ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 166

C’era una volta l’Adriatico

L’Adriatico, un mare oggi più che mai crocevia dei destini del mondo, al centro di interessi strategici ed economici che coinvolgono le grandi potenze, la Cina in particolare, che con la “Nuova Via della Seta” mira a potenziare i suoi collegamenti commerciali con gran parte del pianeta e soprattutto con l’area mediterranea.

Robert Kaplan, analista politico e consigliere di vari presidenti americani, sia democratici che repubblicani, viaggia lungo le coste dell’Adriatico, da una parte e dall’altra, da Rimini a Trieste, da Rijeka a Corfù, in un originale itinerario che unisce la ricostruzione storica e il racconto giornalistico, memorie letterarie e analisi geopolitica per raccontare il Mare Adriatico e le sue frontiere che oggi tornano al centro della scena mondiale. Mescolando storia e letteratura, geografia e religione Kaplan spiega la genesi di “Adriatico, un incontro di civiltà”, il libro edito da Marsilio, e guarda con preoccupazione alla potenza russa che invia la sua flotta nel Mediterraneo e alla Cina il cui vasto impero marittimo minaccia di travolgere il mondo europeo. “Perché l’Adriatico sta per essere collegato al Mar Cinese meridionale e all’Oceano Indiano, sottolinea l’autore, elementi centrali di un commercio globale che si sta rapidamente sviluppando da Hong Kong a Trieste attraverso i porti dell’Oceano Indiano”. Il disordine internazionale cresce, le minacce diventano più pericolose e la posta in gioco è sempre più alta: dalla recenti scoperte del gas nel Mediterraneo orientale alla battaglia per il petrolio in una Libia divisa in due dove russi e turchi dettano legge. Più di sei Paesi affacciati sull’Adriatico attendono di sapere chi sfrutterà le ricchezze del sottosuolo e quale consorzio controllerà i gasdotti previsti, alcuni dei quali potranno entrare in Europa proprio attraverso l’Adriatico che sta diventando il mare in cui convoglieranno interessi geopolitici e commercio internazionale. Visitando varie città Kaplan traccia una serie di connessioni originali e audaci che dalla contemplazione di una chiesa a Rimini lo condurrà a Corfù, perfetta “sintesi di Italia e Grecia e quindi dell’Adriatico”. Dialogando con autorevoli scrittori e membri dei governi locali come l’ex presidente albanese Sali Berisha, rivivono fatti e vicende più vicine a noi o del tutto dimenticate. L’autore tocca anche Ravenna, Venezia, Trieste, Lubiana, Zagabria, Dubrovnik, Tirana e Durazzo partendo dalla convinzione che l’Adriatico è il luogo dove “la dicotomia tra Occidente e Oriente è oggi ancor meno evidente. Più che uno scontro questo è un concerto di identità e culture diverse, “cattolici e ortodossi, musulmani ed ebrei, Impero romano d’Occidente e d’Oriente, Mediterraneo e Balcani raggiungono nell’Adriatico una fusione stimolante”. Per comprendere la grande sfida in atto tra le potenze del terzo millennio bisogna iniziare, secondo l’autore, dalla conoscenza dei dettagli. A questo punto Kaplan visita le rovine di Mistrà, una città medioevale greca perché in questo luogo “nacque l’ispirazione di Bisanzio”. Mistrà era una città della Morea, nel Peloponneso meridionale, fu la capitale del Despotato bizantino e divenne la seconda città più importante dell’Impero dopo Costantinopoli. Dalle rovine di Mistrà alle strade di Rimini affollate di migranti provenienti da ogni continente Kaplan vede un’Europa in continua trasformazione a causa delle migrazioni e con un confine meridionale segnato non nel Mediterraneo ma, come scriveva lo storico Fernand Braudel, nel deserto del Sahara, il luogo dove oggi si ammassano le carovane dei migranti che tentano disperatamente di raggiungere le coste europee. “Un fenomeno migratorio che, secondo Kaplan, continuerà a definire l’Europa nel XXI secolo e l’afflusso di africani e arabi a cui abbiamo finora assistito è solo l’inizio.”
                                                                                          Filippo Re

Economia per i risparmiatori retail, incontro del CDVM

Economia Reale rivolta non soltanto ai grandi investitori, ma anche ai risparmiatori retail, in un meeting presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale, il 26 gennaio prossimo

 

Riprendono gli eventi del CDVM, Club Dirigenti Vendite e Marketing con un meeting presso il Centro Congressi dell’Unione Industriale il 26 gennaio prossimo alle 18 sul tema dell’Economia Reale, oggi anche per i risparmiatori Retail e non solo per i grandi investitori.

