ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 246

Cambiare modello energetico

 

La guerra in Ucraina ha fatto esplodere drammaticamente i prezzi dei combustibili usati per produrre l’energia indispensabile alla produzione (sistema economico) e alla vita (sistema famigliare).

 

In poche settimane gas, petrolio e carbone hanno fatto registrare crescite impensabili, con aumenti che in certe giornate hanno toccato il 20-30%, creando situazioni insostenibili proprio in una fase in cui il costo della vita era già in movimento a causa della forte ripresa dell’attività produttiva dopo le forti flessioni legate alla pandemia.
Il fenomeno colpisce tutti i Paesi del mondo, ma il nostro è in difficoltà enormi perché è praticamente privo di fonti energetiche nazionali, e dipende, in misura praticamente totalitaria, dalle forniture provenienti da Paesi stranieri (i vari produttori di petrolio e di gas che attualmente garantiscono l’erogazione dell’energia elettrica).
Se pensiamo alla situazione del nostro Paese rispetto a 60-70 anni fa, ci rendiamo immediatamente conto che le preoccupazioni sono fondate: durante il “boom economico” una parte consistente di energia era prodotta grazie al sistema idroelettrico, cioè dalle turbine azionate dalle condotte forzate legate ad un efficiente sistema di dighe. Energia “pulita”, niente inquinamento, niente dipendenza da paesi stranieri.
Ma la tumultuosa crescita della produzione industriale ha comportato la necessità di produrre energia ricorrendo alle cosiddette “fonti fossili” (carbone e soprattutto petrolio), con tutte le ricadute negative in termini ambientali.
Una fonte alternativa che sembrava potesse essere sviluppata era quella dell’energia nucleare, per la quale l’Italia si era attrezzata costruendo alcune centrali; ma il drammatico episodio di Cernobyl ha bloccato tutto, e un referendum popolare ha sancito l’uscita del nostro Paese dalla cerchia dei produttori. Nonostante nel corso dei decenni la tecnologia abbia consentito di costruire centrali di nuova generazione ad altissima sicurezza, l’ipotesi di cambiare strada è al momento politicamente impraticabile.
Che fare?
Siamo nelle mani dei nostri “vicini di casa” (francesi, svizzeri e sloveni ci vendono a caro prezzo elettricità prodotta dalle loro centrali nucleari, collocate a pochi chilometri dalle nostre frontiere…) o di Paesi lontani (arabi, russi, algerini) non sempre affidabili, come si constata in questi tristi giorni.
Purtroppo anche fonti “pulite” sono insufficienti a colmare il gap fra produzione nazionale e esigenze produttive: l’energia eolica (centrali che sfruttano il vento) e solare (centrali che sfruttano il sole) sono spesso ostacolate con motivazioni il più delle volte risibili, ma che quasi sempre riescono a bloccare o comunque rallentare la realizzazione.
Una fonte ancora più “pulita” e poco conosciuta è quella legata all’energia marina, assolutamente naturale e non inquinante. Alludiamo al moto ondoso, un “motore inesauribile” che, grazie al movimento di mari e oceani, può generare elettricità in quantità enorme.

Secondo l’ENEA sfruttare l’energia marina consentirebbe di ottenere 80.000 terawattore, una misura gigantesca (un Twh è pari a mille miliardi di watt) pari a ben cinque volte il fabbisogno annuale di energia elettrica del mondo intero.
E da qualche tempo l’industria italiana e alcune start up hanno iniziato ad avviare non solo studi teorici, ma anche impianti sperimentali che stanno dando ottimi risultati. Citiamo ad esempio il sistema ISWEC (Inertial Sea Wave Energy Converter), che converte l’energia delle onde marine in energia elettrica, sviluppato dall’ENI insieme a Wave for Energy S.r.l., spin-off del Politecnico di Torino. Il sistema è costituito da uno scafo galleggiante sigillato con al suo interno una coppia di sistemi giroscopici collegati ad altrettanti generatori. Le onde provocano il beccheggio dell’unità, ancorata al fondale, ma libera di muoversi e oscillare. Il beccheggio viene intercettato dai due sistemi giroscopici collegati a generatori che lo trasformano in energia elettrica. Una soluzione semplice, con un cuore d’alta tecnologia. Il primo impianto pilota è già attivo a Ravenna.
Un altro esempio è l’iniziativa creata da ENEA e Politecnico di Torino, che hanno messo a punto la versione 2.0 del PEWEC, un sistema low-cost di produzione di energia dal mare. Si tratta di un sistema galleggiante semicircolare da posizionare in mare aperto, in grado di produrre energia elettrica sfruttando l’oscillazione del dispositivo per effetto delle onde. L’installazione del PEWEC può arrivare a soddisfare del tutto il fabbisogno energetico di isole medio-piccole (in Italia sono oltre 50), che basano il proprio approvvigionamento di energia su impianti a combustibili fossili.
Anche all’estero studi e prototipi operativi non mancano: a Las Cruces, in Cile, è stato installato il primo convertitore di energia del moto ondoso dell’America Latina, grazie alla tecnologia italiana sviluppata da Enel. Si tratta di un’enorme boa alta circa 14 metri (chiamata boya generadora ) posta ad oltre un chilometro dalla costa, ancorata al fondale sabbioso che, grazie al movimento continuo del mare, si muove sul pelo dell’acqua salendo e scendendo, trasformando l’energia del moto ondoso in energia elettrica.
In Europa sono stati installati 11,3 MW di energia da moto ondoso, prevalentemente nel Nord Europa. Al largo di Orkney (Scozia), sono stati installati il dispositivo “Penguin” della finlandese Wello e il dispositivo svedese CorPower. Un altro produttore finlandese, AW-Energy, si sta attrezzando per esportare il suo Waveroller in tutto il mondo, dopo aver superato con successo i test in Portogallo.
L’Italia ha la fortuna di essere una penisola circondata da ben quattro mari, con decine di migliaia di coste lungo le quali le onde si muovono senza sosta…
Vogliamo provare a pensare a questa alternativa in maniera concreta, avviando subito un progetto di produzione di energia che sfrutta questa nostra invidiabile situazione?
Magari mettendo da parte, data l’urgenza di avere soluzioni alternative in tempi rapidi, burocrazia, carte da bollo, studi di fattibilità, comitati scientifici, pareri di enti, sovraintendenze, ministeri eccetera, capaci di insabbiare qualunque bella idea.
Un saggio proverbio aziendale ricorda che “Ogni problema di facile soluzione diventa insolubile dopo un sufficiente numero di riunioni…”; vogliamo per una volta tirare dritto senza inutili bla bla bla?

