CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Oggi al cinema. Le trame dei film nelle sale di Torino

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A cura di Elio Rabbione

Agata Christian – Delitto sulle nevi – Commedia, giallo. Regia di Eros Puglielli, con Christian De Sica, Pasquale Patrolo, Paolo Calabrese e Chiara Francini. Christian Agata, il detective e criminologo più famoso d’Italia viene invitato da Walter Gulmar, figlio di Carlo, patron della celebre ditta di giocattoli Gulmar&Gulmar, per fare da testimonial nello spot della nuova edizione di un gioco da tavolo, il Crime Castle, best seller dell’azienda. Lo spot sarà girato in Val d’Aosta e Agata raggiunge i Gulmar nel loro sontuoso castello fra le montagne innevate, che è stato di ispirazione per il gioco di cui sopra. Nel castello ci sono molti ospiti. Quando una valanga isola tutta l’improbabile compagnia, spunta il classico cadavere e i dieci piccoli indiani resteranno intrappolati nell’edificio. Il detective dovrà risolvere il mistero. Durata 109 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 5, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

L’agente segreto – Drammatico, thriller. Regia di Kleber Mendonça Filho, con Wagner Moura. La dittatura brasiliana, l’anno è il 1977, il protagonista è Marcelo – nome di copertura per un professore universitario – che a Recife raggiunge il figlio e che ben presto dovrà accorgersi di essere seguito da due sicari che lo vogliono morto: negli anni passati ha ostacolato le attività di un imprenditore di origini italiane. Uccisioni, antiche realtà e ricostruzioni cinematografiche, le ricerche di due studentesse che tentano di ridare esattezza e verità ai periodi più o meno conosciuti della storia di quel paese, mezzo del regista per ricordare allo spettatore le proprie origini giornalistiche. Premiato al Festival di Cannes, due Golden Globe, due candidature ai Bafta, quattro candidature agli Oscar, uno dei successi dell’annata. “Il thriller tiene il respiro e la morale in sospeso, e ricostruisce l’atmosfera in un’epoca in cui la dittatura faceva volentieri sparire le persone: la spy story si nasconde dietro ogni angolo, ogni occhiata, ogni fuga e ogni samba”, ha scritto Maurizio Porro nelle colonne del Corriere. Il film è stato designato Film della Critica dal SNCCI: “Il regista brasiliano insegue i fantasmi della sua città e del suo paese con una spy story insieme appassionante e amara. In fuga dalla polizia della dittatura militare, nel Brasile del 1977, un militante comunista arriva a Recife… sono i giorni del Carnevale, la città è in fermento, un serial killer minaccia la sicurezza, al cinema i film mostrano un mondo di esaltanti esagerazioni. Ma cosa significa, oggi, raccontare quel passato? Cosa ne è rimasto nelle immagini e nei luoghi del presente? Un film continuamente spiazzante e sorprendente.” Durata 158 minuti. (Greenwich Village V.O., Nazionale sala 4)

Buen Camino – Commedia. Regia di Gennaro Nunziante, con Checco Zalone, Beatriz Arjona, Letizia Arnò e Martina Colombari. Checco, erede ricchissimo e viziato, prole ultrafelice di Eugenio ricchissimo produttore di divani, innumerevoli ville con piscina e altrettanto innumerevoli servitori di origine filippina alle sue dipendenze, yacht su cui invitare amici che hanno le sue stesse idee di libertà e di non lavoro, una fidanzata messicana di professione modella, è costretto a lasciare la sua vita dorata sulle tracce della figlia Cristal, adolescente dal carattere un pochino turbolento. Per la prima volta in vita sua viene messo di fronte alle sue responsabilità di padre, inaspettate quanto da prendere con i classici guanti, anche perché Checco del sangue del suo sangue proprio niente sa. Grazie l’opera di corruzione attuata nella persona di Corina, la migliore amica di Cristal, il binomio viene a sapere che la fanciulla è partita per la Spagna. È così che finisce suo malgrado sul Cammino di Santiago: un’occasione per conoscersi veramente. Durata 90 minuti. (Massaua, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Cime tempestose – Drammatico. Regia di Emerald Fennell, con Margot Robbie e Jacob Elordi. Fin da bambini il legame tra Cathy Earnshow, orfana di madre e figlia di un inglese che ha perso ogni cosa al gioco, e Heathcliff, trovatello preso in casa dal padre di Cathy e trattato come un servo, è viscerale e indissolubile. Da adulti, quel legame si trasforma in passione travolgente, ma Cathy ritiene la possibilità di una relazione ufficiale con Heathcliff degradante, e prende in considerazione la possibilità di sposare il ricco vicino di casa Edgard. Heathcliff fugge dall’umiliazione e cerca fortuna all’estero, per poi tornare nello Yorkshire da trionfatore e conquistare Wuthering Heights, la casa in cui lui e Cathy sono cresciuti. Ma al suo ritorno trova la sua anima gemella sposata con Edgard, e per i due inizierà quell’inferno (e paradiso dei sensi) cui sembrano destinati sin dall’infanzia. Durata 136 minuti. (Centrale V.O., Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Harpo e sala Chico anche V.O., Greenwich Village V.O., Ideal, Reposi sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Le cose non dette – Drammatico. Regia di Gabriele Muccino. con Stefano Accorsi, Miriam Leone, Claudio Santamaria e Carolina Crescentini. Carlo Ristuccia è un docente universitario, autore di un unico libro di successo. Sua moglie Elisa è una giornalista di Vanity Fair Italia in crisi creativa, e il suo direttore le consiglia di “staccare” e di partire per una vacanza. Decidono dunque di partire per Tangeri, insieme a un’altra coppia: Paolo, il migliore amico di Carlo, ristoratore stakanovista e padre assente, e sua moglie Anna, iperansiosa e prepotente. Con loro però c’è anche la figlia tredicenne Vittoria, che ha una particolare simpatia per Carlo. Peccato che in vacanza si presenti a sorpresa Blu, la giovanissima amante del professore. Durata 114 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 2, Romano sala 3, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Crime 101 – La strada del crimine – Thriller. Regia di Bart Layton, con Chris Hemsworth, Halle Berry e Mark Ruffalo. Il film racconta la storia di Davis, un ladro le cui rapine, magistralmente pianificate, hanno da tempo lasciato le forze dell’ordine senza indizi. Davis sta organizzando il colpo più ambizioso della sua carriera, quello che spera possa essere l’ultimo, quando il suo cammino s’incrocia con quello di Sharon, una disillusa assicuratrice con cui è costretto a collaborare, e di Orman, un rivale dai metodi molto più pericolosi. Con l’avvicinarsi del furto multimilionario, l’inarrestabile tenente Lubesnik si avvicina alla verità, facendo crescere la tensione e rendendo sempre più sottile il confine tra cacciatore e preda. Ognuno dei protagonisti dovrà confrontarsi con il prezzo delle proprie scelte e con la consapevolezza di essere ormai oltre il punto di non ritorno. Durata 135 minuti. (Reposi, The Space Torino, Uci Lingotto, The Space Beinasco, Uci Moncalieri)

Domani interrogo – Commedia. Regia di Umberto Riccioni Carteni, con Anna Ferzetti. Una prof d’inglese un po’ terrorizzata dagli strudenti, ma convinta del valore educativo fondamentale della scuola, è assegnata a una quinta di un liceo romano a Rebibbia. Quella periferia romana fa da sfondo alla vita dei ragazzi tra fumo e famiglie sfasciate, spaccio e primi amori, storie di sesso e rassegnazione. I ragazzi si lasciano un po’ andare tra canne, telefonini e preconcetti, convinti che la vita fuori della scuola sia soltanto ostile e a loro preclusa. La prof ha tre possibilità: scappare come i suoi predecessori, fregarsene o entrare in quella gabbia di leoni disarmata. Durata 95 minuti. (Ideal, Uci Moncalieri)

Due procuratori – Storico, drammatico. Regia di Sergei Loznitsa, con Alexander Kuznetsov e Anatoliy Belyy. Unione Sovietica, 1937. Migliaia di lettere di detenuti ingiustamente accusati dal regime vengono bruciate nella cella cella di una prigione. Contro ogni previsione, una di queste richieste d’aiuto giunge a destinazione, sulla scrivania del procuratore locale appena nominato, Aleksandr Kornev. Il giovane Kornev fa del suo meglio per incontrare il prigioniero, vittima di agenti corrotti della polizia segreta, l’NKVD. Bolscevico convinto e integro, il giovane procuratore sospetta una serie di abusi e illegalità. La sua ricerca di giustizia lo porterà fino all’ufficio del Procuratore Generale di Mosca. Incontrerà attese, depistaggi, inganni. Durata 118 minuti. (Eliseo)

