CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 645

“Paolo Ventura. Carousel” riapre a Camera

Ha riaperto, in presenza e con un suggestivo ampliamento pittorico, la personale dedicata da “CAMERA” all’eclettico fotografo (ma non solo) milanese. Mostra prorogata fino al 28 febbraio

Fiori. Dipinti in acrilico su carta. Dai colori smorzati, rattenuti su campiture formali ben precise e solide che emergono con voluta evidenza da sfondi monocromatici, quelli che da sempre identificano le fotografie e le opere pittoriche di Paolo Ventura, artista multiforme (fotografo, pittore, scultore, scenografo), prontamente attratto dalla fiabesca visionarietà di racconti surreali, che ne fanno una delle firme più apprezzate in Italia e all’estero. Fiori. Come reliquie silenti e un po’ malinconiche di un mondo naturale spesso preso a schiaffi dall’uomo e dagli eterni venti di guerra.

Che sempre, del resto, sono feroce invenzione della mente umana. Sono queste le nuove ed inedite opere appartenenti alla serie “War and Flowers”, inserita oggi all’interno della mostra “Paolo Ventura. Carousel” inaugurata nei mesi scorsi nelle sale di “CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia” di Torino, chiusa per l’emergenza sanitaria e riaperta e prorogata (dopo l’assegnazione del Piemonte in “zona gialla”) fino al prossimo 28 febbraio: un ricco campionario di oltre 200 fotografie (scelte fra le più significative degli ultimi quindici anni e provenienti da svariate collezioni oltre che dallo studio dell’artista) e 150 “maquette” (fra disegni, modellini, scenografie, maschere di cartapesta e costumi teatrali), cui s’aggiungono ora i lavori di “War and Flowers”, realizzati in queste ultime settimane e con le quali Ventura prosegue la propria ricerca pittorica, iniziata nella scorsa primavera durante il “lockdown” passato in Toscana, nel borgo di Anghiari. Dove, lontano dalla propria macchina fotografica e dagli abituali strumenti di lavoro, rimasti nello studio di Milano, l’artista si è dedicato all’unica attività consentitagli dal ritrovamento di alcuni vecchi acrilici e dai fogli 100×140, reperibili nella cartoleria vicino a casa: la creazione di un diario visivo della quarantena ( “Quarantine Diary” ) in cui la pittura prende il posto della fotografia e cui per stile e tecnica si richiamano in certo senso anche le immagini di “War and Flowers”, caricandosi però di un significato completamente nuovo. I reperti della guerra vengono qui accostati alla delicatezza dei fiori di campo che, nella loro semplicità e complicità, fanno da contraltare alla tragedia che questo lavoro richiama.

Da un punto di vista formale, l’inquadratura ravvicinata e l’uso di sfondo monocromatico che decontestualizza gli oggetti ritratti, ricorda l’impostazione di un’altra serie in mostra: “W.W.I” del 1994, una delle prime opere di Paolo Ventura, pressoché sconosciuta al pubblico prima di quest’occasione e dove i soggetti delle inquadrature sono alcuni reperti della Prima Guerra Mondiale, collezionati dall’artista stesso e fotografati con un approccio documentario, quasi scientifico. “ ‘W.W.I’ e ‘War and Flowers’ costituiscono, in un certo senso, i due estremi della sua produzione, sia da un punto di vista cronologico che linguistico, fra i quali si collocano gli altri lavori in mostra” . La presentazione in anteprima a “CAMERA” di questa selezione da “War and Flowers” anticipa la mostra che si terrà presso la “Galleria Consadori” di Milano, per la quale il progetto è stato realizzato. “E la decisione di installare immagini puramente pittoriche – commenta ancora il direttore di CAMERA, Walter Guadagnini – all’interno di uno spazio dedicato alla fotografia vuole fortemente sottolineare, ancora una volta, la fluidità con cui i diversi linguaggi vengono da Ventura utilizzati all’interno di un percorso che rimane sempre estremamente coerente”.

