CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 238

Il Bal do Sabre a Bagnasco il 25 maggio… con il treno a vapore!

Danzano le sciabole sui monti dell’Alta Valle Tanaro per ricordare le invasioni saracene di oltre mille anni fa. Nelle giornate limpide e terse, dalle Alpi liguri si può scorgere il mare all’orizzonte. Da quel mare giunsero le vele nere dei Mori che dopo aver saccheggiato i paesi del litorale ligure si nascosero nelle grotte del Marguareis, del Mongioie e del Pizzo d’Ormea prima di lanciarsi con ferocia sui paesi dell’entroterra. E proprio in quei borghi della Valle Tanaro, tra rovine di castelli e antiche torri di avvistamento, dove si mangia la polenta saracena, le patate di montagna e il Raschera d’alpeggio, si raccontano ancora oggi storie ricche di tradizioni, usanze e cultura alpina. La manifestazione che più ricorda il passaggio in Piemonte dei guerrieri dell’islam è la danza degli spadonari di Bagnasco nel cuneese. E festa sarà in questo piccolo paese di novecento anime in alta Valle Tanaro che domenica 25 maggio rievocherà l’arrivo funesto dei saraceni con un’antica danza contadina che ogni anno richiama folle di turisti.
Ondate di saraceni urlanti armati di scimitarre ricurve scesero dalle montagne terrorizzando la popolazione di Bagnasco, Garessio, Ormea, le prime località del Piemonte a subire l’invasione dei Mori. Fu un bagno di sangue, uomini e donne uccisi, chiese e palazzi incendiati, giovani rapiti, portati via e ridotti in schiavitù nelle terre arabe e in Spagna. È il “Bal do sabre”, il ballo delle sciabole che anima le vie del paese sui cui muri grandi murales illustrano l’antica danza con giullari, araldi, tamburini, scimitarre e saraceni in costumi moreschi. Si narra la vicenda di un contadino bagnaschese, un tal Protasio Gorrisio che avendo rifiutato di dare la propria figlia a Ramset, capo dei saraceni invasori, viene condannato a morte e giustiziato in piazza. In realtà sono diversi i significati della festa. La leggenda araba si incrocia infatti con i riti rurali della civiltà contadina, propiziatori della fertilità della terra, con l’arrivo della primavera che sconfigge l’inverno e i semi che ricominciano a germogliare. Ma con il passar del tempo si è affermato un racconto collegato alle scorrerie dei Saraceni che nell’Alto Medioevo invasero questi paesi. Che sia inventata o che abbia un fondamento storico, la leggenda ha lasciato comunque tracce profonde nella tradizione popolare del paese che fa riferimento ai resti di un castello costruito su un’altura dominante la valle, alla torre “saracena” tra Garessio e Ormea, a una serie di personaggi con costumi in stile moresco e alla presenza dei Mori come scorta del condannato.
Vecchie tradizioni popolari vengono portate in scena da dodici spadonari, dodici come i mesi dell’anno, che indossano costumi saraceni, con sciabole danzanti tra roboanti tamburi e urla di menestrelli, insieme a un Capitano, alcuni Mori, tamburini, arabi e portabandiere. I Saraceni sono finalmente cacciati dalla valle. La danza rurale, sospesa per lungo tempo, è rinata alla fine degli anni Sessanta grazie alla passione per la storia locale di un gruppo di ragazzi e da allora non si è più fermata. Dagli anni Sessanta un gruppo di Bagnasco partecipa ai raduni di “spadonari” in vari Paesi europei, dalla Francia alla Croazia, dalla Spagna all’Inghilterra. Domenica 25 maggio ci sarà un’attrazione in più per chi si recherà in queste zone del Piemonte. Tornerà a fischiare sui binari il Treno storico a vapore Torino-Ormea con fermate a Nucetto, Ormea e Bagnasco lungo il corso del Tanaro. Si parte da Porta Nuova alle 8.00 e si torna alle 21.00. Un’occasione speciale per riscoprire i paesaggi dell’Alta Valle Tanaro, con eventi folcloristici e tradizionali mercatini. A Bagnasco l’attenzione sarà ovviamente tutta per la danza delle spade alle ore 17.00. L’iniziativa del treno a vapore è organizzata dall’associazione “D’acqua e Di ferro”.
Per maggiori informazioni:
Per il treno a vapore dacquaediferro@gmail.com – 389 2559948
Per la danza delle spade a Bagnasco www.baldosabre.it – 339 7071843
Filippo Re

“Gran Paradiso dal Vivo”. Anteprima: domenica 25 maggio

Nuove produzioni, spettacoli all’alba, cene in silenzio e camminate narrative nelle Valli Orco e Soana per l’unico Festival “zero impact” di Teatro in natura

Ceresole Reale (Torino)

Godersi e fare teatro – fra esibizioni sceniche, storia e natura – “imprigionati” nella magica suggestione di catene e valli alpine di grande fascino sul versante piemontese del “Parco Nazionale Gran Paradiso”, il più antico d’Italia, istituito il 3 dicembre 1922. L’esperienza è di sicuro indimenticabile! A proporla, anche quest’anno, è “Gran Paradiso dal Vivo”, alla sua ottava edizione e in Italia unico Festival “zero impact” di Teatro in natura, ideato e promosso dal “Parco Nazionale Gran Paradiso” con il contributo di “Unione Montana Gran Paradiso, Valli Orco e Soana”, “Smat” e la direzione artistica di Riccardo Gili, che sottolinea: “L’ottava edizione del Festival percorrerà nuovi sentieri all’interno di un contesto consolidato, ovvero i nove centri che ospitano la nostra manifestazione. Non solo rappresentazioni di teatro in natura, ma esperienze costruite apposta per i luoghi, per la loro storia e per le persone che li abitano o li raggiungono. Modalità nuove sia di rappresentazione che di relazione con il pubblico per un viaggio su e giù tra le valli Orco e Soana con la possibilità di raggiungere le sedi di spettacolo anche con la condivisione dell’auto con gli spettatori. Il tutto, per un Festival sempre più vicino alla natura e più vicino ad ognuno di noi”.

