CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 3

“Liberatutti”… Ma è sport questo?

A Racconigi, uno spettacolo messo in scena dalla Compagnia genovese “ScenaMadre” per riflettere su cosa mai sia oggi diventato lo “sport”

Venerdì 20 febbraio, ore 21

Racconigi (Cuneo)

Quant’è cambiato, nel tempo, lo “sport” e l’immagine che di esso abbiamo, realtà spesso mostruosamente totalizzante, in cui impera, sempre più alla grande, il solo profitto economico e il successo, la vittoria – costi quel che costi – rispetto ai valori e a quella formazione etica e didattica e – perché no? – giocosa, capace (quanti anni fa?) di grandi gesti di fratellanza, amicizia e solidarietà fra atleti e fra chi ne seguiva le vicende e le vicissitudini umane e “sportive”, come ancora si potevano, a ragion veduta, chiamare. Oggi lo sport pare anch’esso seguire i ritmi balordi dei tempi. Ed è competizione senza sconti, “guerra” totale sui campi da gioco e sulle tribune, beffa, ingiuria, scontro senza regole se non quelle, spesso infide, capaci di portarti a vittorie svuotate d’ogni regola e principio morale.

Una visione che spesso allontana, anziché avvicinare alla pratica e all’assurdo “teatrino” dello sport, quello che, tanto ma proprio tanto tempo fa, si diceva “nobilitasse” l’essere umano.

Ma cosa mai è diventato allora lo sport? A chiederselo, e a cercare di darcene – e darsene – una risposta, è il prossimo spettacolo della Rassegna Teatrale “Raccordi”, ideata e organizzata a Racconigi dall’Associazione “Progetto Cantoregi” e dalla “Fondazione Piemonte dal Vivo”, che venerdì prossimo 20 febbraio , alle 21, porteranno in scena alla “Soms” (ex Salone Sociale appartenuto alla locale “Società Operaia Mutuo Soccorso” e riconvertito dal 2019 in uno spazio di comunità partecipato e multiculturale) lo spettacolo teatrale “Liberatutti” firmato dalla genovese (Tigullio) “ScenaMadre”, guidata da Marta Abate e Michelangelo Frola, sceneggiatori e registi della pièce. In scena cinque attori: Simone BenelliFrancesco FontanaDamiano GrondonaChiara Leugio e Sofia Pagano.

Saranno loro a dare il “meglio” per far arrivare dal palco quella che vuole essere una riflessione intelligente e ironica sullo “sport” e, per estensione sulla “società contemporanea”. Riflessione che prende atto di quanto oggi lo sport, da attività ludica e fisica, si sia inesorabilmente trasformato in uno “spettacolo totalizzante”, dove ogni sconfitta, ben lungi dall’essere sprone a rese migliori, è invece drammaticamente vissuta come un “fallimento personale”, mentre l’“allenamento” diventa una sorta di “rito istrionico” e la “vittoria” sembra, allora, l’unico obiettivo possibile. Da agguantare ad ogni costo. Spesso oltre le regole, come beffa irrispettosa verso l’avversario. Lo spettacolo vuole invece invitare  a guardare “oltre la competizione”: dalla scuola agli hobby, dalle relazioni affettive al lavoro, tutto sembra misurarsi, erroneamente, in termini di prestazione e confronto. E con leggerezza e ironia, “Liberatutti” mette in scena questa “ossessione collettiva” per il successo, mostrando come la vita stessa rischi di diventare, su questa strada, una “gara senza fine”, e suggerendo che forse esiste un modo diverso di vivere, più libero e autentico.

Perfettamente chiare e condivisibili, in tal senso, le “note  di regia”:

Con ‘Liberatutti’ vorremmo ridere e far ridere di certi aspetti dello sport.

Dei discorsi che sentiamo negli spogliatoi, nei film o nelle telecronache sportive, secondo i quali bisogna sempre dare il massimo, non si può mai perdere né restare indietro né commettere errori.

Ma lo sport non era un gioco prima di tutto?

E la creatività? La collaborazione?

E il tempo per imparare le cose?

Il tempo per sbagliare, perché è così che si imparano le cose?