Alle 20 seguirà un networking buffet al Centro Congressi.

La serata è organizzata dal CDVM e Resforma srl, per conto di Federico Giordano, Area Manager Azimut Global Advisory e socio di CDVM.

Con Giordano, negli anni pre pandemia sono stati sviluppati diversi eventi che hanno riscontrato un ottimo successo, anche nell’epoca in cui era Area Manager della Banca Euromobiliare. L’obiettivo dell’incontro è quello di sensibilizzare i partecipanti sulle opportunità e i vantaggi fiscali che si possono ottenere con investimenti alternativi. Alla luce dell’andamento dei risparmi nel 2022, l’argomento risulta di particolare interesse, in quanto permette di comprendere come poter stabilizzare il proprio portafoglio e renderlo immune da speculazioni borsistiche, tweet, rumors e sentiment di mercato. In ottica di pianificazione finanziaria, si approfondirà anche il modo in cui i nuovi strumenti, uniti ad altri più tradizionali, possano condurre all’obiettivo desiderato con minori oscillazioni del proprio patrimonio mobiliare in momenti di particolare tensione economica.

I partecipanti, al termine del meeting, saranno in grado di comprendere come evitare investimenti finanziari poco performanti, se non inefficienti.

MARA MARTELLOTTA

Come cambia l’agricoltura: la nuova Pac nelle Assemblee Zonali

Confagricoltura Alessandria
Le novità sulla Pac (Politica Agricola Comune) per il quinquennio 2023-2027 e sul Psr (Programma di Sviluppo Rurale) e gli indirizzi per il futuro dell’agricoltura: sono questi i temi principali che saranno affrontati nel corso delle Assemblee di Zona convocate da Confagricoltura Alessandria a partire dal 23 gennaio che si terranno ad Alessandria, Acqui Terme, Casale Monferrato, Novi Ligure e Tortona. A relazionale sulle novità normative, di recente adottate dalla Commissione Europea e già recepite dall’Italia, saranno i responsabili del servizi economico e tecnico di Confagricoltura Alessandria Roberto Giorgi e Giovanni Reggio.
Le Assemblee di Zona sono un momento importante di aggregazione tra i soci e di condivisione di obiettivi e strategie.
In questi primi sei mesi del mio mandato come presidente ho già avuto occasione di incontrare tanti soci e di apprezzarne lo spirito imprenditoriale, che caratterizza la nostra associazione. Le assemblee di zona saranno un’occasione per consolidare i rapporti. Ci attende un anno non facile, che sarà probabilmente ancora segnato dagli effetti del conflitto in Ucraina e dal rincaro delle materie prime. Ecco perché sarà ancora più importante essere uniti. Credo fermamente, da sempre, nel valore dell’aggregazione e della condivisione che, in un periodo come quello che stiamo vivendo, diventa un’ancora di salvezza e stimolo di crescita. Auspico una grande partecipazione e un contributo di idee da parte di tutti”, ha commentato la presidente Paola Sacco.
Gli incontri permetteranno ai dirigenti e agli associati di porre sul piatto le questioni di maggior interesse locale, ragionare sull’annata agraria appena trascorsa ed esaminare temi di ambito sindacale, tecnico ed economico.

Il calendario assembleare:
Alessandria lunedì 23 gennaio alle ore 9.30 presso la Sala serra Ristorazione Sociale, viale Milite Ignoto 1/a.
Acqui Terme-Ovada venerdì 27 gennaio alle ore 9.30 presso la Sala conferenze Hotel “La Meridiana” in Piazza Duomo, 4 ad Acqui Terme.
Casale Monferrato mercoledì 25 gennaio alle ore 9.30 presso il Salone Tartara in Piazza Castello, 2.
Novi Ligure giovedì 26 gennaio alle ore 9.30 presso il Salone  Forno dell’Antica Ricetta, via E. raggio, 91.
Tortona martedì 24 gennaio alle ore 9 presso la Sala convegni Hotel Ristorante “Il Carrettino” in Strada provinciale per Pozzolo Formigaro, 15 a Rivalta Scrivia, Rivalta Nuova.