In programma 9 spettacoli “unici ed irripetibili”, senza quinte né sipario, totalmente immersi nel contesto naturale per un’autentica esperienza immersiva nei luoghi e nei territori dei comuni di AlpetteCeresole RealeFrassinettoLocanaNoascaRibordoneRonco CanaveseSparone e Valprato Soana. L’appuntamento è da sabato 5 a domenica 20 luglio, con un’anteprima da non perdere domenica 25 maggio.

In programma: una “Cena in silenzio” a Ribordone con la Compagnia “Le Sillabe” e circondati dai soli rumori della natura. A seguire l’allestimento all’aperto del recente successo di Laura Curino “La lezione di Rachel Carson”, la “Signora degli Oceani”, pioniera dell’ambientalismo moderno; la nuova produzione “Albero Madre” con dieci performer donne di “O Thiasos TeatroNatura” messa in scena all’alba, a Locana; la “camminata narrativa” serale “Il viaggio dell’eroe” sulla saga di “Parsifal” e del “Santo Graal”, con Claudio Tomaello, autore e narratore teatrale e il nuovo spettacolo itinerante per famiglie “Topi con la pelliccia” di “Compagni di Viaggio”.

Domenica prossima 25 maggio, invece e come detto, l’anteprima, a Ceresole Reale (ore 15,30), con lo spettacolo “Re di Carte” , realizzato ad hoc per il “Parco”: una presentazione semiseria dei “Reali di Casa Savoia” che hanno dato i natali al primo Parco Nazionale d’Italia. In scena i “Compagni di Viaggio”, con Riccardo Gili, Costanza Maria Frola, Alessandra Minchillo, Federico Clerico, accompagnati dal pianista Gioachino Scomegna. “Re di Carte” entra negli antichi Palazzi di Casa Savoia nel secolo in cui nacque l’Italia con un percorso semiserio che porta in scena i re, ma soprattutto le regine, dal 1821 al 1922, e il loro mondo di relazioni, problemi, urgenti e protocolli: Carlo Felice di fronte ai moti piemontesi del 1821, la Bela Rosin, la Regina Margherita e la salita al Gran Paradiso del 1890, di Vittorio Emanuele III. Spettacolo godibilissimo, un “pacchetto” teatrale di contenuta, intelligente verve ironica, in mano ad un ensemble di attori di buon mestiere perfettamente guidati da Riccardo Gili.

Dopo l’anteprima, lo spettacolo sarà messo in scena domenica 13 luglio, alle 21,30, a Noasca con gli stessi interpreti e il soprano Sherrie Anne Grieve.

Per info e programma: www.granparadisodalvivo.it

  1. m.

Nelle foto: Immagine repertorio a Frassinetto; “Compagni di Viaggio” in “Re di Carte” e Laura Curino

Corrado Brignolo: Quando l’amore di un papà diventa favola

IL TORINESE WEB TV

Corrado Brignolo: Quando l’amore di un papà diventa favola. Nel mondo della letteratura per l’infanzia, ogni tanto nasce una voce autentica, capace di toccare il cuore con semplicità e sincerità. È il caso di Corrado Brignolo, autore che ha trasformato un gesto d’amore quotidiano – raccontare una favola alla propria bambina prima di dormire – in un vero e proprio libro, ricco di magia e tenerezza. Tutto è iniziato con una buonanotte. Corrado Brignolo non si considerava uno scrittore. Svolgeva un altro lavoro cui ha dovuto rinunciare per motivi di salute. Quando la sua bambina, ogni sera, gli chiedeva una nuova storia per addormentarsi, invece di leggere libri già scritti, Corrado cominciò a inventare racconti, cuciti su misura per i sogni della figlia: storie di animali buffi, lune parlanti, alberi che raccontano segreti e piccoli eroi coraggiosi. Col tempo, quelle favole improvvisate hanno preso forma e voce anche sulla carta. Corrado ha iniziato a scriverle, una dopo l’altra, raccogliendole in un libro che oggi conquista lettori di ogni età: un libro nato dal cuore. Il libro di Brignolo non è solo una raccolta di favole: è un diario d’amore, un ponte tra padre e figlia, e un invito a riscoprire la forza della narrazione orale. Le sue storie sono brevi, poetiche, spesso umoristiche, ma non mancano mai di lasciare un piccolo insegnamento. Parlano di empatia, di coraggio, di accettazione delle proprie emozioni e della bellezza delle piccole cose. Corrado Brignolo ci dimostra che spesso le storie più belle nascono dai gesti più semplici. Il suo libro è un invito a riscoprire la fantasia, la lentezza, la vicinanza. E, soprattutto, a raccontare – perché ogni storia raccontata con amore ha il potere di far sognare, anche a occhi chiusi. Infine una risposta psicologica sull’utilità delle favole per i bimbi. Le favole sono molto utili per i bambini perché stimolano la loro immaginazione, favoriscono lo sviluppo del linguaggio e aiutano a comprendere valori importanti come l’amicizia, la solidarietà e il rispetto. La morale finale, in particolare, è fondamentale perché permette ai bambini di interiorizzare insegnamenti di vita in modo semplice e memorabile. È come un messaggio che li guida a distinguere il bene dal male e a crescere con valori positivi. Quindi, le favole non sono solo divertenti, ma anche uno strumento prezioso per la loro crescita emotiva e morale!

