La terza edizione della Festa delle Alpi – Fête des Alpes

/

Il 25 e 26 luglio 2026, Pontechianale, nel cuore della Valle Varaita in provincia di Cuneo, ospiterà la terza edizione della Festa delle Alpi – Fête des Alpes.

Dopo il Piccolo San Bernardo nel 2024 e il Moncenisio nel 2025, l’importante evento transfrontaliero approda quest’anno ai piedi e sulla vetta del Colle dell’Agnello, il valico stradale più alto d’Europa, un’area storicamente unita dalla lingua occitana e da radici comuni.

Guidata dagli slogan “Stay young, live the mountains” e “Abitare le Alpi, costruire il futuro”, la manifestazione celebra lo storico legame di amicizia tra Piemonte, Valle d’Aosta e i dipartimenti francesi di Savoia e Hautes-Alpes. Il programma delle due giornate unisce momenti di riflessione politica e culturale a grandi appuntamenti popolari, sportivi e gastronomici.

Questo evento rappresenta una celebrazione e, al tempo stesso, una vetrina fondamentale per fare il punto sulle politiche transfrontaliere tra Piemonte e regioni francesi confinanti. Al centro del dibattito si trovano i fondi strutturali europei e i programmi di cooperazione, con particolare attenzione agli strumenti che da anni intervengono sui territori alpini di confine. L’obiettivo è migliorare la qualità della vita dei residenti e favorire il ripopolamento di queste aree attraverso risposte concrete alle sfide comuni, quali la transizione ecologica, la digitalizzazione, la gestione della sicurezza nei territori montani e la creazione di nuove opportunità occupazionali per i giovani.

L’iniziativa di Pontechianale offre dunque l’opportunità di analizzare i risultati raggiunti e, soprattutto, di tracciare le linee guida della nuova programmazione europea 2028-2034.

Dichiara l’assessore allo Sviluppo e alla Promozione della Montagna di Regione Piemonte Marco Gallo: «Con la Festa delle Alpi il Piemonte raccoglie con orgoglio il testimone dalla Savoia, proseguendo un percorso che, dopo le due edizioni del Piccolo San Bernardo e del Moncenisio, continua a rafforzare il dialogo tra i territori dell’arco alpino. La scelta di Pontechianale è profondamente simbolica: una porta naturale tra Italia e Francia, un luogo che da sempre unisce comunità, culture e relazioni e che rappresenta al meglio lo spirito di questa manifestazione.

Per la Regione Piemonte la montagna è una priorità strategica quale spazio di opportunità, innovazione e sviluppo, e dove investire significa rafforzare la qualità della vita delle comunità, sostenere le imprese, valorizzare il patrimonio naturale e creare nuove prospettive per le giovani generazioni. La Festa delle Alpi interpreta pienamente questa visione: è il luogo in cui istituzioni, amministratori, cittadini e territori si incontrano per condividere idee, esperienze e progetti, nella convinzione che le sfide della montagna si affrontino insieme. Un valore che ritroviamo anche nella collaborazione con gli amici francesi, partner fondamentali di un percorso che dimostra come la cooperazione sia uno strumento concreto di crescita per tutti i territori. Con questo spirito vogliamo continuare a rafforzare il ruolo delle Alpi come spazio europeo di dialogo, collaborazione e sviluppo, guardando con fiducia alle opportunità offerte dalla prossima programmazione europea. Perché il futuro delle nostre montagne si costruisce insieme, mettendo al centro le comunità, i territori e una visione condivisa capace di generare valore per il Piemonte, per la Francia e per l’Europa».

«La Festa delle Alpi rappresenta un momento di straordinario valore simbolico e concreto per i territori alpini – sottolinea Leonardo Lottoassessore agli Affari europei, Innovazione, PNRR, Politiche nazionali per la montagna e Politiche giovanili della Regione Autonoma Valle d’Aosta – È l’occasione per riaffermare con forza l’identità comune delle nostre comunità di montagna, che da secoli condividono tradizioni, lingue, economie e relazioni transfrontaliere. Festeggiare le Alpi in un colle, esprime con grande forza l’idea che le montagne non dividono ma uniscono e creano legami forti che ci permettono di guardare con fiducia ai rapporti di cooperazione tra questi territori. L’edizione 2026, ospitata al Colle dell’Agnello, conferma infatti il rafforzamento delle relazioni con la Regione Piemonte e il Dipartimento francese della Savoia confinanti tra loro nonché la vitalità di un progetto, nato nel 2024 con la prima edizione che si è svolta al Colle del Piccolo San Bernardo. In un contesto segnato da sfide importanti, dal cambiamento climatico allo spopolamento delle aree montane, eventi come questi dimostrano quanto sia fondamentale lavorare insieme, superando i confini amministrativi per valorizzare le risorse, il patrimonio culturale e le opportunità di sviluppo sostenibile. La montagna non è solo un territorio da tutelare, ma uno spazio vivo, dinamico, europeo, capace di innovazione e di dialogo. La Festa delle Alpi è il simbolo di questa visione e un’opportunità concreta per rafforzare le sinergie tra le nostre Regioni e i territori confinanti, nel segno della cooperazione alpina e di una visione condivisa del futuro delle Alpi».

