ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 154

Laurea al Politecnico di Torino garanzia di lavoro

ALMALAUREA:

 

Oltre il 90% dei laureati lavora a un anno dal titolo magistrale e con retribuzioni superiori ai laureati degli atenei italiani

 

 

È stata pubblicata oggi l’Indagine AlmaLaurea 2023 su Profilo e Condizione occupazionale dei laureati. I laureati nel 2022 del Politecnico di Torino coinvolti nel XXV Rapporto sul Profilo dei laureati sono 7.583. Si tratta di 3.634 di primo livello e 3.949 magistrali biennali.

L’Indagine sulla Condizione occupazionale ha riguardato complessivamente 11.865 laureati del Politecnico di Torino. I dati descrivono l’analisi delle performance di 4.263 laureati di primo e di 4.406 laureati di secondo livello usciti nel 2021 e intervistati a un anno dal titolo e su quelle di 3.196 laureati di secondo livello usciti nel 2017 e intervistati dopo cinque anni.

Si tratta di un appuntamento atteso ogni anno dagli studenti e dalle loro famiglie, che spesso influenza la scelta del percorso di studi. L’indagine conferma una tendenza ormai consolidata: i laureati del Politecnico di Torino trovano lavoro, e ricevono in media retribuzioni più alte rispetto ai laureati degli altri atenei italiani, anche in periodi di recessione come quelli che stiamo vivendo.

Analizzando più nel dettaglio il profilo occupazionale dei laureati del Politecnico, l’Indagine evidenzia che si tratta di giovani che in larga parte (l’86,6%) continuano gli studi dopo la laurea triennale, rimandano cioè al post-laurea di tipo magistrale il vero ingresso nel mondo del lavoro. Tra i laureati triennali che non si sono mai iscritti a un corso di laurea magistrale e che quindi sono entrati nel mondo del lavoro, il tasso di occupazione risulta del 74,6%, a fronte di un dato nazionale del 75,4%.

Il dato di riferimento più significativo risulta comunque quello che riguarda i laureati magistrali a un anno dalla laurea, che continua a salire rispetto agli anni precedenti, sempre decisamente sopra la media nazionale: è occupato il 90,7% dei laureati magistrali del Politecnico di Torino, un valore di gran lunga superiore al 77,1% nazionale. Aumenta rispetto allo scorso anno il tasso di occupati a un anno dalla laurea magistrale nell’area dell’Ingegneria, attestandosi sul 95,1%; in aumento costante anche il dato relativo ai laureati magistrali in Architettura, con l’87.7% di occupati.

 

La percentuale di occupati aumenta ulteriormente, secondo gli ultimi dati di Almalaurea, a cinque anni dal conseguimento dal titolo, quando raggiunge il 94% a fronte dell’88,7% del dato nazionale.

Interessante anche la tipologia di occupazione di questi laureati (il 41,7% può contare su un contratto alle dipendenze a tempo indeterminato) e con una significativa differenza di retribuzione tra i laureati magistrali del Politecnico e la media italiana: 1.632 euro netti mensili a fronte di una retribuzione media di 1.366 euro a un anno dal titolo e 2.013 euro rispetto a 1.697 euro a cinque anni dalla laurea: entrambi i dati in aumento rispetto al precedente rilevamento.

L’Indagine fornisce infine alcuni dati interessanti circa il profilo dei laureati. Da notare come il rapporto con il mondo del lavoro comincia per i laureati del Politecnico già negli anni degli studi: il 35,6% tra i laureati di primo livello e il 46,5% dei magistrali ha svolto tirocini riconosciuti dal proprio corso di studi e più della metà (52,6%) degli studenti dei due livelli di studio lavora già durante lo svolgimento del percorso formativo.

Altro dato che emerge è la dimensione internazionale del Politecnico, con una percentuale di studenti stranieri laureati in crescita anche per quest’anno: il 12,7% in media (il 16,5% di quelli magistrali, a fronte del 6,8% a livello nazionale). Inoltre, quasi un terzo degli studenti durante la Laurea Magistrale compie un’esperienza di studio all’estero, nonostante le restrizioni dovute alla pandemia, gli studenti hanno comunque ripreso a spostarsi.

Incoraggianti infine le risposte relative alla soddisfazione: in generale, quasi 9 laureati su 10 si dichiarano soddisfatti dell’esperienza universitaria nel suo complesso e l’85,8% dei laureati è soddisfatto del rapporto con il corpo docente. Il 90,3% dei laureati si dichiara soddisfatto dell’esperienza universitaria al Politecnico nel suo complesso.

“I dati del rapporto AlmaLaurea confermano una volta di più l’ottimo lavoro svolto dal nostro Ateneo per fornire agli studenti e alle studentesse una preparazione orientata a un pronto inserimento nel mondo del lavoro, frutto di una programmazione e di investimenti specifici nel campo della didattica innovativa e della collaborazione con le imprese, a livello territoriale, nazionale e internazionale – commenta Il Rettore del Politecnico Guido Saracco – La formazione di professionalità adatte alle richieste del mondo del lavoro è una missione che il Politecnico ha messo al centro dei suoi sforzi, anche per quanto riguarda l’arricchimento del corpo docente con figure di grande autorevolezza internazionale e l’attrazione di ricercatori e studenti di eccellenza dalle Università di tutto il mondo”.

“Il miglioramento costante e duraturo nel tempo dei dati del rapporto AlmaLaurea è lo specchio di una stabilità nell’eccellenza per il nostro Ateneo, che consolida la sua reputazione di Ateneo a vocazione internazionale e orientata all’impatto sociale, attraverso l’inserimento dei suoi allievi e delle sue allieve nel tessuto imprenditoriale del nostro Paese e non solo – aggiunge la Delegata del Rettore agli Ex Allievi e Accompagnamento al Lavoro del Politecnico  Carla Chiasserini – I tanti accordi sottoscritti ogni anno con le aziende e il continuo rinnovamento degli strumenti di didattica  learning by doing, attraverso i tirocini, le tesi di laurea svolte in azienda e corsi specifici di orientamento al mondo professionale, consentono alla domanda e all’offerta di lavoro di incontrarsi e conoscersi al Politecnico ancora prima che studenti e studentesse abbiano concluso il loro percorso universitario”.

