CULTURA E SPETTACOLI- Pagina 131

Quattro artiste a confronto, tra favola e realismo

Alla Galleria d’arte Malinpensa by La Telaccia, sino al 31 ottobre

Quattro donne, tre pittrici e una scultrice che amano il mondo dell’arte e lo vivono, diversi interessi e più o meno lunghi personali percorsi, linguaggi in piena autonomia, acquerelli e oli, bronzi e terrecotte, intenzioni e suggestioni da offrire a chi guarda, una bella scelta da parte di Monia Malinpensa curatrice che le presenta e con felice intuizione le amalgama, sino a venerdì 31 ottobre, nella propria galleria “by La Telaccia” di corso Inghilterra 51 (orari: 10,30-12,30 / 16-19) con la mostra “Le donne nell’Arte”: sono Daniela Rosso (in arte Prin), Licia Martini, Serenella Rossi, Federica Caprioglio.

Di Daniela Rosso – torinese, allieva di Dino Pasquero maestro delle nevi, affronta pennello e spatola, apprezzati riconoscimenti a Milano e Firenze e Montecarlo, Ivrea e Guarene e Acqui Terme, “osserva, elabora e reinterpreta interessi e momenti di vita vissuta” -, non convincono soltanto la vivacità e la ricchezza dei colori ma il disteso impianto scenico delle proprie tele, le atmosfere che sa imprimere, quei silenzi che abbondano e si impossessano di un mondo reale. L’avvince la natura (“Primi fiori” del 2023, una natura dove sono le macchie di giallo e di verde a predominare, impressionisticamente, e il recente “Fiori di campo” con felici tratti cromatici), nella scrittura del sentimento e della sensibilità ma altresì di una concretezza che a tratti s’impone senza allontanare da sé la poesia, fuoriuscendo in ogni tela quel versante intimistico che la fa apprezzare. Non dimenticando, nel proprio lavoro, la partecipazione di un’umanità, forse appartata, nascosta nei grovigli verdi e intricati della natura, quel viso di bimbo (presenza maggiormente contemporanea) che spunta inaspettato tra il folto di “Simbiosi” (2022) o, con uno sguardo al contrario, quella natura che nel “Terzo paradiso” (2023) tenta di rimpossessarsi della cemetificazione che viviamo ormai quotidianamente, uno sguardo efficace e di piena maturità. Di Licia Martini, di origini cuneesi, diremmo dalla doppia patria se si pensa ai lunghi trascorsi e all’attività svolta come insegnante e alle tante iniziative culturali e sociali svolte al Cairo, sembra, nella stesura dell’acquerello, con ricchezza e bella disposizione di colori, in forma felicemente attuale quanto originale, fantasiosa, far propria anche lei con “Foliage” l’ispirazione legata alla ricchezza della natura mentre, in una bella sequenza di ricordi, di emozioni, di luoghi e tempi trascorsi, lascia prevalere proprio il mondo dell’”Egitto” (2024), tra simboli e dettagli ed equilibri, fatti di angoli della memoria, passando altresì alla vivacità e all’autentica istantanea delle “Oche di Amsterdam” o alla tragicità di “Mattanza” (2022), dove sotto un sole caldo ma lontano, in perfetta astrazione, tra linee curve e colori ancora squillanti, la pittrice esprime quel mondo di “necessità” sanguinosa che da secoli si perpetua in mare.

Serenella Sossi, di Imperia, diplomata al Liceo Artistico genovese (ha realizzato quattro anni fa, installata sul molo di Imperia Oneglia, la scultura in bronzo “Forma Sirena”, commissionatale dalla Città di Imperia e finanziata dalla Fondazione Carige di Genova), abitando da anni a Nizza, sur la côte, ha felicemente attinto a entrambe le culture. Tra il filosofico e lo spirituale, legata strettamente a una quotidiana intimità, come la collega ha guardato a un mondo antico, per molti versi immerso in una civiltà dove molto nei giorni nostri ha ancora da essere svelato, con i vari “Scriba”, in diversi materiali e posizioni, in una sintesi perfetta di ricordi e di nuove scoperte. Ne mette in bella presenza la gestualità, l’importanza, l’ufficialità, alla riscoperta della Storia, figure con garbo inserite nello spazio, essenziali tra vuoti e pieni, ricordi non soltanto scolastici ma rivolti umanamente a popoli antichi, alle prime prove dell’uomo, a un universo arcaico. Come, non dimenticando le proprie origini “di mare”, mostra “Delfini” e “Sirene”, sinuose queste (“Forma di sirena”, 2022, acefala, posta all’ingresso della galleria, estremamente suggestiva), quasi danzanti, leggere, visibilmente guizzanti quelli, in un fluttuare continuo di code e di corpi, testimonianza della padronanza da parte della scultrice dei materiali, terracotta anche patinata e ferro, marmo e bronzo, di piccole dimensioni che incantano.

