CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Torino al tempo del Risorgimento

Breve storia di Torino

1 Le origini di Torino: prima e dopo Augusta Taurinorum
2 Torino tra i barbari
3 Verso nuovi orizzonti: Torino postcarolingia
4 Verso nuovi orizzonti: Torino e l’élite urbana del Duecento
5 Breve storia dei Savoia, signori torinesi
6 Torino Capitale
7 La Torino di Napoleone
8 Torino al tempo del Risorgimento
9 Le guerre, il Fascismo, la crisi di una ex capitale
10 Torino oggi? Riflessioni su una capitale industriale tra successo e crisi

 

8 Torino al tempo del Risorgimento

Se parliamo di Risorgimento, parliamo anche di Torino.
Le stesse vie ora intrise di negozi e passanti, brulicanti di turisti e concittadini, odorose di caramelle e caldarroste, un tempo erano percorse da quegli stessi illustri uomini che fanno capolino sui libri di storia: Cavour, Mazzini, dAzeglio, Garibaldi, chi hafatto lItalialha quantomeno pensata proprio seduto tra i caffè torinesi, magari sorseggiando bicerin” o assaporando un bunet”.
Camillo Benso pranzava abitualmente al ristornante del Cambio, che si affaccia su Piazza Carignano ed era assiduo frequentatore dellormai storico Caffè Fiorio, situato sotto i portici di via Po, mentre la Contessa di Castiglione,  nota comela più bella donna mai vista alle corti dellepoca abitava niente meno che in via Lagrange 29, noblesse oblige come si suol dire.

Diversi luoghi cittadini sono intitolati a personaggi famosi di tale periodo, come ad esempio il Borgo Nuovo, dove si trova laiuola Balbo, dedicata a sei differenti figure, in primis al Primo Ministro del Parlamento Subalpino del 1848, oppure, per riportare un esempio meno conosciuto, in Piazzetta Maria Teresa ci si può imbattere nel monumento rivolto al patriota Guglielmo Pepe, il quale, disobbedendo al re Borbone Ferdinando II, ordinò alle sue truppe di attraversare il Po e raggiungere Venezia per sostenere la Repubblica veneziana nel 1848.
Lelenco è decisamente lungo, Torino pullula di nomi e luoghi che andrebbero citati a gran voce, ma temo che, se proseguissi in tal senso, perderei la primaria motivazione di questa serie di articoli riguardanti appunto- le vicende dellantica Augusta Taurinorum.
Mi trovo allora costretta a cambiare argomento, portando il discorso sui fatti e sugli avvenimenti che interessano le vicissitudini dellurbe pedemontana dal 1831 al 1861, senzaltro gli anni più importanti per quel che riguarda la storia della nostra città, che passa dallessere una piccola capitale sabauda alla periferia della Penisola, al divenire lindiscusso centro di comando per lunificazione nazionale.
Come sempre, andiamo per ordine e affrontiamo una tematica alla volta.


