CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

“Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra”

In programma alla Mole Antonelliana dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino, a vent’anni dalla scomparsa di Gillo Pontecorvo e a sessanta anni dal Leone d’oro assegnato alla sua “Battaglia di Algeri”, dedica al noto regista una mostra esclusiva che mette in risalto  l’archivio Gillo Pontecorvo, donato dalla famiglia al Museo e che oggi risulta essere uno dei più importanti fondi documentari dedicati a un autore del cinema italiano.

L’esposizione si intitola “Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra” ed è  in programma al piano di accoglienza della Mole Antonelliana dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027, curata da Mauro Genovese e Caterina Massignani. La mostra rappresenta  un’immersione nel laboratorio creativo, intellettuale e civile del regista, resa possibile grazie a un Archivio di grande completezza che documenta ogni tappa della sua molteplice attività, dagli anni della Resistenza all’esperienza giornalistica, dalla genesi dei capolavori cinematografici ai progetti culturali dell’ultima parte della sua vita.

L’esposizione si sviluppa intorno alle grandi battaglie che hanno segnato la vita e il cinema di Gillo Pontecorvo, dalla lotta partigiana vissuta in prima persona alla memoria della Shoah, dal diritto all’autodeterminazione del popolo algerino alla denuncia del colonialismo, dalle istanze di emancipazione femminile a quelle giovanili.

Sono tutti temi che attraversano l’intera filmografia dell’autore e che trovano il loro punto di massima espressione nel film “La battaglia di Algeri” del 1966, citato nel film di P. T. Anderson “Una battaglia dopo l’altra” e che trovano spazio in altri film come “ Giovanna” del 1955, Kapò del 1960, “Queimada” del 1969 e “Il sole sorge ancora” del 1946 di Aldo Vergano cui Gillo Pontecorvo aveva partecipato  come attore.

Nel corso della sua carriera  Gillo Pontecorvo è stato capace di costruire una rete di collaborazioni artistiche che hanno contribuito in modo decisivo a rendere il suo cinema così  originale, primo fra tutti il sodalizio con Ennio Morricone, autore di colonne sonore capaci di amplificare la tensione drammatica e il realismo delle immagini, dando vita ad una delle collaborazioni più emblematiche della storia del cinema italiano.

Altrettanto significativo fu l’incontro con lo sceneggiatore  Franco Solinas, con il quale condivise una visione politica e civile del cinema. Insieme firmarono opere come “La battaglia di Algeri” e “Queimada”, in cui la riflessione sul colonialismo, la lotta per la libertà  e i meccanismi di potere si intrecciano a una straordinaria forza narrativa.  Nel film “Queimada” Pontecorvo riuscì a coinvolgere Marlon Brando, che offrì una delle interpretazioni più intense della sua carriera nel ruolo dell’ambiguo agente britannico Sir William Walker. A questi si aggiungono Giuliano Montaldo  e Pablo Neruda, il primo figura importante nel corso umano e professionale, il secondo figura di riferimento culturale e ideale, e l’ex comandante del Fronte di Liberazione Nazionale Algerino, Yacef Saadi, che fu produttore del film ed interpretò se stesso ne “ La battaglia di Algeri”, rendendo con la sua partecipazione ancora più  autentica storicamente l’opera.

“Con Gillo Potecorvo siamo di fronte ad una figura eccezionale che ha attraversato il Novecento con raro rigore morale e con la forza delle idee, anche per questo il suo cinema si propone ancora oggi come uno strumento privilegiato di comprensione della  Storia e, di conseguenza, dell’epoca in cui viviamo – sottolinea Mauro Genovese co- curatore dell’esposizione – si tratta di una mostra, quella dedicata a Pontecorvo, che non può non rivolgersi alle nuove generazioni.  Lo stesso regista ha sempre dimostrato un’attenzione particolare per i giovani. Ad esempio durante la sua direzione della Mostra del Cinema di Venezia, oltre a portare in concorso numerose opere prime, ha riportato al Lido una folla di giovani appassionati grazie ai concorsi per le scuole, concerti e incontri con gli autori”.

L’eccezionalità della mostra risulta ulteriormente arricchita da un prestito di straordinario valore. Grazie alla collaborazione della famiglia Pontecorvo sarà  presentato per la prima volta al pubblico il Leone d’Oro originale assegnato nel 1966 alla Mostra Internazionale d’Arte cinematografica di Venezia, un documento simbolico che testimonia il riconoscimento internazionale di un’opera destinata a cambiare la storia del cinema.

L’esposizione è  stata pensata con una particolare attenzione rivolta ai giovani e al pubblico scolastico, proponendo un percorso capace di intrecciare storia, cinema e cittadinanza, invitando i visitatori a riflettere sul valore delle fonti, sulla memoria e attualità dei temi affrontati da Gillo Pontecorvo. Al contempo offre ai visitatori un’occasione imperdibile per entrare nel cuore dell’archivio  di uno dei più  grandi registi del Novecento, scoprendo, attraverso materiali originali e in larga parte inediti, la genesi di un cinema che continua a interrogare i temi presenti.

Sempre nell’ambito della mostra, si terrà una rassegna al cinema Massimo , un dossier didattico a cura di Paola Bertolaso e cinelezioni per le scuole.

