ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 604

70 milioni di fondi per gli ospedali

Nuovi interventi sugli ospedali e sui poliambulatori torinesi e un primo stanziamento pubblico per l’ospedale unico dell’Asl To5, per un totale di 72,5 milioni di euro. È quanto prevede la delibera sulla rimodulazione del programma di edilizia sanitaria approvata a maggioranza il 30 gennaio dell’Assemblea regionale. “Il programma – ha spiegato l’assessore alla Sanità Antonio Saitta illustrando il documento – utilizza una parte dei fondi stanziati dallo Stato alla Regione Piemonte nel 2001, attraverso la legge 448 del 1998, un piano da 129 milioni di euro tra risorse statali e regionali, mai completamente impiegate”. La Giunta regionale – dopo un attento lavoro di verifica dei lavori effettivamente compiuti e delle opere realizzate nel corso degli anni – ha rilevato consistenti economie negli interventi conclusi e ha constatato che non pochi progetti, pur essendo stati finanziati, non sono stati realizzati e sono ormai superati. Per questo ha predisposto un piano di rimodulazione dei fondi mettendo a disposizione ulteriori risorse regionali per 19,9 milioni di euro, in modo da completare la quota di cofinanziamento fissata per legge al 30% dell’importo complessivo. Il programma dei nuovi interventi prevede, in dettaglio: lo stanziamento di 46,4 milioni di euro per il nuovo ospedale dell’Asl To5, che copre quasi interamente la quota di risorse pubbliche (53,9 milioni) necessarie alla realizzazione della struttura; 9 milioni per interventi all’ospedale Molinette per la completa ristrutturazione edile e impiantistica, la fornitura di arredi e attrezzature elettromedicali del padiglione delle cliniche chirurgiche, del blocco operatorio, della terapia intensiva e della degenza di cardiochirurgia; 8,3 milioni per implementare le cabine elettriche, costruire un nuovo ascensore al servizio dei reparti e dei blocchi operatori di cardiochirurgia, mettere a norma gli ambulatori, la palazzina dialisi, i corpi di fabbrica e i locali del piano seminterrato dell’ospedale Martini; 2 milioni per adeguare le strutture e mettere a norma il poliambulatorio di corso Corsica a Torino; 2 milioni per l’adeguamento strutturale e la messa a norma del poliambulatorio di via Monginevro a Torino; 463mila euro per adeguare e mettere a norma il presidio di via Montanaro a Torino; 4,3 milioni per l’adeguamento e la messa a norma dell’ex dispensario di Igiene sociale di lungo Dora Savona, complementare al riutilizzo dell’ex ospedale Maria Adelaide, per il quale l’azienda ospedaliera universitaria Città della Salute sta valutando una serie di proposte.

Medicina di genere: necessario cambiamento culturale

L’assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti, è intervenuta  al seminario “Salute di Genere e Medici di Medicina Generale” durante il quale sono stati presentati i dati di una ricerca condotta su un ampio campione di Medici di Medicina Generale che è stata condotta e realizzata da Norma De Piccoli e Silvia Gattino (Dipartimento di Psicologia) in collaborazione con l’Associazione Italiana Donne Medico, sezione Città Metropolitana di Torino (AIDM) e la Società Italiana di Medicina Generale e delle cure primarie, Segreteria Provinciale (SIMG). L’assessora ha voluto sottolineare come questo sia stato il primo momento pubblico organizzato rispetto al lavoro che la Regione sta portando avanti sul tema. Un modo anche per consolidare la collaborazione messa in atto con Università e associazioni di medici su un tema che fino a oggi non ha avuto grossa visibilità e che necessita di un cambiamento culturale che riesca a dare il giusto peso necessario alla medicina di genere. L’assessora ha evidenziato come ancora questo continui a essere considerato un tema di nicchia, o “ideologico” o come la medicina delle donne. È invece uno strumento di appropriatezza che può avere un impatto positivo sul benessere di tutte e tutti, oltre che avere anche un impatto economico positivo, con un migliore utilizzo delle risorse. La Regione Piemonte ha messo il tema della Salute di genere tra le proprie priorità inserendola come obiettivo nel Piano regionale per la prevenzione, prima Regione italiana ad effettuare questa innovazione programmatica che ha indicato alle aziende sanitarie piemontesi e a tutto il comparto sanitario questo obiettivo trasversale. Da questo atto discende l’istituzione del Tavolo regionale sulla Salute di Genere, al quale partecipano sia le organizzazioni più specifiche del mondo sanitario (Assessorato regionale, ASL, Università, Ordine dei Medici, organizzazioni scientifiche) sia alcune realtà attive sulle pari opportunità, comprese le organizzazioni sindacali. Dal Tavolo sono nate alcune iniziative specifiche: l’attenzione alla Formazione sul tema (inserimento della Salute di Genere nelle Linee guida regionali sulla formazione delle ASL per l’intero comparto); l’approccio di genere nella progettazione delle nuove strutture ospedaliere, con particolare riferimento al Parco della Salute di Torino (è partita una ricerca dell’Università su tale tema, i cui risultati saranno noti a breve); la formazione continua attraverso l’aggiornamento della Biblioteca virtuale accessibile a tutti gli operatori e le operatrici del settore, attualmente in corso. Il cambiamento culturale richiede il superamento di stereotipi anche nella popolazione, come il luogo comune diffuso errato per cui la causa principale di morte femminile sarebbe il tumore al seno invece che le malattie cardiovascolari, come invece avviene realmente.