Gianni Milani

“Paolo Ventura. Carousel”
“CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia”, via delle Rosine 18, Torino; tel. 011/0881150 o www.camera.to
Fino al 28 febbraio
Orari: dal lun. al ven. ore 11-20 (chiuso sab. e dom. in base alle norme in vigore).
Prenotazioni online attraverso il sito e visite guidate in diretta su “Zoom”. Per offrire, inoltre, ai giovani un segnale e un’opportunità, per tutto il mese di febbraio speciale tariffa d’ingresso a 1 Euro per i visitatori dai 13 ai 26 anni.

 

Nelle foto

– Paolo Ventura: “War and Flowers”, 2021; Photo Credit Paolo Ventura
– Paolo Ventura: “Ex voto”, 2017; Photo Credit Paolo Ventura

Al via la 40^ edizione del Progetto di storia contemporanea per gli studenti piemontesi

Un traguardo storico per lo studio di una materia importante 

Con la pubblicazione del bando e la presentazione delle tracce di ricerca è partita la 40° edizione del Progetto di Storia contemporanea, promosso dal Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale piemontese in collaborazione con l’Ufficio scolastico regionale.

Nonostante le difficoltà e le restrizioni imposte dalla pandemia del Covid-19 non si è voluto rinunciare a questo importante concorso avviatosi nel 1981 e proseguito senza interruzioni, consentendo a diverse generazioni di studenti piemontesi di comprendere e riflettere sulla storia contemporanea.

Il traguardo dei 40 anni sottolinea l’impegno dell’istituzione regionale piemontese a sostegno dello studio della storia contemporanea e della sua fondamentale importanza  per capire le dinamiche sociali, storiche, antropologiche, culturali che hanno cambiato la storia del mondo. Una sorta di bussola quanto mai necessaria per formulare il proprio giudizio sulla contemporaneità e comprendere il senso di ciò che ci circonda.

Anche in questa edizione tre saranno i temi di ricerca: la guerra fascista a ottant’anni dall’ingresso dell’Italia nel Secondo conflitto mondiale; Monumenti, statue, iscrizioni: le eredità scomode del passato; Dalla “spagnola” al Covid-19, un secolo di pandemie. Scienza, società, economia e istituzioni fra progresso e disuguaglianze.

Numerose le novità introdotte in questa edizione che i tempi in cui viviamo hanno reso per certi versi straordinaria: i gruppi di partecipanti dovranno essere composti da un massimo di cinque studenti, coordinati da un insegnante ( non più dunque un numero fisso e inderogabile);l’attività di formazione si svolgerà tutta online a cura degli Istituti storici della Resistenza del Piemonte; l’iscrizione andrà solo segnalata con gli appositi moduli e la trasmissione degli elaborati dovrà avvenire per posta entro e non oltre il 15aprile 2021.

Come sempre le ricerche potranno essere condotte con la più ampia libertà dei mezzi di indagine e di espressione (elaborati scritti, fotografie, realizzazioni artistiche, mostre documentarie, prodotti audiovisivi, multimediali o altro). La valutazione degli elaborati verrà effettuata da un’apposita commissione, composta da esperti di storia contemporanea designati dagli Istituti storici piemontesi che, al termine dei lavori, provvederà a formulare la graduatoria di merito.

Ulteriore novità è rappresentata dai premi. Non potendo anche quest’anno svolgere i consueti viaggi studio nei luoghi delle memoria agli Istituti scolastici vincitori verrà attribuito un riconoscimento in denaro, vincolato all’acquisto di strumenti o materiali informatici, destinati a rimanere nella dotazione della scuola. I singoli studenti riceveranno inoltre in premio l’abbonamento a Piemonte Musei Young, la carta che permette l’accesso gratuito e illimitato all’interno di musei, giardini, residenze storiche e mostre permanenti o temporanee, aderenti al circuito artistico di Torino, del Piemonte e della Valle d’Aosta.