Gianluigi De Marchi

Per approfondire:
https://www.eni.com/it-IT/attivita/onde-mare-energia.html

Produrre energia elettrica dalle onde del mare: al via test sul prototipo di ENEA e Politecnico di Torino

 

Il Piemonte accelera sul “porto a secco” in collegamento con Genova

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Il prossimo numero del Rapporto Nord Ovest del Sole 24 Ore  in edicola venerdì 25 marzo con Il Sole 24 Ore in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta dedica l’apertura alle zone logistiche semplificate con un focus su quella di Genova, istituita per legge nel 2018 dopo il crollo del ponte Morandi, che non è ancora stata attivata perché manca il commissario che deve essere indicato dal Governo. Le istituzioni locali, si legge sul Rapporto, hanno formulato un Piano di sviluppo strategico della Zls che è stato inviato alla presidenza del Consiglio. Gli spedizionieri genovesi hanno proposto la creazione di una Green logisctics valley nella Valpolcevera, e guardano, come esempio, ai successi della Zona agevolata di Barcellona. Il progetto di Spediporto fa parte del piano generale. Ma senza il commissario tutto resta al palo, mentre imprese estere e fondi internazionali fanno pressing per capire se e in che modo è possibile entrare e aprire filiali in una zona logistica con agevolazioni burocratiche, fiscali e doganali presso il più grande porto italiano. La Regione Liguria, ricorda al Rapporto Nord Ovest l’assessore allo Sviluppo economico Andrea Benveduti, «ha attivato i percorsi tecnici di propria competenza per avviare la Zls di Genova e la Zls porto e retroporto della Spezia». Il territorio spezzino, tramite l’Adsp, ha infatti, a sua volta, avviato un’istruttoria, per la costituzione di una Zls; e le Regioni Liguria ed Emilia-Romagna hanno rivolto un quesito al Governo circa la possibilità d’inserire nel perimetro della Zls alcuni territori emiliani che hanno relazioni portuali e logistiche con La Spezia e Ravenna.

 

La Zls di Genova, peraltro, lo dice la stessa legge costitutiva, può estendersi anche alle piattaforme logistiche di Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte che lavorano col porto.  E proprio il Piemonte sta lavorando per ampliare ulteriormente l’area che potrà godere dei benefici della Zls. Dalle prime sei località inserite nella norma del 2018, prevalentemente nell’Alessandrino, si arriva alla nuova mappa allargata del “porto a secco”, proposta al Governo dalla Regione Piemonte, che coinvolge 12 comuni, tra Alessandria, Asti e Cuneo, e due retroporti, il Sito di Orbassano e il Cim di Novara.

 

I giovani di Confagricoltura del Nord Italia ospiti di Cella Grande sul lago di Viverone

Un marchio per i distretti del commercio

Ogni comunità avrà un proprio marchio identificativo per identificare il proprio territorio oltre a quello regionale che sarà uguale per tutti

L’assessore Poggio: «Una griffe a garanzia della qualità del commercio di vicinato»

 

I distretti del commercio avranno un marchio: un logo uguale per tutti con la bandiera del Piemonte e uno diverso per ogni territorio. In tutto 77, gli ecosistemi di vicinato sono stati istituiti per la prima volta in Piemonte nel 2021 con l’obiettivo di irrobustire la concorrenza dei piccoli negozi nei confronti delle grandi catene. In una prima fase ne sono stati finanziati 52, in attesa adesso di completare l’operazione con gli ultimi stanziamenti.

«Dopo aver sostenuto economicamente i primi progetti che hanno coinvolto 513 comuni – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Turismo e Commercio, Vittoria Poggiosiamo passati ad una seconda fase, pensando di dare loro anche un simbolo che li identifichi, una griffe a garanzia della qualità del commercio di vicinato, un dispositivo di identità unitario ma al tempo stesso caratterizzante del proprio territorio».

