CRONACA- Pagina 7

Spaccio di cocaina, arrestato 18enne straniero

La Polizia di Stato ha arrestato, nei giorni scorsi a Torino, un cittadino senegalese di 18 anni per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
L’attività è scaturita a seguito di alcune segnalazioni ed esposti relativi alla zona compresa tra corso Francia, via Schina e via Piffetti, riguardo ad alcune attività di spaccio e alla commissione di reati di natura predatoria negli ultimi periodi.
Per tale motivo, gli investigatori del Commissariato di P.S. San Donato hanno predisposto mirati servizio di osservazione e controllo del territorio, posizionandosi in punti strategici dell’area interessata.
Nel corso dei servizi, gli agenti hanno notato un uomo sostare all’intersezione tra corso Francia e via Schina che, con atteggiamento guardingo, controllava ripetutamente il telefono cellulare, come se fosse in attesa di qualcuno.
Lo stesso, poco dopo, è stato raggiunto da un giovane a bordo di un monopattino elettrico, che estraeva dalla tasca un involucro, consegnandoglielo in cambio di denaro. Conclusa rapidamente la cessione, il ragazzo a bordo del monopattino si è immediatamente allontanato in direzione di via Piffetti, mentre un agente è intervenuto fermando l’acquirente, che consegnava la sostanza appena acquistata, successivamente risultata essere cocaina.
Contemporaneamente i poliziotti hanno intimato l’alt al giovane, il quale, anziché fermarsi, ha accelerato repentinamente a bordo del velocipede, tentando di sottrarsi al controllo. Ne è scaturito un breve inseguimento, terminato nei pressi della fermata della metropolitana in via Principi d’Acaja, dove gli operatori sono riusciti a bloccarlo.
La successiva perquisizione personale ha consentito di rinvenire e sequestrare il denaro appena ricevuto per la cessione e ulteriori 120 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività di spaccio, due telefoni cellulari, presumibilmente utilizzati per contattare i “clienti”, e il monopattino elettrico impiegato per gli spostamenti. È stata, inoltre, sequestrata la dose di cocaina ceduta all’acquirente.
Al termine delle attività, il 18enne è stato arrestato e, dopo la convalida dell’arresto, sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere.

Osservatorio Torino – Lione: “La violenza non fermerà un’opera strategica per il Paese”

Mauceri, “Solidarietà alle Forze dell’ordine”

“Esprimo la più ferma condanna per i gravi episodi di violenza avvenuti a Chiomonte e la piena solidarietà alle donne e agli uomini delle Forze dell’ordine, impegnati a garantire legalità e sicurezza in un contesto ancora una volta segnato da attacchi inaccettabili. La violenza non può mai essere considerata una forma di dissenso e non produce alcun risultato positivo”.

Così Calogero Mauceri, Presidente dell’Osservatorio per l’asse ferroviario Torino-Lione, interviene sugli episodi registrati durante le iniziative in corso a Chiomonte, rinnovando la propria vicinanza al personale impegnato sul territorio e richiamando l’importanza del rispetto delle istituzioni, della legalità e delle comunità locali.

“La realizzazione dell’asse ferroviario Torino-Lione, fortemente sostenuta dal Ministro Salvini, prosegue e si conferma un’infrastruttura strategica per il Paese, da portare avanti nel rispetto del confronto istituzionale e del dialogo con i territori.

Episodi di violenza e intimidazione non fermeranno il percorso avviato né il lavoro costante che il Ministro Salvini, insieme alle istituzioni competenti, sta portando avanti a favore dei territori e delle comunità locali”, conclude Mauceri.

Scontri No Tav: la solidarietà di Mattarella e Meloni agli agenti feriti

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Di fronte agli scontri avvenuti, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha contattato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per manifestare la propria vicinanza alle forze dell’ordine impegnate nelle operazioni. Il Capo dello Stato ha espresso «gratitudine e vicinanza agli agenti feriti», riconoscendo il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne in divisa a tutela della sicurezza.

Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato gli episodi di violenza con un messaggio pubblicato sui social: «Chi lancia bombe carta, incendia mezzi dello Stato e aggredisce le Forze dell’Ordine non sta difendendo un’idea, sta attaccando lo Stato». La premier ha quindi aggiunto: «A loro va la mia solidarietà e quella del Governo» e ha ribadito che «la violenza non piegherà lo stato : chi serve l’Italia non sarà mai lasciato solo».

Le indagini sono ora concentrate sull’identificazione dei responsabili delle violenze, mentre il dispositivo di sicurezza predisposto nell’area rimane operativo per prevenire nuovi disordini.

Più di 50 agenti feriti. Pietre e bombe carta contro la polizia, come previsto degenera l’Alta felicità

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INCENDIATI SEI MEZZI DEI CARABINIERI 

Al corteo organizzato in concomitanza con il Festival “Alta felicità” in Val di Susa un gruppo di manifestanti No Tav ha tentato l’assalto al cantiere dell’alta velocità di San Didero. Diverse decine di attivisti dell’area antagonista hanno lanciato pietre e bombe carta contro le forze dell’ordine che hanno risposto con un lacrimogeni. Sono state incendiate sei camionette dei carabinieri, sono più di 50 gli agenti feriti e altrettanti i manifestanti. Molti  a volto coperto si sono diretti verso il cantiere di Chiomonte. La marcia con migliaia di partecipanti era partita nel  pomeriggio da Venaus. Alcuni tratti della A32 sono stati chiusi e i treni sospesi.

Scontri No Tav, il Siulp dice “basta!”

Torino, 25 luglio 2026 – In seguito ai violenti scontri avvenuti in Val di Susa, il Segretario Generale Provinciale del SIULP Torino, Eugenio Bravo, interviene con una dura presa di posizione sul bilancio degli eventi e sulla tutela degli appartenenti alle Forze dell’Ordine.

«Ancora una volta ci troviamo a commentare un bilancio inaccettabile: circa un centinaio di appartenenti alle Forze dell’Ordine feriti durante gli scontri avvenuti in Val di Susa. Un copione che si ripete puntualmente ogni anno e che non può più essere archiviato con le solite dichiarazioni di circostanza e con l’ennesima solidarietà di facciata.

È ormai evidente che il cosiddetto Festival dell’Alta Felicità rappresenta da anni il contesto all’interno del quale centinaia di antagonisti, delinquenti e violenti italiani ed europei si organizzano per assaltare, travisati, il cantiere e attaccare violentemente uomini e donne in divisa. È undato di fatto che si ripete sistematicamente e che non può più sorprendere nessuno.

Risulta incomprensibile come vi siano ancora politici e commentatori che fingano stupore davanti a quanto accade. È un’ipocrisia che offende chi, ogni anno, paga il prezzo più alto con ferite, ricoveri ospedalieri e conseguenze fisiche e psicologiche per aver semplicemente svolto il proprio dovere al servizio dello Stato.

“Basta”

Se davvero si vuole prevenire il ripetersi di queste violenze, occorre assumere decisioni chiare e coraggiose. Non è più accettabile consentire che situazioni già note da anni continuino a degenerare in gravissimi episodi di guerriglia urbana. La prevenzione non si realizza con le parole, macon scelte politiche e amministrative concrete.

Siamo stufi della mediocrità di chi prende decisioni con leggi sulla sicurezza praticamente “inutili”. E siamo stanchi delle passerelle istituzionali e delledichiarazioni di solidarietà rilasciate a giochi fatti. Di quella solidarietà non sappiamo più cosa farcene.

La solidarietà non impedisce che decine di poliziotti, carabinieri e finanzieri finiscano in ospedale. Non protegge chi ogni giorno indossa una divisa ed è mandato ad affrontaresituazioni di estrema violenza.

