CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

“Donne in vista”, la mostra di Thorimbert fino al 2 giugno a CAMERA

In occasione di EXPOSED Torino Photo Festival, fino al 2 giugno, la project room di CAMERA ospita la mostra dedicata a Toni Thorimbert, dal titolo “Donne in vista”. Il progetto, ideato da Luca Beatrice, nasce come omaggio del fotografo italo-svizzero e di Valter Guadagnini, direttore artistico di EXPOSED, all’amico prematuramente scomparso lo scorso anno. Il progetto espositivo raccoglie una selezione di circa 60 fotografie, tutte dedicate alla figura femminile. Realizzate nell’arco di oltre trent’anni di attività, gli scatti ritraggono figure celebri e altre anonime, mettendo in evidenza la capacità del fotografo di muoversi tra registri diversi. L’allestimento si muove fluidamente tra ritratti ufficiali, scatti privati e fotografie di moda, dimostrando la capacità di Thorimbert di catturare l’essenza del soggetto oltre la superficie dell’immagine. In mostra convivono figure note della cultura e dello spettacolo, accanto a don e comuni, tutte accomunate da una ricerca  estetica capa e di esaltarne la presenza e l’identità. Il percorso si snoda attraverso immagini cardine e simboliche: i ritratti della madre e della figlia dell’autore. Due fotografie che condensato il senso del progetto e suggeriscono una riflessione sulla fotografia come spazio in cui esperienza personale e ricerca della bellezza si incontrano, indipendentemente dal soggetto ritratto e dal contesto.Tra le figure pubbliche ritratte da Thorimbert ricordiamo Victoria Avril, Francesca Neri, Natalia Ginzburg, Inge Feltrinelli, Ornella Vanoni, Eleonora Giorgi, Nancy Brilli e Monica Bellucci. Attraverso la ricerca della bellezza, Thorimbert narra la propria esistenza e il proprio sguardo sul mondo, celebrando il corpo e il volto femminile come custodi di storie e una memoria visiva senza tempo, radicata nella vibrante atmosfera di Milano e non solo.

Mara Martellotta

“Tra indivisibile e dicibile”. Bruno Mangiaterra ed Enzo Bersezio dialogano tra loro

CSA Farm Gallery annuncia l’apertura della mostra intitolata “Tra indivisibile e dicibile” sabato 23 maggio prossimo alle ore 17. Si tratta di un progetto espositivo articolato, che vede protagonisti due interpreti rigorosi della ricerca contemporanea, Bruno Mangiaterra e Enzo Bersezio. L’evento è anche curato da un saggio critico di Gianfranco Ferrisi. Il progetto si sviluppa attraverso una narrazione complementare in due spazi distinti. Presso CSA Farm Gallery, Bruno Mangiaterra presenterà la sua ricerca in una mostra personale che ne ripercorre alcune tappe fondamentali; contemporaneamente, nell’Atelier Bersezio, le sue opere si porranno in un incontro diretto e serrato con quelle di Enzo Bersezio. Secondo l’analisi di Gianfranco Ferlisi, le opere in mostra non sono semplici esiti formali, ma processi di attraversamento. Per Bruno Mangiaterra l’arte è interrogarsi in maniera radicale sul linguaggio: la sua r8cerca affonda le radici nel dialogo con k’arte povera e il concettualismo, e abita l’incompiuto in ma ieri deliberata. L’atto artistico è un movimento continuo che cerca di intercettare la vibrazione poetica del mondo ancor prima che diventi parola definita. Le sue opere si possono considerare eventi contingenti, tracce di una adorazione laica che sfida la soglia fra l’estetica e una dimensione cosmogonica originaria. In questo spazio di tensione si inserisce l’opera di Enzo Bersezio, incentrata sull’architettura invisibile della creazione. Ispirandosi alla suggestione secondo cui il mondo è stato creato attraverso la parola e il segno, Bersezio utilizza i numeri primi e le lettere dell’alfabeto ebraico quali punti cardinali. Nelle sue sculture lignee, il numero smette di essere quantità per diventare matrice generativa. L’artista utilizza il legno inciso e lavorato, che allude a una grammatica segreta della realtà che l’uomo non crea ma tenta di interpretare.

