CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

The Producers. Il musical di Split Teatro da Mel Brooks

Al teatro Superga di Nichelino andrà in scena il musical di Split Teatro “The Producers”,  tratto dal celebre film di Mel Brooks l’11 e 12 aprile prossimi.

Tratto dal celebre film di Mel Brooks The Producers, racconta la folle avventura di Max Bialystock, produttore teatrale  sull’orlo del fallimento, e Leo Bloom, timido contabile con grandi sogni .
Insieme ideano il colpo perfetto, quello di creare il peggior spettacolo della storia per arricchirsi, con un clamoroso flop, ma le cose non vanno come previsto.
Vincitore di 12 Tony Awards, record assoluto per un musical, the Producers conquista il pubblico con numeri musicali esplosivi e battute fulminanti.
È stato capace di una satira brillante sul mondo del teatro, in grado di far ridere, sorprendere ed emozionare dall’inizio alla fine. Le coreografie sono di Eduardo Viviani, la direzione vocale di Elisa Fagà.

Mara Martellotta

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Sabato 11 aprile 2026, ore 21

Domenica 12 aprile 2026, ore 17

The Producers

Musiche di Mel Brooks

Libretto di Mel Brooks & Thomas Meehan

Traduzione, adattamento e regia di Gianluca Argentero

Coreografie di Eduardo Viviani

Direzione vocale di Elisa Fagà

Biglietti: 18,40 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

I biglietti si possono acquistare presso la biglietteria del Teatro Superga, sul luogo dell’evento nei giorni di spettacolo dalle ore 18, online su Ticketone.it

 

La memoria del primo amore e la sostituzione nella mostra dedicata a Diana Markosian

Dal 10 aprile al 6 settembre prossimo, le Gallerie d’Italia di Torino presentano la mostra “Diana Markosian. Replaced”, progetto dell’artista dedicato alla memoria del primo amore e al sentimento della sostituzione. La mostra fa parte di EXPOSED Torino Photo Festival. Diana Markosian è una delle giovani protagoniste della scena fotografica internazionale. Il progetto “Replaced” prende avvio dall’innocenza del primo amore e si sviluppa attraverso luoghi e tempi diversi, tra ricordo e ricostruzione, dove la macchina fotografica diventa al tempo stesso testimone e strumento di indagine emotiva. Nel momento in cui i luoghi e i gesti del passato vengono riattivati, la memoria si rivela instabile, mettendo in discussione l’unicità stessa dell’esperienza amorosa. In un gesto radicale, l’artista di origine armena, nata a Mosca nel 1989, ingaggia un attore per interpretare l’uomo del suo passato e ricostruisce scene di intimità e di rottura muovendosi sul terreno incerto della memoria, dove il desiderio modifica e trasforma i ricordi.
Il lavoro diventa così un atto di riappropriazione della propria storia, un tentativo di abitare ancora, e per un istante, ciò che è stato. Più che un racconto del passato, “Replaced” è un esercizio di presenza: il titolo della mostra significa “sostituito/a”. Nelle immagini vediamo lei come un modello che prende il posto della persona con cui l’amore è finito. Attraverso un film, adattato per la sala immersiva delle Gallerie d’Italia di Torino, e una serie di fotografie che combinano rievocazione, sceneggiatura e autofinzione, l’artista ha ricostruito la relazione durata oltre un decennio, interrogando la fragilità del mito romantico e il disorientamento che segue la sua fine.

Venerdì 10 aprile, dalle 18.30 alle 19.30, si terrà alle Gallerie d’Italia l’incontro “Inside”, in occasione della mostra dal titolo “Diana Markosian. Replaced”, in cui l’artista dialogherà con la curatrice Brandey Estes per approfondire il suo progetto e il processo creativo che lo ha generato.

Attraverso fotografie, installazioni e narrazione autobiografica, “Replaced’ indaga il modo in cui amore, memoria e perdita plasmato la nostra identità, interrogando il senso di appartenenza, i ricordi condivisi e il disorientamento che nasce quando questi vengono riscritti. Durante l’incontro, l’artista racconterà la genesi del lavoro e il percorso che l’ha portata a trasformare un’esperienza personale in una riflessione più ampia, sulla fragilità dei legami e sulla natura mutevole della memoria. L’incontro si svolgerà in inglese.
Sempre alle Gallerie d’Italia, mercoledì 27 maggio, dalle 18.30 alle 19.30, si terrà un incontro con Vito Mancuso. Esiste certamente una necessità biologica nei confronti dell’amore, quale emerge già nella vita degli animali, ma il modo umano non è riducibile alla biologia, è anche sentimento, passione, malinconia, ideale, oscurità e luminosità insieme. Che cosa insegna di noi e del nostro destino?

In occasione della mostra di Diana Markosian, mercoledì 10 giugno prossimo, dalle 18.30 alle 19.30, si terrà un incontro con Valeria Montebello, che esplorerà il modo in cui le relazioni sentimentali continuano a vivere nella memoria anche dopo la loro fine. L’autrice rifletterà su come gli amori passati rimangano presenti come tracce, fantasmi che abitano luoghi, oggetti e ricordi condivisi. Una riflessione sul desiderio, sulla perdita e sui modi in cui ognuno di noi rielabora la fine di una storia amorosa.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Arte, le Gallerie d’Italia di Torino invitano i visitatori a fruire di una visita guidata che accompagna il pubblico tra immagini e narrazioni, che trasformano una vicenda personale in una riflessione universale su memoria, identità e fragilità dei legami. La visita guidata è prevista il 15 aprile prossimo dalle 18 alle 19.

Mara Martellotta

“Invisibile”, Debora Bocchiardo ha presentato il suo ultimo romanzo

Giovedì 9 aprile scorso, all’interno dei bellissimi spazi della Biblioteca Civica torinese “Italo Calvino”, è stato presentato il romanzo “Invisibile” (Edizioni Pedrini 2025) di Debora Bocchiardo, alla presenza dell’autrice e della giornalista Mara Martellotta, che ha moderato l’incontro.

Un bellissimo pomeriggio a contatto con una storia che, attraverso il passato, racconta qualcosa del nostro presente, come spesso accade in quei romanzi che conservano il senso della memoria e la visione di ciò che potrebbe riservare il futuro quando si dimentica il passato.

“Invisibile” è la storia universale di una donna, Teresa Bortolotti, classe 1915, in continua lotta per sopravvivere agli eventi di un’esistenza in balia del destino. Debora Bocchiardo ha dipinto un ritratto della condizione della donna, della guerra, delle sue conseguenze e di quella particolare solitudine che nasce dall’istinto di sopravvivenza e dall’impossibilità di rinunciare all’amore per la vita, ciclicamente messa in discussione dalla frequente alternanza di momenti di pace e di tempesta. Una di quelle storie “vere”, come amava definire Guareschi le sue favole, in cui si narrano le vicende di una donna che cresce attraverso le difficoltà e il necessario spirito di adattamento ai continui cambiamenti del secondo dopoguerra, non rinunciando alla sua anima artistica di sarta e creatrice di moda, ma in cammino sul filo di un fragile equilibrio.

“’Invisibili, forse, lo siamo un po’ tutti – ha raccontato l’autrice Debora Bocchiardo – proprio perché ognuno di noi possiede un volto da mostrare al mondo e un volto privato, pregno del suo essere, fatto di luci e ombre, di vissuti interiori e battaglie personali che naturalmente vive in silenzio. Si tende, quindi, a percepire ‘l’altro’ attraverso una lente privata, un filtro che conserva la nostra posizione rispetto al mondo, le nostre esperienze e il contesto d’appartenenza. Questo ci rende reciprocamente ‘invisibili’, o comunque definiti da forme che non rappresentano la verità per la sua interezza”.

