CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Gabriella De Blasio racconta storie meravigliose di dei e di eroi

Martedì 1 settembre 2026, alle ore 20,30, su Radio Margherita va in onda un programma sul mito greco, a cura della Prof.ssa Gabriella De Blasio. Si tratta di brevi passi di 2/3 minuti ciascuno che hanno per oggetto  storie meravigliose di dei e di eroi. Ecco allora la lotta tra le divinità olimpiche e i Titani, la spartizione del mondo tra Zeus e i suoi fratelli.

E poi Prometeo che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, Persefone che resta sei mesi nell’aldilà e sei mesi sulla terra, simbolo del ciclo delle stagioni, il dio Apollo e Dafne, la ninfa trasformata  in alloro, pianta le cui foglie segnano per sempre la gloria poetica e le gesta eroiche, e tanti altri miti ancora.

 Un percorso che si pone a testimonianza dell’attualità del mito greco  come messaggio culturale tuttora valido e coinvolgente anche nel tempo odierno.
“Un ringraziamento sentito a Radio Margherita e in particolare a Giuseppe Orobello della Redazione per la fiducia accordatami”, commenta Gabriella De Blasio.

Il riservato Simioli e la storia della vigilanza del Pci a Torino

Si intitola Riservato e narra una storia molto particolare, quella della vigilanza del Pci torinese. Il libro, edito da Impremix, l’ha scritto Diego Simioli, classe 1955, formatosi politicamente frequentando la 16ª sezione comunista di Torino in corso Giambone, intitolata a Giuseppe Bravin, un giovane partigiano gappista e medaglia d’argento al valor militare. E’ un racconto in gran parte autobiografico perché Simioli è stato per decenni uno degli uomini più autorevoli e rispettati del “mitico” servizio d’ordine del Pci. Nel libro, che raccoglie anche le testimonianze di Luciano Violante, Rocco Larizza, Pietro Marcenaro e Walter Veltroni, Simioli affronta senza reticenze e con coraggio la ricostruzione “dall’interno” di un’esperienza del tutto particolare e importante nella storia politica del più grande partito della sinistra, rendendo comprensibile il senso di una militanza talmente totalizzante da mettere in secondo piano tutto il resto, compresa la vita familiare. Lo fa con passione senza venir meno al proverbiale riserbo ed equilibrio, doti fondamentali e imprescindibili per chi fece parte di un organismo del tutto particolare e senz’altro importante, molto più importante di quanto non sia mai stato riconosciuto anche da molti uomini e donne della sinistra. Una esperienza di vita e di militanza che è anche la storia di una grande comunità, quella dei comunisti italiani prima e poi dei partiti che da quell’esperienza hanno preso vita. Le memorie di Diego si snodano lungo l’arco di decenni vissuti in quella comunità dove si è formato come persona, incontrando persone e vivendo situazioni ed episodi importanti.  Diego Simioli e i suoi compagni li si incontrava alle manifestazioni o alle varie iniziative politiche, guidavano e salivano sulle macchine dei dirigenti con compiti di scorta in anni complicati, quando il terrorismo e l’eversione colpivano senza pietà come ricorda Luciano Violante nella sua introduzione. Uomini, compagni generosi che hanno dedicato gratuitamente tantissimo tempo sottratto ai loro affetti, a mogli e figli, alla loro vita di tutti i giorni, spesso pagandone le conseguenze nella loro sfera di vita privata. Compagni che per tanti come me sono diventati nel tempo un riferimento prezioso.