L’incontro fra i due artisti è significativo perché crea un campo magnetico unico: se in Mangiaterra il linguaggio tende a diffondere il dicibile, in Bersezio il numero e la materia tendono a tenere e concentrare l’indivisibile.

“Forse l’opera non è altro che questo – scrive il critico Ferlisi – un tentativo di leggere, facendo arte, ciò che è stato scritto. Nei numeri che non si dividono, nelle lettere che non tacciono, nella materia che trattiene memoria. La mostra rimarrà aperta nella sua sede di via Vanchiglia 36, interno cortile, fino al 20 giugno, offrendo un’opportunità unica per offrire la ricerca di Mangiaterra e il suo dialogo elettivo con la poetica di Bersezio”.

Info: “Tra indivisibile e dicibile” – Bruno Mangiaterra e Enzo Bersezio – CSA Farm Gallery, inaugurazione sabato 23 maggio, via Vanchiglia 36, interno cortile. Da mercoledì a sabato dalle 16 alle 19.30 – info@csafarmgallery.it

Mara Martellotta

Agliè, cultura e teatro protagonisti nel ricordo di Guido Gozzano

 

Il fascino senza tempo del liberty e la suggestione della parola scritta rivivranno ad Agliè, domenica 24 maggio prossimo, a partire dalle ore 15, nella storica villa Il Meleto, la celebre residenza estiva e ben retiro del poeta Guido Gozzano, che si trasformerà nello scenario ler un evento capace di unire letteratura, storia e teatro. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra la scrittrice Lilita Conrieri e la casa editrice Edizioni Pedrini si propone di trasformare lo splendido giardino della villa in un salotto culturale a cielo aperto, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nel mezzo delle atmosfere che ispirarono i versi più celebri del crepuscolarismo italiano.

Il programma della giornata è fitto e articolato: ad aprire il pomeriggio saranno le visite guidate alla Casa-Museo, gioiello architettonico che conserva ancora arredi e cimeli d’epoca intatti. Due i turni previsti per permettere al pubblico di scoprire l’intreccio tra la vita del poeta e le sue opere. Il primo gruppo partirà alle 15, il secondo alle 16. Il cuore letterario dell’evento sarà concentrato nel giardino della villa, dove sul palco si alterneranno tre autori di rilievo. Alle 15.30 Silvia Bardesono presenterà “Il canto di Vega”, seguita alle 16.30 da Luigi Cunti con l’opera “Il sole si fermò- e se Giosuè e Galilei avessero avuto entrambi ragione?”, volume che promette di stimolare riflessioni profonde fra scienza e fede. Il finale sarà affidato a Danilo Alberto, con il suo “Sussurro del bagatto”. La presentazione sarà arricchita da una performance scenica della compagnia teatrale Voci nel Frutteto-Macedonia d’arte, che porterà in scena “La notte delle leggende”, suggestivo artefatto del romanzo.

La proposta culturale sarà arricchita da “La biblioteca in giardino”, uno spazio dove il pubblico potrà acquistare o consultare una selezione curata da Edizioni Pedrini con titoli storici legati al territorio, come l’antologia “Gotta”, “Una volta c’era Ivrea e Canavese” e i classici di Giuseppe Giacosa e Nino Costa. Le visite guidate avranno la durata di circa 45 minuti e sono accessibili su prenotazione fino a esaurimento posti, al numero 348 6955290. Il costo dell’ingresso all’evento è 6,50 euro a persona. Si tratta di un appuntamento per riscoprire l’anima letteraria del Canavese.

Mara Martellotta

“Grease”, un classico intramontabile della cultura pop al teatro Alfieri

Fino a domenica 10 maggio

Fino a domenica 10 maggio, presso il Teatro Alfieri di piazza Solferino 4, a Torino, la Compagnia della Rancia sarà in scena con l’amatissimo spettacolo di Jim Jacobs e Warren Casey, “Grease”, con la regia di Saverio Marconi e la regia associata di Marco Simone.