Tra le figure essenziali di tale periodo vi è sicuramente Carlo Alberto, il quale da subito garantisce un preciso programma di riforme burocratiche legali ed economiche con lo scopo di traghettare la capitale verso una modernizzazione non solo necessaria ma soprattutto auspicata.
Il re inoltre nomina un Consiglio di Stato, per rendere più funzionale e centralizzato il regno, riforma il sistema legale sabaudo e trova mezzi avanguardistici per contrastare le epidemie di colera. A partire da tali riforme, negli anni 30 viene promulgato un corpus di nuovi codici civili, penali e commerciali, si tratta del celebre Statuto Albertino, che si dimostra ben presto il più avanzato sistema legale dEuropa.
Dal punto di vista culturale Carlo Alberto si impegna in numerose iniziative decisamente ambiziose, tramite le quali desidera esaltare le vittorie e la gloria della casata sabauda, sia per stimolare lorgoglio popolare, sia per ingraziarsi la fedeltà alla monarchia. Vengono cosìrealizzati monumenti, palazzi e dipinti, ed in aggiunta si portano avanti campagne di commissioni architettoniche e artistiche per abbellire le residenze reali di Torino, come Racconigi e Pollenzo. Sicostruiscono poi monumenti pubblici nelle piazze della capitale, ognuno dedicato alla commemorazione di un preciso momento storico ovviamente legato o alla  dinastia sabauda o alla storia della città. Alla conclusione del regno di Carlo Alberto, Torino rivendica un patrimonio artistico nettamente superiore rispetto a quello di qualsiasi altra città italiana.
Di pari modo, per dare alla capitale lo status di centro artistico, il re fonda la Galleria Reale, luogo in cui è conservata la collezione di opere darte della famiglia Savoia: aperta al pubblico,  in alcuni giorni della settimana era possibile visitarla gratuitamente. Nascono in conseguenza a tali iniziative diverse istituzioni culturali, quali la Deputazione Subalpina di Storia Patria, il Consiglio per la tutela delle Antichità e delle Belle Arti e la Società Promotrice di Belle Arti; viene inoltre ampliata la biblioteca  di Palazzo Reale e si edifica la nuova sede per lAccademia di Belle Arti, in ultimo sono finanziate le opere di diversi scienziati tra cui quelle di Giovanni Plana, Amedeo Peyron e Amedeo Avogadro. Per  favorire il consenso popolare, il re stabilisce lintroduzione di nuove feste pubbliche e la reintegrazione di altre, in ogni caso si tratta di parate, giochi pirotecnici, competizioni sportive e balli in maschera.
Alla fine degli anni 40 tuttavia la situazione è tuttaltro che idilliaca, Torino si trova ad affrontare una grave crisi economica, fatto che contribuisce a creare una netta suddivisione della società: da una parte la classe istruita, chiusa nel proprio mondo di vibranti iniziative culturali, dallaltra il popolino, segregato in zone infime della città e destinato al proprio misero destino, – si pensi che un individuo appartenente a tale classe sociale aveva unaspettativa di vita che non superava i trentanni-.
Le tensioni sociali finiscono per indebolire lordine costituito, finché, nel 1847, si definisce una tacita alleanza tra il ceto medio e quello popolare: il 1 ottobre dello stesso anno si accendono effettivamente le prime vere proteste, mentre sui muri si leggono frasi come la guerra di classe non è lontana oppure morte ai nobili.
Le sempre più numerose insurrezioni portano Carlo Alberto ad approvare diverse riforme politiche. I poteri della polizia e dei censori vengono limitati e dallaltra crescono quelli del Consiglio di Stato. In questo clima di subbuglio spiccano importanti figure, dalla parte dei conservatori ricordiamo Vittorio Amedeo Sallier de La Tour e il Conte Carlo Beraudo di Pralormo, dalla parte dei moderati invece troviamo Camillo Benso di Cavour, Cesare Alfieri e Roberto dAzeglio, i quali proponevano una costituzione ultrademocratica e un rinnovamento pacifico della classe dirigente statale.
Mentre nella capitale prevale la posizione dei moderati, il 1848 èsegnato da sommosse e rivolte, la prima in Sicilia, seguita dalla Rivoluzione di febbraio in Francia, che rovescia la monarchia dOrleans.

 


