CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 881

I vincitori del Lovers Film Festival

Oggi martedì 24 aprile si conclude la trentatreesima edizione del Lovers Film Festival – Torino  LGBTQI Visions diretto da Irene Dionisio e presieduto da Giovanni Minerba

 

I giurati del concorso internazionale lungometraggi All the Lovers, Concita De Gregorio, Pif eImmanuel Casto, hanno scelto come vincitore:  TINTA BRUTA di Marcio Reolon e Filipe Matzembacher (Brasile, 2018,118’) e hanno dato una menzione speciale a TIERRA FIRME di Carlos Marques-Marcet  (Spagna, 2017, 111’).

È invece risultato vincitore del concorso internazionale documentari Real Lovers, la cui giuria è composta da Lucia Mascino, Davide Scalenghe, Margherita GiacobinoBEYOND THE OPPOSITE SEX di Bruce Hensel (USA, 2018, 89’).

Per Carlo AntonelliOlga Gambari e Cosimo Terlizzi., giurati della sezione iconoclasta Irregular Lovers, la miglior pellicola è FLORES di Jorge Jácome (Portogallo, 2017, 26’).

I giovani giurati del concorso cortometraggi Future Lovers coordinati da Massimiliano Quiricohanno scelto come vincitore MALIK di Nathan Carli (France, 2018, 15’).

La giuria Young Lovers ha scelto come vincitore TINTA BRUTA.

Il vincitore del Premio Stajano è invece BIXA TRAVESTY (TRANNY FAG) di Claudia Priscilla e Kiko Goifman (Brasile, 2018, 75’).

Il Lovers Film Festival  Torino LGBTQI Visions è amministrato dal 2005 dal Museo Nazionale del Cinema di Torino e si svolge con il contributo del MiBACT – Direzione generale Cinema, dellaRegione Piemonte e del Comune di Torino

“Anche le statue muoiono”, visita serale

Martedì 24 aprile, il Museo Egizio – via Accademia delle Scienze 6 – organizza una visita guidata a partire dalle ore 18.30, per conoscere la storia dei preziosi reperti custoditi nelle sale del Museo.

 

Il percorso proposto attraverserà tutti gli spazi espositivi, guidando i partecipanti alla scoperta dei passaggi fondamentali dello sviluppo storico e cronologico dell’antica civiltà nilotica: un vero e proprio salto nel tempo che offre la possibilità di conoscere i misteri, l’arte e la cultura dell’Antico Egitto.

 

Il pubblico potrà, inoltre, visitare la mostra “Anche le statue muoiono. Conflitto e patrimonio tra antico e contemporaneo”. Il progetto espositivo – realizzato dal Museo Egizio in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, i Musei Reali e il Centro Scavi dell’Università degli Studi di Torino – indaga un argomento quanto mai delicato e attuale come quello della distruzione consapevole del patrimonio culturale, invitando alla riflessione sull’importanza della sua tutela e conservazione.

Al via TJF 2018

 www.torinojazzfestival.it – #tjf2018 

Dal 23 al 30 aprile si svolgerà la sesta edizione del Torino Jazz Festival

La manifestazione, che intende proporsi come evento primaverile internazionale, porterà numerosi artisti a esibirsi sul palco delle OGR, nei circoli jazz centrali e periferici e in diversiteatri e musei dal Piccolo Regio al Conservatorio Giuseppe Verdi a prezzi popolari. Il programma prevede circa sessanta concerti, di cui oltre dieci produzioni originali – tra queste il concerto di Fabrizio Bosso con Banda Osiris e quelli di Carla Bley e Steve Swallow con Torino Jazz Orchestra, Frankie hi–nrg mc con Al Jazzeera e Federico Marchesano Trio con Louis Sclavis – la prima italiana di un’artista iconica, Melanie De Biasio, numerosi spettacoli pomeridiani, aperitivi in musica ed esibizioni serali. Il Festival è un progetto della Città di Torino realizzato dalla Fondazione per la Cultura Torino,in collaborazione con Fondazione Crt e Ogr,  main partner Intesa Sanpaolo e Iren. Sponsor Toyota e Poste Italiane, main media partner Rai, media partner Rai Radio tre e Rai Cultura.

