CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 241

Gianduja Gira Torino, un progetto di Casa Gianduja per un mese di burattini nei giardini

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Un  nuovo progetto culturale gratuito è stato ideato per portare il teatro nella città. Il progetto di Casa Gianduja, in collaborazione con le Circoscrizioni, porterà per un mese i burattini nei giardini di Torino.

Il teatro può abitare la città in ogni suo angolo, soprattutto laddove pulsa più forte la vita quotidiana.

Il progetto “Gianduja Gira Torino” è stato realizzato in collaborazione con le Circoscrizioni 3,5,6, 7 e 8, e dal 29 giugno al 30 luglio trasformerà i giardini pubblici della città in piccoli teatri all’aperto, dove marionette e burattini alle ore 17 racconteranno storie vive, attuali, capaci di emozionare grandi e piccini.

Due saranno gli spettacoli che andranno in scena “ Gianduja senza paura” e “Il varietà delle marionette”, sempre introdotti da un momento di narrazione storica e affettiva, capaci di portare nel verde cittadino la voce arguta e poetica di Gianduja, maschera simbolo della città e anima ribelle e intelligente del nostro teatro popolare.

Alla regia del progetto c’è  Casa Gianduja, sede del museo delle Marionette e dei Burattini in via Pettenati 10, un luogo che è oltre che museo, casa delle meraviglie. Qui la passione si trasforma in realtà e il passato dialoga con Il presente attraverso i fili invisibili del teatro di figura. La storia nasce nel 1946 quando Augusto Grilli, ancora bambino, riceve in dono il suo primo teatrino e da lì nasce un cammino fatto di ricerche, restauri e spettacoli, insieme alla compagna di una vita, Mariarosa Scalero, con cui ha costruito marionette, scenografie, costumi. Insieme hanno fondato nel 1978 la Compagnia delle Marionette, pietra miliare in tutto il Piemonte. Oggi questa tradizione è più che mai viva con il figlio Marco che, a 14 anni, fu il più giovane burattinaio d’Italia.

Gianduja nasce a Genova nel 1802 per mano dei burattinai Sales e Bellone, e rappresenta un personaggio piuttosto complesso. È  Jean de La Joie, “Giovanni della Gioia”, personaggio acuto e coraggioso, specchio del popolo, capace di parlare di libertà, ingegno e dignità. Divenne il simbolo del Piemonte risorgimentale nel 1864 e già con la sua tipica satira raccontava la storia d’Italia.

“Gianduja Gira Torino” è un gesto di cura verso la comunità e una festa collettiva che unisce generazioni e linguaggi.

Mara Martellotta

Camera ha ricevuto l’Oscar per la Fotografia

Camera ha ricevuto l’Oscar per la fotografia. Sabato 21 giugno scorso il direttore artistico di Camera, Walter Guadagnini, e il presidente di Camera Emanuele Chieli hanno ritirato il prestigioso premio dell’Oscar della Fotografia  in occasione  del gala dei Lucie Awards, organizzati dalla Lucie Foundation ad Ostuni in Puglia. Nati per celebrare la carriera di grandi maestri della fotografia,  la ricerca dei fotografi contemporanei e l’impegno di istituzioni e individui che promuovono la cultura fotografica nel mondo, i Lucie Awards sono tra gli eventi più illustri del mondo della fotografia.

“Ricevere questo Premio nell’anno in cui Camera compie dieci anni emoziona doppiamente – hanno affermato il Direttore artistico e il Presidente di Camera –  è una conferma del valore che portiamo ogni giorno avanti per rendere la fotografia accessibile, coinvolgente, aperta al pubblico. Il Lucie Spotlight Award ci è  stato assegnato per la capacità di parlare a pubblici diversi attraverso un palinsesto ricco e articolato di mostre, incontri, attività educative e workshop, che mette al centro inclusione, ascolto, divulgazione e impegno sociale, valori fondanti della nostra identità culturale.

Essere tra i tredici premiati al mondo per questa edizione ci rende profondamente orgogliosi, rappresenta un segnale forte che conferma la validità della nostra missione, che è quella di costruire uno spazio vivo in cui la cultura fotografica possa essere vissuta da tutte e da tutti, senza barriere fisiche o sensoriali, e dove sia possibile approfondire l’opera di grandi maestri come quella delle giovani generazioni, con uno sguardo sempre rivolto al panorama internazionale “.

