Il MIIT, Museo Italia Arte, ospita dal 16 maggio al primo giugno 2023 due mostre, di cui una personale di Bruno Molinaro e un’esposizione intitolata “Leggerezze – Acquerelli, che passione!” a cura di Elio Rabbione.
Un omaggio al maestro Sergio Unia si accompagnerà a una mostra di acquerelli, promossa dal Museo MIIT, Museo Internazionale di Italia Arte, che si inaugurerà martedì 16 maggio alle ore 17.
L’esposizione si articola, in realtà, in due mostre di Bruno Molinaro e in quella dal titolo “Leggerezze- acquerelli, che passione!”. Si tratta di due momenti di arte da vivere con attenzione e trasporto, abbandonandosi alle ricche e profonde emozioni che quelle visioni comportano. La mostra antologica dedicata al Maestro Bruno Molinari è intitolata “Attraverso il tempo. Grafica e dipinti degli anni Sessanta”. L’esposizione presenta una trentina di opere pittoriche e una scelta di opere grafiche che narrano il suo percorso stilistico dagli anni Sessanta a oggi. Si tratta di un operare continuo che ha reso la ricerca, il segno e il colore le sue peculiarità artistico creative. Fin da giovane egli utilizzava il cavalletto da viaggio e la “scatola d’artista” con pennelli e colori vivendo la sua stagione dell’ ‘en plein air’ ricercando e trovando punti e momenti ricchi di interesse e emozioni da trasferire sulla tela. Ancora oggi il Maestro Molinaro è un uomo curioso e non pago. Il suo studio è ricco di vita, di attività con dipinti e disegni, acquerelli e incisioni, ma anche progetti di restauro che ne hanno accompagnato la ricerca e la passione. Il Maestro mostra una personalità che ha lasciato il segno nella pittura italiana e non solo della seconda metà del Novecento.
Nato a Ragogna, in provincia di Udine, Molinaro ha frequentato i corsi delle scuole del nudo dell’Accademia Albertina, e è diventato protagonista di un unico stile pittorico molto raffinato di matrice impressionista. Ha esposto in Italia e nelle principali metropoli mondiali, tra cui Hong Kong, Los Angeles, Rio de Janeiro, Tokyo, Istanbul, Vancouver, Toronto, in Messico, Tunisia e Seychelles, ricevendo numerosi riconoscimenti. Nel 2019 è stato nominato membro della commissione artistica della Promotrice delle Belle Arti.
‘La sua arte – spiega il Direttore di Italia Arte Guido Folco – è destinata a rimanere un simbolo di una ricerca condotta tra l’impressione del bello di natura, caro al paesaggio e alla pittura di soggetto, tipica della nostra tradizione, e l’espressività di un’anima irrequieta e perennemente in viaggio’.
L’esposizione collettiva intitolata “Leggerezze. Acquerelli, che passione!” è curata da Elio Rabbione e presenta una selezione di opere realizzate ad acquerello da artisti contemporanei. Si tratta di una disciplina tra le più affascinanti nella storia dell’arte, che ha caratterizzato anche l’arte orientale fin dall’antichità, per poi ricevere uno sviluppo in Europa tra Settecento e Ottocento. Nell’ambito della mostra sarà presente anche un omaggio del noto scultore Sergio Unia, che presenterà alcune opere del modellato plastico, classico e romantico.
Mara Martellotta

Jules Verne è stato un grande della letteratura negli anni della giovinezza e sostare davanti alla sua tomba nel cimitero di Amiens provoca una profonda emozione. Tra i cinque autori più tradotti al mondo, lo scrittore che di fatto inventò la letteratura di fantascienza con i suoi romanzi era nato l’ 8 febbraio 1828 a Nantes, città portuale francese, e morì di diabete all’età di 77 anni il 24 marzo 1905 ad Amiens, in quello che un tempo era il capoluogo della Piccardia ed oggi del dipartimento della Somme. Il cimitero in cui riposano le sue spoglie mortali è quello della Madeleine, a nord-ovest della città, all’estremità occidentale de quartiere di Saint-Maurice. Nel parco alberato di diciotto ettari colpisce la scultura realizzata da Albert Roze, intitolata Vers l’Immortalité et l’Eternelle Jeunesse (Verso l’Immortalità e l’Eterna Giovinezza) collocata due anni dopo la morte dello scrittore sulla sua lapide.
trentacinque anni, iniziò la carriera di scrittore che continuò fino alla morte e ancora dopo, con la pubblicazione postuma di molti suoi lavori: sessantadue romanzi e diciassette racconti. Il suo successo si dovette in gran parte all’editore Pierre-Jules Hetzel (nato a Chartres nel 1814 e morto a Montecarlo nel 1886, sepolto nel cimitero parigino di Montparnasse) il quale, dopo aver pubblicato proprio nel 1863 il primo volume di racconti Cinque settimane in pallone, propose a Verne un contratto ventennale con l’impegno di pubblicarne tre all’anno, consentendo all’autore di abbandonare l’impiego di agente di cambio e dedicarsi completamente alle sue opere. Nel 1870, per meriti letterari, gli viene conferita la Lègion d’Honneur e viene nominato per due volte
presidente dell’Académie des Sciences, des Lettres et des Arts.
dovettero attendere 131 anni per vederlo pubblicato, nel 1994. Un pronipote dello scrittore aveva fatto aprire una vecchia cassaforte di cui si erano perdute le chiavi scoprendo il manoscritto dell’opera, che l’editore Hachette pubblicò, a dire il vero, con scarsa convinzione. In pochi giorni ne vennero vendute duecento mila copie, costringendo la prima casa editrice di Francia a ricredersi, prendendo atto dell’immutato fascino dei romanzi di Jules Verne. Nel centro di Amiens, al numero due di Rue Charles Dubois c’è la casa in cui Jules Verne visse per diciotto anni e che oggi, trasformata in museo, accoglie i visitatori svelando davanti ai loro occhi il fantastico mondo dello scrittore. Attraverso numerosi oggetti e documenti, si racconta la vita e le opere dello scrittore.


