano entrarne in contatto. La scheda tecnica viene realizzata sulla base di uno studio specifico sulla linea artistica dell’autore, con un confronto diretto ed il reperimento di tutte le informazioni utili per realizzarne un’approfondita analisi, che viene ulteriormente ampliata con la collaborazione di specifiche figure specializzate in restauro e gestione dei materiali utilizzati, che hanno aderito al progetto in qualità di consulenti.

 

«La finalità di Project MARTA – dichiara la fondatrice Benedetta Bodo di Albaretto – è quella di rendere accessibile a tutti uno strumento snello ma completo di tutela delle opere nella propria collezione, che per molti sono anche un investimento. Una “best practice” standardizzata ma definita nello specifico sul singolo caso, che costituisce un valore aggiunto come documentazione di un’opera, redatto in un momento in cui non c’è un’emergenza manutentiva ed in cui, quindi, si può operare più serenamente e lucidamente». L’incontro al Circolo dei Lettori, inserito nel calendario del circolo di via Bogino 9, sarà il primo appuntamento principalmente divulgativo. «Abbiamo voluto – spiega Benedetta – che il servizio per realizzare la scheda tecnica fosse legato solo alla consapevolezza dei collezionisti della necessità di dare qualche regola e informazione in più nell’ambito dell’arte contemporanea, spesso molto “fluido”. Non abbiamo quindi stabilito una quotazione minima per gli artisti, o le opere, da prendere in analisi e stiamo portando avanti un discorso che speriamo possa divenire un punto di riferimento per l’intero settore: anche per questo motivo, , abbiamo reso disponibile a tutti un archivio di abstract delle schede vere e proprie, un riassunto delle interviste che svolgiamo con gli artisti “ripulito” di tutti i dati sensibili o eccessivamente tecnici, che rimangono invece a disposizione solo dei diretti interessati». L’invito a partecipare è quindi rivolto a tutti, non solo a collezionisti, galleristi o esperti nel settore.

www.projectmarta.com

Il gene del delitto

La teoria genetica del delitto viene indagata in profondità alla luce delle teorie post lombrosiane dall’avvocato penalista del Foro di Milano Alessandro Continiello

Esiste una teoria genetica del delitto? Effettivamente parrebbe proprio di sì, tanto che è nata una branca della criminologia detta ” criminogenesi”, che studia l’insieme delle tendenze di origine genetica o ambientale che possono indurre un individuo o un gruppo di persone a compiere comportamenti antisociali e violenti. Sul tema è da poco uscito l’affascinante volume scritto dall’avvocato del Foro di Milano Alessandro Continiello, dal titolo “Il gene del delitto. Indagini neuroscientifiche e teorie post lombrosiane”( editore Antonio Stango). L’avvocato Alessandro Continiello, dopo aver frequentato la prestigiosa Scuola Militare Nunziatella di Napoli, ha conseguito la laurea in giurisprudenza presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con una tesi in diritto penale. Ha maturato significative esperienze nel settore legale/criminologico, nelle relazioni internazionali e di studio nel settore della sicurezza, intelligence e cyberwarfare. Relatore a corsi sull’analisi della scena del crimine, ha partecipato a programmi radiofonici e televisivi, italiani e esteri nelle materie di sua competenza. È anche autore di pubblicazioni nazionali/internazionali in diritto penale, diritto processuale penale, criminologia, intelligence, terrorismo e sicurezza. Nel 2016 ha pubblicato per Lemma Press “Processo alla legittima difesa. Profili criminoogici e vittimologici” e “L’uso legittimo delle armi. La scriminante per pubblici ufficiali e gli operatori di polizia”.

 

“Il libro cerca di spiegare il movente – afferma l’autore Alessandro Continiello – ancora ignoto, comune denominatore nella perpetrazione di questi reati. Se esistesse veramente una “mano invisibile”, capace di incidere sulla capacità d’intendere e di volere, sulla imputabilità e colpevolezza, lo stesso concetto di libero arbitrio verrebbe inevitabilmente minato. Il neuro-diritto è la nuova fonte di studio e di ricerca. Nel testo, attraverso un excursus storico della concezione del delitto, vengono passate in rassegna le teorie di Lombroso sino all’analisi delle ultime scoperte neuroscientifiche e genetiche. A corollario una rassegna giurisprudenziale, con un focus su due note sentenze, e l’analisi di casi reali. Ad impreziosire il lavoro sono i contributi e le osservazioni, lasciate nelle lingue madri e contenute in premessa e prefazione, di autorevoli professori italiani e esteri”.