Gran belle domande. Che ci sentiamo di fare profondamente nostre. E di cui forse troveremo, se non tutte, almeno una parte di risposte nelle storie e nelle voci che ci arriveranno dal palco. L’impegno c’è tutto. Da entrambe le parti. Ma il lavoro, è indubbio, ci appare assai faticoso. Con scarse possibilità di vittoria!

Per info: “Soms – Progetto Cantoregi”, via Carlo Costa 23, Racconigi (Cuneo); tel. 349/2459042 o www.progettocantoregi.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena 

Fertili Terreni Teatro: “A.L.D.E. non ho mai voluto essere qui”

Per la stagione “Iperspazi” del cartellone condiviso FTT Fertili Terreni Teatro, giovedì 19 febbraio prossimo andrà in scena a San Pietro in Vincoli lo spettacolo “A.L.D.E non ho mai voluto essere qui”, per l’ideazione e la direzione e di Giovanni Onorato, con Giovanni Onorato e Mario Russo. Lo spettacolo è stato selezionato per il progetto “Visionari” 2024-2025. La pièce teatrale è una performance di musica e parole, una pièce dall’ambientazione elementare e spoglia, in cui un attore e un musicista dialogano di fronte a una serie di quaderni sparsi per terra; in bilico in un linguaggio a metà tra teatro di narrazione e performance, i due interpreti si muovono in un contesto da poetry slam con i brani musicali eseguiti live per punteggiare la storia di un’adolescenza o della sua fine.

La forza del progetto risiede in questo particolare approccio, nella volontà di reinterpretare in chiave originale un linguaggio ormai diffuso come il poetry slam, creando una sorta di ibrido intimo e teatrale. Il nucleo narrativo riguarda il rapporto d’amicizia tra un poeta, Arduino, e il narratore che, lungi dal voler organizzare una serata commemorativa in cui si leggono poesie, lentamente costruisce, parola dopo parola, un qualcosa che ha tutto l’aspetto di una vendetta, una relazione a metà fra una affinità elettiva e una maledizione, un rapporto amicale che non può far pensare al Jack Kerouac e Dean Moriarty, ad Arturo Belano e Ulises Lima nei “Detective selvaggi”, o rivolgendo lo sguardo a tempi più recenti alle due protagoniste de “L’amica geniale”.

“È difficile dire quando comincia un progetto – spiega l’ideatore e interprete Giovanni Onorato – tuttavia, se devo stabilire un inizio, direi che questo progetto è nato durante la prima quarantena leggendo Roberto Bolaño e i suoi ‘Detective selvaggi”. Mi colpisce profondamente il mondo in cui nella sua scrittura la poesia diventi un pretesto per parlare di tutt’altro. In quasi 700 pagine di romanzo, in cui si parla quasi esclusivamente di poeti, non compare neanche una poesia, a parte una di Rimbaud, in cui viene raccontato di uno stupro probabilmente subito da lui stesso. Se le cose stanno così, il fatto che Rimbaud avesse mandato il componimento a tutti coloro che gli volevano bene, suonerebbe come una richiesta di aiuto più che di un ‘cosa ne pensate?’, e il fatto che non abbia più parlato al suo maestro, Monsieur Izanbard, dopo la sua risposta in cui lo accusava di essere volgare, racconterebbe una tragica storia di incomprensione. Ecco, con molto cinismo questo è un esempio di come una poesia possa trasformarsi in una narrazione: le poesie si pongono sempre come enigmi, a volte sembra che riguardino solo chi le scrive, ma i temi che vi sono dietro presentano caratteristiche universali. Raccontare, o inventare le storie che vivono dietro agli scritti, apre le porte a una visione labirintica e stratificata della realtà, in cui tutto è vita e rappresentazione della stessa.
Nel frattempo ho conosciuto Lorenzo Minozzi, musicista di ritorno da Los Angeles, e insieme a lui ho cominciato a mettere in musica un’importante mole di poesie, raccolte tra i 18 e i 25 anni. Nello stesso periodo, un amico ci ha chiesto di fare una performance durante una mostra da lui organizzata: io, imbarazzato a leggere dai miei quaderni, ho dichiarato che le poesie erano di un nostro amico morto suicida qualche mese prima, Arduino Luca degli Esposti. Questo ha aperto le porte a una situazione surreale e sorprendente: un requiem dadaista in cui la solennità della commemorazione si dava continuamente il cambio con il sospetto di essere presi in giro (e per alcuni, gioiosi istanti con la semplice contemplazione del racconto, in quella dimensione tra realtà e immaginazione). I due aspetti della ricerca, performance musicale e drammaturgia contemporanea, si erano ricongiunti in questa piccola bugia, trovandovi il loro contenitore ideale”.

