CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

Garesio Wine Prize for Documentary Photography: vince Chatard

Chatard è stato scelto da una giuria composta da Giovanna Garesio, fondatrice di Garesio Vini e Resort, Walter Guadagnini, direttore artistico di EXPOSED Torino Photo Festival, e François Hébel, direttore artistico di CAMERA Torino.

Il premio offre al vincitore una residenza artistica nelle Langhe finalizzata alla realizzazione di un nuovo progetto fotografico.

Il fotografo documentarista e ricercatore visivo franco-tedesco Daniel Chatard, classe 1996, è il vincitore della seconda edizione del Garesio Wine Prize for Documentary Photography. Il riconoscimento, promosso dall’azienda vitivinicola Garesio Vini e Resort in collaborazione con CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, rientra nel programma di EXPOSED Torino Photo Festival ed è dedicato ai progetti capaci di raccontare con uno sguardo originale e consapevole i temi del paesaggio, dell’ambiente e dell’ecologia.

Questa la motivazione del premio:

“La giuria assegna il Garesio Wine Prize for Documentary Photography a Daniel Chatard per la capacità di interpretare con sensibilità il tema del paesaggio e delle sue trasformazioni, raccontando attraverso immagini autentiche, potenti ed evocative le dinamiche economiche, sociali e politiche che lo caratterizzano. Pur essendo molto giovane, il suo percorso artistico evidenzia una notevole maturità espressiva, confermata dalle collaborazioni con importanti realtà internazionali della fotografia, da Der Spiegel al Washington Post, fino a esperienze artistiche come il Chobi Mela Festival in Bangladesh, la Prototriennale di Amburgo e Aperture Gallery di New York. Ogni fotografia dimostra attenzione al contesto, cura del dettaglio, equilibrio compositivo e una visione personale capace di costruire una narrazione immediatamente riconoscibile. La sua ricerca si distingue inoltre per originalità, coerenza tematica, attenzione alle piccole comunità locali e forte intensità emotiva, elementi che ne fanno una delle voci più interessanti della fotografia contemporanea. Con questo premio si vuole valorizzare non solo il talento già espresso, ma anche le future potenzialità creative e umane di un autore destinato a sviluppare ulteriori esperienze di rilievo”.

La premiazione si terrà martedì 2 giugno alle ore 18.30 presso CAMERA Torino e rappresenterà anche l’occasione per approfondire il lavoro e la ricerca visiva di Chatard, nell’ambito della chiusura della terza edizione di EXPOSED Torino Photo Festival, dedicata ai protagonisti emergenti della fotografia contemporanea.

Mara Martellotta

A cosa serve suonare le canzoni. Boosta a Le Gru

sabato 30 maggio ore 17
area esterna coperta al primo piano
A cosa serve suonare le canzoni 

BOOSTA

WORKSHOP SUBSONICI

Cieli su Torino 1996 – 2026

Cinque workshop gratuiti a Le Gru con Max, Vicio, Ninja, Boosta e Samuel per festeggiare i 30 anni di carriera

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domenica 31 maggio dalle ore 16 alle 18
area eventi esterna coperta 
Showcooking

CARLOTTA BERTIN

direttamente dalla cucina di Masterchef 

Partecipazione gratuita con prenotazione obbligatoria
al Box Info Le Gru o scrivendo a boxinfo@legru.it.

Nel prossimo fine settimana Le Gru conferma la propria vocazione a essere un luogo che unisce commercio, tempo libero e contenuti culturali, portando sullo stesso palcoscenico due linguaggi capaci di parlare a pubblici diversi ma complementari: la musica e il cibo.

Sabato 30 maggio l’area esterna coperta al primo piano diventa spazio di confronto sulla musica con il quarto appuntamento dei Workshop Subsonici dedicato a Boosta, mentre domenica 31 maggio la stessa cornice ospita lo showcooking di Carlotta Bertin, talento piemontese noto al grande pubblico grazie a MasterChef Italia.

