L’OPINIONE di Mino Giachino
Anche se tardivamente, un importante ex dirigente della FIM CISL, che onestamente dichiara di aver sempre votato a sinistra, come Claudio Chiarle, su Lo Spiffero chiede oggi al PD di rivedere tutta la sua politica sul settore auto che, vorrei ricordare, rappresenta tuttora la più importante filiera industriale del nostro Paese.
Alla faccia di tutti coloro i quali, che non conoscendo la grande importanza del settore sull’economia e sulla società italiana ed europea, si lanciavano a dire che il settore auto era finito, Chiarle, anche se molto tardivamente, spiega molto, ma molto bene e dettagliatamente al PD e a tutta la sua classe dirigente l’importanza del settore auto italiano ed europeo e spiega come il settore possa avere un futuro.
Ovviamente, se queste cose fossero state dette quando in Europa il PD, la Schlein, Lo Russo avevano sostenuto quella sciagurata delibera, sarebbe stato molto meglio: avremmo evitato grandi perdite di produzione e difficoltà alle aziende dell’indotto.
Se questa fosse stata la linea del sindacato e dei partiti più importanti allora, gli stanziamenti per gli incentivi, su cui mi sono battuto in modo determinante con l’aiuto determinante dell’on. Molinari, potevano essere gestiti diversamente.
L’articolo di Chiarle, molto interessante e chiaro, ci dice come il PD sia stato sordo e non abbia voluto capire le critiche che muovevamo noi alla delibera europea. Tutte cose che sono costate care al settore auto italiano ed europeo.
Dire che ciò che con Paolo Damilano avevamo sostenuto nel maggio 2022, nella stessa Sala del Collegio Artigianelli, dove si è riunito la scorsa settimana il PD, e cioè che la neutralità tecnologica non è di destra, con quattro anni di ritardo, la dice lunga sui ritardi del PD nel capire i problemi dell’auto, fondamentali per l’economia italiana ma vitali per l’economia torinese.
Questi ritardi non possono non essere sanzionati dalla società torinese, perché il calo del settore auto a Torino e in Piemonte ha avuto conseguenze pesanti sul commercio, sulle periferie e nella vita di ogni giorno, proprio delle classi più deboli.
Ecco perché Torino, nelle previsioni del CER per il 2026, avrà un tasso di crescita solo dello 0,7%, mentre Bologna crescerà dell’1,1%.
Se ci fosse la disponibilità ad ascoltare cosa dicono gli altri e se a sinistra avessero capito bene la frase di Giuseppe Berta, che definiva il settore auto come la “fabbrica delle fabbriche”, avrebbe dovuto far capire la gravità delle conseguenze di una battaglia ideologica sbagliata, come sono sbagliate tutte le battaglie dei pasdaran.
Torino non può riconsegnarsi a chi ha fatto un errore così grave sul suo settore economico più importante.
Se a ciò aggiungiamo le incertezze del PD sulla TAV, c’è da essere molto delusi con chi, nel mondo sindacale e cattolico, ha supportato e pensa di supportare ancora la sinistra torinese.
Mino Giachino
Responsabile UDC Torino

