CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Rock Jazz e dintorni a Torino: Paolo Fresu & Pierpaolo Vacca e Ermal Meta

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Lunedì. Al teatro Concordia di Venaria si esibisce Ermal Meta.

Martedì. Per il Festival Seven Springs alla Scuola Holden, in collaborazione con Umbria Green Festival e Moncalieri Jazz Festival, suona il duo formato da Paolo Fresu, tromba, flicorno,effetti e Pierpaolo Vacca, organetto, con special guest la voce di KARIMA. Al teatro Colosseo “Omaggio a Lucio Dalla”, con alla voce Lorenzo Campani affiancato da una band guidata da Luigi Buggio e la partecipazione di Ricky Portera, storico chitarrista di Lucio Dalla. Alle OGR suona il trio di Sergio Di Gennaro con ospite il sassofonista Emanuele Cisi.

Mercoledì. Al Blah Blah si esibiscono i Vespri + Resina. Allo Ziggy suona Matt Elliot.

Giovedì. Al Folk Club ultimo concerto di stagione con il chitarrista James Maddock. Al Cafè Neruda suona il trio di Emanuele Cisi. Allo Ziggy sono di scena i Trans X + Silent Cold.

Venerdì. Alla Scuola Holden per il Festival Seven Springs, concerto dal titolo : “Come nascono le canzoni”, con Raphael Gualazzi voce e pianoforte e Stefano Senardi. A seguire dj set live by Kappa FuturFestival. Al Circolino suona il Transalpine Manouche Trio. All’Hiroshima Mon Amour si esibisce Francamente. Allo Spazio 211 è di scena Califone. Al Blah Blah suonano Gli Alberi + Starspawn Of Cthulhu.

Sabato. Allo Ziggy si esibisce Die Abete + Pigro. Al Blah Blah è di scena Jungle Julia. Allo Spazio 211 suonano i Teenage Bottlerocket.

Domenica. Al Blah Blah si esibiscono i Pentatonica.

Pier Luigi Fuggetta

Il Piemonte alla 79esima edizione del Festival di Cannes

Il Piemonte è  protagonista alla settantanovesima edizione del Festival di Cannes con istituzioni, produttori e progetti sostenuti dal territorio e due eventi di promozione nazionale e internazionale.

Il primo appuntamento con il Piemonte Film Network è  presso l’italian Pavillon organizzato da Film Commission Torino Piemonte, il secondo è organizzato da CeiPiemonte su incarico e con il  supporto di Regione Piemonte  e entrambi sostenuti dalla Fondazione Compagnia di San Paolo per presentare fondi, eccellenze e servizi che il territorio mette a disposizione del settore nazionale e internazionale dell’audiovisivo.

“L’Age d’or”, il film di apertura di Cannes Classics, coprodotto dalla torinese Graffiti Film, è  stato realizzato in Piemonte la scorsa primavera ed è il risultato  di un grande valore che si unisce alla delegazione di professionisti e produttori piemontesi presenti sulla Croisette, a conferma della solidità del sistema audiovisivo regionale e della sua capacità di attrarre produzioni internazionali di primo piano.

Tra i progetti sostenuti da FCTP figura anche il cortometraggio “Torino Shadow”, coprodotto dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Jia Zhang Ke, in selezione a Cannes Classics, oltre alla presenza  al Marché  du Film  di “Ting”, un dark fantasy  diretto da Maximilien Dejoie selezionato al Fantastic 7 del Festival di Cannes.

Il Piemonte rinnova così la sua presenza al Marché  du Film, iniziativa di riferimento per gli operatori della filiera cinematografica e audiovisiva internazionale, che si tiene contemporaneamente al Festival di Cannes, con uno stand finanziato dalla Regione Piemonte, in grado di promuovere l’ecosistema regionale del cinema e della creatività digitale.

La partecipazione del Piemonte al Marché  du Film rientra nell’ambito delle attività volte all’internazionalizzazione sostenute dalla Regione Piemonte per la promozione del cinema piemontese, con una particolare attenzione alla produzione cinematografica e alla valorizzazione dell’eccellenza della filiera regionale del cinema e dell’audiovisivo.

Per tutta la durata di Marché du Film lo stand del Piemonte sarà un punto di riferimento per la promozione dell’ecosistema regionale del cinema e della creatività digitale e un luogo di incontro per le aziende piemontesi partecipanti, che sono attive in ambiti che spaziano dalla produzione i dipendente alla post produzione audio, dalla musica all’animazione, fino alla produzione live action, con produttori, distributori, sales agent, broadcaster, piattaforme streaming , buyer e investitori internazionali.

