“Operatore sportivo – promotore di attività inclusive contro la violenza e il bullismo”

Un importante riconoscimento premia l’impegno quotidiano nella promozione dei valori più autentici dello sport. Tra i tanti concetti del fair play – che riguardano il rifiuto del doping e dei comportamenti scorretti, nonché la valorizzazione dell’educazione attraverso lo sport – Alfredo Mulè, presidente dell’omonimo Team di Taekwon-do di Vinovo- li rispecchia tutti. Infatti, gli è stato conferito il Premio Nazionale al Merito Etico dal Comitato Nazionale Italiano Fair Play, associazione benemerita del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), per la diffusione dei principi di lealtà, correttezza e responsabilità sociale nello sport. Il premio gli è stato assegnato come “operatore sportivo – promotore di attività inclusive contro la violenza e il bullismo”, distintosi proprio come ideatore di attività sportive inclusive e iniziative concrete contro la violenza e il bullismo, fenomeni purtroppo ancora presenti in molti contesti sportivi. Un lavoro portato avanti con dedizione, che ha saputo trasformare lo sport in uno strumento educativo capace di generare consapevolezza, rispetto reciproco e crescita personale, soprattutto tra i più giovani. Il riconoscimento è stato consegnato a sorpresa direttamente dal Presidente regionale Piercarlo Manfredi durante una lezione, che ha consegnato personalmente il premio e, dopo le foto di rito, ha sottolineato il valore dell’impegno svolto e l’importanza di figure capaci di incarnare e diffondere i principi del fair play nella quotidianità. «Ricevere questo premio è motivo di grande emozione e orgoglio – ha dichiarato il Maestro Alfredo Mulè – Non si tratta soltanto di un traguardo personale, ma di un punto di partenza che rafforza ulteriormente la volontà di continuare su questa strada. Lo sport deve essere un ambiente sicuro, inclusivo e formativo, in cui ogni persona possa sentirsi accolta e valorizzata». Il riconoscimento assume quindi un significato che va oltre la dimensione individuale, diventando simbolo di un percorso condiviso con atleti, famiglie, colleghi e sostenitori che ogni giorno contribuiscono a costruire una cultura sportiva sana. Un impegno che guarda al futuro, con l’obiettivo di diffondere sempre più i valori del rispetto, della lealtà e della crescita educativa attraverso lo sport. In un contesto sociale in cui il ruolo educativo dello sport è sempre più centrale, premi come questo rappresentano un segnale forte e necessario: investire nei valori significa investire nelle persone, nella comunità vinovese e non solo.

Al via (dopo 15 anni di attesa) i lavori per il nuovo Pronto Soccorso delle Molinette 

Dopo oltre 15 anni di attesa, prende concretamente avvio il percorso di rinnovamento del Pronto Soccorso dell’ospedale Molinette di Torino. Come previsto dal cronoprogramma annunciato lo scorso dicembre, iniziano i lavori della Fase 0, primo passo del cantiere.

Questa fase preliminare riguarda l’adeguamento degli spazi situati al piano terra, nei locali della Cardiologia universitaria, e consentirà lo spostamento dell’angiografo biplano attualmente collocato nell’attuale Pronto Soccorso. I locali oggi occupati dallo strumento saranno infatti interessati dai lavori nelle fasi successive del progetto.

Le operazioni di smontaggio dell’angiografo in uso alla Cardiologia universitaria sono previste nelle giornate del 23 e 24 aprile 2026. L’avvio effettivo dei lavori è fissato per lunedì 27 aprile 2026, con una durata stimata di circa quattro mesi.

Durante questo periodo, le attività sanitarie normalmente svolte nella sala angiografica al piano terra saranno trasferite e riassorbite presso le sale angiografiche situate al terzo piano del Padiglione Clinica Medica.

Il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica (PFTE), sviluppato da SCR – Società di Committenza Regionale, ha definito una strategia che garantirà la continuità operativa del Pronto Soccorso per tutta la durata dei lavori, evitando il trasferimento completo del servizio in sedi esterne. Saranno comunque necessari alcuni spostamenti mirati di funzioni essenziali e una temporanea riduzione della capacità ricettiva.

L’intervento complessivo avrà una durata di circa due anni e mezzo e sarà articolato in tre fasi principali, precedute dalla Fase 0, di competenza CDSS. Il costo complessivo dell’opera è pari a 13,56 milioni di euro.

