Bar, circoli, sale da gioco: multe della polizia

Negli ultimi giorni, la Polizia di Stato ha effettuato una serie di controlli, predisposti dalla Questura, in diversi esercizi pubblici di Torino. La Divisione Polizia Amministrativa e Sociale, infatti, ha concentrato la sua attività in bar, sale da gioco, circoli e attività di pubblico spettacolo al fine di verificare la regolarità dei titoli autorizzativi e il rispetto delle normative vigenti.
Uno dei controlli è stato effettuato in un bar del quartiere Lucento dove gli agenti hanno sequestrato due apparecchi AWP erogatori di denaro, sprovvisti del nulla osta e del collegamento alla rete, nonché circa 800 euro presenti al loro interno. La titolare del bar è stata quindi denunciata per frode informatica ed esercizio del gioco d’azzardo. Tali reati sono stati anche contestati all’installatore poiché, di fatto, il giocatore, considerata la velocità dei rulli della slot machine, non sarebbe stato in grado di intervenire per arrestarli sulle combinazioni vincenti, con l’aggravante che il fatto sarebbe stato commesso in un pubblico esercizio. La mancanza di collegamento alla rete degli apparecchi, inoltre, alterava il funzionamento informatico omettendo, di fatto, la trasmissione dei dati ai fini della tassazione.
Lo stesso installatore è stato denunciato per i medesimi reati a seguito di un controllo effettuato in un bar del quartiere Barriera di Milano, dove gli agenti hanno riscontrato identiche irregolarità negli apparecchi, successivamente sequestrati. In questo caso, la titolare del bar è stata sanzionata amministrativamente.
Gli agenti della Polizia di Stato hanno controllato anche un bar del quartiere Aurora, dove è stato accertato lo svolgimento di attività musicale con tanto di personale impiegato nell’ intrattenimento. A seguito delle verifiche, è scattato il deferimento per l’utilizzo del piano interrato in assenza delle necessarie autorizzazioni. Contestualmente, il titolare è stato sanzionato amministrativamente per la scarsa pulizia della cucina e per la mancanza dell’alcoltest previsto dalla normativa vigente.
Nel corso del controllo di un esercizio di pubblico spettacolo nel quartiere San Donato, i poliziotti della Divisione PAS hanno accertato la presenza di una saletta nel locale seminterrato dove veniva svolta attività di pubblico spettacolo senza le necessarie autorizzazioni. Pertanto, il titolare della licenza è stato deferito all’A.G. e sanzionato amministrativamente per 660 euro a causa delle difformità riscontrate nel locale adibito a sala fumatori.
Inoltre, nel quartiere San Salvario, gli agenti della Divisione Polizia Amministrativa e Sociale hanno riscontrato, all’interno di un esercizio pubblico, l’utilizzo di un piano interrato senza la prevista autorizzazione in deroga. Per tale motivo, il legale rappresentante è stato denunciato e sanzionato amministrativamente per la presenza di un addetto ai servizi di controllo privo del rinnovo dell’iscrizione nell’elenco prefettizio, così come previsto dalla normativa.
In materia di sicurezza dei locali, gli agenti hanno inoltre controllato un circolo privato del quartiere Madonna di Campagna, riscontrando l’irregolare registrazione degli avventori come soci, tale da renderli, di fatto, clienti di un locale di pubblico spettacolo aperto al pubblico. Alla luce di quanto emerso, il presidente del circolo è stato deferito in stato di libertà per apertura abusiva di locale di pubblico spettacolo.
Nello stesso quartiere, i poliziotti hanno controllato un altro circolo privato, dove sono emerse situazioni analoghe alla precedente, che hanno comportato sanzioni amministrative nei confronti del presidente del circolo e il deferimento in stato di libertà per apertura abusiva.  Inoltre, sono state riscontrate irregolarità anche nella sala fumatori.
I procedimenti penale si trovano nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

Cosa vedremo ad Artissima: le novità della XXXIII edizione

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Tornerà da venerdì 30 ottobre a domenica 1⁰ novembre  sotto la guida dello storico direttore Luigi Fassi