Mara       Martellotta

Regina Elena Odv: al Castello Provana di Collegno una mostra su Margherita e Maria José

Domenica 19 luglio 2026 l’Associazione Internazionale Regina Elena Odv organizzerà al Castello Provana di Collegno, in Via Alpignano 2, una mostra sulle Regine d’Italia Margherita e Maria José, rispettivamente scomparse 100 anni e 25 anni fa.
Le cerimonie prenderanno il via alle ore 15,30 alla Certosa Reale con la posa di una corona di fiori al Sacello dei Cavalieri dell’Ordine della Santissima Annunziata, fatto restaurare dell’Associazione Internazionale Regina Elena.
Alle ore 16 all’interno del castello si terrà una solenne cerimonia con il seguente programma:

– Saluti istituzionali dei Baroni Guidobono Cavalchini, del Sindaco di Collegno Matteo Cavallone e del Presidente del Coordinamento Sabaudo Milo Ferrua;

– Intervento dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv;

– Conferimento del primo “Premio Barone Guglielmo Guidobono Cavalchini” dedicato dall’associazione al suo Presidente onorario, unico italiano insignito dalla Medaglia della Carità internazionale;

– Convegno moderato da Liliana Ravagnolo per la presentazione, da parte di Pierangelo Calvo, del libro “Savoia. L’albero genealogico e i protagonisti della dinastia” scritto con Andrea Carnino ed edito da Susalibri di Angelo Panassi. Bruna Bertolo presenterà invece il suo libro su Margherita di Savoia-Genova, pubblicato anch’esso da Susalibri nel centenario della dipartita della prima Regina d’Italia;

– Presentazione dell’esposizione allestita dal Vice Presidente e Delegato per il Piemonte Cav. Pierangelo Calvo.

Tre grandi serate chiuderanno l’Evergreen Fest al Parco della Tesoriera

I Queen of Saba, Simone Bernini, Lele Roma, Xenia Ensemble e Federico Sirianni saranno gli artisti che chiuderanno l’undicesima edizione di Evergreen Fest con un’esplorazione intergenerazionale di musica e parole. Tutti gli appuntamenti si svolgeranno presso il Parco della Tesoriera di Torino, con ingresso libero e gratuito, a eccezione del concerto dei Queen of Saba, per cui è previsto un biglietto di 10 euro per l’accesso all’area spettacolo. Proprio il duo veneto, che vanta importanti collaborazioni con Big Mama e Willie Peyote, noto per affrontare temi riguardanti l’antimilitarismo e l’identità di genere, sarà protagonista della serata di venerdì 17 luglio prossimo, che inizierà alle 21.30. Il pubblico avrà l’occasione di ascoltare dal vivo alcuni brani dell’ultimo album dei Queen of Saba, uscito nel mese di giugno scorso e intitolato “Bricioline”.

Sabato 18 luglio, sempre alle 21.30, il giovane cantautore torinese Simone Bernini sarà il protagonista di una serata caratterizzata da musiche blues, rock e soul. Bernini, il cui ultimo singolo, dal titolo “Mephis”, è arrivato a registrare 1,5 milioni di stream e 16 milioni di visualizzazioni sui social, si è esibito anche al “105 Summer Festival” di Senigallia. Dopo il concerto, la serata proseguirà con l’energia di Lele Roma e della sua “Lele Land”, per un viaggio musicale, ascoltabile in modalità “silent”, attraverso cuffie wireless distribuite dall’organizzazione.

La chiusura di domenica 19 luglio sarà affidata alle sonorità del quartetto d’archi Xenia Ensemble, che si esibirà alle ore 11 in un concerto organizzato in collaborazione con il Coordinamento Associazioni Musicali di Torino, mentre alle 21.30 salirà sul palco Federico Sirianni, che quest’anno festeggia l’anniversario della sua carriera con 35 anni da “Outsider – Da De Andrè alla Felicità”. Il cantautore genovese racconta fra musica e parole la sua storia artistica: dall’incontro con Fabrizio De André alle diverse finali al Premio Tenco, fino alle tournée internazionali e alle prestigiose collaborazioni con musicisti del calibro di Greg Cohen, contrabbassista di Tom Waits, e Rafa Gayol, batterista di Leonard Cohen. Ad accompagnarlo su palco Elisabetta Bosio (violino), Veronica Perego (contrabbasso) e Valeria Quarta (voce e percussioni).

Il Festival est si congeda dal palco principale, ma la programmazione continuerà fino al 30 agosto con una serie di concerti di musica classica diffusi nel Parco della Tesoriera.

Evergreen Fest è organizzato da Tedacà, si inserisce nell’ambito del programma culturale “Che Bella Estate!”, un progetto della Città di Torino, in collaborazione con Fondazione per la Cultura Torino. Main sponsor Iren, con il sostegno di Regione Piemonte, Quarta Circoscrizione della Città di Torino e Fondazione CRT. Media Partner Radio Energy.

Il calendario completo, maggiori informazioni e prevendita dei biglietti sono disponibili sul sito www.evergreenfest.it.

Mara Martellotta

A Torino nasce il Festival del Paesaggio Fluviale


Arte contemporanea, ecologie radicali e ricerca internazionale lungo il Sangone
Dal 20 al 27 settembre 2026 prende vita a Mirafiori “Il fiume che ci attraversa”, la prima edizione di un nuovo festival internazionale che trasforma il torrente Sangone in un laboratorio di arte, ecologia e partecipazione. Tra gli ospiti ci sono l’artista portoghese Maja Escher, il collettivo berlinese Perperúna Ensemble, ricercatori, artisti e attivisti provenienti da tutta Europa.
A settembre Mirafiori ospita la prima edizione del Festival del Paesaggio Fluviale Il fiume che ci attraversa”, un nuovo progetto culturale dedicato alle relazioni tra arte contemporanea, paesaggio, ricerca scientifica e partecipazione civica. Laboratori, passeggiate, installazioni, attività per famiglie, incontri pubblici e momenti di ricerca aperti alla cittadinanza daranno vita a un programma diffuso lungo il Sangone. Il paesaggio fluviale si trasformerà così in uno spazio di sperimentazione condivisa, dove pratiche artistiche, ricerca scientifica e partecipazione civica si incontrano per immaginare nuove relazioni con il territorio.

