CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Alberi, alberi… e ancora alberi

Nuova mostra al “Collegio San Giuseppe” di Torino. In rassegna dipinti a olio e disegni a grafite dell’artista torinese Luisa Porporato

Fino a sabato 9 maggio

Straordinaria la prima, inattesa sensazione. E stupendo l’immediato colpo d’occhio. Il primo passo nella sala espositiva di quel prezioso gioiello d’arte che, in poco più di un decennio, è diventato (gran merito del direttore, Fratel Alfredo Centra e di preziosi collaboratori come i critici d’arte Donatella Taverna e Francesco De Caria) il “Collegio San Giuseppe” di via San Francesco da Paola, a Torino, ti dà l’idea subitanea di esserti gradevolmente lasciato alle spalle un qualcosa chiamato “frenetico vivere urbano”, per affacciarti e immergerti (o, meglio, lasciarti trascinare in una totale, distensiva immersione) in un universo “altro”, in meravigliose, insospettabili ed insospettate foreste, perfino un po’ inquietanti, dove ad accoglierti sono alberi, alberi … e ancora alberi. Di una potenza che beneficamente t’assale, carichi di secoli e secoli di storia, ardite “architetture verticali” che parlano “lingue” d’ogni parte del globo. Ulivi, il Ficus di Palermo ed esotici eucalipti e, ancora, possenti betulle, il “Pino marittimo” di Sanremo fino (per restare un po’ di più in casa) ai “Platini” di Cherasco: 18 oli e 6 disegni a grafite. Un non vasto campionario (mancano purtroppo le eccezionali incisioni alla “maniera nera à berceau”) raccolto in viaggi remoti per il mondo, ma sufficiente per testimoniare l’enorme passione (umana e artistica) di Luisa Porporato, torinese, laureata in Discipline Storico – Artistiche e perfezionamento all’“Accademia Albertina”, per quel millenario “mondo d’alberi”, simbolo di vita in perenne trasformazione, ma anche in perenne rinascita, in un costante reciproco ricercarsi, nel loro durevole complice abbracciarsi e nell’instancabile rivolgersi al cielo, le radici ben solide a terra.

E’ questo il mondo pittorico della Porporato, in mostra fino a sabato 9 maggio, al “San Gip” dei Fratelli delle Scuole Cristiane, con il titolo de “L’immagine del tempo: alberi” e la curatela di Angelo Mistrangelo. Che scrive: “Nel discorso della Porporato, gli alberi assumono da sempre una connotazione evocativa di incontri, percorsi e coinvolgenti scoperte attraverso viaggi , soggiorni e straordinari giardini con piante secolari e monumentali che sembrano affiorare da mitologiche letture”. E che possono richiamare, perché no?, il monumentale “Cipresso di San Francesco” (di circa 800 anni e alto 25 metri) situato nel Convento di “Santa Croce” nella riminese Villa Verucchio e nato, secondo la leggenda, dal bastone (“bordone”) piantato a terra dal Santo o, pur anche, per passare dal “sacro” al “profano”, al “letto nuziale” (Libro XXIII dell’“Odissea”) costruito da Ulisse, intagliandolo con le proprie mani da un ulivo ancora radicato nel terreno. E quanto quest’ultimo potrebbe ricordare “Accoglienza” o “Abbraccio secolare”, disegni graffiti su “carta Fabriano” di Luisa Porporato! Del resto il tema “alberi” si porta dietro e addosso secoli e secoli di grande storia dell’arte. Esempi certo noti all’artista torinese (dall’“Albero della vita” dai rami dorati e sinuosi di Gustav Klimt al “Mandorlo in fiore” di Vincent van Gogh fino alla serie dei “Pioppi” lungo le rive dell’Epte di Claude Monet o alla surrealista “La voix du sangue” di René Magritte), mai tuttavia letti con animo imitativo.

