ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 462

Il vissuto psicologico della Pandemia

Ciò con cui siamo chiamati a raffrontarci in questo determinato periodo storico, come individui e come società, la pandemia, può essere delineato come un evento a portata traumatica collettiva.

Ognuno di noi, infatti, può rinvenire tra i propri vissuti interiori la paura della morte, propria o dei propri cari, il senso di precarietà e di incertezza sul futuro, dovuti allo spettro della recessione economica, la percezione costante del pericolo collegata allo stato di emergenza; siamo sottoposti ad uno stress continuativo, al quale contribuiscono significativamente e concretamente anche la sottrazione della nostra autonomia, le limitazioni alla nostra libertà e la deprivazione sociale.

Il trauma generalmente viene inteso come un avvenimento che supera le nostre capacità di significarlo e di reagire ad esso, qualcosa che impegna le nostre difese in maniera eccessiva e che irrompe bloccando il flusso regolare del nostro essere nel mondo; ciò che può essere messo in discussione è, in questi casi, il senso di continuità del nostro Sé, cioè la sensazione di essere sempre noi stessi al di là dello scorrere del tempo e dell’avvicendarsi di differenti contesti, si tratta quindi di una caratteristica fondamentale del Sé, sulla quale poggia la nostra stessa identità e la nostra esistenza.La pandemia, con tutto ciò che essa implica, porta però anche con sé delle peculiarità rispetto ad altri eventi a valenza traumatica collettiva, come ad esempio la guerra, e rispetto all’esperienza che facciamo di essa; infatti la minaccia di cui si fa portatrice è invisibile, il nemico non può essere riconosciuto e affrontato direttamente ma può celarsi dietro chiunque, quindi chiunque può essere, di fatto, il nostro nemico; inoltre lo stato di emergenza non può essere delimitato, la sua durata  è indefinita, la minaccia è quindi impercettibile e perenne. Questi presupposti di per sé pongono sotto forte tensione il nostro funzionamento mentale, mettendo a dura prova il nostro assetto psicologico. La vulnerabilità umana diventa la protagonista, a scapito del senso di controllo e dell’illusione di onnipotenza che caratterizzano peculiarmente l’uomo contemporaneo, provocando una ferita narcisistica che ci impone di misurarci con il limite e ci consegna incertezza, smarrimento e frustrazione. Ad un livello più profondo, ciò con cui dobbiamo confrontarci nel nostro vissuto psicologico è l’angoscia di morte, il senso della caducità intrinseca alla condizione umana, che il pericolo imminente e invisibile del virus ci presenta davanti agli occhi con prepotenza, senza darci la possibilità di ignorarla; angoscia di morte che è abitualmente rimossa dagli individui in condizioni di “normalità”, per favorire un assestamento psichico ottimale. Ciò che accade è che l’ansia e la paura scaturenti da tale situazione intrapsichica possono andare incontro a varie strategie difensive, come ad esempio: negazione, scissione, evitamento, intellettualizzazione, rimozione, con conseguenze più o meno funzionali ed adattive, in base alla loro modalità di utilizzo e al perdurare di esse nel tempo, due condizioni in base alle quali può strutturarsi il trauma.

