Bartoli: “Torre è un paese d’arte, ogni strada racconta la sua bellezza”








Eugenio Scalfari intrattenne un fitto dialogo iniziale con Papa Francesco. Ne uscì anche un libro che oggi, dopo il pontificato di Francesco, si rivela poco più che aria fritta. Facemmo anche discussione su Papa Francesco da poco eletto e il clericalismo e il conseguente anticlericalismo. Approdammo alla conclusione che con Francesco non aveva senso un anticlericalismo astioso ed obsoleto come quello del venerato Bruno Segre, violentemente contrario ad ogni religione. Infatti Segre, annebbiato dal suo settarismo, fu l’unico che non colse la novità rappresentata da Francesco. Sembra che Odifreddi, che non ha neppure frequentato un liceo, ma un istituto per geometri in cui è assente lo studio della filosofia, voglia imitare Scalfari, tentando il colpaccio, lui ateo dichiarato e irridente in modo volgare nei confronti di ogni religione come lo fu Segre, di entrare in rapporti diretti con Leone XIV. Papa Bergoglio, pur apertissimo verso i non credenti, non volle avere rapporti con Odifreddi che alla morte del Papa, scrisse un necrologio offensivo e volgarissimo anche nel linguaggio che rivelò come il geometra-matematico non abbia avuto rispetto neppure per la morte. Apparirebbe davvero una follia demagogica assurda che il nuovo Papa intrattenesse un rapporto con Odifreddi che pontifica su Agostino e Pascal, forse per rendersi simpatico al Papa. Il Cardinale di Torino dovrebbe informare il Papa su chi è davvero Odifreddi che non è neppure una pecorella smarrita, ma un lupo superbo che, se dipendesse da lui, forse azzannerebbe tutti i credenti come privi di ragione.



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Al Museo MIIT di corso Cairoli a Torino la giornalista Mara Martellotta ha presentato il libro di Paolo Catalano nell’ambito di Salone OFF
La Bianca Signora: Una brillante commedia in cui a fare da vero protagonista è l’equivoco e ciò che innesca. Tutto accade in un solo giorno: uno scrivano inizia a lavorare per un nuovo padrone e così incontra, tra i clienti, un uomo geloso e insospettito che vuole mettere alla prova la virtù della sua fidanzata, facendole recapitare una lettera d’amore da un finto spasimante che chiede d’incontrarla. Se la donna accetterà l’appuntamento, l’uomo capirà di essere un cornuto, altrimenti tutto filerà liscio.

Il piano sembra semplice e fattibile, ma troppi equivoci e malintesi si metteranno in mezzo a complicare le cose. L’azione teatrale domina le scene, in un gioco di equilibri i personaggi acquistano corpo e profondità, così che il lettore può immaginare ogni scena della commedia ed entrare nel vivo della storia, in cui l’apparenza dei fatti e la realtà si scontrano in un conflitto senza soluzione.
Autore: Paolo Catalano
Editore: Gruppo Albatros Il Filo
Collana: Nuove voci
Data di Pubblicazione: 2010
Genere: letteratura italiana: testi
Pagine: 101
ISBN-10: 8856731924
ISBN-13: 9788856731927

Per celebrare la nuova edizione di Adelphi del Lamento di Portnoy, uscito con il titolo abbreviato Portnoy, è statoorganizzato un evento speciale, presso l’Auditorium del Centro Congressi Lingotto. L’appuntamento, intitolato “L’uragano Portnoy”, ha visto la partecipazione di Roberto Colajanni, direttore editoriale di Adelphi, di Matteo Codignola, della giornalista e scrittrice Livia Manera Sambuy e, in qualità di ospite d’eccezione, dello scrittore francese Emmanuel Carrère.
È stata un’occasione non solo per presentare una nuova veste editoriale, ma anche per riflettere sull’eredità di Roth, sulla potenza dirompente della sua scrittura e sull’impatto culturale di un autore che ha saputo raccontare, come pochi, le ossessioni, i desideri e le contraddizioni della società contemporanea.
