CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Il Procuratore e gli esorcismi di via Cappel Verde

Giorgio Vitari e il suo settimo romanzo tra esorcismi e alta finanza

Con il suo nuovo romanzo, Il procuratore e gli esorcismi di via Cappel Verde, pubblicato da Neos Edizioni, Giorgio Vitari torna a Torino e alle indagini del procuratore Rotari; lo fa, però, attraversando una soglia nuova, dove il diritto si confronta con l’ombra. «Perseverare è diabolico», osserva con ironia lo scrittore, giocando sul fatto che questo sia il suo settimo romanzo. Un modo per entrare subito nel cuore del libro, dove il tema del diavolo e degli esorcismi non è mai semplice folklore, ma diventa chiave narrativa e simbolica. L’ispirazione, racconta Vitari, nasce dalla figura reale di un’esorcista, Enrichetta Naum, e da quell’appartamento di via Cappel Verde, a Torino, dove abitava prima di trasferirsi in via Garibaldi.

Cento metri quadri che diventano spazio letterario, luogo chiuso e denso, quasi un personaggio, con mobili raffinati tendaggi pesanti, candelabri e dove un tecnico che deve piazzare delle microspie, per conto della Procura, percepisce ancora delle presenze. «Abbiamo provato ad andare a vedere quell’appartamento diverse volte», racconta l’autore, «non è stato facile entrarci, ma alla fine ci siamo riusciti»; come se anche la realtà opponesse una resistenza, un filtro tra il visibile e ciò che resta nascosto. Il romanzo si apre con un incidente sospetto durante un rito satanico in una casa torinese dalla fama sinistra. Il procuratore Rotari torna in città per indagare sulla morte di un dirigente di banca, precipitato tra le montagne della Val di Susa in circostanze apparentemente accidentali. Ma le perplessità dell’avvocata Isotta Fraschini insinuano il dubbio che dietro quella fine si celi altro.

Il passato della vittima è più opaco del previsto e l’inchiesta conduce verso un gruppo esoterico torinese le cui riunioni notturne gettano un’ombra inquietante sull’intera vicenda. Rotari si muove tra silenzi interessati, menzogne costruite con abilità e un potere che agisce lontano dalla legge, in una Torino bene fatta di alte sfere economiche e figure influenti. In questo crescendo di tensione, la dimensione sovrannaturale sembra sfidare la razionalità dell’indagine, ma è proprio la procedura, con la sua logica e i suoi strumenti, a mantenere saldo il contatto con la realtà.

Giorgio Vitari spiega dell’evoluzione nella sua scrittura affermando che il primo romanzo, ambientato nel 1983, era fortemente ancorato a fatti storici realmente accaduti: la trama ruotava attorno alla ricostruzione documentata degli eventi. «Dal terzo libro in poi, invece, mi sono spostato sulla credibilità della trama», chiosa. L’obiettivo, dunque, non era più unicamente raccontare una storia, ma costruire un intreccio verosimile, capace di reggersi sulla coerenza interna dei personaggi e delle loro scelte. Per questo settimo libro, tuttavia, il metodo cambia ancora. «Non avevo tutta la trama», confessa. «Scrivo quando mi viene l’ispirazione. Sto nella mia stanza, nel silenzio. Gli altri libri avevano una struttura già formata, questa volta mi sono lasciato trasportare».

Quella dello scrittore, ora, è una scrittura più istintiva, che segue l’ombra anziché illuminarla subito. Il risultato è un ottimo romanzo dal ritmo serrato, ma enigmatico fino all’ultima pagina in cui la verità resta una presenza sfuggente. «La verità è un’ombra che a qualcuno serve rimanga tale», sembra suggerire la vicenda di Rotari. E forse è proprio qui il nucleo giuridico del libro: non nel rito, non nell’esorcismo, ma nello scontro tra ciò che appare e ciò che può essere dimostrato. In un tempo in cui il confine tra credenza e manipolazione è sempre più sottile, Vitari affida alla legge il compito di attraversare il buio. Anche quando il diabolico sembra insinuarsi tra le pieghe della realtà.