«È una gioia e un orgoglio vedere il concept della Festa delle Alpi franco-italiana declinato quest’anno dalla Regione Piemonte – afferma Hervé Gaymard, presidente del Consiglio dipartimentale della Savoia – Le prime due edizioni, che abbiamo organizzato nel 2024 al colle del Piccolo San Bernardo e poi nel 2025 al colle del Moncenisio, hanno dimostrato che questa Festa ha pienamente diritto di cittadinanza tra i grandi appuntamenti estivi dei nostri territori. Hanno soprattutto dimostrato la loro capacità di unire gli abitanti e gli attori socio-economici da una parte e dall’altra del confine. Attorno ai valori che ci uniscono, la Festa delle Alpi è un momento privilegiato per ritrovarsi, dialogare, riflettere insieme, condividere visioni comuni e rafforzare le nostre cooperazioni attraverso nuovi progetti e accordi. Essa si iscrive appieno nello spirito del Trattato del Quirinale e trova naturalmente il suo radicamento nel territorio di cooperazione del programma europeo ALCOTRA. La sua vocazione sarà quindi quella di vivere e crescere lungo il confine alpino franco-italiano, sostenuta dalla forza della nostra storia comune, dai numerosi progetti immaginati insieme e dal vento di amicizia che unisce i nostri due popoli. Esprimo i miei migliori auguri di successo per questa edizione 2026, organizzata al colle dell’Agnello e nel magnifico borgo di Pontechianale. Sarà per me un grande piacere portare in questa occasione la voce del Dipartimento della Savoia e riaffermare il nostro impegno a favore di una cooperazione alpina sempre più ambiziosa».

Per Silvano Dovetta, presidente dell’Unione Montana Valle Varaita e consigliere delegato della Provincia di Cuneo «La Festa delle Alpi è un momento importante per la nostra valle e per tutte le comunità di questa porzione di arco alpino. È un’occasione di incontro che sono lieto che la Regione Piemonte abbia deciso di organizzare in provincia di Cuneo e in Valle Varaita. Mi auguro che chi verrà a Pontechianale a prendere parte ai tanti eventi in programma possa approfittare anche per fare una riflessione sul valore delle nostre terre alte. La montagna non deve essere percepita, infatti, solo come un luogo da frequentare durante il tempo libero: è un territorio vivo, con persone che lavorano, tengono aperti servizi, custodiscono il paesaggio e mantengono tradizioni e comunità. Ha un ruolo fondamentale per l’economia, per l’ambiente e per il tessuto sociale del nostro Paese. Le montagne, inoltre, sono sempre state una cerniera tra popoli e culture, un luogo di incontro e di scambio, non di divisione. È questo spirito che la Festa delle Alpi vuole trasmettere. L’invito è quindi a vivere queste giornate con gioia e orgoglio, ma anche a ricordarsi della montagna durante tutto l’anno. Perché la montagna è una risorsa preziosa, da conoscere, rispettare e sostenere ogni giorno, non soltanto nelle occasioni di festa».

La storia dei Cavalieri Templari

Templari, ancora Templari. La mole di libri sui Cavalieri medioevali cresce sempre di più perché il fascino della ricerca templare consiste proprio nel non avere mai fine.

