CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

“Arrusi” di Gabriele Scotti, un viaggio all’indietro nel tempo

In scena a San Pietro in Vincoli, per la stagione “Iperspazi” di Fertili Terreni Teatro

Per “Iperspazi”, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, a San Pietro in Vincoli, da mercoledì 22 a venerdì 24 aprile, alle ore 21, andrà in scena la pièce teatrale “Arrusi” in prima regionale. Il testo è di Gabriele Scotti, diretto da Omar Nedjari, con in scena Marika Pensa, Simone Tudda e Sandra Zoccolan. Lo spettacolo è programmato in collaborazione con Piemonte dal Vivo nell’ambito del progetto “Cortocircuito”. Lo spettacolo è adatto a un pubblico maggiore di 14 anni. Con “Arrusi” si compie un viaggio all’indietro nel tempo, immergendosi ad inizio Novecento, quando prendono forma storie realmente accadute di diritti negati e di ingiustizie subite, vicende lontane, per quanto capaci di correre parallelo, in qualche modo di sfiorarsi, in un gioco di rimandi e coincidenze. A partire da Catania, dove nel 1939, nel solco delle Leggi Razziali, il questore Molina ordina retate di uomini e ragazzi omosessuali della città: li incarcera, li sottopone a interrogatorio, li condanna al confino e li spedisce alle Isole Tremiti, dove sconteranno una pena di 5 anni lontani da tutto e da tutti. Dalla Sicilia ci si trasferisce in Francia, sotto il Franchismo, con gli omosessuali sottoposti ad educazione forzata come da Legge di Pericolosità Sociale del 1970, secondo la quale l’omosessualità deve essere curata in centri dedicati, tutti all’interno di specifiche carceri, come quelle di Carabanchel, a Madrid, o di Badajoz Estremadura, e ancora, per concludere, arrivando all’immediato presente, con la storia della Procura di Padova, che nella primavera del 2023 ha impugnato gli atti di nascita di 33 bambini nati da coppie composte da due madri. Tre vicende realmente accadute, che ispirano le storie di cui è composto lo spettacolo, portando in scena prima Francesco, giovane catanese confinato alle Tremiti nel 1939, poi Amparo, madre di Valencia che non denuncia il figlio alle Forze dell’Ordine, nel 1970, e infine Aurelia, donna italiana che rischia di perdere la genitorialità del figlio i  un momento, per lei, molto delicato: storie di omosessualità da inizio Novecento ad oggi che, facendo tesoro di testimonianze e documenti, di lettere, giornali e rapporti, danno corpo a un epico racconto di pagine di storia dimenticate o poco ricordate, in cui si mescolano diversità, lotta per la libertà e Grande Storia.

“Arrusi” diventa uno spettacolo non per raccontare fatti di cronaca, ma per accendere luci negli interstizi della memoria e commuovere, dando voce al dramma, cosiccome quell’immancabile sorriso che spesso si annida in ogni tragedia.

“La forte impressione, in questo momento storico – spiega il regista Omar Nedjari – è quella di oscillare fra due opposte condizioni: da una parte l’idea di vivere in una delle epoche più libere nella storia dell’umanità, dove ognuno poteva esprimere se stesso senza il pericolo di essere punito, quantomeno dallo Stato democratico, dall’altra l’inquietante consapevolezza che diritti acquisiti da chi ci ha preceduto e ha lottato per ottenerli, possano di colpo essere cancellati. Le tre storie che compongono ‘Arrusi’ si muovono su tre diversi piani temporali, e ci ricordano come la conquista di un diritto sia dura e faticosa, e la sua possibile perdita rapida e terribile. In scena ci sono tre personaggi semplici che si sono trovati a dover fare i conti con la Storia: chi subendo le scelte da parte di governi che hanno deciso di colpire una minoranza, come nel caso di Francesco e Aurealia, chi invece appoggiando quelle scelte, credendo che fossero la cosa giusta da fare, come Amparo. Le loro storie si intrecciano sulla scena in un fluire dinamico e incalzante, fatto di rimandi e continue trasformazioni. L’interpretazione dei tre attori evoca madri, figli e gente del popolo, carcerieri e aguzzini, dando voce al dramma cosiccome al sorriso che, tenace, si annida in ogni tragedia. La cornice sonora di grande impatto emotivo, nata in prova ad opera della musicista Giulia Bertasi, assieme alla voce di Marika Pensa, rappresenta un gioco di contaminazioni fra canzoni passate riarrangjate in chiave contemporanea e musiche originali. La dimensione creato da Maria Spazi, condensa in un luogo astratto e concreto alla stesso tempo gli elementi simbolici delle tre storie, mostrando come il passato e il presente si ripresentino ciclicamente, più di quanto si creda, per uno spettacolo che intende ‘fare’ memoria, avvincere e commuovere”.

