In occasione dell’apertura ufficiale al pubblico della nuova temporanea casa dell’opera La Venere degli Stracci, Anna Pironti (responsabile capo del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli e moderatrice dell’incontro) ha ripercorso le tappe che hanno portato alla sinergia tra l’associazione torinese, il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli – Museo d’arte contemporanea, Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e la Rete Ambasciatori-Terzo Paradiso:
“Dal 2018 – ha spiegato Pironti – il Gruppo Abele e il Dipartimento Educazione condividono una progettualità finalizzata ad unire etica ed esperienza dell’arte, bellezza e impegno sociale, all’insegna del valore dell’arte nell’incontro con l’altro”. Nell’ambito di questa collaborazione, fino a fine 2020, la Venere degli Stracci sarà ospitata alla Fabbrica delle “e”, sede del Gruppo Abele. “La Venere degli Stracci – ha detto Pironti – è un’opera d’arte contemporanea particolarmente longeva, che mantiene inalterata la sua carica espressiva e narrativa. La sua naturale freschezza le consente di aderire sempre a temi particolarmente scottanti, nell’attualità del tempo presente. L’opera, concepita come installazione sul finire degli anni 60, da oltre mezzo secolo si interroga, mentre ci interroga, riguardo alla pluralità di senso che essa stessa racchiude, esprime, contiene, enuncia e racconta. In quel mucchio di stracci policromi si addensa il senso dell’identità collettiva, nell’abbraccio ideale, ma potremmo dire anche reale, con la forma più appariscente e rappresentativa dell’idea di bellezza: Venere appunto”.
Negli stessi anni in cui Pistoletto realizzava la sua prima Venere e apriva l’esperienza artistica collettiva dello Zoo, in quello stesso solco di impegno culturale, sociale e politico nasceva anche il Gruppo Abele: “Ho osservato a lungo, in questi giorni, l’installazione di Michelangelo Pistoletto. Un’opera che stupisce per la sua capacità di previsione e profezia – ha affermato don Luigi Ciotti. Un’opera che non ha perso un grammo della sua forza provocatrice e che ci interroga sul concetto di bellezza, troppo spesso abusata e svuotata del suo significato; provocazione anche politica, in quest’epoca in cui le povertà sono cresciute a dismisura, hanno toccato livelli mai visti nella storia, e in cui gran parte dell’umanità vive da stracciona, privata di dignità, di lavoro, di libertà. In quegli stracci si possono vedere le moltitudini dei migranti, dei rifugiati, degli esclusi. Persone che in questa Fabbrica del Gruppo Abele sono di casa. E si può vedere, nella Venere di Pistoletto, la bellezza che potrebbe nascere se fossimo in grado di accoglierli, di ospitarli, di riconoscerli come fratelli. Oggi quegli stracci mi parlano – ci parlano – dell’impegno di don Roberto Malgesini, ucciso da una persona a cui dava una mano, una persona disperata. In quegli stracci ho visto l’impegno di tanti altri per dare libertà e dignità alle persone. Ho visto Willy a Colleferro, intervenuto per sedare una rissa e brutalmente ammazzato, calpestato. Trattato come uno straccio. Davanti a quegli stracci ho pensato alla storia che ha scosso Caivano, con l’uccisione, da parte del fratello, di Maria Paola. Uccisa perché viveva una storia di amore con una persona transessuale. Quegli stracci parlano della vita. Denunciano che non è ammissibile che ci sia una vita che offende la vita degli altri”.
Ospite per la prima volta nella sede torinese del Gruppo Abele, l’autore dell’installazione, Michelangelo Pistoletto, ha costruito con le sue parole un ponte tra ideale e concreto: “L’arte vive, attraverso il tempo – ha spiegato alla platea in sala e a quella in diretta web – sempre legandosi alle vicende dell’uomo, illustrando le storie del mondo. Io vorrei che attraverso di essa, si possa dare forma a nuove prospettive di cambiamento. Credo, attraverso l’arte e la creatività, nella possibilità di unire libertà e responsabilità, etica ed estetica. Elementi opposti che insieme possono creare una nuova direzione, quel ‘Terzo Paradiso’ che dobbiamo (attraverso l’arte, l’impegno sulla strada accanto agli ultimi, l’impegno educativo verso le nuove generazioni) prenderci la responsabilità di realizzare. Ci troviamo in mezzo a questo passaggio, tra passato e futuro, in un mondo artificiale ormai in collisione con quello naturale, in cui la Natura è abusata e degradata. È necessario ritrovare un equilibrio”.