Biglietti: intero 13 euro se acquistato online  – 15 euro in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto sospeso tramite donazione online o con Satispay ed entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.

www.fertiliterreniteatro.com

“A.L.D.E. non ho mai voluto essere qui” – San Pietro in Vincoli – 19 febbraio ore 21

Mara Martellotta

“Lo scienziato nel cilindro”, allo “Spazio Kairos”

A Torino, la “Scienza” sale sul palco e i “baby spettatori” diventano “apprendisti scienziati”

Domenica 22 febbraio, ore 16,30

Se in città esiste uno “spazio teatrale” particolarmente attento alle esigenze, alle curiosità e ai gusti dei più piccoli – bimbe e bimbi dai 3 anni in avanti – non c’è dubbio alcuno; questo è proprio lo “Spazio Kairos” (dal greco antico “kairòs”“tempo opportuno” o “tempo buono” in cui è possibile accada qualcosa di veramente piacevole e speciale) sito in via Mottalciata 7, fra i quartieri non facili di “Aurora” e “Barriera di Milano”, gestito dalla Compagnia Teatrale “Onda Larsen” e “recuperato” nel 2022 sui resti di un’ex “fabbrica di ammoniaca” risalente agli inizi del ‘900. Un pezzo di “archeologia industriale” sapientemente trasformato in un “hub culturale e inclusivo”, oggi “Circolo Arci con un teatro dentro”. Bella definizione!

A riprova di quanto detto, ci viene a pennello il prossimo spettacolo in programma per domenica 22 febbraiocon inizio alle 16,30. Orario perfetto per la merenda, prima, e per un “gioco – teatrale”, subito dopo, fatto perfettamente su misura per piccole spettatrici e piccoli spettatori, con tanto di famiglia, ovviamente, a seguito! Provare per credere!

Per domenica prossima, infatti, lo “Spazio Kairos” aprirà i battenti con “uno spettacolo interattivo capace di trasformare i bambini niente meno che in piccoli apprendisti scienziati”. Il titolo? “Lo scienziato nel cilindro”. Titolo che subito la dice lunga: “Tra esperimenti spettacolari, magie scientifiche e giochi sorprendenti, si diventa protagonisti di un’avventura che unisce divertimento e scoperta”. Per la regia di Daniele Ronco, a intrattenere dal palco le famiglie (ma soprattutto bimbe e bimbi) sarà il torinese Andrea Vico, attore, giornalista e divulgatore scientifico free lance da  circa trent’anni. Lo spettacolo è prodotto dalla Compagnia Teatrale “Mulino ad Arte” di Piossasco (Torino) ed è inserito nella “Stagione per famiglie” di “Onda Larsen”alle 16, viene offerta la merenda, a seguire lo spettacolo e al termine l’incontro dei piccoli vis à vis con l’artista.

In scena, lui, un prestigiatore – scienziato (con tanto di barba bianca e cravattino nero) che trascina il pubblico in un “laboratorio da sogno”, dove formule, reazioni e principi scientifici prendono vita con effetti spettacolari e inattesi. Tra esperimenti “esplosivi”, nuvole in bottiglia e razzi ad acqua, grandi e piccoli scopriranno che la scienza può essere emozionante e tenerti con il fiato sospeso, proprio come un fantasioso gioco di prestigio.

“Con un linguaggio semplice e divertente, lo spettacolo – sottolinea Vico – accompagna bambini e famiglie in un’avventura che mescola conoscenza e divertimento, meraviglia e scoperta, lasciando il pubblico con la sensazione che dietro ogni magia ci sia un piccolo grande segreto scientifico tutto da svelare”.