Il concerto inauguralelunedì 23 aprile alle 20.30, al Museo del Cinema (Mole Antonelliana), sarà affidato alla formazione più crossover del festivali viennesi RADIAN, maestri nella contaminazione di sonorità elettroacustiche calate in un linguaggio minimalista e post-rock. Formatisi a Vienna nella metà degli anni Novanta, i Radian hanno assorbito il fervente clima di ricerca della città nel campo della musica elettronica, prima di divenire a loro volta un gruppo influente di quella variegata scena underground. Dopo aver agito nei campi del post-rock e dell’elettronica si sono gradualmente aperti a influenze più ampie, costruendosi una solida reputazione in Europa come eccellente live band e, dal duemila, allargando il proprio raggio d’azione all’America. Proprio negli Stati Uniti trovano nell’etichetta Thrill Jockey di Chicago il giusto partner per veicolare i propri lavori, che impongono la band all’attenzione del pubblico indie. A questa fase appartiene Juxtaposition (2004). Negli ultimi anni le radicali escursioni nell’elettronica lasciano sempre più spazio a composizioni calibrate, dalla tessitura articolata. Le affinità stilistiche dei Radian si possono trovare in gruppi come Tortoise, This Heat, Matmos, o in artisti del calibro di David Sylvian. Il direttore artistico del festival, Giorgio Li Calzi li descrive come: «alieni austriaci in grado di folgorare il pubblico». Il loro ultimo lavoro “On Dark Silent Off” (2016) si caratterizza per un: «certo rigore nell’elaborazione della palette timbrica e nella disposizione geometrica dei suoni» (Aldo De Sanctis, Distorsioni). Il loro live si muove tra tensioni e dinamiche che coprono uno spettro amplissimo: l’estetica radicale continua a evolvere.

Alla scoperta dei misteri delle antiche divinità

Lunedì 23 aprile, alle ore 10:10, il Museo Egizio di Torino – via Accademia delle Scienze 6 – propone la visita guidata Animali o Dei?, un percorso dedicato a grandi e piccini per conoscere le potenti e misteriose divinità faraoniche.

 

Nell’antico Egitto la presenza divina era fortemente percepita e riguardava ogni aspetto dell’esistenza umana: dei e dee potevano rappresentare i fenomeni naturali e quelli sociali e potevano cambiare di volta in volta i loro nomi e attributi.

 

Le piene del Nilo, l’esito di un guerra o di un raccolto abbondante e molte altre attività dipendevano dall’umore degli dei e per chi viveva nelle terre dei faraoni era fondamentale saper riconoscere il loro mutevole aspetto e il loro smisurato potere.

 

Durante il percorso, i ragazzi e i loro genitori potranno visitare le sale del Museo e scoprire  i nomi, le caratteristiche speciali e gli aspetti più curiosi di ogni forza divina venerata, temuta e rispettata dagli antichi abitanti dell’affascinante terra dei faraoni.

 

INFORMAZIONI UTILI

Animali o Dei?

Pubblico: bambini (6-11 anni) accompagnati dai genitori

Data e orari: lunedì 23 aprile 2018, ore 10:10

Prezzo al pubblico: € 5,00 (biglietto di ingresso escluso)

Prenotazione obbligatoria: dal lunedì al venerdì, 8:30 – 19:00; sabato, 9:00 – 13:00.

Telefono: 011 4406903 – mail: info@museitorino.it

Religiosamente Granata

Venerdì 27 aprile dalla ore 18.30 inaugurerà presso gli spazi di Math12 in via Silvio Pellico 12 la mostra dal titolo “Religiosamente Granata – Una maglia per sette artisti” che vedrà come protagonista la storia del Torino Calcio riflessa nelle opere di artisti contemporanei