Ma di loro sappiamo proprio tutto? Faceva freddo quel mattino, lunedì 18 marzo 1314. Jacques de Molay, Gran Maestro dei Templari e Geoffrey de Charnay, precettore di Normandia, vengono condotti sul rogo e arsi vivi. Sulla Senna a Parigi, di fronte alla Cattedrale di Notre Dame, si spegne per sempre il sogno dei Templari. In realtà la loro rovina era già iniziata con una grande sconfitta militare a San Giovanni d’Acri nel 1291. I Mamelucchi, i nuovi padroni della Terra Santa, gettarono in mare gli ultimi crociati e uccisero i prigionieri feriti o troppo vecchi e le giovani donne furono violentate davanti a tutti. Era la fine dei cristiani in Palestina e di quel che restava del regno crociato. Ha un ritmo incalzante la saga dei Templari raccontata da Marco Salvador e Matteo Salvador nel libro “Storia dei Cavalieri Templari”, Edizioni Biblioteca dell’Immagine. Entrambi con la passione della ricerca storica ed esperti di strutture difensive, dai castelli medioevali alle fortificazioni degli ultimi conflitti mondiali, narrano le gesta dei Cavalieri tra vittorie sul campo e sconfitte, dai primi vagiti dell’Ordine del Tempio alla conquista musulmana di Acri passando per la disfatta di Hattin nel 1187, la perdita di Gerusalemme e la presenza di Federico II in Terra Santa. Ma il libro comincia dalla fine, dalla morte sul rogo degli ultimi templari. Gli ultimi giorni, le ultime ore di vita dei cavalieri del Tempio in forma di cronaca. “Fin dall’alba era stata proclamata a Parigi la sentenza di morte e l’ora dell’esecuzione. Una folla si era radunata sulla riva della Senna, la pira era pronta e il cancelliere iniziò a leggere ad alta voce la lunga lista delle accuse di eresia, di sodomia e di adorazione ma il popolo non pareva ascoltarlo e gridava qua e là “sono innocenti”. Finita la lettura, il cardinale si mise davanti al Gran Maestro dei Templari e chiese: “avete qualcosa da dire in vostra difesa?”. Jacques de Molay, l’ultimo Gran Maestro, non gli rispose ma si rivolse alla folla proclamando l’innocenza sua e di tutto l’Ordine. Li legarono al palo, il Gran Maestro chiese di recitare le preghiere e poi gridò: “ecco, ora sarò giustiziato e Dio sa quanto ingiustamente”. Dopo quelle parole si appiccò il fuoco alle fascine che avvolsero subito i due corpi.
Colpi di tosse e urla, poi nulla più”. Durante l’epoca delle Crociate l’Ordine del Tempio, nato nel 1118-1119 sulla spianata del Tempio a Gerusalemme, divenne l’organizzazione religiosa- militare più potente della Cristianità. Guerrieri e religiosi al tempo stesso, i Templari nacquero con il compito di difendere i pellegrini che si recavano ai luoghi santi dagli assalti dei predoni musulmani. Poi parteciparono come soldati a tutte le Crociate e a decine di battaglie in Terra Santa e in tutta l’area mediterranea. Un’ordine di monaci-guerrieri famoso non solo per il coraggio dei suoi Cavalieri in difesa della Terra Santa ma anche per le sue ricchezze. Il Tempio divenne infatti il principale potere finanziario della Cristianità e più di un terzo delle entrate venivano reinvestite nella difesa della Terra Santa. Dopo la perdita di Gerusalemme nel 1187 i cavalieri si spostarono a San Giovanni d’Acri dove si svolse l’estrema difesa contro i musulmani. Sconfitti dai Mamelucchi d’Egitto nel 1291 i Templari furono costretti ad abbandonare la Palestina e a insediarsi a Cipro. Sull’isola e nel resto dell’Europa diventeranno una potenza economica e politica. All’inizio del Trecento la storia cambiò radicalmente. Sofferente per la grave crisi economica in cui versava la sua nazione, Filippo IV il Bello, re di Francia, se la prese con i Templari per impossessarsi delle loro ricchezze e dei loro beni e li accusò di eresia. Nel 1307 furono arrestati e portati davanti ai giudici. Il sovrano li accusò impietosamente mentre Papa Clemente V cercò di salvarli ma fu poi costretto a sospendere l’Ordine nel Concilio di Vienne nel 1312. Due anni più tardi, nel 1314, l’ultimo Gran Maestro Jacques de Molay fu arso vivo sul rogo. Quella dei Templari fu una storia gloriosa con una fine tragica. Il ruolo di papa Clemente V nella fine dell’Ordine è stato finalmente chiarito dalla storica Barbara Frale che nel 2001 ha scoperto la pergamena di Chinon. Si tratta dell’atto originale dell’inchiesta avvenuta a porte chiuse nelle celle del castello di Chinon, dove erano reclusi i Templari, rinvenuto dalla studiosa dopo settecento anni di oblio nell’Archivio Segreto Vaticano. L’inchiesta di Chinon si concluse con l’assoluzione dei capi templari dall’accusa di eresia e il loro reintegro nella chiesa cattolica. Completa il libro di Marco e Matteo Salvador un suggestivo “viaggio pittorico” con decine di acquerelli e disegni realizzati dal pittore inglese David Roberts a metà Ottocento che ci consentono di vedere alcuni dei luoghi dove i Templari agirono, da Gerusalemme a Giaffa, da Gerico a Hebron, da Ascalona a San Giovanni d’Acri, da Tiro a Sidone.                  Filippo Re

Turkish Airlines, due anni di voli diretti tra Torino e Istanbul

/

Oltre 160 mila passeggeri trasportati

A due anni dall’avvio del collegamento diretto tra Torino e Istanbul, Turkish Airlines traccia un bilancio dell’attività della rotta inaugurata il 10 luglio 2024, che collega quotidianamente il capoluogo piemontese con l’hub internazionale della compagnia in Turchia.

Secondo i dati diffusi dal vettore, nei primi due anni di operatività il collegamento ha trasportato oltre 160 mila passeggeri tra Torino e Istanbul. Di questi, il 37% è costituito da viaggiatori diretti verso il Piemonte, un dato che, secondo la compagnia, ha contribuito ad alimentare i flussi turistici verso il territorio. La rotta ha inoltre registrato una crescita del 13% rispetto al primo anno di attività.

Con Torino salgono a nove le destinazioni italiane servite da Turkish Airlines, che opera già su Milano, Roma, Venezia, Bologna, Napoli, Catania, Palermo e Bari. Attraverso l’hub di Istanbul, i passeggeri in partenza dal Piemonte possono raggiungere le numerose destinazioni internazionali servite dalla compagnia.

