ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 154

Il poliamore

Da alcuni anni è entrato nel lessico comune il vocabolo poliamore: vediamo di cosa si tratta.

A differenza dei triangoli amorosi nei quali uno dei due coniugi (o conviventi) è all’oscuro del comportamento dell’altro, nel poliamore la relazione allargata è palese, tutti i componenti sono consenzienti, non vi sono regole predefinite o fedeltà da rispettare e, va da sé, è bandita la gelosia.

In un’epoca in cui i rapporti amorosi hanno accusato colpi pesanti per la crisi, per la paura che l’uomo ha di una presunta supremazia della donna e, da non sottovalutare, per la convivenza forzata durante la pandemia, un istituto come il poliamore sembrerebbe una soluzione in grado di dare una boccata di ossigeno al tradizionale rapporto di coppia, tanto per lui quanto per lei.

Sui social sono sempre più numerosi i gruppi e le pagine dedicate al tema; ho perciò contattato alcuni iscritti, di entrambi i sessi, per capire qualcosa in più; userò nomi di fantasia perché alcuni sarebbero riconoscibili.

Sabrina, 37 anni, un divorzio alle spalle, ha conosciuto un paio di anni fa Matteo, 40enne divorziato anch’egli. Da subito hanno pensato di inserire qualcuno nel loro menage per evitare che subentri la routine che può portare una coppia alla crisi. Sabrina è bisex quindi perché non cercare una donna? Ecco che, tra le tante persone contattate, Francesca, 38 anni, una convivenza finita male, ha incontrato il consenso di entrambi.

Niente gelosia, stessi interessi, stessi gusti per il cibo, Francesca è andata a convivere con Sabrina e Matteo poche settimane dopo averli conosciuti. Dormono in un unico lettone ma c’è comunque una camera da letto ulteriore nel caso uno abbia la febbre, si ritiri tardi la notte o non riesca a dormire.

Storia diversa invece per Franco e Stefania, coppia coniugata da 6 anni, che hanno incontrato Mario e Annalisa, anch’essi coniugi, in vacanza. In questo caso tra ognuno degli uomini e la donna dell’altro è scoccata la scintilla, arrivando a pensare di lasciare il coniuge per formare una nuova coppia. Intelligentemente, però, hanno deciso di parlarne tutti e quattro seduti a tavolino ed è stata Stefania a proporre di andare a vivere tutti e quattro insieme, inizialmente prendendo un appartamento più grande in affitto poi, se tutto funzionerà, ne compreranno uno vendendo gli altri due. Franco e Mario, etero, Stefania e Annalisa, entrambe bisex, hanno trovato, a quanto raccontano, il giusto equilibrio senza regole rigide di assegnazione dei ruoli. E non c’è bisogno di scrivere i turni per le pulizie, la cucina, la spesa, il bucato, ecc: spesso si offrono volontari in due o tre, la spesa quando si può la fanno insieme come momento conviviale, per unire il divertimento alla necessità. Decidono sul momento quale sarà la coppia che si coricherà in una stanza o cosa vorranno fare sotto le lenzuola.

Potrei citare altri esempi e, da quanto leggo, sono sempre più numerose le persone che si avvicinano a questo stile di vita.

Ovviamente la nostra legislazione e quella di moltissimi altri Paesi non contempla ancora nel proprio ordinamento la possibilità di contrarre un matrimonio a tre o a quattro (lo Stato dello Utah ha depenalizzato la bigamia nel 2020) e sicuramente sorgerebbero non pochi problemi di successione e di riconoscimento della paternità; in caso di gravidanza, infatti, si renderebbe sempre necessario un test del DNA qualora la sia la donna ad avere più di un partner.

Come dare torto, però, a chi riesce a crearsi una relazione felice, consensuale, palese in barba alle tradizioni?

Ma cosa spinge una persona ad accettare che l’oggetto del proprio amore venga diviso con una terza persona? Spesso è la curiosità a farla da padrona (una bionda ed una mora, una snella ed una oversized) oppure la propensione di una delle due persone a compiere atti che l’altra persona non pratica, ma le ragioni sono individuali e variegate.

La nostra cultura ammette più volentieri che un uomo vada con un’altra donna ma non il contrario ed il motivo è soprattutto biologico: in tempi in cui non si conosceva l’esistenza del DNA come essere sicuri che un figlio fosse del marito anziché dell’amante?

Le religioni per secoli hanno imposto modelli e stili di vita che i social da un lato e la mobilità sul pianeta dall’altro hanno scombussolato. Fabrizio De André, nel monologo tenuto durante il suo ultimo concerto del 1998 al Teatro Brancaccio, spiega molto bene il senso di “valore”: spesso non accettiamo alcuni “valori” nuovi perché siamo troppo attaccati ai nostri, perché occorre attendere di storicizzarli. In altre parole, sono valori che noi non riconosciamo ancora come tali.