È in questo generale contesto di fermento nazionalista che l8 febbraio 1848 Carlo Alberto emana lo Statuto: una nuova costituzione che prevede un innovativo governo monarchico e rappresentativo in cui il potere legislativo è ripartito fra il re e due camere: una Camera dei deputati costituita su base elettiva e un Senato formato da membri nominati a vita dallo stesso monarca. Lo Statuto viene promulgato nella sua interezza nel marzo dello stesso anno, la sua importanza  varca i confini del Piemonte e diventa modello per la monarchia costituzionale adottata dal nuovo Regno dItalia unitario dopo il 1861. Lo Statuto  testimonia il grande successo dell’élite moderata formata da personaggi di spicco della borghesia torinese, tra i quali emerge il carismatico Roberto dAzeglio.
Sempre nel 1848 Torino affronta una guerra di liberazione nazionale e di espansione contro limpero austriaco. La vicenda tuttavia non trova lieta conclusione, infatti nel marzo 1849 lesercito piemontese viene sconfitto nella battaglia di Novara, Carlo Alberto abdica a favore del figlio Vittorio Emanuele II, il quale negozia gli accordi di pace con gli Austriaci.
I moti rivoluzionari del 48, che avevano sobillato le folle torinesi con speranze patriottiche, si risolvono in unamara delusione e in una seconda restaurazione attuata dagli Austriaci con il sostegno di Pio IX e dello zar Nicola I.
Lunica eccezione al trionfo austriaco è proprio Torino. Il casato dei Savoia è lunica dinastia in Italia che non dipende dallinfluenza austriaca, inoltre la città si presenta come capitale dellunico stato  che mantiene una costituzione in cui c’è un parlamento che gestisce insieme con la monarchia la responsabilità del governo. Vittorio Emanuele accetta le procedure costituzionali per arginare i democratici e per guadagnarsi il supporto dei liberali moderati nelle politiche antiaustriache. La sopravvivenza dello Statuto fa si che Torino si differenzi  dalle altre città. Infine, con lingresso sulla scena politica di Camillo Benso, abilissimo leader, riformatore dinamico, statista di altissimo livello, si inizia a delineare una nuova tipologia di governo che assicura la partecipazione politica di ampie fasce del ceto medio urbano.
Dopo il 48, Torino è nuovamente scenario di iniziative riformiste che tra laltro influenzeranno grandemente il futuro dello Stato italiano dopo il 1861.
Fin dalla sua emanazione lo Statuto ha introdotto un forte cambiamento nella classe politica piemontese, allinterno della quale laristocrazia assume via via un ruolo sempre più modesto, pur continuando a gestire la vita politica della città. La maggioranza dei nobili si identifica nella coalizione di monarchici conservatori guidati dal conte Ottavio Thaon de Revel, il quale beneficia di potenti legami sia con la Chiesa cattolica che con la corte sabauda, inoltre trova sostegno nel corpo diplomatico, nella gerarchia militare e nelle campagne. A questa fazione si contrappone lo schieramento dei riformatori moderati, tra i quali troviamo Camillo Benso di Cavour e Massimo dAzeglio (fratello di Roberto).
Ben presto è proprio  Camillo Benso a emergere come figura politica dominante, prima, sotto il governo di dAzeglio, come ministro dellAgricoltura, del Commercio e della Marina, in seguito, dopo il 52, come primo ministro. Egli è certo un intraprendente imprenditore agricolo, ma soprattutto è un rispettato esperto di politica economica nonché fautore delle ferrovie. Camillo viene descritto dal cugino come un aristocratico per nascita, gusti e natura, lui stesso considerava la nobiltà superiore per natura alla classe borghese. Già dagli anni 30 Cavour porta avanti la sua celebre convinzione del juste milieu, secondo cui un governo deve evitare gli estremi dellassolutismo e dellanarchia e seguire un programma che porti ad un progresso graduale e ordinato. Egli è nemico giurato dei movimenti repubblicani e democratici, ma si trova ad essere fortemente contrastato dalla Chiesa, specie dal monsignor Luigi Franzoni, arcivescovo di Torino tra il 1831 e il 1862.
Camillo Benso, negli anni 50, si pone al centro della lotta per secolarizzare lo Stato piemontese, attraverso la divisione istituzionale dei poteri tra Monarchia e Parlamento; egli risulta altresì figura fondamentale in ambito economico, poiché introduce una politica di libero commercio volta a favorire lingresso del Piemonte sui mercati europei, e a stimolare le esportazioni dei prodotti grezzi piemontesi e a determinare un abbassamento del costo delle importazioni di macchinari e prodotti finiti. Cavour si dedica anche alla problematica del deficit del bilancio statale, che nel 1850 era risultato negativo a causa delle spese di guerra e delle riparazioni allAustria. Altre iniziative importanti riguardano il coinvolgimento del governo per una serie di miglioramenti infrastrutturali  volti alla riorganizzazione del sistema di credito, alla creazione di nuovi istituti finanziari, allampliamento delle casse di risparmio,  e alla fondazione della Borsa di Genova e di quella di Torino.
Nonostante i miglioramenti economici degli anni 50, lintegrazione del Piemonte in un più ampio quadro nazionale si gioca su di un piano tutto politico-culturale; Torino è un laboratorio di idee, nonché meta per moltissimi rifugiati politici in fuga dalle forze reazionarie presenti nella Penisola, tra questi vi sono scrittori, accademici, personaggi politici, che non solo trovano riparo ma riescono ad integrarsi nella società, ricoprendo  impieghi redditizi, attraverso collaborazioni con i giornali, insegnando alluniversità o trovando occupazioni nel settore delleditoria. Se da una parte questi esuli contribuiscono a realizzare unatmosfera cosmopolita, dallaltra non tutti apprezzano tale situazione, come i membri più tradizionalisti dellaristocrazia, che si sentono minacciati nelle loro posizioni.
Torino è ora mossa da una nuova vitalità culturale, che si realizza nella diffusione di unincredibile varietà di spettacoli teatrali e musicali, rivolti ad un pubblico sempre più ampio e variegato, costituito da militari, studenti e membri del ceto medio. Inoltre la cittàè anche centro di informazione, come dimostrano i ben tredici quotidiani che pubblicano sia editoriali che notizie di cronaca, oltre alle cinquanta riviste dedicate alla politica, alle scienze, alla letteratura o alle belle arti.  In quegli anni il giornale più letto è La Gazzetta del Popolo, grazie al prezzo contenuto e al linguaggio semplice, che si rivolge prima di tutto alla fascia popolare della cittadinanza, ossia piccoli negozianti, artigiani ed operai.
In questi anni Cavour ha nuovamente la possibilità di dimostrare il suo genio, che primeggia nellabilità di sfruttare le occasioni e nel talento per limprovvisazione di fronte a eventi inaspettati.
Momento essenziale è poi la guerra di Crimea (1855), alla quale Cavour aderisce tardi e con riluttanza, senza nemmeno convertirsi del tutto allideale nazionalista, ma mosso principalmente dal timore di unalleanza franco-autriaca. Tuttavia tale scontro porta a Torino un discreto prestigio e nel contempo scombussola il vecchio assetto politico: la situazione è prontamente sfruttata da Camillo Benso, che approfitta della divisione tra i Grandi Stati per espandere i propri interessi nella Penisola. Il Primo Ministro decide dunque di adottare una politica estera programmata per lallargamento dei confini del regno verso nord  e per lampliamento del suo controllo sul resto della Penisola. Questa decisione segna in realtà una tappa fondamentale per lunificazione: è la prima volta che uno stato potente acconsente ad abbracciare la causa del nazionalismo italiano.
Tra il 56 e il 59 Cavour porta avanti una coraggiosa, seppur ambigua, politica estera, alla base della quale vi è lobiettivo primario di cacciare gli Austriaci dal territorio. Nel 1858 si presenta lopportunità attesa: Napoleone III stringe un accordo con Cavour in cui è garantito lappoggio militare francese al Piemonte se questo avesse trovato un pretesto diplomatico per provocare una guerra contro lAustria. Le ostilità si aprono nel 1859, con le battaglie di Magenta e Solferino. Nello stesso anno tuttavia Napoleone III firma degli accordi di pace con lAustria e Cavour subisce una forte battuta darresto. Lanno successivo, riconfermato Primo Ministro, Camillo Benso torna allattacco e organizza plebisciti in Toscana e in Emilia per legittimare lannessione di gran parte dellItalia centrale al casato dei Savoia. Vengono ceduti alla Francia i territori della Savoia e di Nizza, tuttavia la cittadinanza torinese può essere più che orgogliosa dei successi conseguiti dal loro concittadino. Cavour non può godere dei propri successi, poiché nello stesso anno, in seguito alle rivolte scoppiate in Sicilia, Giuseppe Garibaldi si mette alla guida della celeberrima Spedizione dei Mille. Camillo allora invade gli Stati Pontifici, giustificando tale azione come unico modo per evitare la rivoluzione, viene infine chiamato il re Vittorio Emanuele II a guidare le truppe piemontesi, escamotage pensato dallastuto Primo Ministro, consapevole del rispetto di Garibaldi per  Vittorio Emanuele.  Garibaldi cede al re i territori appena conquistati, mentre Cavour consolida le nuove acquisizioni e blocca ogni iniziativa per instaurare assemblee costituenti, e indice plebisciti per far approvare lannessione dei nuovi territori al Piemonte.
Il processo di unificazione politica  culmina nei primi mesi del 1861 con lelezione del primo Parlamento Nazionale, il riconoscimento di Vittorio Emanuele II come primo re dItalia e la nomina di Torino a capitale del Regno.  