Il film “L’Age d’or” è  stato girato tra Piemonte e Francia, con il sostegno del bando regionale Piemonte Film TV Fund e di Film Commission Torino Piemonte. Il regista è  Bérenger Thouin ed è  stato coprodotto dalla torinese Graffiti Film di Enrica Capra. È  stato scelto quale film di apertura di Cannes Classics e presentato in anteprima mondiale presso la Sala Agnés Varda il 14 maggio scorso. La medesima sezione ha scelto di proporre il cortometraggio “Torino Shadow”, realizzato anch’esso con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte Filmine e con le torinesi Malfé Fiom e Filmine, impegnati sul set come production service. Il cortometraggio verrà presentato in anteprima il prossimo 19 maggio.

Nel concorso ufficiale,  tra i titoli in lizza per la Palma d’Oro, spicca anche il lungometraggio francese “La vie d’une femme” diretto da Charline Bourgeois Tacquet, che ha avuto alcuni giorni di riprese nell’autunno scorso a Torino , con il sostegno  di Film Commission Torino Piemonte.

Il Marché du Film di Cannes vedrà anche come protagonista il lungometraggio di prossima uscita  “Ting”, una dark fantasy diretta da Maximilien Dejoie, realizzato in Piemonte pochi mesi fa con il contributo del Piemonte Film TV Fund e il sostegno di Film Commission Torino Piemonte , unico selezionato al Fantastic 7 del Festival di Cannes.

A Cannes, a conferma della vitalità del comparto produttivo piemontese e della dimensione internazionale raggiunta dalle varie società sul territorio,  si può  citare la presenza della società  Imago VFX, che ha curato l’intera post produzione di “Les Roches rouges” del regista francese Bruno Dumont , oltre a Redibis Fiom, che ha coprodotto  il lungometraggio “Roma elettrica”, diretto da Bertrand Mandico.

Mara Martellotta

Collegno Fol Fest: “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”

Dal 4 all’8 giugno, al Parco della Certosa

Nel 1926 a Collegno un uomo approda senza nome,  senza passato, senza memoria. Cent’anni dopo negli stessi spazi che furono manicomio, una città intera decide di ricordare con il Fol Fest, giunto alla sua quinta edizione, che si svolgerà dal 4 all’8 giugno prossimo e che trasformerà la Certosa Reale e l’ex ospedale psichiatrico in una festa diffusa dedicata a salute mentale, inclusione e cultura.  Saranno cinque giorni contraddistinti da cinquanta appuntamenti, che seguiranno il fil rouge dal titolo “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdere per ritrovarsi”.

Cuore pulsante del festival sarà l’Orto che Cura, giardino rigenerato e centro diurno per persone fragili, che diventa libreria all’aperto, agorà di incontri, palco per concerti Rock’n Fol e Bistrorto gestito dalla cooperativa Margine.

Il programma serale al Chiostro rappresenta una vera e propria piazza delle idee. Giovedì 4 giugno il filosofo Umberto Galimberti aprirà la rassegna con “Il bene e il male. Educare le nuove generazioni”, un’urgente riflessione su etica ed educazione nell’epoca della risonanza emotiva smarrita. Venerdì 5 giugno parlerà  della Fisica delle emozioni il professore del web Vincenzo Schettini. Si tratta di uno spettacolo che usa leggi delle fisica ed esperimenti dal vivo per raccontare ciò che proviamo nella nostra interiorità.  Sabato 6 giugno vi sarà  l’anteprima nazionale di ‘IO sono un errore’, che unisce la voce e le canzoni di Mauro Ermanno Giovanardi alle parole di Andrea Scanzi in un teatro canzone postmoderno su follia, diversità, identità e memoria. Domenica 7 giugno, già sold out, Carlo Lucarelli riapre il caso con la vicenda dello smemorato di Collegno, a metà tra noir, storia e nuove ricerche sul territorio. Lunedì 8 giugno, Matteo Saudino, Barbasophia, e Giua, chiuderanno il festival con Anime Fragili, un viaggio filosofico-musicale che condurrà Platone e Aristotele nel cuore delle fragilità contemporanee.

La psichiatria tornerà nei suoi luoghi attraverso tavole rotonde su esordi psicotici, etnopsichiatria, adolescenza “onlife”, giustizia riparativa e diritto alla salute mentale, accanto a esperienze immersive di realtà virtuale dedicate a memoria, fobie e stress grazie al lavoro dell’ASL TO 3. La libreria Fol Fest porterà giovani narratori a dialogare don voci come Silvia Jop, Marco Buonacossa, Violetta Bellocchio, Piero Cipriani, Alessandro Perissinotto, ospitando la prima edizione del premio letterario “Collegno Fol Fest”, in collaborazione con la Scuola Holden, con racconti inediti su memoria e identità smarrite.

