ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 463

Il finto patriottismo della paura. Risposta a Galli della Loggia

IL COMMENTO  di Pier FRanco Quaglieni / Ernesto Galli della Loggia, lo stesso che scrisse il fortunato e citato libro “La morte della Patria” sul Corriere della Sera di oggi inneggia al nuovo patriottismo che sarebbe rinato in questi giorni con l’esposizione di tricolori e con il canto in strada  dell’Inno nazionale. Egli giunge a scrivere che  “in tempi di vita e di morte” rinasce l’identità nazionale. Per uno storico come lui  il suo mi sembra un  discorso banalizzante e fuori tempo

Per decine e decine di anni ci siamo sentiti ripetere che la Nazione e la Patria erano parole retoriche e tutti hanno usato il ben più banale e democratico Paese. Solo Ciampi tentò come presidente di farci riappropriare del nostro orgoglio di essere e di sentirci italiani. E solo in minima parte ci riuscì. Chi scrive si è sempre considerato un patriota e potrebbe vantare qualche benemerenza in fatto di inni nazionali e di bandiere tricolori. Nelle occasioni  solenni ho fatto aprire le manifestazioni del Centro Pannunzio con il suono e persino il canto dell’ Inno di Mameli ; in tante occasioni ho promosso concerti patriottici ed uno era stato  programmato proprio per il  prossimo 17 marzo anniversario dell’Unità d’Italia, una festa mal concepita e frettolosamente realizzata  da un sottosegretario di Monti che fu alle dipendenze di Ciampi. Ho sempre esposto il tricolore al mio balcone ,preferendo però quello con lo stemma sabaudo, la bandiera del Risorgimento ,la bandiera ereditata da mio nonno.
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Ho in più occasioni commemorato le  date di anniversari e di feste nazionali in giro per l’Italia, da Bolzano a Trapani.Partecipando sempre a titolo gratuito. E potrei aggiungere tanti altri ricordi riferibili fino agli anni della mia giovinezza, quando scelsi a 14 anni di andare ad El Alamein e non a Luxor, come tanti miei compagni di scuola del Collegio San Giuseppe nel corso di un viaggio in Egitto. Ho ricordato queste cose non certo per vantare dei meriti che non ho, perché ho solo seguito le tradizioni della mia famiglia. Ho voluto ricordare queste cose perché non credo all’ improvvisato patriottismo di gente che ha sempre calpestato la storia e, se non la ha calpestata, è solo perché l’ha sempre ignorata. Mussolini cercò di “galvanizzare” gli  italiani dopo le clamorose sconfitte delle armi italiane in Africa, in Russia, nei Balcani , con le parole d’ ordine patriottiche. Fu un inutile richiamo che rese la dittatura intollerabile.
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Oggi non abbiamo bisogno di tricolori alle finestre, ma di disciplina nel non uscire di casa. I patrioti dell’emergenza virus sono dei finti patrioti. Oggi di fronte alla pandemia che non guarda alle frontiere nazionali, abbiamo bisogno di spirito umanitario, capace di farci sentire cittadini del mondo. Non dobbiamo cantare inni che la maggioranza dei cittadini non conosce, ma dobbiamo cercare di essere solidali, donando soldi e sangue. Oggi i veri eroi sono i medici e gli infermieri che cercano di salvare vite umane. Il prof. Galli dovrebbe scrivere queste cose e non esaltarsi di una Patria  di cui lui stesso ha dichiarato la morte. Anche la patria europea, in cui pure abbiamo creduto, si è rivelata un miraggio e nessuno penserebbe di cantare oggi   l’inno alla gioia. Sentirci uomini solidali e sofferenti, a fianco di altri uomini solidali e sofferenti, è l’ imperativo categorico di questi tempi così difficili e inediti.
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La retorica,buona o cattiva, non ha senso. Il “Cuore” di De Amicis riprende vigore  e significato nel senso  della rivalutazione dei valori umani che debbono legarci, per la vita e per la morte. Ed anche il senso più modesto ma indispensabile della rivalutazione   dei valori civici che molti nostri connazionali hanno dimostrato di non possedere affatto. Quando ho letto che in una cittadina ligure che pure amo, è passata un ‘auto della protezione civile con gli altoparlanti a tutto volume con l’Inno di Mameli, ho pensato che quell’auto doveva  essere utilizzata per ben altri ed urgenti scopi.
scrivere a quaglieni@gmail.com

La raccolta rifiuti prosegue regolarmente grazie a mille uomini e donne di Amiat

Operano  quotidianamente per garantire un servizio essenziale  alla città

 In relazione a notizie non corrispondenti al vero, apparse su una testata giornalistica locale, si precisa che i servizi di raccolta rifiuti della città di Torino proseguono regolarmente per tutte le frazioni differenziate.