Biglietti: intero 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento – ridotto 11 euro se acquistato online, 1313uro se acquistato in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con Satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione grazie alla collaborazione con Torino Giovani.

I biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

“Arrusi” -da mercoledì 22 a venerdì 24 aprile- ore 21 – San Pietro in Vincoli – via San Pietro in Vincoli 28, Torino

Mara Martellotta

“Ghiacciai” … così forti, così fragili!

Il valdostano “Forte di Bard” omaggia l’opera di Sebastião Salgado attraverso le sue fotografie in bianco e nero dedicate ai più importanti ghiacciai del mondo

Dal 24 aprile al 27 settembre 2026

Bard (Aosta)

Nel bianco infinito candore di ghiacciai “eterni” (come si soleva definirli anni addietro), solo a tratti interrotto da cupi grigiori che raccontano i drammatici, già ben evidenti sfaceli del tempo, una composta impeccabile schiera di dieci pinguini, tutti in perfetta linea indiana, simili ad eleganti panciuti commendatori in abito di gala, s’appresta con felice solerzia ad assaporare il piacevole gelo dell’Oceano Antartico, verso il quale, dall’alto di una discesa innevata, già sta spiccando un atletico salto – volo un loro più sollecito “collega”. L’immagine è, di per sé, di indubbia piacevolezza. Ritratta con la capacità tecnica e l’inventiva creatività di chi, a ragione, è considerato uno dei maggiori fotografi del XX e XXI secolo.

Meno piacevole, ma sempre di grande partecipazione emotiva, è invece un’altra immagine, specchio terribile dei rovinosi danni prodotti all’ambiente (anche al più apparentemente incontaminato) dagli inarrestabili cambiamenti climatici che, da tempo, stanno trasfigurando – sotto ogni aspetto – il volto del Pianeta. Siamo alle “Australi Isole Sandwich”: davanti a noi gigantesche, astratte “scaglie” di iceberg abbandonano gli “ormeggi” di ghiaccio, loro sicura sede millenaria, per avventurarsi senza meta in acque ignote e insicure, di certo non ideali neppure per le “paciose” colonie di pinguini di cui sopra. Due volti. Due immagini, custodi di un’unica terribile riflessione e verità: quella dell’ormai da record scioglimento del ghiaccio marino, che solo nel 2022 (racconta la scienza) pare aver causato la morte, proprio nella Penisola Antartica, di migliaia di pulcini di “pinguino imperatore” che non avevano ancora sviluppato piume impermeabili, rendendoli dunque incapaci di salvarsi a nuoto nelle gelide acque oceaniche. Eccezionali descrizioni paesistiche e di monito (per quanto utile!) alle coscienze umane, che ritroviamo rammentate con grande efficacia tecnico – artistica ed ineccepibile coinvolgimento emotivo, nelle 54 fotografie in bianco e nero, opera del celebre fotografo brasiliano Sebastião Salgado (Amorès, 1944 – Parigi, 2025), ospitate, da venerdì 24 aprile a domenica 27 settembre, a quasi un anno dalla scomparsa dell’artista, dal valdostano “Forte di Bard”, in una grande retrospettiva, frutto di quell’intenso lavoro che negli anni più recenti aveva portato Salgado a documentare uno degli ecosistemi più suggestivi e, allo stesso tempo, più a rischio su scala mondiale: quello delle “nevi perenni”.