Collegno Fol Fest è ideato e promosso da Città di Collegno, ASL TO 3, ARCI Valle Susa Pinerolo APS, Cooperativa Il Margine – Orto che Cura e Lavanderia a Vapore, con il sostegno della Città di Collegno e il patrocinio di UniVerso, programma culturale dell’Università degli Studi di Torino.

Collegno Fol Fest 2026 – 4-8 giugno “PerdutaMente. Dimenticare per ricordare, perdersi per ritrovarsi”.

Info: www.collegnofolfest.it

Mara Martellotta

Antonio Maglione, televisione e iniziative sociali

RITRATTI TORINESI

Antonio Maglione è un conduttore televisivo su GRP Televisione Canale 15 e organizzatore di eventi sociali che sostiene finanziariamente e con i quali cerca di sensibilizzare il pubblico sui temi contemporanei della violenza e dell’indifferenza, oltre a trasmettere i veri valori della vita in una società sempre più superficiale e insensibile. Il suo impegno si dirama anche attraverso i social, che lo vedono seguito da oltre 60mila persone, e dal suo gruppo virtuale di Facebook che egli definisce come “la grande famiglia virtuale di Antonio Maglione”, che conta quasi 10mila follower e, attraverso la quale, cerca di trasmettere valori come quelli della famiglia, l’amicizia, l’amore, la solidarietà, l’onestà, la sincerità e il rispetto, empatizzando con i meno fortunati invece di rincorrere modelli superficiali che la società, e alcuni programmi televisivi, trasmettono.

“Il 6 gennaio scorso, in occasione dell’Epifania, ho organizzato un grande spettacolo pomeridiano con maghi e cantanti, per portare un sorriso ai bambini ricoverati nel Dipartimento di Patologia e Cura del bambino e di Pediatria Specialistica all’ospedale Regina Margherita di Torino, portando doni da me elargiti – ha spiegato Antonio Maglione – Da oltre 4 anni realizzo le puntate televisive su GRP TV coinvolgendo come ospiti magistrati, psicoterapeuti, professori universitari, avvocati cassazionisti, professionisti e politici, trattando soprattutto tematiche sociali”.

Le tematiche approfondite da Antonio Maglione durante le puntate del suo programma, in onda su GRP TV, sono molteplici, tra queste ricordiamo alcune delle più importanti, tra cui “Il tumore, male del secolo”, insieme al prof. Massimo Di Maio, professore di Oncologia Medica del Dipartimento dell’Università di Torino, direttore dell’Oncologia Medica 1 della Città della Salute e Presidente eletto AIOM-Associazione Italiana di Oncologia Medica; “Ospedali ieri e oggi” con la prof.ssa Franca Fagioli, direttore dell’Ospedale Regina Margherita; “I disastri della guerra” con il Generale Luigi Chiapperini; “Il malessere dei giovani” insieme al prof. Lino Grandi, direttore generale delle scuole Adleriane, con il quale ha trattato anche “L’eccessiva violenza tra i giovani: l’ansia e l’autostima”; “La bellezza della fede” con Mauro Rivella, parroco del santuario di Santa Rita da Cascia; “L’abuso di alcol tra i giovani” con l’alcologo Alessandro Gramoni; “L’amore che salva” con Padre Carmine Arice, Superiore Generale del Cottolengo; “I nuovi poveri a Torino” con Pierluigi Dovis, direttore Caritas di Piemonte e Valle d’Aosta; “Fare volontariato” con Luciano Dematteis, Presidente del Volontariato di Torino; “Sicurezza urbana in Piemonte”, con il Generale di Divisione Andrea Paterna, Comandante della Legione Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta, il Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte Davide Nicco e con l’avvocato Maurizio Scialò, penalista e cassazionista del Foro di Torino. Un’altra puntata è stata dedicata al Sermig – Arsenale della Pace con la sua responsabile, Rosanna Tabasso.

“Organizzo inoltre eventi di spettacolo – ha proseguito Antonio Maglione – coinvolgendo tanti bambini e genitori e trattando sempre le tematiche che mi stanno maggiormente a cuore. Il 12 febbraio del 2025 ho ricevuto dal Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, Davide Nicco, un riconoscimento su pergamena per il mio impegno costante nel sociale”.