Nel tempo però, necessitiamo alla base di un’elaborazione psicologica più complessa ed efficace, che implica un lavoro mentale più articolato ed impegnativo. In generale potremmo dire che è necessario andare oltre la posizione schizo-paranoide della psiche ed accedere a quella depressiva, all’interno della quale è possibile il superamento dei meccanismi di difesa arcaici e il rinvenimento dell’”altro da sé”, in una posizione più evoluta, attraversando e compiendo cioè la fase dell’elaborazione del lutto. Elaborazione del lutto innanzitutto per i nostri morti, che ci è stata significativamente e concretamente impedita nell’impossibilità di dar luogo al rito dei funerali, ma, simbolicamente, elaborazione del lutto per ciò che era, in tutti i vari ambiti possibili del mondo che è stato colto dalla pandemia, cioè dal punto di vista sociale, culturale, economico, relazionale. Il punto fondamentale da cui partire è l’accettazione della perdita, e questo passaggio non può e non deve essere evitato, perché è la base necessaria per una rinascita e una ripartenza possibili, che siano individuali e collettive. Vi è nell’integrazione degli aspetti psichici e della realtà più sgradevoli e dolorosi la possibilità intrinseca dell’evoluzione, aspetti che nel momento in cui vengono rifiutati, non ci permettono, invece, di venire a patti con essi. Soltanto tale posizione della mente può prepararci ad affrontare il “nuovo”, può consentirci di procedere tangibilmente ed utilizzare quelle che possono rivelarsi delle effettive opportunità di crescita, mantenendo una prospettiva aperta rispetto alle differenti possibilità insite nel nostro futuro più o meno prossimo; la nostra disposizione deve quindi e innanzitutto assumere in sé stessa il cambiamento e farsi carico dell’imprevedibilità che in questo momento ci viene imposta ma che di per sé è una dimensione intrinseca alla condizione umana, con cui dobbiamo costantemente misurarci. Può venirci in aiuto, a tal proposito, un’attitudine di cui parla Bion (1967) : la “capacità negativa” , che è una condizione che dovrebbe far propria l’analista rispetto alla tecnica analitica, ma che in generale riguarda la capacità di stare nell’incertezza, che comporta anche il tollerare la rinuncia ad una soluzione salvifica, ad un’inquadratura definitiva e razionale e quindi all’illusione di dominio e di controllo, accettando il dubbio, la problematicità e lo smarrimento, ma rimanendo, nel contempo, nel processo della conoscenza, con la consapevolezza dei suoi limiti e delle sue contraddizioni, permettendo così il mantenimento di un funzionamento psichico vitale, nel voler comprendere e reagire. Tale auspicabile iter può tuttavia non venire proprio intrapreso o può interrompersi in più fasi, generando disturbi d’ansia e depressivi, o amplificando i disturbi già presenti. Bollas (2018) mette in evidenza, come nella Seconda Guerra Mondiale la capacità di percepire la perdita fu alterata e si tramutò in uno stato di “malinconia misconosciuta” e inconscia, il lutto irrisolto finì quindi per trasformarsi in disperazione, disorientamento e rabbia, anche se apparentemente sembrava non esserci alcun contatto con il dolore per la perdita di alcun che; soluzione esemplificativa della tipologia di individui “normopatici”, di cui tratta l’autore.

Dalla prospettiva di non bloccare la processualità insita nel vissuto psichico sollecitato dalla pandemia, e rinunciando ad un’idealizzazione del passato e del futuro come immagini statiche nelle quali si cristallizzano gli aspetti proiettati dei nostri desideri non ancorati all’esperienza che siamo chiamati a vivere nel presente, potremmo prendere ispirazione per recuperare l’opportunità di pensare e ri-pensare al nostro futuro pur non potendolo programmare in maniera abituale; eppure, come abbiamo visto, le limitazioni da un certo punto di vista possono essere viste come delle opportunità, infatti se da una parte l’isolamento forzato e la deprivazione sociale portano con sé sicuramente un aumento del malessere psicologico, dall’altra, la frenata negli impegni lavorativi e sociali e l’interruzione del comportamento consumistico, rappresentano anche una dilatazione temporale che ci conduce a doverci confrontare con delle dimensioni intrapsichiche, a favorire processi mentali introspettivi e trasformativi, riprendendo delle questioni e tematiche rimaste sullo sfondo, perché troppo occupati e inghiottiti dalla frenesia delle occupazioni quotidiane, per permetterne lo sviluppo. In effetti gli accadimenti esterni di tipo traumatico stimolano la riattivazione di conflitti intrapsichici, complessi irrisolti e aree del Sé dissociate che riappaiono nell’esperienza individuale cercando una nuova occasione per essere riconosciute ed analizzate. Questo tanto atteso ricominciare sembra quindi poter prendere forma a partire da un confronto con se stessi che può diventare l’occasione per ristabilire finalmente le proprie priorità, nell’ottica di una resilienza che non si realizza soltanto nella forma di una resistenza agli eventi, ma in un mutamento interiore conseguente all’aver affrontato una situazione in prima persona ed  individuabile proprio in una modifica della nostra autoconsapevolezza; e questo processo può mettersi in moto e compiersi solo come esito di una nostra scelta, sapendo anche che non sarà un percorso privo di ostacoli e di turbamento, ma forse davvero soltanto ciò che ci scuote nel profondo e che ci mette alla prova fino ai nostri limiti, può generare trasformazione.