Un ulteriore passo quello del marchio, o meglio del brand identity: un’operazione di marketing ma dal sapore territoriale. Prosegue così il sostegno della Regione al progetto che si dota di uno strumento in più per la crescita degli ambiti di vicinato la cui formula già sperimentata in altre regioni, ha tra i suoi obiettivi anche quello di riqualificare alcune aree urbane obsolete, rimaste indietro nei piani di rigenerazione urbana.

I loghi sono stati realizzati da un’agenzia su mandato di VistPiemonte e della Regione. Quello unico comune a tutti riproduce la bandiera del Piemonte su sfondo blu circondato da un semicerchio, simbolo della circolarità a cui si ispira la filosofia di tutti i distretti con la dicitura «Distretti del Commercio del Piemonte». La seconda parte è dedicata e personalizzata in relazione alle peculiarità di ciascuno ed è stata realizzata concordando grafica e testo con ciascuno dei 77 ambiti urbani e diffusi.

Nati nelle più importanti città d’Europa già negli anni ’90, i Distretti si sono riversati velocemente in numerosi centri cittadini in tutto il mondo. In Italia, la prima a dotarsi di questi ambiti commerciali è stata la Regione Lombardia, con un bando nel 2008.

L’idea è di creare un sistema strutturato e organizzato territorialmente, capace di polarizzare le attività commerciali, insieme ad altri soggetti portatori di interesse quali il Comune, le associazioni imprenditoriali, le imprese e i consumatori. Da qui la collaborazione pubblico-privata è diventato elemento fondante per le strategie unitarie del Distretto.

Soroptimist Torino, una intensa attività

Creare ponti, costruire risposte concrete, contrastare le diseguaglianze di benessere, salute e opportunità
La nostra città è caratterizzata, da sempre, da una profonda, grande mobilitazione sociale a favore delle persone in difficoltà che attualizza a fronte delle sfide sociali della contemporaneità attraverso un unicum di realtà del terzo settore e di impegno della società civile.
Tra le eccellenze il Distretto Sociale Barolo, la cittadella della solidarietà fondata dalla Marchesa Giulia Colbert di Barolo, attiva ininterrottamente dal 1823 a favore delle persone in difficoltà.
Nel 2021, in risposta all’acuirsi delle diseguaglianze generate dallo scenario pandemico, tre realtà del Distretto Sociale Barolo, Camminare Insieme-Ufficio Pastorale Migranti-Congregazione Suore del Buon Pastore, sotto l’egida di Opera Barolo, hanno unito le forze per razionalizzare e strutturare gli aiuti, dando vita al Polo Alimentare del Distretto Barolo.
Prof. Anna Maria Poggi, consigliere dell’Opera Barolo delegato al Distretto Sociale: “Il Polo Alimentare Barolo, che distribuisce mensilmente panieri alimentari e altri beni di prima necessità a famiglie in difficoltà del territorio, inserisce l’assistenza in un intervento più complesso di promozione della salute e promozione delle risorse della persona: incontri di monitoraggio periodici e percorsi personalizzati garantiscono un accompagnamento mirato, grazie alle competenze della Camminare Insieme ODV e della Pastorale Migranti, in sinergia con il pubblico e il privato sociale del territorio. L’obiettivo è accompagnare all’autonomia e all’inclusione sociale, nel solco dell’eredità della Marchesa Giulia Colbert. Il Distretto Sociale compirà nel 2023 duecento anni: un anniversario importante per noi e la città tutta, per cui saranno organizzate diverse iniziative per diffondere la conoscenza della storia del Distretto.”
Il Polo Alimentare assiste circa 350 famiglie con aiuti sistematici. Nel solo primo anno sono stati censiti circa 1.300 beneficiari, alle quali si aggiungono circa 30 famiglie non censite. Gli accessi mensili si attestano a circa mille persone e sono in grande crescita (24% in più nel solo mese di gennaio).
Il Soroptimist International Club di Torino, sodalizio mondiale di donne impegnate in attività professionali e manageriali che attraverso i suoi progetti promuove il potenziale individuale e collettivo di donne e ragazze e il contrasto alle disuguaglianze, in sintonia con l’attualità del visionario pensiero di Giulia di Barolo ha avviato una partnership con il Distretto sociale. Nell’ultimo anno hanno preso avvio collaborazioni per l’accoglienza di studentesse afgane.
Nel contempo, sul fronte culturale, altra risorsa della Città, il Club ha una vicinanza storica con i Musei Reali, scelti come contesto per la celebrazione nel 2021 del proprio settantennale dalla fondazione, con due service, l’uno orientato alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio numismatico che celebra figure femminili e l’altro dedicato all’accoglienza di mamme con bambine e bambini nella prima infanzia in un luogo di senso e bellezza, in collaborazione con Unicef.
Oggi il Soroptimist offre ai Musei Reali un nuovo service, la fornitura di tovaglie per la mostra di prossima inaugurazione Splendori della tavola che esporrà, tra gli altri, uno storico servizio di argenteria proveniente dal Quirinale. Si rinnova così un’analoga esperienza di collaborazione, iniziata nel 1952, per la condivisione con la città di un prezioso e storico patrimonio di arti decorative.
Dott.ssa Enrica Pagella, Direttrice di Musei Reali: “La tavola apparecchiata è da sempre un simbolo di ospitalità e di accoglienza, di una convivialità che prende forma, anche nel Palazzo Reale di Torino, con la nuova Sala da pranzo voluta dal re Carlo Alberto di Savoia-Carignano. Restituirne la gioiosa lucentezza con il grande servizio in argento realizzato a Parigi, poi trasferito al Quirinale nella nuova residenza dei re d’Italia, significa recuperare un filo dimenticato di bellezza che appartiene alla storia della città e alla sua memoria. I Musei Reali sono grati al Soroptimist Club Torino per aver sostenuto questo progetto, e ancora di più per aver saputo estenderne il significato di condivisione con l’iniziativa Tavole solidali, che trasforma la tavola del re in un luogo inclusivo di conoscenza e di meraviglia”.
Avv. Alessandra Fissore, Presidente del Soroptimist Club Torino: “La nostra associazione ritiene che la cultura sia una delle risorse per ri-conoscersi comunità, creare coesione, benessere delle persone e della collettività, presupposto per lo sviluppo sostenibile. Per questa ragione è a fianco dei Musei Reali, che appartengono a ogni membro della collettività, e al tempo stesso pensa alle persone in difficoltà: sia all’esterno – la popolazione sofferente in Ucraina, verso la quale si è tangibilmente mobilitata – sia all’interno del territorio,