Nel dettaglio, la Fase 0 prevede:

  • lo sgombero delle aree interessate dai lavori;
  • lo spostamento dell’angiografo biplano;
  • lo svuotamento dell’ala ovest;
  • la realizzazione di un nuovo box triage esterno;
  • il trasferimento del blocco operatorio;
  • la collocazione temporanea del Pronto Soccorso chirurgico nel nuovo blocco operatorio;
  • il trasferimento dell’area di degenza per pazienti critici presso il Padiglione Abegg Chirurgia.

Al termine di questa fase prenderanno il via i lavori della Fase 1, sempre sotto la regia di SCR.

Parallelamente, sono in fase di completamento gli interventi di rifacimento delle rampe di accesso, con la posa del nuovo manto stradale e l’installazione dell’illuminazione notturna.

Tra le principali criticità da gestire durante il cantiere vi saranno:

  • la gestione dei flussi, considerando che nel 2024 si sono registrati circa 70.000 accessi al Pronto Soccorso;
  • l’adeguamento degli impianti, da rinnovare garantendo al contempo la piena operatività delle strutture;
  • la separazione delle aree di cantiere da quelle sanitarie, per evitare qualsiasi interferenza o rischio di contaminazione.

«Questo intervento rappresenta uno degli obiettivi prioritari che mi ero posto sin dal mio insediamento, avvenuto il 1° settembre, subito dopo l’approvazione del bilancio 2024. In quell’occasione decisi simbolicamente di entrare in Azienda passando dal Pronto Soccorso, con l’impegno di restituire centralità e valore al principale DEA della città di Torino e della regione Piemonte. Stiamo rispettando i tempi e le promesse: nei prossimi giorni prenderà il via la Fase 0», dichiara Livio Tranchida.

Riparte il Cineforum dell’Istituto Sociale 

Riparte il Cineforum dell’Istituto Sociale la Scuola della Compagnia di Gesù di Torino. Una storica iniziativa avviata nel 1949, e interrottasi nel 2016, che ha accompagnato e formato generazioni di torinesi. Un momento di analisi critica, culturale e sociale che ha registrato la partecipazione e il contributo di addetti al mondo del cinema.

Primo appuntamento giovedì 23 aprile, alle 20.30, nel cinema della scuola di corso Siracusa 10, a Torino, con la proiezione del film “Come un gatto in tangeziale” di Riccardo Milani, con Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Il cineforum sarà guidato da Marco Lombardi, giornalista ed ex alunno dell’Istituto Sociale, e la serata vedrà la partecipazione del regista Riccardo Milani. Il cinema è stato da sempre un grande interesse per i gesuiti. Non si può non ricordare Padre Virgilio Fantuzzi, celebre firma della Civiltà Cattolica, amico personale di Rosellini e Pasolini, di cui fu collaboratore volontario e tornando al Cineforum del sociale i padri Gasca Queirazza, Morra e Guerello, che seppero trasformare i momenti di visione dei film in occasioni di introspezione, confronto, crescita personale e collettiva.

Ingresso gratuito.

Mara Martellotta

Mirafiori: due arresti per droga e porto illegale di arma

Nascondevano droga per lo spaccio e armi da fuoco illegali: arrestati. È accaduto a Mirafiori durante un servizio straordinario sul territorio, coordinato dal Commissariato di P.S. Mirafiori: gli agenti del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte” hanno sorpreso due individui a bordo di un’auto in via Pisacane.

Secondo la ricostruzione, gli agenti notano uno dei due scendere in fretta dal veicolo e entrare in un condominio. Insospettiti, fermano l’occupante rimasto, un italiano di 22 anni: alla vista della polizia, tenta di buttare un pacchetto con 13 ovuli di cocaina, oltre 7 grammi totali. A seguito del controllo, la perquisizione aggiunge un altro quantitativo della stessa sostanza – circa 11 grammi complessivi – più 640 euro in contanti, provento dello spaccio.

Il conducente, un albanese di 24 anni, si avvicina all’auto e avvista i poliziotti e lancia una pistola semiautomatica nel bidone condominiale. Gli agenti intervengono immediatamente, recuperano l’arma e la sequestrano. La perquisizione domiciliare a carico del conducente ha portato al rinvenimento di munizioni, 1.500 euro in contanti e al sequestro dell’auto utilizzata.