Last but not least, il mondo fiabesco, logicamente surreale, di Federica Caprioglio, che prende le età diverse di chi guarda. Per le invenzioni, per la fantasia che si sprigiona riuscendo a non far parte soltanto del mondo dei più piccoli ma altresì degli adulti (come non incantarsi davanti ai rimandi del rinascimentale Hieronymus Bosch o del moderno e nostro Romano Gazzera dai fiori gigante? per non tacere delle radici che sono alla base dell’attività dell’acquerellista, le “scuole” di Valeria Tomasi e di Roberto Andreoli), per il sogno che supera la più semplice fantasia, per il ripensamento della natura, per quell’antropomorfismo che invade le opere in piena originalità. Tutto è racchiuso dai colori e dalla poesia e dal gusto per l’avventura, senza che ci sia la volontà di porre limiti. In ogni opera un racconto, quasi andassimo a rileggere Grimm o Perrault, felicemente sperduti in quelle selve di alberi che diventano esseri viventi o magari viceversa: nascono “La danza del mattino” (2019) con gli alberi “in veste femminile” che tanta parte devono al cinema d’animazione, o “Prospettive diverse” o “Sguardo diritto” (2016) con un coniglio che è frutto della penna di Lewis Carroll (in buona compagnia di “Topo tremendo”, 2017) e un alto monte dal sembiante umano; saremmo infine tentati di parlare di piccolo capolavoro per “Incontri al confine” (2020), lettura di un mondo dall’orizzonte dai colori lividi e da un paesaggio popolato di tronchi nodosi, di ruderi medievali su cui veglia una imperiosa civetta, di picchi e serpenti, di pulcini con la sella, di pellicani “chiocciolati” e di pesci bendati che paiono davvero usciti dalla tavolozza del maestro fiammingo.

Elio Rabbione

Nell’immagini, nell’ordine, “Simbiosi” di Daniela Rosso Prin; “La mattanza” di Licia Martini; “Lo scriba” di Serenella Sossi; e “Incontri al confine” di Federica Caprioglio.

Rock Jazz e dintorni a Torino: Edoardo Bennato e la London Symphonic Rock Orchestra

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GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA

Martedì. Al Blah Blah suonano i Divide And Dissolve +Ramon Moro.

Mercoledì. Al teatro Alfieri si esibisce Edoardo Bennato. Al Blah Blah è di scena Mapuche. Al teatro Concordia si esibisce il cantautore Carl Brave.

Giovedì. Inaugurazione del festival di musica elettronica CNC alle OGR con l’esibizione di Jenny Hval. Il Festival propone fino a domenica 2 novembre  anche al Lingotto diversi musicisti tra i quali: Blood Orange, Los Thuthanaka, Yhwh Nailgun, Danielm Blumberg e tanti altri. Al Cafè Neruda suona il trio di Alberto Marsico. Al Banco si esibisce il trio Denitto- Azzaro, Palazzo. Al Vinile è di scena il Miky Bianco Projet. Al Blah Blah suonano i Mao Funk.

Venerdì. Al Circolino si esibiscono i Stay tuned. Alla Divina Commedia suonano i Yourmother. Al Folk Club sono di scena i Huun-Huuur-To. Al Teatro Colosseo si esibisce Marco Masini.

Sabato. Al Vinile suona il gruppo The Soul Women //Soul Night. Al Circolo Sud sono di scena i Boogianen. Al Peocio di Trofarello suona Michael Angelo Batio. Al Blah Blah sono di scena i The Jackets. Allo Ziggy suonano i Conjurer + Frail Body.

Domenica. Al teatro Colosseo si esibisce la London Symphonic Rock Orchestra.

Pier Luigi Fuggetta

La voce di Malyka Ayane e le scene di Chiti per riassaporare l’amore tra Ennis e Jack

Oggi ultima replica di “Brokeback Mountain” all’Alfieri

Non sono finocchio io”, ci tiene a chiarire Ennis Del Mar ma, nel chiuso della tenda, il fattaccio è scoppiato e la sua passione per Jack durerà ancora per vent’anni e molto più. Nell’America per molti versi chiusa della prima metà degli anni Sessanta, in quegli stati dove l’omosessualità con la negritudine è al bando, qui tra le montagne imponenti e solitarie del Wyoming, la relazione amorosa e cresciuta a dismisura tra due esseri dello stesso sesso non poteva venir accettata, poi i propri complessi di colpa e i sospetti e le certezze degli altri, una moglie, con cui il mandriano Ennis ha messo al mondo due figlie, che ha compreso con un solo sguardo, dalla finestra della loro casa, quanto voglia dire quel lungo abbraccio tra i due uomini, la famiglia intera di Jack che causerà ritorsioni violente e morte: ogni momento sa di proibito. “Brokeback Mountain”, tratto da una novella breve di Annie Proulx, tre Oscar al cinema ad opera di Ang Lee e passato due anni fa su un palcoscenico londinese come “play with music” in una versione teatrale che si deve all’adattamento di Ashley Robinson e alle musiche di Dan Gillespie Sells, adesso vede un’operazione tutta italiana per la regia di Giancarlo Nicoletti.