Il Festival è ideato e curato da Licia Soldavini, Caterina Selva e Lorenza Manfredi e nasce per iniziativa della Fondazione della comunità di Mirafiori, in collaborazione con Orti Generali e Città di Torino, nell’ambito del progetto europeo Horizon 2020 ClimaGen – Climate, Imagination, Engagement. La partecipazione a tutte le attività è gratuita.

Nel panorama italiano delle manifestazioni dedicate al rapporto tra arte e ambiente, “Il fiume che ci attraversa” si distingue per un approccio fortemente interdisciplinare che mette in dialogo arte contemporanea, ricerca accademica, ecologia politica, progettazione del paesaggio e pratiche partecipative, assumendo il fiume non come semplice scenario naturale, ma come dispositivo culturale e infrastruttura civica capace di generare nuove forme di conoscenza e cura dei territori.

Il Festival nasce a Mirafiori sud, quartiere simbolo della storia industriale italiana, oggi protagonista di una profonda trasformazione urbana, sociale e ambientale, custode di un patrimonio culturale e paesaggistico spesso poco conosciuto: il torrente Sangone, Orti Generali, il Mausoleo della Bela Rosin, il Rifugio Antiaereo e un sistema di parchi e aree verdi, che raccontano un nuovo rapporto tra città e natura. Il Festival sceglie di partire da questo patrimonio per consolidare una nuova narrazione del quartiere, già avviata con l’Opera IDOLO di Mike Nelson, valorizzandone il ruolo di laboratorio di innovazione culturale, ecologica e civica. La cultura attiva così nuove relazioni, contribuendo a ridefinire l’identità di Mirafiori sud come uno dei luoghi più dinamici della sperimentazione sul paesaggio urbano in Italia.

L’inaugurazione ufficiale si svolge venerdì 25 settembre con interventi delle curatrici e delle Istituzioni, seguiti da momenti performativi. Da domenica 20 settembre sono previste attività “Verso il Festival”, come il laboratorio con materiali di recupero, Alghe Acquatiche, condotto dall’artista Stefano Fiorina, o l’escursione nel Parco Naturale Orsiera-Rocciavrè, nei luoghi attraversati alla sua nascita dal torrente Sangone.

Dal 22 al 25 settembre saranno in programma due workshops formativi per studentə. Incontri per un’altra cartografia lungo il torrente Sangone, sviluppato insieme al Politecnico di Torino in collaborazione con i Corsi di Laurea Magistrale in Pianificazione Urbanistica e Territoriale e Architettura del Paesaggio, e il workshop con studentə dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino dell’artista portoghese Maja Escher, tra le protagoniste di Manifesta 15 e finalista dell’EDP Art Award, che lavorerà al progetto dell’installazione partecipativa •Pietra•Radice•Serpente•, una Nature-Based Solution che interpreta il fiume come organismo vivente capace di connettere corpi, memorie e comunità.

Accanto a Escher, il programma del Festival riunisce alcune delle voci più interessanti della ricerca artistica contemporanea: Ifor Duncan, ricercatore dell’Università di Utrecht e del progetto ERC EcoViolence; studiosi come Federico BrogginiAlberto DorettoMarco Giardino e Sofia Beschi, insieme a performer, illustratori, geografi, architetti e collettivi interdisciplinari provenienti da diversi Paesi europei.

Tra gli appuntamenti più innovativi figurano inoltre Swamp Jam di Melma Crew, in collaborazione con Radio Banda Larga, che traduce in un’esperienza performativa le relazioni invisibili dell’ecosistema del Sangone attraverso microscopia e sound design dal vivo; la conversazione Alleanze più che umane, dedicata alle nuove ecologie politiche e al femminismo acquatico, una prospettiva di ricerca che, a partire dai corsi d’acqua intesi come infrastrutture ecologiche e affettive, ma anche come archivi di conflitti e disuguaglianze, mette in luce possibilità di riparazione e di immaginazione di altre forme di cura e coesistenza.
Dialoghi Inaspettati sono dispositivi partecipativi che superano il formato tradizionale del convegno o della mostra e che permettono un confronto tra cittadini, amministratori, artisti e ricercatori; le passeggiate geologiche, i laboratori dedicati alle famiglie, le performance di canti e racconti polifonici del Perperúna Ensemble di Berlino e la proiezione, tra altri, del documentario “I ricordi del fiume” dei fratelli De Serio.

Il fiume che ci attraversa” propone un nuovo paradigma culturale: leggere il paesaggio fluviale come archivio vivente di biodiversità, memoria, conflitti e possibilità, facendo della dimensione del festival uno strumento di ricerca, partecipazione e trasformazione dei territori.

Con questa prima edizione, Torino inaugura una manifestazione destinata a occupare uno spazio originale nel panorama italiano dei festival dedicati all’arte contemporanea e all’ecologia, proponendo il paesaggio fluviale come luogo privilegiato per sperimentare nuove alleanze tra discipline, istituzioni e comunità. Per Mirafiori sud significa avviare un progetto destinato a lasciare un’eredità concreta: nuove opere pubbliche, reti di collaborazione locali e internazionali, conoscenze condivise e una rinnovata consapevolezza del valore del Sangone come bene comune e infrastruttura culturale della città.