Alla fine delle operazioni, i due ragazzi sono stati dichiarati in arresto e trasferiti presso la Casa Circondariale di Torino su disposizione dell’Autorità giudiziaria. Il procedimento si trova in fase di indagini preliminari.

VI.G

Auto si ribalta in carreggiata: conducente intrappolato nell’abitacolo

La macchina si ribalta sulla carreggiata e il conducente rimane bloccato dentro l’abitacolo. È questo il grave incidente successo nella mattinata di ieri in via Mazzini, ad Alpignano. La vettura coinvolta, una Suzuki Ignis, stava viaggiando verso piazza Robotti quando ha perso il controllo e si è ribaltata. Fortunatamente, il conducente del mezzo è rimasto incolume. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Alpignano, per estrarre l’uomo dall’abitacolo e mettere il mezzo in sicurezza. Intervenuta anche la polizia locale per effettuare i rilievi. L’incidente ha inevitabilmente provocato disagi al traffico lungo la via. Per permettere le manovre di soccorso e la rimozione del veicolo, il traffico in via Mazzini è stato diretto a senso unico alternato, generando code fino alla conclusione delle operazioni.

VI.G

Caro carburante, l’autotrasporto si ferma: rischio blocco in Piemonte

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Si avvicina lo stop per il settore dell’autotrasporto merci: anche in Piemonte i camion potrebbero presto restare fermi nei piazzali. La decisione è stata assunta da Unatras, che riunisce le principali sigle nazionali del comparto, tra cui Confartigianato Trasporti, al termine di settimane di confronto senza esito con il Governo, in un contesto economico sempre più difficile per imprese e cittadini. Nei prossimi giorni saranno comunicate le date e le modalità della mobilitazione, nel rispetto delle procedure previste dal codice di autoregolamentazione degli scioperi nel settore.

Alla base della protesta ci sono fattori ormai strutturali: l’aumento dei costi di esercizio, la forte instabilità dei prezzi dell’energia, la riduzione dei margini e squilibri lungo la filiera, ma soprattutto l’assenza di risposte politiche concrete. Se non arriveranno interventi immediati, anche in Piemonte si prospetta quindi un blocco con camion e tir fermi, con conseguenze dirette sulla distribuzione delle merci e dei prodotti alimentari.

Secondo Confartigianato Imprese Piemonte Trasporti, il costo del carburante – che ha raggiunto i 2,13 euro al litro – incide da solo per circa il 35% dei costi operativi, mentre il peso complessivo di tasse e oneri arriva a sfiorare il 90%. Una dinamica che riporta il gasolio al centro delle criticità del comparto, già più volte affrontate negli ultimi anni.

A pesare ulteriormente è la mancanza di misure attuative da parte dell’Esecutivo: nessuna convocazione, nessun intervento urgente, nessun segnale tangibile. Tra i punti critici anche il Decreto-Legge 18 marzo 2026 n. 33, che prevede 100 milioni di euro in crediti d’imposta per il settore, risorse però non ancora disponibili mentre le imprese continuano a sostenere costi elevati senza adeguate compensazioni.

I numeri spiegano la portata della situazione: un mezzo pesante percorre mediamente 120 mila chilometri l’anno consumando circa 36 mila litri di gasolio. Un aumento di 25 centesimi al litro comporta un aggravio di circa 9 mila euro per singolo camion, che diventano 90 mila euro per una flotta di dieci mezzi. Un impatto difficilmente sostenibile per un settore in cui la marginalità media resta inferiore al 3% del fatturato, con il rischio concreto di azzerare gli utili.

Il fermo avrebbe ripercussioni significative sull’intero sistema produttivo, soprattutto in una regione come il Piemonte, nodo strategico della logistica nazionale ed europea, dove lo stop rischia di tradursi in una paralisi delle filiere.

«Molte imprese dell’autotrasporto non sono più in grado di sostenere economicamente alcuni servizi – afferma Giovanni Rosso – al punto da valutare più conveniente lasciare i mezzi fermi nei piazzali. Restiamo disponibili a un ultimo confronto con il Governo, ma in assenza di risposte immediate, in particolare sulla riduzione delle accise sul gasolio commerciale, non potremo che fermarci».