Gli “alberi” di Luisa Porporato sono sagome giganti che s’aggrappano fra loro, in un indomito desiderio di “resistenza” agli assalti di uomo e natura. I rami poderosi sono braccia nerborute che si fanno presa e sostegno comune, le cortecce giochi rigorosi e multiformi in cui sperimentare tutta la potenza di un segno minuto e perfetto nella sua inesausta forza di lineare creatività (così accurato e persistente tanto da creare ipotesi di forme e figure perfino inattese o occulte alla stessa artista), le radici “strette le une altre” portentosi ricami creati dalle nodose mani del tempo, impossibili da estirpare, solidi baluardi contro gli attacchi d’ogni turbine o tempesta. Il tutto immaginato e definito sempre dall’artista attraverso un linguaggio di netta e limpida e poderosa figuratività. Unica eccezione quei piacevolissimi “Frammenti di corteccia” (“Eucalipto Arcobaleno” o “Eucaliptus deglupta” famoso per la sua veste multicolore con striature verde brillante, blu, viola, arancioni e marroni e presente soprattutto alle isole Hawaii, in particolare sull’isola di Maui) dove le pagine di linea-colore paiono aprirsi a giochi decisamente più astratti, mai tuttavia perseguiti con particolare insistenza dall’artista.

 

Che, guardando, con orgoglio, le sue creature, ci ricorda: “L’albero è un essere vivente, è respiro, è ombra, è rifugio, è bellezza. Possenti e fragili, ad un tempo, gli alberi sono la poesia che la terra scrive nel cielo … L’umanità dovrebbe essere come gli alberi: cambiare le foglie, ma conservare le radici. Cambiare le idee ma conservare i principi”. Parole decisamente troppo belle, troppo profonde, troppo cariche di emotiva passionalità per non abbracciarle in toto! Tanto più se affiancate, come fa la Porporato, a quelle del grande poeta e filosofo indiano Rabindranath Tagore“Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al Cielo in ascolto!”. Che altro dire? Touché!

Gianni Milani

“Luisa Porporato. L’immagine del tempo: alberi”

“Collegio San Giuseppe”, via San Francesco da Paola 23, Torino; Tel. 011/8123250 o www.collegiosangiuseppe.it . Fino a sabato 9 maggio. Orari:dal lun. al ven. 10/12 – 16,30/18,30; sab. 10/12

Nelle foto: “Espansione verticale”, olio su tela; “Verticalità rivelata”, olio su tela”; “Accoglienza”, grafite su carta Fabriano; “Frammenti di corteccia”, olio su tela

Al Castello di Rivoli la prima mostra personale di Cecilia Vicuña

 

“El glaciar ido – the vanished glacier – il ghiacciaio scomparso”

Il Castello di Rivoli – Museo di Arte Contemporanea presenta la prima mostra personale di Cecilia Vicuña in un museo italiano, curata da Marcella Beccaria, dal titolo “El glaciar ido” (The vanished glacier/Il ghiacciaio scomparso). Nata a Santiago del Cile nel 1948, e oggi residente a New York, Cecilia Vicuña è artista, poetessa e attivista. Il suo pensiero, femminista ed ecologico, si focalizza su tematiche incentrate sulla difesa della democrazia, della libertà d’espressione e delle pratiche decoloniali tese alla protezione dell’eredità culturale delle popolazioni indigene. Il suo universo artistico è costituito di performance, poesia, disegno, pittura, video e installazioni minime o di scala monumentale. Il concetto di precarietà caratterizza l’arte di Vicuña che, dagli esordi negli anni Sessanta, ha coniato la definizione di “arte precaria”. Favorendo una pratica priva di retaggi coloniali, l’artista ha realizzato lavori effimeri e partecipativi, spesso fatti con piccoli detriti e materiali ritrovati, in dialogo creativo con i luoghi e le comunità incontrate.
La mostra al Castello di Rivoli consiste in una nuova commissione ideata da Vicuña per la Manica Lunga. Appositamente progettata per gli spazi longitudinali dell’edificio, l’opera è immaginata dall’artista come un “quipu acostado”, installazione sospesa a più altezze appartenente alle antiche civiltà andine, e poi ampiamente utilizzati dagli Inca, i “quipu”, (nodi in lingua Quechua), che consistono in corde annodate, utilizzate come sistema di registrazione di informazioni, tra cui dati di carattere amministrativo, astronomico, ma anche storico e narrativo. I “quipu” contemporanei di Vicuña diventano installazioni ambientali coinvolgenti che attraversano lo spazio e il tempo. Per produrli, l’artista utilizza lane crude e grezze che svolge e assembla realizzando delle sorprendenti architetture aeree. Nella Manica Lunga del Castello, il nuovo “quipu” “El glaciar ido / The vanished glacier” rappresenta la presenza evocativa della transitorietà, dello scorrere del tempo, del movimento di elementi naturali come ghiaccio, acqua e vento, e dell’impatto umano sull’ambiente. La natura dell’opera è partecipativa, ed essa è un elemento fondamentale che permette al lavoro di diventare tessitore di persone e luoghi; Vicuña ricerca la relazione con l’acqua quale memoria degli antichi ghiacciai ormai estinti, che un tempo caratterizzavano il paesaggio della Valle di Susa, dove è collocato il Castello.