Artissima presenta la sua trentatreesima edizione della fiera, che si svolgerà da venerdì 30 ottobre a domenica 1 novembre prossimi per il quinto anno sotto la direzione di Luigi Fassi nel Padiglione OVAL di Lingotto Fiere.
Il tema di Artissima 2026 è  “Fancy: a Flexible Acrobatic Body”. Un titolo che nasce da un’ immagine della filosofa Martha C.Nussbaum per affermare che il linguaggio dell’arte, guidato dalla fancy, la proiezione in avanti della fantasia, possiede un corpo flessibile e acrobatico, capace di attraversare poeticamente complessità  e differenze e di avvicinarci alla pluralità di chi è altro da noi.
L’arte non si limita a dare forma a ciò che esiste, ma apre il campo a ciò che potrebbe esistere, diventando un’intelligenza pubblica cruciale, capace di  nutrire e arricchire le istituzioni democratiche di una comunità. Artissima incarna perfettamente questo esercizio dell’immaginazione e diventa incontro fisico, intenso, accelerato con le opere d’arte.

“Il tema di quest’anno – spiega il direttore di Artissima Luigi Fassi – racconta la qualità acrobatica della fancy, la forza proiettiva dell’immaginazione resa possibile dall’arte. Secondo Martha C. Nussbaum, la fancy è un linguaggio che va continuamente allenato, una facoltà capace di spingersi oltre l’evidenza, di trascendere l’oggetto e aprire uno sguardo più benevolo verso l’altro nelle nostre relazioni civiche, morali e politiche.
In questa capacità trasformativa risiede una delle funzioni più profonde dell’arte, modificare chi guarda, affinando la possibilità di riconoscersi nell’esperienza altrui. È  la forma stessa dell’arte, corporea, complessa, mobile, a guidarci verso questa apertura, in un esercizio democratico dello sguardo, che si oppone alla rigidità e alle chiusure, attraverso il movimento libero della fantasia.
Artissima è, da sempre, il luogo in cui il pensiero prende forma attraverso incontri inattesi, tra opere, corpi, idee e sensibilità differenti. Fancy pare allora una parola  capace di raccontare non solo l’energie dell’arte contemporanea, ma il movimento continuo della fiera stessa, il suo essere uno spazio vivo di sperimentazione, intuizione e scoperta”.
Artissima conferma il comitato di selezione 2026 delle gallerie partecipanti alle sezioni storiche, Main Section, Monologue/ Dialogue, New Entries e Art Editions, composto da galleristi internazionali.

Main Secton risulta la sezione dedicata alle gallerie più affermate sulla scena internazionale per offrire a collezionisti e pubblico una rassegna di altissima qualità. New Entries accoglie le gallerie internazionali emergenti più interessanti con meno di cinque anni di attività, alla loro prima partecipazione alla fiera. Monologue/ Dialogue è riservata alle gallerie emergenti che mostrino un approccio sperimentale e che intendano presentare uno stand monografico o il dialogo tra i lavori di due artisti. Art Editions rappresenta la sezione speciale dedicata alle gallerie e agli spazi non profit che presentano edizioni, stampe, multipli di artisti internazionali.

Per il terzo anno consecutivo Léon Kruijswijk, performance curator al Mudam di Lussemburgo , e Joel Valabrega, curatrice indipendente di Porto e Milano, saranno i curatori della sezione Present Future, quella dedicata ai talenti emergenti, che ospita progetti monografici con l’obiettivo di porre in risalto le nuove tendenze  che caratterizzano il panorama artistico internazionale. Jacopo Crivelli Visconti,  direttore della Albuquerque Foundation di Sintra e Heike Munder, curatrice indipendente e scrittrice di Zurigo, sono stati riconfermati per il terzo anno quali curatori di Back to the future, la sezione di Artissima che presenta progetti monografici di pionieri dell’arte contemporanea che, in momenti e luoghi diversi, tra gli anni 1930- 1990, hanno avuto il coraggio di opporsi a ciò che ritenevano sbagliato.
Per Disegni è  confermata la curatela per il quinto anno di Irina Zucca Alessandrelli , curatrice della collezione Romo di Milano e della Milano Drawing Week. La sezione, unica nelle fiere italiane dedicate al mezzo espressivo del disegno, presenta progetti concepiti come mostre personali capaci di valorizzare l’autenticità e l’autonomia dell’opera su carta.

