CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Occit’amo Festival celebra la festa di Sant Joan

Con la grande Orchestra Occitana a Saluzzo e la salita in musica al Roccere

Sabato 20 giugno, a Saluzzo, e domenica 21 giugno in Val Maira e Val Varaita, nell’ambito del festival Occit’amo si terrà la due giorni di celebrazioni del solstizio d’estate, dedicata a Sant Joan. In realtà, questa tradizione rappresenta un’usanza particolarmente sentita anche in Catalogna, nelle isole Baleari e ad Alghero.

Sabato 20 giugno, sotto l’Ala di Ferro di piazza Cavour, a Saluzzo, alle 21, oltre un centinaio di musicisti andranno a formare la Grande Orchestra Occitana, dando vita a un sorprendente concerto. Domenica 21 giugno, nel pomeriggio, avrà luogo la tradizionale salita alla vetta Roccerè, accompagnata da musiche e canti che prenderà il via da due diverse parti: alle 13 da Sant’Anna di Roccabruna, in Val Maira, e alle 14 dal Santuario di Val Mala, in Val Varaita, per ricongiungersi al Colle della Ciabra e affrontare l’ultima parte del percorso insieme. A seguire, musica, canti e danze occitane dalla croce del Roccerè. Entrambi gli eventi sono a ingresso libero e gratuito.

Per maggiori informazioni, visitare il sito www.occitamo.it

Mara Martellotta

Tosca, eroina tragica, in scena al Teatro Regio di Torino

In scena al Teatro Regio di Torino il nuovo allestimento del capolavoro di Giacomo Puccini, “Tosca”, per la regia di Stefano Poda, con il direttore musicale Andrea Battistoni sul podio per l’ultima produzione della stagione

Al Teatro Regio, da venerdì 12 a domenica 21 giugno, sarà in scena Tosca, con la visione totale di Stefano Poda per il nuovo allestimento del capolavoro di Giacomo Puccini. Stefano Poda firmerà regia scene, luci, costumi e coreografia. Sul podio dell’Orchestra, del Coro e del Coro di Voci Bianche del Regio sarà il Direttore Andrea Battistoni. Protagonisti saranno tre solisti di fama internazionale: Chiara Isotton, Martin Muehle e Roberto Frontali. I cori saranno istruiti da Gea Geratti Ansini e da Claudio Fenoglio. Collaboratore alla regia sarà Paolo Giani Cei.

Dopo il recente successo de “La Juive”, che ha ottenuto il Premio Abbiati 2023, Stefano Poda ritorna il palcoscenico del Regio, sugellando un legame artistico profpmdomche ha dato vita a produzioni oniriche memorabili come il Thaïs del 2008, Leggenda del 2011, Fausto del 2015 e Turandot del 2018. In questa nuova coproduzione con l’Abay, Kazach, National Opera, il,regista firma uno spettacolare allestimento capace di meravigliare per la forza simbolica e l’inconfondibile estetica visionaria, compiendo un’opera radicale spogliando il capolavoro di Puccini dai clichè storici per restituirlo alla sua dimensione di dramma universale e rito collettivo.

Tosca viene concepita come una grande installazione contemporanea dedicata alla romanità; la scena è dominata da una materia imponente di marmo e simboli, arricchita da reperti trasformati in ologrammi, in un dialogo costante tra archeologia e contemporaneità.

“Il mondo visivo dello spettacolo si fonda su un forte dualismo storico e simbolico – dichiara il regista Stefano Poda – da un lato il Settecento, l’universo dell’Ancien Regime, con le sue gerarchie e il suo splendore ormai corroso, rappresentato da Scarpia, figura di potere decadente, di in mondo destinato a dissolversi. Dall’altro lato c’è l’Ottocento nascente, portatore di nuove idee politiche, modernità e cambiamento, incarnato simbolicamente da Cavaradossi”.

Floria Tosca compie la sua parabola di eroina tragica, e la sua vicenda privata viene stimolata da un meccanismo di potere che Puccini traduce in una partitura di spietata modernità. Si tratta dello scontro tra la brama del vecchio mondo e l’anelito di una modernità nascente, che si risolve in un finale dirompente.

“Per restituire Tosca alla sua vera universalità – spiega Stefano Poda -il regista dal palcoscenico deve imparare a disimparare, cosiccome lo spettatore non deve solo vedere, ma ascoltarsi e vedersi”.

