La XXV edizione di uno fra i primi Festival “Covid free” d’Italia
Dall’8 all’11 settembre
Moncalieri (Torino)
Festival musicale della creatività e della sperimentazione, capace di attrarre un pubblico assolutamente trasversale. Venticinque anni dopo la prima edizione e cinque anni dopo l’ultima, ancora una volta dimostra di non aver perso il suo pedigree, la rassegna di “Ritmika” pronta a scaldare i motori per il lancio di un format “Covid free”, entrando così nel numero dei primi Festival italiani a sperimentare un concerto con accesso tramite “Green Pass”, in piedi e senza distanziamento. Progetto promosso dalla Città di Moncalieri, realizzato e prodotto dall’Agenzia “Reverse” (con il sostegno di Regione Piemonte e “Fondazione CRT”), “Ritmika” vedrà alternarsi, da mercoledì 8 a sabato 11 settembre, sul palco allestito al “PalaExpo” di Moncalieri, nell’ex Foro Boario, alcuni fra i cantautori ai vertici delle attuali classifiche di vendita.
Si inizia, mercoledì 8, con il “Nostalgia Tour” dei “Coma_Cose”. Il duo (Fausto Lama e California), nato nel 2016 è una coppia prima nella vita e poi nella musica, che mischia vissuto e gusto sonoro urbano a una poetica cantautoriale. Il loro primo “EP-manifesto Inverno Ticinese” ottiene un risultato di critica e di pubblico esplosivo. Il 2019 è l’anno del tutto esaurito nei club, tra cui l’“Alcatraz” di Milano, con il loro primo disco “Hype Aura” che li porta anche a varcare i confini della penisola (suonano a Parigi in apertura ai “Phoenix” e allo “Sziget Festival” di Budapest). Il 2020 comincia all’insegna delle collaborazioni: i “Coma_Cose” duettano con i “Subsonica” e Francesca Michielin e nel 2021 partecipano al “Festival di Sanremo” con “Fiamme negli occhi”, certificato disco di platino.
Giovedì 9, i “Calibro 35” presentano il nuovo progetto discografico “Post-Momentum”. La band formata da Massimo Martellotta, Enrico Gabrielli, Luca Cavina, Fabio Rondanini e Tommaso Colliva, torna in tour più di un anno dopo l’uscita di “Momentum” il loro acclamato ultimo album. Definiti da “Rolling Stone” come il progetto più cool uscito nel nostro Paese negli ultimi anni, i “Calibro 35” in poco tempo sono diventati un vero e proprio punto di riferimento della scena nazionale ed internazionale. In oltre 10 anni di frenetica attività hanno mosso i primi passi in molti campi e declinato il proprio stile unico su diverse forme di espressione musicale: non solo dischi, ma anche colonne sonore, produzioni tv, sonorizzazioni, library music, libri e spettacoli teatrali.
Venerdì 10, approda al “PalaExpo” di Moncalieri Aka7even, forte del successo del suo album d’esordio con il tormentone dell’estate “Loca”, già certificata oro, e il sold out registrato dalle prime date live a Napoli del gennaio 2022. Aka7even, nome d’arte di Luca Marzano, è il primo artista di “Amici”, dopo Irama, a posizionarsi alla #1 della “Top 50 Italia Spotify”. Durante il programma televisivo “Amici20”, dove è arrivato in finale, ha scritto il brano “Mi Manchi”, certificato platino e nella Top 5 della Classifica dei “Singoli Fimi” e lanciato i brani “Yellow” e “Mille parole” contenuti nel suo disco d’esordio “Aka7even” uscito a maggio e nel podio delle classifiche di vendita.
In chiusura, sabato 11, Samuel. Dopo la tournée estiva con i “Subsonica” e tre appuntamenti speciali in mezzo al mare delle isole Eolie, Samuel torna sul palco con il suo progetto solista. Il 22 gennaio pubblicherà, infatti, il secondo album “Brigatabianca”. Autore e compositore molto attivo, Samuel ha realizzato 9 album originali con i “Subsonica” e 6 con i “Motel Connection”. Nel 2017 partecipa a Sanremo con “Vedrai” e pubblica il suo primo album da solista “Il codice della bellezza”, ripubblicato in digitale nel 2020 nella versione live con l’orchestra “Bandakadabra”.
Per info: www.ritmika.it
g.m.
