CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

A Biella “La Magia della Luce, pellicola che passione!” 

Mercoledì 14 gennaio prossimo, alle ore 21, a Biella, presso il palazzo Gromo Losa si terrà l’evento di apertura delle serate culturali del Festival “La Magia della Luce, pellicola che passione!”, evento dal titolo “Carosello Storie e Personaggi”. Gli ospiti saranno di assoluto rilievo, tra cui il giornalista Marco Melegaro, autore di saggi sul Carosello, ultimo dei quali “Aspettando Carosello. Specchio e sogno di un’Italia spensierata”; Bruno Gambarotta, autore RAI, Enzo Perardi, regista di numerosi spot  del noto programma RAI , molti dei quali commissionati dallo storico Studio Armando Testa di Torino. Dai wafer Saiva a Bruno Bozzetto, passando attraverso i fratelli Taviani, Mario Soldati e Catherine Spaak, saranno proiettati gli originali spot televisivi, tutti girati in pellicola, capaci di restituirci uno spaccato del costume italiano dell’epoca e che inaugurarono un nuovo modo di concepire la pubblicità. Tutti gli spot sono a cura della Fondazione CSC Archivio Storico del Cinema di Impresa di Ivrea.
Sabato 17 gennaio, presso la Sala Convegni della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella,  verrà proiettato il primo film della rassegna cinematografica dal titolo “Bianco e nero: il cinema d’autore in 16 mm” e verrà proposto il film intitolato “Avvenne domani”, “It happened tomorrow”, nella prima edizione italiana  del 1946, film del 1944 diretto da René Clair e interpretato da Dick Powell, Linda Darnell, Jack Oakie, Edgar Kennedy e Sig Ruman, un film che coniuga il sogno con la realtà, il desiderio comune a tutti di sapere ciò che umanamente non si può sapere. Il riferimento alla fallibilità della stampa quotidiana rappresenta il punto più moderno e più tattile dell’intera pellicola, che vanta una grande regia del francese alla sua terza prova hollywoodiana e che, con questo film, ottenne due candidature ai Premi Oscar del 1945.

In concomitanza con gli eventi culturali, continuerà ad essere visitabile fino al 26 febbraio prossimo, presso lo Spazio Cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, la mostra dedicata alla storia del cinema del Novecento, dove si potrà ammirare un set cinematografico appositamente ricostruito dall’artista Paolo Angelillo, una serie di macchine per il cinema rare e preziose, quali cineprese e proiettori, ed una scelta di video realizzati anche con pellicole d’epoca, il tutto proveniente da importanti collezioni museali e private.
Con questa mostra si potrà riscoprire la bellezza del cinema di un tempo  e ripercorrere l’evoluzione della tecnica cinematografica  in pellicola del Novecento.
Le successive serate culturali continueranno ad ospitare registi, giornalisti, storici e studiosi del cinema per dialogare su storia, personaggi, aneddoti e curiosità,  con focus sul territorio biellese. La rassegna di  proiezioni in pellicola 16mm., rigorosamente in bianco e nero, proporrà una serie di lungometraggi  d’epoca considerati vere e proprie opere d’autore della cinematografia mondiale.  Per il pubblico sarà un’occasione rara e preziosa per riscoprire il cinema in uno dei suoi formati originari, non come immagine digitale, ma come presenza viva, luminosa, che scorre realmente davanti ai nostri occhi trasformandola in esperienza sociale e di visione collettiva. Ogni proiezione sarà introdotta per accompagnare lo spettatore in un’esperienza che è, al tempo stesso, visione, memoria e scoperta.
I laboratori creativi per bambini, condotti da Franca Guiot, permetteranno ai più piccoli di inventare e elaborare immagini e storie fantastiche legate  al mondo dell’animazione filmica.
Ideata dal giornalista e regista Franco Fratto, Direttore del Festival e co- curatore insieme al docente dell’Università di Torino e già presidente ASTUT Marco Galloni, la mostra propone un percorso che unisce scienza e arte, tecnica e immaginazione.

“Rivedere un film in pellicola significa riaccendere un rito: la sala che si oscura, il fascio luminoso  che attraversa lo spazio, il suono intermittente del proiettore – spiega Franco Fratto – Si tratta di un’esperienza che riporta il pubblico all’essenza stessa del cinema – mentre aggiunge Marco Galloni “è come se queste macchine potessero parlare”.
“La Magia della Luce inaugura presso lo Spazio cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella a pochi giorni dal solstizio d’inverno, impreziosendo con le sue proiezioni il periodo in cui le notti sono più lunghe – spiega Michele Colombo, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella – Un fascino antico quello del cinema nato forse dall’incanto dei primi uomini per le ombre proiettate dai fuochi sulle pareti delle grotte e sviluppato in un’arte tecnica e poetica al tempo stesso. Una mostra e un festival da vivere e visitare fino a febbraio”.
“Abbiamo voluto far riscoprire la poesia della macchina cinematografica- spiega Sabrina Sottile, presidente dell’Associazione culturale Sabrina Sottile Eventi d’arte di Torino, ente organizzatore del Festival – quel battito meccanico che ha dato vita alle immagini e che ancora oggi emoziona, anche senza proiettare nulla”.
Il Festival è organizzato dall’Associazione culturale Sabrina Sottile eventi d’arte, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, della Fondazione CRT, del Consiglio Regionale del Piemonte, Città di Biella,  Provincia di Biella e Unione Industriale Biellese, con la presenza di importanti partner istituzionali quali l’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa CSC di Ivrea, il Ferrania Film Museum della Città di Cairo Montenotte, in provincia di Savona, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il Museo Nazionale della Montagna Duca degli Abruzzi, l’Università di Torino e altri importanti partner quali il Club Alpino Italiano della sezione di Biella.
L’evento è gratuito.
Referente del progetto Sabrina Sottile sab.sot@ alice.it

