CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Natalie Clein al Conservatorio suona il violoncello costruito a Torino nel 1777

Sul palco del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino, mercoledì 21 gennaio, alle 20.30, dopo il memorabile recital del maggio 2021, torna all’Unione Musicale la violoncellista britannica Natalie Clein, insieme al pianoforte di Cédric Pescia, per un concerto che affianca capolavori di Schubert e Brahms a pagine del Novecento. Questa sera, Natalie Clein salirà sul palco con il suo amato violoncello Giovanni Battista Guadagnini “Simpson”, realizzato a Torino nel 1777, come attesta l’etichetta originale. Considerata una delle maggiori interpreti contemporanee di violoncello, la Clein è un’ex ragazza prodigio, che fu insignita a 16 anni del BBC Young Musician of the Year, seguito dal Brit Award per la musica classica. In apertura di concerto, il canto intimo e contemplativo della “Méditation hébraïque” di Bloch introduce un percorso variegato: dalle affilate miniature moderniste delle Nove Bagatelles op.10 di Elisabeth Lutyens, pioniera della musica dodecafonica in Gran Bretagna. Al centro del programma la voce del presente “L’innominata”, brano scritto per Natalie Clein da Brian Elias, uno dei più raffinati compositori britannici contemporanei, capace di esplorare le tensioni interiori con linguaggio personale e immaginifico. Critica e pubblico concordano nel riconoscere in Natalie Clein un’artista fuori dagli schemi, “dal suono sontuoso, ma mai compiaciuto; una voce autentica sempre proiettata oltre la superficie”.

Mercoledì 21 gennaio 2026, ore 20.30, Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino

Biglietti: da 10 a 25 euro

Mara Martellotta

Foto archivio

“Una pièce per Ivo Saglietti”

A due anni dalla scomparsa dell’indimenticato fotografo e fotoreporter di origini francesi, “ArtPhotò” dedica uno spazio-incontro alle “Gallerie d’Italia”

Venerdì 23 gennaio, ore 17,30

Premessa dovuta.

Ricordo bene. E ancora porto negli occhi e nel cuore quelle suggestive immagini in bianco e nero assetate di luce, quasi tutte di piccolo formato con passepartout e incorniciate di nero (come ancora insegna la grande “scuola francese”), ultimo rifugio di vite sospese, senza ipotizzabili vie di fuga, da mondi vocianti di “amore, ma anche disperazione e speranza”. Si era nei primi giorni del gennaio 2024. Uscivo dal “Museo Nazionale del Risorgimento” per immergermi nell’urbana delizia di piazza Carlo Alberto, portandomi appresso quelle immagini che raccontavano oltre quarant’anni di vita e di professione (dagli anni ’80 al 2018) dell’indimenticato fotografo e fotoreporter Ivo Saglietti (Tolone, 1948 – Genova, 2023). Avevo appena visitato (e ne riportavo ancora addosso gli emozionanti effetti) la sua prima mostra del “dopo”. Saglietti non partecipò infatti a quell’inaugurazione. La morte lo aveva preso con sé pochi giorni prima dell’avvio della sua personale, ospitata nella “Manica” della “Camera Italiana” del “Museo” di “Palazzo Carignano”, diventando– secondo i piani di un amaro beffardo destino – la sua prima “retrospettiva”, dal titolo “Ivo Saglietti. Lo sguardo nomade”. Oltre 50, gli scatti allora esposti, documenti indimenticabili di un’importante carriera professionale (ben tre i “World Press Photo Award” vinti, affiancati ad altri, numerosi riconoscimenti a livello internazionale) e di un “vagabondare”, l’immancabile “Leica” sempre fida compagna di viaggio, nei luoghi più “impegnativi” e drammaticamente segnati del mondo. Per oltre quarant’anni. Raccontati come lavori in assignement per il “New York Time Magazine”, per “Time”“Der Spiegel” e “Newsweek” o come collaborazioni con prestigiose “Agenzie di Fotogiornalismo”, da “Sipa Press” a “Stern” e a “Zeitenspiegel”: dalle rivolte in Centro America – Cile e Perù – ad Haiti e ancora dal Vicino Oriente al “Mar Musa” in Siria, dove conosce padre Paolo Dall’Oglio, con cui stringe un’importante amicizia e complicità di idee sfociate non solo in toccanti scatti fotografici (carico d’amore l’abbraccio – slancio fra Padre Paolo e un Imam musulmano), ma anche nel libro (negli anni ne ha realizzati otto) “Sotto la tenda di Abramo” (“Peliti” editore), prima del rapimento in Siria del gesuita italiano, mai più ricomparso. Scatti fotografici che, come sempre, “non hanno nulla da ‘dimostrare’ – sosteneva umilmente Saglietti – ma tanto da ‘mostrare’”. Pagine specchio di profonda disperazione umana, in cui fioriscono e rifioriscono, a più riprese, segnali, atti, visioni in grado di ritrovare i sentieri più tortuosi di umanità e fratellanze perdute. Forse ancora rintracciabili. Nonostante le molte inquietanti “forze” e “figure di potere” (cui d’“umano” è rimasto assai poco) che s’ergono oggi, più che mai, a montagne invalicabili fatte di terrore e disumane entità.