Bravura scenica e competenza da vendere, le doti di Andrea Vico che, come giornalista – divulgatore scientifico “errante” e attore (diplomato all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”), scrive per varie testate giornalistiche, tra cui “Tutto Scienze – La Stampa” e “Il Sole 24 Ore”, occupandosi dell’argomento anche per programmi televisivi e radiofonici. Nel 2012, ha pubblicato con “Editoriale Scienza”, il libro “Energia: dal fuoco all’elio. Viaggio nella storia delle fonti fossili e rinnovabili” e nel 2015, con “EDT – Giralangolo”, “L’incredibile viaggio di una buccia di banana”. Andrea Vico è inoltre docente di “Science Communication” presso l’“Ateneo Torinese” ed insegna “Giornalismo Scientifico” al “Master di Giornalismo” di Torino.

Per info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

G. m.

NellA foto un momento dello spettacolo

Roberta Bruzzone al teatro Colosseo con “Amami da morire”

Mercoledì 18 febbraio, alle 20.30, presso il teatro Colosseo, sarà ospite Roberta Bruzzone, volto noto della cronaca e della divulgazione scientifica, psicologa forense e criminologa tra le più autorevoli in Italia, che presenterà “Amami da morire – Anatomia di una relazione tossica”. Affronterà uno dei fenomeni più inquietanti del nostro tempo, quello dei giovanissimi che si trasformano in assassini.
Attraverso un percorso nel lato oscuro dell’adolescenza, tra storie vere e analisi psicologiche, nella cornice inquietante della cosiddetta “epoca della rabbia”, si snoderà un racconto legato ai sempre più frequenti episodi di cronaca nera, in cui la violenza esplode senza apparente movente o sotto la spinta di fragilità, insicurezze e distorsioni dell’identità. Con il suo sguardo lucido e rigoroso, la criminologa ricostruisce con precisione scientifica i percorsi emotivi che possono condurre a questi esiti estremi, aprendo una riflessione necessaria sul ruolo degli adulti, sul fallimento educativo e sul bisogno di strumenti nuovi per decifrare la mente dei ragazzi della società contemporanea.

Mara Martellotta

Flowers Festival: l’estate che suonerà alla Certosa

C’è un punto preciso dell’estate torinese in cui la musica smette di essere sottofondo e diventa destinazione. Accade a Collegno, nel cortile della Lavanderia a Vapore, dentro il Parco della Certosa: lì dove, da fine giugno a metà luglio, il Flowers Festival torna a costruire la sua città parallela fatta di palco, luci e attese condivise. Non è solo una rassegna, ma una dichiarazione di identità culturale. Il Flowers è il luogo in cui generazioni diverse si ritrovano sotto lo stesso cielo, tra nostalgie anni ’90 e nuovi linguaggi urbani, tra cantautorato viscerale e rap metropolitano. Un equilibrio che anche quest’anno si annuncia solido, già a partire dai primi nomi ufficializzati.

Si parte il 26 giugno con La Niña e OkGiorgio, un doppio set che promette contaminazioni e sperimentazioni sonore. Il giorno dopo, 27 giugno, arriva l’intensità poetica di Mannarino, artista capace di trasformare ogni concerto in un racconto collettivo.Il 1° luglio è già una data simbolo: Tony Pitony ha registrato il tutto esaurito, segno di un pubblico che cerca energia e leggerezza. E non è finita: il 17 luglio tornerà per una seconda data, questa volta con biglietti ancora disponibili.

Il 3 luglio sarà il momento di Voglio Tornare negli Anni 90, format che trasforma il concerto in una festa generazionale, mentre il 4 luglio saliranno sul palco i Negramaro, una delle band più amate del panorama italiano, capaci di unire potenza sonora e lirismo pop.Il 5 luglio spazio alla parola e alla riflessione con Gio Evan, e il 6 luglio arriva una delle voci più incisive della nuova scena: Madame, già annunciata e attesissima. Il 7 luglio sarà la volta di The Zen Circus, band che ha fatto della dimensione live il proprio habitat naturale. Il 9 luglio l’energia cruda di Gemitaiz porterà al Flowers il linguaggio diretto dell’hip hop romano. Tra gli appuntamenti più attesi, l’11 luglio con Caparezza, già sold out: un concerto che si preannuncia come uno spettacolo totale, tra satira, teatralità e potenza musicale. Il 14 luglio toccherà invece a I Cani, ritorno che sa di culto per una generazione cresciuta tra malinconia urbana e ironia tagliente.

