Una serie di iniziative in programma nel suo parco all’inglese
All’ingresso della ridente e accogliente cittadina di Bricherasio si incontra il Palazzo dei Conti di Bricherasio, attualmente appartenente alla famiglia Calleri di Sala, che ha vantato anche esponenti in famiglia di grande valore quali Edoardo Calleri conte di Sala, sindaco di Bricherasio dal 1951 al 1960, successivamente assessore regionale all’Urbanistica e primo Presidente della neonata Regione Piemonte.
“Il palazzo dei Conti di Bricherasio – spiega Guido Calleri di Sala, attuale proprietario – venne costruito tra Seicento e Settecento ai piedi delle colline del castello, nel luogo in cui sorgevano le fortificazioni che furono distrutte durante l’assedio del 1594 in cui Bricherasio, occupata dai Francesi, fu riconquistata dalle truppe dei Savoia dopo quaranta giorni di bombardamenti. Ancora oggi conserviamo nel parco una testimonianza storica di quell’assedio, in una porzione di mura”.
“In questo palazzo – aggiunge Guido Calleri di Sala – ebbe i natali, nel 1706, Giovan Battista Cacherano di Bricherasio, comandante delle truppe piemontesi e austriache che, il 21 luglio 1747, sconfissero i francesi nelle celebre battaglia del Colle dell’Assietta. A questo episodio si fa risalire la nascita del detto piemontese “bogianen”, che rappresenta la fusione delle parole “bogia” e “nen”. In italiano si traduce letteralmente con “non ti muovere”. Per cercare di contenere l’avanzata degli eserciti francesi e spagnoli, Carlo Emanuele III fece costruire, infatti, oltre ai forti di Exilles e Fenestrelle, lungo l’Assietta e il Grand Serin, piccole opere difensive in cui i soldati piemontesi si sarebberopotuti schierare in attesa del nemico. La situazione stava diventando difficile ma, nonostante tutto, le truppe non vollero ritirarsi e il loro comandante rispose alla richiesta di ritirata con le parole “Nojautri bogioma nen”, “noi non ci muoviamo”.
“Il secondo personaggio che ha frequentato questa dimora storica– precisa Guido Calleri di Sala – è stato Emanuele Cacherano di Bricherasio, fondatore dell’Accomandita Ceirano, dell’Automobile Club d’Italia e ideatore della Fiat. Un dipinto di Lorenzo Dalleaniritrae, infatti, la firma dell’atto di fondazione della Fiat e il conteEmanuele Cacherano di Bricherasio seduto al centro, vestito di bianco”.
“Dal secondo dopoguerra questo palazzo – aggiunge Guido Calleridi Sala – è diventato una residenza estiva e, grazie all’impegno e alla passione di mio padre ( Edoardo Calleri di Sala), ha visto la progettazione dell’architettura del parco, che ha un’estensione di quasi quattro ettari. Esso conta una cinquantina di specie arboree e almeno venti arbustive. Lo stile, elaborato anche grazie all’aiuto di un architetto, è quello dei giardini all’inglese. Questo parco è stato protagonista di una più ampia apertura al pubblico rispetto a quella consueta domenicale di fine mese, vale a dire a fine settembre del 2020, quando abbiamo promosso l’evento dal titolo “Cibo e territorio, un racconto continuo”, diventato il fil rouge di un intero weekend a Villa Calleri di Sala. Abbiamo scelto il cibo come elemento centrale di connessione con il territorio, consapevoli del fatto che natura e ambiente debbano essere centrali nella vita quotidiana di ognuno di noi”.
“Per la prossima primavera – precisa Guido Calleri di Sala – desideriamo aprire il parco ancor più al pubblico e renderlo ancor più un protagonista attivo della sua vita. Abbiamo constatato che piace molto al pubblico visitare e conoscere le specie arboreepresenti. Agli incontri organizzati lo scorso anno sul tema del legame tra cibo e territorio aggiungeremo la prossima primavera delle conferenze, ospitate nel parco, di presentazione di libri. Il primo testo che verrà presentato sarà l’ultimo volume scritto dal professor Pier Franco Quaglieni, fondatore, insieme a Mario Soldati, del Centro Pannunzio, dal titolo “La passione per la libertà”, in cui cinque pagine del volume sono, tra l’altro, dedicate a mio cugino Paolo Macchi. Il secondo libro che verrà presentato è quello scritto dal giornalista torinese Luca Rolandi dal titolo “Quando vinceva il Quadrilatero”, un romanzo del pallone, dedicato agli anni d’oro del calcio della provincia piemontese,periodo in cui questo sport era pionieristico ma nobile, e in cui furono riportate le vittorie di alcune squadre di calcio quali la Pro Vercelli, l’Alessandria, il Novara e il Casale; in questa occasioneverrà anche presentato il libro di cui è autore Giorgio Merlo, dal titolo “I Granata”.