“Questo libro contiene una storia che, fin dall’inizio, evidenzia l’invisibilità di una bambina rimasta orfana nella Torino del 1919. Un momento storico molto particolare per la città, all’indomani della prima guerra mondiale, in cui una bambina orfana non poteva che perdersi in quel mare che accomunava la sua infanzia a quella di altri bambini che avevano perso i genitori a causa dell’influenza spagnola tra il 1918 e il 1919– ha continuato Debora Bocchiardo – un’ invisibilità che la costringe a fare affidamento soltanto sulle sue forze, ma che si rivelerà una grande fonte di energia durante la crescita e nella sua affermazione di donna creativa, che vive una vita molto ‘moderna’ e al di là dei canoni accettati in quegli anni”.

“‘Invisibile’ è una storia ‘fintamente’ vera – ha concluso l’autrice – nel senso che Teresa è certamente un personaggio inventato, appartenente alla mia immaginazione, ma è anche lo strumento che mi ha permesso di dipingere un contesto sociale che fa parte della nostra storia, quello dell’evoluzione della figura femminile, avvenuta tra gli anni Venti e gli anni Ottanta. Mi piaceva l’idea di inserire un personaggio immaginario all’interno di un contesto storico, sociale e culturale vero”.

Gian Giacomo Della Porta

A Claudio Baglioni pergamena dal Sindaco Lo Russo 

Venerdì 10 aprile, alle 15.30, presso Palazzo Civico, il Sindaco Stefano Lo Russo consegnerà al cantautore romano Claudio Baglioni una pergamena in segno di stima e riconoscenza per aver scelto proprio il capoluogo torinese come ultima tappa del lungo viaggio che ha compiuto lungo lo Stivale, con il concerto che terrà nella splendida cornice di piazza San Carlo il 18 settembre 2026. L’evento avverrà in forma privata ed esclusivamente su invito, anche se la cerimonia istituzionale sarà trasmessa in diretta streaming dalle ore 15.30 sulla pagina Facebook della Città e sul canale Youtube della Città di Torino.
La data del 18 settembre giunge a 15 anni di distanza dall’ultima tournée di Baglioni nei siti italiani outdoor, e il Gran Tour “La vita è adesso” vuole essere il culmine delle iniziative che festeggiano il cantautore e il suo leggendario 40esimo anniversario del disco “La vita è adesso, il sogno è sempre”, pubblicato l’8 giugno 1985 e che ha contraddistinto un’epoca di musica e costume, incarnando gioie e speranze degli anni Ottanta.

Mara Martellotta

Foto Igino Macagno

Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana: il 700° anniversario di un matrimonio storico

 

Quest’anno ricorre il 700° anniversario di un matrimonio che si rivelò di cruciale importanza per il savonese e il Piemonte meridionale: quello tra Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana.
Lui era figlio del Marchese Antonio di Finale Ligure, capostipite dei Del Carretto di Finale e di Agnese Valperga di Masino, lei era figlia di Francesco II di Clavesana.
Queste nozze, celebrate dopo un lungo periodo di trattative, ebbero una rilevanza strategica perché Caterina portò in dote ad Enrico metà dei feudi savonesi di Balestrino, Castelbianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli, Nasino, Stellanello e Zuccarello. L’altra metà Enrico l’acquistò nel 1335 da suo cognato Giacomo Saluzzo-Dogliani, che aveva sposato Argentina di Clavesana, sorella di Caterina.
Nel 1336 Enrico conquistò Cervo, in Provincia di Imperia, ma l’anno seguente insieme alla moglie si trasferì a Mombaldone (AT), dove diede vita ad una linea marchionale tutt’oggi esistente ed oggi guidata dal Marchese Umberto Scaliti Del Carretto, il quale gestisce un ristorante ubicato nel palazzo nobiliare detto “la Fortezza”, documentato già nel 1209.
Balestrino, Castelbianco, Castelvecchio di Rocca Barbena, Cervo, Erli, Nasino, Stellanello e Zuccarello passarono al fratello di Enrico, il Marchese Giorgio di Finale Ligure, il quale dalla consorte Venezia Fieschi dei Conti di Lavagna ebbe tra gli altri i seguenti figli:

  • Ilaria Maria, che andò in sposa a Ranieri II Grimaldi, co-Signore di Monaco dal 29 giugno 1352 al 15 agosto 1357 insieme a suo fratello minore Gabriele, a suo padre Carlo I, primo Signore sovrano di Monaco e al suo prozio Antonio. Ilaria Maria morì nel 1368 senza aver dato eredi a Ranieri II, il quale si risposò con Isabella Asinari ed è l’antenato dell’attuale Principe sovrano Alberto II;
  • Lazzarino I, che succedette al padre come Marchese di Finale Ligure. L’ultimo sovrano del Marchesato fu il suo discendente Sforza Andrea, deceduto nel 1602;
  • Enrico, che fu il capostipite di un breve Ramo dei Del Carretto di Calizzano;
  • Maria, che sposò Azzone di Saluzzo, secondogenito del Marchese di Saluzzo Tommaso II e capostipite dei Saluzzo-Paesana. Azzone ebbe il suo erede Giovanni dalla prima moglie Onofria della Rovere di Vinovo;
  • Carlo, il quale nel 1397 divenne il primo Marchese di Zuccarello e fu il padre della celebre Ilaria Del Carretto, Signora di Lucca dal 3 febbraio 1403 all’8 dicembre 1405 quando morì in seguito alle conseguenze del parto della sua secondogenita Ilaria Minor.
    Il Marchese Antonio di Zuccarello, bisnipote di Carlo I, ebbe tra gli altri i seguenti figli: Gian Bartolomeo, che portò avanti la linea di Zuccarello, oggi estinta e Pirro II, il quale diventò il primo Marchese di Balestrino. Quest’ultima linea è ancora esistente ed è guidata dal Marchese Roberto Giordano Icheri di San Gregorio Del Carretto di Balestrino.

La scoperta delle nozze tra Ilaria Maria Del Carretto e Ranieri II di Monaco ha permesso allo scrivente di effettuare la consulenza gratuita ai Comuni di Balestrino, Castelvecchio di Rocca Barbena e Zuccarello per il loro ingresso nell’Associazione Siti Storici Grimaldi di Monaco in Italia, il cui Presidente è il Dott. Fulvio Gazzola, Sindaco di Dolceacqua.
Il 700° anniversario del matrimonio di Enrico Del Carretto e Caterina di Clavesana verrà celebrato domenica 12 aprile a Zuccarello dal Comune in collaborazione con il Comitato per la tutela del patrimonio e delle tradizioni dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv.

MA QUAL’E LA STORIA DEL MARCHESATO DI CLAVESANA?

Dopo la morte di Adelaide di Torino il 19 dicembre 1091, suo nipote il Marchese di Savona Bonifacio del Vasto, figlio di sua sorella Berta, occupò le Contee di Alba, Asti, Albenga, Auriate e Bredulo. Egli dalla seconda moglie Agnese di Vermandois ebbe otto figli, i quali nel 1142, diciassette anni dopo la morte del padre, si divisero i possedimenti: 

  • Manfredo fu il capostipite dei Marchesi di Saluzzo; 
  • Berengario, figlio di Guglielmo, diede origine ai Marchesi di Busca; 
  • Anselmo diede origine ai Marchesi di Ceva; 
  • Ugo ereditò Clavesana;
  • Enrico ereditò i territori di Savona, Noli, Finale Ligure, Cairo Montenotte e alcuni castelli e borghi minori, tra i quali Altare, Calizzano e Sassello. Alla morte del fratello Bonifacio il Minore, Vescovo e Marchese di Cortemilia, ereditò anche il Marchesato di Cortemilia, con castelli e ville delle Langhe. I suoi due figli Enrico II e Ottone presero il cognome Del Carretto dal poema “Il cavaliere del carretto”, scritto dal francese Chrétien de Troyes.

Anselmo ebbe tra gli altri i seguenti figli: Guglielmo, che fu il capostipite dei Marchesi di Ceva e Bonifacio, il quale alla morte senza figli dello zio paterno Ugo di Clavesana, ereditò il Marchesato di Clavesana e fu quindi il capostipite di questa linea marchionale. 

