Cosa succede in città- Pagina 113

“Il Mandala della prosperità” al MAO dal 26 al 28 aprile

 

 

Da venerdì 26 a domenica 28 aprile, dalle 10 alle 18, il MAO ha il piacere di presentare l’evento “Il Mandala della prosperità”, a cura dell’Associazione Fedinsieme e della Casa della Cultura del Tibet. Per tre giorni consecutivi si potrà assistere alla creazione di un Mandala di sabbia ad opera di un gruppo di monaci buddisti della tradizione tibetana Geluk. Quella del Mandala, fonte di bellezza e perfezione, che rappresenta una delle più alte rappresentazioni della cultura spirituale buddista, è una pratica che prevede la costruzione di un complesso disegni composto da forme geometriche iscritti in un cerchio, mediante l’utilizzo di sabbia di vari colori, ciascuno con la sua valenza simbolica.

Frutto di una tradizione risalente a oltre 2500 anni fa, questa pratica è legata ai concetti di prosperità, pace, armonia e, soprattutto, all’idea di impermanenza e di distacco dalle cose materiali. Dopo aver lavorato per giorni alla composizione dell’opera, i monaci autorizzati allo svolgimento della pratica celebrano la cerimonia di dissoluzione, durante la quale la sabbia che compone il Mandala viene dispersa in acqua o distribuita alle persone presenti al rito. Durante l’evento al MAO, le fasi di creazione del Mandala si alterneranno a momenti di recita di Sutra e Mantra propiziatori, per culminare nella distruzione del Mandala domenica 28 aprile alle ore 17.

I visitatori del museo potranno assistere a tutte le fasi del processo, avvicinandosi così alla tradizione di riti nati sotto altri cieli. La partecipazione è inclusa nel biglietto d’ingresso al museo.

 

Mara Martellotta

Gli appuntamenti culturali della Fondazione Torino Musaei

26 aprile – 2 maggio 2024

 

VENERDI 26 APRILE

 

Venerdì 26, sabato 27 e domenica 28 aprile dalle 10 alle 18

IL MANDALA DELLA PROSPERITÀ

MAO – creazione di un mandala

Da venerdì 26 a domenica 28 aprile dalle 10 alle 18 il MAO ha il piacere di ospitare l’evento “Il Mandala della prosperità”, a cura dell’associazione Fedinsieme e della Casa della Cultura del Tibet.

Per tre giorni i visitatori del museo avranno la possibilità di assistere alla creazione di un mandala di sabbia a opera di un gruppo di monaci buddhisti della tradizione tibetana Geluk.

Quella del mandala, fonte di bellezza e perfezione che rappresenta una delle più alte espressioni artistiche e spirituali della tradizione buddhista, è una pratica che prevede la costruzione di un complesso disegno composto da forme geometriche inscritte in un cerchio mediante l’utilizzo di sabbia di vari colori, ciascuno con la sua valenza simbolica.

Frutto di una tradizione risalente a oltre 2500 anni fa, questa pratica è legata ai concetti di prosperità, pace, armonia e soprattutto all’idea di impermanenza e di distacco dalle cose materiali: dopo aver lavorato per giorni alla composizione dell’opera infatti, i monaci autorizzati allo svolgimento della pratica celebrano la cerimonia di dissoluzione, durante la quale la sabbia che compone il mandala viene dispersa in acqua o distribuita alle persone presenti al rito.

Durante l’evento al MAO, le fasi di creazione del mandala si alterneranno a momenti di recita di sutra e mantra propiziatori, per culminare infine nella distruzione del mandala domenica 28 aprile alle ore 17.

I visitatori del museo potranno assistere a tutte le fasi del processo, avvicinandosi così a tradizioni e riti nati sotto altri cieli.

Partecipazione inclusa nel biglietto di ingresso al museo.

 

 

SABATO 27 APRILE

 

Sabato 27 aprile dalle 14 alle 17.30

TRASFORMIAMO LE COLLEZIONI IN MANGA!

MAO – visita guidata e workshop

A cura di Theatrum Sabaudiae

Il linguaggio visivo dei manga, noto in tutto il mondo nel suo sviluppo contemporaneo, rappresenta un ricchissimo genere figurativo le cui origini attraversano secoli di cultura artistica giapponese. La visita guidata alla galleria del MAO dedicata al Giappone si soffermerà su alcuni nuclei di opere della collezione per apprezzarne in particolare la forza espressiva e l’energia del tratto pittorico in una varietà di manifestazioni, dai grandi paraventi alle stampe policrome ukiyo-e.

Segue il workshop di disegno in stile manga a cura di Marco e Mattia Boetti. Ispirati dalle opere in esposizione, l’esperienza proseguirà con un laboratorio didattico finalizzato alla creazione da parte dei partecipanti di una propria interpretazione di un soggetto di arte giapponese della collezione permanente del museo, precedentemente selezionato per l’occasione dagli artisti, utilizzando i segni grafici dello stile manga.

