CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 5

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

L’anno nuovo che non arriva – Drammatico. Regia di Bogdan Muresanu, con Adrian Vancica e Nicoleta Hâncu. Premio Orizzonti a Venezia 2024 come miglior film. La rivoluzione che mette fine al dispotismo di Ceausescu, sei vite e sei storie che s’incrociano nella giornata del 20 dicembre 1989, le repressioni della polizia e il popolo che insorge. Un regista deve salvare il suo show di Capodanno dal momento che l’attrice principale se n’è fuggita via e la soluzione potrebbe essere l’impiego di un’attrice teatrale, il figlio che tenta di fuggire in Iugoslavia attraverso le acque del Danubio, un ufficiale della Securitate che deve trasferire la madre in una nuova che lei odia, il trasloco da parte di un operaio terrorizzato alla notizia che suo figlio abbia potuto scrivere la lettera a Babbo Natale confessandogli che il padre vuole la morte del dittatore. Ma la rivoluzione avrà inizio. “Un film molto politico ma anche un thriller del quotidiano perché l’autore ci rende complici di tutte queste storie arrotolate tra loro, grazie alla perfeytta compagnie di attori, finendo con la scintilla della grande manifestazione popolare: all’insurrezione si addice il documento reale”, ha scritto Maurizio Porro nel Corriere della sera. Durata 138 minuti. (Centrale V.O., Fratelli Marx)

Avatar – Fuoco e cenere – Fantascienza, azione. Regia di James Cameron, con Sam Worthington, Zoe Saldana, Sugourney Weaver, Kate Winslet e Oona Chaplin. Alla morte del figlio Neteyam, Jake Sully ritorna al combattimento e a questo allena i figli, la sposa Neytiri elabora nel silenzio il suo lutto. Partono dalla loro terra portando con sé Spider, il ragazzo umano che essi hanno un tempo adottato: nel viaggio alla volta dell’antica base, pieno di avventure, saranno attaccati dal popolo vulcanico dei Mangkwan, estremamente feroce, guidato dal temibile Varang. Terzo appuntamento con la gloriosa saga dell’autore di “Titanic”. Durata 198 minuti. (Massaua anche 3D, Ideal 3D, Lux sala 1, Reposi anche 3D, The Space Torino, Uci Lingotto 3D, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche 3D)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il bonomo viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Eliseo Grande, Fratelli Marx sala Groucho, Greenwich Village, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Bugonia – Commedia / Fantascienza. Regia di Yorgos Lanthimos, con Emma Stone, Jesse Plemons e Alicia Silverstone. Due giovani ossessionati dalle teorie del complotto che decidono di rapire l’influente CEO di una grande azienda, convinti che sia un’aliena decisa a distruggere la terra. Convinti della sua natura extraterrestre, passano alla cattura e a un serrato interrogatorio. La situazione si complica quando la ragazza del giovane rapinatore, l’imprenditrice e un investigatore privato coinvolto nella vicenda si ritrovano intrappolati in una battaglia mentale ad alta tensione. La Stone nuovamente musa ispiratrice del regista di origini greche. Presentato a Cannes. Durata 120 minuti. (Greenwich Village)

Father mother sister brother – Commedia drammatica. Regia di Jim Jarmush, con Tom Waits, Adam Driver, Charlotte Rampling, Cate Blanchett e Vicky Krieps. I panorami diversi del nord degli States, Dublino e Parigi, tre nuclei familiari che da troppo tempo hanno diradato rapporti e visite, un fratello e una sorella sui quaranta fanno visita a un padre che li chiama attorno a sé soltanto quando gli butta male sul lato economico, le due figlie di una scrittrice la raggiungono per l’appuntamento annuale di gustare insieme una tazza di tè e cercano di apparire una più dell’altra felici della loro situazione, due gemelli di vent’anni si ritrovano nell’appartamento che è stato dei genitori, morti in un incidente. Legano le coppie piccoli oggetti, piccole occasioni: un Rolex, chissà se vero o falso, delle parole, un brindisi con il tè o con il caffè, un gruppo di skaters che passa veloce, il disagio di ognuno. Leone d’oro alla 82ma Mostra del cinema di Venezia. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Autore e fautore di un cinema sempre più asciutto e minimalista, Jim Jarmush affida ai silenzi, agli imbarazzi, alle mezze parole e alle bugie dei protagonisti dei tre episodi che compongono il film il compito di acquerellare con un linguaggio poetico la natura ambigua e contorta dei rapporti familiari: gli affetti quanto gli orrori. Notevolissimo il cast, nel quale spicca la performance di un Tom Waits sardonico e irresistibile.” Durata 111 minuti. (Massimo sala Cabiria anche V.O., Nazionale sala 2 anche V.O.)

Gioia mia – Drammatico. Regina di Margherita Spampinato, con Marco Fiore e Aurora Quattrocchi. Nico è un bambino di oggi, dipendente dal telefono e con lo smalto sulle unghie. All’improvviso viene strappato al suo mondo “del nord” per passare un mese d’estate in Sicilia, in compagnia di un’anziana zia, Gela. A casa della donna non c’è il wifi né l’aria condizionata, e si mangiano prelibatezze a cui il suo palato non è ancora pronto. Ci sono solo i giochi di carte, l’adorabile cagnolino Franck, e un condominio intero popolato di nonne e nipoti, più forse qualche spirito che abita gli appartamenti dell’ultimo piano ed è causa di strani rumori. Nico e Gela, ognuno radicato nelle proprie certezze ma con dolori simili nel cuore, dovranno pian piano cercare un linguaggio comune. Designato Film della critica dal SNCCI: “Felice esordio alla regia di Margherita Spampinato che scrive, dirige e monta una storia ad altezza di bambino che, in una molle estate siciliana, parcheggiato dall’anziana zia supera la sua linea d’ombra grazie a un rapporto alla pari. Ecco la scoperta di un altro mondo possibile, dove la religione convive con la superstizione e gli elementi magici e misteriosi richiamano sia un passato atavico e affascinante che un cinema d’altri tempi, quello della nostra infanzia”. Durata 90 minuti. (Romano sala 1)

La grazia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti e Milvia Marigliano. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere continuate attenuanti o se promulgare la legge dell’eutanasia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo. Durata 133 minuti. (in uscita sugli schermi il 15 gennaio 2026)