ALESSIA CAGNOTTO 

Piemonte capitale della danza con NID PLATFORM 2026

La nuova piattaforma della danza italiana – TORINO 1-4 settembre. Fino al 13 marzo è aperta la call per partecipare

Sarà il Piemonte ad ospitare nel 2026 la decima edizione di NID Platform – La nuova piattaforma della danza italiana, prestigiosa vetrina itinerante ideata per promuovere e diffondere la più recente produzione coreografica nazionale nel contesto italiano e internazionale. In programma dal 1 al 4 settembre 2026 si svolgerà a Torino, Collegno, Moncalieri e Venaria Reale, chiamando a raccolta artisti e personalità di spicco nonché programmatori e distributori italiani e stranieri, istituzioni, giornalisti e appassionati che, come in un vero e proprio festival, potranno assistere a un programma articolato di spettacoli e performance.

Le sedi principali dell’evento condividono una natura comune: sono luoghi che un tempo appartenevano al paesaggio della produzione industriale e che oggi sono diventati presìdi permanenti per la produzione e la diffusione culturale. Questo legame profondo con il territorio costituisce il fil rouge tematico e spaziale dell’edizione 2026, intitolata Coreografie del possibile. La manifestazione abiterà questi spazi nella loro dimensione trasformativa, generando visioni artistiche in dialogo con la memoria e l’identità dei luoghi.

Fino al 13 marzo è aperta la call per sottoporre la propria candidatura all’edizione 2026, con le due consuete sezioni: Programmazione e Open Studios, quest’ultima dedicata a progetti coreografici, in fase di lavorazione e sviluppo. Tutti i dettagli sono consultabili sul sito nidplatform.it.

L’immagine guida dell’edizione piemontese è dell’artista Cristian Chironi, grazie alla collaborazione con Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

«L’assegnazione al Piemonte della NID Platform 2026, che si svolgerà a Torino a settembre 2026, rappresenta un riconoscimento di rilievo nazionale e il risultato di un lavoro strutturale portato avanti dalla Regione sullo spettacolo dal vivo, in coerenza e in dialogo costante con le politiche del Ministero della Cultura.