“Una pièce per Ivo Saglietti”

Premessa dovuta, in cui mi è piaciuto intrecciare i miei ricordi legati a una  delle mostre fotografiche più emozionanti fra quelle visitate di recente. Mostra dedicata a un grande uomo e a un immenso fotoreporter che è giusto ricordare per la sua lezione di profonda professionalità e umanità regalate, attraverso i suoi scatti più iconici, al mondo intero. A farlo, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 17,30) sarà “ArtPhoto”, progetto realizzato nel 2015 da Tiziana Bonomo, teso a proporre, organizzare e curare eventi legati al mondo della fotografia.

L’appuntamento, dal titolo “Una pièce per Ivo Saglietti” (composto dalle sue immagini, dai suoi testi e dai ricordi e riflessioni di illustri “ospiti”) si terrà, a due anni dalla scomparsa di Saglietti, nella sede di “Gallerie d’Italia”, in piazza San Carlo 156, a Torino. Inserito nell’ambito della serie “Intrecciare Parole e Immagini”, l’evento si svolgerà, sottolinea Tiziana Bonomo “grazie alla presenza di alcuni testimoni che hanno intrecciato con Ivo amicizia, condivisione, visione, apprendimento, progetti, speranze, dialoghi, discussioni vive, accese, appassionanti”. Presenze illustri. E un ricco parterre.

A ricordare Saglietti interverranno infatti: la sua allieva (narratrice di mondi spesso invisibili o ai margini) Valeria GradizziFederico Montaldo (titolare dell’“Archivio Saglietti” e autore del libro “Ivo Saglietti. Lo Sguardo inquieto”, edito da “Postcart”); Francesca Peliti ( impegnata in Studi di “Teologia” e attività a sostegno dell’ “Associazione Amici di Deir Mar Musa” ispirata all’opera di Padre Dall’Oglio): Paolo Pellegrin (amico di Ivo, che fu – parole sue – “suo mentore” e fotografo di “Magnum Photos”); Andrea Pontini (titolare della testata on line “InsideOver”Domenico Quirico (noto giornalista, inviato di guerra e coautore con Saglietti del libro “Rivoluzioni”); l’attivista in “fotografia sociale”, Roberto Colacioppo e Tiziana Bonomo, anima e cuore di “ArtPhoto”, nonché curatrice e organizzatrice di ben tre mostre di Saglietti. A lei tutti (o quasi) gli onori per l’organizzazione dell’evento.

Gianni Milani

Nelle foto: Ivo Saglietti: “Mar Musa2”; “Cuba” e “Malaria_ Ghana”

Incipit Offresi a Rivalta

 

Giovedì 22 gennaio, ore 18

Il primo talent letterario itinerante che scopre nuovi autori e trasforma gli incipit in storie da pubblicare

 

Pubblicare un libro, grazie a un incipit: il primo talent letterario itinerante è alla ricerca di aspiranti scrittori a Rivalta (TO). La quarta tappa dell’undicesima edizione è in programma giovedì 22 gennaio alle 18 alla Biblioteca Silvio Grimaldi. Presenta Chiara Pacilli con l’accompagnamento musicale di Enrico Messina.