Dicevo, presentando nei giorni scorsi lo spettacolo in prima nazionale all’Alfieri di Torino (ultima replica oggi alle 15,30), che era difficile immaginare un paesaggio – quello che la fotografia di Rodrigo Prieto (collaboratore anche di Scorsese e Inarritu, di Oliver Stone e di Almodòvar) ci aveva dato al cinema – a far da cornice alla vicenda, i pascoli e le immancabili pecore, la solitudine e il tempo sospeso: invece Alessandro Chiti, l’ineguagliabile artefice di sempre, ha lasciato immaginare al pubblico quei panorami, tra suggestioni e convinzioni, spezzando spazi in parti triangolari, che con l’aiuto di immagini in bianco e nero rappresenteranno, anche in ristretti particolari, volti e panorami, momenti e racconti presi a prestito da quanto sta accadendo in scena. In una parte di quell’immaginario, la live band capitanata da Marco Basso al pianoforte con Giacomo Belli alle chitarre e Giulio Scarpato al basso e contrabbasso, trio eccellente: ma, non me ne vogliano, l’autentica colonna sonora essendo Malika Ayane, in un susseguirsi di belle canzoni, umanamente sentite, teatralmente interpretate e offerte con la voce meravigliosa che da sempre le riconosciamo. Un ritratto tutto a sé all’interno dell’intero spettacolo.

Del quale il peso maggiore sta sulle spalle, per qualche verso ancora acerbe, dei due interpreti Edoardo Pugatori, che è Ennis e Filippo Contri, che è Jack. Se il primo riesce già più convintamente ad approfondire il proprio personaggio, a far trapelare i tanti dubbi che Ennis ha su di sé, su quanto all’improvviso gli è calato addosso, personaggio già maggiormente controverso e arduo, il suo collega mi ha fatto supporre nel molto scorrere di un racconto che la regia di Nicoletti ha cercato di rendere il meno plumbeo possibile, che il Wyoming per una volta della propria esistenza si fosse trasportato sulle rive del biondo Tevere, tanto è l’abbondare di inflessioni e di doppie consonanti che si son sentite l’altra sera; per tacere di quella maggiore fiducia che lungo le repliche dovrà avere nella propria voce, né trovando rifugio in quell’urlato disseminato qua e là né in quel fastidioso microfono che è orrore di chi da secoli faccia teatro sulle tavole ingannevoli di un palcoscenico. Capisco la vivacità e l’amour fou pieno di gioia che ha voluto stampare in viso al ragazzo campione di rodei, ma non strafare sarebbe la strada più giusta da prendere. Per entrambi, l’uno più l’altro meno, non si tratta di andare a sciacquare i panni in Arno, ma perlomeno di italianizzarsi la bocca, questo sì. Le repliche, dicevo, provvederanno.

Elio Rabbione

Nelle immagini gli interpreti dello spettacolo: Malyka Ayane (foto di Attilio Cusani) e Edoardo Purgatori e Filippo Contri (foto di Carlo Mogiani).

Halloween al teatro Cardinal Massaia  con “La vedova”

Fra le proposte più originali per le serate torinesi del periodo di Halloween vi è lo spettacolo “La vedova”, proposto dal 31 ottobre al 2 novembre prossimi presso il teatro Cardinal Massaia di Torino. Prodotto dall’Associazione “Chi è di scena”, che da quest’anno ha in capo la gestione del teatro torinese, l’horror teatrale promette una elevata dose di suspense mista a un fascino vittoriano. Dalle 20.45 di ognuna delle tre serate, il pubblico sarà avvolto in un’atmosfera misteriosa e, grazie a un uso abile e oculato di effetti live, potrà vivere uno spettacolo ancora più avvincente. Il pubblico si troverà immerso in una dimensiona spazio-temporale coincidente con l’anno 1898 a Clifton, piccolo paesino dell’entroterra della Gran Bretagna. Qui, una casa chiamata “West fen House”, appare molto diversa dalle altre: intrappolata ai margini tra il villaggio e la palude, sembra essere un’entità a sé, un’anima incatenata dal suo stesso segreto. I paesani evitano di parlarne e le mura di questa casa celano una storia oscura; anche la nebbia che l’avvolge si dice porti con sé qualcosa di molto inquietante, come la mente di chi vi è rimasto intrappolato.
Tra i personaggi vi è anche la figura di un giovane notaio, arrivato in paese per mettere in vendita la villa della defunta Emily Butler, vedova Lewis, e si accorge che la dimora non è vuota…