Ente organizzatore Associazione culturale Sabrina Sottile eventi d’arte Torino

Mara Martellotta

“Notti” alla GAM: Stelle, Sogni, Infinito

La mostra “NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni” alla GAM di Torino cattura l’essenza della notte come musa inesauribile dell’arte, intrecciando opere del patrimonio museale con prestiti prestigiosi per un percorso che emoziona e fa riflettere.

La Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, primo museo piemontese dedicato all’arte moderna, trasforma una delle sue sale in un teatro di  verso un viaggio cronologico che valorizza la collezione permanente, da capolavori simbolisti a visioni cosmiche, confermando la GAM come spazio dinamico per rileggere la storia dell’arte anche in chiave simbolica.
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Il percorso simbolico 

La mostra parte dal Seicento scientifico, con tavole astronomiche di Galileo ed Eimmart accanto a chiaroscuri barocchi, per arrivare al Romanticismo interiore e alle avanguardie novecentesche. Una sezione clou esplora i notturni onirici: il viale malinconico di Baccarini, la donna‑luna di Casorati che cita Dante, il sonno inquieto di Martini, la figura totemica di Pollock e i cieli stellati di Ruff derivati da dati ESA.

Visioni cosmiche e storiche

Le ultime sale elevano la notte a cosmo, con stelle, galassie e orbite che fondono scienza e lirica, per chiudersi sulla “notte della storia” di Goya, Picasso e Chagall – come “In my country” del 1943, nostalgia di Vitebsk in esilio. Questo finale ricorda come il buio custodisca sogni ma anche traumi, rendendo la mostra attuale in un’epoca di incertezze.

La GAM per tutti

Attività educative, laboratori per famiglie e visite serali rendono l’esperienza accessibile, trasformando il museo in un hub vivace per torinesi e visitatori. “NOTTI” celebra nuovamente la GAM come custode di un patrimonio che parla al presente, invitando a contemplare l’oscurità con occhi nuovi.
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Valeria Rombolà
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LE FOTO:
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1 – Wenzel Hablik
Sternenhimmel, Versuch
Starry Sky, Attempt
1909
olio su tela / oil on canvas
200 x 200 cm
Wenzel-Hablik-Museum, Itzehoe
2 – Marc Chagall
Dans mon pays
In My Country
1943
guazzo e tempera su carta applicata su tela / gouache and tempera on paper applied to canvas
GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino
Acquisto alla XXIV Esposizione Internazionale Biennale d’Arte, Venezia, 1948
Purchased at the XXIV International Art Exhibition
Ph. Studio Fotografico Gonella

Ettore Pagano con l’Orchestra Rai diretta da Andrés Orozco-Estrada

 

Recente vincitore del premio Abbiati della critica musicale italiana, torna a suonare con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai il giovanissimo violoncellista Ettore Pagano, protagonista del concerto in programma giovedì 8 gennaio, alle 20.30, presso l’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, trasmesso in diretta da Radio 3 e in streaming sul portale di Rai Cultura sul canale Rai Play 2. Il concerto verrà replicato venerdì 9 gennaio alle ore 20, e trasmesso su Rai 5 alle 22.50.