Per il direttore musicale Andrea Battistoni, Tosca costituisce un vertice musicale italiano, capace di anticipare logiche narrative moderne attraverso una perfetta fusione tra musica, parola e ritmo teatrale.

“Si tratta di un’opera che sento visceralmente – dichiara Andrea Battistoni, sottolineando come la capacità di Puccini di reinventare il genere per il nuovo secolo provochi una tensione emotiva inesorabile”.

Chiara Isotton, che interpreta il personaggio di Tosca, è un soprano di autentica scuola italiana che padroneggia il ruolo con vocalità morbida e presenza scenica magnetica, fondendo temperamento e raffinata sensibilità. Martin Muehle, nel ruolo di Cavaradossi, è interprete di riferimento per il repertorio drammatico spinto. Presta la sua voce brunita a un pittore rivoluzionario di nobile intensità. Il vertice del ruolo baritonale è rappresentato da Roberto Frontali, nel ruolo di Scarpia, che domina la scena con autorevolezza, rendendo il personaggio impeccabile e dalla gelida eleganza . L’opera sarà presentata mercoledì 3 giugno, alle ore 18, presso il Piccolo Regio Puccini nel corso della conferenza-concerto condotta dalla giornalista Susanna Franchi, a cui interverranno il direttore musicale Andrea Battistoni e il regista Stefano Poda. In questa occasione, il Polo Culturale di Marengo, insieme all’Unione Giornalisti e Comunicatori Europei, consegnerà ai due artisti la medaglia di Marengo, che celebra la loro interpretazione del capolavoro pucciniano evidenziando il legame profondo tra la vittoria di Napoleone del 14 giugno 1800 e il libretto di Luigi Illica e Giuseppe Giacosa.

Ingresso libero

Info: www.teatroregio.torino.it – biglietteria@teatroregio.torino.it – info@teatroregio.torino.it – 011 8815241

Orari da lunedì a sabato ore 11-19 / domenica ore 10.30-15.30 e un’ora prima degli spettacoli.

Mara Martellotta

Monumenta Italia Cantiere Madama. A cielo aperto

Un progetto di Irene Pittatore

Esposizione

Dal 10 giugno al 3 luglio 2026

Portici di Piazza San Carlo, Torino

 

Monumenta Italia / Cantiere Madama, visitabile a Palazzo Madama fino al 6 luglio, scende in piazza per accompagnare cittadine e cittadini con immagini e domande diffuse su quattordici banner allestiti sotto i portici di Piazza San Carlo, il luogo aulico e di incontro per eccellenza a Torino.

L’evento, realizzato nell’ambito del public program della mostra MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria, approfondisce alcuni temi al centro del lavoro Monumenta Italia dell’artista Irene Pittatore, che propone una riflessione sull’esiguità di monumenti dedicati a donne e realizzati da donne nello spazio pubblico. Un vuoto che diventa occasione per interrogarsi sul significato contemporaneo di memoria collettiva, patrimonio urbano e monumentalità, in una prospettiva di genere.

Monumenta Italia prende le mosse da Monumentale dimenticanza, progetto di ricerca del Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile APS del 2019 volto a censire la presenza di monumenti, fontane e statue su suolo pubblico dedicati a storiche figure femminili nelle città e nei comuni piemontesi.

La mostra diffusa si pone l’obiettivo di creare consapevolezza e offrire un punto di osservazione del patrimonio monumentale che contempli la prospettiva di genere e la secolare invisibilizzazione del contributo femminile.

Le immagini sui banner in piazza San Carlo raccontano le azioni partecipative realizzate a Torino, Savona e Novara attraverso affissioni urbane, azioni performative e cantieri fotografici diffusi, e presentano la performance A week-Long Monument (The Ice Plinth), condotta da Irene Pittatore a Torino nel 2024 su un basamento in ghiaccio. A partire da “basamenti inservibili” le azioni performative di Monumenta Italia alimentano un confronto sull’adeguatezza della forma monumentale a costruire memoria e restituire complessità nella contemporaneità.

Ne scaturisce un’occasione di riflessione civica sul patrimonio artistico urbano e sul significato contemporaneo di monumentalità, memoria e identità, alla quale la cittadinanza è invitata a partecipare.

I contributi e le proposte (che potranno essere inviati attraverso il QRcode presente sui banner e a questo link) saranno documentati nella prossima edizione del catalogo Monumenta Italia, in uscita al termine di ogni tappa del progetto.