Mara Martellotta

 

 

 

 

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Il sabato del Salone tra lunghe code e sale prese d’assalto

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Alla terza giornata del Salone Internazionale del Libro di Torino il Lingotto ha mostrato ancora una volta il suo doppio volto: quello della grande arena pubblica attraversata dalla politica, dall’attualità e dai nomi capaci di richiamare folle oceaniche, e quello più intimo della letteratura che continua a scavare nelle fragilità private, nei legami familiari e nelle inquietudini del presente.
Il sabato del Salone è sempre il giorno più affollato, ma quest’anno la sensazione è stata ancora più evidente. Lunghissime code agli ingressi, corridoi saturi di persone, sale prese d’assalto molto prima dell’inizio degli incontri. E la folla non si è fermata ai padiglioni: anche all’esterno, tra i food truck e le aree allestite fuori dal Lingotto, migliaia di persone si sono trattenute per mangiare, discutere, aspettare gli eventi successivi. A tratti muoversi tra gli stand è sembrato quasi come stare a un concerto rock, trascinati lentamente dal flusso continuo dei visitatori. Ma proprio quell’energia un po’ caotica racconta il successo di un Salone che continua ad allargare il proprio pubblico, soprattutto tra i più giovani.
La giornata è stata dominata dai grandi ospiti. Da Roberto Saviano a Bernie Sanders, passando per Alberto Angela e Abraham Verghese, il Lingotto ha alternato letteratura, impegno civile e riflessione politica. Grande attenzione per Saviano, protagonista dell’incontro “Gomorra vent’anni dopo”, un ritorno sul libro che ha cambiato il modo di raccontare la criminalità organizzata in Italia e che, a distanza di due decenni, continua a interrogare il presente tra memoria, minacce e necessità di testimonianza pubblica.
Alberto Angela ha invece accompagnato il pubblico in un viaggio dentro il mondo romano, riportando al centro la figura di Giulio Cesare e il “De Bello Gallico”. Tra storia, archeologia e antropologia, il suo incontro ha trasformato la divulgazione in racconto, mostrando ancora una volta la capacità di rendere il passato sorprendentemente vicino e contemporaneo. Attesissimo soprattutto Sanders, protagonista di uno degli incontri più affollati dell’intera giornata insieme al giornalista Francesco Costa. Una folla di giovanissimi ha riempito gli spazi del Salone per ascoltare il senatore americano parlare di democrazia, disuguaglianze e futuro politico degli Stati Uniti. Un entusiasmo quasi inatteso per un protagonista della politica internazionale, accolto però come una vera rockstar culturale.
Accanto ai grandi eventi mediatici, però, il cuore del Salone è rimasto quello dei libri e delle storie. Lo spagnolo Manuel Vilas, autore del bestseller “In tutto c’è stata bellezza”, ha presentato “Se non ho nessuno accanto il mondo si fa tenebra”, romanzo che affronta con lucidità e malinconia la fine di un amore. Dopo undici anni insieme, Ada confessa al marito di non amarlo più. Da quel momento il protagonista ripercorre il proprio matrimonio tra depressione, rancore e nostalgia, mentre incombe persino una crociera in Islanda già prenotata e diventata improvvisamente il simbolo di una relazione ormai svuotata. Vilas continua così la sua personale esplorazione delle fragilità umane, con quella scrittura intima e dolorosa che lo ha reso uno degli autori europei più letti degli ultimi anni.
Di tutt’altro respiro, ma ugualmente personale, l’incontro con Abraham Verghese, medico e scrittore amatissimo per “Il patto dell’acqua”. Nella sua figura convivono tre paesi — India, Etiopia e Stati Uniti — e tre continenti, che ritornano continuamente anche nella sua letteratura. Al Salone ha raccontato una scrittura capace di contenere il mondo, intrecciando esperienze biografiche, migrazioni, medicina e memoria familiare.
Tra gli autori italiani più seguiti della giornata anche Daniele Mencarelli, che con “Quattro presunti familiari” si confronta con il noir senza rinunciare alla sua attenzione per le ferite interiori. Tutto parte dal ritrovamento di uno scheletro nei boschi di Norma, nel basso Lazio. Quattro persone vengono convocate per il test del Dna: chi troverà una corrispondenza potrà finalmente dare un nome a una sparizione rimasta senza risposta per anni. Ma il romanzo, più che sull’indagine, sembra interrogarsi sul vuoto lasciato dalle assenze e sul modo in cui il dolore attraversa le famiglie e la provincia italiana.
Memoria, identità e silenzi familiari hanno attraversato invece l’incontro con Lea Ypi. In “Dignità”, una fotografia in bianco e nero pubblicata quasi casualmente sui social riapre una ferita rimasta nascosta per decenni. Nell’immagine compaiono i nonni dell’autrice, giovani, eleganti e innamorati durante la guerra. Da quello scatto prende forma un’indagine familiare che diventa anche una riflessione sulle rimozioni della storia europea e sulle eredità invisibili lasciate dal Novecento.
Grande attenzione del pubblico anche per la siciliana Cristina Cassar Scalia, tornata con il vicequestore Vanina Guarrasi ne “Le terme dell’Indirizzo”. In una torrida Catania d’agosto, il ritrovamento del corpo semicarbonizzato di un clochard nelle antiche terme romane apre un’indagine intricata che affonda le radici in una sparizione avvenuta dieci anni prima. Un noir che mescola mistero, atmosfera e legame con il territorio siciliano, elementi che hanno reso la serie di Vanina Guarrasi amatissima dai lettori.
Tra le voci internazionali più osservate anche Yael van der Wouden, candidata al Premio Strega Europeo con “Estranea”. Ambientato nell’Olanda degli anni Sessanta, il romanzo racconta la vita silenziosa e ordinata di Isabel, incrinata dall’arrivo di Eva, fidanzata del fratello, figura magnetica e ambigua destinata a mettere in discussione ogni equilibrio. Un libro che lavora sulle tensioni sotterranee, sui desideri repressi e sulle inquietudini nascoste dietro la calma apparente della vita domestica.
Il Salone continua così a vivere di questo equilibrio particolare: da una parte i grandi nomi che attirano folle enormi e trasformano gli incontri in eventi collettivi, dall’altra i libri che, anche lontano dai riflettori principali, riescono ancora a raccontare paure, desideri e trasformazioni del presente. E mentre il pubblico continua a riversarsi nei padiglioni e negli spazi all’aperto, Torino si conferma ancora una volta il centro di una comunità enorme e appassionata, unita dalla stessa inesauribile fame di storie.
GIULIANA PRESTIPINO