M.Tr

Dario Argento e il fascino irresistibile di Torino

Dalle recenti polemiche con gli ebrei italiani sulle minacce alla figlia Asia da parte del Mossad israeliano (https://amp.ilgiornale.it/news/cronache/

mossad-e-incubi-dario-argento-1463849.html qui la aspra requisitoria di Vittorio Sgarbi) al passato riferimento all’occupazione nazista di Torino, nel lungo piano sequenza di ” Profondo Rosso”, in cui compare l’hotel Nazionale di piazza Cln dove nel 1943 la Gestapo ne aveva fatto il suo quartier generale, nel cinema e nella biografia di Dario Argento han sempre convissuto l’ebraismo dei mitici Luxardo materni, la cristianità della sua educazione religiosa e l’esoterismo magico di cui é cultore, fino a farne la cifra del suo cinema in generale e Torino la location ideale del suo genio intellettuale e cinematografico. Da villa Scott in prima collina, a piazza Solferino, fino alla Galleria d’arte moderna,  la nostra città ha sempre esercitato per il regista romano un fascino irresistibile fino a girarvi anche ” Il Gatto a nove code” e ”Quattro mosche di velluto grigio”. Sensitivi, pratiche di stregoneria, chiromanti e assassini di ogni tipo sono intepretati sempre da attori italiani e stranieri di vaglia, come la Clara Calamai dei telefoni bianchi, il David Hemmings reso famoso da ”Blow Up” di Michelangelo Antonioni, un giovane esordiente Gabriele Lavia fino alla seconda moglie da poco scomparsa Daria Nicolodi e Karl Malden. Da un passato giovanile militante contestatore di estrema sinistra amico di Piperno e Scalzone alla macchina da presa, Dario Argento si innamora della Augusta Taurinorum durante un viaggio in città con il padre e viene attratto dal suo stile ibrido liberty- barocco e dalla sua atmosfera metafisica e razionale, fredda e teutonica. La ” tedescheria d’Italia” come la definì Zino Zini diviene sfondo di riprese in steadycam, carrellate e dissolvenze incrociate, primi piani di occhi sbarrati dal terrore, uccisioni misteriose nel buio, scene di suspense e litri di sangue sparsi su scalinate di marmo, ascensori a grate e nebbiose giornate. Negli anni ‘70 della Torino di Giovanni Arpino e delle lotte operaie. Oggi arrivato ai suoi ottant’anni Dario ricevendo un premio alla carriera all’ ultimo festival del Cinema di Roma intervistato  ha detto:  ” il mio antidoto alla paura in tempi di covid é la preghiera e la sua compagna di sempre, la solitudine contemplativa” musa di tanti suoi soggetti per il grande schermo. Dove oggi la realtà supera ogni immaginazione il messaggio dell’Argento uomo resta quello di sempre : credere contro l’assurdo, come diceva Blaise Pascal.

Aldo Colonna

I mondi di Mario Lattes # 1

In mostra (per ora online) alla Fondazione Bottari Lattes di Monforte d’Alba, le opere “recuperate” dell’artista torinese
www.fondazionebottarilattes.it. Monforte d’Alba (Cuneo)

In parete, troviamo i “soggetti onirici” e le sue “figure archetipe” popolanti atmosfere surreali condivise da oggetti e presenze simboliche (la farfalla, la conchiglia, l’uovo, la mano) messe lì a far memoria dolorosa in un bagno profondo di risentito e amaro umorismo; al pari delle sue “marionette” e dei suoi “alter ego” tutt’altro che giocosi e rassicuranti insieme alle nature morte con “cianfruscole” o cianfrusaglie che il pittore amava collezionare e agli studi di volti e personaggi dai tratti scultorei ed essenziali nella geometrica astrazione delle forme.

Sono una quarantina le opere esposte nella mostra, virtualmente inaugurata il 22 dicembre scorso e dedicata a Mario Lattes (Torino, 1923 – 2001) dalla Fondazione Bottari Lattes, nata nel 2009 a Monforte d’Alba (in via Marconi, 16) per volontà della moglie Caterina Bottari Lattes proprio con lo scopo primo di mantenere viva la memoria del marito, pittore ma anche scrittore editore e fra i nostri più prestigiosi intellettuali del secondo dopoguerra.

