Nelle immagini del celebre fotografo londinese
“Queen Experience. Peter Ince”
Dal 6 aprile al 16 luglio
Iconica l’immagine-guida della mostra. Eccolo, Freddie. Trionfalmente agghindato da regina (i baffi non fanno testo), abito lungo e vistoso – portato con fierezza quasi fosse opera del grande royal designer Norman Hartnel, sarto di fiducia per anni della royal family – la regia corona in testa e, ahinoi (voluta trasgressione?) la stravagante fuoriuscita dall’ingombrante veste a coda di piedi scalzi in libertà. Tutta la regalità e l’ironica stravaganza. Del resto proprio lui diceva:”Amo molto la regina e lo sfarzo. E la amo anche perché è stravagante”. Appare così in uno scatto del 1987 il leggendario Freddie Mercury, al secolo Farrak Bulsara, origini parsi (Stone Town, Zanzibar, 1946 – Londra, 1991), mitico e carismatico frontman dei “Queen”.
La foto è a firma del londinese Peter Ince (classe ’55), per più di dieci anni road manager della band; anni gloriosi raccontati nelle 60 immagini (alcune inedite) raccolte nella mostra “Queen Experience” prodotta (dopo il successo della rassegna dedicata agli scatti di Steve Shapiro a David Bowie) da “Radar”, “Extramuseum” e “Le Nozze di Figaro” ed ospitata, da giovedì 6 aprile a domenica 16 luglio, negli spazi dell’“Archivio di Stato” di Torino. La curatela è di “Ono Arte”, in collaborazione con “Blu&Blu Network”.
In parete troviamo immagini memorabili, eterne nel tempo, che lasciano ben trasparire la grande famigliarità e la profonda amicizia che legavano Ince, soprannominato Ratty, alla band di “Bohemian Rhapsody” e in particolare al leggendario Freddie Mercury. Il sodalizio fra il fotografo londinese e i “Queen” (che nel 1973 erano ancora il “gruppo di spalla” dei “Mott The Hoople) inizia nel 1975, quando la band si stava apprestando a registrare “A Night at the Opera”. Peter era il responsabile di strumenti e soundcheck. Suo compito, vigilare affinché la performance del gruppo sul palco filasse liscia come da copione e ben presto si guadagnò la fiducia
di Freddie, Brian, John e Roger.
A scattare fotografie ai “Queen” Peter inizia a partire dal 1976, quando ormai la band aveva raggiunto l’apice del successo mondiale, e continua fino al 1986, con una parentesi di ulteriori due anni in cui il fotografo avrebbe immortalato solo Mercury. In virtù dello stretto rapporto personale esistente tra Hince e Freddie Mercury la mostra ha, infatti, un particolare focus sul leader della band. Tra gli scatti in mostra emergono certamente alcune tra le immagini più iconiche del cantante, catturate in studio di registrazione, sul set dei video musicali più trasmessi nel mondo o su quello fotografico, dove Hince ha immortalato Freddie sempre con grande empatia e creatività. Da vero artista.
Nei momenti di massima eccentricità e spettacolarità a quelli più intimi e “casalinghi”, quando Freddie, ad esempio, posa in tranquillità coccolando sorridente un bianco cagnolino. Spavaldo travolgente uomo-spettacolo, capace di trascinare folle oceaniche in concerto, a uomo “mite e introverso nella vita privata”: come scrive Hince, che al gruppo ha anche dedicato nel 2012 un libro edito da “Arcana” dal titolo “Queen unseen. La mia vita con il più gande gruppo rock del ventesimo secolo”. Il loro mantra: “Più lavori duro, più fortuna attrai. Non si accontentavano mai. Mi hanno insegnato molto, soprattutto a credere in me stesso”.
Del resto, lo stesso Freddie era solito ripetere spesso: “Quality and style will always shine trough– darling /Qualità e stile risplenderanno sempre – tesoro”. E da questo spaccato unico, da questo accesso privilegiato nascono le foto presentate in mostra, dove la carriera dei Queen è documentata anche da un ricco allestimento che include gli oggetti provenienti dalla raccolta personale di Niccolò Chimenti, uno dei maggiori collezionisti europei dell’universo Queen: centinaia di memorabilia, dischi, poster, strumenti musicali, abiti ed accessori, rarità e cimeli originali appartenuti ai membri della band, dall’asta del microfono di Mercury, ai costumi per il video di “Radio Gaga” e molto altro ancora. Ad implementare il percorso espositivo sarà inoltre una sala video in cui verranno proiettati rari spezzoni dei principali concerti internazionali della band.
“A 50 anni – dicono gli organizzatori – dall’uscita del primo disco, l’omonimo ‘Queen’, l’esposizione rappresenta un’occasione unica per i fan e per il grande pubblico di ampliare la propria conoscenza sulla band che ha rivoluzionato la musica degli ultimi 50 anni e che ancora oggi riesce ad essere straordinariamente attuale”.