Il Marchesato di Clavesana comprendeva in Piemonte oltre alla capitale anche Farigliano, Mombarcaro, Dogliani, Saliceto e La Morra e al di là delle Alpi la Marca d’Albenga, che si estendeva da Finale Ligure fino a Bussana e dalle sorgenti dell’Arroscia fino al mare.

I Clavesana fecero edificare numerosi manieri tra i quali quello di Castelvecchio di Rocca Barbena nell’XI secolo (tra il XII e il XIII secolo fondarono il borgo) quelli di Andora, Rezzo e Stellanello nel XII secolo, quelli di Cervo e Zuccarello tra il XII e il XIII secolo e quello di Ortovero nel XIII secolo.
Bonifacio sposò la figlia del Marchese di Tolosa ed ebbe tra gli altri i seguenti figli:

  • Bonifacio II, che gli premorì; 
  • Berta, la quale nel 1202 sposò il Marchese del Monferrato Guglielmo VI, portandogli in dote Mombarcaro. 

A Bonifacio I, essendogli premorto il figlio Bonifacio II, succedettero i nipoti Bonifacio III Tagliaferro, così soprannominato perché secondo la tradizione era in grado di spezzare fili di ferro con i denti (a lui è dedicato Palazzo Tagliaferro ad Andora) e Oddone I. Essi si allearono con Albenga e Savona contro la Repubblica di Genova, pagando a caro prezzo questa decisione: nel 1228 dovettero infatti cedere alla repubblica ligure i loro diritti su Diano, Taggia, Dolcedo e Porto Maurizio. Nel 1233 i Clavesana fondarono Pieve di Teco. Il 4 aprile 1248 Bonifacio IV, Emanuele I e Francesco di Clavesana, figli di Oddone I, fondarono Zuccarello. Nel 1252 i Clavesana cedettero Andora alla Repubblica di Genova. Emanuele I, cofondatore di Zuccarello, ebbe tra gli altri i seguenti figli: Oddone II e Francesco II. 

Seguiamo il Ramo di Oddone II. Suo figlio Federico I nel 1324 acquisì il Marchesato di Clavesana; sposò Margherita di Saluzzo-Dogliani, figlia di Giovanni, sestogenito del Marchese di Saluzzo Tommaso I. Giovanni alla morte del padre aveva ereditato la parte del marchesato al di là del Tanaro. Manuele, figlio di Federico I e Margherita, alla dipartita del genitore, ereditò soltanto le briciole dell’antico marchesato: gli rimanevano infatti soltanto Rezzo e parte della Valle Arroscia. Al suo decesso nel 1387 il Marchesato di Clavesana cessò di esistere, ma i suoi discendenti mantennero il feudo di Rezzo, che rimase di proprietà della nobile famiglia fino al 1744, quando alla morte senza eredi del Marchese Francesco Maria, passò a sua nipote Maria Gabriella da Passano, figlia di sua figlia Giulia Maria e di Bartolomeo da Passano.
Maria Gabriella era sposata con Ranieri Grimaldi, discendente alla dodicesima generazione di Luca Grimaldi, colui che insieme al fratello Boverello controllò il Castello di Andora dal 1248 al 1251 e possedette i feudi di Carrosio (AL) e Stella (SV).
Dall’unione tra Ranieri e Maria Gabriella da Passano nacquero tre figlie, delle quali solo Maria  Giovanna prese marito, sposando Giovanni Carlo Pallavicini. Rezzo passò così ai Marchesi Pallavicini.

Passiamo al Ramo di Francesco II. Sua figlia Caterina nel 1326, come sopraccitato, dopo un lungo periodo di trattative sposò Enrico Del Carretto, figlio di Antonio, Marchese di Finale Ligure.
Quest’ultimo era il bisnipote di Enrico I, uno dei figli di Bonifacio del Vasto. 

Clavesana passò invece a Nicolino, un altro figlio del sopraccitato Giovanni di Saluzzo-Dogliani, che sposò Selvaggia, figlia di Nano, Marchese di Ceva. Dalla loro unione nacque Antonio, il quale diede inizio ai Marchesi di Clavesana della seconda stirpe. Nel 1382 fece omaggio del suo feudo al Conte di Savoia Amedeo VI, detto “il Conte Verde”, che lo investì immediatamente del medesimo.
Nel 1603 alla morte di Bongiovanni Saluzzo-Dogliani, la sua parte di Clavesana passò alla sua vedova Anna di Ceva, la quale si risposò con Ottavio Asinari di Bernezzo, esponente di una famiglia astigiana già esistente nel XII secolo. Alla dipartita di Anna Clavesana venne ereditata da Carlo Asinari di Bernezzo, figlio di primo letto di Ottavio, il quale diede vita ai Marchesi di Clavesana della terza stirpe, tutt’oggi esistente.

ANDREA CARNINO

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

SABATO 11 APRILE

 

Sabato 11 aprile

BEKHBAATAR ENKHTUR IN DIALOGO CON LE OPERE DELLA SEZIONE HIMALAYANA DEL MAO

MAO – nuova esposizione

A partire da sabato 11 aprile 2026, nella galleria dell’Asia centro-meridionale e Regione Himalayana del MAO, sarà visibile un’opera site specific dell’artista mongolo Bekhbaatar Enkhtur (Ulaanbaatar, Mongolia, 1994), concepita per essere posta in dialogo con le opere della collezione permanente.

Ispirata alle raffigurazioni dei leoni guardiani, figure simboliche di protezione tradizionalmente collocate all’ingresso dei templi e codificate durante le dinastie Ming e Qing – diffuse nell’Asia interna inclusa la Mongolia sotto il dominio Quing – la scultura di Bekhbaatar Enkhtur propone una reinterpretazione contemporanea dell’idea di offerta religiosa.

La scultura è visibile acquistando il biglietto delle collezioni permanenti e della mostra Chiharu Shiota. The Soul Trembles.

 

Sabato 11 aprile ore 11:00

SONORA. Nel cuore profondo delle notti

GAM – Visita guidata sonora alla mostra “Notti”
Visitare la mostra NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni significa immergersi in un viaggio tra buio e luce, silenzi e bagliori che hanno affascinato gli artisti per secoli. Il percorso racconta la magia della notte attraverso osservazioni astronomiche, atmosfere lunari, sogni e inquietudini; dalle prime rappresentazioni del cielo alle allegorie barocche, dai notturni romantici alle visioni simboliste e alle sperimentazioni contemporanee. Con Sonora, questa esperienza diventa ancora più intensa: la voce della guida accompagna i visitatori tra le sale, mentre una selezione musicale curata dal maestro Giovanni Bietti evoca le emozioni del notturno. Le musiche spaziano dalle armonie contemplative del tramonto ai notturni romantici, fino alle sonorità moderne che parlano di attesa e speranza. Un viaggio sensoriale che unisce arte e suono, trasformando la visita in un’esperienza immersiva dove la luce delle opere e il ritmo dei brani si fondono nella magia della notte.
Durata: 90 minuti
Costo: 10 € a partecipante
Costo aggiuntivo: biglietto di ingresso alla mostra. Gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta
Per prenotazioni e informazioni: 011 19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it
Prenotazione e pagamento online

 

Sabato 11 aprile ore 16

IL METRONOMO IN SALOTTO

MAO – visita guidata in collaborazione con OFT

Musica e arte sono unite dalla bellezza. Si potrà scoprire il filo che le lega nel corso delle visite guidate organizzate presso i tre grandi musei della Città di Torino e ispirate dai concerti della Stagione concertistica Memories dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Il sabato precedente il concerto GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica propongono infatti, a rotazione, un ciclo di visite guidate al proprio patrimonio museale.

L’iniziativa è come sempre a cura dei Dipartimenti Educazione della Fondazione Torino Musei con la collaborazione di Coopculture.