Il cast artistico è composto da Gioacchino Inzirillo, curatore della sceneggiatura e della regia, Gabriele De Mattheis, coordinatore dei costumi, Mariasole Fornarelli, co-regista, Francesca Melis, Mariana Bonansone, Cloe Varalli, Giulia Curreri, Alessio Ruzzante, Annagrazia Galizia e Francesco Savarino. Il team è composto anche da Nicola Barbera, coordinatore delle musiche e degli effetti live, Gianluca Inzirillo, referente per live design e audio e Silvia Mastandrea al trucco e parrucca.
Il biglietto include anche un drink presso ‘SPES- Parisi’, locale adiacente al teatro, situato in via Saorgio, angolo via Sospello, valido nel giorno dello spettacolo scelto in orario dalle 19 alle 20.30, ed anche un tour esclusivo dietro le quinte della durata di 15 minuti.

Il mese di novembre proseguirà, al Cardinal Massaia, all’insegna delle risate. Dal 7 al 9 novembre, il 7 alle 20.45, l’8 alle 16.30, approderà la commedia “Alta infedeltà”, con un cast di volti molto noti a Torino, da Carlotta Iossetti a Claudio Insegno, da Andrea Beltramo a Guido Ruffa, e ancora Elena Cascino, Daniela De Pellegrin e Ettore Lalli.

Biglietti disponibili sul sito: teatrocardinalmassaia.com

Info: 344 4104477 whtasapp e 011 2216128

Mara Martellotta

La rubrica della domenica di Pier Franco Quaglieni

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SOMMARIO: Papa Leone e la kefiah – Franco Reviglio della Venaria – Sul treno con la Cgil – Da “Armando al Pantheon”- Lettere

Papa Leone e la kefiah

Che il papa Leone XIV abbia accettato la kefiah palestinese “come simbolo di lotta contro l’occupazione” è una notizia molto triste. Fa il paio con l’intervista del segretario di Stato Parolin silente per molti mesi, improvvisamente risvegliatosi antisraeliano. Che il dono venga da un attivista palestinese aggrava la cosa. Quel copricapo è conosciuto in tutto il mondo come un simbolo ostile ad Israele. Il Papa deve restare neutrale, esercitando una funzione di pace tra i contendenti. Questi sono episodi che sarebbero comprensibili in Papa Francesco, anche se di per sé censurabili perché la demagogia non deve mai lambire il solio di Pietro.


Franco Reviglio della Venaria

La morte a 90 anni di Franco Reviglio non è stata ricordata come meritava il personaggio. La statura morale e scientifica del professore ha portato a scrivere di lui come  del ministro di Craxi che per altro lo sostituì con il commercialista di Bari Formica. Ho conosciuto personalmente Reviglio ed ho anche presentato dei suoi libri.

Era un gentiluomo e un uomo di cultura degno della massima stima. Non aveva neppure quel giacobinismo che gli è stato attribuito per lo scontrino fiscale, un qualcosa oggi totalmente accettato. Il demagogo semmai fu l’ex azionista Visentini, uomo di rara, superba antipatia. Ricordo con nostalgia quando ci trovavamo al vecchio “Firenze“ a cena. Alla vedova Paola Thaon di Revel, ai figli esprimo la mia vicinanza affettuosa.

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Sul treno con la Cgil
A volte oggi si vivono situazioni paradossali, quasi incredibili. A causa di una manifestazione della GGIL a Roma volta a “bloccare tutto“  promossa di  sabato da Landini ho rischiato di non riuscire ad arrivare in taxi a Termini. Poi a fatica mi sono fatto strada e mi sono trovato  in  un vagone di militanti della CGIL con cappellino rosso e maglietta “Bella ciao” che hanno viaggiato senza prenotazione, vantandosi che in andata avevano viaggiato con Italo in business class.
Avrebbero voluto attaccare discorso anche con me, ma sono sopravvissuto al diluvio propagandistico in treno, tirando fuori un libro in cui mi sono immerso anche se era il dono di un tizio venuto  venerdì ad una mia conferenza  romana che ad ogni costo voleva rifilarmi le sue poesie che ho finto di leggere fino a quando mi sono addormentato. Per altri versi ho constatato  di persona il caos  in cui è precipitato il traffico ferroviario. Ho ascoltato infiniti annunci di ritardi e di guasti. Un’idea di inefficienza che non può non toccare anche le responsabilità dirette di un ministro che vuole occuparsi di tutto, anche di politica estera, ma non si occupa abbastanza dei trasporti. Le deficienze di Ferrovie italiane non sono più tollerabili.