Il Master in Finance di ESCP è il Numero 1 al mondo

 

 

Il Master in Finance di ESCP Business School si è classificato primo al mondo nel ranking 2023 del Financial Times dei Master in Finance, guadagnando una posizione rispetto allo scorso anno.

 

Un risultato esemplare, che consolida il ruolo di ESCP come una delle business school più prestigiose al mondo.

 

Il ranking annuale del Financial Times viene stilato prendendo in considerazione un ampio ventaglio di fattori, tra cui il salario medio a tre anni dopo il conseguimento della laurea e il suo aumento medio percentuale, l’esperienza internazionale, il network degli alumni, la diversity, il career service e gli obiettivi raggiunti.

 

Il Master in Finance di ESCP ha performato eccezionalmente in ogni aspetto: in particolare, è primo per il suo network di alumni e per il career service, con il 100% dei laureati occupati a tre mesi dal conseguimento del master. ESCP ha guadagnato il primo posto anche per quanto riguarda gli obiettivi raggiunti (96% degli intervistati).

 

Il Professor Philippe Thomas, Academic Director del Master in Finance di ESCP, ha commentato Siamo incredibilmente orgogliosi di essere primi al mondo nel ranking del Financial Times. Ciò dimostra che i nostri metodi di insegnamento innovativi, impartiti da docenti eccellenti con esperienza sul campo e numerose pubblicazioni, sono riusciti a formare i migliori leader al mondo nel settore finanziario.”

 

Il ranking ha anche riconosciuto l’eccellenza internazionale di ESCP, classificando il MSc al secondo posto in termini di esperienza internazionale del corso e al quarto per work mobility internazionale.

Il MSc in Finance è un programma intensivo post-laurea della durata di 15 mesi, equivalente ad una laurea specialistica di secondo livello, suddiviso tra i campus di Parigi e Londra, seguito da un tirocinio di quattro mesi che può essere svolto ovunque nel mondo.

 

Tutti i programmi di ESCP beneficiano del suo approccio europeo e multiculturale, supportato dai sei campus in tutta Europa, e da branch campus e partnership accademiche in business hub fondamentali, come Dubai e Singapore.

 

Il Professor Léon Laulusa, Dean ed Executive President di ESCP Business School, afferma “In qualità di business school più antica al mondo, ESCP mantiene la sua comprovata esperienza di eccellenza grazie alla dedizione e all’ingegno dei docenti, degli studenti e dello staff. Questi risultati eccezionali sono la dimostrazione del nostro impegno nel formare business leader del futuro a tutto tondo.”

 

“Stiamo vivendo un profondo cambiamento,” aggiunge il Prof. Philippe Thomas. “Oggi il mercato del lavoro nella finanza dà priorità a laureati ben preparati, , sia in termini di hard skill che di soft skill. Il nostro Master in Finance combina un contenuto accademico di alto livello con le best practice di applied banking. Questo programma ‘plug and play’ è l’anticamera dell’investment banking, e il nostro famoso ‘senso di appartenenza’ è uno dei nostri principali asset.”

 

Il Professor Francesco Rattalino, Executive Vice-President e Dean for Student Experience di ESCP Business School e Direttore di ESCP Turin Campus, dichiara “Questo prestigioso riconoscimento evidenzia la nostra costante dedizione nel fornire agli studenti una formazione d’eccellenza, preparandoli a distinguersi nel dinamico panorama economico globale.  La nostra mission è quella di ispirare ed educare leader motivati e responsabili che abbiano un impatto positivo sul mondo. La posizione di vertice in questo ranking dimostra che coloro che studiano all’ESCP vengono dotati delle conoscenze, delle competenze e delle esperienze necessarie per una carriera di successo”.

ESCP Business School

ESCP Business School ESCP Business School è stata fondata nel 1819. La scuola ha scelto di insegnare un modello di leadership responsabile, aperta al mondo e basata sul multiculturalismo europeo. La possibilità di studiare nei nostri campus a Berlino, Londra, Madrid, Parigi, Torino e Varsavia consente agli studenti di sperimentare questo approccio europeo al management. Diverse generazioni di imprenditori e manager sono state formate nella convinzione che il mondo imprenditoriale possa nutrire positivamente la società. Questa certezza e i nostri valori – eccellenza, singolarità, creatività e pluralità – guidano quotidianamente la nostra mission e sono la base su cui abbiamo costruito la nostra visione formativa. Ogni anno, ESCP accoglie 9000+ studenti e 5000 manager di 130 nazionalità diverse. La sua forza risiede nell’ampio ventaglio di programmi accademici, sia in Management sia specializzati (Bachelor, Master, MBA, Executive MBA, PhD ed Executive Education), che includono un’esperienza nei diversi campus della scuola. Dal 2004 ESCP Business School è presente a Torino, grazie al supporto della Chambre de Commerce et d’Industrie de Paris, la Camera di Commercio di Torino, l’Università degli Studi di Torino, il Politecnico di Torino e numerose aziende partner.