Rosso sottolinea come la decisione non sia dettata da volontà di protesta fine a sé stessa, ma da una condizione economica ormai insostenibile: «Quando un camion parte, l’azienda anticipa i costi di carburante e pedaggi, mentre i pagamenti arrivano con ritardi. In queste condizioni, continuare a viaggiare non è più conveniente».

Le associazioni ribadiscono che non si tratta di richieste straordinarie, ma della necessità di ristabilire un equilibrio economico minimo per il comparto. Per evitare pesanti conseguenze sull’economia, UNATRAS chiede al Governo interventi urgenti: l’attuazione dei crediti d’imposta già previsti, ristori per il mancato rimborso delle accise, misure a sostegno della liquidità come la sospensione di versamenti fiscali e contributivi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’introduzione di un quadro temporaneo di aiuti anche a livello europeo.

Prestazioni aggiuntive, Nursing Up: “risorse importanti ma non sufficienti”

Nursing Up accoglie con favore l’accordo siglato con Regione Piemonte per lo stanziamento delle risorse straordinarie destinate alle prestazioni aggiuntive del personale sanitario, ma ribadisce la necessità di interventi strutturali per affrontare in modo definitivo le criticità del sistema.

“Lo stanziamento di 5 milioni di euro rappresenta un segnale di attenzione nei confronti delle professioni sanitarie e delle difficoltà che quotidianamente affrontano nei servizi – afferma Claudio Delli Carri, segretario regionale di Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta – è un risultato che arriva anche grazie alle sollecitazioni al confronto portato avanti dai Sindacati nelle ultime settimane”.

Nel prossimo incontro, in programma il 30 aprile, saranno ridefiniti i criteri di ripartizione delle risorse tra le aziende sanitarie, e si guarda con attenzione al confronto programmato per settembre, momento in cui si valuterà l’eventuale necessità di ulteriori finanziamenti

“Le prestazioni aggiuntive non possono essere considerate una soluzione definitiva. Si tratta di uno strumento utile nell’immediato, ma che rischia di gravare ulteriormente sui professionisti già sottoposti a carichi di lavoro elevati. Il vero nodo resta la carenza di personale, che può essere risolta solo attraverso un piano serio e strutturato legato alle assunzioni – conclude Delli Carri”.

