CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 5

Massimiliano Gissi o il trionfo della fantasia

Alla Galleria Malinpensa, sino al 28 febbraio, la mostra “Prospettive luminose”

C’è una fantasiosa libertà e vivacità, c’è l’esattezza del disegno, il piacere di allineare in una stessa opera i più vari colori sebbene attenti ai loro ravvicinamenti, la dolcezza delle tonalità pacate e tenui, ci sono gli insegnamenti degli antichi maestri Marco D’Aponte e Alex Ognianoff e tutta l’attenzione di una scuola, c’è una facciata che appare nell’immediato e andando in profondo un esatto mondo pittorico tutto da decifrare, tanti mondi letterari e non soltanto che amano svelarsi a chi guarda, ci sono le tante letture di un’epoca ormai più o meno antica ma sempre pronta a riscoprirsi, c’è il divertimento sempre al colmo di ragioni e di basi solide di scoprire, segni che sono firme, particolari gioiosi, fortunati materiali di riciclo, c’è l’atmosfera del teatro e dell’avventura, dai pupi di Sicilia alle maschere di un mondo goldoniano che l’autore da sempre ha inseguito, ci sono quei “Ghosts” che avvicinano maggiormente a un mondo più nostro. C’è questo e molto altro nelle opere di Massimiliano Gissi, nelle sale della Galleria Malinpensa by La Telaccia di corso Inghilterra 51, sino al 28 febbraio. Oggi cinquantenne, l’artista è passato – c’informano le schede di Monia Malinpensa a cui si deve la curatela della mostra – “dalla grafica computerizzata alla colorazione digitale, all’animazione (presso la Lanterna Magica di Torino) al restauro di belle arti (operando su arredi del Duomo di Torino e della Venaria Reale), sino all’editoria per ragazzi, tra libri e fumetti”. “Visionario” e segnato da autentica originalità, introspettivo al mondo magico e della fiaba, sempre spingendoti alla rivelazione di nuovi messaggi, non facili né tanto meno gratuiti, Gissi ti fa attraversare gli spazi della galleria con parole che dopo poco senti completamente tue, alla scoperta di significati e sensazioni a cui un attimo prima non avevi badato. Acquerelli e tecniche miste da gestire, “espedienti cromatici realizzati sia con acrilici, tempere, gessetti, matite colorate che con finiture scintillanti di glitters e vinavil e oggetti di recupero di varia natura”, ogni mezzo è capace di rendere appieno la compiutezza dell’opera.

È un linguaggio tutto suo proprio quello che Gissi esprime, costruttore di una poetica divenuta immediatamente riconoscibile, che esige una ricerca continua e che oggi sfocia in Prospettive luminose, mostra e luogo dove pare che quel mondo della favola si renda realtà, tangibile e curiosa, “dove ogni colore e forma diventano finestre su mondi inattesi e immaginari”. Colombina e le altre maschere allineano la bellezza dei costumi e sovrapposizioni di materiali, le eterne farfalle che sono il marchio dell’autore e insetti, ciliegie e ricami, stelle e fiori, mentre guardano a un Sandokan la cui ironia raccoglie divertenti animali della giungla, con tanto di “fumetti” pericolosi (un improvviso “roar”), che sembrano guardare al divertimento di Jacovitti. Il Joker produce prodezze su una palla colorata e tra carte che svolazzano (“I’m going slightly mad”, 2021), mentre in “The Sicily’s Theater” i campioni della “Gerusalemme” vestono, all’interno di un sipario rosato, la precisione delle loro multicolori armature, tra elmi e scudi e spade, lasciandosi alle spalle le tende dell’accampamento. Luogo spesso rivisitato, Gissi con grande inventiva, dando spazio alla protagonista o concentrandosi maggiormente ai suoi compagni di viaggio, ci introduce al magico mondo del reverendo Carroll o con ricchezza di particolari ci mostra il divertente “Capitan Nemo” (2025), una macchina futuribile a forma di pesce, labbroni color arancio e tenaglie e luci di direzione e pinne mentre in disparte un granchio antropoformizzato pare il giamaicano Sebastian della “Sirenetta”.