Per chi non li ha conosciuti immagino sia difficile capire fino in fondo il senso del loro impegno. Viaggiavano dentro quelle auto con i dirigenti di quel partito dei quali avevano ascoltato dialoghi, telefonate, conoscevano fatti, persone, episodi e aneddoti che avrebbero potuto riempire volumi di memorie e retroscena. Ma erano discreti, affidabili, riservati. E non era cosa da poco. Ho conosciuto Diego e suo fratello Rodolfo, Beppe Scattolin e tanti altri. Persone concrete, disponibili, appassionate e intelligenti. Quella loro riservatezza non era solo frutto di una professionalità maturata nel tempo ma il risultato di una profonda coscienza politica, di un senso della militanza e dell’appartenenza che restituiva intatta l’umanità e la passione che si portavano dentro. I loro (e non solo loro) “maestri”, Palmiro Gonzato e Pietro Cordone, sono state figure importantissime, quasi mitiche nel Partito comunista torinese del dopoguerra. Uomini tutti d’un pezzo che hanno praticato e insegnato la disciplina e il senso di appartenenza a quella comunità di donne e uomini che desiderava cambiare in meglio la società. Dai tanti aneddoti che Diego Simioli racconta, pur con la necessaria e imprescindibile riservatezza, dagli incontri con dirigenti come Giancarlo Pajetta e tanti altri, si intuisce nettamente la sostanza di quella miscela unica di passione e sentimenti che li spingeva a sacrificare tante cose, serate, notti, ferie, famiglie, per quella che ritenevano la loro missione dentro una grande storia comune. “ I compagni della vigilanza mi hanno silenziosamente insegnato il primato del partito – scrive Violante – perché il partito siamo tutti noi, la generosità, la fratellanza, il significato dell’appartenenza a una comunità che aveva regole e gerarchie, ma che aveva soprattutto rispetto reciproco e fiducia”. Quel servizio d’ordine, composto da militanti responsabili e preferibilmente robusti, era principalmente destinato a prevenire, ad evitare le provocazioni e le possibili degenerazioni delle manifestazioni, innescate per lo più da provocazioni dei gruppi più estremisti, di frange di manifestanti, dei fascisti e talvolta anche da parte di chi avrebbe dovuto garantire l’ordine pubblico. A volte incompresi nel loro stesso partito, mai abbastanza valorizzati e ringraziati per quel prezioso e oscuro lavoro, Diego Simioli e gli altri della vigilanza sono restati molto legati tra loro e con questo libro, raccontandone almeno in parte la vicenda, è augurabile che possano venire risarciti almeno sotto il profilo della memoria per l’affidabilità, la disponibilità individuale e collettiva, la capacità organizzativa e la passione di un gruppo di militanti che ha sempre lavorato per la sicurezza e la tranquillità di tutti, spesso anche di chi non ne condivideva le idee politiche ma si riteneva un democratico.

Marco Travaglini

 

Un autunno di grandi mostre nei musei delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo

Sarà un autunno di grandi mostre quello proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo che, nelle quattro sedi, hanno registrato, nel primo semestre 2026, ben 434 mila visitatori, con un +4 % rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nei quattro musei delle Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino e Vicenza verrà  proposto un programma espositivo articolato, capace di attraversare epoche, linguaggi e temi diversi, a partire dalla grande tradizione della pittura italiana alla fotografia, dall’arte contemporanea alla riflessione sull’arte e sui suoi cambiamenti.
Sono otto le nuove mostre che accompagneranno il pubblico tra l’autunno 2026 e i primi mesi del 2027, sette delle quali nelle quattro sedi delle Gallerie d’Italia e una alla Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi di Arezzo, parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo. Si tratta di un programma che intreccia ricerca scientifica, valorizzazione delle collezioni e nuove interpretazioni della storia dell’arte, con una particolare attenzione alla fotografia e alla produzione contemporanea.