Un percorso costruito nel tempo grazie a una collaborazione solida con Piemonte dal Vivo, che ha contribuito a rafforzare il posizionamento del Piemonte come interlocutore credibile e autorevole a livello nazionale. La NID Platform è una piattaforma strategica per la danza contemporanea italiana, un luogo di programmazione, confronto e sviluppo che mette in relazione istituzioni, operatori e artisti. Ospitarla a Torino significa riaffermare il ruolo delle Regioni come attori centrali della governance culturale del Paese: non semplici soggetti attuatori, ma partner istituzionali capaci di costruire visione, sostenere la produzione e contribuire in modo determinante allo sviluppo delle politiche culturali nazionali».

— Marina Chiarelli, Assessore alla Cultura della Regione Piemonte

NID Platform è un progetto nato dalla condivisione d’intenti tra gli organismi della distribuzione della danza aderenti ad ADEP (Associazione Danza Esercizio e promozione) in sede FEDERVIVO-AGIS con la Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura e le Regioni di riferimento, con lo scopo di promuovere e sostenere la più significativa produzione coreutica italiana. L’edizione 2026 si realizzerà nei comuni della Città Metropolitana di Torino con il sostegno della Direzione Generale Spettacolo del MiC e della Regione Piemonte. Per questa edizione ADEP ha nominato partner capofila e organizzatore della manifestazione la Fondazione Piemonte dal Vivo, Circuito Regionale Multidisciplinare delle Piemonte.  

“Hai notato che l’uomo nero spesso ha un debole per i cani?“

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Music Tales, la rubrica musicale 

“Hai notato che l’uomo nero
Spesso ha un debole per i cani?
Pubblica foto coi suoi bambini
Vestito in abiti militari
Hai notato che spesso dice
Che noi siamo troppo buoni
E che a esser tolleranti poi
Si passa per coglioni?”
.
“L’uomo nero” è uno dei brani più intensi e disturbanti del repertorio di Brunori Sas; repertorio che, personalmete amo in tutte le sue sfaccettatire. Questa però non è solo una canzone: è una confessione generazionale, un atto d’accusa e, allo stesso tempo, un’autopsia morale dell’Italia contemporanea.
Il titolo richiama la figura archetipica dell’“uomo nero”, lo spauracchio dell’infanzia, il mostro evocato per mettere paura ai bambini (me lo ricordo bene anche io).
 Ma Brunori ribalta la prospettiva: l’uomo nero non è fuori dalla porta, non è l’estraneo, il diverso, il nemico mediatico. L’uomo nero siamo noi.
Il brano affonda nelle contraddizioni dell’uomo medio: razzismo latente, rabbia repressa, paura del cambiamento, bisogno a tutti i costi di un capro espiatorio.
La scrittura di Brunori è anche qui chirurgica: evita il moralismo, ma non risparmia nessuno. Ogni verso è uno specchio che riflette le nostre piccole ipocrisie quotidiane.
Il tema centrale è la proiezione: temiamo nell’altro ciò che non accettiamo di noi stessi. L’immigrato, il diverso, il marginale diventano contenitori simbolici delle nostre paure. In questo senso, “L’uomo nero” è una canzone profondamente politica,
non partitica, ma etica.
Brunori utilizza una cifra stilistica che mescola ironia e dramma. La melodia, apparentemente semplice e cantautorale, contrasta con la durezza del contenuto. Questo contrasto amplifica l’effetto emotivo: la musica accompagna, quasi accarezza, mentre le parole colpiscono e affondano (chi le vuole ascoltare).
Il linguaggio è diretto, privo di barocchismi, ma denso di immagini simboliche. L’uomo nero diventa metafora universale: paura dell’altro, paura della perdita di privilegi, paura di guardarsi allo specchio. Paura di tutto, di tutti.
È una canzone che si ascolta in silenzio, che richiede attenzione.
“L’uomo nero” è una canzone necessaria perché non consola, non divide in buoni e cattivi, ma invita alla responsabilità individuale. È uno specchio crudele ma onesto.
Personalmente amo questo tipo di cantautorato, profondo e a volte violento nei testi ma accompagnato da un arrangiamento che non carica eccessivamente e ne rafforza l’intimità del messaggio.
Vi prego, ascoltatelo per bene e fatene pensiero profondo per voi stessi, come ho fatto io, uomo nero in mezzo a voi.
“Nel buio, l’uomo nero assume la forma dei nostri pensieri più cupi”.
CHIARA DE CARLO
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
Ecco a voi gli eventi da non perdere

“Anfitrione” di Solfrizzi al Concordia

Anfitrione è una delle commedie più celebri di Plauto. La trama ruota attorno a un soldato di nome Anfitrione e al suo servo Sosia, che tornano a casa dopo una lunga campagna militare. Tuttavia, Giove, affascinato dalla bella moglie di Anfitrione, Alcmena, decide di assumerne l’aspetto per conquistarla. Nel frattempo, il vero Anfitrione ignaro, si scontra con Sosia e si sviluppano una serie di equivoci, situazioni buffe e colpi di scena. Inganni che creano una girandola di situazioni esilaranti in cui i personaggi si confondono sulla vera identità di chi hanno di fronte offrendo al pubblico uno spettacolo spassoso e leggero. Un’opera incredibilmente divertente ma anche una fonte preziosa e importante per il suo valore storico linguistico che può essere usata come lente attraverso cui analizzare e commentare la contemporaneità.