 Maria La Barbera

“Mai più! (non) sono solo parole

Al Teatro “Milanollo” di Savigliano, spettacolo gratuito organizzato da “ACI -Cuneo” e “Trs Radio” per celebrare la “Giornata Internazionale della  donna”

Sabato 7 marzo (ore 21)

Savigliano (Cuneo)

Il titolo parla chiaro e forte, con quell’indiscutibile “punto esclamativo” e quel netto “non” posto fra parentesi. Rispetto totale per tutte le donne … e non più solo “a parole”. Ora quel conta, ciò che serve sono i “fatti”. Utopia? Meglio, speranza! Svolta dei tempi. Educazione al rispetto e al credere fermo all’uguaglianza dei generi. In quest’ottica, sabato 7 marzo (dalle 21), presso il Teatro “Milanollo” di Savigliano (piazza Turletti, 7) si terrà la V edizione dello spettacolo gratuito  “Mai più! (non) sono solo parole”, serata di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne.

L’evento si tiene in concomitanza con la “Giornata internazionale della donna”, ufficialmente riconosciuta dall’“ONU” nel 1977 e ricorrenza che si celebra ogni anno l’8 marzo. L’appuntamento, organizzato dall’“Automobile Club Cuneo” e da “Trs Radio”, si svolge con il patrocinio della “Città di Savigliano”. La serata, condotta dai direttori artistici Davide De Masi e Simona Solavaggione (“Trs”), è resa possibile grazie all’intervento dello sponsor “MG Efficient Solution” e tanti altri. Per assistere allo spettacolo è necessaria la prenotazione obbligatoria su “Eventbrite”.

Sottolineano gli organizzatori: “Siamo alla V edizione dello spettacolo e, ogni volta, cerchiamo di essere sempre più forti e incisivi nel ribadire il messaggio del ‘no alla violenza contro le donne’ in qualunque forma essa si manifesti. Insieme ai nostri direttori artistici, Davide De Masi e Simona Solavaggione, stiamo mantenendo una linea scenica capace di lanciare messaggi potenti attraverso la danza, l’arte e la musica: tre linguaggi di grande valore che saranno al centro della serata di sabato 7 marzo”.

La manifestazione, infatti, porterà sul palco  professionisti e volti noti del mondo dello spettacolo, tra cui: Elena Maria Valenti & Demetra Puddu (“A nudo Podcast”), Veronica Gavotto ( cantante ed attrice), Marcello Turco (musicista), Leo Mas (comico e imitatore, direttamente da “Striscia la Notizia”), Mauro Villata (da “Colorado Cafè”), Athena Privitera (attrice) e Gloria Dosio (conduttrice televisiva e autrice radiofonica). Si esibiranno anche “Ars Armonica” (Sezione di Ginnastica Ritmica) “Out of Dance”“Relevè Torino Arte e Cultura” e “Mellydance” (Scuole di Danza). Sarà presente inoltre l’“Associazione Mai + Sole” che promette una “serata di grandi emozioni”.

“Con l’organizzazione di questo spettacolo, l’‘Automobile Club Cuneo’ – afferma il direttore Giuseppe De Masi – conferma la propria attenzione alle tematiche sociali. Sarà un momento importante, durante il quale cercheremo di sensibilizzare l’opinione pubblica su un tema fondamentale come la lotta alla violenza contro le donne”.

Per ulteriori infosegreteria@acicuneo.it o tel. 0171/440031

g.m.

Nelle foto: I protagonisti dello spettacolo, foto di gruppo: Giuseppe De Masi

Il 250° anniversario di Fondazione OMI

Opera Munifica IstruIos compie 150 anni e li celebra con un evento “Le Radici del futuro” con Davide “Boosta Di Leo e Gianluca Favetto

La Fondazione Opera Munifica Istruzione compie 250 anni e in questa occasione, lunedì 2 marzo, alle ore 11, nella splendida cornice del coro di Santa Pelagia, ha annunciato i primi appuntamenti del programma previsto per la celebrazione di questo importante traguardo e presentato il nuovo logo dei 250 anni.
L’incontro è avvenuto alla presenza di un folto pubblico, tra cui l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia, l’assessora alle Periferie e Progetti di Rigenerazione Urbana, Politiche Educative e Giovanili Carlotta Salerno e il consigliere regionale dei Moderati Silvio Magliano.