La mostra include opere video e trasporta nel progetto immagini, sonorità e canti che, dagli esordi, sono parte integrante della pratica dell’artista. Si riconosce a Vicuña anche un ruolo nell’ambito della poesia, infatti la mostra include nuovi versi poetici appositamente composti dall’artista e presentati come “poemi a muro”.
La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione incentrata sull’importante ricerca di Cecilia Vicuña sui ghiacciai.

La mostra, presso la Manica Lunga al terzo piano del Castello di Rivoli, è visitabile fino al 20 settembre 2026 presso il Museo di Arte Contemporanea, in piazza Mafalda di Savoia, a Rivoli. Telefono: 011 9565222 – info@castellodirivoli.org

Mara Martellotta

Forte di Vinadio… si riapre “alla grande”

Lo storico “Forte Albertino” riapre i battenti nel fine settimana diventando sempre più “inclusivo” e “per tutti”

Venerdì 1° maggio, ore 10

Vinadio (Cuneo)

L’appuntamento è per il prossimo venerdì 1° maggio, “Festa dei Lavoratori” o “Festa del Lavoro”. E doppia Festa in quel di Vinadio (Cuneo) per la riapertura, decisamente attesa, dello storico “Forte Albertino” (tra gli esempi di architettura militare più significativi dell’intero arco alpino) voluto da Re Carlo Alberto nel 1834, con la conclusione dei lavori nel 1847 e una lunghezza, che fiancheggia a ponente il Paese, di ben 1.200 metri, dalla “roccia del fortino” al fiume Stura. In agenda, grandi propositi e grandi appuntamenti, tra quelli più tradizionali ad altri “tra natura, famiglie ed esperienze sensoriali”. Con l’impegno di “Fondazione Artea” “Comune di Vinadio” a proporre un’offerta culturale “sempre più inclusiva, accessibile ed orientata al benessere dei visitatori”.

Sottolinea Davide De Luca, direttore di “Fondazione Artea”“Con i progetti avviati nel 2026, proseguiamo un percorso che mette al centro la proposta culturale del ‘Forte’. Interveniamo non solo sui contenuti, ma anche sulle modalità di accesso, ampliando gli strumenti e i linguaggi per coinvolgere pubblici sempre più ampi. Dalle famiglie con bambini nella primissima infanzia ai visitatori con specifiche esigenze, l’obiettivo è offrire esperienze fruibili anche in forma autonoma, inclusive e di qualità, in cui ciascuno possa trovare il proprio modo di vivere il patrimonio. Altro obiettivo, come ogni anno, è di collocare e valorizzare il ‘Forte’ all’interno di una dimensione territoriale più ampia ed internazionale, seguendo la missione di ‘Artea’”.

