ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 587

Il Poli migliora le turbomacchine

15 dottorandi di tutto il mondo per 15 progetti paralleli e complementari, con l’ambizioso obiettivo di definire un sistema di virtual testing di una turbomacchina, cioè una simulazione dell’intera macchina e non dei singoli componenti , come avviene oggi solitamente. È questo l’obiettivo del progetto europeo EXPERTISE – models, EXperiments and high PERformance computing for Turbine mechanical Integrity and Structural dynamics in Europe, coordinato dal professor Stefano Zucca del Politecnico di Torino, che coinvolge un consorzio di ricerca composto da 11 enti beneficiari e 9 organizzazioni partner  da 8 Paesi.

 

Le simulazioni sono di fondamentale importanza per la progettazione delle turbomacchine, che oggi hanno numerosi ambiti di applicazione, come la produzione di energia, l’estrazione di gas o petrolio, la propulsione per l’aviazione civile e militare, la propulsione di navi, i turbocompressori per applicazioni automobilistiche.

 

I loro componenti rotanti sono elementi critici. Infatti, a causa dell’alta velocità di rotazione, il loro cedimento può mettere a rischio l’integrità strutturale dell’intera macchina e, in situazioni estreme, anche vite umane (ad esempio nel caso di avaria del motore di un aereo).

Per questa ragione, il processo di progettazione e di certificazione di questi componenti è molto costoso, dal momento che richiede complesse campagne di sperimentazione.  L’uso di simulazioni  accurate ed efficienti può quindi diminuire sensibilmente i costi di sviluppo e migliorare l’affidabilità del progetto finale, riducendo anche i tempi di commercializzazione.

 

L’obiettivo, quindi, è ambizioso, ma l’altra caratteristica interessante del progetto EXPERTISE è la metodologia con la quale si vogliono raggiungere questi risultati: 15 progetti individuali  affidati ad altrettanti giovani ricercatori (ESR- Early Stage researchers), selezionati e supervisionati dai membri del consorzio di ricerca, creeranno uno scambio tra giovani studiosi che favorirà la crescita di una nuova generazione di ricercatori più internazionali e più abituati a lavorare in squadra. Inoltre, i dottorandi reclutati nell’ambito del progetto riceveranno un training multi-disciplinare nei settori della meccanica strutturale e delle tecnologie informatiche di calcolo parallelo, in modo da accrescere ulteriormente le loro competenze e prepararli per le sfide più attuali nel campo delle simulazioni numeriche a supporto della progettazione meccanica.

 

Il Consorzio di ricerca del progetto Expertise è composto da 11 Enti beneficiari e 9 organizzazioni partner:

 

Enti beneficiari Expertise

Organizzazioni partner Expertise

Politecnico di Torino (Italia, coordinatore del progetto)

Samara University (Russia)

Imperial College of Science Technology and Medicine (Gran Bretagna)

Rolls-Royce PLC (Gran Bretagna)

Universitaet Stuttgart (Germania)

NEC Deutschland GmbH (Germania)

University of Oxford (Gran Bretagna)

Doosan Skoda Power (Repubblica Ceca)

Ecole Centrale de Lyon (Francia)

SAFRAN Aircraft Engines (Francia)

Middle East Technical University (Turchia)

General Electric Deutschland Holding (Germania)

Technische Universitaet Muenchen (Germania)

Nuovo Pignone srl (Italia)

Barcelona Supercomputing Center (Spagna)

SAFRAN (Francia)

Technicka Univerzita Ostrava (Repubblica Ceca)

University of Bristol (Gran Bretagna)

Cray UK Limited  (Gran Bretagna)

Mavel AS (Repubblica Ceca)

 

Maggiori informazioni sul sito web del progetto: http://www.msca-expertise.eu/

 

Famiglie bisognose, ecco il bonus gas

Di Patrizia Polliotto*

In tempo di crisi, sono disponibili utili strumenti legislativi messi a disposizione dall’Esecutivo per arginare la difficoltà all’accesso ai cosiddetti beni di primo consumo. Si tratta di Bonus previsti per diversi settori. Uno di questi riguarda il gas. Che cos’è, e come funziona? E’ disponibile uno speciale bonus per le famiglie bisognose e numerose. L’agevolazione si applica al consumo del gas naturale distribuito attraverso la rete nazionale, e non mediante i distributori di bombole o di GPL. Il bonus Gas e il bonus Luce rientrano nel pacchetto di misure definite bonus Energia, previsto dal Decreto Ministeriale 28 del Dicembre 2007, e la sua applicazione è resa disponibile grazie alla collaborazione delle amministrazioni comunali e delle regioni italiane. Il decreto ministeriale prevede che, per poter disporre del bonus energia, le famiglie devono soddisfare dei requisiti di reddito e di numero: e, una volta certificato il diritto ad ottenere la riduzione, questa viene applicata direttamente nella bolletta del gas. Altro requisito specifico per ottenere il bonus, oltre a presentare una DSU o un ISEE validi, è che esso deve essere fruito per l’utenza attivata nell’abitazione di residenza, altrimenti non è richiedibile. Per presentare la propria richiesta al Comune, occorre semplicemente adire lo sportello abilitato. I moduli da compilare li si possono trovare sui siti del Ministero del Tesoro e del Ministero dello Sviluppo economico.

.

*Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori.

La visita ai luoghi della memoria del confine orientale

Si è concluso il viaggio-studio  a Trieste di studentesse e studenti piemontesi, accompagnati da dieci docenti e dal prof. Gigi Garelli dell’Istituto storico della Resistenza di Cuneo. La visita ai luoghi della memoria del confine orientale era il primo dei tre appuntamenti riservati agli studenti distintisi nella 37° edizione del progetto di Storia Contemporanea, promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale del Piemonte, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico regionale. Le principali mete sono state la Risiera di San Sabba a Trieste, la foiba di Basovizza e, nel Goriziano, il memoriale di Redipuglia, dedicato ai caduti della Prima guerra mondiale.

Trieste, “pensosa e schiva”

 

Mediterranea e insieme nordica, i colori smorzati come sul Baltico ma d’improvviso sfavillanti più che nel sud; scogliosa, ventosa, selvatica”. Trieste, sul finire degli anni ’50, venne così descritta  da Guido Piovene nel suo Viaggio in Italia. Città con un passato tormentato e battuto dai venti della storia, fin dall’antichità ha sempre rappresentato un importante e strategico porto ( oggi il più grande e importante d’Italia mentre ai tempi dell’ Impero austro-ungarico fu il principale sbocco marittimo degli Asburgo). Trieste, città irridenta e contesa,  “pensosa e schiva” – come scrisse Umberto Saba –  ha saputo, nei secoli, mescolare con fascino ed eleganza i caratteri mediterranei con quelli mitteleuropei.  Per l’Italia si tratta del confine orientale, più volte immaginato e vissuto come un confine “mobile”, sottolineando la complessa dinamica di conflitti e contese nazionali che, a partire dall’Impero austro-ungarico e attraverso la Grande guerra, si intrecciano poi con il fascismo, il nazismo e il comunismo jugoslavo.

Tra i mattoni rossi della Risiera

A Trieste, tra il colle di Servola e quello di San Pantaleone, si trova la Risiera di San Sabbaunico esempio di lager nazista in Italia. Già all’entrata s’avverte, incombente, il “peso” della vicenda consumatasi tra le mura del grande complesso di edifici dello stabilimento per la pilatura del riso, costruito nel 1898. Campo di prigionia provvisorio per i militari italiani catturati dopo l’8 settembre 1943 , poi centro di smistamento dei deportati in Germania e in Polonia, in seguito luogo di eliminazione di ostaggi, partigiani, detenuti politici, ebrei.  La Risiera, dal 1965, è monumento nazionale e, dieci anni dopo,venne ristrutturata diventando  Civico Museo. Nel primo stanzone posto alla sinistra  prima di entrare nel cortile e dopo aver attraversato lo stretto e inquietante “budello” tra le mura di cemento alte undici metri, s’incontra la “cella della morte” e più avanti le 17 micro-celle in ciascuna delle quali venivano ristretti fino a sei prigionieri. Erano luoghi di detenzione riservati a partigiani, politici e ebrei destinati all’esecuzione. Le prime due venivano usate per la tortura o la raccolta di materiale prelevato ai prigionieri: vi sono stati rinvenuti, fra l’altro, migliaia di documenti d’identità, sequestrati non solo a detenuti e deportati, ma anche ai lavoratori inviati al lavoro coatto. Quasi tutti i documenti, prelevati dalle truppe jugoslave che per prime entrarono nella Risiera dopo la fuga dei tedeschi, furono trasferiti a Lubiana, dove sono attualmente conservati presso l’Archivio della Repubblica di Slovenia. Le porte e le pareti dei locali della Risiera erano ricoperte di graffiti e scritte.  L’occupazione dello stabilimento da parte delle truppe alleate, la successiva trasformazione in campo di raccolta di profughi, sia italiani che stranieri, l’umidità, la polvere, l’incuria degli uomini hanno in gran parte fatto sparire graffiti e scritte. Ne restano a testimonianza i diari dello studioso e collezionista Diego de Henriquez , conservati dal “Civico Museo di guerra per la pace” a lui intitolato, che ha sede al 22 di via Cumano, a Trieste. Nei diari  è stata riportata l’accurata trascrizione delle scritte, offrendo una testimonianza drammatica di quanto accadde tra le mura della Risiera. Nel successivo edificio a quattro piani venivano rinchiusi, in ampie camerate, gli ebrei e i prigionieri civili e militari destinati per lo più alla deportazione in Germania: uomini e donne di tutte le età e bambini anche di pochi mesi. Da Trieste venivano inviati a Dachau, Auschwitz, Mauthausen, verso un tragico destino che solo pochi hanno potuto evitare. Nel cortile interno, proprio di fronte all’area contrassegnata dalla piastra metallica (dove si pensava sorgesse l’edificio destinato alle eliminazioni) si trovava il forno crematorio. L’impianto era interrato. Sull’impronta metallica della ciminiera sorge oggi una simbolica Pietà costituita da tre profilati metallici a segno della spirale di fumo che usciva dal camino. La struttura del forno crematorio venne distrutta con la dinamite dai nazisti in fuga, nella notte tra il 29 e il 30 aprile 1945, per eliminare le prove dei loro crimini, secondo la prassi seguita in altri campi al momento del loro abbandono. Tra le macerie furono rinvenute ossa e ceneri umane raccolte in tre sacchi di carta, di quelli usati per il cemento. Calcoli effettuati sulla scorta delle testimonianze danno una cifra tra le tre e le cinquemila persone soppresse tra quelle mura di mattoni rossi.

