ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 527

La perdita di biodiversità sta portando al collasso

In crisi il sistema di produzione alimentare   
  
Slow Food chiede un’azione immediata:
«La notizia dovrebbe essere sulle prime pagine di ogni giornale e diventare una priorità nelle agende dei governi mondiali»

Il modello attuale di agricoltura, industriale ed estensivo, alla base dei nostri sistemi alimentari è al collasso, con gravi ripercussioni anche per la nostra salute. È questa la conclusione del rapporto Stato della biodiversità mondiale per l’alimentazione e l’agricoltura che la Fao ha pubblicato oggi illustrando prove preoccupanti rispetto al danno irreversibile e catastrofico sulla biodiversità del nostro pianeta, in particolare quella legata al cibo. Il rapporto denuncia, tra le altre cose, la riduzione nella diversità delle coltivazioni e delle razze da cui dipende la nostra alimentazione, la distruzione di habitat e terre destinate alle coltivazione e la gestione insostenibile delle risorse naturali.

«Sono anni che Slow Food denuncia questi pericoli e ogni tanto abbiamo avuto la sensazione di predicare nel vuoto. Oggi la situazione sta cambiando, ci pare che la gente sia più sensibile, ma forse non ci si rende conto della gravità del problema: un conto è una perdita, un conto è un collasso catastrofico. Dobbiamo sperare di essere ancora in tempo evitare questa estinzione di massa ma abbiamo bisogno dell’impegno di tutti, non solo della Fao e di Slow Food, ma di tutta la gente di buona volontà» commenta Piero Sardo presidente della Fondazione Slow Food per la Biodiversità.

Il rapporto presenta una ricerca approfondita ed è il primo nel suo genere, ma il soggetto trattato è il cuore della missione di Slow Food. Dal 1996 l’associazione internazionale si batte per la salvaguardia del nostro pianeta: con l’Arca del Gusto, un catalogo di cibi a rischio di estinzione che ha da poco raggiunto il traguardo del 5.000esimo prodotto censito; con i Presìdi Slow Food che promuovono e tutelano agricoltori e produttori che lavorano in armonia con l’ambiente e che promuovono tecniche favorevoli alla biodiversità locale; con numerose campagne che denunciano l’insostenibilità dell’attuale modello di produzione. Slow Food lavora insieme alla Fao da molto tempo per definire e sviluppare un modello migliore per i consumatori, per i produttori e per il pianeta. Inoltre, il presidente di Slow Food Carlo Petrini è da diversi anni ambasciatore speciale della Fao in Europa per Fame Zero, ulteriore prova di affinità tra le due organizzazioni.
Non resta più molto tempo. Abbiamo 10 anni per invertire lo stato attuale delle cose o si rischia un collasso totale e irreversibile. E questo cambio di rotta si può innescare rinforzando le conoscenze e le tecnologie moderne con i saperi tradizionali, ridefinendo il nostro approccio all’agricoltura e alla produzione di cibo, ponendo la tutela della biodiversità e l’ecologia al centro delle agende politiche. A ogni livello, dalle piccole produzioni fino ai governi, è necessario adottare regolamenti – come ad esempio le politiche agricole comunitarie in Europa – che proteggano la biodiversità alimentare e agricola.
Non dobbiamo perdere le speranze che lo stato attuale possa cambiare. Il successo dei progetti di Slow Food ne è la prova. Dobbiamo agire insieme, e dobbiamo agire subito, per salvare il nostro cibo, per salvare il nostro pianeta, per salvarci.