Il terzo appuntamento verrà dedicato a due volumi che saranno illustrati al pubblico nel parco della villa, entrambi dedicati alla chiesa di Santa Maria, uno frutto di una tesi di laurea sulla chiesa di Santa Maria di Volvera e uno sulla chiesa omonima sita a Bricherasio”.
La villa Calleri di Sala fa parte del circuito delle Dimore Storiche Italiane, che sono 4500 in Italia, e delle Dimore Storiche del Pinerolese, che contano, in totale, tredici proprietà storiche. Aderisce alle giornate aperte promosse dall’Associazione e è vincolata alla Soprintendenza dei Beni Culturali del Piemonte.
Mara Martellotta
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Il suo magnifico e opulento palazzo ospitò personaggi di alto livello e fu per anni l’epicentro del Jet Set Internazionale, con abbondanti dosi di glamour, ma anche stravaganze e ostentazione. Lo Château de l’Horizon fu teatro di un periodo smagliante della Riviera, in cui tutto ruotava intorno a circoli super esclusivi nei quali eri accettato solo se ricchissimo, di nobili natali e divertente fino allo spasimo. Fu una sorta di santuario, meta e rifugio per un eclettico gruppo di artisti, pittori, musicisti e scrittori, tra i quali Picasso, Scott e Zelda Fitzgerald, Dorothy Parker.
Questa autobiografia della scrittrice inglese è del 2003, ora grazie a Fazi è arrivata in Italia ed è un documento prezioso. Un memoir in cui racconta la sua infanzia nell’Inghilterra rurale del dopo guerra e svela lutti, dolori e malattie che hanno segnato la sua vita.
Questo libro chiude una trilogia iniziata con “Il libro dei fulmini” del 2017 e proseguita con “Il libro del Sole” del 2019. L’autore nato a San Benedetto del Tronto nel 1986, ora in pianta stabile a Roma, ha intrecciato le ricerche genealogiche sulla sua famiglia con una storia in cui miscela destino, avventura e segreti.
La morte è l’evento che tutti temiamo sopra ogni altra cosa, e con la strage causata dal Covid 19, è diventata ancora più devastante.
Lunedì.

La ricca famiglia di commercianti proprietari di negozi e terreni possedeva nel 1649 un altare in giuspatronato nell’antica chiesa parrocchiale di S.Maria con diritto di sepoltura dei propri defunti nel cimitero annesso. I canonici della famiglia furono D.Giovanni Antonio nel 1666-71 a Serralunga di Crea,D.Giovanni Pietro nel 1710-22 a Vignale e Rosignano,D.Giovanni Antonio nel 1758 pievano a Ponzano.Illustre possidente dell’epoca era il nob.Carlo Francesco Gozzano(1605-1688)il quale per il battesimo di due dei dieci figli designò come padrini i cugini di Casale,il nob.Giovanni il giovane nel 1632 e madonna Maria nel 1644, moglie del nobile cugino Giovanni il vecchio, originari di Luzzogno.Nel 1712 il ricchissimo cugino Francesco Bernardino del notaio casalese Antonio da Luzzogno risiedeva a Cereseto dove possedeva l’area di S.Cassiano, tuttora proprietà della famiglia di Gozzano Vincenzo e Maria Cucco,poi a Serralunga di Crea con la moglie Brigida del causidico Giovanni Francesco Perracino. Si legge nel bellissimo diario di famiglia che si erano trasferiti in collina per sfuggire allo stress cittadino di Casale Monferrato. Fu l’ultimo proprietario della casa Gozzano venduta al comune di Luzzogno,atto rogato
Nel 1897 Ernesta Maria Gozzano (1874-1954) sposò a Cereseto Angelo Contin (*1873)di Beniamino e Luigia Brianza di S.Fidenzio (Parma),in origine conti di Castelseprio della sede comitale di Varese fin dal 1300.Diversi componenti della famiglia trasferita a Venezia e inserita in quel patriziato diedero lustro alla casata.Già Goffredo Contin era conte di palazzo di Ludovico II°e governatore di Pavia.Antonio procurò nel 1449 la dedizione di Crema alla Repubblica di Venezia, possedimento che si
Possedevano con i loro cinque figli una palazzina ai Parioli,una squadra di calcio,una Mercedes e un elicottero Agusta.Durante l’occupazione tedesca di Roma avvenuta il giorno 8-9-1943,definito il giorno della vergogna,la loro azienda fu sequestrata e trasferita in Germania.Nel 1930 Angelo ed Ernesta ebbero l’idea di accostare per la prima volta gli stemmi delle loro nobili casate, creando così una piccola ricerca genealogica poi conclusa e pubblicata nel 2018 da Armano Luigi Gozzano.