Al Politecnico progetto di sviluppo di strutture  innovative per velivoli sostenibili

La tecnologia sarà sviluppata nel progetto MIMOSA, avviato a fine dicembre per ridurre l’impatto ambientale e l’utilizzo di materie prime nella produzione di strutture aeronautiche

 

È stato avviato ufficialmente al Politecnico di Torino, guidato dal professor Giorgio De Pasquale, il progetto MIMOSA (Multimaterial airframes based on 3D joints between AM metals and carbon-fiber composites) – finanziato dall’Unione Europea con il programma “Horizon Europe” – che nei prossimi tre anni porterà alla industrializzazione di una nuova tipologia di struttura aeronautica per i velivoli di nuova generazione. Il team che si occuperà del progetto, composto da sei aziende e due centri di ricerca, coordinato dal professor De Pasquale (docente dello Smart Structures and Systems Lab presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS del Politecnico di Torino), comprende, oltre all’Ateneo piemontese, importanti aziende del panorama italiano come la multinazionale LeonardoTÜV ItaliaBytest, la startup F3nice ed altri partner dei settori dell’industria meccanica e dei materiali. Il progetto MIMOSA ha l’obiettivo di preparare il terreno alle prossime generazioni di velivoli, che seguiranno necessariamente criteri di produzione a ridotto impatto ambientale e minor fabbisogno di materie prime. La riduzione dell’inquinamento e dell’impiego di sostanze nocive sarà un preciso target di progetto, non solo per quanto riguarda il volo, ma anche per tutta la filiera produttiva del velivolo e per il suo smantellamento a fine servizio. In quest’ottica  è necessario ripensare alle modalità di produzione, trasporto e assemblaggio delle strutture che compongono il velivolo, cercando di ridurre il più possibile le fasi intermedie, integrare i processi e contenere la dispersione geografica delle forniture. Analogamente a fine vita, è necessario recuperare quanti più materiali possibili, rigenerarli e convertirli in nuove strutture. Questa esigenza, oltre che per motivi ambientali, sarà sempre più impellente anche per accrescere l’indipendenza da materie prime che potrebbero essere precluse da instabilità geopolitiche.

“Questi ambiziosi obiettivi necessitano di soluzioni tecnologiche innovative, che guardino a processi produttivi di nuova generazione e cerchino di integrarli in modo efficace, affidabile, economico e scalabile industrialmente – osserva il professor Giorgio De Pasquale – Proprio in questo senso, il progetto MIMOSA porterà alla produzione, sfruttando brevetti specifici del Politecnico, di strutture multi-materiale composte da leghe metalliche e materiali compositi senza elementi intermedi (adesivi o rivetti) mediante l’integrazione di manifattura additiva metallica, trattamenti superficiali al plasma e fibre di carbonio. A fine servizio, le strutture realizzate con la tecnologia MIMOSA potranno essere rigenerate grazie a un processo di “atomizzazione” che riduce gli scarti metallici in polvere a granulometria e composizione controllate, che diviene una materia prima “secondaria” per gli stessi processi di additive manufacturing.”

Essendo la normativa in ambito aeronautico molto severa, un particolare sforzo del consorzio sarà rivolto, oltre alla ottimizzazione tecnologica in sé, alla predisposizione di linee produttive idonee a soddisfare i requisiti per le forniture a livello internazionale. I processi speciali coinvolti sono ad oggi solo marginalmente regolamentati, e si prevede che MIMOSA potrà fornire un sostanziale contributo alla loro normazione.

Come avviene per ogni progetto di lungo periodo, le ricadute industriali saranno prevedibilmente di ampia portata anche per settori molto diversi da quello aeronautico e saranno proposte molte iniziative di disseminazione verso le realtà produttive dei territori.

Conigli, orsi e riccioli d’oro

IL PUNTASPILLI di Luca Martina

 

L’anno che abbiamo da pochi giorni messo alle spalle è stato, per noi poveri investitori, di un’insolita durezza. 

 

Una saggia e ben diversificata gestione del patrimonio, bilanciata dalla presenza di prudenti obbligazioni e ben più rischiose azioni, ha garantito per molti anni (una quarantina per i risparmiatori statunitensi e almeno una decina per gli europei) risultati positivi o vicini allo zero. 

Normalmente, infatti, la crescita economica favorisce le borse (le società quotate beneficiano del miglioramento degli utili) e lascia al palo i titoli di Stato (con la crescita arriva anche l’aumento dei tassi che provoca la discesa delle obbligazioni) mentre i rallentamenti hanno effetti diametralmente opposti sugli investimenti. 

