ECONOMIA E SOCIETA'

L’anno decisivo: la sfida che può cambiare il destino di Stellantis

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Le parole di John Elkann, che ha definito il 2026 un “anno cruciale” per Stellantis, riflettono con chiarezza il momento complesso che il gruppo sta attraversando. Non si tratta solo di una fase di transizione, ma di un vero passaggio decisivo tra un modello industriale in difficoltà e un futuro ancora da costruire.

Negli ultimi anni, il gruppo ha registrato una contrazione significativa dei volumi produttivi, in particolare in Europa e soprattutto in Italia. I livelli di produzione sono scesi a valori che non si vedevano da decenni, segnale di una crisi strutturale più che congiunturale. Alla base di questo calo ci sono diversi fattori: una domanda incerta, il rallentamento nella diffusione delle auto elettriche e una capacità produttiva che oggi appare superiore rispetto alle reali esigenze del mercato.

Anche sul piano globale si osserva una riduzione delle consegne, con un progressivo ridimensionamento dei volumi complessivi. Questo scenario ha costretto il gruppo a rivedere ritmi e strategie, cercando un equilibrio tra sostenibilità economica e transizione tecnologica.

Un caso emblematico è quello dello stabilimento di Mirafiori, da sempre simbolo dell’industria automobilistica italiana. Da un lato, il sito torinese continua a rappresentare un punto di riferimento strategico, anche grazie all’introduzione di nuovi modelli ibridi che hanno dato qualche segnale di ripresa. Dall’altro, però, persistono criticità evidenti: frequente ricorso agli ammortizzatori sociali, riduzione del personale attraverso uscite incentivate e incertezza sull’assegnazione di ulteriori produzioni.

La situazione occupazionale resta quindi uno dei nodi più delicati. Negli ultimi anni una parte consistente dei lavoratori è stata coinvolta in periodi di cassa integrazione, mentre il calo delle attività ha inciso anche sui livelli salariali, con effetti concreti sul reddito delle famiglie. I sindacati continuano a chiedere garanzie più solide sul futuro degli stabilimenti italiani, sottolineando la necessità di un piano industriale chiaro e duraturo.

Parallelamente, anche il lato commerciale presenta difficoltà. Il mercato europeo dell’auto è in una fase di trasformazione profonda, ma la transizione verso l’elettrico procede più lentamente del previsto. I prezzi elevati e le incertezze legate alle infrastrutture frenano la domanda, mentre cresce la concorrenza internazionale, in particolare da parte dei produttori asiatici. Questo contesto rende più complesso per Stellantis mantenere quote di mercato e livelli produttivi adeguati.

In questo quadro, il 2026 rappresenta davvero uno snodo fondamentale. Il gruppo punta sul lancio di nuovi modelli, soprattutto ibridi, e su una riorganizzazione delle attività industriali per rilanciare la produzione e migliorare i risultati economici. Tuttavia, molto dipenderà dalla capacità di trasformare gli annunci in interventi concreti, soprattutto nei siti europei.

Le dichiarazioni di Elkann, quindi, non sono solo un messaggio di fiducia, ma anche il riconoscimento di una sfida aperta. Per realtà come Torino e per l’intero comparto automotive italiano, il futuro di Stellantis avrà un impatto diretto non solo sull’industria, ma anche sull’occupazione e sulla tenuta di un sistema produttivo che resta centrale per l’economia del Paese.

Il nuovo “shop – in – shop” di MediaWorld all’interno di Bennet, a Nichelino

Si rafforza la partnership tra MediaWorld, azienda leader dell’elettronica di consumo, è Bennet, leader nel settore degli ipermercati e delle gallerie commerciali, con l’inaugurazione, avvenuta giovedì 26 marzo scorso, del nuovo punto vendita MediaWorld Xpress, a Nichelino, in via Scarrone 10, all’interno dell’ipermercato Bennet del Mondojuve Shopping Village. Lo store, sviluppato su una superficie di 520 mq, in formato “shop – in – shop”, rappresenta un ulteriore passo nel percorso di presidio di prossimità dell’insegna, con l’obiettivo di rendere tecnologia, consulenza e servizi sempre più accessibili e integrati nella quotidianità dei clienti. All’inaugurazione, avvenuta col tradizionale taglio del nastro giovedì 26 marzo scorso, erano presenti i rappresentanti di MediaWorld, di Bennet e Gallerie Bennet, insieme alle istituzioni locali, tra cui il sindaco Giampietro Tolardo e l’assessore al commercio Giorgia Ruggero.