Nonostante le evidenti difficoltà del momento, le donne e gli uomini di Amiat stanno operando ogni giorno con professionalità, dedizione e grande senso di responsabilità, consci dell’importanza del proprio lavoro in un periodo di emergenza.

Oltre mille persone quotidianamente svolgono sul territorio i servizi di igiene ambientale (raccolta e spazzamento) collaborando anche al contenimento del contagio Covid-19 con servizi di igienizzazione aggiuntivi.

“In questi tempi difficili per tutti, il quotidiano impegno dei lavoratori Amiat è una garanzia di sicurezza e di qualità – afferma l’assessore all’Ambiente della Città di Torino, Alberto Unia -. A loro va la mia gratitudine e quella di tutta la comunità cittadina per il servizio offerto senza sosta e senza cedimento alcuno. Chiedo a tutti i cittadini di collaborare a questa importante opera ponendo attenzione nel corretto conferimento dei rifiuti ed avendo cura del suolo pubblico, del decoro e della sicurezza dei luoghi di raccolta

Io prego da casa

#iopregodacasa. E’ questo l’appello rivolto a tutti i credenti, dal “Coordinamento Interconfessionale Piemontesee dal “Comitato Interfedi  della Città di Torino “ al tempo del coronavirus.

Nell’intimità delle nostre abitazioni, da soli o con i nostri cari, oggi più che mai la preghiera può consolare un mondo spaventato e smarrito, sa parlare ai cuori, sa confrontarsi con il grande mistero che ci circonda. Per prepararsi a riprendere il cammino con più forza e umiltà.

Per il “Coordinamento Interconfessionale del Piemonte “ il portavoce Giampiero Leo e per “il Comitato Interfedi della Città di Torino” il presidente Valentino Castellani

Salvare l’anno scolastico con Westudents. Se le istituzioni si svegliano…

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Salvare l’anno scolastico con WeStudents. Se le istituzioni si svegliano..

La Regione ringrazia Lavazza per la donazione di 10 milioni

“Un grazie di cuore a Lavazza per questo gesto di profondità generosità, che rappresenta per noi e per tutti i piemontesi un grande abbraccio e un sostegno enorme in uno dei momenti più difficili che la nostra comunità abbia mai affrontato”

Così il presidente Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Luigi Icardi esprimono il grazie della Regione Piemonte a Lavazza per i 10 milioni di euro donati oggi al territorio, 6 dei quali versati sul conto della Regione Piemonte istituito per le donazioni a sostegno dell’emergenza sanitaria coronavirus.

Da “Il Milione” di Marco Polo al Coronavirus

Un viaggio a ritroso nel tempo ci riporta al fantastico viaggio di Marco Polo fino all’attuale contagio e alla nuova gaffe di Christine Lagarde della BCE (Banca Centrale Europea)

Tutti conoscono il libro “Il Milione”” di Marco Polo e moltissimi lo hanno letto o ne hanno visto  uno dei tanti film che ne sono stati tratti.

Le memorie dei suoi viaggi attraverso l’Asia e la via della seta, nonché le cronache del Catai (Cina) di cui fu alto funzionario (nonché amico dell’imperatore), vennero dettate a Rustichello da Pisa (suo compagno di cella) che le trascrisse nella lingua franco-veneta di allora, ma di difficile comprensione oggi. Dal carcere dove fu rinchiuso a Venezia, per tre anni, a partire dal 1296 , parte l’epopea di un mondo sconosciuto e affascinante e per la prima volta si parla della Via della Seta. Il viaggio nell’allora Catai durò dal 1271 al 1295. Ventiquattro anni densi di scoperte, di conoscenze, nuovi saperi e nuovi sapori.