Un incanto di mostra, il potere e le regine sullo schermo e a teatro

Alla Reggia di Venaria, sino al 6 settembre
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I molti appassionati non si lasceranno certamente sfuggire la mostra “Regine in scena.
L’arte del costume italiano tra cinema e teatro” che troverà spazio nelle Sale delle Arti
della Reggia di Venaria sino al 6 settembre, una selezione di 31 abiti a rappresentare il
potere al femminile attraverso le tante opere cinematografiche e la scena, volendosi
restituire “al costume la sua funzione più profonda: non semplice ornamento, ma
dispositivo capace di generare percezione di potere, identità e visione”. Il tema della
sontuosa regalità è stato affrontato – avendo a disposizione bellezze e perfezioni
indescrivibili – da Massimo Cantini Parrini (con la collaborazione di Clara Goria, storica
dell’arte e conservatrice del Centro Studi del Consorzio delle Residenze Reali
Sabaude), costumista fiorentino, allievo di Piero Tosi e iniziale assistente del premio
Oscar Gabriella Pescucci, una già lunga carriera iniziata circa vent’anni fa che lo ha
visto nelle preziose collaborazioni con Joe Wright (“Cyrano” con una candidatura
all’Oscar e “M – Il Figlio del Secolo”) ed Ettore Scola, Matteo Garrone (“Il racconto dei
racconti“ e “Pinocchio”) ed Edoardo De Angelis, Roberta Torre (“Riccardo va
all’inferno”, presentato una decina di anni fa al TFF) e Susanna Nicchiarelli (“Miss
Marx” e “Chiara”), Pablo Larraìn (“Maria”, Angelina Jolie come la Callas, Best Costume
Designer decretato dai Critics Choice Awards) e Michael Mann (“Ferrari”), Paolo Virzì e
Gianluca Jodice (“Le Déluge – Gli ultimi giorni di Maria Antonietta”, girato in gran parte
propria alla Reggia): titoli che gli hanno fatto guadagnare sei David di Donatello,
quattro Nastri d’Argento e quattro Ciak d’oro. Insomma un Maestro di un arte che
troppo spesso chi va al cinema e a teatro tralascia o guarda con occhio più o meno
attento.
Una grande mostra, un incanto di mostra, che viene a inserirsi nel filone tematico
espositivo dedicato alla moda e al costume e avviato nel 2011 con “Moda in Italia. 150
anni di eleganza (1861-2011)”, un’occasione e un’ambientazione che virano al
femminile ripensando all’importanza che proprio a Venaria, alla metà del Seicento,
ebbero le figure delle duchesse Cristina di Francia e Maria Giovanna Battista di Savoia
Nemours – “parliamo sempre di uomini e di potere maschile e ci dimentichiamo del
peso che hanno avuto le donne”, ci tiene a sottolineare Chiara Teolato, direttrice del
Consorzio delle Residenze Reali Sabaude; un patrimonio suggestivo, un susseguirsi di
preziosità dove teatro e cinema corrono paralleli, il primo sottolineando la visione che
al costume è necessaria arrivando lo sguardo da lontano, nella fusione con l’attore e
con la completezza della scena, il cinema vivendo di particolari, dell’esigenza che
l’occhio si posi sulla eleganza e la materia delle stoffe, accompagnate dalla luce come
dall’esattezza dell’inquadratura. Affermava Gabriella Pescucci che “in teatro ti
preoccupi meno del dettaglio perché c’è la distanza che ti mangia tutto; in teatro sono
importanti i volumi, accentuati, e i tessuti con certi riflessi sotto le luci, il cinema è
misterioso perché non sai mai ciò che si vedrà e ciò che non si vedrà”. Raccontare
quindi il femminile in modo diverso, ogni atto all’interno della memoria antica, e non
soltanto, dell’equazione potere eguale abito, in un percorso che ha costruito la Storia e
l’immaginifico.
La regalità della sovrana, come della donna e della diva, coniugata quindi attraverso
tre nuclei fondamentali – il mito, la storia, la fantasia -, condotti filologicamente e
offerti visivamente con i rispettivi colori del bronzo, dell’oro e dell’argento, epoche e
ricordi totalmente diversi, architetture e prospettive in tre atti e undici scene che
abbracciano quanto è uscito dal gusto e dalla maestria di costumisti e artisti, quanto è
stata capace d’offrire la realizzazione delle eccellenze sartoriali italiane – il mondo
ricreato recentemente da Ferzan Ozpetek con “Diamanti” – (tra tutte, la sartoria Farani
di Roma e la Sartoria Devalle di Torino, a cui si deve, Luigi Sabelli costumista, il manto
regale che guarda al Quattrocento di Pisanello, come all’Oriente e al Liberty, per “La
Parisina” di Mascagni su libretto di D’Annunzio, del 1913, Teatro alla Scala: qui
accostato a quello preparato da Tosi per Raina Kabaivanska che nel ’91 era Elisabetta
di Valois nel “Don Carlo” di Verdi per la regia del finissimo Mauro Bolognini, perfetta
simbiosi a confrontare due visioni, costruzione storica e psicologica da un lato e
potenza evocativa dall’altro), credo invidiabilissime nell’industria e nel mondo intero e
quanto sia oggi custodito nelle collezioni, quali Tirelli Trappetti e Peruzzi di Roma,
Cerratelli di Pisa, il Museo della Moda e del Costume di Firenze.
Rileggendo lungo la mostra le parole di Visconti (“il cinema è fatto di sguardi, il teatro
di parole, ma in entrambi cerco la stessa cosa: l’umano nel suo splendore e nella sua
miseria”) e di Piero Tosi (“un costume non deve solo vestire un corpo, deve vestire