Non soltanto opere su carta e colori riempiono il mondo surreale di Gissi. In piccole vetrine della “Malinpensa” un “Papillon” (2022), scultura polimaterica, raccoglie stoffe ricamate e bottoni rossi, ali argentate, nastri e cordoncini colorati, fili di ferro intrecciati, come un “rock and roll robot” (2023), con tanto d’antenne e lampadine, orologi attaccati sul petto, rivestimenti d’argento e tappi, cuoricini rossi e perle, come il giullare, agghindatissimo, che è diventato “Mister Buffo”, tanto per rivisitare un titolo teatrale. Mondo teatrale che non dimenticate d’osservare con attenzione, prima d’uscire dalla galleria: quei “Saltimbanchi alla corte dei Gonzaga” (2024), vera e propria scenografia, la luna e il castello, le maschere e i pupazzi, la piccola giostra, i pezzi degli scacchi disseminati, le stoffe e l’ordine delle passamanerie e il mappamondo impugnato: tutto è sotto i nostri sguardi, per il vero trionfo della fantasia.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune opere di Massimiliano Gissi: “Saltimbanchi alla corte dei Gonzaga”, scultura polimaterica, “The Show Queen”, tecnica polimaterica, “The Comedy of Art”, tecnica polimaterica.

Il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, si racconta a EnjoyBook 

“Controcorrente per scelta”. Insieme a lui, Vladimir Luxuria

La rassegna culturale “EnjoyBook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica” presenta, giovedì 19 febbraio prossimo, alle 20.15, il nuovo appuntamento “Controcorrente per scelta” al teatro Juvarra di Torino, che ha già ospitato i primi due appuntamenti con l’imprenditore Giuseppe Lavazza e il direttore d’orchestra Beatrice Venezi. In uno spazio aperto di ascolto, racconto e confronto, in cui parola, musica dal vivo e convivialità sono uniti in un format innovativo che esclude qualsiasi rigidezza ideologica e lezione frontale, si racconterà al pubblico Tommaso Cerno, direttore del quotidiano Il Giornale. L’incontro è moderato dall’inviato Mediaset Marco Graziano.
Sul palco, insieme a Cerno, interverrà anche Vladimir Luxuria, per un confronto aperto che promette riflessioni vive su scelte, identità e traiettorie professionali e umane. Si tratterà di un’occasione conoscere meglio i protagonisti in un contesto libero, dove la musica dal vivo sarà capace di creare suggestioni e spunti per narrazioni personali, dalle passioni alle scelte di vita, dalle cadute alle rinascite, nella dimensione più autentica e senza filtri degli ospiti, che si aprono a un confronto umano e intellettuale.

Nel corso della serata, la band accompagnerà il pubblico con musica dal vivo in un viaggio coinvolgente tra le note, con il catering a completa disposizione. Nonostante si sia in un teatro, non si vivrà l’evento come se si fosse “a teatro”: la rassegna è un’occasione di aggregazione e condivisione, e il pubblico è parte integrante del confronto che si tiene sul palco, dialoga e contribuisce a creare l’atmosfera.

I biglietti sono in vendita al costo di 33 euro, di cui 3 devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo. È  inoltre possibile acquistare il carnet a un prezzo ridotto e per i possessori di Rinascente Card usufruire di una promozione.

Info e vendita: https://www.mailticket.it/evento/50973/controcorrente-per-scelta

Mara Martellotta

Flashback Habitat promuove il programma di talk REARVIEWMIRROR

 Su arte, critica e mercato, a cura di Christian Caliandro, da febbraio ad aprile 2026