L’attività prevede un momento introduttivo in cui verranno fornite specifiche nozioni tecniche sull’utilizzo di alcuni tratti caratteristici per l’elaborazione di personaggi e ambienti naturali partendo da schemi composti da quadrati e rettangoli, ogni partecipante verrà poi guidato nell’esecuzione pratica per sperimentare la propria creatività e calarsi nei panni di un mangaka.

Al termine del laboratorio, ogni alunno porterà con sé, a ricordo dell’esperienza, il proprio disegno realizzato a matita e “chinato” utilizzando penne a sfera (biro).

Marco Boetti si diploma in Illustrazione presso l’Istituto Europeo di Design di Torino e segue corsi di approfondimento sia sulle principali tecniche artistiche in questo campo che su grafica e didattica. Collabora con Enti Pubblici (italiani ed esteri), privati e case editrici, specializzandosi nell’illustrazione naturalistica e nella didattica realizzando laboratori di disegno per bambini e adulti principianti, pannellistica per parchi e musei, murales, diorami e trompe-l’œil, manifesti e progetti grafici mirati.

Mattia Boetti si diploma in grafica e pubblicità presso l’Istituto A. Cravetta – G. Marconi di Savigliano e si dedica a studi di approfondimento nello stesso ambito. Realizza progetti grafici mirati, laboratori didattici di disegno e a tema divulgativo per bambini e adulti principianti, pannellistica per parchi e musei, murales, diorami e trompe-l’œil con tecnica ad acrilico, etichette enologiche e progetti per l’editoria. Tra le principali collaborazioni, si citano : British Museum, Natural History Museum, Tate Britain (Londra) – Comune di Genova per il progetto Io vivo qui (in collaborazione con l’associazione culturale Amistà) – Biblioteca Internazionale per ragazzi Edmondo de Amicis e Orto Botanico dell’Ateneo (Genova) per l’esposizione Euroflora ’06 – Filatoio di Caraglio (Cuneo) in occasione della mostra Texture del fotografo Steve McCurry (in collaborazione con l’associazione culturale Artea) – Museo Civico di Storia Naturale di Piacenza (2023, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente) e di Ferrara – Museo Geopaleontologico Capellini (Bologna) – CUFA Comando Unità Forestali e Agroalimentari (Roma) – Accademia dei Georgofili (Firenze) e Keith Art Shop Café (Pisa) – Gruppo Editoriale RCS, Hobby & Work Publishing (Milano) – Tavole per il Parco Naturale Regionale di Portofino dell’Aveto (Genova) e delle Alpi Liguri (Imperia).

Prenotazione obbligatoria. L’iniziativa verrà attivata al raggiungimento di un numero minimo di partecipanti, fino ad esaurimento posti disponibili.

Informazioni e prenotazioni: 011.5211788 – prenotazioniftm@arteintorino.com (da lunedì a domenica 9.30 – 17.30)

Costo: 24€ a persona

Costi aggiuntivi: biglietto di ingresso al museo; ingresso gratuito per possessori di Abbonamento Musei Torino Piemonte.

Appuntamento 15 minuti prima dell’inizio

GIOVEDI 2 MAGGIO

 

Giovedì 2 maggio dalle 12:00 alle 21:00

EXPANDED – I PAESAGGI DELL’ARTE

GAM – preview a ingresso libero della nuova mostra in occasione dell’inaugurazione di Exposed Torino Foto Festival

3 maggio – settembre 2024

La GAM è felice di presentare l’esposizione, a cura di Elena Volpato, dedicata ad alcuni fotografi che hanno saputo restituire i molteplici aspetti dell’arte e ritrarne nel senso più ampio i suoi paesaggi composti di opere e architetture, del volto degli artisti e dei loro momenti di lavoro nello studio o nel paesaggio naturale.

L’esposizione è parte di Expanded, il percorso di rilettura in tre capitoli della Collezione fotografica della Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT, che è parte del programma di EXPOSED. Torino Foto Festival. Il progetto si completa con Expanded Without, alle OGR Torino, ed Expanded With, nelle sale del Castello di Rivoli. Grazie al sostegno di Strategia Fotografia 2023, promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, la GAM ha potuto rinnovare il proprio impegno collezionistico acquisendo 22 fotografie di Gianfranco Gorgoni, realizzate tra il 1970 e il 1974. Le foto sono dedicate alle diverse fasi di realizzazione dell’opera Spiral Jetty di Robert Smithson, di opere di Michael Heizer, oltre che ad alcuni ritratti di artisti come Bruce Nauman, Dan Flavin, Agnes Martin ed Ellsworth Kelly.

(Comunicato stampa allegato)

 

GIOVEDI 2 MAGGIO

 

Giovedì 2 maggio ore 17:30

HOUSES AND GARDENS OF KYOTO

MAO – Lecture dell’architetto e scrittore Thomas Daniell

Nonostante la rapida modernizzazione e i danni subiti nel corso dei secoli, Kyoto, capitale imperiale del Giappone per più di un millennio, rimane un archivio ricco e inesauribile della storia e della cultura del Paese del Sol Levante.

