CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 25

Ferragosto alla Gam, Mao e Palazzo Madama

Sabato 15 agosto ingresso ridotto per le collezioni  e le mostre

 

 

La Fondazione Torino Musei invita i turisti e chi resta in città a trascorrere la giornata di Ferragosto nelle sale di GAM, MAO e Palazzo Madama.

Sabato 15 agosto 2026 nei tre musei della Fondazione sarà possibile visitare con biglietto ridotto le collezioni permanenti e le mostre.

I Musei offrono per la giornata anche un ricco calendario di visite guidate a cura di CoopCulture.

Resta valida la gratuità per i titolari di Abbonamento Musei, per i possessori della Torino + Piemonte Card e per gli aventi diritto, secondo regolamento.

I tre musei saranno aperti con orario continuato dalle 10:00 alle 18:00.

Le biglietterie chiudono alle 17:00.

 

Cosa si può visitare:

 

Alla GAM oltre alle collezioni permanenti e al Deposito vivente sono visitabili le mostre UN ALTRO NOVECENTO. Opere su carta dalle Collezioni GAM, VINCENZO AGNETTI. Oggi è un secolo, e le mostre delle collezioni: LISETTA CARMI. Erotismo e autoritarismo a Staglieno e Omaggio a GIORGIO GRIFFA, oltre a PESCE KHETE, l’”intruso” della Quarta Risonanza.

Al MAO i visitatori possono visitare le gallerie delle collezioni permanenti e la mostra PAESAGGI DA SOGNO / DREAMSCAPES Le 53 stazioni della Tōkaidō.

Palazzo Madama in aggiunta alle collezioni sono visitabili le mostre MonumenTO. Torino Capitale. La forma della memoria, GIARDINI. L’arte di vivere la natura nel Settecento BIANCO AL FEMMINILE.

LE VISITE GUIDATE DI FERRAGOSTO

A cura di COOPCULTURE

Prenotazione consigliata, disponibilità fino ad esaurimento posti.

Info e prenotazioni: t. 011 19560449 – ftm.prenotazioni@coopculture.it

 

GAM

 

Sabato 15 agosto ore 11:00

ALLA SCOPERTA DELLA GAM. VISITA GUIDATA ALLE COLLEZIONI

GAM – visita guidata

Un percorso per esplorare le collezioni permanenti attraverso il nuovo allestimento pensato per far dialogare le opere, tra loro e con il pubblico. Il termine risonanza suggerisce un’idea di eco, di vibrazione: ogni opera, ogni sala, ogni dettaglio entra in relazione con gli altri, creando connessioni inattese tra epoche diverse, stili e linguaggi. Il percorso non segue un ordine cronologico, ma si sviluppa per temi e suggestioni, offrendo uno sguardo trasversale sull’arte degli ultimi due secoli. Un incontro con opere che parlano di corpo e movimento, di luce e materia, di geometrie e astrazioni, ma anche di emozioni, memoria, natura e spiritualità. L’arte si presenta come uno strumento per osservare il mondo da nuove prospettive, per interrogarsi su ciò che ci circonda e su ciò che ci abita dentro. La visita è pensata per coinvolgere tutti, offrendo chiavi di lettura semplici ma profonde, e stimolando la curiosità e il dialogo.

Costo: 10 € a persona+ biglietto di ingresso ridotto alle collezioni (gratuito per possessori di Abbonamento Musei e Torino+ Piemonte Card).

La visita è acquistabile solo  online fino a esaurimento posti disponibili.

Sabato 15 agosto ore 16:00

VISITA GUIDATA ALLA MOSTRA “UN ALTRO NOVECENTO”

GAM – visita guidata

La GAM di Torino invita a entrare nel cuore segreto delle sue collezioni con Un altro Novecento, una mostra che svela un patrimonio sorprendente di opere su carta: disegni, acquerelli e studi in cui l’idea prende forma nel suo momento più puro.
Il percorso riunisce maestri come Casorati, De Pisis, Morandi, Guttuso, Fontana e Melotti, accanto a capolavori iconici come lo studio per La città che sale di Boccioni e le Compenetrazioni iridescenti di Balla. Lo sguardo si apre anche oltre i confini italiani, con presenze del gruppo Cobra e della Pop Art internazionale, e con opere restaurate di recente, tra cui la straordinaria Visual Autobiography di Rauschenberg.

A chiudere la visita, l’installazione Propagazione di Giuseppe Penone, un’esperienza immersiva che trasforma un semplice gesto in un’onda di energia. Una mostra che invita a riscoprire il Novecento attraverso la forza viva del segno e la poesia del processo creativo.

Costo: 10 € a persona + biglietto di ingresso alla mostra (gratuito per possessori di Abbonamento Musei e Torino+ Piemonte Card).
La visita è acquistabile solo  online fino a esaurimento posti disponibili.

