A cura di Pirati della Cultura, celebra la vincitrice della prima edizione del concorso letterario. Alla presenza di Teo Musso, fondatore di Baladin e sponsor del premio.
Chiara Persico, con l’opera
“La speranza che ho di ritornare – La guerra dei Gualco”,
pubblicata da Il Piroscafo Edizioni.
La cerimonia di premiazione si è svolta il 15 maggio nella prestigiosa Sala Argento del Salone Internazionale del Libro di Torino, alla presenza di autori, editori, operatori culturali e pubblico appassionato.
Ad accompagnare l’evento anche uno sponsor d’eccezione: Teo Musso, fondatore della celebre Birra Baladin, che ha sostenuto con entusiasmo questa prima edizione del premio, condividendone i valori di creatività, territorio e promozione culturale.
Il premio nasce con l’obiettivo di valorizzare le opere dell’editoria indipendente e promuovere nuove voci della narrativa contemporanea. Il concorso prevedeva otto categorie, dedicate sia a opere edite sia inedite: tra queste, romanzi, raccolte di racconti e raccolte poetiche pubblicate entro i cinque anni precedenti, oltre a sezioni riservate a romanzi, racconti e poesie inediti. Le opere selezionate si sono distinte per la capacità di coniugare qualità narrativa, profondità umana e spirito di scoperta, dando voce a scritture capaci di attraversare temi legati alla memoria, all’identità e al futuro.
L’opera vincitrice di Chiara Persico si è distinta per la forza del racconto, la qualità della scrittura e la capacità di affrontare temi storici e umani con intensità e sensibilità.
Con questa prima edizione, il Premio Baladin “L’Inchiostro e la Bussola” si propone di diventare un appuntamento di riferimento nel panorama culturale italiano, promuovendo nuovi percorsi letterari.
Pirati della Cultura ringrazia tutti gli autori partecipanti, la giuria, gli editori, gli ospiti e il pubblico che hanno contribuito al successo dell’iniziativa.


Per ventotto anni lavora nell’aviazione generale, un mondo preciso, tecnico, rigoroso.
Il Francesco che emerge non è soltanto colui che si è già consegnato alla devozione, ma una persona reale, inquieta, radicale, attraversata da una domanda essenziale: che cosa significa vivere davvero il Vangelo?
Francesco non cerca una frattura con la Chiesa, tuttavia la sua vita mostra che tra il Vangelo vissuto e il Vangelo amministrato può aprirsi un grosso divario. La radicalità del santo arriva a generare un vero movimento ma, nello stesso tempo, viene vista come troppo scomoda per essere accolta, senza generare trasformazioni.
Forse è proprio per questo che san Francesco continua a parlarci: non perché sia facile imitarlo, ma perché ci impedisce di ridurre il cristianesimo a un pensiero edificante o a una devozione serena e priva di turbamenti.