CRONACA- Pagina 929

Donne maltrattate: un arresto in Barriera di Milano

Mercoledì scorso, presso il Pronto Soccorso del Giovanni Bosco, si è presentata una donna,
in compagnia della madre, per farsi medicare alcune ferite. Nella saletta era presente anche
il suo compagno, un cittadino italiano di 44 anni, che si mostrava molto premuroso nei suoi
confronti, fino a quando la donna non si è alzata per entrare nel triage, senza di lui.
A quel punto il suo comportamento è cambiato repentinamente, diventando aggressivo:
l’uomo ha tentato in tutti i modi di accedere anch’egli all’interno della zona riservata.
Personale del Comm.to Barriera Milano in servizio presso il posto fisso dell’Ospedale è
intervenuto, riportandolo alla calma e verificando cosa fosse successo.
La donna raccontava che da questa estate, il suo convivente, che inizialmente si era
dimostrato molto dolce negli atteggiamenti e profondamente innamorato, aveva iniziato a
maltrattarla, sia verbalmente che fisicamente. In particolare, l’uomo lamentava alla
compagna di cadere in sporadici momenti di tristezza, dovuti alla scomparsa avvenuta anni
fa del fidanzato, per poi incolparla senza fondato motivo di intrattenere una nuova relazione
con un amico di lui. Nonostante le rassicurazioni della donna, la situazione negli ultimi mesi
è degenerata; lui ha iniziato a sottoporle a controllo il telefonino per trovare le tracce del
presunto tradimento fino a quando lei gli ha impedito di farlo, mettendo un pin. Da questo
momento in poi, le aggressioni sono state più frequenti e più violente; in un caso, l’uomo ha
chiuso la compagna fuori in balcone per varie ore per costringerla a fornirgli il pin del
cellulare. Nella notte di mercoledì scorso, lei si è rifiutata di avere un rapporto sessuale e lui,
indignato dalla distanza ormai nata fra i due, l’ha colpita con forza sul volto più volte e poi
ancora su tutto il corpo, procurandole diverse ecchimosi su gambe e braccia. La donna non è
riuscita a chiamare i soccorsi in quanto lui la aveva privata del telefonino. Solo nella
mattinata odierna, approfittando del fatto che entrambi fossero scesi sotto casa per
acquistare il pane, la donna ha chiesto al compagno violento la possibilità di salutare la
madre, che si trovava dal medico curante, proprio nello stesso stabile della panetteria.
L’uomo, con riluttanza, ha acconsentito. Nello studio medico, la donna finalmente ha
potuto raccontare le violenza subite alla dr.ssa ed alla madre, che l’ha convinta a recarsi in
un Pronto Soccorso per farsi refertare, accompagnandola in auto.
Il compagno, avendo intuito le sue intenzioni, l’ha seguita in ospedale ove, con modi molto
affettati, ha certo di convincerla a non denunciarlo. Solo quando la donna si alzata per
entrare nel triage ha buttato giù la maschera, inveendo contro di lei e dicendole che sarebbe
andato nei guai per colpa sua.
La vittima è stata dimessa dall’ospedale con una prognosi di 7 gg per contusioni multiple.
L’uomo, che ha a suo carico numerosi precedenti di polizia per reati contro il patrimonio,
per stupefacenti e reiterati maltrattamenti in famiglia ai danni di altre 2 donne, è stato
arrestato per maltrattamenti in famiglia.

Zulian nuovo comandante del Reparto Comando e Supporti Tattici Taurinense

Il Tenente Colonnello Alessandro Zulian è il nuovo comandante del Reparto Comando e Supporti Tattici Taurinense, subentrando al parigrado Giacomo Valentia nel corso di una breve cerimonia tenutasi presso la caserma “Monte Grappa” di Torino.

Nel periodo di comando del Tenente Colonnello Valentia, il Reparto Comando ha supportato in maniera determinante tutte le attività addestrative e operative del Comando Brigata Taurinense. Inoltre, il Reparto Comando ha fornito un contributo di altissimo livello nell’operazione “Strade Sicure” dove i suoi militari hanno agito a supporto delle Forze dell’Ordine, in particolare a Genova, nel presidio della zona rossa a seguito del crollo del ponte Morandi.

La preparazione tecnica e professionale degli alpini del Reparto Comando è stata dimostrata in pieno dalla realizzazione della “Cittadella degli Alpini” in occasione della 92ma Adunata Nazionale di Milano lo scorso maggio.