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Da “Armando al Pantheon”

A cena da “‘Armando al Pantheon“, il mio ristorante preferito a Roma ho incontrato Peppone Calabrese il conduttore della trasmissione domenicale su Rai 1 che valorizza le tradizioni enogastronomiche italiane. Si è subito creato un rapporto tra di noi. Mi conosceva anche come amico di Mario Soldati di cui è un estimatore. È  stata una bella sorpresa incontrarlo. Alla domenica vedo sempre la sua trasmissione, un antidoto al tg pieno di notizie di guerra e di violenze. La campagna e i suoi prodotti e la vita semplice degli abitanti: un’alternativa alla vita frenetica e stupida a cui siamo condannati.

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quaglieni penna scritturaLETTERE scrivere a quaglieni@gmail.com

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Messa in dialetto
Cosa pensa di questa iniziativa a Pianezza che propone una Messa in dialetto piemontese? A me sembra un‘iniziativa impropria. E’ quasi impossibile ascoltare una Messa in Latino per colpa di Papa Francesco, il dialetto è del tutto fuori posto. Quanti fedeli comprenderanno il testo? Meridionali, emigrati ecc.?      Filippo de Baldi
Concordo con lei. Soprattutto mi domando quanti fedeli seguiranno la Messa. Il dialetto è sepolto anche per i piemontesi. Figurarsi gli altri. Il celebrante che è uomo colto si troverà in difficoltà.
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Quella foto su internet
Cosa pensa di questa fotografia che circola in Internet? Mi sembra il rischio politico peggiore in cui possa precipitare l’Italia. Edoardo Giletti
Lo penso anch’io. Manca qualche volto femminile per dare una qualche idea di parità e poi saremmo al completo. Spero che sia un brutto sogno.
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“Radicali” e IV Novembre
Ho letto che certi “radicali“ estremisti contestano il IV novembre non per scelta antimilitarista, ma perché è prevista una preghiera cattolica. Questo è anticlericalismo volgare alla Podrecca. Cosa ne pensa?    Francesca Ritucci
Non ho trovato riscontri documentati per rispondere. I veri radicali sono altra cosa .Io anche quest’anno sarò ad Alassio a parlare per il IV novembre e da sempre è prevista, insieme alla mia orazione, la celebrazione della Messa  senza problemi per nessuno. E’ un suffragio ai Caduti che solo gente rozza e fanatica può rifiutare con intendimenti politici molto meschini e pretestuosi.

Cristian Chironi. “Abitare l’immagine”

La “Project Room” di “CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia” dedica una suggestiva, non meno che curiosa, mostra allo “stravagante” fotografo sardo

Fino al 1° febbraio 2026

Artista eclettico. Genialoide. Empaticamente “stravagante”, come dicesi di chi o di qualcosa (tutta la sua produzione artistica) volutamente “fuori dalla norma, dalle normali consuetudini!”. E così è di certo per le narrazioni (invenzioni) artistiche del nuorese, classe ’74, Cristian Chironi, oggi residente a Bologna e (pensate un po!) “nelle architetture disegnate da Le Corbusier in giro per il mondo”. Strano, ma vero, secondo i canoni seguiti dalla sua operatività e come attestano nell’immaginazione del concreto le sue multidisciplinari, visionarie composizioni. A convincermene del tutto, e a “giocare” assolutamente dalla sua parte, quell’“Offside” (“Fuori gioco”), prima foto che mi è capitata sotto gli occhi e che mi ha fatto letteralmente sobbalzare. Ma questo che è? Mi sono, lì per lì, chiesto. Una squadra di calcio un tantino agé, foto in bianco e nero … tutti in bianco e nero … compreso il CT in giacca e cravatta, eccetto quel primo giovinotto accovacciato in prima fila a sinistra, uguale divisa sportiva rispetto agli altri, uguale postura in ginocchio e mani a terra … ma fissato in immagine a colori”. Ohibò: Ma quanti sono sti ragazzotti, 1 2 3 …12! 12?Uno in più rispetto agli 11 d’ogni squadra di calcio”. Riconto. E il conto non torna. Anzi, torna, eccome! Spiegazione che non fatico a trovare: Quel 12° giovane calciatore ce l’ha messo lui. Sì, proprio lui, Chironi! Anzi, ma guarda te!, il 12° ‘intruso’  è proprio lui: Chironi! Il fotografo spiazza tutti. Entra in campo. L’idea: quella di “Abitare l’immagine”. Ogni suo scatto. Per “impadronirsene” appieno. Disposto a qualsiasi ruolo. Invenzione “geniale” e originale, e sono tante, quelle che Chironi pratica con le tecniche più varie – “fotografia” e “arte performativa” e video e design– per riuscire, in qualche modo, a entrare e piacevolmente a “disturbare” la rigida fissità dell’immagine. Ci sono anch’io! Reclama l’artista. E non solo per riprodurre mondi che m’intrigano, ma per fare parte piena e attiva di quei mondi!  Datata 2007, “Offside” appartiene alla ben articolata selezione di opere firmate “Chironi” e ospitate fino a venerdì 1° febbraio 2026 nella “Project Room” di “CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia”, in via delle Rosine, a Torino.