Francesco Valente

Guarda il video:

“La vita va dove va il tuo sguardo”: Fabi e il suo nuovo orizzonte musicale

 

“Io sto nella pausa tra capire e cambiare”. È con questa frase – densa, sospesa – che Niccolò Fabi ha dato il via, ieri sera, all’incontro nella splendida cornice della Fondazione Circolo dei Lettori di Torino. Un evento che non è stato solo la presentazione del suo nuovo album, Libertà negli occhi, ma un’immersione sincera e profonda nel suo processo creativo, nella sua evoluzione artistica e umana.

Fabi, classe 1968, scuola romana, ha raccontato un progetto nato non da una certezza, ma da un’incertezza. “Non credevo di avere elementi rassicuranti per pensare che ne valesse la pena”, ha ammesso con disarmante onestà. “Non era una dichiarazione d’intenti, ma di sentimenti”.

Il punto di svolta arriva in alta Val di Sole, in una località montana lontana dai riflettori e dai flussi turistici. Un lago ghiacciato, un rifugio spartano, dieci giorni condivisi con colleghi musicisti fidati. Un’esperienza extra-musicale che si è fatta identità artistica. Porta con sè una squadra di artisti e colleghi fidati e descritti come parte integrante della magia dell’album: Alberto Bianco e il batterista Filippo Cornaglia, con cui condivide il palco e collabora da quasi 10 anni; Emma Nolde, nuova perla del cantautorato italiano; Cesare Augusto Giorgini, cantautore e producer conosciuto grazie all’esperienza di docente presso Officina delle Arti Pierpaolo Pasolini; e Riccardo Parravicini, sound engineer. Un’esperienza extra-musicale che si è fatta identità artistica. Lì, in quell’ambiente essenziale, Fabi cerca – e trova – il fuoco creativo che nella quotidianità sembrava smarrito.

All’inizio c’erano solo frammenti: quattro brani quasi finiti, tre già scritti ma ancora orfani di una vera identità sonora, e altri spunti privi di parole. “Mancavano di sogno”, confessa. È lì che succede qualcosa. Un arpeggio registrato per caso in un pomeriggio, ascoltato la sera in un bar al piano inferiore del rifugio, diventa scintilla. Chi mi conosce meglio di te nasce così, come un piccolo miracolo collettivo: ognuno contribuisce, tranne uno. Ma anche lui, Angelini, durante la notte scrive il testo che mancava e il giorno dopo lo rivela. Magia.

Un’altra gemma è Alba, la prima canzone dell’album. Nasce da uno strumento usato nello yoga, suonato per gioco. Un “brodo primordiale”, lo chiama Fabi. Da lì prende forma un viaggio sonoro fuori dai canoni abituali, con echi che nel finale si intrecciano idealmente ai Radiohead.

Tra i brani più intensi, Nessuna battaglia. Pensata inizialmente a Roma, mancava di un finale. In montagna, grazie al contributo corale del gruppo – e alle urla liberatorie di Alberto ed Emma – la canzone trova la sua forma definitiva: felice e trionfante. Racconta un momento di trasformazione fisica e interiore, senza cadere nei cliché. “Non mi riconosco nel racconto canonico della malattia – dice Fabi – ma volevo che la canzone potesse essere di sostegno a chi sta affrontando quel percorso”.

Poi c’è Cuore gentile, ispirata a Guido Guinizzelli e al dolce stil novo. Un omaggio al Fabi studente universitario, che si interrogava sull’amore terreno e spirituale. “Al cor gentile torna sempre amore? Non te lo posso assicurare, ma mi piace pensare di sì”.

Il valore del disco, però, non sta solo nelle singole tracce. Libertà negli occhi è il risultato di una scelta precisa: circondarsi di persone che conosce bene – Emma, Cesare, Alberto, Angelini e il fonico Pallavicini – ma capaci di rompere gli automatismi. “Sono un cacciatore di non comodità. Il furgone è il nostro confessionale: lì capisci con chi hai davvero a che fare”.

Con questo progetto, Fabi ha voluto esplorare una libertà nuova. “Rispetto a Novo Mesto, qui sono il più grande del gruppo, non il più giovane. Ho più consapevolezza, sono anche produttore del disco. Volevo praticare una libertà che allora non avevo”.

E forse è proprio questa la chiave di Libertà negli occhi: uno sguardo maturo, disilluso, ma ancora capace di stupore. Un album che non urla, ma resta. Come accadde con Costruire, che impiegò anni prima di entrare davvero nella vita delle persone. Per Fabi, il tempo non è un limite. È parte del percorso. E ieri, a Torino, ne abbiamo visto un pezzo importante.

Valeria Rombolà

Il podcast ti lascia solo la verità della voce: Carolina Crescentini si racconta

Torinese il Salone, romana lei. Carolina Crescentini arriva con l’energia e l’ironia di chi ha fatto della trasformazione un’arte. L’occasione è la presentazione di Giovani, ricche, vedove, nuovo audiolibro firmato Audible Original, uscito in esclusiva il 15 aprile. Accanto a lei, un cast tutto al femminile: Ambra Angiolini, Fatima Romina Ali, Ilaria Stagni. Un progetto corale, potente, che racconta storie di donne – e lo fa con la voce, la sfumatura più intima dell’identità. Carolina presta la sua a Krystle, “una figura forte e determinata, una donna libera”. Ma dietro quel personaggio, c’è molto anche di lei.

Un progetto tutto al femminile. Che energia si respira?

Lavorare con altre donne, soprattutto in un contesto creativo, è come parlare una lingua comune. Siamo più rapide, più istintive. Spesso ci basta uno sguardo per capirci. Non c’è bisogno di spiegare troppo: ci siamo già dette tutto con un sorriso o con un gesto. È una forma di connessione bellissima. Con Ilaria (Stagni, ndr) abbiamo passato due giorni a ridere e raccontarci la vita. È stato terapeutico.

In questo lavoro hai lasciato da parte il corpo e ti sei affidata solo alla voce. Com’è stato?