Curata da Lélia Wanick Salgado (consorte di  Sebastião e con lui fondatrice nel 2004 dell’Agenzia di stampa fotografica “Amazonas Images”, dopo che già nel 1988, i due avevano dato vita all’“Instituto Terra”, organizzazione ambientalista impegnata nel ripristino della “Valle del Rio Doce”, stato del “Minas Gerais” in Brasile), la retrospettiva ha per titolo, semplice semplice, “Ghiacciai” ed è prodotta in collaborazione con l’Editrice italiana “Contrasto”, leader nel settore della fotografia, con sedi a Roma e a Milano (fondata da Roberto Koch) e con cui Salgado aveva già pubblicato due volumi “In Cammino” e “Ritratti di bambini in cammino”, documentazione dei suoi reportages (dal 1993 al 1999) sul tema delle “migrazioni umane”. In mostra al sabaudo “Forte” della Vallée, gli scatti fotografici si presentano affiancati, quali doveroso omaggio all’artista brasiliano, da un “video” e da un esteso “apparato biografico”. Sebastião Salgado non è stato solo un eccelso fotografo, ma un testimone instancabile della nostra epoca: attraverso il suo sguardo di “attivista – umanista”, ha documentato le metamorfosi sociali ed economiche del mondo. “In questo progetto – sottolineano gli organizzatori – ha rivolto l’obiettivo verso la bellezza vulnerabile delle nevi perenni, immortalando in innumerevoli scatti uno degli ecosistemi più affascinanti e minacciati del pianeta, cui lo stesso ‘Forte di Bard’ dedica da tempo iniziative molteplici di divulgazione scientifica”. Dalla “Penisola Antartica” al “Canada”, dalla “Patagonia” all’“Himalaya” e dalla “Georgia del Sud” alla “Russia”, Salgado cattura la tragica “bellezza mozzafiato” di un ricchissimo patrimonio ambientale oggi decisamente a rischio. Patrimonio che le sue immagini cristallizzano in un “bianco e nero” ricco di contrasti (spesso applicando con un pennello uno “sbiancante” per smorzare l’eccessivo peso di ombre troppo intense), “proponendoci un nuovo tributo visivo che ci invita ancora una volta a riflettere sull’importanza della salvaguardia degli ecosistemi, attraverso comportamenti più rispettosi e consapevoli nei confronti della natura per preservarne la bellezza e l’equilibrio”. Fino a che se n’è a tempo!

Gianni Milani

Sebastião Salgado. “Ghiaccai”: Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833824 o www.fortedibard.it

Dal 24 aprile al 27 settembre 2026. Orari: feriali 10/18; sab. dom. e festivi 10/19; lunedì chiuso

Nelle foto: “Penisola Antartica”, 2005, © Sebastião Salgado/Contrasto; “Iceberg alla deriva. Isole Sandwich Australi”, 2009, © Sebastião Salgado/Contrasto