L’esposizione, curata dalla galleria Paola Meliga di Torino, è stata pensata per celebrare la gloriosa storia del team calcistico, intimamente legata all’identità cittadina. Il tragico evento di Superga, con l’incidente aereo del 4 maggio 1949 che spezzò il sogno del Grande Torino, ebbe nel contempo l’effetto di proiettare quei grandi campioni in una dimensione quasi mitica, consegnandoli all’immortalità e onorandone la memoria con l’appellativo di “Invincibili”. L’omaggio alla squadra avverrà attraverso il lavoro di sette artisti contemporanei torinesi, che esporranno opere grafiche, pittoriche, fotografie e sculture che traggono ispirazione, forza e vitalità dalla passione per la squadra del Torino. Gli artisti aderenti all’iniziativa sono Claudio Bellino, Gianni Bergamin, Massimo Bertoli, Attilio Di Maio, Mario Giammarinaro, Mauro Franco e Luciano Proverbio. Nell’esposizione troverà spazio anche il ricordo delle vicende della squadra giovanile del Torino Calcio cui toccò l’onore e l’onere il 15 Maggio del 1949 di sostituire allo stadio Filadelfia contro il Genova il grande team perito nell’incidente aereo di Superga. Durante l’inaugurazione verrà proiettato il cortometraggio “L’ultimo viaggio del Conte Rosso”, realizzato da Fabiana Antonioli per Filmika, che racconta le storie di quattro giocatori della squadra giovanile del Torino che portarono a termine il campionato degli Invincibili scomparsi nel 1949 a Superga, tra i quali figura Antonio Giammarinaro, zio dell’artista Mario Giammarinaro. La mostra, in programma sino al 13 maggio, verrà inaugurata a un paio di settimane di distanza dalla morte di Sauro Tomà, avvenuta il 10 aprile scorso a Torino, l’unico membro della squadra del Grande Torino (insieme con il secondo portiere Renato Gandolfi) che sopravvisse fortuitamente alla tragedia perché, per seri problemi al menisco, fu costretto a rinunciare alla trasferta aerea a Lisbona. L’esposizione sarà quindi anche un modo per omaggiarlo.

 

Paolo Barosso

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Info mostra:

“Religiosamente Granata “

Math12_SPAZIOTRAVERSALE: Via Silvio Pellico 12 a Torino

dal 27 Aprile 2018 al 13 Maggio 2018

con i seguenti orari: Martedì/Sabato h 15,00.20.00 Domenica 15,00-19,00 –

Lunedì giorno di chiusura.

 

 

 

 

Il Jazz come vitamina

All’Ospedale Sant’Anna la comunità jazzistica torinese ha dato gratuitamente un’adesione massiccia all’operazione “Vitamine Jazz”, dalle finalità culturali e sociali. Sono già avvenuti quarantacinque interventi fra le corsie da parte di più di novanta fra i migliori jazzisti torinesi. L’operazione prosegue ed è auspicabile che l’impegno di chi ha finora partecipato  (quasi un piccolo festival) sia ricordato anche durante tutto il TJF. L’operazione ha avuto inizio a ottobre 2017. Ecco la programmazione dettagliata degli interventi dei JAZZ BLITZ al S.Anna destinati a un pubblico che per obbligo o necessità vive in situazioni di riservatezza o di esclusione, previsti nella settimana del TJF e che purtroppo non sono stati inclusi nella presentazione ufficiale del Festival:

LUNEDI’ 23 aprile                        ORE 10,30 SALA 3° PARADISO

                                                    Concerto aperto al pubblico Via Ventimiglia 3

                                                     ” Standard jazz”

                                                     Fabio Giachino pianoforte

                                                     Giulia Damico    voce

MARTEDI’ 24 aprile                   ORE 9,30 Reparti Chemio e Maternità

                                                     ” Traditional jazz”

                                                    Gianni Santoro chitarra

                                                     Fulvio Vanlair flicorno

                                                     Dante Arnoldi sax

GIOVEDI’ 26 aprile                     ORE 9,30 Reparti Chemio e Maternità

                                                    ” Brasilian Jazz “

                                                    Elisa Molino voce

                                                    Carlo Masoero chitarra

                                                     Luciano Pasian contrabbasso

Il regista Raimondo Cesa, autore del progetto “Vitamine Jazz” spiega: Quando con la Fondazione abbiamo pensato a questa nuova iniziativa non credevamo sicuramente ad un’affluenza così massiccia, gli interventi da quando è partito il progetto sono ormai quasi 50. Come prima cosa vorrei ringraziare la Comunità jazzistica Torinese che ha accolto con sensibilità ed entusiasmo l’appello da me lanciato a nome della “Fondazione Medicina a Misura di Donna” per l’ospedale Sant’Anna di Torino. Oltre novanta artisti jazz, con diverse formazioni, dall’autunno del 2017, stanno invadendo pacificamente con la loro musica l’ospedale, abbracciando l’ingresso, accompagnando le cure al day hospital oncologico, dando il benvenuto alle nuove vite (oltre 7000 ogni anno, da genitori provenienti da oltre 80 paesi). Stiamo assistendo ad un’invasione pacifica di artisti che con il loro contributo confermano l’importanza di questa musica nella storia culturale della nostra città”.