L’Europa di quel tempo scoprì il Celeste impero venendo, per la prima volta, “contaminata” da seta, polvere da sparo, carta, bussola, carte geografiche e spaghetti, ma dopo arrivò anche la peste, il contagio portato dai tartari e avvenne la prima “globalizzazione”. Cristoforo Colombo, sempre per raggiungere la Cina di Marco Polo, ma per una via più breve, scoprì l’America e da allora cambiò nuovamente la storia del mondo. La copia del Milione che recava con sé, durante la traversata, non lo portò nelle Nuove Indie, ma nel nuovo Mondo.
A settecento anni di distanza dal primo viaggio di Marco Polo una nuova contaminazione arriva dalla Cina.

Nuovamente il mondo cambia (stavolta in peggio) e l’Unione europea e il fantasma Europa, dimentica dei suoi grandi fondatori, è il simulacro di allora e non riesce a gestire il contagio, se non in ordine sparso, Paese per Paese. L’Europa sta alla finestra ad aspettare che tutto finisca e Christine Lagarde della Banca Centrale Europea, in mondo visione, lancia la sua più grande corbelleria ed epica gaffe.  Praticamente uno gnomo!!! Per contro, chissà se la Cina – con la sua nuova contaminazione – non dia la stura anche al “Nuovo Rinascimento” italiano?
Fra le stranezze che ci riserva la vita, un nuovo rapporto può nascere nello scambio Italia e Cina. Come in tutti i gialli, il finale è incerto e non prevedibile.

Tommaso Lo Russo

Il sostegno del CAAT a medici e personale ospedaliero

Il Centro agroalimentare di Torino in prima linea con un’iniziativa di solidarietà nei confronti dei sanitari  impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid 19

 

“Il CAAT si sta muovendo in questo periodo di emergenza – spiega il suo Presidente, l’ingegner Marco Lazzarino – non soltanto sul fronte della capacità di garantire gli approvvigionamenti alimentari, ma anche su quello, altrettanto prezioso, della solidarietà. È, infatti, rimasto completamente aperto ed i suoi operatori hanno continuato a lavorare incessantemente per  garantire alla città di Torino e, anche su scala più vasta, alla Regione Piemonte l’approvvigionamento di prodotti agroalimentari”.

“Ci siamo inoltre chiesti – aggiunge il Presidente Marco Lazzarino – quale potesse essere il nostro contributo per riuscire a dare un supporto concreto a tutto il personale che, con estremo coraggio, sta affrontando questa difficile situazione di emergenza provocata dall’epidemia da Coronavirus, operando in prima linea negli ospedali. Così abbiamo dato vita al progetto che prevede la donazione e consegna di prodotti freschi a medici e paramedici di alcuni ospedali impegnati in una vera e propria battaglia quotidiana, nella cura dei pazienti ricoverati per Covid 19”.

“Abbiamo così  – precisa il Presidente del CAAT Lazzarino – raggruppato i grossisti del nostro Centro, per il tramite dell’associazione che li rappresenta (APGO); essi hanno aderito con entusiasmo e generosità all’iniziativa, mettendo a disposizione importanti quantitativi di prodotti alimentari da donare. Quindi abbiamo individuato un operatore logistico (Global Truck), che si è dichiarato disponibile ad effettuare gratuitamente le consegne dei prodotti freschi presso alcuni ospedali impegnati in prima linea a fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

Destinatari dell’iniziativa sono, al momento, i presidi ospedalieri dell’Amedeo di Savoia, del Sant’Anna e quello di Rivoli. La nostra volontà è quella di integrare questa iniziativa, ampliandola anche ad altri ospedali cittadini, tra cui le Molinette”.

“Confidiamo – conclude il presidente Marco Lazzarino – che l’iniziativa che abbiamo promosso come CAAT contribuisca ad alleviare le fatiche di chi si trova a combattere una battaglia in prima linea a favore della cura dei pazienti contagiati dal Coronavirus. Ci siamo ispirati ad una frase pronunciata da Madre Maria Teresa di Calcutta, che abbiamo fatto nostra: “Quello che facciamo è soltanto una goccia nell’oceano, ma se non ci fosse quella goccia all’oceano mancherebbe”. Ogni consegna di merce è accompagnata da un biglietto che riporta questa significativa frase pronunciata dalla religiosa, fondatrice della Congregazione delle Missionarie della Carità.