Alcide Pierantozzi e il dolore senza finzione: “La malattia va dove vuole lei”

 

Al Salone del Libro, nello spazio di Giulio Einaudi Editore delle 12.45, Alcide Pierantozzi ha portato qualcosa che andava oltre la presentazione di un romanzo. Lo sbilico si è imposto come uno dei casi letterari più forti dell’anno perché non cerca protezione nella finzione: espone il disagio psichico, la psicosi, gli psicofarmaci, il rapporto con la madre, il corpo e il linguaggio senza alleggerimenti né maschere narrative.

Definito da molti “il libro italiano dell’anno”, Losbilico è un’opera che attraversa memoria, malattia e identità con una scrittura nervosa e poetica insieme, capace di trasformare le parole in sintomi, visioni e materia viva.

Durante l’incontro abbiamo rivolto allo scrittore tre domande sul senso del raccontare oggi la sofferenza mentale.

Nel libro lei rinuncia quasi completamente alla finzione e mette il lettore davanti a una verità emotiva molto nuda, persino scomoda. In un’epoca in cui spesso ci si protegge dietro l’ironia o la costruzione narrativa, quanto è stato difficile esporsi così radicalmente? E pensa che oggi la letteratura abbia ancora il coraggio di “dire tutto”, anche a costo di destabilizzare?

“Secondo me è possibile ed è anche il campo editoriale a dimostrarlo: il racconto del disagio, anche violento, interessa molto. Il discorso sulle terapie e sul disagio va raccontato per quello che è, altrimenti le persone non ci credono. Sono cose che vivono in tanti, o in prima persona o indirettamente attraverso i familiari. Si spera che la letteratura, creando una narrazione, possa fare stare meglio le persone che quel disagio lo vivono”.

Ti senti di aver creato un varco verso una narrazione diversa della malattia mentale?

“Io non riesco a sentirlo davvero, però penso che molte persone si siano aggrappate al mio libro per mettere in evidenza il fatto che oggi ci sia il bisogno di parlare di questi temi in modo chiaro. Non è il libro in sé il punto, ma il fatto che possa far emergere qualcosa di immenso. Però la malattia ti può spingere a perdere tantissimo tempo dietro ciò che non esiste. Anzi, la maggior parte delle volte è così. Tutto quello che la malattia mentale ti sta dicendo molto spesso è irreale e per questo bisogna pensare di più a come certe psicosi si instaurano, non tanto ai contenuti. Perché se io inizio a interpretare quello che vedo e sento diventa pericoloso. Io sono uno psicotico e questo può essere un rischio: scavare troppo”.

Nel libro emerge spesso l’idea che la malattia non sia qualcosa di esterno da combattere, ma una parte di sé con cui si è costretti a convivere. Lei ha raccontato che dopo Lo sbilico la sofferenza è persino aumentata. A quel punto che cosa rappresentano oggi le parole?

