ECONOMIA E SOCIETA'- Pagina 152

Qualità dell’aria in Piemonte: trend in miglioramento

Anche grazie alle misure regionali e agli investimenti strutturali in corso che superano i 352 milioni di euro

L’assessore Marnati: “Gli investimenti stanno portando a risultati importanti. Continueremo a lavorare per raggiungere obiettivi più sfidanti”

In premessa, per quanto riguarda le polveri sottili (PM10) i valori misurati nel 2022, nonostante le condizioni meteorologiche che non hanno favorito la dispersione degli inquinanti, si evidenzia che nella media annua il valore limite non è stato superato in nessuna stazione delle reti di monitoraggio regionale e si tratta del quinto anno consecutivo nel quale questo limite è rispettato su tutto il territorio regionale.

«La Regione Piemonte – ha sottolineato l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati – sta investendo più di 352 milioni di euro in misure, ancora in essere o appena chiuse, destinate al miglioramento della qualità dell’aria e della decarbonizzazione. Tra queste la rottamazione dei veicoli vecchi e più inquinanti, la riduzione, destinata all’agricoltura, dell’ammoniaca in atmosfera, l’efficientamento energetico e l’utilizzo delle energie da fonte rinnovabile nelle imprese, l’incentivazione dell’utilizzo del trasporto pubblico locale per i lavoratori. E ancora un programma di interventi negli ambiti urbani con nuove forme di mobilità sostenibile e la sostituzione delle caldaie a biomassa legnosa, senza dimenticare la produzione di idrogeno verde in aree industriali dismesse.  A queste misure se ne aggiungeranno molte nel corso dell’anno». «Questi interventi strutturali – ha concluso Marnati – hanno portato un netto miglioramento del quadro generale rispetto agli ultimi diciannove anni».

In sintesi, per quanto riguarda le concentrazioni medie annue di PM10, PM2,5 e biossido di azoto, il confronto con la serie storica evidenzia sul lungo periodo, nell’arco di tempo dal 2003 al 2022, conferma il trend di miglioramento che ha accompagnato le politiche di riduzione delle emissioni messe in atto dalla Regione e dai Comuni.

Tuttavia, continuano ad essere evidenti, per il PM10, le criticità rappresentate dai superamenti giornalieri «con superamenti del valore limite per la concentrazione media giornaliera in diverse aree urbane localizzate prevalentemente nella Città Metropolitana di Torino, ad Alessandria e Asti – sottolinea il direttore generale di Arpa Piemonte Secondo Barbero – viene invece rispettato il valore limite annuale sia per il PM10 che per il PM2.5. Per il biossido d’azoto in una sola stazione non si è rispettato il valore limite su base annuale previsto dalla normativa, quella di Torino – Rebaudengo, mentre non vi sono criticità per il rispetto del valore limite su base oraria».

Nel dettaglio, per quanto riguarda il PM10, il valore limite della concentrazione media annuale (40 microgrammi per metro cubo) nel 2022 non è stato superato in nessuna stazione della rete regionale. Solo nella stazione di Torino Grassi è stato raggiunto, ma non superato, il valore limite di 40 microgrammi al metro cubo mostrando un andamento decrescente.

Per il PM2,5, nel 2022, come nei quattro anni precedenti, non sono stati registrati superamenti del valore limite e le concentrazioni sono, in generale, di poco superiori a quelle del 2021 ma in linea con il 2020. Nel confronto con la serie storica, che prende in considerazione il periodo 2010 – 2022 si osserva un trend decrescente che appare stabilizzato a partire dal 2018, anno dal quale ogni stazione ha rispettato il valore limite, nonostante gli anni sfavorevoli per il numero di piogge cadute.

Per quanto riguarda la concentrazione media annua del biossido di azoto, inquinante che deriva principalmente dal traffico veicolare, il valore limite, fissato in 40 microgrammi per metro cubo, è stato rispettato in tutte le stazioni della rete regionale ad eccezione di quella di Torino Rebaudengo. Ma si evidenzia un’importante novità: la stazione di Torino-Consolata, per la prima volta dal 2011, ha registrato nel 2022 un valore di concentrazione media annua inferiore al valore limite. In generale, nel 2022, si ha una lieve riduzione delle concentrazioni delle medie annue rispetto al biennio precedente.