Nelle foto
– “Calibro 35”
– Samuel, Ph. Davide Defuntis De Martis
Sul costone, a 1450 metri di altezza, cannoni e mitragliatrici tenevano sotto tiro il traforo ferroviario da eventuali assalti francesi mentre altre bocche da fuoco puntavano il Melezet e la Valle Stretta. Costruito per difendere il tunnel del Fréjus e la ferrovia Torino-Modane, il forte Bramafam era, alla fine dell’Ottocento, la più importante fortificazione delle Alpi Cozie. Al termine della II guerra mondiale le bombe e i saccheggi lo devastarono in gran parte lasciandolo in uno stato di totale abbandono. Verso la fine dell’Ottocento venne dotato di diversi tipi di artiglieria e durante la Prima guerra mondiale fu utilizzato come campo di prigionia per gli austriaci. Nel giugno del 1940 sette aerei francesi sganciarono decine di bombe ma i danni furono limitati. Nel settembre del 1943 venne occupato dai tedeschi che, in ritirata, lo abbandonarono nell’aprile 1945. Finita la guerra il forte fu dismesso dall’esercito e abbandonato al suo destino. Oggi il Forte Bramafam è un museo diretto dall’Associazione per gli Studi di storia e architettura militare di Torino ed è sede di mostre e rievocazioni storiche.
Il gruppo di volontari che lo gestisce dal 1995, guidato da Pier Giorgio Corino e Giorgio Ponzio, ha raccolto negli anni materiale storico di ogni genere tra cui uniformi, fotografie, lettere, dispacci, diari, oggetti e materiale logistico per mettere in salvo le memorie storiche tra 800 e 900 relative alle fortificazioni, alle artiglierie e agli oggetti militari usati ogni giorno. Ciò che vediamo è un museo sulla storia del Regio Esercito nel quale, oltre ad armi e cannoni, si trovano più di settanta pezzi di artiglieria di diverse epoche, decine di manichini che indossano uniformi originali dal 1885 al 1943, il restauro di una ventina di ambienti di fine Ottocento e degli anni Quaranta del Novecento e di una trincea della Grande Guerra oltre a 2000 reperti storici che illustrano la storia militare dell’Italia dal 1890 al 1945. Collocati sui due piani del forte vi erano gli alloggi per la guarnigione oltre a cucine, magazzini e riservette. “Molto materiale, spiegano i gestori della struttura militare, è giunto al forte Bramafam in donazione da amici, soci e sostenitori che hanno voluto che conservassimo le memorie militari di famiglia. Qualora foste in possesso di materiale storico che non volete vada disperso, anche piccoli ricordi del passato, contattateci..”. Arrivare alla fortezza delle Alpi Cozie è facile. Per visitare il forte dell’alta Valle di Susa bisogna percorrere la strada provinciale Oulx-Bardonecchia e poco prima di entrare a Bardo, un’indicazione con la scritta “Museo-Forte Bramafam” segnala una svolta a sinistra dove si transita sotto il sottopasso ferroviario e si imbocca il ponte sulla destra. A questo punto bisogna risalire la strada sterrata per due chilometri fino al bivio della cappella di Sant’Anna. Qui si lascia l’auto e si prosegue a piedi per 500 metri fino al forte, visitabile ad agosto tutti i giorni dalle 10.00 alle 18,30 (ultimo ingresso ore 17.00)

Solo alcune delle grandi opere monumentali, obelischi soprattutto, realizzate per numerose piazze d’Europa. Oggi Ivan Theimer vive fra Francia e Italia, fra Parigi e Pietrasanta, coltivando ancora una forte passione per i viaggi in luoghi remoti alla ricerca di paesaggi che ama fissare in deliziosi acquerelli, ben studiati nei giochi di luce e trasparenze di colore. A lui il Museo “Accorsi-Ometto” di Torino dedica oggi, e fino al 19 settembre, una personale, di quelle da non perdere. Una mostra, curata da Marco Meneguzzo, articolata in un’ottantina di opere (fra sculture, dipinti, grafica e disegni) che partono dal Cortile del Museo di via Po per accedere al secondo piano negli spazi espositivi interni della Galleria. Già ben esemplificativo, oltreché suggestivo, il titolo: “Selva simbolica”. E il perché ce l’abbiamo subito al primo impatto, davanti agli occhi, varcando la soglia del Cortile, in cui svettano (sempre in verticale, direzione-cielo) opere scultoree che rappresentano l’esatto emblema