Insomma, un Plauto modernissimo: quante volte pensiamo di aver di fronte qualcuno ed invece abbiamo di fronte qualcun altro sbagliando le nostre valutazioni? O viceversa: quanto spesso non siamo all’altezza dei ruoli che gli altri ci danno? Questo ormai accade tanto nella vita vera, quella di tutti i giorni, quanto (se non soprattutto) in quella digitale, quella dei social.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Martedì 24 febbraio 2026, ore 21

Anfitrione

Di Plauto

Regia Emilio Solfrizzi

Con Emilio Solfrizzi, Giovanni Moschella, Ivano Falco, Beatrice Schiaffino, Federico Gatti, Beatrice Coppolino, Vincenzo D’Amato

Scena Fabiana Di Marco

Luci Mirko Oteri

Costumi Alessandro Benaduce

Foto Riccardo Bagnoli

Musiche Michele Marmo

Biglietti: intero 23 euro, ridotto 21 euro

www.teatrodellaconcordia.it

Più di 100mila visitatori per la mostra di Chiharu Shiota al MAO

La mostra di Chiharu Shiota al MAO – Museo d’Arte Orientale ha fatto registrare numeri eccezionali, superando i centomila visitatori in 107 giorni di apertura.

Inaugurata il 22 ottobre, The Soul Trembles ha raggiunto in meno di quattro mesi l’importante traguardo dei 100.000 ingressi, stabilendo un primato assoluto nella storia espositiva del museo.

Inserita nel calendario culturale della Fondazione Torino Musei, la mostra ha attirato in media circa 5.000 persone a settimana, con un’impennata fino a 15.000 presenze durante le festività natalizie. Un risultato che testimonia la solidità della proposta culturale e il rinnovamento dell’approccio museologico del museo torinese, oggi capace di coniugare rigore scientifico, visione culturale e dialogo efficace con il pubblico contemporaneo.

L’esposizione ha trasformato in modo incisivo gli ambienti di Palazzo Mazzonis, mettendo in relazione le installazioni dell’artista con le opere della collezione permanente. Questo progetto rappresenta l’esito di un percorso quadriennale attraverso cui il museo ha sperimentato nuove modalità espositive e performative, ridefinendo profondamente la propria offerta culturale e intercettando un pubblico sempre più giovane e sensibile.

La personale dedicata all’artista giapponese si distingue per la forza espressiva con cui affronta temi universali come identità, relazioni, vita e morte, toccando la dimensione più fragile e intima dell’esperienza umana. Un progetto capace di attrarre visitatori eterogenei e di ampliare in modo significativo la platea tradizionale.

Accanto ai frequentatori abituali, agli abbonati e agli appassionati d’arte, si è registrato infatti un incremento rilevante nella fascia 20-29 anni, oltre a una maggiore partecipazione di persone non abitualmente interessate alle mostre e di numerose scolaresche.

Il successo si è esteso anche alla sfera digitale: la community online del museo è cresciuta costantemente, con un aumento degli iscritti alla newsletter e un rafforzamento della presenza sui social. In particolare, la visibilità organica su Facebook e Instagram ha conosciuto un significativo incremento, segnale di un coinvolgimento più ampio e continuativo.

Per un’istituzione considerata di nicchia come il MAO, questo risultato appare ancora più significativo: il progetto espositivo di Chiharu Shiota ha saputo comunicare con efficacia, unendo profondità artistica e culturale a un linguaggio di forte impatto, nel senso più autentico e positivo del termine “pop”.

Mara Martellotta

Il museo di anatomia umana Luigi Rolando

Tra i reperti i calchi del cranio di  Napoleone Bonaparte e Raffaello Sanzio

Situato a pochi passi dal Parco Valentino, in zona San Salvario a Torino, il Museo di Anatomia Umana offre una interessante collezione di riproduzioni del corpo umano in carta pesta, cera, ma anche reperti originali, grazie a diverse e generose  donazioni. L’area espositiva si sviluppa in una stanza unica ampia e  lunga dove si respira l’aria ottocentesca del positivismo torinese e di una scienza che tra meta’ e fine del 1800 trova il suo apice anche attraverso le prime esposizioni che avvengono nel Palazzo dei Regi Musei (oggi Museo Egizio e Accademia delle Scienze). A fine secolo le collezioni, ulteriormente arricchite, vengono spostate presso l’Ospedale Maggiore di San Giovanni Battista per essere trasferite definitivamente nella sede attuale in via Massimo D’azeglio 52. Luigi Rolando docente di Anatomia presso l’universita’ di Torino viene coinvolto nell’attivita’ del museo grazie anche alle sue competenze di ceroplastica che trasmettera’ai tecnici modellatori che si occuperanno per il museo delle riproduzioni di alcuni organi del corpo umano.