Incipit Offresi è un vero e proprio talent della scrittura, lo spazio dove tutti gli aspiranti scrittori possono presentare la propria idea di libro. L’obiettivo non è premiare il romanzo inedito migliore, ma scovare nuovi talenti, promuovere la lettura e valorizzare le biblioteche come luoghi di partecipazione e di promozione culturale. In 10 anni Incipit Offresi ha scoperto più di 150 nuovi autori, pubblicato oltre 80 libri e coinvolto circa 12mila spettatori l’anno, 30 case editrici e più di 80 biblioteche e centri culturali.

Partecipa Impremix Edizioni, la casa editrice attenta alla società, alla sua evoluzione, alla tecnologia e ai sentimenti umani con particolare risalto per l’arte e la storia.

 

I partecipanti, in una sfida uno contro uno, avranno 60 secondi di tempo per leggere il proprio incipit o raccontare il proprio libro. Il/la concorrente che, secondo il giudizio del pubblico in sala, avrà ottenuto più voti, passerà alla fase successiva, dove avrà ancora 30 secondi di tempo per la lettura del proprio incipit prima del giudizio della giuria tecnica che assegnerà un voto da 0 a 10. Una volta designato il/la vincitore/trice di tappa, si aprirà il voto del pubblico per il secondo classificato. Chi otterrà più voti potrà partecipare alla gara di ballottaggio. Il vincitore o la vincitrice di tappa si aggiudicherà un buono libro del valore di 50 euro. I primi classificati di ogni tappa e gli eventuali ripescaggi potranno accedere alle semifinali per giocarsi la possibilità di approdare alla finale, in programma a giugno 2026.

I concorrenti primo e secondo classificato riceveranno rispettivamente un premio in denaro di 1.500 euro e 750 euro. Saranno inoltre messi in palio il Premio Scuola Holden con un corso di scrittura; il Premio Italo Calvino, con la partecipazione gratuita al prestigioso premio letterario; i Premi Golem e Leone Verde, con la pubblicazione dell’opera; il Premio Miraggi costituito da una lampada artistica fatta di libri; i Premi Indice dei Libri del Mese, Fondazione Circolo dei lettori, Pagina 37 e il Premio Archimede per gli under 35, con la pubblicazione del proprio racconto nella raccolta Archimedebook e, da questa edizione, il Premio Sostenibilità, a cura del Centro Scienza, un riconoscimento speciale agli scritti che affrontano temi ambientali, ecologici e climatici. Tutti gli iscritti al concorso, inoltre, grazie alla collaborazione con Scuola Holden, potranno seguire gratuitamente il corso “Chi ben comincia” a cura di Fronte del Borgo: due lezioni in streaming per scoprire come costruire un incipit capace di catturare il lettore dalle primissime righe, tra scelte stilistiche, tensione narrativa, esempi celebri e piccole esercitazioni.

 

Incipit Offresi è un’iniziativa ideata e promossa dalla Fondazione ECM – Biblioteca Archimede di Settimo Torinese e Regione Piemonte, con il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo e la collaborazione di Emons Edizioni, Fondazione Circolo dei lettori, Scuola Holden e FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

Il Premio Incipit e il campionato sono dedicati a Eugenio Pintore, per la passione e la professionalità con cui ha fatto nascere e curato Incipit Offresi.

La poesia di Graziella Provera

Dolce malinconia che, come rugiada,
cade goccia a goccia
in fondo al cuore,
tenero come una fragola matura.
Mi basta guardare il cielo,
gli alberi, le nuvole:
ogni stagione mi riporta indietro
a contemplar la trama dei ricordi.
Anche il gracchiar dei corvi
mi emoziona.

Sono malata d’infanzia
e nostalgia,
eppur guarir non voglio
ché se perdessi d’un tratto la memoria
come pietra sarei:
un sasso in un arido deserto.