It all starts here.

www.escp.eu

Tav e aeroporto per il futuro di Torino

Al termine di due giorni di lavori all’Urban Center di Torino nei quali gli esperti invitati dal sindaco LO RUSSO, a quasi due anni dalla sua elezione, hanno discusse le proposte attorno allo schema di nuovo Piano Regolatore , l’intervento della esperta di Bloomberg ha chiarito che Torino non è New York e neanche Milano.
Dopo tre Piani strategici/decennali che non hanno dato i risultati previsti,  se Torino dal 1996 cresce meno della media nazionale, e’ già un passo avanti.
Si è parlato di dotare la nostra Città di ben quattro Linee di Metropolitana, come ha da tempo Lione, tutte collegate con i Paesi della prima Cintura , ad esempio la Linea 2 dovrà assolutamente arrivare a S. Mauro Pescarito-Settimo. Qui saranno decisivi i tempi di costruzione e le fonti di finanziamento vista la grave situazione del bilancio Comunale lasciata da Chiamparino.
Così come potranno subire importanti gli interventi di sistemazione dei 4 fiumi che attraversano la nostra Città con lavori che potranno interessare i lavori socialmente utili dei titolari di reddito di cittadinanza . Concordo con la proposta dei costruttori edili di chiamare il nuovo Piano regolatore un Piano di Sviluppo di Torino .
Il rilancio della nostra Città , che come è noto da oltre vent’anni cresce meno della media nazionale potrà derivate solo dal grande salto di qualità dei collegamenti internazionali che potranno arrivare dalla TAV e dal rilancio del nostro Aeroporto .
Nella attesa che venga costruita la TAV, salvata dalla nostra grande manifestazione del 10.11.2028, e’ importante sviluppare  già oggi i rapporti tra Torino, Genova e Milano , come propongono intelligentemente gli imprenditori di Confindustria perché tra due anni grazie alla conclusione dei lavori della linea ferroviaria Genova Rotterdam, Genova sarà raggiungibile via treno da Torino e Milano in un’ora e pertanto la collaborazione e la integrazione delle attività di studio e di consulenza troveranno il treno come il mezzo di collegamento più competitivo . I porti liguri e gli aeroporti delle tre Città saranno raggiungibili molto più velocemente così come le venti tra Università, Centri di ricerca e i Politecnici potranno integrarsi e collaborare meglio.
In quest’ottica occorre risolvere al più presto la questione della concessione alla ATIVA, la società che gestisce la tangenziale, o per completarla con la Gronda Gassino-Chieri-Santena o con la quarta corsia perché a Settembre la tangenziale subirà gli effetti della chiusura del Traforo del Bianco.
Il salto di qualità definitivo si avrà con il termine dei lavori della TAV perché a quel punto territori che insieme producono oltre 700 miliardi di PIL  (Lombardia, Liguria, Piemonte, Rhone Alpes) potranno offrire una dimensione alle attività dei Servizi avanzati un mercato amplissimo.
La TAV VALLEY così chiamo io questa Nuova Entità territoriale e amministrativa non avrà nulla da invidiare alla Silicon VALLEY e Torino ne sarà la Città centrale.
Un’area talmente importante in grado di attrarre ogni tipo di investimenti pubblici e privati tali da fermare la emorragia di cervelli, anzi di diventare a sua volta attrattiva dei migliori laureati del Continente e del mondo.
Ecco perché da oggi noi dobbiamo difendere meglio e di più i nostri settori produttivi  a partire da quello dell’auto , perché l’industria ha bisogno dei servizi di un Terziario avanzato oggi trasferitisi prevalentemente a Milano. Ecco perché mi aspetto molto dalla gestione dei soldi  , oltre sei miliardi, del fondo auto Giorgetti nato da una mia iniziativa lo scorso anno. Ecco perché dobbiamo valorizzare in ogni modo le nuove eccellenze produttive sorte negli ultimi anni .
Mino GIACHINO
SITAV SILAVORO

Pininfarina: da piccola officina artigianale a marchio del made in Italy nel mondo 

L’AUTOMOTIVE A TORINO /3

 

Dalle Ferrari, Alfa Romeo, alle Lancia, l’azienda fondata a Torino negli anni ‘30 come “Società anonima Carrozzeria Pinin Farina” da Battista Farina – soprannominato “Pinin” in piemontese – nello stabilimento di corso Trapani – su una superficie di quasi 10mila mq – che conta 150 collaboratori è destinata a grandi cose. Il sogno di Pinin si realizza anche grazie al finanziamento di una zia della moglie e dall’appoggio di Vincenzo Lancia, che per primo crede nelle intuizioni dell’amico al quale poi fa “carrozzare” molte delle sue automobili; l’atto di costituzione, firmato dai soci Battista Farina, Giovanni Battista Devalle, Gaspare Bona, Pietro Monateri, Arrigo De Angeli e Vincenzo Lancia. La Pininfarina, nei primi anni fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, è una piccola attività artigianale che costruisce carrozzerie su ordinazione di facoltosi clienti privati e diventa negli anni un’industria con la capacità di offrire al mercato automobilistico progettazioni complete di autoveicoli e, più in generale, di mezzi di trasporto concepiti anche con l’ausilio di ricerche ingegneristiche avanzate.

Ma è nel momento della prima ricostruzione postbellica Pininfarina concepisce la prima automobile di fama mondiale, la Cisitalia 202: presentata nel 1947 è la prima autovettura che ottiene l’onore di un posto in un museo, nel MoMa di New York; da quel momento la Pininfarina inizia a disegnare lo stile di centinaia di autovetture. Negli anni ‘50 inizia la collaborazione della Pininfarina con case automobilistiche straniere, come la francese Peugeot con cui il rapporto continua anche oggi e, sempre negli anni ‘50, l’azienda passa da una struttura artigianale a una vera realtà industriale. L’evento di passaggio è la produzione per conto dell’Alfa Romeo di 27mila Giulietta Spider, nata in Pininfarina ispirandosi, per il design dell’auto, alla Lancia Aurelia B24.

L’azienda dal 1961 passa sotto la guida del figlio del fondatore, designer di fama mondiale Sergio Farina, che ha proseguito la ricerca del padre restando nel campo delle automobili; il biennio 1960-70 è quello che segna la creazione di alcuni tra i modelli più famosi, come l’Alfa Romeo Spider Duetto, la Lancia Flaminia, Lancia Flavia coupé, la Dino 246 e le Fiat 124 Sport Spider e Dino Spider. A partire dal 1967 la Pininfarina si trasferisce nei nuovi stabilimenti di Grugliasco (TO) e si riscontra un forte impegno nello sviluppo tecnologico e aerodinamico, prima con la creazione del Ccd – Centro di Calcolo e Disegno) e, in seguito, con la costruzione di una galleria di vento in scala naturale, la prima in Italia per le autovetture e una delle poche allora esistenti al mondo; nascono inoltre nuovi accordi per il reparto design e progettazione con Daewoo, Cadillac, Bentley e Mitsubishi. Come molte altre aziende di design automobilistico, oltre alle vetture poi entrate in produzione di serie, la Pininfarina ha presentato ai vari saloni delle vetture concept car, tra le quali si annoverano la Ferrari Modulo del 1970, la Ferrari Rossa Concept del 2000 e la Maserati Birdcage 75th del 2005.