Per quanto riguarda l’ozono, tipico inquinante presente in atmosfera soprattutto nei mesi più caldi dell’anno, i valori sono stati superati su quasi tutto il territorio piemontese in quanto è un inquinante legato alle temperature elevate, come quelle registrate la scorsa estate.

Per quanto riguarda i primi mesi del 2023, se si raffronta il periodo che va dal 1° gennaio al 13 marzo, ovvero quello statisticamente più critico, si registra, rispetto allo stesso periodo del 2022, una diminuzione di tutti e tre gli inquinanti (PM10, PM2,5 e Biossido d’azoto).

Giachino propone gli Stati Generali della Città riuniti in Consiglio comunale

LETTERA APERTA A STEFANO LO RUSSO
Caro Sindaco,
dopo la denuncia della Caritas sulla POVERTÀ STRUTTURALE Della Città non pensi di convocare un Consiglio Comunale aperto per il Rilancio della Città?
Qualsiasi grande azienda lo farebbe.  I dati illustrati ieri dal Direttore della Caritas sulla povertà strutturale di Torino, la denuncia del nuovo Arcivescovo Mons.  Repole che riprende la denuncia del Suo predecessore Mons. Nosiglia, dicono che la tanto declamata trasformazione dalla Città One Company Town in Città della innovazione non ha funzionato bene se da venticinque anni cresciamo meno non solo rispetto a Milano ma rispetto alla media nazionale. Qualsiasi grande azienda con questi risultati che costano tante sofferenze sociali o cambierebbe l’amministratore o cambierebbe il programma. Nel 2003 il nostro PIL procapite era 120 sui 100 della media europea, oggi è sceso al 100. È ora di ascoltare il volontariato che vede la sofferenza in faccia ogni giorno e mandare a studiare i cosiddetti esperti che da vent’anni confezionano precisini positive mai azzeccate.  Dalla Tua elezione ad oggi la situazione sociale è peggiorata. Basta frequentare le Parrocchie della Periferia, da Barriera di Milano in la e capirai che ciò che dico è più che vero.  E meno male che noi di SILAVORO d i 40000 di piazza Castello abbiamo salvato la TAV ma i lavori procedono troppo lentamente così come state andando avanti troppo lentamente sulla Linea 2 della Metro. Perché non Convochi gli Stati Generali della Città per chiamare tutti , a partire dalle Banche ai nostri a imprenditori, dai sindacati alle Associazioni come SILAVORO , dai sindacati alla Caritas sino ai benemeriti Parroci e alle nostre Università  a fare di più per rilanciare Torino e la sua economia.
Mino Giachino

Codè Crai Ovest: crescita, sostenibilità e welfare

IL PRESIDENTE MICHELE POLISENO FA IL PUNTO SULLA COOPERATIVA

A quasi otto mesi dalla nomina a Presidente di Codè Crai Ovest, Michele Poliseno fa un bilancio dei risultati e presenta il nuovo piano strategico della cooperativa della GDO con headquarter a Leinì, Torino. Codè Crai Ovest oggi conta più di 300 punti vendita nell’Italia nord occidentale, tra Piemonte, Lombardia, Valle d’Aosta e Liguria.

Numeri e governance.

In crescita il fatturato 2022 che tocca i 320 milioni di euro rispetto ai 310 milioni del 2021, ottima la previsione 2023 che ammonta a 340 milioni di euro.

Confermato il piano triennale di sviluppo di oltre 10 milioni di Euro all’anno con la previsione di 45 aperture, in particolare in Lombardia e Liguria entro il 2023 e circa 200 assunzioni.

Scelta strategica della governance è l’inserimento di una nuova figura direzionale, il Direttore Commerciale Antonio Muggianu. L’attività del Direttore si concretizza nel riposizionamento dei prezzi in modo da garantire massima qualità del prodotto a costi contenuti, nella valorizzazione delle produzioni locali, nell’aumento dei servizi al cliente volti a rendere sempre più attrattivi e competitivi i supermercati Crai.

Riduzione dei consumi e sostenibilità.

Per fare fronte all’aumento generale dei costi, la cooperativa ha attivato una politica energetica che si concretizza in una forte riduzione dei consumi (-20% entro fine 2023) grazie all’impianto fotovoltaico di prossima costruzione e al nuovo impianto di riscaldamento con pompa di calore della sede centrale di Leinì (TO).