“Grease” rappresenta un vero fenomeno della cultura pop che, fin dalla sua nascita, ha saputo appassionare, divertire e commuovere generazioni di spettatori. Un rito che si rinnova stagione dopo stagione e che, solo al debutto, ha fatto registrare numeri altissimi di pubblico (circa 2 milioni di spettatori). Una storia d’amore senza tempo, quello tra i giovani Danny e Sandy, che nasce nelle sere d’estate e risuona tra le note dell’inconfondibile colonna sonora a ritmo di rock’n’ roll.

“Grease” ha debuttato a Broadway nel 1971, cui fece seguito, nel 1978, il capolavoro cinematografico con John Travolta e Olivia Newton-John nei ruoli dei due protagonisti. Un mito che dopo più di cinquant’anni mantiene intatte la sua energia e la forza travolgente dell’amore.

La produzione della Compagnia della Rancia vede la traduzione di Michele Renzullo, le liriche italiane di Franco Travaglio e Michele Renzullo, le scene di Gabriele Moreschi, i costumi di Chiara Donato, le coreografie di Gillian Bruce, il disegno luci di Enrico Porcelli, la direzione musicale e gli arrangiamenti vocali di Gianluca Sticotti, gli arrangiamenti e le orchestrazioni di Riccardo Di Paola.

Ultima replica al teatro Alfieri: domenica 10 maggio, ore 15.30.

Mara Martellotta

I misteri del borgo storico di Rosazza

A cura di Piemonteitalia.eu

In Valle Cervo, vicino a Biella, in mezzo a una natura selvaggia, si trova il piccolo borgo di Rosazza, ritenuto il paese più misterioso d’Italia.

Il borgo prende il nome di Federico Rosazza che, verso la fine dell’800, portò l’intera comunità a un grande sviluppo economico.

Durante la sua lunga vita, Federico subì due avvenimenti negativi, la morte prematura della moglie e della sua unica figlia.

 

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https://www.piemonteitalia.eu/it/curiosita/rosazza-la-citt%C3%A1-disegnata-dagli-spiriti

Torino guarda a Racconigi: la Reggia sabauda attira sempre più visitatori

SCOPRI – TO ALLA SCOPERTA DI TORINO

Negli ultimi mesi sempre più torinesi stanno scegliendo di trascorrere una giornata lontano dal traffico e dal ritmo veloce della città per riscoprire luoghi storici del territorio piemontese. Tra questi, la Reggia di Racconigi sta vivendo un periodo di rinnovato interesse, grazie alla sua storia, ai grandi spazi verdi e a un’atmosfera diversa rispetto alle mete turistiche più affollate. Situata a poca distanza da Torino, la residenza sabauda rappresenta oggi una delle destinazioni culturali più apprezzate da famiglie, studenti e turisti che desiderano conoscere meglio il passato del Piemonte senza allontanarsi troppo dal capoluogo.

Molti visitatori arrivano da Torino durante il fine settimana, approfittando della comodità del collegamento e della possibilità di trascorrere alcune ore immerse nella tranquillità. La Reggia colpisce soprattutto per il contrasto tra l’eleganza degli ambienti interni e il silenzio che circonda il grande parco esterno. Chi visita Racconigi spesso racconta di avere la sensazione di entrare in una realtà diversa, lontana dalla frenesia quotidiana. Negli ultimi anni il desiderio di vivere esperienze più autentiche e legate al territorio ha infatti spinto molte persone a rivalutare luoghi storici che per molto tempo erano stati considerati secondari rispetto alle grandi città d’arte.

La storia della Reggia continua ad affascinare nuove generazioni

La Reggia di Racconigi conserva ancora oggi il fascino delle antiche residenze reali. Le sale arredate, i soffitti decorati e gli ambienti che un tempo ospitavano la famiglia reale sabauda permettono ai visitatori di immaginare la vita dell’epoca. Molti giovani, soprattutto studenti provenienti da Torino e dalle scuole della provincia, visitano il complesso durante gite scolastiche o iniziative culturali organizzate nel corso dell’anno. Per molti di loro si tratta della prima occasione per conoscere da vicino una parte importante della storia piemontese.

