Per la prima volta al teatro Regio di Torino in scena l’opera fiaba di Alfredo Casella , Arturo Cirillo firma l’allestimento fiabesco

Al teatro Regio debuttera’ giovedì 14 aprile prossimo, eseguita per la prima volta, la “Donna Serpente”, opera-fiaba di Alfredo Casella, articolata in un prologo, tre atti e sette quadri, su libretto di Cesare Vico Ludovici, tratta dall’omonima fiaba di Carlo Gozzi. Orchestra e Coro del Teatro Regio sono diretti da Gianandrea Noseda, la regia è di Arturo Cirillo; il cast è formato da interpreti del calibro di Piero Pretti, Carmela Remigio, Erika Grimaldi, Francesca Sassu e Sebastian Catania. L’opera lirica rientra all’interno di un progetto promosso dalla Città di Torino e costituisce il fulcro del Festival Alfredo Casella.
Casella, compositore torinese nato nel 1883 e trasferitosi a tredici anni a Parigi per perfezionare gli studi di pianoforte e composizione, nel 1918 pensò di scrivere un balletto corale basato su “La donna serpente” di Carlo Gozzi, lo stesso soggetto che aveva ispirato, nel 1888, la prima opera di Richard Wagner, Die Feen. Solo nel 1928 decise che “La donna serpente” sarebbe diventata un’opera. La prima di questa opera-fiaba si tenne il 17 marzo 1932 al teatro Reale dell’ Opera di Roma e il compositore scrisse che “Era evidente che il mio temperamento, la mia precedente arte, i miei gusti e la mia cultura mi avrebbero orientato verso un teatro antiverista, e non solo antiwagneriano, ma anche antiromantico, un teatro che avrebbe avuto le sue basi in Falstaff, in Rossini e in Mozart, in Haendel e in Monteverdi”. Casella venne sedotto dalla perenne alternativa tra tragico e comico, in cui il musicista può stabilire, tra azione e musica, un rapporto molto diverso da quello dell’opera tradizionale. In questo rapporto la musica viene prima e e l’azione giunge a seguirla e commentarla.
Si trattava di dettare l’azione in base alle leggi della stessa musica.
“Con La donna serpente – spiega Gianandrea Noseda – Casella ha composto un’opera fuori dagli schemi, mettendo a frutto una fervida fantasia creativa e mettendo in atto uno strappo analogo a quello che la Seconda Scuola di Vienna attuo’ nei confronti dell’ Espressionismo, con la differenza che la corrente stilistica da cui il compositore torinese prese le distanze era il verismo”. Lavorando sulla Donna Serpente al regista Arturo Cirillo è venuto in mente “Il flauto magico” di Mozart. Entrambe le opere presentano un sottile velo di crudeltà per la scelta di far passare i protagonisti attraverso l’esperienza purificante del dolore. La regia di Cirillo vive di musica e per la musica, prendendo, cioè, le mosse non dal libretto, ma dall’ascolto consapevole della partitura.
(Foto: il Torinese)
Mara Martellotta



Batman V Superman – Fantastico. Regia di Zack Snyder, con Henry Cavill e Ben Affleck. Come si può mettere in cattiva luce Superman di fronte all’opinione pubblica? Ci pensa un cattivissimo e filosofeggiante (sul Bene e sul Male) Lex Luthor (Jesse Eisenberg) e Batman per un attimo non stenta a credere che il suo collega eroe potrebbe diventare un giorno in un genio del male, pericoloso per l’umanità. Molta avventura che lascia spazio agli attimi dolci tra Superman e Lois Lane, e poi inseguimenti, esplosioni, il pericolo e il terrore che serpeggiano tra la gente. Durata 151 minuti. ( Ideal, Lux, Massaua, Reposi, The Space, Uci)