“Siamo inoltre profondamente grati – concludono Presidente e Direttore artistico di Camera –  agli artisti che collaborano con noi, ai curatori, agli editori e alle persone che lavorano con la fotografia e si impegnano ogni giorno per ampliarne il significato nel mondo”.
Mara Martellotta

Il Cartoliniere alla Confraternita

Sono circa 400, fra cartoline disegni ed incisioni, le opere di Antonio Mascia esposte ad Acceglio alla “Confraternita di Chiappera”

Fino al 10 luglio

Chiappera – Acceglio (Cuneo)

Origini bolognesi, classe 1960. Al secolo, Antonio Mascia. In arte, l’“Artigliere Cartoliniere” o il “Dragone Cartoliniere”, appellativi derivatigli dal suo essere, da anni, “disegnatore ufficiale” e “socio volontario” dell’Associazione “Amici del Museo Pietro Micca e dell’Assedio di Torino del 1706”, con tanto di uniforme appartenente ai “Dragoni del Piemonte”. Vesti sotto le quali Mascia ha di recente esposto, in una suggestiva mostra (circa 200 opere originali, tutte realizzate a mano, fra cartoline, disegni, incisioni, quadri, taccuini, perfino una cassetta postale e un tamburo) al “Mastio della Cittadella” di Torino. Lì, anche se prevalentemente ristrette al mondo militare sabaudo, abbiamo conosciuto le sue opere, decisamente originali, decisamente suggestive, decisamente oceani di fantasia. “Ironico giocoliere dell’immagine”, attratto in particolare e in modo viscerale alla realizzazione di cartoline illustrate, campo dov’è imbattibile per perizia tecnica e geniale inventiva, Mascia è oggi – e fino a giovedì 10 luglio – ospitato con una ricchissima personale nella sede settecentesca della “Cappella di San Gregorio” appartenente alla Compagnia della Confraternita dei “Disciplinanti del Gonfalone” di Borgata Chiappera, frazione della cuneese Acceglio, in Valle Maira.

Fra i momenti clou del calendario di eventi culturali pensati per l’estate accigliese 2025 dalla “MAMO Educational Foundation” (Fondazione No Profit nata nel 2019, operante nel campo dell’educazione e della formazione accessibile a tutti), in collaborazione con l’“Accademia Albertina di Belle Arti” di Torino, sotto il patrocinio del “Comune di Acceglio” e dell’“Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Saluzzo”, la rassegna torna piacevolmente a ripresentarci mondi che attingono al reale trasformandolo, attraverso gesti e colore, in universi di pura innocente infantile fantasia, dove esseri umani, natura e mondo animale paiono aver trovato la più perfetta sintesi di un vivere comune in cui parole come pace, gioco, gioia hanno ancora un senso nel guidare la normale quotidianità dell’esistenza. Oggi così brutalmente messa all’angolo. In fondo, basta poco. Un semplice picnic dai mille colori e dalle mille risate (fra buon cibo, bicchieri di vino che van giù ch’è un piacere, bikini e improbabili “canottierone” da battaglia a contenere gli eccessi di grasso di “panzuti” omini e omoni gaudenti in piena festa); o ancora aquiloni, velieri, fiori e fanciulle spinte in magici voli dal semplice innocuo alitare di un bimbo o di un omone barbuto accanto a un altro impeccabile in abito tirato, occhialini e cravatta. Disegni policromi, incisioni, acrilici, sculture e installazioni, ma soprattutto le sue cartoline: in mostra sono loro (antico strumento di comunicazione – la prima pare essere stata emessa dalle Poste dell’Impero Austro – Ungarico il 1° ottobre del 1869) a guidare la più attenta visita. Realizzate a penna biro e colorate con matite, le tematiche variano e svolazzano in piena libertà. A dar di briglia alla pura invenzione, l’assoluto equilibrio dei giochi cromatici. “Disegno cartoline – sottolinea lo stesso Mascia – da anni. Le ho scelte come modalità d’espressione perché fanno parte di un taccuino di viaggio immaginario, inoltre sono semplici e comprensibili a tutti … Sono delle miniature, piccoli quadri, ma per me diventano disegni volanti. Le prime risalgono al 1980 e sono state realizzate per la mia fidanzata di allora, diventata mia sposa. Avevo promesso di scriverle tutti i giorni! Ma io non sono uno scrittore”.