Comune e Regione salvano i lavoratori dei musei

Sì è tenuto all’assessorato al lavoro della Regione Piemonte, il secondo tavolo per esaminare la vicenda degli esuberi dichiarati dalla Fondazione Torino Musei. Erano presenti i vertici della Fondazione, la Città di Torino, la Regione Piemonte e le organizzazioni sindacali. Nel corso dell’incontro si è definito un percorso che permetterà di salvaguardare tutti i posti di lavoro, attraverso l’assorbimento da parte della Città del personale ex comunale, al maggiore impegno finanziario della Regione e a un piano di riorganizzazione delle attività della Fondazione. Un risultato positivo, per il quale le istituzioni esprimono soddisfazione, alla luce dell’impegno messo in campo a fianco della Fondazione Torino Musei per la tutela dell’occupazione, nonché per la messa in sicurezza e lo sviluppo della stessa. Prosegue intanto il percorso, condiviso tra la Città e la Regione e con gli altri soci, che porterà la Fondazione a diventare Fondazione Torino Piemonte Musei: in tale ente, a fianco dei tre musei della Città di Torino si aggiungerà, attraverso un percorso condiviso, il Museo Regionale di Scienze Naturali. Verrà inoltre costituito un ufficio dedicato alle attività di coordinamento e supporto al sistema museale regionale.

Manifacturing 4.0

I partecipanti saranno assunti presso le aziende partner del Politecnico di Torino per questo nuovo percorso formativo: Avio Aero, Comau, Inpeco, Magneti Marelli, Prima Industrie, SKF e Petronas

 Project Manager, Technical Leader, Sistemista tecnologo e Coordinatore tecnico in ambito Industria 4.0: professioni di un futuro ormai prossimo, per le quali le aziende richiedono figure che devono essere formate con competenze avanzate e in grado di operare in un ambiente sempre più internazionale per occuparsi dell’introduzione delle tecnologie abilitanti nei nuovi processi manifatturieri, integrando competenze tecniche e manageriali indispensabili per il manufacturing del futuro. Il nuovo Master in alto apprendistato del Politecnico di Torino in Manufacturing 4.0 è stato progettato per rispondere a questa esigenza del mondo manifatturiero in stretta collaborazione con le aziende: Avio Aero, Comau, Inpeco, Magneti Marelli, Prima Industrie, SKF e Petronas sono partner di questo innovativo percorso formativo. L’obiettivo del Master, tenuto interamente in lingua inglese, è di formare giovani e motivati neolaureati in Ingegneria, al fine di preparare una nuova generazione di specialisti di alto livello nel campo dei   sistemi di produzione industriale del futuro. Il Manufacturing 4.0, modalità produttiva ormai nota come quarta rivoluzione industriale, rappresenta un cambiamento finalizzato a una produzione sempre più automatizzata e interconnessa attraverso lo sviluppo delle nuove tecnologie digitali. Tecnologie fortemente impattanti su quattro aspetti dello sviluppo dell’attività manifatturiera: l’utilizzo dei dati per la centralizzazione delle informazioni e la loro conservazione, la potenza di calcolo e la connettività, i big data e gli open data, l’Internet of Things, il machine-to-machine e cloud computing; l’uso degli analytics per trasformare in valore i dati raccolti, considerato come oggi solo l’1% di questi viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning”, ovvero dalle macchine che perfezionano la loro resa “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati; lo sviluppo dell’interazione tra uomo e macchina, che coinvolge le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata; e, infine, il passaggio dal digitale al “reale” che comprende la manifattura additiva, la robotica collaborativa, le comunicazioni, le interazioni machine-to-machine e le nuove tecnologie per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni.