Il filo del ricatto – Dead Man’s Wire – Drammatico. Regia di Gus VAN Sant, con Bill Skarsgård e Al Pacino. La mattina dell’8 febbraio 1977, AnthonyG. “Tony” Kiritsis, 44enne, entrò nell’ufficio di Richard O. Hall, presidente della Meridian Mortgage Company, a Indianapolis, e lo prese in ostaggio con un fucile a canne mozze calibro 12 collegato con un “dead man’s wire”, ovvero un cavo teso dal grilletto al collo di Hall. Questa è la vera storia del confronto che sconvolse il mondo: Tony chiese cinque milioni di dollari, di non essere né accusato né processato, e le scuse personali da parte degli Hall per averlo truffato di ciò che gli era “dovuto”. Scrive di Van Sant Maurizio Porro nelle colonne del Corsera: “In questo film riannoda il passato al presente come fosse un secondo fucile legato al collo della nostra società, girando clastrofobicamente dentro la casa con ragionata tensione con una sceneggiatura di Austin Kalodney calibrata tra psicanalisi e tribunale: è l’indipendenza di un cinema che ausculta la società quando le saltano i nervi. Sono super le prove dell’eroe Bill Skarsgård e della sua vittima, il futuro colpevole, introverso junior, Dacre Montgomery”. Durata 101 minuti. (Nazionale anche V.O.)

La Gioia – Drammatico. Regia di Nicolangelo Gelormini, con Valeria Golino, Saul Nanni, Jasmine Trinca, Francesco Colella e Betty Pedrazzi. Gioia è un’insegnate di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare la madre, cassiera in un supermercato. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che abbia mai amato. Scrive Maurizio Porro nelle colonne del Corriere: “Una storia incrociata di menzogne e amori sognati e non realizzati: contano solo i soldi, i baci impiccano. Coi ritmi di un sovvertimento dei sensi alla Zweig, di un doppio processo alle intenzioni, il film tiene un impeccabile equilibrio tra i personaggi, grazie al cast perfetto”. Durata 108 minuti. (Ideal, Romano sala 2)

La grazia – Commedia drammatica. Regia di Paolo Sorrentino, con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Massimo Venturiello, Roberto Zibetti e Milvia Marigliano. Il presidente della Repubblica Mariano De Santis è ormai anziano e alla fine del suo mandato. Vedovo, ex giurista e profondamente cattolico, si troverà di fronte a due ultimi dilemmi: se concedere la grazia a due persone che hanno commesso un omicidio in circostanze che potrebbero essere continuate attenuanti o se promulgare la legge dell’eutanasia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo. Durata 133 minuti. Il regista Paolo Sorrentino, che ha girato gran parte del film a Torino, sarà al Nazionale domenica 18 gennaio alle ore 18 per presentare il film e rispondere alle domande del pubblico. Da lunedì 19 sarà altresì possibile visitare lamostra fotografica “La Grazia” – Immagini e location della Torino di Paolo Sorrentino”, nelle stesse sale di palazzo Chiablese dove il regista ha ricreato gli ambienti del Quirinale. (Due Giardini sala Nirvana, Eliseo, Fratelli Marx sala Chico)

Hamnet – Storico, drammatico. Regia di Chloé Zhao, con Jessie Buckley, Paul Mescal, Jacobi Jupe ed Emily Watson. In un bosco, una giovane donna dorme rannicchiata nella culla formata dalla radice emersa di un albero secolare: è vestita di rosso cupo, accompagnata da un falco che risponde ai suoi richiami, conosce erbe e pozioni, si dice non sia nata da sua madre ma da una donna venuta da lontano. Si chiama Agnes e quando Will la vede se ne innamora subito. Will è il giovane William Shakespeare, maestro di latino nella Stratford del 1580, che riesce a sposarla nonostante l’ostilità delle famiglie e ad avere con lei tre figli, Susannah e i gemelli Judith e Hamnet. Ma un lutto li colpisce, quando il drammaturgo lavora già a Londra, e Hamnet ucciso dalla peste a soli undici anni (un lutto che mette a dura prova l’unione della coppia) diventa Hamlet. Tratta dal romanzo del 2020 dell’irlandese Maggie O’Farrell, la storia di Agnes (più che di William), tessuta di magia e femminilità. Film già vincitore di due Golden Globe, attende la notte degli Oscar con le sue otto candidature. Ha scritto Alessandra De Luca nelle colonne di “Ciak” che la Zhao, nata a Pechino nel 1982, già premiata a Venezia con il Leone d’oro nel 2020 e Oscar come miglior film per “Nomadland”, “sceglie ancora una volta una strada radicale, quasi estrema, per mettere in scena elaborazione del lutto e catarsi, spingendo i suoi attori in un percorso emotivo dove verità e finzionr, vita e arte, spirito e materia si confondono. La scena nel finale ambientato al Globe Theatre di Londra, durante la prima rappresentazione di “Amleto”, vale la spesa del biglietto e un’altra statuetta nelle mani di Jessie Buckley, dopo il Golden Globe, ci starebbe proprio bene.” Durata 125 minuti. (Massaua, Classico anche V.O., Eliseo Grande, Nazionale sala 1, The Space Torino, Uci Lingotto anche V.O., The Space Beinasco)

Lavoreremo da grandi – Commedia. Regia di Antonio Albanese, con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese e e Nicolò Ferrero. Umberto ha dilapidato i soldi del padre e continua a immaginarsi grande musicista, ma partorisce soltanto creazioni sonore cacofoniche. Ha due ex mogli che l’hanno sfruttato e ora lo detestato e due figli, Toni e Beppe. Gigi contava sull’eredità di una zia facoltosa ma lei gli ha lasciato solo trucchi e parrucche, che lui indossa per protesta, ubriacandosi e ingerendo pillole. Una notte mentre trasportano quest’ultimo in stato semicomatoso, Umberto Beppe e Toni (sotto misura cautelare in vista dell’ennesimo processo, questa volta per truffa ai danni del Fisco) fanno un incidente – credono di aver travolto con l’auto qualcuno in bicicletta – del quale dovranno affrontare le conseguenze, dando il via a una catena di equivoci e di sorprese atte a sconvolgere la loro vita senza direzione.  Durata 91 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Fratelli Marx sala Groucho, The Space Beinasco, Uci Lingotto, Uci Moncalieri)

Il Mago del Cremlino – Le origini di Putin – Drammatico. Regia di Olivier Assayas, con Jude Law, Paul Dano e Alicia Vikander. Russia, primi anni Novanta. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese che cerca di ricostruirsi, Vadim Baranov, un giovane brillante, sta per trovare la propria strada. Orima artista d’avanguardia, poi produttore di reality show, diventa spin doctor di un ex agente del KGB in ascesa: Vladimir Putin. Immerso nel cuore del sistema, Baranov plasma la nuova Russia, confondendo i confini tra verità e menzogna, credenze e manipolazione. Ma c’è una figura che sfugge al suo controllo: Ksenia, donna libera e inafferrabile, che incarna la possibilità di fuga, lontano da questo gioco pericoloso. Quindici anni dopo, ritiratosi nel silenzio e avvolto nel mistero, Baranov accetta di parlare, rivelando i segreti occulti del regime che ha contribuito a costruire. Durata 149 minuti. (Massimo anche V.O., Reposi sala 4)

Marty Supreme – Commedia drammatica. Regia di Josh Safdie, con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow e Abel Ferrara. Marty Mauser è un venditore di scarpe con una irrefrenabile ossessione per il ping pong che si muove nella New York degli anni Cinquanta tra truffe, scommesse, passioni proibite e sogni di gloria. Un’esistenza rocambolesca per un personaggio larger than life, eccentrico e ambiziosissimo, smodato e leggendario. Durata 90 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Ombrerosse, Fratelli Marx sala Harpo, Massimo sala Cabiria anche V.O., Nazionale sala 4, The Space Torino)

Pillion – Amore senza freni – Drammatico. Regia di Harry Lighton, con Alexander Skarsgård e Harry Melling. Colin è un giovane timido e mite: un giorno ha il compito di fare multe ai proprietari di auto mal parcheggiate, di sera si esibisce malinconicamente al pub in un coro a cappella. Proprio in quel pub, una sera, viene avvistato da Ray, un motociclista che è vero esemplare di maschio alfa. L’attrazione è immediata e, incredibilmente, reciproca. I genitori di Colin, che conoscono e sostengono la sua omosessualità, sono dapprima felici che il figlio abbia trovato una compagnia amorosa, ma non sanno che Ray è un dominatore e Colin il suo “pillion”, termine con cui si indica il sellino posteriore delle moto, ma che in questo caso è una metafora per “sottomesso”. La relazione tra i due è unilaterale. Ray comanda e Colin ubbidisce, vista la sua “naturale attitudine alla devozione”, come la descrive il compagno. E questo succede anche nel sesso, regalando a Colin il primo rapporto completo al prezzo della sudditanza a binario unico. Ma quando Colin cerca di trasformare la relazione in un rapporto di coppia le cose si complicano. Durata 106 minuti. (Centrale anche V.O.)