GIULIANA PRESTIPINO
In questo lungo viaggio tra le etichette discografiche rock degli anni ‘60 ci imbattiamo (e ci imbatteremo) regolarmente in “labels” eterogenei che coprivano tranquillamente i più diversi generi e stili, secondo una precisa volontà di rendersi operative quasi a 360 gradi nel mercato dei potenziali fruitori; facile comprendere come il garage rock fosse (e restasse) un prodotto relativamente di nicchia e come tale rivestisse un ruolo minoritario (se non talvolta laterale) nel quadro della produzione variegata di una singola casa discografica. E’ qui il caso di trattare l’etichetta “Era Records” (nota anche come “Era” o “Era Records, Inc.”), fondata a Los Angeles [Hollywood] nel marzo 1955 da Herbert (Herb) Newman e Lew (Lou) Bedell [Lewis Joseph Bedinsky]; da notare che nel 1958 sorgerà anche l’etichetta sorella “Doré Records”, che dal 1959 verrà gestita personalmente proprio da Bedell. Il gruppo “Era” operava anche come distributore di Monogram, Eden e Gregmark e tra 1969 e 1971 fu associato a Happy Tiger. A metà anni Settanta l’etichetta, il catalogo ed il logo [l’originario simbolo atomico] “Era” furono ceduti in blocco alla compagnia canadese K-tel.
Interessante rilevare che i generi predominanti nella discografia di “Era Records” furono alle origini rhythm and blues, dopo il 1959 jazz e country, ma qui senz’altro selezioniamo ed elenchiamo le sole incisioni di rock strumentale, surf, garage e psychedelic rock legate al tema centrale della nostra rubrica:
– THE SENTINALS “Latin’ia (Lateenya) / Tor-Chula” (3082) [1962];
– THE ARPEGGIOS “The Hot Canary / Like Old Times” (3085) [1962];
– THE SENTINALS “Christmas Eve / Latin Soul” (3097) [1962];
– THE SOUND OFFS “The Angry Desert / Working Up A Steam” (3100) [1963];
– THE VINE STREET BOYS “Come On Over / That Certain Someone” (3105) [1963];
– THE TOWERS “Alone In A Big Town / Friday Night Date” (3106) [1963];
– SANDY AND THE SANDSTORMS “Sandstorm / Flutterbug” (3112) [1963];
– THE MOMENTS “Surfin Train / Mamu Zey” (3114) [1963];
– THE CRESCENTS “Pink Dominos / Breakout” (3116) [1963];
– THE SENTINALS SIX “Infinity / Encinada” (3117) [1963];
– THE PAGENTS “Enchanted / Big Daddy” (3119) [1963];
– CONRAD AND THE HURRICANES “Hurricane / Sweet Love” (3130) [1964];
– THE PAGENTS “Sad And Lonely / Pa-Cha” (3134) [1964];
– THE FABULOUS DESIRES “Dance With Me / Ouch” (3138) [1964];
– THE HUNTERS “Tiger Shake / The Angry Desert” (3140) [1964];
– THE HUNGRY IV “The Hustler / Young Girl” (3152) [1965];
– THE LYRICS “So What!! / The Can’t Hurt Me” (3153) [1965];
– THE AMBERTONES “Clap Your Hands / Cruise” (5027) [1965];
– MARTY AND THE MONKS “Mrs. Schwartz, You’ve Got An Ugly Daughter / Psychedelic City” (5037) [1965];
– THE WIZARD’S “I’m A Blind / I Want To Live” (3161) [1966];
– THE NO-NA-MEE’S “Gotta Hold On / Just Wanna Be Myself” (3165) [1966];
– TY WAGNER “Slander / I Think I Found Love” (3168) [1966];
– THE OUTLAW BLUES “Mustafa / Non-Stop Blues” (3171) [1967];
– HARLAN MICHAEL “Day Sleeper / Tell Me” (3173) [1967];
– THE DECADES “I’m Gonna Dance / On Sunset” (3174) [1967];
– THE SEARCH “Everybody’s Searchin’ / Too Young” (3181) [1967];
– THE CHOCOLATE TUNNEL “Ostrich People / The Highly Successful Young Rupert White” (3185) [1967];
– TOMORROW’S WORLD “Tinkling Glasses / When It’s All Over” (3188) [1967];
– THE LOLLIPOP FANTASY “It’s A Groovy World / Waiting For A Dream” (3193) [1967];
– US “Delicious / Love Is Not As Grand” (3201) [1968].
