CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 295

L’enigma del “Sacro” e la terrena concretezza del “Tempo”

Sono i temi al centro della recente mostra di Andrea Bianconi, raccontati in un libro-confessione presentato nella “Chiesa di Santa Marta” a Magnano di Biella

Venerdì 9 agosto, ore 18

Magnano (Biella)

A Elia che gli chiede Quali sono state le tue prime impressioni entrando nella Chiesa di Santa Maria?, Andrea risponde facendo, strada alla memoria, Appena entrato ho provato un forte senso di accoglienza … accoglienza insieme a una curiosità che si alimentava sempre più. Ma la cosa strana è che quando sono uscito ho provato chiarissima la sensazione del tempo … il tema della mostra è nato in quel momento lì … Il pensiero successivo sono stati i numeri, la prima cosa che ho collegato al tempo.

Elia ad Andrea Hai pensato a un arco temporale che possiamo definire quasi infinito. La freccia che ci accoglie all’ingresso, in alto, che quasi copre anche il quadro di Santa Marta, sembra indicare il tempo verso qualcosa. Tu lo hai ritmato, cioè lo hai quasi concretizzato attraverso i numeri.

Alla parola ‘ritmato’, Andrea sorride … Mi piace molto la parola ritmato. La freccia che va verso l’alto è sempre presente dentro di noi, cioè noi abbiamo sempre una tensione verso l’alto, una tensione verso l’oltre. In questa freccia luminosa c’è la tensione verso l’altro che accompagna tutta la nostra giornata, la nostra vita.

Così l’incipit della lunga conversazione fra l’artista vicentino Andrea Bianconi (classe ’74, nativo di Arzignano, oggi residente fra Brooklyn – New York e Vicenza) ed Elia Fiore, monaco del “Monastero di Bose”, al centro del libro “Andrea Bianconi 0 – 24” (144 pagine, in doppia versione italiano – inglese) che sarà presentato venerdì 9 agosto (ore 18) presso la “Chiesa di Santa Marta” (XV secolo) a Magnano, piccolo borgo in provincia di Biella (di cui Bose è nota frazione per la “Comunità Cristiana” lì fondata nel 1965 da Enzo Bianchi) sito sul crinale collinare della “Serra d’Ivrea” e appartenente alla “Comunità Montana Valle dell’Elvo”.

Il libro, contenente anche testi di Paola Bergamaschi e della storica dell’arte Irene Finiguerra, è stato realizzato grazie al contributo della “Fondazione Cassa di Risparmio di Biella” e per la parte grafica di Anna Pendoli. Si tratta di una sorta di report dell’esperienza vissuta da Bianconi in occasione della sua mostra (da cui il titolo del libro), tenuta proprio a Magnano dal 21 giugno al 14 luglio scorsi per il ciclo “Fuoriprogramma”.

In quell’occasione, per la prima volta, l’artista vicentino si è confrontato con uno “spazio sacro”, scegliendo di mettere al centro del lavoro realizzato per la mostra il “tema del tempo”. “La Chiesa per la sua natura profonda – è stato scritto – e anche per la sua funzione pubblica è un luogo dove si sperimentano due dimensioni del tempo: quello infinito legato alla convinzione che la vita abbia una proiezione nell’eternità, e quello circoscritto, scandito per secoli dal suono delle campane, al passare di ogni ora. Con le sue opere Bianconi ha voluto creare un cortocircuito tra queste due dimensioni del tempo”. Con suggestivi risultati sotto l’aspetto estetico, saggiamente fissati, oggi, in pagine scritte che vanno oltre la riflessione critica per tracciare la “corsa” , il “viaggio” faticoso, e non sempre facile, di un uomo alla ricerca quotidiana (“0 – 24”) della sua personale idea di “infinito” e “ultraterreno”.

Bianconi è artista che parla un linguaggio di assoluta e personale “contemporaneità”. I suoi lavori nascono attraverso intuizioni che lo relegano al centro dell’opera. Lui stesso diventa opera. In ogni suo gesto c’è l’urlo “silenzioso” del voler  essere, malgrado tutto, uomo fra uomini, sospeso in un cortocircuito inquietante di attualità e di ignoto futuro. Finito e infinito. Realtà che non ha gioco se non tende all’astratto, al salto nel buio di universi senza  certezza di voci e di forme.