“L’apertura di questo nuovo spazio rappresenta un segnale concreto di attenzione verso il nostro territorio e verso le esigenze quotidiane dei cittadini – spiega il sindaco Giampietro Tolardo – l’inserimento di un servizio come MediaWorld all’interno di Mondojuve Shopping Village contribuisce a rafforzare l’offerta commerciale locale, generando al contempo opportunità occupazionali e valorizzando un’area strategica per la comunità di Nichelino”.

All’interno dello spazio è disponibile una selezione mirata di prodotti di elettronica di consumo, telefonia, informatica ed elettrodomestici, affiancata dal supporto dei consulenti MediaWorld. L’integrazione con l’ecosistema digitale consente inoltre di accedere all’intero assortimento disponibile sul sito mediaworld.it e scegliere il punto vendita di Nichelino per il ritiro degli acquisti online. Tra i servizi disponibili figurano pick & pay, pick up, anche in 30 minuti e pagamento in reparto tramite dispositivi mobili pensati per rendere l’esperienza di acquisto più fluida e flessibile.

“Con questa apertura rafforziamo ulteriormente la partnership con Bennet e la nostra presenza in Piemonte, portando il format MediaWorld Xpress in un’area strategica coem quella di Nichelino – commenta Stefano Parlati, Regional Sales Manager New Format – l’integrazione all’interno dell’ipermercato ci consente di essere ancora più vicini alle persone offrendo un’esperienza d’acquisto semplice, completa e perfettamente integrata tra fisico e digitale”.

L’ apertura segue la riapertura dello store di Grugliasco e rappresenta la prima delle inaugurazioni previste in Piemonte nel 2026, cui farà seguito l’apertura a Cuneo prevista per il 30 aprile prossimo. In occasione dell’apertura, da oggi fino al 29 marzo è attiva la promozione “No IVA” sulla migliore tecnologia, riservata ai possessori della carta gratuita MediaWorld Club.

Mara Martellotta

In Piemonte la Conferenza delle Alpi

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La Regione Piemonte ha ospitato il 25 e 26 marzo l’83ª seduta del Comitato permanente della Conferenza delle Alpi, organismo inserito nell’ambito della Convenzione sottoscritta nel 1991 e che include Italia, Austria, Francia, Germania, Liechtenstein, Principato di Monaco, Slovenia, Svizzera e con l’obiettivo di promuovere la conservazione e lo sviluppo sostenibile del territorio interessato.

Sono state le politiche innovative della Regione sui temi della tutela del patrimonio alpino e della sua valorizzazione alla base della scelta della Presidenza della Convenzione di svolgere a Torino questo consesso, che ha visto la partecipazione di delegazioni internazionali, osservatori e stakeholder europei.

In apertura dei lavori i saluti istituzionali dell’assessore regionale Marco Gallo, che ha esposto le buone pratiche del Piemonte su nuova residenzialità montana e sviluppo sostenibile della montagna e spunti di riflessione nel declinare gli argomenti all’ordine del giorno: dalla tutela e valorizzazione della cultura alpina alle interconnessioni logistiche, la demografia, il monitoraggio del clima, la biodiversità: «Ospitare a Torino l’83° Comitato permanente della Convenzione delle Alpi è per il Piemonte un riconoscimento concreto del lavoro che stiamo portando avanti sui nostri territori montani. Le Alpi sono parte determinante della nostra identità, con tutte le sfide che questo comporta, dallo spopolamento all’adattamento climatico, dalla tutela della biodiversità alla tenuta delle comunità locali. Come Regione Piemonte stiamo investendo su più fronti: dalla Strategia per le Montagne alle 12 Green Communities finanziate per 23 milioni di euro, fino all’Osservatorio regionale sui cambiamenti climatici e al secondo Stralcio della Strategia climatica, dedicato proprio alla montagna. Il confronto internazionale è un’occasione preziosa per misurare queste esperienze con quelle degli altri Paesi alpini e per rafforzare una cooperazione che, su temi come biodiversità, clima e cultura alpina, non può che essere transnazionale».

Il direttore generale Affari Europei, Internazionali e Finanza sostenibile del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Alessandro Guerri, presidente del Comitato permanente, ha illustrato gli sviluppi del Programma 2025-2026, sottolineando la stretta collaborazione tra i gruppi di lavoro tematici, la raccolta di oltre 80 buone pratiche di adattamento locale ai cambiamenti climatici e le iniziative a favore della biodiversità e delle foreste.

