Consacrati i talenti cresciuti nell’incubatore torinese e premiati 3 film sviluppati dal TFL, laboratorio internazionale del Museo Nazionale del Cinema che dal 2008 ha raccolto 11 milioni di euro di fondi internazionali
La 74a edizione del Festival di Cannes si è conclusa con nuovi successi per il TorinoFilmLab, laboratorio internazionale promosso dal Museo Nazionale del Cinema, dove ben 3 dei 6 film targati TFLin programma sulla croisette hanno raccolto importantiriconoscimenti oltre alla consacrazione di 3 registi scoperti dal TorinoFilmLab e che in passato hanno partecipato ai percorsi di sviluppo e training del lab torinese.
La Palma d’Oro 2021 a Julia Ducournau con il film horror/thrillerTitane – rimarca la missione del TorinoFilmLab di scoprire e formare talenti cinematografici. Ducournau aveva già preso parte a La Semaine de la Critique con il suo primo film Raw, realizzato proprio grazie al TorinoFilmLab vista la partecipazione nel 2013 aFeatureLab.
Premiato con il Grand Prix anche Juho Kuosmanen per il suo Hytti Nro 6. Il regista era stato premiato sempre a Cannes con The Happiest Day in the Life of Olli Mäki, film sviluppato dal TorinoFilmLab durante ScriptLab nel 2014, e prodotto da Jussi Rantamäki che attualmente è a lavoro su un nuovo progetto da produttore nell’ambito del programma di sviluppo del TFL, FeatureLab.
A La Quinzaine des Réalisateurs, Jonas Carpignano – che ha partecipato al TFL con il suo precedente film A Ciambra – ha trionfato a Cannes con A Chiara aggiudicandosi per la seconda volta il Europa Cinemas Label award per il Miglior Film Europeo, dopo averlo conquistato nel 2017 proprio con A Ciambra.
“La vittoria di Julia Ducournau ha un grande significato per il TorinoFilmLab, non solo perché avendo contribuito al suo esordio conferma la nostra capacità di individuare e spronare talentiemergenti, ma anche perché lei è la seconda donna a vincere il più importante premio di Cannes, dopo Jane Campion nel 1993 con Lezioni di piano, e da sempre il TFL si impegna a dare eguale risalto ad autrici e autori” commenta la managing director del TFL, Mercedes Fernandez.
Inoltre, il premio più prestigioso de La Semaine de la Critique – il Premio Nespresso – è stato assegnato a Feathers di Omar El Zohairy, che ha cominciato il suo lavoro sul film al TFL nel 2016 dedicandosi alla sceneggiatura con ScriptLab, per poi proseguire l’anno successivo con FeatureLab, programma annuale dedicato ai progetti di lungometraggio più avanzati. Sempre a La Semaine de la Critique, il Louis Roederer Foundation Rising Star Award – alla miglior interpretazione – è stato conferito a Sandra Melissa Torres attrice non professionista e protagonista di Amparo, opera prima scritta e diretta da Simón Mesa Soto sviluppata nel corso del programma TFL ScriptLab 2017. La giuria di Un Certain Regard, selezione ufficiale del Festival di Cannes, ha premiato con il Courage Prize il lungometraggio della regista Teodora Ana Mihai La Civil, anch’esso parte della ‘classe’ 2017 di ScriptLab.
“Questi riconoscimenti diretti e indiretti confermano il trend positivo del TorinoFilmLab, un progetto all’avanguardia e dall’ambizione internazionale in cui il Museo Nazionale del Cinema crede fortementee che sostiene concretamente fin dalla sua creazione nel 2008” afferma Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema. Infatti, per l’avvio e il primo anno di attività, il Museo Nazionale del Cinema destinò al TorinoFilmLab un budget di 1 milione di euro.
Grazie al sostegno del Museo Nazionale del Cinema, ai workshop focalizzati sullo sviluppo di sceneggiature, da cui ha preso il via il TFL, si è aggiunto un programma dedicato a progetti di film a uno stadio più avanzato. Il TFL ha anche anticipato il trend delle serie tv lanciando un programma europeo completamente dedicato a questo format quando in Europa ancora non se ne era intuito il potenziale, e via via negli anni ha saputo creare percorsi formativi per figure professionali che il mercato dell’audiovisivo mondiale in costante evoluzione stava iniziando a richiedere, oltre a una serie di fondi a supporto di film frutto di coproduzioni internazionali e di attività per raggiungere il grande pubblico con film d’autore.
Un investimento e una fiducia che il TorinoFilmLab ha ripagato non solo con prestigiosi riconoscimenti – già nel 2010 il TFL sbarca a Cannes con il film di Michelangelo Frammartino, Le quattro volte che si aggiudica il Best European Film alla Quinzaine des Realisatéurs – ma anche in termini di solidità progettuale ed economica grazie al fatto che nel corso di 13 anni il TFL è riuscito a implementare la propria rosa di attività intercettando e portando risorse da fonti esterne.
Dal 2008 al 2021, il budget di attività del TorinoFilmLab è infatti raddoppiato grazie alla capacità di attrarre fondi internazionali e finanziamenti privati per un totale di oltre 11 milioni di euro in 13 anni, costruendo relazioni con una rete costituita da partner internazionali come Eurimages (Consiglio d’Europa), Austrian Film Institute (Austria), CNC e ARTE (Francia), FilmMad (Spagna), Ukraine Film State Agency (Ucraina), Swiss Films (Svizzera), German Films (Germania), Flanders Audiovisual Fund (Belgio), Red Sea Film Festival Foundation (Arabia Saudita), Fondazione Veneto Film Commission (Italia), e BrLab – Projecto Paradiso (Brasile) che sostengono il TFL al fianco di istituzioni chiave come Creative Europe – Sottoprogramma MEDIA dell’Unione Europea, MiC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte e Città di Torino.