(foto: il Torinese)

No alla giustizia dimezzata sulla vicenda ThyssenKrupp

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I drammatici fatti del 6 dicembre 2007, quando si verificò il rogo alla ThyssenKrupp di corso Regina Margherita in cui persero la cita sette operai – Antonio Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno Santino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Giuseppe Demasi – è una ferita ancora aperta a Torino. Anche se le condanne dei responsabili non  li riporteranno in vita è però una giustizia dimezzata il fatto che i due manager Harald Espenhann e Gerald Priegnitz, che si trovano in Germania, non abbiano ancora iniziato a scontare quanto dovuto. Qualcosa però sta cambiando. Il Tribunale di Essen ha infatti finalmente dato il via libera all’esecuzione in Germania della pronuncia emessa dalla Cassazione italiana il 13 maggio 2016, che ha confermato le pene inflitte dalla sentenza del 29 maggio 2015 dalla seconda Corte di Assise di Appello di Torino. I due manager tedeschi, però, hanno fatto ricorso: la sentenza è quindi eseguibile in terra tedesca, ma per ora la sua applicazione è sospesa sino ad un nuovo pronunciamenti delle magistratura tedesca. “Il percorso giudiziario si sta finalmente chiudendo – dice l’ex operaio scampato al rogo, Antonio Boccuzzi – Manca l’ultimo tassello per avere una piena giustizia. Aspettiamo da tanti anni giustizia per i miei sette compagni di lavoro e per i loro familiari: ci auguriamo che la Germania rispetti il nostro dolore e la decisione della Suprema Corte. A undici anni dal rogo è ora di fare giustizia”. “La vicenda giudiziaria sembra non avere fine – dichiara Laura Rodinò, sorella di Rosario, ex operaio dell’acciaieria morto nell’incendio – Siamo disgustati e ci aspettiamo una rapida esecuzione della condanna da parte della giustizia tedesca. Mentre due dirigenti italiani (Pucci e Cafueri) sono addirittura già usciti dal carcere, in Germania i principali responsabili della strage di Torino non hanno ancora fatto neanche un giorno di galera: è una vergogna per i lavoratori di tutta Europa e uno schiaffo ai familiari di tutte le vittime sul lavoro”. “La giustizia italiana sta per diventare giustizia europea – ha detto Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro, che ha seguito passo passo tutta la vicenda – Se persone, lavoro e merci possono circolare liberamente in Europa, lo stesso deve avvenire per i diritti alla salute e alla sicurezza dei lavoratori e dei lavoratrici, che devono essere garantiti e resi effettivi allo stesso modo in tutto il continente. Attendiamo con fiducia la concreta esecuzione della sentenza ThyssenKrupp anche in Germania per poter riaffermare con orgoglio la nostra europeità”.

Massimo Iaretti

(foto A. Preteroti)
 
 
 

Più di 700 partecipanti al concorso”Diventiamo cittadini europei”

Al concorso “Diventiamo cittadini europei. Per un’Europa più unita, più democratica e più solidale” hanno partecipato 59 istituti scolastici del Piemonte

Su un totale di 2018 temi svolti nelle scuole, 734 sono stati selezionati da 85 insegnanti e inviati per la partecipazione al concorso. Il Consiglio regionale del Piemonte e la Consulta europea, in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale per il Piemonte e l’Ufficio del Parlamento Europeo a Milano avevano bandito per l’anno scolastico 2018/2019 la 35^ edizione del concorso riservato agli Istituti d’Istruzione secondaria di II grado del Piemonte. Finalità dell’iniziativa è la formazione delle giovani generazioni in una prospettiva sovranazionale per formare le cittadine e i cittadini dell’Europa unita in un mondo interdipendente.

I partecipanti alla 35a edizione hanno scelto tra due temi:

1) Dal 23 al 26 maggio 2019 si svolgeranno nei 27 stati membri dell’Unione europea le none elezioni del Parlamento europeo. Dal 1979, ogni cinque anni, le cittadine e i cittadini dell’UE possono scegliere le proprie e i propri rappresentanti al Parlamento europeo: se dovessi spiegare a un tuo collega studente ed a una tua collega studentessa di un paese non membro dell’UE le competenze e le funzioni del Parlamento, da dove partiresti? Che cosa sentiresti più importante mettere in rilievo delle sue funzioni ed eventualmente dei suoi limiti d’azione?