Artista, performer. Di lui si sono date definizioni, le più disparate: “trasformista, funambolo, navigatore di epoche e corpi, attore in prima persona e regista di recite collettive”. Dal 2007 è rappresentato da “Barbara Davis Gallery” di Houston, USA. Nel 2018 è stato il primo artista italiano invitato a Davos (Svizzera), durante la 48^ edizione del “World Economic Forum” per presentare ai Capi di Stato, ai Grandi della Terra la sua performance “Voice to the Nature”, una forte denuncia sull’“ecocidio” in atto, per richiamarli all’urgenza di agire “ora e non dopo” per la salvaguardia e la difesa del Pianeta.

Per info su presentazione: fuoriprogramma.magnano@gmail.com

Gianni Milani

Nelle foto: Cover “Andrea Bianconi 0 – 24” e “Installazioni” nella Chiesa di Santa Marta (Ph. Anna Pendoli)

“La festa per chi resta” al Mausoleo della Bela Rosin con Assemblea Teatro

Da mercoledì 7 agosto

 

Assemblea teatro,  in collaborazione con le biblioteche civiche torinesi, promuove un mini festival estivo, la “Festa per chi resta”fino a  sabato 17 agosto negli spazi del Mausoleo della Bela Rosin, in strada Castello di Mirafiori 148/7.

Ad inaugurare il cartellone mercoledì 7 agosto il testo di Jean Giono  “L’uomo che piantava gli alberi”; nel corso della serata saranno festeggiati i 45 arbusti piantati dall’associazione Quaranta.

Giovedì 8 agosto spazio alle novità con la pièce dal titolo “Non esisto”, di cui Renzo Sicco e Giovanni Boni sono gli artefici della prima, tratta dal romanzo di Alberto Schiavone. La notte di San Lorenzo, sabato 10, sarà presente la suggestiva pièce intitolata “Il segreto del piccolo Newt” sullo sfruttamento dei minori. Il tema del ruolo delle donne  e del femminile sarà affrontato lunedì 12 agosto con “Note di donne”. Verrà anche dedicato uno spettacolo all’inscindibile coppia di Stanlio e Ollio, dal titolo “Un mondo di allegria”.

 

Mara  Martellotta

Elemental. Cinema nel Parco del Castello di Miradolo

Giovedì 8 agosto, ore 21.30

Appuntamento con il cinema nel parco storico, 7 maxi schermi, cuffie silent system, plaid e tutto intorno il suono della natura

“Cinema nel Parco” è un’immersione totale nella natura, al centro di un’arena di oltre 2.000 metri quadrati disegnata da sette maxi schermi, nel prato centrale del Castello di Miradolo (TO). Per non disturbare l’equilibrio del parco, l’audio è udibile solo attraverso cuffie silent system luminose. I film si possono ascoltare anche in lingua originale, multilingua e/o sottotitolati in italiano per ampliare le possibilità di fruizione. Non ci sono sedie, né posti assegnati: ogni spettatore dovrà portare da casa un plaid per sedersi sul prato e assistere alla proiezione dal proprio angolo preferito.

“Cinema nel Parco” sono 7 appuntamenti, dal 27 giugno all’8 agosto, tutti i giovedì alle ore 21.30. Giovedì 8 agosto, per l’ultimo appuntamento, è in programma Elemental (2023). Il lungometraggio targato Disney-Pixar ambientato a Element City, popolata da cittadini appartenenti ai 4 elementi essenziali, ovvero fuoco, acqua, terra e aria. Ember è una giovane donna tenace, brillante e impetuosa la cui improvvisa amicizia con Wade, un ragazzo spiritoso, accomodante e ipersensibile, finisce per scardinare le certezze e i punti di riferimento del mondo in cui vivono. Diretto da Peter Sohn, il film è prodotto da Denise Ream.   

Un pinerolese alle Crociate

C’era anche un pinerolese sulle galee salpate da Venezia e dirette a Costantinopoli in quella sciagurata avventura passata alla storia come la Quarta Crociata del 1204.