La due giorni è stata focalizzata sulla presentazione dell’avanzamento dell’11° Rapporto sullo Stato delle Alpi, con focus sulle problematiche ambientali (che vedono il Piemonte attivo nel monitoraggio dei ghiacciai, del permafrost e del ciclo dell’acqua), sulla redazione del Piano d’azione per la biodiversità alpina e sul confronto sulle sfide future, incluse le prospettive della Presidenza tedesca, che punterà sulla comunicazione del rischio e sulla gestione delle emergenze in ambiente montano.

Torino, verso la quarta linea del Gerbido: inceneritore operativo dal 2031

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In Commissione Ambiente del Consiglio regionale, presieduta da Sergio Bartoli, si è svolta un’audizione dedicata al progetto di ampliamento dell’impianto di incenerimento del Gerbido, a Torino.

All’incontro, richiesto dalla consigliera Alice Ravinale, hanno preso parte Paolo Foietta, Federica Canuto e Palma Urso per l’Autorità Rifiuti Piemonte, insieme alle professoresse del Politecnico di Torino Maria Chiara Zanetti e Deborah Panepinto. Presente anche l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati.

Nel corso dell’audizione è stato illustrato come l’Autorità, con il supporto del Politecnico, abbia definito i criteri tecnici e di sostenibilità ambientale da fornire alla società di gestione per la progettazione della quarta linea dell’impianto, attualmente gestito da TRM.

La nuova linea, la cui entrata in funzione è prevista per il 2031, consentirà di estendere il servizio a tutte le province piemontesi, trattando i rifiuti urbani residui della raccolta differenziata. L’impianto dovrebbe raggiungere una capacità compresa tra 240.000 e 280.000 tonnellate annue. La struttura sarà separata dalle tre linee esistenti per garantire la continuità del servizio durante i lavori.

Un aspetto centrale riguarda il recupero energetico: il calore prodotto verrà riutilizzato per ampliare la rete di teleriscaldamento, mentre il modello tariffario previsto punta a contenere i costi.

Durante la seduta si è discusso anche dello studio di fattibilità per l’utilizzo dello scalo ferroviario di Orbassano, così da gestire i rifiuti provenienti da distanze superiori ai 60 chilometri, e delle compensazioni ambientali destinate ai Comuni coinvolti: Beinasco, Grugliasco, Rivoli, Rivalta di Torino, Orbassano e Torino.

In chiusura, il presidente Foietta ha sottolineato una criticità: negli ultimi anni la produzione pro capite di rifiuti indifferenziati è aumentata, raggiungendo i 162 chilogrammi a persona rispetto all’obiettivo di 116. “C’è il rischio che l’impianto progettato non sia sufficiente – ha avvertito – per questo è indispensabile migliorare la raccolta differenziata”.

Nel dibattito sono intervenuti anche i consiglieri Alberto Unia, Alice Ravinale e Nadia Conticelli, che hanno posto quesiti in particolare sulle emissioni e sui sistemi di filtraggio dell’impianto.

Il sindaco Lo Russo al Mercato del Corso di Campagna Amica

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Sabato 28 marzo

L’appuntamento è previsto per le ore 10.30, quando il sindaco incontrerà i produttori contadini del mercato e visiterà i locali dello storico ( e liberty) Cinema Corso, che Coldiretti ha ristrutturato e trasformato in una casa aperta ai cittadini, con un’enoteca regionale, una sala incontri e una cucina per street food contadino.

Per l’occasione, il presidente e il direttore di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici e Carlo Loffreda, presenteranno al sindaco i prodotti dell’agroalimentare a KM ZERO del Torinese, che subiscono gli effetti dei rincari dovuti alla Guerra del Golfo. Tra questi, tutti i prodotti agricoli che si trovano ora nella stagione delle semine e dell’avvio dell’annata agricola, dalle farine alla frutta, dalla verdura ai prodotti di origine animale come latte e carne.