un’anima e raccontare da dove viene quel personaggio prima ancora che apra bocca”)
e di Milena Canonero (“i vestiti nel cinema sono strumenti psicologici: se l’attore si
sente il personaggio addosso, allora ho fatto il mio lavoro”), guardando alle esigenze
di un’interprete che decenni fa s’addossava le spese del costume (“siate tanto gentile
da darmi l’indirizzo di Casorati. Gli spiegherò come vorrei corretto il costume e così
avvertirò anche Cerratelli, prima di trovarci di fronte alle difficoltà inevitabili create
dalla smania che ho io di vestirmi bene in palcoscenico”, così una lettera di Gianna
Pederzini a Mario Labroca del 3 marzo 1949), s’incontrano i grandi maestri del
Novecento come quelli del nostro nuovo millennio – Anna Anni, Giancarlo Bartolini
Salimbeni con cui si torna alla Lollo nazionale quando nel 1962 per Jean Delannoy in
“Venere imperiale” indossò (ci pensò il Canova di Gianni Santuccio ad alleggerirla) gli
abiti di Paolina Borghese, Danilo Donati, Aldo Calvo e Giulio Coltellacci, oltre quelli già
citati – e da quegli abiti senza volto abbiamo gran parte della storia della settima arte
e di quel teatro che non smette di appassionarci e di stupirci. Sottolineando la
presenza di quegli artisti prestati al palcoscenico e allo schermo, che hanno i nomi di
Felice Casorati, Corrado Cagli, Giorgio de Chirico e Arnaldo Pomodoro.
Monica Bellucci
diventa la Regina degli Specchi grazie a Gabriella Pescucci nei “Fratelli Grimm e
l’incantevole strega” di Terry Gilliam (2005), la stessa ancora per Gilliam immortala
Valentina Cortese quale Ariadne regina della Luna nelle “Avventure del Barone di
Munchausen” (1988) o Michelle Pfeiffer come Titania nel “Sogno di una notte di mezza
estate” di Michael Hoffman (1999), Piero Tosi veste Maria Callas per la “Medea” di
Pasolini (1969) o quattro anni più tardi richiama dalla sua vecchia Sissi Romy
Schneider per essere Elisabetta di Baviera nel “Ludwig” viscontiano (è esposto “l’abito
da passeggio in damasco di seta operato a piccole stelle, guarnito con inserti in raso di
seta, giacchino in velluto di seta autentico, ricamato a motivi floreali in seta e foderato
in pelliccia di castoro”), Danilo Donati veste Silvana Mangano per “Edipo re” di Pasolini
(1967): “tunica d’ispirazione arcaica composta da un intreccio di tubolari in fibra di
ovatta, lavorati e fissati su una base di garza di cotone, con estremità sfrangiate”. E
poi ancora Irene Sharaff e Nino Novarese (la “Cleopatra” per la Taylor), Anna Anni per
cui Rossella Falk sarà Elisabetta I Tudor nel 1983 alla Pergola di Firenze con la regia di
Zeffirelli, Milena Canonero, vincitrice dell’Oscar, a rivestire la Maria Antonietta di
Kirsten Dunst reinventata da Sofia Coppola in versione pop.
“Ho sottolineato nella mostra l’unicità dei costumi – dice Cantini Parrini -, scegliendo di
abolire anche le fotografie nel timore che rubassero spazio alle creazioni. Ho voluto
mostrare i costumi e i dettagli, la bellezza delle stoffe e dei ricami, delle corone e degli
orecchini, dei tanti monili e dei copricapi attraverso un lungo lavoro di ricerca, negli
archivi e nelle sartorie, andando oltre quei costumi che sono andati distrutti o
necessitavano di restauri, con la collaborazione di maestranze che si è rivelato pieno
di fascino e di entusiasmo.” A chi gli chiede come nasca un costume, “il bozzetto
innanzitutto, ispirandomi al ruolo e all’attrice che dovrà interpretarlo, ogni cosa vista
nella generalità di un contesto; ma la mia prima fonte d’ispirazione sono i musei, ci
entro sempre, per guardarli e per studiarli”. Il suo percorso personale, qui, attraversa
titoli quali “Maria” di Larraìn, di cui s’ammira l’abito dall’intenso blu violaceo indossato
da Angelina Jolie nelle vesti di Anna Bolena, quello “in damasco di seta, con disegno
ornamentale di forte contrasto e impatto visivo” che ha rivestito Salma Hayek come
Regina di Selvascura nel “Racconto dei racconti” di Matteo Garrone, la settecentesca
“robe à l’anglaise” che abbiamo vista pensata per Mélanie Laurent nel “Déluge” di
​Gianluca Jodice, l’abito per Naomi Watts per “Ophelia” di Claire McCarthy, quello per
Cécile Cassel nel “Barbarossa” di Renzo Martinelli.
Ad accompagnare la mostra, il Museo Nazionale del Cinema proporrà al Massimo, nel
mese di giugno, una rassegna che prevede la proiezione di “Le déluge” di Jodice,
“Marie Antoinette” di Coppola, “Medea” di Pasolini e “Cleopatra” di Mankiewicz, tutti
in versione originale con sottotitoli.
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Elio Rabbione
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Nelle immagini, in primo piano un abito indossato da Elizabeth Taylor per “Cleopatra”
di Mankiewicz (foto Margherita Borsano); costume di Massimo Cantini Parrini per
Salma Hayek in “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone; costume di Danilo Donati
per Silvana Mangano come Giocasta in “Edipo re” di Pier Paolo Pasolini; costume di
Piero Tosi per Romy Schneider in “Ludwig” di Luchino Visconti; costume di Massimo
Cantini Parrini per Mélanie Laurent in “Le Déluge” di Gianluca Jodice.