nella nostra città. In questa direzione, l’impegno per la realizzazione della mostra di “tavole imbandite” si è affiancato a uno speculare impegno per “tavole solidali” con il Polo alimentare Barolo, creando un ponte tra due realtà in un coerente percorso progettuale. Ai beni di prima necessità viene affiancata anche l’esperienza in museo, per un nuovo welfare che sia un cambiamento culturale”.
La consegna al Polo Alimentare Barolo di una consistente fornitura di alimenti e altri prodotti da parte del Soroptimist Club Torino sarà effettuata lunedì 21 marzo.
Successivamente Palazzo Reale renderà disponibile, per le socie del Soroptimist e gli Enti coinvolti nel Polo Alimentare, l’esperienza condivisa di visite guidate alla mostra per alcuni gruppi di persone – operatori, volontari e famiglie.

Soroptimist International Club Torino 

La linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia e’ strategica

La linea ferroviaria Cuneo-Ventimiglia guarda ad un futuro più solido e orientato ad un servizio strategico per tra Italia e Francia. È quanto è emerso dall’incontro  a Limone Piemonte tra gli assessori ai Trasporti della Regione Piemonte Marco Gabusi e della Regione Liguria Gianni Berrino e il vicepresidente della Région Sud Jean-Pierre Serrus, con il prefetto di Cuneo Fabrizia Triolo, il prefetto per la ricostruzione Jean Pellettier, i rappresentanti del Gruppo FS Ferrovie dello Stato, RFI Rete Ferroviaria Italiana, Trenitalia, AMP Agenzia della Mobilità Piemontese.


L’incontro ha rappresentato il primo momento ufficiale delle tre Regioni per l’istituzione del Tavolo Tecnico Politico dedicato al pieno ripristino dei collegamenti ferroviari della Val Royadanneggiati dalla tempesta Alex a ottobre 2020.  Il Tavolo si riunirà con cadenza costante per analizzare gli elementi individuati come prioritari.


Fondamentali i punti emersi oggi. Da un lato, l’attenzione è stata concentrata sull’emergenza attualmente in corso che proseguirà fino a ottobre 2023, quando riaprirà la prima canna del Tunnel di Tenda. Numerosi gli attestati di riconoscenza francesi per il servizio di navette organizzato; si dovrà proseguire a garantire il trasporto attraverso la linea ferroviaria e c’è la volontà di tutti di contribuire finanziariamente. Si è condiviso di far decidere agli enti locali se continuare con le navette o ipotizzare 4 coppie di corse sulla tratta Cuneo- Ventimiglia. Nel primo caso, sarà studiata una tariffazione consona al servizio e coerente con quella della tratta nazionale.

Dall’altro lato, in prospettiva, il Tavolo ha iniziato a ragionare su quale potrebbe essere il servizio ferroviario in futuro, anche in corrispondenza degli investimenti infrastrutturali che si renderanno necessari. Il tema degli investimenti prende oggi una forma più concreta grazie alla proposta della Commissione Europea di inserire la linea ferroviaria tra le reti Ten-T Comprehensive. «È il primo punto da cui partire – sottolinea l’assessore piemontese Marco Gabusi – e su questo lavoreremo di comune accordo con l’obiettivo di far tornare questa linea strategica per i due Paesi e per le tre Regioni».

«Al centro del confronto di oggi – aggiunge l’assessore ligure Gianni Berrino – c’è stato l’interesse comune tra tutti i soggetti coinvolti affinché questa importante linea ferroviaria riceva gli investimenti infrastrutturali e di servizio che merita per far ripartire un collegamento fondamentale a territori appartenenti a Liguria e Piemonte in Italia e Région Sud in Francia».