Il volume Houses and gardens of Kyoto presenta un’ampia gamma di case tradizionali di Kyoto di ogni periodo della storia della città: dalle ville estive ai monumentali templi buddisti, dagli ariosi padiglioni da giardino alle locande tradizionali, tutti con i loro spazi esterni associati, siano essi piccoli cortili o pittoreschi giardini adatti a lunghe passeggiate.

La lecture si terrà in inglese con traduzione di Marco Imperadori.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

 


Theatrum Sabaudiae
 propone visite guidate in museo
alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO.
Per informazioni e prenotazioni: 011.52.11.788 – prenotazioniftm@arteintorino.com

https://www.arteintorino.com/visite-guidate/gam.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/mao.html
https://www.arteintorino.com/visite-guidate/palazzo-madama.html

Al teatro Regio l’Olandese volante di Richard Wagner con la direzione di Nathalie Stutzmann

In scena dal 17 al 26 maggio

 

Per la stagione di opera e balletto 2023-2024 andrà in scena dal 17 al 26 maggio prossimi al teatro Regio l’opera wagneriana ‘L’olandese volante’, con sul podio Nathalie Stutzmann, la direttrice prediletta dal festival di Bayreuth.

Del fliegende Hollander, L’olandese volante segna il ritorno in cartellone di un titolo di Richard Wagner e della amatissima direttrice Nathalie Stutzmann sul podio dell’Orchestra e Coro del teatro Regio di Torino e del Coro Maghini. L’allestimento onirico è di Willy Decker. Il Coro è istruito dal maestro Ulisse Trabacchin. L’olandese ha la voce ricca e raffinata del baritono americano Brian Mulligan, nel ruolo di Senta il soprano sudafricano Johanni von Oostrum, il tenore americano Robert Watson è il cacciatore Erik.

La regia creata da Willy Decker per l’Opéra National di Parigi nel 2000 e presentata al Regio nel 2012, si gioca sulle assenze e sulle suggestioni. Sono in scena pochi elementi, delle corde e alcune sedie, e una gigantesca porta bianca che rappresenta un confine tra dimensioni diverse. Tutto è essenziale e fortemente evocativo, come lo stesso regista spiegò all’indomani del suo primo allestimento: ”Così come nel teatro non si può rappresentare il mare vero, in tutta la sua infinità, allo stesso modo non si può far comparire un vero vascello. L’Olandese deve restare un’immagine, un racconto, una ballata. Infatti la tempesta che tuona nella musica di Wagner non può essere mostrata sulla scena, se non negli individui”. Wolfgang Gussmann ha creato le scene e i costumi e Hans Tolstede ha disegnato le luci.

L’Olandese volante è considerato il primo dramma musicale maturo di Wagner in quanto, pur

scontando l’evidente influenza del grand opera francese, presenta diversi elementi che anticipano la sua produzione successiva. Compaiono i primi leitmotiv relativi a personaggi e sentimenti ed emerge la tendenza a fondere i numeri chiusi, ancora riconoscibili, in scene più ampie e continue, soprattutto in corrispondenza con gli episodi di natura fantastica. Oltre al modello francese, evidente negli aspetti più spettacolari e nelle messe in scena, Wagner tenne presente la tradizione italiana. Nell’estate del 1839 Wagner, incalzato dai suoi numerosi creditori, salpò per Londra a bordo del mercantile Thetis. Il viaggio fu ricco di difficoltà e imprevisti e, nella sua autobiografia, egli narra come il richiamo dei marinai che ammainavano le vele durante una tempesta fra i fiordi norvegesi, gli diede lo spunto iniziale per l’Olandese volante. Nonostante la presunta ispirazione autobiografica sia solo in parte vera, è indiscutibile che egli abbia trattato con libertà la sua fonte letteraria, il romanzo di Heinrich Heine “Dalle memorie del signor von Scnabelewopski”, identificandosi con il tormentato e perseguitato protagonista e introducendo due temi fondamentali della sua poetica, la maledizione e la redenzione attraverso la donna. In principio Wagner concepì l’opera in prospettiva di una sua realizzazione all’Opéra di Parigi. Il musicista, giovane e semisconosciuto, propose al teatro un libretto per un’opera di un solo atto. Il soggetto fu accettato ma assegnato a un altro musicista, Pierre Louis Dietsch, che scrisse Le Vaisseau fantome. Wagner, deluso, rimaneggiò l’opera suddividendola in tre atti e cambiando ambientazione e nomi dei personaggi per proporla al teatro di Dresda, dove fu messa in scena nel 1843. Nella carriera del compositore quest’opera segna la prima drastica presa di distanza dall’opera convenzionale. Abolite le forme chiuse, Wagner crea i primi Leitmotiv, melodie associate a personaggi, oggetti o concetti astratti, leitmotive tutti introdotti nell’ouverture.