La musica è conversazione, comunicazione in armonia. Il jazz in particolare e’ condivisione continua. Dall’interazione fra musicista e spettatore nascono le successive improvvisazioni. Credo a quasi tutti voi sia capitato di assistere ad un concerto jazz dal vivo, i musicisti sono estremamente attenti alla reazione del pubblico facendo di conseguenza reagire i loro strumenti. In psicologia sociale ce’ una definizione “evento comportamentistico interpersonale” che può servire a definire il rapporto che si instaura fra i jazzisti ed il pubblico. L’emozione è fondamentale, la tensione costruttiva insieme al pubblico porta alla creazione musicale che si propaga fra i musicisti e che si schiude a tutte le contaminazioni. Chi suona crede nella possibilità di comunicare qualcosa di reale, quando questo succede viene favorita una relazione significativa. Vengono aperti nuovi canali di comunicazione non verbale, avviene una sinergia, un processo di sintonizzazione che tende a stimolare risposte fisiche e psicologiche. E’ arrivato all’Ospedale Sant’ Anna, a favore delle donne, il grande patrimonio della tradizione jazzistica del territorio, di umanità, che proviene dal dialogo di molte culture. Composizioni originali e improvvisazioni, nelle quali le sonorità jazzistiche si alternano ad atmosfere mediterranee e sudamericane, con toni caldi e dolci, portano le menti verso altri immaginari, fuori dalle mura ospedaliere.

Torino e i libri

In attesa del Salone con il  gruppo facebook “Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri”

 

Torino, Maggio: una meta ed una data, il Salone Internazionale del Libro, evento che da ormai più di trent’anni ci trasporta in un’atmosfera diversa dal quotidiano. In quei pochi giorni (dal 10 al 14 maggio) il mondo dei lettori emerge con prepotenza, esce dallo spazio personale per diventare pubblico, visibile e condiviso. Ancora di più quest’anno, perché sarà presente tutta l’editoria italiana, i grandi gruppi e gli editori indipendenti; ci saranno come sempre eventi culturali e presenze importanti. Torinesi e Piemontesi si riconfermano persone di grande sensibilità culturale, e questo viene avvalorato anche dalla presenza, nel gruppo Facebook “Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri” , di un grande numero di iscritti, che pongono la sola Torino fra le prime città d’Italia (con oltre 2300 partecipanti). Una presenza, fra l’altro, molto attiva ed interessata, non solo alle opere di autori storici piemontesi come Luigi Gramegna, Cesare Pavese, Primo Levi, Beppe Fenoglio, Fruttero e Lucentini, per citarne solo alcuni, ma anche agli emergenti contemporanei, troppo numerosi per citarli tutti, che hanno evidentemente trovato un pubblico attento e preparato. Così i lettori piemontesi del gruppo Facebook, con i loro post ed i loro consigli, hanno permesso agli altri iscritti di conoscere autori e libri meno noti, legati al territorio e alle tradizioni della propria cultura. In tutto ciò è evidente ed innegabile che una simile divulgazione, basata esclusivamente sull’esperienza ed i pareri dei lettori, senza alcun interesse editoriale o economico, possa arricchire altri lettori, che potranno conoscere usi, costumi, storia di un territorio altrimenti lontano, grazie ai libri di Alessandro Perissinotto o di Margherita Oggero e di Luca Baggio, senza dimenticare Massimo Gramellini, Alice Basso o Sebastiano Vassalli, e qui mi fermo scusandomi con gli scrittori che non ho citato, suggeriti dagli iscritti al gruppo.Proprio grazie a questi suggerimenti è possibile venire in contatto con realtà poco note, un commento o una recensione possono incuriosire o lanciare un’idea, aprire una finestra su un paesaggio nuovo ma già selezionato, scremato, con indicazioni di letture, generi, ambientazioni che permettono una selezione critica alla fonte. Una selezione però basata su opinioni, gusti, idee di persone non legate al mondo dell’editoria, che esprimono le proprie valutazioni liberamente e senza secondi fini; magari ingenuamente, con semplicità, oppure con grande competenza, ma sempre e solo per amore della lettura. Ho vissuto alcuni anni a Torino, mi è rimasta nel cuore e credo che conoscerla e riconoscerla attraverso le parole dei suoi scrittori potrà essere un viaggio emozionante.