Quel 16 marzo del ’78 a Torino e in Italia

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16 marzo 1978, Aldo Moro rapito in via Fani a Roma e massacrata la sua scorta. Colpevole di dialogare con i comunisti di Enrico Berlinguer. Le brigate rosse esecutori delle volontà reazionarie mondiali. Molti servizi segreti gongolavano. Statunitensi, inglesi, israeliani e russi e bulgari sodali nel produrre caos. E perché no, almeno una parte dei nostri servizi

Oramai una tragica ed acclarata verità. Con gli uomini della P2 di Licio Gelli come immondi coordinatori di questo progetto. Torino reagì con forza e determinazione. Torino, suo malgrado, una delle capitali del terrorismo rosso. Torino reagì bene e fu  poi determinante per la sua sconfitta. Fu determinante tra il popolo e tra la classe dirigente.

Lo stesso sindacato, maggiormente infiltrabile dalle Br, capì e reagì. Studente universitario di Palazzo Nuovo conoscevo diversi individui che, dopo aver accusato il PCI di tradimento del proletariato, si davano alla clandestinità credendosi grandi rivoluzionari ed essendo grandi stupidi. Utilizzabili ed utilizzati. Il ciarpame non finiva qui. Mentre Enrico Berlinguer sosteneva: difendere le istituzioni per rinnovarle, loro sostenevano nè con lo Stato ne né con le Br. Stupidaggini che davano, però, linfa vitale ai delinquenti brigatisti. Alla sera manifestazione in piazza Castello. Il corteo doverosamente aperto con i democristiani e le loro bandiere. Un simbolismo non da poco. Forse la prima volta nella storia repubblicana. Reagì bene con i suoi uomini più rappresentativi. Il magistrato Luciano Violante era stato parcheggiato a Roma in Cassazione. Le sue indagini contro Edgardo Sogno avevano dato fastidio a molti. Enrico Berlinguer si consultò con il partigiano Ugo Pecchioli ministro ombra dell’Interno del PCI.Nel pieno riserbo fu organizzata una riunione con Violante. Dopo la direzione nazionale decise la scelta di bon trattare con Br. Scelta dolorosa ma necessaria. Benigno Zaccagnini telefonò distrutto a Berlinguer per conoscere la posizione del PCI. Ne venne fuori anche un incontro tra Luciano Violante ed il segretario democristiano. Ancora adesso, molti si chiedono il perché della linea trattativista di Bettino Craxi. Si può anche spiegare con la vicinanza e conoscenza tra socialisti e appartenenti alla cosiddetta Autonomia Operaia che, a loro volta conoscevano i terroristi rossi. Forse Moretti capo Br aveva già deciso. Tanti e troppi i poteri occulti e non occulti italiani ed internazionali che voleva la morte di Aldo Moro. In quei tragici giorni, di fatto si ponevano le basi per sconfiggere il terrorismo rosso. Grazie a molti. Grazie a quegli impiegati ed operai che scioperarono partecipando ai cortei. Grazie anche a magistrati e politici di Torino. Grazie anche a tutta la nostra città. Non è da poco. C è da esserne fieri.

Patrizio Tosetto

La tecnologia Csi contro il coronavirus

Allargamento dello smart working, potenziamento del sistema di videoconferenze, supporto all’Unità di Crisi presso la Protezione Civile piemontese e al sistema sanitario e scolastico regionale

Sono alcune delle attività che il CSI Piemonte sta portando avanti in questi giorni per aiutare i propri consorziati ad affrontare l’emergenza coronavirus con responsabilità, sicurezza ed efficienza. E a rispondere con sempre maggiore tempestività alle domande e alle esigenze di tutta la comunità piemontese.

Smart working e telelavoro

In questo momento è essenziale garantire il governo della macchina pubblica osservando le norme igieniche e di comportamento suggerite per ridurre al minimo i rischi di contagio.

Dall’inizio dell’emergenza il CSI ha progressivamente allargato il ricorso allo smart working e al telelavoro da parte dei propri dipendenti, arrivando fino a circa l’80% del personale. A seguito dell’emanazione del Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri (DPCM) del 11 marzo 2020, infine, il CSI ha deciso che tutti i dipendenti del Consorzio fossero abilitati al lavoro agile, con la sola eccezione dei presidi alle Unità di Crisi e di chi si occupa di servizi infrastrutturali, facility management e servizi essenziali.

Ma il Consorzio sta anche lavorando per ridurre le necessità di mobilità e di spostamento dei dipendenti di Regione Piemonte, Città di Torino e Città Metropolitana di Torino, operando da remoto grazie alla virtualizzazione delle postazioni di lavoro che accedono ai servizi del CSI Piemonte.