In diversi punti vendita di Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta sono previsti il rinnovo dei negozi in chiave sostenibile e il rinnovamento degli impianti frigoriferi (che da solo permette un risparmio di quasi il 50% sul singolo capitolo di spesa).

Per sostenere i soci l’azienda ha previsto in ogni punto vendita la visita di professionisti in grado di studiare un piano personalizzato di migliorie da attivare subito nell’ottica di ridurre i costi ed aumentare l’efficienza.

Nella direzione di una sempre maggiore sostenibilità ambientale sono state attivate diverse iniziative che riguardano la riduzione dell’uso della plastica: l’eliminazione dei porta prezzi, l’introduzione di carrelli in plastica riciclata e l’istallazione in sempre più punti vendita degli eco compattatori di bottiglie.

Welfare.

Tutti i dipendenti della sede centrale così come i soci dei supermercati affiliati sono il cuore pulsante del progetto di Codè Crai Ovest. È prevista la valorizzazione del capitale umano che passa attraverso una riorganizzazione interna di compiti e mansioni secondo preferenze e attitudini personali, per rendere i dipendenti sempre più consapevoli della propria rilevanza all’interno della cooperativa e dar loro la possibilità di crescere a livello professionale e umano al fine di garantire una maggiore soddisfazione e produttività del lavoratore.

I soci gestori dei supermercati trovano nella cooperativa un punto di riferimento e guida grazie a vademecum, consulenze e strumenti pratici in grado di supportarli in tutte le fasi della gestione dell’attività.

 

Digitalizzazione e servizi al consumatore.

Anche le innovazioni digitali di Codè vanno nell’ottica del risparmio e della lotta allo spreco alimentare con l’introduzione di due app mobileLast Minute Sotto Casa e To Good To Go, che supportano commercianti e clienti in una spesa sempre più consapevole, economica e senza sprechi.

Tra i servizi al consumatore il rafforzamento della collaborazione commerciale con Deliveroo e UPS per la speda a domicilio, il servizio di pagamento bollette e la possibilità di utilizzo dei buoni pasto.

Il Presidente Michele Poliseno dichiara: “Sono molto soddisfatto del bilancio di questi primi 8 mesi di lavoro. L’idea è quella di proseguire nella crescita redditizia mettendo clienti e personale al centro del nostro modello di business. In un piano di sviluppo che punta sui prodotti del territorio e su un rapporto di fiducia tra cooperativa e soci e con i nostri clienti, non può mancare un aiuto concreto con una politica dei prezzi che tenga conto del periodo di crisi che tutti stiamo vivendo. Per essere competitivi con le grandi insegne senza rinunciare alla qualità del prodotto stiamo investendo con convinzione nei prodotti a marchio che coniugano eccellenza e prezzo contenuto. Cardini del piano strategico anche gli investimenti e le iniziative volte ad una sempre maggiore sostenibilità ambientale”.

https://crainordovest.it/

15 milioni per la messa in sicurezza delle aree Altopiano Deltasider e Cimi Montubi

Passo importante per la messa in sicurezza permanente dei siti di proprietà comunale appartenenti all’ex S.I.N. delle Basse di Stura: su proposta dell’Assessora all’Ambiente Chiara Foglietta, la Giunta Comunale ha approvato lo schema di accordo tra Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Regione Piemonte e Città di Torino prendendo contestualmente atto dell’ammissione a finanziamento per la realizzazione degli interventi.

 

I  lavori interesseranno i siti denominati Cimi Montubi ed Altopiano Deltasider, inseriti nel decreto del MITE firmato lo scorso 4 agosto con il quale è stato adottato il piano d’azione per riqualificare i terreni abbandonati di ex aree industriali (i c.d. siti orfani) i cui interventi di bonifica o messa in sicurezza, data l’assenza o inadempienza del responsabile della contaminazione, sono a carico della pubblica amministrazione.

L’obiettivo è favorire il riuso di suolo attualmente compromesso da fenomeni di contaminazione, riducendo l’impatto ambientale e promuovendo l’economia circolare.

“Un intervento lungamente atteso fin dai primi anni 2000 quando l’area delle Basse di Stura fu classificata sito di rilevanza nazionale per la bonifica e che, a lavori conclusi, ne consentirà finalmente la fruibilità, almeno per i siti comunali”, commenta l’Assessora Foglietta.