Sul podio Andrés Orozco-Estrada, direttore principale dell’OSN Rai, nato in Colombia nel 1977, al debutto con la compagine Rai nel maggio 2022, con avvio di una collaborazione stabile nel 2023. Ettore Pagano, classe 2003, ha iniziato da giovanissimo una intensa attività concertistica in Italia e all’estero, arrivando a suonare in luoghi di assoluto prestigio. Per il suo ritorno con l’OSN Rai, con la quale è stato protagonista della Festa della Repubblica al Quirinale, alla presenza di Sergio Mattarella, presenta il Concerto n.1 in la minore per violoncello e orchestra op.33 di Camille Saint-Saëns. Il concerto fu composto nel 1872 ed eseguito per la prima volta l’anno successivo, e si presenta come un unico e grande arco musicale articolato in tre movimenti eseguiti senza interruzione. La sua architettura formale rappresenta un omaggio all’arte di Franz Liszt e alla sua “forma ciclica”, nella quale i temi musicali evolvono e riappaiono durante tutto il corso della composizione. In essa, il compositore sintetizza il suo stile, caratterizzato da una raffinata ricerca timbrica. In apertura di serata, Orozco-Estrada propone “Le Carnaval romain”, “Ouverture caractéristique op.9 H 95” di Hector Berlioz. Composto nel 1844, il brillante lavoro sinfonico offre nuova vita ai temi musicali di Berlioz. Il compositore riesce a fondervi magistralmente due elementi proncipali del suo lavoro teatrale: l’ardore amoroso e il vitalizio esuberante, caratteristici delle scene popolari del Carnevale. A concludere la serata, i poemi sinfonici di Respighi, a cui si deve il rinnovamento della scena musicale italiana dei primi del Novecento. Le due opere sono tratte dalla trilogia romana che richiama le suggestioni raccolte dal compositore durante i suoi viaggi a Roma, con un’attenzione verso la natura e le tradizioni popolari. “Fontane di Roma”, scritto nel 1916 ed eseguito al teatro Augusteo nel 1917, non ebbe particolare successo. Fu Arturo Toscanini a consacrare l’opera, l’anno seguente, alla Scala di Milano, proiettando Respighi nel successo internazionale. I movimenti dell’opera sono dedicati a quattro Fontane romane e al fascino che queste provocano nell’autore in un momento cruciale del giorno, quando si fondono con il paesaggio cittadino che le circonda. La serata si chiude con i “Pieni di Roma”, il secondo poema sinfonico di Respighi, scritto nel 1824 e diretto in prima esecuzione di Bernardino Molinari alla fine dello stesso anno, sempre all’Augusteo di Roma. Opera fra le più rappresentative dell’autore, celebra le bellezze della città amata, descrivendo con brillante perizia orchestrale ed evocandola attraverso emozioni spirituale e visioni fantastiche.

Biglietti: da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Info: 011 8104653 – 8104961 – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

MAUTO e Centro Storico Fiat: oltre 26 mila visitatori tra Natale e l’Epifania

Al Museo Nazionale dell’Automobile e al Centro Storico Fiat, tra Natale e l’Epifania, da mercoledì 24 dicembre 2025 a martedì 6 gennaio 2026, sono stati oltre 26 mila i visitatori. Il giorno con il più alto numero di ingressi è stato il 3 gennaio, con 4 mila e 425 presenze. Un buon incremento rispetto all’anno precedente, quando i visitatori furono 21.650. Un ottimo riscontro hanno avuto le tre mostre in corso: “News from the near future”, la grande esposizione con oltre 100 opere d’arte contemporanea, celebrativa della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo; “Ferrari design-Creative Journeys 2010”, dedicata al team diretto da Flavio Manzoni, e “Back to the future”, tributo al film cult di Robert Zemeckis, con protagonista l’iconica DeLorean, disegnata da Giorgetto Giugiaro, in dialogo con l’artista albanese Anri Sala.

Mara Martellotta

Debutto al Carignano dell’Otello, con drammaturgia di Dacia Maraini

Martedì 13 gennaio prossimo, alle ore 19.30, debutterà al Teatro Carignano l’Otelllo di W. Shakespeare, per la drammaturgia di Dacia Maraini e la regia di Giorgio Pasotti, che sarà in scena con Giacomo Giorgio, protagonista nel ruolo di Otello, e noto al grande pubblico per il ruolo di Ciro in “Mare fuori”; Claudia Tosoni, Gerardo Maffei, Diego Migeni, Salvatore Rancatore, Andrea Papale, Dalia Aly. L’adattamento scenico è di Antonio Prisco, la scena di Giovanni Cunsolo, le musiche di Patrizio Maria d’Artista, le immagini di Thierry Lechanteur, i costumi di Sabrina Beretta, le luci di Marco Palmieri. Lo spettacolo è prodotto dal Teatro Stabile d’Abruzzo, in co-produzione con Marche Teatro, Stefano Francioli Produzioni e in collaborazione con il teatro Maria Caniglia, e resterà in scena fino a domenica 18 gennaio.

Mercoledì 14 gennaio, alle 17.30, presso il Circolo dei Lettori, il regista Giorgio Pasotti e gli attori della compagnia dialogheranno con Mariapaola Pierini, nell’ambito di “Retroscena”.

“Dopo cinque secoli, quest’opera ci mette di fronte a una società malata e incattivita. L’Otello è tragicamente attuale – dichiara Giorgio Pasotti – che si interroga sulla forza di un grande classico, come questo testo che parla ancora oggi alle giovani coscienze, insegnare attraverso la morale, mostrare il dolore e lo sgomento per le vite non rispettate. La drammaturgia di Dacia Maraini si snoda attraverso una violenza che cresce senza alcun motivo, illusione del possesso, il delitto e il suicidio per stupidità. Lo spettacolo racconta la storia d’amore di Desdemona e Otello. Per il protagonista, incapace di gestire le emozioni, capitano coraggioso e leale, ma marito insicuro e geloso, forse lei era troppo ingenua, troppo sicura del suo amore e dell’amore di lui. Lui la uccide e poi mette fine alla sua stessa vita, per gelosia e possesso, come spesso succede nella società odierna”.

