A Torino, città dove il numero dei positivi al Covid19 è tra i più alti in Italia, la macchina della solidarietà ha coinvolto l’estro degli artisti locali grazie al progetto ARTEFABENE.
ARTEFABENE (che si può seguire sui profili social di Facebook e Instagram) nasce dalla generosità di oltre 50 artisti che hanno donato un’immagine di una propria opera. Da questa verranno ricavate stampe numerate e firmate dagli autori stessi.
Effettuando una donazione di almeno 50,00 euro, chiunque potrà scegliere una o, perché no, più “stampe artistiche” (quindi 100 euro per 2 stampe etc.) dal sito www.artefabene.it.
La donazione avverrà direttamente in favore del programma Fa Bene – che fornisce cibo e assistenza a chi, oggi più che mai, ha bisogno di aiuto – avendo così la massima garanzia che le somme donate giungano integralmente e immediatamente ad esso.
Il Comitato spontaneo di ARTEFABENE si è fatto carico di tutte le spese di organizzazione e gestione del progetto così come tutti i preziosissimi collaboratori hanno dato il loro contributo pro bono senza ricevere alcun rimborso spese. Le stampe sono gentilmente offerte da Arti Grafiche Parini.
L’arte fa bene? Torino risponde di sì
Da sempre l’arte si è fatta interprete del pensiero e delle pulsioni interne alla società andando oltre la semplice trascrizione. Gli artisti infatti, oltre ad avere un’accentuata sensibilità nei confronti di ciò che li circonda, hanno acuta capacità di lettura e riescono ad immaginare prospettive e declinazioni dei fatti ai più precluse. La veste estetica e i suoi contenuti diventano così parte del patrimonio collettivo stimolando il pensiero e favorendo la consapevolezza di certi temi.
Partendo da queste doverose considerazioni, si può comprendere quale sia il contributo dell’espressione artistica, ieri come oggi, in termini di dialettica culturale, coesione sociale e, non ultimo, imprescindibile risorsa che genera anche valore economico.
L’attuale situazione d’emergenza, generata dalla pandemia globale di Covid19, non poteva che incentivare profonde riflessioni e spingere ad intraprendere azioni mirate per aiutare le fasce di popolazione più deboli.
Anche la compagine artistica si è mossa nella direzione del sostegno reciproco e, a diverse latitudini, ha dimostrato grande senso civico e sentimento comunitario.
Cos’è Fa bene
Il progetto FA BENE – promosso da S-Snodi, che deriva dall’esperienza dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas diocesana di Torino, di cui è ente strumentale – porta nel domicilio di famiglie in difficoltà più di 5000 pasti con i box Fa Bene (pasti pronti). Ogni box contiene frutta e verdura di stagione, biologica e da agricoltura sociale prodotta nel territorio, da aziende di Coldiretti. I pasti delle cucine FA BENE sono preparati con amore da professionisti e consegnati da volontari insieme a latte, pasta e dolci donati da produttori-amici di FA BENE.
Come donare
Per effettuare correttamente la donazione è importante seguire attentamente queste indicazioni:
Destinatario del bonifico: COMITATO PROMOTORE S-NODI GABRIELE NIGRO.
Iban di riferimento: IT 65M 06305 01000 000110144546.
Causale del versamento: ARTEFABENE- nome e cognome dell’artista (la cui stampa si è scelta) o, se si sono scelte più stampe, indicare quante e di quale artista (ad es. ARTEFABENE – n. 3 stampe di Mario Rossi; oppure ad es. ARTEFABENE -1 stampa di Mario Rossi, 2 stampe di Luca Bianco, etc.)
A bonifico effettuato: mandare una e-mail all’indirizzo info@artefabene.it, allegando la contabile del bonifico, indicando il proprio nome e cognome, il nome e cognome dell’artista prescelto (o degli artisti prescelti) e l’indirizzo completo per la spedizione. Si verrà contattati, nel più breve tempo possibile, per ricevere informazioni sulla consegna della stampa.