Le Pasque piemontesi, il massacro dei valdesi

A Villar Pellice, Luserna, Bobbio Pellice, Rorà, Angrogna, Bricherasio,Torre Pellice e in tanti altri paesi in Val Chisone e in Val Germanasca è rimasto forte il ricordo dell’eroica resistenza valdese contro i Savoia. Interi villaggi valdesi distrutti e incendiati, centinaia di persone trucidate, fatti che hanno segnato profondamente la memoria collettiva e sono passati alla storia come le tragiche “Pasque piemontesi” dell’aprile 1655. Non fu una festa ma un massacro di valdesi eliminati dall’esercito del Ducato di Savoia guidato dal marchese di Pianezza, ritenuto il principale responsabile delle violenze. Con il termine “Pasque piemontesi” non si indica quindi una solennità ma un terribile eccidio avvenuto nei giorni di Pasqua quando le truppe sabaude entrarono in quelle valli. È il simbolo delle persecuzioni religiose contro i valdesi, una tragica pagina della storia del Piemonte. La memoria storica è però rimasta molto viva. A Torre Pellice, il cuore della terra valdese, si trova il Museo Valdese che racconta queste vicende e ogni anno si tengono commemorazioni e iniziative culturali. La resistenza valdese ai Savoia è uno degli episodi più drammatici della storia delle Valli Valdesi. Dopo la morte di Vittorio Amedeo I di Savoia nel 1637 la situazione mutò rapidamente. Con la salita al trono di Carlo Emanuele II di Savoia sotto la reggenza della madre, Maria Cristina di Francia, i rapporti tra i valdesi del Piemonte e i Savoia peggiorarono drasticamente. Nel Ducato si decise di sradicare l’eresia dalle valli. Tutto cominciò il 24 aprile del 1655, vigilia di Pasqua, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia (1634-1675) ordinò ai valdesi di convertirsi alla chiesa cattolica o abbandonare il territorio e andare in esilio. Molti rifiutarono e scattò la reazione dell’esercito del Ducato di Savoia che avviò una lunga campagna militare nelle valli provocando la morte di 1712 persone secondo fonti valdesi, molte meno secondo fonti ducali. Il marchese di Pianezza, Carlo Emanuele di Simiana, decise di stanziare delle truppe a Torre Pellice ma i valdesi si ribellarono e per ritorsione i soldati del marchese misero a ferro e fuoco la Val Pellice uccidendo centinaia di civili e costringendo i valdesi a rinnegare la loro fede. Nonostante l’inferiorità militare i valdesi opposero una forte resistenza, disperata ma efficiente. Conoscevano bene il territorio, le montagne e i rifugi, si organizzarono in piccoli gruppi armati e si diedero alla guerriglia. Con barricate improvvisate bloccarono i sentieri e con rapide azioni attaccarono le truppe sabaude per poi ritirarsi nei boschi. Molti altri, scampati alle stragi, si rifugiarono sulle alture della valle. L’evento suscitò sdegno e rabbia in tutta l’Europa e fu proprio un movimento diplomatico internazionale a fermare il massacro. Si mosse perfino Oliver Cromwell (1599-1658), il generale e politico inglese che nel Seicento cambiò temporaneamente la storia dell’Inghilterra e intervenne diplomaticamente a favore dei valdesi esercitando pressioni sul Ducato di Savoia. I sovrani europei sostennero fin da subito la causa valdese e la Francia accolse parte dei fuggiaschi. Sotto la pressione internazionale i Savoia furono costretti a concedere ai valdesi una temporanea tregua e alcuni diritti anche se le persecuzioni ufficiali contro i valdesi termineranno solo con lo Statuto Albertino del 1848 che concederà alla minoranza cristiana diritti civili e politici.
Filippo Re
illustrazioni raffiguranti le persecuzioni ai danni dei valdesi

“A Weak Monument”, Monumenta Italia a Palazzo Madama

Dal 22 aprile al 6 luglio, a Palazzo Madama, nella Piccola Guardaroba e nel Gabinetto Cinese, saranno esposte le opere di Irene Pittatore dal titolo “A Weak Monument”, curate da Tea Taramino

Lunedì 20 aprile, alle ore 17, a Palazzo Madama, viene presentato un incontro dedicato a Monumenta Italia, un progetto di arte pubblica itinerante con Irene Pittatore, Tea Taramino e Elisa Parola, seguito dall’inaugurazione dell’esposizione a cura di Tea Taramino. L’evento, realizzato nell’ambito del public program della mostra MonumeTO – Torino Capitale, approfondisce alcune dinamiche al centro del lavoro di Monumenta Italia dell’artista Irene Pittatore, proponendo una riflessione sull’esiguità di monumenti dedicati a donne o realizzati da esse nello spazio pubblico. Si tratta di un vuoto che diventa occasione per interrogarsi sul significato contemporaneo di “memoria collettiva, patrimonio urbano e monumentalità”, in una prospettiva di genere. In occasione della conferenza, e fino al 6 luglio prossimo, nella Piccola Guardaroba e nel Gabinetto Cinese di Palazzo Madama sarà esposta, a cura di Tea Taramino, una selezione e di opere di Irene Pittatore, tra le quali manifesti, cartoline, video e un gonfalone utilizzati in mostre e laboratori, lezioni e azioni nello spazio pubblico. Il cantiere di Monumenta Italia, progetto aperto che opera a livello nazionale, ha la sua basea Torino, dove nel 2024 sono stati diffusi manifesti nelle biblioteche civiche, alla fermata Bengasi della metropolitana, all’URP del Consiglio Regionale del Piemonte, la rassegna Opera Viva, il manifesto in piazza Bottesini, e organizzati mostre e laboratori. Il progetto è in corso di svolgimento anche a Novara, con una campagna di 71 affissioni urbane, e si è concluso a Savona con azioni performative e cantieri fotografici diffusi. Cantieri di ricerca sono attivi a Bologna e Roma, è stato inoltre presentato all’Università degli Studi Di Padova e alla Casa degli Artisti di Milano.