Sabato 11 aprile 2026, ore 16

Il metronomo in salotto

Quanto dura un anno del dio Brahma? Quanto tempo dovrà aspettare un ricco committente della Persia Safavide per poter utilizzare la sua nuova coppa in metallo minuziosamente ageminata? Come si possono concepire e misurare ritmi umani e ritmi divini? Spaziando nelle collezioni del museo, il percorso si sofferma su diverse concezioni del tempo umano e del tempo divino e opere di varie datazioni, materiali e provenienze, che ne documentano lo scorrere a volte in bilico tra trascendenza e immanenza.

Costo: 7€ per il percorso guidato + biglietto di ingresso in mostra (ingresso gratuito al museo con Abbonamento Musei e Torino +Piemonte Card).

Prenotazione consigliata t. 011 19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

DOMENICA 12 APRILE

 

Domenica 12 aprile

CHIUDONO LE MOSTRE DELLA TERZA RISONANZA

GAM – Ultimo giorno per visitare le mostre Notti, Linda Fregni Nagler, Elisabetta Di Maggio, Lothar Baumgarten e “l’Intruso” Davide Sgambaro.

 

Domenica 12 aprile ore 16:00

NOTTI POETICHE: UN VIAGGIO TRA ARTE E SENTIMENTO

GAM – Visita guidata speciale alla mostra NOTTI
Esiste una dimensione in cui il tempo sembra fermarsi: è quella della notte, luogo prediletto da artisti e poeti per dare voce ai moti dell’anima. Vi invitiamo a scoprire la mostra NOTTI. cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni attraverso un percorso inedito, dove il silenzio delle opere incontra la melodia della parola scritta. Non una semplice visita guidata, ma un cammino sensoriale dedicato all’amore nelle sue infinite declinazioni: l’attesa, l’incontro, il desiderio e la memoria.
Durata: 90 minuti
Costo: 10 € a partecipante
Costo aggiuntivo: biglietto di ingresso alla mostra. Gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta
Per prenotazioni e informazioni: 011 19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it
Prenotazione e pagamento online

MERCOLEDI 15 APRILE

 

Mercoledì 15 aprile ore 16

POESIA, ARTE E DANZA PER CELEBRARE I 70 ANNI DELLA PROFESSORESSA PIERUCCINI

MAO – poesia, arte e danza

L’incontro è inteso a festeggiare il settantesimo compleanno della Prof.ssa Cinzia Pieruccini, che da tempo collabora con il Museo: sanscritista e storica dell’arte dell’India, insegna presso l’Università degli Studi di Milano. Sarà un pomeriggio di poesia, arte, e danza: vi saranno interventi a tema poetico e artistico coordinati da Giuliano Boccali e Chiara Policardi, e un’esibizione di danza classica dell’India (Bharatanāṭya) a cura di Lucrezia Maniscotti.

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti. Non è prevista la prenotazione.

 

GIOVEDI 16 APRILE

 

Giovedì 16 aprile ore 18

IL MARE IN UNA PIETRA. GLI ZAFFIRI DAL MISTICISMO BUDDISTA ALLA REGALITÀ EUROPEA

MAO – conferenza nell’ambito del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente

A cura di Sherif El Sebaie.

Quinto appuntamento del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente, a cura di Sherif El Sebaie, già Consulente Scientifico per la Galleria dei Paesi Islamici dell’Asia del MAO Museo d’Arte Orientale. Il percorso, pensato come un viaggio attraverso culture e simboli, esplorerà l’uso, il valore rituale e il significato culturale delle pietre preziose e semipreziose, mettendo a confronto le tradizioni artistiche e religiose dell’Oriente e dell’Occidente.

L’appuntamento di aprile sarà dedicato agli zaffiri.

Usato nei rituali buddisti e nelle corone occidentali, lo zaffiro è la gemma della saggezza e della protezione divina. Verranno esaminati manufatti indo-tibetani, gemme cingalesi e il linguaggio simbolico delle corti europee dal Medioevo all’Ottocento.

Ingresso: 5€. Biglietto acquistabile in museo. Non è richiesta la prenotazione

 

Giovedì 16 aprile ore 17:00

PRESENTAZIONE DEI VOLUMI: GIULIO PAOLINI, ECCOMI. QUI DOVE SONO E 0424. I VENT’ANNI DELLA FONDAZIONE GIULIO E ANNA PAOLINI

GAM – Conferenza

Intervengono:

Bettina Della Casa, direttrice della Fondazione Giulio e Anna Paolini

Fabio Belloni, professore associato di Storia dell’arte contemporanea, Università degli Studi di Torino

Fabio Cafagna, conservatore GAM Torino

Elena Volpato, conservatore GAM Torino

La GAM, in collaborazione con la Fondazione Giulio e Anna Paolini, è lieta di ospitare la presentazione dei volumi Giulio Paolini, Eccomi. Qui dove sono e 0424. I vent’anni della Fondazione Giulio e Anna Paolini pubblicati nel 2025 in occasione dei primi vent’anni della Fondazione, nata nel 2004.

I vent’anni della Fondazione Giulio e Anna Paolini

Nel dicembre 2024 la Fondazione ha compiuto vent’anni. Giulio Paolini ha voluto rendere omaggio a questo anniversario con una pubblicazione, che documenta le attività e il ruolo della Fondazione, costituita insieme alla moglie Anna (1931-2021) e ai suoi più stretti collaboratori. Accanto ai testi di Bettina Della Casa e Maddalena Disch dedicati alla Fondazione, il libro propone una riflessione dello storico dell’arte Fabio Belloni relativa alla presenza dell’artista nelle proprie opere. Una ricca sequenza di immagini dello studio e dell’abitazione di Paolini, nonché della sede della Fondazione completano il volume.

Giulio Paolini, Eccomi. Qui dove sono

Il volume, integralmente curato da Giulio Paolini, coniuga riflessioni sulla propria poetica con considerazioni di carattere privato, ed è arricchito da un’ampia selezione di riproduzioni di opere, fotografie personali e tavole inedite. Paolini stesso lo definisce «una sorta di ‘diario intimo’, dettato da parole e immagini di vita che, nel corso del tempo, hanno scandito la mia lunga esperienza, dagli anni Sessanta fino a oggi. Un percorso coerente ma sempre diverso, che si rinnova nel succedersi delle occasioni biografiche ed espositive evocate». Giulio Paolini, protagonista dell’arte concettuale in Italia e all’estero, fin dagli esordi ha accompagnato la sua ricerca artistica con dichiarazioni e scritti. Autore di numerosi libri curati in prima persona, ha da sempre nutrito un interesse particolare per l’ambito grafico ed editoriale.

(Comunicato stampa allegato)

 

 

   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

Aliena, lo spazio essenziale

Teatro Concordia

Sabato 11 aprile, ore 21

 

ALIENA 

Danza contemporanea, acrobatica e teatro fisico con Kataklò Athletic Dance Theatre di Giulia Staccioli

 

 

Giulia Staccioli non è solo una coreografa, ma una visionaria artista visiva il cui approccio potente e fuori da ogni canone ha rivoluzionato il mondo della danza. ALIENA si sviluppa in 70 minuti in uno spazio essenziale disegnato da luci accurate che modellano i corpi dei danzatori, creando giochi di ombre e contrasti che sottolineano la plasticità delle forme. La scena diventa un luogo di metamorfosi e di trasformazione nel quale i costumi di Olivia Spinelli, con le loro superfici cangianti e le texture ibride, enfatizzano questa dualità, trasformando il corpo in un paesaggio in continua evoluzione. Pellicce, tessuti tecnici e segni grafici si intrecciano con la pelle nuda, creando un’immagine visivamente potente e suggestiva. Le musiche originali composte da GP Cremonini creano un paesaggio sonoro che si evolve in sincronia con i movimenti dei danzatori. Ogni suono, ogni melodia sembra nascere direttamente dai gesti dei performer, ampliando e intensificando il loro significato.