Liberatorio. Ogni tanto mi fa bene togliermi di dosso tutto, anche se non ho problemi con il mio corpo. Anzi, sono autoironica e lo uso spesso per raccontare e trasformare. Ma a volte mi stancano le opinioni, l’essere sempre esposti. Il podcast ti spoglia di tutto, ti lascia solo la verità della voce. È come tornare a una dimensione pura, infantile quasi. Come quando da bambina ascoltavo i radiodrammi in macchina con mia madre: erano favole della buonanotte, ma alla radio.

Cosa ascolta una narratrice come te?

Indagini lo seguo spesso. Il dito di Dio di Pablo Trincia mi ha distrutto l’anima: lui è straordinario. Ho amato La città dei vivi, adesso sto ascoltando I limoni sul G8 di Genova – che per la mia generazione è stato uno shock. Mi ha colpito anche Gli slegati di Chiara Gamberale: interviste intime, forti. E poi ogni mattina inizio con Il Post, come un caffè.

VALERIA ROMBOLA’

La grande musica russa di inizio Novecento con l’OSN RAI

La grande musica russa di inizio Novecento sarà protagonista del concerto in programma, con l’OSN RAI, giovedì 22 maggio a Torino, presso l’Auditorium Toscanini, alle 20.30, in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura. La serata viene replicata venerdì 23 maggio alle ore 20. Sarà un’occasione di debutto del pianista Nicolai Lugansky, che è stato definito dal Gramophone come “un pianista pionieristico e meteorico”. Nel 1994 ha vinto il concorso internazionale Caikovskij e, da allora, ha suonato nelle sale più importanti, come il Concert Gebow di Amsterdam, il Musikverein di Vienna, la Tonhalle di Zurigo e la Suntory Hall di Tokyo. Viene invitato da orchestre internazionali come i Berliner Philarmoniker , la London Symphony Orchestra, l’Orchestre Philarmonique di Radio France.

Sul podio torna Stanislav Kochanovsky, uno tra i più brillanti direttori d’orchestra della nuova generazione, ospite regolare di compagini internazionali come l’Orchestre de Paris, l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia e la Danish National Symphony. In apertura della serata verrà proposto uno dei primi lavori di Šostakovič, scritto in gioventù, lo Scherzo n.1 in fa diesis minore per orchestra op.1, del 1919. La pagina fu originariamente pensata come un singolo movimento di una sonata per pianoforte, e venne in seguito orchestrata con l’aiuto di Maximilian Steinberg, Maestro di Conservatorio del compositor, cui è dedicata, diventando un brano orchestrale. Si prosegue poi con il Concerto n.3 in do maggiore per pianoforte e orchestra op.26 di Sergej Prokof’ev, affidato a Lugansky. Il Concerto n.3 è il più famoso, tra quelli eseguiti, del compositore russo, e vide la luce nel corso di quasi 10 anni, a partire dal 1913, a causa degli spostamento di Prokof’ev tra Europa e America. La prima esecuzione avvenne a Chicago nel 1921, con il compositore stesso al pianoforte e Frederick Stock sul podio. Solo successivamente alla prima, non accolta da grande successo, il brano diventò tra i più celebri per pianoforte del XX secolo. La serata si conclude nuovamente con Šostakovič e la sua Sinfonia n.1, scritta tra il 1923 e il 1925 ed eseguita per la prima volta dall’Orchestra Sinfonica di Leningrado, diretta da Nicolaj Mal’ko il 12 maggio dell’anno successivo. La Sinfonia n.1 in fa minore op.10 fu scritta a soli 19 anni e segnò il primo grande successo del compositore, e fu composta come brano da presentare all’esame di composizione.

I biglietti per il concerto sono in vendita presso la biglietteria dell’Auditorium Arturo Toscanini di Torino, e online sul sito dell’OSN Rai.

Info: 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it

Auditorium Toscanini – piazza Rossaro, Torino

Mara Martellotta

OSN, un bilancio della stagione con Paolo Cairoli

TORINO CITTA’ DELLA RADIO E DELLA TELEVISIONE / 2

INTERVISTA A PAOLO CAIROLI

La stagione 2024-2025 dell’Orchestra Sinfonica Nazionale è stato un successo. Tra ospiti internazionali o appuntamenti sold out, l’Orchestra di Andrés Orozco-Estrada ha superato le aspettative anche quest’anno.

Il merito è anche di un programma originale e variegato, che attira un pubblico di ogni età. La scelta è ampia: le serate Rai NuovaMusica sono dedicate alla contemporaneità musicale, le Domeniche all’Auditorium alla musica da camera e gli appuntamenti di stagione ricchi di ospiti. A ciò si aggiungono i concerti Fuori Sede – alla Scala di Milano, ad esempio – e quelli con una tradizione di più di vent’anni, di Natale e di Pasqua.

Tutti i concerti vengono trasmessi in diretta su Radio3, alcuni su Rai5; gli appuntamenti si possono poi ascoltare gratuitamente in streaming su RaiPlay.

Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Paolo Cairoli, responsabile della comunicazione e dell’ufficio stampa dell’OSN, che ha raccontato tutte le sfumature che rendono l’Orchestra l’istituzionale nazionale che è oggi.

B: Siamo arrivati quasi al termine della stagione. Com’è andata?

P: Alla fine le serate di maggior successo coincidono con la proposta di brani più noti al grande pubblico. Un concerto che ha fatto registrare il tutto esaurito molti mesi prima di andare in scena è stato il concerto che prevedeva la Quinta di Beethoven e il terzo concerto di pianoforte con l’orchestra di Rachmaninoff, divenuto celebre grazie al film Shine (1996).
Un conto è il successo, un altro è la soddisfazione. A volte danno grande soddisfazione anche concerti inaspettati. Per esempio, l’anno scorso ha debuttato un direttore d’orchestra giovane e molto bravo, Thomas Guggeis, che ha avuto uno straordinario successo di pubblico ma anche presso l’orchestra. Questo è un altro fattore molto importante, l’entusiasmo con cui certi interpreti trascinano l’orchestra. In quel caso, un giovane direttore che è stato un po’ la rivelazione della stagione scorsa, ha avuto un grande successo.