 

Accade, quindi, che azioni e obbligazioni si muovano in direzioni opposte, compensando (in un portafoglio che le contenga entrambe) i loro effetti e riducendo così le oscillazioni complessive. 

 

Dopo anni di crescita “anomala” (senza inflazione) e di risultati positivi il 2022 si è comportato in modo completamente diverso. 

 

Il ciclo economico, rilanciato nel 2021 dagli investimenti e delle riaperture, seguite alle chiusure messi in atto all’esplosione della pandemia ad inizio 2020, sembrava proiettato e dispiegare i suoi benefici effetti ma la decisione della Russia di andare fino in fondo nell’invasione della vicina Ucraina ha scombinato le carte e dato il via ad una spirale inflazionistica, attraverso la salita incontrollata dei prezzi delle materie prime energetiche. 

 

L’inflazione è spesso il frutto amaro della fioritura economica: la “troppa” crescita (e l’eccessivo ottimismo) porta (ciclicamente) a una domanda di beni e servizi in eccesso rispetto alla loro produzione e questo ne fa salire i prezzi. 

 

Ma questa volta la storia si è dipanata in un modo diverso che ha, a buon diritto, ricordato quanto avvenuto negli anni 70 quando lo “shock” fu provocato, ancora una volta, da una guerra: l’attacco di Egitto e Siria ad Israele durante la festività ebraica dello Yom Kippur (giorno di digiuno e di astensione dal lavoro e di massima vulnerabilità per il Paese) del 1973. 

 

A questo seguì l’intervento, al fianco d’Israele, degli Stati Uniti e, come ritorsione nei confronti di Washington, l’embargo dell’OPEC dell’esportazione di petrolio il cui prezzo in poco tempo triplicò, da 23 a 71 dollari al barile. 

 

Qualche anno dopo, nel 1978, arrivò una seconda crisi, ancora una volta originata in Medio Oriente con la rivoluzione iraniana, che portò ad una brusca riduzione del greggio prodotto dal Paese che da allora in poi sarebbe stato definito “degli Ayatollah” (titolo ottenuto dagli esperti di studi islamici quale riconoscimento dell’autorità di guida spirituale). 

A fare le spese dell’ulteriore raddoppio del prezzo del petrolio, che superò i 140 dollari, fu ancora una volta la crescita economica mondiale: l’inflazione (la più iniqua delle tasse, come ricordava Luigi Einaudi) provocò una recessione lunga e molto dolorosa. 

Solo a partire dal 1982 i massicci tagli dei tassi e la riduzione dei prezzi del carburante consentirono alla crescita di ripartire. 

 

La situazione oggi ci appare, per fortuna, molto diversa sebbene gli editori del dizionario Collins English abbiano proclamato “Permacrisis” (un periodo lungo di instabilità ed insicurezza) la parola dell’anno, ulteriore sottolineatura ad un periodo, il terzo dall’insorgere del Covid, davvero difficile.

 

La crisi “geopolitica” è certamente seria ma molto più localizzata (nei territori dell’ex Unione Sovietica) e gli schieramenti, “ferrei” ed impenetrabili, in piena guerra fredda, di cinquant’anni fa si sono gradualmente ammorbiditi (e in alcuni casi liquefatti). 

 

I rapporti politici e commerciali (esportazioni di armi, a causa della pessima esibizione di sé nella guerra in corso, e di petrolio, venduto a sconto ai Paesi amici dai russi, in particolare) della Russia con il Medio Oriente si sono deteriorati a favore di Cina e, in minore misura, Stati Uniti. 

 

Non a caso un vecchio modo di dire nel mondo della diplomazia recita: “Gli americani hanno alleati mentre russi e cinesi hanno clienti” … 

 

I cambiamenti generati dai drammatici eventi ucraini non mancheranno comunque di fare sentire i loro effetti nel prossimo futuro, costringendo ad un radicale ripensamento del processo di globalizzazione che aveva guidato negli ultimi trent’anni l’espansione economica occidentale e la rinascita di un’antica superpotenza come la Cina. 

 

Ma l’economia “due punto zero” di questo millennio è ben lontana da quella che fu strangolata dalle crisi petrolifere descritte sopra. 

 

Il cambiamento del modello dei consumi energetici che sta maturando, con un più massiccio utilizzo delle fonti rinnovabili ed un rapido cambiamento delle rotte di approvvigionamento del gas da parte dei Paesi europei, ci rende meno vulnerabili e in grado di tornare ad un percorso di crescita sostenibile in tempi, probabilmente, brevi. 