Il litorale Adriatico

Dopo l’8 settembre 1943  la Venezia Giulia cessò di fatto di far parte dello Stato italiano e, con la costituzione della zona di operazione dell’Adriatisches Küstenland (Litorale Adriatico), diventò un territorio direttamente amministrato dal Reich. Il ”Litorale Adriatico”, comprendente le province di Udine, Trieste, Gorizia, Pola, Fiume e Lubiana, sancì l’annessione di fatto alla Germania di un’ampia area gravitante sull’Alto Adriatico e sul bacino della Sava. Prefetti e podestà operarono sotto il controllo tedesco e le milizie collaborazioniste locali – italiane, slovene e croate – furono poste al servizio degli occupanti. Passano così alle dipendenze delle SS le formazioni della milizia fascista, che sul Litorale non si trasformarono nella Guardia Nazionale Repubblicana di Salò ma assunserò il nome di ”Milizia Difesa Territoriale” e i vari reparti di polizia vennero impiegati anche nelle operazioni di rastrellamento, repressione della guerra partigiana e controllo della classe operaia nelle grandi fabbriche. Il braccio operativo e repressivo divenne tristemente nota come ”banda Collotti”, dal nome del suo comandante, il commissario Gaetano Collotti che continuò il suo ”servizio” dopo l’8 settembre fornendo ai tedeschi piena collaborazione contro gli antifascisti e nella cattura degli ebrei che, a Trieste, erano moltissimi. Il “Litorale” fu l’ultima conquista territoriale del regime nazista che voleva costruire una piattaforma economica e politica per il suo disegno espansionistico nell’area mediterranea.

La Foiba di Basovizza

La Foiba di Basovizza si trova sull’altopiano del Carso. Pozzo minerario in disuso, scavato all’inizio del XX° secolo per intercettare una vena di carbone e presto abbandonato per la sua improduttività, nel maggio 1945 fu teatro di esecuzioni di civili e militari italiani, arrestati dalle truppe jugoslave d’occupazione. In gran parte le vittime vennero gettate dentro le foibe, voragini naturali disseminate sull’altipiano del Carso triestino e in Istria. Quella di Basovizza , nel tempo, è diventa il principale memoriale, dotato da una decina d’anni di un Centro di Documentazione. Nel 1992 il presidente della Repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro lo dichiarò monumento nazionale a testimonianza e ricordo di tutte le vittime degli eccidi del 1943 e 1945. Un dramma, quello delle foibe, che va inserito nel lungo periodo della storia giuliana che parte dal “fascismo di confine” e si snoda attraverso gli avvenimenti della guerra in Jugoslavia e nella Venezia Giulia, fino alla creazione del Territorio Libero di Trieste. Nel 1943 e dopo la fine della guerra, tra il maggio e il giugno 1945, migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia vengono uccisi dall’esercito jugoslavo del maresciallo Tito e molti di loro venenro gettati nelle “foibe”, voragini naturali disseminate sull’altipiano del Carso triestino e in Istria, che si trasformarono in grandi fosse comuni. Un dramma, quello delle foibe, che va inserito nel lungo periodo della storia giuliana che parte dal “fascismo di confine” e si snoda attraverso gli avvenimenti della guerra in Jugoslavia e nella Venezia Giulia, fino alla creazione del Territorio Libero di Trieste. Stragi, queste, che colpirono tutti coloro che si opposero all’annessione delle terre contese alla nuova Jugoslavia: furono così barbaramente uccisi collaborazionisti e militi fascisti ma anche membri dei comitati di liberazione nazionale, partigiani combattenti, comunisti contrari alle cessioni territoriali e cittadini comuni.

L’esodo e il trattato di Osimo

Il dramma della popolazione italiana nelle regioni orientali italiane non finì con la fine della guerra ma solo con il trattato di pace di Parigi, firmato il 10 febbraio 1947. La loro sorte venne decisa dalle potenze alleate che avevano vinto la guerra. Decisero l’annessione alla Jugoslavia di città come Fiume e Zara, di tutta l’Istria e le isole della Dalmazia. Come se non bastasse, tutti i beni dei cittadini italiani di quelle regioni vennero confiscati. Questo trattato diede origine ad un esodo forzato degli italiani da quelle regioni, che abbandonando praticamente tutto ciò che avevano. Una tragedia per circa 300mila persone che, a differenza dei migranti che partono nella speranza di un futuro migliore e con la prospettiva di tornare, questa speranza fu negata. E a decine di migliaia si  dispersero in 109 campi profughi sparsi per l’Italia mentre altri emigrarono in paesi stranieri. L’Italia riprese il controllo amministrativo della città di Trieste solamente il 26 ottobre 1954, quando la città cessò di essere territorio internazionale (ossia amministrata dalla comunità internazionale e dalla Iugoslavia) e tornò a fare parte dell’Italia. Il trattato di Osimo, firmato il 10 novembre 1975, sancì lo stato di fatto di separazione territoriale venutosi a creare nel Territorio Libero di Trieste a seguito del Memorandum di Londra (1954), rendendo definitive le frontiere fra l’Italia e l’allora Jugoslavia, oggi Slovenia.