Gli incontri con il pubblico, dal titolo “Retroscena”, si terranno quest’anno al Circolo dei Lettori di via Bogino 9.

Info: Teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino – martedì, giovedì e sabato ore 19.30/mercoledì e venerdì ore 20.45/sabato ore 19.30/ domenica ore 16 – 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it , orario da martedì a sabato dalle 13 alle 19 – domenica dalle 14 alle 19 – lunedì riposo.

Mara Martellotta

Marsala, il destriero di Giuseppe Garibaldi

L’isola di Caprera fa parte dell’arcipelago di La Maddalena a nord-est della Sardegna, al largo della costa Smeralda. L’isola, abitata da poche decine di persone (la maggior parte degli abitanti risiede nel borgo di Stagnali) è raggiungibile grazie a un ponte che la collega all’Isola Maddalena, e fa parte integrante da più di vent’anni dell’area protetta dell’Arcipelago della Maddalena. Caprera è famosa per essere stata il buen retiro di Giuseppe Garibaldi che giunse per la prima volta sull’isola il 25 settembre del 1849. Tra varie peripezie vi tornò spesso e vi visse a lungo fino alla morte. L’eroe dei due mondi si spense nel tardo pomeriggio del 2 giugno 1882 e nella sua casa l’orologio fu fermato mentre i fogli di un grande calendario non vennero più staccati segnando per sempre l’ora e il giorno della sua morte.

Le spoglie di Giuseppe Garibaldi riposano da allora in un’area dell’isola che prende il nome di compendio Garibaldino. Lì, nel piccolo cimitero di famiglia, il sepolcro del comandante dei Mille si trova sotto un grande masso di granito con delle grosse maniglie sui lati. A poca distanza dalla sua sepoltura c’è anche un cippo abbandonato, coperto dai rovi, dove si può leggere a malapena l’incisione voluta dallo stesso eroe: “Qui giace la Marsala che portò Garibaldi in Palermo, nel 1860. Morta il 5 settembre del 1876 all’età di 30 anni”. Marsala era l’inseparabile cavalla bianca di Garibaldi. Aveva 14 anni quando gli venne regalata dal marchese Sebastiano Giacalone Angileri che, raggiunto Garibaldi e i suoi Mille sulla spiaggia di Marsala, tenendola per le briglie, disse: “Generale, questo è un dono per voi”.

E così, in sella alla sua adorata cavalla, Garibaldi entrò a Palermo il 27 maggio 1860. E con lei affrontò l’intera campagna militare nel regno delle Due Sicilie, affezionandosi a tal punto da portarla con sé il 9 novembre 1860, quando salpò per Caprera. Sull’isola, la cavalla, rimase con lui fino alla morte, nel 1876, quando aveva ormai trent’anni, età avanzatissima per questi quadrupedi. Lo storico Giuseppe Marcenaro, nel suo libro Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie, citandone la storia, scrive che a Marsala in via Cammareri Scurti una lapide collocata nel maggio del 2004 su iniziativa del Centro Internazionale di studi Risorgimentali Garibaldini ricorda il giorno del “regalo”. Recita, l’epigrafe: “Sebastiano Giacalone a Giuseppe Garibaldi donò l’anonima bianca giumenta che ribattezzata Marsala uscì da questo portone e corse le vie della gloria a Calatafimi, a Teano, a Caprera con l’invitto Generale unificatore della patria italiana”. Così, come Bucefalo, il cavallo di Alessandro Magno, Asturcone, il destriero di Giulio Cesare o Marengo, il piccolo stallone arabo di Napoleone, anche Marsala è giusto che abbia il suo posto nella storia.

Marco Travaglini

 

Gli appuntamenti della Fondazione Torino Musei


9 – 15 gennaio 2026

 

SABATO 10 GENNAIO

 

Sabato 10 gennaio ore 16

DOLCI CAREZZE

MAO – visita guidata in collaborazione con OFT

Musica e arte sono unite dalla bellezza. Si potrà scoprire il filo che le lega nel corso delle visite guidate organizzate presso i tre grandi musei della Città di Torino e ispirate dai concerti della Stagione concertistica Memories dell’Orchestra Filarmonica di Torino. Il sabato precedente il concerto GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, MAO Museo d’Arte Orientale e Palazzo Madama Museo Civico d’Arte Antica propongono infatti, a rotazione, un ciclo di visite guidate al proprio patrimonio museale.

L’iniziativa è come sempre a cura dei Dipartimenti Educazione della Fondazione Torino Musei con la collaborazione di Coopculture.

 

Sabato 10 gennaio 2026, ore 16

Dolci carezze

Nelle sale che ospitano la collezione cinese, giapponese e himalayana e alcuni lavori dell’artista contemporanea Chiharu Shiota, la visita guidata si sofferma sull’arte funeraria, sulle rappresentazioni dei bodhisattva, figure del buddhismo caratterizzate dalla compassione, su diverse concezioni di Paradiso e Inferno e sul tema del viaggio, lungo il confine labile e frastagliato tra interiorità e mondo esterno, passato e futuro, dolore e conforto, realtà e memoria.