Anche il parco che circonda la Reggia continua a essere uno degli elementi più apprezzati. Durante la primavera e l’estate numerose persone scelgono Racconigi per passeggiare all’aria aperta o trascorrere alcune ore in un ambiente tranquillo e ricco di verde. La presenza delle cicogne, diventate ormai un simbolo della zona, contribuisce a rendere ancora più particolare l’esperienza dei visitatori. Non mancano poi fotografi, appassionati di natura e semplici curiosi che raggiungono la cittadina per osservare il paesaggio e scoprire un lato diverso del Piemonte.

Negli ultimi tempi anche i social network hanno avuto un ruolo importante nella crescita dell’interesse verso Racconigi. Sempre più persone condividono fotografie della Reggia, dei viali alberati e degli interni storici, contribuendo a far conoscere il luogo anche a chi non lo aveva mai visitato. Questo passaparola ha favorito soprattutto il turismo di prossimità, con molti torinesi che decidono di organizzare una visita anche soltanto per una giornata.

Turismo culturale e valorizzazione del territorio

Secondo molti commercianti e operatori del territorio, l’aumento dei visitatori rappresenta un segnale positivo non soltanto per Racconigi ma anche per tutta l’area vicina a Torino. Il turismo culturale continua infatti a essere una delle risorse più importanti del Piemonte, soprattutto quando riesce a collegare città, storia e tradizioni locali. La Reggia di Racconigi dimostra come anche i centri più piccoli possano attirare attenzione e valorizzare il proprio patrimonio attraverso eventi, visite guidate e iniziative dedicate alla cultura.

Molti visitatori che arrivano da Torino scelgono inoltre di fermarsi nelle caffetterie e nei ristoranti della zona, contribuendo al movimento economico della cittadina. Questo legame sempre più forte tra il capoluogo piemontese e Racconigi conferma il desiderio di riscoprire luoghi vicini ma spesso poco conosciuti. In un periodo in cui il turismo punta sempre di più sulle esperienze autentiche e sulla valorizzazione del territorio, la Reggia sabauda continua così a rappresentare uno dei simboli storici più affascinanti del Piemonte.

Noemi Gariano

Progetto Ulisse, visite guidate a Miradolo

A cura degli studenti di alcuni istituti superiori di Pinerolo
Domenica 10 maggio, per la decima edizione del Progetto Ulisse,  gli studenti di quattro Istituti di Istruzione Superiore di Pinerolo  hanno organizzato  visite creative guidate alla mostra intitolata “C’è  oggi una fiaba. Castelli, fate, boschi e oggetti magici. Da Emilio Isgrò a Pinot Gallizio, da Kiki  Smith a Lucio Fontana”. Si tratta di cammini tematici con ispirazioni artistiche e citazioni letterarie per raccontare, sotto varie forme e attraverso prospettive nuove e affascinanti, il parco storico, il castello e la mostra “C’è oggi una fiaba”
L’approccio adottato dai ragazzi si distingue per il forte carattere laboratoriale e collaborativo. Le visite non si limitano a una semplice presentazione delle opere in mostra, ma si configurano come percorsi di accompagnamento narrativo, capaci di restituire al pubblico una visione personale e interdisciplinare delle tematiche affrontate.
I percorsi spaziano dall’esplorazione delle fasi di vita e delle nuove prospettive che questa può offrirci alla dimensione della scelta e del destino individuale, fino all’interpretazione del rapporto tra la comunità e l’individuo. Nella stessa giornata sarà  allestita  un’esposizione di tavole di progettazione a cura degli studenti di Architettura del Liceo Artistico  M. Buniva , che immagina elementi di design in armonia con il sito storico.
Il Progetto Ulisse rappresenta un dialogo sull’Uomo, sui suoi viaggi reali o immaginari, sui suoi limiti, le sue paure, sulla scoperta. Il tema di Ulisse, paradigma di conflitti elementari, ha condotto gli studenti a lavorare in maniera multidisciplinare sull’educazione alla creatività per sviluppare un progetto formativo che è un invito al viaggio, alla riflessione non solo sull’eroe mitologico, ma sull’Uomo, in tutta la sua forza e debolezza.
Gli studenti delle classi coinvolte si sono occupati delle varie fasi del lavoro, dallo studio dei contenuti esposti alla progettazione del percorso, fino  alla scelta dei destinatari e alla scrittura dei testi.
Diversi gli istituti di Pinerolo coinvolti, dal Liceo Scientifico Marie Curie, al Liceo Classico Porporato, all’Istituto di Istruzione Superiore Buniva all’Istituto Immacolata.
Castello di Miradolo  via Cordonata 2 San Secondo di Pinerolo
Domenica 10 maggio 2026, ore 15
Il progetto Ulisse prevede l’ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria allo 0121502761
Mara Martellotta