La Fondazione OMI venne fondata  nel marzo 1776 con il riconoscimento della Regia Patente che istituiva l’Opera della Mendicità istruita e perseguiva l’obiettivo di soccorrere e istruire i più fragili, offrendo strumenti concreti di emancipazione sociale attraverso la carità.
Nel 1789 l’Opera apriva le ”Scuole di carità”, che furono tra le prime scuole elementari gratuite in Piemonte e in Italia, affermandosi come un punto di riferimento fondamentale nella storia dell’istruzione italiana e accogliendo migliaia di bambini e bambine e accompagnandoli in processi educativi e professionali.
Dal 2024 l’OMI è diventato Ente Filantropico ETS con sede nello storico complesso che comprende la chiesa di Santa Pelagia e il Convento delle monache agostiniane a Torino. La Fondazione promuove attività educative, culturali e sociali rivolte all’infanzia, ai giovani e agli adulti, contribuendo alla costruzione di comunità inclusive e alla valorizzazione del patrimonio come bene comune.

“Celebrare 250 anni significa onorare una storia che ha saputo attraversare epoche, trasformazioni sociali e culturali,  mantenendo intatta la propria vocazione, quella di mettere al centro le persone e il valore dell’educazione come motore di crescita individuale e collettiva – ha dichiarato la Presidente della Fondazione OMI Maria Cristina Bonansea – Questo anniversario rappresenta non solo un momento di memoria, ma soprattutto un’occasione per rinnovare il nostro impegno verso il futuro”.
L’inaugurazione del 250esimo anniversario della Fondazione OMI sarà affidato a un evento speciale, giovedì 5 marzo, alle ore 21, presso il Coro di Santa Pelagia, in via San Massimo 21, con ingresso libero su prenotazione.
Si tratta di un evento che unisce musica e parole, un racconto musicale e narrativo che attraversa due secoli e mezzo di impegno e visione, dal titolo “Le radici nel futuro”, per la ideazione di Pierumberto Ferrero.

La narrazione si sviluppa in dialogo con la musica del tastierista dei Subsonica Davide “Boosta” Di Leo, che costruisce paesaggi sonori capaci di amplificare la dimensione emotiva del racconto, mentre lo scrittore  e giornalista Gian Luca Favetto restituisce forza e profondità alle parole. Attraverso letture e narrazione, il pubblico viene accompagnato in un percorso  che attraversa il tempo, a partire da una lettera di don Bosco fino alle riflessioni di autori del Novecento che hanno indagato il valore del lavoro e dei percorsi formativi come strumento di crescita personale e collettiva, passando per la Costituzione Italiana.

Mercoledì 11 marzo, alle ore 18, nella Sala Gymnasium di via Giolitti 35 si terrà  l’incontro con lo psicoanalista e saggista Massimo Recalcati , che terrà uno speech dedicato ai temi dell’educazione contemporanea e al suo ultimo libro “Che cosa significa insegnare”. La conferenza fa parte del ciclo “Crescere dalla Beta alla Zeta”  ed è promosso dall’Associazione Forme in Bilico APS con il sostegno della Fondazione OMI e in collaborazione con il Comune di Torino. Un  appuntamento rivolto a genitori, insegnanti ed educatori per riflettere sull’adolescenza, sullo sviluppo emotivo e su nuovi modelli educativi.
Sempre per il ciclo “Crescere dalla Beta alla Zeta” sarà ospite il 30 aprile prossimo, l’artista MIchelangelo Pistoletto che, con Titti Postiglione, Davide Boosta Di Leo, Tea Taramino, Paola Zanini, assisterà alla realizzazione del Terzo Paradiso di Pistoletto con il coinvolgimento delle scuole del territorio, in collaborazione con i Servizi Educativi della Città di Torino.

Opera Munifica del Territorio

Via San Massimo 21

Tel 0118178968

Info@operamunificaistruzione.it

Mara Martellotta

Torna il Torino Jazz Festival, il 5 marzo c’è Fabio Giachino

Il Torino Jazz Festival 2026, con la direzione artistica di Stefano Zenni e in programma a Torino dal 25 aprile al 2 maggio 2026, avvia, nell’ambito delle iniziative promosse dalla Città di Torino a sostegno dei festival del territorio, una serie di coproduzioni con tre manifestazioni cittadine tra marzo e maggio, per la sua XIV edizione, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo tra linguaggi artistici e valorizzare le energie culturali del territorio.