A oggi i tecnici del CSI hanno già provveduto alla remotizzazione di circa 4000 postazioni di lavoro, che nei prossimi mesi diventeranno circa 7000. Tutte saranno raggiungibili da rete pubblica per favorire la possibilità di smart working e telelavoro.

Riunioni tecniche e istituzionali a distanza

Grazie al lavoro del CSI il governo regionale può già oggi contare su sistemi di videoconferenza che permettono a Presidente, Assessori e Consiglio regionale di lavorare in piena sicurezza ed efficienza.

Si sta però lavorando per estendere questa possibilità al maggior numero di utenti: 60 le utenze di video conferenza disponibili già oggi, che saliranno nell’immediato futuro a circa 150 (+90).

Intanto il 10 marzo il Consiglio regionale del Piemonte ha effettuato una riunione in videoconferenza della Commissione Sanità per la gestione dell’emergenza, e l’11 marzo si è tenuta, sempre in videoconferenza, la seduta dei capigruppo del Consiglio.

Protezione Civile

Personale del CSI sta affiancando dal primo giorno di emergenza l’Unità di Crisi della Protezione Civile della Regione Piemonte di corso Marche a Torino, per fornire assistenza sistemistica. In totale si tratta di oltre 10 professionisti del CSI, coinvolti ogni giorno dalle 8 alle 20 e, in reperibilità, in orario notturno.

Fra le principali attività ci sono la gestione delle videoconferenze, l’elaborazione dati e la fornitura e manutenzione dei collegamenti di rete più che mai necessari in questo momento.

Numero verde 800333444

L’operatività del numero del Contact Center regionale è stata potenziata per rispondere al meglio all’aumento delle chiamate da parte della cittadinanza.

È stata ampliata la fascia oraria di risposta, che è stata portata a 12 ore giornaliere (8-20) dal lunedì a venerdì, ed è stato rinforzato il personale che gestisce il servizio: ai circa 20 operatori che ci lavorano, infatti, sono state aggiunte altre 7 persone.

Inoltre, sempre nell’ambito del Contact Center regionale sta per partire a breve un servizio informativo specifico a supporto di tutte le scuole piemontesi, riguardante gli strumenti e soluzioni di didattica a distanza messi a disposizione dal MIUR per la durata dell’emergenza.

“Siamo un’azienda chiave per la pubblica amministrazione, che oggi ci sta chiedendo sforzi eccezionali per contribuire alla gestione e alla risoluzione di questa crisi sanitaria”, commentano Pietro Pacini e Letizia Maria Ferraris, rispettivamente Direttore Generale e Presidente del CSI Piemonte.  “Per questo vogliamo ringraziare tutto il personale del Consorzio che ogni giorno lavora senza sosta per aiutare il CSI e i suoi clienti ad affrontare questo difficile momento al meglio delle proprie possibilità”.

Un infermiere scrive al Ministro Speranza

Nursing Up: “La vergogna degli infermieri usa e getta. L’Unità di Crisi propone assunzioni a tempo determinato di sei mesi”

Riceviamo e pubblichiamo / Il  sindacato degli Infermieri Italiani e delle professioni sanitarie, della Lombardia e del Piemonte rende pubblica la lettera invita al ministro Speranza da parte di un professionista iscritto per dare voce allo scontento degli infermieri specializzati che sarebbero disponibili e pronti all’arruolamento se messi nelle giuste condizioni.

“Ci aspettavamo misure più coraggiose da parte della politica in questo momento di grave emergenza sanitaria. Invece gli unici coraggiosi e che stanno rischiando la vita sono le donne e gli uomini in trincea contro il Coronavirus. Fuori si susseguono sterili proclami alternati a scellerate prese di posizione tra Regioni e Protezione civile. Gli infermieri degli ospedali e tutti i professionisti a vari livelli impegnati nelle corsie lanciano l’ennesimo disperato grido d’allarme. Assumete personale per darci il cambio, siamo stremati e traumatizzati. Abbiamo fatto l’impossibile ma andare avanti così, a ranghi ridotti, si rivelerà una scelta dolosa e colpevole. Stiamo raccogliendo i colleghi caduti e temiamo di essere veicolo del contagio per le nostre famiglie. C’è bisogno di intervenire con una norma ad hoc che liberi immediatamente i colleghi disponibili: non c’è tempo da perdere, è una corsa verso il precipizio. Avete il dovere morale di non restare a guardare pensando che questa epidemia finisca. Un’intera categoria non può pagare il prezzo delle carenze strutturali del nostro SSN. Basta proclami: una classe politica degna di questo nome prende atto del fallimento e inverte la rotta per salvaguardare la salute pubblica”. Così i segretari regionali Nursing Up Claudio Delli Carri (Piemonte) e Angelo Macchia (Lombardia) sul reclutamento di personale.