Il cartellone, già ricco, è solo parziale. Altri nomi verranno annunciati nelle prossime settimane, a completare una line-up che conferma la vocazione del Flowers: essere specchio fedele della musica contemporanea italiana, senza paura di mescolare linguaggi e pubblici. La forza del festival, però, non sta soltanto nei nomi. Sta nell’atmosfera. Nel momento in cui le luci si abbassano e il cortile della Lavanderia a Vapore diventa un teatro a cielo aperto. Sta nel pubblico che canta in coro, nei ragazzi seduti sull’erba prima del live, nelle coppie che si ritrovano ogni estate nello stesso punto sotto il palco. In un tempo in cui tutto corre veloce, il Flowers Festival continua a offrire qualcosa di semplice e potentissimo: la possibilità di fermarsi e ascoltare. Torino e la sua area metropolitana lo sanno bene. L’estate, da queste parti, ha un suono preciso. E comincia sempre da qui.

 Valeria Rombolà

Capodanno Cinese, alla Palazzina di Caccia di Stupingi visita speciale 

Domenica 22 febbraio prossimo, alle ore 15.45, in occasione del Capodanno Cinese una visita speciale alla scoperta delle cineserie della Palazzina di Caccia di Stupinigi.
In occasione del Capodanno cinese, la Fondazione Ordine Mauriziano organizza, infatti, una visita speciale alla scoperta di un mondo lontano e delle influenze orientali presenti all’interno della Palazzina di Caccia di Stupinigi.
L’appuntamento dal titolo ‘Evviva l’anno del Cavallo’ di domenica 22 febbraio rappresenta un viaggio verso Oriente,  un’immersione nei racconti dei grandi viaggiatori, attraverso la via della Seta fino alla Cina.

Dai paesaggi ad acquerello delle carte da parati alle stoffe, dall’esotica Sala da Gioco ai bizzarri animali del serraglio, nella Palazzina di Caccia di Stupinigi si possono ripercorrere le influenze e il gusto per le cineserie e l’esotismo diffuso nelle residenze sabaude.

Il fascino dell’Oriente conquista l’Europa a partire dal Seicento con l’arrivo nel Vecchio Continente di merci preziose quali lacche, sete, carte da parati, porcellane che vanno ad abbellire le dimore di re e principi .
In Italia i Savoia, influenzati anche loro dall’esotismo, creano ambienti che riecheggiano luoghi lontani, i Gabinetti cinesi, che hanno una tappezzeria di carta dipinta a tempera, importata dalla Cina meridionale  con scene che si sviluppano dal basso verso l’alto, tratte dalla vita e dai costumi popolari dell’antica Cina.

Info

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi- Nichelino ( TO)

Domenica 22 febbraio 2026, ore 15.45

Evviva l’anno del Cavallo

Prezzo visita guidata 5 euro più biglietto di ingresso ( intero 12 euro, ridotto 8 euro)

Gratuto: minori di 6 anni e possessori di Abbonamento Torino Musei Torino Piemonte e Royal Card.