Nel 1999 Pininfarina disponeva di tre unità produttive in Italia: Grugliasco per la lastroferratura, verniciatura e carrozzeria, San Giorgio Canavese per la carrozzeria di marchi vari e infine Bairo (TO) per la carrozzeria marchio Mitsubishi. Nel 2008, Andrea Pininfarina, presidente e amministratore delegato della storica carrozzeria torinese, muore sul colpo in un incidente stradale a Trofarello, e gli succede alla presidenza dell’azienda il fratello Paolo; il 3 luglio 2012 viene a mancare Sergio Farina, che ha guidato la crescita dell’azienda nell’ultimo mezzo secolo (1961-2001) e sempre nel 2012 la Pininfarina stringe un accordo con la cinese South East Motor per la realizzazione del design di una gamma di modelli destinati alla produzione. Nel 2015 viene comunicata la cessione dell’azienda – in grave insolvenza – al gruppo indiano Mahindra & Mahindra al prezzo di 1,10 euro per azione.

Giulia De Sanctis

La città che cambia, scalo Vallino: rigenerazione urbana

Nova Coop presenta il progetto per portare a Torino nel quartiere San Salvario un nuovo Student Housing, servizi alla persona, un Superstore Coop, impianti sportivi, nuovi spazi pedonali e aree verdi.

Lavori al via in pochi giorni, 60 milioni di euro l’investimento

È stato presentato da Nova Coop Società Cooperativa il piano complessivo di sviluppo per dareuna nuova vita e una nuova identità all’ex scalo ferroviario Vallino, il sito acquistato da FS Sistemi Urbani a seguito di gara nel dicembre 2015. Un progetto che, a circa vent’anni di distanza dalla trasformazione della Spina 3, assegna nuovamente alla cooperativa dei consumatori piemontese un ruolo guida nel processo rigenerativo di un’importante area della città di Torino.

L’intervento interesserà una superficie di circa 32 mila metri quadrati nel quartiere San Salvario, delimitata a nord dal sovrappasso di Corso Sommeiller, a est da Via Nizza, a sud da Via Argentero e a ovest dalle sedi ferroviarie in esercizio e all’interno della quale è già in corso la costruzione del Centro di ricerca per le biotecnologie molecolari promosso da Fondazione CIRP e Università degli Studi di Torino.

Il piano propone il recupero di una zona fino ad oggi interdetta alla città attraverso un progetto di trasformazione urbana che asseconda e consolida la vocazione già espressa dal quartiere di connotarsi come polo della formazione universitaria, rimarginando fili di edificazione fino ad oggi rimasti incompiuti lungo gli assi stradali di Corso Sommelier e Via Nizza e offrendo alla comunità locale nuove aree servizi e spazi di fruizione pubblica.

La superficie insediata complessiva è pari a circa 21.500 metri quadrati e si compone di un importante intervento, sviluppato in partnership con le società Taurus e Ca Ventures, per la realizzazione di uno Student Housing di circa 10.500 metri quadrati di Slp (superficie lorda di pavimento) e di ulteriori 10.000 metri quadrati di Slp con destinazioni miste commerciali e di servizi, che comprendono la presenza di una consistente quota di ristorazione e un Superstore Coop di 2.500 metri quadrati, progettato per offrire al consumatore la possibilità di fare acquisti “presto e bene” grazie all’introduzione di sistemi di tecnologia e segnaletica digitale avanzati e di usufruire di tutti i servizi alla persona proposti da Nova Coop.

La soluzione progettuale planivolumetrica prescelta prevede unariduzione dei diritti edificatori rispetto alle previsioni del Piano regolatore generale pari a circa 4.500 metri quadrati (-18%) e consente di destinare una consistente superficie, per oltre 7.500 metri quadrati, a spazi pubblici e ad uso della collettività, comprensivi di una piazza pubblica attrezzata e inoltre di una piastra di impianti sportivi di circa 5.000 metri quadrati.

Su Via Nizza il nuovo sviluppo dialogherà con i tre edifici vincolaticome beni storico-architettonici, e già restaurati, che ospitavano il sistema di accesso e controllo allo scalo ferroviario e ora saranno la porta di accesso allo spazio pedonale e ad aree verdi arricchite da alberature ad alto fusto.

Le importanti opere di bonifica, unite allo sviluppo progettuale degliedifici con applicazione dei protocolli ITACA (livello di sostenibilità energetica e ambientale) e LEED (prestazioni ambientali degli edifici lungo l’intero ciclo vita), le ampie aree pubbliche e a verde, gli impianti sportivi, consentono il recupero e la fruibilità di questa porzione di città in piena coerenza con le politiche di Nova Coop in tema di sostenibilità ambientale.

L’iniziativa è sviluppata da Nova Coop, in collaborazione con Taurus Srl, uno dei principali attori nel panorama del Real Estate torinese e CA Ventures. Il progetto urbanistico è a cura di Ai Engineering e Ai Studio, il progetto architettonico è a cura di Ai Engineering, Ai Studio e diPicco Architetti.