Ricordiamoci che le rivoluzioni sono spesso nate dal dissenso del singolo o di pochi individui che al momento vennero presi per matti, eretici, blasfemi ma che, talvolta, hanno portato a cambi epocali di costume.

Quotidianamente vediamo attacchi da parte di vegani contro onnivori o di eterosessuali contro gay; nessuno obbliga nessuno: se una patica non ci aggrada basta evitarla. Parafrasando il compianto Maurizio Costanzo direi: “Se va bene a loro, buon poliamore a tutti”.

Sergio Motta

Non solo 8 Marzo: i “diritti” della donna


Le giornate “a tema”: giuste? Non giuste? Esagerate? Noiose?


Forse la risposta corretta è la stessa che mi dà tuttora mio padre quando gli pongo un interrogativo: “dipende”.
Fino ad oggi non ero sicura di voler trattare dell’8 marzo, la “Giornata internazionale dei diritti della donna”, poiché so già essere tantissime le notizie riguardanti tale ricorrenza, tante quasi quante sono le mimose che verranno regalate da amici, parenti e fidanzati. Non ero certa di volermi tuffare in questo flusso di articoli, letture e opinioni che ogni anno divampano in rete in tale peculiare giornata marzolina.
Alla fine tuttavia mi sono decisa: sì, forse è il caso di parlarne.
A farmi cambiare idea è stata una mia classe, perché alla fine parte sempre tutto da loro, dai ragazzi, da queste persone in miniatura – è un eufemismo, molti sono già più alti di me – che con focosa ingenuità e bonaria bramosia si accingono ad entrare a far parte del mondo degli adulti.
Si parlava a scuola “del giorno della donna”, del perché si festeggia, se fosse cosa opportuna, se e perché si continui a discorrere di questa fantomatica lotta per la parità dei diritti.
In particolare mi ha colpito una classe, i cui studenti hanno voluto partecipare attivamente al dibattito, mettendosi in gioco senza filtri e gridando – nel vero senso del termine- le proprie opinioni; sono sempre molto felice quando si instaurano tali momenti di confronto, eppure alcune asserzioni mi hanno lasciata perplessa: secondo alcuni allievi “non tutti i mestieri sono adatti alle femmine”, secondo altri “la donna è più importante nella famiglia perché è quella che vuole più bene ai figli”, oppure “il papà deve lavorare, la mamma tiene in pancia il bambino”; dall’altra parte le femminucce non sono state tacite ad ascoltare: “le donne sono migliori degli uomini!”, “noi sappiamo fare più cose, molte anche insieme!”.
Insomma, un’arena degna dei bei tempi andati del Colosseo.
Di certo nessuna convinzione nasce dal niente, queste certezze lapidarie da qualche parte dovranno pur derivare, ma non sono qui per dare giudizi, al contrario per discutere, porre domande, riflettere.
E la mia conclusione è stata appunto che forse due parole a proposito di questa faccenda è bene farle, perché, per quanto non lo vogliamo accettare, questi “ragazzini” sono e saranno i cittadini di domani, ed è quindi ora che inizino a ragionare con la propria testa e non per sentito dire.
Certo è difficile parlare di femminismo oggi, in una società che apparentemente aborra le distinzioni di genere, deturpa la scrittura con asterischi e schwa, declama la non sottomissione ad alcuna categoria, agogna l’uguaglianza e intanto si soffoca tra il pullulare di nuove definizioni, termini e subdole etichette che a mio parere di inclusivo non hanno granché.
Forse è vero che è tutto più complesso rispetto ad una decina di anni fa: l’informazione incessante, l’inclusione forzata, la censura mascherata da “politically correct”, il ritmo della vita sempre più frenetico, le fake news, l’esperienza virtuale, “i likes”. La perdita della manualità, del concreto, del rapporto diretto.
Si generalizza, ovviamente, eppure in questo marasma informe, sta di fatto che, a proposito di diritti femminili, dalla Pankhurst siamo passati alle influenser che non si fanno la ceretta.
Senza nulla togliere agli idoli giovanili, mi sento in dovere di citare qualche “vecchia gloria”, perché forse un po’ la bussola la stiamo perdendo.
Ognuno ha il proprio linguaggio prediletto, il mio rimane quello dell’arte, ed è dalle artiste del Secondo Novecento che voglio far partire la mia riflessione.
Sono gli anni Sessanta, divampano i movimenti civili, accresce il desiderio di cambiare la società, dal punto di vista artistico si gettano le basi per il movimento artistico-attivista femminista che avrà il suo apice negli anni Ottanta. Spiccano alcune voci femminili che vogliono, attraverso il proprio lavoro, influenzare la cultura, deturpare gli stereotipi e creare nuovi spazi comunicativi.
Il linguaggio dell’arte diviene mezzo espressivo di un punto di vista nuovo sulla società contemporanea, nonché occasione per discutere e denunciare ingiustizie e disuguaglianze.
Tale movimento femminista si caratterizza – così come in genereale l’arte di quell’epoca- per la ricerca sperimentale di nuovi e numerosi medium, primo fra tutti l’uso del corpo: nascono la Performance, gli Happenings e la Body Art.