Informazioni utili:
La partecipazione alle attività è gratuita e libera (alcune attività sono a prenotazione obbligatoria, a partire dal 1° settembre 2026 a prenotazioni@fondazionemirafiori.it)

Scopri il programma su https://mirafioridopoilmito.it/fpf2026-programma-contenuti/
e su Instagram @mirafioridopoilmito

A Monforte d’Alba, Paolo Fresu rende omaggio al “Duca Bianco”

Seguito dal pianista Thomas Umbaca e dalle “sonorità mediorientali” del Trio “L’Antidote”

“Monfortinjazz 2026. Heroes – Omaggio a David Bowie”

Sabato 18 e domenica 19 luglio

Monforte d’Alba (Cuneo)

Sarà un fine settimana di altissimo spessore artistico-musicale, quello inserito, sabato 18 e domenica 19 luglio prossimi, nelle celebrazioni del 50° anniversario di “Monfortinjazz”, il Festival organizzato a Monforte d’Alba dall’Associazione “MonforteArte ODV”, in collaborazione con l’Agenzia “Ponderosa Music & Arts”, il “Comune di Monforte d’Alba” e l’“Ente Turismo Langhe Monferrato Roero”. Dopo l’apertura con Tony Hadley il 26 giugno scorso e la serata dedicata a Stefano Bollani ed Enrico Rava del 3 luglio, il palcoscenico dell’“Auditorium Horszowski” ospiterà infatti un doppio appuntamento che intreccia l’omaggio a un mito della musica internazionale con le sonorità più contemporanee della scena “jazz” e “world”.

Fuori i nomi. Ed eccoli, in ordine cronologico.

Sabato 18 luglio, alle 21,30, Paolo Fresu – “Pauleddu” per i conterranei sassaresi della sua natia Berchidda ed oggi uno dei jazzisti più influenti in Italia e nel mondo –porterà sul palco dell’“Auditorium” di via del Carretto, un omaggio d’eccezione all’immenso David Bowie, al secolo David Robert Jones (Londra, 1947 – New York, 2016) il “più grande intrattenitore del XX secolo” (come fu riconosciuto da un sondaggio della “BBC Two”); concerto attesissimo che, come quelli di “Kings of Convenience” e “Vinicio Capossela”, già registra il “sold out” in prevendita. Per l’occasione, Fresu si esibirà con una band unica e appositamente creata, riunendo John De Leo (voce) già leader e voce dei “Quintorigo”, Filippo Vignato (trombone, elettronica), Francesco Diodati (chitarra), Francesco Ponticelli (contrabbasso, basso elettrico) e Christian Meyer degli “Elio e le Storie Tese” (batteria). Musicisti eclettici e provenienti da esperienze diverse, anche lontane dal “jazz”. “Bowie è un autore immortale – dichiara lo stesso Fresu –  che è sempre stato vicino al jazz. Noi cercheremo di avere il massimo rispetto per la sua arte ma anche di essere propositivi, gettando uno sguardo nuovo sulle sue canzoni. In repertorio, per Fresu & company, circa trenta brani del catalogo bowiano, tra cui “Life on Mars?”“This Is Not America”“Warszawa”“When I Live My Dreams” e, sicuramente, quell’“Heroes” del ’77, “immortale inno alla speranza e alla resistenza emotiva”, scritta con occhi anima e memoria vaganti sullo sfondo del “Muro di Berlino”, con arrangiamenti – per questo e per tutti gli altri brani in scaletta – a cui ogni componente della band ha contribuito personalmente, garantendo varietà e dinamicità al progetto.

E non finisce qui. Domenica 19 luglio, alle 19, ad aprire la serata sarà Thomas Umbaca, pianista milanese, classe 1997, di origini anglo-calabresi, che ha appena pubblicato il nuovo album “Waiting for Music to Surprise Me Again”, co-prodotto con Amedeo Pace dei “BlondeRedhead”. Intorno al pianoforte, centro gravitazionale del progetto, si alternano voci, percussioni e “loop station” in un linguaggio fortemente espressivo ed originale, arricchito da sfumature elettroniche, chitarre e “synth” (sintetizzatore). A seguire, il Trio “L’Antidote” presenta il proprio album d’esordio – dal titolo omonimo – a forte “respiro mediorientale”, nato dall’incontro di sonorità, mondi e culture geograficamente distanti. Il pianoforte di Rami Khalifé (pianista libanese, già solista con Orchestre come “Qatar” e “Liverpool Philharmonic”) dialoga con le trame ritmiche dello “zarb” di Bijan Chemirani (percussionista di origine iraniana e collaboratore di artisti come Sting, Ballaké Sissoko e Renaud Garcia-Fons), mentre al centro il violoncello dell’albanese Redi Hasa (membro stabile della band di Ludovico Einaudi e collaboratore dello stesso Fresu) si fa voce narrante, profonda ed emotiva.

Dopo questo intenso fine settimana, “Monfortinjazz” proseguirà il proprio cammino, sotto il segno del “Cinquantennale”, con un calendario che promette altre grandi emozioni: Suzanne Vega (venerdì 24 luglio), i “Kings of Convenience” (domenica 26 luglio – sold out) e, a chiudere la stagione, Vinicio Capossela (domenica 2 agosto – sold out).