Dipinti figurativi, ma con valenze fortemente “visionarie” e surreali, dai tratti marcatamente espressionistici (con forti richiami, par di cogliere, ai mondi pittorici del francese Odilon Redon o del belga James Ensor), i dipinti sono stati realizzati da Lattes nell’arco temporale che va dal 1959 al 1990 e, mai esposti prima, fanno parte delle nuove acquisizioni recuperate dal fondo di collezionisti privati per entrare a far parte del prezioso patrimonio della pinacoteca a lui dedicata nelle sale espositive al primo e al secondo piano della Fondazione, accanto ai molti lavori già presenti in collezione.

Lavori che raccontano, nella quasi totalità, il viaggio nei “mondi di Mario Lattes”, come recita il titolo dell’attuale rassegna con l’aggiunta di quell’ “# 1” , teso a connotarsi come prima tappa di una complessa esplorazione che verrà arricchita nel tempo attraverso ulteriori recuperi, resi disponibili al pubblico a più riprese. Articolata in quattro sezioni su progetto di Caterina Bottari Lattes, curata da Alice Pierobon con Chiara Agnello e accompagnata da un testo critico di Vincenzo Gatti, la mostra è per ora ( e fino a quando non riapriranno le porte dei musei ) visitabile solo digitalmente sul sito www.fondazionebottarilattes.it, con una pagina di approfondimento online che verrà aggiornata periodicamente con nuovi contenuti.

Fra i dipinti esposti che (al pari dei romanzi e racconti pubblicati da Lattes fra il 1959 ed il 1985) ampiamente risentono delle vicende e delle ferite dell’anima derivate dal suo essere parte ben senbile, sia pure nell’ottica di una laicità mai negata, di quel popolo ebraico vittima di un abominio storico senza pari, spiccano alcuni oli su carta intelata, come “Il cardinale” e “Il Re” del ’69, dove il segno anarchico e graffiante pare quasi voler irridere con sarcastico umorismo le immagini del potere; così come quelle “Marionette e manichino” del ’90 che raccontano non di squarci gioiosi legati all’infanzia ma di ricordi che “sono cicatrici di memoria” o come quella figura femminile (?) avvolta nel gorgo di un’umbratile nuvola grigiastra che non ci sembra abbraccio carezzevole ma misteriosa pur se suggestiva prigione del cuore. Dice bene Vincenzo Gatti: “L’accesso ai mondi di Lattes è insidioso.

Occorre adeguarsi alle sue luci e alle sue ombre, intuire l’indefinito pur sapendo che esiste un lato oscuro che non potrà disvelarsi. Le teste, gli idoli, i manichini sono icone di un’individualità attonita, consapevoli delle inquietudini che da sempre pervadono l’animo umano. La complessa trama pittorica che mostra e nasconde, che lamenta e afferma, indica strade segnate dalla conoscenza del dubbio e l’artista, indifferente alla prassi, manipola materie grafiche e pittoriche per giungere a una vertiginosa discesa nelle profondità dove le forme affondano e riemergono mutate”.
La mostra è realizzata con il sostegno di Regione Piemonte.

Info: 0173 – segreteria@spaziodonchisciotte.it – WEB fondazionebottarilattes.it | FB Fondazione Bottari Lattes | TW @BottariLattes | YT FondazioneBottariLattes

Gianni Milani

 

Nelle foto:

– “Testa”, olio su tela, 1965
– “Il cardinale”, tecnica mista su carta intelata, s. d.
– “Il Re”, tecnica mista su carta intelata, 1969
– “Marionette e manichino”, olio su carta intelata, 1990
– “Figura con nuvola”, tempera e china su carta intelata, 1970
– “Natura morta con conchiglie”, tempera su carta intelata, 1967

Rassegna mensile dei libri più letti e commentati

Anche a gennaio torniamo a occuparci dei libri più letti e commentati dai membri del gruppo FB Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri.

