Sono i temi al centro della recente mostra di Andrea Bianconi, raccontati in un libro-confessione presentato nella “Chiesa di Santa Marta” a Magnano di Biella
Venerdì 9 agosto, ore 18
Magnano (Biella)
A Elia che gli chiede Quali sono state le tue prime impressioni entrando nella Chiesa di Santa Maria?, Andrea risponde facendo, strada alla memoria, Appena entrato ho provato un forte senso di accoglienza … accoglienza insieme a una curiosità che si alimentava sempre più. Ma la cosa strana è che quando sono uscito ho provato chiarissima la sensazione del tempo … il tema della mostra è nato in quel momento lì … Il pensiero successivo sono stati i numeri, la prima cosa che ho collegato al tempo.
Elia ad Andrea Hai pensato a un arco temporale che possiamo definire quasi infinito. La freccia che ci accoglie all’ingresso, in alto, che quasi copre anche il quadro di Santa Marta, sembra indicare il tempo verso qualcosa. Tu lo hai ritmato, cioè lo hai quasi concretizzato attraverso i numeri.

Alla parola ‘ritmato’, Andrea sorride … Mi piace molto la parola ritmato. La freccia che va verso l’alto è sempre presente dentro di noi, cioè noi abbiamo sempre una tensione verso l’alto, una tensione verso l’oltre. In questa freccia luminosa c’è la tensione verso l’altro che accompagna tutta la nostra giornata, la nostra vita.
Così l’incipit della lunga conversazione fra l’artista vicentino Andrea Bianconi (classe ’74, nativo di Arzignano, oggi residente fra Brooklyn – New York e Vicenza) ed Elia Fiore, monaco del “Monastero di Bose”, al centro del libro “Andrea Bianconi 0 – 24” (144 pagine, in doppia versione italiano – inglese) che sarà presentato venerdì 9 agosto (ore 18) presso la “Chiesa di Santa Marta” (XV secolo) a Magnano, piccolo borgo in provincia di Biella (di cui Bose è nota frazione per la “Comunità Cristiana” lì fondata nel 1965 da Enzo Bianchi) sito sul crinale collinare della “Serra d’Ivrea” e appartenente alla “Comunità Montana Valle dell’Elvo”.
Il libro, contenente anche testi di Paola Bergamaschi e della storica dell’arte Irene Finiguerra, è stato realizzato grazie al contributo della “Fondazione Cassa di Risparmio di Biella” e per la parte grafica di Anna Pendoli. Si tratta di una sorta di report dell’esperienza vissuta da Bianconi in occasione della sua mostra (da cui il titolo del libro), tenuta proprio a Magnano dal 21 giugno al 14 luglio scorsi per il ciclo “Fuoriprogramma”.
In quell’occasione, per la prima volta, l’artista vicentino si è confrontato con uno “spazio sacro”, scegliendo di mettere al centro del lavoro realizzato per la mostra il “tema del tempo”. “La Chiesa per la sua natura profonda – è stato scritto – e anche per la sua funzione pubblica è un luogo dove si sperimentano due dimensioni del tempo: quello infinito legato alla convinzione che la vita abbia una proiezione nell’eternità, e quello circoscritto, scandito per secoli dal suono delle campane, al passare di ogni ora. Con le sue opere Bianconi ha voluto creare un cortocircuito tra queste due dimensioni del tempo”. Con suggestivi risultati sotto l’aspetto estetico, saggiamente fissati, oggi, in pagine scritte che vanno oltre la riflessione critica per tracciare la “corsa” , il “viaggio” faticoso, e non sempre facile, di un uomo alla ricerca quotidiana (“0 – 24”) della sua personale idea di “infinito” e “ultraterreno”.