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Domenico Buratti, magnifici quei ritratti

FINO AL PRIMO MAGGIO

Un’altra “piccola mostra preziosa”. La retrospettiva dedicata, nelle Sale 11 e 12 della “Pinacoteca dell’Accademia Albertina” di Torino, a Domenico Buratti (Nole Canavese 1881 – Torino 1960)   rappresenta il secondo appuntamento del ciclo “Dalla scuola di Grosso”, curato da Pino Mantovani e da un Comitato Scientifico formato da Francesco De Caria, Angelo Mistrangelo e Donatella Taverna. La mostra di Buratti segue quella di Venanzio Zola tenutasi nel mese di marzo, mentre per maggio è già in programma la terza incentrata sull’opera di Bartolomeo Baggio. Tre rassegne da Wunderkammer che vogliono ricordare tre eccellenti artisti operanti in Accademia nel ‘900 e formatisi alla Scuola di Pittura di Giacomo Grosso. Figlio di un falegname “stipettaio” e pittore di originale talento, ma anche illustratore di libri di poesie e poeta egli stesso, nonché – intorno agli anni Trenta – editore con il fratello Tino (insieme al quale, dopo averla rilevata, prosegue l’attività dell’“Editrice Fratelli Ribet” fino al 1932), Buratti entra giovanissimo all’“Accademia Albertina”, dove segue in modo particolare i corsi di Disegno di Giacomo Grosso e stringe forte amicizia con i coetanei Felice Carena, Cesare Ferro, Anton Maria Mucchi e Mario Reviglione. Inizia ad esporre nei primi anni del ‘900, allorché sue opere, di netta impronta simbolista, vengono presentate alla “Promotrice” di Torino. Messa bene in testa, negli occhi, nelle mani e nel cuore, la grande lezione di Grosso, Domenico Buratti “è, prima di tutto – scrive Pino Mantovaniun disegnatore; anche quando lavora di pennello, di colori smaltati e velature, di lacche e vernici”. E nulla, più del disegno, è in grado, secondo lo stesso artista, “di far diventare il corpo trasparente come acqua e leggero come l’aria”. Nell’attuale mostra alla “Pinacoteca dell’Albertina” (poco più di trenta le opere esposte e realizzate in gran parte fra il 1904 e il 1910), troviamo anche una decina di piccoli “paesaggi” raccolti sotto il titolo significativo di “Impressioni”; opere decisamente gradevoli giocate sul tratto rapido del colore nella ricerca di sintesi narrative che paiono scivolare spesso oltre la rigida sintassi del segno e delle forme. Una sorta di “bizzarria” pittorica, pur accompagnata da grande mestiere. Poiché la “vera pittura” per Buratti è rigore, è puntigliosità, è attenzione scrupolosa al segno che “prepara, imposta, sviluppa e conclude i processi delle arti visive”. Per questo l’indimenticato Marziano Bernardi recensendo, nel ’40, una sua mostra alla Galleria “Martina” scriveva: “Le sue più intime gioie Buratti deve averle godute nello scoprire come si dipinge un bel quadro piuttosto che nel contemplare il suo bel quadro dipinto”. Opere di grande scuola e perfezione accademica oltre che di trascinante forza introspettiva sono quindi, e soprattutto, i Ritratti, gli Autoritratti e le Scene di corale umanità che troviamo ben esposte in rassegna. Dai “Ribelli”, olio austero del 1904 che segna l’avvicinamento – anche attraverso l’impronta simbolista di Leonardo Bistolfi – a quel Socialismo umanitario che aveva improntato il “Quarto Stato” di Pellizza da Volpedo a quell’autentico capolavoro di maestria pittorica che è “Il gregge”ancora incentrato sui temi della denuncia sociale, acquistato nel 1905 alla “Promotrice” da Arturo Toscanini e andato purtroppo disperso dopo la morte del grande direttore d’orchestra. In mostra troviamo però esposti il bozzetto e otto imponenti disegni preparatori realizzati a matita su carta: disegni così perfetti e analiticamente studiati nella trascrizione drammatica di quel “gregge di bambini”, impietosamente curvi e deformi sotto la spinta degli adulti aguzzini, da rappresentare opere compiute e “in se’ concluse”. Notevoli, di stupefacente bellezza i ritratti e gli autoritratti. Al 1910 risale “Il babbo e la mamma”, posteriore di quattro anni a “La madre”, che tanto piacque a Grosso per le “ricerche di colore – ambiente” e a Bistolfi perché “concepito come una scultura nelle pieghe soprattutto delle vesti grigio-pietra”. Di sontuosa rinascimentale armonia è ancora “Il manto viola”, ritratto del ‘22 di grande formato della moglie Vittoria Cocito, anche lei pittrice allieva del Ferro e rappresentata con un mazzo di primule fra le mani; accanto un imponente “Autoritratto” della stessa Vittoria di cui attrae il bianco candore del lungo abito e l’atmosfera di solenne ieraticità. E infine i vari “Autoritratti” di Domenico. Giovane, appena ventiseienne in quello dal “berretto rosso” del 1907 fino all’“Autoritratto con paesaggio invernale” del ’50. Buratti era allora prossimo ai settanta e in una sua poesia, malinconico controcanto letterario al dipinto, così scriveva: “Ci somigliamo alle fattezze/ o inverno, scabre, alle cortezze grezze/ fra turni di sonno e turni/ di sogno, lungo giorni notturni…”.