Redipuglia, il sacrario “dei Centomila”

Il Sacrario sorge sul versante occidentale del Monte Sei Busi che durante la Prima guerra mondiale fu aspramente conteso perché, pur se poco elevato, consentiva dalla sua sommità di dominare per ampio raggio l’accesso da ovest  alle asperità del Carso. Con una superficie totale di circa 52 ettari di terreno, Redipuglia è il più grande sacrario italiano dedicato ai caduti della Grande Guerra. Realizzato su progetto dell’architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni, fu inaugurato ottant’anni fa, il 18 settembre 1938 dopo dieci anni di lavori. L’imponente opera, conosciuta anche come il sacrario “dei Centomila”, custodisce i resti dei soldati caduti nelle zone circostanti, in gran parte già sepolti inizialmente sull’antistante Colle di Sant’Elia. Al culmine della scalinata e sulla sommità  dei  22 gradoni (alti 2,5 metri e larghi 12) che, in ordine alfabetico, custodiscono le spoglie dei 39857 soldati identificati, due grandi tombe coperte da lastre di bronzo raccolgono i resti di oltre 60 mila soldati ignoti. Nell’anniversario dell’inizio della Prima guerra mondiale, Papa Francesco scelse proprio il sacrario per pronunciare un’omelia dai toni molti forti e decisi.”Qui, in questo luogo, trovo da dire soltanto: la guerra è una follia“. Così il Papa quel giorno a Redipuglia. “La guerra distrugge. Distrugge anche ciò che Dio ha creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione!“. Un messaggio universale che vale oggi più che mai.

 

Marco Travaglini

La “Dante Alighieri” insegna Italiano agli stranieri

Firmato un protocollo di intesa per garantire la conoscenza della lingua italiana agli studenti stranieri dell’Ateneo e favorire i test di ammissione svolti all’estero

 

 

Videolezioni, corsi di lingua italiana e la possibilità di certificare la conoscenza dell’italiano con il PLIDA (Progetto Lingua Italiana Dante Alighieri): è quanto prevede la collaborazione istituita tra il Politecnico di Torino e la Società Dante Alighieri per lo svolgimento congiunto di attività e iniziative formative di lingua italiana destinate agli studenti stranieri dell’Ateneo.

 

Gli studenti potranno imparare la lingua italiana o migliorarne la conoscenza  attraverso corsi frontali e videocorsi e potranno accedere alla certificazione PLIDA.  Il centro certificatore della Scuola di Italiano di Torino della Società Dante Alighieri organizzerà presso il Politecnico sessioni d’esame dedicate specificamente agli studenti e al personale afferente all’Ateneo.

 

Gli studenti potranno usufruire di materiale didattico multimediale sviluppato ad-hoc: si prevede infatti la realizzazione di 299 videolezioni che faciliteranno l’apprendimento della lingua italiana e potranno essere utilizzate come risorsa didattica a disposizione degli iscritti.

 

La Società Dante Alighieri è caratterizzata da una distribuzione capillare di sedi all’estero che la connota come ente di promozione della lingua e della cultura italiana spesso già conosciuto da chi dall’estero decide di integrare, completare oppure costruire per intero il proprio percorso formativo o professionale all’interno del nostro Ateneo.

 

La Società Dante Alighieri vanta una lunga tradizione, fatta di esperienza e di competenza, nell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri. Per questo vogliamo offrire agli studenti del Politecnico, che rappresentano l’eccellenza in ambito scientifico e tecnologico, la possibilità di imparare l’italiano, sperando così di  fornire un valore aggiunto alla loro professionalità e auspicando che con il loro lavoro possano contribuire allo sviluppo del nostro Paese”, dichiara Andrea Riccardi, Presidente della Società Dante Alighieri.

 

“Sono molto soddisfatta di proseguire questo progetto definito dalla professoressa Anita Tabacco, mia predecessore nel ruolo di Referente Accademico del Centro Linguistico di Ateneo, nonché precedente Vice Rettrice alla Didattica. L’acquisizione di una certificazione della conoscenza della lingua italiana riconosciuta in ambito internazionale -quale il PLIDA- consente agli studenti stranieri di seguire i nostri corsi con profitto, di integrarsi meglio con la comunità di riferimento e di arricchire il loro curriculum vitae”, ha dichiarato la professoressa Cristiana Rossignolo, referente Accademico del Centro Linguistico del Politecnico di Torino.

Il Poli alla Shenzhen Design Week

Edizione tricolore con una forte presenza torinese per la Shenzhen Design Week che si tiene nella città cinese, ormai riconosciuta capitale internazionale del design e dell’innovazione, gemellata con il nostro capoluogo. Nel 2008 Torino era stata infatti nominata World Design Capital e, nel 2014, unica in Italia,  insignita del titolo Città Creativa UNESCO per il Design, rete di 26 città di tutto il mondo – tra cui Berlino, Saint-Étienne, Helsinki, Montreal, Shanghai, Singapore – impegnate nello sviluppo e scambio di buone pratiche di professionalità a livello internazionale per rafforzare la partecipazione sui temi del design.