Il progetto che ha portato a Torino la Venere di Pistoletto si svilupperà nei prossimi mesi con numerose iniziative. Nel rispetto delle normative di contenimento Covid, le visite saranno guidate, su prenotazione e per piccoli numeri. Le prenotazioni sono possibili scrivendo a genitoriefigli@gruppoabele.org. Numerosi gli appuntamenti pensati per i più piccoli, che cominciano già sabato 19 settembre presso il Centro commensale del Gruppo Abele, Binaria (via Sestriere, 34 – Torino). Le educatrici e animatrici del Gruppo Abele, in collaborazione con il Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli proporranno una serie di attività di formazione e laboratoriali ispirate all’opera di Pistoletto.
Domenica 27 settembre dalle 10 alle 13, nell’ambito della Festa dei Vicini, nel quartiere Borgo San Paolo, insieme a laboratori per grandi e piccini ci saranno visite guidate alla Venere, prenotabili alla mail genitoriefigli@gruppoabele.org
Manuela Battista
Effetto resilienza. Il che vuol dire un’indomita voglia di riprendere. Di ripartire dopo il forzato silenzio e lo stop alle attività espositive imposti da un’emergenza sanitaria senza pari.
nella scoperta di un percorso che si preannuncia di grande ricchezza in termini quantitativi e qualitativi. Racconta, a nome dei galleristi coinvolti, Marco Sassone della galleria “metroquadro” di corso San Maurizio, dove verrà ospitata la personale – “Una pazza felicità”- del pinerolese Daniele Galliano: “Dopo la forzata sospensione causa covid di tutte le attività e la cancellazione delle fiere in Italia e all’estero, ci siamo trovati tutti immersi in uno scenario devastato, con un futuro incerto e preoccupante. In pieno lockdown sono cominciate quindi le telefonate tra di noi, per cercare di immaginare un possibile inizio. E’ così partito dalle gallerie più ‘giovani’ il desiderio di fare sistema, coinvolgendo la vasta maggioranza delle gallerie torinesi e le loro associazioni, comprendendo anche le più storiche”. E il “sistema” diventa progetto con voci e gambe che portano oggi all’organizzazione di “Exibi.TO”.
Metroquadro, Mucho Mas, Norma Mangione Gallery, Oggetti Specifici, Phos Centro polifunzionale per la fotografia e le arti visive, Photo& Contemporary, Quartz Studio, Raffaella de Chirico Arte Contemporanea, Société Interludio, Tucci Russo Chambres d’Art, White Land Art Gallery. Il programma completo lo si può seguire sulle pagine social di “Exibi.TO”.
Jenni Wiegmann,scultrice tedesca naturalizzata italiana nata a Berlino nel 1895 studiò tra il 1917 e il 1923 presso l’istituto berlinese Levin-Funke in quegli anni di grande fermento. Nel 1918 prese parte,finita la Prima guerra mondiale, ai moti rivoluzionari di Monaco che portarono alla Repubblica di Weimar e due anni dopo sposò Berthold Müller-Oerlinghausen, uno scultore suo compagno di studi, da cui divorzierà nel 1931. Verso la fine degli anni venti partecipò ad una mostra a New York, prima tappa importante della sua carriera artistica. Il matrimonio con Gabriele Mucchi, architetto e pittore nato a Torino, avvenne nel 1933. Conosciutisi nel 1925 svilupparono un intenso rapporto intellettuale e sentimentale che li portò a condividere molte esperienze sia artistiche che politiche, in Italia e a Parigi. Nel 1933 con il marito espose alla V Triennale di Milano, avvicinandosi agli ambienti di “Corrente”, il movimento artistico vicino alla omonima rivista fondata da Ernesto Treccani. Nel 1937 venne premiata al Salone Mondiale di Parigi con una medaglia d’oro. Gli anni della guerra la videro impegnata nella resistenza come staffetta e attiva nella difesa degli ebrei mentre il marito, salito in montagna, si unì ai partigiani garibaldini in Val d’Ossola. Jenny Wiegman, conosciuta negli ambienti italiani semplicemente come “Genni”, collaborò in vita anche con molti architetti come Piero Bottoni, lasciando tracce del sodalizio artistico in numerosi edifici.