I maestri vetrai muranesi, in difficoltà economiche, preferirono emigrare in altre città italiane, compresa Torino, e anche all’estero per trovare condizioni di vita e di lavoro migliori. La diaspora dei vetrai cominciò già nel Trecento e si protrasse fino al Settecento facendo perdere a Venezia parte della produzione dei suoi gioielli ammirati e venduti in tutto il mondo. Oggi i vetrai di Murano sono di nuovo in crisi: gli alti costi dell’energia diventano proibitivi e insostenibili per questi artigiani che per produrre i loro manufatti devono tenere accesi i forni giorno e notte. Alcune fornaci sono state già chiuse e diverse famiglie stanno pensando di trasferire altrove la produzione. Si delinea insomma una situazione simile a quella del Seicento descritta, con dovizia di particolari, dallo storico Paolo Preto nel volume “I Servizi segreti di Venezia, spionaggio e controspionaggio ai tempi della Serenissima” (Il Saggiatore, 1994). Ma spariranno davvero i vetrai di Murano e i loro celebri lampadari conosciuti in tutto il mondo e che attirano in laguna ogni anno moltitudini di turisti? Se ne parla molto in questi giorni con servizi televisivi e articoli sui quotidiani. Se non si produce si chiude bottega o si emigra in un altro Paese dove l’energia costa meno. Fiore all’occhiello della produzione industriale di Venezia i vetri di Murano sono sempre stati, almeno fin dal Trecento, una fonte perenne di preoccupazioni per la Repubblica di Venezia che nel Seicento combatté addirittura una guerra di spie contro la Francia di Luigi XIV. Deciso a rubare al doge i suoi maestri vetrai Jean Baptiste Colbert, primo ministro del Re Sole, fece di tutto per portarne un gruppo a Parigi promettendo loro favolosi guadagni e iniziando una produzione tutta francese.
Fu un vero e proprio attacco all’industria veneziana ma Colbert dovette scontrarsi con la dura reazione del governo lagunare che ricorse a tutti i mezzi per stroncare l’offensiva della monarchia francese, anche all’omicidio di Stato, mandando i suoi 007 a eliminare fisicamente soggetti scomodi al di là delle Alpi. Vengono colpiti vetrai veneziani e lucidatori di specchi francesi, i rapporti tra le due potenze peggiorano e diventano insostenibili per entrambe le diplomazie. I vetrai fuggiti in Francia tornano in laguna ma ormai l’obiettivo è stato raggiunto. I francesi si sono impadroniti con la forza e con l’astuzia dei segreti dei vetrai muranesi e Colbert non ha più bisogno di importare specchi da Venezia. Lo scrittore veneziano Alessandro Marzo Magno ricorda che nel sito del gruppo francese Saint-Gobain, leader mondiale nella produzione di vetri industriali, si legge: “Fondato in Francia nel 1665 per volere di Luigi XIV per realizzare la galleria degli specchi della reggia di Versailles a Parigi” ma non c’è però scritto che il tutto era il risultato di una colossale operazione di spionaggio industriale organizzata da Colbert ai danni di Venezia. Come dimostra il secolare successo della Saint-Gobain”. Ma anche questa volta, ne siamo convinti, Venezia, che proprio quest’anno compie 1600 anni di gloriosa esistenza, non si rassegnerà facilmente a perdere i suoi maestri muranesi. Lo Stato italiano è costretto ad aiutarli.