Monumenta Italia prende le mosse da Monumentale Dimenticanza, progetto di ricerca a del Centro Studi e documentazione del Pensiero Femminile APS, nel 2019, volto a censire la presenza di monumenti, fontane e statue su suolo pubblico dedicate a storiche figure femminili nelle città e nei comuni piemontesi.

Torino è la città con più monumenti in Italia: 102, di cui uno solo dedicato a una donna, l’Edicola celebrativa della figura di Juliette Colbert, nota come Giulia di Barolo, posta nel dicembre 2025 sulla facciata di Palazzo Barolo. Le rare figure femminili presenti all’interno di produzioni scultoree e monumenti, sono soggetti anonimi o immagini allegoriche, come la Fede e la Vittoria. Ancora più spesso sono semplici comparse nude, in posizioni ascellari, spesso ai piedi dell’eroe. Un dato che evidenzia il mancato riconoscimento pubblico di meriti civili, intellettuali, artistici e scientifici delle donne. A questo si aggiunge un’ulteriore assenza: tra queste opere solo una, la “Fontanella di Venere”, del 1997, è stata realizzata da una donna. È possibile raccontare la storia delle città ignorando quella delle donne? Adottando un punto di vista androcentrico e negando la pluralità degli sguardi? Possiamo oggi immaginare idee più aperte di un monumento per celebrare la storia delle donne? Monumenta Italia si pone l’obiettivo di generare consapevolezza su questi temi e offrire un punto di osservazione sul patrimonio monumentale, capace di contemplare la prospettiva di genere e la secolare e emarginazione del contributo femminile. Ne scaturisce un’occasione di riflessione civica sul patrimonio artistico urbano e sul significato contemporaneo di monumentalità, memoria e identità, alla quale la cittadinanza è invitata a partecipare.

Mara Martellotta

Ezio Gribaudo, “Per leggere, per vedere”

 

Un incontro di approfondimento dedicato all’opera e alla figura dell’artista , nell’atrio della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino

Mercoledi 22 aprile, alle ore 17, nell’atrio della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, in piazza Carlo Alberto 3, si terrà un incontro dal titolo “Per leggere, per vedere”, un’occasione di approfondimento dedicata all’opera e alla figura di Ezio Gribaudo, nello spazio che oggi ospita la scultura omonima inaugurata nel 2017 nella piazza antistante l’istituto, e successivamente collocata all’interno dell’edificio. All’appuntamento interverranno la figlia dell’artista, Paola Gribaudo, Presidente dell’Archivio Gribaudo, e Valentina Caputo, Presidente di ABNUT. L’iniziativa si svolge in occasione della mostra “Meraviglia. Viaggio nell’arte di Ezio Gribaudo”, a Villa della Regina dal 25 marzo al 24 maggio prossimo, nell’ambito della rassegna culturale QU.EEN, una narrazione di arte e natura a Villa della Regina. L’incontro sarà inoltre un’occasione per dedicarsi al racconto del volume “I libri metafora di una vita”, la cui mostra era stata ospitata presso la Biblioteca Nazionale in occasione dei novant’anni dell’artista, ripercorrendo le sue opere e i suoi libri d’artista e offrendo una preziosa testimonianza del contesto socio-culturale dell’epoca.

I saluti istituzionali saranno affidati a Marzia Dina Pontone, Direttrice della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino – piazza Carlo Alberto 3, Torino

Mara Martellotta

La star di Netflix Reece Richards alla Gypsy Cinema Academy 

A lezione di cinema con la star di Netflix, l’attore inglese Reece Richards. Lui sarà il protagonista dell’attesa masterclass che si terrà venerdì 24 aprile prossimo, aperta a tutti, anche ai non allievi, alla Gypsy Cinema Academy, dalle 17.30 alle 20, preso lo Spazio Gypsy, in via Canelli 47, a Torino. Con lui, gli aspiranti attori torinesi avranno modo di imparare tecniche di altissimo livello per perfezionare il proprio stile. La presenza di Richards presso la Gypsy rappresenta uno degli appuntamenti fiore all’occhiello della neonata Accademia di Cinema, diretta da Luca Canale B., e che vede tra i suoi docenti personaggi del calibro di Eugenio Gradabosco, Piero Basso, Margherita Fumero, Aurora Ruffino, Diego Casale. Si tratta di un’opportunità importante per i futuri professionisti del cinema. Oltre ad essere un dio nella serie televisiva, Richards è infatti uno dei protagonisti di Sex Education. Nato a Londra, è un ballerino, cantante specializzato in Musical Theatre e Cinema, fra i più apprezzati del panorama internazionale. Da anni in scena nel West-End di Londra, e in tour in tutta l’Inghilterra e non solo, co  ruoli nei più grandi musical quali “Hair Spray”, nella parete di Sea Weed, diretto da Paul Kerryson, e “Juliet Gough”, e “Motown”, in cui interoreta il ruolo di Jackie Wilson e Marvin Gaye, diretto da Tara Wilkinson.