MAO

Sabato 15 agosto ore 11:30

IL GIAPPONE TRA IMMAGINAZIONE E REALTÀ

MAO – visita guidata

In occasione del progetto allestitivo che presenta la celebre serie Le 53 stazioni della Tōkaidō di Utagawa Hiroshige, il percorso guidato propone un approfondimento sulla collezione di arte giapponese del MAO. La selezione di 36 stampe è accompagnata dall’esposizione di una sella (kura) in legno laccato con decorazioni in oro e dell’album fotografico Views of Japan di Felice Beato, testimonianze della cultura del viaggio nel Giappone tra XVIII e XIX secolo. Il riallestimento comprende inoltre una rotazione conservativa di grandi coppie di paraventi dipinti, recentemente restaurati, che illustrano vedute della capitale e la rievocazione di episodi cruciali della guerra tra i clan Minamoto e Taira nel XII secolo.
L’esperienza trasporta il pubblico attraverso luoghi celebri e memorie storiche del Giappone, radicati nell’immaginario collettivo, grazie al linguaggio visivo e all’interpretazione narrativa che ne diedero abili artisti, a favore da un lato di una ristretta élite e, dall’altro, della vivace nuova cultura urbana di Edo, l’odierna Tōkyō.
Costo: € 7 a persona + biglietto di ingresso ridotto alle collezioni (gratuito per possessori di Abbonamento Musei e Torino+ Piemonte Card).

La visita è acquistabile solo online fino a esaurimento posti disponibili.

Sabato 15 agosto ore 16

SCOPRIRE IL MAO

MAO – visita guidata

L’itinerario è costruito con l’intento di proporre uno sguardo inusuale sulle produzioni artistiche dei paesi asiatici rappresentati al MAO, restituendo l’immagine di realtà in movimento e di confini permeabili, in cui le collezioni dialogano con linguaggi contemporanei e nuove prospettive.  Il percorso si concentra su alcune tra le opere più suggestive e comunicative delle collezioni permanenti, offrendo da un lato una visione d’insieme come primo approccio ai diversi climi culturali e dall’altro una restituzione delle peculiarità dei singoli contesti. Ne emerge una narrazione del patrimonio come spazio di confronto e costruzione condivisa di significato, in cui il pubblico è invitato a partecipare attivamente al processo interpretativo.
Costo: € 10 a persona + biglietto di ingresso ridotto alle collezioni (gratuito per possessori di Abbonamento Musei e Torino+ Piemonte Card).

La visita è acquistabile solo online fino a esaurimento posti disponibili.

 

PALAZZO MADAMA

 

Sabato 15 agosto ore 11

MONUMENTO: MONUMENTI A PALAZZO

Palazzo Madama – visita guidata

Un percorso guidato tra le sale di Palazzo Madama che intreccia la solennità dei monumenti storici con il racconto fotografico di Giorgio Boschetti, rivelando la genesi dei simboli cittadini tra bozzetti inediti e scatti contemporanei. Dalla celebrazione dell’Unità d’Italia al progresso del Frejus, la visita analizza come il marmo e il bronzo abbiano scolpito l’identità di Torino Capitale nel tessuto urbano. Un’esperienza immersiva per riscoprire la città come un museo diffuso, capace di trasformare la memoria collettiva in un dialogo vivo e costante tra passato e presente.

Costo: €7 a persona + biglietto di ingresso ridotto alla mostra (gratuito per possessori di Abbonamento Musei e Torino+ Piemonte Card).

La visita è acquistabile solo online fino a esaurimento posti disponibili.

Sabato 15 agosto ore 15:30

UNICI E PREZIOSI. I CAPOLAVORI DI PALAZZO MADAMA

Palazzo Madama – visita guidata

L’itinerario prevede un percorso scandito dai capolavori esposti a Palazzo Madama: gli “imperdibili”. Dal medievale cofano del Cardinale Guala Bicchieri, la cui sontuosa artigianalità rivela il ruolo del proprietario, alle magnifiche sculture in avorio e legno di Simon Troger, imponenti lavori realizzati dall’artista tirolese durante il regno di Carlo Emanuele III. Una ricerca mirata che permette di scoprire le pregevoli opere conservate a Palazzo, muovendosi tra temi ed epoche differenti, in uno stimolante percorso visivo.

Costo: € 10 a persona + biglietto di ingresso ridotto alle collezioni (gratuito per possessori di Abbonamento Musei e Torino+ Piemonte Card).

La visita è acquistabile solo online fino a esaurimento posti disponibili.

“Buona Fortuna Ribelli – Back To Mine” Nell’Alta Langa Cuneese

Torna la nuova edizione della mostra diffusa di “Arte Contemporanea” organizzata dalla Galleria “Lunetta 11”

Dal 27 giugno al 20 settembre

Mombarcaro (Cuneo)