«La riqualificazione dello Scalo Vallino dichiara il Sindaco Stefano Lo Russo rappresenta un fondamentale tassello della strategia di trasformazione urbana dei siti industriali dismessi. Il completamento dell’investimento universitario rappresentato dal centro di Biotecnologie e la realizzazione di uno studentato contribuiscono ad una delle vocazioni strategiche di Torino come città universitaria. Una città che potrà essere sempre di più riconosciuta per la sua capacità di attrarre giovani in formazione universitaria offrendo esperienze di studio, residenzialità, lavoro e integrazione nel sistema economico e sociale cittadino, per chi arriva da fuori e per chi già vive sul territorio cittadino»

«Oggi abbiamo presentato un grande progetto di rigenerazione urbana – dichiara il Presidente di Nova Coop Ernesto Dalle Riveper trasformare unarea ferroviaria dismessa a pochi passi dal cuore di Torino in un luogo di studio e aggregazione integrato con il quartierecircostante. Sarà bello, ecosostenibile, ricco di servizi e con un’offerta commerciale che non si pone al centro dell’operazione ma offrirà un importante supporto per permetterne la fattibilità. Essere motori di sviluppo locale e costruire le condizioni per restituire ai torinesi la fruibilità di pezzi della loro città è il tratto comune che ha caratterizzato tutti i nostri progetti di nuovo insediamento negli ultimi vent’anni, dalla Spina a Fiorfood in Galleria San Federico, dalla riqualificazione di un tratto di via Botticelli a quella degli spazi ex-Pastore in Corso Novara, per la realizzazione dei nostri ultimi superstore, perché vogliamo che la grande distribuzione cooperativa qualifichi la sua specificità anche per la capacità di realizzare interventi importanti e qualitativi che sappiano essere motore di sviluppo economico e recupero urbano».

L’investimento complessivo ammonta a circa 60 milioni di euro, di cui oltre 5 milioni di euro destinati per opere pubbliche e oneri a scomputo. Le operazioni di bonifica e scavo partiranno nei prossimi giorni, la conclusione dei lavori è prevista per l’autunno 2025.

Fiat Lingotto: lettere dall’interno

Torino città di Marcovaldo, se non sei dentro non ne capisci niente. (Carlo A.M.Burdet)

Armano Luigi Gozzano ripercorre le proprie vicende lavorative dalla scuola allievi Fiat alla storica azienda di via Nizza, Officine Sussidiarie Auto vetture speciali, fino alla  marcia dei 40000 di Torino, svolta definitiva per il sindacalismo nato dall’autunno caldo, analizzato sul libro di Bianchi-Scheggi “Quadri in cerca d’autore”(Cedis,1985 Roma). La prestigiosa scuola, con il rigore e serietà che la contraddistingueva, rappresentava la  migliore formazione tecnica del settentrione  occidentale italiano. Con frequenza annuale  per i diplomati e triennale per i possessori  della scuola media, convenzionata con il noto Ist. Salesiano Don Orione per vitto e alloggio, proiettava lo studente nelle aziende del gruppo torinese. Diverse le prospettive di carriera: ufficio tecnico, cronometrista, allievo capo squadra, assistente tecnico capo officina. Tra le visite illustri durante il corso 1967-68 Agnelli, Valletta e il pugile neo campione del mondo Nino Benvenuti. Il corso di tracciatore aveva come obiettivo il controllo in forma analitica-geometrica 3D e l’utilizzo dei particolari in meccanica, fonderia e carrozzeria, studi riportati sul famoso “album” scolastico.
Ma già nella primavera del ’68,definito l’anno degli studenti con le proteste iniziate nel ’67, le cose a Torino stavano cambiando. Gli universitari cercavano l’appoggio del mondo aziendale, e occupando le facoltà iniziarono  gli scontri con le forze dell’ordine. Alle Esperienze del Lingotto si costruivano manualmente 3 vetture prototipo adibite ai saloni dell’auto e al crash-test. Diverse le
agevolazioni: sconto vetture, centri estivi, case Fiat, centro sportivo, mutua interna che  ricopriva il 100% della malattia (MALF). Venivano pubblicati “L’illustrato Fiat” e  “Il
giornale dei capi”. Per il salto di categoria era necessario lo storico “capolavoro”. Nel ’69, definito l’anno delle tute blu, la contestazione giovanile favorita dal clima politico del ’68 si  collegò con la scadenza dei contratti di lavoro, e dalle facoltà si spostò ai cancelli  della Fiat. L’inquadramento unico sancito dai contratti del ’72-’73-’74 segnò lo svuotamento delle categorie basse e il rigonfiamento delle alte, creando malessere nei settori qualificati. Ma la nota dolente fu il risultato di una miscela esplosiva della  politica sindacale basata sulla centralità
modello ’68 con aumenti uguali per tutti (appiattimento scala mobile) e dal fiscal-drag (pressione fiscale sul reddito).
Gli scioperi interni provocavano il fermo totale degli impianti,e le fasce contestatrici si spostavano dal Lingotto a Mirafiori e viceversa per mimetizzarsi. Gli episodi di  violenza verso gli impiegati e i capi spinti a forza con sberle e veri sequestri di persona furono riportati dai Mass Media solo dopo l’autunno caldo, quando il sindacato era ancora visto come eroe positivo. Il culmine
di violenza e paura si ebbe negli anni del  terrorismo.
Il 17-5-1972 durante una occupazione del Lingotto controllata dalla polizia, filtrò la  notizia dell’omicidio Calabresi. Sguardi increduli si condensarono in un unico pensiero. Era l’inizio della fine. A metà ottobre 1979 la Fiat inviò lettere di licenziamento a 61 dipendenti sospettati di terrorismo. Lo sciopero immediato e quello generale del  23 ottobre fu un fallimento, confermato – racconta Gozzano – da Piero Fassino responsabile PCI fabbriche torinesi. Le minacce, il dileggio, le macabre manifestazioni con casse da morto, capi reparto trascinati a calci in prima fila negli  scioperi e auto incendiate ricordano le violenze fasciste. Ma il faccione rassicurante di Marx appeso per 35 giorni ai cancelli dovette involontariamente assistere ad una cocente sconfitta del sindacato che perdeva  consensi. La Fiat annunciò il licenziamento di 14469 dipendenti il giorno 11-9-1980.La dichiarazione di guerra fu subito accolta  dai sindacati .”Fare come a Danzica”, solo che a Danzica il consenso era generale. Le risse  furibonde erano quotidiane.Il 25-9-1980  Berlinguer davanti ai cancelli di Mirafiori assicurava l’appoggio del PCI anche in caso di occupazione.Il 14-10-1980 si sviluppò nel  centro di Torino la marcia dei 40000 quadri, impiegati e dirigenti che chiedevano al sindaco Novelli di fare aprire i cancelli, sanzionando il fallimento della linea estremista del sindacato. Nelle drammatiche  assemblee del giorno dopo, Carniti Benvenuto e Lama furono contestati, spintonati e insultati dai delegati che si sentirono traditi.Il 18 ottobre ,in un clima da Caporetto, il sindacato siglava a Roma l’intesa per l’integrazione e mobilità di 22884 lavoratori prima che succedesse il  peggio. La sconfitta bruciante si additò anche al segretario regionale CGIL Piemonte Fausto Bertinotti, ipotizzandone la rimozione o confinamento in qualche ufficio di Roma. In effetti andò a Roma, ma per entrare nella segreteria confederale CGIL. Nel sindacato non esistono epurazioni.”Le vittorie hanno 100 padri, le sconfitte sono orfane”. In un video pubblicato dal gruppo Anziani Fiat nel 2014, l’attentato al Papa fu commentato dal  capo Esperienze P.P.Arboletti,ex-allievo Fiat triennale. La campagnola bianca o Papamobile costruita nel suo reparto era stata progettata per ospitare una sola persona sul predellino posteriore,ma fortunatamente resse il peso delle persone che sorreggevano S.S. verso l’ospedale. Marchionne rifiutava il dialogo con la fascia  estremista sindacale, la Fiat usciva da  Confindustria nel 2012 e dall’Italia nel 2014,
Elkann mette in vendita la palazzina sede di  Agnelli e Valletta,il cuore Fiat per Torino. La guerra ispirata dalla follia ideologica é finita!
Giuliana Romano Bussola