Alla progettazione e alla messa in sicurezza dell’Altopiano Deltasider sono state destinate risorse per oltre 7 milioni di euro ai quali vanno aggiunti altri 7 milioni e 800 mila euro per l’area Cimi Montubi. Le somme saranno direttamente erogate alla Città di Torino, il termine per la realizzazione degli interventi è il primo trimestre del 2026.

(pm)

Le località turistiche dell’arco alpino dove si sono cercate più case 

Casa.it pubblica la top ten delle località di montagna dell’arco alpino che hanno raccolto più ricerche di case in vendita o in affitto nel 2022.

 

Casa.it ha individuato le 10 località turistiche dell’arco alpino dove le persone hanno cercato più case in vendita o in affitto nel 2022.

Tra le principali mete turistiche montane di Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta, la meta più gettonata è Asiago, in provincia di Vicenza, che ha registrato nel 2022 il volume più elevato di ricerche di case in vendita o in affitto sul sito e l’app di Casa.it e che toglie il primato del 2020 e del 2021 a Ponte di Legno, in Valle Camonica, che nel 2022 è al secondo posto. Al terzo posto troviamo Clusone, in Val Seriana, che rispetto al 2021 sale di tre posizioni in classifica.

Al quarto posto troviamo Pinzolo, in Val Rendena, che sale di 3 posizioni rispetto al 2021. Al quinto posto, c’è Falcade, in Val del Biois, che nel 2021 era terza. Al sesto posto Bardonecchia in Val di Susa che perde una posizione rispetto al 2021. Al settimo posto si classifica Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco, che scende di 3 posizioni rispetto all’anno precedente. Seguono Cortina d’Ampezzo, la Regina delle Dolomiti, che sale di una posizione rispetto al 2021 e Aprica in Valtellina che scende di una posizione rispetto all’anno precedente. Chiude la classifica Folgaria in Trentino, che guadagna ben 9 posizioni.

Le ricerche di case in vendita

Per quanto riguarda, nello specifico, le ricerche di case in venditaAsiago diventa la prima località e Ponte di Legno seconda. Al terzo posto troviamo Falcade, che resta stabile. Al quarto Pinzolo che sale di due posizioni, al quinto Clusone che scende di una, al sesto Bardonecchia, lo scorso anno al quinto posto. Restano nella posizione dello scorso anno Courmayeur (settima), Aprica (ottava) e Cortina d’Ampezzo (nona). Al decimo Folgaria che sale di nove posizioni.

Le ricerche di case in affitto

La classifica delle località dell’arco alpino dove si sono cercate più case in affitto, invece, è dominata da Clusone, che ottiene il primo posto del podio salendo di tre posizioni rispetto al 2021. Courmayeur, che nel 2021 era al primo posto, è seconda e Bardonecchia è terza rimanendo stabile rispetto all’anno prima. Seguono Asiago al quarto posto (+1 rispetto al 2021), Cortina d’Ampezzo al quinto (+1), Bormio in Valtellina al sesto (-4), Aprica al settimo (+2), Sauze d’Oulx in Val di Susa all’ottavo (+9), Sestriere in Piemonte al nono (+5), Edolo in Valle Camonica al decimo (+10).

Le tipologie e le metrature

Nelle dieci località dell’arco alpino dove si sono cercate più case l’appartamento è la tipologia più cercata nel 2022, seguito dal rustico/casale e dall’attico/mansarda.

Le metrature più cercate sono state quelle tra i 51 e i 100 mq, seguite da quelle tra i 26 e i 50 mq e quelle tra i 101 e i 150 mq.

Tra gli appartamenti più cercati ci sono al primo posto i trilocali, al secondo i bilocali e al terzo i quadrilocali.

I prezzi

In queste località le case in vendita più cercate nel 2022 hanno un prezzo tra 100.001 e 200.000 euro. Seguono quelle con un prezzo da 50.001 a 100.000 euro e quelle da 200.001 a 300.000 euro.

Le case in affitto più cercate, invece, hanno un prezzo da 401 a 600 euro, seguite da quelle da 201 a 400 euro e quelle da 601 a 800 euro.

Tecnologia o rispetto dei clienti?