Curato da Giangavino Pazzola, il percorso espositivo include “lavori fotografici”, “installativi” e “video” – alcuni totalmente inediti – che ripercorrono la ricerca dell’artista dagli esordi negli anni ‘90 sino ad oggi, mostrando come la sua pratica artistica sia caratterizzata da “originali strategie di costruzione dell’autoritratto, della messa in scena, della creazione dei personaggi e dell’ambientazione, elementi cardine nella generazione del valore costruttivo ed espressivo delle immagini”. Per Chironi, la fotografia è tanto altro rispetto a ciò che in genere ci si aspetta. Fin dai lavori a cavallo degli anni Duemila, appare chiaro che, per lui, scattare una foto non è un semplice gesto orientato ad immortalare l’azione di un corpo in movimento, ma un modo per “indagare – scrive Pazzola – la complessità delle relazioni personali e della propria identità, attraverso la creazione di un immaginario di finzione che altera la percezione della realtà”. E in ciò crede a tal punto da inventarsi, con giravolte surreali dell’ingegnosità, “azioni performative” in lavori come “DK” (2009), progetto in cui l’artista (furtivo Diabolik in “total calzamaglia black” o, se volete, nelle vesti di un più docile Arsène Lupin) cerca di rubare da Collezioni Museali – al pari dei recenti “mariuoli” del “colpo del secolo” al parigino “Louvre” – l’“aura” delle sculture del “nuovo Fidia” Canova, o in altri come in “Cutter” (2010), dove rimuove porzioni di immagini attraverso l’intaglio di pagine di libri, “mettendo in discussione la sacralità dell’immagine nel produrre memoria e creando nuove connessioni di senso”. Insomma: “Tutto ciò che vedete – pare volerci dire Chironi – è quanto mi ha suggerito il ‘reale’, sono pagine da me vissute nella totalità d’ogni anfratto e lì mi trovate, lì abito io. Se volete ci potete entrare!”“Magari mi ci trovate con un bicchiere d’acqua in mano, in maglietta blu e un misero piatto di riso(?) davanti, in una bianca vuota spazialità, rotta solo da una foto d’architettura ‘corbusiana’ appesa in parete. Questa é la mia casa”“My house is a Le Corbusier”, come recita proprio il titolo di un “Progetto” (2015 – ancora in corso) che lo porta ad “abitare” – in tutto il loro “purismo” lineare – le case progettate dal grande architetto svizzero con una serie di “performance – mostre” dilatate nel tempo. Tra queste: “Villa Jeanneret-Perret” (primo progetto di Le Corbusier, 1912) e “Chemin de Pouillerel” (2021) a Chaux-de-Fonds, Svizzera; “Studio-Apartment”, Parigi (2015) e il “Padiglione Esprit Nouveau” Bologna (2015).

Gianni Milani

Cristian Chironi. “Abitare l’immagine”

CAMERA-Centro Italiano per la fotografia”, via delle Rosine 18, Torino; tel. 011/0881150 o www.camera.to

Fino al 1° febbraio 2026

Orari: dal lun. alla dom. 11/19; giov. 11/21

Nelle foto: Cristian Chironi “Offside”, 2007; “DK#7”, 2008; “My house is a Le Corbusier” (Studio Apartment), 2015

INSERTO presenta Chanson Nouvelle all’Archivio Gribaudo

Presso l’Archivio Gribaudo, il 31 ottobre prossimo, inaugurerà un’edizione di INSERTO, a cura di Lilou Vidal, che sarà aperta al pubblico fino al 31 gennaio 2026. L’inaugurazione avverrà dalle 14 alle 19, e il concerto di Benjamin Seror alle ore 18.

Ogni edizione di INSERTO, il programma curatoriale dell’Archivio Gribaudo inaugurato nel 2024, rappresenta un invito a esplorare insieme ad artisti, poeti, curatori, graphic designer e scrittori un frammento del vasto universo di Ezio Gribaudo (1929-2022): un aspetto della sua opera, una rivelazione d’atelier, un segreto d’archivio. Per questa nuova edizione, Anne Bourse (1982) e Benjamin Seror (1979) propongono una fiction di forme e canzoni prolungando lo spirito d’invenzione che emana dallo studio di Ezio Gribaudo.
Compulsiva e ossessiva, la pratica del disegno in Ezio Gribaudo, di cui Anne Bourse sembra condividere una certa affinità nonostante le rispettive singolarità. Nei volti e negli ornamenti delle loro forme, nella scelta dei soggetti, spesso ispirati a immagini e oggetti quotidiani, nelle loro tecniche (penna a sfera, matita, pennarello o inchiostro) e nelle loro palette di colori aciduli.
Tra disco e house malinconica, si inventa una lingua: è stata la musica a plasmare per prima i loro gesti. Anne Bourse e Benjamin Seror sono compagni di lunga data, i primi testimoni e pubblico di ciò che ciascuno stava creando durante i ferventi anni sperimentali. Anne cantava e registrava senza alcuna formazione musicale, arpeggiondo sul suo registratore a quattro piste, sospesa tra fragilità e sincerità, creando repertori intrisi di malinconia ironica.