Costo: 7€ per il percorso guidato + biglietto di ingresso in mostra (ingresso gratuito al museo con Abbonamento Musei e Torino +Piemonte Card).

Prenotazione consigliata t. 011.19560449 oppure ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

 

DOMENICA 11 GENNAIO

 

Domenica 11 gennaio ore 16

APPESI AD UN FILO

MAO – attività famiglie

La visita della mostra temporanea The Soul Trembles di Chiharu Shiota ispirerà l’attività di laboratorio dove i partecipanti saranno invitati a creare un mobile con fili di lana e piccoli oggetti appesi.
Prenotazione obbligatoria: tel 011 4436927 – maodidattica@fondazionetorinomusei.it

Costo: €7,00 a bambino per l’attività; adulti ingresso ridotto mostra, gratuito per i possessori dell’Abbonamento Musei

 

Domenica 11 gennaio ore 10:30

SONORA. Nel cuore profondo delle notti

GAM – Visita guidata speciale con percorso sonoro alla mostra Notti. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni

A cura di CoopCulture

Visitare la mostra “NOTTI. Cinque secoli di stelle, sogni, pleniluni” significa immergersi in un viaggio tra buio e luce, silenzi e bagliori che hanno affascinato gli artisti nei secoli.

Il percorso attraversa osservazioni astronomiche, atmosfere lunari, sogni e inquietudini, dai notturni romantici alle visioni simboliste e contemporanee.

Con Sonora l’esperienza si amplifica: la guida e la selezione musicale del Maestro Giovanni Bietti evocano emozioni del notturno, fondendo arte e suono nella magia della notte.

Durata: 90 minuti

Costo: 10 € a partecipante

Costo aggiuntivo: biglietto di ingresso alla mostra. Gratuito per i possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte e Valle d’Aosta

Per prenotazioni e informazioni: 011 19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it

Prenotazione e pagamento online

 

 

LUNEDI 12 GENNAIO

 

lunedì 12 gennaio ore 15:00 -17:00

CIRCLE CHANTING – Il Dipartimento Educazione GAM per L’Accademia della Luce

Circle chanting è un programma di laboratori aperti alla cittadinanza pensati per far dialogare l’opera Bouncing the Ball di Riccardo Previdi con l’azione e le voci di un gruppo di persone provenienti da diverse zone della città. Nell’ambito del Public Program di Luci d’Artista 28° edizione, rivolto alla cittadinanza e avente scopo di rafforzare l’inclusività e allargare la platea dei fruitori, la proposta si sviluppa in laboratori pratici di yoga del suono alla portata di ogni tipo di pubblico. Il punto di partenza è una lettura dell’opera luminosa che traduca il movimento e le forme circolari di cui è composta in esperienza corporea e sonora per i partecipanti. Quattro gruppi di persone saranno condotti in sessioni pratiche a fare esperienza diretta del proprio respiro e del canto, secondo un percorso che prende spunto dalla rappresentazione tradizionale del corpo yogico.

Appuntamento gratuito aperto a tutti su prenotazione: infogamdidattica@fondazionetorinomusei.it

Evento di chiusura in piazza San Carlo, alla presenza di Riccardo Previdi, Venerdì 23 gennaio dalle ore 17:00 maggiori info

 

GIOVEDI 15 GENNAIO

 

Giovedì 15 gennaio ore 18

INCONTRO CON JOSEPH KOSUTH
Luci d’Artista – conferenza alla GAM per Accademia della Luce
Intervengono:
Joseph Kosuth
Chiara Bertola
, Direttrice GAM – Torino
Modera: Antonio Grulli, curatore Luci d’Artista

In occasione del Public Program di Luci d’Artista 28 la GAM ospita la conferenza dedicata al Maestro Joseph Kosuth e a Doppio passaggio, la Luce d’Artista da lui ideata nel 2001 e installata sul ponte Vittorio Emanuele I, tra Piazza Vittorio Veneto e la Gran Madre. Sarà una preziosa occasione per approfondire il lavoro di uno dei più influenti e riconosciuti artisti a livello internazionale, nonché tra i più significativi esponenti e teorici dell’arte concettuale, nel cui lavoro la luce e l’utilizzo del neon hanno avuto un ruolo fondamentale che ha permesso di rendere questo mezzo espressivo centrale nell’evoluzione dei linguaggi dell’arte dell’ultimo decennio. Un tributo attraverso il quale verrà anche ripercorsa la storia e la genesi dell’opera Doppio Passaggio, uno dei capolavori più amati e conosciuti di Luci d’Artista. La Luce del Maestro Joseph Kosuth è stata completamente restaurata in occasione della 28° edizione di Luci d’Artista (2025-2026) grazie a Consulta per la Valorizzazione dei Beni Artistici e Culturali di Torino, Unione Industriali Torino e NeonLauro oltre al sostegno Gruppo IREN. Grazie al restauro l’opera è oggi ancora più visibile e maggiormente sostenibile da un punto di vista energetico. Il Maestro Joseph Kosuth dialogherà con la direttrice della GAM Chiara Bertola, che nel corso della sua carriera ha seguito assiduamente il lavoro dell’artista con il quale ha realizzato ambiziosi progetti, e con Antonio Grulli, curatore di Luci d’Artista dal 2023.

