ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 438

Più generosità per non morire. E se lo dice il Financial Times…

La taccagneria alla Paperon de Paperoni non è più una qualità ma si trasforma in un vizio mortale.

Chissà quanto si starà preoccupando Urbano Cairo, un simbolo per tutti i “braccini” d’Italia…

… continua a leggere:

Imprese e politica, più generosità per non morire. E se lo dice il Financial Times..

Il virus cambia il mercato immobiliare

Usura e debiti, ecco i rischi in tempo di emergenza

I timori per Torino e il Piemonte / Rischio indebitamento e possibilità di ricorso a prestiti d’usura, soprattutto all’inizio della fase 2. Quando le attività ripartiranno, alcune a corto di liquidità, il pericolo sarà concreto e attuale.

Questa la conclusione dei lavori dell’Osservatorio regionale sui fenomeni di usura estorsione e sovra indebitamento, che si è riunito  in un incontro in videoconferenza. Le stime di Ires, pur in assenza di dati ancora certi, è che l’aumento di persone a rischio sia nell’ordine di 1 a 10. Hanno partecipato diverse associazioni ed enti coinvolti nel progetto, come Libera, appunto Ires, Usr, Federconsumatori e diverse Fondazioni (San Matteo, La Scialuppa, Operti), oltre a esperti del settore.

Secondo Libera, “La criminalità organizzata si sta attrezzando per sostituire il welfare che non arriva”. In generale, di fronte alle pesanti ricadute finanziarie che l’emergenza Coronavirus ha sulla società, l’Osservatorio del Consiglio regionale intende rispondere diffondendo capillarmente la conoscenza dei molteplici strumenti capaci di difendere i più deboli dalle offerte degli usurai. Una campagna di comunicazione che sarà rivolta particolarmente ai soggetti più deboli economicamente.

La seduta straordinaria dell’Osservatorio è stata coordinata dai due consiglieri delegati dall’Udp, Giorgio Bertola e Gianluca Gavazza.

“L’emergenza sanitaria che stiamo affrontando con il conseguente lockdown di tutte le attività ha creato purtroppo uno nuovo spazio di azione per la criminalità organizzata che svolge attività usurarie e una maggiore facilità di infiltrazione nelle imprese – ha affermato Bertola. Allo stesso tempo sono calate drasticamente le richieste di aiuto dei cittadini coinvolti a causa proprio della difficoltà attuale di raggiungere gli enti e le associazioni che offrono soccorso e sostegno. In questo contesto l’attività dell’Osservatorio del Consiglio regionale è ancora più preziosa sia per esaminare l’andamento del fenomeno sia per proporre soluzioni resilienti e diffondere le informazioni tra i cittadini.”

“L’usura è una seconda pandemia – ha spiegato Gavazza – . Se fino all’anno scorso risultavano a rischio povertà soprattutto gli anziani, oggi l’indice di rischio povertà è quello economico e tocca soprattutto le famiglie. Bisogna diffidare dall’amico buono che propone un aiuto immediato pensando che tanto non appena si riprende a lavorare, si restituisce tutto subito e si salva l’azienda. Quell’amico al tempo della pandemia si trasformerà in nemico nella normalità che proporrà di cedere l’azienda, lasciandola guidare al diretto interessato che diventerà un impiegato con il minimo dello stipendio e il massimo dei rischi. Sappiamo bene che questo fenomeno esiste da tantissimo tempo, da sempre. Ma mai come oggi dobbiamo impegnarci, anche come Osservatorio, non solo con un grande lavoro di sensibilizzazione e informazione, con tutti i limiti dovuti alla quarantena e alla mancanza di contatto umano, ma dobbiamo anche cercare di alleggerire quella burocrazia dei pagamenti da parte degli Enti pubblici che spesso per le imprese diventano una maledizione”.

Pur in assenza di dati precisi, la sensazione diffusa tra i componenti dell’Osservatorio, operatori qualificati di fondazioni ed enti che si occupano delle vittime dell’usura, è come detto che la platea dei potenziali soggetti a rischio è in forte aumento. Si teme soprattutto in vista della cosiddetta “fase due” nella quale probabilmente molti lavoratori, sia autonomi sia dipendenti, potrebbero rimanere senza introiti o con entrate minime, per mancanza di lavoro.