Uncem, i sindaci e le piccole opere del Pnrr

PNRR E PICCOLE OPERE DEI COMUNI, BUSSONE (UNCEM): NON SONO I SINDACI AD AVER VOLUTO IL PASSAGGIO AL PIANO DI RIPRESA E RESILIENZA

“Non sono certo i Sindaci ad aver voluto il passaggio da ordinarie poste di bilancio dello Stato al PNRR delle risorse economiche per progetti e lavori per la messa in sicurezza del territorio, per le manutenzioni di edifici o versanti, per la difesa dell’assetto idrogeologico. La decisione è stata assunta un anno e mezzo fa per aumentare le somme impegnate del Next Generation EU e i Comuni hanno subito questa decisione. Con una serie di conseguenze gravi. Come ad esempio il cambio del sistema di monitoraggio, da Bdap a Regis, piuttosto che l’applicazione ora necessaria del DNSH, ancora il cambio di regole per la spesa e la rendicontazione. Sono migliaia di interventi sotto al milione di euro in centinaia di Comuni italiani, piccoli e non. Sono state fatte convogliare nel PNRR opere che non era necessario spostare lì. I Sindaci e gli Uffici dei Comuni hanno subito queste decisioni. Ora, sugli organi di stampa, si profila a breve un nuovo passaggio ad altri modelli di gestione, FSC ad esempio, o fondi europei di altra natura, come i FESR. Sarebbe un nuovo cambio di regole, per dare più tempo e modalità più snelle. Di certo i Sindaci subiranno ancora una volta la scelta. E una cosa confermano, ovvero tutto l’impegno per usare bene quelle risorse, PNRR o no, per investirle nel modo migliore, più efficace, per dare garanzie di futuro ai figli e ai nipoti. Per accorciare tutte le sperequazioni che un piano denominato Next Generation EU deve ridurre, con forza. Evitando di perdersi nella burocrazia e usando bene, con i Comuni insieme, le risorse disponibili”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

WIMBY: coinvolgere le comunità locali per l’adozione dell’energia eolica in Europa

Il progetto Horizon Europe, avviato all’inizio del 2023, svilupperà strumenti innovativi per facilitare l’interazione tra cittadini e stakeholder, come la condivisione delle conoscenze, la valutazione collaborativa degli impatti, delle controversie e del potenziale di innovazione sociale delle nuove installazioni eoliche, sia onshore che offshore.

 

Il progetto WIMBY – Wind In My BackYard: Using holistic modelling tools to advance social awareness and engagement on large wind power installations in the EU – finanziato dal programma europeo HorizonEurope e avviato nel gennaio 2023, si propone disviluppare strumenti e modelli olistici per rafforzare la consapevolezza e la collaborazione di stakeholder e comunità locali nei processi di installazione di parchi eolici in Europa Nel corso dei prossimi tre anni, il Consorzio di WIMBY lavorerà per l’implementazione dell’energia eolica in quanto fonte rinnovabile, affrontando le sfide e le questioni che ne ostacolano la realizzazione, e avanzando soluzioni riguardo le barriere di carattere sociale e legale presenti.

Il progetto WIMBY mira a garantire che i nuovi parchi eolici siano progettati in modo da essere più sostenibili  e  convenienti  per le  comunità  locali tenendo  conto  delle preoccupazioni, delle preferenze e del benessere delle persone che vivono in una  determinata area. Questo aiuterà a promuovere un futuro che metta al centro l’energia rinnovabile.

Promuovere l’energia eolica attraverso il confronto e la collaborazione

Se da un lato l’energia eolica è considerata tra le soluzionipiù promettenti per la riduzione delle emissioni di carbonio e la lotta ai cambiamenti climatici, dall’altro ha incontrato la resistenza di normative restrittive e comunità locali.