Ricordiamo anche che il Festival si accompagna alla mostra fotografica “Wall of Sound 20.0” di Guido Harari, visitabile fino a domenica 2 agosto presso l’“Auditorium Horszowski” (via del Carretto, 16) e la “Confraternita di Sant’Agostino” (piazza Antica Chiesa, 1/5). Un’ulteriore occasione per celebrare mezzo secolo di storia musicale a Monforte d’Alba.

Per info e programma completo: tel. 333.8349690 o www.monfortinjazz.it

Gianni Milani

Nelle foto: Paolo Fresu e “L’Antidote”

La “Rete Antonelliana” non si ferma

Dopo il successo delle attività estive, prende forma il percorso di sviluppo della rete dedicata ad Alessandro Antonelli. A settembre sarà presentata la seconda edizione con nuovi itinerari, nuovi partner e nuove progettualità.

 

La “Rete Antonelliana” non si ferma. Dopo i primi mesi di attività, il progetto promosso dalla Regione Piemonte e realizzato da Abbonamento Musei entra in una nuova fase di sviluppo, con l’obiettivo di rafforzare una rete stabile dedicata alla valorizzazione dell’eredità di Alessandro Antonelli e del patrimonio culturale piemontese.

 

I risultati della prima edizione confermano la risposta positiva del pubblico e dei territori: complessivamente sono state coinvolte oltre 1.000 persone nelle attività di progetto a partire dal lancio.

 

Le iniziative hanno interessato Torino, Novara, Boca, Ghemme, Maggiora e Romagnano Sesia, dando vita a un primo itinerario culturale diffuso dedicato ai luoghi antonelliani. Visite guidate, spettacoli teatrali, incontri divulgativi e tour in bus hanno coinvolto oltre 800 partecipanti, mentre sono quasi 1.000 le persone abbonate che hanno aderito al programma fedeltà di Abbonamento Musei “Architetture Magnifiche”, sviluppato in collaborazione con Fondazione per l’Architettura/Torino per celebrare le architetture piemontesi.

 

Ad accompagnare il progetto anche la mostra divulgativa allestita sulla cancellata della Mole Antonelliana, realizzata in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema, che continuerà ad accogliere cittadini e turisti per tutta l’estate, contribuendo a raccontare uno dei più importanti protagonisti dell’architettura italiana.

 

La comunicazione sui canali di Abbonamento Musei ha inoltre raggiunto un pubblico di oltre 400.000 contatti, generando circa 10.000 interazioni, mentre la campagna promozionale ha interessato il Novarese con 258 affissioni e garantito la presenza sulle principali testate locali.

 

«La Rete Antonelliana dimostra che la cultura può diventare un motore di sviluppo dei territori quando istituzioni, musei e comunità lavorano insieme verso un obiettivo comune – dichiara l’assessore alla Cultura della Regione Piemonte Marina Chiarelli – La nostra volontà è trasformare questo progetto in un’infrastruttura culturale permanente capace di mettere in rete luoghi, competenze e opportunità. Alessandro Antonelli rappresenta un patrimonio identitario del Piemonte e oggi, grazie a questa iniziativa, diventa anche il filo conduttore di una nuova strategia di valorizzazione culturale e turistica che continuerà a crescere.»

 

«I risultati di questa prima fase confermano quanto il pubblico apprezzi esperienze culturali capaci di unire conoscenza, partecipazione e scoperta del territorio – afferma Simona Ricci, Direttrice di Abbonamento Musei – La risposta ricevuta ci incoraggia a proseguire ampliando ulteriormente il progetto e coinvolgendo nuovi luoghi e nuovi pubblici.»

 

I prossimi passi

 

Il lavoro sulla “Rete Antonelliana” prosegue già in queste settimane con la progettazione della seconda edizione, che vedrà l’ampliamento dei percorsi di visita, il coinvolgimento di nuovi partner e un calendario ancora più ricco di iniziative dedicate alle architetture antonelliane.

 

Nel mese di settembre saranno presentati i risultati complessivi della prima fase e le anticipazioni per la nuova annualità, con nuove esperienze culturali, itinerari tematici e attività rivolte a famiglie, scuole, appassionati e visitatori.

 

L’obiettivo è consolidare la Rete Antonelliana come un modello di valorizzazione integrata del patrimonio culturale piemontese, capace di connettere città, borghi, istituzioni e comunità in un unico racconto che guarda al futuro, partendo dall’eredità di uno dei più grandi architetti italiani.

Didascalie fotografie allegate: 6 giugno 2026, visita guidata a Ghemme; 27 giugno 2026, visita guidata alla Cupola di San Gaudenzio a Novara; 7 maggio 2026, press tour sul territorio del Novarese.