Mara Martellotta

Ottant’anni di suffragio universale: un punto di partenza, una soglia non un traguardo

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Che leggi

RUBRICA A CURA DI

IRMA CIARAMELLA *

 


“Di parole gentili ne abbiamo sentite tante. Di fatti, ne abbiamo visti pochi.”

Ottant’anni di suffragio universale: un punto di partenza, una soglia non un traguardo

«Vi invitiamo a considerarci non come rappresentanti del solito sesso debole e gentile, oggetto di formali galanterie e di cavalleria di altri tempi, ma pregandovi di valutarci come espressione rappresentativa di quella metà del popolo italiano che ha pur qualcosa da dire e che ora con voi lotta per una democrazia che sia libertà politica, giustizia sociale, elevazione morale.» Erano le parole di Angela Maria Guidi Cingolani nel 1946. E poi, rivolta ai colleghi maschi della Consulta, la chiosa senza sconti: «Di parole gentili, ne abbiamo sentite tante. Di fatti, ne abbiamo visti pochi.»
Ottant’anni dopo, quelle parole non hanno perso un grammo del loro peso. Ma qualcosa, finalmente, è cambiato.

La soglia

Il 2 giugno 1946 era una giornata di sole. Le più giovani sorridevano in abiti leggeri e colorati; molte altre indossavano ancora il vestito del lutto. Ma tutte, intellettuali e contadine, operaie e studentesse, erano emozionate e trepidanti, consapevoli dell’importanza del loro primo voto.
Questa la descrizione delle tante donne, che, con la consapevolezza della sacralita’ che si tributa ad un gesto storico, si accingevano a mettersi in fila per esercitare il loro primo diritto di elettorato attivo (e passivo).
Quella stessa sacralità, mi si consenta il paragone, che lessi vedendo la foto (bellissima) della lunga fila donne afgane al voto, il 5 aprile 2014, per l’elezione del presidente, quelle stesse donne afgane che avevano conquistato il diritto al voto nel 1919, un anno prima degli Stati Uniti.
C’è un’annotazione preliminare che si fa spesso dimenticare: quel 2 giugno non fu tecnicamente il primissimo voto delle donne italiane. Già il 10 marzo 1946, nelle elezioni amministrative di centinaia di comuni, le donne avevano potuto deporre la loro prima scheda una prova generale, commovente e silenziosa, di una democrazia che stava imparando a camminare su tutti i suoi piedi.
Ma il 2 giugno fu il voto che fondò la Repubblica.
Non fu una gentile concessione, ma una conquista. Finiva la storia di un Paese che da ottantacinque anni (dall’unita’) ignorava la volontà di oltre la metà dei suoi cittadini. Il suffragio universale in Italia arrivava in ritardo rispetto all’Europa: in Finlandia le donne votavano dal 1906, nel Regno Unito ed in Germania dal 1918, in Francia dal 1944 (solo la Svizzera, peggio di noi, nel 1971).
Un ritardo non solo amministrativo: strutturale, culturale, ostinato.
Quel giorno votarono circa tredici milioni di donne e dodici milioni di uomini, per una partecipazione complessiva dell’89%. Ventuno donne furono elette all’Assemblea Costituente: ventuno su 556. Il 3,8%. Una minoranza assoluta che lasciò un’impronta permanente.

La scrittura della Carta

Le ventuno Costituenti provenivano da mondi lontani, erano comuniste, democristiane, socialiste. Ma proprio questa pluralità di idee e di retroterra culturali fu la loro forza.
La loro capacita’ operativa fu la scelta di campo: meno dichiarazioni identitarie di principio e più incisività nella scrittura delle norme. Come dire, ancora una volta, fatti (atti, norme) non parole. Cinque di loro entrarono nella Commissione dei 75 incaricata di redigere la Costituzione. A Lina Merlin si devono le parole «senza distinzioni di sesso» dell’articolo 3 ( ‘’Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso … omissis’’ art. 3 Cost.). Nilde Iotti battagliò sull’articolo 29, opponendosi all’indissolubilità del matrimonio. Teresa Noce, operaia tessile e partigiana torinese, fu l’architetta dell’articolo 37 sulla parità retributiva (ancora lontana dall’essere attuata) e la tutela della maternità. Maria Agamben Federici, democristiana, difese il riconoscimento della famiglia come nucleo da proteggere su basi di uguaglianza, non di gerarchia. Come avrebbe detto la Iotti: «Dal momento che alla donna è stata riconosciuta nel campo politico la piena eguaglianza col diritto di voto attivo e passivo, ne consegue che la donna stessa dovrà essere emancipata dalle condizioni di arretratezza e di inferiorità in tutti i campi della vita.» Era un dichiarazione programmatica, oltre che una constatazione empirica.