Rental Family – Nelle vite degli altri – Commedia drammatica. Regia di Hikari, con Brendan Fraser e Takehiro Hira. Philip, attore americano di alterne fortune, abita da alcuni anni in Giappone. Un giorno gli viene proposto una nuova occupazione, presso un’agenzia di “comparse” impiegate ad allacciare rapporti con famigliari, ad assistere persone sole, ad apparire parenti, la Rental Family. Sono tanti i dubbi che sulle prime preoccupano Philip che tuttavia s’assoggetta a una quotidianità che lo pone a contatto con le persone, che gli regala qualche reddito, che gli dà la possibilità di essere d’aiuto al prossimo. Durata 103 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi sala 1, The Space Torino, The Space Beinasco, Uci Moncalieri anche V.O.)

Sentimental Value – Drammatico. Regia di Joachim Trier, con Renate Reinsve, Elle Fanning e Stellan Skarsgård. Nora e Agnes sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Riconoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp. Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato. Designato Film della Critica dal SNCCI: “Due necessità primarie a confronto – quella di seguire il proprio percorso artistico e quella di rimanere accanto ai propri figli – confluiscono in un dramma familiare delicato e struggente. Stellan Skarsgård giganteggia nei panni del regista di successo che ha smarrito la via, e Renate Reinsve gli tiene testa in quelli della primogenita, attrice di razza che rifiuta di interpretare se stessa nell’Amarcord paterno. Una parabola sulla possibilità di perdono e redenzione, mai sentimentale, a dispetto del titolo, sempre vibrante di intensa emozione. Durata 133 minuti. (Blue Torino/via Principe Tommaso 6, Eliseo, Greenwich Village V.O., Romano sala 1)

Quando al Teatro Ariston c’erano i Pandemonium

Sanremo raccontato dai suoi protagonisti

Quando a Sanremo si cantava “Tu fai schifo sempre”. Mancano 5 giorni all’inizio di un Festival in cui troveremo ben 44 volte la parola “amore”, e 14 “cuore”, nei testi dei brani in gara. Mentre nell’ormai lontano 1979 a Sanremo si cantava “Tu fai schifo sempre” e sul palco del Teatro Ariston c’erano i Pandemonium a proporre questa surreale canzone cult, e tra loro l’autore del testo Gianni Mauro che racconta: “siamo nati da un’idea della Rca italiana che voleva creare un laboratorio con tutti i nuovi cantautori sotto contratto. Con me c’erano Amedeo Minghi, Giorgio Bertinelli, Michele Paulicelli e poi alcuni attori, musicisti e cantanti, uomini e donne. Ci misero insieme per fare una specie di comune, come usava allora. Vivevamo tutti insieme, ed il senso era quello di interagire tra di noi: come cantautore potevo confrontarmi con dei musicisti e degli arrangiatori, o far cantare una canzone mia da una cantante, oppure ancora far sentire a Minghi dei pezzi miei, e viceversa lui a me. Era un modo per scambiarci le nostre esperienze, ed anche se eravamo giovanissimi perché avevamo poco più di vent’anni, o forse Amedeo era un po’ più grande ed aveva pure già scritto per i Vianella, ne avevamo tutti quanti comunque già avute.

C’era questo interscambio tra cantautori e cantanti, ed avevamo anche un produttore e arrangiatore, il grande Piero Pintucci, uno dei più grandi autori e arrangiatori italiani che produceva in contemporanea sia noi sia Renato Zero e la Ferri. Gabriella tra l’altro un giorno ascoltò un mio pezzo dal titolo “Lunedì” che volle assolutamente inserire in un suo Lp e che mi aprì le porte come autore, avendo poi in seguito scritto per tanti altri artisti italiani come Gigi Proietti, Lando Fiorini, Gianni Nazzaro e soprattutto collaborato con il maestro Detto Mariano ed il grande Adriano Celentano per fare le sigle dei film di successo negli anni ’80 e ’90, ad esempio, “Il bisbetico domato”, “Il ragazzo di campagna”, “Spaghetti a mezzanotte” ed altri ancora.” Prima di “Tu fai schifo sempre” nel ’79 ci fu però una precedente esperienza, la prima, a Sanremo come corista.

“Sì, nel 1978 con il caro amico Rino Gaetano che aveva già avuto un discreto successo con “Il cielo è sempre più blu”, “Berta filava” e alcuni altri pezzi. Siccome però non veniva fuori in maniera forte la Rca decise di mandarlo a Sanremo per fargli acquisire appunto notorietà. Solo che successe un pò di casino: Rino voleva andarci con “Nuntereggae più”, però la Rca si oppose perché diceva che venivano menzionati troppi nomi di politici e di persone importanti, e quindi non l’avrebbero mai accettata al Festival. Quindi si ripiegò su “Gianna”. L’esperienza del ’78 fu davvero strabiliante e strepitosa perché Rino che io avevo conosciuto qualche anno prima era una persona molto umile, disponibile, e quando si inventò quel finale del “Ma dove vai, cosa fai…” quella specie di filastrocca tarantella, fu il trionfo, iniziò il suo vero successo. Lui volle portare con sé un quartetto e quindi venne a vedere un provino al Cenacolo, un capannone della Rca in aperta campagna dove c’erano tante sale prove e dove venivano tutti, da De Gregori a Battisti alla Schola Cantorum.

Alla fine si convinse che a parte me che già mi aveva scelto perché sembravo un barbone, insomma ero molto caratteristico, con i baffoni, i capelli lunghi e il basco, di portare sul palco dell’Ariston Angelo Giordano perché diceva che assomigliava a Ninetto Davoli, e poi scelse sempre tra i Pandemonium, Monica Bergamaschi e Angiolina Campanelli, due bellissime ragazze molto hippy. Così andammo tutti e quattro con lui a fare questa bellissima esperienza. “Gianna” arrivò a sorpresa terza e quella sera mentre ci stavamo svestendo per andarcene a cena con Rino, il produttore lo chiamò per farlo correre sul palco e riproporre la canzone con noi euforici al seguito.

Per quanto riguarda il 1979 invece, avevo scritto due anni prima una canzone in base a una musica che mi diede Angelo Giordano, che ha fatto parte per due anni dei Pandemonium; mi diede allora un brano senza testo, o meglio con una specie di testo in finto inglese, ed io un giorno mentre stavamo registrando al Teatro Delle Vittorie lo spettacolo televisivo “…E adesso andiamo a incominciare” con Gabriella Ferri, stavo strimpellando la mia chitarrella e mi venne in mente all’improvviso la brillante e strana idea di metterci sopra invece dei soliti amore mio ti amo, ti voglio tanto bene, esattamente il contrario: “Tu fai schifo sempre/ da mattina a sera”! Perché pensai: voglio uscire fuori dalla banalità, voglio fare una cosa dissacrante al massimo, voglio tentare, sempre se il patron del Festival Gianni Ravera accetta, perché sarà un pugno nello stomaco, una cosa totalmente al di fuori di tutti i canoni di Sanremo. Ed un giorno mentre canticchiavo per i fatti miei questo “Tu fai schifo sempre” in un angolo del Delle Vittorie, si trovava a passare di lì Roberto Lerici, uno dei più grandi intellettuali di origine milanese, amico di Fo, Jannacci e che era autore del programma, il quale appena mi sentì cantare la prima strofa si bloccò, ed io molto intimidito e vergognoso gliela feci sentire nuovamente e lui disse: “ma questa è un’idea fortissima, questa se la porti a Sanremo fa il boom, mi devi credere!” Allora io confortato dalle parole di Lerici corsi subito da Piero Pintucci che ne rimase colpito pure lui. Così la completai e quando la sentì Ravera pure lui mi disse: “questa dobbiamo assolutamente portarla a Sanremo perché farà il botto”, ed anche se non vincemmo e non arrivammo tra i primi tre sono 47anni che rimane una canzone famosissima e sempre ricordata.”