Ho sempre sostenuto che la tecnologia possa, anzi debba, facilitare la nostra quotidianità, semplificare alcuni processi, ridurre i tempi e, ove possibile, i costi per migliorare complessivamente la qualità della vita.

Molte app installate sui nostri smartphone ci consentono, con un semplice comando vocale, di sapere che tempo farà, di accendere la stufa o la lavatrice a chilometri di distanza, segnalarci se un intruso sia entrato in casa nostra e molto altro.

Ma che dire dei call center totalmente automatizzati?

Ho spesso necessità di raggiungere il centralino di enti sia pubblici che privati, commerciali e no, ma non di rado ho dovuto aggiustarmi diversamente, magari recandomi in un negozio di quel brand per avere un contatto de visu che mi risolvesse, o almeno ci provasse, il problema.

Quante volte, appena raggiungiamo quel numero, sentiamo “Digitare 1 per X, 2 per Y, 3 per Z”, ma il “digitare X per parlare con un operatore” spesso manca.

Come spiego spesso nelle mie conferenze e come ho avuto modo di scrivere su queste colonne, moltissimi responsabili di azienda badano unicamente al ritorno economico (e spesso non ne sono capaci) anziché alla soddisfazione del cliente, che è la vera mission di un’impresa, assumendosi il rischio di impresa.

Chi ha impostato questi call center ha probabilmente considerato, tra le problematiche più frequenti, quelle sei, sette degne di essere risolte meccanicamente (guasto sulla linea telefonica, blackout, fuga di sostanze) non considerando che è quasi impossibile considerare ogni possibile disservizio all’utenza, che richiederebbe perciò una risposta (ed una soluzione) personalizzata.

Se io, utente, non ottengo una soluzione al mio problema posso essere tentato di cambiare gestore o fornitore o azienda che si occupa della manutenzione o, comunque, operatore economico; al di là del fattore rischio, però, c’è soprattutto la mancanza di rispetto verso i clienti, che sono quelli che permettono all’imprenditore, o agli azionisti, o ai soci, di dividersi gli utili a fine esercizio. Se vengo trattato bene è più probabile che accetti ulteriori servizi proposti da quell’operatore e possa anche accettare piccoli rincari nel costo dei servizi.

E che dire degli elimina coda nei quali puoi scegliere tra alcune voci, una delle quali è “Altro”? Inevitabile che quell’uno o quei due sportelli dedicati all’altro avranno una coda modello processionaria, mentre negli altri sportelli vi saranno una o due persone in coda.

Se, invece, la tecnologia ci viene erogata da un ente pubblico le cose si complicano, perché lo Stato (e gli enti locali) non devono perseguire finalità di lucro ma devono contenere i costi; non si capisce perciò perché investire migliaia (se non milioni di euro) in informatizzazione, con un servizio non soddisfacente, mentre alcune persone passano il tempo guardando il soffitto.

Il top lo raggiungono quei soggetti, pubblici o privati, ai quali invii una mail che, se verrà letta, non sarà mai oggetto di risposta generando nel mittente il dubbio “sarà arrivata a destinazione?”, “sarà stata letta?”, “staranno valutando cosa rispondere?”

Alla base di tutto ciò ci sono sostanzialmente due fattori: in primis la mancanza di rispetto verso gli utenti, chiunque essi siano, che meritano comunque attenzioni e la soluzione dei loro problemi. In secondo luogo, l’adibizione a compiti organizzativi anche complessi di persone inesperte o svogliate: per clientelismo, per motivi politici, per restituire un favore, alcune persone vengono adibite a ruoli per i quali non sono portate, affidando loro responsabilità che se non vengono onorate creano maggiori disagi di quelli che avrebbero dovuto risolvere.

Sergio Motta

Caldaie a compensazione, come risparmiare

Di Patrizia Polliotto, Avvocato, Fondatore e Presidente del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori

Una caldaia a condensazione è un tipo di caldaia utilizzata per produrre acqua calda per il riscaldamento e l’acqua sanitaria di una casa. Rispetto alle caldaie tradizionali, le caldaie a condensazione sono più efficienti ed ecologiche: permettono, infatti, di tagliare i costi della bolletta e di abbattere le emissioni di CO2.

