E se il sultano Erdogan puntasse a prendere anche Vienna dopo aver occupato parte della Siria e dell’Iraq, mezza Libia, il Mediterraneo orientale, con l’ambizione di tornare da conquistatore nei Balcani e arrivare perfino a Gerusalemme?
Nessuno riesce a fermarlo, la sua macchina geopolitica, economica e militare sta penetrando con successo ovunque, dall’Asia all’Africa. E se domani arrivasse in Europa? Non sarebbe la prima volta, i turchi-ottomani, i suoi predecessori ai quali spesso il leader turco si richiama, ci sono arrivati in tempi molto lontani, andando due volte vicino alla conquista di Vienna.
Oggi Erdogan vuole la rinascita dell’Impero Ottomano o almeno di un’ampia fetta di territorio di quello che fu lo sterminato impero dei sultani del Bosforo. Vienna non è così distante da Istanbul e neppure Roma. L’anniversario del 12 settembre 1683, la disfatta turca davanti alle porte della capitale viennese dopo due mesi di assedio, casca quest’anno proprio sull’onda delle conquiste neo-ottomane del presidente-sultano Erdogan. E allora proviamo questa volta a capovolgere la Storia. Quel giorno di oltre tre secoli fa i cristiani furono sconfitti e i turchi conquistarono Vienna. Sono le cinque del pomeriggio del 12 settembre. La battaglia è finita, l’esercito cristiano intervenuto per aiutare i viennesi è stato sbaragliato con gravi perdite. Sul campo restano migliaia di morti e tra questi c’è il sovrano polacco Jan Sobieski che comandava centinaia di cavalieri giunti in soccorso ai
difensori di Vienna. I giannizzeri del gran visir Kara Mustafa entrano in città terrorizzando e massacrando gli assediati ormai ridotti alla fame. Scampato all’eccidio il frate-predicatore Marco D’Aviano assiste affranto dalle torri di Vienna all’ingresso dell’esercito ottomano in città. Per i turchi si apriva la strada verso altre capitali europee e verso la conquista del Continente ma cosa sarebbe successo se Vienna fosse davvero caduta nelle mani dei turchi? Quel 12 settembre avrebbe cambiato il corso della storia? Secondo molti storici gli ottomani non avrebbero avuto la forza necessaria per tenere a lungo la città per poi avanzare a nord o a sud verso la capitale della Cristianità. Certo, nessuno può dire se la conquista di Vienna sarebbe stata l’ultima tappa dell’offensiva turca in Europa ma l’Impero nel frattempo si era indebolito e le Corti europee non correvano più nessun pericolo. Alcuni anni dopo Vienna i turchi verranno travolti a Zenta sul Tibisco dall’esercito imperiale del principe Eugenio di Savoia e il trattato di pace di Karlowitz del 1699 segnò l’inizio del declino dell’Impero ottomano e la fine del controllo turco su gran parte dell’Europa centrale e orientale.
Filippo Re

“Ritrovarsi qui non è un inizio qualunque, è un dono insperato. E’ cambiata la nostra percezione del tempo e dello spazio. Settembre è l’inizio di una nuova stagione, per ricominciare, insieme e con curiosità, partendo dalla cultura, Letteratura, creatività, musica, arte e filosofia saranno le coordinate per orientarsi nel presente e costruire il futuro, ma soprattutto per guardare da una giusta distanza quel passato che abbiamo appena attraversato, e che fra le tante cose ci ha costretto anche a ripensare le misure della nostra vita, dello spazio che ci circonda e di quello che ci avvolge.”
Dalle prime pagine capisco subito che era quello che cercavo, una descrizione della “città-ossimoro”, dei suoi quartieri, delle abitudini e delle esternazioni colorite dei suoi abitanti, dei segni che lascia lo scirocco, della straordinaria bellezza e delle contraddizioni di questa città-continente.
Si accantona quanto era in preparazione all’interno delle sale abitualmente occupate dalle abituali mostre per “invadere” altri spazi, in maniera inusuale, per riappropriarsi di quella “ricerca consolatoria della bellezza che l’uomo, già dai tempi della preistoria, ha sempre cercato di rappresentare, riprodurre, reinventare”, per attirare sotto il cielo una diversa e non già percorsa occasione. Succede nel centro della città, nel palazzo sede della Fondazione Accorsi-Ometto in via Po che occupa il Museo delle Arti Decorative, con Novecento in cortile. Omaggio ai Grandi Maestri della scultura contemporanea, mostra promossa dal direttore della Fondazione Luca Mana, con la collaborazione di Giuliana Godio, e curata da Bruto Pomodoro (fino all’11 ottobre prossimo). La visita in totale sicurezza, ammesso un massimo di 23 persone, ogni mezz’ora.
Cavalcata interrotta (1990) di Paolo Borghi occupa lo spazio del portico che immette alle sale superiori, una suggestiva terracotta che rivisita con devozione il mondo antico; dalla riscoperta di qualche civiltà (l’omaggio agli obelischi egizi), dalla suggestione di riti antichi in ogni loro più decifrabile simbologia (la tartaruga posta a base di Tobiolo o della “montagna dei tanti personaggi con cui l’artista ha costruito la sua opera qui esposta), come dal manierismo di stampo toscano paiono nascere le quattro sculture del ceco Ivan Theimer esposte (si noti ancora il realismo dello scudo con la Medusa caravaggesca del 2005); mentre l’intera mostra viene sovrastata dall’Ikaro alato (2000) di Igor Mitoraj – nato a Oederan nel 1944, piccolo centro della Sassonia, trascorre la giovinezza nei pressi di Cracovia -, un’altezza di 3,60 metri, un capolavoro che guarda agli eroi del passato a rappresentare una classicità spezzata, un archeologia che guarda alla manomissione dell’umanità presente, deposta dolente come l’altro bronzo del 2014, Luci di Nara pietrificata.
Un percorso non a caso in piazze e vie della città. E p


La chiesa di Santa Croce, posta su di un lato della caratteristica piazza Conte Rosso nel cuore della Avigliana medievale, equamente suddivisa tra il piano terreno e la parte superiore, ospita sino al 25 ottobre (visite sabato e domenica dalle 16 alle 20) una bi-personale, le ceramiche di Giuliana Cusino (che donerà con la collega in beneficienza l’intero ricavato della vendita delle loro opere, contribuendo così alle migliorie di cui l’edificio necessita) e i disegni a biro di Mara Cozzolino. Le mostre – racchiuse nei titoli Dame, animali preziosi, musica e altre storie e Una nuvola al giorno – sono organizzate dall’Associazione Culturale “Arte per Voi” e sono a cura di Luigi Castagna e Giuliana Cusino.
Poesia pure le nuvole di Mara Cozzolino, delicate, personali, uno stesso soggetto inseguito sempre con occhi diversi, nel tempo e nella luce, il bianco il rosato e l’azzurro cui si dà vita con il solo tratto di una biro, batuffoli di cotone buttati verso l’alto, grumi di schiuma avvolti e chiusi tra l’azzurro del cielo, irregolari, allegramente frastagliati, a tratti senza troppa fatica ti portano a immaginare silhouette d’animali, anch’essi forse fantasiosi, panciuti, forse una bocca, forse un piccolo occhio.