Prenotazione obbligatoria entro il veenrdì precedente  allo 0116200601

stupinigi@ biglietteria.ordinemauriziano.it

Mara Martellotta

“Manson” di Fanny & Alexander all’Astra

In scena dal 20 al 22 febbraio prossimo al teatro Astra la pièce teatrale dal titolo “Manson” di Fanny & Alexander, per l’ideazione, la regia, le luci e il progetto di Luigi Noah De Angelis, la drammaturgia e i costumi di Chiara Lagani. Nello spettacolo Andrea Argentieri indossa i panni dell’accusato e, a partire dalle testimonianze video e audio, e dalle numerose interviste che in vita Manson rilasciò, incarna una sorta di ritratto mimetico del suo personaggio facendoci ripercorrere, tramite l’iperbole variegata delle risposte, i meandri della mente labirintica, istrionica, scivolosa e manipolatoria di Charles Manson. È così che si imprimono nella voce e nel corpo dell’attore i ritmi, la gestualità spezzata e gli sguardi mutevoli del personaggio che gli è ora matrice, come se per un attimo ci trovassimo di fronte ad un fantasma, che ci visita nel momento in cui ci accingiamo a formulare un giudizio. La pièce teatrale pone il pubblico nello scomodo ruolo di una sorta di giuria postuma; in un buio compatto e sonoro, immersivo e da incubo, si dipingono all’improvviso frasi secche e ritmate, che conducono a una riesumazione narrativa e sensoriale degli eventi, come se per un attimo ci trovassimo nella famosa villa dell’omicidio, circondati dai passi ghiaiosi degli assassini, oppure prigionieri della loro auto in fuga tra urla e stridore di freni, o ancora circondati dai canti hippy nel famoso ranch, dove la famiglia praticava i suoi riti e, infine, nel tribunale vociante di arringhe dove Manson è stato processato. È soltanto al termine di questa fantomatica ricostruzione, che avviene per suoni e scrittura concreta, che ci si accorge di una presenza reale in sala, una specie di testimone silente che dà le spalle fin da principio alla platea. L’uomo si gira, si avvicina, invita ripetutamente il pubblico a rivolgergli delle domande. È proprio Manson , è qui di fronte a noi, il pubblico pesca da un elenco di trentadue domande che gli sono state consegnate all’ingresso a teatro e poi, singolarmente e volontariamente, rivolge il quesito scelto all’attore, che adesso risponde in inglese, sopratitolato. Poco a poco, quasi inavvertitamente l’incalzare delle domande produce una strana enigmatica trasformazione nella percezione di chi assiste. In ballo c’è davvero solo il giudizio, la condanna alle azioni di questo strano e ambiguo personaggio? Oppure ci siamo anche noi, la nostra stessa repulsione oppure l’indecifrabile attrazione verso questo caso macabro, per le parole depistanti e oblique che stiamo ascoltando? Avremo dunque la capacità, la possibilità di far luce nell’oscuro paesaggio dei significanti, di leggere nel libro nero e illeggibile del significato, delle molte rifrazioni manipolatorie del discorso? Potremo, alla fine, aprire attraverso il muro specchiante della nostra stessa voglia di sapere, del nostro bisogno di vedere, di ottenere un dettaglio e poi ancora un altro e sempre più? Che cosa è che cerchiamo esattamente? Cos’è alla fine che stiamo davvero guardando? Charles Manson nella sua dichiarazione processuale affermava “Non ho niente contro nessuno di voi. Non posso giudicare nessuno di voi. Ma penso che sia il momento buono perché voi tutti cominciate a guardarvi, e giudichiate le bugie nelle quali vivete. Voi non siete voi, siete solo dei riflessi di tutto ciò che credete di sapere, di tutto quello che vi è stato insegnato”. Teatro Astra Via Rosolino Pilo 6 fondazionetpe.it Mara Martellotta

Massimiliano Gissi o il trionfo della fantasia

Alla Galleria Malinpensa, sino al 28 febbraio, la mostra “Prospettive luminose”

C’è una fantasiosa libertà e vivacità, c’è l’esattezza del disegno, il piacere di allineare in una stessa opera i più vari colori sebbene attenti ai loro ravvicinamenti, la dolcezza delle tonalità pacate e tenui, ci sono gli insegnamenti degli antichi maestri Marco D’Aponte e Alex Ognianoff e tutta l’attenzione di una scuola, c’è una facciata che appare nell’immediato e andando in profondo un esatto mondo pittorico tutto da decifrare, tanti mondi letterari e non soltanto che amano svelarsi a chi guarda, ci sono le tante letture di un’epoca ormai più o meno antica ma sempre pronta a riscoprirsi, c’è il divertimento sempre al colmo di ragioni e di basi solide di scoprire, segni che sono firme, particolari gioiosi, fortunati materiali di riciclo, c’è l’atmosfera del teatro e dell’avventura, dai pupi di Sicilia alle maschere di un mondo goldoniano che l’autore da sempre ha inseguito, ci sono quei “Ghosts” che avvicinano maggiormente a un mondo più nostro. C’è questo e molto altro nelle opere di Massimiliano Gissi, nelle sale della Galleria Malinpensa by La Telaccia di corso Inghilterra 51, sino al 28 febbraio. Oggi cinquantenne, l’artista è passato – c’informano le schede di Monia Malinpensa a cui si deve la curatela della mostra – “dalla grafica computerizzata alla colorazione digitale, all’animazione (presso la Lanterna Magica di Torino) al restauro di belle arti (operando su arredi del Duomo di Torino e della Venaria Reale), sino all’editoria per ragazzi, tra libri e fumetti”. “Visionario” e segnato da autentica originalità, introspettivo al mondo magico e della fiaba, sempre spingendoti alla rivelazione di nuovi messaggi, non facili né tanto meno gratuiti, Gissi ti fa attraversare gli spazi della galleria con parole che dopo poco senti completamente tue, alla scoperta di significati e sensazioni a cui un attimo prima non avevi badato. Acquerelli e tecniche miste da gestire, “espedienti cromatici realizzati sia con acrilici, tempere, gessetti, matite colorate che con finiture scintillanti di glitters e vinavil e oggetti di recupero di varia natura”, ogni mezzo è capace di rendere appieno la compiutezza dell’opera.