La mia famiglia a Taipei – Commedia drammatica. Regia di Shih-Ching Tsou. Shu-fen ha un chiosco nel mercato notturno di Taipei, serve noodle, è stata abbandonata da anni dal marito, sta ancora pagando i debiti, una figlia di vent’anni e una di cinque da allevare. La piccola I-Jing necessariamente indipendente vaga per la città avvolta nel buio, mentre la madre cade in depressione ed è costretta a stare attenta affinché la situazione non le sfugga di mano, considerate le avventure che le sue figlie non fanno che intraprendere. Durata 108 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Chico, Greenwich Village

No Other Choise – Non c’è altra scelta – Thriller, drammatico. Regia di Park Chan Wook. Man-Su, specialista nella produzione di carta con venticinque anni di esperienza, è così soddisfatto della vita da poter dire con tutta sincerità: “Ho tutto”. Finché un giorno viene improvvisamente informato dalla sua azienda di essere stato licenziato. Si sente come se gli avessero tagliato la testa con un’ascia: Man-Su giura di trovare un nuovo lavoro entro i successivi tre mesi per il bene della famiglia. Nonostante la sua ferma determinazione, trascorre oltre un anno passando da un colloquio a un altro, finendo per lavorare in un negozio al dettaglio. Si ritrova a rischio di perdere quella stessa casa che ha faticato così tanto per comprare. Disperato, si presenta senza preavviso alla Moon Paper per presentare il curriculum ma viene umiliato dal responsabile dal responsabile di linea Sun-chul. Sapendo di essere più qualificato di chiunque altro per lavorari lì, prende una decisione: se non c’è un posto vacante per me, dovrò farmi assumere creandone uno. Durata 139 minuti. (Eliseo rosso, Nazionale sala 1 anche V.O., The Space Torino, Uci Lingotto, THe Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Norimberga – Drammatico. Regia di James Vanderbilt, con Russell Crowe, Rami Malek e Michael Shannon. Film di chiusura del recente TFF. In quell’occasione scrivevo: “…le ultime immagini del festival appartengono alla macabra apparizione di Herman Göring – che ha le sembianze ormai irrimediabilmente possenti di Russell Crowe, eccellente – in Nuremberg, scritto (è stato tra laltro lacclamato sceneggiatore di “Zodiac” di Fincher) e diretto da James Vanderbilt – qui alla sua opera seconda in qualità di regista, dopo Truth – Il prezzo della verità”, 2015 -, a raccontare con parole ben lontane da quelle del difficilmente dimenticabileVincitori e vintidi Kramer la tragedia dellOlocausto (con immagini di repertorio) e il giudizio che le nazioni vincitrici della terra ne dettero durante i giorni e il processo di Norimberga, Ribbentrop e Hess e Seyss-Inquart e gli altri a subire morti e ergastoli. Vanderbilt focalizza il proprio racconto sullincarico che lo psichiatra americano Douglas Kelly (lo interpreta Rami Malek, meritato Oscar come Freddie Mercury) – un altro che non cede è il giudice della Corte Suprema degli States Robert Jackson (un validissimo Michael Shannon) – riceve allo scopo di valutare lo stato mentale dei prigionieri nazisti e di stabilire se essi siano idonei a sostenere il dibattimento per crimini di guerra. Affermativo: ma lui che è scivolato su un errore compiuto con il gentil sesso che ha le vesti di una curiosa giornalista che fa il suo mestiere ed è pronta a sottrargli notizie riservate, verrà estromesso. Salvo venire reintegrato nel dibattimento grazie a certi suoi studi che porteranno nuove luci sugli atti e sulla personalità del principale imputato. Costruendo in dialoghi che non hanno certo la sensibilità di un duello in punta di fioretto ma che pur scavano a fondo nella fredda ferocia del Reichmarschall, numero due del regime hitleriano, un duello sottile e psicologico che approfondisce, che mattone dopo mattone costruisce il progredire di un rapporto e di due personalità, che contribuisce a portare a una condanna che scavalcherà la morte per impiccagione, preferendo come la Storia ci ha testimoniato Göring darsi la morte con il cianuro – verremo a sapere nelle didascalie di coda che anche Kelly, colpito dai fantasmi di quella esperienza e datosi in seguito al bere, si tolse la vita allo stesso modo, nel 1958, dopo averne ricavato un volume che non ebbe alcun successo. Incisivo nel/per il racconto lurlo che Göring getta in faccia a Kelly nel disperato tentativo di mantenere ben salda la sua supremazia, la sua eternità: “Io sono il libro, tu non sei altro che una nota a piede pagina!Il film, di uscita natalizia, che è quasi un obbligo vedere per ripassare una pagina di Storia che non dev’essere dimenticata”. Durata 148 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Ideal, Lux sala 3, Reposi sala 4, Romano sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

La piccola Amélie – Animazione. Regia di Maïlys Vallade e Liane-Cho Han. Amélie è una bambina belga nata in Giappone. Grazie al suo amico Nishio-san, il mondo è pieno di avventure e scoperte. Ma nel giorno del suo terzo compleanno, un evento cambia il corso della sua vita. Perché a quell’età per Amélie tutto è in gioco: la felicità ma anche la tragedia. Durata 77 minuti. (Nazionale sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto)

Primavera – Drammatico. Regia di Damiano Michieletto, con Michele Riondino e Tecla Insolia. Cecilia è stata affidata all’Ospedale della Pietà nella Venezia del 1716, ha imparato a leggere e scrivere, ha imparato a suonare il violino. Le allieve più dotate, non potendo apparire in pubblico, si esibiscono al riparo di una grata, relegate in quel luogo sino a che un nobile o un ricco borghese non le chieda in sposa dietro una pingue borsa di soldi. Un giorno incontrerà gli insegnamenti di Antonio Vivaldi, malato e in disgrazia, pronto tuttavia a cogliere il talento e la passione della ragazza. Durata 110 minuti. (Eliseo, Fratelli Marx sala Harpo, Romano sala 2)

Lo sconosciuto del grande arco – Drammatico. Regia di Stéphane Demoistier, con Claes Bang e Xavier Dolan. 1982. François Mitterand lancia un concorso architettonico anonimo, senza precedenti, per la costruzione di un edificio iconico lungo l’asse del Louvre e dell’Arco di Trionfo. Con sorpresa generale, vince un architetto danese di 53 anni, sconosciuto in Francia. Da un giorno all’altro, Johan Otto von Spreckelsen si ritrova al timone del più grande progetto edilizio dell’epoca. E mentre intende costruire il suo Grande Arco, come l’aveva immaginato, le sue idee si scontrano rapidamente con la complessità della realtà e i capricci della politica. Durata 106 minuti. (Classico)