In occasione del secondo anniversario del collegamento, İzzet Emre Göl, General Manager Milano e Torino di Turkish Airlines, ha commentato: «Siamo orgogliosi di collegare il Piemonte alla Turchia e al resto del mondo con i nostri voli. Con Torino, Turkish Airlines raggiunge nove destinazioni in Italia, uno dei mercati più strategici per la compagnia. Questo secondo anniversario rappresenta non solo una celebrazione dei risultati raggiunti, ma anche la conferma del nostro impegno a sostenere il turismo, gli scambi culturali e le relazioni economiche tra Italia e Turchia».

Torino e il Piemonte alle prese con il caldo estremo: luglio da record, ma nel weekend arriva una tregua

La giornata di mercoledì è stata quella più torrida dall’inizio dell’estate. Nel capoluogo piemontese il termometro ha raggiunto punte prossime ai 39 °C, mentre in diverse zone della regione sono stati registrati valori pari o superiori ai 40 gradi. Le temperature più elevate si sono rilevate soprattutto nel Verbano-Cusio-Ossola, nel Novarese, nell’Astigiano e nell’Alessandrino, dove il caldo si è fatto sentire con particolare intensità.

Qualche temporale è in arrivo nel weekend dell’11 e 12 luglio sulle montagne torinesi, ma l’estate 2026 continua a far segnare temperature eccezionali in Piemonte. Dopo settimane caratterizzate da un clima molto caldo, gli ultimi giorni hanno portato i valori più elevati dell’anno, con Torino e numerose località della regione che hanno sfiorato i 40 gradi. Una situazione determinata dalla presenza dell’anticiclone di origine africana, accompagnata in alcune aree anche dal vento di foehn, che ha contribuito ad aumentare ulteriormente le temperature.

Oltre alle massime elevate, a rendere particolarmente difficile sopportare questa ondata di calore sono state anche le temperature notturne. A Torino le minime sono rimaste ben oltre i 20 gradi, dando vita alle cosiddette “notti tropicali”, che impediscono un adeguato raffrescamento delle abitazioni e aumentano il disagio, soprattutto per anziani, bambini e persone fragili. Per questo motivo è rimasto attivo il livello massimo di allerta per il caldo.

Le condizioni meteorologiche confermano un andamento ormai consolidato negli ultimi anni, con estati sempre più caratterizzate da lunghi periodi di afa intensa e temperature superiori alle medie climatiche.

Le previsioni indicano però un graduale cambiamento del tempo già a partire da venerdì. L’arrivo di correnti più fresche favorirà un lieve abbassamento delle temperature e una maggiore instabilità atmosferica, con la possibilità di rovesci e temporali, inizialmente sulle zone alpine e successivamente anche su parte delle pianure piemontesi.

A Torino le massime dovrebbero tornare intorno ai 33-34 gradi, mentre nel resto della regione si assisterà a una diminuzione di alcuni gradi rispetto ai valori eccezionali registrati negli ultimi giorni. Si tratterà comunque di un clima pienamente estivo, con temperature ancora superiori alla norma ma decisamente più sopportabili.

Gli esperti invitano comunque a mantenere alta l’attenzione, perché il calo termico dovrebbe essere soltanto temporaneo. Nella seconda parte di luglio l’alta pressione potrebbe infatti tornare a rafforzarsi sul Mediterraneo, favorendo una nuova fase di caldo intenso anche sul Piemonte.

Rapina violenta in casa: un arresto

La Polizia di Stato ha eseguito, nei giorni scorsi, un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un quarantunenne italiano gravemente indiziato di essere il quarto componente di un gruppo di soggetti responsabile di una rapina in abitazione nell’estate del 2024.
I fatti si riferiscono ad una mattina di luglio del 2024, quando tre persone, insieme a una quarta fino a pochi giorni fa rimasta ignota, si sono recate in un palazzo del centro città di Torino, in via Fabro. In tre sono entrati nel condominio, mentre il quarto è rimasto all’esterno a fungere da palo. All’arrivo della collaboratrice domestica, i tre all’interno l’hanno bloccata all’uscita dell’ascensore, trascinandola nell’abitazione e legando lei e il proprietario mani e polsi. I rapinatori si sono quindi impossessati con violenza dell’orologio del valore di 15.000 euro indossato dall’uomo, dandosi poi alla fuga insieme al complice all’esterno, lasciando le vittime nell’abitazione ancora legate.
L’attività investigativa, basata sulle immagini degli impianti di videosorveglianza, sul traffico delle utenze telefoniche e sulle successive attività tecniche, aveva consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti di tre persone per le quali era stata emessa ordinanza di custodia cautelare in carcere. In due erano stati rintracciati e arrestati nel giugno del 2025 nei giorni successivi all’emissione del provvedimento, mentre una terza persona è ancora irreperibile.
Le successive indagini degli investigatori della Squadra Mobile torinese hanno portato all’identificazione ed all’arresto nei giorni scorsi del quarantunenne italiano, individuato quale quarto componente del gruppo; in particolare, l’uomo è ritenuto il mandante e ideatore dell’azione delittuosa, colui che aveva individuato l’obiettivo e fornito agli esecutori tutto il materiale necessario per compiere l’azione.