Dal Monferrato alla Slovacchia per aiutare il popolo ucraino

VIAGGIO IN SLOVACCHIA, FRONTIERA POCO CONOSCIUTA DRAMMA DELL’UCRAINA. UNA DELEGAZIONE MONFERRINA HA PORTATO AIUTI PER I PROFUGHI

 

Nell’ambito del  dramma della guerra che ormai da un mese insanguina l’Ucraina, invasa dai russi,  c’è quello, particolarmente tragico della fiumana dei profughi e profugati che abbandonano il loro Paese per cercare scampo all’estero. In questi giorni i riflettori dei media si sono soffermati spesso sulla Polonia e sulla Romania che costituiscono la prima tappa di accoglienza per le migliaia e migliaia di donne, bambini, anziani che cercano scampo dai bombardamenti e dai combattimenti, lasciando alle spalle tutto quello che avevano. Ma niente o pochissimo si è parlato della Slovacchia che attraverso il suo confine orientale confina con un angolo di Ucraina incastonato tra Ungheria e Polonia. Qui, nella provincia che ha come capoluogo Kosice, è arrivata da subito una massa di profughi che hanno la città di Uzhorod, di circa 150mila abitanti, l’ultimo centro ucraino vicinissimo al confine slovacco e quindi all’Unione Europea. E al di là del confine, appunto in Slovacchia, sono adesso circa 250mla le persone che stanno cercando di fuggire dagli orrori della guerra. Senza clamori anche qui la macchina della solidarietà si è messa in moto e adesso, sono arrivati la Croce Rossa internazionale, l’Ordine di Malta. Ed è qui e da qui, visto il legame che esiste tra il Piemonte, e nello specifico il Monferrato Casalese e la Slovacchia, che sono arrivati nei giorni scorsi gli aiuti da Casale Monferrato, dalla Diocesi di Casale e dal volontariato monferrino. I legami sono molteplici: Casale Monferrato è gemellata con Trnava, tra la Diocesi di Sant’Evasio e quella di Bratislava – Trnava esistono legami che hanno portato negli anni diversi sacerdoti slovacchi a Casale, dal giugno scorso c’è un gemellaggio tra il Santuario di Crea e quello di Klokociov, appartenente alla Diocesi  di Kosice (anche se sarebbe meglio parlare di Eparchia che segue il rito greco-cattolico), siglato dal vescovo Gianni Sacchi con l’arcivescovo monsignor Cyril Vasil, nativo di Kosice e per 11 anni a Roma come segretario della Congregazione delle Chiese Orientali.

La delegazione, guidata dal sindaco di Casale Monferrato, Federico Riboldi e dal rettore del Santuario di Crea, monsignor Francesco Mancinelli, che parla correntemente la lingua slovacca, con l’architetto Filippo Maria Doria, Stefano Granziero degli Amici del Po e alcuni volontari ha portato un tir di aiuti di vario genere, varcando il confine ucraino in una angolo che, al momento, non è ancora stato toccato direttamente dal conflitto, mentre quelli in denaro sono pervenuti all’Eparchia di Kosice impegnata sul campo nell’accoglienza. “Alla frontiere – dice monsignor Mancinelli – c’è un flusso continuo di auto, ma anche di tante donne e bambini che varcano il confine a piedi. Sono scene che non ti fanno rimanere indifferente, che fanno venire le lacrime agli occhi. Sul fronte slovacco sono ben organizzati, ci sono sempre due/tre pullman pronti per accoglierli”. Un particolare che è stato molto apprezzato della spedizione italiana è che tutti i pacchi consegnati (ed erano gli unici in questo senso) avevano il contenuto scritto all’esterno in italiano, slovacco e ucraino in modo da facilitarne le operazioni di smistamento. Nel corso della missione è avvento anche l’incontro con il cardinale Michael Czerny, canadese nato nella Repubblica Ceca, inviato speciale di papa Francesco. Il sindaco di Casale, Federico Riboldi ha voluto ringraziare tutti coloro che hanno operato per raggiungere l’obiettivo: Diocesi di Casale, Croce Rossa, Scout, Misericordia, Amici del Po,  i volontari, i Comuni di Oviglio e Stroppiana e le scuole di Madonnina e del Sacro Cuore.

Massimo Iaretti

Un giardino incantato nel mondo di AIEF

potrebbe intitolarsi così la fiaba preziosa volta a grandi e piccini, quella davvero in grado di donarci la percezione di ciò che più occorre per riuscire a divenire davvero consapevoli di quanto importante sia cominciare a costruire e a ricostruire bellezzatramite la stessa.

Larte, i suoi colori e le sue interpretazioni, lo spettacolo, la musica, la poesia, la realizzazione  di progetti unici capaci di edificare solidali verità, sono sempre stati tramiti assolutamente propositivi, perché davvero in grado di stuzzicare le emozioni e il valore di un sacrificio capace di non rendersi indifferente ma al contrario sensibile e operativo ai bisogni dellumanità.

Larte per esempio ci permette di attivare una rivoluzione gentile nei confronti di chi purtroppo non riesce a divenire leggero, obiettivo e pratico dinanzi alle problematiche della vita, facendo una netta distinzione tra piacere e dovere. Questo significa che per migliorare la propria vita e quella degli altri, dobbiamo a volte renderci consapevoli di avere tutti la capacità di avere anche una mente creativa in ciò che facciamo.

Praticare arte o trovare il modo di sostenerla, non serve solo a guadagnare, anzi, quando ci si allontana dallobiettivo dei soldi, ecco che i risultati più proficui giungono, perché abbiamo uno scopo più alto che mette in secondo piano dubbi e problematiche.

