CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

I Templari in Val di Susa

 Andare in montagna significa anche scoprire la storia delle nostre vallate, dei nostri borghi, della gente che ci abita, di tradizioni e costumi che sembravano perduti ma che in realtà sono ancora vivi e presenti e ci raccontano storie che neanche conoscevamo.

Recarsi per esempio in Val di Susa, così vicina a Torino e così ricca di memorie storiche, significa ripercorrere fatti ed eventi che affondano le radici ben prima dell’era cristiana. Da Annibale che con 30.000 uomini e 37 elefanti da battaglia valicò nel 218 a.C. il Moncenisio o forse il Monginevro, ma non si escludono altri passaggi come sul Piccolo San Bernardo o addirittura sul Monviso, ad Augusto che a Susa, 2000 anni fa, di ritorno dalla Gallia, si fermò a Segusium (Susa romana) per fare la pace con le bellicose tribù delle Alpi Cozie. Da Costantino il Grande che nel 312, proveniente dalla Britannia e diretto a Roma, scese a Susa per sbaragliare le truppe dell’usurpatore Massenzio fino a Carlo Magno che alle Chiuse di Susa (le rovine delle fortificazioni sono ancora parzialmente visibili) sconfisse nel 773 i Longobardi di Desiderio che il torinese Massimo d’Azeglio ha illustrato in un prezioso bozzetto. Grande storia, grandi eventi hanno segnato la Val di Susa ma ci sono anche storie minori o anche solo oggetti e simboli che ci ricordano il passaggio da queste parti di personaggi altrettanto importanti. Come i Templari che spuntano ovunque, come i funghi in Val Sangone, e spesso vengono visti in luoghi dove in realtà non sono mai stati. E proprio una leggenda valsusina narra che i Templari sarebbero saliti alla Sacra di San Michele arrampicandosi, a piedi e a cavallo, sul monte Pirchiriano ottocento anni fa. I Cavalieri del Tempio si sarebbero ritrovati nell’antica abbazia per trattare il passaggio di alcuni monaci alla Confraternita esoterica e religiosa dei Rosacroce. Tre croci incise nella pietra accanto alla porta dell’Abbazia, la Porta di Ferro, dimostrerebbero l’attendibilità dell’incontro. È probabilmente solo un racconto popolare ma tra il Piemonte e i Templari, ordine religioso-militare fondato nel 1119, poco dopo la prima Crociata, c’è sempre stato un forte legame storico. Si sa infatti con certezza che i Templari furono presenti in molte città e paesi del Piemonte, tra cui, Cuneo, Alba, Ivrea, Moncalieri, Torino, Chieri, Casale, Vercelli e Novara. Anche in Val di Susa è stato registrato un certo via vai di templari. Da fonti storiche risulta che il più antico insediamento templare, risalente al 1170, fu presumibilmente quello di Susa e presenze templari sono state individuate nella vicina San Giorio, a Villar Focchiardo e a Chiomonte. Sorprendente e imprevisto è stato il ritrovamento negli anni Novanta, da parte di alcuni esperti guidati dalla studiosa Bianca Capone Ferrari, di alcune croci templari nel piccolo comune di San Giorio, alle porte di Susa. Una croce è murata nella facciata della canonica che in tempi antichi era quasi certamente una fortezza da cui si controllavano i movimenti nella valle attaversata dalla Dora Riparia mentre sull’arco del portale laterale di una cappella del XIII secolo, che si trova nei pressi della chiesa parrocchiale, risplende un’altra croce templare. Si ritiene pertanto probabile che a San Giorio fosse presente un presidio militare dei Cavalieri rosso-crociati a difesa della valle e del ponte sulla Dora. È stato finora impossibile accertare il luogo esatto dell’insediamento templare a Susa (forse si tratta della chiesa di Santa Maria della Pace sulla Dora), tuttavia esistono documenti che confermano la presenza in città di una “domus templi”, come dimostra la magnifica croce a otto punte scolpita in un fianco della cattedrale di San Giusto.

Filippo Re

(foto LIGUORI)

Gabriella De Blasio racconta storie meravigliose di dei e di eroi

Martedì 1 settembre 2026, alle ore 20,30, su Radio Margherita va in onda un programma sul mito greco, a cura della Prof.ssa Gabriella De Blasio. Si tratta di brevi passi di 2/3 minuti ciascuno che hanno per oggetto  storie meravigliose di dei e di eroi. Ecco allora la lotta tra le divinità olimpiche e i Titani, la spartizione del mondo tra Zeus e i suoi fratelli.