“Amo la Gypsy – spiega Reece Richards – perché è una scuola basata sul duro lavoro e sulla comunità. Sanno cosa significhi essere un professionista del teatro musicale e sono incredibilmente di supporto agli studenti e agli insegnanti della scuola. È una realtà da vedere. L’Italia rappresenta passione, orgoglio, amore e creatività. Torino, per me, significa talento, duro lavoro e un potenziale illimitato”.

Gypsy Cinema Academy – via Pagliani 25, Torino – 011 0968343

Mara Martellotta

Il Principe Aimone di Savoia, Duca di Aosta, a Susa e Venaria

Nel pomeriggio di lunedì 20 aprile il Castello di Adelaide – Museo Civico ha accolto  il Principe Aimone di Savoia, Duca di Aosta, per una visita alla mostra “I Savoia. Mille anni di Storia e Potere”, a Susa, e al percorso permanente del Museo Civico.

Ad accompagnare il Principe, il Direttore del Castello, Stefano Paschero, l’Assessora alla Cultura della Città di Susa, Cinzia Valerio, il Comandante dei Carabinieri LGT, Carlo Mostratisi e la professoressa Gemma Amprino Giorio. La visita ha preso avvio dalla mostra temporanea curata da Stefano Paschero e Claude Duffour, che presenta per la prima volta in Italia oltre 40 pezzi originali della collezione “Savoie.live di Ancy”, documenti, sigilli, ritratti e testimonianze iconografiche che ripercorrono mille anni di storia del casato, dal Marchesato di Torino alle vicende risorgimentali.

Il Principe si è poi soffermato nelle sale del Museo Civico, dalla fondazioni romane del Castello alla Storia Naturale, fino alla sezione dedicata alla Valle di Susa e al Risorgimento. La mostra “I Savoia. Mille anni di Storia e Potere” è visitabile al Castello di Adelaide, al Museo Civico, fino al 24 maggio 2026.

Mara Martellotta

 

La Reggia di Venaria ha ospitato la 25esima Aseemblea Generale dell’ARRE – Associazione delle Residenze Reali Europee alla presenza di S.A.R. il Principe Aimone di Savoia-Aosta

Il 20 e 21 aprile la Reggia di Venaria ha ospitato la 25esima Assemblea Generale dell’ARRE – Associazione delle Residenze Reali Europee, un prestigioso evento che coinvolge 36 istituzioni culturali internazionali, in rappresentanza di 13 Paesi responsabili della gestione di oltre cento tra castelli e palazzi iconici in Europa. Questa rete unica in Europa mira a migliorare la gestione e la conservazione delle Residenze Reali Europee, che accolgono oltre 50 milioni di visitatori ogni anno, e ad accrescere il loro profilo internazionale. Durante i lavori, sono state condivise le iniziative delle singole residenze, e decise le strategie comuni da attuare l’anno successivo.

Nella serata di lunedì 20 aprile scorso, alla cena di gala inaugurale, ha presenziato S.A.R. il Principe Aimone di Savoia-Aosta, VI Duca d’Aosta e parente del Duca di Savoia Carlo Emanuele II, il quale fece costruire questa Reggia nel XVII secolo per la sua seconda moglie, Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours.