Elenco degli artisti partecipanti:
Leandro Agostini, Salvatore Astore, Matteo Baracco, Alice Belcredi, Enzo Bersezio, Davide Binello, Ovidio Boc, Davide Bramante, Francesco Brugnetta, Maurizio Cilli, Corina Cohal, Gianni Colosimo, Costanza Costamagna, Claudio Cravero, Vanni Cuoghi, Serena De Bianchi, Enrico De Paris, Pier Tancredi De-Coll’, Matilde Domestico, Enrico Fabbri, Richi Ferrero, Max Ferrigno, Lorena Fonsato, Daniele Galliano, Theo Gallino, Luca Gastaldi, Gec, Massimo Ghiotti, Ferdi Giardini, Piero Gilardi, Carlo Gloria, Ezio Gribaudo, Pablo Jins, Le Scapigliate, Paolo Leonardo, Luigi Mainolfi, Cristina Mandelli, Mia Mari, Calogero Marrali, Livio Ninni, Johannes Pfeiffer, Moreno Pisapia, Giovanna Preve, Pier Luigi Pusole, Giorgio Ramella, Erika Riehle, Sabrina Rocca, Luigi Rocca, Gianni Romeo, Alessandro Sciaraffa, Diego Scursatone, Francesco Sena, Stefano Sogno Fortuna, Roberta Toscano, Luisa Valentini, Gabriele Zago, Salvatore Zito.
Cinque, anche quest’anno, i romanzi finalisti. Quali? Lo si saprà il prossimo martedì 5 maggio. Annullata, causa emergenza sanitaria, la cerimonia di designazione già prevista nel mese di aprile in un appuntamento aperto al pubblico presso lo “Spazio Incontri” della Fondazione CRC di Cuneo, l’annuncio dei magnifici cinque e del vincitore del “Premio Speciale” ( assegnato a un’autrice o autore internazionale che, nel corso del tempo, si sia dimostrato meritevole di un condiviso apprezzamento di pubblico e di critica) avverrà a mezzo stampa e sulla pagina Facebook della Fondazione Bottari Lattes, sull’account Twitter @BottariLattes, oltre che sul sito www.fondazionebottarilattes.it. Dopo la selezione dei cinque romanzi finalisti da parte della Giuria Tecnica (presieduta da Gian Luigi Beccaria, linguista, critico letterario e saggista), la scelta del libro vincitore sarà affidata al giudizio degli studenti delle oltre venti Giurie Scolastiche diffuse in tutta Italia (a Torino, saranno impegnati gli studenti del Liceo Classico Statale “Massimo D’Azeglio”), da Trieste a Lampedusa. Continua dunque, nonostante tutto, l’affascinante viaggio del “Lattes Grinzane”. E in proposito afferma la presidente Caterina Bottari Lattes: “L’emergenza sanitaria ha costretto la Fondazione a sospendere gli appuntamenti culturali rivolti al pubblico, ma non a bloccare i progetti in corso, come appunto il ‘Premio Lattes Grinzane’, che continua il suo percorso e rimane in contatto con lettori, studenti, appassionati di libri e affamati di cultura”.
Uno di questi, pubblicato di recente, è “La splendida. Venezia 1499-1509”, di Alessandro Marzo Magno, Laterza. Alla fine del Quattrocento Venezia è una superpotenza europea, più o meno come oggi gli Stati Uniti o la Russia. Tutti la temono ma il suo essere tra i grandi d’Europa segna anche l’inizio della fine. Gli altri Stati italiani decidono di correre ai ripari alleandosi tra loro. Venezia sarà sconfitta dalle potenze europee della Lega di Cambrai nel 1509 e ridimensionata. La Serenissima è in lacrime, abbattuta dagli Stati europei che si sono coalizzati contro di lei.