“E’ l’anima – s’è scritto – più selvaggia e autentica delle Langhe”“Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO” dal 2014. Siamo nell’ampio territorio della cosiddetta “Alta Langa-Basso Piemonte”, in provincia di Cuneo. Territorio particolarmente sensibile (tra le sue mille preziose ricchezze naturali) alle multiformi voci, immagini e colori dell’“Arte Contemporanea” e pronto dunque anche quest’anno ad accogliere da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la nuova edizione di “Buona Fortuna Ribelli – BFR”, la rassegna d’“Arte Contemporanea diffusa”, ideata e curata dalla Galleria “Lunetta 11” (Borgata Lunetta 11, Mombarcaro, Cuneo), che dal 2019 promuove lodevolmente (diamogliene ampiamente atto!) progetti artistici sul territorio aprendo Chiese, Cappelle, Giardini ed antichi Borghi ad installazioni e a mostre di indubbio interesse. Anche quest’anno, sarà dunque un inevitabile – ormai logicamente atteso – “Ritorno a casa mia” o “Back to mine”, come suggerisce il sottotitolo della rassegna, evocando il gusto di tornare a un luogo e a uno spazio intimo e personale, “popolato da immagini, gesti e attenzioni che definiscono il proprio modo di stare nel mondo” e coinvolgendo autori emergenti e più o meno affermati in esperienze strettamente legate all’integrazione di “arte”, “natura” e “paesaggio” dell’Alta Langa, in un’esperienza culturale fortemente partecipata.

Sottolinea in proposito Francesco Pistoi, tra gli ideatori della rassegna: “‘Buona Fortuna Ribelli’ mira a trasformare le Langhe in un laboratorio di ricerca e fruizione artistica. Nato come ‘concept’ che rivendica la sfrontatezza del fuori standard, ‘BFR’ si configura come un progetto curatoriale dedicato ai linguaggi più significativi dell’arte contemporanea, con una particolare attenzione alla qualità e alla ricerca artistica. Ogni anno la rassegna prende forma nei luoghi iconici dell’Alta Langa, attivando nuove prospettive tra opera, paesaggio e contesto, e contribuendo a collocare il territorio all’interno di una rete culturale di respiro globale”.

Cinque sono i paesi interessati in questa nuova edizione: Dogliani, Serralunga d’Alba, Mombarcaro, Paroldo e San Benedetto Belbo.

Dogliani, sarà la “Cappella del Ritiro” della “Sacra Famiglia” ad ospitare, fino a domenica 26 luglio, la personale di Sergio Ragalzi (Torino, 1951-2024), curata da Diletta Dogliani, una mostra dedicata al ciclo “Ombre atomiche”. Nato negli anni ’80 da una riflessione sulla tragedia di Hiroshima e Nagasaki, il lavoro racconta, in modo inquietante, come ebbe a scrivere Rudi Fuchs, di “figure che emergono dalla terra come corpi morti, neri come la Storia”. Un paesaggio estremo, dove l’uomo sopravvive come segno, immagine di quel “Gotico Industriale”, definizione del gallerista Franz Paludetto (saggio “mentore” di Ragalzi), che così definiva il gruppo di artisti di area torinese che pur appropriandosi dei materiali della produzione industriale, seppe tenersi distante dall’ “etica poverista”.

Serralunga d’Alba presso il “Boscareto Resort”, la Galleria “Lunetta11”, in collaborazione con la Galleria “NP-ArtLab” propone, da sabato 27 giugno a venerdì 17 luglio, una collettiva di “grandi firme” (da Carla Accardi ad Alberto Burrida Alighiero Boetti ad Aldo Mondino fino a Mario Schifano, Salvo, Maurizio Vetrugno e Sergio Ragalzi) insieme alle  ricerche più recenti del trentino Ismaele Nones e del cremasco Edoardo Manzoni, presente con installazioni essenziali – in cui la materia attinge all’oggettività del quotidiano – che si sviluppano dal suo “congenito” contesto rurale e navigano per sintesi “morandiane” di raro e suggestivo minimalismo strutturale. Sempre “Lunetta 11” a Mombarcaro, presenta, da sabato 27 giugno a domenica 20 settembre, la retrospettiva “Origini” dedicata ancora a Sergio Ragalzi e una personale incentrata sulle “positivamente stralunate” opere fotografiche, frutto fantasioso di un viaggio in Giappone (2024), della fotografa salentina di Nardò, Sara Scanderebech: mosaici e improbabili collages di mondi “altri” obbligati a convivere, attraverso “un lavoro digitale complesso, senza che il risultato sia per questo freddo o artificiale. Piacevolissima, nel giardino di “Lunetta11”, anche l’installazione – “Fairy Ring” – di Stefano Caimi, ispirata al micelio dove “natura e simbolo si incontrano in un luminoso cerchio poetico”. 

Ancora da segnalare, da sabato 27 giugno a domenica 26 luglio, nella “Cappella di San Sebastiano” a Paroldo, la chiesa più antica del paese, “L’Abri” – opera “tra storia e creatività”– dell’artista franco-italiano Matisse Mesnil e, nella mitica (per la “narrativa langarola”) “Censa di Placido” a San Benedetto Belboun’installazione inedita “video immersiva”, curata dalla “Fondazione Recontemporary ETS” di Nicole Oike, artista che “utilizza linguaggi audiovisivi per abbattere le barriere tra immagine, movimento e spazio, creando un’ ipnotica immersione sensoriale”.