Per Torino il design è una delle chiavi per lo sviluppo economico e sociale, oltre a essere un fattore strategico per la configurazione delle politiche urbane, in sintonia con i valori di sostenibilità e condivisione delle scelte, divenuti approcci prioritari nel creare nuove opportunità di crescita economica e culturale. È questa la ragione di una presenza istituzionale torinese nella città asiatica. Alla sua seconda edizione, la Shenzhen Design Week è peraltro considerata uno degli eventi più importanti organizzati in Cina in materia di design e l’Italia sarà quest’anno il Paese ospite d’onore.

La partecipazione italiana si svilupperà per tutta la settimana attraverso un ciclo di conferenze, seminari e workshop (programma completo sul sito), e prenderà la forma di un padiglione di circa 1.300 metri quadrati: con allestimento progettato dall’Italian Designers Association (IDA) con base a Shenzhen, la curatela generale e i contenuti scientifici del padiglione sono stati affidati al Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino. L’attività è stata condotta attraverso la base che il Politecnico ha aperto in quest’area nel 2015, il ‘South China- Torino Collaboration Lab’, nato dalla collaborazione del Politecnico con la prestigiosa South China University of Technology (SCUT).

Il tema del padiglione, che rimarrà aperto dal 20 aprile al 4 maggio, è “Da micro a macro: designer italiani nel sud della Cina”: dal progetto di un cucchiaio fino a quello delle città contemporanee, il padiglione vuole offrire una prospettiva tutta italiana del design, che mira a migliorare la progettazione di singoli micro oggetti che possano essere interattivi e correlati all’interno di un sistema più ampio. I progetti, tutti di designer italiani, si sviluppano secondo diverse scale e si dividono in quattro grandi tematiche: Object & Fashion, Interiors & Furniture, Architecture e Urban & Territorial Planning. Inoltre, l’evento vuole evidenziare la forte “presenza italiana” sul territorio cinese di professionisti italiani attivi nel campo del design.

Dalla contenzione alla sedazione

Continua la mostra multimediale itinerante del Citizens Commission on Human Rights (CCHR)che rimarrà a Torino fino al 29 Aprile 2018 nel suggestivo Salone Bianco del Palazzo della Luce di via Bertola, 40.

La mostra è organizzata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus, che ha scelto come tema e titolo di questa edizione “Dalla contenzione alla sedazione – storia di errori e orrori psichiatrici: dalle origini all’attualità”.

I contenuti multimediali sono interamente dedicati al Trattamento Sanitario Obbligatorio, con una nuova ampia sezione di approfondimento sulla procedura del TSO, la normativa di riferimento, la sua storia e evoluzione nel corso degli anni, fino agli abusi narrati nei recenti fatti di cronaca e le proposte per una sanità migliore, nel rispetto della dignità umana.

In 200 metri quadrati di allestimento con pannelli fotografici e didascalie descrittive, coadiuvate da documentari filmati, l’esposizione fornisce una ricostruzione schietta e a volte cruda del conflitto sommerso e non ancora risolto nel campo della salute mentale, dove la dignità e la tutela dei diritti umani vengono tutt’oggi troppo spesso calpestati a favore del controllo sociale e di enormi interessi economici, a discapito degli sforzi profusi da parte di numerosi medici per migliorare il servizio sanitario.

Tutta la mostra e le iniziative in programma sono ad ingresso gratuito.

Orari di apertura :

mercoledì – venerdì 10.00 – 19.30

sabato e domenica chiusura ore 21.00

Il programma di questa edizione della Mostra Multimediale è particolarmente ricco di appuntamenti che si svolgeranno all’interno degli spazi di esposizione, quelli che seguono sono i prossimi appuntamenti in programma:

Lunedì 23 aprile ore 18,30

Anteprima del libro di Nico IVALDI “Manicomi torinesi dal ‘700 alla legge Basaglia”

Giovedì 26 aprile ore 20,30

Proiezione del docu-film “Se mi ascolti e mi credi” sulla vita e l’opera di Giorgio Antonucci

Venerdì 27 aprile ore 20,30

Proiezione del docu-film del regista torinese Mirko Capozzoli “Fate la storia senza di me” sul caso di Villa Azzurra.

Oltre 200 capitani all’esercitazione

Si è conclusa presso il Comando per la Formazione e Scuola di  Applicazione dell’Esercito di Torino l’Esercitazione Posti Comando (EPC) alla quale hanno preso parte gli ufficiali frequentatori del 143° corso di Stato Maggiore.  Alla fase finale dell’EPC ha presenziato il Comandante per la Formazione, Specializzazione e Dottrina dell’Esercito Generale di Corpo d’Armata Pietro Serino. Gli esercitati hanno simulato la condotta di un’operazione di tipo “Crisis Response Operation” ambientata in uno scenario geografico fittizio nel quale è stata dispiegata una forza a livello divisione articolata su tre brigate. L’attività ha avuto, tra i principali obiettivi, quello di far acquisire ai giovani ufficiali la capacità ad operare in un posto comando a livello brigata ed applicare le procedure interne di funzionamento e di gestione del flusso delle informazioni, in risposta ad una serie di attivazioni opportunamente elaborate dalla direzione di esercitazione. Gli Ufficiali frequentatori hanno affrontato diverse situazioni, dai più tradizionali compiti operativi alle emergenze umanitarie quali il sovraffollamento di campi profughi, la prevenzione dei contrasti interetnici ed il sostegno a popolazioni colpite da calamità naturali. Questo complesso evento addestrativo ha permesso di verificare le competenze tecnico-professionali acquisite dai frequentatori del 143° corso di Stato Maggiore al termine di un iter formativo concepito per abilitare il personale ad operare in staff nel corso di una missione in contesti interforze e multinazionali. Fra i fattori di maggior successo del’EPC l’analisi in tempo reale delle informazioni, la gestione della pubblica informazione e comunicazione, la capacità di risposta flessibile agli imprevisti e l’efficacia del processo decisionale. L’EPC costituisce la fase finale delle attività pratiche svolte durante il corso. Il 143° corso di Stato Maggiore, iniziato a settembre 2017, terminerà a maggio del 2018.