Sirāt – Drammatico. Regia di Oliver Laxe, con Sergi Lòpez e Bruno Nùnez. Luis con il giovane figlio Esteban si aggira in un rave party mostrando una fotografia della figlia Mar della quale ha perso da alcuni mesi le tracce e che vorrebbe ritrovare. Nessuno la conosce ma, nel corso della ricerca, l’uomo fa delle conoscenze che, dopo la chiusura della festa da parte dei militari, lo indirizzano verso un altro rave. Il viaggio non sarà dei più facili e non soltanto per le asperità del terreno, “un viaggio accidentato e pericoloso verso un ignoto dentro e fuori di noi: solo il nulla del paesaggio minato”, ha scritto Maurizio Porro nel Corriere della Sera. Premio della Giuria a Cannes. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Oliver Laxe dirige un film di rara potenza, devastante nella forma e dalla narrazione continuamente vissuta sullo strapiombo di avvenimenti tragici, un on the road tra musica martellante e danze tribali, alla ricerca di persone scomparse e del senso ultimo della vita, rappresentata in modo nichilistico, in un paesaggio di bellezza agghiacciante, muovendosi costantemente su un terreno minato.” Durata 115 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6, Massimo anche V.O., Uci Lingotto, The Space Beinasco)

Song Sung Blue – Una melodia d’amore – Musicale, commedia. Regia di Craig Bewer, con Hugh Jackman e Kate Hudson. La coppia, realmente esistita, è quella formata da Mike e Claire, provengono dal Milwawkee, negli anni Ottanta, attraversando un momento di difficoltà decidono di dare vita a “Lightning and Thunder”, un tributo alle canzoni di Neil Diamond, un serrato sodalizio che tra successi e difficoltà e tragedie terminerà soltanto con la morte di Mike. Durata 133 minuti. (Ideal, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Ultimo schiaffo – Commedia drammatica. Regia di Matteo Oleotto, con Massimiliano Motta, Adalgisa Manfrida e Giuseppe Battiston. Le montagne del Friuli, tra il freddo e la neve del Natale, la storia di due fratelli, Petra e Jure, senza un padre e una madre ricoverata in una casa di riposo, malata, a cui il ragazzo tutte le volte che la va a trovare legge dei racconti. Sono legatissimi tra loro Petra e Jure, ma due perdenti rifiutati dal mondo, fanno qualche lavoro di poco conto per sopravvivere e s’inventano qualche espediente, quanto lecito insomma. Il grosso desiderio di Jare è quello di portare sua madre al mare, quello di Petra è fare soldi, magari tanti, per fuggire per sempre da quelle montagne. Durata 101 minuti. (Romano sala 3)

Un semplice incidente – Thriller, dramma. Regia di Jafar Panahi. Padre, madre e figlioletta percorrono di notte una strada in auto quando un cane finisce sotto le ruote della loro macchina. Ciò provoca un danneggiamento al veicolo che costringe ad una sosta per la riparazione temporanea. Un uomo che si trova sul posto cerca di non farsi vedere perché gli è parso di riconoscere nel conducente dell’auto un agente dei servizi segreti che lo ha sottoposto a violenza in carcere. Riesce successivamente a sequestrarlo ed è pronto a seppellirlo vivo quando gli viene il dubbio che si tratti di uno scambio di persona. Cercherà conferme in altri che, come lui seppur in misure diverse, hanno subito la ferocia dell’uomo. Palma d’oro al Festival di Cannes. Durata 101 minuti. (Nazionale sala 4)

Una di famiglia – Thriller. Regia di Paul Feig, con Sydney Sweeney, Amanda Seyfried e Brandon Sklenar. Millie trova un posto da governante in casa della agiata famiglia Winchester, dovrà badare alla piccola Cecelia, per lei è davvero una svolta nella vita. Ma quell’occupazione si rivela l’inizio di un incubo, dal momento che la padrona di casa la maltratta e le affida mansioni del tutto impossibili. Anche la bambina le è ostile, mentre il marito e padre pare più paziente, pronto a sistemare una situazione familiare preoccupante. Ma dove sta la verità, in chi? Durata 131 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

La villa portoghese – Drammatico. Regia di Avelina Prat, con Manolo Solo e Maria de Madeiros. Fernando insegna geografia all’università, è colto e appassionato, vive con Milena, una donna di origine serba. Lei abbandona la casa, senza una spiegazione, e lui s’accorge di non conoscerla affatto, di non sapere nulla di lei, di non sapere dove cercare di rintracciarla. Fernando sceglierà una vacanza in Portogallo, incontrerà Manuel e una nuova vita e una nuova casa, appartiene a una donna di nome Amalia. Durata 114 minuti. (Centrale anche V.O.)

Vita privata – Drammatico. Regia di Rebecca Zlotowski, con Jodie Foster, Daniel Auteuil, Virginie Efira, Mathieu Amalric e Aurore Clément. Tra thriller psicologico ed eccentrica commedia familiare (il terreno privilegiato fino a oggi dalla regista, autrice di “Un’estate con Sofia” e “I figli degli altri”), la storia di Lilian, psicanalista razionale e sicura di sé 8una Foster superlativa anche in versione francofona), che comincia a “deragliare” quando una sua paziente muore suicida. Sospettando che si tratti di un omicidio, Lilian comincia a indagare e, ovviamente, a dubitare di se stessa e delle proprie capacità, fino a sottoporsi a una seduta di ipnosi. E qui i mondi si confondono. Dubbi, certezze, insicurezze, il passato, altre vite, sospetti s’inseguono sulla faccia altera e impagabile di Jodie Foster, circondata da Daniel Auteuil (l’ex marito) e da Virginie Efira e Amalric (la vittima e l’ambiguo compagno di lei). Durata 105 minuti. (Nazionale sala 3 e sala 4 V.O.)

Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia con l’esordio di Honek e Trpčeski

Venerdì 9 gennaio, alle 20.30, all’Auditorium Giovanni Agnelli di via Nizza 280, reduce dal trionfo con Myung-Whun Chung nel 2025, l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia torna a inaugurare il nuovo anno di Lingotto Musica, questa volta sotto la guida dell’austriaco Manfred Honek, tra i più autorevoli della scena internazionale. Ex viola della Wiener Philarmoniker e assistente di Claudio Abbado, dal 2008 è direttore musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra. Honek condivide il palco con il pianista macedone Simon Trpčeski, solista di levatura internazionale, apprezzato non solo per la sua tecnica impeccabile, ma anche per l’impegno a favore dell’immagine culturale del suo Paese, all’esordio al Lingotto. Si tratta di un doppio debutto nel segno di un repertorio romantico che comprende l’Ouverture dall’Oberon di Weber. L’Oberon di Weber è un’opera romantica in tre atti, otto scene e ventuno numeri, con libretto in lingua inglese del drammaturgo James Plaché, ispirata al poema omonimo di Cristoph Martin Wieland, a sua volta basato sulle canzoni di gesta francesi. Nel periodo di composizione dell’opera, Weber, affetto da tubercolosi, studiò intensamente la lingua inglese per rendere il testo più completo, ed ebbe uno scambio di corrispondenza con il librettista per provare a modificare la natura del testo, molto diverso dalla tipologia di opera tedesca da lui utilizzato fino a quel momento. La prima avvenne il 12 aprile 1826, ed ebbe esito trionfale, con grande richiesta di bis dell’Ouverture. Seguirà il Concerto n.1 per pianoforte di Čajkovskij, composto tra il novembre 1874 e il febbraio 1875, eseguito per la prima volta alla Boston Music Hall di Boston, con Hans von Bülow al pianoforte, uno dei concerti pianistici più eseguiti in tutto il mondo, celebre per la sua grandezza monumentale, il più noto dei tre composti da Čajkovskij. A conclusione, l’Ottava Sinfonia di Dvořák, detta “Inglese”, tra le sinfonie meglio riuscite del diciannovesimo secolo, la più influenzata dalla musica popolare boema. La prima avvenne a Praga il 2 febbraio 1890.

Auditorium G.Agnelli, via Nizza 280, Torino – venerdì 9 gennaio 2026, ore 20.30.

Mara Martellotta

Atteso ritorno di Angela Hewitt con un recital tutto bachiano

Giovedì 15 gennaio prossimo, alle ore 20.30, nella Sala 500 del Lingotto, in via Nizza 280, atteso ritorno di Angela Hewitt, dopo il fortunato debutto della scorsa stagione con le “Variazioni Goldberg”. Ritorna a interpretare le pagine del compositore a cui ha consacrato la sua carriera con esecuzioni integrali e una miriade di progetti. Per il secondo appuntamento dei pianisti del Lingotto, la pluripremiata canadese guiderà il suo pubblico nei meandri dello sterminato catalogo di J.S. Bach. Il programma disegnerà un raffinato gioco di Intrecci che mette in luce la pluralità dei modelli informali e stilistici di cui il “Cantor di Lipsia” trae ispirazione, ricomponendoli con coerenza e profondità creativa. Il programma proposto da Angela Hewitt, nata in una famiglia di musicisti nel 1958, è che ha iniziato a studiare pianoforte a 3 anni, organista della Christ Church Cathedral di Ottawa, si articola in un affascinante itinerario alla scoperta del genio creativo di Bach, capace di spaziare dal rigoroso contrappunto ad audaci virtuosismi, e di assimilare la varietà degli stili europei in un linguaggio unitario grande profondità intellettuale. Dalla Toccata in re maggiore BWV 912, ancora legata alla tradizione nord tedesca dell’improvvisazione virtuosisitica e del libero alternarsi di sezioni rapsodiche e contrappuntistiche, si passa all’eleganza coreutica della Suite francese n.5 BWV 816, esemplare assimilazione del gusto galante francese filtrato attraverso una raffinata scrittura polifonica. La Fantasia cromatica e Fuga in re minore BWV 903 rappresenta uno dei vertici dell’espressività bachiana per tastiera, per audacia armonica e tensione drammatica, risolta nel rigore della Fuga. La Partita n.5 BWV 829 amplia l’orizzontale delle forme di danza con una concezione di ampio respiro in cui virtuosismo e densità contrappuntistica convivono in perfetto equilibrio. Con il Concerto italiano BWV 971 Bach reinventa sulla tastiera l’energia del concerto solistico vivaldiano, facendo dialogare tutti senza bisogno dell’orchestra. A coronamento del percorso sarà il Preludio e Fuga in la minore BWV 894 che offrirà una sintesi magistrale tra eloquenza improvvisati a e rigore formale.

Biglietti: online su Anyticket o presso la biglietteria di Lingotto musica. Orari sul sito.

Mara Martellotta

“Buon compleanno Forte di Bard”

Il nuovo anno segna il ventennale del recuperato “Forte” valdostano che, per l’occasione, esporrà il “San Giovanni Battista – Borghese” del Caravaggio

Martedì 13 gennaio 2026

Bard (Aosta)

Considerato oggi il “nuovo” polo culturale delle Alpi Occidentali, il complesso del “Forte” e del “Borgo di Bard” vanta una lunga, importante storia che arretra nel tempo fino al II millennio a. C. (per quanto riguarda le prime tracce in loco di “cultura materiale”) per passare via via, attraverso la fortificazione vera e propria della “rocca”, in epoca preromana, fino al passaggio diretto (1242) al dominio sabaudo con Amedeo IV di Savoia, diventando infine nel 1661 un vero e proprio Presidio delle forze del “Ducato” con Carlo Emanuele II. Un ampio arco temporale, dal “Castello medievale” alla “Fortezza sabauda”  che ne ha viste di “ogni”: memorabile in particolare la resistenza opposta a Bard dall’esercito di Vittorio Amedeo II alle truppe francesi nel 1704, nel corso della guerra di “successione spagnola”, e nel 1800 il distruttivo passaggio di Napoleone con l’“Armèe de Reserve” (di cui fece parte anche Henry Beyle, più noto sotto lo pseudonimo di Stendhal) e alla sua riedificazione voluta da Carlo Felice (e durata otto anni, dal1830 al 1838) affidata a Francesco Antonio Olivero, sotto la supervisione (da lui assai poco gradita!) dell’allora giovane Tenente del Genio, Camillo Benso Conte di Cavour. Da allora molteplici sono stati gli interventi architettonici utili ad ampliare e a potenziare le strutture difensive della “Fortezza”, seguiti da un lungo periodo di abbandono, durato fino al 1975 allorché, dismesso dal demanio militare, il “Forte” fu acquisito nel 1990 dalla “Regione Autonoma Valle d’Aosta”, con la gestione dal 2005 dell’“Associazione Forte di Bard”, cui si deve, dopo imponenti interventi di recupero durati dieci anni, l’apertura al pubblico. Era il 13 gennaio 2006. Un venerdì. Da allora sono trascorsi vent’anni di assiduo, proficuo e prezioso lavoro culturale. Vent’anni che l’“Associazione Forte di Bard” intende celebrare con una suggestiva “serata – evento” programmata proprio per il prossimo martedì 13 gennaio 2026.