 

Si tratta di quanto stanno già iniziando a scontare i mercati finanziari che hanno affrontato il nuovo anno con una baldanza che non si vedeva da molti mesi. 

 

Le previsioni di una recessione ormai prossima rimangono plebiscitarie in Europa ma per gli Stati Uniti si sta facendo strada la speranza che si tratterà di un semplice rallentamento. 

 

Oltreoceano la frenata dell’inflazione è evidente (sebbene molta strada si debba ancora fare per tornare ad un livello “sano”, intorno al 2%) e non si sta accompagnando né ad un aumento dei salari (che alimenterebbe la spirale dei prezzi) né a un crollo della domanda. 

 

Analisti ed economisti sono concordi nel prevedere una prima metà dell’anno caratterizzata da dati economici negativi (soprattutto in Europa) alla quale seguirà una stabilizzazione e un ritorno alla crescita, stimolata da un cambio di direzione delle banche centrali (dopo la stagione dei rialzi sarà tempo di tagliare i tassi d’interesse). 

 

La riapertura della Cina (con la ferma intenzione della sua leadership di rendere l’”anno del Coniglio” un anno da leoni…) e uno scenario “riccioli d’oro” (dove la crescita si mantiene su livelli positivi e in grado di consentire il contenimento dei prezzi al consumo) per la locomotiva statunitense darebbero corpo alle attese di un 2023 speculare al 2022 (quando sia le obbligazioni che le azioni hanno registrato perdite pesantissime). 

 

A gettare acqua sul fuoco potrebbero però essere, ancora per qualche tempo, le banche centrali, quantomai determinate a chiudere la partita con l’inflazione e a non lasciare che si generi un eccessivo (e ingiustificato) ottimismo tra gli investitori. 

 

Un altro rischio, per i mercati azionari, è dato dal fatto che le previsioni sugli utili, pur essendo state ridotte negli ultimi mesi, rimangono ancora piuttosto elevate; ne sono un esempio gli Stati Uniti, dove, in un anno potenzialmente recessivo, si prevede ancora una loro crescita del 10%.

 

Il 22 gennaio, infine, si festeggia il Capodanno cinese e questa festività metterà in moto, internamente e all’estero, un gran numero di cinesi (nel 2019, anno in cui esplose il Covid furono più di 700 milioni) e la fine dell’inverno potrebbe coincidere con un colpo di coda della pandemia (seppur ora molto meno letale del passato). 

 

Insomma, sembra assolutamente ragionevole aspettarsi un anno meno complicato di quello appena trascorso ma faremo bene a non lasciarci troppo influenzare dall’euforia o dall’eccessivo pessimismo che periodicamente faranno capolino sui mercati finanziari. 

 

Per lo zodiaco orientale il Coniglio è un simbolo di fortuna e buon auspicio e possiamo solo sperare che sia così deciso e determinato da mettere in fuga gli orsi (*) (all’inseguimento di Riccioli d’oro) che da un anno a questa parte scorrazzano nei mercati. 

 

 

(*) Nel gergo finanziario “orsi” sono coloro che spingono le borse al ribasso (“Mercato orso”) in contrapposizione ai “tori”, ottimisti sull’andamento delle quotazioni (“Mercato toro”). 

Giornata di pulitura del bosco al borgo Rubens

Il 22 gennaio un pomeriggio per condividere movimento e natura sulla collina torinese

L’associazione Rubens in collaborazione con Paideia, Mercato Circolare e Completa-mente onlus vi invita il 22 gennaio dalle ore 14 alle ore 17 nel suo splendido Borgo immerso nel verde per partecipare al recupero della bellezza di una parte importante del suo bosco.

Uno dei tratti che rendono unica Torino è proprio il paesaggio naturale che la circonda ed è quindi anche un dovere dei suoi abitanti preservare questo patrimonio diffuso e inestimabile, compiendo con un solo gesto un’azione spontanea di rispetto per l’ambiente e un’opera di alto valore sociale ed educativo.

L’esperienza sarà occasione di scoperta del Borgo, dei cavalli che vi abitano liberi e di condivisione dei valori di cura, fioritura e rispetto che sono fondanti il Borgo ed i suoi frequentatori. www.associazionerubens.it

Un evento aperto a tutti, ma soprattutto ai giovani di età compresa tra 14 e i 22 anni e alle loro famiglie perché all’evento, che si concluderà con una ricca merenda, verrà raccontata un’opportunità speciale.