Joseph Kosuth (Toledo, Ohio, 1945) è uno dei pionieri dell’arte concettuale e ha focalizzato la propria ricerca sul linguaggio, interrogando la natura stessa dell’arte. L’opera che per prima gli è valsa la notorietà e ha messo in discussione le consuetudini espositive legate alla percezione dell’arte è One and Three Chairs, del 1965, in cui una sedia vera e propria è affiancata da una fotografia della stessa e dalla definizione della parola “sedia” tratta da un dizionario. Maggiori info: https://www.lucidartistatorino.org/

 

 

Giovedì 15 gennaio ore 18

IL GIARDINO IN UNA PIETRA. GLI SMERALDI DAL NUOVO MONDO ALLE CORTI MUGHAL

MAO – conferenza nell’ambito del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente

A cura di Sherif El Sebaie.

Secondo appuntamento del ciclo di conferenze Bagliori d’Oriente, a cura di Sherif El Sebaie, già Consulente Scientifico per la Galleria dei Paesi Islamici dell’Asia del MAO Museo d’Arte Orientale. Il percorso, pensato come un viaggio attraverso culture e simboli, esplorerà l’uso, il valore rituale e il significato culturale delle pietre preziose e semipreziose, mettendo a confronto le tradizioni artistiche e religiose dell’Oriente e dell’Occidente.

L’appuntamento di gennaio sarà dedicato agli smeraldi.

Utilizzato nei talismani islamici e nei gioielli Mughal, lo smeraldo simboleggia saggezza e rivelazione. L’incontro esplorerà i traffici tra il Nuovo Mondo e l’Asia, le incisioni persiane e i magnifici gioielli indiani.

Ingresso: 5€. Biglietto acquistabile in museo. Non è richiesta la prenotazione

 

 

 
   
Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre
 di Palazzo Madama, GAM e MAO
a cura di CoopCulture.
Per informazioni e prenotazioni: t. 011 19560449 (lunedì-domenica ore 10-17)

ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/
https://www.coopculture.it/it/poi/mao-museo-darte-orientale/
https://www.coopculture.it/it/poi/palazzo-madama-museo-civico-darte-antica/

 

Marco & Mauro al teatro Erba: “A Santhià non si vede un Kansas”

Al teatro Erba di Torino da venerdì 16 a domenica 18 gennaio per Piemonte in scena attesissimi MARCO & MAURO  con “A Santhià non si vede un Kansas”, in prima assoluta nel salotto di corso Moncalieri 241, a due passi dal Po.
Si tratta del secondo anno di repliche all’Erba per questo spettacolo particolarmente scoppiettante dei due mattatori, capace di conquistare una serie di sold out e che viene riproposto a grande richiesta. Ospitarli mette sempre allegria.
Marco e Mauro sono diventati l’emblema di un Piemonte che ride di gusto, anche dei difetti che gli sono propri. Non hanno mai dimenticato il dialetto e sono ben capaci di calibrare ingredienti diversi, in una girandola di personaggi e situazioni paradossali che tanto piacciono al pubblico.

Repliche al teatro Erba venerdì 16 e sabato 17 gennaio ore 21, domenica 18 gennaio ore 16

Informazioni e prevendite al sito www.torinospettacoli.it

O via Whatsapp al numero 3209050142

O alla biglietteria del teatro Erba di Torino

Mara  Martellotta

Luisa Levi: la signora medico

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Torino e le sue donne
Le storie spesso iniziano là dove la Storia finisce
Con la locuzione “sesso debole” si indica il genere femminile.Una differenza di genere quella insita nell’espressione “sesso debole” che presuppone la condizione subalterna della donna bisognosa della protezione del cosiddetto “sesso forte”, uno stereotipo che ne ha sancito l’esclusione sociale e culturale per secoli. Ma le donne hanno saputo via via conquistare importanti diritti, e farsi spazio in una società da sempre prepotentemente maschilista. A questa “categoria” appartengono  figure di rilievo come Giovanna D’arco, Elisabetta I d’Inghilterra, EmmelinePankhurst, colei  che ha combattuto la battaglia più dura in occidente per i diritti delle donne, Amelia Earhart, pioniera del volo e Valentina Tereskova, prima donna a viaggiare nello spazio. Anche Marie Curie, vincitrice del premio Nobel nel 1911 oltre che prima donna a insegnare alla Sorbona a Parigi, cade sotto tale definizione, così come Rita Levi Montalcini o Margherita Hack. Rientrano nell’elenco anche Coco Chanel, l’orfana rivoluzionaria che ha stravolto il concetto di stile ed eleganza e Rosa Parks, figura-simbolo del movimento per i diritti civili, o ancora Patty Smith, indimenticabile cantante rock. Il repertorio è decisamente lungo e fitto di nomi di quel “sesso debole” che “non si è addomesticato”, per dirla alla Alda Merini. Donne che non si sono mai arrese, proprio come hanno fatto alcune iconiche figure cinematografiche quali Sarah Connor o Ellen Ripley o, se pensiamo alle più piccole, Mulan.  Coloro i quali sono soliti utilizzare tale perifrasi per intendere il “gentil sesso” sono invitati a cercare nel dizionario l’etimologia della parola “donna”: “domna”, forma sincopata dal latino “domina” = signora, padrona. Non c’è altro da aggiungere.