“Cinque cover per dirti che quando ti vedo mi sento un re” , mentre Benjamin lancia “Drame Orage”, un label di tenerezza tempestosa, preludio alla sua fede nel potere liberatorio del sentimento del suono.

Archivio Gribaudo – via Biamonti 15/B – telefono: 011 8193251

1 novembre 2025 – dalle 18 alle 19 – conversazione-concerto al Castello di Rivoli Museo di Arte Contemporanea. Verranno eseguite “Chanson Nouvelle”, breve preludio con Anne Bourse e Benjamin Seror, moderato da Lilou Vidal, e “Fascination”, concerto di Benjamin Seror.

Teatro del Castello di Rivoli – piano terra – piazza Mafalda di Savoia, Rivoli

Telefono: 011 9565212

Mara Martellotta

Et voilà … Le “Chapiteau” dei “MagdaClan”

A Torino, al “Bunker” di “Barriera di Milano” andranno in scena quattro fine settimana di spettacoli dal vivo e “live music”

Da sabato 25 ottobre

Ed eccolo in bella vista. E’ il “tendone blu” montato, nel cuore di Barriera di Milano, al cosiddetto “Bunker” di via Paganini 0/200, dalla Compagnia di “Circo Contemporaneo“ “MagdaClan” (appollaiata festosa in cima al tendone), nata nella notte del Capodanno 2010/2011 sotto un trullo della brindisina Ceglie Messapica, ma dall’idea, tutta torinese, dei sette fondatori (oggi sono 20 gli artisti circensi che ne fanno parte) maturata sotto la Mole, dal 2004 al 2010, nella “FLIC Scuola di Circo”. Ebbene, proprio da questo “chapiteau riscaldato” ( “il nostro – dicono gli artisti facenti parte del sodalizio – è come un ‘Cubo di Rubik” aperto a tutti i linguaggi artistici”) andrà in scena, da sabato 25 ottobre“MagdaClan: il quartiere del circo”, quattro fine settimana di spettacoli dal vivo e “live music” con biglietti popolari, a partire da 5 euro.

Il progetto, firmato in collaborazione con “Bunker” e “FLIC Scuola di Circo”, in rete con “C.Re.S.Co.” e “Talea Circo”, con il sostegno della “Città di Torino” e del “Ministero della Cultura – Direzione Spettacolo”, prevede 10 titoli (per un totale di 17 repliche), con 6 spettacoli di “Circo Contemporaneo”, 3 appuntamenti musicali e un talk tematico.

Il perché di una simile, nuova, iniziativa lo spiega Giulio Lanfranco, fondatore, direttore artistico e artista della compagnia: “‘MagdaClan’ è Torino e Torino è ‘MagdaClan’: due entità che vanno di pari passo dalla nascita, addirittura da prima della nascita di ‘MagdaClan’. Tutti i componenti iniziali del nucleo fondatore di ‘MagdaClan’ avevano infatti frequentato le ‘Scuole di Circo’ a Torino. In città si sono incontrati. Non a caso Torino è stata poi scelta come base dell’associazione ‘MagdaClan’”. Torino è, peraltro, l’unica città ad aver visto replicare tutti gli spettacoli della Compagnia. L’idea è stata, dunque, quella di tornare sotto la Mole e montare il “tendone blu” per presentare, innanzitutto, la nuova creazione collettiva, “Elogio alla noia” (giov. ven. sab. 6, 7, 8 novembre, ore 21 e dom. 9 nov. , ore 18) che ha debuttato a settembre al “Dinamico Festival” (vincendo l’“Avviso pubblico” “Circoscrizioni, che spettacolo … dal vivo! 2025” della “Città di Torino”) e che verrà presentata a Barriera di Milano nella sua versione definitiva: “un elogio dell’assurdo, uno spettacolo poetico e sarcastica metafora della vita”. Sempre loro i “MagdaClan” presenteranno anche  “2984” con Alessandro Maida, una riflessione sulla fragilità della civiltà, (giov. e ven. 13 e 14 novembre, ore 21), “Balls don’t lie”, sempre di Maida, ambientato in un mondo popolato solo da oggetti sferici, con protagonista un personaggio mezzo uomo e mezzo scarabeo, e “Sweet Molotov” di Giorgia Russo, un “poema scritto con il corpo per raccontare quanto un disastro personale rasenti alle volte l’assurdità o la tragicomicità”.