Mercato immobiliare, a Torino aumentano compravendite e prezzi delle case

/

Il mercato immobiliare torinese continua a mostrare segnali di forte vitalità, soprattutto nel comparto residenziale. È quanto emerge dal Secondo Osservatorio sul Mercato Immobiliare 2026 di Nomisma, che fotografa una città nella quale la domanda di abitazioni resta elevata, le compravendite sono in aumento e i valori degli immobili continuano a salire.

Secondo l’analisi, nei primi sei mesi del 2026 il settore abitativo ha consolidato il percorso di crescita avviato negli ultimi anni. A sostenere il mercato sono soprattutto l’aumento dei prezzi, una domanda sempre vivace e tempi di vendita sempre più contenuti, elementi che testimoniano una maggiore efficienza del comparto.

Compravendite in aumento e prezzi ancora in crescita

Il trend positivo era già emerso nel corso del 2025, conclusosi con un incremento di circa il 7% delle compravendite rispetto all’anno precedente. La crescita è proseguita anche nel 2026: nel primo trimestre dell’anno le transazioni sono aumentate del 9,2% su base annua, confermando il buon momento del mercato torinese.

Anche la composizione della domanda sta cambiando. Cresce infatti il peso di chi cerca casa per acquistarla, con le richieste di compravendita che passano dal 44 al 49% del totale, pur restando ancora leggermente inferiori rispetto a quelle destinate alla locazione.

I valori degli immobili continuano a salire in tutta la città, con gli incrementi più marcati nelle zone centrali e nei quartieri di maggior pregio. Nel confronto con il semestre precedente, le abitazioni nuove o recentemente ristrutturate hanno registrato un aumento medio dei prezzi del 2,3%, mentre quelle usate hanno segnato una crescita del 2,8%.

Si vende più velocemente

Un altro elemento che conferma il buon andamento del mercato riguarda i tempi necessari per concludere una vendita. Per gli immobili nuovi o ristrutturati bastano mediamente 3,7 mesi, mentre per quelli usati il tempo medio si attesta a 3,8 mesi.

Parallelamente diminuisce anche il margine di trattativa tra venditore e acquirente. Lo sconto medio applicato sul prezzo richiesto scende infatti al 4,5% per gli immobili nuovi o riqualificati e al 9% per quelli usati, segnale di una domanda che continua a sostenere le quotazioni.

Affitti ancora in aumento

Resta dinamico anche il mercato delle locazioni. Nei primi sei mesi del 2026 i canoni sono aumentati del 2,5% rispetto al semestre precedente e del 5% su base annua.

L’incremento degli affitti comporta un leggero allungamento dei tempi necessari per trovare un inquilino, che restano comunque contenuti: poco più di due mesi sia per gli appartamenti nuovi sia per quelli usati.

Per chi investe nel mattone destinato alla locazione, il rendimento lordo continua a mantenersi elevato, attestandosi intorno al 6%, confermando l’interesse degli investitori verso il mercato residenziale torinese.

Uffici e negozi restano più deboli

Lo scenario cambia nel comparto non residenziale. Il mercato degli uffici continua infatti a risentire di una domanda meno vivace, con una lieve riduzione sia dei prezzi sia dei canoni di locazione.

Nonostante questo, migliorano gli indicatori di mercato: diminuiscono i tempi necessari per vendere gli immobili direzionali e si riduce anche la distanza tra prezzo richiesto e prezzo finale di vendita. I rendimenti da locazione registrano un lieve incremento, mentre gli operatori prevedono nei prossimi mesi un mercato sostanzialmente stabile.

Anche il settore commerciale continua a muoversi con prudenza. I prezzi dei negozi mostrano una leggera flessione, compensata però da una maggiore rapidità nelle vendite e da un calo degli sconti richiesti nelle trattative, soprattutto nelle aree centrali della città. Sul fronte delle locazioni i canoni restano pressoché stabili, mentre il rendimento lordo raggiunge circa il 7%.

Le prospettive per la seconda parte dell’anno

Secondo gli operatori intervistati da Nomisma, il mercato residenziale dovrebbe mantenere un andamento positivo anche nella seconda metà del 2026. Pur in presenza di un numero di compravendite destinato a stabilizzarsi, prevale la convinzione che prezzi e canoni continueranno a crescere, sostenuti da una domanda ancora elevata e da un mercato degli affitti particolarmente vivace.

Il quadro che emerge è quello di una Torino sempre più attrattiva dal punto di vista immobiliare, con il comparto residenziale che continua a rappresentare il principale motore della crescita del settore.