L’anteprima giovani è in programma mercoledì 15 maggio alle ore 20.

 

Mara Martellotta

Toulouse Lautrec, la pubblicità e l’anticonformismo estetico

 

La mostra del pittore a Torino al Mastio della Cittadella

Sempre e dovunque anche il brutto ha i suoi aspetti affascinanti, e’ eccitante scoprirli la’ dove nessuno li ha notati prima”.

Nato e cresciuto in una prestigiosa famiglia francese il noto pittore di fine ‘800 pago’ con una malattia genetica ossea, che impedi’ lo sviluppo degli arti inferiori, l’abitudine dei suoi parenti a sposarsi tra consanguinei per preservare la purezza del sangue nobile. A causa delle sue condizioni non pote’ praticare sport o attivita’ all’aria aperta e fu cosi’ che si dedico’ alla pittura e al disegno, ma anche al canto.

Pur facendo parte, in senso temporale, del periodo Impressionista non ci si identifico’ mai veramente e cosi’ fu anche per altre correnti di quel tempo. Presso l’Ecole del Beux Arts di Parigi ebbe la fortuna di conoscere Van Gogh con cui diventa amico. Dopo varie sperimentazioni tra cui il decorativismo dell’Art Nouveau e le ispirazioni della pittura giapponese dedica tutta la sua attenzione ad opere che rappresentano la vita notturna di Mortmatre marcando alcuni tratti, soprattutto di donne, di fisicita’ poco sobria; dipinge perlopiu’ ballerine, prostitute ed alcolisti in ambienti riconoscibili come bar, cabaret o teatri. Riserva dunque la sua attenzione agli strati piu’ bassi della societa’ ritraendoli, ma anche frequentandoli e abusando di alcool, condotta che lo portera’ verso un ricovero forzato.

La sua vera passione fu quella per la pubblicita’ e soprattutto per i manifesti, affiches, che pote’ approfondire grazie alla sua collaborazione con il Courier francais. Toulouse Lautrec si specialista in processi di stampa e comincia a produrre una grande quantita’ di locandine. Nel 1891 crea il suo primo, e forse piu’ famoso, manifesto, quello per il famosissimo Moulin Rouge che ha un effetto esplosivo sia per i protagonisti ritratti quasi in chiave caricaturale, che per lo stile caratterizzato da linee piatte e senza prospettiva. Era una rappresentazione di un mondo lontano dal suo che provoco’ le critiche dei suoi genitori, ma grazie a questo suo impulso avanguardista quelli che prima erano considerati solamente poster, stampe o litografie divennero delle vere e proprie opere d’arte, era iniziato un nuovo corso della pittura. La sua fu definita una “fotografia grafica” di persone che conosceva e che frequentava intenti a godersi le serate durante la vita notturna, e a volte poco raccomandabile, di Parigi. Inoltre gli fu dato il titolo di “mago della deformazione” perche’ nei suoi dipinti venivano messi in risalto i difetti e le brutture delle persone e questo, probabilmente, fu una causa della sua malattia, che oltre ad essere invalidante, era una discriminante a livello fisico ed estetico. In contrapposizione con l’Art Nouveau, porta avanti un’arte fuori dai luoghi comuni, dagli standard di bellezza con una particolare attenzione alla trasgressione e a quei difetti che fanno bello il brutto e che anticipa, in un certo senso, la volonta’ di uscire da stereotipi ancora oggi discriminanti.

Henri de Toulouse Lautrec ebbe all’attivo 737 dipinti, 4748 disegni, 275 acquerelli, 334 stampe e 33 manifesti, un lavoro enorme legata alla “sua instancabile esigenza di produrre unita’ alla curiosita’ per la sperimentazione”.

La mostra intitolata Il mondo del circo e di Montemartre, curata da Joan Abello’, inaugurata il 20 aprile scorso sara’ aperta fino al 21 luglio 2024 al Mastio della Cittadella.

MARIA LA BARBERA

“Tutto il resto è profonda notte”, la GAM ospita la prima mostra museale di Italo Cremona

/

 

 

La GAM di Torino dedica all’universo creativo e all’opera di Italo Cremona la prima mostra museale riferita alla produzione figurativa di questo pittore fantastico e surreale. La mostra aprirà i battenti il 24 aprile fino al 15 settembre, per poi trasferirsi nelle sale del MART di Rovereto dal 18 ottobre al 26 gennaio 2025. È curata da Giorgina Bertolino, Daniela Ferrari ed Elena Volpato. Il titolo dell’esposizione “Tutto il resto è profonda notte” allude alla frase con cui Cremona aveva concluso uno dei testi di Acetilene, rubrica che negli anni Cinquanta firmava per “Paragone”, la rivista di Roberto Longhi. Il “Notturno” è uno dei temi principali della pittura di Italo Cremona, una condizione espressiva, esistenziale e filosofica che produce sogni, incubi, apparizioni e immagini fantastiche.