Questa nuova opera è un’immersione nella mente creativa di Staccioli, sempre alla ricerca di nuove forme espressive. È un invito a celebrare la diversità in tutte le sue forme. Un viaggio guidato da una figura solitaria che si muove tra presenza e assenza. I corpi dei 6 danzatori Kataklò caratterizzati da muscolature estreme e movimenti fluidi ma inconsueti dove le forme si plasmano e si rimodellano continuamente diventando opere d’arte transitorie che esplorano i confini tra forma e contenuto. Staccioli, con la sua estetica unica, rifiuta la perfezione a favore dell’imperfezione, celebrando la diversità e l’individualità di ogni corpo.

ALIENA è una provocazione continua, una risposta alle critiche che hanno accompagnato la carriera di Staccioli. La coreografa, con ironia e riflessione, ribalta i pregiudizi, trasformando le sue “stranezze” in un punto di forza. La danza, per lei, non è una dimostrazione tecnica, ma un’esperienza, una ricerca fuori dai limiti dettati da schemi prestabiliti. Ogni gesto diventa una sfida, una conquista del corpo sul proprio confine, La bellezza in ALIENA non risiede nella perfezione formale, ma nella forza espressiva del gesto imperfetto che crea una nuova estetica. Ogni imperfezione diventa un segno distintivo, un’affermazione dell’individualità. La sua capacità di plasmare la materia umana fondendo gesti sportivi e coreutici ha portato alla definizione di un tratto stilistico peculiare.

In oltre tre decenni di esperienza, Giulia Staccioli ha di fatto creato un nuovo genere e ispirato intere generazioni di artisti della danza, creando uno stile unico che ha incantato il pubblico di tutto il mondo. Il suo nuovo spettacolo, ALIENA, rappresenta di fatto il manifesto artistico di questa straordinaria avventura nel mondo della danza, la somma di quanto creato in questi trent’anni, la sua sintesi estrema e totale, evidenziandone la visione unica e la sua capacità di creare un’esperienza travolgente e memorabile per gli spettatori.

Contemporaneamente allo spettacolo per celebrare i 30 anni di Kataklò nel 2026, “Aliena” sarà anche un libro-biografia di Staccioli, a cura di Francesca Interlenghi per Maretti Editore.

 

KATAKLÒ ATHLETIC DANCE THEATRE

Kataklò Athletic Dance Theatre da quasi 30 anni è un punto di riferimento per le performance dal vivo, proponendo uno stile inconfondibile unico e coinvolgente che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. Nato dalla mente visionaria di Giulia Staccioli, attraverso un mix unico di danza contemporanea, acrobatica e teatro fisico, Kataklò è un vero e proprio laboratorio creativo dove l’atletismo e la danza si fondono dando vita a spettacoli unici e avanguardistici.

Il corpo, protagonista assoluto degli spettacoli Kataklò, si trasforma in un potente strumento di comunicazione e il nome stesso, dal greco antico ‘io danzo piegandomi e contorcendomi’, racchiude l’essenza della compagnia: una continua ricerca di nuove forme espressive e una versatilità che si è evoluta nel tempo, richiedendo ai performer una preparazione sempre più completa e variegata. La spettacolarità delle produzioni Kataklò le rende adatte a qualsiasi contesto artistico e performativo, superando i confini del teatro tradizionale. Con numerose produzioni originali in repertorio l’ensemble offre uno spettro ampio di possibilità creative parlando ad un pubblico trasversale.

Kataklò è un’eccellenza italiana nel mondo, apprezzata per i suoi spettacoli innovativi la compagnia partecipa regolarmente a prestigiosi festival e rassegne internazionali, spesso in collaborazione con gli Istituti Italiani di Cultura. Il desiderio di ricerca ha portato Giulia Staccioli ad evolvere costantemente il suo linguaggio coreografico diventando un punto di riferimento internazionale e nel 2010 il progetto Kataklò ha compiuto un ulteriore passo in avanti con la fondazione dell’Accademia Kataklò Giulia Staccioli, il primo triennio di formazione professionale dedicato al physical theatre. Un’iniziativa che ha arricchito il progetto formando una nuova generazione di artisti, consolidando la sua posizione di riferimento nel panorama della danza contemporanea e garantendo così la continuità e l’evoluzione del proprio linguaggio coreografico.

Info

Teatro della Concordia, corso Puccini, Venaria Reale (TO)

Sabato 11 aprile 2026, ore 21

ALIENA

Ideazione e direzione artistica: Giulia Staccioli

Assistente alle coreografie: Irene Saltarelli

Con Kataklò Athletic Dance Theatre

Costumi: Olivia Spinelli Realizzati da: Maria Sole Montironi Lasca

Musiche originali: GP Cremonini

Disegno luci: Sharon Remartini e Fabio Passerini

Biglietti: intero 20 euro, ridotto 18 euro

www.teatrodellaconcordia.it

011 4241124 – info@teatrodellaconcordia.it

 

Chieri “ a tutta Classica”

Presentata nella città collinare la “Stagione 2026” di “Chieri Classica”, manifestazione giunta alla sua quarta edizione

Primo appuntamento, domenica 12 aprile

Chieri (Torino)

Gradito ritorno alla “musica classica” o “musica colta occidentale” in quel di Chieri. Programma fittissimo e ricco di chicche davvero preziose, articolate su un lungo cammino che parte da domenica 12 aprile via via fino alla prossima stagione autunnale. Location unica prescelta la barocca “Chiesa di San Filippo Neri” (via Vittorio Emanuele II), costruita tra il 1664 ed il 1773, su progetto dell’architetto svizzero di Vezia, Antonio Bettino.

La rassegna è frutto di una co-progettazione tra l’“Associazione Musica Manens Coro e Orchestra APS” e il “Comune di Chieri”, che la supporta con il patrocinio e con un importante contributo economico, “con l’obiettivo di unificare e coordinare l’offerta di musica classica sul territorio”. Alla realizzazione degli eventi collaborano anche altre Associazioni come l’ “Accademia dei Solinghi”, il “Circolo Cameristico Piemontese”, il “CFAM – Centro Formazione Artistico Musicale”, l’“Associazione Librarsi” e varie altre, con un calendario ricco di concerti orchestrali e corali, incontri e lezioni-concerto che attraversano quasi tutto l’anno.

Davvero chiarificatrici su Progetto e Obiettivi, le parole in conferenza stampa del Maestro Andrea Damiano Cotti (direttore artistico della Rassegna) e di Antonella Giordano (assessora alla “Cultura” della Città di Chieri). “Il Progetto, avviato nel 2023, nasce con l’obiettivo – sottolinea Cotti – di unificare in un unico cartellone gli eventi di musica classica – o musica colta occidentale, come mi piace definirla – proposti alla cittadinanza chierese. Oltre a razionalizzare il calendario degli eventi, armonizzandolo con le altre proposte, fiere e festival cittadini, la presentazione di un unico cartellone e la concentrazione dei concerti presso la bellissima Chiesa di San Filippo Neri ha aumentato sensibilmente la partecipazione di pubblico. La promozione, anche attraverso i social, ci consente di raggiungere varie fasce d’età della popolazione e di far circolare meglio le informazioni su tutti i concerti organizzati dalle diverse associazioni del Chierese … La stagione 2026 di ‘Chieri Classica’ si distingue per la varietà dei linguaggi musicali e per l’attenzione ai giovani talenti. Dalla musica sacra alla cameristica, dal repertorio barocco alle contaminazioni contemporanee, ogni concerto è pensato come un’occasione di incontro tra pubblico, artisti e territorio. Quest’anno, per la prima volta, avremo anche il piacere di assistere alla rappresentazione dell’opera ‘Façade’ di William Walton, proposta dall’‘Ensemble Nuove Musiche’ di Savona, che in ottobre darà il via al ‘Concorso Internazionale Città di Chieri’”.

Parole cui fanno eco quelle di Antonella Giordano: “La rassegna ‘Chieri Classica’ dimostra ormai da quattro anni che fare sistema nelle proposte musicali di una città significa creare una rete collaborativa tra istituzioni, artisti e associazioni culturali per trasformare la musica da semplice intrattenimento a risorsa strategica per il territorio”. E i risultati, sicuramente positivi, non tarderanno a farsi sentire.

