Mercoledì 9 aprile, alle ore 21, si esibirà il Coro di Santa Pelagia, in via San Massimo 21, con la partecipazione del pianista spagnolo Antonio Galera in concerto
La ricchezza della musica classica ispano americana risiede nella sua profonda integrazione nel folklore della chitarra e del flamenco, creando un linguaggio unico che fonde il popolare con l’accademico. Compositori come Falla e Albéniz, in Spagna, e Gina Stera, in Argentina, hanno tratto ispirazione da danze e canzoni popolari, incorporando tecniche come tremoli e rasgueos, nelle loro composizioni pianistiche, per evocare il suono caratteristico della chitarra. Per i due artisti anche il cantejondo e gli stili del flamenco, con la loro profondità ritmica ed emotiva, hanno influenzato le loro opere, aggiungendo un’intensità espressiva e un’identità culturale distintiva che hanno arricchito la musica classica e ispirato contemporanei come Debussy. Questa influenza continua a risuonare oggi nel nuovo repertorio di Antonio Galer, dove gli echi di queste tradizioni sono ancora presenti. Il pianista, premiato come miglior interprete di musica spagnola al Premio Iturbi si è esibito in prestigiose sale da concerto in tutto il mondo. Vincitore di numerosi concorsi, tra cui il prestigioso Yamaha Music Foundation of Europe Award, ha svolto un’intensa attività concertistica in tutta la Spagna, esibendosi nelle principali sale e festival del Paese e ricevendo entusiastici consensi da parte della critica, di straordinari sensibilità, controllo tecnico infallibile, musicalità da vero rara. Recentemente è stato invitato a tenere il suo recital di debutto all’Auditorium Nazionale di Madrid, eseguendo il concerto K 467 di Mozart. Fortemente legato alla musica dei compositori spagnoli, ha ricevuto il premio per la migliore interpretazione di musica spagnola al concorso premio Iturbi di Valencia. Nel suo nuovo album, “Cordes”, esplora la relazione tra pianoforte e chitarra, presentando una ricerca sonora originale e audace da pianista di forte personalità.
Mara Martellotta





RUBRICA SETTIMANALE A CURA DI LAURA GORIA
Sua è la voce narrante che racconta come trovarsi seduta accanto ad una famiglia sia stato l’innesco di un doloroso déjà vu. Nelle poltrone vicine, due genitori criticano e riprendono la giovane figlia per tutto il tempo. Apparentemente, nulla di grave.
Prima ancora di addentrarvi nelle pagine di questo monumentale romanzo l’invito è a soffermarvi sulla bellezza della copertina; poi immergetevi nell’opera scritta magnificamente, che contiene tante storie, in una sorta di gioco di specchi e rimandi. I temi sono quelli che rendono immensa la letteratura: l’amore, la perdita, la morte, il tempo, il dolore, la sorellanza, il senso della vita…e molto altro ancora.
E’ il libro con cui l’autrice inglese (di cinema, spettacolo e televisione) Sharon Gosling esordisce in letteratura. La storia si svolge in un affascinante faro, trasformato in libreria, immerso in un piccolo paesino immerso nelle lande scozzesi.
Chissà se teme la morte l’anatomopatologa Patricia Cornwell?

Intriso di leggende e storia il mistero templare sopravvive a pochi passi da Torino, attorno e dentro il castello medioevale della Rotta a Moncalieri. Una residenza frequentata nel Medioevo, e anche successivamente, da vari Ordini cavallereschi. Leggende sui fantasmi di cavalieri morti in battaglia e giovani donne suicide che si lanciano dalla torre della rocca circolano numerose ancora oggi.
nella prima metà del dodicesimo secolo. Con la torre di vedetta, un grande cortile interno, l’ospizio per i pellegrini, la cappella, le stalle, il pozzo, magazzini e sotterranei, il castello presentava le caratteristiche di una “domus” templare e, secondo la studiosa Bianca Capone Ferrari, la Rotta assumeva le sembianze di una casa-forte templare dipendente dalla domus templare di Sant’Egidio di Testona vicino al ponte sul torrente Banna. La Capone scrive che il nome del castello deriverebbe dalla rotta, dalla sconfitta subita dal duca Tommaso di Savoia nella guerra contro i francesi nel 1639 ma già nel Quattrocento veniva indicato come Grancia Rupta dai gerosolimitami di Moncalieri. O forse ancora il nome deriverebbe da una rotta militare antica oppure da rotha (roggia) per la presenza di molti corsi d’acqua che scorrono nella zona. Non si sa quando i templari lasciarono la fortezza ma un documento conservato nell’archivio della città attesta che, verso la fine del Duecento, alla Rotta erano già presenti i Gerosolimitani. Negli anni Ottanta il fortilizio fu restaurato e riportato all’antico splendore. Come detto, le leggende sul castello sono talmente numerose che hanno suscitato l’interesse di curiosi ed esperti secondo i quali il momento più propizio per “osservare” i fantasmi sarebbe la notte tra il 12 e il 13 giugno.


La cosa più curiosa è la vicenda della laurea che non è stata considerata dirimente come avviene in tutti i pubblici concorsi. Sembra quasi che sia stato inconsciamente applicato il principio einaudiano che nega il valore legale dei titoli di studio, una annosa questione di cui si è discusso per decine d’anni. In questo caso avere o non avere una laurea è stato considerato indifferente. La cultura, d’altra parte, anche quella fatta da libri e da lettori (e ovviamente lettrici !, come ha voluto sottolineare il neo direttore) non può basarsi su un banale pezzo di carta.