Sabato 30 maggio, alle ore 17, prosegue a Le Gru il ciclo dei Workshop Subsonici “Cieli su Torino 1996–2026”, ideato da Max, Vicio, Ninja, Boosta e Samuel per festeggiare i trent’anni di carriera della band. Dopo aver affrontato, nei precedenti appuntamenti, i suoni della natura e dei paesaggi urbani con Max Casacci, il silenzio tra le note con Vicio e la matematica del ritmo con Ninja, il quarto incontro porta nel mall di Grugliasco Davide “Boosta” Dileo, tastierista, autore e cofondatore dei Subsonica. Il workshop, dal titolo “A cosa serve suonare le canzoni”, ruota attorno a una domanda solo in apparenza semplice e vuole esplorare il ruolo della musica come strumento per allenare empatia, attenzione e capacità relazionali, soprattutto nelle nuove generazioni.

Nel corso dell’incontro Boosta alterna ascolti, riflessioni e momenti di interazione con il pubblico intorno ai brani che hanno contribuito a costruire l’immaginario collettivo degli ultimi trent’anni. La canzone diventa così un dispositivo concreto per osservare come l’educazione all’ascolto possa aiutare bambini, ragazzi e adulti a dare forma al proprio sguardo sul mondo, in un contesto quotidiano come quello di un centro commerciale completamente ripensato in chiave di accoglienza e qualità degli spazi. A introdurre ogni appuntamento è il musicteller Federico Sacchi, che contestualizza le esperienze proposte all’interno del più ampio progetto “Cieli su Torino 96–26”, già protagonista in città con installazioni e iniziative dedicate alla storia della band.

Il calendario dei Workshop Subsonici a Le Gru prevede un ultimo incontro il 7 giugno con Samuel, voce del gruppo, che proporrà una vera e propria mixing class: una dimostrazione tecnica di post-produzione live dedicata alla costruzione di un tappeto sonoro dinamico e coerente, capace di isolare l’ascoltatore dal caos circostante. 

Tutti i workshop sono gratuiti con prenotazione obbligatoria e si svolgono alle ore 17; le iscrizioni sono aperte presso il Box Info di Le Gru oppure scrivendo all’indirizzo dedicato, mentre calendario completo e aggiornamenti sono disponibili sul sito legru.it. Il progetto è sostenuto dal mall di Grugliasco nell’ambito delle celebrazioni per i trent’anni dei Subsonica e rientra nel più ampio programma di appuntamenti del centro dedicati a musica, cultura e intrattenimento.

Domenica 31 maggio, dalle 16 alle 18, l’area eventi esterna coperta ospita invece Carlotta Bertin, originaria di Candelo nel Biellese e conosciuta per la sua partecipazione a MasterChef Italia, per uno showcooking gratuito su prenotazione. L’incontro è pensato per avvicinare il pubblico al suo modo di intendere la cucina, in una dimensione ravvicinata che permette di seguirne lo stile, la tecnica e il modo di raccontare una ricetta, lontano dalle dinamiche televisive e più vicino all’esperienza diretta. Per i visitatori piemontesi l’appuntamento rappresenta anche l’occasione di incontrare dal vivo un talento del territorio, che ha saputo costruire una cucina personale, riconoscibile e radicata nella propria sensibilità.

Lo showcooking proposto da Carlotta è una lavorazione a freddo, senza cottura, sviluppata attraverso diverse tecniche spiegate passo dopo passo mentre la preparazione procede. Il pubblico potrà osservare i dettagli di ogni fase, ascoltare il racconto della ricetta e cogliere quegli accorgimenti che spesso restano fuori dallo schermo, vivendo un’esperienza che unisce contenuto, curiosità e partecipazione. Al termine, è previsto un momento dedicato a foto e saluti, per favorire l’incontro diretto con la chef e consolidare quel clima di vicinanza che Le Gru coltiva anche attraverso i propri eventi.

La Giornata delle Dimore storiche a Robella

Domenica 24 maggio l’Associazione Dimore Storiche Italiane ETS, che riunisce i proprietari di immobili storici di tutto il Paese, ha organizzato la XVI edizione della sua Giornata Nazionale, evento che ha permesso al pubblico di visitare gratuitamente oltre 450 luoghi esclusivi come castelli, ville, giardini storici, palazzi nobiliari, conventi e residenze d’epoca, 36 dei quali in Piemonte. Questi immobili, situati in gran parte nelle campagne o in provincia, rappresentano il più grande museo diffuso d’Italia. Renderli visitabili gratuitamente in occasione di questa giornata permette di dimostrare al grande pubblico il ruolo insostituibile svolto dai proprietari privati nella tutela, conservazione e valorizzazione di una parte fondamentale del patrimonio storico e artistico italiano.
Per il 2026 è stato scelto come tema “Custodi di futuro: un patrimonio vivo per un valore condiviso” per richiamare la responsabilità condivisa della tutela e della conservazione del patrimonio storico-architettonico privato.
Il Torinese.it era presente a Robella (AT) dove ha aperto le porte il castello e come ormai da molti anni a questa parte anche Casale Armanda, già luogo Fai 2021, che con il suo percorso etnografico monferrino apre i suoi spazi per far conoscere al meglio la storia di questi luoghi. L’apertura del casale è stata organizzata dalla famiglia Calvo con il patrocinio del Comune e dell’Associazione Internazionale Regina Elena Odv.