“Ho voluto scrivere un testo su tale tematica – spiega l’avvocato Continiello – per deformazione professionale ed interesse culturale; mi ha da sempre affascinato scrutare nel profondo dell’essere umano per comprendere o, meglio, cercare di comprendere, qual sia il motivo che spinge un essere umano a perpetrare gravi delitti. Faccio presente che il “motivo” può non combaciare con il cosiddetto movente: una persona può commettere delitti, ad esempio, contro il patrimonio, quali la truffa, l’usura o la ricettazione per mero arricchimento; o “contro la persona”, per vendetta, ovvero come semplice conseguenza o danno collaterale nella commissione dei reati suindicati. Ma mi sono sempre chiesto cosa alberga nell’animo umano quando si uccide, ad esempio, una persona con particolari modalità efferate”.

“Purtroppo non esiste una risposta univoca a questo dilemma – afferma Continiello -. Nel senso che ogni caso va analizzato nella sua singolarità. Può accadere che l’autore del reato sia incapace di intendere e di volere ad esempio; oppure che nelle indagini o nel corso del processo, si acclari il movente. Ma si può condannare una persona, responsabile del delitto oltre ogni ragionevole dubbio, anche se il movente non è stato scoperto e solo supposto: molti casi giudiziari richiamati dalla cronaca lo hanno evidenziato”. “Nel mio libro, alla luce di quanto evidenziato – prosegue l’autore – ho in primis compiuto un excursus storico del delitto soffermandomi, successivamente, sul concetto (giuridico ovviamente, perché io sono un avvocato e non un medico) della capacità di intendere e di volere. Non potevo esimermi dal citare, in un capitolo, il dottor Lombroso e le sue teorie: questo mi è servito da viatico per giungere al cuore del testo, ossia il richiamo e l’esplicazione degli studi nazionali e internazionali delle neuroscienze e della genetica, che stanno cercando di trovare un comune denominatore nei soggetti inclini alla violenza. Il libro ha una visione di insieme traversale, abbracciando differenti punti di vista (neuro-etica, psicologia, psichiatria, filosofia, diritto) ed è impreziosito da contributi autorevoli di professori italiani e esteri”.

“Il libro è rivolto – conclude Alessandro Continiello – come si suole dire, “omnibus a tutti. Ritengo, sommessamente, che la divulgazione scientifica e la cultura debbano essere fruibili da tutti e non solo dai c.d. addetti ai lavori. Credo possa essere interessante per chi esercita la professione medica, legale e criminologica o solamente per chi ha desiderio di conoscere meglio questa materia. I libri che ho avuto modo di scrivere hanno sempre avuto questa impronta, anche per l’oggetto degli stessi. Trattando, ad esempio, il tema della legittima difesa, non mi sono limitato all’istituto in esame, ma ho esteso la ricerca agli aspetti criminologici e vittimologici. Medesima cosa compiuta con questo testo: una visione interdisciplinare d’insieme ed un approfondimento di alcune tematiche. Buona lettura a tutti coloro che volessero acquistarlo (su Amazon)”.

Mara Martellotta

 

La forza dei numeri

 

di Antonio DE CAROLIS

 

Rivoluzione dei Big Data, un’affermazione che sempre più spesso fa capolino in azienda e sui principali mezzi di comunicazione

 

 

Chi opera in ambito informatico ne parla come di una “nuova frontiera”, chi si occupa di privacy la indica come il grande pericolo che ognuno di noi deve quotidianamente affrontare, chi si occupa di marketing la identifica come strumento per avvicinare il “prodotto giusto al cliente giusto” e chi si occupa di medicina la reputa fondamentale per la cura e la prevenzione delle malattie. Tutti noi siamo fruitori e fornitori di dati e lo siamo in ogni momento della vita quotidiana. Ad esempio, quando facciamo un acquisto su Internet o quando compriamo in un   negozio “fisico”, sottocasa o dall’altro capo del mondo, e paghiamo con carta di credito.  Tutte le attività sono potenziali fornitrici di dati, dall’abbigliamento alla farmacia… La quantità di dati acquisita negli ultimi due anni è elevatissima, la misurazione viene fatta in ZB – Zettabyte. Per dare un’idea pratica della quantità di dati che 1 ZB esprime, Wikipedia dice: “corrisponde a circa 180 milioni di volte le documentazioni conservate nella Biblioteca del Congresso di Washington“.