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Il Politecnico di Torino presenterà per il Master domanda di finanziamento sul bando della Regione Piemonte “Apprendistato di Alta Formazione e di Ricerca 2016 – 2018”, che prevede la sperimentazione di nuove forme di inserimento lavorativo, con l’assunzione dei partecipanti con un contratto di Apprendistato di Alta Formazione da parte delle aziende promotrici, già ampiamente coinvolte nel piano nazionale Industria 4.0. “Il Master in Alto Apprendistato in Manufacturing 4.0 è la naturale evoluzione del Master in Industrial Automation svolto in partenariato con Comau S.p.A. e Prima Industrie S.p.A. e ha visto l’introduzione nei programmi dei corsi le tecnologie abilitanti del piano Industria 4.0. Fin da subito l’idea della sua attivazione ha riscontrato l’entusiasmo del partenariato di imprese che sostiene l’iniziativa grazie alla possibilità di formare una nuova generazione di specialisti in grado di dominare le tecnologie manifatturiere del futuro”, commenta Luca Iuliano, referente scientifico del Master. Donatella Pinto, Head of Human Resources di Comau, rileva: “La nostra azienda crede nei giovani e rinnova il suo impegno nello sviluppo di progetti di alta formazione – in aula e on the job – capaci di fornire alle nuove generazioni gli strumenti per rispondere alle sfide della quarta rivoluzione industriale e della trasformazione digitale ormai in atto. Nel contesto del Master in ‘Manufacturing 4.0’ Comau porta il know-how di una realtà aziendale globale, votata all’innovazione tecnologica, e l’esperienza nell’accrescimento delle competenze, maturata negli anni grazie alla propria Academy. Dal connubio tra le expertise delle diverse Società che partecipano al progetto, leader nei rispettivi settori, con l’autorevolezza scientifica del Politecnico di Torino, nasce quindi un programma formativo che guarda al futuro, costruendolo già oggi”.

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“Nell’ambito del percorso digitale intrapreso da Avio Aero – spiega Francesco Del Greco, CIO di Avio Aero – la formazione svolge un ruolo fondamentale, in particolare quando questa mira ad ampliare lo spettro di competenze. L’additive manufacturing, per citare un esempio, è una tecnologia sulla quale l’azienda ha iniziato a investire ormai più di 10 anni fa e che oggi ci vede in produzione con una libertà di progettazione prima impensabile. Saremo in grado di cogliere appieno le nuove possibilità offerte dalla digitalizzazione solo se riusciremo a superare i confini del design tradizionale, aprendoci a un nuovo modo di armonizzare e sfruttare i dati di produzione così come alla possibilità di condividere conoscenze in maniera sempre più aperta e collaborativa. Il master del Politecnico in Manufacturing 4.0, integrando competenze tecniche e manageriali, risponde perfettamente a questa esigenza”.   “Investire nei giovani è fondamentale; non c’è crescita né innovazione o sviluppo tecnologico senza di loro ed è per questo motivo che ci teniamo particolarmente a sostenere iniziative legate alla formazione. Nel caso di questo Master siamo poi di fronte ad un progetto che, nel nostro territorio, prepara competenze avanzate e d’avanguardia. Inpeco si occupa di realizzare soluzioni di automazione per la sicurezza della diagnosi; lavoriamo con i maggiori laboratori di analisi clinica nel mondo e abbiamo bisogno di risorse aggiornate per contribuire alla qualità del comparto salute”, dice Andrea Mauri, General Manager di Inpeco, leader di mercato nell’automazione di healthcare.