Il progetto WIMBY mira a superare tali ostacolicoinvolgendo i cittadini e gli stakeholder in tutte le fasi progettuali e decisionali, ascoltando le preoccupazioni e promuovendo una comunicazione aperta e trasparente. Per raggiungere questi obiettivi, Il Consorzio ha coinvolto un team multidisciplinare di esperti che svilupperanno una serie di modelli interattivi accessibili a tutti, inclusi i nonaddetti ai lavori, al fine di consentire la partecipazione collettiva al progetto. Nello specifico, il lavoro porterà alla realizzazione di una piattaforma Web-GIS, un ambiente immersivo in 3D e un forum di discussione in grado di aiutare gli utenti a scambiarsi opinioni e prendere decisioni informate. Questi strumenti faciliteranno il coinvolgimentodiretto delle comunità locali nella pianificazione, nella realizzazione e nell’integrazione dei parchi eolici, con un’attenzione particolare al contesto sociale e ambientale

Il progetto raccoglierà i suoi dati su quattro siti pilota situati in Italia, Austria, Norvegia e Portogallo e coinvolgerà direttamente le comunità locali per identificare i fattori che influenzano le posizioni del pubblico verso l’energia eolica e le sue applicazioni. I casipilota selezionati coprono un’ampia gamma di caratteristiche geografiche, tecnologiche e socioculturali che assicurano che gli strumenti sviluppati siano rilevanti e utili sia per i distributori di energia eolica che per icittadini.

Coordinatore scientifico del progetto – Luis Ramirez Camargo (Utrecht University): L’energia eolica dovrebbe essere diffusa a un ritmo molto più veloce se vogliamo raggiungere gli obiettivi globali di protezione del clima. La tecnologia si è notevolmente evoluta negli ultimi decenni, sappiamo come mitigare i potenziali impatti negativi e trarre sostanziali vantaggi da quelli positivi. Tuttavia, dobbiamo ancora sviluppare la consapevolezza e l’impegno sociale per rafforzare una transizione che metta la diffusione dell’eolico in cima all’agenda di governi, imprese, comunità e cittadini. In WIMBY raccoglieremo tutte le conoscenze e l’esperienza dei membri del consorzio in strumenti sviluppati in collaborazione con gli stakeholders, che possano aiutarci a contribuire a questa transizione.

 

Partners e obiettivi

I 16 partner europei condivideranno le loro competenze multidisciplinari per affrontare le questioni ancora aperte, legate all’integrazione dell’energia eolica: studi del territorio, sia per quanto riguarda gli impatti sulla biodiversità, sul paesaggio e sulle comunità; studi tecniciper lo sviluppo degli strumenti interattivi più adatti e facilida utilizzare dal pubblico eterogeneo che il progetto vuole coinvolgere; metodologie di citizen science (scienza partecipata) e di ricerca sociale per lo sviluppo di azioni in grado di coinvolgere gli stakeholder locali nei processidecisionali.

Le eccellenze italiane

Tra i partner figurano Deep Blue, azienda leader italiana nella ricerca Europea focalizzata sugli aspetti di innovazione, user-centred design e compatibilità tra nuove tecnologie, ambiente e società, il centro di ricercaMOREnergy Lab (Marine Offshore Renewable Energy Lab) del Dipartimento di Ingegneria Meccanica ed Aerospaziale (DIMEAS) del Politecnico di Torino el’Università degli studi di Palermo, impegnata nellavalutazione degli impatti sulla fauna marina. I partneritaliani si concentreranno in particolare sul sito pilota dell’Isola di Pantelleria, riserva di biodiversità e Parco Nazionale, considerata come un sito ad elevato potenziale per ospitare un impianto eolico offshore all’avanguardia.

Secondo Giuseppe Giorgi e Claudio Moscoloni delMOREnergy Lab: “Grazie a WIMBY gli abitanti dell’isola di Pantelleria potranno beneficiare di strumenti innovativi di realtà aumentata, generati su misura per l’isola, per assistere e valutare i benefici e gli impatti di una possibile installazione futura di una turbina eolica offshore. Tutta la popolazione pantesca sarà coinvolta,proseguendo la tradizione partecipativa ed innovativadell’isola, già pioniera della decarbonizzazione con la conversione dell’energia dal moto ondoso e l’agenda di transizione energetica europea.”

Salvatrice Vizzini e Giovanna Cilluffo dell’Università di Palermo aggiungono: “Un progetto come WIMBY può aiutare ad abbattere le barriere sociali mettendo in evidenza vantaggi e potenziali svantaggi di questa forma di energia pulita. In particolare, la valutazione del potenziale impatto sulla fauna marina permetterà di sviluppare linee guida per una migliore pianificazione degli impianti eolici al fine di minimizzare i possibili rischi per le comunità marine. I benefici della comunità locale di Pantelleria saranno di esempio per una più ampia diffusione a livello nazionale.”

WIMBY è un progetto che mette al centro le esigenze dei cittadini e delle comunità, alla ricerca dei migliori compromessi e strumenti in grado di abbattere le barriere contro lo sviluppo dell’energia eolica e contribuire alladecarbonizzazione dell’Unione Europea. Tutti i cittadini europei sono invitati a seguire il progetto e a essere parte attiva della ricerca seguendo gli aggiornamenti e i risultati più recenti sul sito ufficiale e sui principali social media diWIMBY.

Cinghiali, un incontro in Regione

Alle imprese agricole serve poter lavorare e riprendere, in condizioni di sicurezza e basso rischio, l’attività di allevamento e macellazione dei suini nelle aree soggette a restrizione. E’ quanto Coldiretti Piemonte ha espresso al governatore, Alberto Cirio, che insieme al Commissario Straordinario alla Peste Suina Africana, Vincenzo Caputo, collegato in video conferenza come anche il vice presidente Fabio Carosso e l’assessore regionale all’Agricoltura Marco Protopapa, hanno incontrato una rappresentanza di suinicoltori piemontesi con i presidenti ed i direttori di tutte le federazioni provinciali, presso la sede di Coldiretti Piemonte.