“Forma/Informe” In mostra alla GAM di Torino. Dal 24 giugno al 27 settembre
oltreché fotografo, di Luigi Veronesi (Milano, 1908 – 1998), la rassegna presenta “Le stelle dalla mia finestra”, immagine di un cielo senza luna attraversato da graffiature che si concretizzano in scie luminose e puntini bianchi, in un narrato che è sintesi perfetta del lungo percorso artistico di un “formalista che teneva ben presente le lezioni del costruttivismo russo e del surrealismo”. A proseguire nell’iter espositivo, troviamo ancora le “forme virtuali” di Franco Grignani (Pieve Porto Morone, 1908 – Milano, 1999), in cui la fotografia si pone spesso e fascinosamente al servizio della grafica con fotomontaggi, sovrimpressioni ed elaborati grafici che si rifanno ad una sorta di singolare “psicologia della forma”, accanto agli scatti inediti raffiguranti vedute urbane di forte “realismo formalista”– da “Montmartre” alla greca “Mykonos”- di Piergiorgio Branzi (Signa, 1928), che è stato anche giornalista Rai, inviato negli anni Sessanta da Enzo Biagi a Mosca e successivamente a Parigi per terminare con la carica di direttore della sede Rai di Firenze negli anni ’70-’80, per poi riprendere a fotografare negli anni ’90 con un progetto sui luoghi pasoliniani, dedicandosi soprattutto alla fotografia digitale. A concludere il gruppone dei “magnifici sette”, con le sue “astrazioni involontarie”, troviamo in mostra le opere (“un andare alle fondamenta – scrive Antonella Russo – della produzione di forme primordiali”) di uno dei protagonisti più autorevoli della fotografia astratta italiana, Paolo Monti (Novara, 1908 – Milano, 1982), insieme alle “Ossidazioni”, ai “Pirogrammi” e agli “Ideogrammi” prodotti da Nino Migliori (Bologna, 1926), opere di geniale sperimentazione in cui le più curiose stramberie frutto di un’immaginazione e di una giocosità tecnica senza fine (dalle piccole bruciature inferte alla pellicola, alle gocce d’acqua o ai liquidi schiumosi applicati sul lastrino dell’ingranditore) ci consegnano curiose immagini oniriche simili a “un organismo vivente, ad una costellazione di cellule sospese come in un liquido amniotico”.
“Forma/Informe”
Nelle foto
“Hic sunt Leones” (locuzione latina inserita su alcune delle più antiche mappe cartografiche e riferita al confine fra territori conosciuti ed altri selvaggi e ignoti) è il titolo dell’opera luminosa inserita nella Corte Medievale di Palazzo Madama dallo scorso giovedì 10 settembre.
di videodanza) alla Palazzina di Caccia di Stupinigi (dove la mostra “Penelope’s Gaze” vedrà esposte le opere di Elisa Bertaglia, Florencia Martinez, Alice Padovani e della polacca Monika Grycko). Alla Nuvola Lavazza, sono invece in agenda una serie di appuntamenti facenti riferimento alla regina delle Fiere dell’arte contemporanea torinese, ovvero all’“Artissima” che andrà in scena a novembre, mentre la Scuola Holden di via Borgo Dora ospiterà “Snapshot from Garden of Eden” di Dina Goldstein, fotografa e artista visivo-surrealista di origini israeliane oggi residente in Canada. Della partita saranno anche il Museo Garda di Ivrea (alla sua prima adesione) e il Palazzo Biandrate – Museo Storico della Reale Mutua di via Garibaldi 22, a Torino. Tutta da vedere, negli spazi espositivi di quest’ultimo, la mostra di scultura dedicata all’artista giapponese Fukushi Ito: sette opere realizzate con l’antica tecnica nipponica del “kintsukuroi” che consente di riparare oggetti d’uso comune, vasi ad esempio, trasformandoli in oggetti preziosi. Come? Ricomponendo i frammenti dell’oggetto danneggiato utilizzando l’oro come legante. Non nascondendo, bensì esaltando in tal maniera le stesse fratture, facendone un motivo fortemente decorativo e altamente prezioso ai fini pratici. Ricucire le ferite delle cose. E dell’esistenza, “riparare il mondo” attraverso la creatività e l’offerta d’amore e gentilezza (il concetto del “Tiqqun ‘Olam” della cultura ebraica) che può benissimo esprimersi con gli strumenti dell’arte. Come vuole ricordarci l’“Art Site Fest” 2020.Tutte le info sul calendario degli eventi, dei luoghi e degli artisti partecipanti su: www.artsitefest.it
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