Robella fece parte della Contea dei Radicati, nobile famiglia il cui capostipite fu Manfredo, Conte di Milano nell’869. Il casato, diviso in diversi rami riuniti in una consortile, dal X secolo fino al 1586 regnò su uno Stato praticamente autonomo che aveva come capitale Cocconato e comprendeva 47 feudi, tra i quali Aramengo, Marmorito, Passerano, San Sebastiano da Po e Robella. I Radicati riconoscevano come autorità superiore soltanto quella dell’Imperatore dei Romani e basavano la loro economia sui diritti di passaggio. Ogni anno un ramo diverso si alternava al governo di questa Nazione da Cocconato.
Nel 1586 si sottomisero ai Savoia, pur mantenendo ampi poteri feudali e dal 1589 al 1598 batterono moneta al Castello di Passerano. Nel 1734 i diversi rami si divisero i possedimenti, ponendo così fine alla consortile. Alcuni di essi si sono estinti nel lignaggio maschile, mentre altri sono sopravvissuti fino ai giorni nostri, tra questi i Radicati di Brozolo.
A Robella il casato fece edificare ben due magnifiche dimore: il castello, tra il XII e il XIII secolo e Casale Armanda nel 1593.
Il maniero nel 1830 venne portato in dote da Rosa Lucia Radicati a Carlo Emanuele Gabriele Nicolis di Robilant, scudiero di Re Carlo Alberto. La loro bisnipote Maria sposò il Conte Alberto Cotta, nonno dell’attuale Conte di Robella.
Casale Armanda venne invece fatto edificare nel 1593 da un ramo secondario dei Radicati, per la produzione del vino.
Nel 1878, alla morte di Irene Radicati, il casale venne ereditato dal pronipote Giuseppe Musso Cambiano. Egli si spense nel 1909 lasciando orfana la piccola Camilla, della quale se ne prese cura il Sindaco di Robella. La nobildonna sposò Giacomo Martini, fratello del Prof. Enrico, l’inventore del pronto soccorso. La coppia ebbe un figlio, Giovanni, che morì a soli 32 anni nel 1942 in Africa Orientale Italiana durante la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1974 Camilla cedette Casale Armanda a Guido Calvo. L’aristocratica era madrina di battesimo di Armanda Graglia, alla quale è dedicato l’edificio, la cui famiglia vi visse in regime di mezzadria per almeno tre generazioni. Armanda sposò Giuseppe Rolfo, il cui padre Giacinto, viticoltore di antica generazione, nel 1908 fu invitato a Londra, dove, in occasione dei Giochi della IV Olimpiade, venne organizzata un’esposizione internazionale. Egli presentò il suo prodotto d’eccellenza: il vino “chiaret”, frutto di una miscellanea di uve autoctone del Monferrato ora scomparse. Il prezioso nettare ricevette il diploma di benemerenza e la medaglia d’oro con l’effige di Re Edoardo VII. L’anno successivo Casa Savoia premiò Giacinto con il “Brevetto Reale” consegnato dalla Regina Madre Margherita nella Palazzina di Caccia di Stupinigi. Da quel momento la famiglia Rolfo ebbe la facoltà di esporre l’arme della regina madre su tutte le etichette di vino. Giuseppe e Armanda ebbero una figlia, Silvana, che sposò Guido Calvo, dal quale ebbe due figli: Pierangelo e Paolo, attuali proprietari del casale.
Il complesso ospita oggi l’ecomuseo contadino, un’esposizione permanente che occupa 23 locali e comprende camera da letto, biblioteca, salone, cucina, e cantine. Il visitatore ha la possibilità di ammirare mobilio e vestiti d’epoca, nonché tutti gli utensili necessari per la coltivazione della vite, la raccolta dell’uva e la distillazione del vino, immergendosi nell’atmosfera di una casa di inizio Novecento.
Domenica 24 maggio a Casale Armanda il numeroso pubblico, guidato da Pierangelo Calvo e dallo scrivente, ha iniziato la sua visita nella parte settecentesca dell’edificio, precisamente nella sala dove sono esposte le copie originali del Brevetto Reale e del diploma dell’Esposizione Internazionale di Londra, nonché preziosi documenti della famiglia Bergoglio, originaria proprio di Robella e poi trasferitasi nel 1763 a Schierano e nei primi anni dell’Ottocento a Portacomaro.
La visita è proseguita nella contigua Sala fotografica, nella Bibliotechina, un tempo la camera da letto del robellese Enrico Martini, l’inventore del pronto soccorso e nel Grande Salone.
I visitatori sono quindi scesi al pianterreno, dove si trovano le storiche cucine e l’ecomuseo contadino ed hanno terminato il percorso nell’antica cantina di fermentazione, ubicata nella parte ottocentesca e mai terminata del casale. Questo spazio ospitava le seguenti mostre fotografiche: “Nebbia agli irti colli” di Franco Merlo e “Metamorfosi botaniche” di Pietro Medico. Il liutaio volpianese Giuseppe Martina, classe 1934 e considerato il più anziano liutaio d’Italia ha esposto alcuni preziosi strumenti musicali a corda.
Alle ore 17,30 nel giardino è stato presentato il libro “SAVOIA. L’albero genealogico e i protagonisti della dinastia” di Andrea Carnino e Pierangelo Calvo, edito da Susalibri di Angelo Panassi. Gli autori hanno dialogato con la Dott. Liliana Ravagnolo, una tra i primi italiani a conseguire la certificazione da parte della NASA per l’addestramento degli astronauti, che fu l’istruttrice spaziale di Samanta Cristoforetti, Paolo Nespoli e Luca Parmitano.


