CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Il museo delle torture e dei serial killer, per capire cosa non dovrebbe mai succedere

In tempi di guerra un museo che insegna la pace

 

Anche a Torino, come a Praga, Amsterdam, Chicago e’ arriva lo scorso dicembre il Museo delle Torture e dei Serial Killer alla Promotrice delle Belle Arti, in via Diego Balsamo Crivelli, 11 nel parco del Valentino. In un momento storico segnato da conflitti e tensioni internazionali, femminicidi, aggressività e violenza diffuse questa esposizione è uno strumento fondamentale per mostrare ciò che non dovrebbe mai più accadere. Millecinquecento metri quadrati di testimonianze vive, oggetti, documenti e narrazioni del tempo dell’Inquisizione segnati dal terribile violenza del frate domenicano spagnolo Tomás de Torquemada, noto per essere stato il primo e più famoso Grande Inquisitore della Spagna, ruolo che ha ricoperto dal 1483 al 1498. Famoso per aver perseguitato e bruciato migliaia di persone, il frate spagnolo ha autorizzato l’uso di terribili strumenti di tortura. Nel Museo ne sono esposti un centinaio fra cui la Ghigliottina, la Sedia Inquisitoria su cui l’imputato sedeva nudo mentre le cinghie lo stringevano lentamente e gli aculei gli penetravano nella carne, il Banco di Stiramento un tavolo su cui la vittima con i piedi e le mani legati agli argani viene appunto stirata fino alla dislocazione di spalle, gomiti, ginocchia.

 

Questi reperti provengono dal Museo del Martirio e della Tortura di Milano (che ha tanto interessato gli abitanti del capoluogo lombardo e continua a interessarli e dal Museo di Criminologia di San Giminiano (Siena). C’è poi la sezione gratuita dedicata ai più famosi Serial Killer della storia recente fra cui Ed Gein noto come il “Macellaio di Plainfield (Wisconsis) o Donato Bilancia condannato a 13 ergastoli per i suoi omicidi. il Museo è un’occasione per imparare che la storia non è un insieme di date, ma un patrimonio di esperienze che può guidare le scelte del presente. Dal punto di vista didattico, il museo rappresenta una risorsa unica per scuole e università: favorisce l’educazione civica, stimolando nei giovani un senso critico rispetto a temi come la pace, la giustizia e i diritti umani; Questo museo, dunque, non celebra la violenza, ma la denuncia perché solo comprendendo il passato possiamo costruire un futuro diverso.

 

Aperto fino a metà giugno

Promotrice delle Belle Arti

Via Diego Balsamo Crivelli 11

Torino

Info – Museo delle Torture dei Serial Killer, cell. 337300086

Stefano Massini in Mein Kampf

Teatro Concordia

Mercoledì 11 marzo, ore 21

 

 

 

Poco più di cento anni ci separano dal 1924, anno di pubblicazione di Mein Kampf. E nove anni sono invece trascorsi dal 2016, quando la Germania ha deciso di consentirne nuovamente la pubblicazione, ritenendo che soltanto la conoscenza possa evitare il ripetersi della catastrofe. Stefano Massini, dopo anni di lavoro incrociando i testi di tutti i comizi del Führer con la prima stesura del libro-manifesto dettato dal giovane Hitler nella cella di Landsberg, consegna al palcoscenico questo spettacolo in cui Mein Kampf emerge in tutta la sua sconcertante portata.  In scena prende forma l’intera impalcatura del nazional-socialismo, offerto senza filtri da Massini attraverso un millimetrico studio teatrale dei ritmi, dei toni e degli affondi verbali del dittatore tedesco.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Mercoledì 11 marzo 2026, ore 21

Mein Kampf

Di e con Stefano Massini

Da Adolf Hitler

Scene Paolo Di Benedetto

Luci Manuel Frenda

Costumi Micol Joanka Medda

Ambienti sonori Andrea Baggio

Produzione: Teatro Stabile di Bolzano, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

In collaborazione con Fondazione Teatro della Toscana

In collaborazione con Fondazione Piemonte Dal Vivo

Biglietti: intero 22 euro, ridotto 20 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Più di mille iscritti al  Premio InediTO – Colline di Torino

 

La designazione dei finalisti alla Scuola Holden di Torino

È stato chiuso il 31 gennaio il bando della 25esima edizione del Premio InediTO – Colline di Torino che svela i dati dei suoi iscritti, che ammontano a 1169 partecipanti e 1233 le opere in gara nelle otto sezioni rivolte a tutte le forme di scrittura: poesia, narrativa, saggistica, teatro, cinema e musica. Il risultato è uno dei migliori del concorso letterario dedicato alle opere inedite in lingua italiana e a tema libero, dopo il boom di iscrizioni raggiunte nel 2021, con 1249 iscritti e 1382 opere nella parentesi pandemica.