In generale, il nostro direttore principale Andrés Orozco-Estrada è un grande musicista ma è anche un grande comunicatore e quindi ha un grande appeal sul pubblico, ed è molto apprezzato come direttore.

B: A proposito di comunicazione, come comunica l’orchestra oggi?

P: La comunicazione è integrata su diversi canali. L’orchestra è presente sia sui media tradizionali, quali televisione e radio, in quanto tutti i concerti sono trasmessi da Radio3 e molti concerti sono trasmessi in televisione su Rai5. Dopo la trasmissione televisiva, tutti i concerti rimangono disponibili sullo streaming; in ogni caso tutti i concerti, anche quelli non trasmessi in televisione, vengono trasmessi in streaming.

Esiste una grossa fascia di pubblico che non è a Torino o nelle città in cui suona l’Orchestra, che ci può seguire attraverso diversi media. Tradizionalmente, la radio è quella più antica, in quanto questa nasce come Orchestra della radio. Tuttavia, adesso è diventata anche un’Orchestra di internet. Inoltre, tutti i contenuti vengono (ri)lanciati anche attraverso i social media, che sono un ottimo mezzo per raccontare delle storie e far vedere e sentire quello che facciamo.

I social media sono canali che raggiungono pubblici diversi o comunque permettono di aggiornare le informazioni e far preassaporare quello che si andrà ad ascoltare. Per esempio, durante le prove si pubblica uno stralcio di una prova di un brano che poi si ascolterà in diretta sulla radio o in streaming il giovedì successivo.

B: Come ben sappiamo, oggi l’Orchestra Sinfonica Nazionale fa parte della famiglia di Rai Cultura. Come è cambiato il rapporto con la televisione nel corso degli ultimi anni?

P: Il rapporto con la televisione è abbastanza articolato, nel senso che Rai Cultura riprende e trasmette almeno 10 concerti l’anno, che trasmette su Rai5. Tuttavia, ci sono concerti che vanno su altri canali. Ad esempio, da più di vent’anni il concerto di Natale dalla Basilica Superiore di San Francesco d’Assisi, va in onda su Rai1 dopo la benedizione urbi et orbi del Papa.
Delle altre componenti che non sono cambiate sono la qualità e la cura nelle riprese: non bisogna pensare solo a dove si trasmette, ma bisogna pensare soprattutto a come si produce una ripresa.

Per riprendere un concerto occorrono sei od otto telecamere – ad eccezione dell’esclusiva streaming per cui ne servono solo quattro. Sono necessarie delle persone che seguono le prove, dei consulenti musicali con la partitura che indicano dove fare le riprese, quali strumenti riprendere e quando riprendere l’orchestra nella sua interezza, oltre ad un intero team di regia.

Inoltre, se il concerto viene post prodotto, servono dei professionisti che si occupano del montaggio e dell’editing. C’è tutto un mondo che cura la produzione che poi viene trasmessa su più canali diversi.

B: E’ quindi fondamentale poter contare su un team che sappia valorizzare l’orchestra attraverso riprese che finiscono successivamente su media differenti.

P: E’ molto importante la qualità della produzione della ripresa. Il concerto che viene trasmesso in diretta è così come lo si vede, il concerto che viene trasmesso magari un mese dopo viene post prodotto e rimane a disposizione in streaming su RaiPlay, diventando un documento storico. Ad esempio, ci sono esecuzioni storiche della Rai con interpreti che non ci sono più, o prime assolute di brani che sono diventati di repertorio.

B: Ennio Morricone, uno dei più grandi compositori italiani, ha diretto l’Orchestra Sinfonica della Rai nel 2013. Da Rigoletto (2010) di Bellocchio a Cenerentola (2012) di Verdone, l’OSN è stata protagonista di alcuni film-opera trasmessi in diretta su Rai1. Qual è il rapporto di oggi con il cinema?

P: L’OSN produce anche colonne sonore di fiction televisive e indice dei cd, c’è un’ampia discografia. E’ capitato anche che l’Orchestra abbia eseguito colonne sonore cinematografiche. Non è frequentissimo, ma può capitare che succeda.

B: Abbiamo del direttore attuale Andrés Orozco-Estrada, molto amato dal pubblico, che resterà fino al 2026. Qual è il processo di selezione dei direttori principali dell’OSN?

P: Si tratta di una scelta della direzione artistica tra i direttori ospiti che frequentano l’Orchestra, invitati per interpretare i brani di alcuni concerti della settimana. Se si crea un buon rapporto con l’Orchestra, si può valutare la posizione di direttore principale e valutare se si può percorrere un pezzo di strada assieme.

B: Avete notato un cambiamento nel pubblico negli ultimi anni, sia in merito di numeri che in base, ad esempio, all’età?

P: Come è capitato un po’ a tutti, durante la pandemia c’è stato un grande calo, seguito poi da una ripresa graduale spunta dallo streaming, che è stato inserito proprio in quegli anni per esigenze che tutti noi conosciamo.
Per quanto riguarda l’età anagrafica, la nostra offerta di appuntamenti di musica contemporanea attira un pubblico giovane, interessato ad alcune serate in particolare. Poi ci sono i cosiddetti pubblici specifici, che seguono solo Bach o solo Wagner, ad esempio. Chiaramente, le serate che riscontrano un maggiore successo sono quelle dei grandi classici, come la Quinta di Beethoven.

B: Cosa si vede nel futuro dell’Orchestra?