La giornata è stata impreziosita dalla presenza dei seguenti gruppi storici:

  • I Signori di Rivalba nell’Ottocento” il cui Presidente Alberto Moret ha impersonato Camillo Benso, Conte di Cavour, mentre gli altri rievocatori hanno vestito i panni della Venerabile Giulia Falletti di Barolo, di Costantino Nigra, di Virginia Verasis Asinari, Contessa di Castiglione, di Giuseppe Mazzini e di diversi nobili;
  • I Signori di Torino nell’Ottocento” i cui rievocatori hanno impersonato la Regina Margherita, accompagnata dal Marchese Emanuele Pes di Villamarina, con la consorte Paola, dama d’onore della sovrana;
  • Della Fenice” di Pianezza, la cui Presidente Monica Todi ha impersonato Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, Regina di Spagna dal 1870 al 1873, accompagnata da due dame di compagnia e da un gentiluomo;
  • I Nobili della Collina torinese” in abiti ottocenteschi.

Tra i numerosi presenti: Claudio Gavosto, Sindaco di Robella; Fulvio Mazzocchi, Sindaco di Barolo (CN); Giovanni Panichelli, Sindaco di Volpiano (TO) e Massimo Alfano, pittore ufficiale della Marina Militare Italiana e storico navale.

ANDREA CARNINO

“Beraudo di Pralormo e Sivio Pellico. Storia di un’amicizia”

Di recente uscita il libro realizzato da Angelo Toppino, Andrea Carnino e Paola Arnaldi