GRAZIELLA PROVERA

21 gennaio 2026

“E ritorno ad amare con te”

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Music Tales, la rubrica musicale

“E ritorno ad amare con te
E mi sento sincero
Tanto da parlarti di me
Tanto per parlare di me”
Ritorno ad amare è uno dei brani più emblematici della scrittura di Biagio Antonacci: una canzone che non cerca l’effetto, ma la sottrazione. Nasce e si muove in una dimensione raccolta, quasi confessionale, dove l’attenzione è tutta rivolta al percorso interiore del protagonista.
Non è una canzone sull’amore trionfante, ma sull’atto delicato e faticoso di rimettersi in gioco dopo una ferita.
Il verbo chiave è “ritorno”: non c’è slancio, non c’è conquista, ma un movimento cauto, quasi timoroso. Amare non è presentato come un istinto naturale, bensì come una scelta consapevole, che arriva dopo il dolore, la paura, la disillusione.
Poi arriva lei, che di cover ne ha fatte molte ed alcune  anche molto interessanti.
Laura Pausini è indiscutibilmente una grande cantante, anche se non rientra tra le mie interpreti di riferimento. Proprio per questo, forse, resto spesso un po’ così, senza grande entusiasmo di fronte ai suoi videoclip, che raramente riescono a coinvolgermi davvero.
In questa occasione, purtroppo, meno che mai.
La cover di Ritorno ad amare sembra voler andare oltre la semplice rilettura del brano di Biagio Antonacci, trasformandolo in una performance dal respiro internazionale fin troppo programmatico. Fin dall’ingresso della batteria, che richiama in modo evidente l’andamento percussivo e marziale di “We Will Rock You”, il brano viene spinto verso un immaginario da “arena rock” che poco ha a che fare con l’intimità originaria della canzone a mio parere.
Attenzione, non mi dispiace l’arrangiamento ma credo non rispetti le vere intenzioni dell’autore né il significato del testo.
Il giubbottino giallo e l’atteggiamento scenico richiamano apertamente l’iconografia di Freddie Mercury, mentre i cori stratificati e solenni rimandano alle celebri armonizzazioni dei Queen di “Bohemian Rhapsody”.
Più che suggestioni, qui sembrano vere e proprie citazioni, accumulate senza particolare pudore. Non me ne vogliano i pausiniani; la mia opinione vale sempre solo uno, non si deve dimenticarlo.
Il risultato è un’operazione certamente ambiziosa, ma anche forse eccessiva: la fragilità emotiva del brano originale viene sacrificata a favore di una spettacolarità costruita, che finisce per sovrastare il senso stesso della canzone. Laura Pausini osa, ma questa volta l’azzardo appare più estetico che emotivo, più imitativo che necessario. Peccato ma sono certa ci regalerà altre emozioni come fa quasi sempre.
Fatemi sapere la vostra, mi fa piacere.
“Vi è nella natura, e continua a sussistere nell’uomo, una tendenza perenne all’eccesso.”
Georges Bataille
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Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica

Ultimi giorni per le iscrizioni alla VI edizione del “Concorso” dedicato ai giovani cantautori under 38. Ospite d’onore alla serata finale, Raphael Gualazzi

Fino a domenica 25 gennaio

Moncalieri (Torino)

I tempi s’accorciano. Mancano ormai pochi giorni per aderire al bando di iscrizione alla sesta edizione del “Premio Gianmaria Testa – Parole e Musica”, promosso e organizzato dal “Comitato Moncalieri Cultura” con “Produzioni Fuorivia” e il contributo della “Regione Piemonte” e della “Città di Moncalieri”, nell’ambito del “Festival Moncalieri Legge”. Il “Premio”, che in pochi anni ha saputo diventare importante punto di riferimento per i giovani cantautori italiani ed internazionali, nasce come riconoscimento ed omaggio alla memoria e all’eredità artistica (forte ed indimenticata) di Gianmaria Testa, il “poeta in musica” (o il “cantautore ferroviere”, per gli anni di lavoro trascorsi quale “capostazione” allo scalo ferroviario principale di Cuneo) capace di “raccontare con profondità e leggerezza la fragilità del mondo contemporaneo”. Obiettivo: “valorizzare la scrittura musicale – sottolineano gli organizzatori – come forma d’arte, per scoprire e promuovere nuove voci che sappiano coniugare parola e melodia, nel segno di un’autenticità che attraversa le generazioni”. La partecipazione è aperta ad autori e compositori “under 38” di qualsiasi nazionalità, presentando uno o due brani inediti (o pubblicati da non più di sei mesi alla data d’iscrizione).

Le candidature dovranno essere inviate fino e non oltre domenica 25 gennaio, all’indirizzo premiogianmariatesta@moncaliericultura.it , seguendo le modalità indicate nel regolamento disponibile su www.visitmoncalieri.it e www.premiogianmariatesta.it .