Fin dall’inizio. Con l’apertura del “Cartellone”, fissato per domenica prossima 12 aprile, quando sul palco (dopo il prologo della stagione, domenica 29 marzo scorso, con l’esecuzione del “Miserere” di Baldassarre Galuppi sotto la direzione artistica di “Accademia dei Solinghi” e la partecipazione di “Coro e Orchestra Musica Manens”, diretti da Andrea Damiano Cotti) si esibirà il “Duo Antonelli” con Francesca Villiot e Vincenzo Cristiani ne “La sonata per pianoforte e violoncello tra classicismo e romanticismo”, seguita, domenica 26 aprile e venerdì 12 giugno, da “Ritratto del pianista giovane”, due concerti dedicati ai giovani pianisti del territorio. Per proseguire, a maggio e giugno, con esibizioni di carattere polifonico e concerti corali, fino alla Rassegna Estiva di “Musica In Corte” (per quattro giovedì dal 25 giugno) e a quella “Autunnale” con le proposte dell’Orchestra “Contrametric Ensemble”, del “Quartetto d’Archi Archidee” e della “Confraternita dell’Annunziata”. Particolarmente attesa, da venerdì 16 ottobre, l’apertura del “Concorso Internazionale per giovani interpreti ‘Città di Chieri’”, mentre, accanto ai concerti, l’“Associazione Librarsi” proporrà un ciclo di lezioni-concerto e incontri divulgativi presso la “Biblioteca Nicolò e Paola Francone”, con temi che spaziano da “Antonio Vivaldi e Torino” a “Musica e matematica”, fino a “Note in scena: viaggio semiserio nell’opera in musica”.

Per info ed aggiornamenti sul calendario completo e sui programmi dei Concerti: musicamanens@gmail.com o www.comune.chieri.to.it

g.m.

Nelle foto:Immagini da “Chieri Classica” e Antonella Giordano

“Un calice di Erbaluce”, l’antologia letteraria che celebra il vino simbolo del Canavese

Nasce da un’idea dell’autrice e giornalista Debora Bocchiardo l’antologia a tema “Un calice di Erbaluce”, che celebra il vino simbolo del Canavese, di Edizioni Pedrini. Diversi stili e approcci all’argomento esalteranno la versatilità del tema, ma anche il senso della convivialità e della condivisione. Del resto, un brindisi è sempre qualcosa di giocoso che guarda al futuro con fiducia e serenità, elementi di cui il mondo contemporaneo ha fortemente bisogno.

“Un calice di ottimismo” è da condividere tra persone che amano la lettura, la scrittura, le tradizioni agricole ed enogastronomiche del territorio. Ogni racconto non dovrà superare le 13 mila battute, spazi inclusi, e dovrà contenere la frase “Un calice di Erbaluce”. A scelta si potrà declinare la proposta in classico, fermo o passito. La consegna dei testi dovrà avvenire entro il 30 gjugno 2026, e il volume prenderà corpo se ci saranno almeno 20 adesioni.

Info: scrivere a deborabocchiardo@gmail.com o consultare il sito www.edizionipedrini.com

Mara Martellotta

EXPOSED Torino Photo Festival: Mettersi a nudo

Dal 9 aprile al 2 giugno prossimo il capoluogo piemontese ospiterà la terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival. Il tema scelto per il 2026 è “Mettersi a nudo”: un invito a guardare dentro di sé e oltre le apparenze, interrogando la relazione tra identità e rappresentazione, corpo e immagine, tra ciò che si mostra e ciò che resta nascosto.

Uno sguardo che attraversa l’intero programma del Festival — con mostre temporanee, incontri, eventi e iniziative diffuse — e che coinvolge artisti e istituzioni nazionali e internazionali, animando sia alcune delle principali sedi culturali torinesi sia diversi spazi distribuiti nell’intero perimetro della città. “Mettersi a nudo” diventa, così, non solo svelamento fisico, ma anche gesto simbolico di autenticità: liberarsi dalle sovrastrutture, mostrarsi per ciò che si è, osservare se stessi e gli altri senza filtri. Una tensione che la fotografia, più di ogni altro linguaggio, sa rendere concreta nella verità di un volto, di un paesaggio, di un corpo, e nella pluralità degli sguardi che li attraversano

Promossa dalla Cabina di Regia della quale fanno parte Città di Torino, Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino, Fondazione Compagnia di San Paolo, Fondazione CRT in sinergia con Fondazione Arte CRT e Intesa Sanpaolo, e coordinata da Fondazione per la Cultura Torino, la terza edizione di EXPOSED, curata e realizzata da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, intende evidenziare e rafforzare la vocazione di Torino come città della fotografia.

Giunto alla sua terza edizione, il Festival segna un passaggio di fase e definisce con maggiore chiarezza la propria identità, con la direzione artistica di Walter Guadagnini, tra le voci più autorevoli della fotografia contemporanea italiana e internazionale. Non soltanto una piattaforma espositiva, ma un dispositivo curatoriale strutturato, capace di orientare contenuti, linguaggi e relazioni, con un progetto per Torino che unisce qualità curatoriale e partecipazione diffusa, in un dialogo costante tra luoghi, autori e pubblico.

“I giorni che precedono l’inaugurazione di un festival sono sempre quelli più eccitanti – ha dichiarato Walter Guadagnini –  tutto quello che si è immaginato e preparato nei mesi precedenti inizia a diventare realtà, le fotografie salgono sulle pareti, le strutture realizzate per questa occasione danno nuove identità agli spazi e il disegno complessivo comincia a prendere forma, anzi a mettersi a nudo. La terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival è ormai nelle mani del pubblico, la città non solo è invasa dai manifesti e dai banner che pubblicizzano la manifestazione con tutti i suoi luoghi, ma anche dalle fotografie sulle cancellate e sotto i portici, i tuffatori cominciano ad apparire nei luoghi più disparati sui loro enormi billboard 6×3, i primi fotografi cominciano ad arrivare, da lontanissimo e da molto vicino, si misurano le distanze tra le sedi del ‘miglio della fotografia’: un ultimo sguardo al meteo, e che la festa abbia inizio”.

Il programma della terza edizione di EXPOSED propone 18 mostre temporanee indoor e outdoor, insieme a incontri, letture portfolio, proiezioni e altri eventi, realizzati grazie al coinvolgimento delle principali istituzioni torinesi, delle realtà indipendenti e dei protagonisti della scena artistica cittadina, a partire da quattro giorni di inaugurazione (dal 9 al 12 aprile) e attraverso un calendario diffuso che offre una vera e propria immersione nella fotografia di ieri e di oggi.

Il programma delle mostre indoor si articola in un percorso diffuso che attraversa alcune tra le principali istituzioni culturali della città, in quello che si può definire come un vero e proprio “miglio della fotografia”, all’interno del quale sarà possibile passeggiare incontrando la fotografia nelle sue più differenti forme. Il percorso costruisce una trama espositiva capace di mettere in relazione autori affermati e pratiche contemporanee, sguardi storicizzati e ricerche emergenti. Un insieme eterogeneo ma coerente, in cui ogni progetto contribuisce a declinare il tema “Mettersi a nudo” attraverso linguaggi, contesti e prospettive differenti, muovendosi tra dimensione intima e rappresentazione pubblica, tra memoria e costruzione dell’identità. Un percorso che trova la sua dimensione unitaria anche grazie alle soluzioni grafiche e di allestimento pensate – sia per gli interni sia per gli esterni – dallo studio BRH+ di Torino, che ha lavorato in stretta sinergia con la direzione di EXPOSED, ottenendo un risultato che unisce una grande eleganza formale a un’altrettanta fondamentale capacità di comunicazione, all’insegna dell’essenzialità.