2) La parità uomo-donna e la lotta contro le discriminazioni sono elementi fondamentali anche della politica sociale dell’Unione europea. Affronta l’argomento in una lettera da inviare a un tuo coetaneo/tua coetanea.

Lo scorso anno, al fine di formare le studentesse e gli studenti in relazione ai temi del concorso, sono state organizzate 20 conferenze in tutte le province piemontesi, tenute da docenti universitari ed esperti di tematiche europee. Le vincitrici ed i vincitori parteciperanno nel corso del 2019 a viaggi-studio ad istituzioni europee ed internazionali, alla 33^ edizione del Seminario di formazione alla cittadinanza europea di Bardonecchia e alla Festa dell’Europa promossa dal Parlamento Europeo a Milano. La cerimonia di premiazione si svolgerà entro la fine dell’anno scolastico.

Marella Agnelli una donna colta, discreta e forte

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Di Pier Franco Quaglieni

La scomparsa di Marella Agnelli ha riportato alla ribalta un volto rimasto in ombra dal momento della morte del marito Gianni avvenuta nel 2003.  L’ho conosciuta ed anche un po’ frequentata: era amica di Mario Soldati e di Alda Croce, due persone a cui sono stato molto legato. Conservo di lei un biglietto molto affettuoso che mi scrisse quando commemorai, insieme a Jas Gawronski e Marcello Sorgi, suo marito al liceo d’Azeglio di Torino. Tra tanto sinistrume che permeava quel liceo fu difficile promuovere il ricordo di Gianni che pure era un ex allievo. Ci imposero come oratore anche il segretario torinese della Cgil.  Donna Marella apprezzò anche un mio ricordo alassino di Gianni e mi mandò una mail di ringraziamento carica di parole gentili.  Era una donna forte e discreta che ha saputo vivere a fianco di un uomo straordinario e difficile come Gianni Agnelli che ebbe una concezione del matrimonio non proprio esemplare.  Aveva uno stile innato, era un’aristocratica che non esibiva mai la sua origine, tanto  diversa da certi ambienti dell’altissima dirigenza Fiat, spesso volgare. Era una donna colta, che amava l’arte, la fotografia e i giardini.  Si era quasi rifugiata a Marrakech dove viveva frequentemente. Quando andai in Marocco, dovevamo vederci, poi un disguido (la mia macchina ebbe un guasto) impedì l’incontro.   

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Ricordo che era stata molto provata dalla morte del figlio Edoardo ed era molto amareggiata per come si era comportata la figlia Margherita che mise in piazza affari di famiglia molto delicati. Su quelle vicende sguazzò un giornalista dozzinale e scandalistico che credeva di costruire la sua fortuna sulle vicende della famiglia Agnelli.  Va ricordato il suo bel libro “Ho coltivato il mio giardino“ che riprende nel titolo la conclusione del “Candide” di Voltaire.  Era tanto diversa dalla sua famiglia di origine, quella dei Principi Caracciolo di Castagneto, espressione di un certo radical – chiccume fastidioso legato all’ “Espresso” di cui fu editore suo fratello Carlo.  Era elegante e riservata, con uno stile che ritroviamo in Allegra che aveva sposato Umberto Agnelli e che ha dedicato in modo esemplare la sua vita alla lotta al cancro.  Torino perde una grande figura che non ha mai voluto apparire, ma che ha lasciato un segno indelebile. Le madamazze e le madamine (non mi riferisco a quelle arancione) sono distanti anni- luce dal suo esempio. Basta pensare alla signora del Museo Egizio per avere l’esatto contrario di Donna Marella. 