Al via il credito per le imprese agricole

Da mercoledì 22 aprile anche le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura potranno beneficiare delle opportunità previste dal cosiddetto Decreto Liquidità

 

Per sostenere le imprese del comparto primario in difficoltà a causa dell’emergenza COVID-19, lo Stato garantisce tutta la liquidità necessaria per far fronte alle coltivazioni in atto, agli impegni presi con banche e fornitori, agli investimenti indispensabili per aumentare la redditività delle aziende. È attivo, infatti, il primo canale che prevede la concessione di finanziamenti di pronta attivazione, garantiti sino al 100% da ISMEA, l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare.

Il secondo canale sarà operativo nei prossimi giorni con la conversione in legge del Dl Cura Italia – spiega il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate – e consiste nella possibilità, anche per le imprese agricole, di accedere direttamente al Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese grazie ad un emendamento che ho fortemente voluto e che è stato già accolto in Senato.

 

Con la garanzia automatica e gratuita di ISMEA, le imprese del comparto primario che attestino, tramite autocertificazione, la situazione di difficoltà a causa dell’emergenza Coronavirus, potranno accedere a un finanziamento per liquidità sino a 25mila euro e durata 6 anni di cui 2 di preammortamento. L’importo sarà pari al 25% dei ricavi risultanti dal bilancio o dalla dichiarazione IVA e comunque entro l’ammontare di 25mila euro mentre le start up, invece, potranno autocertificare i propri dati contabili previsionali. Questo finanziamento ha la garanzia gratuita dello Stato al 100%, perciò sarà erogato ad un tasso parametrato calcolato al di sotto del 2% e la banca si limiterà alla sola verifica dei requisiti, senza la normale istruttoria bancaria e senza aspettare l’istruttoria ISMEA in quanto la garanzia è automatica oltre che gratuita. Vi sono poi finanziamenti destinati a liquidità e investimenti, sempre di durata massima 6 anni, il cui importo è commisurato in alternativa al doppio della spesa salariale, al 25% del fatturato oppure al fabbisogno, autocertificato, di capitale di esercizio e spese di investimento per i successivi 18 mesi.

Questa tipologia di finanziamento può arrivare fino a 5 milioni di euro e ha la garanzia gratuita al 90% – dichiara il Sottosegretario L’Abbate – Infine, vi sono finanziamenti per rinegoziazione di debiti esistenti pregressi con l’aggiunta di nuova liquidità per almeno il 10%. In questo caso la garanzia gratuita è all’80%. Nonché finanziamenti per rinegoziazione di operazioni erogate da non oltre tre mesi e comunque dopo il 31 gennaio scorso che possono arrivare fino a 5 milioni di euro, per una durata di 6 anni con una garanzia all’80%. È importante sottolineare – conclude Giuseppe L’Abbate – che l’operazione dei 25mila euro senza istruttoria può essere cumulata, successivamente o contemporaneamente, con una operazione più strutturata che preveda diverse finalità”.

Unica esclusione, trattandosi di fondi pubblici, riguarda le imprese beneficiarie la cui posizione sia classificata “a sofferenza. Possono essere ricomprese, invece, le posizioni classificate come “inadempienze probabili” o “scadute e sconfinanti deteriorate” purché tale classificazione sia successiva al 30 gennaio 2020.

I mercati che vogliono sopravvivere dovranno abbassare i prezzi

 

Nel delirio di decreti, autocertificazioni, delazioni ed indignazione a comando dai balconi spicca la demenziale gestione dei mercati rionali. Quelli che, in città come Torino, sono quotidiani e diffusi in ogni quartiere.

Dopo le prime chiusure indiscriminate, a fronte delle aperture senza ostacoli per i supermercati, si è deciso per aperture controllate e limitate al solo settore alimentare.