Accomunano Performance e Body Art una evidente forza comunicativa, attraverso la quale il messaggio arriva in modo violentemente diretto allo spettatore, sfruttando una sorta di rapporto “faccia-a-faccia” con il pubblico, che è colpito visceralmente, grazie ad un contatto impattante e privo di alcuna censura.
Numerose artiste utilizzano poi la Videoarte, nel tentativo di innescare una vera e propria rivoluzione mediatica.
Il corpo, nello specifico il corpo femminile, diviene principale campo di battaglia, attraverso la tensione della carne si mette in scena l’imperfezione, il dolore, la discriminazione sociale e politica, grazie alla sconcertante e fastidiosa nudità si è forzatamente costretti a prendere in esame la problematica della sessualità, della ricerca d’identità, del consumismo, della moda che diventa dogma morale e imposizione stereotipata.
I nomi che si fanno portavoce di tali esperienze sono assai numerosi, così come lo sono quelli delle artiste che ancora oggi perseguono i medesimi obiettivi e continuano a indagare l’infinita complessità della discriminazione – solo per citarne alcune, Kara Walker, Jennifer Linton e Mary Schepisi.-
Ritengo davvero interessente notare come tuttora il medesimo corpo femminile sia ancora protagonista indiscusso della scena: senza eccessivi voli pindarici basti pensare agli outfit di Chiara Ferragni al Festival di San Remo, oppure a quanta attenzione è stata data alla ricerca estetica di numerosi cantanti, il cui aspetto ha destato sicuramente più attenzione della performance canora – e cito Rosa Chemical solo per esemplificare al massimo.-
Quanto scalpore dunque per questi corpi modificati da piercing e tatuaggi, quanto clamore per un vestito sul quale troneggiava una nudità intelligentemente portata sul palco.
Forse non siamo ancora pronti per la “modernità”, o forse tale “modernità” non è poi così qualificata come la percepiamo, perchè il mio timore è sempre lo stesso, ossia che rimaniamo in superficie, sfioriamo le problematiche senza scandagliarle nel profondo, non abbiamo abbastanza tempo per indagare, così esplicitiamo giudizi banali e proponiamo soluzioni già viste. Sembra proprio che la vacuità estetica rispecchi una sorta di frivolezza sociale, che, permettetemi, stride non poco con le ricerche artistiche e sociali dei periodi addietro.
Impossibile a questo punto non citare Carolee Schneemann, classe 1939, statunitense, protagonista di celebri performance, tra le quali “Up to and including her limits”, in cui Carolee è nuda e appesa ad un gancio, ondeggia nell’intento di resistere il più possibile, mentre traccia sul pavimento con un pennello i segni della propria oscillazione. È sempre lei la provocante autrice di “Interior scroll”, una lettura ad alta voce del suo stesso componimento “Cezanne, She Was A Great Painter”, scritto su una pergamena arrotolata che l’artista estrae poco alla volta dal suo sesso. Questo il suo modo di “combattere il patriarcato.”
Provocante ai limiti del visivamente sostenibile è il lavoro di Gina Pane. Le sue performance si basano sull’utilizzo di lamette e spine che vengono conficcate nella carne sanguinante; per Gina il corpo femminile è una cassa di risonanza sociale, in bilico tra maternità e interiorità, costantemente sottoposto al dolore che caratterizza l’esperienza umana. La sua poetica ben si evince in “Azione sentimentale”, in cui Gina stacca le spine di un bouquet di rose e se le inserisce lentamente lungo le braccia, oppure in “Le lait chaud”, quando l’artista si taglia la schiena con un rasoio ed è addirittura fermata dal pubblico che le impedisce di ferirsi il volto.
Una delle opere che prediligo è “My Bed” di Tracey Emin, un’installazione realizzata per la prima volta nel 1998, un lavoro nato a causa della fine di una relazione amorosa e testimone di un frammento di vita dell’artista stessa. L’opera è costituita dall’accumulo di diversi oggetti posti sopra e attorno ad un letto, biancheria intima, vestiti, bottiglie di alcolici, anticoncezionali, vecchie polaroid e mozziconi di sigarette; la versione originale prevedeva anche una bara su cui era posizionato il letto medesimo e un cappio che pendeva dal soffitto. La stessa Trecy così esplicita il significato del suo operato: “Nel 1998 mi lasciai con il mio compagno e trascorsi quattro giorni a letto, a dormire, in uno stato di semi-incoscienza. Quando mi svegliai, mi alzai e vissi tutto il caos che si era ammassato dentro e fuori dalle lenzuola.” Un amore finito, un’esperienza così personale eppure comune a tutte, che prende forma senza timore di rappresentare lo sconquasso del sentimento.
E infine c’è “Lei”, la regina della performance, Marina Abramovic, madre indiscussa della Body Art, una delle donne più conosciute della scena contemporanea, una vera e propria rock star dell’arte.
Marina da sempre indaga la dinamica dei rapporti e del sentire umano, lo fa offrendo completamente il corpo agli spettatori, come in “Rhytm 0”, esibizione svoltasi a Napoli nel 1974: Marina si espone e si dona al pubblico, è inerme e circondata da oggetti di varia natura che le persone sono invitate ad utilizzare su di lei; la performance termina in maniera agghiacciante, alcuni le tagliano via i vestiti, altri la graffiano, la tagliano e c’è addirittura chi le mette in mano una pistola carica. Il tutto dura sei ore, alla fine l’artista fuoriesce dal ruolo di vittima sacrificabile, di persona-oggetto e aspetta il confronto con gli astanti che però si dileguano velocemente, incapaci di spiegare logicamente la brutalità insita nell’essere umano.
Si potrebbe continuare a lungo, citando la ricerca di queste artiste e moltre altre, ma qui si tenta solo di filosofeggiare, non di impartire lezioni approfondite.
Così mentre il corpo e l’estetica rimangono gli strumenti prediletti per continuare a combattere le ingiustizie, le discriminazioni e le disparità, forse è cambiata la forza con cui sferziamo i colpi per i nostri diritti.