Il primo mese dell’anno vede in testa alle preferenze il nuovo romanzo di Gianrico Carofiglio, La disciplina di Penelope, che raccoglie commenti molto favorevoli; l’altro titolo più commentato è La posizione della Missionaria il controverso ma interessante saggio di Christopher Hitchens che analizza la figura di Madre Teresa di Calcutta;  terzo gradino del podio per Due figlie e altri animali feroci, il romanzo epistolare di leo Ortolani che racconta la sua esperienza di padre adottivo.

L’argomento più caldo del mese è rappresentato dalle liste dei libri letti nel 2020 appena terminato: elenchi più o meno lunghi e ricchi di annotazioni hanno tenuto banco per buona parte del mese, che stimolando confronti e curiosità: il titolo più letto dell’anno si conferma Cambiare l’acqua ai fiori, di Valerie Perrin, seguito dai romanzi della Saga delle Sette Sorelle di Lucinda Riley.

Infine, annunciamo la nascita della collaborazione del nostro sito con Novità in libreria (www.novitainlibreria.it): questo mese troverete un’intervista alla scrittrice Laura Pisciotto e approfondimenti sui nuovi romanzi di Davide Morosinotto e Cecilia Giampaoli.

Se siete appassionati lettori o semplici curiosi in cerca di nuovi titoli, venite a trovarci ed entrate nella comunità di lettori più frequentata di Facebook: Un libro tira l’altro ovvero il passaparola dei libri!

 

redazione@unlibrotiralaltroovveroilpassaparoladeilibri.it

La poesia di Gian Giacomo Della Porta

Editoria e poesia si sposano nel giovane autore di liriche Gian Giacomo Della Porta, giunto al suo terzo volume di poesie dal titolo “Salvi a metà“, da poco in libreria

 

Editoria e poesia possono costituire un sottile fil rouge, a volte inscindibile. L’amore per la scrittura e il desiderio di rendere i testi reali e vivi sulla carta spesso si accompagnano alla passione per la parola poetica. Questo binomio risulta indissolubile in GianGiacomo Della Porta, giovane editore torinese, ma anche accattivante  poeta.

La sua ultima creatura letteraria è rappresentata dal volume di poesie intitolato “Salvi a metà”,  in cui l’autore ripercorre i miti romantici letterari legati alla figura del poeta per smitizzarli lentamente.

Questi miti vengono, infatti, dismessi, ma con assoluta leggerezza, introducendo espressioni capaci di destabilizzare e indurre il lettore a interrogarsi, pur senza alcuna forzatura.

La poesia che introduce il lettore nell’universo del libro è quella intitolata  “Giorni a venire “, metafora per l’autore di un futuro forse difficile da definire in questi tempi sospesi Covid, in cui, da una parte, egli avverte il desiderio di perpetuarsi attraverso la paternità, dall’altra sente molto forte il timore di abbandonare definitivamente la condizione della giovinezza e della sua spensieratezza, il suo “fanciullino pascoliano”.

Ci sono elementi naturali che rappresentano una presenza costante nelle poesie di Gian Giacomo Della Porta, come i sassi, le pietre,che l’acqua è  capace di erodere,  e la sabbia, che contraddistingue il componimento poetico intitolato “Vuoto d’erosione”; qui il titolo crea quasi un raddoppiamento dell’immagine che il poeta desidera trasmettere. Il protagonista è paragonato, nel suo stare al mondo,alla sabbia, che viene erosa dalla risacca notturna.

I versi di questo giovane autore conducono il lettore verso il mondo dei miti legati alla figura del poeta, di cui Gian Giacomo Della Porta fornisce una interpretazione nuova e inaspettata, non accettando la versione tipica del poeta romantico. Il ruolo che egliassume nella contemporaneità diventa allora simile a quello di Gleb, un mendicante alla stazione Termini, che incarna, metaforicamente in sé,  tutti mendicanti di oggi. Il dialogo del poeta con il lettore è sempre costante e avviene anche attraverso poesie che riflettono sulla condizione amorosa. L’autore, grazie ai suoi versi delicati e, a tratti, non lontani dalla poesia classica, rifiuta l’immagine tipica del poeta romantico, contraddistinta da un eccessivo individualismo, da cui deriva una sua disposizione a una profonda solitudine, ora amata quale fonte d’ispirazione, ora temuta e al tempo stesso odiata, quale un castigo.