In mostra tutte le cartoline sono corredate – cosa di certo particolarmente gradita ai filatelici o ai semplici collezionisti e appassionati delle cartoline postali – da un apposito “annullo postale” ideato per l’occasione dal “Cartoliniere” e accompagnato da una originale “cartolina invito” e da un “manifesto”. Inoltre (attenzione!), sabato 5 luglio, dalle 11 alle 17, il pubblico sarà accolto da una vera e propria “postazione da campo” organizzata da Poste Italiane all’interno della quale si svolgeranno le procedure ufficiali di annullo con il timbro della mostra sulle cartoline invito. Una preziosa “cassetta postale da viaggio” è già stata messa disposizione nella giornata inaugurale, domenica 8 giugno. Saranno anche messe in vendita decine di cartoline (editate in questi anni) e ben visibili sull’inconfondibile raccoglitore espositivo.

Scrive Antonio Musiari, curatore della rassegna: “Nelle cartoline di Mascia si condensano microracconti in cui i luoghi e le persone circondano da sempre l’operato dell’artista alle prese con una particolare forma d’arte che alcuni hanno voluto accostare alla ‘Mail Art’ seppure sia più giusto ritenere che egli disegni le cartoline per un naturale processo di conoscenza del mondo attuato secondo una personale visione”. Parole pienamente condivisibili.

Gianni Milani

“Il Cartoliniere alla Confraternita”: Confraternita di Chiappera – Acceglio (Cuneo); tel. 376/2183156

Fino al 10 luglio /Orari: giov. – dom. 15/19

Nelle foto: Antonio Mascia “Picnic a Chiappera” Big cartolina; Antonio Mascia; “NORDsudEST”; “Un, due, tre, GIOIA!”

Cinque serie TV da vedere durante il Pride Month

THE PASSWORD Torino oltre gli asterischi

Per la rubrica The Password: Torino oltre gli asterischi, il collaborazione con Il Torinese, Ilaria Vicentini, in occasione del Pride Month, suggerisce cinque serie TV che raccontano le infinite sfumature dellamore e dellidentità senza stereotipi.

A giugno ricorre il Pride Month, il mese dellorgoglio delle persone LGBTQIA+, unimportante occasione per rivendicare i diritti di una comunità che lotta da sempre contro la discriminazione. In diverse parti del mondo come nella nostra città, dove lo scorso 7 giugno si è svolto il Torino Pride, a cui hanno partecipato circa 150 mila personele strade si tingono di arcobaleno, tenendo vivo il ricordo dei Moti di Stonewall del 1969.

Da allora, sono stati fatti alcuni passi avanti, sebbene ne rimangano molti altri da compiere. Fra i primi, c’è una maggiore attenzione dedicata alla rappresentazione dei personaggi queer nei media. In particolare, sono numerose le serie TV che hanno contribuito a superare gli stereotipi, permettendo alle persone LGBTQIA+ di potersi finalmente riconoscere allinterno di storie libere dai soliti cliché

Ecco 5 serie TV che raccontano lunicità e la bellezza di ciascuna identità, da (ri)vedere durante questo Pride Month.

Pose (Disney+)

Crediti: https://it.pinterest.com/pin/3307399716201533/

Uscita per la prima volta nel 2018, Pose si è presentata fin da subito come una serie rivoluzionaria. Il suo cast, infatti, comprende il più alto numero di attrici e attori trans della storia della televisione.

La serie, ambientata a New York tra la fine degli anni ‘80 e linizio degli anni ‘90, mette al centro le vicende di Blanca ed Elektra, due donne trans e nere con un passato difficile e un presente incerto. Nonostante ciò, tentano di farsi strada nel colorato mondo delle ball, competizioni di danza, performance drag e moda, nate per permettere anche alle persone più emarginate dalla società di brillare

Attraverso le storie delle protagoniste e di molti altri personaggi, si trattano diversi temi toccanti: la diffusione dellHIV/AIDS e la stigmatizzazione a essa correlata, limportanza degli affetti al di là dei legami di sangue (la famiglia scelta) e la possibilità di riscatto.

Skam Italia (Netflix, prossimamente su Rai 2 e RaiPlay

Crediti: https://www.comingsoon.it/serietv/skam-italia/1956/episodi/stagione-2/

Fortunato remake dellomonima serie TV norvegese, Skam Italia ha conquistato un grande numero di spettatori e spettatrici grazie al suo racconto senza filtri delladolescenza. Ogni stagione mette al centro un protagonista diverso, alle prese con difficoltà tipiche di quel periodo della vita in cui tutto, dalle emozioni ai giudizi altrui, appare amplificato

In particolare, la seconda stagione ruota attorno al personaggio di Martino, che deve fare i conti con una cotta inaspettata per Niccolò, un compagno di scuola, e la conseguente scoperta della sua omosessualità. Tra dubbi, paure e nuove consapevolezze, Martino riuscirà finalmente a trovare se stesso, anche grazie al prezioso e costante supporto dei suoi amici.

