Esattamente dopo cinque anni, si conclude all’ospedale Sant’Anna della Città della Salute di Torino il primo ciclo del Cantiere dell’Arte, un progetto partecipato del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli con la Fondazione Medicina a Misura di Donna Onlus, che ha progressivamente trasformato l’ospedale in un luogo coltivato secondo i desideri di coloro che lo animano: personale, pazienti, famiglie. Con la ri-nascita degli ambienti è mutato il clima generale, relazionale ed organizzativo. Questo traguardo si raggiunge domani con il coinvolgimento del personale sordo del Gruppo UniCredit per l’annuale seminario “Se mi guardi ti sento”, un laboratorio formativo loro dedicato che è l’espressione delle politiche di inclusione del Gruppo e che quest’anno si apre anche al dialogo con i cittadini sordi e con la città tutta grazie al “Cantiere dell’arte”.

Noi abitiamo gli spazi ma gli spazi ci abitano.
L’esperienza individuale e collettiva è sempre riferita ai luoghi,
in altre parole è situata nei contesti fisici e relazionali.
Pertanto la qualità degli ambienti in cui viviamo è fondamentale.
A garanzia della qualità del vissuto e dell’esperienza.
17 maggio 2012. “Thinkering, put your imagination to work”. 100 manager del Gruppo UniCredit provenienti da 17 Paesi hanno concluso un percorso di apprendimento organizzativo in modo inusuale, con un community work, ovvero una esperienza di lavoro in squadra all’ospedale Sant’Anna di Torino, un invito ad agire a favore delle comunità.
Era la prima tappa del “Cantiere dell’Arte” del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, progetto che attinge al potenziale dell’inedita piattaforma di ricerca-azione sulla relazione virtuosa tra “Cultura e Salute”, promossa nel 2011 dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna al Sant’Anna, con circa trenta istituzioni culturali che hanno portato le arti in ospedale, in alleanza con i medici.
Il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli guidato da Anna Pironti ha concepito con il personale dell’ospedale una grande oper-azione rigenerativa, adottando la metafora del giardino che nelle varie culture rappresenta il luogo dell’origine, della vita e dell’umanità. Il Sant’Anna per definizione è uno dei luoghi più interculturali della città, dove ogni anno nascono oltre 7000 bambini da genitori provenienti da 85 nazionalità diverse.
Dal 2012 con la project manager Paola Zanini, le Artenaute del Dipartimento Educazione Castello di Rivoli ed innumerevoli soggetti, venti aree definite prioritarie da chi vive l’ospedale – ingressi, scale, sale d’attesa, reparti di degenza – sono state trasformate progressivamente. Enormi Wall Paintings (pittura a muro) sono stati realizzati attingendo al potenziale creativo dei grandi maestri della contemporaneità, primo tra tutti Michelangelo Pistoletto ed il suo Terzo Paradiso, ma anche Keith Haring, Matisse, Klimt, Picasso, Accardi, Mirò, Modigliani, Niki de Saint Phalle ed innumerevoli altri di cui si intravedono segni, tracce, intrecci cromatici, memorie, dettagli, realizzati a partire da studi di cromoterapia.
Un grande repertorio storico e concettuale per una pratica semplice ed alla portata di tutti, condotta con grande competenza dal Dipartimento Educazione Castello di Rivoli, che ha saputo coinvolgere gruppi e persone molto eterogenee (in primis il personale, pazienti e le loro famiglie, manager in formazione, studenti in alternanza scuola lavoro, club di servizio, squadre sportive), giungendo ad un risultato tecnicamente perfetto e molto gradevole alle persone che a vario titolo abitano l’ospedale sia nella dimensione professionale sia perché degenti o parenti dei degenti.
La Fondazione ha mobilitato per l’operazione del Cantiere dell’Arte centinaia di persone in cinque anni: in primis il personale e le pazienti con le loro famigle, club di servizio, studenti, manager di imprese in formazione, squadre sportive che, condividendo il progetto di fatto, si sono presi cura degli ambienti, contribuendo alla trasformazione dei luoghi finalizzata a migliorare le condizioni di vita delle persone.