Mara Martellotta

Edilizia, l’allarme di Confartigianato imprese Piemonte: “Servono interventi urgenti”

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L’aumento dei costi dei materiali da costruzione mette in difficoltà le imprese piemontesi, con un balzo in avanti fino al 30%. A rischio i lavori pubblici e privati

L’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, fino al 30%, comincia a incidere profondamente sui bilanci delle imprese piemontesi del settore. Con il conflitto nel Golfo Persico, come già accaduto per la guerra in Ucraina, il costo delle materie prime, dei semi lavorati e dei prodotti finiti rischia di gravare sulle realtà del Piemonte che si occupano di edilizia, costruzioni e di lavori pubblici.

L’allarme lo lancia Confartigianato Imprese Piemonte, ricordando come gli imprenditori stiano affrontando una tempesta perfetta per il costo delle materie prime, dei semi lavorati e dei prodotti, per la scarsa reperibilità di questi, per l’aumento di costi di trasporto e per la necessità di aggiornare continuamente listini e preventivi per non perdere ordini e lavori.

“C’è una forte preoccupazione perché l’instabilità dei prezzi, dalle materie prime all’energia, fino al gasolio, possa ripercuotersi sia sui lavori pubblici sia sugli interventi privati – afferma Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – i durissimi contraccolpi di questa situazione potrebbero essere difficili da affrontare, soprattutto per le piccole e medie imprese”.

“Sarebbe opportuno, da parte delle istituzioni prevedere una revisione dei prezzari che tengano conto dell’andamento dei prezzi dei materiali da costruzione, anche per prevenire possibili distorsioni derivanti da speculazioni. A questo proposito – conclude Giorgio Felici – invitiamo la politica ad adoperarsi per rendere operativo l’osservatorio per il monitoraggio dei prezzario delle opere pubbliche, istituito dalla Legge di Stabilità 2026, che avrà il compito, tra gli altri, di raccogliere, analizzare e confrontare i dati relativi ai costi dei prodotti, dell’attrezzatura e delle lavorazioni, oltre a vigilare sulle dinamiche di mercato che i cidono sulla determinazione dei prezzi nei diversi ambiti territoriali”.

Le analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato stimano come in Piemonte le imprese artigiane del settore costruzioni siano 48 mila 426, il 42,7% del totale delle imprese artigiane, tutte interessate da uno shock riguardante i maggiori costi delle materie prime. L’aumento generalizzato dei prezzi, come da comunicazioni che stanno arrivando dai fornitori alle imprese, varia tra il 10% e il 15%, con punte del 30%.

“Oltre agli aumenti immediati – commenta Enzo Tanino, presidente di Confartigianato Piemonte Edilizia – si stanno diffondendo anche pratiche commerciali che riflettono il clima d’incertezza del mercato. Alcuni fornitori, infatti, richiedono alle imprese di confermare i preventivi entro 24 ore, avvisando che, in caso contrario, le condizioni economiche potrebbero subire delle modifiche”.

“Queste dinamiche – continua Tanino – si inseriscono in un contesto già complesso per il settore delle costruzioni. All’inizio dell’anno si erano registrati aumenti intorno al 10%, mentre il recente aumento dei costi dei carburanti sta incidendo direttamente sulle spese di trasporto, sull’impiego dei mezzi di cantiere e, più in generale, sull’operatività quotidiana delle imprese”.

“Il tema riguarda in modo diretto anche il settore degli appalti pubblici: questi aumenti che abbiamo rilevato rischiano di incidere sull’equilibrio economico di cantieri già avviati – conclude Tanino – e rischiano di creare difficoltà sia per le imprese sia per le pubbliche amministrazioni, impegnate nelle opere e nel rispetto delle ultime scadenze nei progetti PNRR.”.

Per Confartigianato Imprese Piemonte, se tale dinamica dovesse proseguire, il rischio concreto sarebbe quello del rallentamento o fermo dei cantieri pubblici, e la difficoltà di realizzazione degli interventi programmati sul territorio. I assenza di meccanismi di adeguamento efficaci, il rischio è quello di compromettere l’equilibrio dei contratti e rallentare l’esecuzione degli interventi.