Igino Macagno

Grandi cantieri espositivi e strutturali vivono nei Musei Reali

Nell’attraversare la piazzetta Reale, guardi ai grandi manifesti apposti sulla facciata di palazzo Chiablese, e già conosci la bellezza e il gran successo della mostra di Orazio Gentileschi, “un pittore in viaggio”, come s’è già gustato nei giorni scorsi il confronto, tra colori e particolari e tableaux esaurientemente esplicativi, al secondo piano della Sabauda, negli spazi dello Spazio Scoperte, tra i due “Giudizi Universali”, di Beato Angelico l’uno, di Bartholomeus Spranger l’altro: ambedue le mostre visitabili sino al 3 maggio. Esempio di una bella fucina che non cessa mai di forgiare, oggi si sale nel Salone delle Guardie Svizzere del Palazzo Reale per ritrovarti davanti, eccezione fatta nella presenza di Gaetano Di Marino, pragmatico e sostanzioso Segretario Amministrativo, una bella tavola al femminile, sei donne, al centro la guida e direttrice Paola D’Agostino – succeduta a Mario Turetta, che già in precedenti occasioni ha esposto con considerevole fermezza la sua linea di comportamento -, ai lati le Responsabili d’Area, schermo in perfetto movimento di efficienti sinergie, un lungo e bell’esempio di collaboratrici soprattutto e collaboratori nelle fitte pagine della cartella stampa, Annamaria Bava (Gestione e cura delle collezioni), Giovanna Abruzzese (Amministrazione e gestione risorse umane), Barbara Vinardi (Architettura, strutture e sicurezza), Elisa Panero (Mediazione, Accoglienza, Vigilanza e Servizi educativi), Barbara Tuzzolino (Comunicazione e Promozione, “che gode ottima salute”). È “l’omaggio dovuto a chi lavora dietro le quinte – sottolinea D’Agostino che ha voluto tutti intorno a sé -, a chi dimostra ogni giorno capacità di lavoro, continuo, efficace, fatto di lunghe prospettive, a chi conferma a ogni occasione l’orgoglio di appartenere alla compagine dei Musei”, che quest’anno festeggiano i dieci anni della loro esistenza (era il gennaio del 2016, oggi si pensa già appieno alle impostazioni delle prossime tre stagioni), nel top dei primi dieci musei italiani, pietra miliare, per cui qualcosa sarà pur necessario inventare ed è già pronta una serie di eventi culturali che troveranno il loro perfetto contenitore nell’estate.

Cultura, innovazione e valorizzazione del patrimonio”, un’animazione che coinvolge altresì “lo stato d’avanzamento dei cantieri strategici finalizzati alla conservazione, valorizzazione e fruizione dei beni architettonici, artistici e naturalistici”, che guarda alle differenti collezioni “enciclopediche per numeri e varietà di opere d’arte” ed “inestimabili”, alla loro maggiore fruizione da parte di un pubblico sempre più attento, al loro consolidamento. Educare proprio quel pubblico, accompagnarlo nella molteplice scoperta di un consistente patrimonio, al di là di questa o quella mostra che si possa definire eccellente fiore all’occhiello. “Una mostra in permanenza del collezionismo sabaudo” quindi, mettendo un giusto accento tra “temporaneo e permanente”, ci tiene ancora ad affermare la direttrice dei Musei. In questo panorama che a tratti abbraccia il non visto, il tenuto nascosto, il non sufficientemente frequentato, si inseriranno tre “piccoli” progetti: grazie al contributo della Fondazione CTR, nell’ambito di “Patrimoni sommersi – parte seconda”. sarà possibile eseguire il restauro dell”Armatura indiana B. 52”, presente all’Armeria Reale fin dal 1840 e custodita nei depositi del museo a causa del cattivo stato di conservazione; come nella primavera di quest’anno sarà ulteriormente valorizzata e arricchita con una serie di approfondimenti multimediali dedicati alla tecnica della ceramica la Collezione Lenci, donata in passato dai coniugi Ferrero, come con il sostegno di enti e associazioni in questo stesso anno verrà restaurato il dipinto a olio su pietra che raffigura “L’adorazione dei Magi”, anch’esso in cattivo stato di conservazione, che potrebbe essere legato alla produzione di Cornelis van Poelenburgh e Bartholomeus Breenbergh, artisti olandesi attivi nell’area romana nella prima metà dei Seicento.

A chi ne chiede notizie, la risposta è negativa, nel 2026 l’”Autoritratto” vinciano se ne starà a riposo e non sarà quindi visibile. Nello Spazio Leonardo, al primo piano della Sabauda, in un ulteriore appuntamento con “A tu per tu con Leonardo”, dal 20 marzo al 28 maggio prossimi, verrà esposto il disegno autografo “Tre vedute di testa virile con barba”, che fa parte del corpus del Genio conservato presso la Biblioteca Reale di Torino. Curatori ospiti Simone Facchinetti e Arturo Galansino. A percorrere l’intera seconda metà dell’anno (dal 21 maggio) sino ad attraversarne il limite (si chiuderà il 6 gennaio), i Musei Reali celebreranno la Regina Margherita, prima regina d’Italia, in occasione del centenario della morte con più iniziative. Curata da Lorenza Santa, Fabio Uliana e Maria Luisa Ricci, la mostra “Margherita, prima Regina d’Italia. Storia, cultura e stile tra Biblioteca e Palazzo Reale” sarà la vetrina di volumi, documenti e fotografie, per la maggior parte inediti, a testimoniare gli interessi artistici della sovrana, il tutto accresciuto dei tanti doni che da ogni parte d’Italia le giungevano, grazie alla vasta popolarità di cui godeva e che aveva saputo nel corso degli anni costruire. Nel corso dell’anno saranno altresì calendarizzate aperture speciali del suo appartamento al primo piano di palazzo Reale, mentre il 12 e il 14 novembre avrà luogo un convegno a lei dedicato. Ancora uno sguardo al femminile: a cura di Elisa Panero, dal 21 maggio al 6 gennaio 2027, ecco “Il Volto delle Donne. L’altra faccia della Storia” ospitata nel Medagliere Reale, un vero museo nel museo, una “nuova stagione espositiva” che metterà in scena una selezione di volti femminili di diverse epoche per farle tornare a dialogare con gli spettatori.

Dagli anni a cavallo tra due secoli a quelli che viviamo. Dal primo ottobre sino al 17 gennaio, forse contravvenendo a quanto solitamente ci è proposto in quegli spazi, le sale di palazzo Chiablese ospiteranno la retrospettiva “Still image. Fotografie di Jessica Lange”, omaggio a una delle attrici più moderne e affermate di Hollywood, due premi Oscar, qui in un aspetto forse meno noto, certo per la prima volta esposto in Italia. Un linguaggio fotografico che vedrà la curatela di Anne Morin, un progetto che esplorerà soprattutto il materiale realizzato a partire dalla fine degli anni Novanta, accompagnando il pubblico lungo un viaggio in bianco e nero e ideale sulla Highway, la strada che collega lo stato del Minnesota, dove l’attrice e fotografa è nata, sino a New Orleans, il racconto di un’America rurale “con uno sguardo poetico e malinconico, attento ai luoghi, alle atmosfere e ai dettagli. Dal 15 ottobre l’ospitalità va, nello Spazio Scoperte della Sabauda, alla mostra “Di padre in figlio: l’arte di Giandomenico Tiepolo tra disegno e incisione”, a cura di Sofia Villano, anche la messa a confronto con il profondo sodalizio creativo con il padre Giambattista, una occasione che nasce dall’immenso patrimonio d’incisioni della Sabauda – un patrimonio numericamente e qualitativamente importante di 6800 incisioni – e che offre la possibilità “di presentare gli aggiornamenti dei dati catalografici , di verifica conservativa e inventariale, di ricondizionamento e manutenzione dei fondi di grafica”.