Il rapporto del poeta con il lettore risulta diretto e ben esemplificato, per esempio, dalla lirica intitolata “Io ti conosco”, in cui Gian Giacomo Della Porta indica allo lettore di sapere che cosa lui gli chieda e quale sia il messaggio che venga dal lettore stesso cercato attraverso la poesia. Con una metafora il poeta risponde che il lettore chiede semplicemente “di essere imbarcato su una nave”, cullato dolcemente dal vento che cambia verso il “giorno a venire”, “salvandosi a metà” dalla quotidianità.  Un desiderio, insomma, di evasione, ma al tempo stesso di riscoperta della realtà attraverso la luce interpretativa della poesia.

Il volume “Salvi a metà “ di Gian Giacomo Della Porta ( GianGiacomo Della Porta Editore ) è stato presentato dall’autore venerdì 29 gennaio scorso presso la libreria torinese Belgravia.

Mara Martellotta 

Il museo Accorsi Ometto riapre le sale

Dopo quasi 3 mesi di chiusura a causa dell’emergenza Covid19, il Museo Accorsi-Ometto è pronto a riaprire le sue bellissime salee ad accogliere il pubblico in totale sicurezza.

Da martedì 2 febbraio 2021 i visitatori potranno accedere agli ambienti museali in maniera contingentata, massimo 60 persone all’ora, 15 ogni quarto dora, per consentire il rispetto delle distanze di sicurezza previste (min. 1 metro), lungo un percorsoobbligato che separa l’ingresso dall’uscita. Sarà obbligatorio il rilevamento della temperatura tramite termo-scanner e l’uso delle mascherine per tutta la durata della visita.

Si potrà anche visitare la mostra CRONACHE DALL800. La vita moderna nelle opere di Carlo Bossoli e nelle fotografie del suo tempo (prorogata fino al 25 aprile 2021). L’esposizione annovera una novantina di opere – ripartite tra dipinti e fotografie– e rende omaggio al XIX secolo e alla sua storia, attraverso la pittura di Carlo Bossoli e la fotografia storica, restituendo fedelmente le vicende del tempo, l’evoluzione dei costumi e del modo di vivere.

Gli ORARI DI APERTURA saranno i seguenti:

Da martedì a venerdì 10.00-18.00 Sabato, domenica e lunedì chiuso.

LA PRENOTAZIONE È OBBLIGATORIA:

t. 011 837 688 int. 3 oppure info@fondazioneaccorsi-ometto.it

Sono graditi i pagamenti elettronici.

INFORMAZIONI PER IL PUBBLICO:

MUSEO ACCORSI-OMETTO

Via Po, 55 – Torino T. 011 837 688 int. 3 | info@fondazioneaccorsi-ometto.it

ORARI

Da martedì a venerdì 10.00-18.00 Sabato, domenica e lunedì chiuso.

La biglietteria chiude mezz’ora prima.

TARIFFE

BIGLIETTO UNICO (comprensivo di visita alla collezione permanente):

intero € 10,00; ridotto € 8,00*

Gratuito: bambini fino a 12 anni; possessori Abbonamento Musei e Torino + Piemonte card; diversamente abili + unaccompagnatore; giornalisti

*Ridotto: studenti fino a 26 anni; over 65; convenzioni; insegnanti

Museo di Arti Decorative Accorsi Ometto, V. Po, 55 | 10124 Torino | T. 011 837 688 int. 3

www.fondazioneaccorsi-ometto.it | info@fondazioneaccorsi-ometto.it

A Palazzo Chigi ci vorrebbe il piemontese Pertinace…

Quanti piemontesi della storia invieremmo oggi a Roma per risolvere la crisi di governo? Sicuramente non mancano e potremmo fare anche qualche nome ma questa volta andiamo molto indietro nel tempo, di quasi 2000 anni.