Gian Giacomo Della Porta

Fondazione Barilla a Torino con il Grand Tour del Libro del Risparmio

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Spreco alimentare

Dal 26 marzo al 9 aprile  prossimo, via Lagrange accoglie l’installazione artistica realizzata per promuovere un uso più consapevole del cibo, i cui effetti possono tradursi in benefici per l’ambiente e per l’economia domestica delle famiglie.
È questo il messaggio che Fondazione Barilla porta a Torino con il Gran Tour del Libro del Risparmio dal 26 marzo al 9 aprile, il progetto che sta girando l’Italia, raggiungendo milioni di persone nelle principali città italiane  e ora approda a Torino in via Lagrange.
In Italia lo spreco alimentare resta un fenomeno rilevante . Se da un lato si osservano segnali di maggiore attenzione, dall’altro il valore complessivo è  ancora elevato e continua  a pesare sia sull’ambiente sia sulle abitudini quotidiane. Secondo il rapporto Waste Watcher International, il caso Italia 2026, ogni persona getta ancora oltre mezzo chilo di cibo a settimana.  Ed è  proprio nella gestione domestica  che si gioca la partita più  importante, piccoli sprechi ripetuti nel tempo possono tradursi in un costo significativo, fino a 500 euro l’anno per famiglia.
Il progetto punta proprio su questo, offrire strumenti semplici e immediati per cambiare abitudini.  Al centro c’è  il Libro per il Risparmio, la pubblicazione gratuita di Fondazione Barilla che raccoglie 120 azioni quotidiane per gestire meglio il cibo in casa, dalla spesa alla conservazione e che si trasforma nell’installazione artistica, in un grande libro animato  per tradurre i contenuti della guida in un’esperienza visiva accessibile a tutti, con scenografie tridimensionali, movimenti meccanici e una narrazione immediata che invita a fermarsi e a osservare.
Il progetto porta la firma del regista e artista visivo Virgilio Villoresi, che unisce cinema e animazione grazie alla delicatezza della carta e ai meccanismi cinetici, mentre la paper art è  affidata a Mauro Seresini, autore di personaggi e ambientazioni interamente realizzati a mano.
Prossime tappe dopo Torino saranno Genova , il Porto Antico, e Milano, Piazza Cordusio.

Mara Martellotta

Da La Stampa a Stellantis: Torino dopo l’uscita degli Agnelli

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Fine di un secolo: la cessione di GEDI ridisegna l’editoria italiana e segna l’addio della dinastia al capoluogo subalpino

La vendita del gruppo GEDI rappresenta un passaggio storico per il sistema dell’informazione in Italia e, allo stesso tempo, un momento simbolico molto forte per Torino. Non si tratta semplicemente di un cambio di proprietà, ma della conclusione di una lunga fase durata quasi cent’anni, durante la quale la famiglia Agnelli – oggi incarnata dagli Elkann – ha avuto un ruolo centrale non solo nell’industria automobilistica, ma anche nel mondo dei media.

L’operazione ha comportato lo smantellamento di uno dei principali gruppi editoriali del Paese. Le attività più importanti, tra cui la Repubblica, le emittenti radiofoniche e le piattaforme digitali, sono passate al gruppo greco Antenna, mentre La Stampa è stata acquisita da SAE, realtà già presente nel settore dell’editoria territoriale. Questo riassetto riflette dinamiche ormai evidenti da tempo: da un lato l’apertura del mercato a investitori internazionali, dall’altro la progressiva disgregazione dei grandi poli editoriali a favore di strutture più distribuite e meno centralizzate. In parallelo, il digitale continua a guadagnare peso, ridimensionando il ruolo economico della carta stampata.

La cessione ha anche alimentato timori nel mondo giornalistico e istituzionale, soprattutto per quanto riguarda l’autonomia delle redazioni e la tenuta dei livelli occupazionali. Il cambiamento, infatti, non riguarda solo gli assetti societari, ma tocca direttamente il futuro del lavoro nel settore.

A Torino l’impatto è particolarmente significativo. La vendita de La Stampa interrompe un legame storico con la famiglia Agnelli iniziato nel 1926, un rapporto che ha contribuito in modo determinante a definire l’identità culturale e civile della città. Per decenni il quotidiano è stato un punto di riferimento per la classe dirigente industriale torinese, oltre che uno spazio di connessione tra economia, politica e società. Ha avuto anche un ruolo importante nel raccontare Torino al resto del Paese e all’estero.

Con il passaggio di proprietà, la città perde un importante centro decisionale. Le scelte editoriali e strategiche non saranno più radicate nello stesso contesto territoriale, con il rischio di un progressivo allentamento del legame tra il giornale e la realtà locale.