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7 Luisa Levi: la signora medico

Agli albori del mondo, le donne ricoprivano ruoli di guaritrici, curavano i mali dell’anima e del corpo al pari degli uomini, come testimoniano vari reperti delle popolazioni euroasiatiche, africane o azteche. Il brusco cambiamento arriva con l’Inquisizione, che trasforma le conoscenze curative femminili in osceni patti con il maligno e le donne guaritrici in temibili streghe. Da questo momento in poi, per molto tempo, solo gli uomini potevano frequentare le Università e solo i dottori in medicina potevano praticare le arti guaritorie. Unica eccezione fu la scuola di Salerno, all’interno della quale, nell’XI secolo, lavorava Trotula, “sapiens matrona” (“donna sapiente e saggia”), abilissima levatrice proveniente dalla ricca e nobile famiglia de Ruggiero di origine Longobarda. Le donne dovranno aspettare  secoli perché le porte delle Università vengano aperte anche a loro, il che accadrà soltanto tra la metà dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Se le Istituzioni aprono le porte, l’opinione comune resta serrata e le donne medico devono combattere più degli uomini per veder realizzati i propri obiettivi. Tra le tante “combattenti” ricordiamo Mary Putnam Jacobi: diplomatasi nel 1863 in Farmacia a New York, poco dopo ottiene la Laurea in Medicina al Woman’s Medical College della Pennsylvania; porta avanti la convinzione che per diventare validi medici sia fondamentale avere non solo una buona preparazione scientifica, ma anche una grande compassione per chi soffre. Diventerà portavoce del Movimento Medico Femminile a capo della Working Women’sSociety e dell’associazione per l’Advancement of the MedicalEducation for Women.  In Italia, troviamo Maria Dalle Donne, prima docente di Ostetricia nella Regia Università di Bologna, laureatasi in Filosofia e Medicina nel 1799, e dirigente, nel 1804, presso la Scuola delle Levatrici, e Maria Montessori, nata ad Ancona nel 1870: è lei la prima donna italiana a conseguire la Laurea in Medicina e Pedagogia (ma anche in Scienze Naturali e Filosofia). La nostra storia di oggi ha come protagonista una delle tante donne caparbie e preparate che non si è mai arresa di fronte agli ostacoli frapposti dalle ferree regole della  società: Luisa Levi.  Luisa Levi nasce a Torino il 4 gennaio 1898, diviene medico neuropsichiatra infantile, attenta studiosa di problemi riguardanti la sessualità dell’infanzia. E’ ricordata principalmente poiché è la prima donna medico italiana a pubblicare un lavoro sull’educazione sessuale, intitolato “L’educazione sessuale: orientamento per i genitori”. Scopo del libro è aiutare i genitori a dare un sano indirizzo alla vita sessuale dei loro figli, evitando errori comuni dovuti a pregiudizi. Luisa Levi è figlia di Ercole Raffaele e Annetta Treves, entrambi di religione ebraica. E’ lo zio materno Marco Treves, psichiatra e fratello del noto Claudio Treves, a suscitare in lei il desiderio di diventare medico. Luisa frequenta a Torino il liceo Vittorio Alfieri e in seguito si iscrive, nel 1914, alla tanto desiderata Facoltà di Medicina presso l’Università degli Studi di Torino. Nel suo primo anno di corso stringe amicizia con Maria Coda, l’unica altra donna frequentante. Luisa segue nel corso degli studi il laboratorio di Anatomia e Istologia Normale e quello di Clinica Medic
a, rispettivamente p
resso gli studi di Romeo Fusari e di Camillo Bozzolo e Ferdinando Micheli. La giovane donna riuscirà ad ottenere i premi “Pacchiotti” e “Sperino” per le massime votazioni conseguite negli esami speciali e nella discussione della tesi: “Sopra un caso di endocardite lenta”, con cui si laurea l’8 luglio 1920, conseguendo il massimo dei voti e la lode. Luisa è donna non solo di alta cultura ma anche molto coraggiosa: durante la prima guerra mondiale è infermiera volontaria presso l’ospedale territoriale della Croce Rossa Italiana di Torino, in cui presta servizio come aspirante ufficiale medico nel laboratorio psico-fisiologico dell’Aviazione, diretto da Amedeo Herlitzka. Dopo alcuni anni in qualità di assistente presso diverse cliniche, nel 1928 lavora con il titolo di medico per le malattie nervose dei bambini presso l’ospedale pediatrico Koelliker di Torino, dando così inizio alla sua carriera di neuropsichiatra infantile. Nel 1927 si reca a Parigi per perfezionarsi in malattie mentali e malattie nervose. Sebbene la sua formazione sia ricca di riconoscimenti e nonostante l’ottima preparazione, Luisa incontra non poche difficoltà ad essere assunta nelle diverse cliniche psichiatriche, dove, in caso di pari merito, le vengono preferiti i suoi colleghi maschi. La dottoressa non si arrende e nel 1928 vince un posto, dedicato a sole donne, bandito dai manicomi centrali veneti per la colonia medico-pedagogica di Marocco di Mogliano, fondata da Corrado Tummiati. Negli anni successivi pubblica diversi articoli sulla mente dei bambini e sulla loro rieducazione. Le peripezie di Luisa, però, non sono finite e dopo un anno dall’assunzione il direttore amministrativo la induce a dare le dimissioni. Nel 1932 viene accettata nella Casa di Grugliasco, dove rimane fino all’emanazione delle leggi razziali. Durante la seconda guerra mondiale, privata del lavoro, si ritira nella campagna di Alassio, di proprietà dei genitori, e qui si dedica a lavori agricoli. Dopo l’8 settembre 1943 si rifugia con la madre a Torrazzo Biellese, dove vive sotto falso nome. Qui, grazie al Comitato Femminile di Ivrea, collabora attivamente come medico della settatantaseiesima Brigata Garibaldi. Nel secondo dopoguerra, determinata a portare avanti il suo impegno scientifico e politico, Luisa Levi entra in Unità Popolare e fa parte della sezione PSI “Matteotti” di Torino;  diventa poi membro attivo dell’UDI (Unione Donne Italiane) e si iscrive alla Camera Confederale del Lavoro della città subalpina. Continua a dedicarsi alla neuropsichiatria infantile dopo aver conseguito la libera docenza con la tesi su “Infanzia anormale” nel 1955. Dopo una vita passata a lottare, trova finalmente riposo proprio nella città da cui era partita: si spegne, infatti, a Torino nel dicembre del 1983.