Nell’ambito di quella attività gestionale delle architetture dei Musei di cui sopra si diceva, entro l’anno termineranno i restauri dei due torrioni della facciata nord verso il Giardino Ducale come il nuovo deposito dell’Armeria Reale nelTorrione Ormea. È invece ancora aperto il cantiere, finanziato con fondi PNRR, che vedrà un miglioramento nell’accessibilità e nell’accoglienza del pubblico grazie alla riqualificazione degli spazi, dall’ingresso del Cortile d’Onore, accompagnato da un nuovo sistema di illuminazione a cui s’unità l’installazione di un nuovo totem informativo ricco di indicazioni su orari e attività in corso, per un maggiore orientamento all’interno del complesso espositivo. Già suggerito in precedenti occasioni ma ora in via di fattiva realizzazione il collegamento tra il Museo d’Antichità e le aree dell’antico teatro finora non accessibili e gli spazi della paleocristiana basilica del Salvatore: progetti in un venire più o meno immediato che avranno concretezza con la richiesta e l’ottenimento dell’ulteriore fondo di 200mila euro, senza tralasciare il restauro della Fontana dei Tritoni posta nei Giardini, rivista nell’illuminazione e nell’impianto idraulico. Grazie alla Fondazione CRT e alla Legge 190, si guarderà al Bastion Verde, antico bastione cinquecentesco posto sul margine nord-est delle mura romane, mentre con l’apporto collaborativo della Fondazione Compagnia San Paolo sono in corso le verifiche tecniche che porteranno alla riapertura delle Serre Reali.

Elio Rabbione

Nelle immagini, Biblioteca Reale, Salone Palagiano, foto Musei Reali Torino; Leonardo da Vinci, “Tre vedute di testa virile con barba”, Biblioteca Reale di Torino, foto Musei Teali Torino; Giandomenico Tiepolo, “Angelica e Medoro incidono i loro nomi sulla corteccia di un albero”, Galleria Sabauda, foto Museo Reale Torino; “Minnesota, 1992”, Jessica Lange Courtesy Howard Greenberg Gallery NY

Alla Fondazione Amendola al via “Bella Storia”

Parte alla Fondazione Giorgio Amendola il progetto di animazione socio-culturale di prossimità in Barriera di Milano e Aurora, con la Sala Prove dei Podcast e due festival e iniziative per cambiare la realtà e la percezione nei quartieri.
Con la costituzione del Comitato di Coordinamento, avvenuta venerdì 13 febbraio scorso, è ufficialmente partito il progetto dal titolo “Bella storia.  Racconti del territorio ed animazione socio-culturale di prossimità”, finanziato nell’ambito del PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, finalizzato alla promozione di interventi nei quartieri Barriera di Milano e Aurora.

Da oggi fino al 31 dicembre 2027 la Fondazione Giorgio Amendola, in qualità di capofila del partenariato, coordinerà un articolato programma di attività educative dedicate alla narrazione, alla formazione e alla partecipazione giovanile, con l’obiettivo di rafforzare coesione sociale, cittadinanza attiva e nuove competenze culturali nei territori interessati.
Il progetto prende forma attraverso il percorso “Sulle vie del futuro- Giovani che non  si arrendono” ed unisce laboratori multimediali  a musica urban, eventi comunitari a residenze artistiche e produzioni culturali condivise.
Tra le iniziative più significative del biennio, l’allestimento dell’Hub del Podcast, la Sala delle prove dei podcast a partire da maggio 2026, presso la sede della Fondazione Amendola, spazio stabile di produzione e formazione aperto a giovani, scuole, associazioni e cittadini a partire dal maggio 2026 e le due edizioni del Torino Podcast Festival il 4-7 giugno 2026 e nel novembre 2027. Si terranno laboratori, eventi conviviali e comunitari, corsi e workshop. I workshop e il Festival saranno coordinati dal collettivo Sound Design Italia.

Le attività si svilupperanno lungo l’asse tra via Bologna, corso Giulio Cesare e Lungo Dora Napoli, coinvolgendo direttamente oltre trecento persone, in particolare ragazzi del quartiere, giovani richiedenti asilo, studenti universitari, e raggiungeranno una platea ancora più vasta attraverso contenuti audio-video, eventi pubblici e, soprattutto, il Torino Podcast Festival, che nella prima edizione del prossimo giugno inaugurerà ufficialmente l’hub e lancerà il percorso triennale del progetto.
Il partenariato, guidato dalla Fondazione Amendola, vede la partecipazione  della Cooperativa Le Soleil, della Fondazione Relife ETS e di Panacea Social Farm, con la collaborazione di Panafricando.

“Insieme – dichiara Domenico Cerabona direttore della Fondazione Amendola – lavoreremo per trasformare il racconto del territorio con gli strumenti dell’inclusione e dello sviluppo sociale, contrastando stereotipi e marginalità attraverso modelli positivi di sviluppo, impegno, creatività e solidarietà.  Pensiamo davvero di aver individuato un modello innovativo di cittadinanza culturale di prossimità, in cui arte, linguaggi digitali e partecipazione attiva possono diventare fattori di rigenerazione  urbana e di fiducia collettiva”.

Mara Martellotta

Prorogata fino al 3 maggio la mostra “Manifesti d’artista”

Allestita al piano d’accoglienza della Mole Antonelliana, presso il Museo Nazionale del Cinema di Torino
È stata prorogata fino al 3 maggio prossimo la mostra “Manifesti d’artista”, allestita al piano d’accoglienza della Mole Antonelliana, realizzata dal Museo Nazionale del Cinema e a cura di Nicoletta Pacini e Tamara Sillo. Le opere in mostra sono dieci manifesti di grande formato che vanno dal muto al sonoro, ai quali si aggiunge la brochure realizzata da Guttuso per il lancio del film “Riso amaro” di Giuseppe De Santis. Queste opere provengono dalle collezioni del Museo e sono dei veri e propri gioielli nascosti, esposti, alcuni per la prima volta. La loro particolarità è di essere espressioni della cartellonistica cinematografica ad opera di artisti capaci di trasformare l’affisso pubblicitario in un’opera d’arte a sé stante. Grazie a questi autori, i manifesti assumono un’autonomia artistica che prescinde dai fini per i quali sono stati realizzati. Dietro ogni manifesto vi è, infatti, la mano di un artista eclettico, capace di trasformare in tratto grafico la propria notevole creatività. Attraverso le opere di questi autori, che si sono occasionalmente prestati alla promozione cinematografica, si percepisce la vivacità culturale degli anni in cui hanno vissuto e ai quali risale la loro creazione artistica.
Mara Martellotta

I tesori dell’Accademia delle Scienze

Un’altra meraviglia nel cuore di Torino.

Nel pieno centro della nostra meravigliosa città si trova un bel palazzo seicentesco originariamente progettato per ospitare un collegio gesuitico e trasformato, in seguito, nella prestigiosa sede dell’Accademia delle Scienze.

Sebbene tra le carte ufficiali non ve ne sia traccia, la paternità di questo edificio è stata a lungo attribuita a Guarino Guarini. A supporto di questa tesi, o che Guarini ebbe un coinvolgimento nei lavori quantomeno parziale, vi è la certezza che l’architetto in quel periodo fu impegnato nel cantiere di Palazzo Carignano che si trova proprio a due passi dall’Accademia; sono visibili, inoltre, chiari influssi dello stile di cui Guarini era uno dei massimi esponenti, il barocco piemontese, che si possono osservare in diverse parti dell’edificio, ma soprattutto ammirando il magnifico scalone.La prima pietra fu posata nel 1679 da Maria Giovanna di Savoia di Nemours, l’idea di costruire il palazzo fu del gesuita Carlo Vota mentre l’urbanista Michele Garove diresse i lavori. Nel 1773 l’ordine dei gesuiti venne abolito e, dopo che la proprietà del palazzo diventò sabauda, il palazzo fu concesso alla neo costituita Accademia delle Scienze.

L’entrata è arricchita da due figure allegoriche femminili: Veritas, rappresentata da una donna appoggiata sul globo, e Utilitas, ritratta con cornucopia e il bastone alato con due serpenti, le statue sono divise tra loro dallo stemma coronato dei Savoia.

Sono diversi i tesori custoditi all’interno di questo luogo prezioso, ma certamente i più importanti e unici si trovano nel cuore dell’edificio, il piano nobile, nella Sala dei Mappamondi che prende il nome, appunto, dai due straordinari globi realizzati dal cartografo veneziano Vincenzo Maria Coronelli. Entrambi hanno un diametro di 110 cm e rappresentano, il primo, la cartografia terrestre e l’altro quella celeste. Le decorazioni della sala, realizzate nel 1787, sono di Giovannino Galliari.