Umberto II, la “regalità” al servizio della Nazione

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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Pier Franco Quaglieni

Umberto di Savoia, principe di Piemonte, in seguito all’abdicazione del padre Vittorio Emanuele III, salì al trono il 9 maggio di 80 anni fa. Era luogotenente generale del Re ed aveva già di fatto esercitato le funzioni sovrane dalla Liberazione di Roma  del 4  giugno 1944. Resta un dileggio gratuito e antistorico  definirlo “re di maggio” perché Umberto II solo formalmente regnò poco più di un mese, essendo partito per l’esilio il 13 giugno 1946.

Non solo i monarchici riconoscono che mise le premesse per essere un grande Re, come aveva visto Luigi Barzini jr. Scelse come ministro della Real Casa l’avvocato Falcone Lucifero che nella sua giovinezza era stato un socialista vicino a Matteotti. Ho conosciuto di persona Umberto II in più occasioni e la sua “regalità” era palpabile e ben viva. Per regalità intendo soprattutto il fatto di  non essere mai stato uomo di parte, ma di essersi sempre posto al servizio della Nazione. Questo è il mestiere dei re , come ben ha dimostrato Carlo d’Inghilterra nel suo incontro con Trump. In Umberto non fu solo “mestiere” , ma cultura, equilibrio, patriottismo  autentico, si direbbe oggi passione civile. Nel ricostituito  Regno al Sud fu l’anima del risorto esercito italiano e,  malgrado l’opposizione degli Alleati ad un suo comando , seppe essere vicino ai soldati di Montelungo e Monte Marrone con sprezzo del pericolo e  della vita. La Repubblica sociale fece strame della sua figura per colpire la dinastia.
Durante il referendum istituzionale dimostrò un equilibrio quasi impossibile perché, pur essendo in giuoco la Monarchia, il re seppe restare al sopra della mischia. Parti’ per l’esilio prima della proclamazione della Repubblica per evitare una probabile seconda guerra civile tra il Nord repubblicano e il Sud monarchico che rivelò con il voto  di non essere stato oggetto di una colonizzazione forzata  da parte dei Savoia. Il suo costante richiamo fu l “Italia innanzi tutto” e Autogoverno di popolo e giustizia sociale“. Dall’esilio il re ha continuato ad amare disperatamente l’Italia .
I monarchici in Italia furono inadeguati e litigiosi, sperperando milioni di consensi in partiti che hanno immiserito la causa monarchica. Il Re da Cascais ha rappresentato un esempio  civile  di grande italiano che ne rappresentava la storia migliore,  quella del Risorgimento e non solo. Per cercare di non far sentire troppo la differenza la Repubblica dovette scegliere come presidente il monarchico e scienziato Luigi Einaudi. Ma la figura di Umberto non è mai stata dimenticata, neppure tanti anni dopo quando morì nel 1983 e  la Repubblica gli negò di rivedere per l’ultima volta la sua Patria.