“Sono sempre di più gli studi che dimostrano come le arti visive introdotte nei luoghi di cura possano essere uno strumento importante per aumentare il ben-essere di pazienti, famiglie ed operatori sanitari. Nel mondo scientifico si parla di Evidence based Art, ben consolidata anche se poco conosciuta. Ricerche ad alto fattore d’impatto nell’ambito delle neuroscienze, dell’epigenetica e della psico-neuro-immuno-endocrinologia avvalorano il ruolo del contesto, dei luoghi e degli stili di vita, nel promuovere la salute” afferma la professoressa Chiara Benedetto, Presidente della Fondazione Medicina a Misura di Donna e Direttore della Ginecologia e Ostetricia 1 universitaria dell’ospedale
Sant’Anna, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino.
In una città che sta rispondendo entusiasticamente alla grande mostra “COLORI”, curata da Carolyn Cristov Barkagiev nei due musei che dirige, la GAM-Galleria d’Arte Moderna ed il Castello di Rivoli, accompagnata a Rivoli da un progetto di ricerca scientifica sul tema con il neuroscienziato Vittorio Gallese ed il Dipartimento Educazione, un nuovo intervento riqualificherà i corridoi degli ambulatori, aree di attesa e transito.
Nell’appuntamento del 30 maggio il personale sordo di UniCredit, in occasione dell’annuale seminario “Se mi guardi ti sento”, ha fatto tappa all’ospedale Sant’Anna per lasciare un segno permanente di bellezza, con una grande azione pittorica nei corridoi degli ambulatori del piano terra: “dettagli arborei e tracce floreali, come essenze o suggestioni, a partire dal segno di Matisse che, nelle sue ultime produzioni ostinatamente non voleva cedere alla malattia e realizzava grandi collage insieme ai suoi assistenti. Dalle sue mani prendevano forma elementi astratti simili a foglie e fiori, che poi si depositavano negli ambienti, sulle tele e sulle grandi pareti: una memoria che è anche narrazione e che nel contesto specifico, ci consente di connotare gli ambienti in sintonia con le polarità del Sant’Anna in cui vita e nuova vita convivono”, spiega Anna Pironti, Direttore del Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli, che dà forma agli immaginari.
Con questo intervento le persone “sorde” “lasceranno un segno” permanente, completando il blocco di via Ventimiglia 3 avviato dai propri colleghi europei, in un’unica avvolgente armonia, apprezzata e rispettata. Dal 2012 non ci sono stati segni di violazione nelle aree del Cantiere dell’Arte.
L’operazione si colloca in un percorso pluriennale con le persone sorde avviato nel 2009 dal Dipartimento Educazione del Castello di Rivoli – sempre in collaborazione con Catterina Seia, Vice Presidente di Fondazione Medicina a Misura di Donna per la quale ha avviato e conduce le progettualità “Cultura & Salute” – UniCredit e l’Istituto dei Sordi di Pianezza, che ha portato alla realizzazione il primo Dizionario al mondo per l’arte contemporanea nella lingua dei segni.
E’ stato presentato anche il primo video in lingua dei segni della campagna internazionale di comunicazione via facebook varata dalla Fondazione Medicina a Misura di Donna onlus con F.I.G.O. Federazione Internazionale Ginecologi e Ostetrici su corretti stili di vita per la salute della Donna.
Il
CASA NEL PARCO | VIA PANETTI 1
dell’accoglienza della città è stata gravemente vulnerata. Le piazze auliche vanno in futuro preservate :i venditori di cioccolata non possono pretendere di usare piazza San Carlo, la stessa invasione della città da parte del Salone del gusto appare discutibile. Piazza Vittorio è stata storicamente l’unica piazza che si presti per molti eventi. Piazza San Carlo e piazza Castello non sono idonee. Prevedere anche solo il semplice sfollamento ordinato di 30mila persone da piazza San Carlo diventa un problema,al di là dei cocci di bottiglia e dei venditori abusivi che qualcuno non ha controllato in modo adeguato,vista la vendita di un numero altissimo di bottiglie.