Susa, il Palio e il mantello di Adelaide

C’è un’immagine in particolare che cattura lo sguardo dei tanti segusini che assistono al tradizionale Palio dei Borghi di di Susa, ogni anno, a luglio. Quando Adelaide (1020-1091), contessa di Torino,  esce dalla cattedrale di San Giusto insieme al marito Oddone di Savoia, uno dei momenti centrali della rievocazione storica, gli sguardi dei segusini sono tutti verso il lungo mantello della Contessa, così elegante, prezioso e capace di dominare l’intera scena medievale. Tra i protagonisti del “Palio”, oltre alle bandiere, i gonfaloni dei borghi, i cavalli e le spade spiccano anche i costumi medievali e tra questi ultimi balza agli occhi proprio il mantello della Contessa. Non è solo un pezzo del costume storico ma il simbolo di una donna che ha segnato il destino della città e che ancora oggi continua a vivere nella memoria collettiva attraverso la rievocazione del Palio. Il mantello di Adelaide richiama la figura storica che più di ogni altra è legata a Susa. Storia di mille anni fa con protagonista, appunto, la contessa di Torino, conosciuta anche come Adelaide di Susa. È l’emblema forse ancora più importante dello stesso drappo del Palio dei borghi che si svolgerà in città il 18 e 19 luglio con damigelle, contadine, conti e contesse, cavalieri armati con scudi e falconieri pronti ad animare le vie del centro storico.
Quando la Contessa Adelaide attraversa le vie della cittadina accompagnata dal suo corteo, il mantello sembra raccontare una storia lunga nove secoli. Ogni passo richiama il prestigio di questa figura politica di straordinaria importanza nell’XI secolo, capace di governare un vasto territorio e di fare della Valle di Susa uno snodo fondamentale tra l’Italia e l’Europa. Sposando Oddone, i Savoia vengono proiettati, grazie a lei, nella grande politica internazionale, quella di mille anni fa. Non è certo un mantello originale ma è stato rifatto con grande passione e maestria da sarte e artigiani segusini copiando quello autentico nei minimi particolari, studiando ogni piega del mantello, in modo che l’immagine sia il più possibile fedele all’epoca. Il Palio dei Borghi di Susa, in programma sabato 18 e domenica 19 luglio, trasforma Susa in uno scenario medievale per rievocare la memoria delle nozze tra la Contessa Adelaide e il Principe Oddone di Savoia celebrate nel 1046 con tornei, cortei storici, giochi e duelli nell’arena romana. I sei borghi segusini, Borgo storico, dei Franchi, dei Nobili, Borgo Nuovo, dei Cappuccini e Traduerivi, si contendono la vittoria in una sorta di “Palio” tra le varie contrade.                    Filippo Re

Callori, linea cadetta. Da Moncestino a Rosignano 

Camillo Callori, unico figlio di Carlo e Philippine nato a Moncestino, partecipò alla guerra d’indipendenza e fu esattore delle Imposte Dirette a Parma, Oneglia e Mortara, trasferimenti motivati dalle assegnazioni dell’Amministrazione Fiscale Sabauda. Prima di trasferirsi a Torino dove viveva separato, abitava alla “Cascina Partenga” dei Callori a San Martino di Rosignano con la moglie Vittoria sposata nel 1869, da cui ebbe dieci figli. Vittoria era figlia del medico di Camagna Giuseppe Guasta e Angelica Maria Luparia, sorella dell’avvocato Vincenzo Luparia, fondatore dell’ “Ente Morale di Scuola di Agricoltura Pratica Vincenzo Luparia” di San Martino di Rosignano. Camillo fu l’esecutore testamentario della scuola, documento ricevuto dal notaio Carlo Guaschino il giorno dopo la morte dello zio Vincenzo avvenuta nel 1886, testamento impugnato dagli altri eredi fino al 1889 senza ottenere il patrimonio dell’avvocato.

Vittoria si dedicò completamente alla realizzazione del progetto dello zio coinvolgendo il marito e altri parenti, riuscendo nel 1888 ad avviare la scuola “Vincenzo Luparia” oggi ITAS, sede associata con altri istituti di Casale Monferrato: Leardi, Jaffe e Sobrero. Vittoria ereditò dallo zio Vincenzo la “Villa Sophora” di San Martino di Rosignano per esplicita rinuncia alla quota di proprietà del figlio Filippo Callori. Alla morte di Vittoria, le nuove eredi Maria e Giuseppina, sorelle di Filippo, suore laiche appartenenti ad un Ordine Monacale, donarono la villa ai Frati Francescani che la occuparono posizionando un guardiano all’ingresso, vendendo gli arredi di proprietà a diversi antiquari con grande disappunto delle nipoti inesorabilmente espulse. Altre due sorelle, suore Figlie della Carità, rinunciarono alla proprietà: Paola fu madre superiora a Cagliari, mentre Eufrosina residente a Torino all’Istituto Alfieri Carrù fu madre superiora nel Ricovero di corso Casale e nell’Ospedale Militare torinese, in seguito trasferita a Genova e Venezia.
La nobildonna Giulia Callori, nata a Varengo due anni dopo il fratello Filippo, si unì in matrimonio con il cav. uff. Luigi Morano, latifondista originario di San Martino di Rosignano, fondatore nel 1908 della “Distilleria Cooperativa di Rosignano e Cellamonte” per la trasformazione delle vinacce in grappe. Luigi Morano dispose il patrimonio a favore dell’Asilo Infantile e alla Parrocchia del suo paese, destinando la propria “Villa Scagliotta” per fondare una casa di riposo. Luigi e Giulia, senza discendenti, adottarono un bambino orfano di nome Antonino dopo il terremoto di Messina del 1908 dove lei accorse come crocerossina. Abitarono a Casale nella casa Monti di via Roma dove Giulia fu vittima di un ingente furto consistente in pellicce, gioielli e una borsetta d’oro, frutto delle sue frequenti puntate parigine per un valore di circa cinquanta mila lire.