Per ulteriori info, programma ed orari: www.lunetta11.com

Gianni Milani

Nelle foto: Sara Scanderebech, Courtesy dell’artista; Sergio Ragalzi “Ombre Atomiche”, Antirombo e vrnici, 1985; Edoardo Manzoni “Fioritura”, Alluminio, 2023; Stefano Caimi “Fairy Ring”, Courtesy dell’artista

“A piccoli passi” al Forte di Vinadio

Il “Forte Albertino” agevola l’ingresso anche ai visitatori “più piccoli” e alle loro famiglie, grazie al progetto di “Comune” e “Fondazione Artea”

Da giovedì 13 agosto

Vinadio (Cuneo)

Eretto come Fortezza a partire dal 1834 per volere di Carlo Alberto di Savoia, e vero capolavoro dell'”ingegneria militare”, il “Forte di Vinadio” (o “Forte Albertino”), situato nella Valle Stura di Demonte è da considerarsi – insieme ai “Forti” di Fenestrelle e di Exilles – come uno dei più significativi esempi di struttura difensiva del Piemonte, nonché, da tempo, “meta di turismo” e di importanti “eventi culturali”, inserito com’è nel sistema dei “Castelli Aperti”. Di qui l’idea di agevolarne e ampliarne sempre più la possibilità di accesso ad un pubblico sempre più vasto attraverso progetti inclusivi atti ad abbattere viepiù qualsivoglia tipo di ostacolo o barriera. Su questa linea organizzativa e alla luce di tali obiettivi nasce il Progetto “A piccoli passi”, che si inaugurerà giovedì prossimo 13 agosto (ore 11) e pensato, nello specifico, per accogliere le famiglie con “bambini da 0 a 3 anni” e offrire loro per l’appunto un’esperienza di visita sempre più inclusiva, confortevole e coinvolgente.

Realizzato da “Comune di Vinadio” e “Fondazione Artea” nell’ambito del “Bando Patrimonio Culturale 2025” della “Fondazione CRC”, in collaborazione con “Lilliput ETS” (realtà specializzata nella progettazione di esperienze culturali dedicate all’infanzia e alle famiglie) il “Progetto” si inserisce nel percorso di “valorizzazione e accessibilità” del “Forte Albertino”, ampliandone l’offerta. Per l’occasione, l’ingresso al “percorso multimediale” sarà “gratuito” per le famiglie con “bambini 0-3” che lo potranno scoprire in autonomia grazie al nuovo “kit” in dotazione al “Forte”, comprensivo di una “scheda di orientamento” alle attività, le Lillicards – Carte per esplorare la cultura nei primi 1000 giorni” e un “set” di materiali dedicati alla ricerca. Al termine, grandi e piccini saranno invitati a raggiungere l’“area relax del Forte” per un momento conviviale con “ricco buffet”, scoprire l’“orto segreto” e godersi la tranquillità del luogo.

Sottolineano gli organizzatori: “Negli ultimi anni, il ‘Forte’ ha investito con continuità nello sviluppo di attività dedicate ai bambini e alle famiglie, diventando un punto di riferimento per il turismo culturale ‘family friendly’. Con ‘A piccoli passi’ andiamo a rivolgerci, per la prima volta, anche alla fascia d’età 0-3 anni. Per questa ragione, saranno altresì messi gratuitamente a disposizione ‘marsupi ergonomici’ e ‘supporti per bebé’ per consentire di affrontare agevolmente gli spazi del ‘Forte’, dove l’utilizzo del passeggino non è sempre possibile. Non solo. I visitatori troveranno anche un’area dedicata all’‘allattamento’ e al ‘cambio’, ‘spazi relax’ e un punto riservato al ‘parcheggio’ di passeggini e carrozzine”. E per rendere la visita sempre più stimolante fin dalla primissima infanzia, il “Progetto” introduce anche una serie di accorgimenti pensati “ad hoc”, come: esperienze sensoriali e tattili, materiali da esplorare e attività capaci di favorire la scoperta attraverso il gioco, l’osservazione e la curiosità, rispettando tempi ed esigenze dei bimbi più piccoli. Il tutto, quale risultato di un processo di ascolto e co-progettazione che, a fine maggio, ha coinvolto direttamente le famiglie, chiamate a condividere bisogni, suggerimenti ed esperienze atte a costruire “insieme” strumenti realmente utili e rispondenti alle esigenze di chi visita il “Forte” con bimbi molto piccoli.

L’iniziativa rappresenta anche un nuovo capitolo nella valorizzazione del percorso multimediale “Montagna in Movimento” inaugurato nel 2007 ed oggi al centro di un più ampio programma di rinnovamento.

Concludono gli organizzatori: “Con questo nuovo ‘Progetto’ il ‘Forte di Vinadio’ conferma il proprio impegno nel costruire un’offerta culturale sempre più inclusiva, capace di crescere insieme ai suoi pubblici e di rendere il patrimonio storico un vero ‘luogo di incontro’ per tutte le generazioni”.

Per info:”Forte di Vinadio”, piazza Vittorio Veneto 8, Vinadio (Cuneo); tel. 0171/1670042 o www.fortedivinadio.com

gm.