Nel realizzare il percorso delineato, un posto importante deve essere riservato all’altro, transitando da una visione individualista e narcisistica ad una collettivistica e di partecipazione. Creando dei ponti tra noi e l’altro , infatti, riscoprendoci uniti e simili,  possiamo provare a dividere questo fardello troppo gravoso da portare in solitudine; il cambiamento non accade da soli, e, come individui, siamo naturalmente interdipendenti ed è questa caratteristica che adesso può venirci in aiuto, senza scadere in forme moralistiche e decontestualizzare di solidarietà, ma connettendoci nel presente, nel nostro ambiente relazionale più prossimo, anche attraverso connessioni digitali, se sono quelle di cui possiamo adesso servirci per mantenere vivo il legame con l’altro. A tal proposito, dice Bion: “e così il catalizzatore che fa emergere l’esperienza emotiva è il legame tra un essere umano e l’altro. È da questa esperienza emotiva che poi prenderà il via un processo di pensiero o una scarica. Senza i legami non ci sarebbe nessuna esperienza emotiva. E senza di essa nessuno sviluppo del pensiero. Essi sono quindi la pietra delle fondamenta senza la quale non ci sarebbe nessun edificio”. Quale circostanza migliore di questa, quindi, per scoprire o riscoprire l’imprescindibilità dei legami? In quanto esseri umani le relazioni sono ciò che ci costituisce in quanto tali, ed è soltanto all’interno di relazioni che possiamo r-esistere e ri-conoscerci, ri-identificarci e ri-stabilire la continuità del sé messa in pericolo dalla pandemia. In definitiva, ognuno di noi può decidere se e come costruire un senso, dare significato alla condizione che stiamo vivendo e riconnettere il proprio vissuto attuale con la propria storia passata e futura, come parte integrante di un tessuto relazionale in cui rispecchiarsi, ritrovando in questo modo noi stessi e gli altri attraverso il tempo.

Antonella Basile

psicologa clinica

Contatti:
antonellabasile.psy@gmail.com
351 776 8555

Gli agenti di commercio vedono nero…

Il 60% degli agenti di commercio vedrà peggiorare, e di molto, la propria situazione economica nei prossimi sei mesi. E si supera il 70% se si aggiungono anche quelli che prevedono un peggioramento ma meno traumatico.

E non va molto meglio anche per le proiezioni sui 12 mesi, con meno del 7% degli agenti che ritiene di ottenere un miglioramento.

Sono alcune delle indicazioni emerse da un sondaggio condotto tra oltre 6mila agenti da Usarci, Ugl, Fisascat Cisl. Il quadro che emerge è drammatico, ma in fondo era ampiamente prevedibile…

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Peggioramento delle condizioni economiche a 12 mesi. Gli agenti di commercio vedono nero

Capitalismo e tecnica: osceno accoppiamento

 

Il merito del mercato è quello di ridurre enormemente il numero delle questioni che devono essere decise per via politica”, scrisse Milton Friedman poco meno di sessant’anni fa.

Il vero potere sarebbe naturalmente appartenuto ai tecnici [che] si sentivano indispensabili e largamente superiori agli uomini del governo”, denunciò Victor Serge durante la deriva sanguinaria dell’Unione Sovietica circa novant’anni fa.