Dal 1⁰ ottobre 2026 a Torino il programma autunnale si apre con la mostra intitolata “Luca Campigotto, Wandering Europe”, visitabile fino al 7 febbraio 2027 , esposizione curata da Walter Guadagnini  nell’ambito della rassegna “La grande fotografia italiana”, a cura di Roberto Koch.
Il progetto rende omaggio a uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea,  la cui ricerca si è  sviluppata intorno al viaggio, alle città e ai paesaggi,  esplorati in tutto il mondo attraverso immagini a colore in bianco e nero. Su commissione di Intesa Sanpaolo, Campigotto ha intrapreso un percorso fotografico attraverso l’Europa, confrontandosi con la complessità e le contraddizioni del paesaggio contemporaneo; luoghi segnati dall’inquinamento  e dall’intervento umano convivono con paesaggi naturali ancora grandiosi e incontaminati, in un viaggio alla ricerca di una bellezza capace di comprendere anche il sentimento di meraviglia e di sdegno.
A partire dal 22 ottobre prossimo fino al 7 febbraio 2027 le Gallerie d’Italia di Torino presenteranno una personale dedicata all’artista russo-americana Anastasia Samoylova Harbour, curata da Emanuela Mazzonis.
Questa artista risulta tra le voci più autorevoli  della fotografia contemporanea, sviluppa una nuova ricerca dedicata alle città d’acqua europee e alle trasformazioni del loro paesaggio. Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene, Istanbul saranno al centro di un progetto commissionato da Intesa Sanpaolo, che affronta il rapporto tra comunità,  turismo e ambiente e le crescenti fragilità legate alla crisi climatica. Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca dell’artista, già al centro di FloodZone, dedicato alle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare.

Mara Martellotta

Cosa vedere a Torino in tre giorni

Torino, come uno scrigno, si lascia scoprire lentamente. Città regale per eccellenza, conserva i fasti del passato, ha i tratti della sua storia industriale più recente e una natura che invita, quando serve, alla fuga verso le montagne. Tra portici e negozi storici, parchi e colline, il fiume Po e i musei, è dura capire cosa vedere a Torino in tre giorni. Ma c’è una certezza: gli occhi che si posano sulla città sabauda sono benedetti a ogni sguardo, sia scoprendo una Torino antica, che ancora si respira, sia quella più moderna…

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/cosa-vedere-torino-tre-giorni

“Attraverso Festival”… si riaccendono i motori

Riprende il cammino (fino al 18 settembre) la rassegna culturale itinerante tra le Terre “Unesco” di Langhe, Roero, Monferrato e Appennino Piemontese

Sabato 29 e domenica 30 agosto

La Morra (Cuneo) / Castellazzo Bormida e Bosio (Alessandria)

Dopo una breve pausa ferragostana, “Attraverso Festival” (progetto ideato dall’Associazione Culturale “Hiroshima Mon Amour ETS” e “Produzioni Fuorivia”) ritorna a viaggiare tra le Terre “UNESCO” di Langhe, Roero, Monferrato e Appennino Piemontese con la preziosa proposta di nuovi appuntamenti che confermano lo spirito “# pop” della sua undicesima edizione, ovvero la “popolarità”, la spiccata “trasversalità” e la brillante capacità di “intrecciare” via via teatro, musica e narrazione.

Così, dopo gli appuntamenti di mercoledì 26 e di venerdì 28 agosto scorsi nell’alessandrino, a Mornese e a Casale Monferrato, rispettivamente con Federico Buffa (che ha portato in scena “Il futuro è tra mezz’ora”. Le ultime 48 ore di Lucio Dalla”) e con l’attore genovese Luca Bizzarri (che nel Cortile di “Palazzo Langosco” a Casale ha presentato lo spettacolo nato dal suo podcast quotidiano “Non hanno un amico”), “Attraverso Festival” promette un fine settimana di tutto interesse con una terna di appuntamenti che raccontano, in piena libertà di narrazione, mondi apparentemente lontani tra loro ma, in realtà, assolutamente complementari. Fidatevi!

Due , in contemporanea (a voi la scelta), sabato 29 agosto.