Le caldaie a condensazione hanno, in genere, un costo maggiore rispetto alle caldaie tradizionali, visto che, tra l’altro, richiedono un tubo di scarico specifico resistente alla corrosione causata dall’acidità della condensa. Devono essere pulite con maggiore frequenza, liberando in particolare lo scambiatore di calore e il tubo stesso dagli accumuli di sporco.

Bisogna poi stare attenti alla loro posizione in casa e in generale a dove si sceglie di acquistarle, perché con climi caldi sono meno efficienti, e danno il meglio in aree dove fa più freddo e se non esposte direttamente alla luce solare. Se la temperatura esterna è bassa, infatti, la differenza tra i gas di scarico e l’acqua del riscaldamento sarà maggiore e sprigionerà un quantitativo di energia superiore.

Una caldaia a condensazione può costare dai 600 euro circa – parliamo di modelli a bassa potenza – a oltre 2 mila euro. Prezzi decisamente più alti rispetto a una caldaia tradizionale. Bisogna però sottolineare che, visto il loro impatto inferiore a livello ambientale, si può risparmiare su queste cifre usufruendo di bonus e incentivi statali.

È possibile inoltre pagare a rate, direttamente in bolletta, un nuovo dispositivo, spesso con installazione e manutenzione gratuite o comprese nella modica cifra mensile richiesta dal proprio fornitore di gas. Gli alti prezzi delle caldaie a condensazione sono però giustificati dall’abbattimento dei consumi.

Anche senza sconti e bonus statali, e acquistando a prezzo pieno una caldaia a condensazione, è possibile rientrare nella spesa nel giro di pochi anni, con la sicurezza di pagare bollette meno salate e avere un impatto ambientale inferiore.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Filierba lancia il patto  per la qualità del cibo e la tutela del territorio

Il futuro dell’allevamento bovino è “green”, all’aperto, e porta benefici
sia agli animali, che sono al pascolo, sia all’ecosistema che – grazie proprio alla presenza dei
ruminanti – migliora in termini di biodiversità e fertilità del terreno. Ma non solo, perché a
beneficiare delle produzioni estensive siamo anche noi umani, quando ci nutriamo di alimenti
prodotti in quel tipo di allevamento, caratterizzati da elevati valori nutrizionali (grassi insaturi,
antiossidanti, vitamine) e da un impatto ambientale molto contenuto.
È quanto emerso venerdì scorso, 10 marzo, in un consesso tecnico-scientifico organizzato a
Tempio Pausania da Università di Sassari, Agris Sardegna e CNR e dedicato agli allevamenti
estensivi. Ospiti dell’evento, Giampiero Lombardi, professore associato dell’Università di
Torino, e Sergio Capaldo, presidente del consorzio La Granda di Genola, nel cuneese, che hanno
presentato l’esperienza maturata con il progetto Filierba (DISAFA UniTO) e un modello di
produzione sostenibile della carne in cui la componente microbica del suolo conferisce
un’identità unica ai foraggi e quindi ai prodotti.
Il progetto Filierba dell’Università di Torino
Nel suo intervento, il Prof. Lombardi ha esposto le prerogative del progetto Filierba, finanziato
dalla Regione Piemonte (PSR 2014-2020) per la creazione di filiere zootecniche basate su
foraggi da prati a elevata biodiversità. E ha poi presentato gli obiettivi, i partner e le innovazioni
con esso introdotte.

Gli obiettivi
«Oltre a sostenere la produzione e la diffusione sui mercati locali di alimenti di origine animale
diversi da quelli convenzionali», ha esordito Lombardi, «Filierba, che è acronimo di “Filiere da
Erba”, opera per promuovere lo sviluppo di filiere di produzione di carne e latte da bovini
alimentati prevalentemente con erba fresca e fieno da praterie a biodiversità elevata e per
introdurre soluzioni innovative per la gestione degli allevamenti, al fine di migliorare
l’organizzazione aziendale dei produttori». Ma anche, ha proseguito Lombardi, per «rafforzare il
legame tra prodotti e territorio, sviluppare produzioni integrative a quelle zootecniche – nella
logica della multifunzionalità e della diversificazione – e favorire l’accesso dei consumatori ad
alimenti dall’elevato valore nutrizionale».