Pittore-scrittore, intellettuale poliedrico e eccentrico, nei dipinti come negli scritti, Italo Cremona ha indagato la “zona ombra”(titolo del suo libro edito da Einaudi nella serie bianca dei Coralli): un territorio capiente dove il buio entra in contatto con la luce attraverso lampi vividi o barlumi, attraverso il chiarore di una lampada ad acetilene (il lume usato da tempo da minatori e speleologi) o la scia di una stella cadente, come nel romanzo distopico “La coda della cometa”.

“Tutto il resto è profonda notte” è il titolo insegna, la chiave scelta per tracciare un percorso espositivo dell’intera arte di Italo Cremona, dalle prime prove giovanili risalenti alla prima metà degli anni Venti fino alle opere della prima metà degli anni Settanta, dalle nature morte, vicine all’atmosfera del realismo magico, alla visionarietà del “surrealista indipendente”, come amava definirsi. L’esposizione raccoglie un centinaio di dipinti e una selezione di disegni e incisioni, documentando l’alta qualità pittorica dell’artista, rileggendo nel presente l’originalità del suo immaginario.

Italo Cremona narra la vita intensa e silenziosa degli oggetti in un’atmosfera carica di mistero, e sospesa tra metafisica e realismo magico. Il “Notturno” pervade gli enigmi di “Specchio del mattino”, esposto alla Biennale di Venezia nel 1936, “Metamorfosi” (1936-1937), “Piccolo golem (1940), “Ascolto il tuo cuore città” (omaggio a Savinio del 1954), “Aria di Torino” del 1959. “La veglia e il sogno” sono la cornice degli accadimenti del romanzo distopico “La coda della cometa” (Vallecchi, 1968- Allemandi, 1983) e dei racconti di “Zona ombra” (Einaudi, 1967).

Il percorso espositivo si articola in nove stanze intitolate e dedicate alla pittura di Italo Cremona: “Specchio”(1925-1931), “Trofei”(1928-1932), “Spoglie”(1932-1934), “Metamorfosi”(1935-1945), “Follie”(1935-1956), “Golem”(1939-1946), “Corpi”(1935-1964), “Quinte”(1926-1970), “Apparizioni”(1958-1968). La cronologia attraversa le diverse stagioni creative e, come nei quadri di Cremona, ritorna su se stessa, si riavvolge, procedendo per figure e oggetti ricorrenti, che sono costanti artistiche di natura iconografica e espressiva. In una sala centrale del percorso è stata scelta come “Cabinet des folies”, ed è dedicata alla frequentazione del grottesco, del surreale e del fantastico, con una selezione di dipinti nei quali la pennellata sembra farsi sempre più esatta e nitida quanto più si avventura nell’espressione del bizzarro. Nella Sala delle Facciate, la visione si sposta sulle architetture torinesi, un motivo pittorico peculiare sviluppato dall’artista lungo i decenni. Le facciate silenziose del palazzi e delle case risultano apparentemente deserte di ogni presenza umana, ma sono in realtà dipinte come quinte di un segreto teatro cittadino, e alludono sempre a uno spazio ulteriore. È anche presente un’ampia produzione di nudi ritratti attraverso epifanie e piccole allucinazioni, in cui non si distingue la realtà del corpo della modella dalla segmentazione pittorica dei suoi dettagli.

La mostra intervalla immagini oniriche perturbanti ad armi improprie di disegni e incisioni, con la forza plastica degli anni Venti e Trenta dell’artista, l’intensità lirica dei suoi anni Quaranta, l’esattezza del disegno impressa sull’emozione cromatica risalente agli anni Cinquanta, mettendo in evidenza gli aspetti più attuali e contemporanei dell’opera di Italo Cremona e della sua figura di intellettuale irregolare, impegnato in numerosi ambiti creativi e piuttosto affine ad altre figure eccentriche torinesi, quali Carlo Mollino e Carol Rama.

A partire dal nucleo di opere del pittore, appartenenti alla collezione della GAM (dall’”autoritratto nello studio” del 1927 a “Metamorfosi” del 1936 e a “Inverno” del 1940), la mostra antologica conta su una serie di prestiti dai musei, tra cui il MART, partner del progetto, che ha prestato “Composizione con lanterna”(1926) e la “Libra” (1929), i musei civici “Luigi Barni” di Vigevano, che hanno prestato il dipinto “Dialogo tra una conchiglia e un guantoni da scherma”(1930) e un coeso numero di opere visionarie degli anni Quaranta e Cinquanta; l’Accademia Albertina di Belle Arti, i Musei Reali, la Galleria Sabauda di Torino.

La mostra, grazie a una ricerca capillare, presenta numerose opere di collezioni private e prestiti di alcune istituzioni, come quelle del Museo Casa Mollino, che ha prestato “Ritratto di Carlo Mollino” del 1928, l’Archivio Salvo, “Autoritratto giovanile” del 1926, la Collezione Bottari Lattes con il prestito de “La vittoria sul cavallo di gesso” del 1940 e la Collezione Rai con “Piccolo golem” del 1940.