The Haunting of Bly Manor (Netflix)

Crediti: https://it.pinterest.com/pin/3799980924845471/

Secondo capitolo della serie antologica The Haunting, creata e diretta da Mike Flanagan, The Haunting of Bly Manor è liberamente ispirata al racconto gotico Il giro di vite di Henry James. Ambientata nel 1987, in unantica e inquietante residenza nella campagna inglese, la serie segue le vicende di Dani, giovane insegnante americana traumatizzata dalla morte del suo ex fidanzato. Assunta dal ricco proprietario dellabitazione, affinché si prenda cura dei suoi due nipoti, Dani scoprirà ben presto il volto più oscuro di Bly Manor: inizierà a percepire strane presenze, diventando testimone di eventi inspiegabili e fuori da ogni logica. Ma la residenza infestata si rivelerà anche benevola con lei, permettendole di vivere per la prima volta un amore (queer) autentico e profondo, così forte da superare anche la morte.

Le fate ignoranti (Disney+)

Crediti: https://www.comingsoon.it/serietv/le-fate-ignoranti/3362/scheda/

Era il 2001 quando Le fate ignoranti, film del regista italo-turco Ferzan Özpetek, debuttò nelle sale italiane. Il lungometraggio fu accolto con entusiasmo dal pubblico, soprattutto per la sua capacità di raccontare una varietà di temi coraggiosi, specialmente per lepoca, con delicatezza e autenticità.

Così, per replicare quel successo, a distanza di più di ventanni Özpetek ha trasformato il suo film in una serie TV. La trama rimane la stessa, sebbene sia stata adattata ai giorni nostri e introduca nuovi personaggi: Antonia, una donna dalla vita agiata e monotona, si ritrova a fare i conti con la morte improvvisa del marito Massimo. Come se non bastasse, la donna scopre che Massimo aveva una relazione segreta con un uomo, Michele. Inizialmente devastata dalla notizia, Antonia sceglie di non voltarsi dallaltra parte e di immergersi in quella vita che Massimo le nascondeva dolorosamente. Con il tempo, arriverà a stringere una profonda amicizia con Michele e il suo gruppo di amici –  queer ed emarginatie imparerà da loro che esistono infiniti modi di amare, di formare una famiglia e di essere felici.

Young Royals (Netflix)

Crediti: https://it.pinterest.com/pin/75364993759267812/


Cosa accadrebbe se il secondogenito della famiglia reale svedese si innamorasse di un ragazzo, infrangendo ogni legame con le antiche tradizioni monarchiche del Paese? Questa è la domanda da cui prende il via Young Royals, serie TV di genere teen diventata popolare ben oltre i confini della Svezia.

Il principe Wilhelm, dopo uno scandalo che lo vede coinvolto, è costretto dai suoi genitori a trasferirsi al collegio di Hillerska, prestigioso luogo di formazione per i discendenti delle più ricche famiglie svedesi. Dopo un inizio difficile, il ragazzo stringerà un legame speciale con Simon, uno studente di umili origini ammesso al collegio grazie a una borsa di studio. Wilhelm si ritroverà perciò a dover gestire sentimenti nuovi e terrificanti, costantemente schiacciato tra il peso del suo ruolo pubblico e il desiderio struggente di vivere il suo amore alla luce del sole.

Ilaria Vicentini – redattrice di The Password

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La Street Art approda al Forte di Bard con Banksy e altri esponenti del movimento

Dal 21 giugno al 2 novembre  approda al Forte di Bard una mostra diffusa per un totale di 50 opere dalle origini del graffitismo e dei primi pionieri, come Taki 183 e Seen, alle opere dei grandi nomi della Street Art, come Banksy, Obey e JR, che hanno condotto il movimento a un riconoscimento globale.  La street Art nacque a New York per merito di alcuni ragazzi che realizzarono dei graffiti. Il primo fu Taki 183, al secolo Demetrius, insieme a un altro newyorchese Richard Mirando, noto come Seen e writer stakanovista.
Oggi alcune opere di questi writer vengono battute all’asta per decine di milioni di dollari.