Alessia Cagnotto

Vilnius in visita alle comunità energetiche condominiali di Acea Pinerolese Energia

Una delegazione della istituzione pubblica “Renovate the City” della Città di Vilnius, Capitale della Lituania, è stata  in visita a Pinerolo per conoscere il modello virtuoso in fatto di transizione energetica del condomini autoconsumatori collettivi, le comunità energetiche condominiali, di Acea Pinerolese Energia con il progetto Energheia.

Il programma Renovate the City di Vilnius si pone l’obiettivo di rinnovare i quartieri di Vilnius e gli oltre 5000 condomini e particolare attenzione ha destato in ambito dell’Unione Europea, la Case History di Acea Pinerolese in fatto di notevole riduzione dei costi energetici per i cittadini e di transizione concreta e possibile alle fonti rinnovabili.

Un modello Pinerolo replicabile a Vilnius, Città con la quale l’azienda pubblica Acea Pinerolese Energia è in contatto e ha così attivato uno scambio per dare consulenza all’azienda pubblica della Capitale Lituana in questa opera significativa verso l’efficientamento energetico come previsto dalle direttive Europee.

Il modello Pinerolese delle Comunità energetiche condominiali era stato infatti al centro dell’attenzione dei Paesi Europei in occasione di un incontro tenutosi nello scorso dicembre al Comitato delle Regioni dell’Unione Europea a Bruxelles, come soluzione alla riduzione dei costi dell’energia e apertura concreta a un modello che favorisca in Europa il passaggio progressivo alle fonti rinnovabili e all’indipendenza energetica.

E l’incontro odierno si inserisce nella scia di trasferimento di conoscenze innestate da questa presentazione pubblica in occasione del Renovation Summit europeo di Bruxelles organizzato da Housing Europe sul tema “Fast Tracking innovation to mitigate the energy crisis”.

All’incontro con i vertici dell’azienda rappresentati dall’Ing.Francesco Carcioffo AU di Acea Pinerolese Energia ed Ezio Chiaramello Direttore Operativo di Acea Pinerolese Energia e Lorenzo Civalleri rappresentante di Tecnozenith, Azienda che opera in Joint Venture nell’ambito del Progetto Energheia, ha portato il suo saluto il Sindaco di Pinerolo Luca Salvai che ha elogiato il ruolo di Acea quale azienda che rappresenta per tutti un bene pubblico di proprietà dei Comuni Pinerolesi che va valorizzato per il ruolo che ha, e che avrà in futuro, in tematiche come la transizione energetica nelle quali rappresenta lo stato dell’arte più avanzato in questa materia con un marcato vantaggio competitivo.