I percorsi espositivi
, oltre all’ anatomia umana, affrontano temi come la criminologia, la biodiversità, le differenti culture del mondo, la storia della scienza e la vita degli scienziati torinesi nell’Ottocento, un approccio multidisciplinare molto utile alla comprensione da parte di chi non conosce la materia e un ottimo approfondimento per chi, invece, e’ piu’ avvezzo a questi argomenti scientifici.

Il museo ripropone volutamente l’atmosfera di quel passatostorico con teche, vetrine e mobili originali, che, seppur limitanti e vecchie a livello espositivo, regalano una suggestione affascinante del mondo scientifico ottocentesco, a tratti cupo. Il materiale e’molto interessante e istruttivo, ma per la particolarita’ dei temi  trattati e soprattutto per l’approccio che vede una fedele ricostruzione dei vari organi del corpo umano potrebbe risultareun po’ inquietante, quindi e’ meglio prepararsi.

 

Alcune collezioni, non ancora restaurate, come quella strumentaria medica, sono incluse in futuri progetti  espositivi; al momento sono in vetrina esempi anatomici in cera, da poco riqualificati,  preparati a secco e in liquido, la raccolta craniologica e quella frenologica con calchi in gesso di crani di personaggi famosi come Raffaello Sanzio, Napoleone Bonaparte, il Principe di Talleyrand, il Conte di Cavour, Goffredo Mameli, Vincenzo Bellini, oltre a criminali famosi, come Giorgio Orsolanodetto “la iena di San Giorgio”.

Molto apprezzabile l’impegno di creare dei servizi educativi per gli studenti di ogni eta’, dall’infanzia alle scuole superiori, con laboratori e visite guidate specifiche e adattate con l’obiettivo di ampliare la conoscenza e approfondire questa materia, a moltissimi ignota.

Torino si conferma la citta’ dei musei, preziosi, differenti, utili e arricchenti. Una citta’ che offre ai suoi cittadini e a chi la visita un tesoro formidabile di arte, storia e cultura.

MARIA LA BARBERA

https://www.museoanatomia.unito.it/info/biglietti-orari/

La compagnia Orsini porta in scena “Pasticceri, io e mio fratello Roberto”

 

Per la stagione di Fertili Terreni Teatro a San Pietro in Vincoli

Per “Iperspazi”, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, a San Pietro in Vincoli, venerdì 27 e sabato 28 febbraio prossimi, alle ore 19, andrà in scena “Pasticceri, io e mio fratello Roberto”, una produzione della compagnia Orsini, di e con Roberto Abbiati e Leonardo Capuano.
Lo spettacolo è programmato in collaborazione con Piemonte dal Vivo nell’ambito del progetto “Cortocircuito” ed è adatto a un pubblico maggiore di 14 anni. Dopo più di vent’anni di repliche, imperversa ancora nei teatri italiani “Pasticceri, io e mio fratello Roberto”, divertente commedia con tanto di meravigliosi dolci preparati in tempo reale; per ogni replica si consuma non meno di un kilo e mezzo di zucchero, con protagonisti due fratelli gemelli pasticceri che, come Cyrano e Cristiano, aspettano la loro Rossana, e vivono l’attesa nella loro pasticceria. Uno ha i baffi, l’altro no; uno balbetta e l’altro parla in scioltezza, e all’interno di un rapporto simbiotico attraversato da piccole e grandi tensioni, come da inaspettate tenerezze, l’uno crede che la crema pasticcera sia delicata, meravigliosa e bionda come una donna, mentre l’altro conosce la poesia, i poeti e i loro versi, arrivando a declamarli, come chi non ha altro modo per parlare. Fronte e retro di una medesima medaglia, tra di loro complementari, a tal punto che a immaginarli abbracciati sembrerebbero le due metà di un unico insieme. L’uno è convinto che le bignoline siano esseri viventi fragili e indifesi, l’altro che vadano prodotte in serie e vendute, pena la mancata sopravvivenza economica per entrambi. Il laboratorio di pasticceria in cui trascorrono le loro giornate è la loro casa, microcosmo e campana di vetro per rifugiarsi dalle brutture del mondo esterno, dove l’orologio si è fermato alle 4 di mattina tra pasta sfoglia leggera come una nuvola e cioccolata sfusa, pan di Spagna e meringhe come neve, ma anche frittura araba, torta russa, biscotti alle mandorle e bavarese: vivono di notte e le loro creazioni sono piccole opere d’arte, realizzate ascoltando alla radio tanta musica, in grado di renderli ancora più simili e di avvicinarli e distrarli, fosse anche solo per un attimo, dal loro essere artigiani di dolci creazioni.