Giulia, donna di cultura, pubblicava le sue novellette sul Corriere di Casale e faceva parte del mondo chic casalese. Famose le sue scorribande in carrozza nel centro di Casale con la chioma al vento che suscitava continui improperi dei passanti. Segretario del Consiglio di Amministrazione della Distilleria fu nominato il cognato di Morano, l’avvocato Filippo Callori, titolare a Casale di uno studio legale al n.2 di via Mellana, dimora storica quattrocentesca dei nobili Gambera di Rosignano, classico esempio del Rinascimento casalese. Il primogenito Filippo di idee liberali, assessore e amministratore di opere pie cittadine, fu nominato cavaliere della Corona d’Italia, presidente del Consiglio Collegio Trevigi, vice Console Onorario della Repubblica Argentina, priore della Compagnia San Michele e Procuratore della Corte d’Appello di Casale. Nato a Parma,  completò gli studi a Genova, nel 1895 si laureò a Torino e si unì in matrimonio con Felicita De Mattei nel 1904, abitanti a Casale nella residenza del marito in via Mellana.
Erano cugini di primo grado con il conte Ranieri, padre del cardinale Federico Callori, maestro di Camera, maggiordomo di Sua Santità il papa e cardinale diacono di San Giovanni Bosco in via Tuscolana a Roma, morto nella Città del Vaticano nel 1971. Il conte Federico Callori, padre di Ranieri, negli anni tra il 1862 e il 1879 ospitò don Bosco nel palazzo Callori di Vignale. La tenuta “La Gambera” di San Martino di Rosignano, residenza estiva di Felicita, risale alla linea primordiale dei conti Gambera, i signori di Rosignano che diedero seguito a nobili discendenze monferrine: Callori, Langosco, Pico Gonzaga, Visconti, Vidua, Ricci, Gozzani, Leardi e Sannazzaro. Anche i marchesi Gozzani, cognati dei Callori di Moncestino, erano consignori di Rosignano, proprietari di masserie e terreni come la Vallarina, Fornace, Calcinara e Contrada sotto il Castello. Felicita era figlia di Maria Toso e Virgilio De Mattei che lasciò lo “Studio d’Ingegneria Soldati & C.” di Torino per trasferirsi a Casale, lungimirante Direttore Generale della “S.A. Calce & Cementi” con l’hobby dell’astronomia.
(3-Continua)
Armano Luigi Gozzano 

Ai Musei Reali “Torino crocevia di sonorità”

Ai Musei Reali “Torino Crocevia di sonorità – Ritratto a due voci”

Nella giornata di venerdì 17 luglio, i Musei Reali osservano un’apertura straordinaria, dalle 19.45 alle 23.30 (con ultimo ingresso alle ore 22.45), in occasione del concerto per voci e pianoforte intitolato “Torino Crocevia di sonorità – Ritratto a due voci”. L’evento, inserito nel programma della rassegna “Estate Reale 2026 – Una sera al museo”, che si svolge all’interno del Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale, alle ore 21, vede protagonisti sul palco il soprano Tamara Moldavchuk e il baritono Franco Celio Cioli, accompagnati da Marta Conte al pianoforte, in cui eseguono musiche che spaziano da Franz Schubert a Hugo Wolf, da Ludwig van Beethoven a Gabriel Fauré,da Henri Duparc a Claude Debussy, da Reynaldo Hahn a Robert Schumann. Il concerto è realizzato dai Musei Reali in collaborazione con il Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino.

La Caffetteria Reale rimane aperta fino all’inizio del concerto, alle ore 21.

Musei Reali – Palazzo Reale di Torino – Piazzetta Reale 1

Info biglietti: Intero: € 8,00 – gratuito fino agli 11 anni compiuti – gratuito per un accompagnatore di persona con disabilità. La vendita è disponibile online al link:https://museireali.midaticket.com/eventi/17-luglio-estate-reale-torino-crocevia-di-sonorita-concerto-e-apertura-serale-dei-musei-reali/?t=2026-07-17 e presso la biglietteria del museo la sera stessa.

Info e programma: https://museireali.beniculturali.it/ – mr-to.eventi@cultura.gov.it

Mara Martellotta

 

 

Venerdì 17 luglio 2026

TORINO CROCEVIA DI SONORITÀ

Ritratto a due voci

Concerto per voci e pianoforte. In collaborazione con il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino.

Musei Reali di Torino, Salone delle Guardie Svizzere di Palazzo Reale

 

Programma:

 

Franz Schubert (1797-1828)
Gesänge aus “Wilhelm Meister” op. 62 (Goethe)
1. Mignon und der Harfner
Gesänge des Harfners, D. 478 (Goethe)
1. Wer sich der Einsamkeit ergibt
2. Wer nie sein Brot mit Tränen ass
3. An die Türen will ich schleichen
Gesänge aus “Wilhelm Meister” op. 62 (Mignon-Lieder, Goethe)
2. Heiss mich nicht reden
3. So lasst mich scheinen

Hugo Wolf (1860-1903)
dai Mignon-Lieder, Goethe

Nur wer die Sehnsucht kennt
Kennst du das Land

 

Ludwig van Beethoven (1770-1827)
An die ferne Geliebte (Jeitteles)

Gabriel Fauré (1845-1924)
Mandoline (Verlaine, Cinq Mélodies de Venise op. 58)

Henri Duparc (1848-1933)
Extase (Lahor)

Claude Debussy (1862-1918)
Chevaux de bois (Verlaine, Ariettes oubliées)

Reynaldo Hahn (1874-1947)
L’heur exquise (Verlaine, Chansons Grises)

Robert Schumann (1810-1856)
Tanzlied (Rückert, Vier Duette op. 78)

 

Orari

Visita libera al percorso museale: 19.45–23.30

Inizio concerto: 21.00

 

Percorso visitabile

Primo piano di Palazzo Reale

Armeria Reale

 

Caffetteria Reale

Aperta fino alle ore 21.00

 

Biglietti

Intero: € 8,00

Gratuito fino agli 11 anni compiuti

Gratuito per un accompagnatore di persona con disabilità

 

Biglietti disponibili online al link: https://museireali.midaticket.com/eventi/17-luglio-estate-reale-torino-crocevia-di-sonorita-concerto-e-apertura-serale-dei-musei-reali/?t=2026-07-17

e presso la biglietteria del museo la sera stessa.