P: A brevissimo presenteremo la stagione 2025-2026, che si inaugurerà ad ottobre. Ci saranno novità, nuovi programmi e tournée.

Non resta che consultare il programma ufficiale per non perdere gli ultimi appuntamenti della stagione, oppure recuperarli gratuitamente su Rai Play, nell’attesa di scoprire le novità del prossimo anno.

Beatrice Pezzella

La foto dell’Orchestra è di PiùLuce

La lettura è più bella, nel “Bosco dei Pensieri”

Riprendono le “Passeggiate Letterarie” organizzate dalla “Fondazione E. di Mirafiore” a Serralunga d’Alba

Giovedì 22 e giovedì 29 maggio

Serralunga d’Alba (Cuneo)

Due giornalisti – scrittori, uno per anni fra i volti più noti di “mamma Rai”, l’altro fra le penne più attente nel descrivere a fondo la condizione umana in tutte le sue più veritiere sfaccettature: Maurizio Mannoni e Antonio Pascale. Saranno loro i primi ospiti del “Bosco dei Pensieri”, nel “Villaggio Narrante di Fontanafredda”, in occasione della nuova edizione delle ormai celebri “Passeggiate Letterarie” organizzate dalla “Fondazione E. di Mirafiore”, creatura oramai quindicenne di Oscar Farinetti.

Ad inaugurare ufficialmente il programma 2025 sarà, giovedì 22 maggiodalle 18,30Maurizio Mannoni , uno dei volti più noti e nondimeno apprezzati del giornalismo televisivo italiano.

Spezzino di Migliarina e figlio del giornalista Ugo Mannoni, per oltre trent’anni protagonista dell’informazione targata Rai (sotto l’egida benefica dell’indimenticato Sandro Curzi) con il “TG3” e la rubrica “Linea Notte , Mannoni arriva a Serralunga d’Alba in veste di scrittore, con il suo sorprendente esordio narrativo: “Quella notte a Saxa Rubra” (“La Nave di Teseo”), un giallo sofisticato e avvincente ambientato nel cuore della Rai romana. Praticamente a “casa sua”. Il mistero del “giallo” in spazi che Mannoni naviga ancor oggi (che è in pensione) ad occhi chiusi. Al centro del romanzo, un misterioso suicidio avvenuto all’interno degli studi televisivi, che diventa occasione per indagare non solo un delitto, ma anche le dinamiche più oscure e sottili del mondo dell’informazione pubblica.

L’incontro con Mannoni sarà sicuramente una piacevole occasione per ascoltare dal vivo una voce autorevole del giornalismo di casa nostra, impegnata, come “giallista”, in un intrigo di eventi che Maurizio sa ben bene dominare con la consueta grande professionalità del narratore attento, meticoloso e appassionato, ma pur sempre abile maneggiatore di quella sottile ironia capace di imbastire pagine di assoluta intelligenza e gradevolezza.

E, dopo Mannoni, il “Bosco dei Pensieri” è pronto ad accogliere, giovedì 29 maggioAntonio Pascale, giornalista, scrittore, agronomo e blogger, in occasione della pubblicazione del suo ultimo libro “Le cose umane” (“Einaudi”, 2025). Pascale, napoletano, oggi residente a Roma, scrive per il teatro e per la radio, oltre a collaborare con “Il Mattino”, “Il Foglio, “Limes”, il “Corriere della Sera” e a dirigere “Agrifoglio”, che racconta di “agricoltura innovativa”. Numerosi i libri pubblicati e tradotti in spagnolo, francese e portoghese. Il suo precedente romanzo “La Foglia di fico” (“Einaudi”, 2021) è stato finalista al “Premio Campiello” 2022. A Serralunga d’Alba, Pascale “condurrà il pubblico lungo i sentieri del bosco e della memoria, tra ironia, malinconia e lucidità”, attraverso pagine che raccolgono e sanno tenere abilmente insieme “una galleria di personaggi – è stato scritto – teneri, meschini, violenti, vulnerabili, impossibili da dimenticare perché veri”. Il fine del libro (ma forse possono essercene più d’uno) è quello di raccontare, attraverso una miriade eterogenea di personaggi, un cambiamento temporale che racconta e si sforza di spiegare con “vena malinconica e scanzonata”, più di ogni altra cosa, la trasformazione della nostra società. “Devo dire grazie – scrive lo stesso Pascale – al trattore di mio padre, il primo ad aver studiato, mio padre poteva andare a scuola perché il trattore lavorava per lui”. In queste semplici e poche parole è il cuore del libro: “la consapevolezza che la società del benessere è un traguardo, nonché un’eredità imperfetta che ci chiede onestà al raccontarla, senza retorica”.

Per info: “Fondazione E. di Mirafiore”, via Alba 15, Serralunga d’Alba (Cuneo); tel. 0173/626424 o www.fondazionemirafiore.it

Gianni Milani

Nelle foto: Maurizio Mannoni e Antonio Pascale

Il Festival della Televisione di Dogliani dal 23 al 25 maggio

Il Festival della Televisione di Dogliani, giunto alla sua 14esima edizione, si svolgerà in piazza Umberto I, piazza Belvedere e Carlo Alberto

Venerdì 23 maggio prenderà il via a Dogliani, in provincia di Cuneo, la quattordicesima edizione del Festival della TV, che proseguirà fino a domenica 25. Si tratterà di tre giornate intense e dense di incontri, spettacoli, dibattiti, e conversazioni, con oltre 130 protagonisti appartenenti al mondo dei media, della cultura, del giornalismo e dell’impresa.