Flashback Habitat Ecosistema per le Culture Contemporanee presenta il programma di talk REARVIEWMIRROR, arte, critica, mercato, ideato e curato da Christian Caliandro, con la direzione di Ginevra Pucci, Stefania Poddighe e Alessandro Bulgini. La rassegna si propone di delineare in quattro incontri, tra febbraio e aprile, una riflessione collettiva sulle dimensioni dell’arte contemporanea, della critica e del mercato, che sempre più, nel corso degli anni, si intrecciano a vicenda. Il titolo della rassegna è tratto da una canzone dei Pearl Jam, contenuta nell’album “Vs” del 1993. Il brano parla della consapevolezza guadagnata attraverso la distanza temporale e critica rispetto a esperienze ed eventi difficili che, retrospettivamente cominciano ad assumere un senso e a formare un quadro storico. È questo l’obiettivo della serie di incontri orientati a comporre una discussione unica. Le conversazioni sono rivolte sia a un pubblico di specialisti dell’arte (artisti, curatori, critici, galleristi, giornalisti, collezionisti, educatori), sia di appassionati che sono interessati a capire le dinamiche del sistema dell’arte, le ragioni profonde delle sue grandi trasformazioni in corso e gli scenari che si prospettano nel presente e nel futuro prossimo.

La relazione, lo scambio di idee, di conoscenze e punti di vista saranno al centro del dibattito, e faranno emergere la conoscenza e l’esperienza dei singoli ospiti nei rispettivi settori. Il primo appuntamento è programmato per giovedì 19 febbraio, alle ore 19, nel padiglione C del Circolino, e sarà un dialogo tra Roberto Farneti, professore associato di Scienza Politica alla Libera Università di Bolzano, e Claudia Santeroni, di The Blanck Contemporary Art di Bergamo. L’incontro sarà moderato da Christian Caliandro.
Il confronto vuole anche focalizzarsi sulle trasformazioni del ruolo del critico, il suo rapporto con il mondo economico e istituzionale.

Gli incontri si svolgeranno tutti alle ore 19, da febbraio ad aprile 2026, nel padiglione C dell’area talk, ad ingresso gratuito. Orari: giovedì dalle 18 alle 00 – venerdì, sabato e domenica dalle 11 alle 00.

Flashback Habitat Ecosistema per le Culture Contemporanee  –  corso Giovanni Lanza 75, Torino – info@flashback.to.it – 393 6455301

Mara Martellotta

“Amadeus” di Peter Shaffer Debutta al teatro Carignano

 il 24 febbraio prossimo , per la regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia, con i costumi di Antonio Marras
Debutto al teatro Carignano, martedì 24 febbraio prossimo, alle 19.30, di “Amadeus” di Peter Shaffer, pièce teatrale di Ferdinando Bruni, che ne è anche interprete e ne firma la traduzione, con i costumi di Antonio Marras. Lo spettacolo, prodotto dal teatro dell’Elfo con il contributo di NEXT, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile fino a domenica 1⁰ marzo. “Amadeus” di Peter Shaffer non è solo la storia di due musicisti, ma anche un duello feroce di desiderio di gloria e l’impossibilità di contenerlo. Al centro della vicenda la storia piu celebre della musica classica: Antonio Salieri, artista rispettato, ma prigioniero dei propri limiti, avvelena il giovane Mozart, incarnazione di un talento naturale, sfrontato e incontrollabile. Dal debutto londinese nel 1979 al trionfo del film di Miloš Forman, con i suoi otto Premi Oscar, quest’opera ha affascinato perché racconta la rabbia di sentirsi oscurati e il piacere e il tormento di vivere accanto a un genio che ci riduce a comparse. Nella sua versione, il testo prende la forma di un sogno barocco e visionario, che si piega in incubo, in gioco di potere e ossessione in cui musica, parole e immagini diventano lo specchio dei nostri conflitti più intimi.
La regia di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia esalta la forza del testo che ha il ritmo e la profondità di un classico, imprimendo l’andamento di un capriccio allucinato e sontuoso, un sogno che piano piano assume i contorni di un incubo.
Ferdinando Bruni interpreta il personaggio di Salieri che, attraversando l’età della vita come un “deus ex machina”, evoca dal passato i personaggi della “sua” storia. Accanto a lui, nel ruolo del giovane e irriverente Mozart, Daniele Fedeli, l’attore rivelazione di “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”. Lo stilista Antonio Marras firma costumi e vestiti degli interpreti con sontuosi abiti di un Settecento immaginario dagli inserti molto contemporanei. La scena è rappresentata da un salone trasfigurato dalla luce di una lanterna magica, nella quale si muovono musicisti, nobili e dignitari della corte di Giuseppe II.
“La leggenda che Peter Shaffer rielabora nel suo testo – afferma il regista Ferdinando Bruni – si basa su voci e pettegolezzi dell’epoca, cui gli storici non accreditano alcun fondamento; più probabilmente nasce da un’invenzione di Puškin, che nel suo microdramma ‘Mozart e Salieri’ ne racconta per la prima volta la favola. Antonio Salieri è uno dei più famosi compositori della sua epoca, vive in una posizione di assoluto privilegio, le sue opere sono note e apprezzate ed è un artista raffinato e riconosciuto. Niente e nessuno dovrebbe preoccuparlo. È arrivato ad occupare questa invidiabile posizione grazie a un patto fra lui e Dio, di devozione in cambio di successo, il primo sintomo di una follia che lo porterà a vedere nel genio di Mozart un tradimento del Creatore nei suoi confronti”.
Teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino
“Amadeus” – 24 febbraio/1⁰ marzo – orari: martedì, giovedì e sabato ore 19.30 – mercoledì e venerdì ore 20.45 – domenica ore 16 – lunedì riposo.
Telefono: 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it  – orario biglietteria: da martedì a sabato dalle 13 alle 19 / domenica dalle 14 alle 19 – lunedì riposo e attivo un’ora prima dello spettacolo per l’acquisto dei biglietti per la recite del medesimo giorno.
Mara Martellotta