I particolari da non lasciarsi sfuggire negli angoli della volta sono davvero molti tra cui una bussola, un astrolabio un compasso, un coccodrillo e un termometro, mentre il timpano riporta le iniziali di Re Vittorio Amedeo III che istituì l’Accademia. Sopra la porta che conduce alla Sala lettura troviamo i ritratti di Euclide e Pitagora mentre all’interno di questo spazio, colmo di edizioni prestigiose accolte all’interno di ricche librerie, spiccano immagini ornitologiche e tondi con suggestive figure di animali. L’ultima sala, dalla forma stretta e lunga, ospita gli schedari storici, le pubblicazioni periodiche dell’Accademia e i repertori bibliografici per agevolare la consultazione delle opere.

Un’altra ricchezza torinese, un altro pezzo di storia che conferma quanto il patrimonio culturale di questa città, sede di memorie ed eredità culturali, sia di straordinario valore.

MARIA LA BARBERA


Per richieste di informazioni generiche su eventi e iniziative: info@accademiadellescienze.it

Fonte:

Accademia delle Scienze di Torino

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei

VENERDI 20 FEBBRAIO

 

Venerdì 20 febbraio ore 11.30

PRESENTAZIONE DEL RESTAURO DEL POLITTICO CON SAN GEROLAMO E SANTI, ANNUNCIAZIONE E SCENE DELLA PASSIONE DI DEFENDENTE FERRARI

Palazzo Madama – conferenza

Grazie al generoso finanziamento dell’avvocato Marziano Marzano, già Assessore e Vicesindaco della Città di Torino per oltre dieci anni, Palazzo Madama – Museo Civico d’Arte Antica ha potuto affrontare e portare a compimento un delicato e complesso intervento di restauro sul Polittico con san Gerolamo e santi, Annunciazione e scene della Passione di Defendente Ferrari, opera di straordinaria importanza per la storia della pittura piemontese del primo Cinquecento, restituendo così al pubblico un capolavoro delle collezioni civiche torinesi.

Dipinta su tavola e conservata con la cornice originale, a differenza di molte altre opere simili oggi nei musei o nelle chiese, l’opera – acquisita dal Museo nel 1932 – ha richiesto un intervento di restauro particolarmente articolato, legato alla complessità dell’apparato ligneo e alle condizioni strutturali dei supporti. La presenza della carpenteria originaria, rara per polittici di questa epoca, ha reso necessaria la revisione delle soluzioni conservative adottate in precedenti restauri.

Ingresso libero.

 

Venerdì 20 febbraio ore 18

THE SEA THAT REMEMBERS: LABOUR, TECHNOLOGY, AND AFRO-ASIAN EXCHANGE

MAO – incontro nell’ambito del Black History Month

The Sea That Remembers riunisce storia, creazione di immagini e geopolitica contemporanea per esaminare le lunghe conseguenze del lavoro a contratto nel mondo dell’Oceano Indiano. In questo intervento, l’artista visivo e ricercatore Musquiqui Chihying ripercorre le rotte del commercio dei coolie che collegava l’Asia e l’Africa attraverso isole, porti e infrastrutture marittime.
Piuttosto che considerare l’oceano come uno spazio neutro di circolazione, la ricerca lo interpreta come un archivio infestato, plasmato dall’estrazione, dallo sfollamento e dallo scambio tecnologico ineguale. Attingendo a materiali d’archivio, immagini in movimento, suoni e ricerche sul campo, la conferenza esplora come tecnologie quali la macchina fotografica, la logistica marittima e le infrastrutture contemporanee delle smart city abbiano contribuito a produrre e governare i corpi dei lavoratori. Dai regimi iconografici dell’era coloniale agli attuali progetti tecnologici guidati dalla Cina in tutto il Sud del mondo, questi sistemi continuano a plasmare il modo in cui sono organizzati il lavoro, il territorio e la visibilità. Mettendo in primo piano le isole come luoghi critici di transito e controllo, The Sea That Remembers ci invita a ripensare l’Oceano Indiano come uno spazio in cui le storie del lavoro, della tecnologia e della politica dell’immagine rimangono profondamente intrecciate.

La partecipazione è gratuita, senza prenotazione, fino a esaurimento posti disponibili.

Incontro in inglese con traduzione in italiano.

 

 

SABATO 21 FEBBRAIO

 

Sabato 21 febbraio ore 15:30

DESTRIERI DELL’ETERNITA’. IL SIMBOLISMO DEL CAVALLO NELLA COLLEZIONE CINESE DEL MAO

MAO – visita tematica in occasione del Capodanno cinese

In occasione delle celebrazioni del Capodanno Cinese 2026, Anno del Cavallo, si propone un percorso guidato incentrato sulla collezione permanente del museo dedicata alla Cina. In particolare, l’itinerario di visita proporrà al pubblico una prospettiva inconsueta su alcuni suggestivi nuclei di opere che raffigurano il cavallo nei corredi funerari, narrandone il ruolo e la valenza simbolica nella Cina antica, in un affascinante intreccio tra storia e mito.

Costo: 10€ a partecipante

Costi aggiuntivi: biglietto d’ingresso al museo; gratuito per i possessori di Abbonamento Musei.

Acquisto online su https://tickets.fondazionetorinomusei.it/webshop/webticket/eventlist?production=117  fino a esaurimento posti disponibili.

Informazioni t. 011.19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

 

DOMENICA 22 FEBBRAIO

 

Domenica 22 febbraio ore 16

FESTEGGIAMO INSIEME IL CAPODANNO CINESE

MAO – attività famiglie

Benvenuto all’anno del cavallo di fuoco!

I partecipanti verranno aiutati a calcolare il proprio segno zodiacale cinse e, tra i numerosi cavalli di terracotta della collezione cinese del MAO, si troverà ispirazione per l’attività di laboratorio.
Prenotazione obbligatoria
 maodidattica@fondazionetorinomusei.it  – tel 011-4436928

Costo €7 a bambino, adulti ingresso ridotto alle collezioni; gratuito con Abbonamento Musei.

 

 

MERCOLEDI 25 FEBBRAIO

 

Mercoledì 25 febbraio ore 15:30

I FIORI DI STAGIONE: INVERNO

PALAZZO MADAMA – lezione di giardinaggio sostenibile

con Edoardo Santoro

Ogni stagione nel giardino botanico medievale di Palazzo Madama è una scoperta da vivere con curiosità e spirito di osservazione. Nel verde della città di Torino impariamo a seguire il ritmo della natura e osservare i cambiamenti e l’evoluzione delle piante nelle stagioni attraverso le fioriture, i fogliami, frutti e bacche oltre che l’alternarsi delle tecniche di cura del giardino. Gli appuntamenti hanno inizio in museo con una chiacchierata e proseguono in giardino con dimostrazioni pratiche e osservazioni dal vero. Due mercoledì al mese, per approfondire un argomento o una categoria di piante, che portano nel giardino dove osservare e soprattutto mettere in pratica tecniche naturali e sostenibili adatte per coltivare al meglio piante ornamentali e aromatiche, frutti e ortaggi.

Secondo incontro dedicato alle fioriture invernali: timidi ma tenaci e resistenti i fiori invernali sono tra i più attesi e talvolta inaspettati.

Costi: 5 € Ingresso giardino (gratuito abbonamento musei) + 5€ ogni incontro

Info e prenotazioni: tel. 011 4429629; e-mail: madamadidattica@fondazionetorinomusei.it

Prenotazione consigliata

 

Mercoledì 25 febbraio ore 18

PADRE PAOLO ABBONA ALLA CORTE DEI RE BIRMANI

MAO – presentazione del volume Consigliere e diplomatico alla corte birmana. La straordinaria vita del missionario padre Paolo Abbona a cura di Anna Maria Abbona Coverlizza (Editrice Effatà 2025).

Grazie a un’articolata e complessa ricerca, sorretta da una preziosa documentazione – mai prima analizzata – e dal contributo di diversi studiosi, il volume presenta la vita straordinaria di padre Paolo Abbona (Monchiero 1806 – Boves 1874), uomo di umili origini, ma di grande intelligenza e umanità, delineandone un ritratto affascinante e ricco di sfaccettature.