Sono state 281 le opere di poesia pervenute, 430 quelle di narrativa-romanzo, 226 di narrativa-racconto, 28 di graphic novel, 35 di saggistica, 117 i testi teatrali, 54 i testi cinematografici e 61 i testi canzoni. Le sezioni narrativa romanzo e testo cinematografico hanno quasi raddoppiato gli iscritti rispetto alla precedente edizione. Sono stati 671 gli uomini partecipanti e 498 le donne, 20 i minorenni, tra i quali Angiolina Vergata, la più giovane con 15 anni di età, che potranno ricevere il premio InediTO Young, e che non hanno pagato la quota di iscrizione insieme a due non vedenti e a 36 diversamente abili.

Negli altri premi speciali sono 52 le opere che concorrono a InediTOPIC, dedicato all’input grafico della 25esima edizione “Questo nostro mondo umano che ai poveri toglie il pane e ai poeti la pace”, tratto dalla poesia “Il Principe”, in occasione del cinquantenario della morte di Pier Paolo Pasolini, e illustrato da Francesca Rossetti, 9 i partecipanti a “InediTO IA”, realizzate tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. La maggior parte degli autori hanno un’età compresa tra i 40 e i 50 anni: la più anziana è Franca Garesio, classe 1938, di Cigliano, nell’Astigiano, mentre tra i non vedenti Giovanni Oldano, nato a Rocca d’Arazzo, sempre nell’Astigiano, nel 1924. 556 sono i partecipanti nati al Nord, 272 al Centro e 313 al Sud. 125 autori sono nati a Torino e in provincia di Torino, 147 risiedono a Torino e in provincia. 24 sono gli iscritti nati all’estero.

La designazione dei finalisti si terrà presso la Scuola Holden di Torino martedì 31 marzo alle 18.30, a ingresso libero, trasmessa anche con una diretta streaming sulla pagina Facebook del Premio. Presidente di Giuria è la scrittrice Margherita Oggero, i giurati torinesi sono Stefania Bertola e Gigi Roccati, Valerio Vigliaturo, direttore del Premio e membro del comitato di lettura, composto dal Presidente Riccardo Levi, Rosanna Frattaruolo, Clara Calavita, David Bertelé, Paolo Ferrara, Francesco Halupca e Benedetta Marchiori, impegnati da mesi nella selezione dei testi ricevuti, secondo i criteri di valutazione del Premio.

Il Premio ha ottenuto in passato l’alto patrocinio del MIBACT, nella scorsa edizione il contributo di Regione Piemonte, Consiglio regionale del Piemonte, il sostegno della Fondazione CRT, Camera di Commercio di Torino, IREN e Aurora Penne. Tra gli altri, riceve il patrocinio e il contributo dalla Città di Torino, Città di Chieri, Città di Moncalieri, Città di Chivasso, Città Metropolitana di Torino, ANCI Piemonte e Salone del Libro.