Lungo la riva degli Schiavoni, a pochi passi da Palazzo Ducale, Amedeo Buffa s’imbarcò con Bonifacio I, marchese di Monferrato, capo dei crociati e comandante militare della spedizione che, diretta a Gerusalemme per liberare la città santa, cambiò improvvisamente percorso e puntò sulla capitale bizantina conquistandola dopo un orrendo massacro.
Un Buffa di Pinerolo, forse un Buffa di Perrero, che viene citato in vari documenti dell’epoca e da molti storici. Non esistono però testi scritti che comprovino la sua parentela con i Buffa di Perrero ma, come osserva lo storico torinese Francesco Cordero di Pamparato, “pensare che nella Pinerolo del 1200 vi fossero due famiglie di nome Buffa che non fossero imparentate tra di loro sembrerebbe molto azzardato. È quindi molto più probabile che si tratti della stessa famiglia”. Comunque sia, nella primavera del 1202, secondo gli studiosi delle crociate, raggiunse Venezia e partecipò in San Marco alla solenne cerimonia presieduta dal doge Enrico Dandolo. Poi 17.000 veneziani e oltre 30.000 crociati si imbarcarono sulla grande flotta cristiana che l’8 novembre partì per la quarta crociata che nel 1204 cacciò i bizantini da Costantinopoli. Nello stesso anno Amedeo Buffa prese parte anche alla conquista del regno di Tessalonica (oggi Salonicco) insieme a Bonifacio, fondatore del regno e suo primo sovrano, che ringraziò Amedeo concedendogli la baronia di Domokòs nella Grecia centrale. La morte del marchese del Monferrato nel 1207 in battaglia contro i bulgari aprì la crisi del regno che fu subito cavalcata da un gruppo di nobili italiani che puntavano alla separazione del regno di Tessaglia dall’impero latino di Costantinopoli. Con l’appoggio di un nutrito gruppo di cavalieri italiani tentò di consegnare il regno di Tessalonica al figlio di Bonifacio, Guglielmo IV del Monferrato, e magari portarlo sul trono a Bisanzio. L’imperatore Enrico di Hainaut corse ai ripari e dichiarò guerra agli insorti. Il conte Uberto di Biandrate e Amedeo Buffa furono i capi di una vera e propria rivolta che costrinse Enrico di Hainaut ad intervenire in Tessaglia. Fu proprio Buffa a organizzare la resistenza ma circondato dalle truppe dell’imperatore fu costretto alla resa. Unico tra i rivoltosi, Buffa fece la pace con Enrico che nel frattempo aveva stroncato la rivolta. Il pinerolese si sottomise e da allora rimase fedele all’imperatore il quale gli conferì la carica di connestabile, comandante dell’esercito, una delle più alte cariche dell’Impero. Poco tempo dopo, nel 1210, alla testa di cento cavalieri, cadde in un’imboscata e fu catturato dal tiranno dell’Epiro Michele Angelo Comneno, arcinemico del nuovo Impero latino, che lo fece crocifiggere. Una morte atroce per il pinerolese Amedeo Buffa, il cui supplizio è citato in una bolla di papa Innocenzo III.
Filippo Re