È di recente uscita il libro dal titolo “Beraudo di Pralormo e Silvio Pellico. Storia di un’amicizia”. Il volume è scritto da Angelo Toppino, Andrea Carnino e Paola Arnaldi e pubblicato da Gondour edizioni del Centro Studi Silvio Pellico, nella collana Geo-Grafie. Illustra la straordinaria amicizia, nata quasi per caso, fra il Conte Carlo Beraudo di Pralormo e lo scrittore Silvio Pellico, diventata nel tempo una delle più solide del Risorgimento italiano. Tutto ebbe inizio il 13 ottobre 1820 a Milano, alle 15, quando Silvio Pellico, entrato in contatto con la carboneria, venne arrestato dalla polizia austriaca durante una grande ondata repressiva che avrebbe colpito decine di patrioti del lombardo veneto. Dopo mesi di detenzione a Milano e poi a Venezia, Pellico venne condannato e trasferito allo Spielberg, fortezza-carcere di Brno, nell’attuale Repubblica Ceca, dove l’impero austriaco mandava i detenuti più pericolosi. Nel penitenziario le condizioni di vita erano pensate per spezzare lo spirito e il fisico dei detenuti. Il Commissario Superiore di Polizia von Helgenbert gli promise che la sua pena sarebbe stata dimezzata, ma quando fu chiaro che questa promessa non sarebbe stata mantenuta la famiglia di Pellico si rivolse all’Ambasciatore a Vienna, il Conte Beraudo di Pralormo, la cui intercessione a favore dell’Ambasciatore si estese per l’introduzione periodo della detenzione, dal 1822, data della prima lettera documentata, al 1830, anno della liberazione. Nel libro sono riportate l’elettore che il Conte si scambiava con Silvio Pellico e la sua famiglia, tra cui quella inviata a Luigi Pellico e datata da Vienna 12 aprile 1822. Nel volume viene anche trattata la storia del Castello di Pralormo, maniero conosciuto alla maggior parte delle persone per Messer Tulipano, e la vita del Conte Carlo Beraudo, il quale servì ben quattro sovrani sabaudi: Vittorio Emanuele I, Carlo Felice, Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II. Il lettore avrà la possibilità di immergersi nella Torino degli anni Trenta dell’Ottocento, quella dei “Santi Sociali”, i Venerabili Carlo Tancredi e Giulia Falletti di Barolo, grandi protagonisti del racconto; seguono San Giuseppe Agostino Benedetto Cottolengo, fondatore della Piccola Casa della Divina Provvidenza, e Emanuele Giovanni Bosco, fondatore dei Salesiani, ma anche l’atmosfera in cui i mendicanti portavano sul petto una piastrina gialla per avere il permesso di elemosinare, e i bambini abbandonati vagavano per le strade senza che nessuno se ne curasse. A porre rimedio a queste ingiustizie ci pensarono il Conte di Pralormo, i Marchesi di Barolo, Cavour, Cottolengo e Silvio Pellico.

La storia è stata raccontata a due voci: la prima, quella del racconto, curata da Angelo Toppino e Paola Arnaldi, si rivolge a chi vuole capire chi fossero queste persone e che cosa le muovesse; la seconda, quella dell’approfondimento storico, curata in particolar moda da Andrea Carnino, compare alla fine di ogni capitolo, distinta anche graficamente, ed offre ciò che il racconto da solo non può dare: dalle genealogie alle date precise, dai documenti d’archivio al contesto politico istituzionale. Il volume è stato presentato per la prima volta il 18 maggio scorso, presso il Salone del Libro, nell’Arena Piemonte, alla presenza della venerabile Giulia Falletti di Barolo impersonato da Monica Todi, presidente del Gruppo Storico della Fenice di Pianezza, accompagnata da una dama di compagnia.

La prossima presentazione è in programma domenica 12 luglio, alle ore 18, presso le scuderie del castello di Castiglione Falletto.

Mara Martellotta

Il Festival Narrazioni Parallele tra città e montagna

 

Dal 25 maggio al 15 agosto, nei comuni di Torino, Bardonecchia e Fenestrelle

Musica, danza, teatro e circo contemporaneo si fondono in un unico linguaggio multisensoriale ed invadono la città e la montagna con la nuova edizione di “Narrazioni Parallele Festival”. Dal 25 maggio al 15 agosto tornerà il festival che trasformerà i luoghi e le esperienze immersive, costruendo un sistema di Narrazioni Parallele capaci di mettere in relazione dimensioni apparentemente distanti, come la storia e il futuro, la tradizione e l’innovazione, la persona e la natura. Al centro del progetto è presente la contaminazione tra diversi linguaggi artistici: musicisti di formazione classica dialogano con artisti delle nuove tecnologie, mentre la danza contemporanea e i nuovi linguaggi scenici superano la quarta parete, coinvolgendo attivamente il pubblico. Gli spettatori sono parte di un’esperienza che si costruisce nel tempo e nello spazio. Narrazioni Parallele Festival si distingue per un approccio profondamente site specific. I luoghi, spesso lontani dal concetto di palcoscenico, diventano parte integrante di una narrazione e il pubblico è invitato a esplorarli in modo non convenzionale attraverso un’esperienza “a safari”, un percorso libero in cui cercare, scoprire, ascoltare e interagire.