Con delle eccezioni. L’impareggiabile sindaco di Torino ha tenuto chiuso il principale mercato cittadino, quello di Porta Palazzo. Il motivo? Essendo il più economico della città, richiamava consumatori da ogni quartiere e, dunque, creava assembramenti su tram ed autobus. Dunque la povertà era più forte della paura del gregge. Ma, dal momento che le decisioni le prende il Sotto Sistema Torino, i sudditi più sfigati devono restare nelle rispettive periferie ed impoverirsi ulteriormente facendo la spesa nei supermercati e nei mercati meno convenienti…

… continua su Electomag:

I mercati che vogliono sopravvivere dovranno abbassare i prezzi

Giampiero Leo: “I miei cinquant’anni di 25 aprile”

“Si è appena concluso un bellissimo flashmob – svoltosi dalle 15.00 alle 16.00 – realizzato sui balconi che danno sui giardini condominiali di molte abitazioni, facenti riferimento a una grande “corte”, secondo la concezione architettonica di un tempo. La nostra “manifestazione”- molto partecipata – ha avuto come animatori e fornitori delle canzoni, una bella famigliola composta da due giovani sposi, genitori di due ragazzine – Matilde e Maddalena – simpaticissime e molto versate tanto nel ballo e nel canto, quanto nelle arti ginniche. Abbiamo iniziato con varie versioni di “Bella Ciao” e proseguito con una azzeccata scelta di canzoni resistenziali e patriottiche, per concludere – tutti noi in posa marziale – con “L’inno di Mameli” e il Silenzio”

Quest’anno avrebbe dovuto essere la mia cinquantesima partecipazione alla fiaccolata del 25 aprile. In realtà io iniziato a presenziare alle celebrazioni della liberazione nel 1969 (quando avevo 16 anni, ero il più votato tra i leaders studenteschi del mio liceo e della mia Città e rappresentavo il Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana), quindi sarebbero 51 gli anni, ma una volta sono stato assente causa malattia. Ebbene, credo che questo piccolo curriculum possa sia attestare la mia fede antifascista, quanto darmi un minimo diritto di raccontare come – a mia esperienza – è cambiato il Paese.

Gli anni intorno al ’68 erano già abbastanza roventi, ma in quel di Calabria – esattamente a Catanzaro, mentre a Reggio infuriava il “boia chi molla”- nessuno avrebbe mai messo in dubbio la piena legittimità di un cattolico democratico di agire nell’agone politico sociale. Infatti, come accennavo, nel mio liceo nelle elezioni più significative e importanti (per esempio l’invio di una delegazione di tutti gli studenti calabresi a Roma, a incontrare l’allora ministro all’istruzione Riccardo Misasi) che si svolgevano col voto plurimo, ovvero due o tre preferenze, la prima era quasi sempre per me all’unanimità, mentre le altre venivano equamente divise fra rappresentanti della sinistra e della destra. Di conseguenza, nella stragrande maggioranza dei momenti politici “ufficiali”, venivo designato io a rappresentare il Movimento. Immaginabile il mio shock, quando, trasferitomi a Torino per l’università nel 1971, scoprii che da conclamato leader “cattolico-sociale-antifascista”, ero di colpo diventato un “clerico fascista”. In quegli anni, infatti, l’università – in particolare le facoltà umanistiche – erano diventate terreno di “caccia” al “non marxista rivoluzionario”, senza alcuna eccezione per i cattolici democratici e non violenti quale ero io. Che poi tra i “rivoluzionari” abbondassero i figli di papà, sponsorizzati e coccolati da professori con giacca in kashmire e porsche (….rigorosamente parcheggiate lontano dall’università) e che io fossi uno sfigatissimo studente lavoratore immigrato dalle “Calabrie”, non cambiava minimamente l’idea che il rappresentante del “potere” e del capitalismo fossi io e non loro. Per fortuna, o forse meglio per Provvidenza, mentre in università ero pubblicamente schivato da molti (che poi, magari si scusavano in privato), incontrai i “pericolosissimi” giovani di Comunione e Liberazione che, benchè fossi terrone e democristiano, mi accolsero con semplice ma genuino affetto. Da questa amicizia nacque la mia candidatura a capolista del raggruppamento cattolico alle prime elezioni universitarie – post ’68 – nel febbraio del 1975 e a quelle comunali della Città di Torino nel giugno dello stesso anno. (eletto in entrambi i casi con un risultato giudicato incredibile da organi di stampa e commentatori politici). E delle celebrazioni del 25 aprile, cosa ne era stato? Ebbene, dal mio arrivo a Torino, nel ‘71/’72 avevo continuato a partecipare come singolo, mentre dal ’75 in poi iniziai ad andarvi come rappresentante ufficiale delle istituzioni o del partito. Intanto eravamo ormai nel pieno degli anni di piombo, ed è forse superfluo sottolineare quale fosse il contesto: un clima di odio e d’intolleranza nei nostri confronti, che si traduceva in quotidiani insulti e minacce, fino a non poche aggressioni fisiche (gli episodi a Torino e in Italia furono così numerosi che non è neanche il caso di ricordarne alcuno in particolare). Voglio citarne solo uno, non particolarmente grave, ma abbastanza emblematico della follia ideologica dominante. Nel corso di una delle annuali celebrazioni del 25 aprile, mentre mi accingevo a salire sul palco degli oratori, fui bloccato da una quarantina di esagitati – in questo caso non giovani ma almeno 40/45enni – che mi urlarono: “tu su quel palco non puoi salire perché ti conosciamo, sei democristiano e sappiamo bene che sono 30 anni che rubi!”. Indignato, ma senza scompormi, risposi loro: “è un evidente menzogna. E’ impossibile che io rubi da 30 anni, anche perché ne ho appena compiuti 22”! Quella volta andò bene, altre un po’ meno. Ora, non potendo ovviamente fare la cronaca dettagliata “di 50 anni di 25 aprile”, proseguo un po’ a volo d’uccello, evidenziando tre cose. La prima è che in qualsiasi ruolo mi trovassi, consigliere di maggioranza o di opposizione, assessore comunale o regionale, non mancai di salire sul palco degli oratori e, in qualunque condizione, prendere la parola.