Il cinema Vittoria di Giovanni Rosso

L’ultima sala cinematografica casalese che vide passare intere generazioni di spettatori monferrini fu il cinema teatro Vittoria di Giovanni Rosso, classe 1932. Nel piccolo cinema del Valentino, Rosso ha potuto imparare il mestiere di operatore, la grande passione che lo ha accompagnato per oltre mezzo secolo. Il  Vittoria era proprietà del geometra Giovanni Bertinotti, calciatore del Casale campione d’Italia nel 1914  che assunse l’apprendista Rosso nel 1950, il quale divenne operatore del cinema teatro l’anno successivo. La svolta avvenne nel 1984 quando il locale fu rilevato dalla società Gemar con la gestione di Rosso, Piero Musso e Ada Alessio, entrambi suoi colleghi.
Lo staff comprendeva anche Siro Zorzan, anch’esso operatore come Rosso e Musso, la maschera Riccardo, le cassiere Pina e Neta, le addette alle pulizie Renata e Angela e dal 2002 Rosso fu gestore e direttore del cinema Vittoria. Ma la crisi cinematografica causata dall’avvento della TV e dalle videocassette era alle porte. Nonostante i grandi lavori di ristrutturazione degli anni precedenti che portarono il  Vittoria ad avere una acustica perfetta con il sistema Dolby e il progetto del marzo del 2000 che comprendeva la realizzazione di tre sale con circa 900 posti, la chiusura del locale nel gennaio del 2004 fu inevitabile. Nell’ottobre del 2003 a Casale Monferrato ci fu l’inaugurazione della Multisala Cinelandia che dispone di 1200 posti suddivisi in otto sale e Rosso, con grande coraggio, fu l’ultimo a tenere in vita la propria attività anche se per poco tempo, mentre le altre sale casalesi Nuovo Cine, Moderno e Politeama avevano già chiuso i battenti.
Nella cabina di proiezione del cinema, Rosso aveva ritrovato una pellicola in 16 mm risalente alla partita di calcio tra Casale e Torino del 27-1-1929 che rappresenta il filmato più antico della squadra granata, donato a Domenico Beccaria presidente del Museo Storico Grande Torino. L’altra grande passione di Rosso fu indubbiamente il Torino Club Giorgio Ferrini, da egli stesso fondato nel 1977. L’anno successivo Rosso ebbe l’onore di incontrare il presidente del Torino Calcio Orfeo Pianelli nella tribuna d’onore dello stadio comunale di Torino. Alla scomparsa di Rosso, avvenuta nel 2011, il club casalese è stato intitolato Torino Club Giovanni Rosso, il quale nel 1980 era stato nominato cavaliere della Repubblica Italiana dal presidente Sandro Pertini.
Armano Luigi Gozzano

Concerto di Ferragosto da Oscar con le musiche dei grandi film

Sarà una quarantaquattresima edizione del Concerto di Ferragosto da Oscar quella in programma all’Alpet Balma, a 1900 metri sul livello del mare, palcoscenico naturale sopra Prato Nevoso, luogo già noto al pubblico per aver ospitato l’evento negli anni passati. L’Orchestra Bartolomeo Bruni della Città di Cuneo, fondata nel 1953 dal Maestro Giovanni Mosca, suo infaticabile animatore e direttore per oltre mezzo secolo, ora diretta dal Maestro Andrea Oddone, proporrà un programma inedito con opere del compositore statunitense John Williams, colonne sonore del cinema internazionale, da Indiana Jones a Superman, da Harry Potter a Star Wars, protagoniste assolute della giornata. Il tradizionale concerto, gratuito e aperto a tutti, un evento partito in sordina nel 1981 che ha saputo ritagliarsi uno spazio importante tanto da diventare un appuntamento fisso della programmazione Rai, quest’anno torna a Fabrosa Sottana, nel cuneese. Come di consueto verrà trasmesso su Rai3, dalle ore 12,50 alle 14, di giovedì 15 agosto con uno Speciale Tgr Piemonte a cura di Francesco Marino, con la conduzione di Lorenza Castagneri e Gabriele Russo, per la regia di Maria Baratta dal Centro Produzione Rai di Torino. Sarà possibile raggiungere il prestigioso anfiteatro naturale con una passeggiata a piedi di circa un’ora, oppure utilizzare la Telecabina “La Rossa” di Prato Nevoso e proseguire con un breve avvicinamento a piedi all’area del concerto. Prato Nevoso dispone di circa 150 posti auto distribuiti in più piazzali e saranno disponibili anche navette dal mattino con partenza dal piazzale del Prel e dal piazzale Dodero. La novità di quest’anno è che gli spettatori potranno assistere alle prove già il giorno precedente a partire dalle ore 11. Igino Macagno

 