Il lungo corso giuridico

Quella Costituzione, la nostra Costituzione, era avanzata, molto di piu’ di quanto lo fosse realmente l’Italia. Ed il Paese impiegò decenni ad adeguarvisi. Il percorso successivo al 1946 è una sequenza di conquiste giuridiche faticosamente strappate, ognuna delle quali rivela, a ritroso, quanto fosse profonda la resistenza.
Durante i lavori costituenti, ad esempio per citarne uno tra molti, il dibattito sulla parità di accesso alla magistratura era stato infuocato (l’accesso all’avvocatura era già avvenuto con la abolizione dell’autorizzazione maritale con la legge Sacchi nel 1919). «Con tutto il rispetto per la capacità intellettiva della donna» affermava l’onorevole Molè nella seduta del 20 settembre 1946 «ho l’impressione che essa (la donna n.d.r.) non sia indicata per la difficile arte del giudicare.» Ci vollero diciassette anni per smentirlo. Il 9 febbraio 1963 la legge n. 66 sancì che «la donna può accedere a tutte le cariche, professioni ed impieghi pubblici, compresa la Magistratura, nei vari ruoli, carriere e categorie, senza limitazione di mansioni e di svolgimento della carriera». Il primo concorso aperto alle donne fu bandito il 3 maggio 1963: le vincitrici furono otto.
Nel 1975, con la legge 151, la riforma del diritto di famiglia sancì la parità giuridica tra i coniugi, attribuendo a entrambi la patria genitoriale: fino a quel momento spettava al padre per disposizione esplicita del codice civile, ma i lemmi ‘patria potestà’ superati con la riforma rimasero come residuo di una concezione patriarcale della famiglia ancora a lungo nel lessico comune, e talvolta lo si sente ancora oggi. Poi vennero la legge n. 66 del 1996 sulla violenza sessuale, il Codice rosso del 2019 e la legge 181 del 2025 sul femminicidio e tante altre, il lungo cammino giuridico della uguaglianza, che qui è difficile sintetizzare.
Ogni tappa ha richiesto decenni, battaglie, resistenze. Nessuna conquista è stata una concessione (octroyée).

Il soffitto di cristallo: picconato, non abbattuto

Nella prima legislatura della Repubblica erano entrate 4 donne al Senato e 45 alla Camera: il 5%. Ci sono voluti quasi trent’anni per superare la soglia delle 50 presenze in parlamento, e altri trenta per arrivare a quota 150. Oggi, tra Camera e Senato siedono 203 donne, il 33,6% dei parlamentari, una percentuale superiore alla media dei parlamenti dell’Unione europea.
Ma i numeri più significativi sono quelli delle prime volte. Nel 2018 Maria Elisabetta Alberti Casellati è diventata la prima donna presidente del Senato, la seconda carica dello Stato, dopo settant’anni di monopolio maschile. Marta Cartabia è stata la prima presidente della Corte Costituzionale. Margherita Cassano la prima presidente della Corte di Cassazione. È l’onda di un avanzamento inarrestabile che vede, in questi anni, donne raggiungere i vertici di tutti i gangli del potere istituzionale.
E poi, nel 2022, dopo sessantaquattro governi guidati da uomini, la prima presidente del Consiglio donna nella storia d’Italia. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha raggiunto ad oggi, 2 giugno 2026, i 1.319 giorni di attività, diventando il secondo esecutivo più longevo della storia repubblicana. Al di là di qualsiasi valutazione politica, si tratta di un dato storico che appartiene alla storia delle donne italiane, e la durata del governo è la cartina di tornasole della grande capacità di leadership riconosciuta a livello internazionale della Premier anche in un contesto geopolitico ed economico mondiale e di equilibri mondiali complicati, complessi e fragili.
Manca ancora, sola fra le grandi cariche dello Stato, una donna al Quirinale. La Presidenza della Repubblica rimane l’unico vertice istituzionale mai raggiunto.