Il primo appuntamento, in coproduzione con Seeyousound – International Music Film Festival, è in programma giovedì 5 marzo alle ore 18.30 al Cinema Massimo, Sala 1. Al centro della serata, la live performance “Nothing Wrong” del pianista torinese Fabio Giachino (pianoforte e live electronics), coprodotta da Torino Jazz Festival e Seeyousound. Un progetto che nasce da un’idea semplice e radicale: non esistono errori.

Ispirato a un celebre episodio che ha visto protagonisti Herbie Hancock e Miles Davis, “Nothing Wrong”indaga l’errore come spazio creativo capace non di interrompere il flusso, ma di trasformarlo. Nella musica proposta da Giachino, la dissonanza diventa linguaggio, l’imprevisto occasione di dialogo e rinnovamento espressivo, offrendo al pubblico un’esperienza sonora in cui composizione e improvvisazione convivono in equilibrio, tra tensione e scoperta. La performance restituisce così una riflessione musicale contemporanea sulla libertà, sull’ascolto e sulla capacità di trasformare l’inatteso in possibilità.

La live performance segue la proiezione di “Herbie” di Patrick Savey, ospite del festival Seeyousound, film omaggio a Herbie Hancock, fra i musicisti più innovativi e trasversali della storia della musica contemporanea. Attraverso le testimonianze di collaboratori e compagni di viaggio come Wayne Shorter, Marcus Miller e Miles Davis, il documentario ripercorre una carriera straordinaria, capace di attraversare jazz, funk, elettronica e hip hop, mettendo in luce non solo l’evoluzione musicale di Hancock ma anche la sua filosofia di vita e la costante tensione verso la sperimentazione.

I biglietti per la serata sono acquistabili su www.boxol.it/seeyousound e, a partire dal 3 marzo, al Cinema Massimo.

Il Torino Jazz Festival è un progetto della Città di Torino, realizzato da Fondazione per la Cultura Torino, con i Main Partner Intesa Sanpaolo e Iren, il sostegno del Ministero della Cultura e della Fondazione CRT, in collaborazione con Turismo Torino e Provincia e GTT – Gruppo Torinese Trasporti, Charity Partner Fondazione Ricerca Molinette, Media Partnership Rai Cultura, Rai Radio 3 e Musica Jazz.


INFO, TICKET E PASS SCONTATI TJF

BIGLIETTI SINGOLI

I biglietti dei primi quattro singoli concerti annunciati sono disponibili esclusivamente online, in prevendita con uno sconto del 10%, a partire dalle ore 10.30 di martedì 17 febbraio fino a mercoledì 25 marzo, sul sito ufficialewww.torinojazzfestival.it.

In fase di acquisto sarà possibile donare 1€ a Fondazione Ricerca Molinette.

Le stanze di Margherita

Palazzina di Caccia di Stupinigi (TO)

Il percorso che racconta la Regina attraverso gli spazi che ha abitato nell’appartamento di Levante 

Dal 5 marzo 2026

 

 

 

Non solo una Regina, ma una donna con un gusto preciso, abitudini quotidiane, affetti, rituali e un’idea moderna dell’abitare. Con “Le stanze di Margherita”, la Palazzina ci Caccia di Stupinigi, in occasione del centenario della morte, invita i visitatori ad entrare nella dimensione più privata e concreta di Margherita di Savoia, ultima sovrana ad abitare la residenza prima della sua trasformazione in museo.

Il percorso restituisce l’ultima stagione vissuta di Stupinigi come dimora reale, tra il 1901 e il 1919. In quegli anni la Palazzina non fu più soltanto una residenza di caccia, ma una casa vissuta, adattata, trasformata per rispondere alle esigenze quotidiane della Regina Madre. Attraverso una serie di pannelli tematici con grafica dedicata, collocati nell’Appartamento e nell’Atrio di Levante e nell’area dell’ascensore storico, il percorso mette in dialogo fotografie d’epoca, immagini tratte da riviste del primo Novecento e ambienti attuali, permettendo ai visitatori di confrontare passato e presente in modo immediato e suggestivo. Un QR code, inoltre, consentirà di approfondire la storia attraverso testi e immagini di inizio Novecento.