L’uscita degli Agnelli dall’editoria si inserisce in un processo più ampio di distacco da attività storicamente connesse a Torino. Negli ultimi anni si è assistito a una progressiva riduzione della presenza diretta della famiglia in settori chiave legati al territorio, accompagnata da un orientamento sempre più marcato verso una dimensione internazionale. L’editoria rappresentava uno degli ultimi simboli di questo radicamento, e la sua cessione assume quindi un significato che va oltre il semplice dato economico: segna la fine di un modello in cui impresa e territorio erano strettamente intrecciati.

Questo passaggio richiama quanto già avvenuto nel comparto automobilistico. La trasformazione di FIAT in Stellantis, con una struttura societaria globale e sedi fuori dall’Italia, ha ridotto il peso specifico di Torino nel sistema produttivo. La città ha progressivamente perso centralità industriale, così come si è ridimensionato l’impatto occupazionale diretto del settore. Il passaggio da azienda nazionale a gruppo multinazionale ha ridefinito le priorità strategiche, privilegiando una logica globale rispetto a quella territoriale.

In questo contesto, la vendita di GEDI appare coerente con una linea di sviluppo orientata verso attività internazionali e più redditizie, accompagnata da un progressivo disimpegno rispetto agli asset legati al territorio torinese.

Le conseguenze per la città possono essere rilevanti. Sul piano occupazionale si aprono interrogativi sul futuro delle redazioni, delle strutture produttive e delle attività collegate, con possibili effetti su stabilità del lavoro, riorganizzazioni e riduzioni. Ma l’impatto non si limita al perimetro diretto dell’editoria. Il settore contribuisce infatti a sostenere un più ampio ecosistema fatto di pubblicità, iniziative culturali, eventi e servizi. Un eventuale ridimensionamento rischia quindi di avere effetti a catena sull’economia locale.

C’è poi un aspetto meno immediato ma altrettanto importante, legato al ruolo simbolico della città. Torino potrebbe perdere ulteriormente peso come centro decisionale, con una riduzione dei luoghi in cui si formano strategie e visioni. Questo comporta anche una minore capacità di incidere nel dibattito nazionale e un indebolimento della propria identità storica di città industriale e culturale.

La cessione di GEDI segna dunque un cambio di fase. Da un lato si riduce il ruolo delle grandi famiglie industriali italiane nell’editoria come strumento di influenza e presenza pubblica; dall’altro si consolida un sistema mediatico più frammentato e aperto a capitali globali. In questo scenario, anche il peso di Torino appare destinato a ridimensionarsi.

Non è soltanto una operazione economica. È il segnale di una trasformazione più profonda, in cui i tradizionali centri industriali perdono progressivamente centralità mentre le decisioni si spostano su scala internazionale. Torino si trova ancora una volta dentro questo cambiamento, ma in una posizione più fragile, chiamata a ridefinire il proprio ruolo in un contesto completamente diverso rispetto al passato.

“Scrigni genetici” per le foreste di domani

Non sono semplici angoli di bosco, ma veri e propri “scrigni genetici” capaci di garantire la sopravvivenza delle foreste di domani. La Regione Piemonte ha approvato l’aggiornamento del Registro regionale dei materiali di base per la vivaistica forestale (D.D. n. 162 del 18 marzo 2026): una mappa strategica di 142 popolamenti da seme selezionati per la loro qualità, resilienza e adattabilità.

In un’epoca segnata dai cambiamenti climatici, piantare un albero non basta: occorre piantare l’albero “giusto”. Conservare la variabilità genetica, infatti, significa garantire che i boschi del futuro siano composti da specie autoctone, capaci di adattarsi ai cambiamenti ambientali e di mantenere l’equilibrio ecologico del territorio. L’aggiornamento del Registro trasforma i boschi piemontesi in una rete di serbatoi naturali dove raccogliere semi autoctoni di altissima qualità.

«I boschi da seme sono i pilastri della biodiversità forestale piemontese – dichiara l’assessore alla Montagna e alle Foreste, Marco Gallo -. Attraverso la valorizzazione di queste risorse genetiche locali, un lavoro d’eccellenza avviato fin dagli anni Novanta in collaborazione con IPLA spa, garantiamo che le foreste di domani siano geneticamente adatte ai nostri ambienti. Solo così potremo rispondere con efficacia alle sfide del cambiamento climatico».

Il Registro oggi conta 368 materiali di base (MB) tra specie arboree e arbustive. La novità rilevante riguarda il salto di qualità per la filiera: 16 materiali sono stati elevati alla categoria di “Selezionato”, a dimostrazione di un patrimonio forestale che può esprimere una crescente qualità.