De Amicis, il monumento grazie a un amico

/

I monumenti di Torino    Ecco un nuovo appuntamento con Torino e le sue meravigliose opere. Quest’oggi vorremmo parlarvi del monumento dedicato a Edmondo De Amicis, conosciuto da tutti per essere l’autore del libro Cuore

Situata in piazza Carlo Felice, all’interno dei Giardini Sambuy, l’opera è formata da due elementi su un’ampia piattaforma con scalini. In primo piano si erge la statua della “Seminatrice di buone parole”, rappresentata dalla “bella figura di una popolana dal largo gesto che diffonde la semente”(cit.), mentre sullo sfondo è situato un muro a esedra (incavo semi-circolare), decorato da un fitto altorilievo nel quale sono raffigurate scena di vita quotidiana, narranti episodi di “amor figliale, amor materno, amicizia, studio, amor di patria, carità e lavoro”(cit.). Sul piedistallo della statua è invece scolpito un medaglione con il profilo di Edmondo De Amicis.

 

Edmondo De Amicis nacque ad Oneglia il 21 ottobre 1846 da una famiglia benestante di origine genevose. Nel 1848 la sua famiglia si trasferì in Piemonte, dapprima a Cuneo e poi a Torino, dove Edmondo frequentò il liceo. All’età di 16 anni entrò al Collegio Militare Candellero di Torino, ma fu subito trasferito all’Accademia militare di Modena dove divenne ufficiale sottotenente. Nel 1866 partecipò alla battaglia di Custoza ma, l’anno dopo, decise di abbandonare l’esercito per dedicarsi alla carriera di giornalista. Divenne quindi giornalista militare e trasferitosi a Firenze, assunse la direzione della rivista “L’ Italia Militare”. Nel 1868, all’età di 22 anni, venne assunto dal giornale “la Nazione” di Firenze, dove continuò come inviato militare assistendo così, nel 1870, alla presa di Roma.

Dal 1879 (ma più permanentemente dal 1885) De Amicis si stabilì a Torino, andando ad abitare presso il palazzo Perini, davanti alla vecchia stazione ferroviaria di Porta Susa; qui (ispirato forse dalla vita scolastica dei suoi figli Ugo e Furio), terminò quella che fu considerata la sua più grande opera. Il 17 ottobre 1886 (primo giorno di scuola di quell’anno), venne infatti pubblicato Cuore, una raccolta di episodi ambientati tra dei compagni di una classe elementare di Torino, provenienti da regioni diverse, costruito come finzione letteraria di un diario di un ipotetico ragazzo: l’io narrante Enrico Bottini.

Il romanzo (nato come libro per ragazzi), ebbe subito un grande successo e venne molto apprezzato sia per il suo carattere educativo-pedagogico, sia perché ricco di spunti morali riguardanti i miti affettivi e patriottici del Risorgimento italiano. Il libro Cuore fece conoscere Edmondo De Amicis in tutto il mondo e lo suggellò autore attento alle problematiche della borghesia, del popolo e dell’educazione. Alcuni avvenimenti spiacevoli della sua vita, come ad esempio la morte suicida del figlio maggiore Furio (nel 1898 si sparò al Parco del Valentino), lo portarono ad abbandonare definitivamente la città sabauda. In seguito scrisse numerosi racconti nel corso dei suoi viaggi in Spagna, Francia, Inghilterra, Olanda, Costantinopoli e Marocco. Morì a Bordighera l’11 marzo del 1908 a causa di una improvvisa emorragia celebrale. Su iniziativa della Gazzetta del Popolo, per onorare la memoria di Edmondo De Amicis ad un anno dalla sua scomparsa, un Comitato propose di erigere un monumento a lui dedicato, che ne onorasse la memoria e ne esaltasse le “doti di educatore e autore immortale”(cit.) del libro Cuore.

L’esecuzione dell’opera venne affidata direttamente (non si proclamò nessun concorso) allo scultore e disegnatore Edoardo Rubino, caro amico di De Amicis, che si propose di realizzare il monumento a titolo gratuito come suo personale contributo. Ad un anno di distanza dall’iniziativa, nel 1910, Rubino presentò il bozzetto del progetto che trovò il consenso e l’approvazione di tutti. Il monumento venne terminato già nel 1914, ma la posa in opera con l’ufficiale inaugurazione, avvenne una decina di anni più tardi a causa di alcune questioni riguardanti la scelta del luogo. Su richiesta della commissione, l’inaugurazione avvenne il 21 ottobre 1923, volutamente dopo l’apertura delle scuole, in modo che “gli potesse essere intorno come aureola gloriosa l’affetto di centinaia di bimbi” (cit.).

Simona Pili Stella

Castello di Agliè dietro le quinte

Film Commission, il tour della Rete regionale fa tappa a Orta San Giulio

In arrivo un protocollo con la Provincia di Novara

Dopo la tappa inaugurale di Cuneo, la Rete regionale di Film Commission Torino Piemonte è arrivata a Orta San Giulio per il secondo dei tre incontri dedicati a presentare servizi, opportunità e prospettive di collaborazione con enti e istituzioni locali. Nel pomeriggio il tour si è concluso ad Alessandria con l’obiettivo di rafforzare la rete territoriale, ampliare gli accordi e favorire la crescita della filiera audiovisiva e dell’indotto economico in tutto il Piemonte.