Agenda fitta dunque di proposte. Quelle da tempo messe in calendario e altre totalmente nuove. Tra le novità, la proposta “A piccoli passi nel Forte”, realizzata nell’ambito del “Bando Patrimonio Culturale 2025” della “Fondazione CRC”, in collaborazione con “Lilliput ETS”, che renderà il percorso multimediale “Montagna in Movimento” accessibile anche alle famiglie con bambini di 0-3 anni e prenderà il via nel mese di agosto, dopo un incontro di progettazione partecipata previsto per sabato 23 maggio. A completamento dell’offerta, saranno anche messi a disposizione “marsupi ergonomici” e supporti “porta bebé”, insieme ad aree dedicate all’allattamento e al cambio, spazi relax e percorsi semplificati.

Con il progetto “Fiori nei cannoni”, invece, una parte del sistema difensivo del “Forte” sarà trasformato in un’ “oasi ecologica per api e insetti impollinatori” ricca di piante e fiori melliferi, accessibile e godibile da tutti i visitatori. L’installazione di arnie all’interno del “Forte”, gestite dall’Azienda Agricola “Apicoltura Fossati” di Sambuco, contribuirà alla creazione di un “microhabitat” favorevole agli impollinatori e allo sviluppo del “Miele del Forte di Vinadio”. La proposta, finanziata dal Bando “+ API – Oasi fiorite per la biodiversità 2026” della “Fondazione CRC”, si inserisce in una visione più ampia che vede il “Forte” come modello di “Universal Design”, in grado di coniugare valorizzazione del patrimonio storico, educazione ambientale e benessere delle persone.

Confermate le esperienze già consolidate: la visita guidata con percorso multimediale “Montagna in Movimento” e la mostra complementare “Messaggeri Alati“, l’affascinante storia della “colombaia militare” presente all’interno del “Forte” fino al 1944, “un viaggio tra storia ed innovazione per scoprire come sia cambiato lo scambio di informazioni nel tempo”.

Come da consuetudine proseguono anche gli itinerari per famiglie “Mammamia che forte!” (in compagnia di Tino, il Sergente Colombo del “Fortino”, suddivisi per età: “Sua maestà il Forte” dai 3 ai 5 anni e “Il Diario del soldato” dai 6 ai 12 anni) e le escursioni outdoor di “Pedala Forte” (attraverso cui scoprire il sistema difensivo di Vinadio, con le e-bike del “Forte” tra il “Fossato” del “Forte di Vinadio”, la “Batteria Neghino”, il rifugio “Malinvern”, il “Vallone di Riofreddo” e la “Caserma ricovero del Colle di Neraissa”).

Invariate anche  le “visite guidate” (12 euro intero e 9 euro ridotto) e la “visita in autonomia” con video guida LIS “Oltre le barriere” (6 euro intero e 4 euro ridotto). Grandi attese per la nuova stagione, coronate da una semina a tutto campo, anche da parte del sindaco di Vinadio, Giuseppe Cornara“Le nuove progettualità contribuiscono a rendere il ‘Forte’ sempre più dinamico e capace di generare ricadute positive per il territorio, valorizzando le sue risorse e coinvolgendo attivamente la comunità locale, anche grazie alla collaborazione consolidata con ‘Fondazione Artea’”.

Per info e prenotazioni: “Forte Albertino”, piazza Vittorio Veneto 8, Vinadio (Cuneo), tel. 0171/1670042 o www.fortedivinadio.com e www.fondazioneartea.org

g.m.

