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https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/abbazie-e-chiese/santuario-di-vicoforte
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Stefano Massini approda al Teatro Carignano con lo spettacolo “Donald. Storia molto più che leggendaria di un golden man”, un intenso racconto teatrale dedicato alla figura di Donald J. Trump.
Martedì 6 gennaio alle ore 19.30 debutta al Carignano la nuova produzione del Teatro della Toscana, che resterà in scena fino a domenica 11 gennaio. Lo spettacolo si avvale delle scene firmate da Paolo Di Benedetto, del disegno luci di Manuel Frenda, dei costumi di Elena Bianchini e delle musiche originali di Enrico Fink, eseguite dal vivo da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzio, Jacopo Rugiadi e Gabriele Stoppa.
Dopo l’eco internazionale ottenuta con Lehman Trilogy e Manhattan Project, Massini si misura con uno dei simboli più controversi del mito americano contemporaneo. Il punto di partenza è il 2015, l’anno in cui Trump annuncia la sua discesa in campo politico. Da lì prende forma un racconto che segue la parabola del miliardario newyorchese verso la Casa Bianca, attraversando successi, rovesci, incontri cruciali e svolte imprevedibili, fino a delineare il ritratto di un uomo che ha saputo trasformarsi in marchio, icona e prodotto di se stesso.
Sul palcoscenico si compone la genesi sorprendente di un leader che ha osato spingersi oltre i confini tradizionali, riscrivendo regole e linguaggi dell’economia, della finanza, della politica e persino dell’immaginario collettivo.
Nato il 14 giugno 1946 nel Queens, quartiere periferico di New York, quarto dei cinque figli della famiglia Trump di origini tedesche, Donald Trump a soli quarant’anni domina già Manhattan dal suo attico di tremila metri quadrati. Da lì progetta un impero personale che lo consacra a simbolo di un potere assoluto. Massini ripercorre questa traiettoria vertiginosa come una corsa sulle montagne russe, tra bancarotte e trionfi, in un susseguirsi serrato di colpi di scena e snodi decisivi.
In definitiva, lo spettacolo suggerisce che Donald Trump sia una delle incarnazioni più emblematiche del nostro tempo: una figura sospesa tra realtà e spettacolo, verità e finzione, persona e personaggio. Ne nasce una storia che parla di potere e che, allo stesso tempo, offre uno sguardo rivelatore e inquietante sulla contemporaneità, riaffermando la funzione antica del teatro come strumento critico capace di portare alla luce ombre e abissi del presente con la forza semplice e diretta della narrazione.
Teatro Carignano
Piazza Carignano 6, Torino
Orari:
Martedì ore 19.30
Mercoledì e venerdì ore 20.45
Sabato ore 16 e 19.30
Domenica ore 16
Giovedì 8 gennaio: riposo
Biglietteria:
Teatro Carignano – Piazza Carignano 6
Tel. 011 5169555
Email: biglietteria@teatrostabiletorino.it
Mara Martellotta
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OFF TOPIC inaugura il 2026 con una programmazione musicale intensa e trasversale, confermandosi fra i principali spazi torinesi dedicati alla sperimentazione sonora e alla cultura contemporanea. Il mese di gennaio mette in dialogo musica live, performance ibride e progetti collettivi, intrecciando artisti emergenti, nomi affermati e realtà profondamente radicate nel territorio. La linea curatoriale di OFF TOPIC continua a muoversi lungo una traiettoria chiara: valorizzare le nuove generazioni, sostenere la scena locale e nazionale, e ampliare il concetto stesso di live performance attraverso contaminazioni tra suono, immagine, teatro e club culture.
OFF TOPIC si concentra quindi sulla sperimentazione e sulla valorizzazione della cultura contemporanea, con un’attenzione particolare alle proposte inedite, alle realtà emergenti e agli artisti più seguiti dalle nuove generazioni, accanto a nomi già affermati del panorama nazionale. Il cartellone musicale 2026 accoglie progetti nati a Torino accanto ad artisti seguiti dal pubblico più giovane, creando un laboratorio creativo permanente in cui linguaggi diversi convivono e si contaminano. Ampio spazio è riservato ai format cross-disciplinari e ai collettivi, come le jam session di Genio In Da Jam, i visual e hybrid set di Poltergeist, e le sperimentazioni che fondono musica, performance e narrazione.