Il contesto operativo
Il progetto Filierba è stato concepito tenendo conto della riduzione di produttività e
competitività delle aziende agricole produttrici di latte e carne registrata negli ultimi dieci anni.
Riduzione maturata in un contesto socio-economico in rapido cambiamento, a seguito della
modificazione delle abitudini alimentari dei consumatori, della crisi economica, dell’instabilità
dell’offerta, e non solo.
Per aiutare le aziende a superare tali difficoltà, i ricercatori impegnati nel progetto sono
intervenuti sia sull’organizzazione della singola realtà che sui processi produttivi, portando le
aziende a ridurre i costi, intervenendo sull’alimentazione degli animali e sulla trasformazione
dei prodotti, differenziando e valorizzando le produzioni, migliorandone le caratteristiche
nutrizionali e salutistiche.
Così facendo hanno creato le condizioni per spuntare prezzi maggiori alla vendita, anche al fine
di ottimizzare la competitività delle aziende sul mercato. Hanno anche lavorato al
miglioramento del benessere animale e alla riduzione dell’impatto dei sistemi d’allevamento
sull’ambiente, minimizzando gli effetti negativi dei prodotti di origine animale sulla salute
umana. Hanno inoltre semplificato l’organizzazione delle filiere, promuovendo quelle corte e
valorizzando i prodotti a livello locale, modificando la ripartizione dei ricavi tra i diversi soggetti
coinvolti.

Le innovazioni introdotte
Nella gestione delle risorse foraggere sono stati adottati strumenti di pianificazione noti da
tempo ma poco conosciuti dagli stessi allevatori, se si escludono quelli che praticano l’alpeggio
estivo. Tra questi strumenti merita di essere citato il Piano Pastorale – nato per la montagna e
applicato con Filierba anche in pianura – che definisce criteri e percorso tecnico per la corretta
gestione del pascolo, individuando i momenti ottimali della sua utilizzazione e i più opportuni
spostamenti delle mandrie. Con esso viene anche introdotta la pratica dello sfalcio e sono
integrati il piano delle concimazioni e la gestione dei reflui zootecnici.
I partner del progetto
Nella sua attuazione, Filierba coinvolge un gruppo di operatori piemontesi dei comparti del latte
e della carne bovini, costituito da aziende interessate a diversificare e valorizzare i loro prodotti
e a intervenire sui costi di produzione, attraverso un sistema di alimentazione degli erbivori
basato su foraggi a elevata biodiversità. Gode inoltre del supporto di due dipartimenti
universitari, di aziende di servizi, di un’associazione culturale, di un operatore della
distribuzione commerciale e di un’agenzia di comunicazione.

Orti Generali è il vincitore del Premio Nazionale del Paesaggio

 

Il riconoscimento è stato assegnato dal Ministero della Cultura.
Il progetto torinese rappresenterà l’Italia
al Premio del Paesaggio del Consiglio Europeo

Orti Generali, progetto di orti comunitari urbani nato dalla rigenerazione di un parco nel quartiere Mirafiori Sud a Torino, è il vincitore della quarta edizione del Premio Nazionale del Paesaggio, istituito dal Ministero della Cultura.

Il Premio è stato consegnato a Roma nel corso di una cerimonia che si è tenuta come ogni anno il 14 marzo, in occasione della Giornata Nazionale del Paesaggio, alla presenza del Ministro della cultura, Gennaro Sangiuliano.

La scelta è avvenuta tra le 73 candidature ricevute dalla commissione presieduta dal Direttore della Direzione Generale Archeologia, Belle arti e Paesaggio del MiC, Luigi La Rocca e composta da autorevoli personalità e studiosi del paesaggio. Il progetto torinese si è distinto per la capacità di valorizzare il paesaggio attraverso azioni di salvaguardia, gestione o pianificazione, in linea con i quattro criteri indicati dall’Unione europea: esemplarità, sviluppo territoriale sostenibile, partecipazione, sensibilizzazione.
Questa la motivazione del Premio: “Per l’esperienza esemplare di trasformazione e gestione di aree agricole residuali in contesto metropolitano, capace di creare, in pochi anni, a partire da una condizione di abbandono, degrado ed abusivismo, un parco di orti urbani aperto a cittadini e visitatori, recuperando la trama del paesaggio agrario pre-industriale; per la virtuosa sinergia tra gli enti pubblici, le istituzioni accademiche, le scuole, le associazioni, i singoli abitanti, grazie alla quale, attraendo finanziamenti locali ed europei, è stato possibile promuovere innovazione tecnologica con un approccio scientifico e ecologico alla gestione, senza tralasciare gli aspetti legati all’ inclusione e alla solidarietà sociale; per la capacità di divulgare i valori del paesaggio attraverso iniziative di comunicazione e formazione dal forte impatto, e per il rafforzamento identitario di una comunità, che si riconosce come tale grazie al nuovo paesaggio e al lavoro condiviso che ha consentito la sua ridefinizione”.