Al Baretti il film di Jim Sharman “The Rocky Horror Picture Show

Martedì 17 febbraio, alle 21, e sabato 21 febbraio prossimo, alle ore 18, il Cineteatro Baretti propone una proiezione speciale di un classico del cinema musicale di tutti i tempi, “The Rocky Horror Picture Show”, il film con la permanenza in sala più lunga della storia del cinema.

Uscito nel 1975, ancora oggi non è stato ritirato dalla distribuzione e continua a essere un fenomeno di culto, la cui forza educativa a livello socioculturale e politico rimane fortissima. Quella del “Rocky Horror” è una storia lunga diventata, nel tempo, collettiva, che comprende milioni di persone nel mondo. Il fatto che ancora oggi sia qualcosa di estremamente attuale fa comprendere la portata visionaria della creatura realizzata da Richard O’Brien che, reduce da un laboratorio di recitazione a Londra, negli anni Settanta, scrive in maniera compulsiva il copione e le canzoni, proponendolo in seguito a Jim Sharman, già regista teatrale di un‘opera di successo come “Jesus Christ Superstar”. Il 16 giugno 1973, al Royal Court Theatre a Londra, va in scena la prima rappresentazione di uno spettacolo che diventerà un mito, un musical all’interno del quale una giovane coppia si ritrova dentro un castello spettrale dove Frank-N-Furter, interpretato da Tim Curry, e tutti i suoi ospiti intonano canzoni rock e invitano alla liberazione da ogni vincolo sociale e all’accettazione totale del desiderio.

Frank-N-Furter è l’emblema di questo sentimento: un uomo meravigliosamente vestito da donna, con calze a rete, tacchi e corsetto. Si tratta di un invito al superamento del binarismo di genere e alla più libera espressione della sessualità in ogni sua forma. Lo show ha un immediato successo, conosce una serie infinita di repliche e, spostandosi negli Stati Uniti, dopo il successo hollywoodiano, nasce l’idea di una trasposizione cinematografica. Il progetto richiama Tim Curry, Richard O’Brien, Brian Thompson (scenografo), Sue Blane (costumista) e Sharman dietro la macchina da presa. Si aggiungono Barry Bostwick e una giovane Susan Sarandon, nei panni dei due protagonisti che si ritrovano catapultati nel microcosmo del castello. In un primo momento il film sembra essere un flop, poi i produttori capiscono di dover coinvolgere il giusto target di pubblico, quello più giovane, e sentire la necessità attraverso lo schermo di trovare la propria identità. La pellicola rinasce grazie a proiezioni notturne, sempre più invase da chi trova nel film il proprio impeto di ribellione contro una società conservatrice, punitiva e moralistica. Il film torna a essere teatro e le proiezioni cinematografiche diventano uno spazio libero, dove si balla, si canta, si recitano in coro le battute e si crea uno spettacolo dentro lo spettacolo. Ogni riproduzione del “Rocky Horror” si trasforma nel luogo in cui ognuno può essere la versione di quella parte di se che desidera. Non è obbligatorio, al teatro Baretti, travestirsi, ma vi è la possibilità di farlo.