Una figura appassionante e davvero inusuale quella del missionario Paolo Abbona. Attraversò il deserto per raggiungere la Birmania e, per trentatré anni, seppe distinguersi presso la corte. Parlava sette lingue, pose fine alla seconda guerra con gli inglesi e fu grande amico del re Mindon Min, che gli concesse libero accesso al palazzo reale, un’indennità mensile ed incarichi diplomatici.

Si guadagnò la stima di Lord Palmerston, incontrò Cavour e il re Vittorio Emanuele II che la nominò Cavaliere e Ufficiale dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro; poi Commendatore nell’Ordine della Corona d’Italia. Predispose il Trattato di amicizia e commercio tra Italia e Impero Birmano e fu ispiratore e partecipe alla prima missione diplomatica birmana presso Napoleone III.

Scoprì una comunicazione con la Cina ed il Tibet; prestò cure nelle epidemie, studiò astronomia e scrisse persino un trattatello sul sistema copernicano, per soddisfare l’interesse della corte. Come missionario oblato fece costruire scuole, ospedali, conventi e chiese (anche la cattedrale di Mandalay); in costante dialogo tra Occidente e Oriente, rispettò sempre la cultura birmana: mentre masticava betel, discuteva di religione e di astronomia con Mindon, nel giardino reale, dove cresceva l’uva bianca da lui introdotta.

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti disponibili.

Anna Maria Abbona Coverlizza, giornalista pubblicista (2001), ha collaborato con giornali e riviste, nazionali e locali. Dal 2003 svolge attività di ricerca come cultrice della materia (@unito) in ambito socio-economico. Autrice di saggi su cultura e turismo e sulla storia della Birmania. (Cfr. A.M. Abbona Coverlizza, Consigliere e diplomatico alla corte birmana. La straordinaria vita del missionario padre Paolo Abbona, Editrice Effatà, 2025). Attiva in associazioni di volontariato; socio fondatore e responsabile Rapporti con le Istituzioni Italiane di MedAcross Onlus, che dal 2016 porta aiuti umanitari e cure sanitarie in Myanmar ed ora anche in altri quattro Paesi, tra Asia e Africa.

 

GIOVEDI 26 FEBBRAIO

 

Giovedì 26 febbraio

MONUMENTO, TORINO CAPITALE. LA FORMA DELLA MEMORIA

Palazzo Madama – apre la nuova mostra

MonumenTO, Torino Capitale. La forma della memoria, progetto espositivo a cura Giovanni Carlo Federico Villa e Cristina Maritano in collaborazione con l’Amministrazione civica, nasce dall’incontro tra una necessità di rilettura critica e un’occasione concreta: la capillare campagna fotografica condotta da Giorgio Boschetti, che ha restituito ai monumenti torinesi una presenza nuova e inattesa. Attraverso immagini notturne di forte impatto, le statue emergono dal buio come figure isolate, sottratte al rumore urbano e restituite a uno sguardo ravvicinato, capace di coglierne espressioni, posture e tensioni formali. Un lavoro che non documenta soltanto, ma riattiva, trasformando la città in un vero e proprio Teatro della Memoria.

La mostra indaga un secolo di statuaria commemorativa pubblica a Torino concentrandosi su oltre cinquanta gruppi scultorei e offrendo una lettura storico-critica, artistica, urbanistica e sociale delle scelte che hanno modellato il volto simbolico della città. Il percorso prende avvio nel 1838, con l’inaugurazione del Monumento equestre a Emanuele Filiberto di Carlo Marochetti, e si estende fino agli anni Trenta del Novecento.

Attraverso opere e monumenti emerge una Torino dai molti volti: la capitale sabauda dei principi, dei condottieri e dei soldati (da Emanuele Filiberto, a Carlo Alberto, a Pietro Micca); la città dei santi sociali – Giuseppe Cafasso e Giuseppe Benedetto Cottolengo – celebrati tra quotidianità e retorica monumentale; la città capofila del Risorgimento, che celebra gli eroi delle guerre di indipendenza e della lotta per l’unificazione italiana (dall’Alfiere dell’Esercito Sardo a Massimo d’Azeglio, da Garibaldi a Cavour); la Torino laica e positivista, capace di commemorare figure della scienza, dell’impegno civile e dell’imprenditoria (da Luigi Lagrange, a Giuseppe Mazzini, a Pietro Paleocapa).

Il percorso espositivo riunisce circa cento opere – modelli in gesso, bronzetti, disegni progettuali, periodici, fotografie e manifesti che illustrano il lavoro degli artisti coinvolti nell’impresa di monumentalizzazione della città.

 

Giovedì 26 febbraio ore 17:00

PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIULIANO SERGIO “BLOW-UP. PIERO MANZONI E L’ESPLOSIONE DEI NUOVI MEDIA”

GAM – Conferenza

Sala Incontri. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili

 

Intervengono:

Rosalia Pasqualino di Marineo

Marco Senaldi

Giuliano Sergio – Autore del volume

Modera: Fabio Cafagna – Conservatore GAM

La GAM è lieta di ospitare la presentazione del volume di Giuliano Sergio Blow-up. Piero Manzoni e l’esplosione dei nuovi media, pubblicato da Electa, Milano 2025.

Il saggio di Giuliano Sergio analizza la visionaria coerenza con cui Piero Manzoni, fra i più celebri artisti del Novecento, intuì il ruolo dei mass-media nella definizione dell’artista e del suo linguaggio.

Superando l’icona romantica dell’artista-genio e il racconto foto-cinematografico delle sue azioni, come fusione fra arte e vita, Manzoni rifiuta il “gesto inutile” e costruisce un’immagine complessa e antitetica.

Il suo “gesto” si concretizza nell’osservare con ironia il farsi dell’opera: lo svolgersi della linea, il gonfiarsi del corpo d’aria, il dispiegarsi del tessuto achrome.

Le azioni interpretate da Manzoni per i cinegiornali sono scene di cabaret; la sua Merda d’artista è promossa come un prodotto pubblicitario; egli costruisce reportage paradossali dove firma modelle nude e contrassegna uova con la propria impronta. Sono immagini pensate per le riviste illustrate o da proiettare durante gli intervalli al cinema.

Rivolgendosi al grande pubblico, Manzoni semina il dubbio sul ruolo dell’artista e sulla funzione dell’arte, avviando una riflessione decisiva sull’autorialità agli albori del consumismo.

Maggiori Info

   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

 

Carmina Burana di Orff: il trionfo dell’immediatezza e le ombre della semplicità

Di Renato Verga

Opera novecentesca di eccezionale fortuna, Carmina Burana irrompe nella vicenda creativa di Carl Orff quasi per folgorazione. È il Giovedì Santo del 1934 quando il musicista riceve una copia del manoscritto noto come Codex latinus 4660, rinvenuto nella biblioteca dell’abbazia di Benediktbeuern. Quelle pagine – pubblicate già nel 1847 – custodiscono canti medievali di ispirazione goliardica, attribuiti a numerosi autori, per lo più clerici vagantes: studenti erranti che nel basso Medioevo attraversavano l’Europa inseguendo maestri e università. Il titolo stesso richiama l’antico nome del monastero, Bura Sancti Benedicti, a suggellare una continuità culturale capace di riemergere, secoli dopo, con sorprendente vitalità.

Il contesto storico in cui Orff matura la propria scelta estetica è tutt’altro che neutrale. Negli anni Trenta il Nazionalsocialismo tende a subordinare l’arte alla politica: il pessimismo è bandito, le avanguardie sospette, tutto ciò che devia dai canoni ufficiali marchiato come Entartete Kunst, arte degenerata. In questo clima Orff elabora un linguaggio che si colloca in una zona ambigua e, per certi versi, strategica: evita tanto la piatta imitazione dei modelli tardo-romantici allora dominanti quanto le sperimentazioni più radicali. Una mediazione che diverrà insieme la sua fortuna e la sua dannazione critica.

Pochi titoli del Novecento possono vantare una popolarità paragonabile a quella dei Carmina Burana. Dalla sala da concerto alla pubblicità, dal cinema agli eventi sportivi, l’irresistibile energia di O Fortuna ha trasformato la cantata scenica di Orff in un fenomeno culturale trasversale. Ma proprio questa onnipresenza, sommata a precise opzioni stilistiche, alimenta da decenni un dibattito che merita di essere affrontato senza pregiudizi né indulgenze.