Irene Pittatore (Torino, 1979)

Artista e performer, adotta strumenti visivi, narrativi e partecipativi per creare opere che riflettono su emarginazione, discriminazione e i loro sintomi. I suoi progetti, dedicati alla violenza di genere (Monumenta Italia, L’amavo troppo e le ho sparato), alla diversità e all’inclusione (You as me / Nei panni degli altri), all’emergenza abitativa (Homeless heroines) si sviluppano in dialogo con musei, festival, gallerie, università.

Marc Chagall tra poesia e spiritualità

Ad Aosta un’imponente mostra

Viene inaugurata venerdì 19 giugno, ad Aosta, presso le sale espositive del Museo Archeologico Regionale di Aosta, la mostra intitolata “Marc Chagall tra poesia e spiritualità”, realizzata in collaborazione con il Musée National Marc Chagall di Nizza.

La mostra è curata da Grégory Gouderc, Anne Dopfer e Alberto Fiz, ed è stata realizzata dalla Struttura, Attività politiche espositive e identitarie della Regione Autonoma Valle d’Aosta in partenariato con il Museo Marc Chagall di Nizza, l’unica istituzione pubblica dedicata al maestro russo che riunisce il suo lavoro imponente sul messaggio biblico ed è visitato ogni anno da oltre 200 mila persone. In mostra sono esposte 120 opere tra dipinti, sculture, gouache, disegni, litografie, libri e ceramiche realizzate dal 1922 al 1980, alcune mai esposte in Italia che consentono di analizzare il percorso di Chagall attraverso una rinnovata lettura del suo rapporto con il sacro, spesso problematico e fortemente attuale anche nel contesto della contemporaneità. La rassegna presenta testimonianze di grande significato e di forte impatto nazionale, come nel caso dei dipinti quali il bozzetto per il “Cantico dei Cantici III” del 1957, “Il profeta Isaia” del 1968, “La torre di Davide” del 1968-71, che vengono esposti accanto a lavori degli anni Trenta, quali la “Circoncisione di Abramo” o “Giuseppe riconosciuto dai fratelli”. Chagall è stato affascinato dalla Bibbia fin dalla più giovane età, e ha iniziato a studiarla con dedizione dagli anni Trenta, affermando che “la Bibbia è la più grande fonte di poesia di tutti i tempi. Fin dall’infanzia ho cercato di ritrovarne il riflesso nella vita e nell’arte. La Bibbia è come una risonanza della natura, e ho cercato di ripercorrere il segreto”.

La Bibbia rappresenta, infatti, una straordinaria metafora per descrivere i temi che hanno reso celebre l’artista, tra cui l’amore come simbolo di trascendenza, la componente onirica e immaginifica, la memoria e i ricordi dell’infanzia trascorsi nel villaggio natale di Vitebsk, in Russia, cosiccome la sua relazione con la Francia, considerata la sua seconda patria. Tutto ciò nell’ambito della ricerca delle forme uniche, libere da condizionamenti, che attraversano le avanguardie, quali orfismo, cubismo, futurismo e surrealismo, senza mai aderire ad alcun movimento. La mostra offre l’opportunità di approfondire aspetti spesso poco indagati, nell’arte di Chagall, come quello inerente la scultura (tra le opere esposte compaiono ‘Cristo in croce’ e ‘Mosè’, due rare opere plastiche del 1952-54).

È anche presente uno spazio specifico dedicato alle vetrate, con una serie di maquette, che consentono agli spettatori di immergersi nell’atmosfera dei grandi lavori realizzati da Chagall per le cattedrali di Assy, Reims, Metz e Chichester, in un contesto dove assumono una particolare rilevanza i lavori creati per la Sinagoga dell’ospedale Hadasah, a Gerusalemme, dove Chagall ha illustrato le 12 tribù di Israele, distribuendo le sue dodici finestre, senza figurazioni e utilizzando lettere ebraiche, animali e fiori. Tutti i luoghi nelle Vetrate del mondo appaiono poi riprodotti su uno spettacolare tappeto al centro della sala principale del museo, che diventa così una mappa e un luogo magico di esplorazione.