In allegato Foto della Delegazione Lituana davanti al 1° Condominio  Autoconsumatore d’Italia a Pinerolo insieme ai rappresentanti Acea Pinerolese e Tecnozenith

 

Consulenti del lavoro insieme per la legalità

Protocollo d’intesa tra l’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino e l’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Torino: insieme per l’orientamento al lavoro e la legalità

 È con l’orgoglio dell’appartenenza che l’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino e l’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Torino hanno sottoscritto un Protocollo d’intesa che formalizza la collaborazione tra le due realtà per lo sviluppo di progetti sulla tematica dell’orientamento al lavoro e dei principi di etica e legalità del lavoro.

La presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino, Luisella Fassino, e il presidente dell’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Torino, Claudio Larocca, hanno espresso tutta la loro soddisfazione per questo importante accordo, che rappresenta un passo storico per la categoria dei consulenti del lavoro torinesi.

“Questo Protocollo, che si inserisce in un momento di crisi delle vocazioni verso le libere professioni da parte dei giovani, permetterà di migliorare lo scambio di idee e consolidare collaborazioni infra- generazionali per sviluppare iniziative mirate all’orientamento al lavoro, e alla legalità, – ha dichiarato la presidente Fassino – Questi temi sono fondamentali per l’attrazione e le crescita dei giovani verso una professione che dispiega il suo importante ruolo sociale verso  le imprese, le persone e le istituzioni”

Il presidente Larocca ha aggiunto: “Per noi, giovani Consulenti del Lavoro, questa sottoscrizione rappresenta un grande onore e un’opportunità unica di crescita e formazione. Siamo certi che insieme all’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino potremo portare avanti progetti innovativi e utili per i cittadini e per il mondo del lavoro”.

Il Protocollo d’intesa prevede la realizzazione di iniziative formative e informative per i giovani e le imprese sui temi dell’orientamento al lavoro e della legalità, nonché la promozione di attività di networking e di scambio di buone pratiche tra professionisti del settore.

L’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Torino e l’Associazione Giovani Consulenti del Lavoro di Torino si impegnano a lavorare insieme con passione e dedizione per promuovere i valori etici e professionali della categoria e per sostenere il progresso e lo sviluppo della nostra società.Grazie

Siglato il contratto: 207 euro mensili in più ai lavoratori Stellantis

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È stato firmato il contratto collettivo specifico dei lavoratori Iveco,  CnhI,  Ferrari e Stellantis. Prossimo step all’assemblea dei delegati a Roma  lunedì 13 e successivamente nelle assemblee di fabbrica.

La crescita delle retribuzioni base è dell’11% in due anni, pari a oltre 207 euro mensili sulla media.

Il premio di risultato verrà  tassato al 5% e non a tassazione corrente.

Per Stellantis è stato anche introdotto un premio legato alla redditività aggiungendo al premio precedente circa 200 euro l’anno.

Parlami di spreco incontrerà il cast del film “Non morirò di fame”

Giovedì  9 marzo

Parla con me incontrerà  giovedì  9 marzo prossimo, durante la trasmissione condotta da Simona Riccio “Parlami di spreco” parte del celebre cast del film “Non morirò  di fame”, un’opera che ha saputo toccare corde emotive profonde, suscitando  un grande interesse sui social e nelle sale cinematografiche dove è  stato proiettato.

“Non morirò  di fame” è  un film che racconta la storia di Pier, interpretato dall’attore torinese Michele di Mauro, ex chef stellato che vive ai margini della società,  ma ritroverà il suo amore per la cucina attraverso un viaggio nel recupero alimentare, elaborando ricette con ingredienti salvati dallo spreco.

Parla con me ha partecipato all’anteprima e ne ha parlato sui canali social del brand e della founder Simona Riccio, suscitando ampio interesse in quanto nel film non si parla solo di spreco alimentare, ma di rapporti umani e di amicizie  vere, che la trasmissione pone al centro.

“La puntata del 9 marzo – ha dichiarato Simona Riccio –rappresenta un’occasione unica per stimolare una riflessione sui temi della lotta agli sprechi alimentari e dell’agricoltura sostenibile. Insieme possiamo fare la differenza e promuovere un mondo più  giusto.

Il film è  stato realizzato dal regista Umberto Spinazzola, prodotto e distribuito da La Sarraz Pictures, RAI Cinema e Megafun Production.

Del film si è parlato nella puntata precedente con il coinvolgimento di Giuliana Malaguti, responsabile Comunicazione  del Banco Alimentare, Linda Senfett, responsabile della Sosta di Sant’Egidio, che saranno nuovamente ospiti live, e Paola Bortolani, food blogger. A sorpresa nella puntata precedente vi è  stato l’intervento di Michele di Mauro.

La puntata,  ideata e condotta da Simona Riccio, Social Media Marketing Manager, specialista del mercato agroalimentare,  avrà  come testimonial l’onorevole Maria Chiara Gadda, prima firmataria della legge 166/16 Antispreco e Vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera.