Eccellenti sono stati anche i risultati ottenuti dalla Fanfara che, impiegata in oltre 50 eventi e manifestazioni istituzionali e culturali, anche di livello internazionale, ha riscosso un unanime successo di pubblico. In particolare, ricordiamo la partecipazione del complesso musicale alle celebrazioni svolte presso le Ambasciate d’Italia in Albania e Montenegro, in occasione della Festa della Repubblica, lo scorso 2 Giugno. La professionalità della Fanfara della Taurinense, con i valori che rappresenta, è nota e apprezzata non solo in Piemonte, ma in tutto il Paese. A riprova di ciò, nella giornata del 24 ottobre u.s., è stata nominata “Socio Onorario” della Fondazione Davida, sodalizio operante a favore dei malati e dei bisognosi del Cottolengo di Torino.

Per il Tenente Colonnello Zulian, proveniente dal Comando Truppe Alpine di Bolzano, si tratta di un ritorno alla Brigata Taurinense, avendo già prestato servizio presso il 9° reggimento Alpini.

Regaisce agli stimoli la bimba investita dal suv

La bambina di due anni e mezzo travolta l’ 8 ottobre da un suv davanti ad un asilo a Chieri, ha riaperto gli occhi. Si trova da quel giorno nel reparto di Neurochirurgia del Regina Margherita, diretto dalla dottoressa Paola Peretta, e inizia ad essere cosciente e reagire agli stimoli. La prognosi resta al momento riservata. Era  stata investita fuori dalla scuola, insieme con altri coetanei da una Toyota Land Cruiser parcheggiata davanti all’asilo, scivolata lungo la strada in pendenza travolgendo la bambina e alcuni compagni, feriti lievemente.

I carabinieri scoprono truffa della “falsa moglie dell’architetto”

Si fingeva moglie di un noto architetto della zona di Susa o di un medico conosciuto in paese. Entrava nei negozi, faceva ingenti spese e tentava di pagare con una carta di credito non funzionante. Poi, riferiva che il marito sarebbe passato a saldare il tutto con banconote di grosso taglio, facendosi anticipare il resto.
E’ stata finalmente identificata dai Carabinieri di Susa l’esperta truffatrice “del resto”, che aveva colpito in più circostanze in diversi esercizi commerciali di Susa e dintorni. In particolari farmacie, negozi di abbigliamento e fiorai.
Sempre lo stesso il modus operandi. La donna, una 67enne torinese ben vestita ed elegante, entrava nei negozi riferendo di essere la moglie di un noto architetto della zona. Sceglieva numerosi oggetti da acquistare ed, al momento del pagamento, cercava di farlo con una carta di credito non funzionante. Ed ecco la truffa: fingeva di chiamare il marito il quale l’assicurava di passare al negozio con una banconota da 500, richiedendo di farsi anticipare il resto dall’ignaro negoziante.
Sono numerose le segnalazioni della donna nella chat watsapp dei commercianti di Susa, che tra di loro avevano già subito la truffa. I CC, grazie alla segnalazione di un commerciante della zona, sono riusciti infine ad identificarla mentre si dileguava da un tentativo fallito ed a denunciarla per truffa.

Tre pusher arrestati in piazza Santa Giulia

Nella serata di ieri, gli agenti del Commissariato Dora Vanchiglia hanno tratto in
arresto tre pusher stranieri: due cittadini del Gambia di 22 e 19 anni e un senegalese
di 30. Tutti gli arrestati sono stati fermati nei pressi di Piazza Santa Giulia.
Il cittadino senegalese è stato notato stazionare all’angolo tra la piazza e via Cesare
Balbo a una decina di metri dall’ingresso dell’oratorio lì presente. Poco dopo, l’uomo
ha ceduto sostanza stupefacente ad una ragazza ed è stato fermato dai poliziotti. Lo
straniero prima di essere bloccato ha cercato di disfarsi delle dosi di marijuana in suo
possesso.
Esattamente nella stessa area, nelle vicinanze dell’ingresso della struttura ricreativa
per i ragazzi, poco più di un’ora prima, i poliziotti del Commissariato avevano
arrestato anche i due cittadini del Gambia. Il ventiduenne era stato fermato dopo
aver ceduto marijuana a un acquirente, nonostante il suo tentativo di fuga in via
Barolo angolo corso Regina Margherita. Durante le fasi dell’arresto del ventiduenne,
l’altro cittadino del Gambia era stato visto occultare degli oggetti sopra una ruota di
un’auto parcheggiata nella piazza. I poliziotti lo avevano fermato recuperando 8
buste di cellophane contenenti una quarantina di grammi circa di stupefacente.
Anche questo arresto era avvenuto nei pressi dell’oratorio, ancora aperto e mentre i
ragazzi stavano giocando a basket.