La Consulta regionale europea alla Summer school

Per riuscire ad affrontare un mondo del lavoro sempre più competitivo ed internazionalizzato è necessario che ai giovani laureati vengano fornite alcune competenze indispensabili che riguardino non solo le conoscenze, ma l’”apprendimento in azione” e soprattutto il “saper fare”. Chi dispone delle giuste competenze può aspirare a occupazioni di qualità. Dal progetto Excelsior  sul mondo del lavoro emerge che le  imprese fanno fatica a trovare un laureato su tre. Questo a causa del “gap di offerta” e del “gap di competenze”, legato a una formazione non adeguata o alla mancanza di esperienza.Per affrontare tali tematiche l’Istituto Universitario di Studi Europei di Torino in collaborazione con la Consulta regionale Europea promuove, da aprile a luglio 2019, la Summer school “Legal business skills for Europe”. L’attenzione sarà orientata in particolare su: temi strategici trattati con metodo interdisciplinare giuridico/economico/aziendale, valorizzazione e rafforzamento delle competenze trasversali dei partecipanti che lavoreranno su casi pratici , discussioni di gruppo , disamina di documenti per saper meglio gestire criticità strutturali e interpersonali.  I destinatari della Summer school sono in particolare giovani laureati in materie giuridiche/economiche/aziendali, di qualsiasi nazionalità (purché a conoscenza delle due lingue di lavoro), che stanno per intraprendere un percorso professionale. Il corso sarà anche aperto a laureati già attivi presso imprese o studi professionali, praticanti legali, avvocati e dottori commercialisti, giovani professionisti di area legale in cerca di ricollocamento. La Summer School punta a fornire un valore aggiunto alla tradizionale formazione accademica mediante l’utilizzo di strumenti di apprendimento non formale e informale, e l’acquisizione di competenze trasversali (soft skills). Aziende e studi legali collaborano al progetto e intervengono direttamente nella formazione. Il corso intende infatti  creare collaborazione  e interazione tra imprese, professionisti e ambiente accademico, così da fornire competenze operative e trasversali, essenziali nel passaggio dallo studio accademico al lavoro. L’iniziativa ha ottenuto  il sostegno e la collaborazione della Consulta regionale europea, il patrocinio della Rappresentanza della Commissione europea di Milano, dell’Università di Torino, dell’Università della Valle d’Aosta, dell’Università del Piemonte Orientale, di Unioncamere Piemonte e di Confindustria Piemonte.

Informazioni dettagliate su programma, costi e iscrizioni sono disponibili  all’indirizzo: https://iuse.it/legal-business-skills-for-europe-2019/

Pma, Placido: “Quando la legge non basta a riconoscere i diritti”

“Ancora una volta in Italia per vedere riconosciuti ed applicati i propri diritti , in questo caso la PMA ( procreazione medicalmente assistita ) non basta una legge dello stato”. Questo il commento di Roberto Placido, già vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, che ha organizzato a Torino una conferenza stampa sul delicato tema. La sua iniziativa ha sollecitato la Regione a intervenire. Così l’età limite nella nostra regione non sarà più 43 anni ma 46 come previsto a livello nazionale. Dunque si potrà ricorrere alla Procreazione medicalmente assistita per altri tre anni , decisione che sarà  ufficializzata prima della fine della legislatura, ha comunicato l’assessore alla Sanità Antonio Saitta. Del resto già succede  in Lombardia, in Emilia,Romagna in Veneto e in altre realtà territoriali dove le donne che vogliono servirsi della Pma possono farlo fino a 46 anni. Oggi Placido ha proposto le esperienze toccanti di alcune donne di  “Pma Piemonte” proprio per ottenere l’estensione della pratica,  pronte alla mobilitazione con gesti anche eclatanti se le promesse della Regione non dovessero tradursi in fatti concreti. “Ringrazio Denise Badagliacco , Stefania Bonagura e Simona Rotelli – commenta Placido – per l’impegno e la passione che ci mettono per mantenere viva la loro speranza e per darla anche a tante altre donne”.