La domanda aperta

Il suffragio universale fu una soglia. Varcarla fu necessario. Ma ottant’anni di questo percorso ci dicono che il diritto formale, la scheda, la matita che segna la croce su di essa e che determina una scelta, l’urna, il seggio, non bastano se non sono accompagnati da una trasformazione reale dei luoghi del potere, dell’economia. E prima ancora da una profonda opera di educazione, di formazione, in una parola di cultura che comincia dal linguaggio dall’eliminazione di tutti quei pregiudizi di cui la nostra cultura a partire dai libri di testo delle scuole primarie, sono ancora intessuti.
I progressi ci sono, e vanno detti, vanno illustrati e celebrati anche attraverso le donne che hanno contribuito a segnare queste conquiste. Ma le distanze restano, e vanno misurate. Nessuna delle grandi città metropolitane italiane, Milano, Roma, Napoli, Torino, Bologna, Palermo, è oggi governata da una donna. I gangli istituzionali si aprono; le piazze del potere locale resistono. E non solo, le differenze retributive uomo donna (circa 25%) a parità di mansioni, ci dicono che quella parità scritta nella Costituzione ed in tante leggi della Repubblica (e dell’Unione Europea, entra in vigore tra qualche giorno, il 7 giugno, la direttiva sulla trasparenza salariale) è ancora inattuata.
Angela Maria Guidi Cingolani lo aveva intuito prima ancora di entrare in Parlamento: di parole gentili ce ne sono sempre abbastanza. I fatti, invece, si contano. E si conquistano, ancora oggi e sempre, uno alla volta.

* Avvocata

 

Patto per la sicurezza. Nuovi veicoli per le Forze dell’Ordine e più video sorveglianza per la città di Torino

Si è svolta stamane, in piazza Castello, la consegna dei veicoli destinati alle Forze dell’Ordine e alla Polizia Locale, acquistati dalla Prefettura nell’ambito del Patto per la Sicurezza Urbana fra Prefettura, Regione e Città di Torino, finalizzato a migliorare ulteriormente la vivibilità, il sistema complessivo della sicurezza urbana e la percezione di sicurezza nella cittadinanza per lo sviluppo di forme sempre più rafforzate di coesione sociale. I veicoli presentati oggi rientrano tra gli interventi finanziati con il primo stanziamento di 1 milione della regione Piemonte.

Un’altra parte rilevante del finanziamento regionale è destinata all’implementazione del sistema di videosorveglianza del Comune di Torino, attraverso l’installazione di un innovativo sistema di lettura targhe che può consentire alle Forze di Polizia di monitorare in tempo reale il transito, in questo capoluogo, di veicoli, individuando quelli riconducibili a fattispecie criminose. Il Patto per la Sicurezza Urbana, recentemente rinnovato, e finanziato dalla Regione Piemonte con un ulteriore finanziamento di complessivi Euro 1.329.000, è orientato anche per i prossimi anni al miglioramento del sistema di illuminazione e di videosorveglianza, con un’attenzione particolare ai parchi e ai giardini, a supporto della sicurezza delle attività economiche e del sevizio di trasporto pubblico. Hanno partecipato alla presentazione degli automezzi il Vicepresidente della Regione Piemonte, l’Assessore regionale alla Sicurezza, l’Assessore comunale alla Sicurezza, il Questore, i Comandanti provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza e il Comandante della Polizia Municipale di Torino.

 

 