Una Giuria d’eccezione , composta da protagonisti del mondo musicale e culturale italiano e presieduta da Paola Farinetti (“Produzine Fuorivia”, nonché moglie di Testa) sarà chiamata a selezionare i cinque finalisti che si esibiranno dal vivo nella serata finale di lunedì 9 marzo alle “Fonderie Teatrali Limone” (via Pastrengo, 88) a Moncalieri.

L’ospite speciale della serata conclusiva della sesta edizione che, come da tradizione, affiancherà sul palco i finalisti sarà quest’anno Raphael Gualazzi, tra gli artisti più originali e versatili dell’odierna scena musicale nazionale e internazionale.
Nel corso della serata, i finalisti presenteranno il proprio brano originale in concorso e interpreteranno una canzone di Gianmaria Testa, “creando un ponte tra memoria e contemporaneità”.
Il vincitore assoluto riceverà un premio di 1.500 euro, una targa e un diploma, oltre alla possibilità di esibirsi in rassegne musicali piemontesi; un premio speciale di 800 euro sarà assegnato alla miglior esibizione live. Durante la serata finale sarà presente anche la direzione artistica di “Resetfestival” (il torinese “backstage festival” della nuova musica inedita italiana) che selezionerà tra i finalisti un artista da invitare sul palco della prossima edizione del festival.

Particolarmente attesa e di certo azzeccata (per la sua capacità, al pari di Gianmaria Testa, di far dialogare a un tempo linguaggi musicali diversi, dalle improvvisazioni jazz, al blues e fusion fino alle melodie più lineari della tradizione italiana) la partecipazione dell’urbinate (classe ’81), cantautore e pianista di fama internazionale, Raphael Gualazzi, già vincitore a “Sanremo Giovani” nel 2011 con “Follia d’amore” (e secondo classificato all’“Eurovision Song Contest” dello stesso anno), nonché ospite sui grandi palchi di tutto il mondo e autore di musiche per cinema, televisione e grandi eventi, tra cui l’“Inno del Giro d’Italia 2024”.

Sottolinea Antonella Parigi, assessora alla “Cultura” della “Città di Moncalieri”: “Il ‘Premio Gianmaria Testa’ è diventato negli anni un luogo d’incontro tra generazioni, uno spazio in cui la canzone d’autore torna a essere racconto e ricercaÈ una tappa significativa del percorso con cui Moncalieri costruisce la propria candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2028’, investendo su progetti che intrecciano arte, parole e comunità”.

Ogni anno – racconta, da parte sua, Paola Farinetti – il ‘Premio’ ci sorprende. Le parole e la musica dei finalisti ci ricordano che la canzone d’autore non è un genere del passato, ma un linguaggio vivo, capace di narrare il presente con poesia e verità. Gianmaria credeva nella forza delle parole ‘levigate fino alla trasparenza’, e credo che oggi più che mai servano artisti che abbiano il coraggio di farle risuonare in modo autentico. Questo ‘Premio’ nasce per loro, per chi prova a raccontare il mondo con delicatezza e profondità.

g.m.

Nelle foto: Gianmaria Testa; Raphael Gualazzi e Antonella Parigi

Sette serate in libertà al teatro Juvarra, torna “Enjoybook”

Storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica

Ritorna a Torino la rassegna “Enjoybook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica”, un ciclo di incontri capace di trasformare il teatro Juvarra in uno spazio aperto di racconto, ascolto e confronto. Si tratta di sette serate “in libertà”, da gennaio ad aprile 2026, dove il pubblico sarà protagonista di un percorso costituito da testimonianze, emozioni e riflessioni, in cui le parole degli ospiti diventano materia viva, capace di restituire storie e visioni autentiche. La rassegna nasce con l’obiettivo di creare un contesto libero, non ideologico o convenzionale, dove idee ed esperienze possano circolare in libertà. Non si tratta di lezioni frontali, né di tesi precostituite, ma di narrazioni personali incentrate su percorsi professionali e scelte di vita, passioni, dubbi, cadute e rinascite che raccontano la dimensione più autentica dell’essere umano. Si tratta di un vero e proprio laboratorio di pensiero e sensibilità, che invita a riconoscersi, dialogare e confrontarsi in un clima aperto e inclusivo.
Tutti gli appuntamenti si svolgono al teatro Juvarra di Torino, in via Juvarra 15, e prevedono musica dal vIvo e un aperitivo di benvenuto, rendendo ogni serata un’esperienza completa, che unisce parola, ascolto e convivialità. Questa rassegna culturale è un’occasione di aggregazione e condivisione, un format innovativo che rompe le convenzioni tradizionali e trasforma ogni serata in un’esperienza viva e partecipata. Non si assiste passivamente come a teatro, ma il pubblico è parte integrante di ciò che accade, dialoga, si confronta e contribuisce a creare un’atmosfera. Si tratta di momenti in cui la musica dal vivo, il buon cibo e il buon bere fanno da cornice a conversazioni autentiche e informali, favorendo scambi di idee e nuove connessioni. Ogni incontro è irripetibile e nasce dall’energia delle persone presenti.