Prefetto Saccone mi sembra piuttosto spregiudicato e, allo stato, privo di fondamenti.Saccone è uomo delle istituzioni con una grande esperienza alle spalle,sempre vigile ed attento nell’esercizio delle sue funzioni.Meglio di tanti suoi predecessori. Appare anche fuori luogo cogliere l’occasione per cercare di dare una spallata alla Giunta Appendino che però non può non assumersi le sue responsabilità. Il solo fatto che la sindaca intenda lasciare la delega alla sicurezza evidenzia un disagio.Molto importante sarà vedere a chi la delega verrà affidata. Nella squadra attuale pochi, pochissimi sembrano all’altezza. La tesi secondo cui il panico è il solo responsabile non regge perché semmai, in epoca di terrorismo,è indispensabile prevenire il panico.Non è cosa da poco,ne conveniamo,ma il futuro non può riservarci la tranquillità dell’ordinaria amministrazione. Torino ha bisogno di ben altro.
cooperativa che ha realizzato a Ivrea un percorso di riqualificazione urbana e di trasformazione sociale per restituire alla cittadinanza gli spazi del Movicentro della stazione ferroviaria, vuoti e inutilizzati da oltre un decennio. Ci sono i Pony Zero Emissioni, società di logistica nata nel 2013 con l’obiettivo di rivoluzionare, con una logica ecosostenibile, la copertura dell’ultimo miglio urbano in bicicletta. C’è La Casa Rotta, progetto nato nel 2011 con l’obiettivo di recuperare una cascina abbandonata sulle colline di Cherasco (Cn) e di farla diventare un centro di incontro e aggregazione, un laboratorio attivo di cultura, un crocevia di scambi tra saperi diversi e prove pratiche di sostenibilità ambientale. C’è la storia dell’impegno delle comunità locali che ha reso possibile la trasformazione di una ferrovia dismessa tra Bricherasio (To) e Bagnolo (Cn) in pista ciclabile e ippovia. E c’è la storia di Ostana, piccolo comune montano cuneese che, fino a 25 anni fa, come tanti altri sull’arco alpino, sembrava destinato a un lento e inesorabile spopolamento e che invece grazie alla qualità architettonica, all’identità e al senso ritrovato di comunità, alla sostenibilità ambientale e all’offerta di un turismo pertinente e rispettoso dei luoghi è riuscito a rispondere con successo all’abbandono facendo un balzo in avanti demografico da 5 a più di 40 abitanti.
di Pier Franco Quaglieni
africani che “appartengono ad un’etnia diversa dalla nostra “ e la Kienge che ,facendo il medico,avrebbe avuto un posto in una Asl che “sarebbe stato tolto a qualche medico italiano”:Frasi molto diverse da quelle davvero offensive dell’ex ministro Calderoli che giunse a paragonare la Kienge ad un orango.
i suoi amici liberali che liquidarono con lui il partito ,pur di tentare di riciclarsi in qualche modo,non ha mai espresso un giudizio adeguato e non ha mai formulato una riflessione sulla fine del partito che fu di Cavour e di Giolitti e ,purtroppo, anche di tante mediocrità .
Cene d’estate a Torino
che mi preparava gli spaghetti alla siciliana fatti alla lampada. Com’era diverso quando tanti torinesi si trovavano sulla terrazza della “Pigna d’oro “ di Pino a godere dell’ottima cucina e del fresco della collina. Alcuni miei amici ci andavano d’estate con l’amica, quando la moglie era al mare, illudendosi di passare inosservati. Oggi sarebbe impossibile perché le macchine fotografiche dei telefonini non ti lascerebbero scampo…
rimesso in gioco il CNEL,organismo di cui nessuno ,se non i suoi componenti, sente la necessità . C
definirsi volontari della Libertà, un’espressione usata ,per altri versi, anche da Piero Calalamandrei Per anni vennero considerati tout -court dei badogliani. 
volta sentì il disagio di non poter appoggiare i libri che doveva citare. E’ un po’ come quando vennero abolite le predelle sotto le cattedre che servivano per avere uno sguardo d’insieme sugli allievi a cui si tiene lezione. Una sorta di cattedra democratica in base all’assioma che allievo e professore devono essere uguali. All’Università vennero ripristinate perché il buon senso lo imponeva. Non è che quindici centimetri di pedana in meno favorissero rapporti migliori con gli studenti. Ci fu anche chi volle rapporti partitari e si fece dare del tu dagli studenti. Asinerie tardo -sessantottine prive di ogni logica.