Gian Marchisio
E’ in corso di svolgimento a Torino il Graphic Days®, il primo festival dedicato al visual e al social design italiano e internazionale che quest’anno festeggia i suoi dieci anni.
Aperto fino al 18 maggio, il festival è articolato attraverso un percorso espositivo e un fitto calendario di eventi, talk, workshop, progetti partecipati e performance, dj set, attività per le scuole e le famiglie, mostra mercato dedicati al tema “Love, Now!”, che vuole trasmettere un messaggio di apertura, accoglienza e positività, affrontando il tema delle diverse forme di violenza e dell’esclusione della diversità.
Nuova la location per l’edizione 2025 di Graphic Days®, che viene ospitato negli spazi comunali del Vitali Park in via Orvieto 19, nel cuore della Spina 3, che la prima volta sono stati assegnati a un uso temporaneo all’associazione Print Club Torino e al Festival dedicato alla promozione del valore culturale della comunicazione visiva.
All’interno del Vitali Park ci sono soprattutto le mostre, suddivise in 14 nuclei espositivi. Le attività del festival si estendono anche in città in oltre 30 diverse sedi, con un ricco calendario diffuso di eventi, realizzato con il coinvolgimento delle agenzie di comunicazione, degli studi di design e di diverse realtà operanti nell’ambito del visual e social design nel territorio.
Graphic Days è promosso dal 2016 dall’associazione Print Club Torino, dall’associazione plug e dall’agenzia quattrolinee.
Il programma completo è disponibile su www.graphicdays.it/2025/
TORINO CLICK
La solidarietà, la speranza, la vittoria del noi sull’io, l’apertura agli altri, ai più deboli, agli emarginati contro l’egoismo e l’egocentrismo del singolo che si chiude in sè stesso: questo il messaggio dell’incontro tra Luciano Ligabue e il Cardinale Matteo Maria Zuppi al Salone Internazionale del Libro venerdì 16 maggio.
Il cantautore di Correggio e l’arcivescovo di Bologna, protagonista del recente Conclave che ha eletto papa Leone XIV, in un dialogo magistrale, hanno toccato i grandi temi che affliggono gli uomini in questi anni in cui Pandora sembra avere riaperto il vaso, liberando i mali del mondo: le epidemie e le pandemie, le carestie, le guerre. Partendo dalle esperienze personali, dai dolori, dai lutti che l’hanno portato a rendersi conto della propria fragilità e, al tempo stesso, della propria forza, il cardinale Zuppi ha introdotto una riflessione universale e profonda sul dolore dei bambini, quel dolore infinito che non si può non provare davanti ai piccoli migranti che muoiono di freddo, inseguendo un sogno destinato a infrangersi, quel dolore che ogni essere umano degno di questo nome non può non sentire di fronte a un bambino che soffre e muore vittima di una guerra. Le parole di Zuppi hanno rievocato le sublimi riflessioni di Dostoevskij che ne’ “I fratelli Karamazov” si interroga e si lacera sul dolore dei piccoli, cercando il “perché un bambino soffre?”.

E Dio dov’è in tutto questo dolore? Dio è presente, ribadisce, il cardinal Zuppi, il Vangelo è una storia che continua anche oggi con le nostre vite, nelle nostre vite e che ci insegna a guardare verso gli altri, a non essere indifferenti, dobbiamo solo coglierlo, ma non con gli occhi ai quali l’invisibile è essenziale, bensì con il cuore, citando l’immortale dialogo tra un piccolo principe che amava le rose e le stelle e una volpe.
Ligabue che si definisce laico, ma con un grande bisogno spirituale, e che ha scritto la canzone “Perché Dio non vuole stare solo” parla, a sua volta, del bisogno di umanizzare Dio per renderlo più vicino e per chiedersi se anche lui non possa sentirsi abbandonato dall’uomo, vittima di paure e di dubbi in una società profondamente ingiusta in cui 26 persone detengono la metà del patrimonio mondiale.