E poi Prometeo che ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini, Persefone che resta sei mesi nell’aldilà e sei mesi sulla terra, simbolo del ciclo delle stagioni, il dio Apollo e Dafne, la ninfa trasformata  in alloro, pianta le cui foglie segnano per sempre la gloria poetica e le gesta eroiche, e tanti altri miti ancora.

 Un percorso che si pone a testimonianza dell’attualità del mito greco  come messaggio culturale tuttora valido e coinvolgente anche nel tempo odierno.
“Un ringraziamento sentito a Radio Margherita e in particolare a Giuseppe Orobello della Redazione per la fiducia accordatami”, commenta Gabriella De Blasio.

“Giornata del Panorama in Piemonte” promossa dal FAI il 6 settembre: alla scoperta dei tesori regionali

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Attività per famiglie, visite speciali, laboratori artistici e concerti al centro della tredicesima edizione di “Giornata del Panorama”, l’evento che dal 2014 il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS organizza per invitare il pubblico a conoscere e osservare i tanti e multiformi panorami italiani, valorizzandone la straordinaria ricchezza. L’appuntamento, che prevede un programma di iniziative diffuse presso il Castello di Masino a Caravino (TO), il Castello della Manta a Manta (CN), Villa Flecchia a Magnano (BI) e l’Oasi Zegna a Trivero Valdilana (BI), si svolgerà nella giornata di domenica 6 settembre prossimo. In un tempo caratterizzato dagli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici e da trasformazioni, spesso irreversibili, provocate dall’azione dell’uomo, imparare a “leggere” il paesaggio permette di comprenderne le fragilità e riconoscere il valore della sua tutela. Fermarsi a guardare con attenzione e consapevolezza ciò che ci circonda diventa, dunque, un gesto di responsabilità verso il patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese. Appurato che la conoscenza è basilare nel sentimento che porta alla tutela e al rispetto di ciò che ci circonda, il FAI ha ampliato l’evento arrivando a coinvolgere e a raccontare i paesaggi dalle peculiarità uniche che circondano diciotto dei suoi Beni da Nord a Sud Italia: da Villa Rezzola a Lerici (SP) alle Saline Conti Vecchi ad Assemini (CA), dal Castello di Avio a Sabbionara d’Avio (TN) al Bosco di San Francesco ad Assisi (PG), da Villa Gregoriana a Tivoli (RM) alla Baia di Ieranto a Massa Lubrense (NA), ai quali si aggiunge l’Oasi Zegna a Trivero Valdilana (BI), grande progetto di valorizzazione ambientale e sociale voluto da Ermenegildo Zegna e patrocinato dal FAI. Per la prima volta parteciperanno Memoriale Brion, capolavoro di Carlo Scarpa ad Altivole (TV), e Casa Noha a Matera. Una vera e propria esperienza immersiva in diciannove paesaggi italiani, che potranno essere osservati da lontano con maggiore consapevolezza e curiosità, ma anche scoperti da vicino grazie alle iniziative ricreative e culturali offerte in occasione dell’evento, attraverso le quali si scoprirà non solo ciò che può essere visto, ma anche suoni, profumi, colori, atmosfere e memorie che danno vita a quel “paesaggio sensibile” capace di suscitare emozioni, ricordi e un profondo senso di appartenenza.

Presso il Castello e il Parco di Masino, alle ore 11, 14.15 e 15.45, avrà inizio l’escursione guidata da Roberto Brogliatti, che accompagnerà i visitatori in una passeggiata panoramica nel Parco storico del Castello, illustrando le caratteristiche ambientali e naturalistiche dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea, con focus sugli aspetti storici che il passaggio del ghiacciaio balteo ha lasciato nel tempo. La passeggiata offrirà l’occasione unica di scoprire, oltre alle curiosità ambientali, anche aneddoti di questo paesaggio culturale. In caso di maltempo l’evento si terrà nel Palazzo Marchesa, dove il racconto verrà abbinato a una videoproiezione. L’evento è patrocinato da Regione Piemonte, Città metropolitana di Torino e Comune di Caravino.
Info e prenotazioni agli indirizzi email: www.castellodimasino.itfaimasino@fondoambiente.it.