Nelle foto: Forte di Vinadio “A piccoli passi”

La locomotiva di Guccini (e di Pietro Rigosi)

Il fuochista anarchico Pietro Rigosi, 28 anni, sposato e padre di due bambine di tre anni e dieci mesi, poco prima delle 5 pomeridiane del 20 luglio 1893 si impadronì di una locomotiva sganciata da un treno merci nei pressi della stazione di Poggio Renatico e si diresse alla velocità di 50 km/h, che per quei tempi era notevole, verso la stazione di Bologna. Il personale tecnico della stazione deviò la corsa della locomotiva su un binario morto, dove si schiantò contro sei carri merci in sosta

“..E che ci giunga un giorno ancora la notizia di una locomotiva come una cosa viva, lanciata a bomba contro l’ingiustizia”. Così termina “La locomotiva”, la più popolare delle canzoni composte da Francesco Guccini, compresa nell’album “Radici” del 1972.  In tantissimi l’hanno cantata, ritmandone le strofe,  ma è difficile stabilire in quanti davvero sanno che questa ballata si riferisce ad un fatto realmente accaduto che vide protagonista il ventottenne anarchico bolognese Pietro Rigosi. Era il 20 luglio 1893 quando Rigosi,aiuto macchinista(per l’esattezza,fuochista) delle Ferrovie del Regno d’Italia, impadronitosi di una locomotiva in sosta, la mise in moto, lanciandola sui binari alla velocità di 50 chilometri all’ora che ,per quei tempi, era davvero notevole. La locomotiva era la “3541”, una delle centotrenta unità della Rete Adriatica; e trainava un treno merci. Quel giorno, durante una sosta nella stazione ferrarese di Poggio Renatico ( attualmente sulla linea Padova-Bologna, ndr)  approfittando della momentanea assenza  di Carlo Rimondini, macchinista titolare, Rigosi – che lavorava in quella stazione- salì sulla locomotiva e la portò a tutta velocità verso Bologna.

Venticinque minuti dopo l’allarme la “macchina pulsante  che sembrava fosse cosa viva” entrò alla stazione felsinea e, agli attoniti responsabili della linea ferrata, non rimase che deviarla su un binario morto. Rigosi, passando sugli scambi, comprese la situazione: smise di spalare il carbone, uscì dalla cabina e si arrampicò sul muso della macchina, proprio sotto il fanale, come per prepararsi al sacrificio. Lo schianto contro la vettura di prima classe e i sei carri merci che si trovavano in sosta sul binario tronco fu tremendo, ma l’uomo si salvò: evidentemente l’urto lo fece schizzare via prima che i due veicoli si incastrassero l’uno nell’altro. “Il disastro di ieri alla ferrovia. L’aberrazione di un macchinista“, titolò il quotidiano bolognese “Il Resto del Carlino” del 21 luglio 1893. Nell’articolo si leggeva: “Poco prima delle 5 pomeridiane di ieri, l’Ufficio Telegrafico della stazione (di Bologna, ndr) riceveva dalla stazione di Poggio Renatico un dispaccio urgentissimo (ore 4,45) annunziante che la locomotiva del treno merci 1343 era in fuga da Poggio verso Bologna. Lo stesso dispaccio era stato comunicato a tutte le stazioni della linea, perché venissero prese le disposizioni opportune per mettere la locomotiva fuggente in binari sgombri dandole libero il passo in modo da evitare urti, scontri o disgrazie. […] Capo stazione, ingegneri e personale del movimento furono sossopra e chi diede ordini, chi si lanciò lungo la linea verso il bivio incontro alla locomotiva che stava per giungere. Non si sapeva ancora se la macchina in fuga era scortata da qualcuno del personale; e solo i telegrammi successivi delle stazioni di San Pietro in Casale e Castelmaggiore, che annunziavano il fulmineo passaggio della locomotiva, potevano constatare che su di essi stava un macchinista e un fuochista. Ma la corsa continuava e la preoccupazione alla ferrovia cresceva […]“.

A Rigosi venne amputata una gamba, il viso rimase deformato dalle cicatrici, dovette sopportare una lunga degenza all’ospedale, ma dopo circa due mesi fece ritorno a casa. Nessuno seppe mai il vero motivo del suo folle gesto, ma un cronista della “Gazzetta Piemontese”( che l’anno successivo cambiò nome in “La Stampa”) riportò che, dopo il ricovero, l’uomo si lasciò sfuggire la frase “Che importa morire? Meglio morire che essere legato!”. Queste sue azioni , essendo un anarchico, vennero da molti interpretate come un disperato gesto di protesta contro le difficilissime condizioni di vita e lavoro dell’epoca e contro l’ingiustizia sociale che, a quel tempo, si manifestava in forme inaccettabili. Accadeva così anche nel mondo del trasporto ferroviario, dove le carrozze e i convogli di prima classe erano di gran lusso, mentre per le “classi” inferiori c’erano carrozze completamente fatiscenti e scomode.  La stessa vita dei macchinisti, tra fine ottocento e primo novecento, era durissima. Turni ininterrotti fino a trenta o quaranta ore, esposizione alle intemperie su macchine senza alcuna protezione, disciplina militare. Un lavoro pesante, da rompersi la schiena: una corsa da Venezia a Bologna costringeva il fuochista a spalare anche quaranta quintali di carbone. E la mortalità era altissima: i macchinisti che raggiungevano la pensione erano appena il 10% del totale. Rigosi,in più, si era segnalato per l’indole ribelle e insofferente alla disciplina ferrea che a lui e agli altri  veniva imposta .