Anche a Torino “Familyhub: Mondi per crescere”

Al via “Familyhub: Mondi per crescere” il progetto multi-regionale di imprenditorialità sociale dedicato ai servizi educativi personalizzati per bambini. Capofila dell’iniziativa è il consorzio Co&So che opererà assieme ad una cordata di 33 partner, sia territoriali che nazionali, tra cui CGM, Oxfam, Dynamo Academy, Università degli Studi di Firenze (Dipartimento di Scienze dell’Educazione e Psicologia) e l’Istituto degli Innocenti. I territori su cui impatterà il progetto sono Firenze, Roma, Forlì, Potenza, Milano, Torino e Matera.

 

“Familyhub: Mondi per crescere” vuole ampliare l’accesso all’educazione dei bambini grazie a un’innovativa personalizzazione dei servizi offerti alle famiglie unita ad azioni di sostegno economico.

 

In ogni territorio saranno aperti degli sportelli che, da una parte svolgeranno una funzione d’ascolto delle famiglie, e dall’altra, forniranno risposte specifiche e concrete sul modello dei Family Hub già attivi e operanti nelle città di Firenze e Scandicci.

 

Gli sportelli faranno perno sulla figura del case-manager che faciliterà l’accesso ai servizi e sarà l’elemento di raccordo tra l’utenza vulnerabile e i servizi messi a disposizione dal territorio come centri per l’impiego, servizi sociali, biblioteche, anagrafe, centri interculturali etc…

 

I servizi educativi saranno protagonisti di un autentico cambiamento di paradigma per offrire alle famiglie, in situazioni di fragilità, maggiore flessibilità oraria, attraverso aperture prolungate e attività di out reach come laboratori in piazza, nonché sviluppare progetti innovativi che prevedano l’uso del digitale. La famiglia sarà sostenuta e accompagnata anche attraverso il coinvolgimento di esperti nell’ambito sanitario (ad esempio alimentazione e vaccinazioni pediatriche), sostegno pedagogico (sonno, regole e gioco).

 

I soggetti promotori del progetto vogliono favorire un modus vivendi sostenibile per quelle famiglie che vivono in un contesto di fragilità reso ancora più difficile dalla crisi economica e occupazionale. Per questo i destinatari saranno minori nella fascia 0-6 anni e nuclei familiari con bambini (0-6 anni) che saranno individuati tramite i partner territoriali del progetto.

 

La priorità sarà data alle famiglie con bassa intensità di lavoro, famiglie a rischio povertà con un reddito disponibile (nell’anno precedente) inferiore alla soglia di rischio, famiglie che sperimentano gravi deprivazioni materiali (ritardo/morosità bollette, mutui, affitto), non adeguato riscaldamento in casa, impossibilità di sostenere spese impreviste, difficoltà a permettersi un pasto adeguatamente proteico per almeno 2 giorni, irrealizzabilità vacanze e indisponibilità economica per l’acquisto di tv a colori, lavatrice, macchina e telefono (Fonte: indicatori standardizzati a livello europeo da Eurostat).

 

Attraverso queste specifiche azioni si intende intercettare le famiglie più vulnerabili per favorire così una maggiore conoscenza e consapevolezza della relazione con i servizi operanti sul territorio. Tutto questo sarà possibile grazie soprattutto alla realizzazione di 6 nuovi presidi territoriali di comunità volti a diminuire la percentuale di persone a rischio povertà. Non si tratta di interventi palliativi, ma di un progetto che vuole far nascere comunità educanti solidali sul territorio.

 

 

 ***

 

“Familyhub: Mondi per crescere: “Il progetto è stato selezionato da Con i Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Il Fondo nasce da un’intesa tra le Fondazioni di origine bancaria rappresentate da Acri, il Forum Nazionale del Terzo Settore e il Governo. Sostiene interventi finalizzati a rimuovere gli ostacoli di natura economica, sociale e culturale che impediscono la piena fruizione dei processi educativi da parte dei minori. Per attuare i programmi del Fondo, a giugno 2016 è nata l’impresa sociale Con i Bambini, organizzazione senza scopo di lucro interamente partecipata dalla Fondazione CON IL SUD. www.conibambini.org”