Non a caso il Borgo Rubens si definisce come “luogo di fioritura” dove sentirsi a casa e ritrovare se stessi, rilassandosi e riabilitandosi alla felicità. Uno spazio di incontro dove trasformare i bisogni in potenzialità attraverso relazioni di qualità in un ambiente di grande bellezza.

In questo contesto l’evento della pulitura del bosco vuole essere un momento di conoscenza reciproca e al tempo stesso di sensibilizzazione per avvicinare adolescenti e giovani adulti ed introdurli al mondo del volontariato, facendoli immergere in uno spazio ideale per l’aggregazione giovanile in cui essere utili e svolgere un servizio per gli altri.

Per questo successivamente all’iniziativa, verrà illustrata per i partecipanti che saranno interessati, la possibilità di iscriversi gratuitamente alla formazione per poter partecipare al nuovo progetto sociale dell’Associazione Rubens ovvero il Bistrot del Borgo che inaugurerà il 26 marzo. La formazione si svolgerà dal 9 febbraio e per 5 settimane per due pomeriggi a settimana.

Il Borgo Rubens si trova in corso Casale 438/16 a Torino ed è raggiungibile anche con i mezzi pubblici (linee 15, 61 e 68), tutte le informazioni sono disponibili sul sito www.associazionerubens.it mentre per partecipare all’evento del 22 gennaio, assolutamente gratuito, è necessario prenotare telefonando al  340.4651152 o scrivendo a  borgorubens.info@gmail.com.

Si raccomanda di trovarsi al Borgo 15 minuti prima dell’orario ufficiale di inizio, verranno distribuiti un paio di guanti da lavoro e un sacco per raccogliere i rifiuti.

Tutte le difficoltà dell’agricoltura

Confagricoltura Piemonte, Allasia:

“Accendiamo le luci su un 2023 ancora incerto”

 

A pochi giorni dalla chiusura dell’anno, un’analisi di Confagricoltura Piemonte su ciò che ha caratterizzato il 2022 e sulle prospettive per il 2023

Dal dopoguerra, non si ricorda un anno così difficile per l’agricoltura come il 2022 e il 2023 si aprirà con molte incertezze, complice il delicato momento geopolitico ed economico che stiamo vivendo”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura Piemonte Enrico Allasia esaminando le criticità che riguardano il settore in questo particolare momento storico: dai mutamenti climatici alla food security, dall’Europa alla Politica agricola comunitaria, dalla legge di bilancio al cuneo fiscale, dal caro energia e fertilizzanti alla proroga della moratoria dei prestiti per dare liquidità alle imprese.

Il settore primario può crescere ancora, ma se non mettiamo in campo alcune misure urgenti sull’esempio di quanto hanno fatto altri governi in Europa, noi Italiani rischiamo più degli altri” ha proseguito Allasia, auspicando una frenata della spirale inflazionistica che sta mettendo a dura prova l’agricoltura piemontese.

In Piemonte, infatti, prosegue il calo delle imprese agricole, che negli ultimi cinque anni ha fatto registrare una contrazione di circa il 13%, passando dalle 46.667 unità del 2018 alle 40.866 di quest’anno. Rimane purtroppo stabile il numero dei giovani agricoltori, titolari del 14% delle aziende (n 6.041) censite in Regione, sintomo che non è applicata una politica sufficientemente favorevole all’insediamento degli Under 40. Si palesa quindi il serio rischio di interrompere un ricambio generazionale in grado di far eccellere nei prossimi anni, con innovazioni e nuove mentalità, il settore.

Occorre tornare a pianificare e ripensare il modello agricolo alla luce di quanto sta accadendo, attuare un piano strategico per rafforzare le filiere italiane, considerando il fatto che l’Italia riveste e dovrà rivestire ruoli sempre più importanti nei rapporti con il Bacino del Mediterraneo” ha concluso il presidente di Confagricoltura Piemonte, imprenditore del cuneese impegnato nella promozione del territorio attraverso una campagna di informazione trasparente e coerente con la storia e le tradizioni della terra.

L’export complessivo della Regione è cresciuto del 18,1% (+14,5% l’agroalimentare) nei primi 9 mesi del 2022, per un valore di circa 49.9 miliardi di euro in più: dati che posizionano il Piemonte sul quarto gradino della classifica delle Regioni italiane esportatrici.