Il primo vede (ore 21), sul “Belvedere San Francesco” di La Morra (Cuneo), il bellunese drammaturgo, regista, attore e scrittore (nonché produttore cinematografico) Marco Paolini, che ritorna sul palco della rassegna con il suo “Bestiario idrico”, progetto scritto insieme allo scienziato e scrittore italo-britannico Giulio Boccaletti (direttore della “Fondazione CMCC – Centro Euro-Medterraneo sui Cambiamenti Climatici”) che affronta il rapporto tra uomo e acqua come “chiave di lettura del paesaggio, della memoria e delle trasformazioni ambientali e sociali del nostro tempo”. Alla drammaturgia hanno lavorato Marta Diego Dalla Via, con Michela Signori, mentre sul palco Paolini è affiancato dalla voce di Patrizia Laquidara. Il tema proposto è tema di assoluta attualità per un attore (i cui spettacoli sono in larga parte monologhi spesso recitati in lingua veneta) considerato fra i massimi esponenti del cosiddetto “teatro civile” o “teatro di narrazione”: un teatro che sulla scia, di certo non facile da seguire, dell’indimenticato “Mistero Buffo” di Dario Fo si fonda sul racconto di un performer che (senza trucco, costumi o scenografia) assume “la funzione di narratore, con la propria identità non sostituita, cioè senza interpretare un personaggio”. Dal palco di “Bestiario idrico”, Paolini “ci guida con la sua inconfondibile narrazione tra riflessioni sul cambiamento climatico, politiche dell’acqua e storia del territorio, svelando come la gestione delle risorse idriche abbia modellato non solo il paesaggio, ma anche le comunità, l’economia e le relazioni sociali”. Nelle parole dell’attore bellunese, troviamo tutti noi, il nostro presente, le scelte di un passato spesso da dimenticare e di un futuro inquietante anzichenò. Ingresso 25 euro.

Nello stessa serata (e sempre alle 21Castellazzo Bormida (Alessandria) apre gratuitamente le porte della “Piazza Chiesa Santa Maria della Corte” all’albese Oscar Farinetti, fondatore del colosso “Eataly” (ed ex proprietario della catena di Grande Distribuzione “Unieuro”), che con “C’era una volta una zucca… Storia per una nuova umanità” propone una narrazione capace di intrecciare cibo, territorio e visione del futuro, in perfetta sintonia con il dialogo che il “Festival” costruisce ogni anno con le comunità locali. Il suo vuole essere, ancora una volta, un invito a “ripensare al nostro rapporto con il cibo, non solo come nutrimento, ma come strumento culturale, etico e sociale, capace di generare benessere diffuso e relazioni autentiche”.

In chiusura della prima settimana del “ritorno” sarà ancora, questa volta domenica 30 agosto (ore 17), Marco Paolini in scena in una location naturale che da sola “vale il viaggio”: l’anfiteatro naturale dell’“Ecomuseo di Cascina Moglioni”, antico insediamento rurale situato nell’area protetta del “Parco Capanne di Marcarolo”, nell’alessandrina Bosio. Qui l’attore presenta ANTENATI – the grave party”, un racconto ad un tempo “epico e comico” che attraversa ottomila generazioni di storia umana, a partire da quel piccolo, sperduto nei tempi dei tempi, nucleo africano da cui tutti gli abitanti della Terra della nostra specie provengono. Ad accompagnare Paolini, le musiche di Fabio Barovero, con la direzione tecnica e fonica di Piero Chinello e disegno, luci e scene di Michele MescalchinIngresso 15 euro.

I biglietti per gli spettacoli sono disponibili tramite il circuito www.mailticket.it

Per info e programma dettagliato: www.attraversofestival.it

 

  1. m.

 

Nelle foto: Marco Paolini (Ph. Gianluca Moretto); Oscar Farinetti

Il primo volo passeggeri italiano? A Torino nel 1926

Dalla capitale subalpina fino a Trieste il battesimo italiano dell’aviazione civile.

La storia italiana del volo deve molto a Torino, nei primi anni del 1900 sui cieli della città , per esempio,   si avvistò lo Zeppeling, un dirigibile  ad ossatura metallica, mentre nel 1908 a Piazza d’Armi avvenne un esperimento di volo con un percorso di 250 metri a 60 km l’ora. Il primo vero decollo, però, si vide sui prati diMirafiori il 13 gennaio del 1909 con il Triplano Spa-Faccioli, progettato e costruito a Torino dall’ingegner Aristide Faccioli, ex direttore tecnico della Fiat. Il figlio Mario fu il fortunato pilota di quella memorabile avventura e il primo italiano ad ottenere il brevetto; nello stesso anno Luigi Mina e Guido Piacenza stabilirono il record mondiale di altezza con il pallone aerostatico.