Non mancano incursioni nella musica d’autore, nel jazz e nelle forme strumentali più raffinate, così come momenti di forte impatto emotivo e sociale, capaci di trasformare il concerto in uno spazio di riflessione condivisa. Fra gli ospiti alcuni tra i più interessanti artisti emergenti della nuova scena italiana, con un’attenzione particolare ai progetti nati a Torino affiancati da nomi già riconosciuti nel panorama nazionale delle nuove generazioni. Questa scelta consente di mettere in dialogo carriere consolidate e giovani talenti n fase di crescita, rispondendo all’impegno di OFF TOPIC nel creare un laboratorio creativo permanente.
Venerdì 9 gennaio
Venerdì 16 gennaio Una notte in cui il live diventa esperienza sensoriale. Ceri Wax entra nell’universo di Poltergeist – Spiriti Rumorosi con un set che attraversa elettronica, improvvisazione e club culture, spingendo il suono oltre la forma del concerto. Tra pulsazioni ipnotiche, immagini in movimento e tensione performativa, la serata si trasforma in uno spazio fluido in cui musica e visione si contaminano continuamente. In collaborazione con Fuoricampo, Poltergeist conferma la sua vocazione a esplorare territori ibridi e a costruire rituali collettivi più che semplici live set.
Mercoledì 21 gennaio Ironia tagliente, scrittura surreale e una forte componente performativa trasformano il concerto in uno spettacolo vero e proprio, dove il pubblico è parte del gioco. Un’esperienza che scivola continuamente fuori dai confini del live tradizionale, muovendosi con leggerezza tra risata, riflessione e caos controllato.
Venerdì 23 gennaio In collaborazione con Blitz Management, uno dei nuovi player della programmazione musicale torinese, l’appuntamento racconta il pop contemporaneo dal punto di vista delle nuove generazioni, tra immediatezza, identità e voglia di stare sotto al palco.
Giovedì 29 gennaio Una serata che mette al centro la voce e il racconto di una nuova generazione. Tancredi arriva a OFF TOPIC con un live intenso e diretto, capace di trasformare il pop in un’esperienza emotiva e ravvicinata. Tra melodie immediate e testi che parlano al presente, il concerto diventa un momento di connessione autentica con il pubblico. Ancora una colta in collaborazione con Blitz Management, un appuntamento dedicato a una delle voci più riconoscibili e seguite della scena pop contemporanea.
Venerdì 30 gennaio
PRIMI APPUNTAMENTI DI FEBBRAIO
Mercoledì 4 febbraio
Giovedì 5 febbraio
Venerdì 6 febbraio |



Non si è arrivati ancora ai jeans del Regio di Torino dove si protestava per i funerali solenni di Berlusconi, ma basta attendere e ci arriveremo anche a Venezia. Ci sono luoghi che non possono essere lambiti dalla casualità del vestire. La musica proposta a Vienna resta la più adatta al Capodanno, mentre quella della Fenice è meno conforme alla festività: un Mascagni accompagnato da un balletto in mutande è il punto più basso a cui si è giunti. Per equilibrare la delusione, se fossi stato a Venezia, sarei andato a cenare al “ Bacareto“, vicinissimo alla “Fenice”, che non tradisce mai e non impone dress code. Io il 31 dicembre sono andato ad un ottimo cenone in un rinomato ristorante di Alassio dove il Sindaco ha organizzato un Capodanno con i fiocchi. Ho notato tra gli avventori molti senza cravatta e con pullover, mentre le signore erano eleganti. Due erano in jeans e maglietta. Solo il commendator Gravellone, grande impresario del Ponente e chi scrive avevano un abito scuro come sarebbe d’obbligo, dress code a parte. Vestirsi in modo elegante a Capodanno è infatti anche un piacere che è andato quasi totalmente perduto. Peccato. Io ricordo un grande e storico hotel di San Remo che imponeva ai clienti la giacca per entrare al ristorante anche in piena estate; nessuno, allora, aveva l’ardire di presentarsi in modo non conforme a quella che era considerata semplice educazione. Il 31 dicembre Gravellone ed io con il nostro gessato ci siamo sentiti fuori posto.
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Dopo lo spettacolare Capodanno con il tutto esaurito, Sauze d’Oulx si appresta a vivere in grande stile il weekend della Befana.