“Sono state un tentativo. Ma la malattia va verso quello che vuole lei e anche se ne scrivi o ne parli quei mostri ti riattaccano. Il fatto di condividerli non cambia davvero le cose”.

È forse qui che Lo sbilico colpisce più profondamente: nel rifiuto di trasformare il dolore in una favola di guarigione. Pierantozzi non offre consolazione né redenzione narrativa. Racconta invece la fragilità mentale come una zona instabile, uno “sbilico” permanente in cui realtà e irrealtà continuano a contaminarsi.

Nel silenzio attentissimo della sala Einaudi, l’impressione era quella di assistere non solo a una presentazione letteraria, ma a qualcosa di più raro: un tentativo collettivo di trovare parole nuove per dire ciò che, troppo spesso, resta impronunciabile.

Valeria Rombolá

Ermal Meta “Live 2026-Club” al Concordia

Lunedì 18 maggio, Ermal Meta tornerà a esibirsi nei principali club italiani con il suo tour “Live 2026-Club”, prodotto e organizzato da Friends & Partners. Sarà al teatro Concordia di Venaria, dove sarà possibile ascoltare il suo nuovo brano “Calma metafisica”.

Questa serie di concerti rappresenta un ritorno alla dimensione live più intensa e diretta, in cui il pubblico potrà confrontarsi da vicino con l’energia creativa dei nuovi brani e con il repertorio più amato dell’artista.

Tra le canzoni importanti in scaletta figurano “Stella stellina”, che racconta attraverso un testo poetico e mai retorico, in modo fortemente evocativo, la storia di una bambina palestinese che non ha volutamente un nome, diventando simbolo d’innocenza. Le sonorità mediorientali che caratterizzano la produzione curata da Ermal e Dardust ci trasportano in quella parte di mondo anche grazie all’utilizzo sapiente come L’oud, che contribuiscono a definire un impianto sonoro coerente con il racconto e capaci di rafforzarne l’impatto emotivo.

Mara Martellotta

Monumenti Aperti torna in Piemonte

Trentesima edizione 23 e 24 maggio prossimi, occasione di un racconto collettivo del patrimonio italiano.

Nel 2026 torna per la sua trentesima edizione Monumenti Aperti, un’iniziativa che dalla Valle d’Aosta alla Sicilia apre grandi e piccoli tesori nascosti della penisola, sviluppando un racconto corale collettivo e condiviso, in cui monumenti e patrimoni diventano gratuitamente accessibili al pubblico grazie a guide d’eccezione. Ottocento sono i siti visitabili e i monumenti  distribuiti in diciotto regioni, per raccontare un Paese vivo, stratificato e ricco di storia.
In occasione di Monumenti Aperti 2026 sarà  possibile visitare la suggestiva Cavallerizza Caprilli, esempio straordinario di architettura Art Nouveau, situato in viale della Rimembranza, a pochi minuti dal centro storico e dalla stazione ferroviaria di Pinerolo. Costruita tra il 1909 e il 1910, rappresenta oggi il più grande maneggio coperto d’Europa e uno dei luoghi simbolo della tradizione equestre italiana, dedicata al capitano Federico Caprilli. Il monumento sarà aperto al pubblico sabato 23 e domenica 24 maggio con visite guidate dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 18.
A trent’anni dalla sua nascita, l’anima di Monumenti Aperti rimane intatta.
Il progetto nasce a Cagliari per volontà di tre amici mossi dal desiderio di raccontare il proprio territorio, di renderlo accessibile e condiviso. Da quel gesto semplice e radicale insieme ha preso forma un percorso che, in tre decenni, ha coinvolto centinaia di Comuni e riaperto migliaia di monumenti, trasformando un’idea locale in una pratica nazionale. Oggi Monumenti Aperti rappresenta una pratica culturale che connette persone e territori, in cui il racconto si fa esperienza e la conoscenza nasce dalla partecipazione.
Da qui lo slogan della trentesima edizione “Generazione Monumenti Aperti. Un patrimonio di cultura, legami e memoria, una questione d’amore per la nostra terra” e l’immagine dell’opera di Maria Jole Serrell che l’accompagna “in tasca solo pezzi di casa” e una mission capace di rendere il patrimonio motore di inclusione attraverso iniziative per tutte le età, Cultura senza Barriere, Monumenti in Musica & Spettacolo e attività per famiglie e bambini.
Cultura senza Barriere promuove un accesso concreto e inclusivo, con percorsi dedicati, servizi gratuiti e il coinvolgimento di persone con disabilità come guide volontarie, affiancato da una mappatura dei livelli di accessibilità dei monumenti.  Monumenti in Musica& Spettacolo coinvolge, invece, scuole e realtà locali in performance artistiche e musicali, arricchendo le visite e trasformando il patrimonio in un’esperienza condivisa ed emozionale.