Questa archeologia del pensiero dimostra quanto di tali impostazioni – auspicata la prima e incriminata la seconda – si sia attuato nell’attuale gestione della ormai usurata e continuamente manipolata emergenza virale…

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Capitalismo e tecnica: l’osceno accoppiamento

Ripartiamo dalla terra

“Il Decreto Rilancio dedica attenzione all’agricoltura, ma non è ancora abbastanza”

Slow Food: le risorse devono premiare la filiera agroalimentare attenta alla salute dell’uomo e dell’ambiente

«Un Paese che dimentica la terra è un Paese debole, un Paese che non valorizza i suoi contadini, pescatori, pastori, artigiani è un Paese che non sa riconoscere la bellezza e non ha il coraggio di coltivare il sogno». «La cucina italiana è una lunga catena dalle maglie fitte, ogni maglia rappresenta un contadino, un allevatore, un casaro, una trattoria, un ristorante, un’osteria, un pescatore, un vignaiolo, un pastaio. Oggi questa catena è più fragile, molti anelli si sono indeboliti e necessitano dell’aiuto di tutta l’Italia prima che si spezzi». Sono queste le parole con cui Massimiliano e Raffaele Alajmo, del pluristellato ristorante Le Calandre di Sarmeola di Rubano (Pd), hanno accompagnato la propria firma all’appello Ripartiamo dalla terra.
Appello rivolto al Governo italiano, sottoscritto a oggi da oltre 7000 tra cuochi, artigiani del cibo, contadini, allevatori, accademici, politici e cittadini, che chiede di sostenere, con iniziative concrete, l’agricoltura che rispetta l’ambiente e l’uomo e la ristorazione di qualità.
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L’iniziativa, voluta dai cuochi che aderiscono al progetto dell’Alleanza Slow Food, mette in evidenza come sia necessario per la ripartenza dopo il Covid-19 un grande gioco di squadra che coinvolga tutta la filiera agroalimentare, i ristoranti e i consumatori, perché come ci ricorda Oskar Messner dell’osteria Pitzock in Val di Funes (Bz): «I produttori mettono l’anima nel lavoro che fanno, per noi cuochi il compito è portare quest’anima nel piatto, rispettandola e raccontandola».

Non va dimenticato, infatti, che la cucina italiana è grande anche grazie a produttori di piccola scala già stretti dalla morsa della grande distribuzione e della produzione massiva, che questa pandemia ha mandato ulteriormente in crisi. «Ad oggi 184.000 ristoranti coprono il 13% del Pil del Paese e assorbono dal 30 al 40% dei prodotti coltivati sul suolo nazionale. Siamo un fiore all’occhiello e rappresentiamo i valori italiani anche all’estero, vogliamo essere ascoltati e trattati con dignità» sottolinea Cesare Battisti del Ratanà di Milano, segretario generale dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto.
Il Decreto Rilancio, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 19 maggio, riserva grande attenzione all’agricoltura. Oltre a uno stanziamento consistente di risorse, prevede provvedimenti importanti, come la possibilità di usufruire della cassa integrazione o di accedere ad agevolazioni e bonus. Ma non basta. Bisogna lavorare affinché gli stanziamenti vadano a premiare l’agricoltura e le filiere autenticamente sostenibili e in particolare, come si chiede nell’appello: “(…) estendere il credito d’imposta agli acquisti di prodotti agricoli e di artigianato alimentare di piccola scala legato a filiere locali, in una misura pari almeno al 20%, da aumentare al 30% nel caso in cui tali aziende pratichino un’agricoltura biologica, biodinamica, o siano localizzate in aree marginali, disagiate e di particolare valore ambientale del nostro Paese”.Proposte essenziali per costruire un futuro diverso e trarre un insegnamento da questa pandemia, perché i veri nemici da abbattere “saranno ancora la perdita di biodiversità, l’erosione del territorio, l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, l’impoverimento della fertilità nei nostri terreni, la cementificazione, l’abbandono delle aree rurali e dei piccoli borghi, lo spreco alimentare, lo sfruttamento del lavoro, l’indifferenza per chi produce con attenzione alle ragioni e ai tempi della natura e l’individualismo, che fa prevalere l’io sul senso di comunità. Se vogliamo porre le basi di un futuro diverso dobbiamo cambiare prospettiva”.

Crediti Marco Del Comune & Oliver Migliore

«Dobbiamo ripartire dalla solidarietà sociale, dall’economia di relazione e da un grande impegno collettivo per dare valore al territorio e alla sua cultura» spiega Roberta Capizzi, titolare del ristorante Me Cumpari Turiddu, nel centro di Catania e fra le prime firmatarie. «Per questo sosteniamo l’appello di Slow Food».