quando, forse venduto a qualche mercante veneziano perchè il figlio e successore del Conquistatore, Bayazid II, disprezzando l’arte figurativa, aveva spedito al bazar gli oggetti preziosi del padre, quadro compreso. Sono anche gli anni in cui Gorgione dipinge la misteriosa Tempesta mentre il primo libro tascabile della storia viene pubblicato da Aldo Manuzio, il “portatile”, come lo chiamava lui. Mentre Ottaviano Petrucci stampa il primo libro musicale a caratteri mobili, il fòndaco dei tedeschi, il magazzino-locanda dei mercanti tedeschi, brucia e viene ricostruito in appena tre anni. Nel frattempo, i portoghesi circumnavigano l’Africa e interrompono il monopolio veneziano nel commercio delle spezie. Nella città lagunare risiedono Albrecht Durer e il filosofo Erasmo ma l’inizio del Cinquecento è anche il periodo veneziano di Caterina Corner, l’ex regina di Cipro, divenuta signora di Asolo che crea l’unica corte mai esistita sul territorio della Serenissima, una delle più colte del Rinascimento italiano. E poi la battaglia che rischia di cancellare la Serenissima dalla carta geografica, combattuta ad Agnadello, presso Cremona, il 14 maggio 1509, tra le forze della Lega di Cambrai e la Repubblica di Venezia con la vittoria di Luigi XII che costringe i veneziani a rinunciare alle mire espansionistiche sul resto della penisola.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
sopportando più il dolore cha aveva attanagliato la sua famiglia.
Una è quella di Nadege, donna tormentata che ha lasciato senza più voltarsi indietro marito e tre figli piccoli; non tanto per seguire la passione travolgente per il figlio di amici che ha 15 anni meno di lei, quanto piuttosto per sfuggire a una vita che non sembra le appartenga e a un marito che trova noioso. Uno strappo netto e senza ritorno che lei spiegherà in un diario destinato alle figlie.
Questo è uno dei capolavori dimenticati della letteratura americana, pubblicato nel 1954 dal giornalista del New Yorker Hamilton Basso (nato a New Orleans nel 1904, morto nel Connecticut nel 1964), finalista al National Book Award dell’epoca, e diventato un film diretto dal regista Philip Dunne nel 1955. Davvero un peccato l’oblio per tanto tempo e un applauso all’editore Nutrimenti che ce lo riconsegna.
Anson Page è il brillante avvocato socio di uno studio newyorkese che rappresenta case editrici prestigiose, felicemente sposato e con due figli. Deve chiarire e chiudere una vertenza scottante: Lucy Wales, moglie del famoso scrittore Garvin Wales, ormai anziano e cieco, accusa lo scomparso e stimato editore Philip Greene di aver prelevato ingenti somme dai diritti d’autore del marito. I Wales vivono isolati dal resto del mondo su un’isola del South Carolina che Anson conosce bene perché è nato a due passi da lì. Eccolo tornare a Pompey’ Heard, in quel Sud da cui era scappato da giovane, disgustato dalla mentalità retrograda e razzista, che aveva visto cadere in disgrazia il padre per aver difeso un uomo di colore in un processo contro un illustre cittadino bianco. Deve incontrare la dispotica e diffidente Lucy Wales, strenua protettrice della privacy del marito che nessuno vede più da anni, e chiudere il caso. Sarà l’occasione per Anson di fare un complesso tuffo carpiato all’indietro, nelle amicizie e negli amori di un tempo, nelle contraddizioni di una terra bellissima, ma soffocata da pregiudizi, ottusità e pettegolezzi. Un romanzo corposo ed elegante, uno spaccato del Sud – forse più attuale di quello che pensiamo-che vi trascinerà per oltre 500 pagine fino a un epilogo emblematico.
Cambiamento climatico e migrazioni sono al centro dell’ultimo libro di uno dei più importanti scrittori indiani contemporanei, che veleggia tra saggio e romanzo. Narra la straordinaria avventura del commerciante di libri rari e oggetti di antiquariato Deen Datta, nato nel Bengala, che vive e lavora a Brooklyn.
cui si scontrano natura e profitto. La più grande foresta di mangrovie al mondo, brulicante di serpi e creature velenose, una delle aree più povere del pianeta, funestata da cicloni devastanti, cambiamenti climatici e classificata dal WWF come eco regione. E’ in questo scenario -perfetto per incarnare il disastro- che Amitav Gosh intreccia i suoi sogni, le sue ossessioni, cronaca e storia, simboli e metafore, ed incrocia vissuto personale con il futuro possibile del globo, tra cambi di scena ecologici e culturali.