E lo fa partendo dal cinema, con la riapertura, venerdì 2 gennaio scorso, dello storico cinema Sayonara di via Monfol 23. Lo ha fatto con la nuova denominazione “Cinema Faro”. Infatti la sala cinematografica di Sauze d’Oulx era rimasta chiusa due anni or sono in seguito alla tragica e prematura scomparsa del gestore Beppe Perotto. Il cinema riapre grazie alla famiglia Di Saint Pierre che porta avanti una tradizione cinematografica. Ad aprire la sala di Sauze d’Oulx è Margherita con il papà Alessandro che continuano la tradizione del nonno Alberto che creò il mito del “Cinema Faro” di via Po a Torino. E proprio in ricordo di nonno Alberto la nipote Margherita ha scelto l’intitolazione “Cinema Faro”. Il Cinema Faro sarà aperto nel weekend dell’Epifania e poi nei weekend.
“Dopo la scomparsa di Beppe Perotto il nostro cinema è rimasto chiuso – ha dichiarato il Sindaco di Sauze d’Oulx Mauro Meneguzzi- Ma sin da subito abbiamo cercato in tutti i modi di trovare una soluzione per la sua riapertura al fine di garantire un servizio di qualità ai nostri turisti. Ringraziamo Alessandro e Margherita Di Saint Pierre per aver colto questa sfida che sicuramente sapranno vincere perché vantano una tradizione familiare che fornisce grandi garanzie. A loro va il nostro in bocca al lupo per una stagione ricca di soddisfazioni”.
Il weekend dell’Epifania porta con sé anche i “Mercatini della Befana” che animeranno il centro storico del paese in piazza Assietta e piazzetta Genevris sabato 3 e domenica 4 gennaio.
Sabato 3 gennaio l’anno parte con il sound energetico e brillante delle Effe String Quartet, un quartetto d’archi femminile, moderno e super coinvolgente che si esibirà alle ore 21 presso il Teatro d’Ou con ingresso con accredito da ritirare presso l’Ufficio del Turismo.
Una serata di grande musica con l’EFFE String Quartet che proporrà un live show con le film soundtracks più belle, le melodie delle più famose pop hits e i ritmi del rock che si fondono in uno spettacolo dinamico e coinvolgente. La versatilità delle musiciste darà vita ad una dimensione moderna del quartetto d’archi, caratterizzato da un sound accattivante ed energico. EFFE String Quartet è un ensemble italiano tutto al femminile, dalla personalità eclettica e magnetica, capace di trasformare ogni palco in una scena vibrante dove gli archi diventano protagonisti assoluti di una narrazione musicale sorprendente. Con uno stile inconfondibile e una versatilità fuori dal comune, il quartetto attraversa i generi con naturalezza, spaziando dal repertorio classico alla musica contemporanea, dalle colonne sonore più iconiche fino all’energia travolgente del rock.
Dopo il grande successo dell’Ukulele Turin Orchestra del 29 dicembre, la Cappella di Sant’Antonio a Jouvenceaux ospiterà una seconda serata di grande musica lunedì 5 gennaio sempre alle ore 21. L’Associazione “Amici di Jouvenceaux” propone il duo chitarra e voce “B&B Bacciolo-Ballestrero”, un progetto live in cui stili e suggestioni differenti confluiscono in un interessante repertorio.
Nel weekend dell’Epifania anche due appuntamenti con la rassegna “Le serate del CAI”, sempre presso il bar “Scacco Matto” di piazzale Miramonti 9 e sempre alle ore 21 e ad ingresso libero. Sabato 3 gennaio Beppe Sala presenta “Camino de Santiago: gli altri cammini oltre il Francese”, mentre domenica 4 gennaio presentazione del libro “La neve perduta” di Gianni Ballor che dialogherà con Alessandra Neri.
Sino al 4 gennaio presso i locali dell’Ufficio del Turismo di viale Genevris, dalle 9 alle 12 e dalle 14,30 alle 18,15 si potrà visitare l’esposizione “Contemporary Art Grand Tour”. Una mostra collettiva itinerante che, dopo aver attraversato numerose città e borghi di Lazio, Toscana, Umbria, Molise, Campania, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Veneto, approda per la prima volta in Piemonte, proprio a Sauze d’Oulx. Un progetto nato per scoprire, promuovere e valorizzare il talento di artisti emergenti e affermati, italiani e internazionali.