Eppure sul fondo del vaso di Pandora qualcosa è rimasto anche in questo XXI secolo di guerre e distruzione, in cui la tecnologia non dà risposte agli interrogativi dell’interiorità, Zuppi invita a tenerci la paura della guerra per trasformarla in consapevolezza e, infine, in speranza perché senza speranza non c’è futuro. Quando vennero liberati tutti i mali del mondo, infatti, nel vaso rimase la speranza. L’uomo è fragilissimo e solo insieme agli altri può superare le difficoltà. Il sovranismo non ha futuro perché chi ama la patria abbatte le frontiere e non le costruisce. E nelle accorate parole del Presidente della Cei sulla necessità di perseguire la pace e l’unione e nel sorriso con cui le accompagna non si può non ritrovare la passione e il sorriso di monsignor Bettazzi che fece della pace e della solidarietà, della vicinanza agli ultimi e agli emarginati il timone della propria esistenza.
Barbara Castellaro
Anja Langst, bavarese di nascita naturalizzatasi nostra cittadina da tanti anni, in quanto valida artista di lunga carriera e moglie del compianto Benny Naselli ha avuto l’idea di inaugurare una mostra retrospettiva sui lavori di suo marito.
“Uno che disegnava, uno che scriveva” è titolo intelligente che riassume in pochi accenni chi veramente fosse Benny. La semplicità descrittiva del titolo rappresenta in toto l’anima artistica di Benny. E’ stato un personaggio letteralmente vulcanico, mancato in tarda età, ma operativo nel mondo dell’arte praticamente fino al suo ultimo giorno di vita, in quanto della vita, Benny Naselli fu veramente innamorato!
Già, la vita .. forse pecchiamo di superficialità quando ci esprimiamo a proposito della nostra esistenza. In linea di massima – non avendo nessuno di noi (almeno consciamente), esperito altre realtà – tutti ci riteniamo attaccati alla vita. È, però, spesso un superficiale e vuoto modo di dire.
L’amor mundi di Benny si esplicitava in un inguaribile ottimismo che, nonostante sofferenze che non gli sono mancate, non gli è mai venuto meno.
Grande ritrattista, con pochi schizzi di carboncino o pennarello, era allegramente in grado di ‘cogliere’ velocemente quanto poteva esprimere un viso, un personaggio, tante figure famose (come il suo John Wayne, Clark Gable e altre star di Hollywood).
Da giovane, per anni, è stato vignettista di personaggi legati all’epopea del western americano (le famose ‘strisce’ di gran moda negli swinging anni ‘60), principalmente lavorando per editori della sua Liguria, ma anche creando suoi simpatici personaggi. Lui disegnava, disegnava ininterrottamente, ma sapeva anche scrivere. Di un buon livello intellettuale sono, infatti, le pubblicazioni inerenti la sua vita, una sua particolare visione del mondo, le tante creazioni artistico-fumettistiche.
Benny scriveva come disegnava: come quando gestiva un pennello o un carboncino, scriveva velocemente e allegramente. Anche sulla carta stampata, chi lo leggerà ritroverà il suo magico stile di vignettista… veloce, essenziale, preciso. Da ogni pagina scritta, evidente usciranno la sua infantile e prorompente allegria, la bonaria ironia, una personale forma di tatto stilistico e l’innato rispetto per il prossimo.
Dato che la retrospettiva a lui dedicata è concomitante con il Salone del Libro, interessante sarà l’elenco delle sue pubblicazioni: Parole Dipinte (poesie), del 2010; Tequila, l’indiano del 2000 (comic strips, del 2012); Angeli, pepe e sorrisi (racconti e vignette), del 2014; Oltre il lenzuolo (autobiografia), del 2016.
Ma l’uomo non vive solo d’arte. Dietro occhi azzurri di bimbo adulto, sempre ridenti e che sapevano di mar ligure, la sua esperienza esistenziale si coniugava (ancora felicemente) con la sua attività di ferroviere e di … papà single di non pochi figli, tutti gestiti, educati, fatti meravigliosamente fiorire alla vita.
Poi l’arte, tanta arte, creatività, curiosità senza limiti, amore per il teatro, letture importanti… e infine (come spesso capita nelle fiabe) con l’età della consapevolezza, Benny finalmente approda all’amore degli amori: la meravigliosa Anja, il suo approdo più sicuro.
MOSTRA IN RICORDO DI BENNY NASELLI: Torino, via Belfiore 18, fronte strada
-Venerdì 16 e Sabato 17 maggio 2025 – per info: 349/12.56.345
(dalle 16.00 alle 22.00)
Ferruccio Capra Quarelli