Il sistema include oggi 142 popolamenti selezionati (boschi naturali sottoposti a rigorosi controlli ecologici); tra cui 9 arboreti da seme, oltre a 75 cloni di pioppo quali materiali “controllati”,  eccellenza della pioppicoltura piemontese.

Il Registro è il cuore della tracciabilità: secondo le direttive europee, la produzione, il commercio e l’utilizzo delle piante forestali devono garantire per ogni lotto il materiale di base d’origine, a tutela della biodiversità genetica e delle capacità di adattamento: una piantina nata da un seme raccolto in una valle alpina ha infatti molte più probabilità di sopravvivere in quell’ambiente rispetto a una proveniente da contesti diversi.

«Per garantire il successo dei rimboschimenti, ma anche per creare nuove foreste urbane che aiutino a rinfrescare le nostre città, è fondamentale partire in vivaio da materiali di base di qualità – prosegue l’assessore Gallo -. Non è sufficiente selezionare la specie corretta: occorre che le piantine mantengano il più possibile la ricchezza genetica boschi d’origine, attraverso la corretta raccolta e conservazione dei semi. Con questo aggiornamento forniamo uno strumento operativo fondamentale alla filiera vivaistica pubblica e privata, garantendo che ogni nuovo intervento abbia le migliori possibilità da punto di vista genetico per essere idoneo e duraturo».

La Regione Piemonte, attraverso l’attivazione degli interventi del CSR 2023-2027, sostiene la gestione dei popolamenti da seme attraverso il finanziamento di disciplinari e interventi mirati di gestione forestale, volti a preservare e incrementare la produzione di frutti e semi.

La gestione di queste “riserve genetiche” non è infatti un segreto per pochi addetti ai lavori. La localizzazione geografica e i dettagli tecnici di ogni bosco da seme sono consultabili pubblicamente attraverso il Sistema di Conoscenze Ambientali (SCA) della Regione Piemonte. Un modo per rendere i cittadini e i proprietari forestali partecipi della custodia di un patrimonio che appartiene a tutti.

 

Tradizione e innovazione a braccetto alla San Giuseppe 2026

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MOSTRA NAZIONALE 13/22 MARZO 2026

 

Alle 22 di domenica 22 marzo è calato il sipario sulla 77esima edizione della Mostra Nazionale di San Giuseppe al Polo Fieristico Riccardo Coppo di Casale Monferrato, organizzata dalla società D&N Eventi, la SECONDA che si è fregiata dal titolo di Nazionale.

Il dato dei visitatori, da una prima stima è attestato sull’ottimo dato dello scorso anno pari a circa 143mila visitatori nell’arco dei dieci giorni di fiera, con un leggero rialzo, e ha avuto un buon andamento economico complessivo nonostante il periodo congiunturale mondiale non favorevole.

L’edizione 2026, però, ha fatto registrare, accanto ad un radicamento della manifestazione nelle sue tradizioni e alla conferma del gradimento della formula vincente da anni dell’ingresso gratuito e del percorso alternato, alcuni significativi cambi di abitudine nei visitatori. Innanzitutto c’è da registrare un afflusso più alto rispetto agli anni precedenti la sera dell’inaugurazione, venerdì 13 marzo, dopo il taglio del nastro del Sindaco di Casale Monferrato, Emanuele Capra. Nel primo fine settimana sabato 14 il maltempo non ha aiutato sino alle 17 poi c’è stata una vera e propria ‘fiumana’ di persone che ha portato alla decisione di posticipare la chiusura oltre le ore 23:00 programmate, accesso in crescendo che si è ripetuto nella prima domenica con diversi stop per fare affluire regolare i visitatori all’interno del Polo Espositivo. In settimana particolari punte di pubblico sono state raggiunte mercoledì 18 e, soprattutto giovedì 19, ricorrenza della festività del Santo che da il nome all’evento. A memoria un simile afflusso nel giorno di San Giuseppe non veniva ricordato da anni. Nella stessa serata c’è stata anche la presenza di un ospite di livello nazionale, lo scrittore, regista, sceneggiatore Federico Moccia che ha dapprima fatto un giro tra gli stand poi è stato protagonista di un interessante talk show condotto da Paolo Formia. Altrettanto alta è stata la partecipazione nel secondo fine settimana, il venerdì e soprattutto la domenica, quando è stato raggiunto il culmine alle 17.30 essendosi reso necessario uno stop alle entrate. Inoltre c’erano ancora molti visitatori che pur approssimandosi l’orario di chiusura volevano entrare. A fronte di questi cambi di abitudine si potrà pensare per il futuro un allungamento del termine di chiusura della manifestazione, in particolare nei fine settimana.