 

Gianni Milani

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“Domenico Buratti”

Pinacoteca dell’Accademia Albertina, via Accademia Albertina 8, Torino; tel. 011/0897370 – www.pinacotecalbertina.it  – Fino al primo maggio – Orari: tutti i giorni, escluso il mercoledì, dalle 10 alle 18

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Nelle foto

– “Ribelli”, 1904
– Bozzetto de “Il gregge”, 1905
– “Il manto viola”, 1922
– “Autoritratto con il berretto rosso”, 1907
– “Autoritratto con paesaggio invernale”, 1950

In Virginia dissero no

Avete presente la C.I.A.? Tranquilli, non si parlerà di servizi segreti, controspionaggio o verità nascoste… Dal 1961 circa, le aree a sud e ad ovest di Washington (DC) oltre il fiume Potomac diventarono zone-fulcro di comando di alto livello. Al di là del confine, in Virginia, al preesistente Pentagono (contea di Arlington) venivano ad aggiungersi i C.I.A. headquarters a Langley, località appartenente al census-designated placed di McLean. Fortunatamente negli anni Sessanta a McLean e dintorni non gravitavano solo dipendenti della C.I.A. o del cosiddetto”apparato”, ma anche musicisti di belle speranze. Fu così che verso la fine del 1963 si costituì la band The Apollos, che ebbe come nucleo originario i fratelli Dave e Don Harney (chit) e Jim Price (b); a questi si aggiunsero, dopo alcune sostituzioni, Wayne Groves (batt), John Parisi (org) e Tom Vorhauer (V). Le esibizioni coprirono soprattutto l’area nord-est della Virginia e la zona di Washington; fra le venues si segnalano “Mac’s Pipe and Drum”, la “Firehouse” di Fairfax e la famosa “Roller Rink” di Alexandria (qui The Apollos furono support band di gruppi quali The Vogues, The Mad Hatters, The British Walkers). Un’affermazione ad una “Battle of the Bands” locale consentì, presso gli Edgewood Studios di Washington, la registrazione di una demo di 4 brani; due di questi erano originali (scritti da Vorhauer-Parisi e Don Harney) e sarebbero poi stati il materiale del primo 45 giri. “That’s The Breaks” [T. Vorhauer – J. Parisi] (Delta MM 183; side B: “Country Boy”, 1965) uscì con etichetta Delta [Music Company] e con la produzione del manager della band, Bill Mosser. Il brano divenne presto una hit locale, ma diede visibilità anche ad ampio raggio, tanto che la MGM records si fece avanti per acquisire i diritti del pezzo; The Apollos tuttavia rifiutarono la proposta, in quanto scettici sulla convenienza di cedere subito i diritti del brano che li aveva fatti emergere con tanta rapidità.