della sua vita e del suo lavoro come incontro continuo di due elementi: “uno minoritario, di rappresentazione della realtà e uno preponderante, di allegoria, metafora, mito, simbolo”. Ecco allora quell’antico Cortile diventare altro. Ci si aggira fra immagini di perfetta assoluta realtà, grandiose e monumentali, un “urlo” d’arte pura, trasformate in simboli strettamente legati al mito. Una selva, riflessa nello sviluppo plastico in verticale, con le sue tipologie ripetute. Ma “selva simbolica”. Dove una serie di obelischi in bronzo dipinto fa da cornice a un gruppo di bambini con copricapi orientaleggianti, con frutti e pesci tenuti fra le mani e poi tartarughe e stele su cui svetta l’imponente “Arione”, Arione di Metimna o di Lesbo, il citarista dell’antica Grecia prediletto da Periandro, tiranno di Corinto, tratto in salvo dalle acque del mare da un delfino che lo portò fino al santuario di Poseidone a Capo Tenaro. Mito e ancora mito. Allegorie che sfidano il reale. In un percorso stilistico di grande preziosità e raffinate cesellature che richiamano ad un manierismo toscano alla Benvenuto Cellini, ma anche al simbolismo e agli antichi classicismi, dalla civiltà egizia a quella greco-romana. Dal Cortile alla Galleria interna. Qui troviamo dipinti legati agli esordi dell’artista (allievo all’“Ecole des Beaux-Arts” di Parigi, dove riprende gli studi d’arte già conclusi in patria),
minuziosi disegni su carta e i suoi “trous” o “buchi” dipinti dalla fine degli anni Sessanta e “scavati in un terreno metafisico – ricorda Marco Meneguzzo – in un luogo assolutamente non realistico, più vicino a un paesaggio surreale di Yves Tanguy che a un qualsiasi luogo reale”. Dopo la “Sala Tartaruga” dedicata a Ercole e al suo mito (bellissimo e anche forse un po’ ironico l’“Ercole con obelisco” colto in una posa sbilanciata di grande difficoltà con quel peso non indifferente da reggere anche per una montagna di muscoli come quelli attribuiti all’unico mortale riuscito a diventare dio, figlio di Giove e della regina Alcmena), il “Salone Cinese” vede la rappresentazione scenografica della “selva simbolica” con le opere concentrate al centro e svettanti sin quasi a toccare il soffitto, creando una sorta di foresta di obelischi. La sala attigua è infine occupata da altre opere dell’artista come i “d’après” di grandi pittori del passato e dal bozzetto del monumento per il bicentenario della “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo”, eretto in Champ de Mars a Parigi. A concludere il percorso espositivo, troviamo i pilastri/lampade (mirabili opere di moderno design) e gli acquerelli di viaggio dedicati ai luoghi visitati dall’artista nell’arco della sua vita. Attenti. Poetici.Capaci di rendere appieno la volontà di fissare un’emozione nello spazio morbido di una pennellata e nel gioco, atteso anche per ore, del cambio di luci, atmosfere e colori.
Martedì 3 agosto alle ore 17,30 a Bardonecchia (Palazzo delle Feste), avverrà la presentazione del libro di Pier Franco Quaglieni “La passione per la libertà. Ricordi e riflessioni”, Buendia Books, 2021, con copertina di Ugo Nespolo.
Un’arena di oltre duemila mq., sette grandi schermi per la video-proiezione e, a disposizione del pubblico, le “cuffie silent system” per dar modo di scoprire le diverse narrazioni immersi nella quiete della natura. Sotto l’organizzazione della “Fondazione Cosso”, prosegue anche quest’anno nel mese di agosto la “Rassegna Estiva” nel Parco storico del Castello di Miradolo (sede della Fondazione, presieduta da Maria Luisa Cosso) in via Cardonata 2, a San Secondo di Pinerolo (Torino).
A Ferragosto, domenica 15, il Castello apre le sue porte per trascorrere insieme una giornata all’aria aperta. Dalle 12 è possibile ritirare un cesto da pic-nic o pranzare presso il “Bistrot del Castello”, tra i profumi delle erbe aromatiche nel dehor estivo. Come da tradizione, dalle 15, parte la “caccia al tesoro” nel Parco per le famiglie con bambini dai 5 agli 11 anni: un divertente percorso immersi nella natura, alla scoperta di piante esotiche e secolari, con la guida di un’esperta botanica.