Continuare a sostenere l’eccellenza delle nostre produzioni è una priorità: internazionalizzazione, digitalizzazione e precision farming sono i segreti per un’economia competitiva e per far prosperare l’intero territorio” ha affermato il direttore di Confagricoltura Piemonte Lella Bassignana, ricordando che è necessaria una tutela delle produzioni del “#madeinpiemonte” e di tutti i settori.

In ultima battuta, l’Organizzazione degli imprenditori agricoli torna a ribadire l’importanza di riportare sotto controllo la popolazione dei cinghiali selvatici, primo vettore di trasmissione della PSA (Peste Suina Africana), per evitare di affossare ulteriormente la suinicoltura regionale, comparto caratterizzato da 1.400 aziende che allevano 1,4 milioni di capi. La diffusione del virus ha spinto vari Paesi a limitare, e in alcuni casi a vietare, spesso ai fini speculativi, l’import di prodotti italiani derivati da carni suine. Stante questa situazione, l’emendamento sulle misure di contenimento della comunità di cinghiali in Italia approvato dalla commissione Bilancio della Camera è stato accolto favorevolmente dalla Confederazione. Altresì, la decisione del governo di procedere con un programma di abbattimenti la cui realizzazione sarà competenza del Comando unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare dei Carabinieri, risponde alle richieste avanzate da tempo.

Premio Mimmo Candito, i vincitori

La giuria della seconda edizione del Premio Mimmo Candito – per un Giornalismo a Testa Alta, composta dal Presidente Paolo Griseri (La Stampa), Marina Forti (Internazionale), Simona Carnino  (vincitrice della prima edizione) e Vincenzo Vita (Il Manifesto) ha così votato:

1) Premio OPERA
Federica Tourn: “Quel prete è uno stupratore”, con la seguente motivazione:
 
“Sugli abusi sessuali subiti dalle suore e non di rado coperti dalle autorità ecclesiastiche, ha il pregio di trattare un argomento raramente riportato sulle prime pagine dei media, soprattutto in Italia, e il vantaggio della completezza delle testimonianze. Una indagine vecchio stile, che si basa sulla forza del racconto, un meticoloso uso delle fonti e la capacità di scrittura e che, in questo caso, non può, per ovvie ragioni, essere sostenuta da immagini e testimonianze video.
Sullo sfondo il tema delle discriminazioni di genere nella Chiesa Cattolica e in particolare nelle missioni africane. Perché un’inchiesta sulla Chiesa Cattolica è per sua natura globale e coinvolge culture e aree geografiche molto lontane tra loro. Di particolare interesse le testimonianze delle suore che, dall’interno della Chiesa, cercano di denunciare gli abusi e provano a modificare lo stato di cose esistenti. Un ottimo lavoro che merita il premio a un giornalismo d’inchiesta disposto a raccontare verità scomode. Anche quelle di fede.
MENZIONE
La giuria ha anche deciso di assegnare una menzione particolare al reportage di DANIELE BELLOCCHIO sul Nagorno Karabakh. Il lavoro di un coraggioso freelance che si distingue per l’articolata struttura del reportage e la capacità di seguire sul campo nel corso del tempo le vicende di una guerra ormai dimenticata.
2) Premio Progetto d’Inchiesta
Letizia Tortello: “Marocco, donne fuori dal Medioevo”

Il progetto di Letizia Tortello sulla condizione delle donne in Marocco ha il pregio di un programma preciso e definito, in grado di raccontare la difficile transizione della società marocchina verso il superamento della tradizionale disparità di genere. Lo fa proponendosi di ascoltare le testimonianze delle associazioni di donne marocchine e raccontare le realtà in cui, al contrario, la loro condizione è ancora soggetta a forti discriminazioni.

Più che nella contrapposizione un po’ macchiettistica tra modernità e medioevo, l’interesse del progetto è proprio nella realtà sempre più embricata che lega Italia e Marocco. Non solo a Torino, la città italiana con il maggior numero di residenti di origine marocchina, ma anche in molti altri centri della Penisola. Le donne che emigrano dal Marocco sono spesso badanti, colf, commercianti, fanno parte della nostra società. L’influenza reciproca tra le due culture di riferimento determinerà inevitabilmente un pezzo del nostro futuro.

3) Menzione speciale degli allievi della Scuola di Giornalismo “Lelio Basso” di Roma, nostra partner
Valerio Cataldi: “Mario che costruiva la pace”
Riaccende l’attenzione su un evento troppo presto messo a tacere, la morte di Dario Paciolla in dubbie circostanze, mettendo a fuoco sia l’operato sospetto degli inquirenti colombiani, sia il silenzio mantenuto dalle Nazioni Unite sul caso.