In giornata, il Duca d’Aosta si era recato a Susa per visitare la mostra “I Savoia. Mille anni di Storia e Potere”, allestita nel maniero dove, nel 1046, la sua antenata Adelaide di Torino sposò in terze nozze Oddone di Savoia, quartogenito Umberto I Biancamano, fondatore della dinastia sabauda, permettendo ai Savoia di compiere il primo passo del lungo cammino che il 17 marzo 1861 avrebbe portato alla proclamazione del Regno d’Italia. Il Principe, tornato così a Venaria un anno dopo l’iniziativa che lo vide partecipe lo scorso maggio, della presentazione al pubblico del servizio da tè che i Duchi d’Aosta donarono alle istitutrici dei giovani principi Aimone e Amedeo nel 1907, oggi esposto nel percorso di visita del Castello della Mandria. Lo scorso ottobre, Aimone si era recato, invece, al Museo della Cavalleria di Pinerolo e al Circolo Ufficiali di Torino.

Mara Martellotta

Il documentario “Walter Bonatti a Bardonecchia” di Topazio al Trento Film Festival

Un nuovo riconoscimento per il documentario “Walter Bonatti a Bardonecchia”, realizzato nel 2025, dal regista Riccardo Topazio, con il patrocinio del Comune di Bardonecchia.

Dopo essere stato premiato, infatti, all’Orobie Film Festival di Bergamo, nel gennaio scorso, il documentario è stato ora selezionato dal prestigioso Trento Film Festival, nella sezione “Proiezioni Speciali”.

Il documentario, della durata di 50 minuti, racconta gli anni 1955-1956, nei quali il celebre alpinista visse a Bardonecchia, dove lavorò come guida alpina e maestro di sci. Materiale storico e testimonianze raccontano il grande legame che si creò tra Bonatti e la comunità di Bardonecchia, fino al riconoscimento, il 28 agosto 1955, della cittadinanza onoraria.

“Il documentario Walter Bonatti a Bardonecchia – spiega Riccardo Topazio – nasce dalla volontà di raccontare un capitolo cruciale della storia alpinistica: il biennio 1955-1956. In quegli anni Bardonecchia non fu solo un luogo di passaggio, ma il laboratorio segreto dove Bonatti, nel silenzio e talvolta nell’isolamento, forgiò la sua leggenda. Ho voluto realizzare quest’opera per portare alla luce curiosità inedite e testimonianze dirette di chi lo vide allenarsi, soffrire e preparare quelle imprese, che avrebbero cambiato per sempre il modo di intendere la montagna”. “Un cuore pulsante del film – spiega ancora – è la rievocazione della prima traversata in sci alpinismo, un’impresa pionieristica realizzata proprio in quel periodo e resa possibile grazie al lungimirante supporto finanziario del Comune di Bardonecchia. A 70 anni esatti da quella storica impresa, il documentario si pone come un ponte temporale: non una semplice celebrazione ma un’indagine su come quel sostegno istituzionale abbia permesso a Bonatti di dimostrare che la montagna d’inverno non era un limite, ma una nuova frontiera di libertà. Portare questa storia al Trento Film Festival – conclude Riccardo Topazio – significa restituire alla collettività la memoria di un legame indissolubile tra un atleta eccezionale ed una comunità che seppe credere in lui quando altri dubitavano. Attraverso le voci di testimoni dell’epoca e la riscoperta di dettagli dimenticati, il film invita lo spettatore a riscoprire l’autenticità di un’epoca in cui il coraggio si misurava con la coerenza ed il rispetto per la libertà”.

“Apprendiamo con profondo orgoglio ed emozione – sottolinea il sindaco di Bardonecchia Chiara Rossetti – l’attribuzione del riconoscimento di Riccardo Topazio dedicato al legame tra il leggendario Walter Bonatti e la nostra Bardonecchia. Quest’opera non è soltanto un tributo cinematografico ma un atto d’amore verso il nostro territorio. Riccardo ha saputo narrare con una sensibilità fuori dal comune un pezzo di storia, che appartiene all’anima stessa delle nostre montagne. Il suo lavoro ci restituisce la figura di Bonatti non solo come l’alpinista che il mondo intero ammira, ma come l’uomo che ha vissuto e respirato i nostri sentieri, nobilitando le nostre vette con le sue imprese”. “Mi piace sottolineare – osserva ancora Chiara Rossetti – non solo lo straordinario valore professionale di Topazio ma soprattutto le sue doti umane. La dedizione, l’umiltà e la passione con cui ha portato avanti questo progetto sono lo specchio dei valori che la nostra comunità montana custodisce da sempre. Opere di questo calibro conferiscono un lustro immenso al Comune di Bardonecchia, posizionandosi ancora una volta al centro del panorama culturale e sportivo internazionale. A Riccardo va il ringraziamento più sentito da parte di tutta l’Amministrazione e della cittadinanza: grazie per aver dato voce al silenzio delle nostre cime e per avere onorato la storia di Bardonecchia”.