Larte trasforma il piombo in oro alchemico, permette alle gioie  e ai dolori di emergere e di farci crescere attraverso di essi.

Tutte le forme darte, se pur viste dagli occhi di chi la crea, da quelli dello spettatore, da quelli dellinvestitore o del sostenitore, ci danno un ruolo, ci permettono di sentirci utili. Larte ci dona la serenità, il benessere mentale, la trasformazione interiore. Essa è un mezzo gigantesco davvero capace di far riemergere le attitudini del cuore di ognuno di noi. Risveglia impulsi con i suoi colori, divenendo un faro nella burrasca o un fiore spettacolare capace di fiorire in un giardino incantato nel mondo di chi davvero sa coglierlo

La Fondazione AIEF per linfanzia e ladolescenza è la prima in Italia che è stata davvero capace di evidenziare con larte, lo spettacolo e i progetti più proficui, limportanza  atta ad esaltare il valore sociale di un mondo spesso indifferente alle problematiche di altrui, innanzitutto quelle dei bambini, dei giovani, i più fragili e indifesi, creature il più delle volte davvero innocenti, incapaci di progettare recinti protettivi per se stessi, ma attivi portatori di emozioni e di pensieri profondi e propositivi, da parte di coloro che davvero dovrebbero avere la sensibilità di comprendere e di attivarsi per sostenerli.

 

La Fondazione torinese AIEF, punta innanzitutto a prevenire e azzerare ogni violazione dei diritti dellinfanzia e delladolescenza sanciti dalla Convenzione ONU.

La Fondazione sboccia ufficialmente nel novembre 2021 in occasione della giornata internazionale per i diritti dellinfanzia e delladolescenza.

Lideatore e il Presidente di questa bellissima iniziativa porta il nome di Tommaso Varaldo, un giovane laureato in scienze  giuridiche e un giornalista pubblicista. Munito di uneducazione artistica che mastica fin da piccolo tra le sale dorate di gallerie darte, dove, con sua mamma, direttrice della Fondazione Palazzo Bricherasio di Torino, ha la possibilità di acquisire grande  sensibilità volta al valore dellarte che gli viene trasmesso con infinita dedizione.

La sua attività politica nasce a soli 16 anni allinterno delle istituzioni scolastiche come dirigente di Studenti per le Libertà” di Torino, il braccio operativo nelle scuole e nelle Università del Popolo della Libertà.

Una giovane anima nobile e dotta quella di Tommaso Varaldo, che fa della sua grande preparazione artistica, politica e giuridica, un tramite davvero efficace, capace di stupire non solo le istituzioni, ma anche tutti coloro che gravitano in un territorio fragile e molto spesso persino disastroso. Coloro che combattono giornalmente dinnanzi allindifferenza, alle sorde orecchie, alla mente e al cuore di coloro che invece potrebbero davvero apportare miglioria e non lo fanno.

La sua innovativa capacità imprenditoriale e non da meno la sua sensibilità davvero fuori dal comune, lo dipingono come un vero e proprio Peter Pan, in grado di smuovere e migliorare una situazione sociale assai precaria, molto spesso dormiente dinnanzi a problematiche impossibili da non considerare e risanare.

In questo suo pellegrinaggio incontra la creatività eclettica e generosa del Maestro darte contemporanea Eugenio Bolley. Tra loro nasce una socializzazione e una solidarietà molto speciali, tali da generare lunione delle loro forze e delle loro iniziative più idonee al miglioramento di uno stato di fatto davvero bisognoso di essere supportato.

Il connubio tra arte, cuore e imprenditoria crea così linizio di unavventura molto inattesa e sbalorditiva.  Eda qui, nel 2018, che Tommaso Varaldo fonda lAssociazione Infanzia e Famiglia AIEF.

Oggi la Fondazione AIEF è unassociazione molto attiva che si avvale di decine di volontari davvero intenzionati a sostenere questa iniziativa. Ognuno di loro ha una preparazione specifica nel mondo del lavoro e ognuno di loro mette a disposizione la propria esperienza e professionalità a favore della collettività, con una disponibilità e un cuore davvero inusuali. Pronti sempre a intervenire per ogni situazione allarmante, quella magari volgarmente deturpata da violazioni di diritti umani e non solo.

Lassociazione è particolarmente dedita a sostenere nuclei familiari in difficoltà ed è volta al sostenimento globale per la tutela dei diritti dei minori e lattuazione della Convenzione ONU sui diritti dellinfanzia e delladolescenza.

Lingegno e la dedizione del giovane Tommaso Varaldo  e quello dellassociazione si focalizzano  quindi nellattivare un impegno politico volto al territorio, con una particolare attenzione per i bambini, per i giovani e per lambiente, con programmi di grande rilievo, quali promuovere il patrimonio artistico e culturale della Fondazione, sviluppare il ruolo sociale dellarte contemporanea, sostenere lo sviluppo dei progetti sociali e solidali dellAssociazione AIEF, supportare iniziative volte alla tutela dellinfanzia e delladolescenza, promuovere analisi e proposte sulle politiche familiari, dellinfanzia, delladolescenza e della genitorialità.