La storia infinita del Moi

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto

Torino ha un non invidiabile primato: il Moi é la più grande occupazione di stranieri clandestini di tutta Europa. Avete letto bene. di tutta Europa. Non accettandolo e credendolo ho verificato. Proprio così. Si stima più grande anche dell’analogo problema di Calais in Francia. E’ una immane tragedia con vaghe similitudini – addirittura – con i campi di concentramento nazista o i gulag sovietici. Si tratta di scempi disumani prodotti in un sistema democratico. Nelle dittature erano voluti e programmati. Nelle democrazie tollerati,  e attraverso la tolleranza di fatto incentivati. Un fenomeno che, come un mostro, si “libera” di chi vorrebbe controllarlo “mangiandosi” tutto ciò che lo circonda. Un cancro per chi ci abita e per tutta la città. Prima domanda: ma non era cominciata l’evacuazione? Sì, ma non terminata e la criticità si é ripresentata. Le cantine sono state rioccupate. Si dice che siano ottocento persone. Ma nessuno può esserne sicuro, perché è terra di nessuno. Non c’ é Stato. E si suppone che il sopruso la faccia da padrone. Chi doveva sovrintendere il progressivo ricollocamento degli occupati è stato minacciato impedendogli di finire il suo lavoro. Tutti o quasi tutti clandestini e i soliti anarcoidi sobillatori. Dopo i cinque casi di Tbc è comprensibile la Prevedibile la forte  preoccupazione tra i residenti della zona degli  ex mercatoti generali. Istituzioni pubbliche? Dopo i proclami sono totalmente assenti. Presidente e consiglieri di quartiere sono lasciati soli nella gestione dell’ emergenza. Non e credibile in una o due giornate ipotizzare lo sgombero. Ma pure non é credibile non fare. Bisogna iniziare lo sgombero e progressivamente finirlo, è inutile cercare il consenso dei occupanti. Mi sembra una questione simile allo  smantellamento dei campi rom. Una settima fa in via San Benigno,  barriera di Milano. Tante parole ma un nulla di fatto. Assessori competenti che accusavano il governo di non intervenire. Cittadini esasperati da furti ed inquinamento. Solo parole che nascondono inerzia. Inerzia linfa vitale per questo male che si sta mangiando tutto e tutti.

Anfov, Uncem e Anci per il futuro della comunicazione

Un successo il convegno sul futuro della comunicazione, sui servizi, sulle aggregazioni virtuose di realtà a favore dei cittadini, raccontati dalle aziende che applicano idee e progetti grazie a Iot e Bul. Idea per un Catasto delle migliori idee d’innovazione a livello nazionale

Nella Sala delle Colonne del Comune di Torino, gremita da operatori, imprenditori e amministratori pubblici, si è svolto, martedì 17 aprile, il convegno di Anci Piemonte, ANFoV e Uncem “Banda Ultralarga e Internet of Things: le imprese rispondono”, appuntamento che rappresenta l’avvio di una campagna nazionale d’informazione e formazione sulle nuove tecnologie di comunicazione e le loro possibilità. La necessità di connessione, l’aggregazione su interventi innovativi – già disponibili grazie alle possibilità della rete ad alta velocità/redditività e alla connessione attiva tra oggetti e apparati grazie alla rete (IoT), – e la possibilità di superare le barriere anche territoriali contro l’isolamento, sono i punti fermi di un interesse molto vivo da parte delle amministrazioni locali, anche le più piccole, che è stato pienamente soddisfatto dagli approfondimenti, nei campi della salute, della sicurezza, della sorveglianza, dell’agevolazione e velocizzazione di gestione di alcuni servizi offerti ai cittadini, svolti dalle cinque aziende che hanno raccontato, nel convegno, l’applicazione pratica di Iot e Bul. A introdurre il pomeriggio di lavori sono stati Marco Bussone, vicepresidente Uncem Piemonte, Michele Pianetta, vicepresidente Anci Piemonte e Stefano Ciccotti, consigliere ANFoV e anfitrione del convegno.

***

Marco Bussone (Uncem) ha tenuto a sottolineare come la “necessità di velocità e snellezza nei processi delle amministrazioni, soprattutto nei rapporti con le aziende, abbiano un naturale riscontro nelle tecnologie di comunicazione e di rete ad alta velocità. Opportunità che è necessario conoscere e cogliere, per i 1200 comuni del Piemonte, uscendo dalla polarizzazione dei grandi centri anche grazie alle convergenze di obbiettivi”.

 

Michele Pianetta (Anci) ha ribadito la necessità di formazione dei sindaci anche dei piccoli comuni per “comprendere al meglio quali siano i reali vantaggi, anche economici, dell’utilizzo di queste tecnologie, che possono creare un movimento virtuoso di idee verso l’innovazione con il coinvolgimento dei privati. Bisogna dare gambe – ha detto Pianetta – alle forme associative dei comuni su partite chiave come queste, anche con il coinvolgimento della Regione, e grazie alla divulgazione e alla conoscenza”.

 

Stefano Ciccotti, dell’Associazione per la Convergenza dei servizi di Comunicazione ANFoV, invece, ha sottolineato come “l’idea sia quella di usare l’Associazione come raccordo e traino per le esigenze delle pubbliche amministrazioni di mettersi in contatto con le aziende che progettano e rendono pratica l’innovazione con Bul e IoT. Ciò anche grazie alla diffusione della cultura della Rete in Italia, aumentando la conoscenza e la consapevolezza delle potenzialità, verso un futuro di innovazione che può cambiare il territorio, aumentando i servizi per i cittadini. Un’idea è arrivare ad una sorta di catasto delle migliori idee su questo tipo d’innovazione, a livello nazionale, che possa diventare appetibile come modello da esportare a livello internazionale”.