Nell’occasione sarà presentato in anteprima il progetto “Capolavoro al Forte” che vedrà alternarsi ogni anno, sino al 2028tre grandi capolavori dell’arte italiana all’interno dell’ “ex Cappella militare”. Il progetto nasce dalla volontà di valorizzare opere uniche, che raccontano non solo il genio di Maestri italiani, ma anche storie e iconografie eccezionali. Il primo capolavoro porta la firma di Michelangelo Merisi, detto Caravaggio (Milano, 1571 – Porto Ercole, 1619): il “San Giovanni Battista – Borghese”. Un’opera intensa che racconta la maturità dell’artista (fondatore della “Corrente naturalistica moderna”, in contrapposizione a “Manierismo” e “Classicismo” e precursore della sensibilità barocca), ma soprattutto il “pathos emotivo” che la contraddistingue. Una rappresentazione inedita del “San Giovanni” (datata 1610) che doveva raccontare la sua redenzione e che invece l’ha accompagnato nel suo ultimo viaggio verso la prematura morte.

L’opera verrà “svelata” al pubblico, dopo gli interventi delle Autorità locali, proprio il prossimo martedì 13 gennaio (ore 20,30), in occasione della “serata-evento”, programmata per il ventennale dell’apertura al pubblico del “Forte” e resterà esposta per ben quattro mesi, da mercoledì 14 gennaio a lunedì 6 aprile prossimi. Per partecipare è necessario compilare il “form online” disponibile sul sito www.fortedibard.it sino ad esaurimento dei posti disponibili. Dopo la visita al Caravaggio, la serata proseguirà con il taglio della torta del ventennale e con un brindisi accompagnati dal dj set firmato “Radio Monte Carlo” con la partecipazione dello speaker Marco Porticelli.

Il ventennale sarà poi caratterizzato da una serie di appuntamenti tematici accompagnati dal logo celebrativo dei “20 Anni”. Ogni mese sarà connotato da un tema legato agli ambiti di interesse in cui opera il “Forte” e attorno al quale verranno organizzate iniziative ed eventi satellite.

“Per onorare nel migliore dei modi questa tappa importante della seconda vita del Forte di Bard, trasformato da fortezza di difesa a luogo di arte e cultura – spiega la Presidente, Ornella Badery – abbiamo pensato ad un artista capace di esprimere in modo significativo e universale la qualità e l’importanza delle opere che dal Rinascimento all’epoca moderna il mondo ci invidia; la risposta unanime nella scelta è stata Caravaggio. Ringrazio la ‘Galleria Borghese’ di Roma e la sua direttrice Francesca Cappelletti per la disponibilità e la collaborazione prestate”.

Nella giornata di martedì 13 gennaio il “Forte di Bard” modificherà il suo abituale orario di apertura: mostre e musei saranno aperti dalle ore 14 alle 18 (la Biglietteria chiuderà alle 17).

Gianni Milani

Nelle foto: Forte di Bard, oggi (Ph. Roberto Roux); la presidente Ornella Badery

In mostra a Carmagnola gli scatti di Carlo Avataneo

Venerdì 9 gennaio, alle ore 18, nella chiesa di San Rocco, a Carmagnola, verrà inaugurato un viaggio per immagini lungo quattro decenni. L’esposizione celebra i quarant’anni del calendario Avataneo 1987-2026, progetto editoriale nato per valorizzare la ricchezza diffusa del patrimonio piemontese attraverso una fotografia di altissima qualità. L’edizione del quarantennale non poteva che rendere omaggio al capoluogo, Torino. Il calendario 2026 è dedicato infatti a “Le piazze di Torino”, un racconto visivo che esplora il cuore pulsante e architettonico della città. A sottolineare la qualità e il valore culturale dell’opera, vi è la presentazione firmata da Aimaro Isola, architetto di fama internazionale che accompagna gli scatti di Avataneo offrendo una lettura profonda degli spazi urbani torinesi. La mostra di Carmagnola mette in luce il legame tra l’opera di Avataneo e il territorio metropolitano che, da decenni, sostiene e patrocina l’iniziativa.

“Le immagini di Avataneo hanno toccato spesso temi a noi cari, come dimostra l’edizione del 1994 dedicata alla millenaria abbazia di Novalesa, patrimonio di Città Metropolitana di Torino, che proprio quest’anno compie 1300 anni di storia dalla sua fondazione  – sottolinea il Vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo – curata dallo stesso Carlo Avataneo, già docente di lettere, giornalista e fotografo pluripremiato, la mostra ripercorre l’evoluzione di un archivio fotografico unico. Il calendario è apprezzato non solo per il suo valore artistico, ma anche per l’impeccabile cura tipografica, ed è patrocinato da Fiaf, Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Paesaggi vitivinicoli di Piemonte, Langhe, Roero e Monferrato, Slow Food Italia, Ordine dei Giornalisti del Piemonte e Associazione Dimore Storiche Italiane.

L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile nei fine settimana di gennaio.

Date apertura: 10-11/ 17-18/ 24-25 gennaio – orari dalle 10 alle 12.30 e dalle 15 alle 18.30

Mara Martellotta

Prosegue “Oltre la moda”: Helmut Newton e Federico Scianna

Continua nel 2026 il programma di incontri pubblici dal titolo “Oltre la moda” curato da Monica Poggi e Fondazione Artea, che accompagna i visitatori alla scoperta di due grandi progetti espositivi, quello di Helmut Newton “Intrecci”, al Filatoio di Caraglio, e di Ferdinando Scianna “La moda, la vita” alla Castiglia di Saluzzo.

Dopo i primi tre appuntamenti del 2025, il nuovo anno offrirà nuove e imperdibili occasioni di dialogo con esperti di fotografia, moda e cultura visiva per leggere e contestualizzare il lavoro di due autori e riflettere sull intersezioni tra fotografia, produzione, collezionismo e società contemporanea. Venerdì 16 gennaio, alle ore 18, presso il Museo Lavazza di via Bologna 32, avrà luogo l’incontro “Costruire un’identità visiva”, il dialogo tra fotografia e mondo industriale, in una location in grado di contestualizzare al meglio questo rapporto. La sede scelta oer questo evento rappresenta questa alleanza, andando ad evidenziarne la ricchezza identitaria. In occasione dell’evento verranno presentati gli scatti di Helmut Newton e Ferdinando Scianna per gli iconici calendari Lavazza del 1993, 1994 e 1996 con approfondimenti di Matthias Harder, curatore e direttore della Fondazione Helmut Newton, Marco Amato, direttore del Museo Lavazza, Monica Poggi, storica della fotografia e Davide De Luca, direttore della Fondazione Artea. Seguirà un’esclusiva coffee experience guidata dai coffellier del Museo. La partecipazione è gratuita con prenotazione obbligatoria su https://www.ticketlandia.com/m/event/talk-costruire-identita-visita.