Il Prefetto, Donato Cafagna, ha sottolineato come l’impegno corale e democratico, richiamato dal Presidente della Repubblica, come fondamentale per il nostro sistema Paese, trovi nei Patti per la sicurezza tra le componenti Stato-Regione-Comune una realizzazione concreta a beneficio della comunità cittadina, contribuendo al miglioramento della sicurezza urbana di Torino, soprattutto dove maggiore è la richiesta da parte dei cittadini. Il Patto per la Sicurezza Urbana si inserisce in un contesto in cui è molto rilevante l’impegno delle Forze di Polizia territoriali. Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza dall’inizio dell’anno 2026, nell’ambito dei servizi di controllo del territorio nella città di Torino, hanno tratto in arresto 1.287 persone e deferito in stato di libertà 3.218. Sono stati svolti 1.627 controlli in esercizi commerciali e irrogate sanzioni amministrative per oltre 2,3 milioni di Euro. Inoltre, sono stati espulsi 310 cittadini stranieri, di cui 80 trattenuti presso i CPR e 56 rimpatriati. Nelle sole zone a vigilanza rafforzata, istituite il 31 marzo in adesione alle previsioni del Decreto Sicurezza, sono state arrestate 141 persone e ne sono state deferite in stato di libertà 138. Sono stati svolti 167 controlli in esercizi commerciali e irrogate sanzioni amministrative per oltre 17.000 Euro. 367 sono i provvedimenti di allontanamento. Infine, sono stati 60 i Dacur adottati nelle zone rosse e nei luoghi della movida. Sulle ricadute positive del progetto si esprimono, con una dichiarazione congiunta, il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il vicepresidente Maurizio Marrone e l’Assessore alla Sicurezza e Polizia Locale Enrico Bussalino: “Con il primo stanziamento regionale da un milione di euro abbiamo contribuito a rafforzare gli strumenti a disposizione di chi ogni giorno opera per garantire la sicurezza dei cittadini. La sicurezza non è soltanto contrasto alla criminalità, ma anche tutela della qualità della vita, sostegno alle attività economiche, decoro urbano e coesione sociale. Per questo continueremo a lavorare insieme alle Prefetture, alle Forze dell’Ordine e agli enti locali affinché Torino e tutto il Piemonte siano territori sempre più sicuri e vivibili. La sicurezza si costruisce con la collaborazione tra istituzioni e con investimenti concreti sui territori”. Dichiara l’assessore alla Sicurezza e Polizia Locale della Città di Torino Marco Porcedda: “Le risorse stanziate nell’ambito del Patto per la Sicurezza Urbana consentono di mettere maggiori strumenti, come i mezzi presentati questa mattina, a disposizione della polizia locale e di tutte le forze dell’ordine, contribuendo a garantire maggiore sicurezza per chi vive e lavora a Torino. Auspichiamo che anche i prossimi stanziamenti, nell’ambito del rinnovo del Patto, vengano indirizzati a misure di sicurezza integrata, prossimità e aggiornamento e miglioramento delle infrastrutture tecnologiche, come i sistemi di videosorveglianza. Il lavoro per garantire la sicurezza di cittadine e cittadini passa attraverso un impegno coordinato tra le istituzioni, nel rispetto delle competenze di ognuna: come Città di Torino continueremo a fare la nostra parte, dando pieno supporto a chi ha il compito di garantire la sicurezza, anche attraverso il lavoro della nostra polizia locale, e continuando a portare avanti interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana”

Annega nel Chisone, ragazzo di 17 anni muore davanti agli amici

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Il corpo è stato trovato dopo alcune ore di ricerche. È morto il ragazzo di 17 anni che oggi, 1 giugno, era caduto nel torrente Chisone a San Germano. E’ stato trascinato dalla corrente. Gli amici che erano con lui hanno dato l’allarme dopo avere assistito alla drammatica scena. Erano subito scattate le ricerche dei Vigili del fuoco e del 118, con il nucleo speleo-alpino-fluviale. In volo l’elicottero Drago dei Vigili del fuoco. Poi il corpo senza vita è stato trovato vicino alla diga.

Cavo elettrico staccato in via Nizza. Intervento dei vigili del fuoco

Questa mattina i vigili del fuoco sono intervenuti nel controviale di via Nizza, angolo piazza Carducci al civico 175, all’altezza della pasticceria Piana, per la segnalazione di un cavo elettrico che si era staccato e pendeva sulla strada. Il problema è stato risolto grazie all’intervento dell’autoscala che vedete in fotografia.

Il programma del 2 giugno, Torino festeggia 80 anni di Repubblica

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Martedì 2 giugno la Città di Torino celebrerà l’80° anniversario da quel 2 giugno 1946, quando le urne del referendum decretarono con il voto – che, per la prima volta, comprendeva anche quello delle donne – il passaggio del Paese ad un sistema politico repubblicano.

I festeggiamenti per questo anniversario “tondo” della Festa della Repubblica prenderanno il via come di consueto con la cerimonia dell’alzabandiera di piazza Castello alle ore 10 cui, insieme alle più alte autorità civili e militari, prenderà parte per la Città il sindaco Stefano Lo Russo.