Detenuto evade approfittando del permesso di lavoro esterno al carcere

Un detenuto 26enne di origine maghrebina incarcerato alle Vallette per lesioni aggravate è evaso approfittando del lavoro esterno previsto dall’ordinamento penitenziario. Era in carcere  con fine pena a dicembre 2021. Dopo essersi recato a prestare servizio in Amiat nell’ambito del progetto “Mi riscatto per Torino”, non è più tornato in cella. La notizia è stata data dall’Osapp – Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria.

Una via intitolata a Carlo Abarth, principe dell’auto

Il nome di Carlo Abarth da oggi è entrato nella toponomastica torinese. Il tratto di strada di via Anselmetti, tra via Plava e corso Orbassano, questa mattina è infatti stato intitolato al fondatore della Abarth e C.

Di origine austriaca, nel 1945 si trasferisce a Merano e diventa cittadini italiano. Accanto all’attività delle corse e alla produzione di auto da competizione, negli anni ’50 e ’60 dà vita alla produzione di kit (tra questi le marmitte) per elaborazione per vetture di serie che ne aumentano potenza, velocità e accelerazione, nello stabilimento torinese di via Trecate.

La sua figura è stata ricordata dal presidente del Consiglio Comunale, Francesco Sicari“Oggi è un giorno importantequarant’anni fa ci lasciava un grande imprenditore che, davanti ad un destino poco benevolo nei suoi confronti (subì due gravi incidenti) si è reinventato come innovatore ed imprenditore. Il nome Abarth è entrato nelle case di milioni di persone in tutto il mondo. In una società come la nostra che vede l’automobile come uno dei veicoli maggiormente utilizzato per il trasporto privato, il marchio Abarth rappresenta qualcosa di più, un vero e proprio carattere distintivo. Non sta a me fare ipotesi su quello che sarà il futuro della mobilità ma sta a me unire il nome di Carlo Abarth con Torino, una città che dall’industria automobilistica ha per decenni ottenuto molto, con l’auspicio che possa ottenere ancora in futuro, magari sotto il segno dello Scorpione.

Nel suo saluto, la presidente della Circoscrizione 2, Luisa Bernardini, ha espresso soddisfazione per l’intitolazione a Carlo Abarth in un territorio in cui è ancora presente una realtà produttiva legata all’automobile ma che, con TNE, può ottenere nuova vitalità, grazie alla riconversione di un’area dismessa in area industriale.

“Questo è il modo migliore per chiudere i festeggiamenti per il 70° anniversario della nostra marca, ha affermato Luca Napolitano, responsabile brand Fiat e Abarth. “Da quando un giovane appassionato di corse e motori fondò la marca Abarth sono stati costruiti 70 anni di storia e di grandi successi, 10 record mondiali, 133 record internazionali, oltre 10 mila vittorie sui tracciati e sulle piste di tutto il mondo. Per noi questa giornata rappresenta uno spunto per guardare al futuro di questa marca con passione ed energia rinnovata”.

Roberto Giolito responsabile dipartimento Heritage di FCA ha sottolineato come “non sia casuale la scelta del sedime e dimostra come i valori e gli ideali del grande automobilistico torinese continuano ad animare l’attività della nostra azienda. Ne è prova l’Heritage hub, a poca distanza da via Abarth, che custodisce oltre trecento esemplari di vetture ideate e progettate a Torino”.

Prima dello scoprimento della targa, a cui hanno preso parte con le autorità e le personalità presenti anche la signora Anneliese Abarth, moglie dell’imprenditore, il saluto dell’assessore con delega alla Toponomastica Sergio Rolando che ha sottolineato come il nome Abarth “faccia brillare gli occhi a tutti gli automobilisti appassionati di sportività”.

Dispositivi medici potenzialmente rischiosi sequestrati dalle fiamme gialle

Sequestratati con il totale divieto di vendita in tutto il territorio nazionale.

Oltre 100.000 dispositivi medici considerati potenzialmente nocivi per la salute sono stati cautelati dalla Guardia di Finanza di Torino nel corso di una vasta operazione eseguita tra il Piemonte e la Lombardia.

Le indagini hanno portato i Finanzieri della Compagnia di Susa sino al distributore in tutto il nord Italia degli articoli pericolosi, individuato in un deposito a Monza gestito da un imprenditore di origini cinesi.

Ed è proprio nel magazzino brianzolo che gli inquirenti hanno rinvenuto, stoccato, l’ingente quantitativo di merce: fasce elastiche ortopediche, tutori per arti inferiori, fasce per dimagrimento, reggiseni per l’allattamento, tutti articoli, come appurato dai finanzieri, insicuri in quanto di dubbia provenienza e fabbricati con materiali che avrebbero potuto provocare, a contatto con la pelle, problemi cutanei ed allergie.

È stato inoltre dimostrato come alcuni di questi dispositivi medici, quando indossati, comprimevano a tal punto la parte corporea interessata da poter creare problemi circolatori; il tutto con evidenti rischi per la sicurezza degli acquirenti.