La seconda è che il clima come il mare a capo Horn, poteva essere più o meno tempestoso ma mai tranquillo. Se ai tempi della D.C. ci accusavano di essere ladri e proteggere i “fascisti”(uno slogan era: “MSI fuorilegge. A morte la D.C. che lo protegge”), in epoca “berlusconiana”, fui invece più volte invitato “a lasciare l’Italia perché vi rimanessero solo i puri e i giusti”).
La terza è che, a fianco dei fatti succitati, devo riconoscere con piacere che la stragrande maggioranza dei dirigenti e dei quadri del P.C.I., del Sindacato, dell’A.N.P.I., dei movimenti giovanili di sinistra, hanno sempre considerato gradita, benvenuta e significativa la mia presenza, tant’è che Sergio Chiamparino, prima Sindaco di Torino, poi Presidente della Regione Piemonte, soleva scherzosamente dire alla partenza del corteo: “ se c’è Leo possiamo partire, altrimenti no perché saremmo incompleti!”. Così come pure sarebbe ingeneroso non ricordare quanti nella sinistra “storica”, e anche oltre, manifestarono – anche molto concretamente… – solidarietà e rispetto per le idee mie e dei miei “compagni di ventura”. Ripensando agli anni ‘72/’77 in università, come non ricordare i due grandi professori Cottino, Gastone e Amedeo, che in più occasioni “calde”, spesero la loro autorevole parola per difendere il diritto alla nostra presenza. Invece, non solo con la parola, ma anche con le azioni, a tutelare la nostra incolumità fisica – a partire dalla mia! – furono leaders della sinistra parlamentare ed extra parlamentare, quali Piero Fassino, Giorgio Ardito, Patrizio Tosetto e Stefano Della Casa (allora uno dei capi di Lotta Continua). Poi, a fianco dell’allora presidente del Consiglio regionale, Dino Sanlorenzo, partecipai anche a decine e decine di assemblee contro il terrorismo. Confortanti incoraggiamenti, ovviamente, arrivavano dalla “famiglia” a cui appartenevo. Da tante/i giovani meravigliosi e spericolati di Comunione e Liberazione, del Movimento giovani della D.C., del Ser.mig, da padri spirituali ineguagliabili come don Bernardino Reinero, don Primo Soldi e Mons. Franco Peradotto, fino a intellettuali raffinatissimi e non conformisti, (verso il pensiero dominante del tempo) come, per esempio, l’indimenticabile prof. Giorgio Lombardi e il battagliero prof. Pier Franco Quaglieni, espressione della migliore cultura laica, e non laicista d’Italia.