Nelle foto: Intere famiglie in visita al “Forte”, Davide De Luca, direttore “Fondazione Artea”

Torna B.L.U.E. al teatro Gioiello, il musical improvvisato 

Mercoledì 29 e giovedì 30 aprile, alle ore 21, atteso ritorno di B.L.U.E., il musical completamente improvvisato, mai visto e che mai sarà possibile rivedere. Salirà sul palco la celebre Compagnia dei Bugiardini, che darà vita a uno show dove nulla è scritto, né il copione, né gli spartiti e nemmeno le coreografie. Questa è la magia dell’improvvisazione: grazie ai suggerimenti degli spettatori, gli attori in scena realizzano un musical unico e irripetibile, di cui non ci sarà nessun’altra replica simile. La storia, le battute, le canzoni, le musiche e le coreografie sono ideate sul momento dagli attori e dai musicisti che li accompagnano dal vivo, con risultati sorprendenti ed esilaranti. Questo mix tra musical, spontaneità e comicità ha ottenuto un grande successo di pubblico, registrando sempre il sold out, e si tratta di un genere molto affermato nei Paesi anglosassoni.

I Bugiardini sono nati a Roma nel 2008 e, forti di una lunga esperienza nel campo dell’improvvisazione teatrale, hanno deciso di raccogliere in Italia la sfida di essere contemporaneamente attori, cantanti e ballerini, dando vita a una tournée che registra consensi in ogni città. Dal momento della loro nascita, hanno creato numerosi format originali e sono sempre stati attenti ai principali poli mondiali d’eccellenza nell’improvvisazione, quali il Loose Moose Theatre, a Calgary, e il Second City, a Chicago. Si sono esibiti negli Stati Uniti, in Canada, in Portogallo, in Gran Bretagna, in Francia, in Germania e in India.

Biglietti: da 32 euro

Teatro Gioiello – via C. Colombo 31, Torino

Mara Martellotta

Debutta a Torinodanza Extra “Amazzoni” di Silvia Gribaudi

Martedì 5 maggio prossimo, alle 20.45, debutterà alle Fonderie Limone di Moncalieri, in prima assoluta per Torinodanza Extra, il percorso dedicato alla danza e al teatro performativo, inserito nel cartellone del Teatro Stabile di Torino con lo spettacolo “Amazzoni”, con concept, regia e coreografia di Silvia Gribaudi, che vede in scena le performer Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara Sguotti, Susannah Iheme, Vittoria Caneva. Le musiche sono di Matteo Franceschini, il disegno luci di Luca Serafini, lo styling di Ettore Lombardi. Lo spettacolo, co-prodotto dall’Associazione culturale Zebra – Teatro Stabile di Torino Teatro Nazionale e dal Gymnase CDCN Roubaix resterà in scena fino a lunedì 7 maggio, e sarà in tournée in Italia e all’estero fino al 10 ottobre 2026.
Silvia Gribaudi è un’artista associata del Teatro Stabile di Torino ed è un’autentica pioniera nell’esplorare il corpo nella dimensione delle arti performative. La sua nuova creazione rilegge l’antico mito greco delle donne guerriere come spazio di riflessione sul presente, attivandolo come archetipo contemporaneo capace di attraversare sacro, profano e umano. Le “Amazzoni” non sono figure da rappresentare, ma donne che esercitano la propria forza non rinunciando alla complessità. Sprigionano una carica vitale che non si lascia contenere e, nel divenire corpo, ridefinisce l’ordine dato senza chiedere legittimazione, trasforma il riso in gesto sovversivo e irriverente, fino a un’esplosione che rivela la loro parte più oscura e fragile, che scompone gli equilibri sfidandoli. Le performer vengono a costruire un dispositivo scenografico in cui si intrecciano dimensione individuale e collettiva, dando vita a una comunità  nella quale, unite e complici, lottano senza nemico, incarnando un esercizio di libertà che scardina e irride ogni dinamica di potere. La scena diventa territorio di esperienze e consapevolezze, dove il corpo non è solo gesto poetico, ma atto politico.
La danza, con le sue posture, traiettorie e ritmi diventa un rituale di resistenza sensibile. La coreografia non racconta i corpi, ma li abita, non dichiara, ma interroga.