Non è finita qui, una fabbrica di aeroplani venne avviata nelquartiere Crocetta nel 1909 (i primi aerei ad essere costruiti furonoi biplani “Farman” e i monoplani “Blériot”) e nel 1912, nella città della Mole,  Modesto Panetti fondò il primo laboratorio d’aeronautica che diventò in seguito  la Scuola di Aeronauticaampiamente apprezzata anche da Italo Balbo. Il 10 luglio 1916 venne inaugurato l’aeroporto Torino-Aeritalia, uno dei più anzianitra quelli operativi sul nostro suolo dove si potenziò gran partedell’industria aeronautica italiana, e proprio da qui, la capitale subalpina vantò il primo servizio di posta area che avvenne il 22 maggio 1917 fino Roma con a bordo 200 chili di posta e 100 copie del quotidiano La Stampa.

Nel 1926, precisamente il primo di aprile, dallo specchio d’acqua del Po, all’altezza del Parco Valentino, piccoli idrovolanti partirono per il primo volo passeggeri italiano alla volta di Trieste con soste a Pavia e Venezia. Per la somma di 300 lire, con grande spirito di avventura ed entusiasmo per l’ incredibile novità, si attraversava la Pianura Padana sfruttando come punti di riferimento sulla  rotta linee ferroviarie e fiumi (in quell’epoca non esistevano i radar!). All’inizio gli idroplani, dei CANT 10, erano in grado di portare 3 persone ma con l’andare del tempo si potenziò il servizio arrivando fino a 6 viaggiatori. I passeggeri dei primi voli furono  rappresentati istituzionali e giornalisti e in verità qualche problema meccanico si ebbe tanto che una volta si dovette anche ammarare, ma questo non impedì ottimismi e operatività fino al 1936 quando la linea fu poi soppressa. I dieci anni di servizio ebbero comunque molto successo  con più di 570 collegamenti, circa 1590 ore di volo e quasi 1600 passeggeri.

L’utilizzo degli idrovolanti all’inizio fu considerato molto comodo perché non richiedeva infrastrutture dove far decollare e atterrare i velivoli e gli hangar per parcheggiarli potevano essere nelle vicinanze, poi però la necessità di avere un corso d’acqua nei pressi delle destinazioni divenne un limite e fu così che nel caso di Torino si optò per la costruzione di un vero aeroporto, il Gino Lisa, accanto a quello militare a Mirafiori da dove nel 1929 un Fokker inaugurò il volo Torino –  Milano – Roma che con 5 ore scarse raggiungeva la sua destinazione finale, mentre nel 1936 otto passeggeri arrivarono direttamente a Roma con un aereo Fiat che viaggiava a 300 chilometri, i prezzi non erano proprio competitivi ma neanche impossibili. Dopo un breve periodo i voli partirono da Collegno, ma nel 1953 nacque l’aeroporto di Caselle, l’attuale scalo del capoluogo piemontese.