Aosta – Museo Archeologico Regionale – piazza Roncas 12, Aosta – 0165 275902

Orari d’apertura: tutti i giorni dalle 9 alle 19

Mara Martellotta

Dalla memoria delle donne all’arte che si fa solidarietà

Due serate all’Hiroshima Sound Garden tra cultura, diritti e partecipazione

Ci sono luoghi che non si limitano a ospitare eventi, ma provano a costruire immaginari. È questa la direzione intrapresa dall’Hiroshima Sound Garden che, tra il 16 e il 17 giugno, propone due appuntamenti capaci di intrecciare cultura, impegno civile e partecipazione collettiva, trasformando il giardino di via Bossoli in uno spazio di riflessione sul presente e sulle comunità che lo abitano.

Il primo appuntamento è in programma martedì 16 giugno alle 18 con il Contest per l’intitolazione del giardino musicale, un’iniziativa che invita cittadine e cittadini a prendere parte a una scelta simbolica ma tutt’altro che secondaria: dare un nome a uno spazio pubblico attraverso il recupero della memoria femminile. L’azione nasce dalla volontà di restituire visibilità a donne che hanno contribuito a cambiare il mondo dell’arte, della scienza e della tecnologia senza ricevere un riconoscimento proporzionato al loro impatto.

Tre le figure proposte per l’intitolazione: Daphne Oram, pioniera della musica elettronica e cofondatrice del BBC Radiophonic Workshop; Clara Rockmore, considerata la più grande interprete del theremin, lo strumento che ha anticipato il futuro della musica elettronica; e Ada Lovelace, matematica visionaria che già nell’Ottocento intuì le potenzialità della programmazione informatica, diventando di fatto la prima programmatrice della storia. L’iniziativa assume un significato ancora più forte perché riguarda un luogo recentemente arricchito da nuovi giochi musicali dedicati all’infanzia, realizzati grazie al progetto YOUTOO nell’ambito del programma Next Generation EU e del Piano Integrato Urbano della Città di Torino. Un giardino che guarda alle nuove generazioni e che sceglie di farlo attraverso modelli femminili capaci di ispirare il futuro.

Nato dalla collaborazione tra Hiroshima Mon Amour e numerose realtà cittadine impegnate sui temi della parità di genere, l’evento rappresenta inoltre il momento conclusivo del seminario universitario “Empowerment femminile e contrasto al pink washing”, promosso dal Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino, e si inserisce nel percorso di ricerca del progetto di eccellenza 4EGE dedicato al ruolo della diversità di genere come leva di innovazione e sostenibilità. A suggellare la serata sarà il concerto di CECILIA, cantautrice e arpista torinese che negli ultimi anni ha saputo costruire una cifra artistica unica nel panorama contemporaneo.

Il giorno successivo, mercoledì 17 giugno alle 21, il giardino cambierà nuovamente volto per accogliere mareAmare, il progetto multimediale ideato e diretto da Nicolò Piccinni che fonde teatro, musica e letteratura in un’unica esperienza immersiva. Nato come un universo narrativo composto da un libro di racconti pubblicato da Morsi Editore, illustrato da Sara Zollo, da un concept album e da uno spettacolo teatrale, mareAmare accompagna il pubblico in un viaggio dentro le fragilità e le domande che attraversano il nostro tempo. Al centro della narrazione c’è la ricerca di una direzione, di un approdo, di quel “mare” simbolico che diventa metafora della perdita e della riscoperta di sé.

Le canzoni dell’omonimo album prendono vita sul palco attraverso l’esecuzione dal vivo di Nicolò Piccinni e della band Gli Internauti, in una messa in scena che alterna immagini, luci e sonorità, conducendo gli spettatori lungo un percorso che oscilla continuamente tra realtà e immaginazione.

La serata assume inoltre un valore sociale concreto grazie alla collaborazione con ODV Società San Vincenzo De Paoli – Consiglio Centrale Torino e al sostegno della campagna “Non lasciateci in mutande”, promossa da Abito Torino, l’emporio solidale che offre supporto a persone e famiglie in difficoltà attraverso la distribuzione di abiti dignitosi e puliti.

Due appuntamenti diversi per linguaggi e contenuti, ma accomunati dalla stessa convinzione: che la cultura possa ancora essere uno strumento di trasformazione, capace di generare consapevolezza, creare legami e tradurre le idee in azioni concrete.