Mara Martellotta
In scena al Teatro Regio
Il 2026 si apre al teatro Regio nel segno di Rossini con uno dei capolavori più vivaci, sorprendenti e raffinati del compositore marchigiano, “La Cenerentola”, che andrà in scena sabato 17 gennaio alle ore 20. Lo spettacolo è riservato al pubblico under 30 e i biglietti sono disponibili on line e alla biglietteria fino a esaurimento dei posti disponibili.
Saranno tre i debutti di prestigio legati alla Cenerentola: Antonino Fogliati, tra i maggiori specialisti del repertorio belcantista e Ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, che dirigerà l’Orchestra e il Coro del Teatro Regio; Manu Lalli, alla regia del fprtunatp e acclamato allestimento del Maggio Musicale Fiorentino; Vasilisa Berzhanskya, mezzosoprano di eccezionale estensione vocale, nel ruolo della protagonista.
Accanto a lei un cast di impronta squisitamente rossiniana, formato da Nico Darmanin, Roberto De Candia, Carlo Lepore, Maharram Huseynov e le artiste del Regio Ensemble Albina Tonkikh e Martina Myskohlid, il Coro del Teatro Regio istruito dal maestro Piero Monti, che sostituisce temporaneamente il maestro Trabacchin.
Nell’allestimento firmato da Manu Lalli, la dimora di Don Magnifico è rappresentata da una casa dai caldi rimandi sett-ottocenteschi, con magnifiche scene dipinte ed elememti architettonici creati da Roberta Lazzeri. Qui Cenerentola corre senza sosta per soddisfare i capricci della famiglia, ma trova rifugio nei libri. Il suo amore per la lettura, volto dalla regia, tratteggia una figura determinata, vicina al pubblico contemporaneo e in netto contrasto con la vanità di Clorinda e Tisbe, eternamente alle prese con specchi e merletti. I costumi fantasiosi ed eloquenti di Gianna Poli disegnano una vivace galleria di caratteri, mentre le luci di Vincenzo Apicella, riprese da Valerio Tiberi, accompagnano la metamorfosi della protagonista, dalla penombra del focolare alla piena luminosità di Palazzo Reale. A sottolineare i tratti fiabeschi non mancano, grazie alla regia di Lalli, fate che danzano, una pioggia di stelline brillanti e la zucca che si trasforma in carrozza per condurre Cenerentola alla festa.
“La Cenerentola, ossia La bontà in trionfo” fu composta in sole tre settimane e andò in scena per la prima volta al teatro Valle di Roma il 25 gennaio 1817, l’anno successivo al debutto del “Barbiere di Siviglia”. Rossini aggiunse alla sua vis comica, che gli aveva procurato successo in tutta Europa, nuove sfumature sentimentali. La fiaba di Perrault, adattata da Jacopo Ferretti con alcune varianti, su tutte la matrigna, che qui diventa patrigno, e la scarpetta che diventa braccialetto, gli offrì l’occasione di tingere i suoi “crescendo” di nuances malinconiche, di aprire i suoi ritmi forsennati a tocchi di poesia. Il risultato è un’opera dove i protagonisti, Cenerentola e il principe Don Ramiro, cantano i loro sentimenti fondendovi tutta la fragilità della giovinezza; gli antagonisti, il patrigno e le sorellastre, vi fanno da contraltare con un umorismo sapido e grottesco di derivazione napoletana, non dimentico della radice europea della fiaba di Cenerentola nella terra di Basile.
Gioacchino Rossini trasforma la fiaba di Perrault in uno scintillante melodramma giocoso, dove il gioco dei travestimenti esplora il team dell’identità capovolta: il principe si finge servitore, il servitore si spaccia per principe, mentre l’unica a restare sé stessa e Cenerentola. In questa versione la magia lascia il posto all’ingegno, e i simboli tradizionali della fiaba diventano personaggi e oggetti nuovi. La fata diventa il filosofo Alidoro, la matrigna diventa il patrigno, spassosissimo “Intendente dei bicchier e presidente al vendemmiar”, e la scarpetta si trasforma in quel braccialetto che svelerà l’identità della protagonista. Pur nella sua veste giocosa, “La Cenerentola” è un’opera dal forte valore simbolico. La protagonista incarna un ideale di bontà, che non si lascia contagiare dall’odio, ma lo disinnesca con il perdono e la scelta di non rispondere con la violenza alla violenza. In un mondo popolato da arrivismo da meschinità, Cenerentola assume il ruolo di pacificatrice, capace di ricucire i rapporti spezzati e di offrire una seconda possibilità a chi l’ha umiliata. La sua ascesa sociale non nasce da un incantesimo, ma da virtù quali pazienza, compassione e intelligenza; il vero riscatto non coincide con il matrimonio principesco, ma con la vittoria della conoscenza e della bontà su ogni forma di prepotenza. Si tratta di un messaggio rivolto anche al pubblico giovane: i questa Cenerentola rossiniana il perdono non è debolezza, ma scelta radicale, capace di cambiare il destino dei personaggi e idealmente lo sguardo di chi ascolta.