MARIA LA BARBERA

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

A cura di Elio Rabbione

Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte – Commedia, Horror. Regia di Jane Schoenbrun, con Hannah Einbinder. Kris è una regista queer di 29 anni che si è fatta conoscere con un film che è un omaggio a “Psycho”, visto però sotto la prospettiva della tenda della doccia. Ora le viene affidato il reboot di una lunga saga horror, Camp Miasma, il cui capostipite, realizzato negli anni Ottanta, ha avuto un grandissimo successo. Successivamente però, nei continui rifacimenti, è entrata in crisi. Entusiasta del progetto, cerca di coinvolgere l’attrice che interpretava la ragazza sopravvissuta del primo film, Billy. La donna, da anni, vive reclusa nello stesso luogo dove è stato girato “Camp Miasma”, nel pacifico settentrionale, vicino al Canada. Kris la raggiunge per convincerla ad accettare la parte. Da quel momento la regista s’immergerà totalmente nell’atmosfera terrificante della saga e il suo rapporto con Billy si evolverà in modo sorprendente. Film segnalato dal SNCCI: “Con sfrontatezza e sano piglio iconoclasta Jane Schoenbrun si diverte a canzonare l’industria hollywoodiana ordendo un gioco al massacro che articola un metalinguaggio mai pedante per maneggiare lo slasher movie in direzione di una riflessione sull’io, l’identità e l’orrore/desiderio con cui è difficile scendere a patti”. Durata 112 minuti. (Romano sala 3 anche V.O.)

Il cileno – Drammatico. Regia di Sergio Castro San Martìn, con Camilo Arancibia. 1976. Il minatore Aldo Marìn fugge dal regime cileno e si rifugia a Torino, dove incontra Luciana, una dottoressa che pratica aborti clandestini, ma il suo tentativo di rifarsi una vita è minacciato da un talento che è anche la sua maledizione: costruire bombe. Durata 92 minuti. (Romano sala 2)

Couture – Drammatico. Regia di Alice Winocour, con Angiolina Jolie e Louis Garrel. A Parigi, durante la settimana della moda, la regista Maxine incontra due donne misteriose. Con loro intraprende un viaggio sospeso tra realtà e aldilà, dove nulla è come sembra. Durata 106 minuti. (Due Giardini sala Ombrerosse, Uci Lingotto)

Frammenti di Sapienza – Un breve film di Paolo Franchi. Tavola rotonda su Goliarda Sapienza con: Caterina D’Amico,Paolo Franchi, Rossella Milone, i diplomati SCS Massimo De Lorenzo, Milena Locatelli e Vito Romita. Modera Fabio Ferzetti, letture di Iaia Forte. A seguire proiezione di “Frammenti di Sapienza”. A trent’anni esatti dalla scomparsa della scrittrice. (Nazionale, Domenica 30 agosto ore 21)

Marco Bellocchio – La porta della realtà – Documentario. Regia di Fabio Lovino, con Marco Bellocchio, Pier Giorgio Bellocchio, Francesca Calvelli, Fabrizio Gifuni, Marco Tullio Giordana, Giuseppe Lanci. Il documentario mostra per la prima volta Bellocchio al lavoro sul set e racconta il suo approccio quotidiano alla regia. (Nazionale sala1)

Odissea – Avventura. Regia di Cristopher Nolan, con Matt Damon, Tom Holland, Anne Hathaway, Charlize Theron. Ulisse, il leggendario re di Itaca, intraprende dopo la presa di Troia un lungo e pericoloso viaggio verso casa, raccontando i suoi incontri con esseri mitici come il ciclope Polifemo, le Sirene e la maga Circe: giunto, sterminerà i Proci che da dieci anni l’hanno occupata, insidiando la sua famiglia e i suoi beni. Durata 172 minuti. (Massaua, Classico, Greenwich Village V.O., Ideal, Lux sala 3, Romano sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Sheep in the Box – Fantascienza, dramma. Regia di Kore’eda Hirokazu. In un futuro prossimo, a Yokohama, la coppia dei Komoto, che ha tragicamente perso il figlio di sette anni, decide di avvalersi di REbirth, un programma pensato per le famiglie nella loro situazione: riceveranno in prova gratuita un androide guidato dall’intelligenza artificiale, con le fattezze e i ricordi del bambino, destinato a diventare un surrogato in tutto e per tutto del figlio perduto. Il padre è inizialmente scettico, mentre la madre si affeziona immediatamente al “nuovo” figlio, scegliendo di vivere nell’autosuggestione. Finché una visita della madre e della sorella non riportano la madre del bambino alla realtà, mentre il nuovo figlio stringe segretamente amicizia con altri suoi simili. Durata 126 minuti. (Nazionale sala 2 anche V.O.)