Lunedì 19 gennaio, alle ore 21, sarà il Cinema Magda Olivero di Saluzzo, in via Palazzo di Città 15, a ospitare la proiezione del docufilm “Ferdinando Scianna – il fotografo dell’ombra”, diretto da Roberto Andò” e presentato alla Mostra cinematografica della Biennale di Venezia. Il film esplora la vita e la carriera di Scianna, coinvolgendo molti di coloro che ne hanno fatto parte, tra colleghi e amici di gioventù. Al termine della proiezione si potranno approfondire temi emersi dalla visione grazie alla presenza sul palco di Roberto Andò, del fotografo Ferdinando Scianna e del diretto della Fondazione Arte Davide De Luca. L’evento è in collaborazione con l’associazione Ratatoj APS nella rassegna Lunedì Cinema 2026.

Ingresso libero fino a esaurimento posti – apertura al pubblico dalle ore 20.30.

La mostra di Helmut Newton, “Intrecci”, presso il Filatoio di Caraglio, è visitabile fino all’1 marzo 2026 e giovedì e venerdì dalle 15 alle 19, il sabato, la domenica e i festivi dalle 10 alle 19. Il progetto “Ferdinando Scianna – la moda, la vita” alla Castiglia di Saluzzo, in piazza Castello 1, curato da Denis Curti, è promosso dal Comune di Saluzzo e da Fondazione Artea, reso possibile anche grazie al supporto del Museo Lavazza, di Confindustria Cuneo, di Fondazione Amleto Bertoni e con il contributo della Atl del cuneese e il patrocinio della Provincia di Cuneo. Aperta fino all’1 marzo prossimo, il venerdì dalle 15 alle 19, sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 19.

Info: visitare il sito www.fondazioneartea.org

Mara Martellotta

Un viaggio tra scienza, stelle e immaginazione: “Lampi di genio”

Con Katia Capato, in scena presso la Sala Scicluna

Sabato 17 gennaio alle 17.45, e domenica 18 alla medesima ora, nella Sala Scicluna di via Renato Martorelli 78, a Torino, per la stagione eventi 2025/2026 “Nove di coppe”, andrà in scena la pièce teatrale “Lampi di genio”, scritto, creato e interpretato da Katia Capato. Si tratta di un viaggio teatrale che attraversa le epoche e le stelle narrando l’incontro immaginario tra una bambina e alcuni delle menti più luminose della storia: Ipazia, Nicola Tesla, Konstantin Ciolkovskij, Katherine Johnson e Samantha Cristoforetti. È attraverso questi incontri che la bambina, invisibile al pubblico ma presente in scena nei gesti e nelle trasformazioni, trova il coraggio di domandarsi chi è e cosa ama fare. La voce di Ipazia guida il racconto come un’eco antica che attraversa secoli di pensiero libero e lotta al fanatismo. Con la sua lucidità apre la strada a Tesla, genio elettrico inquieto che plasma lampi sospesi tra poesia e follia. Arriva poi Ciolkovskij, il sognatore del cosmo, autodidatta, che dalla sordità seppe alzarsi fino a immaginare i razzi e il viaggio interplanetario. Katherine Johnson porta in scena l’intelligenza rigorosa, il talento matematico e la dignità di una donna e madre afroamericana che ha scritto equazioni capaci di condurre l’umanità fino alla luna. Infine emerge una voce dal presente, quella di Samantha Cristoforetti, cala e di guardare la Terra dall’alto e restituirci l’unità dell’essere umano oltre ogni confine. Tutte queste figure offrono una sola domanda: cosa ti piace fare?

La bambina risponde con il teatro, trasformando ogni fragilità in energia creativa. Il racconto culmina in un incontro cosmico tra Ipazia e AstroSamantha, dove si rivela una percezione originaria, quella del Big Bang, scintilla iniziale e simbolo di una possibilità infinita.

Le repliche saranno anche in programma l’11 aprile alle ore 17.45 è il 12 aprile alla medesima ora.

Durante lo spettacolo sono presenti luci intense e effetti strobo.

Gian Giacomo Della Porta

Santibriganti, “Le avventure di Pinocchio”

Dopo la pausa natalizia, riprende “Soffia nel vento”, la stagione teatrale di Santibriganti nei teatri civici di Caraglio, Busca e Dronero. L’11 gennaio, al teatro civico di Caraglio, alle 16.30, in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi, andrà in scena lo spettacolo “Le avventure di Pinocchio”, con Amandine Delclos, le musiche originali di Sandro Balmas e testo e regia di Livio Viano. Lo spettacolo, andato in scena su diversi palchi internazionali, che unisce poesia scenica e gioco teatrale in una forma coinvolgente e limpida, sarà in grado di incantare grandi e piccini.

“Qui comincia, aprite l’occhio, l’avventura di Pinocchio, burattino famosissimo per il naso arcilunghissimo!” – così si apre la filastrocca di Gianni Rodari, che restituisce con ritmo e fantasia la storia del più celebre burattino del mondo, un racconto senza tempo capace di parlare a tutte le generazioni.

La stagione teatrale “Soffia nel vento” è dedicata a Bob Dylan, un desiderio tenace di pace, qualcosa che continua a soffiare nel vento anche quando sembra fragile. Il teatro viene considerato luogo di civiltà e tende naturalmente alla pace, invitando a capire e cogliere le differenze. La nuova stagione vipuole costruire un dialogo reale tra scena e pubblico, mostrando come il teatro possa diventare spazio di reciproca comprensione, e il cartellone alterna imp3gno e leggerezza, accogliendo compagnie radicate nel territorio ed einterpreti che hanno fatto della leggerezza una cifra distintiva. Santibriganti Teatro continua il proprio lavoro inclusivo nelle vallate cuneesi con una stagione curata e attenta alla varietà dei linguaggi teatrali.