Ne emerge il ritratto di una regina sorprendentemente contemporanea. Margherita abitò nell’appartamento più articolato ma meglio esposto e confortevole, destinato nel Settecento al duca del Chiablese e a inizio Ottocento a Napoleone. Gli ambienti, da lei rivisitati, furono fotografati e pubblicati sulle riviste dell’epoca come esempio di stile, innovazione e cultura dell’abitare per il sapiente accostamento eclettico di arredi barocchi, con un amore particolare per le opere di Piero Piffetti e moderni arredi in giunco, fantasie di pizzi, ricami, piume e grandi piante esotiche. La regina Margherita fu vivace e curiosa, attirata dalla modernità che il nuovo secolo portava con sé e scelse per tutte le sue residenze dotazioni di comfort e innovazione. A Stupinigi arrivò la corrente elettrica, utilizzata anche negli ambienti della servitù attrezzati con sistemi di campanelli collegati alle stanze della regina. Ogni appartamento era dotato di servizi igienici con acqua corrente calda e fredda e water-closet, fatti giungere a Torino dall’Inghilterra. Il sistema di riscaldamento fu potenziato, un ascensore a pompa idraulica collegava il piano nobile con gli appartamenti della corte al primo piano e un passavivande portava dalle cucine del piano interrato le pietanze nella sala da pranzo della Regina.

Il percorso accompagna il visitatore stanza dopo stanza, affrontando temi che intrecciano vita privata e rappresentanza: la regina “glamour” e il suo gusto negli arredi; il servizio di corte e il cerimoniale di una residenza di villeggiatura; gli affetti familiari e le grandi occasioni ufficiali; il rapporto con il giardino; il tema della mobilità tra carrozze e prime automobili, fino al valore simbolico delle innovazioni tecniche introdotte negli ultimi anni della sua vita.

 

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Il percorso di visita è compreso nel prezzo del biglietto

Biglietti: intero 12 euro; ridotto 8 euro per ragazzi 6-17 anni e over 65.

Gratuito: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card, accompagnatori disabili

Giorni e orari di apertura: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18)

Biglietteria: 011 6200634 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

“L’ultimo operaio”, il libro di Zancan al Libraccio di via Ormea

Il declino industriale e il volto del nuovo precariato: al Libraccio di Via Ormea Niccolò Zancan con l’On. Marco Grimaldi presenta L’ultimo operaio (Einaudi).

 

Torino, 6 marzo 2026 – ore 18:00 Libreria Libraccio, Via Ormea 134/B, Torino

Torino – In un quartiere che racconta la memoria della Torino industriale, la libreria Libraccio di via Ormea ospita un incontro di profonda attualità sociale. Mercoledì 6 marzo alle ore 18:00, verrà presentato il libro di Niccolò Zancan, L’ultimo operaio (Einaudi).

L’autore dialogherà con l’Onorevole Marco Grimaldi, Parlamentare alla Camera dei Deputati per Alleanza Verdi e Sinistra, da anni impegnato in prima persona nelle vertenze sindacali e nelle lotte contro il precariato. Modera la giornalista de La Stampa Giulia Ricci.

Il libro: un’indagine sulla fine di un’epoca
Dopo Antologia degli sconfitti, Niccolò Zancan torna a esplorare le ferite aperte del sistema produttivo italiano. L’ultimo operaio non è un resoconto giornalistico, ma un lavoro di ricerca anzitutto umana e poi sociologica che attraversa la storia industriale della città, analizzandone il declino e la trasformazione in un presente fatto di automazione, solitudine e nuove forme di sfruttamento. Zancan dà voce a chi è rimasto indietro, a chi abita i capannoni vuoti e a chi, nonostante il mutamento del paradigma economico, incarna ancora oggi la dignità della classe operaia.

La libreria come presidio nel quartiere San Salvario/Nizza
Situata in un quadrante della città storicamente legato all’indotto industriale e alla residenzialità operaia, la libreria si propone oggi come polmone culturale. In un quartiere che sta ridefinendo la propria identità, portare la discussione sul lavoro e sulla memoria industriale significa onorare le radici del territorio offrendo, al contempo, strumenti critici per interpretare il futuro.

Un confronto tra giornalismo e politica
L’intervento dell’Onorevole Marco Grimaldi porterà l’analisi politica dentro i nodi della crisi industriale torinese, tracciando insieme a Zancan le traiettorie necessarie per restituire centralità e dignità al lavoro in una città che non può rinunciare alla propria vocazione produttiva.