The Dog Stars – Le stelle dopo la fine – Avventura, drammatico. Regia di Ridley Scott, con Jacob Elordi, Margaret Qualley, Josh Brolin, Gut Pearce. Il mondo è stato falcidiato da una micidiale influenza e la civiltà è collassata. High era un meccanico, con una moglie incinta che il virus gli ha portato via. Rimasto solo con il suo cane, ha trovato modo di fare squadra con il disincantato survivalista Bangley. High sa pilotare un piccolo Cessna, che usa per sorvegliare il loro rifugio, ma dalla radio del veicolo ha ascoltato un messaggio proveniente da Grand Junction, abbastanza vicina da essere raggiunta in volo, però restando senza il carburante di ritorno. Sarà un tragico fatto a spronare High a sfidare la sorte e dirigersi verso una comunità dove spera di trovare la speranza. Durata 118 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Tony – Diario di un giovane cuoco – Commedia drammatica. Regia di Matt Johnson, con Dominic Sessa e Antonio Banderas. 1975. Tony è uno studente diciannovenne iscritto al Vassar College che sogna di diventare uno scrittore e concorre per una borsa di studio che finanzi lo sviluppo di un suo primo, ipotertico romanzo. Non vince la borsa di studio e decide di partire per Princetown, dove la sua Nancy si è trasferita per l’estate, convinto di poterla conquistare. Tony troverà lavoro come lavapiatti presso un fast food di pesce capitanato da Ciro, un latinoamericano bizzarro ma generoso. Sarà questa la sua improbabile introduzione al mondo dell’alta cucina che lo renderà celebre nel mondo. durata 106 minuti. (Centrale, Greenwich Village, Nazionale sala 4)

Alla Pinacoteca Agnelli in mostra Alberto Savinio, Chris Ofili e Iris Touliatou

Da venerdì 30 ottobre 2026

In occasione della Torino Art Week, la Pinacoteca Agnelli inaugurerà venerdì 30 ottobre prossimo la nuova stagione espositiva con tre progetti che attraversano il Novecento storico e la ricerca contemporanea, a conferma della sua vocazione a porre in relazione collezione, nuove produzioni e riletture della storia dell’arte.
Da venerdì 30 ottobre 2026 a domenica 4 aprile 2027 fulcro della programmazione sarà la mostra “Alberto Savinio. Souvenir”, la più importante esposizione dedicata all’artista Alberto Savinio, nato ad Atene nel 1891 e spentosi a Roma nel 1952, intellettuale tra i protagonisti della cultura europea del Novecento.
La mostra è curata da Sarah Cosulich e Pietro Rigolo e realizzata in collaborazione con l’Archivio Alberto Savinio e con il supporto di un comitato internazionale. Riunisce settantacinque opere tra dipinti e disegni, offrendo una rilettura articolata ed ampia della sua ricerca pittorica dagli anni Venti fino ai primi anni Cinquanta.
Figura difficilmente riconducibile a un’unica disciplina, Savinio ha attraversato musica, letturatura, teatro e arti visive costruendo un immaginario personale in cui convivono mito classico, memoria, ironia e invenzione. La mostra riesce a restituirne la complessità attraverso un percorso capace di metterne in evidenza la straordinaria originalità della pittura e il suo contributo alla costruzione della cultura visiva del Novecento.
Il percorso espositivo segue l’evoluzione della sua ricerca attraverso alcuni dei nuclei tematici più significativi della sua produzione, i riferimenti al mondo classico e alla Grecia della sua infanzia, il tema della memoria, i ritratti di famiglia, le figure ibride tra uomo e animale, i celebri giocattoli, i paesaggi antropomorfi e la produzione grafica che, negli ultimi anni della sua attività, assume una crescente autonomia.
Più che una ricostruzione cronologica ‘Souvenir’ propone una riflessione sulla straordinaria capacità di Savinio di attraversare il proprio tempo, anticipando questioni ancora oggi centrali, quali il rapporto tra identità e rappresentazione, il dialogo tra culture, la costruzione della memoria e il ruolo dell’immaginazione come strumento di conoscenza.