Il Festival si svolge a Bardonecchia, a La Tur d’Amun e nella borgata di Rochemolles, al Forte di Fenestrelle, con appuntamenti alla Fondazione Merz e al Politecnico Campus Grapes. Sarà proprio in quest’ultimo, nella prima vigna itech al mondo, ideata da City Culture, all’interno del Politecnico di Torino, che il 25 maggio alle ore 20 si terrà l’evento inaugurale. Si tratterà di una serata i solita e affascinante, che vedrà la prima assoluta di “Metamorfosi-sentieri del mistero” con la collaborazione inedita tra il giovane oboista portoghese Pedro Pereira De Sá, primo oboe alla Scala di Milano e talento emergente, la compagnia EgriBiancoDanza e la musicista elettronica e sound designer Cristina Mercuri: una performance che unisce movimento, musica e tecnologie. Nello spazio di Campus Grapes, sospeso tra natura e innovazione, lo spettatore sceglierà, si muoverà e ascolterà, costruirà il proprio racconto attraverso la possibilità di utilizzare in maniera attiva il proprio smartphone per integrare i suoni dal vivo con un’ambientazione ascoltata attraverso un qrcode.

Il festival, dopo l’anteprima di maggio, entrerà nel vivo dal 1⁰ luglio al 15 agosto con un calendario di eventi diffuso. Tanti saranno gli artisti coinvolti, tra cui le Farfadais, la celebre compagnia di Nouveau Cirque francese, che porta in anteprima mondiale il suo nuovo show, Giuseppe Cederna, attore di cinema e teatro da sempre vicino aintemi deo viaggio e della montagna, Richard Galliano, fisarmonicista di fama internazionale; la compagnia EgriBiancoDanza con un nuovo spettacolo site specific creato appositamente per il festival; Andraz Golob dei Berliner Filarmoniker; Ainot Marvegliu, l’orchestra Sinfonica di Asti, Rosanna Biribò, percussionista, e tanti altri ospiti. La direzione artistica è affidata a Willy Merz, compositore e direttore d’orchestra svizzero, figura di rilievo nel panorama contemporaneo internazionale. Sotto la sua guida, con la collaborazione di Claudia Lupo, il festival si propone come un incubatore di innovazione nelle performing arts, con un respiro già internazionale.

“Con Parallele Festival, i luoghi raccontano attraverso le performance arts, il suono e il gesto si fanno narrazione – dichiara Roberto  e caria, direttore del Festival, già ideatore di Scenario Montagna – l’aspetto distintivo del festival è rappresentato dal fatto che si tratta di qualcosa di unico”.

“Gli spettacoli del Festival non sono solo site specific ma costruiti per le comunità che li abitano: è una sfida, una cosa diversa dal consueto – prosegue Willy Merz”.

“Ci divertiamo ad abbattere le barriere – conclude Claudia Lupo – presenti tra musica classica, contemporanea ed elettronica, tra linguaggi performativi, tra artisti e pubblico. Narrazioni Parallele è un’esperienza diversa da tutte le altre”.

Il Festival è sponsorizzato da Birra Metzger 1848, sostenuto dal Ministero della Cultura, Regione Piemonte, comune di Bardonecchia, Camera di Commercio di Torino, Fondazione CRT e vanta il patrocinio della Città di Torino, Città metropolitana di Torino, Politecnico di Torino e Regione Piemonte.

MM

A schermo pieno. Eni nel cinema italiano

Una mostra curata da Sergio Toffetti è ospitata al Museo Nazionale del Cinema di Torino, un viaggio attraverso le stazioni AGIP raccontate dal cinema italiano

 

Il Museo Nazionale del Cinema ospiterà fino al 24 giugno prossimo una mostra fotografica curata da Sergio Toffetti , che rappresenta un viaggio attraverso le stazioni AGIP raccontate dal cinema italiano, una sorta di cartografia che mostra l’evoluzione del paesaggio e la trasformazione di stili di vita, sogni e bisogni individuali e collettivi.