Due iniziative saranno in programma presso il Castello della Manta: la prima, sabato 5 settembre prossimo, alle ore 21.30, riguarda un appuntamento del ciclo “Astronomi per una notte”, dedicato all’osservazione della volta celeste con le sue costellazioni e i pianeti; la seconda, in programma domenica 6 settembre, prevede visite guidate del Castello con affacci dalla torre mozza di avvistamento e dalle finestre dell’ala quattrocentesca per osservare il panorama circostante. Sarà possibile consumare il cestino picnic proposto dal Castello (da prenotare all’indirizzo mail faimanta@fondoambiente.it a seguito della prenotazione online dei biglietti) o un aperitivo nel giardino. Gli eventi sono patrocinati da Regione Piemonte, Provincia di Cuneo e Comune di Manta.
Ulteriori informazioni, prezzi e prenotazioni scrivendo agli indirizzi email: www.castellodellamanta.itfaimanta@fondoambiente.it.

Centrale a Villa Flecchia, a Magnano (BI), sarà la Collezione Enrico, nata grazie a un gruppo di artisti, noto come la “Scuola di Rivara”, che sviluppò l’interpretazione sentimentale insieme a una definita ricerca del particolare realistico, tipica della pittura paesaggistica “en plein air” dell’Ottocento. Alcuni dei più importanti esponenti di questa corrente, che vede l’occhio dell’artista fare da tramite tra natura e spettatore, cercando di rappresentare anche le emozioni che derivano dall’osservazione del paesaggio, si ritrovano nella Collezione Enrico, tra cui spiccano le vedute di Antonio Fontanesi. La prenotazione è obbligatoria all’indirizzo email faiflecchia@fondoambiente.it o al numero 3441966276.

Domenica 6 settembre prossimo, all’Oasi Zegna, sita a Trivero Valdilana (BI), ampia area naturalistica nelle Alpi biellesi patrocinata dal FAI dal 2014, sarà ospitato l’evento “Paesaggio in Musica. Concerti all’aperto nel cuore dell’Oasi Zegna”. Un’intera giornata dedicata alla musica, con concerti all’aperto, e alla cultura, con la mostra permanente “From Sheep to Shop” e la temporanea “Luccicanza. Di fiori e di filo, di pietra e di terra, di pelle e di radice” di Chiara Camoni, artista scelta per rappresentare l’Italia all’Esposizione Internazionale d’Arte-La Biennale di Venezia. Gli appuntamenti musicali sono sotto la direzione artistica di Enrico Carraro e si inseriscono nel programma delle attività sostenute da Fondazione Zegna nell’ambito della collaborazione con Obiettivo Orchestra, progetto formativo della Scuola APM di Saluzzo, realizzato insieme alla Filarmonica Teatro Regio Torino. Alle ore 10, presso la Conca dei Rododendri, sarà possibile partecipare al percorso musicale a tappe “Industria, Uomo, Natura”, con ritrovo al parcheggio del Craviolo e partenze ogni 30 minuti. Alle ore 15.30, nel giardino di Ermenegildo Zegna, si potrà assistere al concerto “Quadri e Paesaggi sonori” dell’Ensemble di fiati e archi della Filarmonica TRT, mentre dalle ore 10 alle ore 17, presso Casa Zegna, sarà possibile effettuare anche visite alle mostre sopraccitate. Per ulteriori informazioni e prenotazioni: www.oasizegna.comwww.fondazionezegna.orgcasazegna@fondazionezegna.org. Programma completo e informazioni su costi e prenotazioni sul sito www.giornatadelpanorama.it.

In caso di maltempo alcune iniziative potrebbero essere annullate o svolgersi in forma ridotta.