‘Beyond the Collection’ prosegue con “Laure. Chris Ofili & Edouard Manet’, ciclo attraverso il quale la Pinacoteca Agnelli invita artisti contemporanei a confrontarsi con le opere della propria collezione permanente, generando nuovi punti di vista sul patrimonio museale.
Per questo nuovo capitolo Chris Ofili, nato a Manchester nel 1968 e attualmente attivo a Port of Spain Trinidad e Tobago, presenterà da venerdì 30 ottobre 2026 a domenica 4 aprile 2027 una serie di lavori inediti sviluppati a partire dall’opera “Ritratto di Laure” di Edouard Manet, dipinto realizzato intorno al 1862 e conservato nella Collezione Permanente della Pinacoteca Agnelli.
Il progetto, curato da Pietro Rigolo, prende avvio dalla figura di Laure, la donna ritratta da Manet, la cui identità è stata a lungo oscurata nella storia dell’arte da un procedente titolo che ne aveva ridotto la complessità biografica a una semplice classificazione razziale.
Chris Ofili restituisce centralità alla sua figura e riflette sul modo in cui le immagini contribuiscono a definire le identità.
Nei suoi dipinti e disegni, Ofili intreccia riferimenti storici, esperienze differenti, costruendo un universo visivo caratterizzato da una straordinaria ricchezza cromatica e narrativa.
Il dialogo con Manet diventa occasione per affrontare alcune tematiche quali la rappresentazione, la memoria e la riscrittura della storia dell’arte.
Dal 2022 ‘Beyond the Collection’ rappresenta uno dei principali programmi di ricerca della Pinacoteca Agnelli, volto a rileggere la Collezione permanente attraverso il contributo di artisti contemporanei e collaborazioni con istituzioni italiane e straniere, aprendo nuove prospettive su opere e storie che esse custodiscono.

Per la nuova stagione della Pista 500, la Pinacoteca Agnelli presenta un progetto inedito di Iris Touliatou, nata nel 1981 ad Atene dove vive e lavora, artista selezionata nel 2025 attraverso il Premio Pista 500, realizzato in collaborazione con Artissima.
La pratica di Touliatou si sviluppa a partire dai contesti nei quali interviene e dalle relazioni che li attraversano. Ogni progetto nasce dall’osservazione delle dinamiche economiche, istituzionali e sociali proprie del luogo che li ospita, dando vita a opere che mettono in relazione spazio, sistemi di produzione e comunicazione.
Per la Pinacoteca Agnelli l’artista realizza un nuovo intervento con la curatela di Nicola Trezzi , che coinvolge il Billboard della Pista 500 e, nel contempo, si estende ai canali di comunicazione del museo. Il progetto riflette sui meccanismi attraverso cui immagini e messaggi vengono prodotti, distribuiti e consumati, trasformandogli strumenti della comunicazione istituzionale in parte integrante dell’opera stessa.
La Pista 500 rappresenta un ambizioso progetto capace di estendere il programma museale della Pinacoteca Agnelli oltre gli spazi del museo trasformando l’ex Pista di collaudo per le automobili sul tetto dell’edificio del Lingotto, originariamente costruito come stabilimento Fiat, in un giardino sospeso con un percorso artistico panoramico.
Le opere presenti su Pista 500 sono state realizzate da artisti italiani e stranieri e includono sculture, installazioni luminose e sonore e progetti di cinema espanso, che dialogano con l’architettura del Lingotto, con l’attuale contesto urbano e il paesaggio circostante, facendo della Pista 500 non più un circuito chiuso a strada aperta, da spazio produttivo a luogo collettivo per nuove visioni e storie.

Pinacoteca Agnelli

Lingotto via Nizza 262/103

www.pinacoteca-agnelli.it

Mara Martellotta