Gianni Milani
“Queen Experience. Peter Hince”
“Archivio di Stato”, piazza Castello 209-piazzetta Mollino; tel. 011/535529 o www.associazioneradar.it
Dal 6 aprile al 16 luglio
Orari: giov. e ven. 14,30/18,30, sab. e dom. 11/19
Nelle foto:
– “Queen Experience”, ©Peter Hince
– “Queen Experience”, ©Peter Hince
– “Queen Experience”, ©Peter Hince
– “Queen Experience”, ©Peter Hince



Settant’anni e non sentirli! Considerata la “cinghia di trasmissione” fra il “Museo Nazionale del Cinema” e la città, l’“AMNC – Associazione Museo Nazionale del Cinema” di Torino, fu fondata sotto la Mole il 7 luglio 1953 da sette intellettuali riuniti dalla mitica novarese Maria Adriana Prolo (Romagnano Sesia, 1908 – 1991), al civico 7 di via Riberi. Fra le più prestigiose storiche del cinema, in particolare della stagione pionieristica della cosiddetta “settima arte”, la Prolo – dopo essersi laureata, nel ’31, alla torinese “Facoltà di Magistero” ed aver lavorato alla “Biblioteca Reale” allora diretta dal generale Nicola Brancaccio, occupandosi in prevalenza di ricerche storiche e letterarie nonché di poesia – comincia ad essere attratta dal “mondo della celluloide” nel ’38, quando si trova fra le mani le riviste di cinema muto custodite alla “Biblioteca Nazionale” di Torino. La passione scatta immediata e da allora, intuendo anche il ruolo di primo piano rappresentato dalla Torino dell’epoca nella nuova avventura cinematografica, dirotterà i suoi studi proprio in quella direzione. Senza risparmio e con passione da vendere. Fino alla fondazione, primi anni ‘50, del “Museo Nazionale del Cinema”, che trovò una prima congrua sistemazione in un’ala di “Palazzo Chiablese” (solo nel luglio 2000, dopo varie allocazioni, venne inaugurata l’attuale sede alla Mole) di cui la Prolo fu nominata direttrice a vita, e dell’“AMNC – Associazione Museo Nazionale del Cinema”. Come detto, era il 7 luglio del ’53, sette gli intellettuali fondatori e 7 il numero civico della sede di via Riberi. Il numero 7 aveva un valore simbolico per la visionaria Maria Adriana Prolo, “fondatrice di musei”, che in una lettera del giugno ’73 scriveva “Quando nasci con il pallino dei musei, non c’è niente da fare” e che, sempre nel ’73, fondò nella sua città natale anche un prestigioso “Museo Storico-Etnografico”. Ed è proprio per sottolineare quel propiziatorio numero “7” che per una ricorrenza così importante come il suo 70° anniversario l’“AMNC” organizza 7 giorni 7 non stop per festeggiare la propria storia, da sempre attraversata da “passione e inclusione con il cinema”. Da domenica 2 a sabato 8 luglio sono così in programma numerosi appuntamenti, la maggior parte dei quali gratuiti,
che ben raccontano il grande lavoro di rete condotto da anni sul territorio, ma che soprattutto tracciano, come dice Vittorio Sclaverani, presidente “AMNC” dal 2010, “la linea del nostro futuro”.
Herzog, “Palma d’Oro” per la Miglior Regia a Cannes nel 1982, nella recente versione restaurata in “4K”. L’eredità del nuovo cinema tedesco sarà protagonista anche mercoledì 5 luglio con una serata presso la sede dell’housing sociale “Luoghi Comuni Porta Palazzo” (via Priocca 3, ore 21) con la proiezione del visionario “Lisbon Story” di Wim Wenders. Giovedì 6 luglio la “Piazza Commerciale Botticelli” (via Botticelli 85, ore 21,30) ospiterà la proiezione dei film prodotti dalla “Cooperativa Arcobaleno”, una delle realtà sociali più vivaci che da anni si occupa di reinserimenti lavorativi di persone in difficoltà. Venerdì 7 luglio si tornerà all’“Arena Monterosa” (via Brandizzo 65, ore 21,30) con il film muto torinese “Maciste in vacanza”, conservato dalla “Cineteca del Museo Nazionale del Cinema”. La settimana si chiude sabato 8 luglio con un doppio appuntamento: alle 18 Simona Galassi presenterà presso lo “Spazio B” della “Libreria Bodoni” (via Carlo Alberto, 41) il libro “Anna Karina. La musa inquieta della Nouvelle Vague”, mentre dalle 20 i festeggiamenti si concluderanno in forma conviviale presso il “Community Hub” di Via Baltea 6, che dalle 21 accoglierà le proiezioni di “LEGOVIDEOinBVU” di Alberto Ruffino e di “Anna Karina. Il volto della Nouvelle Vague” di Armando Ceste, autore di cui l’“AMNC” conserva e promuove l’intero archivio. Per info e programma:
Nato nel 2014 su iniziativa di associazioni africane presenti nel nostro territorio il festival Panafricano comprende un programma fatto di concerti, dibattiti, mostre e presentazioni di libri. “Nel 2016 si inserisce l’Eritrea e quello che era un progetto esclusivo per le comunità africane diventa un festival aperto a tutti i cittadini per abbattere le barriere culturali. Si cerca così, con tradizioni che spaziano dal cibo all’arte, all’artigianato di assestare una spallata a sentimenti razzisti” ci ha raccontato Liuba Forte di madre Eritrea e papà italiano e direttrice del festival.