Domenica 25 Giugno, dalle 9 alle 19 Piazza Vittorio Veneto si colora a festa con i profumi della Natura e i prodotti agroalimentari del territorio
L’estate 2023 si apre nel migliore dei modi: torna Agriflor, la piccola mostra mercato di fiori e prodotti agroalimentari che domenica 25 giugno animerà Piazza Vittorio Veneto a Torino per l’intera giornata (dalle 9 alle 19).
Saranno una ventina circa i vivaisti e i produttori agricoli provenienti da tutto il Piemonte che metteranno in mostra le proprie eccellenze. Tra le novità florovivaistiche spiccano il vivaio BeePlant (www.beeplant.it) di Montaldo Torinese che ha ideato un innovativo bio – sistema di monitoraggio attivo dell’ecosistema e il vivaio Ribero di Revigliasco, entrambi esordienti ad Agriflor
Tra le proposte verdi spiccano poi piante aromatiche, tropicali e carnivore, ma anche orchidee, cactus e succulente. Non mancheranno piante di incenso, gerani profumati, patchouli, piantine di stevia e piccoli frutti come i mirtilli
Non solo piante e fiori ma anche specialità agroalimentari come il miele e le nocciole, frutta e verdura di stagione, prodotti naturali per il benessere e pane a lievitazione naturale.
Dopo la domenica con Agriflor, sarà il momento di spostarsi in montagna, nella Val di Susa piemontese, domenica 16 luglio con l’appuntamento annuale di FLOR Bardonecchia.
Appuntamento di quelli particolarmente attesi. Sarà il simpaticamente estroso Vittorio Sgarbi a chiudere alla “Reggia di Venaria”, nella “Cappella di Sant’Uberto”, giovedì 22 giugno (ore 21), con una lectio in cui il “Sottosegretario alla Cultura” seguirà la traccia del suo ultimo libro “Scoperte e rivelazioni” raccontando le opere d’arte “scoperte” nella sua carriera – in una sorta di avventurosa e magnifica caccia al tesoro – la giornata inaugurativa delle due mostre in programma per tutta l’estate alla “Reggia”, nell’ambito della XXIV edizione del Festival “La Milanesiana”, ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi, seguendo per questa edizione il tema “Ritorni” ispirato dallo scrittore nigeriano Ben Okri.
emblematiche realizzate dall’artista torinese (nel suo “studio d’artista” alle spalle della Gran Madre, disegnato dall’architetto Andrea Bruno) dagli anni Sessanta ad oggi. Opere in cui potrà perfettamente leggersi “il percorso straordinario del maestro torinese approdato all’età dell’oro con instancabile spirito sperimentale e di avanguardia”. Un viaggio fantastico, fra grafica scultura e pittura, fra sogni fantasie e voli dell’anima, in compagnia dei suoi “logogrifi” (Primo Premio per la “Grafica” alla “XXXIII Biennale di Venezia”, 1966), poi diventati “metallogrifi” e “saccogrifi”, per arrivare ai celeberrimi “flani” fino agli ultimi “Dinosauri”, ancora disegnati poco prima della scomparsa.
attraverso l’uso di tecniche innovative. “Jo Endoro – Sottolinea Vittorio Sgarbi – si esercita in pittura e scultura con l’intenzione di rigenerare teste e torsi antichi, rielaborando le immagini classiche su superfici logorate, nel caso delle pitture, o con articolazioni dell’avambraccio e della mano compressi in parallelepipedi che ne accentuano il valore iconico, nel caso delle sculture. Endoro sa che la dimensione monumentale è preclusa al nostro tempo. La storia degli uomini e della loro immagine sembra conclusa, e noi costretti ad agitarci nel vuoto di un dopo storia”. Ed Elisabetta Sgarbi: “Erede di una grande tradizione di scultori del marmo, Jo Endoro non smette di cercare di rinnovarla. E nella cornice dei giardini della Venaria, le sue opere si segnaleranno per una elegante distonia”. Maschere “strozzate” di umane emozioni. Dalla tristezza alla felicità, alla rabbia, al disgusto, alla paura e alla sorpresa.






riallaccia anche al “Chien andalou” di Bunuel) che, raccolta nel programma della stagione (una copertina che è una esplosione di parole, realizzata dalla agenzia creativa Arké) che da novembre a maggio accompagnerà lo spettatore, offre attraverso le parole dei diretti interessati la chiave di lettura delle diverse proposte. Molte verità stanno lì sotto i nostri occhi ma noi continuiamo a girare gli occhi dall’altra parte, ci teniamo lontani, siamo assenti. Ci rifiutiamo di comprendere quale sia la “vera verità”, “io so soltanto che ha la forma di una domanda. Un mio vecchio professore di filosofia diceva che le domande sono la vera verità, chiederci chi siamo è quello che ci contraddistingue. È il cammino che il teatro segue e insegue da sempre, sin dai tragediografi dell’antica Grecia, è la volontà di porsi delle domande tutti insieme, attraverso un rito collettivo.”
contributo da parte del MiC; inoltre, attingendo al Pnrr, con l’inizio della stagione termineranno i lavori di efficientamento energetico.
452 sarà rivolto al “Capitale” di Marx, drammaturgia e regia di Enrico Baraldi e Nicola Borghesi, impegnato il collettivo di fabbrica lavoratori GKN, ovvero autentici operai di una fabbrica occupata di Campi Bisenzio, un testo dove “cieco è chi non vede come chiudere una fabbrica e licenziare 422 persone provochi una enorme sofferenza”.