Primo appuntamento condotto da Marco Graziano (inviato Mediaset), sarà giovedì 29 gennaio prossimo, alle 20.15, dal titolo “Il gusto dell’impresa”, con ospite Giuseppe Lavazza. Si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 12 febbraio, alle 20.15, la serata avrà come titolo “Voci fuori dal coro” ed ospiti Beatrice Venezi, Annamaria Bernardini de Pace e Cesare Rascel. Conduce Marco Graziano e si prevede la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 febbraio, alle 20.15, ospiti della serata “Controcorrente per scelta” Tommaso Cerno e Vladimir Luxuria. Conduce Marco Graziano.

Giovedì 5 marzo, alle 20.15, nella serata intitolata “Identità Reale”, sarà ospite Emanuele Filiberto di Savoia. Conduttore Marco Graziano e vi sarà la consegna del Gianduiotto d’Oro.

Giovedì 19 marzo, alle 20.15, sarà ospite della serata intitolata “La libertà di raccontare”, Roberto Parodi. Conduce Marco Graziano e sarà consegnato il Gianduiotto d’Oro, come nella serata di giovedì 9 aprile, alle 20.15, intitolata “La sfida della libertà”, in cui sarà ospite Maria Luisa Rossi Hawkins.

La serata di giovedì 16 aprile sarà invece condotta da Nicola Roggero (telecronista Sky) e sarà dedicata al mondo del calcio, dal titolo “Capitano, mio capitano”, con ospiti Cristiana Ferrini, Riccardo Scirea, Beppe Dossena, Giorgio Chiellini e Marco Rizzo.

I biglietti sono acquistabili al costo di 33 euro, di cui 3 saranno devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo, sul sito https://www.mailticket.it/evento/50878/storie-di-libert%C3%A0-e-visione