Approda in Val d’Aosta la mostra dal titolo “Street Art Revolution. Banksy e compagni: itinerari d’arte”, il cui progetto espositivo è stato curato da Patrizia Cattaneo Moresi e promosso dal Forte di Bard, in collaborazione con 24 Ore Cultura.
La rassegna è  articolata in sei sezioni e propone una cinquantina di opere più un intervento artistico realizzato  direttamente sulle pareti allestite da Edoardo Ettorre.
Attraverso le sei sezioni della mostra si ripercorre lo sviluppo e l’esplosione del movimento artistico della Street Art, un percorso espositivo che guarda anche alla scena francese, italiana ed europea in generale e che mette in luce non soltanto l’evoluzione stilistica e tecnica del movimento, ma la sua capacità di confrontarsi con le frontiere sociali, politiche e culturali. Compaiono i graffiti illegali delle metropolitane e opere celeberrime, come il disegno “Girl with Balloon” di Banksy o il poster di Frank Shepard Fairey, alias Obey, diventato l’immagine non ufficiale della campagna politica di Barack Obama durante le sue elezioni presidenziali. L’itinerario d’arte non è soltanto presente all’interno del Forte nella Sala delle Cannoniere, ma toccherà  anche spazi esterni attraverso due opere site specific, realizzate da Raul e la crew di artisti Truly Design, abbracciando il territorio della Bassa valle e toccando i Comuni di Donnas, Pont Saint Martin e Perloz con opere inedite che prenderanno forma nel corso della mostra e che portano la firma di Damiano Mengozzi, Madame e Hintes.

Mara Martellotta

Tuffo nella Torino degli anni Ottanta: “I ragazzi sognano in Technicolor” di Erika Anna Savio

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TORINO TRA LE RIGHE

Per questa nuova tappa di Torino tra le righe vi porto indietro nel tempo, nella Torino degli anni Ottanta, attraverso le pagine di un romanzo intenso e coinvolgente: I ragazzi sognano in Technicolor, esordio narrativo di Erika Anna Savio.
Nata a Torino nel 1976, l’autrice è cresciuta a Mirafiori Sud, all’ombra delle ciminiere della Fiat. Giornalista dal 2013, laureata in Lettere Moderne, ha raccontato la vita delle periferie torinesi nei suoi libri di indagine sociale Mirafiori Sud, vita e storie oltre la fabbrica e Mirafiori Nord, la fabbrica del cambiamento (Graphot Editore, 2014 e 2017), scritti insieme all’urbanista Federico Guiati. Oggi insegna Lettere alle scuole medie, portando con sé una sensibilità rara che ritroviamo tutta in questo romanzo.
Siamo alla fine degli anni ’80. Lisa è una ragazza timida, nel pieno dell’adolescenza. Vive con la famiglia in un paese di mare, finché la separazione dei genitori cambia ogni cosa: dalla luce, al buio. Lisa, la madre e il fratellino si trasferiscono in una periferia torinese degradata e triste, dove la madre deve lavorare e Lisa si ritrova a prendersi cura del fratello, caricandosi sulle spalle responsabilità troppo pesanti per la sua età. Ma il peggio arriva con l’arrivo del nuovo compagno della madre: un uomo violento che renderà il quotidiano ancora più buio.
E allora Lisa cerca di adattarsi, prova a ritagliarsi nuovi spazi, a costruire nuove relazioni. Tra queste c’è Alex, un ragazzo dalla brutta fama, ma che – come lei – ha un disperato bisogno di essere salvato.
Con grande intensità, l’autrice ci accompagna tra i cortili e le strade della Torino anni Ottanta, restituendoci l’adolescenza in tutte le sue sfumature: le incomprensioni, la rabbia, la solitudine. Lisa e Alex sono due anime in cerca di un legame, di qualcuno che veda oltre le maschere, che dia loro ascolto e fiducia. Perché, spesso, i primi a non capire sono proprio gli adulti.
È una storia che invita a riflettere sui bisogni emotivi dei ragazzi, sul ruolo educativo degli adulti e su quei sogni che, nonostante tutto, devono continuare a brillare.
Attorno ai protagonisti ruota una galassia di personaggi con storie forti e personalità sfaccettate:
Nunzia, figlia di immigrati, una delle più care amiche di Lisa. Concreta e determinata, se la cava sempre da sola, senza illusioni.
Luca, il primo amore di Lisa, confuso e ribelle, incapace di trovare un centro.
Nikola e Sonia, figure borderline come lui.
Ivan e Paolo, gli “amici metallari”, che nella musica trovano un’identità.
E poi Karen, apparentemente diversa per provenienza e possibilità, ma desiderosa di essere accettata dal gruppo, nonostante una famiglia che tenta di tenerla lontana da “quei ragazzi”.
Tutti abitano il quartiere “Le Serre”, un luogo che è molto più di un’ambientazione: è un microcosmo umano, pieno di contraddizioni e sogni, di lotte silenziose e piccole vittorie. Ogni personaggio sogna – a modo suo – l’adulto che vorrà essere.
E poi, ci sono Lisa e Alex.
Lisa è stata sradicata da ciò che conosceva, Alex è cresciuto nel caos di una famiglia disfunzionale. È un ragazzino sfrontato, forse ingestibile, ma impossibile da odiare. Perché sotto ogni sua azione c’è solo una richiesta di attenzione, di amore, di senso.
E gli adulti?
Gli adulti, in questa storia, non fanno una gran figura. Sono spesso egoisti, distratti, incapaci di assumersi responsabilità. Non solo quelli apertamente “cattivi”, ma anche quelli che mettono se stessi al centro, che non ascoltano, che non vedono. Assenti o semplicemente ciechi.
Eppure, tra le ombre, c’è una luce. Una speranza.
Sono i sogni, l’appiglio a cui si aggrappano i ragazzi. Se ci credi davvero, anche i sogni possono sembrare reali, in technicolor. Così vividi da sembrare veri. È questa la magia che Erika Anna Savio riesce a restituire: l’energia instancabile dei ragazzi, la loro capacità di trasformare l’ordinario in straordinario. L’amore, l’amicizia, la musica, le risate. Tutto è vissuto intensamente, come se fosse la prima – e unica – volta.
Perché i ragazzi vogliono vivere, vogliono immaginare un futuro migliore, anche quando nessuno glielo promette.
E noi adulti abbiamo il compito – enorme – di non spegnere quella luce, ma anzi, di aiutarli a farla brillare.
MARZIA ESTINI
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A Bari, con il Salone di Torino, sarà “Lungomare di Libri”