Verrà  mandata in onda Live sulla pagina Linkedin e sul canale You Tube di “Parla con me”, sul profilo Linkedin Top Voice e Facebook di Simona Riccio.

MARA MARTELLOTTA

Quando nel 1977 due donne fondarono Fiaip Torino

Luisa Depanis e Antonietta De Stefanis, tra le prime agenti immobiliari della città

Due donne, tra le prime agenti immobiliari di Torino, fondarono nel 1977 il collegio provinciale di Fiaip Torino (Federazione italiana agenti immobiliari professionali). Sono Luisa Depanis e Antonietta De Stefanis Palazzo.

“Nel ’77 creammo Fiaip Torino in contemporanea con la nascita della Federazione nazionale. Subito, il collegio provinciale fu presieduto da Antonietta De Stefanis Palazzo, ma l’anno dopo si trasferì in un’altra città e la presidenza del collegio passò a me. Un anno più tardi, insieme a dei colleghi, creammo anche il collegio regionale del Piemonte”, racconta Luisa Depanis (classe 1952), presidente Fiaip Torino dal ‘78 al ’90una delle prime donne a diventare agente immobiliare a Torino e a sostenere l’esame di abilitazione professionale e di iscrizione al Ruolo.

“Il giorno del mio esame ero l’unica donna presente – ricorda Luisa –Agli inizi degli Ottanta ci saranno state, sì e no, 4 o 5 donne in tutta la città a svolgere il mestiere di agente. Allora era una professione prettamente maschile, come quasi tutte d’altronde, fatte poche eccezioni”.

La Depanis ha cominciato ad occuparsi delle case quando aveva solo 16 anni, prima come dipendente, poi all’età di 25 anni aprendo la sua prima agenzia in via San Quintino. Non è stato facile per lei inserirsi nel mondo del lavoro.

“Era un mestiere da uomini ed era difficile ricevere fiducia ed ottenere un incarico di vendita – spiega Luisa Depanis -. Ero giovane e donna, si doveva sgomitare un po’: bisognava riuscire a far superare l’iniziale diffidenza. Infatti, i primi clienti erano soprattutto persone un po’ fuori dagli schemi, con personalità bizzarre, che mossi anche dalla curiosità, sceglievano di affidarsi a una figura femminile. Per esempio, artisti, imprenditori che avevano viaggiato, ex nobili. C’era chi teneva in casa rettili, chi addirittura aveva un piccolo squalo in un acquario e chi comprava casa con borsoni di cambiali”.

Ma oltre al fattore culturale, era un lavoro che per una donna presentava qualche rischio: “Si va per case per visionare gli alloggi e fare stime – racconta Luisa – si entra, ci si chiude la porta alle spalle e si resta sole con il proprietario. Non sai mai che tipo di persona ti trovi davanti e non sono mancati gli inconvenienti. C’era chi prendeva l’occasione al balzo per fare qualche avances: ricordo un gioielliere che mi invitò a trattenermi aprendo una scatola con un rolex d’oro dentro. Ma ci fu anche chi cercò di serrare la porta, lo sviai con astuzia, inventando di dover scendere e raggiungere un collaboratore. Comportamenti spiacevoli e acquisizioni perse. Il mondo poi è cambiato velocemente”.

In generale, la professione di agente immobiliare ha avuto una sua dignità con il tempo. “Era un lavoro che nasceva sul campo, da chi lo faceva: una stretta di mano al bar e via, a prescindere se si era esperti o meno. Una modalità che lasciava ampio spazio agli errori. Poi è diventata una professione, grazie anche al lavoro delle Federazioni che hanno saputo organizzare bene questo mestiere”.

“L’impegno di associazioni, come la Fiaip – spiega Depanis – hanno portato a un cambiamento radicale dell’agente immobiliare, soprattutto nei confronti del cliente, per la tutela di chi compra e vende casa. Hanno formalizzato la professione, puntando alle competenze, spesso trasversali, amministrative, fiscali, contrattuali. Oggi c’è tutta un’altra professionalità e la figura dell’agente immobiliare è cambiata in meglio”. 

Due milioni di fondi per l’alluvione del 2019 nel Torinese

Approvata la proposta della Regione Piemonte di un ulteriore piano di interventi connessi al superamento dell’emergenza per gli eventi meteorologici del 2019. Il Dipartimento della Protezione Civile ha così autorizzato l’uso delle risorse necessarie per circa 15 milioni di euro.

«Gli importi degli interventi coincidono sostanzialmente con quanto preventivato dagli uffici regionali con la ricognizione dei fabbisogni nei territori colpiti dalle alluvioni – chiarisce l’assessore alla Protezione civile e tutela del suolo Marco Gabusi – E’ un ulteriore tassello che siamo riusciti ad ottenere per ripristinare i danni che molte zone della nostra regione hanno subito».