Pma, Placido: "Quando la legge non basta a riconoscere i diritti"

“Ancora una volta in Italia per vedere riconosciuti ed applicati i propri diritti , in questo caso la PMA ( procreazione medicalmente assistita ) non basta una legge dello stato”. Questo il commento di Roberto Placido, già vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, che ha organizzato a Torino una conferenza stampa sul delicato tema. La sua iniziativa ha sollecitato la Regione a intervenire. Così l’età limite nella nostra regione non sarà più 43 anni ma 46 come previsto a livello nazionale. Dunque si potrà ricorrere alla Procreazione medicalmente assistita per altri tre anni , decisione che sarà  ufficializzata prima della fine della legislatura, ha comunicato l’assessore alla Sanità Antonio Saitta. Del resto già succede  in Lombardia, in Emilia,Romagna in Veneto e in altre realtà territoriali dove le donne che vogliono servirsi della Pma possono farlo fino a 46 anni. Oggi Placido ha proposto le esperienze toccanti di alcune donne di  “Pma Piemonte” proprio per ottenere l’estensione della pratica,  pronte alla mobilitazione con gesti anche eclatanti se le promesse della Regione non dovessero tradursi in fatti concreti. “Ringrazio Denise Badagliacco , Stefania Bonagura e Simona Rotelli – commenta Placido – per l’impegno e la passione che ci mettono per mantenere viva la loro speranza e per darla anche a tante altre donne”.

Le scienziate dei dati

Anche l’Italia risponde alla chiamata di Women in Data Science. Martedì 5 marzo, dalle 9.30, alleOGR-Officine Grandi Riparazioni di Torino si svolgerà la seconda edizione di WiDS – Turin, unico appuntamento nazionale della conferenza globale ideata dall’università californiana di Stanford e dedicata alle donne che operano in uno dei settori chiave della ricerca contemporanea:la scienza dei dati
 

Organizzato in collaborazione dal laboratorio Data Science for Social Impact della Fondazione ISI di Torino e dalla Fondazione CRT-Cassa di Risparmio di Torino, l’evento, a ingresso libero,si rivolge a studenti, ricercatori, start up e si sviluppa nell’arco della mattinata, attraverso una serie di talk, approfondimenti e tavole rotonde. “Invited speakers” della conferenza saranno Maddalena Amoruso, responsabile Data Science presso Prometeia, e Viviana Patti, professore associato di Computer Science all’Università di Torino e fondatrice del Center for Logic, Language and Cognition dell’ateneo torinese, ai cui interventi seguirà un momento finale di discussione. 

Nata a novembre 2015 a Stanford, Women in Data Science è una conferenza globale che include decine di appuntamenti in tutto il mondo, su temi che spaziano dall’etica dei dati alla privacy, dalla cybersicurezza alla data visualization. L’edizione del 2019 (che a Stanford si terrà il 4 marzo) conta già l’adesione di oltre venti Paesi, per un totale di 45 eventi locali. WiDS – Turin, che nel 2018 si è svolta il 26 febbraio presso la sede della Fondazione ISI, quest’anno si trasferisce alle OGR, riqualificate dalla Fondazione CRT come nuovo hub dell’innovazione di respiro internazionale, con spazi per acceleratori di imprese, laboratori di ricerca e un centro sui Big Data. 

Ingresso libero  con  prenotazione obbligatoria  su  https://goo.gl/Rgvg7f 

Women in Data Science – Turin 
5 marzo 2019, OGR-Officine Grandi Riparazioni (Corso Castelfidardo 22, Torino). 