Tutti insieme possiamo farcela. Bisogna però avere la volontà di mettere in atto un cambiamento vero. Occorre correggere il paradigma della produzione e distribuzione dei prodotti agricoli e avere il coraggio di dire molti “basta”: all’uso di pesticidi, a derrate alimentari che fanno il giro del mondo o sono prodotte a danno degli ecosistemi, a monoculture e allevamenti intensivi.

Non a caso l’appello ha raccolto moltissime adesioni da parte dei parchi italiani. «Da dieci anni nel nostro parco abbiamo avviato una intensa collaborazione tra agricoltori, allevatori locali, piccoli artigiani e ristoranti del territorio e pensiamo che sia questa la strada giusta. Per questo l’appello ci trova assolutamente d’accordo» afferma Fausto Giovanelli, presidente del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano».

Slow Food auspica che i proclami per un’agricoltura più green, più equa e più rispettosa dell’ambiente, di chi produce e consuma diventino al più presto realtà e che la politica sappia tradurre questa forte esigenza in provvedimenti costruttivi a partire da subito e chiede un intervento in questa direzione nell’iter parlamentare che attende il Decreto Rilancio.

Commercialisti: dal Piemonte proposta per salvare le pmi

E’ stata messa a punto da una task force composta da commercialisti, avvocati, docenti universitari. Prevede un meccanismo agile per raggiungere accordi di composizione delle crisi aziendali. E’ stata già fatta arrivare ai parlamentari piemontesi e al governo.

Mettere in campo rapidamente uno strumento più agile e meno costoso per salvare le decine di migliaia di piccole e medie imprese che rischiano di subire il colpo di grazia dal Coronavirus e di fallire. E’ questo lo scopo della proposta di legge “Procedura semplificata di composizione assistita della crisi”, che parte dal Piemonte. E’ stata promossa dall’ Ordine dei Commercialisti di Torino e dal suo ente strumentale “Fondazione Piccatti-Milanese”, in collaborazione con l’ Università di Torino (Centro di Ricerca Interdipartimentale su Impresa, Sovraindebitamento e insolvenza) e con il patrocinio dell’ Ordine degli Avvocati di Torino.

Scrittori in uniforme. Sempre dalla parte del potere

Scrittori in uniforme” è un’espressione di Max Eastman, citato nel libro di Victor Serge “Memorie di un rivoluzionario” il quale aggiunge:

La messa in uniforme degli scrittori russi richiese anni interi e la libertà creativa sparì nello stesso tempo che la libertà di opinione, a cui è necessariamente congiunta.

Lo sviluppo tragico della Rivoluzione d’Ottobre finì con la repressione nel sangue del pensiero, o questo a sua volta finì nella sua totale sottomissione al totalitarismo comunista.

In un suo articolo, Augusto Grandi evoca Ferruccio De Bortoli, e più precisamente, di fronte all’appello di quest’ultimo per una nuova classe dirigente colta e formata, fa notare come lo Stesso continui a difendere la stessa oligarchia di cui fa parte.

Questo è il problema che affligge la cultura e l’informazione nel nostro Paese: un apparato di controllo in mano alla sinistra la quale, dopo aver devastato la scuola di ogni ordine e grado, aver infiltrato i suoi uomini in tutte le istituzioni artistiche ed editoriali, aver innalzato un cordone di censura nei confronti di ogni opera e voce dissenziente, ora si erge a protettrice di quella libertà e di quella cultura che ha allegramente distrutto…

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Scrittori in uniforme. Sempre dalla parte del potere

 

 

Dopo la protesta degli infermieri: risorse in più al personale sanitario, trovato l’accordo

Le risorse aggiuntive statali (18 milioni di euro) e regionali (37 milioni di euro) destinate all’incremento dei fondi contrattuali del personale del Servizio sanitario regionale per l’emergenza coronavirus covid19 saranno distribuite per il 75 per cento, pari a oltre 41 milioni, al personale del Comparto (infermieri, operatori socio assistenziali, tecnici amministrativi) e per il 25 per cento, pari a oltre 13 milioni di euro, al personale della Dirigenza (medici e dirigenti).