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E Gianfranco Carbonato, Presidente Gruppo Prima Industrie, sottolinea “Collaboriamo con grande interesse al Master perché abbiamo già avuto modo di sperimentare questa formula per la formazione e l’inserimento in azienda di giovani talenti e la riteniamo assolutamente efficace. Inoltre, questa prima edizione dedicata al Manufacturing 4.0 è rivolta in particolare alle figure professionali che stiamo cercando per potenziare le nostre risorse dedicate alle tecnologie digitali, già utilizzate sui nostri prodotti e in continua crescita. La nostra cooperazione con il Politecnico è ormai consolidata negli anni e quest’anno ci vede anche impegnati nella terza edizione del Master in Additive Manufacturing, altro pilastro sul quale il nostro gruppo è fortemente impegnato”.   “Il 2018 sarà l’anno della tecnologia per Petronas, con la produzione di prodotti sempre più innovativi e con l’apertura del nuovo centro ricerca. Una delle chiavi di questo cambiamento sono sicuramente le persone. Ricerchiamo giovani competenti e predisposti alle nuove tecnologie. Il master è un’ottima opportunità di mettersi direttamente in contatto con il mondo lavoro ed apprendere competenze utili alla nuova trasformazione dell’industria”, dichiara Craig Anderson, Head of Human Resources Europe. Commenta Claudia Camusso, SKF Italy Recruitment Manager: “Da tempo SKF Italia è impegnata nel percorso di sviluppo e implementazione delle nuove tecnologie digitali riguardanti la quarta rivoluzione industriale più nota come Industry 4.0. Per questa ragione la Società Italiana del Gruppo SKF ha aderito con entusiasmo al Master Manufacturing 4.0 promosso dal Politecnico di Torino, riconoscendo in questo progetto gli elementi di tecnologia ed innovazione fondamentali per acquisire le competenze necessarie ad un’azienda che deve affrontare in modo adeguato le nuove sfide imposte dalla digitalizzazione del business”.

All’Alfieri per scoprire le professioni di domani

L’Associazione degli ex-allievi del Liceo organizza un ciclo di incontri a ingresso libero con professionisti di eccellenza per aiutare a orientarsi nel nuovo mondo del lavoro

 

Per conoscere da vicino alcune tra le più importanti e più richieste nuove professioni, l’Associazione degli ex-allievi del Liceo Classico “Vittorio Alfieri” di Torino organizza un ciclo di quattro incontri a ingresso libero nell’Aula Magna del Liceo in Corso Dante 80 a Torino.

La rassegna, che rientra nell’ambito del progetto “La Bussola” promosso dall’Associazione, mette a disposizione di tutti gli studenti, liceali e universitari, ma anche di tutta la cittadinanza torinese, l’esperienza diretta di importanti professionisti italiani di eccellenza impegnati in differenti settori, dalla cultura al no profit, dalla scienza all’imprenditoria, con l’obiettivo principale di aiutare ad orientare i giovani e tutti coloro che si stanno avvicinando al nuovo mondo del lavoro attraverso il racconto di esempi concreti e case history di successo.

Il ciclo prenderà il via mercoledì 31 gennaio 2018 alle ore 21 con Carola Carazzone, Segretario Generale di Assifero, Associazione Italiana delle Fondazioni ed Enti della Filantropia Istituzionale eMarco Lanino, Assistente alla Coordinazione e Bureau des Programmes nel settore Protection presso COOPI – Cooperazione Internazionale, che parleranno delle nuove figure lavorative nell’ambito delsociale, anche alla luce della riforma del Terzo Settore.

Il secondo appuntamento è in programma mercoledì 21 febbraio 2018 alle ore 21 con il Prof. Adriano Chiò, Professore Ordinario del Dipartimento di Neuroscienze “Rita Levi Montalcini” dell’Università degli Studi di Torino e Presidente della Commissione Scientifica della Scuola di Studi Superiori “Ferdinando Rossi” dell’Università degli Studi di Torino, che condurrà il pubblico a conoscere come funziona la ricerca scientifica nel campo delle neuroscienze.

Gli incontri riprenderanno sabato 7 aprile 2018 alle ore 12, quando il Liceo Alfieri ospiterà Paolo Verri, attualmente Direttore della Fondazione Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e Presidente della Fondazione Cirko Vertigo, che porterà ai partecipanti il proprio contributo grazie a una consolidata esperienza a livello nazionale nella promozione del territorio attraverso la cultura.

Chiuderà la rassegna Alberto Barberis, Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori dell’Unione Industriale di Torino, che mercoledì 9 maggio 2018 alle ore 21 racconterà agli studenti cosa significa essere imprenditore ai tempi delle start-up e come è cambiato il modo di fare impresa oggi.

L’ingresso agli incontri è libero fino a esaurimento posti. Per informazioni: info@exalfierini.it

Bitcoin, quale futuro?

“Sul futuro del bitcoin – afferma il notaio Remo Morone – esistono due diversi orientamenti di pensiero: c’è chi ritiene che sia l’Internet della valuta e che, quindi, questi beni siano sottovalutati, e chi, sul versante opposto, sostiene che il bitcoin non possieda nessun sostrato e non abbia garantito nessun valore reale sottostante e possa essere una bolla, come fu quella dei tulipani nel Seicento”.