La maggiore parte della merce sequestrata, tra l’altro priva del marchio CEE, era anche sprovvista di indicazioni circa i dati dell’importatore, la presenza di materiali o sostanze pericolose, le modalità di smaltimento.

Gravi le irregolarità riscontrate dai finanzieri: frode in commercio e violazioni al codice del consumo

L’imprenditore, un cinquantenne di origini cinesi residente nel mantovano, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Torino, rischia fino a due anni di carcere.

L’operazione rientra nel quadro delle attività svolte dalla Guardia di Finanza a tutela dell’economia legale e finalizzate a preservare il mercato dalla diffusione di prodotti non conformi rispetto agli standard di sicurezza imposti dalla normativa nazionale e dell’Unione Europea, anche perché il consumatore ha sempre il diritto di sapere come sta spendendo i suoi soldi.

Prof di scuola media adescava minorenni in rete

Il web è un terreno pericoloso, soprattutto se usato senza le dovute cautele. E lo stesso discorso vale per i social. Entrambi possono essere per tutti, giovani o meno giovani, una fonte infinita di conoscenza, ma sovente diventano un campo che crea i presupposti per la semina di reati, anche gravi. E odiosi come in questo caso. Nei giorni scorsi la squadra mobile della Polizia di Stato di Novara ha proceduto all’esecuzione della custodia cautelare in carcere di un uomo, docente di una scuola media, che adescava delle ragazzine minorenni con l’intento di compiere degli atti di natura sessuale. Il docente, come in numerosi casi di cronaca, proprio tramite l’utilizzo dei maggiori Social-Network entrava in contatto con alcuni profili di ragazze minorenni e, con identità fasulle, le adescava carpendone la fiducia con lusinghe ed apprezzamenti, scambiando con le stesse materiale pornografico. Le indagini, condotte dagli investigatori e coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, hanno fatto emergere dei gravi fatti che vedevano coinvolto il docente: il professore, anche in virtù della capacità di entrare in empatia con le minori, dopo essersi informato della loro età, si faceva inviare delle fotografie dal contenuto pornografico, facendo delle proposte esplicitamente sessuali. Inizialmente, al fine di adescare le minorenni, imboniva le stesse affermando di avere un’età compresa tra i 22-23 anni, ben inferiore a quella reale, spacciandosi per agente assicurativo, con delle condotte prodromiche al raggiungimento dei suoi intenti criminali. In altri casi, in ragione della sua reale attività, era persino riuscito a compiere degli atti sessuali con una sedicenne.

 

 

Opere d’arte e case con i soldi dell’azienda. Che fallisce e lascia a casa 170 lavoratori

Sculture, quadri di grande valore, immobili di lusso, il tutto con i fondi distratti 

 

Un fallimento anomalo quello scoperto dalla Guardia di Finanza di Torino che, al temine di un’indagine durata oltre un anno, ha denunciato a vario titolo nove persone per bancarotta fraudolenta. 

 

 

I Finanzieri del Gruppo Torino, che hanno eseguito le indagini coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno appurato come gli amministratori della società, leader per anni nel settore della verniciatura e con in portafoglio importanti collaborazioni con alcuni colossi dell’industria italiana, abbiano di fatto sottratto dal patrimonio aziendale ingenti fondi. Risorse destinate – almeno sulla carta – a parziale copertura dell’enorme debito accumulato.

 

 

Sculture, dipinti ed altre opere d’arte di pregio, acquisite nel corso degli anni con i fondi aziendali, ma anche immobili, acquistati dagli amministratori, coniugi sessantenni, in rinomate località turistiche della Costa Azzurra. Il tutto, mentre l’azienda sprofondava verso il definitivo dissesto.

 

Nel corso delle perquisizioni è anche emerso come, al fine di sottrarle ad eventuali sequestri o altre azioni esecutive dei creditori, la coppia abbia fatto “sparire” sculture e quadri di grande valore; opere “svanite”, ma non solo: i due indagati hanno sì spontaneamente fatto trovare alcuni quadri, appesi negli uffici aziendali, peccato però che siano risultate solamente delle copie. Gli originali (tra cui un dipinto di Paola Levi-Montalcini, sorella gemella della Senatrice Premio Nobel Rita, di valore stimato superiore a 80.000 euro) erano custoditi dalla coppia all’interno della loro villa sulle colline torinesi.

 

 

Al temine delle operazioni, i Finanzieri hanno accertato un buco societario di oltre 24 milioni di euro e un’evasione fiscale di circa 2 milioni. Sequestrati conti correnti per 250.000 euro e alcuni immobili, tra cui l’abitazione di pregio.