Mara Martellotta
OPERETTA TEATRALE A STUPINIGI
A tutti è familiare la Palazzina di Caccia di Stupinigi, delizia dell’Ordine Mauriziano, alle porte di Torino, uno dei tesori architettonici di cui è ricca la nostra regione. Non tutti però conoscono il programma a regìa del Gruppo Storico Nobiltà Sabauda previsto per il 6 gennaio 2026, con ben due spettacoli, il primo alle ore 15.00 e il secondo alle 17.00
Grazie a questi spettacoli, la Palazzina di Caccia si trasformerà in un palcoscenico incantato.
Il citato gruppo storico porterà in scena una rivisitazione del capolavoro di Lewis Carrol ‘Alice nel Paese delle Meraviglie’, dal titolo: “ALICE: IL RITORNO NEL PAESE DELLE MERAVIGLIE”.
L’ormai ventenne Alice ritorna nel mondo fatato che l’aveva accolta da bambina. Il Paese che la vide con i capelli sciolti, i calzettoni bianchi e gli occhioni azzurri, luccicanti, di fronte ad ogni sorpresa è però cambiato.
Purtroppo quella realtà è minacciata sia da una regina crudele che da una tetra ombra che insieme incombono sul regno di quelle creature fantastiche. Ormai giovane adulta, l’eroina di Carrol (che nacque matematico, prima che romanziere di successo) dovrà caricarsi sulle spalle la responsabilità di aiutare i vecchi amici a liberarli da quell’incubo.
Il Gruppo Storico Nobiltà Sabauda nasce nel 1997 ed è ormai noto per iniziative che uniscono recitazione, danza e rievocazione storica. Grazie a un corposo numero di oltre quaranta artisti, questo cammeo culturale – vanto per la nostra regione – ha partecipato a manifestazioni culturali sia in Italia che all’estero, riscuotendo ovunque gran successo, grazie alla sua peculiare capacità di saper ricreare atmosfere, sia aristocratiche che contadine, militari, artigiane, religiose del nostro luminoso passato ducale.
Fra gli altri, ricordiamo spettacoli come “C’era una volta l’Italia che non c’era”, “L’eclissi del Re Sole” e i “Racconti dalla gabbia dorata”.
Dove si esibiscono? Principalmente in piazze, borghi antichi e palazzi storici.
L’opportunità di ambientare questo ‘ritorno di Alice’ nella Palazzina di Caccia, un gioiello barocco di particolari peculiarità, è stata quanto mai valida come scenario indispensabile per far risaltare la magia di trama, costumi e le capacità artistiche del Gruppo.
E’ certo che questa Epifania 2026, passata in loro compagnia, potenzierà la dolcezza di una festa principalmente cara ai bimbi.
Il costo di 8 euro (ridotto) e di 12 (intero), non solo permetterà l’accesso allo spettacolo ma anche alla visita alla Palazzina. No prevendita né posti prenotabili, perciò si consiglia di presentarsi agli ingressi con un certo anticipo.
Per ulteriori informazioni – soprattutto logistiche – fare riferimento alla Fondazione Ordine Mauriziano-Palazzina di Caccia di Stupinigi.
Telefono 011-62.00.601 e.mail stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it
Ferruccio Capra Quarelli
Allo Spazio Kairos merenda e “Tutti a scuola! La Befana vi aspetta”, dal libro di Nicoletta Asnicar
Martedì 6 gennaio alle 16,30 allo Spazio Kairos di Torino, in via Mottalciata 7, “Tutti a scuola! La Befana vi aspetta“, di e con Michela Di Martino.
