Conversazioni con alcuni “protagonisti” del presente per uno sguardo di speranza sul futuro. Fino al 27 settembre. Piossasco / San Secondo di Pinerolo (Torino)
Gli appuntamenti sono quasi tutti alle 18. Sul far della sera. Immersi in luoghi unici, in giardini che sono “lo scrigno segreto di antiche dimore”. Abbracciati dalla magia del verde.
E dalle parole rimbalzanti – su e dentro di noi – di noti personaggi e protagonisti del nostro presente. Da questo abbinamento nasce il progetto “Bellezza tra le righe”, firmato da “Fondazione Casa Lajolo” e “Fondazione Cosso” ( con il contributo della Regione Piemonte ) che porta, dal 26 luglio al 27 settembre, nel parco di “Villa Lajolo”, in via San Vito 23 a Piossasco, e del “Castello di Miradolo”, in via Cardonata 2 a San Secondo di Pinerolo, ad una stimolante serie di incontri e conversazioni “in grado di veicolare messaggi
catalizzanti e forti, nell’ottica di nuove speranze per il futuro”, con alcune delle voci più significative e importanti dello sport, ma anche dell’impresa, della cultura e del verde.
Sfileranno così l’ex allenatore della nazionale di pallavolo Mauro Berruto ( che proverà a spiegare come lo sport aiuti e insegni a realizzare obiettivi inseguendo i propri desideri), seguito da Beniamino de’ Liguori Carino, segretario generale della “Fondazione Adriano Olivetti” e direttore editoriale di “Edizioni di Comunità” (fondata dal nonno Adriano Olivetti nel 1946), Silvio Angori, amministratore delegato e direttore generale Pininfarina, l’architetto paesaggista Paolo Pejrone e il giornalista Salvo Anzaldi. E poi ancora il noto metereologo e divulgatore scientifico Luca Mercalli, l’imprenditore Andrea Illy, presidente dell’azienda di famiglia specializzata nella produzione di caffè, che dialogherà con il giornalista Francesco Antonioli e, infine, l’imprenditrice italiana Marina Salamon. Al termine di ogni incontro, aperitivo e visita guidata alla dimora storica.
Questo il calendario e i titoli dei restanti appuntamenti:
Domenica 30 agosto ore 18. Incontro con Salvo Anzaldi: “Nato per non correre: per sfidare con ironia i limiti della malattia”.
Castello di Miradolo. Domenica 6 settembre alle 18. Incontro con Luca Mercalli: “Non c’è più tempo: reagire alle emergenze climatiche”. In contemporanea, alle 18, “Ti presento Bruno Munari. Disegnare il sole”, Laboratorio creativo 0-99 anni.
Casa Lajolo. Sabato 26 settembre alle 18. Incontro con Andrea Illy e Francesco Antonioli: “Italia felix: l’impresa sociale e l’economia circolare come filosofia di vita e di lavoro”.
Casa Lajolo. Domenica 27 settembre ore 11. Incontro con Marina Salamon: “Dai vita ai tuoi sogni”.
Info:
Agli incontri a “Casa Lajolo”, si accede con il biglietto di ingresso che dà diritto anche alla visita guidata (6 euro). Aperitivo facoltativo, a seguire. Si consiglia la prenotazione: info@casalajolo.it o telefonare al 348.7095508.
Per gli incontri al “Castello di Miradolo”, la conversazione è compresa nel biglietto di ingresso al Parco (5 euro). I laboratori creativi per bambini costano invece 15 euro. Per chi vuole, alle 19,30, merenda gourmet sul prato. Prenotazione obbligatoria agli incontri e alla merenda: 0121 502761 – prenotazioni@fondazionecosso.it – www.fondazionecosso.it.
g. m.
Nelle foto





Tutti diffidano di questo uomo che sembra destinato a fallire sempre, tutti tranne una persona, il fratello minore Theo che lo spinge a proseguire nella sua missione artistica, convincendolo ad adattarsi a tornare nella canonica di Nuenen presso i genitori dove potrà dipingere senza pensieri.