Info e biglietti: online su www.ticket.it

Mara Martellotta

Il lungo viaggio di Orazio Gentileschi, tra capolavori, processi e corti europee

Sino al 3 maggio, nelle sale di Palazzo Chiablese

Un pittore in viaggio”, da Pisa dove era nato nel 1563 a Roma presso uno zio che era capitano delle Guardie di Castel Sant’Angelo e a cambiare il primo nome di Orazio Lomi, poi le Marche e Genova su invito del giovane patrizio Antonio Sauli, prezioso committente, la Torino di Carlo Emanuele I e l’anno trascorso nella Parigi di Maria de’ Medici, l’incontro con il Duca di Buckingam, potente favorito di Carlo I d’Inghilterra, che lo spinge, lui sessantatreenne, a raggiungerlo a Londra, dove avrà (il 31 gennaio 1628) una rendita annuale di cento sterline e dove si tratterrà sino alla morte, nel 1639. Una vita, quella di Orazio Gentileschi, uomo artista padre amico imputato cortigiano, destinata a trascorrere tra le diverse corti d’Europa, a proporre l’arte sua nella continua ricerca di un incarico stabile e fortunato, a reclamare per se stesso – ma non soltanto: “mi ritrovo una figliuola femina con tre altri maschi, e questa femina, come è piaciuto a Dio, havendola drizzata nella professione della pittura, in tre anni si è talmente appraticata, che posso ardir de dire che hoggi non vi sia pare a lei, havendo per sin adesso fatte opere, che forse principali Mastri di questa professione non arrivano al suo sapere, come a suo luogo e tempo farò vedere a Vostra Altezza Serenissima”, scriveva alla Granduchessa di Toscana nel luglio del 1612, facendole un piccolo ritratto delle doti pittoriche di Artemisia – quei riconoscimenti che una lunga professione gli davano ormai per largamente acquisiti. “Il suo spirito è di ricercatore, il suo temperamento è di vagabondo”, l’avrebbe tramandato nel 1916 Roberto Longhi nel suo “Gentileschi padre e figlia”, di lui avrebbero ancora trattato scrittrici insigni, sebbene di riflesso, filtrando i ricordi e le tante storie attraverso gli occhi di Artemisia, tra romanzo e saggio, Anna Banti (nel ’47, dopo la prima stesura di tre anni prima andata persa tra le macerie del conflitto, a delineare con l’arte i rapporti non sempre felici con il padre, “vittima pregiudizialmente dannata” l’avrebbe definita Gianfranco Contini), Alexandra Lapierre e una appassionata Melania Mazzucco, appassionata in un self-portrait a rivendicare il desiderio d’affermazione e di libertà pittorica della giovane pittrice romana.

Quello di Orazio non è soltanto un percorso attraverso le strade dell’Europa. È una strada ad ampie tappe, saggiate e messe in opera, felicemente, un punto di partenza che guarda al Manierismo elegante di fine Cinquecento per avvicinarsi a un naturalismo caravaggesco grazie a un puro linguaggio luministico – negli ultimi passi della mostra lo straordinario “Mosè salvato dalle acque” (1633), dipinto per Filippo IV di Spagna, opera “chiara e preziosa”, di grande “grazia compositiva”, un conclave femminile dove l’attenzione ai colori e il loro intersecarsi si riverberano nelle vesti sontuose, dove l’epoca antica di riveste di contemporaneità, dove pettinature e diademi e gioielli tendono al capolavoro, “per poi approdare a una pittura di raffinata eleganza e vibrante cromia, sempre contraddistinta da una cifra personale”, leggiamo in uno dei quadri riassuntivi che ci accompagnano esaurientemente nella visita. Una dolcezza e una raffinatezza che entrano in conflitto con un carattere scontroso e un comportamento troppe volte burbero, fiero e lontano dal mondo, avverso: possiamo credere al nemico di sempre Giovanni Baglione, “se Horatio Gentileschi fusse stato di umore più pratticabile, hauerebbe fatto assai buon profitto nella virtù, ma più nel bestiale, che nell’humano egli dava”, possiamo a maggior ragione credere a quel ritratto con cui Antoon van Dyck – i due artisti s’incontrarono prima a Genova per rivedersi alla corte londinese di Carlo I – ce lo tramanda, avvolto nella sontuosa cappa e con quel sopracciglio alzato che vorrebbe d’un colpo intimorire il mondo.

Una strada a cui la mostra torinese – nelle sale di palazzo Chiablese sino al 3 maggio, suddivisa in dieci sezioni, con la curatela di Annamaria Bava e Gelsomina Spione, prodotta e organizzata dai Musei Reali di Torino e da Arthemisia, promossa dal Ministero della Cultura e dall’Università torinese nell’ambito di Olimpiade Culturale di Milano Cortina 2026 – vuole rendere giustizia piena e portare l’artista a riappropriarsi del ruolo che gli spetta, rivalutare ancor più, dopo l’appuntamento allo scadere del secolo scorso suddiviso tra la National Gallery di Londra, il Museo di Bellas Artes di Bilbao e il Museo del Prado di Madrid, dopo quello che vedeva ad inizio del nuovo millennio le esposizioni di Roma e New York e Saint Louis, una delle figure principali del Seicento e il suo talento, con un’attenta selezione di opere che lo pongono altresì a confronto con differenti nomi della sua epoca, non soltanto Caravaggio, ma il fratello Aurelio (“Adorazione del Magi”, 1613 circa, su commissione di Amedeo Dal Pozzo, marchese di Voghera, per la chiesa di San Domenico di Biella) e la figlia Artemisia (“La conversione di santa Maria Maddalena”, 1613/1615, dagli Uffizi, più nobildonna in quella veste di lucente seta gialla che santa posta sugli altari, unico oggetto di vanità lo specchio a lato realisticamente allontanato mentre il personaggio di Caravaggio, alla Doria Pamphilj, in completo abbandono e in una veste meno appariscente, ha sparso ai suoi piedi collane monili e profumi: certo è a questa più vicina la “Maddalena” della collezione Sursock di Beirut, primi anni dei seicenteschi anni Trenta, un dialogo intimo tra la santa e l’Eterno, opera danneggiata nella grande esplosione che nel ’20 ha sconvolto la capitale e splendidamente restaurata), Simon Vouet e van Dyck (in mostra, il ritratto dei tre figli maggiori del sovrano inglese del 1635, oggi alla Sabauda), Guido Reni con il “Martirio di Santa Caterina” (dal Museo Diocesano di Albenga: tela realizzata nel 1601 per il banchiere Ottavio Costa, colto collezionista, dove il pittore bolognese reinterpreta e attenua i contrasti chiaroscurali e la fisicità caravaggeschi, dove forse ha guardato alla remissività e all’irruenza del “Martirio” della Cappella Contarelli) e lo stesso Baglione.