Bianconi è artista che parla un linguaggio di assoluta e personale “contemporaneità”. I suoi lavori nascono attraverso intuizioni che lo relegano al centro dell’opera. Lui stesso diventa opera. In ogni suo gesto c’è l’urlo “silenzioso” del voler essere, malgrado tutto, uomo fra uomini, sospeso in un cortocircuito inquietante di attualità e di ignoto futuro. Finito e infinito. Realtà che non ha gioco se non tende all’astratto, al salto nel buio di universi senza certezza di voci e di forme.
Artista, performer. Di lui si sono date definizioni, le più disparate: “trasformista, funambolo, navigatore di epoche e corpi, attore in prima persona e regista di recite collettive”. Dal 2007 è rappresentato da “Barbara Davis Gallery” di Houston, USA. Nel 2018 è stato il primo artista italiano invitato a Davos (Svizzera), durante la 48^ edizione del “World Economic Forum” per presentare ai Capi di Stato, ai Grandi della Terra la sua performance “Voice to the Nature”, una forte denuncia sull’“ecocidio” in atto, per richiamarli all’urgenza di agire “ora e non dopo” per la salvaguardia e la difesa del Pianeta.
Per info su presentazione: fuoriprogramma.magnano@gmail.com
Gianni Milani
Nelle foto: Cover “Andrea Bianconi 0 – 24” e “Installazioni” nella Chiesa di Santa Marta (Ph. Anna Pendoli)
Un Buffa di Pinerolo, forse un Buffa di Perrero, che viene citato in vari documenti dell’epoca e da molti storici. Non esistono però testi scritti che comprovino la sua parentela con i Buffa di Perrero ma, come osserva lo storico torinese Francesco Cordero di Pamparato, “pensare che nella Pinerolo del 1200 vi fossero due famiglie di nome Buffa che non fossero imparentate tra di loro sembrerebbe molto azzardato. È quindi molto più probabile che si tratti della stessa famiglia”. Comunque sia, nella primavera del 1202, secondo gli studiosi delle crociate, raggiunse Venezia e partecipò in San Marco alla solenne cerimonia presieduta dal doge Enrico Dandolo. Poi 17.000 veneziani e oltre 30.000 crociati si imbarcarono sulla grande flotta cristiana che l’8 novembre partì per la quarta crociata che nel 1204 cacciò i bizantini da Costantinopoli. Nello stesso anno Amedeo Buffa prese parte anche alla conquista del regno di Tessalonica (oggi Salonicco) insieme a Bonifacio, fondatore del regno e suo primo sovrano, che ringraziò Amedeo concedendogli la baronia di Domokòs nella Grecia centrale. La morte del marchese del Monferrato nel 1207 in battaglia contro i bulgari aprì la crisi del regno che fu subito cavalcata da un gruppo di nobili italiani che puntavano alla separazione del regno di Tessaglia dall’impero latino di Costantinopoli. Con l’appoggio di un nutrito gruppo di cavalieri italiani tentò di consegnare il regno di Tessalonica al figlio di Bonifacio, Guglielmo IV del Monferrato, e magari portarlo sul trono a Bisanzio. L’imperatore Enrico di Hainaut corse ai ripari e dichiarò guerra agli insorti. Il conte Uberto di Biandrate e Amedeo Buffa furono i capi di una vera e propria rivolta che costrinse Enrico di Hainaut ad intervenire in Tessaglia. Fu proprio Buffa a organizzare la resistenza ma circondato dalle truppe dell’imperatore fu costretto alla resa. Unico tra i rivoltosi, Buffa fece la pace con Enrico che nel frattempo aveva stroncato la rivolta. Il pinerolese si sottomise e da allora rimase fedele all’imperatore il quale gli conferì la carica di connestabile, comandante dell’esercito, una delle più alte cariche dell’Impero. Poco tempo dopo, nel 1210, alla testa di cento cavalieri, cadde in un’imboscata e fu catturato dal tiranno dell’Epiro Michele Angelo Comneno, arcinemico del nuovo Impero latino, che lo fece crocifiggere. Una morte atroce per il pinerolese Amedeo Buffa, il cui supplizio è citato in una bolla di papa Innocenzo III.






Il gigantesco e forse pantagruelico Palenzona che tanto ha fatto per diventare Presidente della CRT, cacciando Quaglia, ha dovuto quasi subito dimettersi. C’è da domandarsi perché sia stato sacrificato Quaglia, un uomo esperto, collaudato, onesto, amatissimo non solo a Cuneo e nella Provincia Granda. Quaglia resta una grande risorsa della Repubblica, un Dc competente che non ha nascosto la sua appartenenza storica, ma sa anche essere super partes nel gestire la cosa pubblica in un’ epoca in cui la politica vuole occupare anche gli strapuntini.
L’assessore regionale alla cultura Marina Chiarelli inciampa nelle buche non riparate del centro di Torino, ma centra le interviste con intelligenza. Infatti ha dichiarato di non voler parteggiare per nessuno, ma di valutare i progetti e la capacità di realizzarli. Finalmente una voce dissonante dal coro dei faziosi. L’assessore Purchia dichiara che non ha spazi adeguati a grandi mostre. Purchia non conosce la storia di Torino perché fino alla sindacatura di Piero Fassino c’era Patrizia Asproni che ha portato il meglio dell’arte a Torino. Anche gli assessori Leo e Oliva hanno fatto molto bene all’assessorato alla Cultura regionale oggi affidato all’avvocato novarese Chiarelli che ha esordito nel modo migliore con una bella intervista. Parole nuove e diverse rispetto ai politicanti.
LETTERE
nulla a che fare con Gentile,il massimo riformatore della scuola insieme a Casati. Era intuibile venisse da altre… scuole di pensiero. Dopo una cinquantina di pagine ho desistito dalla lettura. Con un ministro così la scuola italiana purtroppo non si riprenderà mai.