E troviamo un imperatore romano, piemontese di Alba, che gestì con cura e lealtà la cosa pubblica meritandosi i complimenti di numerosi storici, a lui contemporanei, e anche di Machiavelli. Magari sbroglierebbe egli stesso l’intricato caos politico che regna sovrano nei Palazzi romani, tanto per cambiare.
Ma chi era Publio Elvio Pertinace? Solo uno dei tanti imperatori romani, vissuto nel II secolo, certamente meno importante di tanti altri del glorioso impero, ma pur sempre piemontese, anche se il Piemonte non esisteva a quel tempo e soprattutto un buon politico che si occupò dell’Impero con onestà, trasparenza e tanto coraggio. Era nato nel 126 ad Alba, la mitica Alba Pompeia, che apparteneva alla Regio IX Liguria, una delle undici regioni in cui l’imperatore Augusto divise l’Italia Romana. Già militare e console, divenne funzionario di Marco Aurelio e poi governatore di Roma sotto Commodo. Fu portato sul trono imperiale dalla potente Guardia dei pretoriani e da buon piemontese, moderato e parsimonioso, mise in ordine le finanze dell’impero dissipate dal suo predecessore Commodo. Edward Gibbon, lo storico inglese del Settecento, scrive che il suo “troppo affrettato zelo nel voler riformare lo Stato corrotto” portò alla sua tragica morte nel 193 dopo appena tre mesi di regno. Dione Cassio, storico e politico romano, dà un giudizio generale del regno di Pertinace: “era formidabile in guerra e astuto in pace. Per prima cosa cercò di mettere ordine a tutto quello che in precedenza era stato confuso e irregolare e nell’amministrazione dell’impero dimostrò di avere non solo umanità e integrità d’animo ma anche di voler condurre una gestione economica e di avere la più attenta considerazione per il pubblico benessere. Non riuscì però a comprendere che le riforme non possono essere fatte in un batter d’occhio e che il restauro di un intero Stato richiede tempo e buon senso”. Dopo gli sprechi di Commodo seguì una politica di economie e risparmi, vendette le enormi proprietà del defunto imperatore e dimezzò la paga e i premi in denaro ai pretoriani. Fu presto accusato dai suoi avversari di aver indebolito l’impero e di arricchirsi in segreto. A ribellarsi furono soprattutto quei pretoriani che l’avevano scelto come nuovo imperatore. Dilagò lo scontento e si scoprì un complotto contro di lui. Pertinace vinse il primo duello ma nel marzo del 193 i pretoriani circondarono i palazzi del potere. L’imperatore di Alba morì trafitto da una lancia. In seguito fu divinizzato e in suo onore per qualche tempo furono organizzati giochi e feste in tutto l’Impero. Era troppo onesto e per questo fu odiato e ucciso: lo scrisse chiaramente Niccolò Machiavelli che definì Pertinace amante della giustizia e della pace.
Filippo Re

Il Centro Pannunzio chiede il rinvio del Festival di Sanremo

Il Centro Pannunzio chiede il rinvio del Festival di Sanremo “perché una sua versione dimezzata guasterebbe la bella tradizione sanremasca.

Sia perché potrebbe creare assembramenti pericolosi in città , sia perché tutti gli eventi musicali in Italia sono bloccati” , osserva il responsabile del Centro, professor Pier Franco Quaglieni (nella foto).  “L’esperienza della Fenice a Capodanno – aggiunge – non va ripetuta, con il Coro in mascherina. Deve prevalere il buon senso e la buona musica”.

GAM, Palazzo Madama e MAO riaprono

I musei riaprono le loro porte. Il pubblico potrà così tornare ad apprezzare le opere custodite e le esposizioni temporanee allestite e pensate per i visitatori: il mercoledì e giovedì dalle 11.00 alle 19.00, e il venerdì con orario prolungato dalle 11.00 alle 20.00.

 

Nel periodo del lockdown Fondazione Torino Musei ha voluto sempre più tenere attivi i musei, continuando a mettere in campo progetti e iniziative sui canali digitali per essere accanto al suo pubblico, alle famiglie, agli studenti e agli insegnanti, e per mantenere sempre vivo il dialogo.