“Si è sfiorata la tragedia”

In questa occasione si è addirittura sfiorata la tragedia. Si è sfiorato il morto. E non è nemmeno la prima volta. Non possiamo consentire che il rischio di perdere la vita tra gli appartenenti alle Forze dell’Ordine diventi un fatto da archiviare con rassegnazione.

Chi indossa una divisa, in questi contesti, non si trova semplicemente a gestire una manifestazione, ma viene esposto a veri e propri attacchi con strumenti e modalità che mettono concretamente a rischio la vita degliOgni volta si sfiora l’irreparabile, ogni volta si promettono interventi, ogni volta tutto torna come prima. È una deriva inaccettabile per uno Stato di diritto.

Chi indossa una divisa, in questi contesti, non sitrova semplicemente a gestire una manifestazione, ma viene esposto a veri e propri attacchi con strumenti e modalità che mettono concretamente a rischio la vita degli operatori: bombe incendiarie, ordigni artigianali, bombe carta, pietre lanciate anche attraverso strumenti rudimentali come fionde, razzi e altri oggetti contundenti.

Le richieste del SIULP

Da decenni il SIULP di Torino denuncia criticità, propone soluzioni e chiede interventi normativi e organizzativi efficaci. Da decenni, però, le nostre richieste restano inascoltate.

Chi ha avuto responsabilità politiche e istituzionali in questi anni dovrebbe avere l’onestà intellettuale di riconoscere che, di fronte a problemi così evidenti e ripetuti, non sono state date risposte adeguate.

Il cantiere TAV rientra tra gli obiettivi sensibili strategici nazionali e la sua tutela rappresenta una priorità dello Stato. Per questo motivo, l’impiego di militari, con compiti e responsabilità ben definiti, non può essere considerato una scelta folle o straordinaria, ma uno strumento possibile per garantire una migliore gestione delle risorse e consentire alle Forze dell’Ordinedi essere maggiormente disponibili per gli altri contesti urbani e territoriali.

Allo stesso modo, di fronte a una situazione che si ripete da anni con le medesime modalità violente, riteniamo che vietare manifestazioni che rappresentano il presupposto per questi episodi debba essere valutato come unascelta necessaria e inderogabile nell’interessedella sicurezza pubblica.

L’appello alla politica

Se una classe politica sulla scena nazionale da decenni non è in grado di garantire il rispetto dello Stato di diritto, di far applicare le leggi e di assicurare la tutela degli operatori di polizia, dovrebbe avere il coraggio e la responsabilità di fare un passo indietro, lasciando spazio ad altri che, ci auguriamo, siano maggiormente capaci di affrontare e risolvere questi problemi.

Il SIULP Torino non intende più assistere passivamente a questa continua orribile situazione. Se la politica continuerà a dimostrarsi incapace di garantire un’adeguata tutela agli appartenenti alle Forze dell’Ordine, il sindacato valuterà ogni iniziativa legittima e consentita per difendere con maggiore forza la dignità, la sicurezza e i diritti di tutti gli operatori di polizia.

Torino, 25 luglio 2026

Ufficio Stampa SIULP

Pantanella (Fsp): “No ai bersagli in divisa”

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Ci risiamo. Il copione in Val di Susa si è ripetuto, ma questa volta dobbiamo dirci la verità senza mezzi termini: è solo un puro caso se oggi non ci è scappato il morto.

Il cosiddetto “Festival Alta Felicità” si è confermato essere una scusa logistica, un paravento per radunare centinaia di incappucciati e professionisti del disordine, pronti a scatenare la consueta guerriglia urbana contro i cantieri TAV e contro le donne e gli uomini della Polizia di Stato. Oggi abbiamo assistito a un assalto paramilitare con cantieri in fiamme e violenza inaudita.

Diciamolo chiaramente: gli antagonisti cercano la tragedia. Cercano il morto tra le Forze dell’Ordine per puro odio, o cercano il “martire” tra le proprie fila per infiammare definitivamente le piazze.