Sono seguiti gli interventi delle cinque aziende, associate ad ANFoV, che hanno presentato le loro innovazioni rese possibili da Iot e Bul.

 

Cidimu, con Ugo Riba, ha parlato della nuova “piattaforma informatica che cambierà la medicina”, l’americana Saluber Md, grazie alla quale, tramite uno smartwatch che monitora i dati medici della persona, e a una App, sarà possibile contattare un medico, avere prescrizioni, avere ricette per esami, essere aiutati in necessità di salute, ovunque ci si trovi nel mondo. Grazie, infatti, alla possibilità di traduzione in 36 lingue differenti, l’App sarà utilizzabile, h24, in ogni luogo del pianeta.

 

DBA Progetti, con Mariagiovanna Gianfreda, ha spiegato un interessante progetto di monitoraggio ambientale chiamato “Ismael”, grazie al quale, con una serie di sensori che rilevano diversi dati tra cui, aria, acqua, meteo, traffico, è possibile realizzare predizioni statistiche sugli impatti di una determinata decisione sull’ambiente o su di un sistema. Tale progetto è attivo, ad esempio, a supporto delle decisioni di movimentazione al porto commerciale di Bari.

 

Mauro Moioli di Gemino ha spiegato come, grazie alle piattaforme che permettono la comunicazione tra apparati e oggetti teconologici già esistenti, si possano sviluppare progetti di grande utilità per le pubbliche amministrazioni, sia per quel che riguarda i servizi ai cittadini, sia per quel che riguarda la gestione di processi decisionali sulle programmazioni da mettere in atto per una comunità.

 

Marco Torrero di Intecs Solutions ha dimostrato come, grazie alle capacità del progetto di audio sorveglianza “Dionisio”, si possa aumentare la sicurezza di una specifica zona, di un edificio o di un luogo particolarmente sensibile (ad esempio una stazione, uno stadio o un plesso scolastico). Attraverso l’utilizzo di avanzati microfoni miniaturizzati geolocalizzati, che comunicano tra loro, si possono individuare rumori particolari (spari, urla, avvicinamento animali, panico…) per far scattare un allarme e un conseguente intervento.

 

Ultimo tra le aziende è stato l’intervento di Giorgio Di Bella di Staer Sistem, che ha presentato un progetto di “Smart tower”, sviluppato per Terna, che prevede l’utilizzo dei tralicci dove passa l’elettricità (sono 280mila in Italia soprattutto nelle zone rurali, con un’altezza dai 20 ai 50 metri), i quali dotati di particolari sensori possono creare una rete di controllo e monitoraggio utile ad esempio contro i dissesti idrogeologici, contro il bracconaggio, o di supporto agli studi sui fenomeni sismici, sull’agricoltura di precisione, non escludendo possibilità relative alla sicurezza delle persone.

 

Molto seguito anche l’intervento di Marco Balagna, della Regione Piemonte, sul tema dei finanziamenti pubblici a disposizione per l’innovazione, che ha sottolineato come quest’ultima vada a braccetto con l’unione virtuosa dei comuni: “Perché l’unione è il soggetto ideale per fare sperimentazione, grazie alla maggiore elasticità e ai minori vincoli amministrativi di cui può godere. L’innovazione è un metodo per far lavorare insieme territori omogenei”.

 

Infine l’Assessore Regionale all’Innovazione, Giuseppina De Santis, ha sottolineato come “la trasformazione digitale e i progetti per la sua realizzazione, sono passi necessari e non rimandabili. Pur se il Piemonte, per ora, è ancora un po’ indietro rispetto ad altre realtà, come la Lombardia. La sfida è investire in queste tecnologie e fare in modo che le pubbliche amministrazioni mettano in rete non le informazioni ma i servizi, ossia ciò che davvero conta per i cittadini. Senza mai, però, dimenticare la necessaria attenzione alla gestione dei dati personali e della privacy”.

 

Sull’importanza della tutela della privacy è intervenuto anche l’Assessore al Commercio e al Lavoro del Comune di Torino, Alberto Sacco, che ha sottolineato come “la tutela dei dati personali deve essere la prima cosa, senza dubbio. Questo delle reti e della comunicazione ultraveloce, che permette la realizzazione di progetti importanti, è un futuro inderogabile, anzi dovrebbe essere già l’oggi. Ci sono applicazioni infinite sui servizi ai cittadini e anche sulle condizioni di vita, pensiamo ad esempio all’inquinamento e alle azioni più incisive se guidate da dati più precisi e puntuali ricevuti da sensori più avanzati”. Per significare la necessità di cambiamento ha poi citato il caso di Torino, candidata italiana alla sperimentazione delle auto a guida autonoma.

L’appuntamento, che a Torino ha messo in contatto aziende, operatori e amministratori pubblici per aumentare la conoscenza e la consapevolezza su Iot e Bul, vedrà nei prossimi mesi altre tappe sul territorio regionale e nazionale.

 

Per tutti gli aggiornamenti su questi argomenti e sui prossimi appuntamenti si possono visitare i siti: www.anci.piemonte.it ; www.anfov.it. ; www.uncem.piemonte.it

 

Per contatti e informazioni:

anci.piemonte@comune.torino.it

anfov@anfov.it

uncem@cittametropolitana.torino.it