“FAVOLA NERA”. Un corto contro la violenza di genere

ABOUT EVE – ALESSIA ALCIATI 

5 MARZO ORE 21.00 CIRCOLO DEI LETTORI E DELLE LETTRICI

Via Bogino 9 – TORINO

In un’epoca in cui la violenza di genere assume molteplici forme, non sempre semplici da decifrare, il cinema e l’arte possono essere strumenti e veicoli di consapevolezza per comprenderne i segnali.

In quest’ambito il cinema, con la sua profondità e immediatezza, è un veicolo potente per aumentare la consapevolezza e aprire nuove forme di dialogo. È con questa premessa che nasce “Il cinema come voce contro la violenza di genere”, un’iniziativa culturale ed educativa che propone, partendo dalla settima arte, momenti di confronto e consapevolezza, in particolare tra le giovani generazioni.

Per presentare l’iniziativa, il cui cuore pulsante è costituito dal cortometraggio “Favola Nera”, diretto dall’attrice e regista Alessia Alciati, l’appuntamento sarà a Torino, giovedì 5 marzo alle ore 21.00 al Circolo dei lettori e delle lettrici di Via Bogino 9.

Dopo la proiezione, un breve momento di dialogo e confronto sul tema insieme a:

  • Giampiero Leo, Vicepresidente Comitato Regionale per i Diritti Umani e Civili, Consigliere Fondazione CRT e Portavoce del ‘Tavolo della Speranza’,
  • Martina Rogato, Presidente Human Rights International Corner, Co-presidente Women7 per la presidenza Italiana al G7 del 2024,
  • Giulia Cappelletti, Ambassador di Global Thinking Foundation,
  • Daniela Leonardo, EWMD – European Women’s Management Development;
  • Fabrizio Bontempo, Presidente dell’ordine dei consulenti del Lavoro di Torino
  • Alessia Alciati – regista e Founder About Eve.

Il cinema come voce contro la violenza di genere”, si avvale del patrocinio della Regione Piemonte, del Comitato Regionale per i Diritti Umani e della Consulta Femminile Regionale, e si propone come progetto che unisce arte, educazione e impegno sociale, nella convinzione che la cultura sia uno degli strumenti più potenti per generare consapevolezza, cambiamento e responsabilità collettiva.

Mara Martellotta 

Note di Classica: Bomsori Kim, Arcadi Volodos e Marie-Ange Nguci, le “stelle” di marzo

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Lunedì 2 alle 20.30 per la rassegna I Pianisti del Lingotto nella sala 500, Igor Levit eseguirà musiche di Beethoven, Schumann e Chopin. Mercoledì 4 alle 20.30 al Conservatorio G. Verdi per l’Unione Musicale, Andrè Schuen baritono e Daniel Heide pianoforte, eseguiranno “Winterreise “, 24 lieder op. 89 D. 911 di Schubert. Mercoledì 4 alle 20 e giovedì 5 alle 20.30 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Fabio Luisi e con Bomsori Kim al violino, eseguirà musiche di Weber, Mendelssohn, Schmidt. Martedì 10 alle 20 al teatro Vittoria, Don Giovanni Reloaded (Burlesque tragicomico).

Arcadi Volodos
Photo: Marco Borggreve

Uno spettacolo di Andrea Chenna da Mozart e Da Ponte, con: Luciano Fava, Nadia Kuprina, Arianna Stornello voci, Paolo Carenzo attore e Diego Mingolla pianoforte. Mercoledì 11 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, Seong-Jin Cho al pianoforte eseguirà musiche di Bach, Schonberg, Schumann, Chopin. Giovedì 12 alle 20.30 e venerdì 13 alle 20 all ‘ auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Robert Trevino e con Itamar Zorman violino e Enrico Dindo violoncello, eseguirà musiche di Brahms. Sabato 14 alle 18 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Trio Nenelmeer eseguirà musiche di Schubert e Ravel, con invito all’ascolto di Antonio Valentino. Domenica 15 alle 16.30 al teatro Vittoria , Valentina Coladonato soprano e Annamaria Garibaldi pianoforte, eseguiranno musiche di Bach, Bernstein, Rossini, Pons, Weill, Poulenc, Gershwin, Ravel , Piazzolla. Lunedì 16 alle 20 al teatro Vittoria per l’Unione Musicale, il Quartetto La Clementina eseguirà musiche di Sirmen, Haydn, Boccherini. Mercoledì 18 alle 20.30 al Conservatorio per l’Unione Musicale, il Quartetto Kuss eseguirà musiche di Beethoven, Staud, Schubert. Mercoledì 25 alle 20.30 al Conservatorio per gli 80 anni dell’Unione Musicale, il pianista Arcadi Volodos eseguirà musiche di Bach, Chopin e Schubert. Giovedì 26 alle 20.30 e venerdì 27 alle 20 all’auditorium Toscanini, l’Orchestra Rai diretta da Hannu Lintu e con Andrea Cicalese al violino, eseguirà musiche di Stravinskij, Bartòk, Glazuno. Sabato 28 alle 18 al teatro Vittoria, Francesco Gaspardone e Giorgia Marletta pianoforte a 4 mani, eseguiranno musiche di Schumann e Brahms.