Il primo nodo riguarda il linguaggio musicale. Orff costruisce la partitura su cellule ritmiche elementari, ostinati martellanti, armonie statiche e una scrittura che privilegia l’impatto percussivo. Il risultato è dirompente, quasi ipnotico; tuttavia, tale insistenza può sfiorare la ripetitività. L’armonia, spesso modale o tonale semplificata, evita sviluppi complessi: la tensione nasce più dall’accumulo dinamico che dall’elaborazione tematica. L’efficacia teatrale è indiscutibile, la profondità percepita meno: si avverte talvolta una certa monocromia emotiva, una retorica del “sempre più forte” che sacrifica la sfumatura.

Un secondo aspetto concerne il rapporto tra testo e musica. I poemi goliardici medievali, intrisi di vitalismo, eros e ironia, vengono trattati con un’enfasi sonora che amplifica il lato sensoriale ma attenua quello satirico. L’umorismo caustico e la sottile ambiguità dei versi latini e medio-alti tedeschi rischiano di essere schiacciati dalla monumentalità corale. In numeri come In taberna quando sumus, la caricatura dovrebbe graffiare; invece, spesso si trasforma in baldoria sonora. La drammaturgia interna appare episodica: più successione di quadri che arco narrativo compiuto.

Si apre poi la questione dell’estetica. Orff rifiuta tanto il sinfonismo tardo-romantico quanto l’atonalità d’avanguardia, proponendo un “primitivismo moderno” fondato su ritmo, gesto e immediatezza. Salutare antidoto all’intellettualismo, certo, ma anche possibile regressione semplificatrice. L’idea di una musica arcaica e rituale affascina, ma comporta il rischio di una spettacolarità prevedibile, dove il colpo di scena coincide con il crescendo e l’esplosione percussiva.

Infine, la stessa popolarità dell’opera solleva interrogativi. L’abuso mediatico di O Fortuna ha generato assuefazione e stereotipi: ciò che in teatro dovrebbe scuotere, fuori contesto diventa formula. Il rischio è che l’intero ciclo venga percepito come una sequenza di “hit”, perdendo la dimensione rituale e ciclica concepita da Orff, quel ritorno al destino che chiude il cerchio. In questo spazio, sospeso tra potenza e limite, si colloca la vera sfida interpretativa: restituire all’opera non soltanto il fragore, ma anche respiro, sensualità e sorriso amaro dei testi medievali.

Carmina Burana, cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis. Così recita il lungo titolo: una cantata che prevede movimenti scenici, balli, mimi, immagini. Non a caso il lavoro è stato spesso messo in scena: memorabile l’adattamento coreografico di John Butler per la New York City Opera(1959); celebre la versione filmica di Jean-Pierre Ponnelle per la televisione tedesca (1975); visionaria la lettura della La Fura dels Baus (2009), tra teatro fisico, simboli visivi e persino profumi diffusi in sala.

Nulla di tutto questo nel concerto di Carnevale dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI all’Auditorium Arturo Toscanini. L’esecuzione è puramente concertistica, abiti eleganti, nessun guizzo umoristico. Anche John Axelrod, che qui aveva osato l’elmo di Darth Vader dirigendo John Williams, sceglie la massima sobrietà.

Sul piano esecutivo, le insidie non mancano. La scrittura corale, solo in apparenza diretta, richiede precisione ritmica assoluta, dizione scolpita, controllo rigoroso delle dinamiche estreme. Senza disciplina ferrea, il suono diventa rumoroso. Non sempre il Coro Sinfonico di Milano diretto da Massimo Fiocchi evita queste trappole. Impeccabile invece il Coro di voci bianche del Teatro Regio di Torino preparato da Claudio Fenoglio.

L’orchestra deve perseguire un equilibrio delicato tra slancio e trasparenza. Axelrod governa con sicurezza, brillando soprattutto nei passaggi strumentali che evocano movenze di danza care a Gershwin e Stravinskij. Altrove la massa timbrica tende a coprire le voci, come accade In taberna al baritono Alessandro Luongo le cui qualità emergono invece nel Cour d’amours. Spettacolare il tenore Sunnyboy Dladla in Olim lacus colueram; ironica e musicalmente salda Valentina Farcas, soprano.

Applausi calorosi, sala gremita fino alla galleria. Il concerto è tra i pochi ripresi in video dalla RAI: segno dei tempi, e scelta che fa discutere, soprattutto a fronte di appuntamenti sinfonici di ben altra portata.

Il Kappa FuturFestival amplia gli orizzonti

Il Kappa FuturFestival si prepara a tornare con la tredicesima edizione, in programma dal 3 al 5 luglio 2026 negli spazi del Parco Dora, e annuncia anche un’importante espansione internazionale con una nuova tappa in Messico.

Dopo il grande successo dell’edizione precedente, che ha registrato la presenza di circa 120 mila partecipanti provenienti da oltre 150 nazioni, la manifestazione ha ufficializzato le date del prossimo appuntamento a Torino. L’evento ospiterà più di 120 artisti di fama internazionale, consolidando il proprio ruolo tra i principali festival dedicati alla musica elettronica. Contestualmente è stata avviata anche la fase di prevendita dei biglietti.

Negli ultimi anni il festival ha assunto un peso sempre maggiore sia sul piano culturale sia su quello economico, con una ricaduta stimata intorno ai 30 milioni di euro e una platea digitale che raggiunge circa 110 milioni di utenti. Il riconoscimento ottenuto nella classifica dei migliori eventi musicali del 2025 stilata da DJ Mag, dove si è posizionato al sesto posto nella Top 100 Festivals, conferma la rilevanza internazionale della manifestazione.

Il Kappa FuturFestival guarda inoltre oltre i confini europei, preparando una nuova edizione intercontinentale che sarà ospitata in Messico. Ulteriori dettagli relativi a calendario e line-up artistica saranno comunicati prossimamente.

L’appuntamento torinese si svolgerà dal 3 al 5 luglio 2026, con orario dalle 18 alle 23.45, nell’area del Parco Dora, in corso Mortara all’angolo con via Orvieto.

Mara Martellotta

Stupinigi: Evviva l’anno del Cavallo

Domenica 22 febbraio, ore 15.45

Per il Capodanno Cinese una visita speciale alla scoperta delle “cineserie” della Palazzina di Caccia

 

 

In occasione del Capodanno Cinese, la Fondazione Ordine Mauriziano organizza una visita speciale alla scoperta di un mondo lontano e delle influenze orientali presenti all’interno del percorso di visita della Palazzina di Caccia di Stupinigi.

L’appuntamento “Evviva l’anno del Cavallo” di domenica 22 febbraio è un viaggio verso Oriente, un’immersione nei racconti dei grandi viaggiatori, attraverso la Via della Seta e fino in Cina. Dai paesaggi ad acquerello delle carte da parati alle stoffe, dall’esotica Sala da Gioco ai bizzarri animali del serraglio: nella Palazzina di Caccia di Stupinigi si possono ripercorrere le influenze ed il gusto per le “cineserie” e l’esotismo diffuso nelle residenze sabaude.

Il fascino dell’Oriente conquista l’Europa a partire dal 1600 con l’arrivo nel Vecchio Continente di merci preziose quali lacche, sete, carte da parati e porcellane che vanno ad abbellire le dimore di re e principi. In Italia, i Savoia, influenzati anche loro dall’esotismo, creano ambienti che riecheggiano questi luoghi lontani. I Gabinetti Cinesi, ad esempio, hanno una tappezzeria di carta dipinta a tempera, importata dalla Cina meridionale, con scene che si sviluppano dal basso verso l’alto, tratte dalla vita e dai costumi popolari dell’antica Cina.

Mara Martellotta

INFO

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 22 febbraio 2026, ore 15.45

Evviva l’anno del Cavallo

Durata dell’evento: 1 ora e 15 minuti circa

Prezzo visita guidata: 5 euro + biglietto di ingresso

Biglietto di ingresso: intero 12 euro; ridotto 8 euro

Gratuito: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Royal Card

Prenotazione obbligatoria entro il venerdì precedente

Info e prenotazioni: 011 6200601 stupinigi@biglietteria.ordinemauriziano.it

www.ordinemauriziano.it

Giorni e orari di apertura Palazzina di Caccia di Stupinigi: da martedì a venerdì 10-17,30 (ultimo ingresso ore 17); sabato, domenica e festivi 10-18,30 (ultimo ingresso ore 18).