La conferma si trova nei registri ferroviari dell’epoca che riportano le “sanzioni” che gli furono comminate in ragione di questa insofferenza all’ambiente lavorativo: “…multa di lire 5 per aver risposto con modo sconveniente al Capo Deposito di Piacenza mentre questi faceva delle giuste osservazioni al suo macchinista;sospensione per tre giorni dal soldo e dal servizio per essere venuto a diverbio col macchinista Baroncini Federico, per futili motivi, tra Mestre e Marano; sospensione dal soldo e dal servizio per giorni tre per aver preso in mala parte una frase detta per ischerzo da un macchinista del Deposito di Milano e non a lui rivolta, provocando così un diverbio, seguito da vie di fatto, in stazione di Piacenza; sospensione dal soldo e dal servizio per giorni due per aver preso parte a un deplorevole alterco sotto la pensilina della stazione di Padova; assente alla partenza del treno 1008 del 7 agosto sebbene avvisato, il giorno prima e avanti alla partenza, dallo svegliatore”. Per il suo gesto, il “ pazzo che si è lanciato contro al treno” non ricevette nessuna pena giudiziaria, ma soltanto un esonero dal servizio in ferrovia per motivi di salute (e non un licenziamento in tronco) e la corresponsione di un sussidio non particolarmente elevato. Però quando, al ritiro del sussidio, lesse il motivo dell’esonero (“buona uscita”), cambiò idea e si rifiutò di firmare. Accettò di ritirare la somma solamente dopo che la motivazione venne sostituita con “elargizione”. Dopotutto, testardamente, era convinto di quella grande forza che “spiegava allora le sue ali”, con  “parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali“, fino al punto di compiacersi se, contro ai re e ai tiranni,  “scoppiava nella via la bomba proletaria e illuminava l’ aria la fiaccola dell’ anarchia”. Quindi, la “buona uscita” equivaleva ad un’inaccettabile offesa.

Marco Travaglini

L’abbazia di Santa Fede

A cura di Piemonteitalia.eu

 

Posta nel cuore del Monferrato, a poco più di un chilometro dall’abitato di Cavagnolo, in un luogo che invita al raccoglimento e alla spiritualità, l’abbazia di Santa Fede un tempo faceva parte di un vasto sistema di accoglienza ai pellegrini e ai viandanti, tra cui molti provenienti dalle Alpi Occidentali…

Leggi l’articolo:

https://www.piemonteitalia.eu/it/cultura/abbazie-e-chiese/abbazia-di-santa-fede

Opere Vive. Percorsi di arte pubblica del cuneese

Pietro Pisano e il Coda Rossa, storia di fame e coraggio

Anticipata da un racconto – Monte Pedum. La leggenda del Coda Rossa – pubblicato da Pietro Pisano per i tipi del Magazzeno Storico Verbanese, venne alla luce in seguito una storia vera, dopo di un minuzioso lavoro di ricerca, con la prova concreta che la primula rossa della Val Grande, l’indomito bracconiere era esistito davvero.  Così nacque Il Coda Rossa. Dalla leggenda alla storia, edito sempre dal Magazzeno Storico Verbanese ,interessantissimo lavoro di ricerca e ricostruzione storica grazie ai documenti recuperati da Pisano all’Archivio di Stato di Verbania. Un libro che svela il mistero del Coda Rossa associando un nome e un cognome al leggendario bracconiere della Val Grande, oggi parco nazionale. Si chiamava Giovanni Bertoletti e morì accidentalmente nel 1874 a soli 45 anni, precipitando dalle balze dirupate del Pedum. Pietro Pisano, fondatore del Gruppo escursionisti Val Grande, appassionato cultore della storia locale ( tra le sue opere un importante volume sull’esploratore Giacomo Bove e l’ultima, originalissima storia de Il cercatore di farfalle – Aprile 1939, l’ultimo caso del giudice istruttore di Pallanza) grazie alla sua scrittura avvincente e documentata, ha consentito al Coda Rossa di uscire dall’oblio fino a materializzarsi, prima che la sua storia sbiadisse nella memoria, perdendosi per sempre. In questi tempi dove tutto va di fretta e si vive un eterno presente molti ignorano che in quell’epoca di freddo e di fame, ben prima che l’Italia fosse unita, la gente di montagna viveva in condizioni d’estrema povertà e uomini come il Coda Rossa erano costretti ad esercitare il bracconaggio per necessità. Bertoletti, tra questi “fuorilegge del bisogno”, era forse il più temerario, tanto bravo a saltare di roccia in roccia che i valligiani finirono per assimilarlo al “codirosso”, l’uccellino che per predare gli insetti è capace d’involarsi tra le rocce più impervie.