Silvia Gribaudi, con la collaborazione di Francesco Dalmasso come assistente alla coreografia, crea in scena una pratica che si configura come un allenamento fisico per aprire spazi dentro e fuori dal corpo. Una forma coreografica che non cerca l’unisono, ma un gesto che attiva una relazione tra le performer e con il pubblico. Le differenze diventano materia comune, esercizio di coesistenza e allenamento a stare insieme senza annullare le singolarità.
La drammaturgia musicale si fonda sulle sonorità vocali femminili, matrice sonora e materia viva dell’intera composizione. La voce, molteplice e cangiante, è il cuore pulsante del progetto: attraverso elaborazioni elettroniche si espande, si frammenta e si ricompone, attraversando e materializzando stati emotivi e significati diversi. La musica di Matteo Franceschini crea un paesaggio sonoro polifonico, rituale, quasi sciamanico, dove la ripetizione si fa trance, resistenza, processo di trasformazione. Le luci di Luca Serafini disegnano territori mobili, attraversamenti, zone di potere e di intimità. I costumi curati da Ettore Lombardi sottolineano la complicità del gruppo di lavoro, dando spazio alla personalità di ogni corpo attraverso elementi di epoche diverse. Gli abiti non trasformano, rivelano. Il colore nero diventa un ambiente condiviso che accoglie differenze, posture e caratteri, uno styling che sostiene la libertà di corpi in scena. “Amazzoni” ha preso forma grazie a contributi preziosi.

“Ippolita, Pentesilea e le altre Amazzoni sono tornate – dichiara Silvia Gribaudi – come presenze più che come personaggi: non raccontano un mito, lo attraversano, non brandiscono armi, ma posture. Non scagliano frecce, ma traiettorie. Lo spettacolo, creato in dialogo con le danzatrici protagoniste, abita la scena come uno spazio da attraversare. Non occupa, ma espande. Non impone, ma insiste. È un gesto che si prende il diritto di esistere. Corpi che si allenano alla libertà, corpi che trasformano la resistenza in ritmo, la fatica in celebrazione. In scena le performer si mettono in gioco come singolarità e come branco, la loro battaglia è una pratica, un allenamento costante a stare nel mondo con il proprio corpo intero. Unite e complici, combattono senza nemico. La loro rivoluzione non costruisce confini, ma apre frontiere. Insieme prendono il potere e lo trasformano in un atto coreografico, lo attraversano, lo parodiano, lo ribaltano. La danza qui è un allenarsi a stare e a riprendersi il proprio spazio”.
Lo spettacolo è parte del programma di eventi di avvicinamento a Europride 2027.

Gli artisti del Teatro Stabile di Torino incontrano i cittadini nelle Case di Quartiere e nei Presidi Civici delle Circoscrizioni più lontane dal centro citta.
Il progetto è sviluppato in collaborazione con La Cultura dietro l’Angolo – mercoledì 29 aprile alle ore 17.30, alla Casa del Parco, in via Modesto Panetti 1, a Mirafiori, Silvia Gribaudi racconta “Amazzoni”.

Info: Fonderie Limone – via Pastrengo 88, Moncalieri

Orario:  martedì, mercoledì e giovedì ore 20.45 – biglietteria: teatro Carignano -piazza Carignano 6, Torino – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta

Bill Morrison racconta la genesi di The Great Flood

In occasione del Torino Jazz Festival, il regista Bill Morrison avrà un incontro alla GAM seguito da un concerto all’Auditorium Giovanni Agnelli il 1⁰ maggio