Valeria Rombolà

“Incipit Offresi”… ecco i vincitori dell’11esima edizione

Assegnati all’ “Evergreen Fest” di Torino i Premi del “talent” letterario itinerante dedicato alle nuove voci della Narrativa

Ha tagliato il traguardo l’11esima edizione di “Incipit Offresi”, il primo “talent” letterario in Italia dedicato agli aspiranti scrittori. “Format” a tappe, giocato “a colpi di incipit” (con l’obiettivo non di premiare il romanzo inedito migliore, ma di “scovare nuovi talenti” attraverso la lettura da parte dei partecipanti semplicemente dell’“incipit”, o attraverso il “racconto”, del libro che ballonzola loro in mente), dopo 18 tappe in 4 regioni – Piemonte, Lazio, Lombardia, Valle d’Aosta – l’undicesima edizione del Premio ha incoronato i suoi vincitori all’“Evergreen Fest” di Torino, chiudendo un percorso che ha portato sul palco aspiranti scrittori provenienti da tutta Italia e trasformato la lettura degli “incipit” in un’occasione di incontro, scoperta e confronto.

Ad aggiudicarsi il primo premio, del valore di 1.500 euro, è stato Carlo Animato, che ha conquistato anche il “Premio Pagina37” e il “Premio Fondazione Mondadori” ex aequo, oltre a una “borsa di studio” per la frequenza gratuita del corso online “Manuale di lettura e scrittura”Napoletano, il concorrente ha vinto la tappa di Milano del 5 maggio scorso superando la semifinale del “Salone del Libro” di Torino. Il testo con cui si è presentato si intitola “Malocchio. La vendetta corre sul filo”.

Il secondo premio, pari a 750 euro, è andato a Milo Pecorari (torinese ma residente a Settimo Torinese e il più giovane tra i finalisti dell’edizione 2026), al quale è stato assegnato anche il “Premio Miraggi Edizioni”, una lampada artistica fatta di libri.

Tra gli altri riconoscimenti attribuiti dai “partner” del torneo, Paolo Gandolfo (da Torino) ha ricevuto il “Premio Golem Edizioni” e il “Premio Fondazione Circolo dei lettori”; Chiara Porcu (da Torino) si è aggiudicata il “Premio Leone Verde Edizioni”, il “Premio Scuola Holden” con un corso di scrittura e il “Premio CentroScienza”, dedicato ai testi capaci di stimolare una riflessione sui temi della sostenibilità; Claudio Broggio (da Moncalieri) ha ottenuto il “Premio Fondazione Mondadori” ex aequo, il “Premio Italo Calvino”, con la partecipazione gratuita al prestigioso premio letterario e il Premio “L’indice dei Libri del Mese”. Un riconoscimento speciale è andato inoltre all’abruzzese Fabrizio Bonifacio, vincitore del “Premio LAR Editore”, destinato esclusivamente ai semifinalisti che non hanno avuto accesso alla finale.

La serata conclusiva si è tenuta mercoledì 10 giugno scorso al “Parco della Tesoriera” di Torino, con la conduzione di Chiara Pacilli e Nicole Dubois ed ha visto la partecipazione del superospite Diego Passoni, autore, speaker radiofonico di “Radio Deejay” e noto volto televisivo, accompagnato dalle musiche dal vivo di Enrico Messina e Simone Pavan.

“Incipit Offresi” è un’iniziativa ideata e promossa dalla “Fondazione ECM – Biblioteca Archimede” di Settimo Torinese e “Regione Piemonte”, con il sostegno di “Fondazione Compagnia di San Paolo” e la collaborazione di “Emons Edizioni”, “Fondazione Circolo dei lettori”, “Scuola Holden” e “FUIS – Federazione Unitaria Italiana Scrittori”.

Il “Premio” e il “campionato” sono dedicati a Eugenio Pintore (Bonorva-Ss, 1956 – Gassino Torinese, 2019), fra i massimi bibliofili e cultori dell’“arte bibliotecaria” – dal 2008 alla sua scomparsa, Dirigente del “Settore Regionale Biblioteche, Archivi e Istituti Culturali” – per la passione e la professionalità con cui ha fatto nascere e curato “Incipit Offresi”. Le due semifinali e la finale sono state inoltre dedicate, quest’anno, a Carlo Fruttero, in occasione delle iniziative organizzate per il Centenario da “Fondazione Mondadori”.

g.m.