L’accordo è stato raggiunto ieri pomeriggio nella trattativa tra l’Assessorato regionale alla Sanità del Piemonte e le rappresentanze sindacali del personale.

L’intesa è stata concordata da tutti i Sindacati dei lavoratori del Comparto (Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials, Nursing up) e da una parte delle sigle della Dirigenza (Fp Cgil, Federazione Cisl Medici e Uil Fpl, Fedir Sanità), mentre non ha trovato il consenso delle altre sigle della Dirigenza dell’area sanità.

«Sono soddisfatto che sia stata trovata un’intesa con i rappresentanti della maggioranza assoluta (circa l’80 per cento) dei lavoratori – commenta l’assessore regionale alla Sanità del Piemonte, Luigi Genesio Icardi -, nell’obiettivo comune di poter effettuare i pagamenti al più presto. Ringrazio i rappresentanti sindacali per la disponibilità e, ancora una volta, i lavoratori per lo sforzo straordinario che hanno compiuto durante l’emergenza Covid».

Negli incontri successivi, che saranno presto calendarizzati, verranno individuate le modalità contrattuali per la corresponsione delle risorse.

(foto Nursind Torino)

La solidarietà non si ferma

Riceviamo e pubblichiamo / Non si ferma la solidarietà, propulsore più che mai fondamentale in un momento terribile per la nostra città, per l’Italia e per il mondo intero.

 

Mentre crescono polemiche e sospetti sulle responsabilità di un disastro umano, sociale, culturale ed economico senza precedenti, i volontari non interrompono gli aiuti.

 

Tra i numerosi esempi sul territorio di Torino, città da sempre all’avanguardia nel terzo settore, non manca quello delle realtà religiose che in vari modi stanno contribuendo ad alleviare le difficoltà di persone e istituzioni in questa particolare contingenza.

 

I Ministri Volontari di Scientology in forze alla PRO.CIVI.CO.S., associazione operante dal 2001 nella Protezione Civile, rientrano in quest’ambito: un gruppo laico che ha indubbiamente le sue radici nell’impulso etico della religione fondata da L. Ron Hubbard negli anni ’50.

 

“Qualcosa si può fare”: questo potrebbe essere ed è il motto di un insieme eterogeneo di persone unite dal desiderio di agire piuttosto che lamentarsi, di collocare una goccia di speranza in un mare di difficoltà, con la consapevolezza che qualsiasi gesto piccolo o grande in direzione del bene comune, possa fare tutta la differenza a favore del bene.

 

C’è da fare la spesa per persone impossibilitate a muoversi? Serve aiuto per collocare i cartelli informativi nei parchi pubblici e assistere gli utenti al rispetto del buon senso e delle precauzioni? Bisogna consegnare i computer a studenti affinché possano continuare in qualche modo gli studi? Distribuire pasti a persone senza fissa dimora? Portare le mascherine o le uova di Pasqua agli anziani nelle case di cura?

 

A partire dai primi giorni dell’emergenza COVID-19  PRO.CIVI.CO.S. ha risposto “presente”.  Totalizzando centinaia di servizi e migliaia di ore di volontariato ha collaborato con le altre associazioni della Sezione Comunale e del Centro Operativo Misto della Protezione Civile, con la Caritas, con la Croce Rossa, con il Progetto Leonardo, con le Forze dell’Ordine, con il Comitato Interconfessionale, con il Tavolo di Borgo Vittoria e altre associazioni e singoli cittadini: un numero importante di persone unite dallo scopo comune di rendere meno gravoso il dramma e uscire il più in fretta possibile dall’emergenza.

 

Domenica scorsa, 16 maggio, un’altra bella pagina nel diario della solidarietà è stata scritta quando PRO.CIVI.CO.S. ha realizzato la completa sanificazione delle due chiese, della palestra e degli esterni della parrocchia San Giuseppe Cafasso di C.so Grosseto 72 affinché i fedeli possano riprendere a frequentare in sicurezza.

