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Presentazione della monografia “Respirare con gli occhi” (Gli Ori, 2026), che racconta trent’anni di ricerca fotografica dell’artista torinese Paola Mongelli.
Il volume, a cura di Angela Madesani, raccoglie molte delle sue opere più rappresentative, accompagnate da un testo curatoriale, apparati critici selezionati, citazioni e versi dell’artista. Con Paola Mongelli dialogano Angela Madesani e Dario Capello. Letture di Renata Salmini.
Nata a Torino nel 1972, Paola Mongelli è artista visiva e fotografa. Negli anni Novanta si laurea in Scenografia all’Accademia Albertina di Belle Arti e si dedica alla fotografia fine-art, sperimentando in modo personale le tradizionali tecniche di camera oscura. Dal 1998 espone le sue opere in Italia e all’estero (Phos, A Pick Gallery, Unimediamodern, VisionQuest, Areapangeart, Stone Oven House, NegPos, Tonin Gallery, Fondazione Italiana per la Fotografia, Weber&Weber). Oggi la sua pratica abbraccia anche la poesia, il disegno e la performance, privilegiando i temi legati all’autoritratto, all’ombra e al movimento. Dal 2009 è formatrice e docente in materia di fotografia e di educazione alla visione (Istituto Europeo di Design, IAAD Torino, Collegio Universitario Einaudi, Accademia Ligustica e Albertina, SDC Torino). Collabora con istituzioni e progetti educativi nell’ambito della disabilità e del disagio (Diaconia Valdese, Servizi Sociali, Fondazione Time2) promuovendo la fotografia come strumento terapeutico. www.paolamongelli.com
Dario Capello, poeta, narratore, critico letterario.
Nato nel 1949 a Torino, dove vive. In poesia ha pubblicato Il corpo apparente, Ed. Niebo a cura di Milo De Angelis, 2000 (Premio Dario Bellezza 2001 per l’opera prima), Nel gesto di scostarsi, Dialogolibri 2001, Caput vertiginis, Weber & Weber 2002, Le assenti, Chateau de Rosemonde 2005, successivamente inclusa in Vanità del tema, viennepierre 2007, Dove tutto affiora (Undici variazioni sull’Apocalisse), alla chiara fonte 2009, La valigia di Leucò, Casaccia 2013. Ha, inoltre, pubblicato i saggi Torino, da Nietzsche a Gozzano, Unicopli 2003 e Amante vertiginosa. Torino in 12 movimenti, Casaccia, 2010. E’ inserito, tra le altre, nell’antologia Poesia a Torino. Cent’anni e quaranta volti, a cura di A. Rienzi, puntoacapo, 2024.
Angela Madesani, storica dell’arte e curatrice indipendente.
Autrice, fra le altre cose, del volume Le icone fluttuanti Storia del cinema d’artista e della videoarte in Italia e di Storia della fotografia per i tipi di Bruno Mondadori. Ha curato numerose mostre presso istituzioni pubbliche e private italiane e straniere, collabora con alcune testate di settore. È autrice di numerosi volumi su prestigiosi autori fra i quali: Gabriele Basilico, Giuseppe Cavalli, Franco Vaccari, Vincenzo Castella, Francesco Jodice, Anne e Patrick Poirier, Luigi Ghirri. Docente di Arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Carrara.
- ORARI Sabato: 11:00-12:30




La corona non è l’unico esempio dentro fa mostra, attorno le sono esposti oggetti di arte decorativa napoletana già appartenenti alle collezioni del Museo Accorsi-Ometto: una coppia di doppieri (1775 – 1779) dovuti a Francesco Tomaselli, con inciso lo stemma di Simone Vincenzo Velluti Zati, duca di San Clemente, argento fuso, sbalzato e cesellato, “asimmetrici nella forma, documentano il persistere di soluzioni ornamentali rococò nelle case delle nobili famiglie napoletane, anche dopo l’avviarsi della felice stagione neoclassica.” Come assai prezioso – e davvero bellissimo: provi ognuno ad accendere la luce che lo retroillumina e si goda il raro cambiamento dell’oggetto – è il vassoio da parata in piquet tartarugato, che il papa (bolognese) Benedetto XIV Lambertini ordinò alle officine (campane) di Torre del Greco per farne dono al marchese (piemontese) Leopoldo Del Carretto di Gorzegno e di Moncrivello, che fu legato diplomatico in occasione del secondo concordato tra papato e Regno di Sardegna, un ampio carapace raddolcito e livellato con olio d’oliva e altri elementi, “un’opera che esprime l’altissimo livello qualitativo delle maestranze napoletane, educate fin dall’inizio del nuovo regno a comunicare la regalità e in grado di reggere il confronto con le migliori manifatture europee” nonché la rete che legava le lontane piccole e grandi corti come la scelta dei luoghi di lavoro, altrettanto lontani, ma ritenuti in quel momento tra i migliori. A raccontare il significato del Barocco da cui la sala prende nome, all’intorno nature morte e i ritratti e le immagini sacre, veri gioielli i tondi che illustrano tre “Scene della Passione di Cristo”, tra il 1760 e il ’70, in gesso e legno, dovuti a Giovanni Battista Bernero, saviglianese d’origine, assunto ben presto alla corte dei Savoia, attivo a Stupinigi come al Sacro Monte di Varallo, nel duomo di Casale Monferrato e di Carignano, a Torino nelle chiese di San Lorenzo e in San Francesco d’Assisi.


Dalle passeggiate universitarie di Giordano, alle piazze borghesi di Ginzburg, ai caffè e vicoli investigativi di Fruttero e Lucentini, fino alle aule scolastiche di De Amicis, la città emerge come protagonista silenziosa ma essenziale. Torino non è sololuogo di industria e politica: è una città che racconta sé stessa attraverso la letteratura, dove ogni strada e ogni piazza possono evocare un romanzo, un ricordo, un’emozione.