Ovviamente, come in tutte le Associazioni serie e competenti, esistono anche i grandi Sostenitori, come piccole e grandi aziende e quantaltro.

Nasce così il Comitato dei Sostenitori della Fondazione AIEF, rappresentato da personalità che si distinguono per competenza, impegno e sensibilità. Tale consiglio è composto da un minimo di 15 membri oltre al Presidente della Fondazione, ai membri del Consiglio Direttivo, al Presidente del Comitato Tecnico Scientifico ed a un delegato dellAssociazione Infanzia e Famiglia AIEF.

Potremmo dire : tutti insieme appassionatamente?SI!

Il profondo credo dei valori, i più autentici e costruttivi, lappartenenza a quella responsabilità capace di vedere oltre il proprio giardino, la preziosità di quella bellissima volontà che non chiede necessariamente un ritorno ma semplicemente quellamabile consapevolezza di osare senza  pretendere troppo sognando un futuro migliore ecc.bè, chiedono la condivisione e il supporto di questa sorprendente iniziativa.

Ulteriori famigliarità e complicità  con  nuovi sostenitori quindi, le entrate di  attendibili e rigogliose risorse,  la capacità di costruire tramite le belle cose in grado di sostenere anima, cuore e intelletto,  quali larte, la musica, lo spettacolo e gli eventi più eclatanti per una condivisione gioiosa e proficua, saranno lanima più potente capace di sostenere uniniziativa così importante come AIEF.

Confucio diceva : Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco.

Partiamo da qui, da questa massima così saggia e delicata, cominciando a fare qualcosa di concreto, noi tutti.

Sviluppiamo linfinito della nostra curiosità come infanti già cresciuti ma che , forse, ancora non conoscono la formula magica per diventare veri giganti buoni.

Non scordiamo il valore di quellecarezze e doniamole alle piccole anime che forse ancora non le riconoscono perché violate dallinettitudine, dal cinismo volgare , dalla violenza malata, dallo squallido opportunismo e dallignoranza di qualcunoche non vuole vedere ne’ sentire.

Non scordiamo tutti i bambini del mondo, perché solo tramite loro potremo sperare nel nostro futuro più spettacolare e costruttivo!

Monica Chiusano

L’intervista: William Nonnis, il “purista della Blockchain”.

Full Stack e Blockchain Developer presso il Ministero della Difesa,  ora in Enea.

William Nonnis da circa un ventennio si occupa di sviluppo di software, siti web e applicazioni web e, dal 2012, studia, sviluppa e progetta Blockchain e le principali caratteristiche delle Cryptocurrency, attività che lo ha portato a essere riconosciuto tra i dieci Top Influencer Blockchain Developer; allo stesso tempo viene riconosciuto come il “purista della Blockchain”.

Questo suo impegno ha trovato conferma attraverso due grandi riconoscimenti; nel dicembre 2021 ha ricevuto dall’ANGI (Associazione Nazionale Giovani Innovatori), in collaborazione e patrocinato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, un ambito premio professionale: l’Oscar dell’innovazione, come “Eccellenza italiana in ambito Blockchain e Innovazione Digitale”.

In seguito, nel mese di marzo 2022, l’Università Popolare degli Studi di Milano (con il riconoscimento voluto dal presidente Marco Grappeggia e da tutto il Senato accademico) lo ha insignito del Premio Internazionale “Gabriele D’Annunzio”, con la motivazione di aver compiuto “uno straordinario iter professionale e umano”, con tutti gli oneri e meriti del caso per la sua specifica competenza.

La tecnologia del Blockchain permette di disintermediare grazie al coinvolgimento dal basso verso l’alto,  eliminando il concetto di autorità centrale; quattro sono le sue caratteristiche principali:

I quattro punti principali della tecnologia, semplificando al massimo, sono:

E’ un registro distribuito delle transazioni, liberamente accessibile e basato sul consenso che avviene tra i partecipanti alla rete stessa, con l’utilizzo intensivo della crittografia e della firma digitale;
Non esiste più una logica di centralizzazione (anche nelle sue forme evolute decentralizzate), ma una forma distribuita e orizzontale delle informazioni;
E’ una tecnologia che conferisce totale fiducia e trasparenza ai soggetti e alle operazioni coinvolte;
E’ immutabile, poiché, una volta iscritta una transazione, essa non è più modificabile né cancellabile.

Queste caratteristiche portano a una responsabilizzazione e presa di consapevolezza da parte dell’uomo che interviene come attore principale alla guida della tecnologia, divenendo così parte integrante di questo cambio di paradigma socio-culturale.

 

“All’interno del Ministero della Difesa – spiega William Nonnis – il mio ruolo è  quello di Full Stack e Blockchain Developer e, da poco, ho anche accettato una simile sfida per ENEA.

All’inizio del mio percorso ho iniziato a sviluppare vari applicativi e, dal 2011, ho potuto constatare la straordinaria novità rappresentata dalle criptovalute, quali i bitcoin, che hanno attirato la mia attenzione.

E ho voluto analizzare ciò che dava fondamento alle monete digitali, la Blockchain appunto, volendo comprenderne vantaggi e funzionamento.