Mara Martellotta

Foto Imago Mundi ODV

Noemi Gabrielli, la custode invisibile di Torino

Durante il Nazismo salvo’ migliaia di libri proteggendo la memoria collettiva.

Ci sono storie che restano ai margini, eppure hanno contribuito in modo decisivo a costruire l’identità di una città. Torino è anche questo: un intreccio di vite femminili coraggiose e spesso poco raccontate, come quella di Noemi Gabrielli; donne che, in ambiti diversi, hanno saputo proteggere, innovare, resistere. Recuperare oggi le loro storie non è solo un atto di memoria, ma un modo per dare profondità al presente e riconoscere il valore di un’eredità culturale che continua a parlarci. Durante la Seconda Guerra Mondiale, mentre l’Europa bruciava sotto i bombardamenti e le città venivano distrutte, c’era anche chi combatteva una battaglia meno visibile ma altrettanto importante: salvare la cultura. A Torino, questo compito ebbe il volto e la determinazione di Noemi Gabrielli, funzionaria nelle biblioteche e storica dell’arte. Nata nel 1901 a Pinerolo, museologa, lavorava già da anni alla tutela del patrimonio quando la guerra cambiò tutto, le bombe non colpivano solo case e fabbriche, ma anche biblioteche e archivi. A questo si aggiungeva il rischio di razzie e distruzioni legate al nazismo che in tutta Europa aveva già preso di mira libri e opere d’arte. In quel contesto, la Gabrielli capì subito una cosa: bisognava agire in fretta, e lo fece. Organizzò lo spostamento di migliaia di volumi, tra cui manoscritti antichi e testi rari, lontano dalla città, in luoghi ritenuti più sicuri. Era un lavoro complesso e rischioso, i trasferimenti avvenivano sotto la minaccia dei bombardamenti e in un clima di incertezza continua. Eppure la Gabrielli andò avanti, assumendosi responsabilità dirette e prendendo decisioni rapide. Non si trattava solo di salvare oggetti, ma di proteggere una parte essenziale della memoria collettiva. Grazie a queste operazioni, migliaia di libri furono messi al sicuro. Alla fine della guerra, quando Torino iniziò lentamente a rialzarsi, quel patrimonio poté tornare nelle biblioteche. Un risultato concreto, che oggi appare quasi scontato, ma che allora dipese dalla determinazione di poche persone. Dopo il conflitto, Noemi Gabrielli continuò il suo lavoro nel campo della tutela artistica, contribuendo alla ricostruzione culturale del territorio piemontese. Morì nel 1979, senza mai cercare visibilità per ciò che aveva fatto. Oggi il suo nome è ricordato anche nel Giardino Noemi Gabrielli. Ma la sua storia resta ancora poco conosciuta. Eppure racconta qualcosa di molto attuale: nei momenti più difficili, difendere la cultura significa difendere l’identità di una comunità e a volte, per farlo, basta il coraggio di agire quando tutto intorno crolla. “Se dovessi rinascere mi dedicherei ancora con questo entusiasmo a questo lavoro” disse Noemi Gabrielli.

MARIA LA BARBERA

“COSE. Stanze come mondi”

Nell’ottocentesca “Villa Giulia” di Verbania, la “città giardino” sul Lago Maggiore dedica un’importante retrospettiva ad Alessandro Mendini

Dal 16 maggio al 27 settembre

Verbania

Una grandiosa (in tutti sensi) “Poltrona di Paglia”, che mi fa subito venire alla mente le “Big Benches” (“Panchine Giganti” panoramiche, oggi sparse in tutta Italia, la maggior parte in Piemonte), ideate dal designer automobilistico americano Chris Bangle quando insieme alla moglie, nel 2009, si trasferì nelle Langhe di Clavesana e proprio lì creò la sua prima “Panchina Gigante”. La “Panchina n. 1”. Correva l’anno 2010. Non una novità, se si pensa all’enorme “Poltrona di Paglia”, di cui sopra, progettata da Alessandro Mendini, era il 1974 (ben 35 anni prima!), tra i più geniali interpreti del “design” e dell’“architettura” del nostro Novecento, cui la Città di Verbania dedica nell’ottocentesca “Villa Giulia”, sul versante piemontese del Lago Maggiore, una prestigiosa retrospettiva, curata da Loredana Parmesani (con allestimento di Alex Mocika), e visibile da sabato 16 maggio a domenica 27 settembreBen 130 le opere in mostra, tra le più significative della sterminata produzione di Mendini (Milano, 1931 – 2019) e capaci di ripercorrere tutta la sua lunga carriera, dando voce e corpo ad un vasto arco cronologico che scorre dai primi passi nel “Radical Design” milanese degli anni Settanta fino alle più pronunciate “teorie post-moderne”, che ritroviamo anche nella sua collaborazione con l’Azienda “Alessi”, la cosiddetta “Fabbrica dei sogni”, che proprio nel Verbano-Cusio-Ossola (precisamente ad Omegna, dove fu fondata nel 1921 da Giovanni Alessi) ha la sua sede operativa.