Programma: 
– ore 9.30: saluti e apertura lavori 
– ore 10: Maddalena Amoruso (keynote) 
– ore 11: Coffee Break 
– ore 11.30: Viviana Patti (keynote) 
– ore 12: discussione 
– ore 13.15: chiusura lavori 

Diritti umani e psichiatria: storia di errori ed orrori psichiatrici

La mostra multimediale itinerante del Citizens Commission on Human Rights (CCHR) sarà a Torino fino al 28 Febbraio 2019 nel suggestivo Salone Bianco del Palazzo della Luce di via Bertola, 40

La mostra è organizzata dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus, che ha scelto come tema e titolo di questa edizione “Diritti umani e psichiatria – storia di errori ed orrori psichiatrici: dalle origini all’attualità”.

In 200 metri quadrati di allestimento con pannelli fotografici e didascalie descrittive, coadiuvate da documentari filmati, l’esposizione fornisce una ricostruzione schietta e a volte cruda del conflitto sommerso e non ancora risolto nel campo della salute mentale, dove la dignità e la tutela dei diritti umani vengono tutt’oggi troppo spesso calpestati a favore del controllo sociale e di enormi interessi economici, a discapito degli sforzi profusi da parte di numerosi medici per migliorare il servizio sanitario.

L’edizione 2019 della Mostra Multimediale mantiene ed aggiorna i contenuti multimediali interamente dedicati al Trattamento Sanitario Obbligatorio, con un’ampia sezione di approfondimento sulla procedura del TSO, la normativa di riferimento, la sua storia e evoluzione nel corso degli anni, fino agli abusi narrati nei recenti fatti di cronaca e le proposte per una sanità migliore, nel rispetto della dignità umana.

La Mostra Multimediale include il seguente programma di iniziative, tutte ad ingresso gratuito:

·         Giovedì 21 febbraio, ore 18,00

Pier Maria Furlan presenta il suo libro “Sbatti il matto in prima pagina.”

Ordinario di psichiatria dell’Università di Torino, primo direttore universitario di un Dipartimento di salute mentale e patologia delle dipendenze, ha chiuso il manicomio di Collegno.

·         Venerdì 22 febbraio, ore 20:30

Proiezione del docu-film “Se mi ascolti e mi credi” sulla vita e l’opera di Giorgio Antonucci medico e psicanalista italiano. Punto di riferimento dell’antipsichiatria.

·         Lunedì 25 febbraio, ore 9:30

Tavola Rotonda su Disturbi comportamentali e psicofarmaci ai minori.

Moderatore Avv. Piero d’Ettore – avvocato penalista, Foro di Torino

Relatori:

      La professoressa Vincenza Palmieri, Psicologo Forense, Presidente dell’Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare, Scrittrice e Saggista.

      La professoressa Tiziana Catenazzo, Dirigente Istituto Comprensivo Umberto I Peyron, Capofila Rete Nazionale Scuola in Ospedale e Responsabile per il Piemonte

      Il professor Pier Maria Furlan, Ordinario di Psichiatria dell’Università di Torino, che fu incaricato di chiudere il manicomio di Collegno.

      Gianluca Vignale Consigliere Regionale Piemonte

      L’avvocato civilista Pierluigi Monaco

      Il dottor Roberto Cestari, medico e Presidente del CCDU.

·         Martedì 26 febbraio ore 20,30

Proiezione del docufilm “Portami su quello che canta”, di Marino Bronzino e Claudio Zucchellini che racconta il processo allo psichiatra Giorgio Coda.

Si chiede cortese prenotazione su: portamisuquellochecanta@gmail.com

 

Orari di apertura della Mostra Multimediale:

mercoledì – venerdì 10.00 – 19.30

sabato e domenica chiusura ore 21.00

Giovani commercialisti a supporto degli enti locali

Il capoluogo piemontese è stato scelto per ospitare i lavori del prossimo Congresso Nazionale UNGDCEC, nei giorni dall’11 al 13 aprile prossimo. I lavori congressuali si svolgeranno presso il Centro Congressi Lingotto. Il tema del congresso sarà “Il Giovane Commercialista a supporto dell’attività degli enti locali e delle società partecipate”. Il  programma dei lavori e delle attività verrà reso disponibile a breve.