Torino e il cibo, una lunga storia. La nuova mostra dell’Archivio storico della Città

Inaugura oggi mercoledì 22 aprile alle ore 17, all’Archivio Storico della Città di Torino di via Barbaroux 32, la nuova mostra Il gusto della storia. Torino e il cibo nell’Archivio della Città, che esplora il tema dell’alimentazione nella storia di Torino, attraverso documenti, stampe, disegni, progetti, manifesti e fotografie che ricostruiscono le connessioni tra cibo, paesaggio urbano e società. L’esposizione, a ingresso libero, sarà visitabile fino al 31 dicembre 2026, dal lunedì al venerdì dalle 8.30 alle 16.30. In occasione dell’inaugurazione, l’Archivio storico osserverà un orario esteso fino alle 19.30, con visite guidate gratuite, accompagnate dai curatori (info: archivio.storico.info@comune.torino.it).

“La mostra che presentiamo – dichiara l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia – approfondisce un argomento di grande fascino, quello del rapporto tra Torino e il cibo. Un percorso che, attraverso immagini e documenti, permette di scoprire le trasformazioni urbane e sociali della città nei secoli, la lavorazione dei prodotti agricoli e il loro uso nella cucina tradizionale, ma anche gli sforzi compiuti dalle amministrazioni comunali, documentati dagli atti amministrativi conservati dall’Archivio, per garantire alla cittadinanza l’approvvigionamento alimentare nei periodi più duri della storia. Un ringraziamento va all’Archivio storico della Città di Torino, che con questo allestimento rende accessibile e fruibile il suo cospicuo e prezioso patrimonio culturale, confermando così il suo ruolo di scrigno e custode dell’identità di Torino”.

Cartografie e incisioni introducono il tema del paesaggio della città e del suo territorio, con i campi coltivati a margine dell’insediamento urbano e la collina modellata da boschi e filari di vigneti. Altri preziosi documenti testimoniano gli sforzi delle amministrazioni civiche e sabaude nei secoli per garantire ai torinesi l’approvvigionamento dei cereali, alimento cardine della dieta quotidiana. Tra questi il grandioso progetto del magazzino del grano di fine Seicento (oggi non più esistente) situato nei pressi dell’attuale piazza Vittorio: un vero e proprio “forziere alimentare” che permetteva l’autonomia della città in caso di assedio.

Torino, città di corsi d’acqua e di fiumi, sviluppò un sistema di canali e di mulini, che consentivano la macinatura e la trasformazione dei cereali, necessari per la preparazione del pane e altri prodotti alimentari.

Torino era anche città di vigneti e di produzione del vino, come emerge dagli Ordinati (ora verbali del Consiglio Comunale), che stabiliscono i tempi e i modi della coltivazione, della vendemmia e del commercio del vino. La vite rappresentava anche un importante valore culturale e paesaggistico, come attestano le numerose ville costruite in collina (le cosiddette vigne) che coniugavano le attività produttive con il loisir e le edizioni dei libri Della eccellenza e diversità dei vini che nella montagna di Torino si fanno…, di Giovanni Battista Croce del 1614 e Le Vigneron Piémontais contenant la manière de planter les vignes… di De Plaigne del 1784.