Il “miglio della fotografia” può iniziare idealmente da CAMERA Torino e dalla sua Project Room, dove viene presentata la mostra di Toni Thorimbert. Donne in vista, a cura di Walter Guadagnini. Il progetto, nato da un’idea di Luca Beatrice, si presenta come un omaggio di Thorimbert e Guadagnini all’amico prematuramente scomparso. Una selezione di oltre sessanta fotografie, dedicate alla figura femminile e realizzate dal fotografo italo-svizzero in oltre trent’anni di carriera, ritraggono sia figure note sia donne comuni, spaziando tra ritratti ufficiali, scatti privati e fotografie di moda. Come suggerisce il titolo, la mostra mette al centro il volto e il corpo femminile, esaltandone la presenza e l’identità. Due immagini simboliche – quella della madre e quella della figlia del fotografo – sintetizzano il senso del progetto: raccontare la propria vita attraverso la ricerca della bellezza. La mostra continua con uno spin-off nelle sale dell’NH Collection Piazza Carlina con una selezione di una decina di immagini che ruotano attorno alla fotografia “Real Show” del 2006, già molto significativa ai suoi tempi e che oggi appare, se possibile, ancora più struggente e attuale.

Nella Cripta di San Michele Arcangelo, Yorgos Lanthimos. Photographs – a cura di Giangavino Pazzola – presenta l’ampia produzione fotografica del regista greco, rivelando un aspetto meno noto del suo lavoro, caratterizzato da uno sguardo perturbante e concettuale che sottolinea la continuità tra fotografia e cinema. Le opere in mostra nascono dall’atmosfera creativa che ruota attorno a due celebri pellicole recenti, “Poor Things” (2023) e “Kinds of Kindness” (2024), e intrecciano immagini provenienti dalle scene dei film con scatti autonomi, esplorando la dimensione dell’isolamento nelle relazioni contemporanee, del corpo e dello spazio come teatro psicologico. La mostra è realizzata in collaborazione con Città di Torino – Dipartimento Cultura, Grandi Eventi e Promozione Turistica.

Il Museo Regionale di Scienze Naturali, in collaborazione con la Regione Piemonte, ospita Bernard Plossu. Dopo l’estate, a cura di Walter Guadagnini. Le opere esposte sono state realizzate da Plossu tra gli anni Ottanta e gli anni Dieci del Duemila, nelle piccole isole italiane. In oltre trent’anni di viaggi, l’autore trasforma scene ordinarie in visioni intense e sospese nel tempo. Muovendosi tra luoghi come Stromboli e l’Isola d’Elba, Plossu ricerca un dialogo profondo tra uomo e natura. Il suo sguardo, colto e innamorato dell’Italia, unisce letteratura e sensibilità pittorica: ne deriva una fotografia essenziale e poetica, intesa come esperienza di libertà e conoscenza interiore.

Il Circolo del Design accoglie Dean Chalkley. Back in Ibiza e altre storie, a cura di Walter Guadagnini. La mostra riunisce tre serie del fotografo inglese, attivo dagli anni Novanta soprattutto in ambito musicale. La prima è dedicata alla scena britannica tra gli anni Novanta e oggi, con ritratti di icone come Amy Winehouse, Oasis e The White Stripes. Never Turn Back è invece un reportage intimo sul viaggio di un gruppo di ragazzi lungo le coste di Norfolk. A completare il percorso, “Back in Ibiza”, realizzato tra la fine del Novecento e l’inizio del Duemila, racconta dall’interno l’euforia e l’eccesso dell’isola, offrendo una testimonianza diretta e non nostalgica di quell’epoca.

Al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Viva le donne! Il femminismo nelle fotografie di Paola Agosti, a cura di Giangavino Pazzola, celebra uno dei più importanti sguardi sulla nascita del movimento femminista italiano, con un focus su quello romano degli anni Settanta. Attraverso una selezione di ottanta immagini vintage realizzate in bianco e nero da Paola Agosti e materiali d’archivio, l’esposizione restituisce la forza e la radicalità di una stagione di partecipazione collettiva che ha trasformato la società italiana. I cortei e gli spazi identitari diventano teatro di lotte pubbliche e intime, mentre i ritratti catturano gesti e creatività delle donne impegnate per diritti fondamentali, offrendo un racconto vivo in dialogo con le nuove generazioni.

Ai limiti estremi del “miglio della fotografia” si trovano infine due luoghi particolari, le cui mostre riassumono idealmente la volontà di EXPOSED di prendere in considerazione e mostrare la fotografia dalle sue origini sino ai giorni nostri, in un viaggio ideale tra il tempo e lo spazio. Dapprima si giunge alle Gallerie d’Italia – Torino, museo di Intesa Sanpaolo, dove si può visitare, dal 10 aprile al 6 settembre 2026, la mostra Diana Markosian. Replaced, a cura di Brandei Estes. Il progetto, presentato in anteprima assoluta proprio in occasione di EXPOSED, è dedicato alla memoria di un grande amore e al sentimento della “sostituzione”. Attraverso un’esposizione fotografica che combina rievocazione sceneggiata e autofinzione e un film, adattato per la sala immersiva del museo, l’artista – una delle giovani protagoniste della scena fotografica contemporanea internazionale –ricostruisce le dinamiche delle relazioni, interrogando la fragilità del mito romantico e il disorientamento che segue alla loro fine.

Infine, all’Archivio di Stato di Torino, sezione Corte, trovano sede due mostre. Messi a nudo. Auguste Belloc, Wilhelm von Gloeden, Carlo Mollino, a cura di Barbara Bergaglio – realizzata in collaborazione con Museo Nazionale del Cinema – Torino, FAF Toscana – Fondazione Alinari per la Fotografia, Politecnico di Torino, ARIA, Ufficio Gestione del Patrimonio Storico –esplora l’opera di tre figure chiave della storia della fotografia, analizzando l’evoluzione del nudo da esercizio accademico a indagine introspettiva, spesso ossessiva e perturbante, e mettendo in evidenza il forte contenuto erotico che, pur radicato nelle epoche di produzione, continua a sollecitare la sensibilità contemporanea attraverso il piacere voyeuristico degli autori.

Accanto a questa, Ralph Gibson. Self Exposed, a cura di Giangavino Pazzola, realizzata in collaborazione con Paci contemporary Gallery di Brescia, presenta una selezione di settanta opere che attraversano oltre cinquant’anni di carriera, rendendo omaggio a uno dei grandi maestri della fotografia del XX secolo. Il percorso mette in luce l’evoluzione di un linguaggio visivo caratterizzato da contrasti netti, inquadrature audaci e una tensione costante tra astrazione e realtà.

Chiude il percorso indoor “Metamorphosis”, che riunisce i lavori di sei artisti internazionali selezionati dalla piattaforma europea per la fotografia emergente FUTURES Photography, partner culturale per questo progetto. La mostra collettiva e diffusa indaga il tema della metamorfosi come processo di trasformazione individuale, sociale e ambientale, offrendo uno sguardo plurale sulle tensioni che attraversano il nostro tempo. Le opere di Claudia Amatruda (Foggia, 1995), Máté Bartha (Budapest, 1987), Benedetta Casagrande (Milano, 1993), Anna Orlowska (Opole, 1986), Ada Zielinska (Varsavia, 1989) e Yana Wernicke (Berlino, 1990) saranno esposte negli spazi no profit Mucho Mas!, Witty Books, Almanac, Quartz Studio, Cripta747 e Jest, rafforzando una rete di collaborazione tra realtà indipendenti e nuove generazioni di autori nella fotografia contemporanea. La mostra è stata realizzata con il sostegno della piattaforma fotografica europea FUTURES, cofinanziata dal programma «Europa creativa» dell’Unione Europea. Il tema è stato sviluppato da un team curatoriale dedicato composto da tre organizzazioni membri della piattaforma: Světlana Malina (Fotograf Zone, Praga, Repubblica Ceca), Emese Mucsi (Robert Capa Contemporary Photography Centre, Budapest, Ungheria) e Raphaëlle Stopin (Centre photographique Rouen Normandie, Francia). Il progetto è sostenuto da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia.