Nelle foto: Carlo Animato, Palette alzate, Eugenio Pintore

Si conclude a Susa “Regie Armonie Lungo la Via Francigena”

Il 20 giugno prossimo, alle 21, si concluderà la stagione 2026 di “Regie Armonie Lungo la Via Francigena” presso la maestosa cornice della cattedrale di San Giusto, sita in piazza San Giusto, a Susa. La città di Susa conserva uno straordinario patrimonio monumentale di epoca romana e medievale. Nella storica cattedrale di San Giusto si terrà un concerto capace di porre in risalto le sonorità dell’imponente organo presente in controfacciata. L’iniziativa si avvale della partecipazione della cattedrale di San Giusto, del Rotary Club Susa e Val Susa, del Patrocinio e del sostegno del Comune di Susa. Il progetto esecutivo e artistico dei concerti lungo la via Francigena è a cura dell’Associazione Itinerari Musica in collaborazione con i comuni di volta in volta interessati, e si avvale del patrocinio e del contributo del Consiglio Regionale della Regione Piemonte, del patrocinio dell’Unione Montana Valle di Susa, del patrocinio e contributo dell’amministrazione comunale di Avigliana, Buttigliera Alta, Sant’Ambrogio, Chiusa di San Michele, Villardora e Susa. Partner dell’iniziativa è l’Associazione Culturale Organaglia, e in qualità di media partner la web TV Solo Classica Channel.

Sabato 20 giugno si esibiranno Luca Bendicti all’organo e Alberto Barletta al flauto traverso. Alberto Barletta è già primi flauto dell’orchestra Toscanini di Parma ed è stato primo flauto dell’Orchestra Scarlatti di Napoli e dell’Orchestra della RAI di Roma. Luca Benedicti collabora in qualità di organista con l’OSN Rai dal 2004, con la quale ha inciso nel 2022 la trilogia romana di Respighi e nel 2025, dello stesso compositore, la “Sinfonia drammatica” e “Vetrate di chiesa”, sotto la direzione del maestro Robert Treviño. Nel 2026 è stato invitato a tenere concerti a Lubecca, Hannover, Magdeburgo e Varsavia. È presidente dell’Associazione Itinerari in musica.

Mara Martellotta

Renato Guttuso tra il ’47 e l’85 alla Galleria Accademia

Una vasta antologica dedicata alle opere: fino al 3 luglio

Una mostra antologica dedicata a uno tra i massimi esponenti del Novecento italiano, Renato Guttuso, inaugura l’11giugno e prosegue fino al 3 luglio presso la Galleria Accademia Torino. Si tratta di un’esposizione, realizzata in collaborazione con MOZ-ART Arte Contemporanea di Mantova che comprende ventidue opere dipinte dal 1947 al 1985 incentrate su oli, chine , disegni e tecniche miste. La prima sezione della mostra è dedicata al secondo dopoguerra con lavori che risalgono al 1947, tra i quali figurano “Natura morta cubista” e “Cocomero cubista”, di matrice picassiana, che diventano strumento per indagare la violenza e la crudezza degli oggetti quotidiani.

Le opere risalenti agli anni Sessanta sono rappresentate da “La Martire Algerina”, “Discussione politica” “A Marat, David, Géricault” e “Nudo di fronte”.

Si prosegue con i lavori datati tra il 1980 e il 1985 di cui figurano “ Coccodrillo o Je ne brûle pas”, metafora di un tempo che passa troppo velocemente, e “Donne di Arles- da van Gogh”.

I temi principali dell’intera mostra sono rappresentati dai nudi, dai paesaggi siciliani e dalle nature morte mediterranee. Le opere in mostra sono contenute e approfondite all’interno del Catalogo Ragionato curato per Mondadori & Associati da Enrico Crispolti.