Chi sono i vincitori

Federica Tourn, professionista freelance piemontese, autrice di reportage internazionali da zone calde, esperta di problematiche 

femminili e religiose. L’articolo è stato pubblicato su “Millenium”, mensile del Fatto Quotidiano.
   Daniele Bellocchio (menzione). Pubblicista freelance di Lodi, si occupa di tematiche internazionali e reportage da zone problematiche del 
globo, su tv, radio, web e carta stampata. Il suo lavoro è pubblicato da Inside Over
  Letizia Tortello, torinese, professionista a La Stampa. Inviata in Ucraina e curatrice di inchieste su vari paesi europei. Coautrice del libro 
“Goodbye Merkel. Perché per 16 anni ha governato lei”.
  Valerio Cataldi (menzione). Romano, caporedattore delle inchieste di Rainews dove cura il programma Spotlight. Specializzato in criminalità 
organizzata e immigrazione, ha collaborato con l’Unicef e fondato l’associazione Museomigrante.
 
   

Quasi ottomila gli studenti piemontesi che vogliono tutelare l’acqua

Oltre 7.900 gli studenti delle scuole piemontesi primarie e secondarie di primo grado che hanno aderito alla 9° edizione di Mi Curo di Te – Con la Scuola per l’Agenda 2030, il programma gratuito di educazione ambientale promosso da WWF Italia e Regina (Gruppo Sofidel).

C’è tempo fino al 28 aprile per iscriversi al programma di educazione ambientale “Mi Curo di Te” di WWF e Regina (Gruppo Sofidel), inserito nel piano “Rigenerazione Scuola” del Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Porcari (Lucca) – La tutela dell’acqua si fa largo tra i banchi di scuola. Sono già più di 5.300 le classi (oltre 117 mila studenti in tutta Italia) che hanno deciso di partecipare alla 9° edizione di Mi Curo di Te – Con la Scuola per l’Agenda 2030, il programma gratuito di educazione ambientale promosso da WWF Italia e Regina (Gruppo Sofidel). Il progetto, che dal 2014 accompagna gli studenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado alla scoperta del Pianeta e di come prendersene cura, da quest’anno è parte del Piano Nazionale “RiGenerazione Scuola” del Ministero dell’Istruzione e del Merito[1].

Per l’anno scolastico in corso, “Mi Curo di Te” ha come focus l’acqua: attraverso schede didattiche, giochi e quiz digitali introduce le giovani generazioni ai temi della scarsità e dell’inquinamento della risorsa idrica e racconta l’impatto di questi fenomeni sullo stato di salute di oceani, mari, fiumi e laghi della Terra. Il programma educativo dà così modo di conoscere e approfondire alcuni degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: l’Obiettivo 6, “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari”, l’Obiettivo 12 “Consumo e produzione responsabili” e gli Obiettivi 14 e 15, rispettivamente, “Vita sott’acqua” e “Vita sulla Terra”.

C’è tempo fino al 28 aprile 2023 per partecipare: gli insegnanti possono scaricare il kit didattico e guidare i ragazzi nella produzione di elaborati utili a guadagnare punti e scalare la classifica delle scuole per aggiudicarsi i premi in palio. Tra questi, oltre a una fornitura di prodotti Regina (carta igienica e fazzoletti) e l’accesso al portale educativo OnePlanetSchool di WWF, le prime tre scuole classificate, sia primarie sia secondarie di primo grado, riceveranno buoni per l’acquisto di materiali didattici del valore di 1.000€, 600€ e 400€. Saranno premiate anche le scuole classificate dalla 4a alla 6a posizione di entrambi gli ordini. Ulteriori premi verranno assegnati mediante estrazione finale.

Per vincere vale anche l’aiuto delle famiglie da casa: parenti e amici possono partecipare ai quiz e ai sondaggi disponibili sul sito dell’iniziativa e contribuire ad accumulare punti.

I vincitori saranno comunicati entro il 12 maggio 2023 sul sito www.micurodite.it.

[1] “RiGenerazione Scuola” è il Piano Nazionale del Ministero dell’Istruzione e del Merito per la transizione ecologica e culturale delle scuole italiane. “Mi Curo di Te” è entrato a far parte della Rete dei Rigeneratori, poiché si focalizza su due pilastri del Piano: la rigenerazione dei saperi e la rigenerazione dei comportamenti. Il Piano, che si ispira agli obiettivi dell’Agenda ONU 2030, mira a rige