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Quasi in parallelo si presentarono anche due talent scouts della Paramount Artists, che sollecitarono più volte la band per un contratto, ma a patto che fosse rimosso il manager Bill Mosser. Anche in questo caso The Apollos respinsero la proposta, ma ne pagarono presto le conseguenze; la Paramount disse che “i ragazzi si sarebbero pentiti di non aver firmato il contratto” ed ebbe inizio una specie di boicottaggio pilotato che li condannò ad una sorta di black list. John Parisi lasciò e venne sostituito da Dwight James. La band, entro un breve lasso di tempo, vide i propri brani disertati dalla programmazione delle radio nazionali e le proprie incisioni rifiutate dai negozi di dischi. L’onda negativa raggiunse il secondo single 45 giri, inciso con etichetta Montgomery: “Target Love” [Mosser-Harris] (Montgomery 0011-12; side B: “It’s a Monster”, 1966), nonostante il buon livello, ebbe scarso riscontro nelle classifiche e purtroppo scomparve presto dai radar. Dopo l’estate 1966 Vorhauer, Price e Groves dovettero lasciare per motivi personali e di studio; subentrarono Doug Collis (V) e Wayne Goubilee (batt), che con i fratelli Harney cercarono di proseguire un’avventura ormai già segnata da un mercato musicale non più favorevole. La parabola de The Apollos si chiuse probabilmente entro l’inizio del 1967; tuttavia non ha impedito agli Harney, a Price, Vorhauer e Groves di incidere nel 2013 un album celebrativo del cinquantennio e di organizzare nel 2017 un’ultima reunion a Hot Springs in Arkansas, ricordando ancora le origini a McLean e Falls Church e le feste alla George C. Marshall High School.

 

Gian Marchisio

Conto alla rovescia per il Tjf

21 E 22 APRILE DUE GIORNI DI MUSICA

Un assaggio del TJF 2018 (23-30 aprile 2018) si avrà già il 21 e il 22 aprile durante l’Anteprima.

Il 21 aprile nei mercati (corso Spezia alle ore 10.00, via Di Nanni alle ore 10.50, piazza della Vittoria alle ore 11.45, piazza Foroni alle ore 12.40 e piazza della Repubblica/Porta Palazzo alle ore 14.30) e il 22 aprile, nel centro storico (partenza alle ore 16 da piazza San Carlo, portici via Roma, piazza Castello, via Po per chiudersi in piazza Vittorio alle 19) si esibirà la marching band Bandakadabra accompagnata dalle danze scatenate dei ballerini delle associazioni Lindy Bros e Dusty Jazz. Il 22 aprile, alle ore 20, al cinema Massimo si terrà una serata letteraria, all’interno in un festival cinematografico internazionale a tematica LGBT: Il Lovers Film Festival. L’incontro sarà accompagnato dalle musiche dal vivo di alcuni dei protagonisti del Torino Jazz Festival: Enrico Degani e Fabrizio Modonese Palumbo. Una Words Session all’insegna dell’armonia delle arti. “Nel segno della diversità il Torino Jazz Festival edizione 2018 annuncia produzioni originali dialogando con il territorio, chiamando grandi maestri del jazz americano come Archie Shepp e rappresentanti della scena europea come Nils-Petter Molvaer, musicisti che hanno mescolato il linguaggio afro-americano con quello del rock, dell’elettronica e della world music. Stiamo lavorando per costruire un festival per una città a cui intendiamo dare un evento culturale che non si esaurisca in soli 8 giorni. Una città che è sempre stata underground, onnivora di musica e di jazz e aperta alle differenze – sottolinea il direttore artistico Giorgio Li Calzi -. Abbiamo in programma dieci concerti alle OGR, sette dei quali sono produzioni originali, come Fabrizio Bosso con Banda Osiris; in apertura il concerto più trasversale, i Radian, alla Mole; concerti pomeridiani nei teatri, come la prima italiana di un’artista iconica, Melanie De Biasio e il ritorno in Italia del clarinettista bulgaro Ivo Papasov, entrambi al Piccolo Regio. Grande spazio sarà dato ai jazz club, che promuovono musica tutto l’anno, nei quali si esibiranno accanto a molti artisti torinesi, i Now VS now di Jason Lindner, collaboratore di David Bowie in Blackstar, il quartetto di Simone Zanchini che rilegge in jazz Secondo Casadei, e il sassofonista Gianni Gebbia con la ritmica torinese di Michele Anelli e Emilio Bernè. Infine, in collaborazione con il consorzio Piemonte Jazz, presentiamo Jazz Meeting, 3 giorni di incontri tra operatori e direttori di festival piemontesi, italiani, internazionali: in sintesi il TJF sarà laboratorio e officina di progetti e interscambi culturali per la città e per la comunità di cui fa parte, e specialmente rivolto a un pubblico sempre più curioso e attento”.