 

Carlin Petrini

Arrivando ad oggi ho recentemente letto una bellissima intervista a La Repubblica di Carlin Petrini. In essa esalta la festa della Liberazione e la Costituzione, come figlie legittime delle grandi culture popolari e storiche del Paese: quella socialista e comunista, quella liberale, quella cattolico democratica/democristiana, quella moderata-conservatrice.  Petrini si affianca così all’appello all’unità del Paese, magistralmente e opportunamente lanciato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un invito a superare l’epoca delle barriere ideologiche, delle prevenzioni, delle faziosità, che purtroppo ancora persistono in discrete fasce di “pasdaran”, demagoghi, populisti, intellettuali radical-schic (in questo senso rappresenta una brutta caduta di stile, l’incredibile fatwa lanciata da Saviano contro i “sedicenti cristiani”, perché fa temere che l’epoca delle scomuniche reciproche e degli inquisitori, non appartenga ancora a un passato da dimenticare). Ovviamente l’auspicio non è che spariscano le differenze. Queste ci sono e, in democrazia, è anche bene e opportuno che ci siano. L’auspicio, – per giungere a una società veramente democratica e civile – è che il “diverso da noi” non venga stigmatizzato ne ghettizzato, il concorrente politico non divenga il “nemico”, le minoranze – anche culturali e religiose – non siano percepite come un ostacolo al progresso della maggioranza, le differenti identità siano percepite non come un fastidio, ma come un arricchimento reciproco. Una società matura e tollerante, ha l’intelligenza, se non addirittura di fare sintesi, quanto meno di creare le condizioni perché culture, tradizioni, sensibilità divere, convivano armonicamente, avendo come unico riferimento ineludibile la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e, in Italia, la nostra bella Costituzione.  Grazie al cielo, anche questo “particolare” 25 aprile potrò viverlo nello spirito summenzionato. Infatti si è appena concluso un bellissimo flashmob – svoltosi dalle 15.00 alle 16.00 – realizzato sui balconi che danno sui giardini condominiali di molte abitazioni, facenti riferimento a una grande “corte”, secondo la concezione architettonica di un tempo. La nostra “manifestazione”- molto partecipata – ha avuto come animatori e fornitori delle canzoni, una bella famigliola composta da due giovani sposi, genitori di due ragazzine – Matilde e Maddalena – simpaticissime e molto versate tanto nel ballo e nel canto, quanto nelle arti ginniche. Abbiamo iniziato con varie versioni di “Bella Ciao” e proseguito con una azzeccata scelta di canzoni resistenziali e patriottiche, per concludere – tutti noi in posa marziale – con “L’inno di Mameli” e il “Silenzio”. A fare da coreografia, tante bandiere Italiane insieme a quelle Europee e a quelle per la Pace. Per trovarci in pieno lock down, non mi è sembrato niente male, ma soprattutto ho avuto la piacevole sensazione che, almeno in questa “corte”, trionfasse l’ecumenismo che a me piace tanto, ci fosse un forte spirito di unità e le differenze fra noi – sicuramente esistenti – non disturbassero nessuno. Viva l’Italia!

Giampiero Leo portavoce del Coordinamento interconfessionale del Piemonte, vice presidente del Comitato per i diritti umani della Regione Piemonte

L’agricoltura lamenta il crollo. Ma poi vuole stranieri sottopagati

Confagricoltura scopre che la Commissione europea ha una visione limitata. E si preoccupa, giustamente, per la inevitabile caduta del mercato interno che, di conseguenza, danneggerà il settore agricolo, a partire dal comparto vinicolo.

Tutto giusto, tutto vero. Ma non proprio coerente con le posizioni assunte, anche in questi giorni, dal mondo agricolo in combutta con il governo.