 

Mara Martellotta

Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo: apertura 25 aprile e 1 maggio

le Gallerie d’Italia di Milano, Napoli, Torino e Vicenza propongono per giovedì 25 aprile un’apertura con ingresso gratuito e saranno regolarmente aperte anche mercoledì 1° maggio. Domenica 5 maggio, come ogni prima domenica del mese, ingresso gratuito per tutti i visitatori. Stesse modalità di apertura gratuita anche per la Casa Museo dell’Antiquariato Ivan Bruschi ad Arezzo. La Galleria di Palazzo degli Alberti a Prato è visitabile tutte le domeniche e nei giorni festivi, sempre ad ingresso gratuito.

In particolare a Torino è aperta la mostra “Cristina Mittermeier. La Grande Saggezza” a cura di Lauren Johnston e in collaborazione con National Geographic. La mostra, prima retrospettiva in Europa dedicata alla fotografa, espone circa 90 fotografie e offre una panoramica sull’importante lavoro di ricerca di Cristina Mittermeier, fotografa, biologa marina e attivista che, nel corso degli anni, ha documentato la bellezza del nostro pianeta, dai paesaggi alla fauna selvatica in continua evoluzione, alle diverse culture e tradizioni delle popolazioni che vivono in simbiosi con la natura.

Prosegue fino al 12 maggio anche la mostra “Non ha l’età. Il Festival di Sanremo in bianco e nero 1951-1976” a cura di Aldo Grasso. L’esposizione presenta 85 fotografie provenienti dall’Archivio Publifoto Intesa Sanpaolo sul Festival di Sanremo, la più celebre manifestazione della canzone italiana che rappresenta un capitolo importante non solo della storia della musica e della televisione ma anche della storia sociale del Paese.

“La Scintilla” racconta la Repubblica dell’Ossola

 

8.11.43 LA SCINTILLA

 

Proiezione del documentario

in occasione del 25 aprile – Festa della Liberazione

Regia di Marzio Bartolucci e sceneggiatura di Arianna Giannini

con le animazioni di Fabio Marascio

Lunedì 22 aprile 2024

ore 17:00

Palazzo Madama Torino – Sala Feste


Palazzo Madama
– Museo Civico d’Arte Antica presenta, in occasione della Festa della Liberazione, il documentario che racconta un episodio storico avvenuto l’8 novembre 1943 a Villadossola (VCO) dove ebbe luogo una delle primissime insurrezioni contro l’occupazione tedesca e la neocostituita Repubblica Sociale Italiana.

Grazie ad alcune testimonianze, immagini di repertorio e un’animazione in bianco e nero, il film racconta l’insurrezione dei partigiani affiancati da giovani e operai guidati dalla figura di Dante Zaretti, detto il “Barbarossa”. Il film è basato sul libro “8.11.43” di Carlo Squizzi ed è stato realizzato nel 2023 per l’80mo anniversario di ricorrenza dall’episodio storico.

Alla proiezione parteciperanno il regista Marzio Bartolucci, la sceneggiatrice Arianna Giannini e l’autore delle animazioni Fabio Marascio.

 

Palazzo Madama. Sala Feste

Ingresso libero / fino a esaurimento posti

Info: www.palazzomadamatorino.it ; madamadidattica@fondazionetorinomusei.

 

Rock Jazz e dintorni. Il Torino Jazz Festival e i Tre Allegri Ragazzi Morti

/

GLI APPUNTAMENTI MUSICALI DELLA SETTIMANA 

Lunedì. Settimana in cui i principali concerti sono quelli del Torino Jazz Festival. Al teatro Alfieri suona il trio del contrabbassista Dave Holland. Al Lambic secondo concerto consecutivo per Dolcenera.

Martedì. Per il TJF al Colosseo suona il quartetto di Christian McBride mentre all’Osteria Rabezzana si esibisce il trio di Gianni Virone.

Mercoledì. All ‘Hiroshima Mon Amour “sold out” per i Tre Allegri Ragazzi Morti. Per il TJF al Colosseo suona il trio di Gonzalo Rubalcaba. All’Off Topic è di scena il trio di Giovanni Falzone. Al Blah Blah si esibiscono i The Clamps mentre all’Arteficio sono di scena i Satoyama.

Giovedì. Giornata del 25 aprile al TJF con “Musica della Liberazione” con l’esibizione di Fatoumata Diawara al teatro Regio. All’Audiodrome di Moncalieri suonano i Marduk. Per il TJF all’Hiroshima si esibisce Steve Lehman mentre al teatro Vittoria è di scena Marta Warelis. Al Blah Blah suonano i Retarded mentre al Cafè Neruda si esibisce il trio di Mauro Ottolini.

Venerdì. Per il TJF Antonello Salis e Matteo Scarpettini al Folk Club . Il duo Hawkins- Wright al Piccolo Regio mentre al Bunker suona il sestetto Ghost Horse. All’Hiroshima si esibisce Coca Puma. Allo Ziggy si esibiscono i JE T’Aime. Al Cap 10100 è di scena Bassi Maestro mentre all’Off Topic è di scena Highsnob.