Il regista Bill Morrison giunge a Torino per il Torino Jazz Festival e avrà un incontro con il pubblico il 29 aprile prossimo alla GAM, in dialogo con il direttore artistico Stefano Zenni e l’introduzione di Chiara Bertola, direttrice della GAM, in merito alla realizzazione del film “The Great Flood”, che nasce dalla sua collaborazione con il jazzista Bill Frisell. L’incontro, a ingresso libero fino a esaurimento posti, consentirà di conoscere in modo più approfondito questo film, in collaborazione tra un regista e un jazzista, ispirato dalla catastrofica inondazione del Mississipi del 1927, la più grande della storia americana. Si trattò di un evento di proporzioni immani, che coinvolse migliaia di persone, soprattutto afroamericane, costrette a emigrare verso Nord. La catastrofe cambiò la storia sociale degli Stati Uniti, ma anche quella musicale, a partire dal blues e dai suoi protagonisti, alcuni dei quali avevano assistito all’inondazione e l’avevano raccontata nelle loro canzoni.
Nel 2012 Bill Morrison, tra i più grandi film-maker contemporanei, ha trovato e assemblato in forme suggestive le testimonianze filmate di quella catastrofe, e Bill Frisell ne ha tratto una visionaria narrazione musicale che verrà presentata venerdì 1⁰ maggio alle ore 18, all’Auditorium Giovanni Agnelli, in forma di proiezione con musica live, in un’inedita versione in duo con lo storico collaboratore di Frisell, il violinista Eyvind Kang, in prima assoluta nella giornata della Festa del Lavoro. Frisell sarà alla chitarra. La partitura musicale accompagnerà il montaggio visionario di Morrison e dimostra l’intenzione del Torino Jazz Festival di aprirsi a linguaggi contemporanei e al dialogo tra cinema e musica.

Mara Martellotta

Al Musa Art Gallery “David Bowie, mio fratello”, attraverso lo sguardo del fratellastro Terry Burns

Dal 17 aprile al 12 luglio, presso lo Spazio Musa di Torino, è ospitata la mostra dal titolo “David Bowie, mio fratello”, un progetto dello scrittore David Lawrence e di Francesco Longo, in programma per la prima volta in Italia dopo l’esposizione a Parigi e Saint-Rémi de Provence. Si tratta di un racconto per immagini che ricostruisce un ritratto di David Bowie a partire da una relazione privata e che attraversa l’intera traiettoria pubblica dell’artista. Il punto di vista è definito dall’impianto della mostra: la figura di Terry Burns, fratellastro di Bowie, diventa il dispositivo attraverso cui leggere immagini, testi e materiali. Non si tratta di una retrospettiva, ma di un percorso che mette in relazione episodi biografici, riferimenti culturali e la costruzione dell’identità artistica. Il nucleo espositivo riunisce una serie di fotografie in parte realizzate da autori che hanno seguito Bowie nelle fasi della sua carriera, tra cui rari scatti di Denis O’Regan, Philippe Auliac e Michel Haddi, in parte provenienti da altri contesti.
Le immagini non seguono una sequenza cronologica lineare, ma si organizzano per nuclei, restituendo passaggi, trasformazione e continuità. Accanto ai ritratti di Bowie compaiono figure che ne definiscono il contesto umano e creativo, famigliari, musicisti, artisti e intellettuali, i genitori e il nonno, Thomas Edward Lawrence, Miles Davis, Lou Reed, Mick Jagger, Pablo Picasso, Bob Dylan, Brian Eno, John Lennon, Elvis Presley, Lindsay Camp, Bing Crosby, Frank Sinatra, Jim Morrison, William S. Burroughs, Jean Genet, Jack Kerouac, Syd Barrett, tra gli altri. Il percorso costruisce così una rete di relazioni che rimanda alle influenze alla base del suo lavoro, dalla musica alla letteratura, dalle arti visive al cinema. All’interno di questo sistema, Terry Burns assume un ruolo strutturale, è attraverso lui che Bowie entra in contatto con una parte significativa del proprio orizzonte culturale, dalla letteratura al jazz, elementi che tornano trasformati dalla sua produzione. La mostra utilizza questo legame come chiave di lettura, senza isolarlo in una dimensione puramente biografica. Testi e immagini procedono su due livelli paralleli, e la scrittura accompagna il percorso senza funzione descrittiva, costruendo un controcampo narrativo che orienta la lettura delle fotografie.
Spazio Musa – via della Consolata 11/E – Torino
“David Bowie, mio fratello” – dal 17 aprile al 12 luglio
Mara Martellotta