Marco Polo e Ibn Battuta, due grandi viaggiatori tra Duecento e Trecento

Il veneziano Marco Polo (1254-1324) e il marocchino Ibn Battuta (1304-1368) sono probabilmente i due più famosi scrittori di viaggi mai vissuti. Sono quasi contemporanei, quando Ibn nasce, Marco aveva cinquant’anni e visitano più o meno gli stessi luoghi. Marco Polo partì per la Cina nel 1271 e tornò nel 1291 mentre Ibn Battuta viaggiò in Africa e in Asia dal 1325 al 1354 tornando con un prezioso resoconto a ricordo di tante peregrinazioni. Il marocchino fu il più grande viaggiatore arabo del Medioevo, per trent’anni percorse migliaia di chilometri a piedi, sul cammello o per mare, dal Sahara alla Cina, dalla Russia all’India, viaggiatore infaticabile e osservatore attento. Percorrerà molta più strada di Marco Polo e di altri grandi viaggiatori medioevali ma sia il Marco Polo arabo sia il veneziano racconteranno l’esperienza dei loro viaggi nelle rispettive opere, la Rihla (il Viaggio) e il Milione, nel quale Marco narra le sue vicende in prigione a Rustichello da Pisa. Quest’ultimo, prigioniero a Genova, conobbe Marco Polo, viaggiatore, scrittore, ambasciatore e mercante, anch’egli fatto prigioniero dai genovesi nel 1298 in seguito alla sconfitta veneziana nella battaglia di Curzola, isola della Dalmazia. Ibn Battuta fa la stessa cosa con il poeta andaluso Ibn Juzayy. Tante peregrinazioni e due relazioni molto diverse. Poca fantasia e molto realismo nella Rihla di Ibn Battuta, grande fascino nelle pagine del Milione. A detta degli esperti l’opera di Marco Polo ha avuto un’influenza sulla cultura europea molto più forte di quanto il racconto del marocchino ha avuto su quella islamica. A Ibn Battuta interessa solo tutto ciò che è musulmano mentre il mondo non islamico quasi lo impaurisce come il suono delle campane o i cinesi che mangiano gli animali vietati dal Profeta Maometto per cui quando arriva in Cina si nasconde subito nei quartieri musulmani. In Marco Polo invece, che segue il padre e lo zio alla corte di Qubilay Khan, c’è un’ostilità più politica che religiosa verso i musulmani e mai drastica come quella di Battuta verso i cristiani. Il veneziano, che a differenza del marocchino è anche mercante e ambasciatore, tratta bene i non monoteisti come i mongoli di cui descrive usi, costumi e perfino battaglie contro i cristiani e i monaci buddisti dei quali apprezza il modo di vivere. Nei due volumi gli autori descrivono le città visitate, la gente del luogo, l’alimentazione, l’abbigliamento, le case e i mezzi di trasporto.
È invece molto più affascinante capire il modo, quasi opposto, in cui i due scrittori si avvicinano alle diverse culture che incontrano durante i loro viaggi. Mentre Ibn Battuta pensa esclusivamente alla cultura araba e al Corano e vede, viaggiando, solo i musulmani perché, per lui, conta solo il mondo islamico, Marco Polo è più attento alle curiosità e alla fantasia quando incontra usanze e tradizioni molto diverse dalla sua. Non è solo un viaggiatore ma anche un geografo e un etnografo. È vero che definisce “pagane” le altre religioni ma riporta nel libro i riti delle altre fedi. Ibn Battuta deve molto a un altro illustre viaggiatore, quel Ibn Jubayr, poeta arabo-andaluso (1145-1217) che viaggiò molto e inventò proprio la Rihla, un genere di letteratura di viaggio che divenne così famoso nel mondo arabo-islamico da essere utilizzato come modello per le successive generazioni di scrittori-viaggiatori e soprattutto per Ibn Battuta. I Polo ripartirono in nave dal porto di Quanzhou nel 1291per rientrare in patria toccando vari Paesi del sud-est asiatico fino all’India e allo Sri Lanka. Sappiamo tutto o quasi tutto su Marco Polo ma non sappiamo che faccia avesse come se il grande viaggiatore si fosse volatilizzato nell’aria di Venezia. Pur essendo un personaggio di fama mondiale si è dissolto in mille immagini tutte false e inventate. Di Marco non si ha nessun ritratto e non rimane un solo reperto autentico. Lo mette in evidenza la bella mostra su Marco Polo allestita, a 700 anni dalla sua morte, al Palazzo Ducale di Venezia fino al 29 settembre. Non c’è a Venezia un solo monumento dedicato al viaggiatore mentre tanti se ne trovano lungo la Via della Seta, dalla Mongolia al Turkmenistan, da Yangzhou alle sconfinate province cinesi e mongole. In numerosi ritratti dell’Ottocento compare raffigurato in modo solenne, con baffi e barba, giovane e bello nei film che gli sono stati dedicati, ma è tutta invenzione. Così come i ritratti di Marco Polo al Palazzo Doria-Tursi a Genova e a Villa Hanbury, a Ventimiglia, tutta invenzione. Nel Novecento il mito di Marco Polo trionfa tra cinema, fumetti, dischi, francobolli e videogiochi. Anche le sue spoglie sono andate perdute durante la ricostruzione della chiesa di San Lorenzo in cui sarebbe stato sepolto e la casa dei Polo andò distrutta durante un incendio nel 1598. La mostra, nella sede simbolo del potere dei Dogi, è suddivisa in varie sezioni arricchite da oltre 300 opere provenienti dalle collezioni veneziane e dalle maggiori istituzioni italiane ed europee fino a prestiti dei musei armeni, cinesi, canadesi e qatarini. Sono esposti reperti, manufatti, opere d’arte, ceramiche e porcellane, tessuti e tappeti, metalli, monete e manoscritti. Una sezione particolare è dedicata alla diffusione multilingue del Milione e al mito del grande viaggiatore tra Ottocento e Novecento.       Filippo Re 