Il caso Spotlight – Drammatico. Regia di Thomas McCarthy, con Mark Ruffalo, Rachel McAdams, Michael Keaton e Lev Schreiber. Una serie d’articoli, un’inchiesta e un premio Pulitzer per un gruppo di giornalisti del “Globe” di Boston – a seguito dell’arrivo di un nuovo direttore, Marty Baron, pronto ad affrontare tematiche importanti e certo non comode – che tra il 2001 e il 2002 misero allo scoperto, dopo i tanti tentativi di insabbiamento da parte del clero e in primis delle alte gerarchie ecclesiastiche, i casi di pedofilia consumatisi in quella città e non soltanto. Oscar per il miglior film. Assolutamente consigliato. Durata 128 minuti. (Eliseo sala blu)
La corte – Comedia. Regia di Christian Vincent, con Fabrice Luchini e Sidse Babett Knudsen. Xavier Racine è definito il giudice “a due cifre” poiché non condanna mai a meno di dieci anni di reclusione. E’ chiamato a presiedere in tribunale un processo contro un uomo accusato di aver ucciso la figlia di sei mesi: è lì che rivede tra i giudici popolari Ditte, un’anestesista di origini danesi conosciuta anni prima. Miglior sceneggiatura e Coppa Volpi per l’interpretazione maschile alla Mostra di Venezia. Durata 98 minuti. (Eliseo rosso, Massimo 2)
Il mio grosso grasso matrimonio greco 2 – Commedia. Regia di Kirk Jones, con Nia Vardalos e John Corbett. Chi nel 2002 ha fatto la conoscenza della folcloristica famiglia Portokalos può benissimo oggi rinfrescarsi la memoria. Sono tutti un po’ invecchiati, e mentre Toula e Ian sono alle prese con una figlia adolescente e con i suoi primi problemi di vita e di cuore, gli anziani nonni danno ancora un po’ di filo da torcere. Durata 94 minuti. (Ideal, Lux 2, Reposi, The Space, Uci)
Mister Chocolat – Drammatico. Regia di Roschdy Zem, con Omar Sy e James Thierree. Nella Francia di fine Ottocento, Rafael, nero di origini cubane, e George Footit, clown bianco, formano una splendida coppia nel circo e il pubblico accorre e applaude. E dal circo ai grandi spettacoli della Ville Lumière il passa si rivela facile. Ma bisognerà anche fare i conti con un clima di intolleranza che finirà per cancellare una carriera. Durata 110 minuti. (Ambrosio sala 3, F.lli Marx sala Groucho, Uci)
Race – Il colore della vittoria. – Biografico. Regia di Stephen Hopkins, con Stephan James e Jeremy Irons. La storia vera di Jesse Owens, la povertà delle origini, la convocazione alle Olimpiadi del ’36, le quattro medaglie d’oro vinte, la sconfitta di Hitler e del campione che la Germania nazista avrebbe vedere sul podio. Durata 134 minuti. (Ambrosio sala 1, Massaua, Reposi, The Space, Uci)
Una notte con la regina – Drammatico. Regia di Julian Jarrold, con Sarah Gadon, Emily Watson e Rupert Everett. La sera dell’8 maggio 1945 scoppiò per le strade di Londra la gioia per la fine della guerra e anche le principesse Elizabeth e Margaret non vogliono essere da meno. Difficile sarà convincere il re e la regina e prevenire un irruente pilota della Raf che potrebbe anche suggerire le proprie idee repubblicane. Durata 97 minuti. (Romano sala 2)
Angelis. Il film si ispira alla figura del campione di corse di rally Carlo Capone e alla sua vita travagliata. Al centro della vicenda la figura della giovane Giulia, abbandonata dai genitori, con un fratellino da proteggere e con quel fratellone ingombrante, tossicodipendente, determinata verso il successo e soprattutto la passione che le permetteranno di ritrovare un riscatto dalla vita passata. Durata 119 minuti. (Ideal, Massaua, Massimo 1, Reposi, The Space, Uci)
Victor – La storia segreta del dottor Frankestein – Drammatico. Regia di Paul McGuigan, con Daniel Radcliffe e James McAvoy. Nella Londra vittoriana, tratta dal romanzo gotico di Mary Shelley e già più volte portata sullo schermo, la vicenda dei rapporti tra Victor, scienziato alla ricerca dell’immortalità, ed il suo assistente Igor, da lui sottratto al circo e alla sua esistenza dolorosa di freak. Durata 109 minuti. (Ideal, Reposi, The Space, Uci)
Immagini del nemico e propaganda negli anni tra il 1914 e il ’18 fanno riflettere su un capitolo triste della storia mondiale che ha aperto le porte alla nuova Europa
colore, ed ebrei, ai dubbi dello stesso campione, la cui partecipazione all’interno della squadra avrebbe significato avallare una vita senza problemi all’interno del proprio paese, fantasiosamente libero da ogni razzismo. Il tutto è “narrato” oltre misura, le musiche e le scene madri non fanno altro che enfatizzare, la presenza e l’abbandono del proprio posto da parte di Hitler, nonché la famosa stretta di mano al campione, hanno avuto negli anni differenti versioni per cui il coté più strettamente storico può apparire anche incerto (anche il democratico Roosevelt rifiutò di incontrare Owens alla Casa Bianca in tempi meno sospetti): certo ancora oggi, a distanza di ottant’anni, pare impossibile veder entrare il campione con la moglie, in una serata in suo onore, dall’ingresso riservato agli uomini di colore. Protagonista è Stephan James, attorno a lui Jeremy Irons e William Hurt e Carice van Houten: chi occupa la scena, divenendo quasi il protagonista della bella storia tutta onore e forza d’animo, è Jason Sudeikis nelle vesti del coach Larry Snyder, in ogni momento pronto a credere e rincuorare.
Lo storico settecentesco Thesauro sosteneva che la città venne fondata dal fratello di Osiride e porterebbe con sé il marchio indelebile della Terra di Kemet.
una colonia. Di qui il titolo della conferenza “Torino capitale dell’Egitto ? “ che si terrà sabato 9 aprile, alle ore 21, nel salone comunale di Sciolze in via Roma 2. L’argomento sarà al centro dell’intervento di Libero Pierpaolo Manetti della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti la cui risposta affermativa non si baserà su improbabili miti ma su solide realtà, in particolare il ruolo che Torino ha ricoperto da sempre nella salvaguardia del patrimonio storico ed archeologico dell’Egitto. L’evento sarà a cura delle associazioni Montaldo Cultura e Sapori di Sciolze che vede la collaborazione tra i due sodalizi di paesi diversi con l’organizzazione di una prima conferenza cui seguiranno altri momenti in alternanza tra i due territori
Manifesti e fotografie pubblicitarie d‘epoca di artisti di circo e del varietà oltre che di clown della fine del diciannovesimo secolo 