Nata nel 2017, la Rete regionale riunisce oggi 174 Comuni distribuiti in tutte le province piemontesi e continua ad allargarsi: nel solo 2026 sono già entrati a farne parte dieci nuovi enti, tra cui la Città Metropolitana di Torino e la Provincia di Cuneo.

All’incontro di Orta San Giulio hanno partecipato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli, il direttore di Film Commission Torino Piemonte Paolo Manera, il responsabile della Rete regionale Davide Bracco e il sindaco Giorgio Angeleri.

Il tour è stato organizzato per estendere ulteriormente il raggio d’azione della Rete, coinvolgendo, dopo Cuneo, le province di Novara, Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola, prima della conclusione nelle province di Asti e Alessandria.

Nel corso degli incontri vengono illustrate le modalità operative della Rete, i risultati ottenuti negli ultimi anni e i servizi messi a disposizione delle produzioni cinematografiche e audiovisive che scelgono il Piemonte come set. L’obiettivo è anche quello di aprire un confronto diretto con amministrazioni locali, operatori turistici e culturali per individuare nuove opportunità di collaborazione.

«Cuneo, Orta San Giulio e Alessandria ci permettono di incontrare da vicino amministratori, operatori turistici e realtà produttive che ogni giorno vivono il territorio: è lì che si costruisce davvero la Rete regionale, tappa dopo tappa – commenta Davide Bracco, Responsabile della Rete regionale Film Commission Torino Piemonte – In questi due giorni raccogliamo esigenze, rispondiamo a domande concrete e mettiamo a fuoco insieme le prossime priorità. Il lavoro sul campo con gli oltre 170 Comuni aderenti è quello che rende la Rete uno strumento vivo e non solo un elenco di adesioni: continueremo a girare il Piemonte per far crescere questa collaborazione, comune dopo comune».

Durante la conferenza è stato inoltre annunciato l’avvio dell’iter che porterà alla firma di un protocollo d’intesa con la Provincia di Novara, destinato a rafforzare la presenza della Rete nel Novarese e ad aumentare la capacità del territorio di attrarre produzioni, investimenti e opportunità per imprese e professionisti del settore.

«Con il protocollo che sottoscriveremo con la Provincia di Novara compiamo un passo concreto per rafforzare il ruolo di questo territorio nella rete dell’audiovisivo piemontese. Vogliamo creare le condizioni perché sempre più produzioni scelgano il Novarese, generando lavoro, promozione e sviluppo. La cultura è un investimento e, quando fa squadra con le istituzioni locali, diventa un motore di crescita per tutto il territorio», ha dichiarato l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli.

Gli appuntamenti vedono la partecipazione di Camere di commercio, Confindustrie, fondazioni bancarie, media e principali istituzioni locali con l’obiettivo di consolidare le sinergie e rafforzare un sistema che punta a estendere i benefici economici del cinema ben oltre il capoluogo regionale.

Nel corso degli anni la Rete regionale ha sottoscritto numerosi protocolli con i Comuni per agevolare le riprese, promosso campagne per ampliare il database delle location piemontesi e incentivato la crescita della Production Guide dedicata a società e professionisti del settore. Un lavoro che, insieme agli investimenti della Regione, ha prodotto importanti ricadute in termini di promozione territoriale e sviluppo economico.

I numeri confermano questa crescita: dall’inizio del 2026 sono già 27 i Comuni piemontesi interessati da produzioni audiovisive, distribuiti in sette province. La provincia di Torino guida la classifica con 70 protocolli sottoscritti, seguita da Cuneo con 38 e Alessandria con 16.

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Marina Chiarelli e Andrea Tronzano sottolineano come «Il Piemonte ha scelto di fare dell’audiovisivo una leva strategica di sviluppo, capace di unire cultura, economia e promozione del territorio. La Rete regionale di Film Commission è la dimostrazione concreta di come la collaborazione tra Regione, enti locali e istituzioni possa generare nuove opportunità per le comunità, valorizzando luoghi, competenze e professionalità diffuse in tutte le province. Fare rete significa costruire opportunità. Per questo abbiamo scelto di portare la Rete regionale direttamente nei territori, partendo da Novara, Alessandria e Cuneo, tre province dinamiche, ricche di identità, paesaggi e competenze che possono diventare protagoniste dello sviluppo dell’audiovisivo piemontese. Questo per rafforzare ulteriormente una rete che cresce anno dopo anno e che rende il Piemonte sempre più competitivo nell’attrazione di produzioni nazionali e internazionali. Ogni set che arriva sul nostro territorio produce ricadute economiche, occupazione, turismo e visibilità, trasformando la cultura in un vero motore di sviluppo. È questa la visione con cui continuiamo a investire: un Piemonte che cresce facendo squadra, capace di valorizzare ogni territorio e di costruire nuove occasioni di lavoro e di futuro attraverso le industrie culturali e creative».