Da segnalare anche, nel ricco cartellone, lo spettacolo del bolognese “Circo Bottoni” che presenta a Torino “The Big Bang” (ven. 31 ottobre e sab. 1 novembre, ore 21; dom. 2 novembre, ore 19,30), un’odissea con acrobati interstellari, giocolieri telecomandati e biciclette orbitanti.

Il cabaret di apertura (sab. 25, ore 21, e dom. 26 ottobre, ore 18) , “Heavy weight circus cabaret” nasce, invece, dalla collaborazione con la Compagnia di Circo Contemporaneo “Madera”, anch’essa di Torino: 60 minuti di spettacolo adatti ad adulti e bambini.

Il cartellone è inoltre arricchito da un’interessante scaletta musicale. Protagonisti i “Gennifers”“Tutti Dilemma”“Ludmi”“Dla Valley e Maatic Valley”, e “Sintetica” (con una jam session).

Nel programma anche un talkmartedì 11 novembre alle 18, che nasce invece dall’esigenza di affrontare una tematica che sta a cuore a “MagdaClan” da anni e che viene affrontata in collaborazione con il “Forum Nuovi Circhi”, “Outdoor Arts Italia Ets”, OCA Doc”, “Rete Doc”, “Forum Nuovi Circhi” e “Comune di Torino”. Titolo: “Se la norma è antiquata, il circo può essere contemporaneo?”. Bella domanda …! Chi vuol rispondere?

g.m.

Nelle foto: “MagdaClan”, foto di gruppo sul tendone (Ph. Roberta Paulucci); “MagdaClan” scene da “2.984” e “Balls don‘t lie”

The Watch plays Genesis

Teatro Superga, Nichelino (TO)

Sabato 25 ottobre, ore 21

Lo spettacolo che celebra il 50esimo anniversario dell’album The Lamb Lies Down on Broadway

 

Il Teatro Superga apre la stagione 2025-2026 con il concerto-tributo ai Genesis dei The Watch, la band milanese che sta trionfando in tutta Europa e Regno Unito, per celebrare il 50esimo anniversario dell’album The Lamb Lies Down on Broadway.

Il doppio concept album viene riproposto integralmente e impreziosito da piccoli aneddoti narrativi che rivelano segreti e misteri celati dietro la rock opera più importante del quintetto inglese.

Il progetto live dei The Watch sta registrando sold out nelle più importanti capitali europee: la loro tecnica esecutiva e l’energia che portano sul palco riesce a catturare l’essenza e l’atmosfera dei primi anni del gruppo inglese grazie anche ad una voce che si avvicina a quella del giovane Peter Gabriel degli anni ’70. A confermare il successo di pubblico e critica alcune delle principali recensioni allo spettacolo, a partire da Steve Hackett, chitarrista dei Genesis, che ha dichiarato: «The Watch sono una band di musicisti davvero talentuosi che vi consiglio di andare a vedere!».

I The Watch sono una band di Milano di 5 componenti la cui musica è ispirata al rock progressivo classico degli anni ’70 ed in particolare alla musica dei Genesis. Dal 2010 la band ha deciso di accostare alle composizioni originali, brani Genesis per dar vita a una formula nuova di approccio agli spettacoli live che si è rivelata vincente: il modo di interpretare la musica dei Genesis ha suscitato enorme interesse da parte di tutti i fans sia The Watch che Genesis, portando la band di anno in anno in tournée sempre più articolate in tutta Europa, UK, USA e Canada.

 

FORMAZIONE

Andrea Giustiniani, chitarra elettrica, chitarra 12 corde acustica

Mattia Rossetti, basso, chitarra 12 corde elettrica e acustica, Moog Taurus bass pedals, voci

Simone Rossetti, voce, flauto

Valerio De Vittorio, organo, piano, sintetizzatori, mellotron, chitarra acustica, voci

Francesco Vaccarezza, batteria, voci

La stagione 2025-2026 del Teatro Superga è promossa dalla Città di Nichelino e Sistema Cultura, con il sostegno di Fondazione CRT e Regione Piemonte, firmata dalla direzione artistica di Alessio Boasi e Fabio Boasi, con la collaborazione di Piemonte dal Vivo. Produzione esecutiva Fondazione Reverse. Creative mind: Noir Studio.

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Sabato 25 ottobre 2025, ore 21

The Watch plays Genesis

Biglietti: platea 42,55 euro, galleria 39,10 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

I biglietti si possono acquistare presso la biglietteria del Teatro Superga, sul luogo dell’evento nei giorni di spettacolo dalle ore 18, online su Ticketone.it