 

Alessia Cagnotto

Sandokan a Torino

 

Esattamente cinquant’anni fa, la sera di domenica 6 gennaio 1976, nella calza della befana, i telespettatori italiani trovano una vera e propria novità sul piccolo schermo: lo sceneggiato “Sandokan”, liberamente tratto dai romanzi del ciclo malese di Emilio Salgari. Sei puntate ambientate nel periodo della colonizzazione britannica dell’India che narrano le avventure del principe malesiano spodestato e pirata gentiluomo per vendetta, noto come la “Tigre di Mompracem”, interpretato dall’affascinante Kabir Bedi. Più di 27 milioni di italiani si appassionano alle gesta dell’eroe amato da intere generazioni e a quelle della “Perla di Labuan”, la bellissima Carole Andrè sulle note di una musica molto orecchiabile – ” Sandokan, Sandokan, giallo il sole la forza mi dà” – di Guido e Maurizio De Angelis, i mitici Oliver Onions. Rimasto famoso nel tempo è pure l’indimenticabile e spettacolare combattimento tra Sandokan ed una tigre. Incredibilmente un personaggio inventato quasi un secolo prima senza particolari clamori diventa un successo strepitoso.

Nel febbraio del 1976 il Sandokan televisivo arriva accolto dalle folle anche a Torino, e si affaccia per salutare l’innumerevole pubblico dalla finestra dell’abitazione di Emilio Salgari, in corso Casale 205. Ma se si torna indietro nel tempo qui a Torino troviamo anche il primo Sandokan, quello cinematografico: l’attore Luigi Pavese, nato ad Asti, della dinastia artistica torinese dei Pavese, insieme al fratello Nino e sua figlia Paila e poi spalla insuperabile di Totò, che nel 1941 interpreta contemporaneamente ben due film tratti da Salgari: “I pirati della Malesia” diretto da Enrico Guazzoni e “Le due tigri” per la regia di Giorgio Simonelli, girati a Cinecittà. Mentre anni e anni dopo, nel 1974, ma poco prima però dello sceneggiato dallo strepitoso successo realizzato dal regista Sergio Sollima, sempre a Torino il grande Ugo Gregoretti viene invitato dalla Rai a ridurre per la Tv dei ragazzi “Le tigri di Mompracem, il primo romanzo che narra le gesta di Sandokan.

Con l’audacia e l’originalità che sempre lo hanno contraddistinto Gregoretti realizza con la scenografia ed i costumi del torinese Eugenio Guglielminetti, una delle cose migliori che abbia fatto la televisione grazie soprattutto ad un giovane Gigi Proietti con tanto di turbante che dà un saggio strepitoso delle sue capacità mimiche che poi apprezzeremo tutti nell’arco della sua carriera. Per rimanere invece ai giorni nostri in questo periodo al Mufant, il Museo del Fantastico e della Fantascienza di Torino, in piazza Riccardo Valla, si può visitare sino al 26 marzo 2026 la mostra “Sandokan. Il ritorno della tigre”, dal giovedì alla domenica dalle 15.30 alle 19. Un bel viaggio nel mondo avventuroso di Emilio Salgari tra romanzi, cinema, fumetti e tv, dal celebre sceneggiato con Kabir Bedi alla nuova serie con Can Yaman.

Igino Macagno