 

A cena con Fruttero

Giovedì 23 aprile 2026, ore 20

Torino, Circolo dei lettori e delle lettrici

 

In occasione del vernissage de Il Club Fruttero. La mostra, la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e la Fondazione Circolo dei lettori propongono giovedì 23 aprile alle 20 A cena con Fruttero, una cena letteraria che traduce in esperienza conviviale i gusti e l’immaginario di Carlo Fruttero.

 

Non una semplice cena, ma un dispositivo narrativo: sette tavoli, sette libri, sette voci. Ogni tavolo diventa uno spazio di conversazione in cui i libri si attivano attraverso il dialogo, secondo una pratica cara a Fruttero: condividere per divertirsi.

Ogni tavolo ospiterà una voce e un libro: Carlotta Fruttero con “Donne informate sui fatti”, Federica Fruttero per “Mutandine di chiffon”, Annalena Benini in “La donna della domenica”, Francesca Sforza per Fruttero giornalista, Franco Forte con Urania, Giuseppe Culicchia “Da una notte all’altra”, Paolo Verri “A che punto è la notte”.

 

Il percorso della serata non si limita ai testi. Anche il menù è costruito come un racconto, un percorso geografico e affettivo che segue le traiettorie della vita e dei gusti dello scrittore.

 

Gli antipasti rappresentano con precisione la tradizione piemontese: vitello tonnato alla vecchia maniera, acciughe al verde, flan di asparagi. Piatti netti, riconoscibili, radicati, sabaudi, come l’origine torinese di Fruttero.

Il primo, con i tortelli maremmani, portano la cena a Roccamare, nel grossetano, terra d’adozione per la vita e la scrittura, dove Fruttero ha trascorso una lunga parte della sua vita.

Il secondo, roast beef con patate al forno, introduce una dimensione più personale: è il piatto che Fruttero amava così tanto da voler imparare a cucinarlo, per sé e per gli amici.

Il percorso si chiude con il dolce, la torta Sacher, che porta i commensali a Vienna. Il dolce in questa speciale cena rappresenta l’amicizia con la principessa Vita Hohenlohe, presenza brillante e spiritosa delle estati maremmane, che portava con sé la Sacher che divenne il dolce preferito di Fruttero.

 

Per partecipare alla cena è obbligatoria la prenotazione scrivendo a barney@circololettori.it. Costo della cena: € 60,00

 

La cena, estensione naturale della mostra, fa parte del progetto culturale diffuso per il centenario, ideato e prodotto da Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, con il coinvolgimento diretto delle eredi Carlotta e Federica Fruttero, sviluppato in collaborazione con la Fondazione Circolo dei lettori e delle lettrici di Torino e progetto Urania del Dipartimento di Comunicazione, arti e media Giampaolo Fabris dell’Università IULM, e la partnership tecnica di FILA con Tratto Pen e Libraccio, e il supporto de La Stampa-Tuttolibri. Partner della cena è l’Azienda Agricola Il Botolo.

 

Il Club Fruttero attraversa luoghi, linguaggi e pubblici diversi. Fruttero era uno scrittore, un traduttore, un curatore, un editore: scriveva, traduceva, curava, sceglieva. Il centenario ne restituisce il metodo: leggere per capire, scegliere per escludere, discutere per divertirsi e non essere neutrali.

“Parole che non ti ho mai detto”

Il 30 aprile alle 15,30 presso il Vol To, il Moica Piemonte organizza l’incontro con Marco Marchetto, medico scrittore laureato in Filosofia, che presenta il suo libro “PAROLE CHE NON TI HO MAI DETTO” NEOS editore. Il romanzo epistolare racconta una storia che con leggerezza e profondità parla a chi ha vissuto il dolore, a chi lo ha visto da vicino, a chi ha bisogno di ricordarsi che ogni vita, anche nella malattia, necessita di amore, presenza e verità. Un libro che non finisce all’ultima pagina, ma che resta dentro, come tutto ciò che è arduo esprimere.

Coordina l’ evento la presidente del Moica Piemonte Lucia Rapisarda