Organizzata dal “Comune di Verbania”, in collaborazione con l’“Archivio Alessandro Mendini (Elisa e Fulvia Mendini)”, il Patrocinio di “Regione Piemonte” e “Provincia del Verbano-Cusio- Ossola” (insieme ad altri numerosi Enti ed Istituzioni), la rassegna segue fedelmente un particolare “percorso espositivo” che si snoda lungo un allestimento modulato sulla struttura interna di “Villa Giulia”. In cui s’affiancano, per l’appunto (per dirla con il titolo della stessa mostra), “Cose” che guardano – in un gioco ludico fatto di alta maestria ma anche di sottile ironia e non poca visionarietà – alle “Stanze come mondi”.  Ogni stanza, infatti, é dedicata a un capolavoro di Mendini, scelto in collaborazione con le figlie Fulvia ed Elisa.

In mostra, ci si muove dunque dalla famosa “Poltrona di Paglia” del 1974, progettata per dichiarare quanto il “design” possa essere non solo creazione di “oggetti utili”, ma anche “strumento di provocazione, sensibilizzazione e attivismo sociale”, alla “Poltrona di Proust” del 1978, dedicata allo scrittore francese e a metà tra “Rococò” e “Puntinismo”; dal “Divano K2”  per “A LOT OF Brazil” (importante industria di “design” brasiliana) del 2013 – omaggio ai riferimenti artistici a lui più vicini, quali De ChiricoSavinioCarràKandinskijFuturismo e le avanguardie storiche del tempo – al “Mendinigrafo” del 1985, una sorta di “normografo” o “strumento da disegno” in legno che racchiude i segni e i decori caratterizzanti la sua produzione, fino al “100% Make up” di “Alessi” del 1992, una “Collezione di 100 vasi in porcellana” con il coperchio disegnato da Mendini, ma decorati da altrettanti artisti, architetti e “designer” internazionali. E tant’altro, ancora, di imprevedibile e geniale creatività. Ciascuna opera, inoltre, ci appare accompagnata da disegni, oggetti, dipinti e testi che ne spiegano la genesi e ne sottolineano la collocazione storica e l’importanza estetica.

Sottolinea la curatrice, Loredana Parmesani“In ogni spazio, l’oggetto iconico dà il via a un racconto progettuale ed emozionale che si sviluppa in un percorso fatto di oggetti, disegni, fotografie, scritti che sostengono la peculiarità teorica e formale dell’argomento affrontato. Perché le stanze? Perché le stanze come mondi? Perché le stanze sono state uno dei fili conduttori della sua ricerca. La stanza, a lui così cara, è luogo della riflessione, del riposo, della quiete, del lavoro ma anche il luogo della turbolenza, dell’inquietudine che può divenire anche prigione da cui fuggire grazie all’immaginazione”.

Particolarmente intenso e fecondo anche l’estroso lavoro di “architetto” di Mendini che, insieme al fratello Francesco e con il loro “Atelier”, ha dato vita a innumerevoli progetti in Italia e nel mondo, dalle “Fabbriche Alessi” a Omegna alla “Piscina Olimpionica” di Trieste e alle stazioni della “Metropolitana” a Napoli, fino, in estrema sintesi, al “Museo di Groningen” in Olanda, a un quartiere di Lugano in Svizzera, a un “Palazzo Commerciale” a Lörrach in Germania e, in Corea del Sud, alla “Torre Osservatorio” di Suncheon.

Gianni Milani

“COSE. Stanze come mondi”

Villa Giulia, corso Zanitello 10, Verbania; tel. 0323/503249 o www.viviverbania.it

Dal 16 maggio al 27 settembre

Orari: dal lun. al ven. 10,30/13 e 16/19; sab. e dom. 11/19

Nelle foto: Alessandro Mendini seduto sulla “Poltrona di paglia”, 1974 (Ph. Enrico D. Bona); “Poltrona di Proust”, 1978 (Ph. Carlo Lavoratori); “K2 Amazzonia”, 2013 (“Archivio Alessandro Mendini”); “100% Make Up, Alessi”, 1992 (“Archivio Alessandro Mendini”)