E se questo morto prima o poi arriverà, i mandanti morali avranno nomi e cognomi ben precisi. C’è una responsabilità gravissima in una certa politica di sinistra che continua a strizzare l’occhio, a giustificare e ad aizzare questi criminali, dipingendoli come “attivisti” e soffiando sul fuoco dello scontro sociale. Lo abbiamo visto pochi giorni fa a Bologna, dove un clima di intollerabile connivenza istituzionale ha di fatto legittimato la violenza di piazza. Chi semina giustificazioni, raccoglie molotov.

Oltre al rischio per la vita dei poliziotti, c’è un tema che viene colpevolmente ignorato: i danni devastanti alla comunità. Non parliamo solo di cantieri danneggiati, ma di milioni di euro di soldi pubblici bruciati. Denaro che viene letteralmente sottratto alla sanità, alle scuole e ai servizi dei cittadini onesti per pagare l’imponente apparato di sicurezza necessario ad arginare questi teppisti, per ripristinare i danni e per curare i feriti. La comunità piemontese e nazionale è ostaggio di una minoranza violenta.

Come FSP Polizia di Stato non siamo più disposti a fare da scudi umani. Pretendiamo dalla Politica e dalle Istituzioni una presa di posizione coraggiosa e definitiva. Proponiamo una soluzione chiara, provocatoria per i benpensanti, ma l’unica ormai legalmente e logicamente percorribile:

  1. REVOCA DELLE AUTORIZZAZIONI PER IL FESTIVAL: Se un evento si trasforma sistematicamente in una base di lancio per attentati, è un problema di Ordine Pubblico. Chiediamo al Prefetto e al Questore che il “Festival Alta Felicità” venga preventivamente vietato. Il diritto a manifestare non può coprire il diritto a delinquere.

  2. CHI ROMPE PAGA (E RISARCISCE LA COMUNITÀ): Chi organizza l’evento deve essere ritenuto oggettivamente responsabile per i danni causati al cantiere, alla collettività e per le lesioni ai poliziotti. Proponiamo che l’autorizzazione di tali eventi sia subordinata al versamento di una maxi-fideiussione assicurativa preventiva. Se i manifestanti distruggono, gli organizzatori pagano di tasca loro i danni allo Stato.

  3. MILITARIZZAZIONE DEL SITO E REGOLE D’INGAGGIO CHIARE: Il cantiere TAV è un’infrastruttura strategica nazionale. Chiediamo che la zona rossa venga interamente affidata all’Esercito Italiano con regole d’ingaggio adeguate per la difesa dei siti sensibili, liberando la Polizia dal ruolo di “bersaglio mobile”.

L’informazione non può più nascondersi dietro la parola “scontri”. Qui c’è lo Stato aggredito e dei criminali che aggrediscono.

La politica scelga: o sta con chi difende la democrazia e la sicurezza dei cittadini a 1.500 euro al mese, o sta con chi usa i boschi della Valsusa per giocare alla guerra e cercare il morto.

Luca Pantanella

Segretario Generale Provinciale FSP Polizia di Stato – Torino

Festival alta Felicità: petardi, caschi e cesoie. Allontanati tre cittadini francesi e un italiano

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Proseguono i controlli predisposti dalla Questura di Torino in vista del Festival dell’Alta Felicità di Venaus. Nella serata del 23 luglio, gli agenti della Polizia di Stato hanno fermato tre cittadini francesi che stavano percorrendo la statale 24a bordo di un’auto proveniente dalla Francia.

Durante l’ispezione del veicolo, nel bagagliaio sono stati trovati numerosi materiali: artifici pirotecnici, fumogeni, petardi, tronchesi, un flessibile alimentato a batteria, cesoie, caschi, maschere, occhiali, bombolette spray, benzina e altri liquidi infiammabili. Gli agenti hanno inoltre sequestrato indumenti ritenuti idonei al travisamento e diverse schede SIM separate dai rispettivi telefoni cellulari.