Martedì 31 alle 20.30 per la rassegna I Pianisti del Lingotto in Sala 500, la pianista Marie-Ange Ngugi eseguirà musiche di Chopin, Schumann, Ravel, Liszt. Martedì 31 alle 20 al teatro Regio, inaugurazione de “Dialoghi delle Carmelitane”. Opera in 3 atti. Musica di Poulenc. L’Orchestra del Teatro sarà diretta da Yves Abel. Repliche fino a domenica 12 aprile.

Pier Luigi Fuggetta

Matthias Martelli, il Mistero Buffo di Dario Fo al teatro Carignano

Giovedì 5 marzo prossimo, alle 19.30, al teatro Carignano andrà in scena “Mistero buffo” di Dario Fo, nella versione che fu diretta da Eugenio Allegri, con Matthias Martelli.
Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale  e inserito nelle celebrazioni per i Cento anni di Dario Fo, promosse dalla Fondazione Fo Rame, resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 8 marzo prossimo.
“Mistero Buffo” sarà poi presentato all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi mercoledì 10 giugno prossimo nell’ambito del focus dedicato allo Stabile di Torino.
Il verbo delle “giullarate” torna in pubblico  in questa pièce teatrale con nuova energia, dopo aver conquistato le platee italiane e straniere con un mix esplosivo di poesia, comicità e denuncia sociale

Composto nel 1969, è considerato il seme del teatro di narrazione, un atto unico composto da monologhi ispirati a temi religiosi e reinventati  attraverso il grammelot, la lingua omeopatica che rese celebre Fo.
Dario Fo costruì il suo Mistero Buffo a partire dalla sua profonda immersione nel teatro popolare, nelle giullarate e nelle tradizioni orali lombarde. L’opera nacque dal desiderio di riportare sulla scena la vitalità irriverente dei giullari medievali, capovolgendo lo sguardo sulle storie sacre e restituendole al pubblico attraverso un linguaggio immediato e anticonvenzionale. Fo intrecciò brani evengelici apocrifi, racconti popolari e testi medievali, rielaborandoli in una ”lingua reinventata”, un grammelot modellato sui dialetti padani, capace di trasformare il racconto in un gesto al tempo stesso sonoro, comico e politico.
Concepito come un lavoro destinato alla performance del solo attore,  lo spettacolo si fonda sull’uso potente del corpo, della gestualità e dell’onomatopea, recuperando la dimensione orale e spettacolare del narrare dal vivo.

Capolavoro della drammaturgia del Novecento, Mistero Buffo,il più noto degli spettacoli di Dario Fo, andò in scena per la prima volta all’Università di Milano e rappresentò un’autentica rivoluzione. Per la prima volta la cultura popolare vissuta in modo sotterraneo dai tempi del Medio Evo superava il limite invalicabile dell’Accademia. I misteri e i fabliaux, che trovatori e giullari avevano portato per mille anni sulle strade e piazze d’Italia e d’Europa, trovavano nuova vita ed espressione, accendendo entusiasmi.
Da allora nel grammelot dei Comici dell’Arte, reinventato da Fo con straordinaria maestria, si sono succedute migliaia di rappresentazioni in ogni parte del mondo, sempre introdotte da un prologo che collegava le storie agli avvenimenti e ai fatti di cronaca dell’attualità.

MARA MARTELLOTTA

Teatro Carignano  piazza Carignano 6, Torino

Mistero Buffo 5- 8 marzo

Con Matthias Martelli

Regia di Eugenio Allegri

Orario degli spettacoli giovedì e sabato ore 19.30, venerdì  ore 20.45, domenica ore 16.