Mara Martellotta

I 1300 anni dell’Abbazia di Novalesa

È il più antico documento conservato all’Archivio di Stato di Torino scritto su un foglio di pergamena milletrecento anni fa. Si compone di 43 righe in carattere corsivo merovingico, firmato oltreché dal nobile franco Pietro Abbone, anche da quattro vescovi, due abati, un arcidiacono e diversi chierici. È l’atto di fondazione dell’Abbazia di Novalesa, in Val di Susa, con data 30 gennaio 726. Viene mostrato al pubblico solo in casi eccezionali come accadrà nei prossimi giorni. Uscirà dai depositi dell’Archivio di Stato, con i guanti bianchi e con molta delicatezza, insieme al Chronicon Novaliciense, un rotolo di pergamena con 28 fogli cuciti uno di seguito all’altro e diviso in cinque libri con la storia del monastero fondato sulla via del Moncenisio 1300 anni fa e scritto da un monaco anonimo, ricco di storie e leggende. Due documenti fondamentali per conoscere la storia medievale del territorio e della penisola in occasione del tredicesimo centenario dell’Abbazia (726-2026), un luogo speciale per storia, arte e fede che sotto Sant’Eldrado, abate della Novalesa nella prima metà del IX secolo, ebbe il momento di maggiore fioritura spirituale.
La comunità monastica benedettina il 30 gennaio festeggerà i 1300 anni dell’Abbazia con la celebrazione dei Vespri nel monastero presieduta dal cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e di Susa. Sulla vetta del monte Pirchiriano la Sacra di San Michele con le sue leggende e i suoi misteri non c’è ancora, Carlo Magno sta per raggiungere la Novalesa prima della grande battaglia, anche i benedettini dormono sonni tranquilli, i saraceni, futuri invasori e saccheggiatori della valle sono ancora lontani. Parlano le cronache del tempo, fermate in quel 30 gennaio 726, perché quello fu un giorno davvero speciale. La fondazione del complesso abbaziale dei Santi Pietro e Paolo porta la firma di Pietro Abbone, un aristocratico franco appartenente a una famiglia vicina a Carlo Martello. Governatore della Moriana e di Susa, Abbone disponeva di un vasto patrimonio immobiliare. I monaci sapevano leggere e scrivere, riproducevano i libri e conservavano testi antichi. Un lavoro assiduo, quotidiano, e tra loro c’era anche colui che ha scritto il Chronicon Novaliciense, la Cronaca della Novalesa dal 726 all’XI secolo, un monaco benedettino rimasto ignoto. Nel silenzio infinito della Val Cenischia, a pochi chilometri da Susa, otto monaci proseguono oggi il loro cammino di spiritualità alla Novalesa che nell’Alto Medioevo era una potenza religiosa e politica nonché un importante centro culturale. Appartenne al regno dei Franchi che la difesero per controllare meglio il valico del Moncenisio, la ingrandirono, e Carlo Magno vi soggiornò più volte prima del grande scontro con i Longobardi alle Chiuse di Susa. Per secoli fu un grande centro di spiritualità e luogo di incontro tra culture diverse. Poi dalle Alpi circostanti, nel 906, arrivò il flagello dei saraceni che piombarono sull’Abbazia saccheggiandola e incendiandola.
Poche anime scamparono alla strage dei primi “jihadisti” della storia. L’abate e i monaci fuggirono in tempo a Torino e si nascosero in una chiesa che oggi è il Santuario della Consolata. A secoli di splendore seguì un lungo periodo di abbandono che iniziò nel Duecento. La Sacra di San Michele soppiantò la Novalesa. Nel Seicento nell’Abbazia si trovava solo più un monaco e per riportare in vita il monastero furono chiamati i Cistercensi. Ma l’entusiasmo durò poco tempo. Nell’Ottocento la fondazione monastica fu soppressa e i monaci allontanati. Negli anni Settanta la Provincia di Torino acquistò l’Abbazia e la consegnò nuovamente ai benedettini. I festeggiamenti continueranno per gran parte dell’anno con una serie di eventi tra cui concerti di musica sacra e d’organo, conferenze e meditazioni, e si concluderanno il 15 ottobre con un altro cardinale piemontese, Giorgio Marengo, che giungerà alla Novalesa direttamente dalla Mongolia dove da qualche anno guida la piccola chiesa cattolica.
Filippo Re 

“Mi prendo il mondo”. A Parma, ancora lo “zampino” del Salone del Libro

Nuovo appuntamento nell’ex “Città Ducale” con il Progetto ideato dal “Salone del Libro di Torino”, protagonisti i giovani di “Direzione Futura”

Da giovedì 22 a domenica 25 gennaio

Parma

“Un evento ‘ispirazionale’, che sa accogliere il sentire delle nuove generazioni, stimolare idee e dare impulso alla vitalità innata delle ragazze e dei ragazzi di oggi per accompagnarli nel loro cammino verso gli orizzonti che più sentono propri, in un mondo che continua a vivere cambiamenti culturali e di approccio al lavoro”: così è stato nel giusto modo definito “Mi prendo il mondo. In dialogo con le nuove generazioni”, Progetto che torna a programmarsi, nella sua terza edizione, a Parma, “European Youth Capital 2027”, da giovedì 22 a domenica 25 gennaio prossimi(con un’anteprima giovedì 15 gennaio), al “Paganini Congressi” (via Toscana, 5/a), presso il “Parco 1° Maggio” dell’“Atene d’Italia”, com’è stato storicamente definito il capoluogo emiliano in riconoscenza del suo prestigio culturale.