Onda Larsen, che organizza il pomeriggio, offre alle 16 la merenda. Poi, alle 16,30, va in scena lo spettacolo liberamente tratto dal libro di Nicoletta Asnicar: 50 minuti di teatro di narrazione e interazione, pensati per un pubblico dai 2 in avanti.
Lo spettacolo sulla Befana
Poter aiutare la Befana, è un’occasione imperdibile. Mancano poche ore alla notte dell’Epifania, ma quest’anno c’è un grosso problema: la Befana ha la febbre. Gommose alla fragola, orsetti di gelatina, ovetti mille gusti: come farà a distribuirli? Avrà bisogno di un valido o una valida aiutante: così decide di fare un concorso. Alla sua buca delle lettere arriveranno varie lettere, ma tra tutte sceglierà quella di Annì, una bimba di 6 anni, molto determinata e con tanta voglia di imparare. E così, la Befana, tra un fazzoletto e l’altro, insegnerà i segreti della “befaneria”.
I piccoli verrano coinvolti anche sul palco come aspiranti aiutanti della Befana: a fine spettacolo, potranno conoscerla e parlarci, imparando qualche segreto della Befana e l’incantesimo cantato “Ad ognuno il suo dolcetto”.
Michela Di Martino – Bio
Nata a Napoli e residente a Torino dall’età di 10 anni. La sua attività poliedrica spazia dalla recitazione teatrale alla conduzione televisiva, passando per il doppiaggio, la scrittura e la partecipazione attiva a eventi istituzionali e sociali. Cresciuta in una famiglia di musicisti, Michela inizia il suo percorso artistico sin da giovanissima: a soli 11 anni entra al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, dove studia pianoforte per cinque anni, per poi orientarsi definitivamente verso il teatro. Si forma all’Accademia di Recitazione Sergio Tofano di Torino, affinando la propria tecnica con maestri di rilievo come Mamadou Dioume (storico collaboratore di Peter Brook) e Danny Lemmo, costruendo così un profilo artistico solido e riconosciuto. Si specializza inoltre nel doppiaggio frequentando il Centro D, scuola fondata da Danilo Bruni, e completa la sua preparazione con una Laurea Magistrale in Teatro e Arti della Scena presso l’Università degli Studi di Torino. Ha collaborato per oltre dieci anni con Rai Torino, prendendo parte a programmi per ragazzi come “L’Albero Azzurro”, “Oreste, che storia!” e “Natale Show”, prestando la voce a numerosi personaggi – tra cui Zarina – e partecipando alla nuova serie RAI “Piccolo Mostro”, di cui è voce protagonista. È inoltre speaker per importanti campagne pubblicitarie e istituzionali legate a realtà come il Museo Egizio, la FIAT, Turismo Torino e altre iniziative promosse dalla Città. La sua carriera spazia dal teatro alla televisione, con ruoli in produzioni come “C’era una volta Studio Uno” e la web fiction “06/3139”. Nel 2016 prende parte alla produzione “I Tre Moschettieri”, kolossal teatrale del TPE in otto puntate con registi di fama quali Gigi Proietti, Beppe Navello e Ugo Gregoretti, andato in scena al Teatro Astra dal 18 febbraio al 1° maggio 2016. Tra le sue esperienze più recenti, figura lo spettacolo dedicato a Cleopatra, andato in scena nell’agosto 2024 all’interno della rassegna Teatro nelle Corti, Nel 2023 ha pubblicato il libro per bambini C’è un alieno in città (Edizioni San Paolo), presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino e in numerose rassegne culturali italiane. Michela Di Martino è inoltre spesso volto e voce di eventi chiave della città: ha condotto momenti istituzionali e pubblici legati alle ATP Finals di Torino ed è una presenza attiva in iniziative solidali, come il Raduno dei Babbi Natale a favore dell’Ospedale Regina Margherita, dove porta entusiasmo e umanità a sostegno dei più piccoli. Nel 2023/2024 è stata speaker ufficiale delle Juventus Women. Accanto all’attività scenica, porta avanti un importante impegno educativo e formativo con corsi teatrali per bambini e ragazzi. Tra questi si segnala Officina Teatro, laboratorio teatrale ospitato dalle OGR e pensato per avvicinare i più piccoli all’uso consapevole della voce e del corpo, con finalità educative. È attualmente coinvolta anche in produzioni teatrali di rilievo, tra cui collaborazioni con il Teatro alla Scala di Milano e nelle nuove produzioni Rai, presso il Centro di Torino.