Dove si incontravano la domanda e l’offerta dei vari prodotti alimentari? Ampio spazio è dato alla storia dei mercati, i luoghi dove i torinesi per secoli hanno “fatto la spesa” quotidiana. Le bancarelle erano posizionate nelle piazze centrali e auliche: piazza Palazzo di Città (già delle Erbe), piazza San Carlo, piazza Carlina… Nel 1836 nuove normative, in materia igienico-sanitarie, furono approvate a seguito di un’epidemia di colera. Un Editto firmato da Michele Benso di Cavour (padre del conte Camillo) spostò il mercato di piazza delle Erbe e del Corpus Domini in piazza Emanuele Filiberto, l’attuale piazza della Repubblica, dando avvio alla storia mercatale di Porta Palazzo. Vicende raccontate attraverso progetti, cartoline, immagini e fotografie, come quelle che documentano la nascita negli Anni ’30 del Novecento del MOI, il Mercato Ortofrutticolo all’Ingrosso, in via Giordano Bruno.

E poi i negozi e le attività commerciali, di cui l’Archivio conserva numerosi progetti ottocenteschi, e prodotti con le etichette e i manifesti dei marchi che hanno fatto la storia artigiana e imprenditoriale torinese legata all’alimentazione e all’enologia. Trattati di agronomia, libri di istruzioni per la coltivazione e iniziative divulgative come il Calendario georgico attestano il notevole impulso che ebbero gli studi e le innovazioni in campo agricolo dal finire del Settecento in poi.

La cucina piemontese, che si affermò a partire dalla seconda metà del Settecento affrancandosi dall’egemonia della cucina francese, è rappresentata da alcuni volumi storici, che ne attestano il valore culturale, sociale e la sua biodiversità.

Spazio anche ai menù storici, con un viaggio nella ristorazione torinese, in particolare durante la Belle Époque.

Il cibo come convivialità e tradizione, connesso ai riti della società, è raccontato in alcune immagini degli anni Cinquanta del Novecento con le “merende” dei giorni delle festività pasquali, con i tradizionali picnic sui prati della collina torinese, nelle radure dei boschi di Superga e sulle sponde dei fiumi.

La rappresentazione e la fedele riproduzione delle varietà di frutta coltivate nel territorio torinese e piemontese, realizzate sulla spinta della cultura positivista del secondo Ottocento, è oggetto di approfondimento in uno spazio dedicato.  Sono esposte le cromolitografie e oleografie di Giuseppe Falchetti conservate in Archivio, in dialogo con modelli pomologici realizzati da Francesco Garnier Valletti, geniale ed eccentrica figura di artigiano, artista e scienziato, provenienti dal Museo della Frutta, realtà museale a gestione diretta della Città di Torino. Tale connessione rappresenta un elemento di particolare valore per la conoscenza e la promozione del patrimonio culturale cittadino.

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Lavori ponte sul Pellice a Villafranca

Dopo le operazioni eseguite sulla parte inferiore dell’infrastruttura, lunedì 20 aprile a Villafranca Piemonte è iniziata la fresatura del manto stradale sulla corsia di valle del ponte sul Pellice lungo la Provinciale 139. I lavori sono eseguiti dall’impresa appaltatrice Ivies spa e da altre ditte in subappalto, per conto della Direzione Viabilità 2 del Dipartimento Viabilità e Trasporti della Città metropolitana di Torino. Per consentire le lavorazioni è stato istituito un senso unico alternato con la chiusura della corsia di valle, in corrispondenza del lato pista ciclabile.

Dopo la fresatura dell’asfalto, si provvederà al getto di riempimento con calcestruzzo magro, alla realizzazione delle catene in acciaio di collegamento dei maschi murari, alla posa delle tubazioni e dei pozzetti di raccolta delle acque superficiali. In seguito sarà gettata una soletta di ripartizione dei carichi in calcestruzzo armato, sulla quale verranno posati i teli della nuova impermeabilizzazione. I lavori sulla corsia di valle si concluderanno con la posa del nuovo spartitraffico in corrispondenza della pista ciclabile e con la posa della nuova barriera di sicurezza stradale. Terminata l’attuale fase dei lavori, il traffico a senso unico alternato si sposterà sulla corsia di valle e gli stessi interventi saranno eseguiti sulla corsia di monte. Le lavorazioni dovrebbero concludersi entro l’estate, salvo limitati interventi di finitura.