 

Se l’unione fa la forza, agire insieme fa il maggior bene.

Medici di famiglia, pediatri di libera scelta e farmacie per la medicina territoriale

Ricetta Italia  / Gli esperti in Sanità si sono riuniti, il 14 maggio, discutere sul modo per accelerare la ripresa dell’Italia in campo sanitario dopo l’evento eccezionale Covid che spinge ad un nuovo approccio culturale sulle tematiche sociali, economiche, sanitarie ed assistenziali e di telemedicina

” Coinvolgere medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacia territoriale, con il supporto della sanità privata e l’industria farmaceutica, solo così sarà possibile creare un modello efficace per il nostro Paese, per superare gli intoppi burocratici che rallentano l’Italia insieme al poco confronto costruttivo fra le istituzioni nazionali e regionali”.
Questo il tema centrale affrontato dai massimi esperti del panorama sanitario italiano, durante il WEBINAR “FASE 2 COVID19: FOCUS TERRITORIO – ANTICIPARE E GESTIRE IL CAMBIAMENTO”, organizzato da OFFICINA MOTORE SANITA’ in collaborazione con BioMedia e realizzato grazie alla sponsorizzazione di IPSEN si sono confrontati gli esperti.
“Siamo entrati nella fase 2 della pandemia COVID19 e dal punto vista della medicina territoriale dobbiamo fare tesoro dell’esperienza appena fatta nella fase acuta.
Sembrerebbe strano, perchè le regioni del Sud , non hanno spesso dato buona prova di sé, ma da questa esperienza, per esempio nella regione Campania, sta crescendo una medicina territoriale ancora più forte, dove vi è tutto il comparto sanitario coinvolto, dal medico di medicina generale al pediatra di libera scelta e al medico di continuità assistenziale, al fine di consentire ad ogni singolo cittadino campano di essere al centro del sistema cura.  “La terribile esperienza del Covid-19 conferma l’importanza di un servizio sanitario territoriale capillare, basato sulla rete dei medici di medicina generale e su quella delle farmacie, che consenta di spostare l’assistenza sul territorio ogniqualvolta sia possibile, lasciando gli ospedali ai malati con acuzie e mantenendo anziani e fragili a casa, lontano da fonti di contagio”.  Spiega Roberto Tobia, Segretario Nazionale Federfarma “Questo è reso possibile anche grazie all’innovazione tecnologica e alla telemedicina. Si conferma quindi la necessità di un crescente coinvolgimento nell’organizzazione del servizio sanitario della farmacia, che sta dando un contributo notevole alla tutela della salute della popolazione: informa, rassicura, fa argine a un accesso improprio ai pronto soccorso, permette ai cittadini di avere sotto casa (o anche a domicilio se necessario), senza spostamenti, farmaci solitamente da ritirare nelle strutture pubbliche. Permette anche di accedere comodamente a servizi aggiuntivi di alta valenza sociosanitaria quali telemedicina, test diagnostici di prima istanza, screening di prevenzione, ecc. “L’emergenza Covid ha accelerato il cambiamento in alcuni ambiti nei quali c’era un’evoluzione già in atto, ma ancora molto lenta.
Tuttavia, se non ci ucciderà Covid lo farà la burocrazia…, ma speriamo che la pandemia ci porti un nuovo modo di lavorare e fra i defunti ci sia anche la “BUROCRAZIA”.

Tommaso Lo Russo

Fase 2, in metropolitana anche con la carta di credito

Si potrà viaggiare in  metropolitana a Torino anche passando  la carta di credito davanti a un lettore, il primo  è stato installato ieri nella stazione di piazza Rivoli.

Per ora non può essere usato dai passeggeri  ma serve come  test affinchè gli addetti di  Gtt siano  pronti a posizionare per fine giugno un lettore di card  per ogni stazione.

La tipologia di pagamento si amplierà  progressivamente anche ai mezzi di superficie. Il nuovo mertodo potrebbe essere adottato inizialmente nelle stazioni più frequentate. In metro sarà sufficiente avvicinare la tessera al lettore per far aprire il tornello.