Biglietti: 13 euro intero, se acquistato online – 15 euro in cassa la sera dell’evento – 11 euro ridotto, se acquistato online, 13 euro in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online, satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani. Biglietti acquistabili sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Spettacolo in scena venerdi 27 e sabato 28 febbraio alle ore 19, presso San Pietro in Vincoli

Mara Martellotta

 Palazzina di Caccia di Stupinigi: “A tavola con la Regina”

Venerdì 27 febbraio , alle ore 16, si terrà un incontro nelle cucine della Palazzina di Caccia di Stupinigi dal titolo “A tavola con la Regina. I menù di Margherita”, per raccontare miti gastronomici e rituali di corte all’epoca della prima regina d’Italia.
Dalla pizza più famosa d’Italia ad un gesto sorprendentemente informale come mangiare il pollo con le dita. L’appuntamento dal titolo “A tavola con la regina. I menù di Margherita” trasporta i visitatori in un percorso che intreccia curiosità gastronomiche a gusto personale e rituali conviviali di fine Ottocento, restituendo un ritratto vivace e inedito della sovrana.
Il riferimento più celebre è quello alla pizza Margherita, tradizionalmente legato alla visita della regina a Napoli nel 1889; pomodoro, mozzarella e basilico, i colori della bandiera italiana, divennero non soltanto una ricetta, ma anche un simbolo capace di unire cultura popolare e immagine istituzionale.
Si tratta di un episodio entrato nell’immaginario collettivo che testimonia come  la tavola potesse trasformarsi in strumento di comunicazione politica e culturale.

Accanto al mito gastronomico emerge il gusto personale della regina Margherita, orientato verso preparazioni eleganti e armoniose, con una particolare predilezione per i dolci e l’estetica del piatto, oltre al racconto di aneddoti curiosi, come quello che la vede gustare il pollo con le dita, rompendo l’etichetta formale di corte e restituendo un’immagine più umana e autentica della sovrana.
Porcellane pregiate, argenteria, centrotavola floreali e una mise en place studiata nei minimi dettagli rendevano la tavola un vero e proprio palcoscenico in cui sapore e bellezza dialogavano per esprimere modernità e prestigio. L’incontro offrirà la possibilità di compiere un viaggio tra tradizione, rappresentanza e creatività, attraverso l’analisi dei menù storici, delle abitudini alimentari e delle cerimonie ufficiali e private, rivelando come la tavola fosse non soltanto un luogo di consumo di cibo, ma spazio simbolico di relazione, diplomazia e costruzione dell’immagina pubblica della monarchia, specchio dei gusti e delle trasformazioni sociali di un’epoca.

“A tavola con la regina. I menù di Margherita” rappresenta la prima delle quattro conferenze del ciclo “Margherita a Stupinigi e il suo tempo”, che narra il gusto, le passioni e il ruolo della prima regina d’Italia nella cultura del suo tempo, in occasione del centenario della morte della regina più moderna d’Italia.

Palazzina d Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7 Stupinigi- Nichelino ( Torino)

La conferenza e la visita sono comprese nel biglietto d’ingresso

Giorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17.30 ( ultimo ingresso ore 17), sabato, domenica e festività 10-18.30 (ultimo ingresso ore 18)

Biglietteria 0116200634

stupinigi@ biglietteria.ordinemauriziano.it

Mara  Martellotta

Rock Jazz e dintorni a Torino: Jethro Tull e Silvia Mezzanotte

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Lunedì. Al teatro Alfieri la cantante Silvia Mezzanotte rende un omaggio a Mina.

Martedì. Al Vinile si esibisce il cantautore Gerardo Balestrieri. Al Circolo Mossetto suona il trio Monne.

Mercoledì. Al Blah Blah sono di scena i The Fuzztones. All’Osteria Rabezzana si esibisce il quartetto di Federica Gerotto, con un tributo a Amy Winehouse.

Giovedì. Al Teatro Colosseo Angelo Branduardi e Aldo Cazzullo, presentano lo spettacolo “Francesco”. Al Blah Blah suonano i The Fire. Alla Divina Commedia sono di scena i Not Very Blues.

Venerdì. Al Blah Blah si esibiscono i Small Jackets. Al Magazzino sul Po è di scena Kety Fusco. Alla Divina Commedia suona la The Lost Track Band. Al Magazzino di Gilgamesh si esibisce la Vanja Sky Band. Al Circolino suona Miriam Jitaru Quartet.

Sabato. Allo Ziggy sono di scena The Spiritual Bat + Varg I Veum.

Domenica. Al teatro Colosseo arrivano i Jethro Tull. Al Blah Blah suonano i Swirl + Cromia.

Pier Luigi Fuggetta