Organizzata dal “Salone Internazionale del Libro”, ritorna nel capoluogo pugliese la grande manifestazione letteraria. Tema: “Liberazioni”

Da venerdì 27 a domenica 29 giugno

Bari

Sarà il tema, potente e oggi di assoluta attualità, “Liberazioni”, a fare da suggestivo collante agli appuntamenti ai pensieri alle voci e alle storie della quinta edizione di “Lungomare di Libri”, tradizionale evento in programma a Barida venerdì 27 a domenica 29 giugno. Già, “Liberazioni”. Da che? “Liberazioni dalle ingiustizie – sottolineano gli organizzatori – dai soprusi, dai conflitti. Ma anche dalle relazioni soffocanti, dalle costrizioni fisiche e mentali e dalle limitazioni delle tecnologie digitali. Riflessioni sui diritti civili e umani, sul significato e il valore della libertà, sulla dignità delle persone e delle comunità. E pur anche omaggio ai valori della Resistenza italiana, a 80 anni dalla Liberazione”.

Come sempre, la manifestazione trasformerà il capoluogo pugliese, grazie alla presenza dei librai, in una grande “libreria a cielo aperto” affacciata sul mare e in una “Fiera dell’editoria indipendente pugliese”, grazie agli editori del territorio, confermandosi suggestivo “crocevia di incontri” con la partecipazione di autrici e autori da tutta Italia. L’evento si snoderà, come da tradizione, lungo la “Muraglia” e nei “luoghi simbolo” della città: da Piazza del Ferrarese al Fortino Sant’Antonio, fino a Largo Vito Maurogiovanni, dall’ex Mercato del Pesce allo Spazio Murat, toccando quest’anno anche il “Museo Civico”, il “Museo Archeologico di Santa Scolastica” e lo “Spazio Giovani” dell’“Assessorato alle Culture”.

Più di 70, articolati nell’arco di tre giorni (dal pomeriggio alla sera) gli appuntamenti programmati che andranno dalle “lezioni magistrali” alle “presentazioni editoriali” ai “reading” alle “mostre” e alle “attività appositamente pensate per bambine e bambini” nonché ai migliori “consigli di lettura”. Una mole di interventi e una trentina abbondante di ospiti di sicuro richiamo: da Rula Jebreal a  Loredana Lipperini, a Mario Desiati, fino (e solo per citarne alcuni) a Claudio Martelli a Luca Sofri e a Luciano Canfora, con Uliano Lucas, Enzo Amendola, Andrea Piva e Leonardo Palmisano.