“E.T.A. Hoffmann” a 250 anni dalla nascita, tra “illustrazione e animazione”

Prosegue il ciclo di incontri POP APPuntamenti, promosso dalla Fondazione Tancredi di Barolo – MUSLI – Museo della Scuola e POP APP Museum

Il Pop App Museum fino a maggio ospiterà un ciclo di incontri dedicati ai libri animati di ieri e di oggi e ai loro passaggi transmediali. Pompeo Vagliani, presidente della Fondazione Tancredi di Barolo, che promuove questo ciclo di incontri POP APPuntamenti, dialoga con autori e artisti, illustratori, pop up designer, professionisti del cinema d’animazione, bibliotecari, collezionisti ed appassionati che raccontano il mondo dei libri animati.

Il prossimo appuntamento è per giovedì 7 maggio alle ore 17, nel corso di un incontro denominato “E.T.A. Hoffmann” a 250 anni dalla nascita, tra “illustrazione e animazione”, in cui Matteo Bernardini renderà omaggio al ladre della letteratura fantastica moderna attraverso il cinema illustrato del regista torinese, che ci condurrà dietro le quinte per scoprire la tecnica d’animazione da lui sviluppata durante la pandemia. Giovedì 28 maggio, alle ore 17, sarà l’ultimo appuntamento del ciclo con “Libri  animati e scuola d’animazione CSC”, con Chiara Magri e Laura Fiori. La scuola d’animazione del centro sperimentale di cinematografia ha sede in Piemonte e si racconta attraverso i progetti in collaborazione con il Centro Studi e il POP APP Museum nel 2025 e nel 2026.

Mara Martellotta

“Giovani sguardi”: sogni, desideri e fragilità dell’adolescenza

 

Dal 2 al 23 maggio prossimo torna alla Casa del Teatro Ragazzi e Giovani di Torino una nuova edizione di “Giovani sguardi”, la rassegna della Fondazione TRG pensata per il pubblico giovane e dedicata ai temi, alle domande e alle inquietudini delle nuove generazioni. Si tratta di cinque spettacoli selezionati da un gruppo di ragazzi e ragazze coinvolti in un gruppo di co-progettazione che narrano esperienze, fragilità e sogni dell’adolescenza. In questi spettacoli che interrogano il presente attraverso i desideri e le paure dei giovani, è presente una commistione di teatro, musica, video e performance, capaci di affrontare temi centrali del nostro tempo quali l’identità digitale, la salute mentale, il bisogno di senso, il rapporto con il futuro e la pressione di una società che risulta sempre più accelerata.

Sabato 2 maggio, alle 20.45, andrà in scena “Molly” di Cubo Teatro, una storia d’adolescenza tra identità e algoritmo, tra amore e dipendenza digitale; sabato 9 maggio, alle 20.45, sarà la volta della pièce teatrale “Still Alive” di Associazione Florian Metateatro, in cui un corpo immobile racconta con ironia e vulnerabilità la depressione come condizione intima e generazionale; sabato 16 maggio, alle 20.45, il Teatro Nazionale di Napoli porterà in scena “Assetati”, il racconto di tre solitudini che attraversano il tempo inseguendo sogni dimenticati alla ricerca di un amore capace di dare un senso al dolore; venerdì 22 maggio, alle 20.45, gli allievi del corso intensivo della scuola di teatro della Fondazione TRG presenteranno “Timeless”, un’indagine sulla frenesia contemporanea che riscopre nel vuoto e nella lentezza l’ultimo spazio possibile di libertà. Infine sabato 23 maggio, alle 20.45, andrà in scena un viaggio emotivo tra desiderio e paura, che interroga il senso di generare la vita in un mondo attraversato dall’incertezza, dal titolo “Dead or alive”.

Mara Martellotta