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

SOMMARIO: Spadolini – Giovanni Quaglia alla CRT non avrebbe fatto gli sfracelli del camionista di Tortona – L’assessore Chiarelli – Lettere

Spadolini
Il 4 agosto 1994 moriva Giovanni Spadolini, tanto celebrato quanto dimenticato dopo trent’anni dalla dipartita. Il suo ricordo è stato affidato all’allievo Cosimo  Ceccuti, un modesto e servizievole professore che  era una sorta di segretario e che ha ereditato da Spadolini la casa di Pian dei Giullari a Firenze.
Credo che l’opera storica di  Spadolini non sarebbe stata ricordata, salvo due o tre libri su “Stato e Chiesa” e “Giolitti e i cattolici”, perché molti suoi scritti sono sovente autocelebrativi. La politica e il giornalismo  lo distolsero dagli studi. Penso tuttavia  che  un grande contributo al suo oblio  sia opera dell’inerzia del suo erede. Sono stato amico di Spadolini per tanti anni. Fu il primo ad essere insignito del Premio “Pannunzio” nel 1982 quando egli era Presidente del Consiglio. Alla sua morte organizzai un convegno al Senato della Repubblica. Poi Ceccuti seguì una sua strada per compiacere il vecchio Antonio  Maccanico ed essere vicepresidente del Comitato “Pannunzio” nel centenario del 2010. Un vero e proprio  tradimento anche di Spadolini che era molto legato al Centro torinese.  Ma queste sono piccole miserie. Sotto il profilo politico Spadolini resta uno dei pezzi migliori della Prima Repubblica, neppure confrontabile con la  classe dirigente mediocre della Seconda Repubblica. Era un oratore appassionato e guardingo. Io lo conobbi nel 1965 quando ero al liceo, presentato da Carlo Casalegno. Era davvero  un altro mondo quello in cui sono cresciuto. Spadolini indossava ancora  una lobbia ministeriale che quando divenne ministro abolì dal suo vestiario abituale. Portò il Pri al suo massino storico che rapidamente il suo successore Giorgino La Malfa distrusse.
.
Giovanni Quaglia alla CRT non avrebbe fatto gli sfracelli del camionista di Tortona
Il gigantesco e forse pantagruelico Palenzona che tanto ha fatto per diventare Presidente della CRT, cacciando Quaglia, ha dovuto quasi subito dimettersi. C’è da domandarsi perché sia stato sacrificato Quaglia, un uomo esperto, collaudato, onesto, amatissimo  non solo a Cuneo  e nella Provincia Granda. Quaglia resta una grande risorsa della Repubblica, un Dc  competente che non ha nascosto la sua appartenenza storica, ma sa anche essere super partes nel gestire la cosa pubblica in un’ epoca in cui la politica vuole occupare anche gli strapuntini.
.
L’assessore Chiarelli
L’assessore regionale alla cultura Marina Chiarelli inciampa  nelle buche non riparate del centro di Torino, ma centra le interviste con intelligenza. Infatti ha dichiarato di non voler parteggiare per nessuno, ma di valutare i progetti e la capacità di realizzarli. Finalmente una voce dissonante dal coro dei faziosi.  L’assessore Purchia  dichiara che non ha spazi adeguati a grandi mostre. Purchia non conosce la storia di Torino perché fino alla sindacatura di Piero Fassino c’era Patrizia Asproni che ha portato il meglio dell’arte a Torino. Anche gli assessori Leo e Oliva hanno fatto molto bene all’assessorato alla Cultura regionale oggi affidato all’avvocato novarese Chiarelli che ha esordito nel modo migliore con una bella intervista. Parole nuove e diverse rispetto ai politicanti.
.

LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

.
“La scuola dei talenti”
Il ministro dell’Istruzione, il  leghista Valditara  insieme ad alcuni collaboratori  ha pubblicato il libro “La scuola dei talenti” che vorrebbe essere il manifesto della nuova scuola riformata dal centro – destra salviniano. Una immensa delusione  nel leggere rancide banalità. Cosa ne pensa?
 Prof. Umberto de Giulio
.
Ho dato una scorsa al libro che non mi è apparso deludente solo  perché l’attuale ministro non ha idee originali e quindi non può né illudere né’ deludere. Ha fatto bene a precisare che lui non ha  nulla a che fare con Gentile,il massimo riformatore della scuola insieme a Casati. Era intuibile venisse da altre… scuole di pensiero. Dopo una cinquantina  di pagine ho desistito dalla lettura. Con un ministro così la scuola italiana purtroppo non si riprenderà mai.

Finale col botto per il “Teatro in Natura”

Ha chiuso con successo la settima edizione di “Gran Paradiso dal Vivo”, mentre restano in programma, per fine agosto, due interessanti appuntamenti extra

Unico Festival di “Teatro in Natura” tenuto nel magico interno di un Parco Nazionale, ha chiuso più che in bellezza la settima edizione del Festival (fra le rassegne più interessanti in ambito nazionale) “Gran Paradiso dal Vivo”, organizzato dalla torinese Compagnia Teatrale “Compagni di Viaggio”, sotto la direzione artistica del suo presidente Riccardo Gili.

Particolarmente applauditi, secondo gli organizzatori, gli spettacoli che hanno portato nel “Parco” alcuni dei grandi nomi del teatro italiano: da Giobbe Covatta in “6° (sei gradi)”Lucilla Giagnoni in “Di acqua e di terra” e a Sista Bramini in prima nazionale con “O Thiasos Teatronatura” tratto dalla novella orientale di Marguerite Yourcenar.

Affollati, in ogni caso, anche gli altri spettacoli, tra i quali spicca il curioso “teatro a pedali” nella centrale idroelettrica Iren di Rosone a Locana in cui la pièce è stata alimentata dalla pedalata dell’attore in scena Daniele Ronco di “Mulino ad Arte” con “Mi abbatto e sono felice”.

Non minore successo hanno ottenuto anche gli spettacoli su “percorsi itineranti” tra sentieri, boschi e radure a Ceresole Reale e intorno alla Rocca arduinica di Sparone, nonché quello tenutosi all’“Ecomuseo del Rame” di Alpette, nonostante la minaccia di maltempo e il cambio di location al chiuso.

A fare da scenografia e suggestivo palcoscenico borghi alpini, santuari, vallate e prati per vivere un’autentica esperienza immersiva tra teatro, storia, musica e natura.

Suddivisa in tre filoni (“TeatroNatura”, “Senza quinte e sipario” e “Questo parco è uno spettacolo!”), l’edizione 2024 di “Gran Paradiso dal Vivo” va in archivio portandosi dietro anche un pregio di non poco conto: un’ulteriore riduzione dell’impatto ambientale grazie all’introduzione di un service a impatto zero”, ovvero un impianto luci e audio a energia rinnovabile alimentato da un pannello fotovoltaico, acquistato grazie ai fondi del bando ministeriale “TOCC” sulla transizione ecologica.

 

Interessante “supplemento” del Festival “due appuntamenti extra”. 