Alle ore 17, sempre in piazza Castello, si terrà invece la cerimonia dell’ammainabandiera. Per la Città di Torino sarà presente l’assessore alla Polizia Locale e alla Sicurezza Marco Porcedda.

Appuntamento speciale della giornata sarà l’evento “I Volti della Repubblica – 80 anni dal Referendum”, che si terrà al Teatro Regio. La serata accompagnerà il pubblico verso la diretta televisiva della celebrazione nazionale promossa dal Presidente della Repubblica in Piazza del Quirinale e trasmessa su Rai 1. Un’occasione per ripercorrere ottant’anni di storia repubblicana attraverso la musica, le immagini e il racconto del percorso che ha contribuito a costruire l’identità del nostro Paese e della nostra città.

L’evento è un’iniziativa della Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino e Teatro Regio Torino.

Il programma prenderà il via alle ore 19 e 30 con i saluti istituzionali del sindaco Stefano Lo Russo e delle autorità cittadine. A seguire, la CFM Big Band, diretta dal maestro Claudio Chiara, proporrà un viaggio musicale nella tradizione swing americana degli anni Quaranta, eseguendo un’antologia brani da Benny Goodman a Glenn Miller.

La serata proseguirà con la proiezione del video “Torino: la Storia della Città, da Augusta Taurinorum a oggi”, un filmato di 18 minuti realizzato da Punto Rec Studios che ripercorre l’evoluzione storica e culturale del territorio, con il contributo di Iren e il sostegno di Camera di commercio di Torino e di Urban Lab Torino.

Spazio anche al talento del Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino, diretto e accompagnato al pianoforte dal Maestro Claudio Fenoglio, protagonista di un percorso musicale che affida alla voce delle nuove generazioni l’espressione dei valori di crescita e convivenza civile. Le sonorità luminose e coinvolgenti di A Little Jazz Mass di Bob Chilcott trasformeranno la tradizione corale in un linguaggio aperto, dinamico e inclusivo; Adrift! (Alla deriva) di Joseph L. Rivers evocherà, con intensità poetica, il tema del viaggio e della ricerca di un approdo comune. Completa il programma la celebre scena del Sandmann (l’Omino della sabbia) e dei bambini-biscotto da Hänsel e Gretel di Engelbert Humperdinck, pagina capace di restituire tutta la dimensione consolatrice e immaginifica della fiaba.

La manifestazione culminerà con la visione in diretta su Rai 1 della celebrazione nazionale promossa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella direttamente da piazza del Quirinale. Lo spettacolo racconterà gli ottant’anni di storia del Paese attraverso un ricco cast di ospiti del mondo della cultura e dello spettacolo, tra cui Paola Cortellesi, Roberto Bolle, Fabrizio Gifuni, Gianni Morandi, Claudio Baglioni e Annalisa.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria su Vivaticket
Per garantire l’accessibilità le persone con disabilità sono pregate di effettuare la prenotazione contattando l’info Point · box office di Fondazione per la Cultura Torino (piazza Palazzo di Città 5/A; dal martedì al sabato, ore 10.30–18.00; biglietteria@fpct.it; 011- 4249144)

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A Chieri è “Notte degli Archivi” Ricordando Margherita di Savoia

Negli spazi del “Museo del Tessile” della Città collinare, “Shadow Box” in mostra in omaggio alla prima Regina d’Italia

Venerdì 5 giugno, ore 18,30

Chieri (Torino)

A cento anni dalla morte, la Regina Margherita di Savoia (Torino – Palazzo Chiablese, 1851 – Bordighera, 1926), prima Regina d’Italia, consorte di Umberto I e Donna di grande carisma, icona di stile e “mecenate delle arti”, viene ricordata in tutta la sua bellezza ed eleganza al “Museo del Tessile” di Chieri, Museo che a Lei sarebbe stato particolarmente caro in una Città riconosciuta quale storico e rinomato distretto di “produzione tessile”, celebre a livello europeo fin dal Basso Medioevo. Occasione: “La Notte degli Archivi”, evento promosso dall’Associazione Culturale “Archivissima”, primo e unico Festival italiano interamente dedicato alla promozione e valorizzazione dei Patrimoni conservati negli “archivi storici” di enti, istituzioni e imprese. E che, venerdì 5 giugno prossimoalle 18,30, diventerà, per l’appunto, felice occasione di esposizione nei locali dell’“Archivio” della “Fondazione Chierese per il Tessile e per il Museo del Tessile” (in via Giovanni Demaria 10), di quattro “Shadow Box” ottocentesche – cornici profonde dotate di una teca in vetro atte ad esporre oggetti tridimensionali – donate da Biagina Garnero, e di una selezione di coeve “stampe di moda”, che verranno presentate da Mitti Baiotti, guida esperta del “Museo-Archivio del Tessile” di Chieri.