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Un gran numero di dati, non c’è che dire, ma come sarà possibile gestirli?  Diventeranno informazioni che aiuteranno le imprese e i loro manager a prendere decisioni o resteranno lì inutilizzate, vista la difficoltà reale di elaborarle? Che i numeri fossero importanti lo sapevano già nell’antichità; infatti venivano utilizzati per fare previsioni, studi di vario genere e per generare teoremi.  Le previsioni, però, sono fondamentali anche oggi. Senza dati non si possono fare previsioni e, senza previsioni, come potrebbe, ad esempio, un’azienda gestire gli approvvigionamenti di materie prime oppure le quantità di prodotti da produrre ?

Ogni informazione in azienda (e non solo…) è importante, talvolta vitale, per chi deve fare delle scelte. In un panorama smisurato di dati disponibili è fondamentale definire il processo di trasformazione degli input in informazioni utili per la gestione e le strategie imprenditoriali.

Questa sarà la vera rivoluzione dei Big Data, così come lo è stata quella degli elettrodomestici dopo la scoperta dell’energia elettrica. Di per se’ la corrente elettrica non serviva alle persona, ma l’utilizzo della stessa ha trasformato la qualità della vita delle persone. Proprio a questi argomenti, Luigi Bollani e Luca Bottacin hanno dedicato la loro attenzione nel proporre il nuovo libro presentato in occasione del Salone del Libro di Torino, il 22 maggio scorso.

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Il titolo non lascia spazio a dubbi: “Dai dati alle informazioni: un percorso statistico per l’azienda”, un libro che mira a sottolineare un ponte tra accademia e impresa. Il testo, utilizzato per l’insegnamento di “Statistica per l’azienda” alla Scuola di Management ed Economia e alla Scuola di Amministrazione Aziendale (Saa) di Torino, ha uno stile schematico, corroborato da grafici che “illustrano” l’utilizzo del metodo statistico all’ interno dell’azienda. Luigi Bollani ricorda: ”il libro è pensato per gli studenti, ma è fruibile anche da chi lavora in azienda per supportare le decisioni su basi concrete. Anche per questo le tecniche sono illustrate passo a passo con esempi numerici e una guida all’applicazione informatica: il foglio elettronico per le elaborazioni più semplici e l’ambiente statistico R per quelle più complesse”.

Come dire: un libro di testo che diventa un Manuale operativo.

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Nel corso della serata, moderata da Davide Caregnato, direttore della Saa – School of Management, che ha già acquistato 250 copie per i propri studenti, il co-autore Luca Bottacin ha colto l’occasione per fare un piccolo excursus storico sui metodi gradualmente introdotti e sui pareri controversi di alcuni autori eccellenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luigi Bollani presenta il libro al Salone

 

 

Non sono mancati i riferimenti ironici alla statistica, proprio come quando è stato ricordato Trilussa e la teoria dei polli: “se io ho due polli e tu nessuno, la statistica dice che in media mangiamo un pollo a testa”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cristina Barettini con alcuni dei “suoi bambini”

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Dopo il momento di goliardia, si è giunti all’aspetto sociale del libro che, oltre a quanto sopraindicato, servirà anche ad aiutare i progetti di “Kirua Children Onlus”, l’associazione presieduta da Cristina Barettini e ispirata da Padre Peter Kilasara, sacerdote tanzaniano, per anni missionario a Torino, in quanto  gli autori hanno rinunciato ai loro diritti di compenso e i giovani Editori, Luigia Gallo e Claudio Sturiale (Pathos Edizioni), hanno deciso di rinunciare a una parte importante dei loro proventi per devolverli a questa organizzazione che, in pochi anni, ha già costruito opere evidenti in importanti progetti come la “Masering Nursery School” sul Kilimangiaro (dal 2009) e il “Cor Ardens Mlandizi” per i ragazzi di strada di Dar es Salaam (dal 2012) che quest’anno ha un nuovo pozzo con acqua pescata a duecento metri sotto terra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una classe di bambini con la loro maestra

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Il legame tra Università e aziende ha lo scopo di aumentare la Conoscenza e l’aggiornamento delle persone. L’uscita di questo libro, a nostro avviso, è accompagnata da un esempio di strategia di marketing sostenibile in grado di “stimolare la sete di conoscenza”.

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Antonio DE CAROLIS

Presidente CDVM

Club Dirigenti Vendite e Marketing

Presso Unione Industriali di Torino

www.cdvm.it