Allestita al piano di accoglienza della Mole Antonelliana e realizzata in collaborazione con ENI, l’esposizione con foto di scena, fotogrammi, immagini e spot, narra il modo in cui il cinema italiano abbia trasformato distributori di benzina e aree di servizio in luoghi simbolici della modernità, specchio dell’evoluzione sociale, economica e culturale dell’Italia.

Da semplici tappe obbligate lungo le strade della mobilità, le stazioni AGIP nel tempo sono diventate presenze ricorrenti, punti di incontro dai quali sono nate storie capaci di attraversare generi, epoche e immaginari.

Il percorso espositivo si sviluppa cronologicamente e viene raccontato attraverso foto di scena e fotogrammi tratti da ben 37 film , a partire da “Ossessione” del 1943 di Luchino Visconti, per passare al Caso Mattei di Francesco Rosi del 1972, approdando poi nel 2014 a “Perez” di Edoardo Perez.

Al centro della mostra vi è la riproduzione della stazione di servizio AGIP di Piazzale Accursio a Milano, realizzata nel 1953 da Mario Bacciocchi. Si tratta di un capolavoro dell’architettura del Novecento, simbolo del boom economico di quegli anni. Al suo interno un monitor propone due montaggi alternati a spot pubblicitari, mentre sulle pareti disegni e immagini illustrano l’evoluzione del design delle stazioni di servizio.

Si tratta di lavori provenienti dall’Archivio storico di ENI, una realtà che non racconta soltanto la storia di un’azienda, ma anche quella del paesaggio italiano e delle comunità che lo hanno abitato.

Tra le immagini quella del 1932 con cui il MOMA di New York ha presentato per la prima volta una pompa di benzina, riconoscendola come simbolo di razionalità e modernità.

In Italia, negli anni Cinquanta, AGIP ne trasforma il design grazie al lavoro di Marcello Nizzoli, che rende iconici i distributori valorizzando il “cache sei zampe” di Luigi Broggini.

Sono alcuni degli esempi della memoria collettiva incarnata dall’Archivio Storico ENI, che supera il valore aziendale e viene ad assumere un significato culturale e civile. Nei suoi 6 km di documenti , 500 mila immagini, 5 mila audiovisivi, 70 mila disegni tecnici si leggono i cambiamenti della città, delle campagne, delle infrastrutture e dei luoghi di lavoro lungo tutto il Novecento.

Nel passaggi dal cinema in bianco e nero a quello a colori, le stazioni di servizio sfilano come sequenze cromatiche e di stile nei road movies all’italiana. Icone degli anni del boom economico diventano anche espressione di un immaginario collettivo capace di intrecciare tecnica, design e aspirazione al benessere.

Le stazioni di servizio, collocate lungo le principali arterie autostradali, si impongono insieme al simbolo del “cane a sei zampe” come alcuni dei simboli maggiormente riconoscibili di un Paese come l’Italia proiettato verso la modernità.

Nel cinema italiano la stazione Agip diventa un luogo familiare e insieme sospeso, teatro di incontri, partenze, soste notturne e momenti di trasformazione personale, oltre che strumento privilegiato per osservare come luoghi apparentemente ordinari abbiano contributo a costruire la memoria collettiva del Paese.

L’esposizione “A schermo pieno” è, quindi, la ricostruzione di un paesaggio in continuo cambiamento, quello di un’Italia attraversata anche dal mito americano, dall’euforia del miracolo economico e dalla nascita di nuovi modelli di socialità e consumo.

Dopo la proiezione avvenuta giovedì 21 maggio, alle 20.30, al Cinema Massimo de “Il sorpasso” di Dino Risi, film girato in Italia nel 1962 e uno di quelli che meglio è riuscito a raccontare le varie facce della modernizzazione dell’Italia nel secondo dopoguerra, fino al 29 giugno, sempre al Cinema Massimo verrà proposta la rassegna di “A schermo pieno. Eni nel cinema italiano” con quattro film che hanno contribuito a rappresentare l’ Italia del progresso tra gli anni Sessanta e i Settanta del Novecento . Sono in programma Ossessione di Luchino Visconti del 1943, la Dolce Vita di Federico Fellini del 1960, Kidnapped- Cani arrabbiati di Mario Bava del 1974 e “A ciascuno il suo” di Elio Petri del 1967, autori che hanno fotografato il nostro Paese percorso da un profondo cambiamento sociale.

Mara Martellotta

A Giulia Fegez l’EXPOSED feat Witty Books Dummy Award