È un linguaggio tutto suo proprio quello che Gissi esprime, costruttore di una poetica divenuta immediatamente riconoscibile, che esige una ricerca continua e che oggi sfocia in Prospettive luminose, mostra e luogo dove pare che quel mondo della favola si renda realtà, tangibile e curiosa, “dove ogni colore e forma diventano finestre su mondi inattesi e immaginari”. Colombina e le altre maschere allineano la bellezza dei costumi e sovrapposizioni di materiali, le eterne farfalle che sono il marchio dell’autore e insetti, ciliegie e ricami, stelle e fiori, mentre guardano a un Sandokan la cui ironia raccoglie divertenti animali della giungla, con tanto di “fumetti” pericolosi (un improvviso “roar”), che sembrano guardare al divertimento di Jacovitti. Il Joker produce prodezze su una palla colorata e tra carte che svolazzano (“I’m going slightly mad”, 2021), mentre in “The Sicily’s Theater” i campioni della “Gerusalemme” vestono, all’interno di un sipario rosato, la precisione delle loro multicolori armature, tra elmi e scudi e spade, lasciandosi alle spalle le tende dell’accampamento. Luogo spesso rivisitato, Gissi con grande inventiva, dando spazio alla protagonista o concentrandosi maggiormente ai suoi compagni di viaggio, ci introduce al magico mondo del reverendo Carroll o con ricchezza di particolari ci mostra il divertente “Capitan Nemo” (2025), una macchina futuribile a forma di pesce, labbroni color arancio e tenaglie e luci di direzione e pinne mentre in disparte un granchio antropoformizzato pare il giamaicano Sebastian della “Sirenetta”.

Non soltanto opere su carta e colori riempiono il mondo surreale di Gissi. In piccole vetrine della “Malinpensa” un “Papillon” (2022), scultura polimaterica, raccoglie stoffe ricamate e bottoni rossi, ali argentate, nastri e cordoncini colorati, fili di ferro intrecciati, come un “rock and roll robot” (2023), con tanto d’antenne e lampadine, orologi attaccati sul petto, rivestimenti d’argento e tappi, cuoricini rossi e perle, come il giullare, agghindatissimo, che è diventato “Mister Buffo”, tanto per rivisitare un titolo teatrale. Mondo teatrale che non dimenticate d’osservare con attenzione, prima d’uscire dalla galleria: quei “Saltimbanchi alla corte dei Gonzaga” (2024), vera e propria scenografia, la luna e il castello, le maschere e i pupazzi, la piccola giostra, i pezzi degli scacchi disseminati, le stoffe e l’ordine delle passamanerie e il mappamondo impugnato: tutto è sotto i nostri sguardi, per il vero trionfo della fantasia.

Elio Rabbione

Nelle immagini, alcune opere di Massimiliano Gissi: “Saltimbanchi alla corte dei Gonzaga”, scultura polimaterica, “The Show Queen”, tecnica polimaterica, “The Comedy of Art”, tecnica polimaterica.