E’ la vita nella sua drammatica povertà, nella sua bruttezza e nella sua deformità a posare nei dipinti di Van Gogh, l’uomo si trasforma in oggetto e diventa simile a quelle patate che ha coltivato e raccolto.Nel 1886 e, dopo una breve parentesi a Anversa, Van Gogh si trasferisce nell’appartamento del fratello Theo in rue Lepic, 54 a Parigi. La passione per le stampe giapponesi, i contatti e gli scambi culturali con Monet, Renoir, Degas, Pissarro, Seurat, Signac, Toulouse Lautrec da soli non sono sufficienti a giustificare il repentino cambiamento della sua pittura. L’evoluzione è immediata, lo stile si modifica, i colori si schiariscono e tramontano i toni scuri. E’ come se Van Gogh, in pochi mesi, avesse assorbito, letteralmente, la lezione di tutti i movimenti pittorici che dominano la scena parigina e li avesse rielaborati a modo suo, stravolti e, al tempo stesso, migliorati, andando oltre.
della sua vita, l’antidoto al desiderio di morte. Un anno prima aveva scritto al fratello Theo: “Se non avessi la tua amicizia sarei rispedito senza rimorsi al suicidio e per quanto io sia codardo, finirei per andarci”. A Auvers sur Oise, tuttavia, non c’è serenità, i cieli si scuriscono di nuovo, il blu squillante della Provenza diventa un blu cupo, nero che schiaccia tutto e che tutto domina. Scrive ancora Vincent: “Mi sono rimesso al lavoro, anche se il pennello mi casca quasi di mano e, sapendo perfettamente ciò che volevo, ho dipinto tre grandi tele. Sono immense distese di grano sotto cieli tormentati, e non ho avuto difficoltà per cercare di esprimere la tristezza, l’estrema solitudine”.
La mattina di quel giorno, secondo gli studi condotti sulla sua opera da Louis van Tilborgh e Bert Maes e rivelati in una pubblicazione del 2012 dal Van Gogh Museum di Amsterdam, aveva abbozzato la sua ultima opera, il suo ultimo grido al mondo, il suo testamento: “Radici e tronchi d’albero”. 
Il successo e l’arrivo di un bambino con la creazione di un nucleo familiare proprio da parte del fratello se da un lato rappresentano per lui episodi felici, dall’altro portano, tuttavia, con sé un profondo carico di turbamento e paure ataviche: quella del peso insostenibile della fama il primo e quello della perdita di un’intimità con Theo il secondo. Era arrivato un altro Vincent a prendere il suo posto, come lui aveva fatto con il suo fratellino nato morto 37 anni prima e l’artista inizia a percepire dentro di sé, con dolore, il passaggio da fratello amato a peso gravoso.
L’esercizio continuo e quasi disperato dell’arte pittorica, tuttavia, non basta ad allontanare le crisi e i periodi sereni si fanno sempre più rari fino a scomparire del tutto il 6 luglio 1890 quando Vincent ritorna a Auvers profondamente turbato e convinto di essere solo un fardello per i suoi cari. Durante la sua visita a Parigi, Theo gli è apparso, infatti, nervoso e distante, prostrato dai primi segni della sifilide, dalla preoccupazione per la salute del figlio che soffre di frequenti e inspiegabili attacchi di pianto e per gli affari.
Antonin Artaud nel suo “Van Gogh. Il suicidato dalla società” scrive: “Van Gogh non abbellisce la vita. Ne fa un’altra”. Non abbellisce la realtà, ne fa un’altra, dipinge la realtà che i suoi occhi colgono, vedono, osservano. Sempre Artaud: “[…] dirò che Van Gogh è pittore perché ha ricomposto la natura, che egli ha come ritraspirato e sudato, fatto schizzare a fasci sulle sue tele, a sprazzi scrocchianti di colore, la secolare frantumazione di elementi, la spaventosa pressione elementare di apostrofi, di strie, di virgole e di sbarre di cui sono composti gli aspetti naturali…”.


Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
all’uno o all’altro.
Ma integrarsi non è facile. Lei soffre di stress post-traumatico che sfoga sul figlio in una pericolante altalena che oscilla tra scoppi di ira, violenza e botte ed altri momenti, invece, intrisi di profonda tenerezza. Non impara la nuova lingua e sbarca il lunario ammazzandosi di lavoro in un salone di bellezza dove fa manicure e pedicure. Tanta fatica per fare studiare suo figlio e aprirgli strade più ampie e gratificanti.
Protagonista è Johnny Merrimon, appena 13 anni e già tanto dolore nelle viscere e nella sua esistenza. La sua sorellina gemella, Alyssa, è scomparsa da un anno, rapita mentre tornava da scuola e di lei non si è più trovato neanche il corpo.