Il Cùa Rùsa venne rinvenuto cadavere quasi otto mesi dopo la sua scomparsa, “tra dirupi praticati ben da pochi, pericolosissimi e spaventosi anche per gli intrepidi”,  come si legge sui documenti d’archivio. Teresio Valsesia, giornalista e scrittore, nella presentazione del libro, scriveva: “Non era una leggenda immersa nelle storie e nei misteri della Val Grande. Era invece una storia vera quella del Coda Rossa, onesto bracconiere della fine Ottocento, quando la gente delle nostre valli aveva fame. Dobbiamo essere grati a Pietro Pisano che ha recuperato questo personaggio, ipotizzandone per primo l’esistenza dopo averne ricostruito la storia che sembrava strettamente limitata alla cornice della leggenda”. Fu lo stesso Pietro Pisano, autore di questa piccola, preziosa impresa non solo letteraria, a raccontare chi fosse quel montanaro che conosceva ormai meglio di ogni altra persona: “Era un eroe semplice, costretto a combattere una lotta continua contro la povertà. Aveva svariati fratelli e sorelle, si sentiva responsabile per loro. Era nato povero ed è morto povero, ma amato da tutti, per questo il suo ricordo ha superato il tempo”. I due libri – il racconto e la storia – fanno parte della collana editoriale del Magazzeno Storico Verbanese , curata da Fabio Copiatti e Carlo Alessandro Pisoni. Per le stesse edizioni, Pisano ha pubblicò anche Il Piccolo Telegrafista delle Ferrovie Nord Milano. Fedele Cova. Una Storia di Valgrande tra Orfalecchio e Corte Buè. Il giovane partigiano Fedele Cova, originario di Caronno Pertusella, nel varesotto, scomparve tragicamente in Val Grande precipitando in un burrone nel 1944 mentre operava nelle formazioni partigiane di Dionigi Superti ed Ezio Rizzato. La Val Grande, chiusa tra le montagne dell’Ossola, il bacino del lago Maggiore e la valle Cannobina, impervio e selvaggio parco nazionale, fu teatro di uno dei più drammatici episodi della Resistenza all’occupazione nazista e al fascismo: il rastrellamento del giugno 1944.

Marco Travaglini

A Ivrea l’arte scende in strada con San Lorenzo ArtDabò

 

Una notte di arte, creatività e divertimento sotto le stelle

L’estate a Ivrea si illumina con un appuntamento dedicato all’arte, alla condivisione e alla creatività. Sabato 8 agosto 2026, dalle ore 21.00, Daniela Borla Dabò e Luca Stratta invitano tutta la cittadinanza a partecipare a San Lorenzo ArtDabò, un evento gratuito e aperto a tutti che trasformerà via Arduino in un laboratorio artistico a cielo aperto. Protagonista della serata sarà un grande live painting collettivo. Una maxi tela bianca verrà installata direttamente all’esterno dell’Atelier ArtDabò e chiunque potrà contribuire alla sua realizzazione. Non servono competenze artistiche, basterà prendere un pennello, scegliere un colore e lasciare il proprio segno, diventando “artista per una notte”. Ogni partecipante sarà protagonista dell’evento anche sui canali social dell’atelier: fotografie, tag e contenuti dedicati racconteranno i volti e i gesti di chi avrà contribuito alla realizzazione dell’opera. Al termine della serata sarà inoltre realizzato un video ufficiale, che verrà pubblicato sul canale YouTube dell’Atelier ArtDabò. Una volta completata e asciutta, la grande tela collettiva sarà esposta nella vetrina dell’atelier come testimonianza permanente di una serata vissuta insieme, all’insegna della creatività e della partecipazione.

San Lorenzo ArtDabò dedica un momento speciale anche ai bambini con una maxi gara luminosa di nascondino a premi, che si svolgerà nelle vie limitrofe all’atelier. Ogni partecipante riceverà un bastoncino LED luminoso che, al calare della sera, trasformerà i bambini in tante piccole stelle, creando un’atmosfera magica e suggestiva nella notte di San Lorenzo. Non mancheranno premi, divertimento e tante sorprese. Con questa iniziativa l’Atelier ArtDabò rinnova il proprio impegno nel promuovere un’arte aperta, inclusiva e partecipata, capace di uscire dagli spazi espositivi per incontrare direttamente il pubblico e trasformarsi in un’esperienza condivisa.

“L’Originale. L’Arte ad Ivrea” è molto più di uno slogan: è un invito a vivere la creatività come occasione di incontro, gioco e comunità. La tela è bianca. Il prossimo segno potrebbe essere il tuo. L’ingresso e la partecipazione a tutte le attività sono completamente gratuiti. Porta la tua famiglia, gli amici, la tua curiosità e la voglia di metterti in gioco.

L’appuntamento è per sabato 8 agosto 2026, dalle ore 21.00, all’Atelier ArtDabò, in Via Arduino 37 a Ivrea.