Altra novità positiva è stata in Fiera la presenza dei giovani, molti, provenienti sia da Casale che dai Comuni del Monferrato, ma anche dalle aree vicine al Casalese, a dimostrazione dell’attrattività che sia la Mostra che gli eventi collaterali, in particolare quelli musicali, creano nei confronti delle giovani generazioni

 

L’edizione 2026 della San Giuseppe all’insegna dell’incipit ‘Mostra Territori, Tradizioni, Gusti e Stili di Vita ha registrato 160 espositori, presenti alla Manifestazione, provenienti da tutto il territorio Nazionale, tra i quali molte eccellenze targate Made in Italy e premiate in altri prestigiosi eventi, e oltre ai due ristoranti che hanno somministrato nei 10 giorni piatti e vini della cucina Piemontese e di quella Sarda, sono stati allestiti stand che ospitavano delizie etniche di varie nazioni, Spagnole, Argentine, Messicane, Vietnamite e Rumene, oltre a quelli che proponevano eccellenze e specialità delle regioni italiane e prestigiose birre artigianali.

Molti sono stati anche i commercianti, le aziende e gli artigiani provenienti da tutta Italia che hanno partecipato alla Mostra, proponendo prodotti e servizi di qualità, a dimostrazione di quanto questo evento sia sempre attuale e abbia risonanza in tutta Italia, con imprenditori che provengono da moltissimi chilometri di distanza da Casale Monferrato ed affrontano una trasferta impegnativa per ben dieci giorni, per portare la loro offerta ad un pubblico che – ormai è un dato assodato negli anni – non è soltanto locale ma ha una caratterizzazione interregionale.

Una menzione particolare va alla presenza dell’associazione Kotalia che ha promosso le tradizioni e la cultura della Corea del Sud, proprio nell’ottica di un allargamento di confini e delle prospettive dell’evento fieristico

Inoltre, come ogni anno, non è mancata l’area dedicata a particolari format: le proposte dell’edizione 2026 sono state due, una dedicata al mondo delle Spose e l’altra ispirata all’Oktober Fest.

Non sono mancate neppure iniziative legate al territorio come la presentazione nella prima domenica del progetto ‘Verde Comune Monferrato’, a cura di Asproflor Comuni Fioriti, martedì 17 del Festival PEM – Parole e Musica in Monferrato, mercoledì 18 di ‘Nordic Walking è salute’, a cura di Augusto Cavallo e, sabato 21, della presentazione e del contestuale avvio del Progetto “Smart Generation” che vede come capofila il comune di Odalengo Grande e coinvolge l’Unione Valcerrina, i singoli comuni della zona e diversi enti, istituzioni ed associazioni, rivolto ai giovani dai 15 ai 34 anni.

Non è mancata la musica con i tanti appuntamenti tutti molto partecipati e di buon livello, dai momenti dedicati ai gruppi (Nebulosa Rock Band e Smokin’ Mojo, ), ad “Alziamo il Volume” con gli Amici della scuola Carlo Soliva, al concerto del C.E.M. – Centro Esperienze Musicali- presenza ormai tradizionale alla Fiera, così come il pomeriggio dei Grandi Artisti Canori con la direzione di Federico Marchese che ha presentato diversi inediti.

Anche le proposte artistiche di Arteinfiera, esposizione di opere di arte contemporanea fondata e coordinata dal maestro Piergiorgio Panelli, ha incontrato il gradimento del pubblico con molti visitatori avendo come argomento lo sguardo, con il titolo ‘Guardami dentro gli occhi’ ispirato al Maestro Panelli da una canzone di Roberto Vecchioni.

L’evento è stato organizzato dalla società D&N Eventi S.R.L. con il Patrocinio di: Regione Piemonte, Città di Casale Monferrato, Provincia di Alessandria, Provincia di Mantova, Unione dei Comuni della Valcerrina, Asproflor Comuni Fioriti e in partnership con: Confidare, Confartigianato Imprese Alessandria, Confagricoltura Alessandria, Coniolo Fiori, Vivai Varallo, sponsor Alma Carpets S.p.A.