Mara Martellotta

Il riservato Simioli e la storia della vigilanza del Pci a Torino

Si intitola Riservato e narra una storia molto particolare, quella della vigilanza del Pci torinese. Il libro, edito da Impremix, l’ha scritto Diego Simioli, classe 1955, formatosi politicamente frequentando la 16ª sezione comunista di Torino in corso Giambone, intitolata a Giuseppe Bravin, un giovane partigiano gappista e medaglia d’argento al valor militare. E’ un racconto in gran parte autobiografico perché Simioli è stato per decenni uno degli uomini più autorevoli e rispettati del “mitico” servizio d’ordine del Pci. Nel libro, che raccoglie anche le testimonianze di Luciano Violante, Rocco Larizza, Pietro Marcenaro e Walter Veltroni, Simioli affronta senza reticenze e con coraggio la ricostruzione “dall’interno” di un’esperienza del tutto particolare e importante nella storia politica del più grande partito della sinistra, rendendo comprensibile il senso di una militanza talmente totalizzante da mettere in secondo piano tutto il resto, compresa la vita familiare. Lo fa con passione senza venir meno al proverbiale riserbo ed equilibrio, doti fondamentali e imprescindibili per chi fece parte di un organismo del tutto particolare e senz’altro importante, molto più importante di quanto non sia mai stato riconosciuto anche da molti uomini e donne della sinistra. Una esperienza di vita e di militanza che è anche la storia di una grande comunità, quella dei comunisti italiani prima e poi dei partiti che da quell’esperienza hanno preso vita. Le memorie di Diego si snodano lungo l’arco di decenni vissuti in quella comunità dove si è formato come persona, incontrando persone e vivendo situazioni ed episodi importanti.  Diego Simioli e i suoi compagni li si incontrava alle manifestazioni o alle varie iniziative politiche, guidavano e salivano sulle macchine dei dirigenti con compiti di scorta in anni complicati, quando il terrorismo e l’eversione colpivano senza pietà come ricorda Luciano Violante nella sua introduzione. Uomini, compagni generosi che hanno dedicato gratuitamente tantissimo tempo sottratto ai loro affetti, a mogli e figli, alla loro vita di tutti i giorni, spesso pagandone le conseguenze nella loro sfera di vita privata. Compagni che per tanti come me sono diventati nel tempo un riferimento prezioso.

Per chi non li ha conosciuti immagino sia difficile capire fino in fondo il senso del loro impegno. Viaggiavano dentro quelle auto con i dirigenti di quel partito dei quali avevano ascoltato dialoghi, telefonate, conoscevano fatti, persone, episodi e aneddoti che avrebbero potuto riempire volumi di memorie e retroscena. Ma erano discreti, affidabili, riservati. E non era cosa da poco. Ho conosciuto Diego e suo fratello Rodolfo, Beppe Scattolin e tanti altri. Persone concrete, disponibili, appassionate e intelligenti. Quella loro riservatezza non era solo frutto di una professionalità maturata nel tempo ma il risultato di una profonda coscienza politica, di un senso della militanza e dell’appartenenza che restituiva intatta l’umanità e la passione che si portavano dentro. I loro (e non solo loro) “maestri”, Palmiro Gonzato e Pietro Cordone, sono state figure importantissime, quasi mitiche nel Partito comunista torinese del dopoguerra. Uomini tutti d’un pezzo che hanno praticato e insegnato la disciplina e il senso di appartenenza a quella comunità di donne e uomini che desiderava cambiare in meglio la società. Dai tanti aneddoti che Diego Simioli racconta, pur con la necessaria e imprescindibile riservatezza, dagli incontri con dirigenti come Giancarlo Pajetta e tanti altri, si intuisce nettamente la sostanza di quella miscela unica di passione e sentimenti che li spingeva a sacrificare tante cose, serate, notti, ferie, famiglie, per quella che ritenevano la loro missione dentro una grande storia comune. “ I compagni della vigilanza mi hanno silenziosamente insegnato il primato del partito – scrive Violante – perché il partito siamo tutti noi, la generosità, la fratellanza, il significato dell’appartenenza a una comunità che aveva regole e gerarchie, ma che aveva soprattutto rispetto reciproco e fiducia”. Quel servizio d’ordine, composto da militanti responsabili e preferibilmente robusti, era principalmente destinato a prevenire, ad evitare le provocazioni e le possibili degenerazioni delle manifestazioni, innescate per lo più da provocazioni dei gruppi più estremisti, di frange di manifestanti, dei fascisti e talvolta anche da parte di chi avrebbe dovuto garantire l’ordine pubblico. A volte incompresi nel loro stesso partito, mai abbastanza valorizzati e ringraziati per quel prezioso e oscuro lavoro, Diego Simioli e gli altri della vigilanza sono restati molto legati tra loro e con questo libro, raccontandone almeno in parte la vicenda, è augurabile che possano venire risarciti almeno sotto il profilo della memoria per l’affidabilità, la disponibilità individuale e collettiva, la capacità organizzativa e la passione di un gruppo di militanti che ha sempre lavorato per la sicurezza e la tranquillità di tutti, spesso anche di chi non ne condivideva le idee politiche ma si riteneva un democratico.