Sabato. Al Comala si esibiscono gli Yo Yo Mundi. Per Il TJF tributo a Duke Ellington  per il  quartetto del sassofonista Francesco Bearzatti al Cap 10100. Tributo a Tony Williams al teatro Monterosa del quintetto di Roberto Gatto. Doppio concerto alle 11.30 e alle 16 alla Casa Teatro Ragazzi per Sakina Abdou. Al Blah Blah si esibiscono gli Acid Mammoth.

Domenica. Al Peocio di Trofarello suonano Angel Vivaldi, Rowan Robertson, Florian Opahle e Nick Johnston. Per Il TJF all’auditorium del Lingotto arriva il “funambolico” John Zorn con il suo New Masada Quartet. Da segnalare riguardo John Zorn, 3 documentari al cinema Massimo venerdì, sabato e domenica. Nel pomeriggio in Sala 500 suona Roscoe Mitchell con Michele Rabbia. Allo Ziggy si esibiscono si esibiscono gli EyeHategod mentre al Blah Blah sono di scena i Dome La Muerte.

Pier Luigi Fuggetta

“State of Emergency”. Palazzo Madama, gli scatti fotografici del belga Max Pinckers

Il racconto ufficiale del periodo coloniale britannico in Kenya

Dal 10 aprile al 2 giugno

Obiettivo: ricostruire e colmare i “vuoti storici” relativi al periodo coloniale keniota. Con la mostra “State of Emergency – Harakati za Mau Mau kwa Haki, Usawa na Ardhi Yetu”, a cura di Salvatore Vitale, “EXPOSED Torino Foto Festival” presenta da mercoledì 10 aprile fino a domenica 2 giugno, negli spazi di “Palazzo Madama  Museo Civico d’Arte Antica”, un progetto documentaristico di “finzione” (che “mescola fotografia documentaristica con scene che ricordano i film di Bollywood”, com’ebbe a scrivere – con quali intenti? – sul “The Guardian” il giornalista irlandese Sean O’Hagan), realizzato dal fotografo belga Max Pinckers in collaborazione con i veterani Mau Mau e i kenioti sopravvissuti alle atrocità della guerra.

 

Si tratta della prima mostra dedicata al progetto, che con la sua straordinaria importanza storica anticipa la ricchezza del programma del “Festival” (dedicato al tema “New  Landscapes”) che, da giovedì 2 maggio a domenica 2 giugno, porterà in città alcuni tra i più interessanti esempi della ricerca fotografica internazionale.

Tutt’ora in corso, il progetto di Pinckers, attraverso rievocazioni dal vivo” o “dimostrazioni”, crea – attraverso l’utilizzo di archivi frammentari, fotografie di resti architettonici del passato, siti di fosse comuni e testimonianze dirette di chi è sopravvissuto alla resistenza e alla guerra – una nuova visualizzazione della lotta per l’indipendenza dal dominio coloniale britannico che si svolse negli anni Cinquanta e che, mostrando oggi le esperienze del passato,intende rivolgersi al presente e a un pubblico futuro. Per fare luce su “angoli ciechi” della storia, deliberatamente nascosti. Tutto ha inizio nel 2014, allorché il fotografo belga, invitato all’“Archive of Modern Conflict” di Londra, si imbatte in una collezione di materiale di propaganda britannico degli anni Cinquanta relativo all’“emergenza Mau Mau” in Kenya, punto di partenza di una lunga ricerca su uno degli episodi più violenti della storia coloniale britannica. Il Kenya fu infatti colonia britannica dal 1885 al 1963 ed in reazione al dominio coloniale, i “Mau Mau” emersero come “movimento per la libertà” nel periodo precedente l’indipendenza, ritratti dalla propaganda britannica come una “banda di selvaggi criminali”. Meno nota è stata invece, per anni, la brutale risposta dell’Impero alla rivolta: dal 1952 al 1960, l’amministrazione coloniale costruì una rete di oltre cento campi di detenzione, luoghi di tortura e villaggi di reinsediamento, e i “Kikuyu” – il più grande gruppo etnico coinvolto nell’accesa ribellione – furono sistematicamente derubati delle loro terre, deportati in campi di lavoro e torturati. Più di mille persone furono impiccate su forche mobili trasportate di città in città. Tutto ciò fino a quando, alla vigilia dell’indipendenza, nel 1963, il governo coloniale distrusse la maggior parte della documentazione relativa alla rivolta, in un processo che passò alla storia come “Operazione Legacy”, nel tentativo di nascondere le proprie malefatte. Dovettero però passare altri cinquant’anni, perché solo nel 2013 il governo britannico esprimesse formalmente il proprio rammarico per gli abusi inferti e un piccolo gruppo di ricorrenti potesse ottenere un risarcimento di circa 20 milioni di sterline in un processo che ha portato alla luce gli “Archivi Migrati”, una raccolta segreta di migliaia di documenti relativi a tutte le 37 ex colonie, un tempo ritenuti “troppo sensibili” per essere resi pubblici. Il fatto, però, che una così importante documentazione a prova della violenza coloniale sia stata distrutta ha creato importanti “lacune storiche” e impedito i conseguenti “processi di riconciliazione”.