Ideato dai ragazzi riuniti in “Direzione Futura” e dal “Salone Internazionale del Libro di Torino” – in collaborazione con la Città di Parma, con il sostegno di “Regione Emilia-Romagna” e “Fondazione Cariparma” e con il patrocinio dell’“Università di Parma” e di “Rai” – l’evento vedrà ancora una volta, quali primi protagonisti, proprio i giovani di “Direzione Futura 2026”30 studentesse e studenti di Parma e del territorio parmense, di età compresa tra i 14 e i 23 anni, che hanno scelto temi, argomenti e ospiti di questa edizione, che vedrà arrivare in città scrittorigiornalisti ed artisti , invitati “per raccontare il loro sguardo sul mondo e la loro visione sui temi dell’attualità”. Ricchissimo il programma, comprendente anche workshoplaboratoriattività e presentazionirivolte a lettrici e lettori accolti, al “Paganini Congressi”, dal “Caffè Letterario” e dal Bookshop “Mi prendo il mondo”, una grande libreria tematica, organizzata da sei librerie della città che proporranno una vasta scelta di opere  dedicate ai temi e alle aree al centro delle lezioni e degli incontri. Importante novità di questa terza edizione è il progetto “Hub Lavoro”, uno spazio di confronto con il mondo giovanile e quello professionale, attraverso “tavole rotonde”, “laboratori” ed incontri con imprese e “recruiter”in programma giovedì 22 e venerdì 23 gennaio per “favorire dialoghi e scambi tra studenti e aziende, mettendo al centro aspirazioni, competenze e opportunità occupazionali, con attività pratiche e testimonianze da settori strategici come comunicazione, marketing, innovazione e sostenibilità”.

L’ingresso alla manifestazione e ai vari incontri sono gratuiti, fino ad esaurimento posti. Per info sul programma dettagliato e aggiornato: www.miprendoilmondo.it o www.salonelibro.it

Un’abbondante ventina gli ospiti attesi, di cui é impossibile fare qui completa menzione. Diciamo solo che, dopo alcuni appuntamenti anticipativi, giovedì 15 e lunedì 19 gennaio, a dare il là alla lunga cavalcata, giovedì 22 gennaio (ore 9,30) sarà lo scrittore e sceneggiatore (fondatore dell’Agenzia Letteraria “Book On A Tree”) Pierdomenico Baccalario che condividerà con il pubblico una suggestiva riflessione su “Le dieci regole per combinare qualcosa”. Particolarmente atteso, nel corso della prima giornata anche l’incontro con Mario Calabresi (ore 11), giornalista e direttore di “Chora Media”, che inviterà a ragionare sui contenuti del suo ultimo libro “Alzarsi all’alba”, edito da “Mondadori”. A seguire, di balzo in balzo, si andrà dall’artista visiva iraniana Shirin Neshat a Federico Vergari, autore di “Vittorie imperfette. Storie di donne e uomini che non si sono arresi” (“Lab Dfg”), fino a Vera Gheno (venerdì 23 gennaio), sociolinguista da sempre impegnata su temi quali il sessismo, l’equità e la diversità nella lingua. Da segnalare ancora per sabato 24 gennaio, la scrittrice e filosofa Michela Marzano sul palco con il suo nuovo libro “Qualcosa che brilla” (“Rizzoli”) per una conversazione sulle difficoltà di crescere, creare il proprio spazio, trovare la propria voce.E, importante fanalino di coda, domenica 25 gennaio(ore17,30), Concita De Gregorio. Notissima giornalista, scrittrice ed editorialista per “La Repubblica”, De Gregorio incontrerà i giovani sul tema “Un’indagine sull’amore. La giusta misura della cura”, prendendo spunto dal suo ultimo romanzo “Di madre in figlia” (“Feltrinelli”).

Per chi interessato, si prepari. La manifestazione è ancora una volta, oggi più che mai, un intrigante itinerario, dai forti contenuti etico-letterari, poiché “lavorare con le nuove generazioni – come afferma Silvio Viale, presidente dell’ ‘Associazione Torino, la Città del Libro’non è un capitolo accessorio: è una responsabilità e una direzione strategica. L’educazione alla lettura, la curiosità e la capacità di confrontarsi criticamente con il presente nascono dapercorsi come ‘Mi Prendo il Mondo’, dove ragazze e ragazzi non sono spettatori, ma costruttori di visioni”.

Gianni Milani

Nelle foto: Logo “Mi prendo il mondo”; Pierdomenico Baccalario (Ph. Walter Menegazzi); Mario Calabresi; Concita De Gregorio (Ph. Paola Locatelli