Mara Martellotta

Crescere troppo in fretta: le “Anime scalze” di Fabio Geda

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TORINO TRA LE RIGHE

Ci sono storie che parlano dell’adolescenza con una delicatezza capace di colpire nel profondo. Anime scalze di Fabio Geda, pubblicato da Einaudi nella collana Einaudi Stile Libero, è una di queste: un romanzo che racconta la fragilità, la fatica e insieme la sorprendente forza di chi si trova a diventare grande troppo presto.
La storia è ambientata a Torino, in particolare a Borgo Dora, e ha come protagonista Ercole, un ragazzo di quindici anni sensibile e impulsivo, come molti della sua età, attraversato dalle emozioni del primo amore per Viola. Ma Ercole non può concedersi davvero il tempo dei sogni adolescenziali. A casa, infatti, lui e la sorella Asia devono fare la parte degli adulti. La madre è scomparsa da tempo senza più dare notizie, mentre il padre è un uomo fragile e disorientato, incapace di assumersi fino in fondo le proprie responsabilità.
Così i due ragazzi cercano di arrangiarsi come possono, nascondendo la loro situazione anche ai servizi sociali, che potrebbero separarli. È soprattutto Asia a caricarsi sulle spalle il peso della sopravvivenza quotidiana, lavorando per mantenere la famiglia, ma anche Ercole prova a fare la sua parte: va a scuola, si impegna, cerca di restare un bravo ragazzo nonostante tutto. Forse non è un caso che il protagonista porti il nome di un eroe: per crescere da soli, a quindici anni, senza la protezione degli adulti, bisogna davvero avere qualcosa di eroico.
Quando Ercole scopre che la madre vive non lontano da lui, decide di cercarla. L’incontro con lei lo porta a conoscere anche Luca, un fratellino di cui ignorava l’esistenza. È proprio questo bambino a far nascere in lui un nuovo e ancora più forte senso di responsabilità, quasi a spingerlo definitivamente fuori dall’adolescenza. Una maturità precoce che, però, finirà per sfociare in risvolti drammatici.
La vicenda prende avvio da una scena intensa: Ercole è barricato sul tetto di un capannone, armato e circondato dalla polizia; accanto a lui c’è Luca, che ha solo sei anni. Come siano arrivati fin lì è ciò che il romanzo racconta, passo dopo passo, attraverso una storia fatta di affetti fragili, segreti e scelte difficili.
Il libro mette in luce una dinamica purtroppo sempre più presente nella società contemporanea: quella di adulti che faticano a comportarsi come tali e di ragazzi costretti a crescere troppo in fretta. Da una parte troviamo genitori che sembrano rimanere intrappolati in un’adolescenza prolungata, incapaci di assumersi pienamente il loro ruolo; dall’altra bambini e ragazzi che si ritrovano a dover gestire responsabilità troppo grandi per la loro età.
Nonostante la durezza della storia raccontata, la scrittura di Geda rimane limpida, scorrevole, quasi leggera. È una delle qualità che rendono i suoi libri così coinvolgenti: la capacità di affrontare temi profondi con uno stile semplice e diretto, senza mai perdere delicatezza. Leggendo Anime scalze si finisce per restare incollati alle pagine, accompagnando Ercole nel suo percorso e ritrovando, tra le righe, quella miscela di fragilità e forza che appartiene a ogni adolescente.
Fabio Geda, nato a Torino nel 1972, è uno degli autori italiani più apprezzati quando si tratta di raccontare il mondo dei ragazzi e delle fragilità contemporanee. Per anni ha lavorato come educatore con minori in difficoltà, un’esperienza che ha profondamente segnato il suo sguardo narrativo. Tra i suoi libri più noti figurano Nel mare ci sono i coccodrilli, straordinaria storia vera tradotta in numerosi Paesi, e diversi romanzi dedicati proprio all’età della crescita e della ricerca di sé.
Con Anime scalze, Geda torna ancora una volta a raccontare chi si affaccia alla vita con passo incerto ma determinato. Ragazzi che, pur camminando scalzi tra le difficoltà, imparano a lasciare il segno del proprio passaggio nel mondo.
MARZIA ESTINI

La natura e la memoria nelle opere di Vanni

Abita in Umbria, a una trentina di chilometri da Perugia in direzione Todi, un casale antico immerso tra il verde delle colline, le sensazioni e le immagini che ti calano negli occhi, i colori soprattutto, tutti da assorbire. Si chiama Giovanni Rosa, in arte Vanni, ha compiuto studi a Roma, per accrescere il proprio percorso artistico – fatto proprio delle loro esplosioni e di quei colori immersi nella luce che li domina, sempre in bella alternanza, delle raffinatezze, delle scomposizioni cromatiche e di sperimentazioni: nelle poche chiacchiere con la persona che pensi di conoscere da tempo, hai la confessione, non certo dell’abbandono, di uno sguardo nuovo che si sta allargando ad altri mezzi su cui lavorare, non soltanto tela e tavola quindi ma altresì vecchi tessuti, supporti grezzi – ecco il viaggio che l’avrebbe fermato per una decina d’anni a Parigi, la frequentazione degli “Etudes des Beaux-Arts de Paris” che gli fanno conoscere quegli ateliers che praticano l’espressionismo contemporaneo e lo indirizzano a guardare meglio a quanto gli cresce intorno. E sono personali e collettive, che lo porteranno anche in Belgio e Ungheria, in Grecia e Lussemburgo, chiaramente in Italia, sempre a raccogliere quelle luci del Mediterraneo che felicemente riempiono le sue opere. Negli anni più recenti, per cinque occasioni, è salito a Torino, ospite di Monia Malinpensa, che sempre ha la curatela delle sue mostre, nella propria galleria “Malinpensa by Telaccia” (corso Inghilterra 51), ormai ammirato e applaudito, presentando egli stesso questa volta la mostra Natura assoluta – tutta “primaverile”, sino a sabato 21 marzo, il pubblico di appassionati non se la lasci scappare – in modo chiaro e spontaneo, simpaticamente coinvolgente.