I fondi, suddivisi per 147 interventi in tutto il Piemonte, contribuiranno in buona parte al ripristino dell’esistente, ma anche per nuovi interventi come la realizzazione di versanti e sponde e opere di contenimento. Questo è il decimo stralcio del piano interventi previsto per le calamità di ottobre novembre 2019 per un importo totale di oltre 134 milioni di euro.

Per i Comuni della Provincia di Torino, gli interventi in totale sono 11 e sono previsti 870 mila euro, mentre alla Città Metropolitana arriverà circa un milione di euro.

«Le risorse sono state individuate per le alluvioni avvenute a fine novembre 2019 nella provincia di Torino – precisano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore Gabusi– Siamo riusciti ad ottenere risorse importanti sia da fondi nazionali che europei, e il merito va a tutti i soggetti coinvolti, in particolare ai professionisti e tecnici pubblici e privati, e agli enti che stanno assiduamente lavorando con noi per un obiettivo comune: la messa in sicurezza dei territori e lo sviluppo della nostra regione».

Superbonus, crediti incagliati: “in Piemonte a rischio 12 mila posti di lavoro”

Nelle MPI artigiane delle costruzioni, settore che subirebbe una contrazione del 14% degli addetti.

 

Giorgio Felici (Presidente di Confartigianato Piemonte): “Sui bonus edilizi ci giochiamo occupazione e futuro”.

 Ecco le proposte dell’Associazione Artigiana al Governo

 

Sui crediti incagliati del superbonus il Piemonte si gioca almeno 12.620 posti di lavoro diretti nelle MPI artigiane delle costruzioni, settore che subirebbe una contrazione del 14% degli addetti. Ma il conteggio totale delle posizioni che rischiano di dover fare i conti nei prossimi giorni con la cassa integrazione e la perdita del lavoro, potrebbe aumentare vertiginosamente tra diretti e imprese collegate.

 

 Situazione pesante che potrebbe riverberarsi anche sui territori: in provincia di Torino, solo nelle MPI edili, si stimano 5.870 i posti a rischio, a Cuneo 2.240, ad Alessandria 1.210, a Novara 1010, ad Asti 750, nel Verbano 520 e a Vercelli e Biella 510.

 

Sono queste le stime dell’Ufficio Studi di Confartigianato contenute nel dossier: Occupati a rischio nelle MPI delle Costruzioni per inesigibilità dei crediti incagliati per i bonus edilizi”.

 “Sui bonus edilizi ci giochiamo occupazione e futuro se non cambierà il decreto del Governo che ha gettato nell’incertezza migliaia di imprese – afferma Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Piemonte – per questo bisogna trovare soluzioni urgenti alla situazione delle aziende con i crediti che, giorno dopo giorno, da incagliati stanno diventando senza valore e quindi inesigibili”.

Confartigianato ricorda anche come nelle piccole e medie imprese nelle costruzioni, settore che ha registrato un aumento della produttività del 5,8%, ritmo doppio del 2,6% del totale economia, sia impiegato l’87,2% degli addetti, Inoltre, quello delle costruzioni è il comparto che nel 2022 ha assorbito l’85,5% delle posizioni lavorative create.

Non è ammissibile penalizzare le imprese che hanno la sola colpa di aver utilizzato la Legge, realizzato gli interventi minuziosamente previsti dalla normativa, applicato i prezzari regionali, sopportato gli enormi oneri burocratici – commenta Enzo Tanino, Presidente Confartigianato imprese edilizia – senza contare l’aver affrontato le 224 modifiche, una ogni 16 giorni”.

I dati dimostrano come l’economia  regionale faticherà non poco a reggere tale improvviso stop – conclude Felici  –  auspichiamo, quindi, che le Forze Sociali e gli Enti Locali affianchino le Associazioni di Categoria nelle azioni di pressione nei confronti del Governo affinché si superi il blocco e siano individuate soluzioni compatibili con la realtà economica delle imprese e con le difficoltà che stanno vivendo le famiglie. Vogliamo porre al centro della nostra azione la salvaguardia delle migliaia di imprese che rischiano la chiusura mettendo a repentaglio innumerevoli posti di lavoro”.

“E gli “incagliati” che non rientrano nelle casse, -conclude Tanino–  cominciano a creare seri problemi di liquidità alle imprese che per far fronte anche alle comuni attività quotidiane, devono rivolgersi alle Banche per avere i necessari finanziamenti.”

LE PROPOSTE DI CONFARTIGIANATO AL GOVERNO SUI CREDITI

 

I numeri generati dal superbonus sono stati presentati da Confartigianato nei vari confronti con il Governo quale contributo alla risoluzione del problema dei crediti incagliati per la quale.