Cineteatro Baretti  – via G. Baretti 4, Torino / 011 655187 – biglietti: intero 5 euro – ridotto 4 euro

Mara Martellotta

“Il flamenco dell’Andalusia”, in scena la compagnia Assemblea Teatro

Sabato 21 febbraio prossimo, alle ore 21, il palcoscenico dell’Auditorium Franca Rame di Rivalta si riaccende con la magia ipnotica del baile andaluz  per antonomasia, ossia il flamenco, con i suoi passi, la sua musica, i suoi canti , la sua poesia.
“Il flamenco dell’Andalusia” è il titolo dello spettacolo e a interpretarlo sarà la bailadora ed attrice Manuela Carretta con i suoi musicisti della compagnia Soleàlma. Questi raffinati artisti approdano all’Auditorium Franca Rame grazie alla compagnia Assemblea Teatro che presenta il cartellone “Una sera a teatro-Adulti”.

Un incanto che si ricrea con la chitarra, le percussioni del cajon e dall’handpan,  per volare con la fantasia sotto il sole dell’Andalusia, cullati dai versi di Federico Garcia Lorca, letti dagli attori di Assemblea Teatro Cristiana Voglino e Luca Occelli.
Così all’Auditorium Franca Rame inizierà un viaggio spirituale  per l’Andalusia: “Cordova / Lontana e sola/ Puledra nera, luna grande/ e olive nella mia bisaccia […]” (Federico García Lorca, Canzone del Cavaliere)

L’Andalusia non è semplice folklore, ma una vera pelle che ti abita fin da giovane diventando molto di più di un fatto culturale, ma vero e proprio DNA.
Grazie alle parole di Federico Garcia Lorca e la danza di Manuela Carretta, si dispiega il racconto dell’Andalusia, con il sole di Cadice, il colore della gente e del vivere quotidiano, la passione d’amore, la festa in famiglia e tutte le emozioni dell’animo umano. Un viaggio nel cuore del flamenco  che  è patrimonio universale Unesco dal 2010.

Sabato 21 febbraio 2026 ore 21
Auditorium Franca Rame
Viale Cadore 133. Rivalta di Torino

Mara Martellotta

Dal 16 al 21 febbraio: gli appuntamenti settimanali del Circolo dei Lettori

C’è una settimana, a Torino, in cui le parole sembrano voler occupare ogni spazio. Sono gli appuntamenti in programma al Circolo dei lettori e delle lettrici di Torino, che dal 16 al 21 febbraio propone un calendario fitto di incontri, presentazioni, gruppi di lettura e dialoghi capaci di attraversare letteratura, politica, diritto, cucina e mito. Più che una rassegna, una mappa culturale in cui linguaggi e prospettive diverse si incrociano, interrogando il presente.

Lunedì 16 febbraio: identità che attraversano l’oceano

Si comincia alle 18 con La letteratura italo-canadese: una storia che continua (Les Flâneurs), insieme alle curatrici Carmen Concilio e Giulia De Gasperi. È un incontro che parte da una domanda semplice solo in apparenza: cosa accade quando l’Italia diventa memoria o lingua scelta, e il Canada spazio narrativo in cui reinventarsi? La comunità italo-canadese prende forma attraverso scritture plurali che mettono in scena identità ibride, istanze LGBTQIA+, dialoghi tra generazioni. L’emigrazione non è più soltanto racconto di nostalgia, ma laboratorio di linguaggi. L’Italia resta come eco, il Canada come presente concreto: tra i due si intrecciano passato e futuro, radici e metamorfosi.