Nel 2013 sono stato poi selezionato dal generale Noto nell’ambito della Task Force Strutture di Progetto Energia (SPE), che ha per primo creduto nella potenzialità di questa tecnologia e nella sua applicazione all’interno del Ministero della Difesa. Spesso tra i colleghi dei vari reparti sono ancora presenti scetticismo e poca propensione a credere in questa nuova tecnologia”.

“Il Ministero della Difesa – aggiunge William Nonnis – sta, comunque, facendosi parte attiva nello studio e nella progettazione delle tecnologie Blockchain legate al P2P energetico.

È necessario intervenire sulla normativa vigente, che attualmente non consente il libero scambio/interscambio tra il cittadino,l’azienda e la Pubblica Amministrazione”.

“La prima applicazione della Blockchain – precisa William Nonnis – è sicuramente stata quella nei confronti della Criptovaluta(Cryptocurrency); il bitcoin funziona, infatti, proprio grazie a un’infrastruttura che permette di effettuare eventuali scambi di valore tra due soggetti, senza che ci sia un ente terzo che possa manipolare le informazioni.

La Blockchain rappresenta una tecnologia sociale che richiede una comunità di persone che ne facciano parte ma che, purtroppo, non sempre sono predisposte ad un corretto uso dei dispositivi del mezzo che utilizzano (Tablet, Pc, Smartphone,…).

Secondo i recenti dati statistici il cittadino italiano è dotato, in media, di 4 dispositivi elettronici a testa, ma l’indice DESI pone l’Italia al penultimo posto in riferimento ad un uso consapevole di questi dispositivi medesimi”.

“Tutto ciò dimostra – aggiunge William Nonnis – la necessità di una formazione e informazione adeguata a partire dalle scuole elementari, in cui i programmi scolastici risultano ormai obsoletirispetto alla società in cui viviamo. Questo indica, inoltre, il bisogno di effettuare un restyling di tutti i programmi formativi, in modo tale da portare all’acquisizione di adeguate skills(competenze) in materia”.

“Contemporaneamente – afferma William Nonnis – studiare l’ecosistema che ruota intorno al mondo digitale consente di utilizzare meglio i servizi. In questi due ultimi anni di pandemia abbiamo constatato, infatti, l’importanza di avere a disposizione, per esempio, i dati sanitari dei singoli soggetti.

Esistono alcuni campi in cui risulta prioritario l’utilizzo del digitale per fornire un servizio adeguato ai cittadini; si tratta della Sanità, dell’Istruzione, Giustizia e del variegato settoredell’energia, rappresentata dallo smaltimento dei rifiuti, dall’utilizzo di gas e acqua.

Risulta, così, fondamentale che lo Stato, attraverso una corretta gestione dei fondi del PNRR, effettui una progettazione a lungo termine, da qui a dieci anni minimo, proprio partendo dalla formazione, che deve essere estesa a tutto il tessuto sociale.

Tutto questo ridurrebbe certamente il rischio di attacco e prelievo di informazioni”. Infatti William Nonnis è responsabile didattico dell’Associazione “EvoDigitale”, presieduta da Eraldo Vaccargiu.

Vengono tenuti corsi di altissima specializzazione in ambito Blockchain, “Blockchain Elite, (https://www.blockchain-elite.it) che si pregiano della docenza di selezionatissimi professionisti, italiani ed internazionali.

Questi percorsi formativi avviano a brillanti carriere esperti digitali, qualificati ad operare come eccellenti risorse per il futuro del nostro Paese.

“Dal 2015 ad oggi in Italia – afferma William Nonnis – la cyber security ha subito un attacco del 70% superiore rispetto agli anni precedenti, come hanno dimostrato i casi verificatisi presso la Regione Lazio, l’ASL di Padova, il Comune di Torino, ma anche presso realtà private, come l’Ikea.

Le infrastrutture, infatti, non sono strutturate in maniera adeguata per concepire i nuovi paradigmi sociali e digitali; non tutti i cittadini hanno la consapevolezza, del valore della Blockchain per la tutela dei propri dati”.

“A seguito di questa carenza – precisa William Nonnis – si auspica che le nuove risorse economiche disponibili post pandemia vengano distribuite in maniera equa perché ogni singola realtà locale e regionale possa strutturare al meglio la consapevolezza nel digitale da parte dei cittadini, per affrontare questo paradigma. Tutto questo processo deve essere gestito da persone competenti.

Secondo i piani previsti, più della metà delle risorse del PNRR è destinato al campo della transizione digitale”.

“La Blockchain, infine, – conclude William Nonnis – trova anche una sua preziosa applicazione in campo alimentare, in quanto consente la tracciabilità del prodotto dalla nascita, attraverso il distributore, fino al consumatore, certificando che si tratti realmente di un prodotto made in Italy.

Attraverso la Blockchain vengono gestite, infatti, con maggiore trasparenza informazioni relative alle caratteristiche della produzione di un determinato prodotto; anche attraverso i dispositivi IoT/IoE è ormai possibile conoscere quanto sole e quanta acqua prenda un determinato prodotto nella sua fase di coltivazione.

L’applicazione della Blockchain è altrettanto utile in campo sanitario e potrebbe costituire una valida alternativa al fascicolo sanitario elettronico attuale, facilitando, inoltre, un maggiore dialogo tra le ASL presenti su tutto il territorio nazionale”.

Mara Martellotta