” Ci sono Paesi – prosegue il notaio Remo Morone – che si sono apertamente schierati contro i bitcoin, come la Cina e alcuni Stati sudamericani. D’altronde le regole sull’esportazione del denaro in Cina sono piuttosto stringenti. Presenta un problema di politica interna fondamentale, che è quello di mantenere in piedi il mercato interno, e quindi ostacola l’esportazione di capitali all’estero. In Cina è, infatti, presente un sistema di controllo centralizzato. Sull’altro versante ci sono, invece, Paesi favorevoli all’uso del bitcoin, come la Bielorussia, che ha indicato che le plusvalenze del bitcoin non devono essere soggette al pagamento di imposte.”

“Quest’anno – precisa il dottor Remo Morone – il G 20 in programma il 30 novembre prossimo a Buenos Aires sarà anche teatro di una discussione sulle criptovalute. Il crollo del bitcoin a inizio 2018 è stato dovuto a una sua precedenza eccessiva salita. Ritengo siano investimenti adatti per quei soggetti che possono non utilizzare quei flussi di denaro per il loro mantenimento. Nel caso del bitcoin, infatti, non esistono limiti giornalieri ( in un solo giorno possono scendere o salire anche + 40%); quindi è uno strumento adatto ad investimenti a lungo termine. Se si poteva considerare all’inizio la moneta degli millenians, ora anche persone di età più avanzata si stanno orientando verso un diversificazione degli investimenti anche nel campo delle criptovalute”.

Mara Martellotta

 

Gran Premio di Matematica Applicata

In gara 142 istituti superiori da tutta Italia: coinvolte scuole di Torino, Alessandria, Cuneo, Novara e Vercelli 

Sono oltre 9.000 studenti (+18% rispetto al 2017) a partecipare alla XVII edizione del “Gran Premio di Matematica Applicata”, concorso educativo realizzato dal Forum ANIA-Consumatori in collaborazione con la Facoltà di Scienze Bancarie, Finanziarie e Assicurative dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e il patrocinio del Consiglio Nazionale degli Attuari.Il concorso vede coinvolte quest’anno 142 scuole superiori (erano 104 nell’edizione precedente) di 18 regioni italiane, compreso il Piemonte. In particolare, partecipano a questa competizione: IIS C. Olivetti di Ivrea (Torino) e Liceo scientifico E. Majorana di Torino; IIS C. Balbo di Casale Monferrato (Alessandria); ITCG E. Guala e Liceo G. Giolitti – G.B. Gandino di Bra (Cuneo), ITCS F. A. Bonelli di Cuneo; Istituto Salesiano San Lorenzo di Novara; Istituto Mercurino Arborio di Gattinara (Vercelli) e IIS C. Cavour di VercelliQuesta iniziativa ha l’obiettivo di valorizzare le competenze logico-matematiche dei ragazzi e avvicinarli all’aspetto più utile e concreto di una disciplina fondamentale per la loro formazione. Infatti, la conoscenza delle applicazioni pratiche della matematica nella vita reale costituisce una base importante per affrontare efficacemente situazioni complesse e prendere in futuro delle decisioni importanti in ambito finanziario. Secondo l’ultima rilevazione OCSE PISA – indagine internazionale promossa con lo scopo di valutare periodicamente il livello di istruzione degli adolescenti dei principali paesi industrializzati – la mathematical literacy dei nostri ragazzi sembra progressivamente migliorare. Proprio per contribuire a innalzare e armonizzare il livello di queste competenze, il Forum ANIA-Consumatori continua ad impegnarsi nelle scuole realizzando il “Gran Premio di Matematica Applicata” e il programma di educazione assicurativa “Io e i rischi” (www.ioeirischi.it). La XVII edizione del “GP” si svolgerà come di consueto in due manche con difficoltà progressive, nelle quali i giovani partecipanti cercheranno di risolvere problemi che richiedono l’applicazione di modelli logico-matematici intuitivi alla vita reale. La prima prova si svolge presso l’istituto di appartenenza dei ragazzi, mentre la seconda – a cui parteciperanno solo gli studenti con i migliori punteggi – avrà luogo il 23 febbraio presso le sedi dell’Università Cattolica di Roma e di Milano e determinerà la classifica finale. L’iniziativa si concluderà poi il 24 marzo 2018 con la cerimonia di premiazione dei vincitori con i loro docenti, in contemporanea presso le sedi dell’Università Cattolica di Roma e Milano, alla presenza di rappresentanti del mondo accademico, delle istituzioni e del settore assicurativo.