Il programma dettagliato su: www.salonelibro.it o www.comune.bari.it o www.presidi.org .

Nello specifico. 25 Librerie di Bari e del territorio barese accoglieranno lettrici e lettori, turiste e turisti lungo la “Muraglia” del Lungomare, all’interno delle tipiche casette bianche in legno che contraddistinguono la manifestazione e davanti alle quali prenderanno vita diverse attività di animazione e performance per adulti e bambini. Bella “novità”: in occasione dei due appuntamenti dedicati ai “consigli dei librai”, venerdì 27 e sabato 28 giugno, i titoli suggeriti saranno “dati in dono” al pubblico tramite un sorteggio in diretta.

Un’altra grande novità è la presenza di un “editore ospite”, iniziativa mutuata dalla felice esperienza di “Portici di Carta” di Torino: “ospite” di quest’anno, la casa editrice “Voland”, fondata nel 1994 a Roma da Daniele Soria e Sergio Giordano, specializzata in letteratura slava e “Premio alla Cultura” nel 1999 (“Presidenza del Consiglio dei Ministri”), nonché “Premio” del “Ministero per i Beni e le Attività Culturali” nel 2003.

Per la prima volta, inoltre, “Lungomare” proporrà uno speciale incontro mattutino: la “rassegna stampa” del  “Post con il direttore editoriale Luca Sofri e il giornalista Luca Misculin, in programma sabato 28 giugno mattina.

Non solo. Altra novità 2025 è la collaborazione con il “Centro di Eccellenza Jean Monnet DIGITIMPACT” dell’“Università degli Studi di Bari Aldo Moro”, che propone una mini-rassegna sotto la denominazione di “Liberazioni digitali”, e con il “Consorzio Nazionale SUM City School”, che organizzerà laboratori. Gli eventi avranno luogo al “Museo Archeologico di Santa Scolastica”.

Spazio ai giovani: per l’edizione 2025, grazie alla collaborazione con due Istituti scolastici di Bari, gli studenti e le studentesse del “Liceo Linguistico” e “Istituto Tecnico Economico Statale Marco Polo” saranno i volontari della manifestazione e venerdì 27 giugno (ore 19), al “Museo Archeologico di Santa Scolastica” organizzeranno un talk sul tema delle “Biblioteche Scolastiche”, mentre l’“Istituto Tecnico Tecnologico Panetti Pitagora”, attraverso la sua “Radio Panetti” dedicherà le sue trasmissioni ai libri e agli ospiti della manifestazione.

Organizzata dal “Salone Internazionale del Libro” di Torino, promossa dalla “Città di Bari” e da “I Presidi del Libro” con il sostegno della “Regione Puglia”“‘Lungomare di Libri – concludono organizzatori e promotori – è un progetto di promozione del libro e della lettura, ispirato alla fortunata formula di ‘Portici di Carta’ di Torino, che passa attraverso la promozione turistica dei centri storici cittadini e il coinvolgimento delle fertili realtà territoriali della filiera editoriale, come le librerie indipendenti, le biblioteche e gli editori locali”.

g.m.

Nelle foto: immagini di repertorio

Voci in armonia ad Agliè con il coro Alladium

Appuntamento da non mancare quello con il coro Alladium, sabato 28 giugno prossimo, alle 21, ad Agliè, nel Torinese, per il ciclo ‘Voci in armonia’, nella splendida chiesa di Santa Marta in via Marconi.

Il coro Alladium è diretto dal Maestro Giuseppe Castagna e, dopo alcuni brani introduttivi, lascerà spazio al gruppo locale torinese Le Chardon, ospite d’eccezione della serata e diretto dal Maestro Fabrizio Barbero.

Il Coro Alladium, nato nel 2019, è  costituito da circa venti elementi. Sotto la direzione del maestro Castagna e presieduto da Dario Mautino, il gruppo ha già maturato varie esperienze e rivolge un invito ad avvicinarsi alla coralità, sinonimo di amicizia e condivisione. Il suo repertorio è piuttosto vasto e spazia dal classico al contemporaneo.