“I problemi più gravi – proseguono – sono la carenza di infermieri, lo scarso materiale per lavorare in sicurezza (i DPI) e i tamponi al personale che vengono somministrati tardivamente, ma ancora non registriamo una reale mobilitazione di risorse e mezzi. Perché non vengono fatte assunzioni vere? Se è vero che abbiamo capito tutti che senza personale si precipita nel baratro, come mai le Regioni continuano a proporre soluzioni a termine? La situazione è grave e ci vogliono decisioni serie. Lo ribadiamo ancora una volta: salvate i soldati ancora in piedi”.

Qui di seguito il testo integrale della lettera inviata al Ministro Speranza:

Buongiorno ministro Speranza, Le chiedo venia se questa lettera le toglierà più tempo del dovuto.

Mi chiamo Davide Vecchio, sono uno dei diversi infermieri idonei presenti nelle graduatorie a tempo indeterminato piemontesi, per essere preciso in quella di Alessandria.

In questi giorni non c’è stato evento, intervista e/o citazione da parte di tutta Italia che non abbia encomiato il sacrificio che la nostra categoria sta perpetrando per il bene comune; per la prima volta da quando sono infermiere mi sono finalmente sentito appagato per il riconoscimento attribuitoci.

Pieno di entusiasmo, essendo in graduatoria, non aspettavo altro che giungesse il mio turno per entrare nei ranghi e fornire le mie competenze.

Glielo giuro ieri l’altro (giovedì 12 marzo) mi sono sentito svilito dal comportamento tenuto nei nostri confronti come non accadeva da tanto tempo ed avendo riunito più di mille colleghi e tenendo con loro una comunicazione in tempo reale posso dirle senza problemi che questo smarrimento è stato diffuso tra tutti noi.

Ieri l’unita di crisi piemontese, mi lasci passare il termine, ha assaltato la nostra graduatoria. Ha iniziato dal primo non ancora chiamato e nel giro di un pomeriggio ha contattato tutti noi, terminando la graduatoria, proponendo un contratto di sei mesi “eventualmente prorogabile” e richiedendoci la disponibilità immediata.

Noi abbiamo delle famiglie, delle spese e degli obblighi da rispettare, ma soprattutto abbiamo una dignità professionale.

Avete detto tutti che l’Italia ha bisogno di un maggior numero di infermieri, noi ieri eravamo tutti pronti per ricevere le pec o le chiamate per il conferimento del tempo indeterminato e metterci a disposizione anche, in molti casi, accettando offerte esterne al bando, assumendoci tutti gli onori e gli oneri che la nostra scelta ci avrebbe portato, ma la realtà è stata amara: abbiamo ricevuto un’offerta di sei mesi.

Siamo degli infermieri usa e getta sostanzialmente, non importa se entrando nella graduatoria abbiamo dimostrato competenze e preparazione, non importa se la nostra professione ha richiesto anni di studio e sacrifici. Noi siamo come le mascherine: monouso.

Ministro, io non pretendo tappeti dorati, encomi e parate. Richiedo, e anche in modo umile, il diritto di poter aiutare la mia patria potendo con i miei sforzi mantenere la mia famiglia.

Io non so se lei ha famiglia, se è sposato o no, se ha dei figli, ma si immedesimi nei nostri panni, anche se per amor di patria sarebbe disposto a fare qualunque sacrificio, lascerebbe un posto indeterminato per accettare un determinato forse prorogabile?

Io non so a quanti colleghi l’unità di crisi abbia conferito l’incarico in questo modo, ma le garantisco che se la proposta fosse stata più dignitosa avrebbe trovato più persone di quelle necessarie.

 

Cordialmente,

uno dei tanti infermieri usa e getta

Davide Vecchio