Galleria Accademia Torino, via Po 39

Tel 3358024539

Mara Martellotta

Corrado, il piemontese che salvò Tiro, oggi sotto le bombe da settimane

Ordinata l’evacuazione totale di Tiro, nel sud del Libano, sulla costa del Mediterraneo, a 20 km a nord dal confine con Israele. Tiro è la quinta città del Libano e per la prima volta nella storia è stato sgomberato anche lo storico quartiere cristiano-maronita. Rioni distrutti per intero e ospedali danneggiati. La guerra non si ferma. Da settimane la città è sotto pesanti bombardamenti israeliani mirati a colpire le postazioni degli Hezbollah. Millenaria metropoli fenicia, cuore del commercio marittimo, patrimonio dell’Umanità dal 1984, Tiro è custode di resti archeologici romani e bizantini di inestimabile valore. All’epoca delle Crociate, alla guida della città c’era il piemontese Corrado, marchese del Monferrato e cavaliere medioevale, che riuscì a resistere al Saladino e a respingerlo. Corrado (1146-1192) fu uno dei personaggi più avventurosi del Medioevo italiano. Cugino del Barbarossa, fu uno degli artefici della Terza Crociata in Terra Santa, sconfisse Saladino a Tiro e fu ucciso da due sicari della “Setta degli Assassini”. Il legame tra Corrado del Monferrato e la città di Tiro è molto forte. Tiro era praticamente l’ultima grande città crociata rimasta in mano cristiana. Corrado arrivò nella città nel 1187 e ne organizzò la difesa contro l’assedio di Saladino riuscendo a salvarla dalla conquista musulmana. Da Acri veleggiò verso il vicino porto di Tiro, l’ultima città-fortezza dopo la perdita della Città Santa, rimasta in mano cristiana e stracolma di profughi cristiani e cavalieri scampati alla disfatta di Hattin (4 luglio 1187). La città è sul punto di cadere, Rinaldo di Sidone ne sta trattando la resa al Saladino. Il 14 luglio le bandiere verdi dell’Islam sventolano già sulle torri della Cittadella. L’arrivo di Corrado galvanizzò gli assediati che decisero di resistere rafforzando il sistema difensivo della città. Il Marchese fece scavare un fossato che tagliava in due parti l’istmo su cui si snodava una strada rialzata costruita da Alessandro Magno. In questo modo, isolando la città, tolse agli arabi la possibilità di avvicinarsi con le macchine d’assedio. L’intervento di Corrado fu determinante ed evitò la caduta di Tiro nelle mani del Saladino il quale tentò un ultimo disperato tentativo per raddrizzare la situazione. Per costringere alla resa Corrado portò sotto le mura di Tiro suo padre, in catene, Guglielmo il Vecchio, catturato ad Hattin, minacciando di ucciderlo se Corrado non si fosse ritirato. Il marchese non gli diede ascolto, anzi disse che suo padre era molto anziano e aveva già vissuto abbastanza. E finì bene. Il capo dei guerrieri saraceni liberò Guglielmo che, come prigioniero, non serviva più. Nei primi giorni di gennaio del 1188 il sultano tolse l’assedio a Tiro e tornò ad Acri: il regno cristiano d’oltremare sopravvivrà per altri cent’anni e il crociato Corrado divenne il salvatore di Tiro. Grazie a questa impresa la città fu il centro del suo potere in Terra Santa.
In questo tratto della costa mediterranea orientale, tra Acri e Tiro, cominciò la straordinaria avventura di Corrado, el Markiz, come lo chiamavano gli arabi che lo temevano, odiavano e rispettavano, che respinse due volte l’assedio dell’esercito del Saladino. Il monferrino Corrado fu eletto re di Gerusalemme ma non fece in tempo a essere incoronato: venne colpito a morte dai pugnali della Setta degli Assassini, movimento dell’islam sciita ismailita, nato in Persia e diffusosi poi in Siria. É stato chiamato “il giallo” della Terra Santa. La scena si svolse proprio a Tiro. Corrado bussò alla casa del vescovo di Beauvais, che ben conosceva, chiedendo di cenare insieme a lui ma vide che il prelato aveva già finito di mangiare, allora salutò e se ne andò. Tornando a casa, dove la moglie lo aspettava, si accorse di essere inseguito da due individui. Si voltò di scatto, si rese conto di essere in pericolo ma non ebbe il tempo di difendersi e venne pugnalato a morte da due sicari della Setta degli Assassini. Il suo corpo fu sistemato nella Chiesa dei Cavalieri Ospitalieri e i due sicari, arrestati poco dopo, confessarono che il mandante dell’assassinio era nientemeno che il re d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone. Finì così, in pochi attimi, la straordinaria vita di Corrado, marchese del Monferrato, re di Gerusalemme per pochi giorni, uno dei personaggi più illustri di tutta la storia delle Crociate. Era il 28 aprile 1192. Chi l’ha ucciso? Fu assassinato nei vicoli di Tiro dai fanatici islamici della Setta sciita degli Assassini, i primi terroristi musulmani della storia. Sicari al servizio di chi? Non si è mai saputo con precisione, le ipotesi sono diverse e i presunti mandanti sarebbero i grandi personaggi dell’epoca, sovrani o famosi condottieri. Il più sospettato fu il sovrano inglese Riccardo Cuor di Leone. Ritenendolo il mandante dell’omicidio, l’imperatore Enrico VI imprigionò Riccardo in Germania. Riccardo Cuor di Leone e il Saladino che interesse avevano di eliminarlo? È un appassionante intreccio levantino, una storia tutta vera, nulla di romanzato. Sono tante le ipotesi sui mandanti ma il mistero della sua morte rimarrà per sempre. Corrado resta il sire che salvò Tiro, costrinse l’armata del Saladino a battere in ritirata suscitando nel mondo cristiano una vampata di euforia e gran tripudio con lo stendardo del Monferrato che sventolava su minareti e città conquistate. A Versailles, nella Sala delle Crociate, sono conservati i ritratti ottocenteschi dei protagonisti delle Crociate e tra essi spicca la figura del nostro Corrado Marchese di Monferrato.
  Filippo Re