Significativo il titolo del tema scelto per quest’anno “Ritrovarsi”, che vuole essere un invito a riscoprire il valore della presenza, dell’autentico confronto, della narrazione condivisa in un tempo dominato dalla velocità e dalla connessione virtuale. Dogliani si trasformerà ancora una volta in un laboratorio culturale a cielo aperto, dove il pubblico potrà ascoltare da vicino volti noti e voci nuove in un clima informale partecipato. Tra, i tanti ospiti attesi Enrico Mentana, Mara Venier, Carlo Conti, Francesca Fialdini, Ludovico Einaudi, Noa, in dialogo con Gad Lerner, Stefano De Martino, Diodato, Nek, Alberto Matano, Veronica Gentili, Ornella Muti, Corrado Formigli, Diego Bianchi, detto Zoro, Aldo Cazzullo, Pilar Fogliati, Elsa Fornero, Federico Basso, Case a prima vista e Cronache di spogliatoio e molti altri. Il programma, completamente gratuito e senza prenotazione, si svolgerà nelle tre piazze principali del paese: Umberto I, Belvedere e Carlo Alberto, e toccherà tematiche di grande attualità tra giornalismo e informazione, musica e memoria, intelligenza artificiale, televisione e cucina, turismo sostenibile, moda, impegno civile e cultura digitale.

Anche quest’anno il festival assegnerà tre riconoscimenti che verranno consegnati venerdì 24 maggio, nel corso del Festival. Domenica 25 maggio, alle 16, la giornalista e divulgatrice Donatella Bianchi riceverà il Premio Ambiente Coripet. Il premio va a Francesca Fialdini per la sostenibilità, ad Aldo Cazzullo per l’innovazione e a Donatella Bianchi per l’impegno ambientale. Tra le novità più curiose, sabato 24 maggio debutta la prima Dogliani TV Run, una corsa non competitiva per esplorare il territorio in modo attivo e condiviso. E’ organizzata da A.S.D. Pam Mondovì, in collaborazione con il Festival Comune di Dogliani. La manifestazione prevede una gara podistica di 10 km e una corsa camminata di 6 km aperte a tutti.

Dietro le quinte del Festival della TV c’è stato un anno di lavoro e un intero paese in movimento, dietro ogni incontro che riempie le piazze di Dogliani vi è un lavoro silenzioso che inizia quasi un anno prima. Costruire il programma di una manifestazione che vuole raccontare le abitudini e le tendenze e le prospettive della televisione e del giornalismo, e di nuovi linguaggi della comunicazione, richiede visione, intuizione e attenzione, ma anche capacità organizzativa, sensibilità culturale e cura dei dettagli. Il cuore pulsante del Festival è IL Idee al Lavoro, un gruppo quasi interamente al femminile, con Federica Mariani alla direzione artistica, Simona Arpellino a quella organizzativa, Angela Frigerio per il social media management, Carola Baiotti alla grafica e alla creatività. Un gruppo affiatato che lavora con passione alla selezione degli ospiti, al disegno delle piazze e all’equilibrio del palinsesto. In questo contesto è doverosa la menzione di Mauro Tunis alla direzione tecnica, che contribuisce a trasformare Dogliani in un grande teatro a cielo aperto. Sono circa 200 i volontari, i veri motori invisibili del Festival, che su una popolazione di 4 mila abitanti rappresentano qualche cosa di straordinario. Grazie a loro, al loro del tempo, delle energie e del senso di comunità, il Festival diventa anche un’esperienza: un’ospitalità discreta ma autentica, un’organizzazione puntuale e appassionata, una macchina che funziona con il calore umano al centro. Il pubblico, composto, rispettoso, attento e sempre partecipe è molto sabaudo, capace di mostrare entusiasmo senza oltrepassare il limite, curioso e pronto al confronto. E’ anche questo a rendere speciale l’atmosfera, quel senso di rispetto reciproco che unisce e racconta il mondo a chi ascolta con interesse, coltivando spirito critico. Un mix unico, fatto di idee, persone e territorio, rende il Festival della TV un’esperienza di comunità e cultura.

Le tre piazze di Dogliani ospiteranno oltre 56 panel, incontri, interviste, spettacoli a ingresso libero e gratuito. E’ tempo di recuperare il senso della realtà, ribaltare la scala dei valori, rimettendo al centro la comunità reale rispetto a quella virtuale. Vivere queste opportunità tecnologiche come strumenti per incidere ancora meglio sulla realtà, e non ridurci a strumenti di una tecnologia che prende il sopravvento sulle nostre vite. C’è bisogno di vita vera, di contatto fisico, di contraddittorio. C’è bisogno di ritrovare una profondità che si sta perdendo nell’informazione, oggi il più delle volte sopraffatte dalla velocità e dalla superficialità. Abbiamo l’opportunità di vivere tempi tecnologicamente straordinari e destinati a evolvere in maniera ancora più dirompente, verso scenari che richiederanno una sicurezza sempre più forte. Proviamo a non sprecare questa opportunità”.

La giornata inaugurale del Festival si apre nel segno dell’infanzia e della creatività, con un appuntamento riservato alle scuole di Dogliani. Alle 10.30, in piazza Umberto I, andrò in scena l’anteprima della nuova stagione de “Le ricette di Arturo e Kiwi 5”, produzione di Rai Kids. L’incontro, che unisce animazione e divertimento, è condotto dalla produttrice cinematografica Sonia Farnesi e Andrea Zingoni, regista e scrittore, ideatore di due iconici personaggi protagonisti della serie. Nel pomeriggio, la giornalista Francesca Fialdini, autrice e conduttrice, dialogherà con il giornalista culturale de La Stampa Alberto Infelise, in occasione del premio a lei dedicato. Alle 18.30 Ludovico Einaudi incontrerà Aldo Cazzullo, editorialista e vicedirettore de Il Corriere della Sera, in una conversazione che esplora il potere evocativo della musica, il rapporto con la memoria e l’importanza del silenzio nel mondo di oggi. Alle 17. 30 Ornella Muti, recentemente premiata con il David di Donatello alla carriera, si racconterà a Steve Della Casa. Alle 18.30 sarà dato spazio al mondo dell’editoria con l’incontro tra l’editore Urbano Cairo e Mario Calabresi, oggi direttore della Podcast Company Choramedia. I due dialogheranno sul presente e futuro del giornalismo, tra credibilità e nuove forme di racconto e sostenibilità economica dei media. Il pomeriggio si chiuderà con la partecipazione di Carlo Conti, e la giornata, in piazza Umberto I vedrà come ultimo incontro il dialogo tra Noa, cantautrice israeliana, e Gad Lerner, sui temi urgenti della pace, del ruolo dell’arte nei conflitti e dell’identità attraverso il linguaggio universale della musica.