Rientro al lavoro dopo la maternità

Incentivare il rientro al lavoro delle donne in seguito alla nascita di un figlio e, al tempo stesso, favorire la condivisione delle responsabilità di cura famigliare tra i genitori, stimolando i papà a fruire maggiormente dei congedi parentali. Sono gli obiettivi della delibera di indirizzo approvata dalla Regione Piemonte, su proposta delle assessore alle Pari Opportunità e al Lavoro e finanziata con risorse regionali ed europee per 500 mila euro. L’intervento, riassunto nell’acronimo “RI.ENT.R.O.” (Rimanere Entrambi Responsabili e Occupati) prevede l’apertura, nella primavera prossima, di un bando a cui potranno far domanda le mamme lavoratrici, per ottenere un contributo una tantum volto a sostenere il loro rientro lavorativo, nel caso in cui il padre fruisca del congedo parentale. L’incentivo, valido anche in caso di adozione o affidamento di minori, viene riconosciuto in un’unica soluzione sia alle lavoratrici dipendenti del settore privato, sia alle lavoratrici autonome e alle titolari o socie di micro imprese, al termine della fruizione da parte del papà del congedo parentale. In particolare, l’importo, del valore di 400 euro, viene erogato per ogni mese in cui il padre ha fruito del congedo, fino al 12esimo mese di vita del bambino (18esimo nel caso di minori in situazione di grave disabilità). Per i nuclei monoparentali composti dalla sola mamma, invece, l’incentivo, in questo caso di 500 euro, viene riconosciuto, al termine del congedo di maternità o parentale, a fronte del suo ritorno al lavoro, fino al 12esimo mese di vita del bambino (18esimo nel caso di minori in situazione di grave disabilità disabili)Soddisfazione per l’approvazione del provvedimento è stata espressa dall’assessora al Lavoro della Regione Piemonte,  Monica Ceerutti, che ha sottolineato come la rinuncia al lavoro da parte delle donne che hanno figli piccoli sia dovuta ancora in gran parte al permanere di modelli culturali che tendono a riservare la responsabilità di cura in modo quasi esclusivo alla figura materna, oltre che alla scarsa conoscenza delle possibilità offerte dalle norme oggi in vigore. Di qui, secondo l’assessora, l’importanza dell’iniziativa, che si propone di favorire la permanenza delle donne nel mercato del lavoro, nella consapevolezza che un’occupazione femminile di maggiore qualità rappresenti un’occasione di crescita per l’economia locale nel suo complesso.

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Secondo l’assessora  la questione della maternità continua a essere questione irrisolta nella società italiana: il mondo del lavoro la considera un problema non un valore comune. Solo così si può  spiegare anche il bassissimo tasso di natalità. Le istituzioni possono e devono fare la loro parte. L’assessora ha sottolineato come con l’intervento “RI.ENT.R.O.” si cerchi di intervenire sui congedi genitoriali con misure concrete che accompagnino anche il necessario cambiamento culturale. Non è la prima volta che l’ente affronta questo tema, infatti tra l’aprile 2011 e il marzo 2014 grazie al progetto “Insieme a Papà” sono stati erogati 162.850 euro di contributi per un totale di 170 richieste evase. Che il tema del mancato rientro al lavoro da parte delle neo mamme sia attuale lo confermano i dati della direzione territoriale del lavoro di Torino, secondo cui nel 2016 oltre 700 lavoratrici dipendenti hanno rassegnato le dimissioni nel primo anno successivo alla maternità. L’iniziativa regionale, di cui saranno rese note nelle prossime settimane le modalità di adesione, si configura come un contributo aggiuntivo rispetto al “Bonus mamme domani”, introdotto con la Legge di Bilancio 2017 e confermato quest’anno, che prevede un premio alla nascita di 800 euro riservato alle future madri, al compimento del settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione.