Sotto la legge da troppi oggi accantonata del “forma tecnica colore”, è la natura – il trionfo della natura, una natura a volte scovata, analizzata, fatta decisamente propria, usata con invidiabile manualità – a invadere i suoi quadri, tradotta dall’artista in un linguaggio che si fa espressione accattivante, piacevole, del tutto convincente. Una lettura che ti viene incontro nell’originalità e negli ampi paesaggi – quasi a formare piccole scenografie – che lambiscono dune poste a fronte di distese d’acqua (“Luce tra le dune”, 2024) o quelle “Macchie” (2020) di mare che alternano arbusti e scogli brulli, anonimi e rifuggiti ma pur capaci di riprendersi una vita vera, divenendo anch’essi sensibili e accoglienti, taluni protettivi o quei terreni scoscesi, a nascondere lunghissime radici, che folti sulla cima danno vita al giallo prepotente della “Forsizia” (2022). Capace e interessato ancora l’artista a osservare in campi più ristretti, a rientrare al di qua di quelle cinte grigiastre o brune che racchiudono, che delimitano: nascono “All’ingresso della villa” (una tecnica mista del 2022), una discesa di blu e violaceo lungo le ombre – che maggiormente lo lasciano risaltare – di un muro, poco più in là (“Il gelsomino verde”, 2023), qualche passo oltre e lo spettatore si ritrova davanti ad “Un volo di primavera” (2025) affidato alla stesura del rosa. Sono forse ricordi di passeggiate, di impressioni colte al volo come di sguardi più o meno distratti e rielaborati in studio: sempre in una luminosità che la fa da padrone, che si porta appresso quel bagaglio di poesia che riempie l’attività di Vanni, la semplicità che riporta alla mente una certa letteratura di cui in tempi più o meno lontani ci siamo fatti carico e il rispetto per quanto lo circonda, il piacere di guardare e di assorbire, di creare dialoghi, di trasmettere ad altri ambienti, emozioni, libertà. Tutto questo è deposto sulla tela (o sulla tavola) con la delicatezza della pennellata, in un ambito che s’avvicina all’astrattismo, a tratti con la materialità del mezzo (certe sovrapposizioni materiche, certi grumi biancastri che si notano in principal modo in opere al piano sottostante della galleria), ma anche con quel nervoso pointillisme del nuovo millennio, nel suo pieno rigore, che riempie di piccoli tratti e di gocce di colore ognuno di questi angoli. Una realtà “naturale” che s’allarga nel sogno, nell’impalpabile, nell’avventura di un pennello nell’atto di posarsi sulla superficie.

Una resa formale eccellente. Ancor più – negli occhi di chi stende queste note – affascina il ricavo della memoria e la trasposizione di certi oggetti, la naturalezza e il loro passato, il loro essere passato di mano in mano, il loro “essere serviti” all’interno di una quotidianità. C’è una recherche nel pittore, una madeleine che profuma, le cose di un affascinante gusto che tornano. “Il tratto deciso, la gamma cromatica – sottolinea ancora Monia Malinpensa nella sua presentazione -, le modulazioni luministiche e la resa formale costruiscono opere uniche fondate su una perizia evidente a prima vista. La sua pittura genera atmosfere intime e irripetibili offrendo, a chi osserva, sensazioni avvolgenti e rare.” Proprio l’intimità di quelle atmosfere le ritroviamo negli interni, sopra quei tavoli ricoperti di tovaglie chiare o blu mosse da un vento leggero, in quegli oggetti – siano essi un recipiente verde riempito di quattro limoni o un vaso di vetro nella cui acqua è bagnata un abbondante mimosa, in quei pot che fanno tornare alla mente certe scodelle casoratiane sui loro tavoli o le composizioni – una coppia di minuscoli vasi, un ramo di cinque fiori bianchi: una timida poesia – quasi astratte che ritornano felicemente a un panorama morandiano. È tra queste mura d’ambienti che tutti prima o poi abbiamo attraversato che maggiormente sentiamo il silenzio e l’armonia e il tempo antico di cui Vanni ha saputo rivestire, con garbo e con una poetica davvero autentica e alta, le sue opere.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune opere del pittore Vanni: “Chinoiseries”, tecnica mista su tela, 2023; “Controluce”, tecnica mista su tela, 2024; “Forsizia”, tecnica mista su tela, 2022.

“Arte e naturalia” nel Castello di Elisa di Rivombrosa

Per la bellezza di sette mesi, il “Castello Ducale” di Aglié si apre a visite naturalistiche guidate alla scoperta di arte, storia e scienze naturali

Da marzo al 26 settembre

Agliè (Torino)

Il tutto in un “pacchetto unico”. Dall’attuale mese di marzo al prossimo settembre (sabato 26 settembre), per sette mesi torna “Arte e naturalia al Castello di Agliè”, la seconda edizione del ciclo di visite tematiche che propone una “lettura innovativa” della “Residenza Sabauda” (dalla Casa Reale acquisita nel 1764 e passata allo Stato nel 1936 ma già risalente nel suo primo nucleo centrale al XII secolo, per conto della Famiglia comitale dei San Martino, originari del Canavese) attraverso le tracce della “flora” e della “fauna”, presenti non solo nel paesaggio del Parco con i suoi “Giardini all’inglese”, ma anche nelle opere e negli apparati decorativi del Castello, dal 1997 parte del sito “UNESCO – Residenze Reali Sabaude”.