 

Due nuove sale, tutte da vedere, alla Palazzina di Stupinigi

Sono la “Sala Crivelli” e la “Sala Principini”: inaugurate a maggio entrano nel percorso di visita della juvarriana “Residenza Sabauda”

Nichelino (Torino)

Se mai ce ne fosse stato bisogno, c’è oggi un motivo in più per debitamente visitare quello splendore “Barocco” – “Rococò” che è la sabauda “Palazzina di Caccia” di Stupinigi, progettata nel 1729 da Filippo Juvarra per volere di Vittorio Amedeo II di Savoia e principalmente adibita, come ben si sa, alle sfarzose “battute di caccia” e alle grandi, sontuose feste e ricevimenti di corte. Nel mese di maggio, tra storiche “quadrerie”, nature morte, pitture di animali e ritrattistica infantile di corte, sono state infatti inaugurate due nuove magnifiche “Sale” che raccontano un capitolo poco conosciuto del “Museo dell’Arte e dell’Ammobiliamento”, ospitato nella “Palazzina” e composto da oltre duecento opere (datate tra XVII e XIX secolo) giunte a Stupinigi negli Anni Venti del Novecento proprio per l’allestimento del succitato “Museo”. Due nuove “Sale”, si diceva: la “Sala Crivelli” e la “Sala Principini”. Davvero due magnifiche “scoperte”, regalate alla Città e destinate ad arricchire oltremodo gli splendori della “Palazzina”, “Patrimonio UNESCO”.

“Sala Crivelli”

A completamento della visita dell’“Appartamento del Re”, la nuova saletta restaurata (ai tempi destinata a piccola camera da letto) è  dedicata a un nucleo di quindici dipinti, opera di Angelo Maria Crivelli, detto il “Crivellone”, e del figlio Giovanni, il “Crivellino”, tra i più apprezzati interpreti lombardi della pittura di “animali” e “nature morte” tra la fine del Seicento e la metà del Settecento. Padre e figlio lavorarono molto insieme, con uno stile di chiara “matrice fiamminga” il primo, più attento a giochi di rigoroso e suggestivo “virtuosismo espressivo” il secondo, chiamato nel 1733 da Filippo Juvarra a realizzare gli “otto paracamini” del “Salone Centrale” della Palazzina, a tutt’oggi conservati. Le opere esposte – provenienti dal “Castello di Moncalieri” e successivamente confluite nelle raccolte di Stupinigi – raccontano un genere molto presente nelle Residenze Sabaude: scene di cortileselvagginapescipaesaggi boschivi e composizioni floreali costruite con attenzione naturalistica e forte impatto decorativo. Due opere di grandi dimensioni della stessa serie, raffiguranti “animali da cortile”, sono conservate, pare, nello “Studio” del “Presidente della Repubblica” al Quirinale. 

I dipinti del “Crivellone” si concentrano in prevalenza su “scene di caccia”, animali selvatici e da cortile colti con grande minuzia di segno e svolazzi cromatici all’aperto, “in un dialogo continuo tra osservazione del dato reale e costruzione scenografica dell’immagine”. Nelle opere del “Crivellino” (forse più apprezzato, rispetto al padre, dalla Corte Sabauda) prevalgono invece le grandi “nature morte” di pesci, soprattutto, arricchite da conchiglie, funghi, verdure e dettagli naturalistici. Pittura più complessa nella struttura scenografica e nella scelta tematica. Esposte tra il 2024 e il 2025 le opere dei Crivelli sono state in parte restaurate, grazie al contributo di “AON spa”, a cura di “Open Care – Servizi per l’Arte” di Milano. Un ultimo intervento di manutenzione straordinaria sulle opere non ancora restaurate è stato recentemente eseguito dal “Centro Conservazione e Restauro” de “La Venaria Reale”.

“Sala Principini”

Nelle sale del “Gabinetto di toeletta” dell’“Appartamento della Regina” e nella “sala successiva” sono presentati 23 ritratti (XVII – XVIII secolo) di “bambini” e “infanti” diretti discendenti della “Casa Savoia” o ad essa correlati: dipinti di raffinata qualità pittorica, che nel tempo sono stati studiati ed esposti in molte occasioni singolarmente. Le firme vanno da autori di pregio della corte sabauda (da Francesco Cairo a Maria Giovanna Battista Clementi – “La Clementina” a Giuseppe Duprà) a  pittori francesi della cerchia di Nicolas de Largillière e Pierre Gobert, loro i ritratti dei principi di Lorena. La nuova “Sala” rappresenta, inoltre, due serie omogenee di ritratti: da una parte i figli di Carlo Emanuele III di Savoia (1701-1773) e, dall’altra la serie dei figli di Vittorio Amedeo III e Maria Antonia Ferdinanda di Spagna, il cui ritratto recentemente restaurato (con il sostegno del “Rotary Club Distretto 2031”) rappresenta il primo recupero delle immagini delle “dame di corte” che affianca quello dei piccoli “principi”. Figlia di Filippo V, re di Spagna, e di Isabella Farnese, Maria Antonia Ferdinanda di Borbone-Spagna sposò nel 1750 il principe Vittorio Amedeo, futuro Vittorio Amedeo III, entrando a far parte della “corte sabauda” in una fase di profondo rinnovamento politico e culturale. “Regina di Sardegna” dal 1773 al 1796, soggiornò a lungo nei mesi estivi alla “Palazzina” di Stupinigi, animandola con “feste” e “battute di caccia”.

Per info: “Palazzina di Caccia”, piazza Principe Amedeo 7, Stupinigi-Nichelino (Torino); tel. 011/6200601 o www.ordinemauriziano.it

Gianni Milani

Nelle foto: Allestimenti (particolari) “Sala Crivelli” e “Sala Principini” (Ph. Mariano Dallago)