L’aldiqua

Da sei mesi a questa parte la signora Cristina Giordano era solita aggiornare il profilo Facebook del figlio Luca Borgoni, deceduto la scorsa estate sul Cervino. Le foto e i post pubblicati a nome suo erano un modo per tenerlo ancora in vita e conservare un contatto con gli amici. Qualche giorno addietro, il social network le ha bloccato l’accesso: la pagina è diventata commemorativa, così come prescrive il regolamento, dunque non può più essere modificata. Per ovviare a tale procedura, il titolare dell’account in vita dovrebbe nominare un contatto erede, cosa cui Luca non aveva provveduto a fare. La vicenda ha naturalmente commosso e suscitato commenti di varia natura. Sia pure in sintesi, si può utilizzare un approccio psicologico per comprendere meglio le dinamiche interiori e suggerire qualche elemento di riflessione.L’idea della morte come fine definitiva e totale della vita non trova spazio consapevole nella mente umana. Il nostro Io ha una capacità limitata di rappresentarsi la propria dissoluzione. Anche se la intendiamo come un evento razionalmente comprensibile, possiamo pensare alla morte in termini razionali, ma non siamo in grado di concepirla sul piano emotivo. Posto di fronte a questo evento tanto ineluttabile quanto inconcepibile, l’essere umano può mettere in atto un duplice meccanismo di difesa. Il primo consiste nel credere di poter continuare a vivere senza mai morire veramente. È la posizione delle dottrine che sostengono l’immortalità dell’anima, destinata a un nuovo e superiore ciclo di vita. Freud sostiene che tale idea di immortalità rappresenti una difesa estrema dal lutto: solo così l’Io riesce a mettere sotto controllo l’angoscia che comporta la fine dell’esistenza – personale o dei propri cari.Un secondo meccanismo consiste nel rifiutare l’esistenza di un mondo ultraterreno, propugnando il dissolvimento dell’uomo nel nulla eterno di foscoliana memoria. Una negazione paradossale, in quanto la mente umana, essendo una struttura finita, non può rappresentarsi nulla che sia infinito.

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L’uomo del Duemila ha la stessa incapacità di concettualizzare la morte che aveva l’uomo del Pleistocene. Le incisioni rupestri delle grotte di Lascaux o di Altamira, che avevano un ruolo centrale nelle pratiche religiose, erano probabilmente un modo per stabilire un contatto con la vita ultraterrena. Ritroviamo questo tipo di pensiero figurativo presso gli Egizi: i defunti giunti nell’aldilà avrebbero potuto essere confortati dalle riproduzioni degli oggetti a loro più cari e usuali. Ma la necessità di immaginare e visualizzare un’esistenza dopo la morte appartiene a tutti i popoli e culture antiche. L’uomo del Duemila non ha più a disposizione le pareti scabre di una caverna o di una piramide. Nel corso del XX secolo, inoltre, si è osservata una progressiva rimozione della morte dalla coscienza collettiva. L’aldilà raffigurato dalle civiltà passate ha perduto nella cultura “occidentale” attuale ogni connotato religioso e filosofico. Il rapporto con la morte sta cambiando in termini di peso, di significato, e i social media fungono in questo senso da cartina al tornasole. Le moderne tecnologie telematiche offrono oggi un affascinante muro virtuale, immateriale, senza limiti apparenti. L’esposizione pubblica del dolore e del lutto privato è diventata, ormai, una tendenza consolidata. Recente è stato il caso di Antonella Clerici che ha condiviso in Rete la notizia della morte del proprio cane, ottenendo una partecipazione considerevole di followers con gran dispendio di emoticon e faccine piangenti. Gli esempi di questo genere di esibizionismo, tipico dei personaggi pubblici più seguiti, non mancano. Drammatiche sono invece le immagini dei bambini uccisi dalla guerra in Siria, quella del piccolo Aylan annegato su una spiaggia turca, dei migranti morti in mare, delle esecuzioni messe in scena da Daesh. Tralascio qui il discorso riguardante il dark web, che propone video estremi e ripugnanti, realtà di portata più limitata. In ogni caso, la novità dell’età contemporanea sta proprio nello sdoganamento della morte come rappresentazione pubblica, nella collettivizzazione dell’esperienza del lutto e della sofferenza, nel segno del cosiddetto spirito social. Queste immagini, tuttavia, colpiscono l’emotività popolare solleticando un voyeurismo fine a se stesso e, solo raramente, scuotono le coscienze. Commentato e condiviso il post, versata la lacrimuccia d’ordinanza, si chiude la pagina e si prosegue la giornata. La partecipazione e i sentimenti di solidarietà appaiono tanto solerti quanto superficiali. Prevale un’opera di rimozione massiccia e, pare, piuttosto efficace. La Rete induce una percezione della morte che finisce per svuotarsi del suo senso più profondo.