Le mostre outdoor estendono il Festival nello spazio urbano, trasformando Torino in una piattaforma espositiva diffusa in cui la fotografia entra in dialogo diretto con l’architettura, i flussi quotidiani e le geografie sociali della città. Interventi eterogenei per scala e linguaggio che, nel loro insieme, ridefiniscono il rapporto tra immagine e spazio pubblico, tra visione e attraversamento. Alcune di queste mostre si trovano all’interno del “miglio della fotografia”, fungendo come una sorta di basso continuo visivo tra una sede e l’altra delle mostre indoor, mentre altre si sviluppano in un’area molto più vasta, fungendo da rimandi costanti e spettacolari al festival, anche nei luoghi più inattesi.

Nella Corte di Palazzo Carignano, grazie alla concessione delle Residenze Reali Sabaude e la collaborazione del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, il 2 aprile ha aperto Torino 4×4.

Fotografie di una nuova era, a cura di François Hébel e Marco Rubiola, un progetto di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e Fondazione Boscolo: un ritratto innovativo e plurale della città, che intreccia arte, comunicazione e impegno sociale. Attraverso lo sguardo di quattro fotografi – Fabio Bucciarelli, Enrico Gili, Deka Mohamed Osman e Marco Rubiola – e il racconto di quattro realtà attive sui temi dell’inclusione e delle fragilità sociali, l’iniziativa ambisce a innescare un cambiamento percettivo e culturale.

Il Portico di Palazzo Carignano, che si affaccia su Piazza Carlo Alberto, ospita due progetti outdoor strettamente collegati tra loro su dieci stendardi bifacciali, due facce della stessa medaglia. Il progetto è realizzato con il sostegno di Residenze Reali Sabaude e la collaborazione con il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano. L’invenzione di sé. La Contessa di Castiglione, a cura di Alessandro Bollo e Walter Guadagnini, presenta nove ritratti della Contessa – tratti dal celebre “Album Nigra”, conservato nelle collezioni del Museo Nazionale del Risorgimento Italiano – che evidenziano come Virginia Oldoini abbia trasformato la fotografia in uno spazio di sperimentazione identitaria.

Attraverso pose e travestimenti, la Contessa di Castiglione ha anticipato alla metà dell’Ottocento pratiche contemporanee di autorappresentazione, attraverso immagini che sorprendentemente ridefiniscono il rapporto tra individuo, immagine e pubblico.

Accanto a questo progetto troviamo “You Can Have it All” (2019 e 2024) di Karla Hiraldo Voleau, co- curata insieme a Walter Guadagnini, con un testo di Camilla Marrese, sempre realizzata con il sostegno di Residenze Reali Sabaude. La mostra nasce dal dialogo tra due momenti distanti cinque anni tra Grecia e Italia: attraverso fotografia, scrittura e azioni rituali, l’artista trasforma l’esperienza del dismorfismo e della frattura personale in un processo di consapevolezza. Il corpo, inizialmente percepito come limite e ossessione, diventa strumento di resistenza e possibilità. Il progetto si configura così come un percorso di guarigione e autodeterminazione, in cui il corpo è chiamato prima di tutto a essere, e non soltanto a essere guardato.

Sotto i portici di Piazza San Carlo, Paolo Ventura presenta Acrobati 2020–2025, un lavoro realizzato appositamente per questa occasione, curato dallo stesso artista con Walter Guadagnini, ispirato all’archivio di una coppia di acrobati italiani attivi negli anni Trenta. Le fotografie originali raccontano numeri di equilibrismo e, al tempo stesso, il delicato equilibrio dell’amore. Le immagini realizzate da Ventura tra pittura e fotografia ritraggono ora gli artisti isolati in una città metafisica e irreale, panorama ormai consueto nella pratica recente dell’artista. L’installazione, realizzata in collaborazione con Città di Torino – Dipartimento Gabinetto del Sindaco, Ufficio Look of The City, trasforma i numeri circensi in una metafora del corpo, della memoria e della fragilità dei legami.

I portici nord di Via Po, da Piazza Castello a via Rossini, ospitano 5.000 lire per un sorriso. Fotografie dal concorso dell’azienda cosmetica Gi. Vi. Emme, 1939–1941, esposizione curata da Barbara Bergaglio, realizzata in collaborazione con Fondo Villani Scarpellini e Città di Torino – Dipartimento Gabinetto del Sindaco, Ufficio Look of The City. I volti di italiani e soprattutto italiane sorridenti che accompagneranno i passanti in via Po provengono dal Fondo Villani Scarpellini e sono state realizzate in occasione del concorso ideato da Dino Villani e Cesare Zavattini come operazione di marketing, che invitava i partecipanti a inviare un ritratto sorridente. Il successo fu immediato, con premi di lusso e una partecipazione diffusa in tutto il Paese. Dopo l’interruzione dovuta alla guerra, il concorso riprese nel 1946 come La bella d’Italia, assumendo poco dopo il nome definitivo di Miss Italia.

Il Museo Nazionale del Cinema presenta sulla cancellata della Mole Antonelliana FUORICAMPO. Il cinema svelato, con venti immagini di grande formato tratte dalle proprie collezioni. Le fotografie mostrano visioni sorprendenti di uomini in peplo vicini a macchine da presa, di personaggi medievali intenti a leggere quotidiani sportivi, di luci e scenografie, rivelando il dispositivo che costruisce la visione cinematografica. Il percorso restituisce il cinema come esperienza viva del Novecento: dal muto di Cabiria ai colossal come Ben-Hur e Cleopatra, fino agli anni Sessanta e Settanta, quando cambiano tecnologie e linguaggi ma resta l’energia dei set.

Grazie alla collaborazione con la Città Metropolitana di Torino, un’altra cancellata, quella del Giardino storico di Palazzo dal Pozzo della Cisterna ospita una mostra, curata da Barbara Bergaglio, dedicata esplicitamente a Torino e alle sue collezioni.

La mostra, dal titolo La città in fotografia – La fotografia in città, presenta infatti una decina di immagini di grande formato tratte da diverse collezioni pubbliche cittadine, a partire dalla storica “Veduta della Gran Madre di Dio” realizzata l’8 ottobre 1839 da Enrico Jest, uno degli incunaboli della fotografia nel nostro paese, per giungere sino ai giorni nostri, intrecciando storia della fotografia, della   città e delle sue collezioni. Cripta747, insieme ad EXPOSED Torino Photo Festival, presenta Mark Leckey, Catabasis al piano – 2 del Parcheggio GTT Valdo Fusi, Torino. A cura di Cripta747 e Caterina Avataneo, il progetto è un lavoro fotografico che esplora il sottosuolo come luogo atemporale di espressione, sperimentazione e immaginario collettivo. La commissione consiste in un intervento site-specific di Mark Leckey che collassa le distinzioni tra ordinario e straordinario nello spazio urbano, restando sospeso tra memoria, sottocultura e fantasia. Il progetto è realizzato con il sostegno di Regione Piemonte e Fondazione CRT; in collaborazione con GTT; promosso da Città di Torino, con il patrocinio di Circoscrizione 1.

Ventisei cimase diffuse nella città ospitano I Tuffatori (6×3), a cura di Walter Guadagnini. Si tratta di una mostra collettiva a cielo aperto che si sviluppa su ventisei billboard urbani, dedicata principalmente a giovani autrici e autori, tra i quali Federica Belli, Silvia Camporesi, Sara Lorusso, Claudio Majorana, Zoe Natale Mannella, Fabio Paleari, Camillo Pasquarelli, Leila Erdman Tabukashvili, con la partecipazione straordinaria di Walter Pfeiffer, il celebre fotografo svizzero protagonista della mostra In Good Company alla Pinacoteca Agnelli, aperta dal 30 aprile durante i giorni di EXPOSED. Il titolo rende omaggio a Il tuffatore di Nino Migliori, il grande maestro della fotografia italiana che si avvia al compimento dei suoi cento anni di vita, e ne riprende il valore simbolico: acqua, corpo e immersione diventano il filo conduttore di un percorso che trasforma le arterie urbane in spazi di immaginazione, dove la nudità si configura come esperienza fisica e gesto simbolico di esposizione.

Mara Martellotta