Opere che giungono, oltre che da collezioni private, dal Vaticano (“Giuditta e Abra con la testa di Oloferne”, di inizio anni Venti, in cui il padre sceglie soluzioni meno cruente confrontate con quelle di Artemisia, visibilissimo zampillare di sangue, legittima giustiziera la ragazza nel decollare ipso facto quel condottiero assiro che nella memoria le faceva ancora una volta mulinare nella mente la violenza di Agostino Tassi) e da Firenze, da Roma (palazzo Spada e palazzo Barberini), dal Louvre e dal Prado, dai Musei Nazionali di Genova (“Sacrificio d’Isacco”, con una importante diagonale di personaggi a dividere luce e oscurità) e dai Musei d’Arte Antica di Bologna, dal Sursock Palace di Beirut, dalla Sabauda torinese: dove abbiamo la fortuna di avere esposto quello che è uno dei capolavori oggi in mostra, uno dei vertici dell’arte dell’artista, quella “Annunciazione” che egli inviò nel 1623, da Genova tramite il figlio Francesco, a Carlo Emanuele I, con una lettera datata 24 aprile, dove ricorda i suoi precedenti servizi per il duca, nel tentativo che risulterà infruttuoso d’accattivarsi i suoi favori. Smaccato ossequio ai Savoia che si erano fregiati dell’ordine cavalleresco dell’Annunziata, opera piena di grazia e devozione e obbedienza, a iniziare dalla minuta scenografia della stanza alla postura della Vergine che, mentre stringe un lembo del mantello, rivolge in un misto di molteplici commozioni la mano verso l’Arcangelo: opera posta accanto a un’altra “Annunciazione”, quella della Basilica di San Siro a Genova, dell’anno precedente, su commissione di Antonio II Grimaldi Cebà in occasione delle proprie nozze, di formato più ridotto, di minor scelta dei colori, di piccole differenze (i piedi della Vergine, le finestre di diverso taglio e fattura), o di grandi, come quel tendaggio rosso che l’anno successivo avrebbe illuminato e reso assai più ricca la scena intera.

Senza dimenticare, tra lo svolgersi delle opere, tra religiosità e coloriture, tra affanni e incomprensioni, tra successi e richieste, i due processi della vita di Orazio: non soltanto quello per diffamazione (“per invidia”) del 1603 che vedeva il Baglione da un lato e gli accusati Caravaggio e Gentileschi dall’altro, uno spaccato d’epoca in cui sono coinvolti altri pittori e frequentatori con le loro curiose testimonianze e le loro rime irrispettose – “Gioan Bagaglia tu non sai un ah/ le tue pitture sono pituresse/ volo vedere con esse/ che non guadagnara/ mai una patacca/ che di cotanto panno/ da farti un paro di bragesse/ che ad ognun mostrarai/ quel che fa la cacca…”; e quello, di molto più doloroso e di lunga durata, che si svolge tra umilianti interrogatori e torture e deposizioni – il sarto, la lavandaia, il barbiere, il locandiere, il vicino di casa, la servitrice e il negoziante di colori di via del Corso, il mesticatore di blu oltremare -, contro il collega e fino a ieri stretto collaboratore, in Quirinale e nel Casino Borghese, Agostino Tassi, che fu riconosciuto colpevole dello stupro di Artemisia il 27 novembre 1612, unito alla corruzione dei testimoni e alla diffamazione di Orazio: su domanda del giudice Gerolamo Felice scelse l’esilio (l’opzione erano cinque anni di lavori forzati), fuori del territorio del Papato: ma che non scontò mai effettivamente la pena. Artemisia si sposò due giorni dopo con il pittore Pierantonio Stiattesi, più una scelta di Orazio che sua.

Elio Rabbione

Nelle immagini: di Orazio Gentileschi, al centro e a destra, l’”Annunciazione” di Torino e di Genova; “Giuditta e Abra con la testa di Oloferne”, Pinacoteca dei Musei Vaticani; “Sacrificio di Isacco”, Musei Nazionali di Genova; “Mosè salvato dalle acque”, Museo Nazionale del Prado, Madrid.

Al Piccolo Regio Puccini ‘Pierino e il lupo’ 

Sabato 10 e domenica 11 gennaio alle ore 16 il Piccolo Regio Puccini aprirà le sue porte al pubblico dei giovani ascoltatori, a partire dai cinque anni, e delle loro famiglie con la favola sinfonica per voce recitante e orchestra di “Pierino e il lupo” di Sergej Prokof’ev. Le repliche saranno sabato 7 e domenica 8 febbraio alle ore 16.
L’orchestra del teatro Regio è  diretta dal Maestro Aram Khacheh, classe 1997, vincitore del prestigioso  concorso di direzione d’orchestra Cantelli 2024.
Progetto, messinscena e regia sono firmate da Controluce Teatro d’ombra, Cora De Maria, Alberto Jona, Jenaro Meléndrez Chas . Le sagome originali sono di Cora De Maria. Gli ombristi sono Cora De Maria, Irene Paloma Jona, Jenaro Meléndrez Chas, la maschera teatrale del lupo è  stata realizzata da Gisella Bigi. Ha collaborato l’Accademia di Belle Arti di Torino. La voce narrante è quella dell’attore Enrico Dusio.
Composta nel 1936 per far scoprire ai ragazzi l’orchestra, in “Pierino e il lupo” ogni personaggio è rappresentato da una sezione strumentale, gli archi per Pierino, il Flauto per l’uccellino, l’oboe per l’anatra, il clarinetto per il gatto, i corni per il lupo, il fagotto per il nonno, i legni e gli ottoni per i cacciatori e i timpani per i colpi di fucile.
‘In Famiglia’ presenta spettacoli, opere e concerti pensati per il pubblico dei più giovani e per i nuclei familiari, con condizioni di biglietteria dedicate. Accanto a titoli concepiti da compositori per i giovani ascoltatori, sono proposte versioni “pocket” di capolavori del repertorio, per avvicinare in modo graduale e coinvolgente al mondo del teatro musicale i più giovani. Si tratta di un calendario di occasioni assolutamente da non perdere per vivere insieme momenti lieti e memorabili al teatro Regio.
Prossimo appuntamento sarà  con Brundibár, opera per bambini di Hans Krása, in scena il 24 e 25 gennaio prossimi in occasione della Giornata della memoria.

Il costo del biglietto under 16 è  di 10 euro, intero di 20 euro; con il carnet a libera scelta il teatro Regio offre l’opportunità di assistere a quattro spettacoli a 80 euro, includendo l’ingresso per un adulto e un bambino e consentendo di scegliere tra le diverse proposte in cartellone.

Vendita online su  www.teatroregio.torino.it   e alla biglietteria del teatro Regio , in piazza Castello 215 e presso i punti Vivaticket.

Tel 0118815241, 0118815242

Mara     Martellotta