 

Mara Martellotta

 

Dardust per l’apertura di “Città in note. La musica dei luoghi”

Al Toselli di Cuneo arriva 
Domani, mercoledì 21 maggio, prende il via la rassegna con oltre 30 appuntamenti in 6 giorni

20.05.2025 – Prende il via domani, mercoledì 21 maggio, la quinta edizione del festival “Città in note. La musica dei luoghi” che animerà il capoluogo della provincia Granda fino a lunedì 26 maggioPiù di 30 appuntamenti, in 6 giorni di programmazione, che celebrano l’unione tra la musica e il patrimonio storico della città con concerti, performance, workshop e incontri che trasformeranno alcuni dei più suggestivi luoghi della città in palcoscenici vibranti mettendone in luce il grande valore storico, architettonico e naturale. Una proposta che spazia, come sempre, tra diversi generi in un’ottica di ampliamento dell’offerta culturale e di una visione aperta e inclusiva del linguaggio musicale che si relaziona non soltanto con il pubblico e i cittadini, ma anche con lo spazio urbano, valorizzandolo attraverso performance site specific.

Domani, mercoledì 21 maggio, alle 21, al teatro Toselli (via Giovanni Toselli, 9) ad aprire “Città in note” sarà Dardust. Pianista, autore, compositore e producer tra i più premiati al mondo della nuova generazione, dopo il successo del tour europeo “Urban Impressionism torna a teatro con un suggestivo e intimo live per piano e trio d’archi. Artefice di uno stile personalissimo e innovativo, in grado di ridisegnare i confini di classico e contemporaneo, ha gettato la sua musica ben oltre le definizioni, creando da sempre atmosfere non convenzionali in un equilibrio perfetto tra pianoforte ed elettronica. Biglietti disponibili in prevendita su ticket.it, al costo di 25 euro intero e 20 euro ridotto (under 25, over 65, possessori di abbonamenti alle stagioni a cura di Piemonte dal Vivo, iscritti all’associazione ACLI, iscritti FAI, possessori abbonamento Musei Piemonte e Valle d’Aosta). Salvo esaurimento posti, i biglietti potranno essere acquistati presso la biglietteria del teatro, la sera del concerto, a partire da un’ora prima.

Dardust
Ad anticipare la performance, nell’ambito del progetto di audience engagement e audience development rivolto alle scuole superiori di Cuneo The Youth Factor, alle 18, presso la Sala Michele Ferrero di Casa Betania, sede di Confindustria Cuneo, Dardust si confronterà con il pubblico sul tema della creatività con la conduzione della speaker radiofonica Margherita Devalle.
Evento già sold out ma si consiglia di monitorare comunque il profilo Eventbrite di Artea nell’eventualità che qualcuno annulli la sua prenotazione e si liberino dei posti.Alle 23, presso il complesso Monumentale di San Francesco (via Santa Maria, 10), Alessandro Cipriani, figura di rilievo internazionale nel panorama della musica elettronica sperimentale, sarà protagonista – in collaborazione con il METS, il Dipartimento di Musica Elettronica del Conservatorio “G. F. Ghedini” di Cuneo – di un concerto audiovisivo che si inserisce in un più ampio progetto formativo e di ricerca dell’ateneo cuneese, dedicato al tema della voce intesa come strumento naturale e digitale. Una performance dalla forte carica evocativa, in perfetto dialogo con gli ambienti di San Francesco, che si dividerà in due parti: la prima composta dall’esecuzione di AL NUR (La Luce) e AQUA SAPIENTIAE / ANGELUS DOMINI, basati rispettivamente sull’elaborazione elettronica di canti della tradizione religiosa islamica e del canto gregoriano, e una seconda che prevede la trilogia audiovisiva SHIPWRECKS / NAUFRAGI, in cui si intrecciano immagini di corpi e corde nel mare – evocazione simbolica delle tragedie del Mediterraneo – e paesaggi sonori composti da urla del crollo della borsa di New York, voci concitate delle radiocronache calcistiche, frammenti della vita-mercato e della vita-distrazione.

La rassegna, ideata e promossa da Fondazione Artea con il Comune di Cuneo, e la direzione artistica di Claudio Carboni coadiuvato da Carlo Maver, vede quest’anno, in una forma ancora più consolidata, l’importante coinvolgimento delle scuole e delle istituzioni musicali del territorio – Conservatorio “G. F. Ghedini” di Cuneo, Academia Montis Regalis, Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di SaluzzoIstituto Bianchi-Virginio, Insieme Musica, Palcoscenico Performing Arts Centre, Progetto Har e Voice Art Academy – che con le loro proposte di alta qualità troveranno in “Città in note” una rassegna ideale per presentare i giovani talenti della musica del futuro. Diverse le collaborazioni con le principali realtà concertistiche piemontesi: le cuneesi Orchestra sinfonica Bartolomeo Bruni e la Società Corale Città di Cuneola Corale Polifonica “Castello” di Rivoliil Coro Polifonico di Boves e il Gruppo corale “I Polifonici del Marchesato”.

Ad eccezione del concerto al Teatro Toselli, l’ingresso agli eventi è libero e gratuito, fino a esaurimento posti. Per informazioni consultare il sito www.fondazioneartea.org