Il gruppo torinese vocale Le Chardon nasce nel 2009 dal coro maschile omonimo, una formazione nata nel 1983, con radice  e repertorio basati sulla tradizione popolare dialettale e italiana.  Perciò a 25 anni il coro è stato molto attivo nella vita corale piemontese, realizzando  due rassegne annuali “Cori in armonia” e “In- canto d’Autunno”, che hanno sostenuto molte iniziative di solidarietà,  prendendo parte a concorsi corali, culminati con i riconoscimenti ottenuti al Concorso Nazionale di Savignone nel 2002 e al Concorso Nazionale di Cori Provincia e Città di Biella, entrambi nel 2003.

La nuova realtà musicale, concepita in una forma più ristretta, ha intrapreso uno studio più articolato, inserendo via via nel repertorio brani di epoche diverse, dal gregoriano alla polifonia sacra, fino a toccare il pop Internazionale. Particolare interesse suscitano  attualmente i numerosi compositori contemporanei che affrontano, con sonorità nuove e arrangiamenti ricercati, temi da sempre cari al gruppo, quali la natura dell’uomo con tutto ciò che alberga in lui o lo circonda.

Le Chardon ha portato a conclusione 400 concerti, sempre guidato dal maestro Fabrizio Barbero che, nella formazione attuale, svolge il doppio ruolo di direttore e corista.

Mara Martellotta

Giovannone fu un grande?

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
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C’è chi, pur di ignorare il Centro Pannunzio, tace che la cena che si tenne al “Cambio” tra Spadolini e Galante Garrone e circa un centinaio di persone, fu il Premio “Pannunzio”  1982 con Mario Soldati e chi scrive. Ci sono registrazioni e persino libri che rivelano l’omissione giornalistica di ieri  fatta da “Repubblica”. Ma queste sono inezie di certi giornalisti. Vorrei evidenziare quattro punti di questo centenario della nascita di Giovannone – come lo chiamava il grande Giovanni Sartori, lui sì  un grande studioso di fama internazionale –  che è fallito, malgrado i senili sforzi di Cosimo Ceccuti, vestale e correttore di bozze dell’amato maestro. Il primo punto è Gobetti. Checchè  ne dicesse Bobbio, non fu un gobettiano. Non lo fu nella giovinezza quando era gentiliano e repubblichino, non lo fu da uomo maturo quando vedeva nel Pri “il centro del centro”.  Gobetti era di sinistra. Non basta un  tardivo libro su Gobetti per diventare Gobettiani. Il secondo punto è lo statista Spadolini. Non lo fu. Prima di essere repubblicano fu saragattiano, ma questo poco importa. Come ministro della Difesa fu pessimo a detta del gen. Incisa di Camerana e dei vertici militari di allora. Come ministro per i Beni Culturali non fece nulla di straordinario perché accorpò parti del ministero della Pi e si servì di cosa avevano fatto i ministri Croce  e Bottai. Come presidente del Consiglio l’italo Amleto del ‘900 non fece nulla se non  tentare di galleggiare. Neppure contro la p2 fu efficace: la massoneria restò se’ stessa e anzi crebbe. Come presidente del Senato consentì a energumeni della lega di esibire in aula il cappio: un’offesa  alle istituzioni  parlamentari che neppure Mussolini osò fare alla Camera.  Come storico, distratto dalla  politica non ha lasciato libri importanti: essi da molto tempo ormai non sono più ristampati neppure per uso didattico. Me lo confessò Ceccuti.  I libri di Giovannone  spesso furono  raccolte di articoli autobiografici, salvo  alcuni saggi giovanili dimenticati. Gli storici sono stati Croce, Volpe, Romeo, De Felice. Non Spadolini che scrisse molto soprattutto di sé stesso. Era un innamorato di sé, privo di sentimenti che confuse con le isteriche e famose scenate verso i suoi collaboratori in primis Ceccuti.   Resterebbe l’amico del Centro Pannunzio, ma  Ceccuti nel  2010 decise diversamente e tradì il Centro Pannunzio nel centenario di Pannunzio dopo aver sottoscritto dei patti non onorati. Una pagina squallida che non merita essere ricordata. Può sopravvivere il ricordo del giornalista, ma chi è Giovannone rispetto a un Frassati, un Albertini, un Missiroli,  un Pannunzio, un Ronchey , un Montanelli? Soprattutto Ceccuti deve smettere di voler vedere in Pannunzio un maestro di Spadolini il quale scrisse pochi articoli sul “Mondo” e passò molto poco “gobettianamente“ al “Borghese” di Longanesi dove scrivevano tanti ex fascisti come Giovanni Ansaldo.