Marco Travaglini

 

Un autunno di grandi mostre nei musei delle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo

Sarà un autunno di grandi mostre quello proposto dalle Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo che, nelle quattro sedi, hanno registrato, nel primo semestre 2026, ben 434 mila visitatori, con un +4 % rispetto allo stesso periodo del 2025.
Nei quattro musei delle Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino e Vicenza verrà  proposto un programma espositivo articolato, capace di attraversare epoche, linguaggi e temi diversi, a partire dalla grande tradizione della pittura italiana alla fotografia, dall’arte contemporanea alla riflessione sull’arte e sui suoi cambiamenti.
Sono otto le nuove mostre che accompagneranno il pubblico tra l’autunno 2026 e i primi mesi del 2027, sette delle quali nelle quattro sedi delle Gallerie d’Italia e una alla Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi di Arezzo, parte del patrimonio di Intesa Sanpaolo. Si tratta di un programma che intreccia ricerca scientifica, valorizzazione delle collezioni e nuove interpretazioni della storia dell’arte, con una particolare attenzione alla fotografia e alla produzione contemporanea.

Dal 1⁰ ottobre 2026 a Torino il programma autunnale si apre con la mostra intitolata “Luca Campigotto, Wandering Europe”, visitabile fino al 7 febbraio 2027 , esposizione curata da Walter Guadagnini  nell’ambito della rassegna “La grande fotografia italiana”, a cura di Roberto Koch.
Il progetto rende omaggio a uno dei protagonisti della fotografia italiana contemporanea,  la cui ricerca si è  sviluppata intorno al viaggio, alle città e ai paesaggi,  esplorati in tutto il mondo attraverso immagini a colore in bianco e nero. Su commissione di Intesa Sanpaolo, Campigotto ha intrapreso un percorso fotografico attraverso l’Europa, confrontandosi con la complessità e le contraddizioni del paesaggio contemporaneo; luoghi segnati dall’inquinamento  e dall’intervento umano convivono con paesaggi naturali ancora grandiosi e incontaminati, in un viaggio alla ricerca di una bellezza capace di comprendere anche il sentimento di meraviglia e di sdegno.
A partire dal 22 ottobre prossimo fino al 7 febbraio 2027 le Gallerie d’Italia di Torino presenteranno una personale dedicata all’artista russo-americana Anastasia Samoylova Harbour, curata da Emanuela Mazzonis.
Questa artista risulta tra le voci più autorevoli  della fotografia contemporanea, sviluppa una nuova ricerca dedicata alle città d’acqua europee e alle trasformazioni del loro paesaggio. Genova, Venezia, Rotterdam, Marsiglia, Lisbona, Atene, Istanbul saranno al centro di un progetto commissionato da Intesa Sanpaolo, che affronta il rapporto tra comunità,  turismo e ambiente e le crescenti fragilità legate alla crisi climatica. Il progetto si inserisce nel percorso di ricerca dell’artista, già al centro di FloodZone, dedicato alle conseguenze dell’innalzamento del livello del mare.

Mara Martellotta

Cosa vedere a Torino in tre giorni

Torino, come uno scrigno, si lascia scoprire lentamente. Città regale per eccellenza, conserva i fasti del passato, ha i tratti della sua storia industriale più recente e una natura che invita, quando serve, alla fuga verso le montagne. Tra portici e negozi storici, parchi e colline, il fiume Po e i musei, è dura capire cosa vedere a Torino in tre giorni. Ma c’è una certezza: gli occhi che si posano sulla città sabauda sono benedetti a ogni sguardo, sia scoprendo una Torino antica, che ancora si respira, sia quella più moderna…

Leggi l’articolo su piemonteitalia.eu: https://www.piemonteitalia.eu/it/esperienze/cosa-vedere-torino-tre-giorni

“Attraverso Festival”… si riaccendono i motori

Riprende il cammino (fino al 18 settembre) la rassegna culturale itinerante tra le Terre “Unesco” di Langhe, Roero, Monferrato e Appennino Piemontese

Sabato 29 e domenica 30 agosto

La Morra (Cuneo) / Castellazzo Bormida e Bosio (Alessandria)

Dopo una breve pausa ferragostana, “Attraverso Festival” (progetto ideato dall’Associazione Culturale “Hiroshima Mon Amour ETS” e “Produzioni Fuorivia”) ritorna a viaggiare tra le Terre “UNESCO” di Langhe, Roero, Monferrato e Appennino Piemontese con la preziosa proposta di nuovi appuntamenti che confermano lo spirito “# pop” della sua undicesima edizione, ovvero la “popolarità”, la spiccata “trasversalità” e la brillante capacità di “intrecciare” via via teatro, musica e narrazione.