Al termine degli accertamenti, il Prefetto di Torino ha disposto l’allontanamento immediato dei tre cittadini francesi dal territorio nazionale, provvedimento successivamente convalidato dal Tribunale diTorino. Secondo quanto evidenziato dall’Autoritàgiudiziaria, il materiale rinvenuto era idoneo a provocare danni a persone e cose, a consentire il travisamento dell’identità e a ostacolare l’eventuale tracciamento attraverso le celle telefoniche.

Nei confronti dei tre sono stati inoltre emessi dal Questore di Torino tre fogli di via con divieto di ritorno, della durata di uno e due anni.

Un analogo provvedimento è stato adottato anche nei confronti di un cittadino residente in provincia di Brescia, fermato alla stazione di Torino Porta Nuova e trovato in possesso d’altro materiale esplodente e di oggetti ritenuti idonei al travisamento. Per lui è stato disposto un foglio di via con divieto di ritorno per un anno.

Val di Susa, USIC: “Basta violenze e umiliazioni contro i servitori dello Stato”

“Il Governo intervenga subito”

“L’Unione Sindacale Italiana Carabinieri del Piemontee della Valle d’Aosta esprime la più ferma condannaper i gravi episodi di violenza verificatisi durante lamarcia No Tav in Val di Susa, culminati nell’assaltoorganizzato ai cantieri di Chiomonte e San Didero.

Quanto accaduto non può essere ricondotto alla liberamanifestazione del dissenso. Si è trattato di un’azione violenta e pianificata, condotta da frange eversive e anarchiche con l’obiettivo di colpire gli appartenenti alle Forze dell’Ordine impegnati nella tutela dellalegalità e della sicurezza pubblica. Alle donne e agliuomini in divisa coinvolti negli scontri esprimiamo la nostra piena e incondizionata solidarietà.

Ancora una volta, i servitori dello Stato hanno operato con professionalità, equilibrio e spirito disacrificio, affrontando situazioni di grave pericolo per garantire l’ordine pubblico e la sicurezza della collettività. Non è più tollerabile che chiindossa un’uniforme debba rischiare la propriaincolumità a causa di una minoranza violenta che calpesta le regole democratiche e trasformale manifestazioni in occasioni di guerriglia.

I nostri colleghi non hanno paura di operare sul campo, ma sono stanchi di subire aggressioni, umiliazionie la costante esposizione alla gogna mediatica senza sentirsi adeguatamente tutelati dallo Stato.

Di fronte a questa escalation, il silenzio della politicaè inaccettabile. Ci chiediamo dove siano oggi le forze politiche di opposizione e i rappresentanti istituzionali che si proclamano difensori della legalità, ma tacciono quando a essere bersagliati sono Carabinieri, Poliziotti e gli altri operatori impegnati nei servizi di ordine pubblico.

Rivolgiamo un appello al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al Governo, affinché vengano adottati provvedimenti urgenti e concreti. È indispensabile garantire tutele legali, operative, sanitarie e normative adeguate a tutto il personale impiegato nella gestione dell’ordine pubblico, assicurando al tempo stesso che i responsabili di questi attacchi vengano identificati e perseguiti con la massima severità prevista dalla legge.

Siamo stanchi di assistere a violenze presentate come protesta e ad aggressioni contro i servitoridello Stato considerate quasi inevitabili. Questi episodi devono essere fermati senza esitazioni. Difendere chi tutela l’ordine pubblico significa difendere lo Stato, le istituzioni democratichee la sicurezza di tutti i cittadini”.

Così, in una nota, Leonardo Silvestri, Segretario Generale Regionale Piemonte e Valle d’Aosta dell’Unione Sindacale Italiana Carabinieri (USIC).