di
ma al Sud ,malgrado la “conquista regia” di cui parlava Gramsci,i monarchici furono le nettissima maggioranza. La propaganda monarchica a Torino era stata resa difficile,se non ,in alcuni casi ,impossibile, per l’intolleranza dei militanti del partito comunista e del partito socialista.
evitò il rischio di una nuova guerra civile. Il Prefetto Saccone non ha analizzato -e non avrebbe potuto e dovuto farlo-il clima del 2 giugno 1946,ma ha giustamente affermato che, rispetto al presente tragico, in quel momento “il futuro appariva migliore”. C’era voglia di riprendersi ,di lavorare, di voltare pagina. Guardando all’oggi, certamente c’è una parte sana, forte, ricca di potenzialità che continua a sperare in un ‘Italia migliore. A dare credibilità a questa ripresa ,non a caso ,è stato il Prefetto che rappresenta non solo il Governo ,ma l’autorità dello Stato.
Vicepresidente Boeti, molti sindaci, tra cui quella di Torino, ma i vip hanno disertato le cerimonie. Il fine settimana al mare è stato più forte. Un nota stonata in momenti in cui tutti dovrebbero dare l’esempio. Nelle prime file c’erano posti vuoti e soprattutto brillavano certe ingiustificabili assenze.
sorta e che il cittadino poteva distinguersi solo per i suoi meriti di lavoro. Un’affermazione giusta, ma insufficiente, specie se i meriti non vengono riconosciuti e un egualitarismo giacobino vorrebbe livellare tutti verso il basso, mentre l’ineguaglianza, come diceva Popper, è un’opportunità di crescita, è la possibilità di mettere a frutto i propri talenti. Costant vedeva l’eguaglianza nel riconoscimento delle capacità ,a prescindere dalle origini. Altri hanno giustamente parlato di eguaglianza nei punti di partenza. La stessa Costituzione garantisce ai “capaci e meritevoli” (e non a tutti) di raggiungere i più alti gradi nel campo dell’istruzione. Quando ho ascoltato in televisione un’avvocatessa -che si autodefinisce avvocata, come fosse la Madonna- condannare in modo assoluto le diseguaglianze, ho capito che lo spirito liberale non solo non viene capito, ma viene sicuramente combattuto con una chiusura ideologica miope che fa pensare alla Rivoluzione Russa di cent’anni fa.
l’opportunità di vedere riconosciuti i propri meriti e gli imprenditori che hanno ricostruito un Paese azzerato dalla guerra, avevano di fronte a sé non solo lo stupido giacobinismo di alcuni fanatici che lo stesso Togliatti riuscì ad imbrigliare, ma politici capaci di sostenere lo sviluppo e la crescita dell’economia.La Poggi ha assoluta ragione nel dire che fondare la Repubblica sul lavoro non basta. Ci sono valori storici, valori che definirei “immateriali”, che costituiscono il nerbo di Nazioni come la Francia o l’Inghilterra. Solo con Ciampi abbiamo riscoperto il Tricolore e l’Inno nazionale. La bandiera alle finestre resta invece un fatto ancora legato alle partite di calcio. Molti cittadini, per altro, sono delusi, demotivati, indignati, arrabbiati.Non senza ragione. Sarebbe un discorso da riprendere, andando oltre il 2 giugno.
Venerdì 2 giugno, alle ore 10, avranno inizio in Piazza Castello le celebrazioni per il 71° anniversario della proclamazione della Repubblica
Il progetto di Stalker Teatro , Metropolitan Art, è realizzato in collaborazione con il Dipartimento Educazione Castello di Rivoli
Da mercoledì 31 maggio fino a domenica 11 giugno per ogni pantofola NJUTA venduta, IKEA donerà 1,99 euro a favore di Medici Senza Frontiere per il progetto #MILIONIDIPASSI,