Alle 18.30 lo sguardo si allarga al mondo con L’Italia nella rivoluzione mondiale, nuovo numero della rivista di geopolitica LIMES, raccontato dagli analisti Federico Petroni, Raffaella Ventura e Valentina Porta, in collaborazione con YouTrend.

Martedì 17 febbraio: tra fumetti, fascismo e amori assoluti

Alle 18, da Barney’s, l’aperitivo si fa narrazione conMacarons e amore, con Chef Ojisan e Gaia Fredella a partire da Lacrime di cioccolata (Tora), nell’ambito di “Fumetti in tavola”. Il cibo diventa racconto di relazioni, desideri, gesti di cura. Tra piatti e tavole disegnate, i sentimenti prendono corpo: un fumetto gastronomico è un modo diverso di dire l’intimità.

Sempre alle 18.30, il filosofo Roberto Esposito presenta Il fascismo e noi (Einaudi), con Emilio Corriero e Alberto Martinengo. L’analisi non si limita alla storia: il fascismo viene descritto come “macchina pulsionale”, capace di generare consenso attraverso la combinazione di terrore e fascinazione.

In parallelo, Antonella Lattanzi guida il pubblico dentroAmare, perdersi – Le eroine dell’Ottocento e la nascita del sentimento moderno, nell’ambito di CioccolaTò. Emma Bovary, Anna Karenina, Catherine Earnshaw, le donne di Jane Austen: figure che hanno trasformato l’amore in esperienza radicale, febbre, rovina, libertà. Nell’Ottocento nasce la soggettività femminile moderna: la letteratura racconta per prima quella vertigine in cui passione e colpa si confondono. E ancora oggi ci riconosciamo in quelle pagine.

Mercoledì 18 febbraio: diritto, carcere, lingua e generazioni

Alle 18, Angelo Chianale presenta Il diritto dell’arte contemporanea (Giappichelli), con Gianmaria Ajani, Giulio Biino, Franco Noero e Rocco Mussat Sartor. L’arte incontra il diritto: autenticità, copyright, NFT, proprietà intellettuale. Nel mondo fisico e digitale, la creatività ha bisogno di regole, ma anche di interpretazioni nuove. È un terreno in cui mercato e innovazione chiedono alla giurisprudenza di non restare indietro.

Sempre alle 18, La dimensione culturale in carcere affronta un tema urgente: sovraffollamento, suicidi, architetture inadeguate. Ma anche attività culturali e formative come leva di riforma. Con la collaborazione dell’Associazione Marco Pannella e della Fondazione Giovanni Michelucci, il carcere viene ripensato nel suo rapporto con la città e con il senso stesso della pena.

La sera prosegue con gruppi di lettura che sono veri laboratori: La vastità infinita, dedicato alle possibilità della lingua italiana, e Burro. Il Bookclub sui romanzi gastronomici, in collaborazione con Eataly. Leggere diventa esercizio di consapevolezza: sulle parole, sui sapori, sulle forme del racconto.

Alle 21, Volume. Avere vent’anni (Feltrinelli e Chora Media) mette al centro una generazione che rifiuta nostalgie e stereotipi. Giovani voci raccontano lavoro, paura, amore, perdita. Non un manifesto, ma un mosaico: il presente mentre accade.

Giovedì 19 e venerdì 20: donne, legge e mito

Giovedì alle 18.30 Alberto Nicotina presenta Lidia Poët e le prime avvocate (Bollati Boringhieri), con Elena Bigotti e Jennifer Guerra. Le pioniere del femminismo forense – Lidia Poët, Marie Popelin, Jeanne Chauvin, Sarmiza Bilcescu – non inseguivano primati simbolici, ma diritti concreti. La loro battaglia, organizzata e transnazionale, ha aperto il Foro alle donne e ridefinito il concetto stesso di cittadinanza.

Venerdì 20 febbraio, alle 18.30, Classici vivi – Le leggi di Antigone, progetto del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, riporta al centro il conflitto eterno tra legge e giustizia. Antigone interroga l’autorità, il limite dell’obbedienza, la coscienza individuale. Un mito antico che continua a parlare al nostro presente, dove il confine tra norma e giustizia resta fragile.