Dodici appuntamenti tra sale, giardini e ambienti di servizio, come le cucine, costruiranno “un percorso – dicono gli organizzatori – che intreccia ‘storia culturale’ e ‘osservazione naturalistica’, dove le conoscenze scientifiche su flora, fauna e ambiente incontrano vicende storiche, aneddoti e leggende, con l’aggiunta di esperienze percettive giocate sui sensi dell’udito e dell’olfatto”.

Semplice l’idea di partenza: nel patrimonio storico non compaiono solo figure umane o episodi della storia, ma anche animali, piante, paesaggi e pratiche quotidiane che raccontano il rapporto tra esseri umani e ambiente, fra “Arte e naturalia”, come dice il titolo del Progetto, che prende proprio queste tracce come “guida alla visita” e le utilizza per collegare ambiti diversi: dall’arte alla storiadall’antropologia alla botanicafino ai saperi legati all’enologia e alla viticoltura.

Quattro sono i “percorsi” proposti.

Si inizia con “Giardini e naturalia” (la prima visita si è già tenuta domenica 8 marzo scorso) attraversando il “Giardino all’italiana” e il “Parco all’inglese” per leggere e conoscere le “scelte botaniche e paesaggistiche” che hanno modellato gli spazi verdi della Residenza. La seconda tappa, con Sinfonie e naturalia”, prevede un percorso che collega “natura e musica” lungo i sentieri del Parco, mettendo in relazione “biodiversità e antichi spartiti”. La passeggiata è condotta da Alice Fumero, musicologa dell’Associazione “LeMus”Dipinti e animalia” porta poi all’interno, nelle sale del Castello, alla ricerca degli “animali nascosti” tra affreschi, stucchi e decorazioni: un’“esperienza totalmente immersiva” arricchita da giochi percettivi basati sull’“udito” e sull’“olfatto”. Sapori e naturalia”, infine, si svolge nelle “cucine storiche”, tra le antiche dispense, “alla scoperta dello stretto legame tra l’arte gastronomica e le storiche tradizioni legate all’agricoltura, all’allevamento e alla caccia”. Il calendario comprende inoltre due appuntamenti speciali collegati alla mostra “Vitae”, prevista nella primavera 2026.

Il programma è promosso dalle “Residenze reali sabaude” in collaborazione con “Vivere i Parchi” e “Morena Ovest”, l’accordo di “promozione territoriale” tra i comuni di Agliè (capofila), Bairo, Castellamonte, Cuceglio, San Martino Canavese, San Giorgio Canavese, Torre Canavese e Vialfrè.

Le visite, della durata di un’ora circa (su prenotazione obbligatoria), saranno condotte dalle Guide di “Vivere i Parchi”, con il supporto di “docenti universitari” che collaborano alle attività di “Morena Ovest”, la cui “Academy” ha maturato in questi anni esperienza sul territorio grazie a seminari, passeggiate a tema, escursioni e laboratori didattici per promuovere la ricchezza del Canavese.

Finalità che rientrano pienamente nelle “strategie di valorizzazione” del sistema delle “Residenze sabaude”, “incentivando iniziative – ancora gli organizzatori – atte a restituire il patrimonio culturale alle comunità non solo nei tratti di rilievo storico-artistico, ma pure in termini di conoscenza intorno a tematiche che spaziano dall’ambiente, al clima e alla biodiversità”“Una prospettiva – concludono – che pone al centro anche la riflessione sul benessere e sul modo di trascorrere il tempo libero, mostrando l’importanza delle esperienze che possono essere sviluppate intorno alle realtà museali, come fattore attrattivo per un turismo lento, consapevole e sempre più sostenibile”.

L’ultimo appuntamento al “Castello Ducale” di Aglié (piazza Castello, 1) – televisivamente noto come ambientazione per le fiction “Maria Jos锓La bella e la bestia” e soprattutto per la prima serie di “Elisa di Rivombrosa” (si pensi che un sentiero fra i Giardini del Castello viene chiamato dagli stessi Alladiesi, “Riva Ombrosa”) – si terrà sabato 26 settembrealle 14,30, e sarà dedicato a “Sapori e naturalia nelle cucine del Castello”.