Dopo la prima “Masterclass di scrittura creativa” con Mariella Martucci “Caro bosco”tenutasi dal 2 al 7 luglio, è ora la volta de Lo spirito corale della natura di Artemusica” con Debora Bria, Carlo Beltramo e Matteo Valbusa, da mercoledì 28 a sabato 31 agosto (in chiusura concerto sabato 31 agosto, alle 17) e Danza Natura – Masterclass di danza contemporanea di Fondazione Egri per la danza” con Raphael Bianco, Elena Rolla, Cristian Magurano, Elisa Bertoli, Oxana Romaniuk, Gianna Bassan e Vincenzo Criniti, da martedì 3 a domenica 8 settembre.

 

Il “Festival Gran Paradiso dal Vivo” tornerà a luglio 2025.

Per info: “Gran Paradiso dal Vivo” – Festival di Teatro in Natura, “Parco Nazionale Gran Paradiso”; www.granparadisodalvivo.it

g.m.

Nelle foto:

–       “Metamorfosi della ninfa Io”, Ceresole Reale, @focusgrafica

–       Giobbe Covatta: “6gradi”, Noasca, @focusgrafica

–       Lucilla Giagnoni: “Di acqua e di terra”, Valprato, @MarziaScala

Il Coro La Rotonda compie i suoi primi quaranta anni

Due appuntamenti ad Agliè l’8 e il 28 settembre

 

Il Coro La Rotonda compie i suoi primi quaranta anni e festeggia alla grande con due appuntamenti da non perdere per la “Rotonda fa 40”, tema portante dell’edizione 2024 di Settembre in coro. Si tratta di due concerti che si terranno ad Agliè a ingresso gratuito l’8 e il 28 settembre.


Domenica 8 settembre alle 21, presso il Salone Architetto Franco Paglia di strada Bairo 2 ad Agliè si terrà  il concerto del Coro da Camera di Torino, diretto dal maestro Dario Tabbia. Il Coro da Camera di Torino nasce nel 2008 su iniziativa dello stesso Tabbiacon l’obiettivo di formare uno strumento di valorizzazione del repertorio polifonico meno conosciuto. Ha tenuto concerti all’interno di importanti festival musicali fra i quali MiToSettembre Musica e Unione Musicale di Torino, Piemonte in Musica, Musici di Santa Pelagia, Teatro Bibiena di Mantova, Ruvo Coro Festival con un vasto repertorio che spazia dal Rinascimento al XX secolo. È  stato invitato ai Festival internazionali di Sassari,  Cagliari e Porto Torres e al concerto di gala 2011 dell’Associazione dei Cori Piemontesi. Tra gli altri premi ricordiamo nel 2019 i tre primi premi al Concorso Nazionale di Vittorio Veneto, due premi speciali e il Gran Premio Efrem Casagrande. Nel 2021 e 2022 è stato invitato come coro laboratorio per il concorso Internazionale per direttori di coro Fosco Corti a Torino, vincendo poi ad Arezzo tre primi premi del concorso Polifonico Internazionale Guido d’Arezzo e il Gran Premio Città di Arezzo.

Sabato 28 settembre, a Bairo, in via Marconi ad Agliè, alle 21 il Coro la Rotonda festeggerà i suoi quaranta anni con un concerto di rimembranze. Verrà allestita per l’occasione una galleria fotografica degli eventi significativi di questi quaranta anni di storia del coro, con un invito rivolto  a partecipare a tutti coloro che hanno cantato nel Coro e ai loro familiari.

Il 21 settembre il Coro La Rotonda, sempre in Santa Marta alle 21, interverrà come ospite con il proprio repertorio alla serata del Concorso Letterario Nazionale Aladei 2024. Durante il concorso si parlerà del rapporto tra musica e intelligenza artificiale, momento di confronto tra le potenzialità della macchina e la capacità della voce umana.

Il Coro La Rotonda ha compiuto un interessante salto di qualità organizzativa ottenendo la denominazione APS Associazione di Promozione Sociale. La sua dinamica vitalità si è espressa in molti concerti in diverse regioni italiane, quali Piemonte, Liguria, Veneto e Friuli, anche nell’organizzare appuntamenti didattici per la crescita del Coro.

“Settembre in coro” conclude gli impegni della bella stagione e nell’inverno il coro si concentrerà sull’aspetto didattico-musicale.

Info 3357113483.

 

Mara Martellotta