Biglietteria

Teatro Carignano piazza  Carignano 6

Tel 011 5169555

Mail biglietteria@teatrostabiletorino.it

Al Circolo dei Lettori, In via Bogino 9, venerdì 6 marzo prossimo alle 17.30 verrà presentato il volume “il giullare ribelle. Vita apocrifa di Dario Fo” di Matthias Martelli, edito da Baldini + Castoldi. Con l’autore dialogheranno Piergiorgio Odifreddi e Federica Mazzocchi del DAMS di Torino.

“Per avere solo una possibilità di conquistare il tuo cuore…”

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Music Tales, la rubrica musicale

“Per avere solo una possibilità di conquistare il tuo cuore
potresti alzare l’asticella
oltre le stelle
farei qualsiasi cosa, qualsiasi cosa tu mi chieda”
L’amore eterno non passa mai di moda. Cambiano i linguaggi, cambiano le sonorità, ma l’idea di un “per sempre” continua a essere una delle colonne portanti della musica pop. Lo dimostrano due brani molto diversi tra loro: quello portato al successo da Sal Da Vinci al Festival di Sanremo 2026  e “Risk It All” di Bruno Mars di tre giorni fa.
Entrambe parlano di un amore destinato a durare. Ma lo raccontano in modo profondamente diverso. Esponenzialmente diverso.
Nel brano interpretato da Sal Da Vinci, l’amore è una certezza. È casa, è protezione, è scelta consapevole ma serena. Il sentimento non viene messo in discussione: è forte, stabile, quasi scritto nel destino.
La cifra stilistica è quella della grande tradizione neomelodica italiana: centralità della voce, intensità emotiva, parole dirette. Il “per sempre” qui è una promessa che rassicura, una dichiarazione che non lascia spazio al dubbio. L’amore è un punto fermo, non una scommessa.
Con Risk It All, Bruno Mars ribalta completamente la prospettiva. L’eternità non è data per scontata: va conquistata. Il titolo stesso parla chiaro : “rischiare tutto”.
In questo caso l’amore è vulnerabilità, esposizione totale, coraggio di mettersi in gioco senza sapere cosa accadrà. L’all in sentimentale è potente, ma attraversato da tensione e passione.
La produzione moderna e l’intensità interpretativa accompagnano questa dimensione più dinamica e meno rassicurante della visione di Sal Da Vinci.
Se nel brano italiano l’amore è una certezza da custodire, in quello americano è una scelta audace da compiere ogni giorno.
Due culture, un unico desiderio insomma.
La differenza non è nel traguardo perché é chiaro che entrambi sognano un amore che duri per sempre (beati loro mi verrebbe da dire n.d.r.), ma nel percorso per arrivarci.
La tradizione romantica italiana tende a raccontare l’amore come radice e fondamento. La sensibilità pop internazionale, invece, spesso lo descrive come sfida e conquista.
Se il tema è universale, la realizzazione artistica, permettetemi, non lo è altrettanto.
E qui il confronto diventa inevitabile.
Dal punto di vista della produzione discografica, della cura degli arrangiamenti e della costruzione sonora, il livello internazionale di Bruno Mars appare su un altro piano (mi farò altri nemici lo so n.d.r.) un piano estremamente più elevato.
 La stratificazione musicale, la precisione tecnica, la qualità del mix e la potenza interpretativa raccontano un progetto pensato nel dettaglio per un mercato globale.
Anche sotto il profilo vocale il divario è evidente: controllo, dinamica, estensione, presenza scenica. Mi piace Sal Da Vinci sia chiaro, ma Bruno Mars gioca con la voce in modo naturale ed unico, la piega, la modula, la trasforma in strumento narrativo con affidabilità elevata; cosa che il nostro rappresentante non fa forse in modo così importante.
Questo non toglie certo valore al messaggio romantico del brano italiano, né alla sua capacità di parlare al cuore del pubblico. Perché l’amore, in fondo, vince sempre e ovunque…dicono.
Ma la musica, intesa come costruzione artistica, ricerca sonora e qualità esecutiva, non sempre segue lo stesso destino.
Ed è proprio qui che il sentimento resta universale, mentre la musica fa la differenza.
“«L’amore è un desiderio di bellezza che non si spegne.»
Simposio – Platonei
CHAIARA DE CARLO
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