“Per info sul programma e per prenotazione: tel. 345/7796413 o vivereiparchi@gmail.com

G.m.

Nelle foto (Credits Dario Fusaro): Castello di Aglié “Giardini”; “Biblioteca”; “Cucine”

A Pinerolo la collezione dell’Associazione Amici di Italia ’61

Una mostra tricolore e di mille colori, un itinerario visivo nella collezione di memorabilia dell’Associazione Amici di Italia ’61 per ritrovare ed essere avvolti nella sorprendete ed unica atmosfera di Italia ’61, quando Torino divenne la città delle meraviglie. Era il 1961 e Torino ospitava la grande Esposizione Internazionale del Lavoro, Italia ’61, per festeggiare i Cento anni dell’Unità d’Italia e la città, che in pochi mesi, si trovò al centro del mondo.

Torino divenne “La Città delle Meraviglie”, per l’occasione un’intera zona della lungo il Po venne bonificata e qui venne costruito un quartiere della città e una serie di architetture iconiche come il Palazzo del Lavoro e il Palazzo a Vela Tra il 1° maggio e il 31 ottobre i visitatori furono oltre sei milioni.

Nel 65° anniversario da quell’evento unico, il Consorzio Vittone e il Centro Arti e Tradizioni Popolari del Pinerolese, coltivando l’omaggio al compianto Ezio Giaj, ideatore e realizzatore dello sviluppo culturale e turistico del territorio, hanno pensato di accogliere e presentare a Pinerolo la collezione dell’Associazione Amici di Italia ’61 di Torino, nata nel 2008 con l’obiettivo di mantenere viva la memoria su quella manifestazione internazionale, sulle trasformazioni che interessarono la città e l’atmosfera di evento fantastico, visionario, irripetibile.

Italia ’61 è stato un evento che ha fatto brillare la città di Torino. Ha sorpreso e colmato di bellezza le persone che l’hanno vista e sono state milioni. Ha mostrato il saper fare e la vita dell’Italia e degli italiani nelle cose che erano capaci di essere, nel lavoro e nella creatività, nell’ingegno e nell’artigianato.

Della visita ad Italia ’61 veramente in tanti conservano ricordi: il clima, la gente, i prodotti, le sale da vedere, gli allestimenti e le realizzazione innovative, create appositamente per l’occasione, e senz’altro la festa e l’eccitazione verso qualcosa di mai visto ed eccezionale. Spesso in casa di quella manifestazione sono conservati ancora oggetti ricordo, cartoline e biglietti.

Nei più piccoli e non solo, l’effetto wow si fece sentire. Ezio Giaj come migliaia di altri ragazzini dell’epoca andò a vedere l’Esposizione Internazionale del Lavoro di Italia ’61, voluta nella prima capitale d’Italia per festeggiare i 100 anni dell’Unità d’Italia. Ci andò con la mamma e ciò che più catturarono il suo interesse furono gli spazi che rappresentavano le regioni, mostra curata da Mario Soldati, un autentico viaggio nella penisola, tra le sue tipicità ed unicità, il Circarama Walt Disney, gli “ovetti” colorati che mettevano in collegamento la città con la collina e l’atmosfera effervescente. – dice Alessandra Maritano, continuatrice del progetto culturale di Ezio Giaj che ha voluto portare l’iniziativa in città -. Fu una giornata memorabile, in più occasioni tornò con la mente a quella gita speciale che negli anni a seguire ha coltivato praticando un piccolo collezionismo. Qualche oggetto, pieghevoli e riviste trovate in qualche mercatino hanno confermato l’interesse verso quell’evento e per Flor’61, ideata e realizzata da Giuseppe Ratti ed inclusa nella grande esposizione, un tripudio di colori e di profumi.”

L’incontro con Mario Abrate e Piero d’Alessandro dell’Associazione Amici di Italia ’61 qualche anno fa mise in moto in lui e anche in me il desiderio di presentare la loro collezione a Pinerolo. La mostra oggi viene esposta presso il Centro di Interpretazione del Territorio del Pinerolese, nel 65° anniversario dell’evento come omaggio alla Torino delle meraviglie ed è una promessa mantenuta del Centro Arti e Tradizioni Popolari del Pinerolese e del Consorzio Vittone, a Ezio, artefice di mille iniziative, felici di onorarla nella sua amata città.

Torna il Lovers Film Festival, madrina Donatella Finocchiaro

Il Lovers Film Festival , storico festival italiano che indaga i temi LGBTQl+ ( lesbici, gay, bisessuali, trans, queer e intersessuali), diretto da Vladimir Luxuria e fondato da Giovanni Minerba e Ottavio Mai, torna a Torino dal 16 al 21 aprile prossimi nella multisala del Museo Nazionale del Cinema, al Cinema Massimo.
Uno scatto di Dario Gazziero sarà l’immagine dell’edizione 2026 di Lovers, una fotografia che vuole essere il claim 2026 “Chi guarda chi- Who’s whatching who” con un chiaro riferimento ai diversi livelli del guardare, perché non sempre guardare corrisponde a vedere.