In combutta, certo. Perché è difficile definire in modo più delicato la folle alleanza tra mondo dei campi ed il ministro Bellanova. Prima gli agricoltori hanno lamentato la carenza di manodopera, circa 200/300mila lavoratori. Rigorosamente stranieri, sia chiaro, perché costano meno. Dunque gli italiani, compresi i nullafacenti con reddito di cittadinanza, non possono muoversi di casa per il virus ma un esercito di stranieri deve essere libero di spostarsi senza limiti. E sono iniziati i contatti con i Paesi dell’Est per far arrivare questa manodopera temporanea. D’altronde anche in Langa si sono costituti, negli anni, insediamenti stabili di immigrati dell’Est che si sono perfettamente integrati e che hanno fatto rivivere, per il rito ortodosso, le chiese cattoliche ormai deserte…

… continua su Electomag:

L’agricoltura lamenta il crollo del mercato interno. Ma poi vuole lavoratori stranieri sottopagati

Il covid non ferma Ream

Torino: operazione immobiliare da quasi 100 milioni di euro Nella situazione di grande incertezza economica (anche nel settore immobiliare ) spicca l’importante operazione conclusa fra la torinese REAM SGR S.p.A. e IREN S.p.A per un controvalore complessivo pari a 97.030.000,00 di Euro.

REAM SGR ha sottoscritto il contratto per la cessione ad IREN dell’intero portafoglio immobiliare di proprietà del Fondo di investimento alternativo immobiliare riservato ad investitori professionali Core Multiutilities. Tale portafoglio è composto da 7 immobili a uso uffici e di supporto alle centrali energetiche ubicati in Piemonte, Liguria e Emilia Romagna. Sono stati apportati al Fondo nel 2012 da IREN S.p.A. e dalla stessa sono stati sempre condotti in locazione fino ad oggi.

Il Presidente Giovanni Quaglia ha sottolineato come , in piena emergenza Covid-19, REAM SGR ha proseguito regolarmente la propria attività, ne è prova questa operazione immobiliare che rappresenta, sia per gli investitori del Fondo Core Multiutilities che per la Società, un’importante opportunità. Il Direttore Generale, Oronzo Perrini, afferma che in questo periodo, oltre ad aver concretizzato questa operazione, REAM SGR sta lavorando sia in ambito di valorizzazione di beni degli enti pubblici, in collaborazione con soggetti istituzionali, che di sviluppo immobiliare con investitori internazionali.

Proprio oggi è stato approvato anche il bilancio di REAM SGR che ha chiuso l’esercizio con un ebitda ( utili prima degli interessi, delle imposte, del deprezzamento e degli ammortamenti) pari a Euro 3.369.000 (44,6% del fatturato) e con un utile netto pari ad Euro 2.206.000 (29,2% del fatturato). Il risultato è stato raggiunto grazie alla crescita dei fondi in gestione, ovvero: 1) i Fondi GERAS e GERAS 2 che hanno concretizzato nel corso dell’anno l’acquisizione di alcuni immobili aventi come destinazione residenze sanitarie assistenziali (RSA); 2) il Fondo Social & Human Purpose 2, con finalità etiche e sociali, avviato a dicembre 2017, che ha effettuato i primi investimenti in immobili adibiti a servizi di valore sociale, in conformità a criteri di responsabilità ambientale, economica e sociale e grazie all’avvio di un nuovo fondo il Fondo Lendlease Global Commercial Italy Fund, avviato a luglio 2019, frutto della collaborazione con il gruppo Lendlease, che ha finalizzato ad ottobre 2019 la compravendita del complesso immobiliare a Milano Santa Giulia, sede dell’headquarter di SKY in Italia.

A proposito del bilancio, Presidente Quaglia ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti nel corso del 2019 e ha evidenziato che REAM SGR S.p.A. si sta imponendo sempre più come riferimento su scala nazionale per gli investimenti nei servizi alla persona e negli investimenti volti alla valorizzazione di immobili di enti pubblici.   Nell’ambito di queste iniziative, oltre al sostegno economico delle Fondazioni bancarie azioniste, REAM SGR è riuscita ad attrarre l’interesse di importanti investitori istituzionali, tra cui alcuni tra i principali enti previdenziali italiani.