Sabato 21: il ritorno come ridefinizione

La settimana si chiude sabato mattina con Ritorni, gruppo di lettura dedicato alla lontananza e alla nostalgia. Esilio, fuga, scelta. Tornare non significa mai semplicemente rientrare: è un confronto con il passato e una ridefinizione di sé. In filigrana, questi appuntamenti raccontano qualcosa di più ampio.

E forse il filo rosso di questa settimana è proprio questo: la letteratura – e con essa il pensiero – come spazio in cui il presente viene interrogato senza sconti. Non per trovare risposte facili, ma per imparare a leggere meglio il tempo che stiamo vivendo.

VALERIA ROMBOLA’

 

“Le tre sedie – Ovvero la scenografia”, al teatro Superga

Teatro Superga, Nichelino (TO)

Sabato 21 febbraio, ore 21

 

Sul palco tre attrici che interpretano tre donne: Alessandro Fullin, Alessandra Ierse e Ussi Alzati

 

 

 

Gli anni? Passano. Le mode? Passano. Gli amori? Passano. Quello che resta sono i contributi versati allo Stato e la voglia di tornare sul palco. Tre attrici – Alessandra Ierse, Alessandro Fullin, Ussi Alzati – incoraggiate da nessuna produzione, decidono di interpretare tre donne a cui solo in parte assomigliano. I tempi in cui si svolge la commedia sono quelli nostri quindi avventurosi e fragilissimi.

Trama: un’amica comune se ne va all’altro mondo e lascia a tre amiche una casetta orrenda con intorno panorama montano dimenticabilissimo. Non siamo a Cortina, né a Courmayeur ma neanche a Limone Piemonte. Intorno non ci sono piste da sci, seggiovie, negozi di lusso ma un bosco di conifere in cui anche i mirtilli hanno deciso di non crescere. Come passare il tempo allora? Una tisana drenante e molti ricordi per arrivare ad una grande verità: anche un’amica può essere una lama che ci attende nel buio. A disposizione delle protagoniste sul palco solo tre sedie: quindi niente piramidi, palme, elefanti. “Ed è un vero peccato” rivelano le tre manigolde “perché per chiudere in bellezza noi si voleva fare l’Aida”.

 

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Sabato 21 febbraio 2026, ore 21

Le tre sedie – Ovvero la scenografia

Una commedia di Alessandro Fullin

Con Ussi Alzati, Alessandra Ierse, Alessandro Fullin

Biglietti: platea 25,30 euro, galleria 19,55 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

Anche un documentario Rai per i 100 anni di Susanna Egri 

Il 18 febbraio prossimo, Susanna Egri, coreografa e ballerina di origine ungherese, figlia dell’allenatore del Grande Torino, Ernő Egri Erbstein, scomparso con la squadra nella tragedia di Superga, compirà 100 anni, un traguardo di notevole rilevanza, considerando che l’artista è ancora attiva, e che non è passato inosservato neanche alla RAI, tanto che per festeggiare i suoi 100 anni, Rai Teche, in collaborazione con il Centro di produzione TV di Torino, proporrà un tributo a una delle più grandi protagoniste della danza del Novecento, con “Susanna Egri, una vita sulle punte”, disponibile su RaiPlay da martedì 17 febbraio, vigilia del compleanno della grande coreografa.
Si tratta di un viaggio alla scoperta di una donna visionaria, che ha saputo trasformare la disciplina classica in un linguaggio contemporaneo e moderno, portandolo nelle case di tutti noi. Quello di Susanna Egri è un caso in cui la vita della donna coincide perfettamente con la sua arte, un’esistenza, forse più d’una, vissuta attraverso la coreografia sperimentata in tutte le sue forme, dal balletto neoclassico al jazz, dal folklore all’espressionismo. Il racconto si snoda attraverso un’intervista originale in cui l’artista ripercorre con straordinaria lucidità i momenti che hanno segnato la sua vita e la sua carriera, a partire dalla sua infanzia cosmopolita al seguito del padre, al trauma delle leggi razziali che la allontaneranno dalle scuole italiane, dal ritorno in Ungheria, dove scoprì la danza come “una nuova maniera di considerare la vita”, fino al rientro a Torino, dove portò la ventata di novità assimilate nel fervore artistico di Budapest. Con la tragedia di Superga del 1949, perse il padre e, con lui, tutto il suo mondo.