“ Tre soggetti, ognuno con il suo mezzo, che fissano l’obiettivo verso chi guarda – commenta Vladimir Luxuria, direttrice artistica del Festival – Chi si trova davanti a questa immagine si scopre osservato con quella sana inquietudine che si prova quando nel cinema si abbatte la quarta parete, come nel caso degli occhi di Giulietta Masina ne “Le notti di Cabiria”, che fissano la camera puntando dritta negli occhi di chi guarda. Chi osserva è  anche osservato, chi disprezza e discrimina può, a sua volta, essere disprezzato e discriminato. Con un messaggio in positivo, provare a sentirsi ripresi aiuta a riprendersi dall’egoismo, dal pregiudizio e  dalla presunzione di superiorità.
Madrina del festival sarà la celebre attrice catanese Donatella Finocchiaro che ha lavorato, tra gli altri, con Roberto Andò, Giuseppe Tornatore, Marco Bellocchio, Mimmo Calopresti, Pupi Avati e a teatro con Luca Ronconi, Gigi Dall’Aglio, Andrea de Rosa ed altri importanti registi.

“Sono onorata quest’anno di essere la madrina del Lovers Film  Festival! In un tempo in cui i diritti e le identità  hanno ancora bisogno di essere difesi e raccontati, questo festival rappreenta un luogo dove questo accade. Celebrare il cinema LGBTQI+ significa celebrare l’amore in tutte le sue forme, abbattere stereotipi e costruire una comunità senza pregiudizi. Sono felice di condividere questo viaggio con il pubblico e con tutte le persone che rendono possibile questo festival”.

Il Lovers Film Festival è  realizzato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino, con il contributo,del Miv, della Regione Piemonte e del Comune di Torino.
Mara Martellotta

Al teatro Gobetti debutta “L’uomo dei sogni”

Martedì 10 marzo debutta, per la stagione del Teatro Stabile di Torino, al teatro Gobetti, ‘L’uomo dei sogni’, scritto e diretto da Giampiero Rappa e interpretato dallo stesso Rappa e da Lisa Galantini, Elisabetta Mazzullo, Nicola Pannelli.

Le scene sono firmate da Laura Benzi, i costumi sono di Lucia Mariani, le musiche di Massimo Cordovani e il disegno luci di Gianluca Cappelletti.

Lo spettacolo rimarrà in scena fino a domenica 15 marzo prossimo.

Giovanni, conosciuto nel mondo dei fumetti come Joe Black, è un disegnatore di grande talento ed esperienza. La sua vita è stata sconvolta  da un evento che l’ha fatto precipitare in un abisso così profondo da spingerlo a ritirarsi dal mondo, cercando rifugio nella solitudine della sua casa-studio, lontano dalle persone e dagli impegni di lavoro.
La commedia prende vita nell’oscurità della notte, trasformando la sua casa in un teatro di sogni inquietanti e visioni surreali. Tutto cambia con l’arrivo inatteso di Viola, sua figlia, che porta con sé una verità capace di ribaltare ogni certezza. Realtà o sogno? Meglio non scoprirlo. Tra incubi grotteschi e comicità tagliente si sfuma il confine tra vita e immaginazione. “L’uomo dei sogni” rappresenta un vortice di inquietudine e ironia, dove ridere, riflettere e perdersi diventa inevitabile, perché nel viaggio nei labirinti della mente l’unica certezza è che gli incubi possono sorprendere anche ad occhi aperti.

“Ci sono persone che non ricordano i sogni, altre che vivono notti piene di visioni intense – spiega l’autore nelle note di regia –  e poi ci sono coloro che rimangono intrappolati in un tormento chiamato parassonia. Immaginate di chiudere gli occhi e poco dopo di vedere figure minacciose nella vostra stanza, di sentire voci che vi parlano, di assistere a scene di violenza così realistiche da farvi svegliare urlando o alzandovi  di scatto. Questo è il tormento quotidiano di Giovanni, disegnatore di fumetti che sta attraversando uno dei momenti più bui della sua vita.  Il nostro protagonista non trova sollievo né nelle visite mediche né nelle cure.
“L’uomo dei sogni” rappresenta qualcosa di più di una commedia surreale, una dedica appassionata al mondo del teatro e, soprattutto, al suo pubblico. Gli attori, con generosità,  si muovono sul palco, parlano, si commuovono, cercando di smuovere qualcosa dentro di noi. Se la rappresentazione ci colpisce, applaudiamo con calore , e il nostro inconscio lavora per noi, in silenzio.
Ogni sera, con l’apertura e la chiusura del sipario, gli attori rivivono la stessa esperienza,  sperando di aver offerto un servizio importante alla comunità,  sia che esso abbia raccontato una tragedia, un dramma o una commedia.
Come autore e regista di questa commedia il mio sogno è  il medesimo, regalare , insieme a una compagnia di attori formidabili, sensibili e affiatati, un  viaggio speciale, in cui ogni spettatore possa sorprendersi, divertirsi, riflettere e, soprattutto, sognare. Perché,  in fondo, il teatro è questo, un luogo dove realtà e immaginazione si fondono, dove gli incubi possono essere sconfitti e i sogni possono diventare possibili “.