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Dobbiamo evitare di cadere nella tentazione di esprimere un giudizio sul comportamento della signora Cristina che, mediante Facebook, non vuole lasciare andare Luca. La morte di un figlio è la tragedia più grande che possa accadere a un essere umano: l’elaborazione del lutto percorre strade impervie e difficoltose, talora inadeguate, sovente incomprensibili. In altri termini, si fa quel che si può. Lo sguardo degli sconosciuti è allora desiderato e inseguito per ottenere attenzione sulla propria condizione, per ricevere una testimonianza di vicinanza, un cenno di conforto che possa alleviare in qualche modo una sofferenza altrimenti indicibile. Tale comportamento, però, è anche la prova che la morte non è più un tabù da nascondere o metabolizzare nell’ambito della sfera privata, bensì un fatto pubblico: un evento condiviso non solo insieme ai propri cari, ma con utenti anonimi senza voce né corpo. Intesa e fruita in questo modo, la Rete diventa un aldiqua volto a consolare e rassicurare chi resta, garantendo un simulacro di immortalità a chi non c’è più. Non potendosi risolvere, il mistero angosciante della morte si dissolve per divenire una fantasia di sopravvivenza magica. Sotto i nostri occhi sta avvenendo un cambiamento di mentalità le cui linee evolutive sono ancora troppo difficili da delineare. Posta di fronte alla morte, la mente umana sta predisponendo nuovi meccanismi di difesa – o semplicemente aggiornando quelli consolidati.Restano da fare due brevi considerazioni. Facebook non va anzitutto considerato ingenuamente come uno spazio bianco neutro: La Facebook Inc. è un’azienda quotata in Borsa, un Grande Editore che, traendo guadagno principalmente dalla pubblicità, imposta di conseguenza le proprie strategie commerciali. La seconda riflessione riguarda proprio l’idea della morte cui accennavo sopra, che non andrebbe rimossa, ma pensata come parte della vita, di cui rappresenta non il termine, bensì il compimento. Il considerare la morte come condizione per vivere una vita piena e ricca di senso appartiene a tutta la cultura filosofica, da Seneca a Montaigne, da Spinoza ad Heidegger. Abbiamo a disposizione un tempo limitato, ogni esperienza e ogni persona amata sono preziose proprio in virtù della propria fuggevolezza.

 

Paolo Maria Iraldi

Uno per tutti, tutti per uno: riflessioni sul congresso Uilm

 

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
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Dario Basso è come al solito “gentilmente deciso” nel dire ciò che vuole dire. Garbati toni nel delineare cio che deve e  può  fare la Uilm, sindacato che rappresenta operai, impiegati e quadri intermedi metalmeccanici. Segretario di Torino sottolinea i positivi risultati dell’organizzazione.  Nonostante la crisi e nonostante i segni di ripresa economica stentino nel farsi largo in Regione.  É stato ed è un “mestiere” difficile quello del sindacato, il cercare un equilibrio tra interessi generali, dei lavoratori e dei datori di lavoro. Nella relazione, come dagli interventi, la volontà di affrontare e risolvere i problemi industriali ed occupazionali del presente. Risolverli anche per darsi un futuro. Mi sembra che il cuore della relazione sia la collaborazione in azienda. Il conflitto non paga, almeno il conflitto come soluzione dei problemi e diventa importante la stessa professionalità dei rappresentanti sindacali  Rsu. Tanto tempo e tante energie dedicate alla formazione, poi una riorganizzazione territoriale e accompagnare lo sviluppo economico difendendo i diritti dei lavoratori. Ed il loro primo diritto é il lavoro. La vicenda Embraco lo dimostra. Poi gli interventi degli invitati. La consigliera di Forza Italia Claudia Porchietto e l’assessore al lavoro Gianna Pentenero su un punto sono  d’accordo: l’ impotenza delle istituzioni. L’on Boccuzzi: sono uno di voi. Rappresentanti di Fiom e Fim desiderosi ancora di un percorso sindacale unitario. E il  funzionario della Unione industriale per una fattiva collaborazione. Segue il dibattito tra i delegati, mediamente al di sotto dei 40 anni,  dato molto positivo per la Uilm. Personali impressioni: estremamente sintetici descrivono il loro quotidiano lavoro in fabbrica, davvero  molto orgogliosi di appartenere alla Uilm. Comincio a capire che Dario Basso è stato eletto dal direttivo due anni fa in una situazione di emergenza. Doveva rinnovare e svecchiare i quadri dirigenti, c’erano troppe rendite di posizione che impedivano lo sviluppo sul territorio e degli iscritti. Si direbbe che questo compito sia stato assolto. Dario mi sottolinea d’essersi impegnato anche nella formazione  Rsu, in particolare in aziende in crisi, spiegando diversità tra procedure concorsuali o fallimenti. E il  “premio” é arrivato: eletto direttamente dai delegati. Un riconoscimento per il lavoro svolto e un rafforzamento per il lavoro futuro. Personalmente non mi rimane che auguragli buon lavoro, rubandogli la citazione detta nella sua relazione, a sua volta “rubata” dai Tre moschettieri: tutti per uno per tutti.
Patrizio Tosetto