Così, dopo gli appuntamenti di mercoledì 26 e di venerdì 28 agosto scorsi nell’alessandrino, a Mornese e a Casale Monferrato, rispettivamente con Federico Buffa (che ha portato in scena “Il futuro è tra mezz’ora”. Le ultime 48 ore di Lucio Dalla”) e con l’attore genovese Luca Bizzarri (che nel Cortile di “Palazzo Langosco” a Casale ha presentato lo spettacolo nato dal suo podcast quotidiano “Non hanno un amico”), “Attraverso Festival” promette un fine settimana di tutto interesse con una terna di appuntamenti che raccontano, in piena libertà di narrazione, mondi apparentemente lontani tra loro ma, in realtà, assolutamente complementari. Fidatevi!

Due , in contemporanea (a voi la scelta), sabato 29 agosto.

Il primo vede (ore 21), sul “Belvedere San Francesco” di La Morra (Cuneo), il bellunese drammaturgo, regista, attore e scrittore (nonché produttore cinematografico) Marco Paolini, che ritorna sul palco della rassegna con il suo “Bestiario idrico”, progetto scritto insieme allo scienziato e scrittore italo-britannico Giulio Boccaletti (direttore della “Fondazione CMCC – Centro Euro-Medterraneo sui Cambiamenti Climatici”) che affronta il rapporto tra uomo e acqua come “chiave di lettura del paesaggio, della memoria e delle trasformazioni ambientali e sociali del nostro tempo”. Alla drammaturgia hanno lavorato Marta Diego Dalla Via, con Michela Signori, mentre sul palco Paolini è affiancato dalla voce di Patrizia Laquidara. Il tema proposto è tema di assoluta attualità per un attore (i cui spettacoli sono in larga parte monologhi spesso recitati in lingua veneta) considerato fra i massimi esponenti del cosiddetto “teatro civile” o “teatro di narrazione”: un teatro che sulla scia, di certo non facile da seguire, dell’indimenticato “Mistero Buffo” di Dario Fo si fonda sul racconto di un performer che (senza trucco, costumi o scenografia) assume “la funzione di narratore, con la propria identità non sostituita, cioè senza interpretare un personaggio”. Dal palco di “Bestiario idrico”, Paolini “ci guida con la sua inconfondibile narrazione tra riflessioni sul cambiamento climatico, politiche dell’acqua e storia del territorio, svelando come la gestione delle risorse idriche abbia modellato non solo il paesaggio, ma anche le comunità, l’economia e le relazioni sociali”. Nelle parole dell’attore bellunese, troviamo tutti noi, il nostro presente, le scelte di un passato spesso da dimenticare e di un futuro inquietante anzichenò. Ingresso 25 euro.

Nello stessa serata (e sempre alle 21Castellazzo Bormida (Alessandria) apre gratuitamente le porte della “Piazza Chiesa Santa Maria della Corte” all’albese Oscar Farinetti, fondatore del colosso “Eataly” (ed ex proprietario della catena di Grande Distribuzione “Unieuro”), che con “C’era una volta una zucca… Storia per una nuova umanità” propone una narrazione capace di intrecciare cibo, territorio e visione del futuro, in perfetta sintonia con il dialogo che il “Festival” costruisce ogni anno con le comunità locali. Il suo vuole essere, ancora una volta, un invito a “ripensare al nostro rapporto con il cibo, non solo come nutrimento, ma come strumento culturale, etico e sociale, capace di generare benessere diffuso e relazioni autentiche”.

In chiusura della prima settimana del “ritorno” sarà ancora, questa volta domenica 30 agosto (ore 17), Marco Paolini in scena in una location naturale che da sola “vale il viaggio”: l’anfiteatro naturale dell’“Ecomuseo di Cascina Moglioni”, antico insediamento rurale situato nell’area protetta del “Parco Capanne di Marcarolo”, nell’alessandrina Bosio. Qui l’attore presenta ANTENATI – the grave party”, un racconto ad un tempo “epico e comico” che attraversa ottomila generazioni di storia umana, a partire da quel piccolo, sperduto nei tempi dei tempi, nucleo africano da cui tutti gli abitanti della Terra della nostra specie provengono. Ad accompagnare Paolini, le musiche di Fabio Barovero, con la direzione tecnica e fonica di Piero Chinello e disegno, luci e scene di Michele MescalchinIngresso 15 euro.