“Torniamo sulla questione abbattimenti perché sono ancora totalmente insufficienti, anche in zona buffer e in quella infetta: nello scorso anno sono arrivati a superare appena i 25 mila, quando l’obiettivo era quello di raggiungere i 50 mila mentre i casi di peste dei cinghiali aumentano e sono arrivati a 440 in Piemonte, come riporta il Bollettino Epidemiologico nazionale del 6 giugno 2023 – evidenziano Roberto MoncalvoPresidente di Coldiretti Piemonte e Bruno Rivarossa Delegato Confederale -. A fronte di questo scenario, in cui non possiamo che rilevare come le misure adottate fino ad ora siano state insoddisfacenti, abbiamo presentato al governatore Cirio e al Commissario Caputo un decalogo delle azioni prioritarie, costituendo una Commissione permanente e periodica di monitoraggio per salvaguardare le nostre imprese suinicole a rischio. E’ urgente incrementare il livello di sicurezza, avvalendosi anche delle Forze armate e delle Forze dell’ordine per il depopolamento, affinché la problematica venga limitata e non si estenda ulteriormente andando a creare una paralisi anche delle attività ludico-ricreative e dell’indotto ad esse collegato nelle aree soggette a restrizioni come anche va portato avanti il discorso, che già aveva trovato una apertura da parte del Commissario Caputo durante l’incontro dello scorso 8 maggio ad Alessandria, per attivare una filiera no food che permetta di valorizzare la carne di cinghiale. Insomma vanno messe in atto tutte le azioni possibili, le energie e le risorse disponibili per eradicare il virus, tutelare la nostra suinicoltura e mettere in sicurezza il nostro territorio. Il Piemonte – ricordano Moncalvo e Rivarossa – vanta uno dei più importanti e variegati patrimoni in ambito agroalimentare. Produzioni di qualità che rappresentano un’eccellenza riconosciuta a livello internazionale, costituendo anche una componente essenziale dell’identità culturale e territoriale. E’ a rischio l’intero comparto e la filiera suinicola piemontese che conta circa 3 mila aziende, un fatturato di quasi 400 milioni di euro e 1 milione e 200 mila capi destinati, soprattutto, ai circuiti tutelati delle principali Dop italiane per la preparazione della miglior salumeria nazionale, come il prosciutto di Parma e San Daniele”.

Fondi Fesr: Bando digitalizzazione da 80 milioni

L’Assessore Andrea Tronzano “un sostegno importante che potrà sviluppare al massimo la competitività del sistema imprenditoriale piemontese”

 

 

Uscirà oggi pomeriggio il bando dedicato alla Digitalizzazione promosso dalla Regione Piemonte nell’ambito delle risorse del Fesr. Due le linee di intervento: Digitalizzazione delle imprese per supportare la diffusione delle tecnologie digitali nelle imprese piemontesi. Efficientamento produttivo delle imprese per accompagnare le imprese piemontesi nella realizzazione di interventi in grado di migliorarne la competitività e la sostenibilità. La dotazione finanziaria complessiva assegnata alla presente misura ammonta a € 80.000.000 (50 milioni per la prima azione e 30 milioni per la seconda).

 

Possono richiedere le agevolazioni le PMI e le imprese a media capitalizzazione con un processo produttivo attivo.

 

Si tratta di un bando importante – commenta Andrea Tronzano – assessore allo Sviluppo delle Attività Economiche e produttive della Regione Piemonte – che permetterà alle aziende di ricevere un sostegno importante su un tema sentito e che potrà sviluppare al massimo la competitività del sistema imprenditoriale piemontese. Le infrastrutture digitali e la sicurezza delle stesse sono un elemento imprescindibile e, come abbiamo avuto modo di percepire nel corso degli incontri programmati sul territorio durante l’illustrazione del FESR, un elemento prioritario che permetterà alle aziende di dotarsi di strutture che le faranno competere al meglio sul mercato.”

 

Per quanto riguarda i progetti sono ammissibili per la Linea a) Digitalizzazione delle imprese: lavori di digitalizzazione finalizzati ad incrementare la competitività e la resilienza delle imprese consistenti in investimenti in infrastrutture digitali e cybersecurity; sistemi integrati; commercio elettronico, e-business e processi aziendali in rete; tecnologie emergenti; progetti di digitalizzazione green – investimenti finalizzati all’aumento della protezione ambientale, inclusi gli investimenti per la decarbonizzazione. In tal senso sarà possibile investire risorse per acquisto di sistemi 5g, piattaforme dati, sistemi cloud, sistemi di pagamento mobile, manifatture additiva e stampa 3D.

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 Per la Linea b)  Efficientamento produttivo delle imprese verrà data priorità a progetti di investimento finalizzati a migliorare la competitività e la sostenibilità dei processi e dei prodotti/servizi delle imprese consistenti nel miglioramento della competitività – investimenti finalizzati a diversificazione produttiva e/o di fornitura di servizi; innovazione di prodotto; trasformazione del processo produttivo, anche con il fine di innalzare il livello di sicurezza sul lavoro al di sopra degli standard obbligatori; progetti green di miglioramento della competitività – investimenti finalizzati all’aumento della protezione ambientale, inclusi gli investimenti per la decarbonizzazione. Questa linea permetterà di poter investire su utilizzo di materie prime seconde come input nel processo produttivo e soluzioni di packaging basate su materiali riutilizzabili  

 

Saranno ammissibili progetti (della durata massima di 18 mesi) aventi le seguenti dimensioni: per le micro e piccole imprese: importo minimo pari a € 50.000; per le medie imprese: importo minimo pari a € 100.000; per le imprese a media capitalizzazione: importo minimo pari a € 250.000. L’importo massimo dei costi ammissibili è fissato in € 3.000.000,00.

 

Le spese potranno coprire costi per acquisto di macchinari e attrezzature installazione e posa in opera degli impianti, diritti di proprietà intellettuale, progettazione e sviluppo, Il contributo potrà avvenire tramite Finanziamento agevolato combinato con sovvenzione a fondo perduto, le domande saranno ammissibili a partire da fine mese.