PROGRAMMA ANTEPRIMA

21 APRILE

Dalle ore 10.00 alle ore 15.30

ore 10.00 mercato di corso Spezia

ore 10.50 mercato di via Di Nanni

ore 11.45 mercato di piazza della Vittoria

ore 12.40 mercato di piazza Foroni

ore 14.30 mercato di Porta Palazzo (piazza della Repubblica)

BANDAKADABRA + LINDY BROS & DUSTY JAZZ 
Marching band e balli lindy hop per i mercati

Bandakadabra: Gipo Di Napoli, percussioni e facezie – Stefano “Piri” Colosimo, tromba – Giulio Piola, tromba – Francesco “Cecio” Grano, sax tenore – Marco Di Giuseppe, sax tenore – Tiziano Di Sansa, sax contralto – Giorgio Giovannini, trombone – Marco Breglia, rullante – Paolo Bena, tuba.

 

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, l’ha definita una “fanfara urbana”; calzante descrizione per un gruppo che fa della città il suo sfondo ideale e della strada non solo lo scenario in cui esibirsi, ma anche il luogo da cui trarre ispirazione rielaborando rocksteady, balkan, swing. Nata a Torino, la Bandakadabra, che unisce l’energia delle formazioni street al sound delle big band anni Trenta, si è guadagnata una crescente attenzione da parte degli appassionati, grazie a un mix di musica e cabaret e a uno spettacolo capace di conquistare qualsiasi tipo di pubblico. Nel 2016 alla Banda vengono affidati gli interventi comico-musicali della Quarantesima edizione del Premio Tenco. Negli anni Bandakadabra ha dialogato in veste di backing band con Vinicio Capossela, il poeta Guido Catalano e Samuel.

 

22 APRILE

Dalle ore 16.00 alle ore 19.00 – Partenza da Piazza San Carlo

BANDAKADABRA + LINDY BROS & DUSTY JAZZ 
Marching band e balli lindy hop per le vie del centro

Un lungo tragitto a suon di musica che parte da piazza San Carlo, percorre i portici di via Roma, piazza Castello e via Po per chiudersi alle ore 19.00 in piazza Vittorio, dopo aver animato le vie del centro. Torna la Bandakadabra, già protagonista delle “incursioni” nei mercati, accompagnata dalle danze scatenate dei ballerini delle associazioni Lindy Bros e Dusty Jazz che tutto l’anno portano avanti la cultura del ballo swing a Torino.

 

Ore 20.00 – Cinema Massimo 1, VIA VERDI 18

LOVERS WORDS SESSION

Una serata letteraria, all’interno in un festival cinematografico internazionale a tematica LGBT: Il Lovers Film Festival. 3 libri, per 3 autori LGBTQI scelti dal Salone del Libro e dal Festival raccontati attraverso le voci degli allievi della Scuola del Teatro Stabile di Torino e le musiche dal vivo di alcuni dei protagonisti del Torino Jazz Festival. Una Words Session all’insegna dell’armonia delle arti.

a cura di: Salone Internazionale del Libro di Torino, TJF, Lovers Film Festival 
in collaborazione con Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino, Arcigay Torino, CARIE

 

INGRESSO € 7,00 – RIDOTTO € 5,00

biglietti in vendita presso la biglietteria del Cinema Massimo

ULTERIORI INFO: www.loversff.com