Il direttore de Il Giornale, Tommaso Cerno, si racconta a EnjoyBook 

“Controcorrente per scelta”. Insieme a lui, Vladimir Luxuria

La rassegna culturale “EnjoyBook 2026 – storie di libertà e visione, dove la parola incontra la musica” presenta, giovedì 19 febbraio prossimo, alle 20.15, il nuovo appuntamento “Controcorrente per scelta” al teatro Juvarra di Torino, che ha già ospitato i primi due appuntamenti con l’imprenditore Giuseppe Lavazza e il direttore d’orchestra Beatrice Venezi. In uno spazio aperto di ascolto, racconto e confronto, in cui parola, musica dal vivo e convivialità sono uniti in un format innovativo che esclude qualsiasi rigidezza ideologica e lezione frontale, si racconterà al pubblico Tommaso Cerno, direttore del quotidiano Il Giornale. L’incontro è moderato dall’inviato Mediaset Marco Graziano.
Sul palco, insieme a Cerno, interverrà anche Vladimir Luxuria, per un confronto aperto che promette riflessioni vive su scelte, identità e traiettorie professionali e umane. Si tratterà di un’occasione conoscere meglio i protagonisti in un contesto libero, dove la musica dal vivo sarà capace di creare suggestioni e spunti per narrazioni personali, dalle passioni alle scelte di vita, dalle cadute alle rinascite, nella dimensione più autentica e senza filtri degli ospiti, che si aprono a un confronto umano e intellettuale.

Nel corso della serata, la band accompagnerà il pubblico con musica dal vivo in un viaggio coinvolgente tra le note, con il catering a completa disposizione. Nonostante si sia in un teatro, non si vivrà l’evento come se si fosse “a teatro”: la rassegna è un’occasione di aggregazione e condivisione, e il pubblico è parte integrante del confronto che si tiene sul palco, dialoga e contribuisce a creare l’atmosfera.

I biglietti sono in vendita al costo di 33 euro, di cui 3 devoluti alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro di Candiolo. È  inoltre possibile acquistare il carnet a un prezzo ridotto e per i possessori di Rinascente Card usufruire di una promozione.

Info e vendita: https://www.mailticket.it/evento/50973/controcorrente-per-scelta

Mara Martellotta

Flashback Habitat promuove il programma di talk REARVIEWMIRROR

 Su arte, critica e mercato, a cura di Christian Caliandro, da febbraio ad aprile 2026

Flashback Habitat Ecosistema per le Culture Contemporanee presenta il programma di talk REARVIEWMIRROR, arte, critica, mercato, ideato e curato da Christian Caliandro, con la direzione di Ginevra Pucci, Stefania Poddighe e Alessandro Bulgini. La rassegna si propone di delineare in quattro incontri, tra febbraio e aprile, una riflessione collettiva sulle dimensioni dell’arte contemporanea, della critica e del mercato, che sempre più, nel corso degli anni, si intrecciano a vicenda. Il titolo della rassegna è tratto da una canzone dei Pearl Jam, contenuta nell’album “Vs” del 1993. Il brano parla della consapevolezza guadagnata attraverso la distanza temporale e critica rispetto a esperienze ed eventi difficili che, retrospettivamente cominciano ad assumere un senso e a formare un quadro storico. È questo l’obiettivo della serie di incontri orientati a comporre una discussione unica. Le conversazioni sono rivolte sia a un pubblico di specialisti dell’arte (artisti, curatori, critici, galleristi, giornalisti, collezionisti, educatori), sia di appassionati che sono interessati a capire le dinamiche del sistema dell’arte, le ragioni profonde delle sue grandi trasformazioni in corso e gli scenari che si prospettano nel presente e nel futuro prossimo.

La relazione, lo scambio di idee, di conoscenze e punti di vista saranno al centro del dibattito, e faranno emergere la conoscenza e l’esperienza dei singoli ospiti nei rispettivi settori. Il primo appuntamento è programmato per giovedì 19 febbraio, alle ore 19, nel padiglione C del Circolino, e sarà un dialogo tra Roberto Farneti, professore associato di Scienza Politica alla Libera Università di Bolzano, e Claudia Santeroni, di The Blanck Contemporary Art di Bergamo. L’incontro sarà moderato da Christian Caliandro.
Il confronto vuole anche focalizzarsi sulle trasformazioni del ruolo del critico, il suo rapporto con il mondo economico e istituzionale.

Gli incontri si svolgeranno tutti alle ore 19, da febbraio ad aprile 2026, nel padiglione C dell’area talk, ad ingresso gratuito. Orari: giovedì dalle 18 alle 00 – venerdì, sabato e domenica dalle 11 alle 00.

Flashback Habitat Ecosistema per le Culture Contemporanee  –  corso Giovanni Lanza 75, Torino – info@flashback.to.it – 393 6455301

Mara Martellotta