Questi fatti, assai poco esaltanti per l’impero britannico e le riproduzioni degli “archivi coloniali” costituiscono proprio il cuore di “State of Emergency  Harakati za Mau Mau kwa Haki, Usawa na Ardhi Yetu”. Una mostra che si pone anche “come ‘risposta collettiva’ – sottolineano gli organizzatori – volta a curare, senza cancellare, le ferite ancora aperte della violenza coloniale, proponendo uno strumento riparatore che, attraverso il mezzo fotografico, racconta ai potenti la verità di chi l’ha vissuta”.

In rassegna anche una “pubblicazione” realizzata grazie alla collaborazione tra Max Pinckers e l’ “Associazione dei veterani Mau Mau” di Murang’a, Nanyuki e Mukurwe-ini, avviata sotto la guida del defunto Presidente Nazionale Elijah Kinyua (alias Generale Bahati), con la guida e il sostegno dei “Musei Nazionali del Kenya” e dell’“Università Karatina”.

Gianni Milani

 

“Max Pinckers et al. State of Emergency”, Palazzo Madama, piazza Castello, Torino; tel. 011/4433501 o www.palazzomadamatorino.it

Dal 10 aprile al 2 giugno

Orari: lun. merc.giov. ven. sab. e domenica 10/18. Mart. chiuso

 

Nelle foto: Nyery County, Archives, Ruringu, 2015;  “The Mau Mau War Veterans Association”, Murang’a, 2019; Dettaglio allestimento

I MAGHI DI OZ Musical a Corte nel Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi

Domenica 21 aprile, ore 19

L’ultimo appuntamento della stagione di Lirica e Musical a Corte nella Palazzina di Caccia di Stupinigi racchiude tutta la storia del musical in un’unica storia: quella di Oz. “I Maghi di Oz” segue infatti l’odissea di Dorothy e Bobo catapultati nel mondo di Oz, raccogliendo le canzoni più belle che hanno arricchito la narrazione nel corso degli anni.

Si parte ricordando il musical del 1902 dello stesso autore dei 14 romanzi del ciclo di Oz, Frank Baum; poi si omaggia il film con Judy Garland del 1939 con le canzoni di Harold Arlen, una fra tutte: Over the Rainbow. Ci si scatena con la versione all-black The Wiz, diventato un film del 1977 con Diana Ross e Michael Jackson e con le potenti arie dal famosissimo prequel Wicked di Stephen Schwartz del 2003. Per poi finire con le canzoni aggiunte da Andrew Lloyd Webber a quelle di Arlen per il nuovo The Wizard of Oz, ora in scena a Londra.

PROGRAMMA

Over the rainbow, da The Wizard of Oz (1939)

Wonders of the world, da The Wizard of Oz, di A.l. Webber & t. Rice (2011)

Munchkinland/ Ding-Dong! The witch is dead, da The Wizard of Oz (1939)

The Wizard and I, Dancing through life, Popular, Defiyng gravity, da Wicked (2003)

Follow the yellow brick road, da The Wizard of Oz (1939)

Soon as I get home, da The Wiz (1974)

If I only had a brain, da The Wizard of Oz (1939)  

If I only had a heart/We’re off to see the Wizard, da The Wizard of Oz (1939)

What would I do if I could feel, da The Wiz

If I only had the nerve/We’re off to see the Wizard, da The Wizard of Oz (1939)

(I’m a mean) old lion, Ease on down the Road pt.1, da The Wiz

Red shoes blues, da The Wizard of Oz (2011)

Hail-Hail! He witch is dead!, da The Wizard of Oz (1939)

(Everybody rejoice) brand new day, So you wanted to meet the wizard, Home, da The Wiz

Home is a place in your heart, da The Wizard of Oz (2011)

CREDITI

Voci: Andrea Ascari, Davide Cantore, Iacopo Cristiani, Chiara Gazzin, Francesco Iorio, Vittoria Montanari, Lucia Russo

Pianoforte: Giuseppe Guerrera

Progetto e testi: Andrea Ascari

Direzione amministrativa: Davide Ienco

La rassegna Lirica e Musical a Corte è organizzata dal Teatro Superga in collaborazionecon STM – Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

INFO E BIGLIETTI

Palazzina di Caccia di Stupinigi

Piazza principe Amedeo 7, Stupinigi – Nichelino (TO)

Domenica 21 aprile, ore 19

I maghi di Oz

Biglietto a prezzo unico con posto assegnato: 30 euro, con aperitivo

Info e prenotazioni: 011.6279789biglietteria@teatrosuperga.it

www.teatrosuperga.it