Centauro cade dalla moto e muore

Un motociclista di 54 anni, diLivorno Ferraris (Vercelli), è morto in un incidente stradale avvenuto sulle strade del paese. L’uomo avrebbe perso il controllo del mezzo ed è caduto sbattendo  a terra, all’altezza di uno spartitraffico con cartelloni stradali.Soccorso in codice rosso è’ stato trasportato dall’ambulanza di Santhià all’ospedale Sant’Andrea di Vercelli, dove è deceduto.

DEA Piccoli Traumi CTO: “disagi superati solo grazie al personale sanitario”

Il completamento dei lavori di ristrutturazione del DEA Piccoli Traumi del Presidio CTO rappresenta un intervento atteso e necessario. Ma, secondo il Nursing Up Piemonte, il cantiere ha evidenziato criticità organizzative e strutturali che avrebbero richiesto un maggiore coinvolgimento del personale sanitario, protagonista nel garantire la continuità dell’assistenza durante tutta la fase dei lavori.

 

«Nonostante le difficoltà, il DEA Piccoli Traumi è rimasto pienamente operativo, continuando a garantire assistenza ai cittadini esclusivamente grazie alla professionalità, alla resilienza e al forte senso di responsabilità del personale sanitario», dichiara Roberto Lanteri, referente Nursing Up del Presidio CTO. Fin dall’avvio del cantiere, spiega, «abbiamo dovuto affrontare numerose criticità: continui trasferimenti tra aree provvisorie, spesso comunicati con scarso preavviso; repentine riorganizzazioni dei percorsi assistenziali, con inevitabili ripercussioni sulla gestione dei pazienti; un costante sovraccarico di lavoro dovuto alla necessità di adattarsi quotidianamente a spazi non adeguati e a soluzioni temporanee. Tutto questo si è inserito in un contesto già segnato dalla cronica carenza di personale infermieristico e di operatori socio-sanitari».

 

Secondo il sindacato, il risultato finale, oggi presentato come un successo organizzativo, è stato possibile soprattutto grazie all’impegno degli operatori, che hanno compensato con dedizione le carenze di programmazione. Restano tuttavia alcune criticità strutturali che meritano attenzione: il ridimensionamento della sala d’attesa esterna, la ridotta visuale sia sulla sala d’attesa esterna sia su quella interna e le difficoltà nell’accoglienza delle barelle nell’area dedicata al triage.

 

A queste si aggiunge quanto accaduto durante gli ultimi temporali notturni, quando importanti infiltrazioni d’acqua hanno interessato i locali del DEA fino a raggiungere l’atrio del presidio. Anche in quella circostanza, evidenzia il Nursing Up, è stato determinante l’intervento del personale sanitario presente in servizio per garantire la continuità dell’assistenza e la sicurezza degli ambienti.

 

«Ogni intervento strutturale in un Pronto Soccorso deve essere progettato insieme a chi vi lavora ogni giorno», sottolinea Claudio Delli Carri, segretario regionale Nursing Up Piemonte. Medici, infermieri, professionisti sanitari e operatori socio-sanitari, aggiunge, «conoscono meglio di chiunque altro i flussi assistenziali, le criticità organizzative e le soluzioni necessarie per garantire sicurezza, efficienza e qualità delle cure. Escludere il personale dalle fasi di progettazione significa perdere un patrimonio di competenze indispensabile e rischiare di realizzare opere che, pur nuove, non rispondono pienamente alle esigenze operative».

 

Per il sindacato, la ristrutturazione rappresenta un’opportunità importante, ma deve tradursi in un reale miglioramento delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione dell’assistenza.

 

«La ristrutturazione di un Pronto Soccorso rappresenta un’opportunità di crescita per tutto il sistema sanitario – conclude Delli Carri -. Ma un intervento può dirsi davvero riuscito solo quando, oltre a migliorare gli spazi, valorizza il contributo di chi quei servizi li rende possibili ogni giorno. Il Nursing Up continuerà a vigilare affinché le scelte organizzative siano condivise con i professionisti sanitari e vengano garantite condizioni di lavoro dignitose e un servizio sempre più efficiente e sicuro per i cittadini».