Pezzo clou della Rassegna una “miniatura” in materiale tessile capace di conferire colore e tridimensionalità al prezioso vestito indossato dalla Regina “più amata dagli italiani” (e perfino dal “repubblicano” e “anticlericale” Carducci che a lei dedicò più di un’ Ode, fra cui la celebre “Alla regina d’Italia”), raffigurato su una stampa a firma dell’artista ucraina Anais Toudouze (al secolo Adele-Anais Colin; 1822 -1899), famosa illustratrice di figurini di moda, per la francese “La Mode Artistique”, del 1895. Impreziosita di merletti, perle e rose, la veste azzurra e bianca immortalata in questo “Shadow Box” restituisce perfettamente la memoria della Sovrana sabauda, che si distinse non solo per la ricercatezza dei suoi abiti e gioielli. “Un curioso cimelio – dichiara Melanie Zefferino, presidente della ‘Fondazione Chierese per il Tessile” e per il ‘Museo del Tessile’– che testimonia la cultura materiale di un’epoca ma veicola anche l’immateriale, ‘quello che non c’è’, ovvero il gusto, le passioni e le virtù di una Sovrana che fu icona di stile, musa di poeti e promotrice del benessere del suo popolo”.

In mostra, ad affiancare la stupenda miniatura, ricavata dalla stampa della Toudouze, troviamo altri “rimandi” ad alcune “fotografie storiche” e a “ritratti” in abito azzurro della Sovrana. Tra questi, in particolare le tele (dal forte influsso del romantico Francesco Hayez) del milanese Giuseppe Bertini – docente e direttore dell’“Accademia di Belle Arti” di Brera, nonché primo direttore ed amministratore del “Museo Poldi Pezzoli” di Milano – insieme a quelle del fiorentino Michele Gordigiani (ritrattista alla Léon Bonnat, particolarmente impegnato, in tal senso, nelle migliori corti delle famiglie regnanti europee e autore di un celeberrimo “Ritratto di Margherita di Savoia”, 1881, che la critica ebbe allora a definire “tela magistrale per disegno, colore e sentimento”) e alla pittura su vetro del Francesco Moretti da Perugia (specializzato nella pittura “su vetro”; magnifico il “tondo” sulla facciata del “Duomo” di Todi, raffigurante un “Angelo annunciante” tratto dal Beato Angelico e datato 1862).

L’ingresso all’evento chierese è libero, con prenotazione obbligatoria a: prenotazioni@fmtessilchieri.org

“Archivissima” – Pillole di sapere

Come s’è inizialmente detto, la “Notte degli Archivi” è un evento promosso dall’Associazione Culturale e di Promozione Sociale “Archivissima APS”, nata a Torino (sede in corso Vittorio Emanuele II, 44) nel 2018. Duplice il significato profondo del Festival:

–       “Democratizzazione della memoria”, ossia rendere accessibile la storia non solo agli addetti ai lavori (storici ed archivisti), ma ad  un pubblico ampio e curioso

–       “Attualizzazione del passato”, ossia dimostrare che i documenti d’archivio (fotografie, lettere, registri, materiale audiovisivo …) non sono semplici reperti, ma strumenti vivi per comprendere il presente ed immaginare il futuro.

In una recente intervista, ha sottolineato Manuela Iannetti, dal 2018 direttrice di “Archivissima APS”“Memoria e futuro sono legate perché é quest’ultimo a raccontare la storia. Ma è il ‘presente’ a costituire la possibilità migliore per avere un “futuro”, a partire da come accudiamo il mondo attuale, correggendo ove possibile gli errori e costruendo l’archivio del domani”.

Gianni Milani

Nelle foto: “Margherita di Savoia”, da Anais Toudouze; Melanie Zefferino; parte allestimento con Mitti Baiotti; Rocco Mangano “Antichi disegni da cartolina”, Chieri