“A Superga ho ritrovato la valigia prestata a mio padre – ricorda l’artista – dento c’era la bambolina con il costume portoghese che mi stava portando in dono. È diventata il mio talismano, non l’ho mai rattoppata, è sempre con me”.

Il 1949 fu, nello stesso tempo, l’inizio delle trasmissioni sperimentali, e fu proprio la televisione a dare a Susanna Egri la forza di ricominciare, chiamata da Sergio Pugliese, che intuì come la televisione avesse bisogno di movimenti. La Egri creò il primo teleballetto originale, dal nome “Le foyer de la danse”, e iniziò una stagione di sperimentazione senza precedenti. Ricordiamo le avanguardistiche coreografie jazz, il sontuoso ballo Excelsior, l’audace coreografia “Jeux” di Vaclav Fomič Nižinskij. Dal 1954 le fu affidata una rubrica all’interno di “Orizzonte”, uno dei primi settimanali televisivi della neonata televisione RAI, una prova di rotocalco firmata da Umberto Eco, Gianni Vattimo e Furio Colombo. Per il programma, la Egri presentava un Carnet di ballo, in cui informava i telespettatori su vecchie e nuove tendenze del mondo della danza, dimostrando spiccate doti divulgative oltre al suo talento da ballerina. Nel 1963 la RAI le commissionò tre balletti televisivi, e la Egri decise di ispirarsi ai libretti da cui nacquero opere come “Turandot”, “Vita di Boheme” e “Cavalleria rusticana”. Grazie alla sua rielaborazione dell’opera di Mascagni, tratta dalla novella di Giovanni Verga, e alla capacità creativa di ambientarla in una Sicilia degli anni Cinquanta, influenzata dalla cultura d’oltreoceano, Susanna Egri si aggiudicò la vittoria del prestigioso Prix Italia.

La Fondazione Egri, dal canto suo, festeggia il centenario della sua fondatrice con le celebrazioni che si apriranno il 18 febbraio, giorno del centenario, al teatro Maggiore di Verbania, nell’ambito di Maggiore Danza, rassegna curata dalla stessa Fondazione. Verranno portati in scena due momenti della sua straordinaria carriera: “Istantanee”, del 1953, lo spettacolo che ha segnato la sua giovinezza artistica su musica originale del musicista  ungherese Paul Arma, e “Cantata profana il cervo fatato”, il recentissimo lavoro di Raphael Bianco, creato appositamente per l’occasione sulla musica di Béla Bartók, e dedicato a Susanna Egri, con cui ha fondato la compagnia EgriBiancoDanza.

A breve inizieranno i lavori nell’ex cinema torinese Arlecchino di corso Sommelier angolo via San Secondo, che per volontà di Susanna Egri rinascerà quale teatro Stabile della sua compagnia. Sotto la Mole si sta girando, intanto, in queste settimane, un film sulla sua vita diretta da Giorgio Ferraro, grazie alla Film Commission Piemonte.

MARA MARTELLOTTA

Alessio Torzi e la scommessa vinta

Credere nell’arte contemporanea significa investire nel futuro. È questa la visione che ha guidato Alessio Torzi nella creazione di Ad Maiora Art Showroom, uno spazio dedicato alla promozione di nuovi linguaggi artistici e alla valorizzazione della creatività.
Lo showroom ospita mostre temporanee e tematiche, con allestimenti dinamici che spaziano dalle sculture alle arti digitali. Aperto a collettivi, fotografi e artisti emergenti, Ad Maiora si propone come punto d’incontro tra innovazione, design e cultura contemporanea.
Un progetto che unisce qualità espositiva e opportunità per collezionisti e appassionati, trasformando ogni mostra in un’esperienza immersiva. Una scommessa ambiziosa, oggi diventata una realtà concreta.

Enzo Grassano