Secondo la Confederazione è necessario aumentare la capacità di assorbimento dei crediti da parte del sistema creditizio, anche attraverso l’individuazione di un acquirente pubblico di ultima istanza particolarmente necessario per i crediti di minore importo. Va anche ampliato l’arco temporale di utilizzo dei crediti in compensazione. In assenza della necessaria capienza fiscale, le imprese che hanno nei cassetti fiscali i crediti perdono infatti una parte del credito loro spettante. Gli Artigiani sollecitano anche il rinvio della data, fissata al 17 febbraio 2023, entro la quale è necessario aver presentato la CILA per poter mantenere la possibilità di cessione/sconto del credito. Per il limitato valore dei lavori di edilizia libera non assistiti da CILA, Confartigianatochiede che sia consentito di autocertificare, da parte del contribuente, la data di avvio di tali lavori. Secondo la Confederazione, l’obiettivo della transizione green degli edifici non potrà essere raggiunto se, insieme con un sistema di agevolazioni sotto forma di detrazioni fiscali, non verrà mantenuta la possibilità della cessione dei crediti e dello sconto in fattura per alcune fattispecie, in particolare i soggetti con redditi bassi e privilegiando gli interventi su immobili con una classe energetica molto bassa e la ricostruzione degli immobili danneggiati da eventi sismici per i quali la detrazione del 110% è ammessa sino al 2025.

Il Comune di Torino promuove le comunità energetiche

Il Consiglio Comunale di Torino ha approvato due documenti per promuovere le Comunità Energetiche.

Il primo documento, una mozioneproposta daTizianaCiampolini(Torino Domani), approvata con 23 voti favorevoli e 1 astenuto, chiede a Sindaco e Giunta Comunale di intraprendere una campagna di sensibilizzazione, informazione ed educazione a partire dalle scuole in cui sono in atto e già programmati interventi di efficientamento energetico, per farconoscere lo strumento delle Comunità Energetiche: il loro funzionamento, l’opportunità di collaborazione e partecipazione civica, di scelta collettiva ambientale sostenibile offerta ai diversi attori pubblici e privati, alle famiglie e a tutti i cittadini che vivono nella comunità locale.

Insieme allamozione, il Consiglio Comunale ha approvato anche un ordinedel giorno(23voti favorevoli e 1 astenuto) propostodalla consiglieraAnnaBorasi(PD) cheimpegna il Sindaco e la Giunta a proporre al Governo e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica l’inserimento nei decreti attuatividell’attivazione dello scomputo in bolletta, in concomitanza con l’avvio di Comunità di energia rinnovabile o Gruppi di autoconsumo collettivo. L’ordine del giorno chiede che questa modalità sia prevista non soltanto per le utenze domestiche, ma anche per le utenze commerciali, sociali e delle piccoleimprese.

Le comunità energetiche – spiegaTizianaCiampolini(Torino Domani) – sono un cambiamento rivoluzionario nella produzione di energia e nella partecipazione di cittadini e cittadine e bisogna quindi investire molto, a partire dalle scuole, per informare e formare la cittadinanza.

Occorre disciplinare quanto prima la normativa di dettaglio – afferma Anna Borasi (PD) – e prevedere le modalità per lo scorporo in bolletta.

Puntare sugli aspetti educativi, partendo dalle comunità scolastiche, è una strategia vincente per promuovere la sostenibilità, secondo Lorenza Patriarca (PD).

Per Alice Ravinale (Sinistra Ecologista) si fa ancora troppo poco per sostenere il fotovoltaico, anche da punto di vista della burocrazia e della cultura.

Valorizziamo le esperienze già portate avanti dalle scuole – ha suggerito Caterina Greco (PD) – e sollecitiamo la rapida emanazione dei decreti attuativi, per fare chiarezza e favorire la partecipazione della cittadinanza.

Anche ClaudioCerrato(PD) ha proposto maggiore chiarezza nel definire gli scorpori in bolletta e gli incentivi per la cittadinanza.

SimoneTosto(PD), nel ringraziare le due consigliere proponenti, ha sottolineato i benefici delle comunità energetiche dal punto di vista ambientale, economico e sociale.

Il tema è fondamentale, per ElenaApollonio(Misto di Maggioranza), e i due documenti esaminati dalla Sala Rossa accomunano visione e concretezza e potranno avere un impatto concreto in città, educando alla cittadinanza e alla sostenibilità.

Ci sono ancora molte lacune normative – ha affermatoSimoneFissolo(Moderati) – e anche la Città deve lavorare per favorire e velocizzare l’allaccio di impianti fotovoltaici di privati e aziende alla rete.

Il Comune di Torino sarà protagonista nel promuovere le comunità energetiche – ha affermato l’assessora all’Istruzione, CarlottaSalerno– e la Città lavora da tempo per favorire l’efficientamento energetico degli edifici scolastici.