I biglietti per gli spettacoli sono disponibili tramite il circuito www.mailticket.it

Per info e programma dettagliato: www.attraversofestival.it

 

  1. m.

 

Nelle foto: Marco Paolini (Ph. Gianluca Moretto); Oscar Farinetti

Il primo volo passeggeri italiano? A Torino nel 1926

Dalla capitale subalpina fino a Trieste il battesimo italiano dell’aviazione civile.

La storia italiana del volo deve molto a Torino, nei primi anni del 1900 sui cieli della città , per esempio,   si avvistò lo Zeppeling, un dirigibile  ad ossatura metallica, mentre nel 1908 a Piazza d’Armi avvenne un esperimento di volo con un percorso di 250 metri a 60 km l’ora. Il primo vero decollo, però, si vide sui prati diMirafiori il 13 gennaio del 1909 con il Triplano Spa-Faccioli, progettato e costruito a Torino dall’ingegner Aristide Faccioli, ex direttore tecnico della Fiat. Il figlio Mario fu il fortunato pilota di quella memorabile avventura e il primo italiano ad ottenere il brevetto; nello stesso anno Luigi Mina e Guido Piacenza stabilirono il record mondiale di altezza con il pallone aerostatico.

Non è finita qui, una fabbrica di aeroplani venne avviata nelquartiere Crocetta nel 1909 (i primi aerei ad essere costruiti furonoi biplani “Farman” e i monoplani “Blériot”) e nel 1912, nella città della Mole,  Modesto Panetti fondò il primo laboratorio d’aeronautica che diventò in seguito  la Scuola di Aeronauticaampiamente apprezzata anche da Italo Balbo. Il 10 luglio 1916 venne inaugurato l’aeroporto Torino-Aeritalia, uno dei più anzianitra quelli operativi sul nostro suolo dove si potenziò gran partedell’industria aeronautica italiana, e proprio da qui, la capitale subalpina vantò il primo servizio di posta area che avvenne il 22 maggio 1917 fino Roma con a bordo 200 chili di posta e 100 copie del quotidiano La Stampa.

Nel 1926, precisamente il primo di aprile, dallo specchio d’acqua del Po, all’altezza del Parco Valentino, piccoli idrovolanti partirono per il primo volo passeggeri italiano alla volta di Trieste con soste a Pavia e Venezia. Per la somma di 300 lire, con grande spirito di avventura ed entusiasmo per l’ incredibile novità, si attraversava la Pianura Padana sfruttando come punti di riferimento sulla  rotta linee ferroviarie e fiumi (in quell’epoca non esistevano i radar!). All’inizio gli idroplani, dei CANT 10, erano in grado di portare 3 persone ma con l’andare del tempo si potenziò il servizio arrivando fino a 6 viaggiatori. I passeggeri dei primi voli furono  rappresentati istituzionali e giornalisti e in verità qualche problema meccanico si ebbe tanto che una volta si dovette anche ammarare, ma questo non impedì ottimismi e operatività fino al 1936 quando la linea fu poi soppressa. I dieci anni di servizio ebbero comunque molto successo  con più di 570 collegamenti, circa 1590 ore di volo e quasi 1600 passeggeri.

L’utilizzo degli idrovolanti all’inizio fu considerato molto comodo perché non richiedeva infrastrutture dove far decollare e atterrare i velivoli e gli hangar per parcheggiarli potevano essere nelle vicinanze, poi però la necessità di avere un corso d’acqua nei pressi delle destinazioni divenne un limite e fu così che nel caso di Torino si optò per la costruzione di un vero aeroporto, il Gino Lisa, accanto a quello militare a Mirafiori da dove nel 1929 un Fokker inaugurò il volo Torino –  Milano – Roma che con 5 ore scarse raggiungeva la sua destinazione finale, mentre nel 1936 otto passeggeri arrivarono direttamente a Roma con un aereo Fiat che viaggiava a 300 chilometri, i prezzi non erano proprio competitivi ma neanche impossibili. Dopo un breve periodo i voli partirono da Collegno, ma nel 1953 nacque l’aeroporto di Caselle, l’attuale scalo del capoluogo piemontese.

MARIA LA BARBERA