Sulla stessa linea la presidente di Film Commission Torino Piemonte Beatrice Borgia, che evidenzia: «Il cinema e l’audiovisivo rappresentano da tempo un asset strategico per lo sviluppo economico del Piemonte, capace di generare indotto diretto sui territori coinvolti e di attivare filiere produttive che vanno anche oltre il settore cinematografico in senso stretto: ricettività, ristorazione, artigianato, servizi. La Rete regionale risponde proprio alla volontà di FCTP di incentivare questo valore, rendendo ogni comune e ogni provincia un potenziale presidio produttivo. I dati lo confermano: oltre 170 comuni coinvolti, decine di protocolli siglati con i territori, una crescita costante delle adesioni anche nel 2026. Con questo tour vogliamo consolidare ulteriormente un sistema che ha già dimostrato la propria capacità di generare ricadute economiche concrete e durature, lavorando con sempre maggiore sinergia con istituzioni ed enti locali per estendere questi benefici all’intero territorio piemontese».

Automotive, la filiera rallenta: produzione e fatturato in flessione, incertezza sul futuro di Mirafiori

/

L’automotive italiano continua a vivere una fase di forte difficoltà e il Piemonte, storica capitale dell’industria automobilistica nazionale, ne sta pagando le conseguenze più pesanti. La frenata della produzione, il calo del fatturato registrato da molte aziende della componentistica e un mercato che fatica a ripartire alimentano le preoccupazioni di imprenditori, lavoratori e istituzioni.

La crisi non nasce da un solo fattore. Sulla competitività del comparto incidono la lenta diffusione delle auto elettriche, il rallentamento della domanda europea, i costi energetici ancora elevati, la crescente concorrenza dei produttori asiatici e l’incertezza sulle future politiche industriali. A questo si aggiungono le difficoltà di una filiera che, negli ultimi anni, ha dovuto affrontare profondi cambiamenti tecnologici e organizzativi.

In Piemonte l’industria dell’auto rappresenta ancora uno dei principali motori dell’economia regionale. Migliaia di imprese operano nella produzione di componenti, nella progettazione, nell’ingegneria e nei servizi collegati, dando lavoro a decine di migliaia di persone. Quando rallenta la produzione dei grandi stabilimenti, l’effetto si riflette inevitabilmente su tutto il sistema industriale, coinvolgendo anche numerose piccole e medie imprese.

Le maggiori preoccupazioni continuano a concentrarsi su Mirafiori, simbolo della tradizione automobilistica torinese. Lo stabilimento vive ormai da tempo una situazione caratterizzata da produzioni ridotte rispetto agli anni passati e da frequenti periodi di sospensione dell’attività attraverso gli ammortizzatori sociali. Sindacati e lavoratori chiedono risposte chiare sui futuri investimenti e sull’assegnazione di nuovi modelli che possano riportare volumi produttivi adeguati e garantire stabilità occupazionale.

Il tema riguarda ben oltre i cancelli della fabbrica. Intorno a Mirafiori ruota infatti una vasta rete di fornitori, aziende specializzate e attività di servizio che dipendono direttamente dall’andamento dello stabilimento. Un eventuale ridimensionamento della produzione avrebbe inevitabili ripercussioni sull’intero sistema economico torinese e piemontese, già alle prese con una trasformazione industriale particolarmente complessa.

La necessità di definire una strategia per il rilancio del settore è stata al centro del primo incontro dell’Osservatorio strategico sull’automotive e sulla componentistica, istituito dalla Regione Piemonte dopo la richiesta avanzata dalle organizzazioni sindacali. La riunione, ospitata nel Grattacielo Piemonte, ha visto la partecipazione del vicepresidente e assessore al Lavoro Maurizio Marrone, degli assessori Daniela Cameroni e Andrea Tronzano e dei rappresentanti delle principali sigle sindacali del comparto.

Nel corso del confronto sono state analizzate le criticità che interessano l’industria automobilistica regionale, con particolare attenzione alla situazione di Mirafiori e agli effetti della transizione tecnologica sull’intera filiera. L’obiettivo dell’Osservatorio sarà quello di creare un luogo di confronto permanente tra istituzioni e parti sociali, così da monitorare l’evoluzione del settore e individuare possibili interventi a sostegno delle imprese e dell’occupazione.

La Regione ha inoltre annunciato che porterà queste istanze al tavolo nazionale sull’automotive convocato dal ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. La delegazione piemontese, guidata dal presidente Alberto Cirio, chiederà che il Governo definisca una politica industriale capace di rafforzare la competitività del comparto, incrementare la produzione negli stabilimenti italiani e offrire prospettive concrete ai lavoratori e alle aziende della componentistica.

Al termine dell’incontro, gli esponenti della Giunta regionale hanno ribadito che il settore automobilistico rappresenta un patrimonio industriale e occupazionale irrinunciabile per il Piemonte. Per questo motivo il confronto con sindacati e imprese proseguirà anche nei prossimi mesi, con l’intenzione di costruire un percorso condiviso che accompagni la trasformazione del comparto senza disperdere competenze, professionalità e capacità produttive che hanno fatto di Torino uno dei principali poli europei dell’automobile.