Info

Teatro Gobetti, via Rossini 8

Orario degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì e venerdì ore 20.45, domenica ore 16.

Biglietteria teatro Carignano,  piazza Carignano 6, Torino

Tel 011 5169555

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Il “Pannunzio” celebra la Giornata del Tricolore e dell’Unità d’Italia

Lunedì 16 marzo – ore 17.30

Centro Pannunzio – Via Maria Vittoria 35H, Torino

In occasione della Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera, il Centro Pannunzio di Torino promuove un incontro di approfondimento storico e civile dedicato alle radici ideali del Risorgimento e alla figura di Camillo Benso di Cavour.

Lunedì 16 marzo alle ore 17.30, presso la sede del Centro (Via Maria Vittoria 35H, Torino), interverranno Barbara Ronchi della Rocca, giornalista, scrittrice e conduttrice TV con una relazione dal titolo “Un ritratto inedito di Cavour”, e Pier Franco Quaglieni, storico risorgimentista e presidente del Centro Pannunzio, che affronterà il tema “Matrice democratica e mazziniana del Risorgimento”.

L’incontro intende offrire una riflessione originale sull’Unità d’Italia, riportando al centro del dibattito pubblico la complessità culturale e politica del processo risorgimentale. 

In questo quadro, particolare rilievo assumerà il confronto tra due grandi matrici del Risorgimento: da un lato quella mazziniana, fondata su una concezione etica e popolare della nazione, sull’idea di una patria costruita attraverso la partecipazione dei cittadini, il dovere civile e un ideale democratico di ispirazione repubblicana; dall’altro quella cavouriana, espressione di una cultura politica liberale e moderata, orientata al realismo, alla diplomazia e alla costruzione dell’Unità attraverso il consolidamento delle istituzioni monarchico-costituzionali.

La contrapposizione tra Mazzini e Cavour rappresenta uno dei nodi più significativi del Risorgimento: il primo incarnò la tensione ideale, morale e pedagogica di un’Italia pensata come missione civile e come progetto di emancipazione dei popoli; il secondo rese possibile, sul piano politico e statuale, la realizzazione concreta dell’Unità, perseguendola attraverso una strategia riformatrice, pragmatica e internazionale. Due visioni differenti, divergenti nei metodi e negli obiettivi istituzionali, ma entrambe decisive nel dare forma al percorso che condusse alla nascita dell’Italia unita” dichiarPier Franco Quaglieni, Presidente del Centro Pannunzio. 

L’iniziativa si inserisce nella tradizione del Centro Pannunzio di valorizzare la memoria storica come strumento di consapevolezza civile, sottraendo le ricorrenze nazionali alla retorica e restituendole al loro significato culturale e istituzionale.

Il Centro Pannunzio

Fondato a Torino nel 1968 nel nome e nello spirito di Mario Pannunzio, il Centro Pannunzio rappresenta da oltre mezzo secolo uno dei più solidi punti di riferimento del dibattito culturale liberal-democratico italiano.

Nato per iniziativa di Arrigo Olivetti, Mario Soldati e Pier Franco Quaglieni, il Centro si è distinto fin dall’origine per la sua indipendenza da appartenenze partitiche e per una vocazione dichiaratamente pluralista. La sua attività si sviluppa attraverso conferenze, incontri di studio, presentazioni editoriali e momenti di approfondimento dedicati ai temi della libertà, della responsabilità civile, della cultura storica e della difesa delle istituzioni democratiche.

Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura della Repubblica Italiana, il Centro Pannunzio continua a promuovere un confronto rigoroso e non conformista, offrendo uno spazio stabile di dialogo tra studiosi, intellettuali e cittadini.

La sua identità si fonda su un principio semplice ma esigente: coltivare la libertà come metodo e come valore, nella convinzione che la cultura non sia mai esercizio ornamentale, ma responsabilità pubblica.