Dal 2019 il budget TorinoFilmLab si è assestato su circa 2 milioni di euro annui di cui l’86% alimentato proprio da introiti privati e fondi internazionali che, bilanciando l’apporto di fondi pubblici, ha portato alla costruzione di un modello sostenibile, dinamico e flessibile che si può adattare a seconda delle opportunità e delle esigenze dell’industry cinematografica che il TFL è capace di intuire e cogliere rinnovando continuamente la propria proposta di attività, come di recente avvenuto con Alpi Film Lab, iniziativa biennale rivolta a professionisti italiani e francesi dal budget complessivo di 797.550 €, interamente coperto da Interreg-ALCOTRA 2014-2020, programma di cooperazione transfrontaliera dell’Unione Europa.
Un modello virtuoso che si ripercuote anche sul territorio, come dimostrano i risultati del 2019 che ha visto il 35% del budget totale – circa 2 milioni di euro – essere distribuito localmente, grazie ad eventi e workshop organizzati tra Torino e il resto del Piemonte e alla rete di professionisti italiani che vi collaborano. Il tutto garantendo un eccezionale livello formativo con 1.500 professionisti che hanno partecipato ai programmi di training del TFL, un’alta percentuale di film effettivamente realizzati ossia 136 su 400 progetti sviluppati, e un decisivo e concreto apporto alla produzione con ben 5.750.000 euro di fondi assegnati in 13 anni.
Il TorinoFilmLab è promosso dal Museo Nazionale del Cinema con il supporto di MiC – Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Città di Torino e il sottoprogramma Creative Europe – MEDIA dell’Unione Europea.
Fu pittore, miniatore, ma anche maestro vetraio nonché autore di disegni per ricami. Artista quanto mai poliedrico e itinerante, a lungo attivo in Piemonte, Antoine de Lonhy viene documentato per la prima volta nel 1446 in Borgogna e la sua morte si colloca nel 1490 nel ducato di Savoia. Dall’identità sconosciuta, messa in luce solo in anni relativamente recenti, grazie a lavori di ricerca condotti in parallelo da vari studiosi, de Lonhy era in precedenza indicato con diversi nomi convenzionali: dal “Maestro delle Ore di Saluzzo”, da un manoscritto miniato oggi conservato alla “British Library”, al “Maestro della Trinità di Torino” , da uno dei suoi principali dipinti custodito a “Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica” di Torino. E proprio in stretta complementarietà fra “Palazzo Madama” ed il “Museo Diocesano” di Susa è stata concepita ed organizzata (con il sostegno della Compagnia di San Paolo, la sponsorizzazione tecnica della Società Reale Mutua di Assicurazioni e il contributo della Città di Susa) la mostra “Il Rinascimento europeo di Antoine de Lonhy”, ospitata nel Museo segusino dal 10 luglio al 10 ottobre e a “Palazzo Madama” dal prossimo 23 settembre al 9 gennaio 2022. Non casuale la scelta della sede valsusina, ma motivata dal legame particolarmente stretto che l’artista di origine e formazione borgognona (a contatto soprattutto con la pittura fiamminga di Jan Van Eyck e di Rogier van der Weyden) ebbe con la Valle di Susa. L’unico documento savoiardo attualmente noto del pittore lo dice infatti residente nel 1462 ad Avigliana. Per non dire delle molteplici testimonianze dell’attività di de Lonhy legate alla Valle (come un frammentario polittico della “Sabauda” di Torino proveniente dalla frazione Battagliotti di Avigliana e presente in mostra così come gli affreschi dell’abbazia della Novalesa) o della sua bottega con tanto di stretti seguaci, di cui si conserva il polittico oggi presso la Parrocchiale della Novalesa e un ciclo di affreschi che orna la cappella della Madonna delle Grazie a Foresto (Bussoleno).
A seguire, le testimonianze del concreto influsso esercitato da de Lonhy scultore (con quel suo particolare modo di “panneggiare, soffice e voluminoso”) su artisti sabaudi come il cosiddetto “Maestro del Compianto di Chivasso” o nord-europei come il “Maestro della Madonna delle nevi” e, in genere, su alcuni grandi pittori del Ducato di Savoia: da Martino Spanzotti (suggestiva la serie dei quattro elementi di predella, prestati da un importante istituto bancario svizzero e presentati in mostra per la prima volta al pubblico) all’astigiano Gandolfino da Roreto, rappresentato da opere giovanili come una “Annunciata”, parte di uno sportello di altare proveniente da Genova e una “Maddalena” di collezione privata. A chiudere il percorso espositivo il privilegiato rapporto dell’artista con la Valle di Susa: dai frammenti di intonaco affrescato (recuperati in scavi archeologici) eseguiti per Giorgio Provana e provenienti dal Museo della Novalesa, alla “Pala di Sant’Agostino”, prestata da un generoso colleziosta privato. Certo è che alla fine del Quattrocento Antoine de Lonhy con la sua bottega doveva aver segnato profondamente la Valle, come testimoniano ancora un affresco staccato con la “Pietà” appartenente a Palazzo Madama, di cui si discute il riferimento ad Antoine o a uno stretto seguace, ma anche opere di artisti ancora anonimi, come l’autore di un “Breviario” miniato proveniente dalla Sacra di San Michele della Chiusa appartenente alla Biblioteca Nazionale di Torino.