Biglietto unico: 9 euro.
Pacchetto famiglia (acquisto di minimo di 4 biglietti per lo stesso evento): 28 euro.
A cura di piemonteitalia.eu
Fu Napoleone che decise di costruirlo allo scopo di glorificare il dominio francese nella capitale sabauda. Difatti, questo sarebbe diventato il primo ponte in pietra della città, in sostituzione all’allora ponte di legno provvisorio.
Leggi l’articolo:
https://www.piemonteitalia.eu/it/curiosita/la-storia-del-ponte-vittorio-emanuele-di-torino
L’incontro con Emilio Salgari, il papà di Sandokan, Yanez, Tremal-Naik e del Corsaro Nero avvenne tanto tempo fa. E fu un amore improvviso, intenso. I primo due libri furono “I misteri della Jungla Nera” e “Le Tigri di Mompracem”, nelle edizioni che la torinese Viglongo pubblicò negli anni ’60.
Vennero letteralmente divorati. Toccò poi all’intero ciclo dei pirati della Malesia e a quelli dei pirati delle Antille, dei Corsari delle Bermude e delle avventure nel Far West. Mi recavo in corriera da Baveno a Intra, da una sponda all’altra del golfo Borromeo del lago Maggiore, dove – alla fornitissima libreria “Alberti” – era possibile acquistare i romanzi usciti dalla sua inesauribile e fantasiosa penna. Salgari, nato a Verona nell’agosto del 1862, esordì come scrittore di racconti d’appendice che uscivano su giornali a episodi di poche pagine, pubblicati in genere la domenica ma, nonostante un certo successo,visse un’inquieta e tribolata esistenza. A sedici anni si iscrisse all’Istituto nautico di Venezia, senza però terminare gli studi.
Tornato a Verona intraprese l’attività di giornalista, dimostrando una notevole capacità d’immaginazione. Infatti, più che viaggiare per mari e terre lontane, fece viaggiare al sua sconfinata fantasia, documentandosi puntigliosamente su paesi, usi e costumi. Scrisse moltissimo, più di 80 romanzi e circa 150 racconti, spesso pubblicati prima a puntate su riviste e poi in volume. I suoi personaggi sono diventati leggendari: Sandokan, Lady Marianna Guillon ovvero la Perla di Labuan, Yanez de Gomera, Tremal-Naik, il Corsaro Nero e sua figlia Jolanda, Testa di Pietra e molti altri. Nel 1900, dopo aver soggiornato alcuni anni nel Canavese ( tra Ivrea, Cuorgnè e Alpette) e poi a Genova, si trasferì definitivamente a Torino dove cambiò spesso alloggio, abitando nelle vie Morosini e Superga, in piazza San Martino ( l’attuale piazza XVIII Dicembre, davanti a Porta Susa, nello stesso palazzo all’angolo nord dove De Amicis scrisse il libro “Cuore“), in via Guastalla e infine in Corso Casale dove, al civico 205 una targa commemorativa ricorda quella che è stata l’ultima dimora del più grande scrittore italiano di romanzi d’avventura. Schiacciato dai debiti contratti per pagare le cure della moglie, affetta da una terribile malattia mentale, con quattro figli a carico, si tolse la vita con un rasoio nei boschi della collina torinese.
Era il 25 aprile 1911. Ai suoi editori dell’epoca, che stentavano a pagargli i diritti, lasciò questo biglietto: “A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna“. Ai quattro figli scrisse: “Sono ormai un vinto. La malattia di vostra madre mi ha spezzato il cuore e tutte le energie. Io spero che i milioni di miei ammiratori che per tanti anni ho divertito e istruito provvederanno a voi. Non vi lascio che 150 lire, più un credito di lire 600… Mantenetevi buoni e onesti e pensate, appena potrete, ad aiutare vostra madre. Vi bacia tutti col cuore sanguinante il vostro disgraziato padre“. I suoi funerali passarono quasi inosservati perché in quei giorni Torino era impegnata con l’imminente festa del 50° Anniversario dell’Unità d’Italia. La sua salma fu successivamente traslata nel famedio del cimitero monumentale di Verona. Un tragico e amaro epilogo per l’uomo che, grazie alle sue avventure, fece sognare tante generazioni di ragazzi.
Marco Travaglini