 

Oltre al monitoraggio delle sale espositive e al controllo dello stato di conservazione delle opere, si è lavorato per garantire la programmazione dei prossimi mesi, con la proroga delle mostre non ancora visitate dal pubblico, una su tutte Stasi frenetica di Artissima 2020, allestita nelle sale dei tre musei fino al 12 febbraio, con l’allestimento (anche a musei chiusi) di nuove esposizioni e la riapertura delle mostre già in calendario.

Saranno visitabili le sale delle collezioni permanenti e le mostre:

 

A Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica oltre all’allestimento in Corte Medievale di Stasi frenetica che riunisce circa 30 opere individuate con le gallerie delle edizioni 2020, 2019 e 2018 New Entries di Artissima – le più giovani e sperimentali gallerie aperte da massimo 5 anni – sarà possibile tornare a visitare la più importante mostra internazionale di fotogiornalismo al mondo: World press Photo Exhibition 2020 prorogata fino al 14 marzo 2021. Il 5 febbraio inaugurerà in Sala Atelier Ritratti d’oro e d’argento. Reliquiari medievali in Piemonte, Valle d’Aosta, Svizzera e Savoia, organizzata in partnership con il Museo del Tesoro della Cattedrale di Aosta e in collaborazione con la Consulta Regionale per i Beni Culturali Ecclesiastici Piemonte e Valle d’Aosta, iniziativa condivisa con i musei facenti parte della rete internazionale Art Médiéval dans les Alpes.

 

Alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, oltre alle collezioni permanenti del 900 sarà visibile la nuova mostra in wunderkammer Photo action per Torino 2020. Una chiamata alle arti ideata dai fotografi Guido Harari e Paolo Ranzani per sostenere insieme il progetto di un “Fondo Straordinario Covid-19” creato dall’Associazione U.G.I. ONLUS e dalla Città della Salute e della Scienza di Torino. Anche alla GAM il pubblico potrà visitare Stasi Frenetica al piano terra e nella sala mostre al piano -1, con un allestimento di sorprendente polifonia visiva che comprende cento opere delle gallerie delle sezioni Main Section e Monologue/Dialogue di Artissima. Prosegue inoltre in Videoteca la personale dedicata ad Alighiero Boetti. A partire dal 18 febbraio la Sala didattica ospiterà inoltre una nuova mostra realizzata in collaborazione con Luci d’Artista dedicata a Luigi Nervo.

 

Il MAO Museo d’Arte Orientale riaprirà con la grande esposizione China goes Urban. La nuova epoca della città, a cura del Politecnico di Torino e Prospekt Photographers con la Tsinghua University di Pechino, che propone al pubblico una prospettiva nuova e ampia mettendo in relazione la cultura della Cina tradizionale con le imponenti trasformazioni delle città cinesi contemporanee.

La sezione del MAO di Stasi frenetica presenta, inserite nel percorso di visita, una selezione di 10 opere “orientaliste” di Artissima 2020.  Il visitatore sarà invitato a una speciale caccia al tesoro attraverso l’edificio storico che ospita il museo.

Saranno inoltre visibili le quattro opere di street art realizzate durante le settimane di chiusura nell’ambito del progetto MAO meets URBAN ART e la rotazione di paraventi e spade In punta di pennello, in punta di lama nella galleria dedicata al Giappone.

 

GAM, MAO e Palazzo Madama riportano in atto le misure atte a garantire una visita in completa sicurezza, con ingressi contingentati e percorsi che consentano l’adeguato distanziamento, nel rispetto di tutte le linee guida ministeriali. La Fondazione Torino Musei assicura inoltre la regolare, costante e periodica pulizia e igienizzazione degli ambienti museali.

Fino a nuove disposizioni ministeriali i musei osserveranno i seguenti giorni e orari di apertura:

 

PALAZZO MADAMAGAMMAO

Mercoledì e giovedì dalle 11 alle 19

venerdì dalle 11 alle 20

Le biglietterie chiudono un’ora prima.

Sabato, domenica, lunedì e martedì CHIUSI

 

Per informazioni www.fondazionetorinomusei.it