«Siamo onorati di questo premio», commentano i fondatori di Orti Generali Stefano Olivari e Matteo Baldo: «Ringraziamo i nostri ortolani urbani e tutti i volontari che ogni giorno rendono questo progetto possibile e rendono il paesaggio di Orti Generali un luogo di incontro, uno spazio vivo in cui questa comunità operosa ci insegna a prenderci cura di un bene comune. Ringraziamo la Fondazione Mirafiori, fondazione di comunità che dal 2010 ha creduto in questo nuovo modello di recupero delle periferie e del verde periurbano. E ringraziamo la Città di Torino con cui lo sforzo da più di dieci anni è quello di individuare delle buone pratiche per una gestione pubblico-privata dei parchi cittadini».

Come vincitore del premio nazionale, Orti Generali rappresenterà ora l’Italia all’ottava edizione del Premio del Paesaggio del Consiglio Europeo.

Polito Students App, supporto alla didattica

UN NUOVO STRUMENTO PENSATO DAGLI STUDENTI PER GLI STUDENTI DEL POLITECNICO DI TORINO

 

L’applicazione è stata presentata durante la Settimana della Didattica del Politecnico di Torino per il suo innovativo processo di sviluppo collaborativo ed interamente Open Source

 

Un metodo di lavoro aperto e collaborativo per la progettazione e lo sviluppo di strumenti per la didattica che coinvolga fin dall’inizio del processo gli studenti stessi e tutti i destinatari coinvolti: è la nuova modalità utilizzata dal Politecnico di Torino, che diventa così l’apripista tra le università italiane e non solo. L’esigenza di rinnovare alcune delle piattaforme più utilizzate dai docenti dell’Ateneo ha infatti stimolato una nuova impostazione del lavoro e di utilizzo della modalità Open Source.

Il primo passo è stato l’aggiornamento ad una nuova versione della piattaforma Moodle per erogare esami, esercitazioni ed altro materiale che ha subito un’efficace integrazione e customizzazione con funzionalità specifiche per il Politecnico, a cui ha fatto seguito l’adozione della piattaforma in cloud CrownLabs, altro prodotto open source sviluppato inizialmente nel Dipartimento di Automatica e Informatica dell’Ateneo, che già permette l’erogazione di laboratori informatici ed esami in modalità completamente virtuale e remota a mediamente 6500 studenti l’anno.

Ma il risultato più interessante ed innovativo è PoliTO Students, una nuova App per gli studenti dell’Ateneo, presentata ufficialmente durante la terza settimana della didattica del Politecnico di Torino.

Come per i progetti citati, la nuova app è nata da un approccio progettuale aperto e collaborativo fondato su tre percorsi paralleli: il lavoro congiunto di docenti e personale proveniente dalle aree della didattica, dell’IT e della comunicazione; la forte spinta sull’Open Source come modello di sviluppo, come rilascio degli applicativi e come adozione di soluzioni e, infine, il coinvolgimento della componente studentesca in tutte le fasi dello sviluppo in qualità di primi beneficiari.

L’applicazione ha dunque tutte le funzionalità in modalità Open Source e quindi è aperta, ispezionabile, e pensata per ricevere nuovi contributi da parte della community di studenti e sarà disponibile sul portale GitHub, punto di riferimento mondiale per lo sviluppo di progetti open source, sul quale il Politecnico ha aperto il proprio profilo ufficiale.

Dal 15 marzo la PoliTO Students App sarà scaricabile in versione “beta” ancora incompleta ma in continuo aggiornamento gratuitamente su piattaforma Android oppure iOS, per permettere il test dell’applicazione e raccogliere feedback sulle sue funzionalità ed usabilità.

Per la funzionalità di mappe e percorsi che sarà inserita nella nuova app si sta seguendo un percorso analogo coinvolgendo docenti e tecnici e che prevede la collaborazione degli studenti nell’attività di “mapping”.