Connections, una mostra collettiva nel Castello di Casale

Dal 6 giugno al 31 agosto 2026 la Manica Lunga del Castello di Casale Monferrato ospita “CONNECTIONS”, una mostra collettiva dedicata al tema della relazione e dell’interconnessione tra individui, natura, memoria e linguaggi contemporanei.

L’inaugurazione si terrà venerdì 5 giugno alle ore 17.00 con un video musicale creato appositamente per la mostra dalla pianista e compositrice Esther Fluckiger, accompagnato da una degustazione dei vini della Tenuta Tenaglia.

La mostra nasce dall’idea che tutto sia relazione. Come gli alberi comunicano attraverso una rete sotterranea di radici e funghi, anche gli esseri umani sono connessi da un sistema complesso di scambi visibili e invisibili. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni presenza costruisce un legame. Le connessioni non sono soltanto emotive, ma anche biologiche, culturali e sociali. Esistiamo all’interno di una rete di interdipendenza: un ecosistema fatto di corpi, linguaggi e memorie. In questo contesto l’arte diventa, come la natura, un canale di trasmissione capace di attraversare confini, mettere in dialogo differenti sensibilità e rivelare ciò che unisce. Le opere in mostra riflettono una trama continua fatta di contatti, tensioni e risonanze. Connections non si limita a raccontare la connessione: la mette in atto.

Artisti in mostra: Paolo Bellon, Giò Bonardi, Ilenio Celoria, Piero Ferroglia, Michelle Hold, Carlo Ivaldi, Nina Schipoff, Bona Tolotti, Giorgio Zocco.

“Il percorso espositivo si costruisce attraverso il dialogo tra grammatiche artistiche differenti. E’ nella frizione tra queste pratiche che emerge il senso del progetto: le opere non rivendicano autonomia né autosufficienza, ma si definiscono nella coesistenza.” Paola Casulli

I testi nel catalogo sono di Federica Mingozzi e Paola Casulli

Informazioni
Sede: Manica Lunga del Castello di Casale Monferrato
Periodo mostra: 6 giugno – 31 agosto 2026
Orari di apertura: sabato e domenica, ore 10.00–13.00 / 15.00–19.00
Inaugurazione: venerdì 5 giugno 2026, ore 17.00

Artmoleto è un’associazione culturale che nasce come progetto internazionale d’arte, ideato da Michelle Hold, incentrato sul dialogo e confronto tra artisti caratterizzati da diverse culture intorno a tematiche tra loro condivise, accomunate da un unico presupposto: l’amore e il rispetto per la natura. Artisti uniti da un segno visivo rivolto verso una realtà introspettiva, mirato a rivalutare il rapporto uomo-natura in un continuo rimando tra sensazioni, immagini, colore, emozioni. Ogni opera è un tassello all’interno di una costruzione più ampia e ogni lavoro appare come un dettaglio descrittivo, un’impressione visiva o spirituale. L’intreccio tra la pluralità della visione degli artisti e la sensibilità di chi si relaziona con le opere, offre un processo d’identificazione con la natura stessa dell’uomo e la sua storia, cioè con la nostra storia e con la nostra esistenza. Arte come comunicazione, condivisione, riflessione. www.artmoleto.com