 

Informazioni:

https://museireali.beniculturali.it/

mr-to.eventi@cultura.gov.it

 

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Re Umberto I, il conservatore che abolì la pena di morte

Alla scoperta dei monumenti di Torino / Prese parte alla Seconda Guerra d’Indipendenza, distinguendosi nella battaglia di Solferino del 1859.Il 9 gennaio del 1878, alla morte del padre, salì sul trono italiano con il nome di Umberto I e con il nome di Umberto IV su quello sabaudo, dal momento che suo padre aveva stabilito, malgrado l’unità nazionale, il prosieguo della tradizione nominale sul trono sabaudo

Nel piazzale, davanti alla Basilica di Superga, si innalza imponente il monumento dedicato al Re Umberto I di Savoia. Su un basamento di marmo si erge un Allobrogo, guerriero capostipite dei piemontesi, con indosso un elmo alato, lunghe trecce, ascia e corno di guerra. Il guerriero tiene un braccio levato mentre con l’altro punta una spada sulla corona ferrea circondata dalle palme del martirio, in segno di fedeltà e con accanto uno scudo sabaudo lambito da due serpenti, simboli rispettivamente della dinastia reale e del tempo. Alle spalle del guerriero si trova un’ alta colonna corinzia di granito, il cui capitello in bronzo si prolunga in una figura d’aquila imperiosa ad ali spiegate, trafitta da una freccia; allegoria del re assassinato.

 

Umberto I nacque il 14 marzo 1844 a Torino, precisamente a Palazzo Moncalieri, da Vittorio Emanuele II (allora duca di Savoia ed erede al trono sabaudo) e da Maria Adelaide d’ Austria. Ebbe, come da tradizione sabauda, un’educazione essenzialmente militare e nel marzo del 1858 intrapreseproprio la carriera militare, cominciando con il rango di capitano; successivamente prese parte alla Seconda Guerra d’Indipendenza, distinguendosi nella battaglia di Solferino del 1859.Il 9 gennaio del 1878, alla morte del padre, salì sul trono italiano con il nome di Umberto I e con il nome di Umberto IV su quello sabaudo, dal momento che suo padre aveva stabilito, malgrado l’unità nazionale, il prosieguo della tradizione nominale sul trono sabaudo.

Assunse, sul fronte della politica interna, una posizione rigida e autoritaria soprattutto in senso anti-parlamentare: le insurrezioni e i moti, come quelli dei Fasci dei Lavoratori in Sicilia e l’insurrezione della Lunigiana (1894), che minacciavano l’ordine interno e l’unità stessa dell’Italia, lo portarono a firmare provvedimenti come ad esempio lo Stato d’Assedio. A seguito di questi e di altri gravi avvenimenti, si procedette, ad opera del governo Crispi,allo scioglimento del Partito Socialista, delle Camere del Lavoro e delle Leghe Operaie. Il suo regno fu contrassegnato da opinioni e sentimenti opposti, infatti se da alcuni venne elogiato per per il suo atteggiamento dimostrato nel fronteggiare sciagure come l’epidemia di colera a Napoli del1884 ( si prodigò personalmente nei soccorsi), o ad esempio per la promulgazione del cosiddetto codice Zanardelli che portò all’abolizione della pena di morte, da altri fu aspramente avversato per il suo duro conservatorismo. Fu aspramente criticato dall’opposizione anarchico-socialista e repubblicana italiana, soprattutto per la decorazione del generale Fiorenzo Bava-Beccaris che fece uso dei cannoni contro la folla a Milano per disperdere, il 7 maggio 1898, i partecipanti alle manifestazioni di protesta scatenate dalla tassa sul macinato. Dopo esser sfuggito a due attentati, Umberto I venne ucciso a Monza il 29 luglio del 1900, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci.

A pochi mesi di distanza dall’attentato di Monza, il vice-presidente dell’Unione Artisti ed Industriali di Torino, Alessio Capello, propose l’erezione di un monumento in memoria di Umberto I, con l’idea di farlo sorgere sul colle di Superga, presso le tombe degli avi di Casa Savoia. L’assemblea dell’Unione Artisti ed Industriali, presieduta da Giacomo Rava, acconsentì all’ iniziativa e venne immediatamente costituito un Comitato esecutivo che aprì una sottoscrizione e raccolse, nel giro di pochissimo tempo, una somma di 15.000 lire provenienti da oltre ottanta comuni piemontesi e da circa cento Associazioni. L’incarico di scolpire il monumento fu affidato allo scultore Tancredi Pozzi che concluse l’opera in poco più di un anno dall’approvazione del progetto. L’inaugurazione avvenne l’ 8 maggio del 1902 alla presenza del sindaco di Torino Severino Casana, del presidente del Comitato esecutivo Alberini e del canonico Amedeo Bonnet, prefetto della Basilica di Superga, che prese in custodia il monumento per conto della Casa Reale. 

 Simona Pili Stella

 

Foto Xavier Caré / Wikimedia Commons