Pensioni dal 27: le modalità di ritiro

Accreditate il 27 aprile con ritiro possibile da oltre 7000 Postamat. Per coloro che invece devono necessariamente recarsi negli Uffici Postali per il ritiro in contante sarà effettuata una turnazione in ordine alfabetico.  Gil ultrasettantacinquenni possono delegare al ritiro i Carabinieri

Poste Italiane rende noto che le pensioni del mese di maggio verranno accreditate il 27 aprile per i titolari di un Libretto di Risparmio, di un Conto BancoPosta o di una Postepay Evolution. I titolari di carta Postamat, Carta Libretto o di Postepay Evolution potranno prelevare i contanti da oltre 7.000 ATM Postamat, senza bisogno di recarsi allo sportello.

Coloro che invece non possono evitare di ritirare la pensione in contanti, nell’Ufficio Postale, dovranno presentarsi agli sportelli rispettando la turnazione alfabetica prevista dal calendario seguente:

I cognomi dalla A alla B lunedì 27 aprile;
dalla C alla D martedì 28 aprile;
dalla E alla K mercoledì 29 aprile;
dalla L alla P giovedì 30 aprile;
dalla Q alla Z sabato mattina 2 maggio.

Poste Italiane ricorda inoltre che i cittadini di età pari o superiore a 75 anni che percepiscono prestazioni previdenziali presso gli Uffici Postali, che riscuotono normalmente la pensione in contanti, possono chiedere di ricevere gratuitamente le somme in denaro presso il loro domicilio, delegando al ritiro i Carabinieri.

Nell’attuale fase di emergenza sanitaria, le nuove modalità di pagamento delle pensioni hanno carattere precauzionale e sono state introdotte con l’obiettivo prioritario di garantire la tutela della salute dei lavoratori e dei clienti di Poste Italiane. In questa fase, ciascuno è pertanto invitato ad entrare negli uffici postali esclusivamente per il compimento di operazioni essenziali e indifferibili, in ogni caso avendo cura, ove possibile, di indossare dispositivi di protezione personale; di entrare in ufficio solo all’uscita dei clienti precedenti; tenere la distanza di almeno un metro, sia in attesa all’esterno degli uffici che nelle sale aperte al pubblico.

Per ulteriori informazioni, è possibile consultare il sito www.poste.it o contattare il numero verde 800 00 33 22.

I diritti dei minori nella Fase 2

“Non viviamo tempi facili ma l’emergenza ci rende solidali e capaci di accettare limitazioni fino a pochi mesi fa inimmaginabili. È necessario, sin da subito, cominciare a riflettere sulla pianificazione della cosiddetta ‘fase 2’ dell’emergenza con particolare attenzione ai diritti dei minori, soprattutto quelli più fragili e vulnerabili”.

Lo ha dichiarato la garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza Ylenia Serra al termine di un incontro sul tema con i garanti regionali di Lombardia, Liguria, Veneto, Toscana, Lazio, Basilicata, Marche, Molise, Puglia, Calabria, Sardegna e delle province autonome di Trento e Bolzano.

“L’emergenza sanitaria – ha continuato Serra – ha notevolmente complicato l’attività dei garanti, che hanno dovuto far fronte a nuovi ostacoli che hanno reso ancor più difficile tutelare i diritti dei minori, a cominciare dal diritto allo studio. La scarsità di strumenti informatici, soprattutto tra le fasce più deboli, unita all’assenza di copertura del segnale in alcune zone, ha reso impossibile garantire l’educazione a distanza in modo uniforme su tutto il territorio”.

A ciò deve aggiungersi l’incremento dei casi di cyberbullismo e di adescamento on line e l’aumento di occasioni di conflittualità familiare che, con il protrarsi della convivenza forzata, possono sfociare in episodi di violenza, subita o assistita, di cui è impossibile anche la semplice denuncia.

Le ricadute psicologiche e sanitarie sono importanti e sarà necessario disporre di strumenti e di risorse dedicate. “Il Piemonte – conclude la garante – dispone senza dubbio di importanti strumenti a tutela dell’infanzia, ma è un fatto che, in assenza di diagnosi certe, il distanziamento sociale ha creato difficoltà anche per quanto riguarda il ricongiungimento familiare in casi di affido o di diritto di visita e l’inserimento in comunità o in case famiglia, cui ora si stanno trovando soluzioni, e che solo continuando a elaborare modalità alternative si potrà garantire la necessaria continuità socio-assistenziale ed educativa”.